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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Il futuro della sanità e i diritti dei cittadini ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040902983709952.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"prealpina.it" </b>  del 09 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il domani del servizio sanitario nazionale e i diritti dei cittadini</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 13:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.prealpina.it/pages/varese-il-futuro-della-sanita-pubblica-410107.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Quale futuro per il Servizio Sanitario Nazionale?” è l’interrogativo proposto al convegno organizzato, giovedì 16 aprile, alle 18, alla Sala Montanari di Varese, da Acli provinciali, Cgil di Varese, Spi Cgil Varese, Fap Acli, realtà che a Varese animano gli sportelli SOS Liste d’attesa. Con il sottotitolo “Tutela della salute: da diritto per tutti a privilegio per pochi?”, il convegno vedrà come protagonista Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. La presentazione dell’incontro è avvenuta alla Camera del Lavoro di Varese, con la partecipazione della Segretaria generale della Cgi, Stefania Filetti, del presidente delle Acli di Varese Filippo Cardaci, del segretario generale Spi Cgil Giacomo Licata e dei pensionati Fap Acli.  Il punto di vista dei cittadiniPremessa del convegno, la grande manifestazione regionale “In piazza perché la salute è un diritto”, che partirà a Milano davanti a Palazzo Lombardia sabato 11 aprile, alle ore 15, e vedrà la presenza di 300 partecipanti di Varese. «Guardiamo la sanità dal punto di vista dei cittadini e da quello dei lavoratori che operano nel SSN. E nel nostro convegno ragioneremo proprio sulle criticità della sanità nel territorio», ha detto la segretaria generale Cgil Filetti. «Abbiamo assistito alla tre giorni alle Ville Ponti sull’Economia della salute. E sottolineiamo che mentre la parola economia è stata citata 6 volte, la parola diritti è stata totalmente assente», ha sottolineato Cardaci presidente Acli. «Sono temi che interrogano la politica – è intervenuto Licata dello Spi Cgil – e che impongono la scelta di trovare le risorse necessarie per destinarle al SSN».                Andrea Giacometti         © Riproduzione Riservata   
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		<title><![CDATA[Sanità, a Roma e nel Lazio i medici specialisti sono sempre più anziani ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040902747210515.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040902747210515.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"romatoday.it" </b>  del 09 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Dalla banca dati del ministero della Salute i numeri sulla presenza di medici specialisti della Regione: cresce il numero di coloro che sono più vicini alla pensione. Tutti i dettagli</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:25:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="126949" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040902747210515.PDF"><![CDATA[romatoday.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.romatoday.it/politica/medici-specialisti-anziani-allarme-lazio-roma.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[I medici specialisti a Roma e nel Lazio sono sempre più anziani. Nell’area chirurgica, per fare un esempio, gli over 60 sono quasi la metà del totale: 45%, mentre l’età media è di 55 anni.A fornire i numeri è la nuova banca dati sui medici specialisti, messa a disposizione dal ministero della Salute, in collaborazione con l’Istat e il CogeAps (il Consorzio gestione anagrafica professioni sanitarie). Da qui è possibile avere informazione sul numero di professionisti attivi per ogni area di specializzazione (Chirurgica, medica e dei servizi), l’età media e la percentuale di presenza femminile.Quanti sono i medici specialisti del LazioL’ultimo dato disponibile è relativo al 2024, anno in cui nel Lazio si contano: 7.118 specialisti per l’area chirurgica (il 12.4% del totale nazionale), di cui: 1.655 per ginecologia e ostetricia (13.2% del totale), 1.338 per la chirurgia generale (12.2% del totale), 1.075 per ortopedia e traumatologia (11.6%) e 943 (12.6%) per oftalmologia.Per quanto riguarda l’area medica i professionisti nel Lazio sono 11.625 (11.7% del totale in Italia), di cui 1763 si occupano delle malattie dell’apparato cardiovascolare (11.8% del totale), 1.179 (11.2%) della medicina interna, 1.146 sono nella psichiatria (12%), 965 (11.5%) nella pediatria.Infine nell’area dei servizi i medici sono 6.878 (11.5% del totale nazionale), di cui: 1.949 (11.8) lavorano in Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore; 1.372 nella Radiodiagnostica (11,5), 670 nella medicina del lavoro (10.5%), 506 nella medicina fisica e riabilitativa (10%).Camici bianchi sempre più anzianiA colpire, facendo un confronto con i numeri dell’anno precedente, è la percentuale di medici specialisti che hanno più di 60 anni. Nell’area chirurgica sono il 45% (nel 2023 erano il 43.8%), mentre solo il 14.3% ha meno di 40 anni (dato, questo, in linea con l’anno precedente). L’età media è di 56 anni e la percentuale di donne è del 34.9%. La più bassa tra le tre aree in esame.Tra i professionisti dell’area medica, invece, le donne sono più della metà: 52.8%, il valore più alto. Poco sotto la metà il numero degli over 60: 43,5% (42,4 nel 2023), mentre gli under 40 sono il 15,6% (dato in linea con quello dell’anno scorso). E l’età media è di 55 anni.Infine nell’area dei servizi le donne sono il 52.5%. La percentuale dei medici sopra i 60 anni è leggermente più bassa rispetto a quelle delle altre aree: 40,3%. Ma più alta di quasi due punti rispetto al 2023, quando il dato si attestava al 38,7. L’età media, complessivamente, è di 55 anni.Medici sempre più anzianiAnche tra gli specialisti, dunque, l’età media avanza. Così come per quanto riguarda i medici di base. Per i quali la situazione è piuttosto allarmante: secondo l’ultimo report Gimbe, infatti, sono 925 i medici che nel Lazio raggiungeranno l’età di pensionamento, ovvero i 70 anni, nel 2028. E sostituirli, soprattutto nelle aree più periferiche della Capitale, sembra tutt’altro che semplice. Soprattutto se si considera l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Federazione italiana medici di medicina generale di Roma, secondo cui sarebbero circa 800mila i romani rimasti senza medico di base.   
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		<title><![CDATA[New article ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040903021809305.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040903021809305.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"rticalabria.tv" </b>  del 09 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:33:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="19" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040903021809305.PDF"><![CDATA[rticalabria.tv]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.rticalabria.tv/cronaca/uil-e-uilfpl-sanita-gia-in-crisi-con-autonomia-si-rischia-il-collasso/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[39			‘Prima riequilibrare un sistema che già oggi penalizza il Mezzogiorno e la Calabria’a sottoscrizione delle pre-intese sull’autonomia differenziata in materia sanitaria impone una riflessione che la Uil e la Uilfpl Calabria non intendono eludere.La nostra posizione è chiara: non si può procedere su questa strada senza prima aver riequilibrato un sistema che già oggi penalizza strutturalmente il Mezzogiorno e la Calabria in particolare”.È quanto affermano Mariaelena Senese e Walter Bloise, segretari generali Uil e Uilfpl Calabria, in una nota.    “I dati – proseguono – parlano da soli. La Calabria registra un saldo passivo di mobilità sanitaria pari a 326,9 milioni l’anno. E il dato è in crescita. Oltre 40.000 calabresi si ricoverano fuori regione ogni anno. Il Report della Fondazione Gimbe certifica che nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale nazionale ha raggiunto il record storico di 5,15 miliardi di euro, con flussi concentrati specialmente verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La Calabria è tra le regioni che contribuiscono di più a quel dato e tra quelle che ne beneficiano di meno. Dietro questi numeri c’è un problema di qualità delle cure e fiducia. I cittadini calabresi convivono quotidianamente con sistemi di prenotazione inefficienti, tempi d’attesa insostenibili, presidi ospedalieri difficili da raggiungere, Pronto Soccorso sovraffollati e una riduzione delle Guardie Mediche sul territorio. Il risultato è un servizio alle persone lacunoso e poco efficiente”.    “C’è un aspetto – affermano i sindacalisti – che troppo spesso viene sottovalutato nel dibattito pubblico: l’accesso alle cure, in Calabria, è già oggi un percorso a ostacoli, reale e quotidiano. Ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico significa, nella maggior parte dei casi, attendere mesi, percorrere centinaia di chilometri, fare i conti con strutture sottodimensionate e con un’offerta territoriale sempre più rarefatta. Per molti cittadini, soprattutto anziani, persone sole o residenti nelle aree interne, questo si traduce direttamente in rinuncia alle cure. Chi non può permettersi di rinunciare è spesso costretto a partire. Viaggi lunghi, spese di trasporto e alloggio, giorni di lavoro persi, famiglie che si organizzano intorno a un malato lontano: sono costi che lo Stato non contabilizza, ma che ricadono interamente sulle spalle dei calabresi e, in modo sproporzionato, sulle fasce economicamente più fragili. Un meccanismo che si autoalimenta: meno pazienti restano, meno risorse rimangono, meno si investe, più è difficile trattenere personale qualificato. Questa condizione non è accettabile oggi e sarà insostenibile domani, se l’autonomia differenziata dovesse procedere senza adeguate garanzie di riequilibrio”.    “In questo contesto, in Calabria, l’autonomia differenziata non risolve il problema, ma lo aggrava – spiegano Senese e Bloise -. Consentire alle Regioni già più ricche di trattenere maggiori risorse e competere sul piano salariale significherebbe accelerare la fuga di medici e infermieri dal Sud, aumentare la mobilità passiva e spingere le famiglie meno abbienti a rinunciare alle cure per l’impossibilità di sostenere i costi, diretti e indiretti, dello spostarsi. Si configurerebbe, nei fatti, una sanità a due livelli: sistemi regionali avanzati al Nord, e contesti sanitari sempre più fragili, incapaci di rispondere ai bisogni reali dei cittadini nel Mezzogiorno. Una prospettiva incompatibile con i principi costituzionali di uguaglianza e con l’idea stessa di Servizio sanitario nazionale”.    “Chiediamo – concludono Senese e Bloise – azioni strutturali che puntino a ricostruire la fiducia dei cittadini attraverso trasparenza e riduzione delle liste d’attesa; ad investire in poli di eccellenza regionali; a fermare l’emorragia di personale sanitario; a reinvestire le risorse della mobilità passiva nel potenziamento delle strutture locali; a costruire reti cliniche interregionali basate sulla collaborazione, non sulla concorrenza. Il Servizio sanitario nazio
nale deve rimanere fondato su universalità, uguaglianza ed equità. Chiediamo un’assunzione di responsabilità politica a tutti i livelli: la salute non può diventare un fattore di disuguaglianza territoriale. Il nostro obiettivo è garantire ai cittadini calabresi lo stesso diritto alla cura di chi vive nelle regioni più forti. Senza dover partire. Senza dover pagare di più. Senza dover rinunciare alla salute. Il tempo delle parole e degli spot è finito», concludono Senese e Bloise”.   
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		<title><![CDATA[CGIL e ACLI di Varese in piazza per la sanità: "La salute è un diritto, non un privilegio" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040902990609873.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/09/2026040902990609873.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"varesenews.it" </b>  del 09 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"O paghi, o aspetti, o rinunci": CGIL e ACLI fotografano la sanità varesina. Appuntamenti l''11 aprile a Milano e il 16 a Varese con Cartabellotta della Fondazione GIMBE</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 12:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.varesenews.it/2026/04/cgil-e-acli-di-varese-in-piazza-per-la-sanita-la-salute-e-un-diritto-non-un-privilegio/2541913/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[CGIL e ACLI della provincia di Varese scendono in campo insieme per difendere il servizio sanitario nazionale. Innanzitutto con una manifestazione regionale prevista per sabato 11 aprile a Milano dal titolo “Scendiamo in piazza per il diritto alla salute“: dalla provincia di Varese sono attese circa 500 persone.Il calendario della mobilitazione non si esaurisce però sabato: mercoledì 16 aprile a Varese è in programma un convegno dal titolo “Quale futuro per il servizio sanitario nazionale?” con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, uno degli osservatori più autorevoli a livello nazionale sullo stato del servizio sanitario pubblico. A illustrare le ragioni di entrambi gli appuntamenti è stata questa mattina una conferenza stampa alla Camera del Lavoro di Varese, in via Bixio, con i vertici delle due organizzazioni.Ad aprire i lavori la segretaria generale della CGIL di Varese Stefania Filetti, che ha inquadrato la questione su un doppio binario: quello dei pazienti e quello dei lavoratori. Due facce della stessa crisi, ha spiegato, in un sistema sanitario lombardo che — secondo le organizzazioni presenti — spinge sempre più verso il privato e si disimpegna progressivamente dal pubblico.Davide Farano, segretario generale di FP CGIL, ha tracciato il quadro dal lato dei lavoratori. «Siamo in un periodo di compressione e involuzione», ha detto, ricordando che il sindacato non ha firmato l’ultimo contratto del pubblico impiego perché ritenuto impoverente: «Gli aumenti riconosciuti erano attorno al 5% a fronte di un’inflazione che nel periodo di riferimento aveva superato il 15%. Il risultato – ha spiegato Farano – è una rincorsa alle prestazioni aggiuntive che in Lombardia viene persino incentivata con il messaggio “più lavori più guadagni”, ma a scapito della salute degli operatori stessi». Preoccupa anche il fronte della sanità privata, che fa profitti ma non rinnova il contratto: per questo il 17 aprile è in programma uno sciopero nazionale a Roma. E il terzo settore, quello delle case di riposo, arranca perché svuotato dai concorsi aperti nel pubblico.Filippo Cardaci, presidente delle ACLI provinciali, ha portato la voce degli sportelli di ascolto, dove ogni giorno si misura la rassegnazione dei cittadini rispetto ai propri diritti. «La salute viene avvertita come un privilegio, non come un diritto» ha detto. E ad illustrare il punto ha raccontato il caso di un utente che si era visto offrire un appuntamento nel 2027, aveva rifiutato e si era quindi rivolto allo sportello: «Poco dopo ci ha richiamato per dirci che annullava tutto: gli avevano comunicato che avevaano anticipato e fissato l’appuntamento, urgente, per ottobre 2026. Era contento. Ecco la narrazione perfetta di quello che accade: ci si rassegna, ci si accontenta» ha commentato Cardaci. Ha poi citato il convegno “Stati Generali dell’Economia della Salute” tenutosi nei giorni scorsi a Varese: che sul sito si conta sei volte la parola “economia” e zero volte la parola “diritti”.Giacomo Licata, segretario generale di SPI CGIL Varese, ha inquadrato la questione dal punto di vista dei pensionati: «Nella provincia di Varese vengono erogate circa 230.000 pensioni, una fetta di popolazione che si confronta con il tema della salute ogni giorno e che è destinata a crescere con l’andamento demografico – ha spiegato Licata – Siamo arrivati al punto che o paghi, o aspetti, o rinunci» citando il dato nazionale che vede quattro milioni di italiani che rinunciano a curarsi. «La prevenzione diventa impossibile quando le liste d’attesa sono quelle che sono».  invece Per illustrare il tema della fuga del personale sanitario ha usato un esempio familiare: un cugino si è licenziato dall’ospedale di Varese per lavorare a partita IVA, e lavorando tre giorni alla settimana guadagna quanto guadagnava facendo i turni in ospedale.A chiudere Francesco Bazzana, del dipartimento politiche sociali della CGIL, che ha sottolineato uno degli aspetti fondanti della manifestazione dell’11 aprile: la necessità di u
na maggiore integrazione tra sistema sanitario e sistema sociale. «Sempre più spesso – ha spiegato – il paziente presenta un disagio plurimo che il solo sistema sanitario non è in grado di soddisfare nella sua interezza». Bazzana ha anche commentato l’intervento dell’assessore regionale Bertolaso al convegno di qualche giorno fa, che aveva invocato una razionalizzazione del sistema sanitario definendolo macchinoso: «Il principio in sé nessuno lo mette in discussione, ma se i fondi vengono veicolati altrove e il sistema pubblico resta la Cenerentola dell’apparato, il risultato è un sistema che funziona solo per chi ha disponibilità economiche».La manifestazione dell’11 aprile a Milano è aperta a tutti, e il concentramento è davanti a Palazzo Lombardia. Da Varese sono attese circa 500 persone. Per il 16 aprile, invece, l’appuntamento è in sala Montanari, via dei Bersaglieri 1 a Varese, alle 18 con Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE: un’occasione per mettere i numeri sulla crisi della sanità pubblica e ragionare sulle possibili risposte.Tutti gli eventidi aprile  a MateriaVia Confalonieri, 5 - CastronnoIl web è meraviglioso finchè menti appassionate lo aggiornano di contenuti interessanti, piacevoli, utili. Io, con i miei colleghi di VareseNews, ci provo ogni giorno. Ci sosterrai? Accedi o registrati per commentare questo articolo.L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.RegistratiRedazioneInvia contributoFeed RSSFacebookTwitterContattiSocietàPubblicitàCopyright © 2000 - 2026 VareseNews.it. Tutti i diritti riservati    VareseNews è un marchio di Varese web srl P.IVA 02588310124, Via Confalonieri 5 - 21040 Castronno (VA)    Tel. +39.0332.873094 / 873168     Testata registrata presso il Tribunale di Varese n.679 - Direttore responsabile: Marco Giovannelli       Impostazioni Cookie -      Informativa Cookie -      Informativa PrivacyOppure usa i dati del tuo account:Non sei registrato? Clicca quiHai dimenticato la password? Clicca qui   
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		<tp:writer>Stefania Radman</tp:writer>
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