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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[L'allarme di Gimbe sul medici di famiglia ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501667404997.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501667404997.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"LA VOCE E IL TEMPO" </b>  del 05 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 07:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe sui medici di famiglia  In Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale per avere un adeguato rapporto tra numero di medici e cittadini. Secondo l’ultima analisi di Fondazione Gimbe, tra il 2019 e il 2024 il numero di queste figure è diminuito di ben 5.197 unità (-14,1%). Una riduzione che si colloca in un contesto demografico in cui la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche. «La carenza dei medici di medicina generale», afferma Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe, «è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per anziani e fragili». In Piemonte, sulla base dei dati al 1° gennaio 2025, la Fondazione stima una mancanza di 463 dottori per garantire una distribuzione omogenea e capillare, che è individuata dalla presenza di un medico ogni 1.200 pazienti.  Standard superato nella nostra regione, la quale al 1° gennaio 2025 contava 1.407 pazienti per medico di medicina generale. Un dato, questo, superiore anche alla media italiana di 1,383 assistiti per professionista, cifra che a sua volta non racconta del tutto la complessità della situazione: «Il quadro reale è verosimilmente ancora più critico», spiega Cartabellotta. «Infatti, con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta e diventa difficile trovare un medico di medicina generale disponibile vicino a casa». I prossimi anni attendono oltretutto numerosi pensionamenti: nel 2025-2028 ben 8.180 medici di medicina generale hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione (70 anni); di questi, 433 in Piemonte. E non ci sarà un adeguato ricambio generazionale: secondo le stime di Gimbe, anche nel migliore dei casi le nuove leve non riuscirebbero a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze, con un gap di oltre 2.700 figure professionali. È vero che nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse. Tuttavia, la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili è molto evidente in alcune regioni: in Piemonte il 29% dei candidati non si è presentato. Secondo Cartabellotta, il problema della scarsa attrattività della professione è forte «soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Tenendo conto di queste dinamiche», conclude, «è certo che al 2028 le nuove leve non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi».   Marco LOVISOLO  ---End text---  Author: Marco LOVISOLO  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- L’allarme di Gimbe sul medici di famiglia   -sec_org-
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		<tp:writer>Marco Lovisolo</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sei anni fa la Pasqua del lockdown scuola, sanità, infrastrutture, cosa è cambiato ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501945603687.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 49 di <b>"REPUBBLICA GENOVA" </b>  del 05 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sei anni fa la Pasqua del lockdown scuola, sanità, infrastrutture, cosa è cambiato   cARTA BIANCA  ei anni fa la Pasqua del lockdown. Con l’esistenza contratta e irrigidita in casa e in uno scenario collettivo traumatico e del tutto inimmaginabile. Richiamare oggi la Pasqua del “distanziamento sociale” è come misurarsi con una memoria vicina nel tempo e, insieme, psicologicamente ed emotivamente assai lontana.  Peraltro, il mondo corre sempre più veloce. Consuma anche il passato più recente in accelerazioni brusche e poco prefigurabili. Ridisegna continui mutamenti degli orizzonti della vita di ciascuno e impone una costante fatica di adattamento.  In quei giorni era comunque emerso un sentire comune, di cui è ampiamente svanito il ricordo, e cioè che fosse necessario cambiare larga parte dell’infrastrutturazione sociale, sanitaria, educativa del paese. Si individuava nella complicata reazione all’epideLa pandemia mia, la fragilità sanitaria ed educativa, l’irrompea innescato processi re visibile delle diseguagenerali glianze, un punto di arrivo del contrarsi della prodi modernizzazione tezione pubblica e del e il superamento prevalere del mercato.  Difficile dire, a posterioersistenti arretratezze ri, che sia andato tutto bene.  La prossima scadenza, giugno 2026, dei progetti del PNRR, i ritardi, il loro ridimensionamento, la ricorsa affannosa a completarli per non dover restituire i finanziamenti europei, rimandano a un’Italia diversa da quella che molti avevano immaginato come possibile e necessaria e che lo stesso PNRR aveva provato a delineare.  La pandemia ha innescato processi generali di modernizzazione e il superamento di persistenti arretratezze tecnologiche rispetto al confronto europeo. Dall’alto e dal basso. L’onda della digitalizzazione, nella pubblica amministrazione come nel lavoro e nella comunicazione dei singoli, ha ridotto un divario che appariva quasi incolmabile. Contemporaneamente le competenze digitali si concentrano in poco più del 50 per cento della popolazione. Quintultimi in Europa. Anche le povertà più gravi hanno avuto un’impennata, sono diventate strutturali ed ereditarie, e stringono, nel 2026, oltre 5,7 milioni di persone. Un milione in più rispetto al 2019. La rinuncia alle cure sanitarie coinvolge il 9,5 per cento degli italiani. Nel 2019 erano meno del 7 per cento. Il collasso del sistema della sanità permane come una delle prime emergenze nazionali. La spesa sanitaria pubblica è tornata ai livelli del 2019 ed è sempre sotto la media europea. Siamo invece sopra per il carico economico che peS  “  sa direttamente sui singoli cittadini, 20 punti in più.  Prevenzione e territorialità della salute, si limitano, lo scriveva Amedeo Gagliardi su Repubblica, una settimana fa, alla retorica. Le Case di Comunità appaiono, dove già completate, 66 sulle 1308 previste nazionalmente, poco più delle vecchie piastre ambulatoriali. Dei 594 dei progettati Ospedali di Comunità ne risultano parzialmente attivi solo 163. In Liguria, come ha scritto nei giorni scorsi sempre Repubblica, le nuove aperture, pur con una ridotta presenza di servizi, fanno i conti con la mancanza cronica di medici e infermieri, la contrazione dei presidi sanitari tradizionali, il ricorso al privato.  Secondo la Fondazione Gimbe, a settembre 2025, meno del 13 per cento dei liguri aveva dato il proprio consenso all’uso del fascicolo sanitario elettronico, largamente incompleto, a fronte del 44 per cento nazionale.  La scuola 4.0 rimane un miraggio. La Fondazione Agnelli indica in un massimo del 13 per cento i progetti di innovazione, riqualificazione degli edifici, prolungamento del tempo scolastico realizzati. Il potenziamento dei docenti fa i conti con un ridimensionamento complessivo degli stessi. Rispetto al 2019 si è ridotto l’abbandono scolastico, 9,8 in Liguria, e ridimensionata la dimensione implicita che non riesce comunque a ricollocarsi stabilmente sopra gli indici pre-pandemici. Il piano asili ha perso per strada circa il 40 per cento dei posti previsti, da 264mila a 150mila.  Nel frattempo siamo vicini all’obie
ttivo del 33 per cento dei bambini all’asilo nido, ma più per effetto della denatalità che della crescita dell’offerta. A Genova le liste di attesa ai servizi educativi della prima infanzia sono analoghe a quelle di dieci anni fa. In Liguria, secondo “Orizzonte Scuola”, solo il 3,5 degli interventi programmati sono terminati e solamente il 17 per cento è in fase di completamento. Più in generale poi, e vale anche per l’Università, l’aumento di risorse per favorire nuovi accessi lavorativi si sta rovesciando nell’espandersi di un precariato che non riesce a individuare prospettive stabili di occupazione.  Ancora, ma solo per riferirsi a un altro delle questioni poste dal PNRR, il contrasto agli squilibri di genere, l’Italia è scesa dal 2020 di 22 punti nella classifica del Global Gender Gap. Il rischio è di una gigantesca dispersione di risorse finanziarie, difficilmente recuperabili, e di esiti assai lontani da quelli auspicati. Effetto anche dell’assumere gli investimenti del PNRR non come aggiuntivi ma, in fondo, come supplettivi del ridursi dell’investimento corrente dello stato. Si vedrà nei prossimi anni se è stata solo un’opportunità mancata. Di certo, a distanza di sei anni, è piuttosto arduo riconoscersi in quell’augurio collettivo dei giorni della pandemia, “andrà tutto bene”. Vale la pena di rifletterci sopra. Buona Pasqua 2026.  ---End text---  Author: LUCA BORZANI  Heading: cARTA BIANCA  Highlight: La pandemia ha innescato processi generali di modernizzazione e il superamento di persistenti arretratezze  Image: -tit_org- Sei anni fa la Pasqua del lockdown scuola, sanità, infrastrutture, cosa è cambiato   -sec_org-
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		<tp:writer>Luca Borzani</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Social, la mossa del governo Pronto lo stop per gli under 15 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963403829.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963403829.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 05 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La bozza del disegno di legge per «agire il prima possibile in difesa dei minori»</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Social, la mossa del governo Pronto lo stop per gli under 15  La bozza del disegno di legge per «agire il prima possibile in difesa dei minori»  ROMA Stop. Il governo Meloni  è pronto a «prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni». È scritto nell’articolo 7, comma 2, del disegno di legge uscito dopo la riunione di giovedì scorso a Palazzo Chigi organizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano con i ministri interessati al provvedimento (Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Andrea Abodi e Tommaso Foti). Il testo del provvedimento — che il Corriere ha visionato — è ancora una bozza. Ma indica l’urgenza e la volontà politica dell’esecutivo di «agire il prima possibile per proteggere i minori e i bambini davanti ai rischi dei social». Il caso della professoressa accoltellata da uno studente tredicenne a Trescore ha di nuovo acceso i riflettori su un segmento della vita sociale da regolamentare. Al momento sono bloccati in Parlamento almeno due diversi ddl, di cui uno bipartisan.  La discussione di fondo si muove intorno al «come» e non intorno al «se». Intervenire sull’utilizzo dei social per i minori di 15 anni (che potrebbe scendere a 14) è raccontata come «un’esigenza non più rinviabile». Questo nuovo ddl — composto da dieci articoli — sarà presto sottoposto all’Agcom e alle authority interessate, dei minori e della privacy, per ottenere poi il semaforo verde definitivo della premier.  Si tratta di andare oltre i «divieti accademici», per altro già in vigore anche se non rispettati, studiando maniere efficaci per la verifica di chi accede alle piattaforme. Senza arrivare a forme, considerate «invasive» dal governo,  come i controlli biometrici, sul modello australiano. Dopo l’intervento sull’accesso ai siti pornografici (arrivato con il decreto Caivano) e il parental control (il controllo dei genitori) sta per arrivare un’altra stretta. Quella più complicata.  In tale quadro si prevede «l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori per i dispositivi in uso ai minori, sia mediante attivazione di profili rivolti ai minori all’atto della configurazione dei dispositivi, sia mediante l’attivazione di pacchetti junior dedicati ai minori da parte degli operatori: si tratta di uno strumento innovativo volto a bilanciare l’esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia», si legge nel nuovo ddl allo studio del governo. I cui punti salienti riguardano, in primis, gli «obblighi» di produttori di dispositivi cellulari, i distributori e i rivenditori, gli operatori di comunicazioni elettroniche e infine le famiglie, unici depositari della facoltà di disattivare i sistemi di controllo imposti ai figli minori.  Secondo il ddl, i sistemi di controllo parentale devono garantire almeno la «limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, inclusi i numeri di emergenza pubblica; l’invio e la ricezione di sms; l’uso limitato di servizi di messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore, la memorizzazione dei siti visitati».  Per l’accesso ai social network è previsto che «a decorrere dal compimento del quindicesimo anno di età è consentita l’iscrizione autonoma a tali piattaforme, ferma restando la possibilità di controllo e limitazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale». I genitori inadempienti rischiano sanzioni amministrative. Attacca il senatore del Pd Filippo Sensi: «Con il bando dei social per gli under 14 finirà come con i coltelli. Che tardi e male ci si metterà sopra la destra, torcendolo e intestandoselo per rilanciare l’anatra zoppa: il governo».  Simone Canettieri © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Simone Canettieri  Heading:   Highlight: 100 mila  I ragazzi italiani tra i 15 e i 18 anni considerati a rischio dipendenza dai social network (dati dell’Istituto superiore di sanità)   83  la percentuale  degli adulti italiani a
llarmati dalla dipendenza degli adolescenti da Internet, smartphone e tablet (dati Istituto Demopolis)   A Palazzo Chigi Il vertice per discutere del testo: presenti Mantovano, Valditara, Foti, Roccella e Abodi   Nel mondo  L’Australia apripista Con il divieto di uso dei social network agli under 16, introdotto a fine 2025, è l’Australia a inaugurare la prima legislazione al mondo di questo tipo, che molti Stati tentano di imitare.  La Cina, invece, impone ai minori un sistema di controllo integrato direttamente nei dispositivi e nelle app, che limita il tempo di utilizzo a 40 minuti al giorno per gli under 8, a un’ora per la fascia 8-16 anni e prevede il blocco totale notturno  Negli Stati Usa norme locali Negli Usa non c’è una legge federale ed è bloccato al Senato il Kids Off Social Media Act, una proposta di legge bipartisan su divieto di accesso sotto i 13 anni, restrizioni sugli algoritmi e, sotto i 18 anni, blocco dei social nelle reti scolastiche.  Si muovono però i singoli Stati: Florida, Tennessee e Mississippi hanno già varato divieti tra i 14 e i 16 anni e sono vietati gli algoritmi di raccomandazione senza consenso dei genitori a New York e in California  L’iter non concluso in Francia In Francia l’Assemblea nazionale ha detto sì al divieto di usare i social network sotto i 15 anni.  Manca il passaggio al Senato, ma l’obiettivo è essere operativi per il prossimo settembre. La legge, sostenuta dal governo Lecornu, richiede l’autorizzazione dei genitori per i minori e impone alle piattaforme la verifica dell’età, con l’obiettivo di proteggere la salute mentale degli adolescenti e ridurre i rischi di cyberbullismo  L’annuncio della Spagna In Spagna il primo ministro Pedro Sánchez ha annunciato l’intenzione del governo di vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni, prevedendo la responsabilità penale personale per i ceo delle piattaforme in caso di violazioni.  La stretta dell’esecutivo spagnolo mira a limitare l’esposizione dei minori a contenuti dannosi, abusi, manipolazione e pornografia. Manca il passaggio parlamentare  Image:Alfredo Mantovano Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla cybersicurezza, 68 anni  Andrea Abodi Ministro per lo Sport e i Giovani, 66 anni, manager e dirigente sportivo  Eugenia Roccella Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, 72 anni  Giuseppe Valditara Giurista, 65 anni, è ministro dell’Istruzione e del Merito, 65 anni  Tommaso Foti Ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, 65 anni -tit_org- Social, la mossa del governo Pronto lo stop per gli under 15   -sec_org-
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		<tp:writer>Simone Canettieri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Arianna Gregis - «Bayer punta molto sull'Italia L'Europa? Deve fare un salto per crescere nell'innovazione» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501993804037.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501993804037.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 30 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 05 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Bayer punta molto sull’Italia L’Europa? Deve fare un salto per crescere nell’innovazione» L’ad Gregis: nelle aziende il modello gerarchico non è più efficiente  L’intervista  di Rita Querzè  Arianna Gregis è la nuova amministratrice delegata di Bayer Italia. Qualche cenno alla sua storia è utile per capire il tipo. A 18 anni, quando era al liceo, conquistò il via libera dei genitori (“non fu facile”) a frequentare il quarto anno delle superiori in un paesino dell’Ohio. Si diplomò con il massimo dei voti. Non tornò a casa ma andò direttamente a Nottingham, in Inghilterra, a laurearsi in Economia. Il passaggio successivo è stato attraversare di nuovo l’oceano e andare a New York per Merrill Lynch, visto che il suo sogno all’inizio erano la finanza e Wall Street. «A un certo punto però mi sono accorta che mi mancava qualcosa – racconta –. Avevo bisogno di dedicarmi a un lavoro che avesse un impatto concreto per le persone.  E così sono entrata in un’azienda farmaceutica. Nel 2006 sono arrivata in Bayer, e ora eccomi qui». Dal 2024 Bayer sta gestendo una importante fase di ristrutturazione per riportare i conti in attivo. Negli ultimi due anni i posti di lavoro a livello globale sono passati da 99.723 di dicembre 2023 a 88.078 di dicembre 2025. In Italia siamo scesi da circa 1.300 a 1.130 oggi. Dal 2023 il ceo Bill Anderson ha imposto un cambiamento organizzativo radicale.  In cosa consiste il modello di proprietà condivisa dinamica di Bayer e come si sta riorganizzando in Italia? «L’Italia è stata tra i pochissimi Paesi apripista in questo cambio di filosofia organizzativa, siamo stati scelti nell’estate 2023 come front runner globale. Siamo passati dall’essere un’azienda gerarchica, con sette livelli di riporto, a soli due livelli. Le persone non sono più intrappolate in un organigramma o in un  job title. Abbiamo centri di competenza e team dinamici, senza gerarchia».  E in Germania? «Bayer in Germania aveva 12 livelli di gerarchia, ora è scesa a 5. L’obiettivo è dare alle persone la licenza di esprimersi professionalmente, senza censure. I vantaggi sono evidenti: semplificazione, più velocità di decisione, persone più motivate» Ma per alcuni sarà più difficile tenere il passo.  «Certo, cambiare è sempre sfidante e comporta anche passaggi complessi. Ma non possiamo pensare di continuare a usare il modello gerarchico dell’era industriale oggi che siamo entrati nell’era dell’AI. Ne andrebbe dei risultati e del futuro delle imprese».   L’Ue intende portare dal 15 al 20% la quota di Pil prodotta dal manifatturiero.  «L’Europa è a un bivio: può scegliere se restare uno dei motori di crescita e innovazione o uscire dai radar. Se ci interessa la prima strada, allora dobbiamo fare un salto in materia di innovazione. Dobbiamo mobilitare risorse nel medio termine da investire in questa direzione e non dimenticarci mai questo obiettivo strategico quando abbiamo a che fare con le criticità contingenti. Abbiamo grandi possibilità. Ma dobbiamo anche essere consapevoli che abbiamo il motore di una Ferrari montato su una Panda».  Che cosa ci tarpa le ali? «L’eccessiva burocrazia e la frammentazione di sforzi e iniziative. Le parole d’ordine dovrebbero essere semplificare i processi, creare alleanze tra imprese e istituzioni oppure alleanze pubblico e privato, attrarre investimenti».  Anche proteggere, introducendo dazi? «I dazi non danno la svolta.  La sfida della competizione globale non può essere aggirata a lungo. La svolta arriva da un solido rilancio su competitività e innovazione» Anche sull’auto? O siamo fuori tempo massimo? «Occupandomi di Life science posso dire che il nostro settore è un pezzo della soluzione. Oggi l’automotive rappresenta il 7% del Pil Ue. Il settore della Life science il 9,4% e ha grandi potenzialità di crescita. Adesso dobbiamo porci degli obiettivi e decidere dove vogliamo essere tra dieci anni».  Avete investito negli Usa per aggirare i dazi? «È una strada che molte multinazionali nel nostro settore hanno scelto. Noi abbiamo fatto un atto di coraggio e manteniamo i nostri poli produttivi in Europa
. Lo stabilimento di Garbagnate, famoso per la cardioaspirina, di recente è entrato nella lista delle 9 fabbriche top per il World economic forum: il 70% della produzione di cardioaspirina va in Cina, il 30% nella Ue, tra cui ovviamente l’Italia. Aggiungo poi una cosa: Germania e Italia sono l’asse industriale della Ue, insieme esprimono circa il 31% degli investimenti in ricerca e sviluppo dell’Europa».  Il settore dei fertilizzanti è impattato dalla guerra in Medio Oriente: cosa dobbiamo aspettarci? «Bayer si occupa anche di agricoltura e digital farming.  Qualunque settore è impattato dalle turbolenze geopolitiche del momento ed è difficile fare previsioni. Il nostro mestiere è costruire alternative.  Lei è una donna con un ruolo di responsabilità in un Paese a bassa partecipazione femminile al lavoro e alto divario salariale di genere.  Come interpreta il suo ruolo? «Non credo nelle quote rosa. Non devono esserci dubbi sul perché una donna è arrivata in una certa posizione. Il motivo può essere solo uno: capacità e competenze, non il fatto che ci fosse una casella da coprire per forza al femminile. Detto questo, credo che le donne abbiano molto da dire e da dare come manager. A me, in particolare, il ruolo di madre – ha un bambino di 4 anni – ha dato molto anche sul lavoro. Da madre la mia missione è mettere in condizione mio figlio di esprimere al meglio sé stesso. E la stessa cosa cerco di fare con le persone in azienda».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Rita Querzè  Heading:   Highlight: ?  I 5 livelli In Germania il gruppo aveva 12 livelli di decisione, adesso siamo scesi a 5. Bisogna aumentare il ruolo delle persone Al bivio L’Unione è a un bivio, deve decidere se restare uno dei motori di crescita e di progresso tecnologico oppure uscire dai radar  Image:Chi è ? Arianna Gregis, 20 anni di esperienza nel settore farmaceutico, è la nuova amministratrice delegata di Bayer spa e presidente di Bayer Healthcare Manufacturing, cui fa capo lo stabilimento hi-tech di Garbagnate Milanese.  ? Bayer è presente in Italia da 125 anni. -tit_org- Intervista a Arianna Gregis - «Bayer punta molto sull’Italia L’Europa? Deve fare un salto per crescere nell’innovazione»   -sec_org-
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		<tp:writer>Rita Querzè</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Continuare a investire in ricerca biomedica anche dopo il pnrr ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963603835.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 05 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963603835.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[CONTINUARE A INVESTIRE IN RICERCA BIOMEDICA ANCHE DOPO IL PNRR   È fondamentale, anche per la competitività del Paese, dare compiuta realizzazione a quanto fatto nell’ambito delle scienze della vita  S  traordinari avanzamenti biotecnologici stanno cambiando la storia naturale di numerose patologie, sia geneticamente determinate, sia acquisite. Fra essi rientrano le terapie basate su diversi tipi di Rna (e della loro rilevanza abbiamo avuto dimostrazione nel periodo pandemico, grazie ai vaccini contro il nuovo coronavirus) e le terapie geniche.  Queste si connotano per la modifica genetica di cellule somatiche, siano esse staminali o elementi portanti del nostro sistema immunitario, quali i linfociti T. In questi anni, nel Paese,  hanno avuto corso, grazie ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), le progettualità legate al Centro Nazionale 3 (CN3), dedicate alle terapie a Rna e alle terapie geniche. Attraverso questa iniziativa, si sono messe a fattor comune e sinergicamente integrate competenze e qualificazioni esistenti in Università, Enti di Ricerca Pubblici e Privati, così come in Biocompanies che operano nel settore.  Oltre alla creazione e ulteriore implementazione d’infrastrutture di ricerca, che resteranno patrimonio del Paese, si sono potuti condurre studi preclinici di fondamentale importanza per la traslazione delle terapie più innovative al letto del malato, ma, con un valore ancor più rilevante, si sono trattati pazienti con queste terapie di frontiera. Su tutti basti pensare, ad esempio, che all’Ospedale Bambino Gesù sono stati curati con successo con cellule CAR T (linfociti T geneticamente modificati per essere re-indirizzati sul bersaglio tumorale) bambini con la forma di tumore solido più comune dell’età pediatrica, il neuroblastoma, e pazienti con tumori cerebrali e forme di leucemia acuta (fra cui quelle mieloidi) attualmente non trattabili con i prodotti commercialmente disponibili. E non si possono non menzionare gli straordinari risultati ottenuti sempre con CAR T anche su malattie reumatologiche pediatriche.  Siamo di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma: non puntiamo più a eliminare cellule tumorali, ma a resettare in maniera duratura il nostro sistema immunitario, così da bloccarne l’autoaggressione sui nostri tessuti.  Le iniziative condotte nell’ambito del CN3 hanno, altresì, permesso di sviluppare interazioni virtuose fra Istituti di ricerca come testimoniano i progetti mirati allo sviluppo di terapie geniche prossimi all’avvio nelle talassemie, in rare forme di patologie dell’osso o di forme d’immunodeficienza primitive che vedono coinvolti, Telethon, TIGET, Fondazione Tettamanti e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.  Siamo alla fine di questa progettualità sostenuta con fondi del PNRR, ma il CN3 deve continuare la sua attività, le opere intraprese, per dare compiuta realizzazione a direttrici di ricerca nell’ambito delle scienze della vita, fondamentali per la competitività del Paese. Occorre uno sforzo per dare continuità e solidità alla ricerca biomedica nel Paese. Perdere quest’occasione non investendo in ricerca avanzata, significherebbe penalizzare le generazioni future e disperdere i formidabili risultati ottenuti in questo triennio.  *Univ.Cattolica del Sacro Cuore Osp. Pediatrico Bambino Gesù  ---End text---  Author: Franco Locatelli  Heading:   Highlight: ?  Occorre dare solidità e prospettive a quanto ottenuto in questo triennio Rinunciarvi sarebbe miope e significherebbe anche penalizzare le generazioni future  Image: -tit_org- Continuare a investire in ricerca biomedica anche dopo il pnrr   -sec_org-
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		<tp:writer>FRANCO LOCATELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO- Intervista a Alessio Butti - «Sanità digitale e IA così il Sud si riscatta» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501961703848.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" </b>  del 05 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Butti: «Colmato un divario che non era più tollerabile»</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="226000" Sales="7516" Printing="6171" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501961703848.PDF"><![CDATA[GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Sanità digitale e IA così il Sud si riscatta» Butti: «Colmato un divario che non era più tollerabile»  l «La sanità digitale e l'Intelligenza artificiale strumenti concreti per rendere più forti i servizi nel Mezzogiorno e per ridurre, finalmente, divari che per troppo tempo sono sembrati inevitabili».  Ne è convinto Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica nel governo Meloni.  Perché oggi i cavi sottomarini rendono il Mezzogiorno una leva strategica per l’Italia? «Il Mezzogiorno è diventato – risponde Butti alla Gazzetta - un’infrastruttura decisiva della proiezione digitale italiana nel Mediterraneo. Anche la Puglia è destinata a rafforzare il proprio peso, soprattutto sul versante adriatico e mediterraneo orientale. Sparkle ha annunciato nel febbraio 2026 GreenMed, un nuovo sistema di cavi che punta a migliorare diversificazione, resilienza e bassa latenza lungo il Mediterraneo centro-orientale, aprendo per la prima volta un corridoio ad alte prestazioni attraverso l’Adriatico».  Sul fronte della connettività, che cosa si sta facendo concretamente per le isole minori e per i territori più difficili del Sud? «La lezione emersa in questi anni è che non esiste una sola tecnologia capace di rispondere a tutte le esigenze del territorio italiano. Soprattutto, la connettività non può essere legata al Cap e mantenere gravi disomogeneità sul territorio italiano. Per questo il Governo ha adottato un approccio integrato, combinando fibra, 5G, FWA e, dove utile, ha iniziato la sperimentazione satellitare. Questo ci ha permesso di superare molte delle criticità ereditate dai governi precedenti. Il Piano “Collegamento Isole Minori”, finanziato dal PNRR e fortemente voluto dal Governo, è stato un successo che ci ha consentito di raggiungere l’obiettivo prefissato con largo anticipo. completando le tratte terrestri e sottomarine in fibra ottica per 21 isole minori tra cui quelle di Puglia, Sicilia e Sarde« c  Bu  gna».  In che modo PA Digitale 2026 sta cambiando davvero i Comuni e gli enti locali del Sud? «PA Digitale 2026 sta producendo nel Mezzogiorno un cambiamento molto concreto, perché per la prima volta ha consentito a Comuni e scuole di accedere in modo semplice, standardizzato e rapido alle risorse per la trasformazione digitale. Non parliamo solo di innovazione tecnologica in astratto, ma di migrazione al cloud, nuovi siti e servizi digitali, interoperabilità dei dati, pagamenti digitali, notifiche a valore legale e strumenti più moderni per il rapporto con cittadini e imprese. Il punto più importante è che questa volta il Sud non è rimasto ai margini: è entrato pienamente nel processo. I numeri regionali lo dimostrano con  chiarezza: sono semplicemente straordinari. In Sicilia, Puglia, Calabria e Campania il coinvolgimento dei comuni per l’accesso ai fondi PNRR per la digitalizzazione è del 100% e quello delle scuole al 95%. In Puglia sono stati avviati oltre 3.000 progetti, per un valore complessivo di 134 milioni di euro; il 78% risulta già completato e liquidato, per circa 87 milioni, con il coinvolgimento del 100% dei Comuni e del 95% delle scuole».  Gli atenei del Sud che rapporto hanno con le tecnologie emergenti? «Il ruolo degli atenei del Mezzogiorno è oggi molto più rilevante di quanto spesso si racconti. Siamo di fronte a nodi scientifici che stanno contribuendo in modo concreto sia alla costruzione di strategie nazionali sia allo sviluppo di competenze avanzate su intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Il rettore Gianluigi Greco dell’Università della Calabria, ha avuto un ruolo centrale nel percorso italiano sull’IA, perché è stato nominato coordinatore del Comitato di esperti istituito presso la Presidenza del Consiglio per l’aggiornamento delle strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. In altre parole, una parte importante dell’impianto strategico italiano sull’IA è stata guidata da un accademico del Sud. Sul versante quantum, il Mezzogiorno esprime altrettanto chiaramente una presenza credibile».  P
erché la sanità digitale può essere una delle leve più importanti per il rilancio del Mezzogiorno?  «Perché è il settore in cui la digitalizzazione incide più direttamente sulla vita quotidiana delle persone. Il Fse (Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0) è ormai entrato in fase di piena operatività e rappresenta la base per costruire una sanità più continua, più omogenea e meno dipendente dal luogo in cui il cittadino vive. L’implementazione progressiva del Fse è particolarmente rilevante per il Sud, dove la riduzione delle disomogeneità territoriali è una priorità strutturale Bisogna menzionare assolutamente REG4AI, ossia il progetto più interessante sul rapporto tra IA e servizi pubblici.  L’iniziativa, lanciata nel marzo 2026 con una dotazione di 20 milioni di euro, coinvolge quattro hub interregionali. Per il Mezzogiorno è particolarmente importante il partenariato guidato dalla Liguria sulla salute, al quale partecipano Calabria, Lazio, Basilicata, Molise, Piemonte, Sicilia e la Provincia autonoma di Trento. Qui l’intelligenza artificiale viene sperimentata per affrontare il nodo delle liste d’attesa, della previsione della domanda, dell’allocazione delle risorse e della gestione delle agende. Inoltre, esiste un altro hub guidato dalla Puglia, con Campania tra i partner, che lavora sull’uso dell’IA per migliorare la qualità dell’azione amministrativa nella pubblica amministrazione».  [mm.]  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: L’INTERVISTA Parla il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica   IL PROGETTO GreenMed, un nuovo sistema di cavi che punta a migliorare diversificazione, resilienza e bassa latenza lungo il Mediterraneo centro-orientale  Image:PROTAGONISTA Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica -tit_org- AGGIORNATO- Intervista a Alessio Butti - «Sanità digitale e IA così il Sud si riscatta»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Farmaci fai da te? No, Grazie = Meno farmaci Più attenzione Perché dire no al "fai da te" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 05 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="0" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF"><![CDATA[L'IDENTITÀ]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Art direction di GIANLUCA PASCUTTI  GIOVANNI VASSO  alle pagine 2 e 3   Meno farmaci Più attenzione Perché dire no al “fai da te”  C  reme, pillole, gocce, pastiglie: c’è da far confusione nella giungla dei medicinali. Anche perché, spesso e volentieri, siamo costretti – per ovvie ragioni di salute – ad assumerne tanti, e diversi, tutti insieme. Solo che ognuno ha la sua posologia, ovvero il suo modo di essere assunto per diventare davvero efficace. E non sono ammesse né dimenticanze né leggerezze.  Basta poco per mandare all’aria terapie di mesi. Senza dimenticare, poi, i rischi legati all’assunzione di troppi medicinali, soprattutto gli antibiotici, che rischiano di fare insorgere la farmacoresistenza e di creare dei veri e propri “superbatteri”. Lo scenario, in Italia, parla di una spesa farmaceutica in aumento che, nel solo 2024, s’è attestata a 37,2 miliardi di euro, in crescita del 2,8%. Complessivamente, in Italia, si spendono (tra assistenza pubblica e privata) fino a 672 euro pro capite in farmaci. Molto di più della media europea (pari a 418 euro) e meno di quanto accada, per esempio, in Germania dove arriva a 742 euro. Nel nostro Paese, stando ai numeri che si rintracciano nel rapporto OsMed di Aifa, si consumano 1.895 dosi di farmaci ogni mille abitanti: poco meno di due dosi al giorno per ogni italiano, da zero a cento anni.  I numeri non mentono: e ci riconsegnano un quadro per cui gli anziani italiani, in media, assumono fino a dieci farmaci al giorno. Una situazione, questa, che secondo le cifre pubblicate nel report e riportate pure dalla Società Italiana di Farmacologia interessano almeno il 30% dei nonni. Il guaio, emerso proprio dall’inchiesta pubblicata dalla Sif in occasione della recente Giornata mondiale dell’Aderenza alla Terapia, è che i pazienti fanno di testa loro. Sono tante pillole, evidentemente qualcuna finisce per essere dimenticata. E se il problema fosse solo questo, transeat. Il dramma arriva quando i pazienti si improvvisano medici. E decidono di ridursi, o aumentarsi autonomamente, il dosaggio di questo o di quel farmaco. Finendo, così, per subirne tutti gli effetti collaterali di quello che a loro appare come “buonsenso” ma che, in realtà, è solo un grande equivoco. Tra pillole dimezzate, o addirittura frazionate in quattro, siringhe “saltate”, medicinali “dimenticati” poi si finisce male. E non sono pochi i casi delle terapie “sospese” che spediscono, ogni giorno, decine e decine di pazienti superficiali in ospedale.  Il tema centrale è l’affidamento a chi ci cura. Il medico non sta lì a farci spendere per il gusto di farlo. Il dottore prescrive i farmaci che sono utili perché possiamo vivere, in pienezza e salute, la nostra vita. E sono proprio loro i primi a interrogarsi. Certo, per i guai internazionali, rischiamo di perdere la disponibilità di tanti farmaci. Sicuro, spesso preferire i generici – dotati degli stessi principi attivi – ci consente di risparmiare e molto. Ma il tema del deprescribing inizia, con forza, a farsi largo anche tra i camici bianchi. L’idea è semplice: bisogna iniziare a “sfrondare” le ricette. Meno farmaci, anche per aiutare i pazienti più anziani (e in Italia gli over 65 sono il 24,7% della popolazione, gli over 80 raggiungono i 4,5 milioni) a gestirsi le terapie. Al di là dei problemi di correlazione che l’utilizzo combinato di medicinali diversi può fare insorgere nei pazienti, c’è proprio un tema “culturale” da affrontare. E va fatto in maniera delicata. Perché eccedere nell’una o nell’altra tendenza è, parimenti, pericoloso.  Bisogna seguire alla lettera le terapie, le indicazioni e le prescrizioni del medico. Non si deve “risparmiare” sulle quantità di medicinali se il dottore ha inteso impartirci un determinato dosaggio occorre rispettarlo. Senza sottrarre né aggiungere. Non è una questione di bilancini, di quantità. È, semmai, una questione di fiducia. Bisogna evitare di far da sé, spesso non è una buona decisione. Per non sbagliare, gli esperti hanno redatto regole semplici e snocciolato veri e propri decaloghi a cui attenersi.  L’Istitu
to di ricerche farmacologiche Mario Negri, tra le altre cose, ci ricorda di diffidare dalle pubblicità e, soprattutto, di rifuggire dai “consigli” di parenti, amici e vicini. Non si assumono farmaci, nemmeno da banco e “liberi” da ricetta, perché la televisione ce lo propina come “elisir di lunga vita” o perché la cugina della vicina si è trovata bene. Ognuno di noi è diverso, ognuno di noi ha una sua personale e particolare “cartella clinica”. Un altro consiglio utile da tenere a mente riguarda una considerazione, questa sì, di vero buonsenso. Non è mica vero che ogni sintomo, fastidio o problema fisico debba essere, per forza, curato con i farmaci. Ci sono tante situazioni che possono essere “curate” intervenendo altrove. Magari cambiando qualche cattiva abitudine alimentare, forse introducendo un po’ di moto nella propria giornata, qualche attività leggera e interessante (come il giardinaggio, per esempio) che consente al corpo di ritrovare mobilità e a qualche dolore persistente (e preoccupante) di sparire così come s’era manifestato. E senza, per questo, dover assumere, ancora altre medicine. La virtù, dicevano i nostri padri latini, sta nel mezzo. Bisogna saper riconoscere quando si ha (davvero) bisogno di un farmaco e quando se ne può fare a meno. Però non sempre abbiamo né le competenze né la “freddezza” per scegliere al meglio. Ed è per questo che occorre affidarsi al medico o al farmacista di fiducia.  ---End text---  Author: GIOVANNI VASSO  Heading:   Highlight: Un anziano su tre consuma fino a 10 medicine al dì Ma il nodo è l’aderenza alle terapie: la chiave è fidarsi del medico  Image:(©Imagoeconomica) -tit_org- Farmaci fai da te? No, Grazie Meno farmaci Più attenzione Perché dire no al “fai da te”   -sec_org-
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		<tp:writer>GIOVANNI VASSO</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[J&J: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa = Johnson & Johnson: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 05 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="770000" Sales="120223" Printing="61990" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[lettera al risparmiatore  J&J: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa Vittorio Carlini —a pag. 13   Johnson & Johnson: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa   Pharma. Il gruppo cresce con un portafoglio diversificato ma c'è l'incognita di tariffe doganali e degli effetti della guerra in Iran. Attesa per i dati trimestrali  D  a una parte, la razionalizzazione ed efficientamento dei costi. Dall’altra, il focus sulle medicine a più ad alto margine ed innovative. Il tutto con il business che deve affrontare incognite quali, ad esempio, le tariffe doganali (bocciate dalla Corte suprema) e poi parzialmente ripristinate su differenti basi giuridiche da Donald Trump. Così possono riassumersi alcuni punti che caratterizzano l’attività di Johnson & Johnson.  Il gruppo farmaceutico - rispetto al quale è attesa entro la metà di aprile la pubblicazione dei numeri del primo trimestre del 2026 - ha archiviato lo scorso esercizio con un bilancio in espansione. Sia sul fronte delle vendite che della redditività. Il giro d’affari è arrivato a 94 ,19 miliardi di dollari, in rialzo del 6% rispetto al 2024. I ricavi operativi - senza effetto traslattivo delle valute - sono, dal canto loro, aumentati del 5,3%. L’utile per azione (Eps) diluito, invece, è salito a 11,03 dollari a fronte dei 5,79 realizzati un anno prima. Si tratta, è l’indicazione degli esperti, di numeri i quali - nell’ambito delle vendite e dei profitti rettificati - hanno battuto le stime di consensus. Con riguardo, dal canto suo, all’ultimo trimestre - sempre del 2025 - il fatturato e l’Eps sono stati di nuovo maggiori delle previsioni del mercato. Quel mercato che, cauto nell’immediatezza proprio dei risultati del quarto trimestre, ha successivamente mostrato una dinamica più favorevole per il titolo in Borsa. Le azioni di Johnson & Johnson, infatti, nel 2026 registrano un progresso del 17,4%, pur risentendo nel breve delle tensioni geopolitiche, come l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.  Minori costi più efficienza Al di là delle singole percentuali, la società va concretizzando - per l’appunto - una strategia di razionalizzazione ed efficientamento dei costi. Il focus è ben visibile nella differente dinamica dei numeri di conto economico del quarto trimestre del 2025 (replicata sull’intero scorso esercizio). In quel quarter il fatturato ha avuto una velocità di espansione ben inferiore alla redditività. Una distanza che deriva in larga parte dalla  maggiore efficienza operativa. Uno degli interventi principali riguarda la spesa in ricerca e sviluppo. Nel segmento Innovative Medicine, l’R&D scende dal 25,8% al 22,0% dei ricavi nel trimestre . Nel MedTech il calo è ancora più marcato, dall’19,2% all’8,9%. La contrazione è significativa e legata a una scelta precisa: l’uscita da programmi di ricerca meno promettenti e la concentrazione sulle aree a maggiore valore. Un esempio concreto è la decisione di interrompere lo sviluppo del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale per adulti, insieme ad altri programmi in epatite e HIV, per riallocare risorse verso farmaci con maggior potenziale commerciale e clinico. Non solo. Le stesse spese di vendita, marketing e amministrazione crescono meno dei ricavi, generando leva operativa. Così, ad esempio, sull’intero 2025 gli oneri amministrativi si espandono solo del 4,6%, meno dell’incremento del fatturato, segnalando con precisione il controllo diffuso dei costi.  I dubbi degli esperti Tutto rose e fiori, quindi? La risposta è negativa. La riduzione della spesa in ricerca ha sollevato perplessità tra gli analisti perché tocca il principale motore di lungo periodo del business farmaceutico. Diversi osservatori sottolineano che la crescita di Johnson & Johnson dipende storicamente dalla capacità di generare nuovi farmaci attraverso la pipeline, e un ridimensionamento interno può indebolire questa leva competitiva nel tempo . Alcuni analisti evidenziano che il gruppo rischia di aumentare la dipendenza da acquisizioni esterne o partnership per compensare una minore produzione interna di inn
ovazione . Il tema è particolarmente rilevante in una fase in cui il gruppo affronta la perdita di esclusività di farmaci chiave come Stelara. La società, tuttavia, respinge l’interpretazione e sostiene che si tratta - per l’appunto - di una riallocazione selettiva delle risorse verso le aree a maggiore ritorno, in particolare oncologia e immunologia, dove prevede di concentrare gli investimenti e sviluppare nuove terapie .  Inoltre, il gruppo continua a dichiarare un forte impegno sugli investimenti complessivi in innovazione e capacità produttiva.   Ma non è solamente questione di efficienze con conseguente maggiore redditività. Altro fil rouge del gruppo è la maggiore spinta - se possibile- verso farmaci ad alta marginalità. Per rendersene conto basta guardare, sempre nel 2025, l’andamento delle due aree d’attività: Innovative medicine e MedTech.  Ebbene, lo scorso anno, la prima è stata contraddistinta da ricavi per 60,4 miliardi, in crescita del 6%. L’incremento consuntivo, tuttavia, non dà conto delle dinamiche tra i vari segmenti di cura. In tal senso, l’Oncologia emerge come asse centrale, con vendite superiori a 25 miliardi e crescita sostenuta da farmaci ad alto prezzo e complessità clinica, come le terapie per il mieloma multiplo.Un esempio concreto è Darzalex, che nel medesimo scorso esercizio ha generato 14,3 miliardi (+23%), grazie all’estensione dell’utilizzo alle prime linee di trattamento, aumentando sia i volumi sia il valore per paziente. Parallelamente, le stesse Neuroscienze mostrano una dinamica coerente con questa logica: Spravato - pure su dimensioni molto minori - è cresciuto significativamente nel 2025, sostenuto da forte domanda e ampliamento delle indicazioni. Al contrario, l’Immunologia registra una contrazione significativa, con ricavi pari a 15,7 miliardi e un calo dell’11,8% su base annua. La flessione è attribuita principalmente al blockbuster Stelara, penalizzato dalla concorrenza dei biosimilari e dall’avvicinarsi della perdita di esclusività, con effetti su prezzi e quote di mercato. Si tratta di una dinamica in larga parte esogena, che riflette il naturale ciclo di vita dei farmaci. Anche a fronte di ciò, il gruppo sta progressivamente riequilibrando il portafoglio verso aree più innovative e a maggiore crescita, riducendo l’esposizione ai prodotti maturi più soggetti a pressione competitiva. Il fil rouge - per l’appunto - è riscontrabile nello stesso segmento MedTech. Nell’area in oggetto il gruppo non vuole espandere tutte le linee allo stesso modo, ma concentra risorse e attenzione sui comparti con maggiore tecnologia, crescita potenziale e migliore profilo di redditività. Nel 2025 il segmento ha raggiunto il giro d’affari di 33,8 miliardi (+6,1%). Anche qui, però, il dato aggregato va letto in profondità. Il comparto più forte è il cardiovascolare, che è salito a 8,9 miliardi (+15,8%), trainato da elettrofisiologia, Abiomed e Shockwave. Vale a dire: piattaforme ad alto contenuto tecnologico e con forte domanda clinica.  Anche l’oftalmologia cresce del 6,3%, grazie a innovazione di prodotto, robusta domanda e capacità commerciale. L’ortopedia, invece, è rimasta praticamente piatta (+1,1%). Si tratta - è l’indicazione degli esperti - di un business importante ma che, da un lato, si espande poco; e, dall’altro, è più esposto alla pressione sui prezzi, assorbendo risorse che il gruppo ritiene più produttive altrove. Non a caso la società ha annunciato nell’ottobre 2025 l’intenzione di separare la divisione, con l’obiettivo di realizzare l’operazione entro 18-24 mesi. Insomma, sia in Innovative Medicine sia in MedTech può riscontrarsi il filo rosso: meno enfasi sulle aree mature, maggiore concentrazione su oncologia, neuroscienze, cardiovascolare e oftalmologia, cioè sui business dove innovazione e specializzazione sostengono ricavi di qualità più alta e margini migliori.  Tariffe e guerra Fin qual alcune indicazioni rispetto ad efficientamento, sviluppo farmaci e dinamiche aziendali. C’è, tuttavia, un altro aspetto cui il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di porre attenzione. Quel
lo delle tariffe doganali. Al di là dell’intesa raggiunta nel 2025 con il governo Usa, insieme ad altre big pharma, prima della decisione della Corte Suprema il gruppo aveva indicato per il 2026 un impatto potenziale dei dazi fino a circa 500 milioni di dollari. Oggi l’alea - seppure mutata- non è eliminata. Trump ha minacciato dazi al 100% sulle società che non si impegnano nella produzione in America. A ciò si aggiunge, poi, il rischio geopolitico legato alla guerra in Iran, che incide su rotte logistiche, tempi di consegna e costi energetici, con pressioni indirette su trasporti, materiali e costi operativi del settore sanitario. Di nuovo un tema cui il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di monitorare.  A fronte di un simile contesto quali, allora, i multipli del titolo in Borsa? Secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra prezzo ed utile sul 2025 è di 22 volte, quello corrente di 26 e quello sulla fine del 2026 di 20,9. A detta di Seeking Alpha, simili indicatori -considerando anche il Price to book value di 7,2 superiore a quello del comparto di riferimento - inducono lo stesso Seeking Alpha a dire che il titolo «è sopravvalutato». Ciò considerato, tornando al terminale Bloomberg, gli analisti hanno il seguente posizionamento: il 63,35 è per il “buy” mentre il restante 36,7% emette giudizio “hold”. Al di là di ciò,come sempre, va ricordato che si tratta di indicatori sintetici che raccontano parte della storia e su cui, quindi, non può basarsi alcuna scelta di investimento.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Vittorio Carlini  Heading:   Highlight: Il DOSSIER Tutte le “Lettera al Rispamiatore” sul sito del Sole nella sezione Finanza & Mercati ilsole24ore.com  Image:Il gruppo Johnson & Johnson in numeri TRIMESTRI A CONFRONTO Dati in miliardi di dollari al 31/12/2024 e 2025 Ricavi 30  Utile netto  24,5  22,5  15  30  15  0  3,4  5,1  IV Trim ’24  IV Trim ’25  0  IV Trim ’24  IV Trim ’25  ESERCIZI A CONFRONTO Dati in miliardi di dollari al 31/12/2024 e 2025 Ricavi 100  88,8  Utile netto  94,2  50  100  50  26,8  14 0  0  2024  2025  2024  2025  RICAVI E SEGMENTI Dati in miliardi di dollari al 31/12/2024 e 2025 2024  Innovative Medicine  MedTech  2025  56,9 60,4 31,8 33,8  FLUSSI DI CASSA Dati in miliardi di dollari al 31/12/2025 Flussi di cassa netti operativi  Flussi di cassa netti usati per gli invetsimenti  Flussi di cassa netti in attività finanziarie  +24,5  Cassa ed equivalenti  +19,7  -5,5 -23,6 I segmenti di business La società divide il giro d’affari in due aree: l’Innovative medicine e il MedTech. Appannaggio della prima area ci sono la realizzazione e vendita di farmaci. Il segmento, a sua volta, comprende sotto settori: dall’oncologia all’immunologia fino alle neuroscienze e malattie infettive.   La seconda area, invece, progetta e vende dispositivi medici e strumenti chirurgici. Qui esistono quattro sotto segmenti. In primis può ricordarsi la Chirurgia. Poi c’è il fronte dell’Ortopedia. Infine: da un lato, esiste il mondo del Cardiovascolare (dagli stent fino alle pompe cardiache); dall’altro, il settore dell’Oftalmologia. -tit_org- J&J: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa Johnson & Johnson: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa   -sec_org-
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		<tp:writer>Vittorio Carlini</tp:writer>
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