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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[La crisi in Medio Oriente e il rischio di un aumento degli italiani che rinunciano a visite ed esami ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303037709474.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"adnkronos.com" </b>  del 03 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La crisi economica spaventa gli italiani che potrebbero rinunciare a curarsi. Cosa dicono gli esperti</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:04:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="558739" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303037709474.PDF"><![CDATA[adnkronos.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.adnkronos.com/cronaca/la-crisi-in-medio-oriente-e-il-rischio-di-un-aumento-degli-italiani-che-rinunciano-a-visite-ed-esami_2gdkdqgh3y8j6R2VgdOz7h]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 circa 5,8 mln di cittadini hanno smesso di curarsi, un trend in crescita negli ultimi anni per liste d'attesa e difficoltà economiche. Il punto di vista del sindacato Sumai e di SalutequitàIl conflitto tra Iran e Usa-Israele e la crisi geopolitica in Medio Oriente stanno impattando sulle economie dei Paesi europei con le prime avvisaglie di una sempre più concreta crisi energetica. La Commissione europea ha già avvisato parlando di "preparazione all'austerity". Uno scenario che avrà conseguenze anche sui sistemi sanitari e sulle scelte dei cittadini che già negli anni posti pandemia Covid sembrano orientanti a stringere la cinghia sulle necessità di cura. Come ha evidenziato l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2024 "circa 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, evidenziando una crisi del Servizio sanitario nazionale". Un fenomeno "in forte aumento rispetto ai 4,5 milioni del 2023, trainato principalmente dalle lunghissime liste d'attesa e dalle difficoltà economiche", precisa il report.Difficoltà economiche che la crisi in Medio Oriente potrebbe esacerbare. "E' difficile fare previsioni, aspettiamo intanto il dato 2025 per vedere il trend", spiega all'Adnkronos Salute Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ma le avvisaglie di un possibile rischio che nel 2026 crescano gli italiani costretti a 'tagliare' esami e visite, o a posticiparle a periodi migliori nella speranza che le armi tacciano, è molto realistico. Nel rapporto Gimbe, se la media della popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è del 9,9%, sono da ricordare i picchi: in Sardegna si arriva al 17,2%, in Abruzzo al 12,6%, in Umbria al 12,2% e nel Lazio al 12%.Le reazioni. Secondo Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici ambulatoriali: "Tra inflazione e aumento dei costi, tra cui il caro carburante, anche legati ai conflitti in corso, sempre più persone sono in difficoltà - spiega all'Adnkronos Salute Magi - Le cause principali sono tre: la riduzione dell'offerta pubblica, dovuta al minor numero di specialisti sul territorio; l'aumento dei costi delle assicurazioni sanitarie, che non tutti possono permettersi; e il calo del potere d'acquisto, con stipendi fermi e prezzi in crescita". Per questi motivi "molti italiani non riescono più a curarsi. E in un Paese sempre più anziano - l'Italia è il più longevo dell'Unione europea, con oltre il 24% della popolazione over 65 - questo significa anche difficoltà a tenere sotto controllo patologie croniche come il diabete o a gestire problemi come le fratture", sottolinea il leader sindacale.A peggiorare il quadro l'allungamento delle liste d'attesa. "Lo vedo ogni giorno negli ambulatori", testimonia Magi: "Per un'ecografia addominale si arriva a 6 mesi, per quella alla tiroide fino a 11 mesi, mentre per una Tac total body si può attendere anche 1 anno. Una visita cardiologica? Tre mesi nelle grandi città, fino a 6 mesi in provincia"."Con tre guerre in corso i costi continuano a crescere, sia per le famiglie sia per il Servizio sanitario nazionale: aumentano le spese per energia e trasporti, con ricadute su beni e servizi. E' un momento difficile anche per il Ssn, che invece deve essere più vicino ai cittadini". A dirlo all'Adnkronos Salute è Tonino Aceti, presidente di Salutequità. "Da tempo assistiamo a una crescente difficoltà degli italiani ad accedere alle cure. Nel 2024, secondo l'Istat, circa il 9,9% della popolazione - quasi 1 persona su 10 - ha rinunciato a curarsi", ricorda. "Di questi, il 6,8% ha rinunciato a causa delle liste d'attesa troppo lunghe e il 5,3% per motivi economici. Si tratta di un peggioramento evidente - sottolinea Aceti - rispetto al periodo pre-pandemia: nel 2019 la quota era del 6,3%, salita appunto al 9,9% nel 2024, nonostante l'aumento del Fondo sanitario nazionale e gli interventi su personale e liste d'attesa". Il fenomeno, inoltre, non è uniforme sul territorio: "Al Nord la rin
uncia alle cure è al 9,2%, mentre nel Mezzogiorno sale al 10,3%. Qui si concentrano maggiori difficoltà, sia dal punto di vista sanitario sia economico: stipendi più bassi, meno occupazione e servizi sanitari regionali più in affanno", rimarca il presidente di Salutequità, che per affrontare la situazione indica alcune priorità: "Il Governo deve mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale e garantire l'accesso tempestivo alle cure a tutti. Servono misure urgenti per sostenere le famiglie, soprattutto le più fragili, aumentando il finanziamento del Ssn, riducendo le liste d'attesa e valutando interventi come la riduzione o sospensione temporanea dei ticket su visite specialistiche e farmaci".Infine, i dati sulla spesa: "Tra gennaio e ottobre 2024, secondo il Mef, gli italiani hanno speso per ticket 1,25 miliardi di euro per i farmaci e 1,55 miliardi per le prestazioni specialistiche, cifre in aumento rispetto al 2021. In un momento in cui le famiglie devono già fare i conti con il caro vita, e quindi razionalizzare la propria spesa, non possono e non devono essere costrette ancor di più a 'razionare' l’accesso alle cure. Per questo intervenire solo sul fronte delle accise non basta. E' necessario intervenire concretamente e subito anche sul potenziamento dell'accesso alle cure", conclude Aceti.Secondo i dati della sorveglianza Passi d'argento dell'Istituto superiore di sanità, nel biennio 2023-2024 il 15% degli ultra 65enni ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l'intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 66% ha riferito di non aver rinunciato a nessuna visita o esame, mentre il 19% ha dichiarato di non averne avuto necessità. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie sale al 18%. Nel biennio 2023-2024 - continua il report dell'Iss - tra coloro che hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita o a un esame diagnostico pur avendone bisogno, ben oltre la metà (65%) ha indicato le lunghe liste d'attesa come causa principale, il 17% la difficoltà nel raggiungere la struttura (eccessiva distanza o mancanza di mezzi di trasporto adeguati) o orari poco convenienti, mentre il 14% ha dichiarato come motivo i costi troppo elevati delle prestazioni sanitarie. Queste motivazioni sono state indicate sempre più frequentemente nel corso dei 4 anni di rilevazione: le lunghe liste di attesa sono state indicate dal 10% degli intervistati che ha rinunciato alle visite mediche nel 2020, ma dal 68% degli intervistati nel 2023; la difficoltà nel raggiungere la struttura viene indicata dal 4% di chi ha rinunciato nel 2020 e dal 17% nel 2023; i costi eccessivi dall'1% e dal 16% negli stessi anni.Se il problema delle liste d'attesa in alcune regioni è diventato una priorità dopo l'intervento del decreto del Governo, più difficile trovare una soluzione ai costi in un momento globale di crisi economica e di rischio reale di recessione per l'economia globale. A fronte di questo gli italiani possono ancora contare su un Servizio sanitario nazionale universalistico che garantisce al cittadino la gratuità di molte prestazioni. Ma quanto potrà reggere?   
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		<tp:writer>Adnkronos</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Schillaci: «Avanti sulle Case di Comunità con 600 milioni per le assunzioni» - Calabria inchieste ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302924008305.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"calabriainchieste.it" </b>  del 03 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Avanti sulle Case di comunità, con 600 milioni per assumere medici e infermieri nei presidi territoriali incaricati di alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali. E avanti anche con la lotta alle liste d’attesa, perché “laddove la legge funziona, i tempi diminuiscono”. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa il punto sui temi […]</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:25:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.calabriainchieste.it/2026/04/03/schillaci-avanti-sulle-case-di-comunita-con-600-milioni-per-le-assunzioni/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ministro al Forum dell'Agenzia: «Dove la legge funziona le liste di attesa calano, resta il divario Nord-Sud»Avanti sulle Case di comunità, con 600 milioni per assumere medici e infermieri nei presidi territoriali incaricati di alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali. E avanti anche con la lotta alle liste d’attesa, perché “laddove la legge funziona, i tempi diminuiscono”.Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa il punto sui temi caldi della sanità e sulle difficoltà che incidono sulla vita dei cittadini, pesando in modo diverso a seconda della regione di residenza. Mentre è ancora in corso la riforma della medicina territoriale e delle professioni sanitarie, l’Italia si è dotata di un Piano per la salute mentale “mancato per ben 13 anni” e punta a riguadagnare il terreno perso sugli screening oncologici e i vaccini. Medico, ricercatore e rettore universitario prima ancora che ministro, Schillaci passa in rassegna, all’ANSA FORUM, risultati e obiettivi dei suoi 1.260 giorni al dicastero di Lungotevere Ripa.Prevenzione, screening e vaccini sono le parole d’ordine “per una sanità del futuro sostenibile e universale”, in cui “si vive più a lungo ma bisogna anche cercare di far ammalare di meno le persone”. In cima alle priorità ci sono le liste d’attesa, che impongono mesi per ottenere una colonscopia o una visita dermatologica, spingendo verso la sanità privata o a rinunciare alle cure. Da un anno a questa parte, ha precisato Schillaci, “c’è una legge per ottenere prestazioni sanitarie in tempi congrui”. Prevede che chi non riesce a ottenere una prestazione nel pubblico, possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi.“Il Cup unico sta ottenendo risultati positivi, ma c’è ancora da lavorare. Dove la legge è applicata, il trend è positivo: c’è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi di attesa. Ma c’è ancora disomogeneità, con regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso”. Ma allo stesso tempo è a lavoro con l’Istituto superiore di sanità per migliorare le prescrizioni perché, spiega, c’è anche un altro lato della medaglia: “un numero crescente di richieste di esami diagnostici e un tasso elevato di inappropriatezza”. Compiuti i suoi primi 47 anni, il Servizio sanitario nazionale si trova ora di fronte a una novità che dovrebbe cambiarne il volto: l’entrata a regime delle Case di comunità, strutture finanziate con i fondi del Pnrr per ospitare presidi sanitari in grado di fornire la prima risposta di salute sul territorio.Ma, secondo il monitoraggio Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo 66 su 1.715 erano pienamente operative. In realtà, precisa il ministro, “in base agli ultimi dati, siamo in linea. Anche qui ci sono realtà più avanti e altre più indietro. Però bisogna dare un ulteriore impulso, non solo creando infrastrutture ma anche servizi. Per questo stiamo lavorando per assumere personale: nelle leggi di bilancio sono già stati stanziati 250 milioni per il 2024 e 350 milioni per il 2025.E poi c’è bisogno della collaborazione dei medici di medicina generale, il cui ruolo è indispensabile”. E poiché non c’è salute senza salute mentale, Schillaci parla anche del Piano nazionale 2025-2030, approvato pochi mesi fa per dare una risposta alla carenza di servizi territoriali e al crescente bisogno di supporto psicologico, che la pandemia da Covid ha reso più evidente. “Dopo 13 anni, l’Italia ha finalmente un Piano organico”, per il quale “nel primo anno sono stati previsti 30 milioni da destinare alle assunzioni di professionisti”. I recenti casi di cronaca evidenziano un ruolo sempre più problematico del web.“Oggi più che mai deve fare i conti con nuove forme di dipendenza, come quelle dai social”. E con pazienti sempre più giovani. Per questo, il piano, finanziato con risorse pluriennali, punta soprattutto sulla prevenzione: “Abbiamo finanziato psicologi nelle scuole. Riconoscere i disturbi psichiatrici in età giovanile – ha concluso – significa e
vitare che negli anni si arrivi a situazioni più complesse e difficili da recuperare”(ansa).   
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		<tp:writer>Redazione Calabria Inchieste</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Fse, Gimbe: consenso dal 44% degli assistiti, Lombardia sopra la media nazionale ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302950008565.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302950008565.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"fpress.it" </b>  del 03 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 10:35:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="22" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302950008565.PDF"><![CDATA[fpress.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.fpress.it/attualita/fse-gimbe-consenso-solo-dal-44-degli-assistiti-ritardi-anche-nelle-regioni/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Solo il 44% dei cittadini ha dato il consenso all’uso del proprio Fascicolo sanitario elettronico e nessuna Regione è ancora in grado di alimentarlo con tutte le 20 tipologie di documenti previste. A tre giorni dalla scadenza del 31 marzo fissata dal Pnrr per l’adeguamento agli standard del Fse 2.0, i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe fotografano un sistema ancora lontano dalla piena operatività.Il termine rappresentava un passaggio chiave della riforma digitale del Servizio sanitario nazionale, sostenuta da un investimento di 1,38 miliardi di euro, con l’obiettivo di costruire un’infrastruttura interoperabile capace di raccogliere e rendere disponibili i dati clinici su scala nazionale. Tuttavia, come osserva il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, «senza una interoperabilità reale, il Fse resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria».I dati più recenti disponibili, aggiornati al 30 settembre 2025, mostrano che nessuna Regione è ancora in grado di garantire la piena alimentazione del Fascicolo con tutte le 20 tipologie documentali previste dal decreto ministeriale del 7 settembre 2023. Il livello di completezza resta molto variabile: si passa dai 17 documenti caricati dall’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia, a conferma di un divario territoriale che continua a rappresentare uno dei principali nodi strutturali del progetto. Cittadini che hanno espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti Accanto alle criticità tecniche emerge con altrettanta evidenza il tema dell’utilizzo. Solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del proprio Fascicolo da parte di medici e operatori del Ssn, una percentuale che evidenzia una frattura netta tra le diverse aree del Paese: si va dal 92% dell’Emilia-Romagna al 2% di Abruzzo e Campania, con la Lombardia tra le Regioni nettamente sopra la media nazionale. «Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio Fse – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo».Il ritardo, dunque, non riguarda soltanto l’adeguamento infrastrutturale delle piattaforme, ma chiama in causa fattori più ampi: alfabetizzazione digitale, fiducia nella sicurezza dei dati e percezione dell’utilità del Fascicolo nella gestione concreta dei percorsi di cura. Elementi che, secondo Gimbe, pesano soprattutto nelle Regioni meridionali e rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Pnrr, che prevedono nei prossimi mesi un utilizzo diffuso e sistematico dello strumento.Per le farmacie, il tema non è marginale. L’effettiva operatività del Fascicolo rappresenta infatti una condizione abilitante per lo sviluppo di numerosi servizi professionali, dalla presa in carico dei pazienti cronici al monitoraggio dell’aderenza terapeutica fino all’evoluzione delle ricette dematerializzate. Senza un flusso completo e aggiornato di dati clinici, la rete delle farmacie rischia di restare ai margini di quel modello di assistenza territoriale integrata che il Fascicolo 2.0 dovrebbe rendere possibile.A fronte di questo scenario, la Fondazione sollecita interventi immediati per colmare i divari regionali e rafforzare sia l’infrastruttura tecnologica sia le politiche di ingaggio dei cittadini. Perché, come suggerisce implicitamente il quadro tracciato, la scadenza del 31 marzo non segna un punto di arrivo, ma semmai l’inizio di una fase decisiva: quella in cui il Fascicolo sanitario elettronico dovrà dimostrare di poter passare da piattaforma potenziale a strumento realmente utilizzato nella pratica quotidiana dell’assistenza.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[“Mancano 20mila infermieri in Italia” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302923408311.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302923408311.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laprovinciadibiella.it" </b>  del 03 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''appello parte dal sindacato Nursing. "Mancano 20mila infermieri in Italia". Problemi anche nel Biellese</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://laprovinciadibiella.it/attualita/mancano-20mila-infermieri-in-italia/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Appello del sindacato NursingPubblicatoilDiLa riforma della sanità territoriale rischia di finire su un binario morto prima ancora di arrivare a destinazione. A pochi mesi dalla scadenza del PNRR, Nursing Up denuncia il corto circuito della Missione 6: oltre 20mila infermieri mancanti all’appello per rendere operative le nuove strutture, in un Paese che già soffre una carenza strutturale di 175mila professionisti rispetto agli standard europei.«Siamo di fronte a un paradosso pericoloso», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale di Nursing Up. «Stiamo correndo per completare i cantieri, ma la verità è che non abbiamo il personale per farli funzionare. Inaugurare Case e Ospedali di Comunità senza infermieri di famiglia significa consegnare ai cittadini dei gusci vuoti. Non si cura la gente con il cemento e i rendering, servono professionisti in carne e ossa».L’ITALIA A DUE VELOCITÀI dati Agenas confermano lo sbandamento: oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi è concentrato al Nord, mentre il Mezzogiorno – con la Campania in testa – resta impantanato in una rete frammentata e con livelli di operatività minimi. Anche dove le strutture esistono, le rilevazioni GIMBE evidenziano servizi multidisciplinari spesso incompleti o puramente formali.Il fabbisogno stimato è raddoppiato rispetto alle previsioni della Legge 77/2020. Il problema non è solo la formazione, ma la capacità di trattenere il talento: tra turni massacranti e stipendi non competitivi, gli infermieri scelgono la libera professione o l’estero.«Il sistema sta espellendo le sue eccellenze», avverte De Palma. «Senza un piano per rendere di nuovo attrattiva la professione, il PNRR si trasformerà nel più grande spreco di risorse della storia recente».Per evitare il default della Missione Salute, Nursing Up indica una strada immediata: lo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche.«È l’unica leva concreta per recuperare subito forza lavoro oggi dispersa e rafforzare l’assistenza sul territorio senza attendere i tempi biblici dei concorsi o della formazione universitaria», spiega il Presidente.«Serve un elettroshock agli organici e alle condizioni di lavoro», conclude De Palma. «Il rischio concreto è arrivare al 31 dicembre 2026 con una sanità sulla carta modernissima, ma nei fatti paralizzata. Senza personale, la riforma non decolla: resta ferma su quel binario morto che condanna i pazienti, specialmente i più fragili e gli anziani, all’abbandono».Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina FacebookA Città Studi applausi per lo spettacolo dedicato a Maria BoninoIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.Copyright © 2024 laprovinciadibiella.it S.r.l. - P.IVA: 02654850029 - ROC: 30818Reg. Tribunale di Biella n. 582 del 30/06/2014 - Direttore responsabile: Cesare MaiaRedazione: Via Vescovado, n. 5 - 13900 Biella - Tel. 015 32383 - Fax 015 31834La testata fruisce dei contributi diretti editoria d.lgs. 70/2017Servizi informatici e concessionaria di pubblicità: Diario del Web S.r.l.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Redazione Online</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Cisl Medici: “Sui medici di famiglia serve un intervento strutturale” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303041409379.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303041409379.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"latinaquotidiano.it" </b>  del 03 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La Cisl Medici richiama l’attenzione sulla carenza dei medici di medicina generale dopo il rapporto Gimbe, chiedendo interventi strutturali su formazione, retribuzioni e organizzazione del lavoro</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.latinaquotidiano.it/cisl-medici-sui-medici-di-famiglia/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La carenza dei medici di medicina generale torna al centro del confronto sanitario nazionale. A rilanciare l’allarme è la Cisl Medici, che, dopo la pubblicazione del rapporto della Fondazione Gimbe, parla di una situazione ormai diffusa e destinata ad aggravarsi nei prossimi anni, chiedendo un intervento immediato e strutturale.A intervenire è Luciana Cois, segretaria generale della Cisl Medici, che sottolinea come il tema della mancanza di medici di famiglia venga segnalato da tempo. Secondo quanto evidenziato nel rapporto richiamato dal sindacato, mancano attualmente 5.700 medici di medicina generale e, da qui al 2028, si aggiungeranno 8.180 pensionamenti.Per Cois, il quadro delineato dallo studio consegna un’immagine ancora più allarmante di una criticità già nota.Sul tema interviene anche Pasquale Speranza, coordinatore nazionale dei medici di medicina generale della Cisl, che collega la situazione a errori di programmazione e a scelte maturate nel tempo, richiamando in particolare le dinamiche connesse al numero chiuso.Speranza pone inoltre l’attenzione sulle difficoltà applicative del nuovo modello assistenziale, chiedendosi come sia possibile dare piena attuazione alle Case di comunità se gran parte dei medici si trova già a massimale orario. In questo quadro, secondo il sindacato, diventa complesso realizzare concretamente la fase attuativa del decreto ministeriale 77.Nel ragionamento della Cisl Medici emerge anche un altro elemento: la medicina generale viene descritta come una professione sempre meno attrattiva. Per questa ragione, il sindacato ritiene necessario intervenire su più fronti, a partire da una specifica formazione universitaria, da un aumento delle retribuzioni e da una revisione del carico di lavoro.Tra le criticità segnalate c’è anche quella della burocrazia. Secondo Speranza, all’attività di assistenza ai pazienti si affianca un peso amministrativo sempre più rilevante, che con il digitale, anziché diminuire, sarebbe addirittura aumentato.Il risultato, secondo la posizione espressa, è che gli adempimenti burocratici finiscono per assorbire quasi più tempo dell’attività svolta in ambulatorio.Un ultimo aspetto evidenziato riguarda il ruolo territoriale del medico di famiglia. Per la Cisl Medici, non è immaginabile frammentare o eliminare la presenza capillare degli studi medici sul territorio nazionale, considerati un riferimento essenziale soprattutto nelle aree più disagiate del Paese.Speranza richiama infatti il valore della medicina di prossimità, indicando negli studi dei medici di famiglia un presidio fondamentale per i cittadini.Il sindacato torna quindi a chiedere misure strutturali per affrontare una carenza che, secondo quanto denunciato, rischia di pesare sempre di più sull’organizzazione dell’assistenza territoriale e sulla capacità del sistema di garantire una risposta adeguata ai bisogni dei cittadini.LatinaQuotidiano.it giornale di approfondimento economico politico associativo sulla provincia di Latina.LatinaQuotidiano.it è associato ANSO.Editore: Net In Progress S.R.L© Copyright 2021 - LatinaQuotidiano. Tutti i diritti riservati. Testata registrata presso il Tribunale di Roma n.43/2016 del 9 marzo 2016 - Privacy Policy | Cookie Policy   
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		<title><![CDATA[La crisi in Medio Oriente e il rischio di un aumento degli italiani che rinunciano a visite ed esami ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303038209475.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"montagneepaesi.com" </b>  del 03 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - Il conflitto tra Iran e Usa-Israele e la crisi geopolitica in Medio Oriente stanno impattando sulle economie dei Paesi europei con le prime</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:04:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.montagneepaesi.com/la-crisi-in-medio-oriente-e-il-rischio-di-un-aumento-degli-italiani-che-rinunciano-a-visite-ed-esami/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) – Il conflitto tra Iran e Usa-Israele e la crisi geopolitica in Medio Oriente stanno impattando sulle economie dei Paesi europei con le prime avvisaglie di una sempre più concreta crisi energetica. La Commissione europea ha già avvisato parlando di "preparazione all'austerity". Uno scenario che avrà conseguenze anche sui sistemi sanitari e sulle scelte dei cittadini che già negli anni posti pandemia Covid sembrano orientanti a stringere la cinghia sulle necessità di cura. Come ha evidenziato l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2024 "circa 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, evidenziando una crisi del Servizio sanitario nazionale". Un fenomeno "in forte aumento rispetto ai 4,5 milioni del 2023, trainato principalmente dalle lunghissime liste d'attesa e dalle difficoltà economiche", precisa il report.  Difficoltà economiche che la crisi in Medio Oriente potrebbe esacerbare. "E' difficile fare previsioni, aspettiamo intanto il dato 2025 per vedere il trend", spiega all'Adnkronos Salute Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ma le avvisaglie di un possibile rischio che nel 2026 crescano gli italiani costretti a 'tagliare' esami e visite, o a posticiparle a periodi migliori nella speranza che le armi tacciano, è molto realistico. Nel rapporto Gimbe, se la media della popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è del 9,9%, sono da ricordare i picchi: in Sardegna si arriva al 17,2%, in Abruzzo al 12,6%, in Umbria al 12,2% e nel Lazio al 12%.  Le reazioni. Secondo Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici ambulatoriali: "Tra inflazione e aumento dei costi, tra cui il caro carburante, anche legati ai conflitti in corso, sempre più persone sono in difficoltà – spiega all'Adnkronos Salute Magi – Le cause principali sono tre: la riduzione dell'offerta pubblica, dovuta al minor numero di specialisti sul territorio; l'aumento dei costi delle assicurazioni sanitarie, che non tutti possono permettersi; e il calo del potere d'acquisto, con stipendi fermi e prezzi in crescita". Per questi motivi "molti italiani non riescono più a curarsi. E in un Paese sempre più anziano – l'Italia è il più longevo dell'Unione europea, con oltre il 24% della popolazione over 65 – questo significa anche difficoltà a tenere sotto controllo patologie croniche come il diabete o a gestire problemi come le fratture", sottolinea il leader sindacale.  A peggiorare il quadro l'allungamento delle liste d'attesa. "Lo vedo ogni giorno negli ambulatori", testimonia Magi: "Per un'ecografia addominale si arriva a 6 mesi, per quella alla tiroide fino a 11 mesi, mentre per una Tac total body si può attendere anche 1 anno. Una visita cardiologica? Tre mesi nelle grandi città, fino a 6 mesi in provincia". "Con tre guerre in corso i costi continuano a crescere, sia per le famiglie sia per il Servizio sanitario nazionale: aumentano le spese per energia e trasporti, con ricadute su beni e servizi. E' un momento difficile anche per il Ssn, che invece deve essere più vicino ai cittadini". A dirlo all'Adnkronos Salute è Tonino Aceti, presidente di Salutequità. "Da tempo assistiamo a una crescente difficoltà degli italiani ad accedere alle cure. Nel 2024, secondo l'Istat, circa il 9,9% della popolazione – quasi 1 persona su 10 – ha rinunciato a curarsi", ricorda. "Di questi, il 6,8% ha rinunciato a causa delle liste d'attesa troppo lunghe e il 5,3% per motivi economici. Si tratta di un peggioramento evidente – sottolinea Aceti – rispetto al periodo pre-pandemia: nel 2019 la quota era del 6,3%, salita appunto al 9,9% nel 2024, nonostante l'aumento del Fondo sanitario nazionale e gli interventi su personale e liste d'attesa". Il fenomeno, inoltre, non è uniforme sul territorio: "Al Nord la rinuncia alle cure è al 9,2%, mentre nel Mezzogiorno sale al 10,3%. Qui si concentrano maggiori difficoltà, sia dal punto di vista sanitario sia economico: stipendi più bassi, meno occupazione e servizi sanitari regional
i più in affanno", rimarca il presidente di Salutequità, che per affrontare la situazione indica alcune priorità: "Il Governo deve mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale e garantire l'accesso tempestivo alle cure a tutti. Servono misure urgenti per sostenere le famiglie, soprattutto le più fragili, aumentando il finanziamento del Ssn, riducendo le liste d'attesa e valutando interventi come la riduzione o sospensione temporanea dei ticket su visite specialistiche e farmaci". Infine, i dati sulla spesa: "Tra gennaio e ottobre 2024, secondo il Mef, gli italiani hanno speso per ticket 1,25 miliardi di euro per i farmaci e 1,55 miliardi per le prestazioni specialistiche, cifre in aumento rispetto al 2021. In un momento in cui le famiglie devono già fare i conti con il caro vita, e quindi razionalizzare la propria spesa, non possono e non devono essere costrette ancor di più a 'razionare' l’accesso alle cure. Per questo intervenire solo sul fronte delle accise non basta. E' necessario intervenire concretamente e subito anche sul potenziamento dell'accesso alle cure", conclude Aceti. Secondo i dati della sorveglianza Passi d'argento dell'Istituto superiore di sanità, nel biennio 2023-2024 il 15% degli ultra 65enni ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l'intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 66% ha riferito di non aver rinunciato a nessuna visita o esame, mentre il 19% ha dichiarato di non averne avuto necessità. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie sale al 18%. Nel biennio 2023-2024 – continua il report dell'Iss – tra coloro che hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita o a un esame diagnostico pur avendone bisogno, ben oltre la metà (65%) ha indicato le lunghe liste d'attesa come causa principale, il 17% la difficoltà nel raggiungere la struttura (eccessiva distanza o mancanza di mezzi di trasporto adeguati) o orari poco convenienti, mentre il 14% ha dichiarato come motivo i costi troppo elevati delle prestazioni sanitarie. Queste motivazioni sono state indicate sempre più frequentemente nel corso dei 4 anni di rilevazione: le lunghe liste di attesa sono state indicate dal 10% degli intervistati che ha rinunciato alle visite mediche nel 2020, ma dal 68% degli intervistati nel 2023; la difficoltà nel raggiungere la struttura viene indicata dal 4% di chi ha rinunciato nel 2020 e dal 17% nel 2023; i costi eccessivi dall'1% e dal 16% negli stessi anni.  Se il problema delle liste d'attesa in alcune regioni è diventato una priorità dopo l'intervento del decreto del Governo, più difficile trovare una soluzione ai costi in un momento globale di crisi economica e di rischio reale di recessione per l'economia globale. A fronte di questo gli italiani possono ancora contare su un Servizio sanitario nazionale universalistico che garantisce al cittadino la gratuità di molte prestazioni. Ma quanto potrà reggere?  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info) Ricevi gratis le notizie di Montagne & Paesi sul tuo telefonino!Iscriviti al nostro canale WhatsApp ufficiale per restare sempre aggiornato su notizie e curiosità dalle valli. Clicca qui per iscriverti al canale Seguici anche su Telegram!Unisciti al canale Telegram di Montagne & Paesi per ricevere tutte le news in tempo reale. Clicca qui per iscriverti su TelegramEditore: PUBBLI MEDIA s.r.l. Direttore responsabile: Enrico TironiReg: Tribunale di Bergamo: 14 del 08.04.1997P. IVA e Cod. Fisc.: 01975490986Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nelle impostazioni.Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo bro
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		<title><![CDATA[Basilicata, Osservatorio Gimbe: Gravi ritardi sulla sanità territoriale in ritardo e zero servizi attivi – Oltre Free Press – Quotidiano di Notizie Gratuite ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302106100046.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"oltrefreepress.com" </b>  del 02 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 01:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.oltrefreepress.com/basilicata-osservatorio-gimbe-gravi-ritardi-sulla-sanita-territoriale-in-ritardo-e-zero-servizi-attivi/]]></tp:url>
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		<title><![CDATA[Pnrr in Calabria, corsa contro il tempo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302922308332.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302922308332.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianodelsud.it" </b>  del 02 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tre mesi per completare i progetti del Pnrr ed evitare di rimandare indietro i fondi. In Calabria un solo progetto oltre il 95%</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:32:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cosenza/economia/salute-e-assistenza/2026/04/03/pnrr-in-calabria-corsa-contro-il-tempo]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Tre mesi per completare i progetti del Pnrr ed evitare di rimandare indietro i fondi. In Calabria un solo progetto oltre il 95%COSENZA – Tre mesi esatti di tempo per evitare di rispedire indietro i fondi Pnrr e restare con un pugno id mosche. Mentre la Regione chiede di accelerare con urgenza assoluta i progetti su Case e ospedali di comunità della Regione, in provincia di Cosenza bisogna fare i conti con la realtà. Ci sono progetti che difficilmente arriveranno alla fine del target, se non per il ritto della cuffia, altre invece che sono ormai prossime alla consegna. E, comunque, non si tratta di tutte. Solo di quelle che nell’ultimo mese hanno fatto passi in avanti, almeno stando agli stati di avanzamento lavori approvati dall’Asp di Cosenza alla fine di marzo.  PNRR NUOVI OSPEDALI E CASE DI COMUNITÀ A RISCHIONove ospedali di comunità e ventidue case di comunità sono le strutture che dovrebbero sorgere in provincia di Cosenza. Agli inizi di marzo la Regione aveva deviato i fondi destinati a Rende verso la casa di comunità di Cetraro, salvo poi far approvare dall’Asp un piano da oltre due milioni di euro con fondi propri per finanziare anche questo progetto e cercare di centrare le scadenze con estrema urgenza.Complessivamente, stando al rapporto Gimbe di tre giorni fa, in Calabria ci sarebbero soltanto due Case di comunità operative, ma senza un servizio medico o infermieristico attivo. La Calabria al momento è ben al di sotto la media nazionale per numero di strutture aperte.MALISSIMO SAN MARCO ARGENTANO, BENISSIMO CETRARO  Complice forse anche il trasferimento di fondi per far fronte alle varianti, la casa della comunità di Cetraro è praticamente prossima al completamento. L’ultimo aggiornamento certifica il 94,82% dei lavori terminati. Dall’altro lato, invece, c’è San Marco Argentano. Il progetto dell’ospedale di comunità è ancora in alto mare. Alla fine di marzo, infatti, l’Asp ha approvato los tato di avanzamento lavori che certifica il16,6% di completamento dell’opera. Molto poco per tre mesi a disposizione.LE ALTRE OPERE Pochi progetti tra quelli approvati a marzo ha superato la soglia del 50% di completamento: c’è l’ospedale di comunità di Lungro al 50,96% e la casa di comunità di Scalea che ha superato il 53% di avanzamento lavori. Subito dopo troviamo la casa di comunità di Casali del Manco, completata al 44,5% e quella di Verbicaro, ferma al 40,2%. Male ancora Mormanno e Trebisacce: i due ospedali di comunità sono rispettivamente al 26,93% e al 22,2% di completamento. Stesse percentuali per il progetto di Rocca Imperiale. la Casa di comunità è al momento completata soltanto al 20%. A Crosia e San Giorgio Albanese invece i progetti sono al 34 e al 35% di avanzamento. Montalto anche in affanno: lavori al 39,35% mentre l’ospedale di comunità di Scalea viaggia con il vento in poppa avendo chiuso il 45,7% dei lavori previsti. Infine, l’ospedale di comunità di Cassano dove è stato completato il 35,4% dei lavori.Situazione critica, dunque, che richiede un’accelerazione forte. Nel frattempo, la Calabria spera nella “promessa” di Calderoli pe ravviare un processo straordinario di assunzioni, compre quelle necessarie al Pnrr.   
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	<item>
		<title><![CDATA[Pnrr in Calabria, corsa contro il tempo - Il Quotidiano del Sud ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302948708580.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianodelsud.it" </b>  del 03 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tre mesi per completare i progetti del Pnrr ed evitare di rimandare indietro i fondi. In Calabria un solo progetto oltre il 95%</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 10:39:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[La crisi in Medio Oriente e il rischio di un aumento degli italiani che rinunciano a visite ed esami - Vipiù ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303037609473.PDF</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:04:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.vipiu.it/leggi/la-crisi-in-medio-oriente-e-il-rischio-di-un-aumento-degli-italiani-che-rinunciano-a-visite-ed-esami/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) – Il conflitto tra Iran e Usa-Israele e la crisi geopolitica in Medio Oriente stanno impattando sulle economie dei Paesi europei con le prime avvisaglie di una sempre più concreta crisi energetica. La Commissione europea ha già avvisato parlando di "preparazione all'austerity". Uno scenario che avrà conseguenze anche sui sistemi sanitari e sulle scelte dei cittadini che già negli anni posti pandemia Covid sembrano orientanti a stringere la cinghia sulle necessità di cura. Come ha evidenziato l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2024 "circa 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, evidenziando una crisi del Servizio sanitario nazionale". Un fenomeno "in forte aumento rispetto ai 4,5 milioni del 2023, trainato principalmente dalle lunghissime liste d'attesa e dalle difficoltà economiche", precisa il report.  Difficoltà economiche che la crisi in Medio Oriente potrebbe esacerbare. "E' difficile fare previsioni, aspettiamo intanto il dato 2025 per vedere il trend", spiega all'Adnkronos Salute Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ma le avvisaglie di un possibile rischio che nel 2026 crescano gli italiani costretti a 'tagliare' esami e visite, o a posticiparle a periodi migliori nella speranza che le armi tacciano, è molto realistico. Nel rapporto Gimbe, se la media della popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è del 9,9%, sono da ricordare i picchi: in Sardegna si arriva al 17,2%, in Abruzzo al 12,6%, in Umbria al 12,2% e nel Lazio al 12%.  Le reazioni. Secondo Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici ambulatoriali: "Tra inflazione e aumento dei costi, tra cui il caro carburante, anche legati ai conflitti in corso, sempre più persone sono in difficoltà – spiega all'Adnkronos Salute Magi – Le cause principali sono tre: la riduzione dell'offerta pubblica, dovuta al minor numero di specialisti sul territorio; l'aumento dei costi delle assicurazioni sanitarie, che non tutti possono permettersi; e il calo del potere d'acquisto, con stipendi fermi e prezzi in crescita". Per questi motivi "molti italiani non riescono più a curarsi. E in un Paese sempre più anziano – l'Italia è il più longevo dell'Unione europea, con oltre il 24% della popolazione over 65 – questo significa anche difficoltà a tenere sotto controllo patologie croniche come il diabete o a gestire problemi come le fratture", sottolinea il leader sindacale.  A peggiorare il quadro l'allungamento delle liste d'attesa. "Lo vedo ogni giorno negli ambulatori", testimonia Magi: "Per un'ecografia addominale si arriva a 6 mesi, per quella alla tiroide fino a 11 mesi, mentre per una Tac total body si può attendere anche 1 anno. Una visita cardiologica? Tre mesi nelle grandi città, fino a 6 mesi in provincia". "Con tre guerre in corso i costi continuano a crescere, sia per le famiglie sia per il Servizio sanitario nazionale: aumentano le spese per energia e trasporti, con ricadute su beni e servizi. E' un momento difficile anche per il Ssn, che invece deve essere più vicino ai cittadini". A dirlo all'Adnkronos Salute è Tonino Aceti, presidente di Salutequità. "Da tempo assistiamo a una crescente difficoltà degli italiani ad accedere alle cure. Nel 2024, secondo l'Istat, circa il 9,9% della popolazione – quasi 1 persona su 10 – ha rinunciato a curarsi", ricorda. "Di questi, il 6,8% ha rinunciato a causa delle liste d'attesa troppo lunghe e il 5,3% per motivi economici. Si tratta di un peggioramento evidente – sottolinea Aceti – rispetto al periodo pre-pandemia: nel 2019 la quota era del 6,3%, salita appunto al 9,9% nel 2024, nonostante l'aumento del Fondo sanitario nazionale e gli interventi su personale e liste d'attesa". Il fenomeno, inoltre, non è uniforme sul territorio: "Al Nord la rinuncia alle cure è al 9,2%, mentre nel Mezzogiorno sale al 10,3%. Qui si concentrano maggiori difficoltà, sia dal punto di vista sanitario sia economico: stipendi più bassi, meno occupazione e servizi sanitari regional
i più in affanno", rimarca il presidente di Salutequità, che per affrontare la situazione indica alcune priorità: "Il Governo deve mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale e garantire l'accesso tempestivo alle cure a tutti. Servono misure urgenti per sostenere le famiglie, soprattutto le più fragili, aumentando il finanziamento del Ssn, riducendo le liste d'attesa e valutando interventi come la riduzione o sospensione temporanea dei ticket su visite specialistiche e farmaci". Infine, i dati sulla spesa: "Tra gennaio e ottobre 2024, secondo il Mef, gli italiani hanno speso per ticket 1,25 miliardi di euro per i farmaci e 1,55 miliardi per le prestazioni specialistiche, cifre in aumento rispetto al 2021. In un momento in cui le famiglie devono già fare i conti con il caro vita, e quindi razionalizzare la propria spesa, non possono e non devono essere costrette ancor di più a 'razionare' l’accesso alle cure. Per questo intervenire solo sul fronte delle accise non basta. E' necessario intervenire concretamente e subito anche sul potenziamento dell'accesso alle cure", conclude Aceti. Secondo i dati della sorveglianza Passi d'argento dell'Istituto superiore di sanità, nel biennio 2023-2024 il 15% degli ultra 65enni ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l'intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 66% ha riferito di non aver rinunciato a nessuna visita o esame, mentre il 19% ha dichiarato di non averne avuto necessità. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie sale al 18%. Nel biennio 2023-2024 – continua il report dell'Iss – tra coloro che hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita o a un esame diagnostico pur avendone bisogno, ben oltre la metà (65%) ha indicato le lunghe liste d'attesa come causa principale, il 17% la difficoltà nel raggiungere la struttura (eccessiva distanza o mancanza di mezzi di trasporto adeguati) o orari poco convenienti, mentre il 14% ha dichiarato come motivo i costi troppo elevati delle prestazioni sanitarie. Queste motivazioni sono state indicate sempre più frequentemente nel corso dei 4 anni di rilevazione: le lunghe liste di attesa sono state indicate dal 10% degli intervistati che ha rinunciato alle visite mediche nel 2020, ma dal 68% degli intervistati nel 2023; la difficoltà nel raggiungere la struttura viene indicata dal 4% di chi ha rinunciato nel 2020 e dal 17% nel 2023; i costi eccessivi dall'1% e dal 16% negli stessi anni.  Se il problema delle liste d'attesa in alcune regioni è diventato una priorità dopo l'intervento del decreto del Governo, più difficile trovare una soluzione ai costi in un momento globale di crisi economica e di rischio reale di recessione per l'economia globale. A fronte di questo gli italiani possono ancora contare su un Servizio sanitario nazionale universalistico che garantisce al cittadino la gratuità di molte prestazioni. Ma quanto potrà reggere?  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)Fondato nel 2006, quotidiano web indipendente su Veneto (focus Vicenza), Italia, Europa e mondo e su Perle e borghi d’Italia.Redazioneredazione@vipiu.itPubblicitàinfo@vipiu.itAmministrazioneelas@editoriale-elas.orgLaPiù Tv è la web tv on demanda della testata ViPiu.it e delle altre testate di Editoriale Elas© Giovanni Coviello - Via Anastasio II 139 - 00165 Roma | P.iva 03822120246   
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