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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[ Gimbe, in Valle d'Aosta attivi servizi in tutte le Case di comunità ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103201908026.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103201908026.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:21:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/valledaosta/notizie/sanita_regionale/2026/03/31/gimbe-in-valle-daosta-attivi-servizi-in-tutte-le-case-di-comunita_accfd7fa-ca50-4bb7-b471-9f22154a4a31.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[ Il 75 per cento dei valdostani ha dato il consenso alla consultazione dell'FseAOSTA, 31 marzo 2026, 12:44Redazione ANSA- RIPRODUZIONE RISERVATA- RIPRODUZIONE RISERVATALa Valle d'Aosta figura al primo posto in Italia per l'attuazione della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal Pnrr avendo almeno un servizio attivo in tutte e quattro le Case di comunità previste. Lo certifica la Fondazione Gimbe nella sua ultima analisi. Per ciò che concerne invece gli ospedali di comunità nei 2 previsti nella regione non risultano servizi dichiarati attivi. Inoltre nel Fascicolo sanitario elettronico (Fse) regionale sono disponibili 14 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previsti, in linea con la media nazionale. Infine, secondo Gimbe, il 75% dei valdostani ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nell'Fse, contro una media nazionale del 44%.      Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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		<title><![CDATA[Sanità, Missione Salute PNRR: si rischia di non centrare i target europei – AppiaPolis – News in Tempo Reale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036309426.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"appiapolis.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Denuncia Nursing Up: "Un’auto dalla carrozzeria scintillante ma senza il motore" De Palma: “Il modello dell’Infermiere di Famiglia in Italia non è mai decollato: senza professionisti, le strutture rischiano di restare desolatamente vuote” ROMA – Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 14:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.appiapolis.it/2026/04/01/sanita-missione-salute-pnrr-si-rischia-di-non-centrare-i-target-europei/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Denuncia Nursing Up: “Un’auto dalla carrozzeria scintillante ma senza il motore”De Palma: “Il modello dell’Infermiere di Famiglia in Italia non è mai decollato: senza professionisti, le strutture rischiano di restare desolatamente vuote”ROMA – Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.Siamo di fronte a un sistema che costruisce strutture ma fatica a renderle operative, lasciando le nuove realtà territoriali prive della necessaria intensità assistenziale. Basta guardare i numeri a dir poco allarmanti.IL PARADOSSO DEL PNRR: CONTENITORI SENZA CONTENUTI«Oggi la Missione Salute del PNRR appare come un’auto dalla carrozzeria scintillante, ma priva di motore», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale di Nursing Up. I dati ufficiali certificano che il sistema sta costruendo contenitori “senza garantire i contenuti”. Nel monitoraggio Agenas, oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi è concentrato in poche regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno la rete resta frammentata e in Campania, a fronte della programmazione, l’operatività reale è ancora minima. Anche sul fronte delle Case della Comunità, i report GIMBE e Agenas evidenziano che solo una quota ridotta è realmente operativa a pieno regime con tutti i servizi multidisciplinari previsti. A questo si aggiunge il nodo del personale: rispetto agli obiettivi iniziali della Legge 77/2020, il fabbisogno stimato oggi da Agenas è raddoppiato e supera le 20.000 unità necessarie per evitare il default della Missione 6.«Il problema oggi è evidente: senza infermieri di famiglia, queste strutture non possono funzionare», prosegue De Palma. «Non si tratta solo di formare nuovi professionisti, ma di trattenere quelli che già abbiamo, cosa che il sistema oggi non riesce assolutamente fare».L’IMPIETOSO CONFRONTO EUROPEO: SISTEMI CHE REGGONO PERCHÉ HANNO PERSONALE. DOVE SONO I NOSTRI PROFESSIONISTI? DOVE SONO GLI UOMINI E LE DONNE CHE GARANTISCONO LE CURE DEL TERRITORIO?Il limite italiano emerge con forza se confrontato con i sistemi europei che gestiscono con maggiore efficacia l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle cronicità. Nel Regno Unito e in Spagna i modelli territoriali si reggono su una presenza strutturata e numericamente adeguata di personale infermieristico, che garantisce continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti.In Italia, invece, il sistema territoriale si scontra con una carenza cronica di infermieri e con un’organizzazione che non riesce ad attrarre e trattenere i professionisti. Il risultato è una riforma che resta sulla carta e fatica a tradursi in servizi reali per i cittadini.OLTRE 20.000 UNITÀ MANCANO ALL’APPELLO. UNA CARENZA STRUTTURALE AGGRAVATA DALLA FUGA DAL SSN«Portare rapidamente dentro il sistema oltre 20.000 professionisti (quanti ne indica Agenas) non è semplice», evidenzia De Palma, «anche perché l’Italia sconta una carenza strutturale di circa 175.000 infermieri rispetto agli standard europei, una criticità mai risolta. Ma soprattutto perché una parte crescente di infermieri sceglie di lasciare il Servizio sanitario nazionale».Una quota significativa di professionisti già formati si orienta infatti verso la libera professione o verso l’estero, dove trova condizioni economiche migliori e maggiore riconoscimento professionale.«Non siamo di fronte solo a una carenza numerica, ma a un sistema che non è più in grado di trattenere i suoi professionisti», sottolinea De Palma. «Se non si interviene su questo punto, ogni programmazione sul personale è destinata a fallire».LA LEVA IMMEDIATA: SBLOCCARE IL VINCO
LO DI ESCLUSIVITÀ«Per questo motivo – prosegue De Palma – una delle soluzioni che Nursing Up propone da tempo è lo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche». Consentire ai professionisti del SSN di esercitare anche al di fuori del rapporto esclusivo significa aumentare nell’immediato la disponibilità di assistenza sul territorio, valorizzare le competenze e rendere il sistema più attrattivo, senza attendere tempi lunghi di formazione.Si tratta di una misura concreta, capace di incidere subito sull’organizzazione dei servizi e di arginare la fuga dei professionisti, restituendo al sistema una quota di forza lavoro oggi dispersa.LE CONDIZIONI PER NON FALLIRE LA MISSIONE 6«Ma non basta», conclude De Palma. «Serve un intervento strutturale che renda il sistema realmente attrattivo per gli infermieri, rafforzando gli organici e garantendo condizioni di lavoro sostenibili. Senza personale, ogni riforma resta drammaticamente sulla carta».IL RISCHIO CONCRETO: STRUTTURE SENZA PERSONALE E CATTEDRALI NEL DESERTO«Senza queste riforme – avverte De Palma – il 31 dicembre 2026 segnerà il fallimento della sanità di prossimità. Non possiamo rispondere all’esplosione delle malattie croniche e all’invecchiamento della popolazione con strutture senza personale. Il rischio concreto è quello di inaugurare Case e Ospedali di Comunità destinati a restare cattedrali nel deserto, senza la capacità reale di prendere in carico le cronicità dei cittadini».   
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		<title><![CDATA[Riforma sanità territoriale Pnrr: nel monitoraggio Gimbe ritardi critici - FarmaciaVirtuale.it ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"farmaciavirtuale.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Un’analisi della Fondazione Gimbe su case e ospedali di comunità ha fotografato l’attuazione del Pnrr a rilento e disomogenea. Forti rischi per la rendicontazione finale del 30 giugno 2026.</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://farmaciavirtuale.it/riforma-sanita-territoriale-pnrr-nel-monitoraggio-gimbe-ritardi-critici/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un’analisi della Fondazione Gimbe su case e ospedali di comunità ha fotografato l’attuazione del Pnrr a rilento e disomogenea. Forti rischi per la rendicontazione finale del 30 giugno 2026.La riforma dell’assistenza territoriale, elemento principale della Missione Salute del Pnrr, non risulta pienamente operativa. I dati al 31 dicembre 2025, elaborati dalla Fondazione Gimbe a partire dal monitoraggio Agenas sul Decreto Ministeriale 77, hanno rilevato ritardi nell’attivazione e nella piena funzionalità delle strutture previste. La riorganizzazione del territorio definita dal Dm 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della comunità (Cdc), 657 Centrali operative territoriali (Cot) e 594 Ospedali di comunità (Odc). I target finanziati dal Pnrr, dopo la rimodulazione al ribasso, sono stati fissati in 1.038 Cdc, 480 Cot e 307 Odc.Secondo l’analisi del Gimbe, al termine del 2025 solo 66 Case della comunità, pari al 3,9% del totale programmato, risultano pienamente funzionanti, avendo attivato tutti i servizi obbligatori e disporre del personale medico e infermieristico necessario. Per 781 strutture (45,5%) è stato dichiarato attivo almeno un servizio, mentre per 649 (37,8%) non esiste alcun dato pubblico sulla loro attivazione. Le differenze regionali sono marcate, con dieci Regioni sopra la media nazionale per Cdc con almeno un servizio attivo e undici al di sotto, fino a casi in cui non risulta attiva alcuna struttura.Per quanto riguarda gli Ospedali di comunità, la situazione appare ancora più critica. Su 594 strutture programmate, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, per un totale di oltre 2.900 posti letto. Nessuna Regione risulta aver attivato tutti i servizi previsti dalla normativa, condizione necessaria per considerarli pienamente funzionanti. Le uniche strutture che mostrano un avanzamento in linea con i target sono le Centrali operative territoriali, il cui target europeo di 480 unità risulta già raggiunto, con 625 Cot pienamente funzionanti su 657 programmate.Sul fronte della digitalizzazione, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) 2.0, pilastro della trasformazione digitale del Ssn, presenta gravi lacune. Al 30 settembre 2025, nessuna Regione ha reso disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste, con un livello di completezza variabile. Solo il 44% dei pazienti ha dato il consenso alla consultazione del proprio Fse da parte degli operatori sanitari, con picchi negativi particolarmente accentuati nel Mezzogiorno. L’analisi del Gimbe ha mostrato che a soli tre mesi dalla scadenza per la rendicontazione della Missione Salute, il target di rendere pienamente funzionanti Case e Ospedali di comunità appare lontano. I rischi evidenziati comprendono il mancato raggiungimento dei target europei, l’ampliamento delle disuguaglianze regionali, e la possibilità di incassare le risorse senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità strutture non operative e la digitalizzazione frammentata.© Riproduzione riservataRiceverai le principali notizie di attualità sulla farmacia.FarmaciaVirtuale.it è un giornale online concepito per divulgare le conoscenze legate all'esercizio della professione del farmacista.Rimani aggiornato sul mondo della farmacia© 2026 PharmAdvertise P.IVA 03879730616   
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		<tp:writer>FarmaciaVirtuale.it</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale e Pnrr: realizzato solo il 4% delle Case di comunità. Recuperare il ritardo? “Missione impossibile” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilfattoquotidiano.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Leggi su Il Fatto Quotidiano.it: su 1715 Case di comunità previste solo 66 sono pienamente operative. Cartabellotta: "Rischiamo di lasciare ai cittadini solo scatole vuote"</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:57:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="1551504" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF"><![CDATA[ilfattoquotidiano.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/01/pnrr-sanita-territoriale-case-comunita-oggi/8341566/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lo scenario peggiore è quello in cui l’Unione Europea ci chiede indietro i soldi del Pnrr. Il rischio di non raggiungere i target europei del Piano è proprio questo, dover restituire il contributo a fondo perduto che sarebbe dovuto servire per ricostruire la nostra sanità pubblica, affaticata da anni di definanziamento. La seconda possibilità, comunque poco augurabile, è che l’Italia riesca a centrare i target, ma solo grazie ai risultati raggiunti da alcune Regioni. Un esito che certificherebbe, aggravandole, le profonde disuguaglianze territoriali che già spaccano il Paese. In ogni caso, il rischio maggiore è quello di sprecare una grande opportunità per il Servizio sanitario nazionale: incassare le rate del Pnrr senza produrre alcun beneficio concreto per i cittadini. E analizzando lo stato di avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale, pilastro della Missione salute del Pnrr, sembra un rischio sempre più concreto: su 1715 Case della Comunità previste solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, mentre 649 non hanno ancora alcun servizio attivo. Per gli Ospedali di comunità, il quadro non migliora: solo 163 strutture su 594 hanno almeno un servizio attivo, ma nessuna è completamente in funzione.È ancora una volta la Fondazione Gimbe a lanciare l’allarme. Con la scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno, completare le strutture e attivare tutti i servizi previsti dal Dm 77 – il decreto ministeriale del 2022 che definisce la riforma dell’assistenza territoriale – è una difficile lotta contro il tempo. Perfino una “missione impossibile” secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. “Si sta concretizzando la possibilità che, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future, si lasci in eredità ai cittadini solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta”, commenta. A soli tre mesi dalla rendicontazione finale del Pnrr, la riforma che avrebbe dovuto avvicinare la sanità alla popolazione è in alto mare: “L’obiettivo di rendere Case e Ospedali di comunità pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target europei, resta ancora molto lontano. E al momento non è previsto alcuno slittamento temporale – prosegue -. Gli avanzamenti sono lenti e caratterizzati da inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico. Così come il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia”, commenta Cartabellotta.Per quanto riguarda le Case della comunità, al 31 dicembre 2025, erano 781 strutture (il 45,5%) ad aver attivato almeno un servizio. Tuttavia, anche tra queste molte non hanno il personale necessario per funzionare davvero, in quanto non possono garantire la presenza stabile di medici e infermieri: solo 66 (il 3,9%) risultano pienamente operative. Un dato allarmante considerando che queste strutture dovrebbero essere il perno della nuova sanità territoriale immaginata dal Pnrr. Qui dovrebbero lavorare insieme medici di famiglia, infermieri, specialisti e servizi diagnostici di base, con l’obiettivo di avvicinare l’assistenza ai cittadini e ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso. Le differenze territoriali, inoltre, sono molto marcate. Ci sono territori, come la Basilicata e la Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna Casa della comunità. E oltre la metà delle 66 strutture pienamente operative si concentra in Lombardia (22) ed Emilia-Romagna (15).Gli Ospedali di comunità sono ancora più indietro. Queste strutture, attrezzate con posti letto, sono state pensate per i pazienti che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero ma che necessitano di assistenza sanitaria continuativa, ad esempio dopo una dimissione o per patologie croniche. Ebbene, solo 163 ospedali su 594 (il 27,4%) hanno attivato almeno un servizio, per un totale di meno di 3mila posti letto. In ogni caso, nessuna di queste strutture risulta pienamente operativa secondo gli standard previsti dal Dm 77. I dati
 migliori si registrano in Veneto (47 strutture attivate), Lombardia (30), Emilia-Romagna (24) e Toscana (17). Quattro territori restano invece a quota zero: Basilicata, Marche, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano.   
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, Emilia-Romagna al vertice per medicina territoriale e fascicolo sanitario elettronico ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilpiacenza.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La Regione prima per consultazioni e documenti disponibili sull''Fse, dietro solo alla Lombardia per numero di Case e Ospedali di Comunità</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:30:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="17936" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF"><![CDATA[ilpiacenza.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ilpiacenza.it/attualita/sanita-emilia-romagna-al-vertice-per-medicina-territoriale-e-fascicolo-sanitario-elettronico.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L'Emilia-Romagna al vertice in Italia per l'utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale. A certificarlo è l'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr, realizzato da Fondazione Gimbe che lo ha diffuso in queste ore.«Siamo molto orgogliosi di questi risultati, frutto di un lavoro che viene da lontano e che conferma la scelta felice di puntare sempre di più sulla medicina di territorio e sulle nuove tecnologie per avvicinare le cure e l'assistenza verso i cittadini - sottolinea l'assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi -. In un quadro purtroppo molto diversificato a livello nazionale, l'Emilia-Romagna viaggia a velocità doppia della media del Paese sul digitale e sta procedendo in linea con quanto definito dalla tempistica della missione Pnrr, consapevoli della grande occasione che rappresenta questo investimento senza precedenti per il nostro territorio. Questo in un quadro nazionale che penalizza ancora fortemente le regioni, non garantendo un finanziamento adeguato a coprire l'aumento delle spese. Si tratta di un risultato che va condiviso con tutti gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e i tecnici che lavorano ogni giorno nella nostra sanità- conclude Fabi-, ma non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì uno sprone ancora maggiore a realizzare una rete territoriale di assistenza sempre più vicina ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, che accompagneremo nelle prossime settimane con inaugurazioni di decine di nuove strutture e una versione del Fascicolo sanitario elettronico ancora più aggiornata e funzionale».IL FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICOSecondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l'Emilia-Romagna è la prima Regione italiano per utilizzo dell'use: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%. Ben 17 su 20 i documenti disponibili sull'applicativo, come nessun'altra regione e contro una media nazionale di 14.LA MEDICINA DI TERRITORIOAl 31 dicembre 2025, in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha, però, il doppio dei residenti. La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, 24 quelli attivi in Regione a fine 2025, su 52 programmati (anche in questo caso seconda dietro la Lombardia).   
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		<title><![CDATA[Sanità, meno del 4% delle case di comunità è operativo  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsalvagente.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La sanità di prossimità promessa dal Pnrr resta, nei fatti, un cantiere aperto. I numeri fotografati dall’Osservatorio Gimbe parlano chiaro: al 31 dicembre 2025 solo 66 case della comunità sono pienamente operative (appena il 3,9%). Mancano servizi essenziali o, più semplicemente, il personale. </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:13:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="6295" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF"><![CDATA[ilsalvagente.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://ilsalvagente.it/2026/04/01/sanita-meno-del-4-delle-case-di-comunita-sono-operative/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La sanità di prossimità promessa dal Pnrr resta, nei fatti, un cantiere aperto. I numeri fotografati dall’Osservatorio Gimbe parlano chiaro: al 31 dicembre 2025 solo 66 case della comunità sono pienamente operative (appena il 3,9%), mentre solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. “Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale, con un obiettivo preciso: fornire ai cittadini un quadro oggettivo e allo stesso tempo lanciare un monito a Governo e Regioni“.Il quadro che emerge è quello di una riforma partita ma mai decollata. Le Case della Comunità, pensate per diventare il primo presidio sanitario sul territorio, spesso esistono solo sulla carta o funzionano a metà: in molti casi mancano servizi essenziali o, più semplicemente, il personale. “Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – osserva Cartabellotta – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”. Una criticità che si traduce in strutture poco attrattive e incapaci di alleggerire la pressione su ospedali e pronto soccorso.La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC.Ancora più indietro gli ospedali di comunità: poco più di un quarto ha attivato almeno un servizio e nessuno ha raggiunto la piena operatività. “Questi numeri – commenta Cartabellotta – certificano che sugli ospedali di comunità siamo ancora più indietro“, tanto che centrare gli obiettivi entro la scadenza del Pnrr “appare una missione impossibile“. A pesare sono ritardi strutturali, differenze territoriali marcate e, soprattutto, la cronica carenza di personale sanitario.L’unico tassello che sembra funzionare è quello delle Centrali operative territoriali, già attive in tutte le Regioni e oltre il target europeo. Ma da sole non bastano a compensare le lacune del sistema. Sul fronte digitale, poi, il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato: solo il 44% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei dati, con forti divari tra Nord e Sud. “Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio Fse – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo”.A tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute, il rischio è concreto. “L’obiettivo di rendere case e ospedali di comunità ‘pienamente funzionanti’ resta ancora molto lontano“, conclude Cartabellotta, indicando tre pericoli: non raggiungere i target europei e dover restituire i fondi, accentuare le diseguaglianze regionali e, soprattutto, incassare le risorse senza produrre benefici reali per i cittadini. Con il risultato di lasciare in eredità «scatole vuote e una digitalizzazione frammentata», sprecando una delle più grandi occasioni di riforma del Servizio sanitario nazionale.Nel dicembre 2025 il Salvagente aveva dedicato un’inchiesta a firma Mario Catalano, proprio sulle case di comunità e sulle enormi difficoltà che incontravano. ne riportiamo a seguire una parte.l pilastro della Missione Salute del Pnrr è in crisi profonda, con le Case della Comunità che rischiano di restare vuote o con operatività ridotta. La vera urgenza non è costruire nuove mura, ma trovare il personale indispensabile – dai medici agli infermieri – per garantire ai cittadini e alle cittadine servizi reali e la cruciale prossimità. “Una parte del ritardo deriva dall’aver concentrato l’intervento sulle nuove strutture, mentre la criticità principale riguarda la disponibilità di personale, n
on solo medico ma anche amministrativo e infermieristico, indispensabile per far funzionare l’équipe curante” ci spiega Alberto Magni della Società italiana dei medici di medicina generale (Simg). “Ci troviamo in un momento di forte ricambio generazionale tra i medici, mentre parallelamente sono state avviate numerose nuove strutture. Il tema non è costruire nuovi spazi, ma assicurare che siano dotati del personale necessario per offrire servizi reali ai cittadini”.Non si tratta solo di un intoppo burocratico, ma una criticità del sistema sanitario nazionale. Secondo Magni c’è confusione tra la percezione pubblica delle CdC e l’attività del medico di famiglia, che opera per quartiere e prossimità. “Il parametro teorico è una CdC ogni 50mila abitanti, ma in diversi territori la distribuzione reale non coincide con i bisogni della popolazione fragile. Per alcune persone con disabilità gli spostamenti restano complessi. Senza un’adeguata dotazione di professionisti e senza un forte raccordo con i servizi territoriali già attivi, le nuove strutture rischiano di integrarsi con difficoltà”. “In alcuni contesti – prosegue – i nuovi spazi possono facilitare l’aggregazione dei medici di medicina generale, ma non sempre coincidono con le aggregazioni già presenti, e questo può ridurre l’efficacia dell’investimento”.La carenza di personale medico è uno dei principali ostacoli all’attuazione del Dm 77/22, il decreto del ministero della Salute che ha dato avvio all’istituzione delle Case della Comunità. La Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) riconosce che la carenza è strutturale, dovuta a una crisi generazionale in cui molti professionisti sono andati in pensione quasi contemporaneamente. Per il presidente Giacomo Caudo, nonostante i ritardi, la crisi dovrebbe gradualmente ridursi nei prossimi cinque anni e sottolinea che il problema non sta nell’opposizione dei medici alle CdC, bensì alla loro funzione. La preoccupazione secondo Caudo, che il medico di medicina generale si opponga a questo ruolo è una distorsione, visto che per i nuovi assunti la presenza nelle CdC diventa obbligatoria. “Nel nuovo contratto abbiamo previsto un numero tale che garantirà la presenza dei professionisti. Non è vero che i medici di medicina generale mancheranno: con l’adozione del ruolo unico e la metodologia programmata nella convenzione firmata, è stato stabilito un numero di ore che dovrebbero essere più che sufficienti a garantire la loro presenza nelle Case della Comunità”.Le Case della Comunità, secondo il presidente Fimmg, possono rappresentare una grande opportunità a condizione che siano concepite come uno strumento dell’assistenza territoriale e non come un’alternativa ad essa. La vicinanza al paziente (prossimità) rimane il punto cruciale, specialmente per la popolazione anziana e fragile: “È impensabile – aggiunge – che i pazienti, soprattutto gli anziani o quelli con disabilità, la cui percentuale è raddoppiata, lascino il medico di famiglia vicino casa per recarsi alla Casa della Comunità se non per esigenze di secondo livello, non certamente di primo livello”. Inoltre, per funzionare, le Case “devono assolutamente avere infermieri, che mancano, dotazione tecnologica e specialisti”.Non solo. C’è un altro fattore da non sottovalutare per Caudo: “Una delle motivazioni principali della ridotta attrattività è la discriminazione che sussiste tra la retribuzione della borsa di studio nelle specializzazioni tradizionali rispetto a quella della medicina generale che è la metà”. Secondo il presidente della Fimmg, questa disparità retributiva ha “una valenza significativa nelle scelte dei giovani”, i quali tendono a fare valutazioni legate più agli effetti immediati che non agli effetti a lungo termine. Non solo. C’è la questione dei nuovi adempimenti burocratici che per i medici di famiglia aumentano i loro carichi di lavoro.Giacomo Caudo solleva il problema: “Oggi sono quasi esclusivamente i medici di famiglia ad alimentare il Fse” il Fascicolo sanitario elettronico. Secondo i
l medico, l’implementazione costante e corretta, in particolare del Patient Summary (il Profilo sanitario sintetico, il documento informatico sanitario che riassume la storia clinica del paziente e la sua situazione corrente, ndr) non può essere demandata solo al medico di famiglia, che gestisce migliaia di pazienti. “E se uno specialista non carica la prestazione sul Fse, il sistema fallisce”.La carenza del personale sanitario non riguarda solo i medici, ma anche, e soprattutto, gli infermieri. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), conferma che la carenza di infermieri di famiglia e comunità è un fattore determinante nel rischio che le Case della Comunità rimangano vuote o con operatività ridotta, specialmente in regioni in ritardo come Campania e Basilicata. Lo standard definito dalla norma è di un infermiere ogni 3mila abitanti.Secondo il primo rapporto sulle professioni infermieristiche Fnopi-Sant’Anna, la grande maggioranza delle regioni italiane ha adottato questo standard. “Le differenze più significative riguardano il calcolo del fabbisogno, aspetto cruciale che ha un impatto diretto sulle risorse necessarie per l’implementazione del modello”, precisa la presidente Mangiacavalli. In alcune regioni come l’Emilia-Romagna, il fabbisogno è stato identificato come una criticità, con tempi stimati per la piena implementazione che vanno da quattro ai cinque anni. In Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Marche, Molise e Piemonte non sono stati ancora definiti i numeri del fabbisogno, sebbene alcune regioni facciano riferimento a normative o a documenti futuri, come nel caso della Puglia. D’altro canto, altre regioni come la Lombardia, la Sardegna, la Sicilia, la Toscana, l’Umbria, la Valle d’Aosta e il Veneto hanno già identificato il fabbisogno totale. “Il fabbisogno non definito in molte aree, insieme alle risorse scarse, suggerisce che l’implementazione potrebbe richiedere un significativo investimento, che va pianificato con attenzione per garantire un equilibrio tra l’offerta di servizi e la domanda di assistenza territoriale”.La figura dell’infermiere di famiglia e comunità è ancora presente a macchia di leopardo nelle varie aree del paese. Ma laddove funziona se ne comprende la centralità. Di conseguenza, secondo Mangiacavalli, occorre diversificare i modelli organizzativi, e specializzare le competenze. Partendo da una formazione universitaria triennale generalista e in grado di fornire una base importante al professionista, il percorso deve proseguire attraverso le lauree magistrali e i master: “Perché con l’infermiere di famiglia e comunità cambia il paradigma dell’assistenza. Semplificando: l’infermiere non risponde più alla chiamata in ospedale, ma è lui a suonare al campanello ed entrare nelle case delle persone assistite: case e situazioni sempre diverse e non sempre semplici. Indispensabile, quindi, una formazione specifica e puntuale”.Iscriviti adesso alla nostra newsletter per ricevere notizie, aggiornamenti, inchieste e materiali gratuiti esclusivi   
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		<title><![CDATA[Sanità, Missione Salute PNRR. Denuncia Nursing Up: Un’auto dalla carrozzeria scintillante ma senza il motore  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"imgpress.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:20:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="1147" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF"><![CDATA[imgpress.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.imgpress.it/attualita/sanita-missione-salute-pnrr-denuncia-nursing-up-unauto-dalla-carrozzeria-scintillante-ma-senza-il-motore/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.Siamo di fronte a un sistema che costruisce strutture ma fatica a renderle operative, lasciando le nuove realtà territoriali prive della necessaria intensità assistenziale. Basta guardare i numeri a dir poco allarmanti.IL PARADOSSO DEL PNRR: CONTENITORI SENZA CONTENUTI«Oggi la Missione Salute del PNRR appare come un’auto dalla carrozzeria scintillante, ma priva di motore», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale di Nursing Up. I dati ufficiali certificano che il sistema sta costruendo contenitori “senza garantire i contenuti”. Nel monitoraggio Agenas, oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi è concentrato in poche regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno la rete resta frammentata e in Campania, a fronte della programmazione, l’operatività reale è ancora minima. Anche sul fronte delle Case della Comunità, i report GIMBE e Agenas evidenziano che solo una quota ridotta è realmente operativa a pieno regime con tutti i servizi multidisciplinari previsti. A questo si aggiunge il nodo del personale: rispetto agli obiettivi iniziali della Legge 77/2020, il fabbisogno stimato oggi da Agenas è raddoppiato e supera le 20.000 unità necessarie per evitare il default della Missione 6.«Il problema oggi è evidente: senza infermieri di famiglia, queste strutture non possono funzionare», prosegue De Palma. «Non si tratta solo di formare nuovi professionisti, ma di trattenere quelli che già abbiamo, cosa che il sistema oggi non riesce assolutamente fare».L’IMPIETOSO CONFRONTO EUROPEO: SISTEMI CHE REGGONO PERCHÉ HANNO PERSONALE. DOVE SONO I NOSTRI PROFESSIONISTI? DOVE SONO GLI UOMINI E LE DONNE CHE GARANTISCONO LE CURE DEL TERRITORIO?Il limite italiano emerge con forza se confrontato con i sistemi europei che gestiscono con maggiore efficacia l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle cronicità. Nel Regno Unito e in Spagna i modelli territoriali si reggono su una presenza strutturata e numericamente adeguata di personale infermieristico, che garantisce continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti.In Italia, invece, il sistema territoriale si scontra con una carenza cronica di infermieri e con un’organizzazione che non riesce ad attrarre e trattenere i professionisti. Il risultato è una riforma che resta sulla carta e fatica a tradursi in servizi reali per i cittadini.OLTRE 20.000 UNITÀ MANCANO ALL’APPELLO. UNA CARENZA STRUTTURALE AGGRAVATA DALLA FUGA DAL SSN«Portare rapidamente dentro il sistema oltre 20.000 professionisti (quanti ne indica Agenas) non è semplice», evidenzia De Palma, «anche perché l’Italia sconta una carenza strutturale di circa 175.000 infermieri rispetto agli standard europei, una criticità mai risolta. Ma soprattutto perché una parte crescente di infermieri sceglie di lasciare il Servizio sanitario nazionale».Una quota significativa di professionisti già formati si orienta infatti verso la libera professione o verso l’estero, dove trova condizioni economiche migliori e maggiore riconoscimento professionale.«Non siamo di fronte solo a una carenza numerica, ma a un sistema che non è più in grado di trattenere i suoi professionisti», sottolinea De Palma. «Se non si interviene su questo punto, ogni programmazione sul personale è destinata a fallire».LA LEVA IMMEDIATA: SBLOCCARE IL VINCOLO DI ESCLUSIVITÀ«Per questo motivo – prosegue De Palma – una delle soluzioni che Nursing Up propone da tempo è lo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche». Consentire ai professionisti del SSN di esercitare anche al di fuori del r
apporto esclusivo significa aumentare nell’immediato la disponibilità di assistenza sul territorio, valorizzare le competenze e rendere il sistema più attrattivo, senza attendere tempi lunghi di formazione.Si tratta di una misura concreta, capace di incidere subito sull’organizzazione dei servizi e di arginare la fuga dei professionisti, restituendo al sistema una quota di forza lavoro oggi dispersa.LE CONDIZIONI PER NON FALLIRE LA MISSIONE 6«Ma non basta», conclude De Palma. «Serve un intervento strutturale che renda il sistema realmente attrattivo per gli infermieri, rafforzando gli organici e garantendo condizioni di lavoro sostenibili. Senza personale, ogni riforma resta drammaticamente sulla carta».IL RISCHIO CONCRETO: STRUTTURE SENZA PERSONALE E CATTEDRALI NEL DESERTO«Senza queste riforme – avverte De Palma – il 31 dicembre 2026 segnerà il fallimento della sanità di prossimità. Non possiamo rispondere all’esplosione delle malattie croniche e all’invecchiamento della popolazione con strutture senza personale. Il rischio concreto è quello di inaugurare Case e Ospedali di Comunità destinati a restare cattedrali nel deserto, senza la capacità reale di prendere in carico le cronicità dei cittadini».                                        Stampa   
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		<tp:writer>roberto</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunità, allarme in Toscana. Ne manca il 50%: “E senza sanitari non funzioneranno” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lanazione.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L’obiettivo di 159 fissato dal Pnrr e dev’essere raggiunto entro giugno: è il pilastro della riforma territoriale. La Fondazione Gimbe fa suonare l’allarme. Indietro anche gli ospedali a bassa intensità di cura</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:15:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I dolori di Meloni1 mese a 6 € L’obiettivo di 159 fissato dal Pnrr e dev’essere raggiunto entro giugno: è il pilastro della riforma territorialeFirenze, 1 aprile 2026 – La Toscana è a metà strada. Ma il tempo stringe. Le case della comunità attive sono 79 su 159, poco meno del 50%. Gli ospedali di comunità 17 su 37. Numeri che, letti così, dicono poco. Se confrontati con quelli della media nazionale raccontano di una una regione che tiene. Che corre più di altre. Ma basta cambiare prospettiva perché il quadro si ribalti.Mancano tre mesi alla scadenza del Pnrr. E all’avvio concreto della riforma della medicina territoriale, un passo fondamentale per la tenuta del sistema sanitario pubblico. E allora la domanda è semplice: è realistico pensare di completare oltre metà delle case della comunità in poche settimane?Anche perché la Toscana non partiva da zero. Nel 2023 le case della salute attive erano circa 75. Oggi, trasformate (o in via di trasformazione) in Case della comunità, sono diventate 79: quelle con almeno un servizio dichiarato attivo. Un avanzamento c’è stato. Ma contenuto. E soprattutto incompleto.Perché il dato vero è un altro ed è quello che pesa: nessuna struttura, oggi, offre tutti i servizi previsti. Né le case della comunità, né gli ospedali di comunità. Nessuna è pienamente operativa. La rete esiste. Ma è a metà. E il vero problema non sono i muri ma i servizi, il personale, l’organizzazione, l’integrazione tra professionisti e con il sociale. Tutto ciò che dovrebbe trasformare quelle strutture in un’alternativa reale all’ospedale.I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio indipendente sul servizio sanitario pubblico della Fondazione Gimbe sulla base dei dati ufficiali aggiornati allo scorso 31 dicembre di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). I numeri destano preoccupazione. In Italia su 1.715 Case della comunità previste, solo 66 sono pienamente operative: il 3,9%. Gli ospedali di comunità completi non esistono. Nemmeno uno.Per oltre un terzo delle Case programmate, 649, le Regioni non hanno dichiarato nemmeno un servizio attivo. E anche dove i servizi risultano formalmente presenti, spesso manca il personale necessario a renderli effettivi. “Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi, le case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”, dice Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe.La fotografia è questa. Strutture aperte ma non operative. Servizi sulla carta ma non sempre accessibili. La Toscana, dentro questo quadro, si colloca sopra la media per attivazione delle strutture. Il 49,7% delle ’case’ con almeno un servizio attivo contro il 45,5% nazionale. Il 46% degli ospedali di comunità contro il 27,4%. Ma non è tra le regioni più avanti nella piena operatività. Le poche strutture davvero complete si concentrano soprattutto in Lombardia e in Emilia-Romagna, mentre altrove il sistema procede a velocità diverse, con forti diseguaglianze territoriali.E poi c’è il digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto. E’ ancora incompleto in tutte le regioni. In Toscana sono disponibili 16 documenti su 20. Ma il problema è l’utilizzo da parte dei cittadini: solo il 32% dei toscani ha dato il consenso alla consultazione, contro una media nazionale del 44%. Praticamente uno su tre. Senza consenso i dati sono accessibili solamente al paziente e al medico che ha prodotto i documenti.Ma siamo sicuri che i cittadini siano a conoscenza dell’obbligo di dare il consenso (su internet con Spid o Cie o agli sportelli Asl)? Soprattutto i soggetti più fragili, lo sanno? E’ stata fatta un’adeguata campagna informativa?   Il tempo, intanto, corre. La scadenza del 30 giugno si avvicina. E i rischi sono grandi: non raggiungere l’obiettivo del Pnrr, oppure centrarlo solo formalmente grazie ad alcune regioni, oppure — il più grave — fallire la riforma della sanità territoriale con un contr
accolpo immediato. Ancora sugli ospedali. Sui pronto soccorso già sotto pressione. Sui medici e sugli infermieri che lavorano già al limite.© Riproduzione riservataTag dell'articoloRobin Srl Società soggetta a direzione e coordinamento di MonrifcategorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 12741650159 - ISSN: 2499-295X   
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		<title><![CDATA[Gimbe: “Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102868408807.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"nursetimes.org" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Cartabellotta (Gimbe): "Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue"</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:46:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://nursetimes.org/gimbe-ritardi-su-sanita-territoriale-e-fse-si-rischia-di-dover-restituire-i-contributi-ue]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cartabellotta (Gimbe): "Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue"--PARTIAL--   
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		<tp:writer>Redazione Nurse Times</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Nel 2026 il finanziamento della sanità regionale salirà a 10,2 miliardi di euro - piacenzasera.it ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"piacenzasera.it" </b>  del 31 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni,</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="5999" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF"><![CDATA[piacenzasera.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.piacenzasera.it/2026/03/nel-2026-il-finanziamento-della-sanita-regionale-salira-a-102-miliardi-di-euro/639474/#comment]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni, mentre si registra un calo del 20% sul fondo farmaci innovativi (derivante da un taglio dell’11% a livello nazionale) che per l’Emilia-Romagna significa passare dai 105 milioni 300mila euro del 2025 a 87 milioni e 696mila euro per il 2026.               La commissione Politiche per la Salute presieduta da Giancarlo Muzzarelli ha dato parere favorevole alla delibera della Giunta per il riparto dei fondi regionali in sanità: a favore i consiglieri appartenenti ai gruppi di centrosinistra, che, da un lato, apprezzano l’attività della Regione, dall’altro sono critici verso il governo nazionale, in particolare, per il taglio sui farmaci innovativi; contrari quelli di centrodestra, che hanno parole di apprezzamento per l’operato del governo Meloni e chiamano in causa la Regione chiedendo a viale Aldo Moro di razionalizzare la spesa evitando gli sprechi. Il voto favorevole è avvenuto in attesa che ci sia l’intesa definitiva all’interno della Conferenza Stato-Regioni sul riparto del complesso delle disponibilità finanziarie per l’anno 2026 per la sanità: si punta all’innovazione, alla prevenzione, al benessere del personale sanitario, all’assistenza territoriale e al contrasto dei tempi d’attesa per esami e visite specialistiche.                                              Entriamo nel dettaglio delle risorse: circa 8,5 miliardi verranno destinati al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (nella cifra è ricompresa la quota a finanziamento del fondo regionale per la non autosufficienza, con più di 300 milioni di euro), 282 milioni di euro serviranno per la qualificazione dell’assistenza ospedaliera (compresi gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, circa 195 milioni serviranno per garantire l’equilibrio economico-finanziario aziendale, 75 milioni di euro andranno a finanziare il sistema integrato del servizio sanitario regionale-universitario), 50 milioni saranno rivolti all’innovazione in sanità (di cui 3,5 sulla prevenzione). La parte restante dei fondi, più di 1 miliardo di euro, andrà a finanziare diversi capitoli, risorse che serviranno, per fare solo alcuni esempi, per l’acquisto di farmaci, per coprire gli oneri contrattuali del personale e per rimodernare le strumentazioni tecnologiche negli ospedali.               A presentare il riparto delle risorse è stato l’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Registriamo un incremento di risorse statali pari a circa il 4,5% rispetto al 2025, parliamo però in gran parte di fondi vincolati, un aspetto che ci preoccupa: infatti, si riduce la quota di payback sui farmaci e il fondo collegato ai farmaci innovativi diminuisce in regione di 30 milioni di euro. Questo a fronte di rinnovi contrattuali, poi, previsto un incremento dei salari dell’1,8%”. Prosegue sugli investimenti regionali in sanità: “L’aumento di risorse per le aziende sanitarie è di circa il 3%, anche per le aziende ospedaliere l’incremento è pari al 3%, puntiamo al rinnovo delle tecnologie ospedaliere ma anche al potenziamento dell’assistenza territoriale (con particolare attenzione alla telemedicina), con l’adeguamento dell’organizzazione di case della comunità e ospedali della comunità, vogliamo poi potenziare le attività di prevenzione, con l’obiettivo di aumentare le adesioni alle campagne di screening (a partire dagli screening per mammella, cervice uterina e colon retto), lavoriamo anche rafforzare la copertura vaccinale, c’è poi l’obiettivo del rispetto dei tempi di attesa su esami e visite, infine vogliamo irrobustire il servizio di psicologia pubblica”.               La parola ai consiglieri regionali – “Siamo indietro sull’assistenza sanitaria domiciliare, mentre sulle tecnologie costose serve capire a che punto siamo”, rimarca Giovanni Gordini (Civici). “È importante – evidenzia Nicola Marcello (FdI) – il segnale del governo sulla sanità: l’incremento di risorse è consistente. A fronte d
i questo impegno del governo è, però, centrale che la Regione razionalizzi la spesa, evitando sprechi: serve ad esempio intervenire sui centri di assistenza e urgenza che non hanno utenti”. Lodovico Albasi (Pd) critica l’esecutivo nazionale per la riduzione dei fondi per i farmaci innovativi: “Sul taglio ai farmaci innovativi serve intervenire”. “L’assistenza territoriale è fondamentale, va potenziata, serve particolare attenzione al tema della non autosufficienza, e la medicina non può essere solo ospedaliera”, spiega Maria Costi (Pd). Per Elena Ugolini (Rete civica) “occorre particolare attenzione per la contabilità collegata ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), occorre analizzare le spese, anche per valutare gli investimenti che effettivamente servono al sistema sanitario regionale, evitando sprechi come ad esempio quelli dei Cau”. Per Paolo Trande (Avs) “purtroppo buona parte delle risorse per il 2026 sono vincolate, penso alla rigidità sulla prevenzione secondaria. Roma è sempre meno elastica, si sottraggono risorse alla spesa farmaceutica mentre, al contrario, serve utilizzare in maniera appropriata le risorse”.               “Oggi – rimarca Valentina Castaldini (Forza Italia) – si riconosce lo sforzo che il governo nazionale ha fatto per la sanità. Sui farmaci innovativi va detto che il fondo non è mai andato in esaurimento, in quanto restava in media il 30% di risorse. È importante poi l’attuazione del numero unico per le emergenze, mentre permane un problema sul registro tumori, fermo al 2022. Sui percorsi nascita mancano indicatori sulle prese in carico dei consultori, infine non ci sono dati sul recupero crediti dei ticket sanitari”. “Sta venendo meno – sottolinea Paolo Calvano (Pd) – il principio costituzionale che stabilisce che l’organizzazione sanitaria è in capo alle Regioni. C’è uno spirito centralista da parte del governo di Roma. Emerge poi un ruolo forte delle lobby farmaceutiche che su questo riparto di risorse hanno avuto un peso. È, invece, giusta la scelta di istituire un fondo specifico per le emergenze delle aziende sanitarie”. Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “serve capire quanto influisce sulla sanità l’aspetto dell’invecchiamento della popolazione, occorre guardare più in là, inevitabilmente ci saranno maggiori bisogni di domiciliarità, come Regione Emilia-Romagna ci stiamo attrezzando, stiamo aspettando un segnale da Roma”. (Cristian Casali)                           Leggi anche                           Gimbe: Emilia Romagna al vertice per medicina territoriale e Fascicolo sanitario elettronicoNel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni, mentre si registra un calo del 20% sul fondo farmaci innovativi (derivante da un taglio dell’11% a livello nazionale) che per l’Emilia-Romagna significa passare dai 105 milioni 300mila euro del 2025 a 87 milioni e 696mila euro per il 2026.               La commissione Politiche per la Salute presieduta da Giancarlo Muzzarelli ha dato parere favorevole alla delibera della Giunta per il riparto dei fondi regionali in sanità: a favore i consiglieri appartenenti ai gruppi di centrosinistra, che, da un lato, apprezzano l’attività della Regione, dall’altro sono critici verso il governo nazionale, in particolare, per il taglio sui farmaci innovativi; contrari quelli di centrodestra, che hanno parole di apprezzamento per l’operato del governo Meloni e chiamano in causa la Regione chiedendo a viale Aldo Moro di razionalizzare la spesa evitando gli sprechi. Il voto favorevole è avvenuto in attesa che ci sia l’intesa definitiva all’interno della Conferenza Stato-Regioni sul riparto del complesso delle disponibilità finanziarie per l’anno 2026 per la sanità: si punta all’innovazione, alla prevenzione, al benessere del personale sanitario, all’assistenza territoriale e al contrasto dei tempi d’attesa per esami e visite specialistiche.                                              Entriamo nel dettaglio delle risorse: circa 8,5 miliardi verranno destinati al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (nella cifra è ricompresa la quota a finanziamento del fondo regionale per la non autosufficienza, con più di 300 milioni di euro), 282 milioni di euro serviranno per la qualificazione dell’assistenza ospedaliera (compresi gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, circa 195 milioni serviranno per garantire l’equilibrio economico-finanziario aziendale, 75 milioni di euro andranno a finanziare il sistema integrato del servizio sanitario regionale-universitario), 50 milioni saranno rivolti all’innovazione in sanità (di cui 3,5 sulla prevenzione). La parte restante dei fondi, più di 1 miliardo di euro, andrà a finanziare diversi capitoli, risorse che serviranno, per fare solo alcuni esempi, per l’acquisto di farmaci, per coprire gli oneri contrattuali del personale e per rimodernare le strumentazioni tecnologiche negli ospedali.               A presentare il riparto delle risorse è stato l’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Registriamo un incremento di risorse statali pari a circa il 4,5% rispetto al 2025, parliamo però in gran parte di fondi vincolati, un aspetto che ci preoccupa: infatti, si riduce la quota di payback sui farmaci e il fondo collegato ai farmaci innovativi diminuisce in regione di 30 milioni di euro. Questo a fronte di rinnovi contrattuali, poi, previsto un incremento dei salari dell’1,8%”. Prosegue sugli investimenti regionali in sanità: “L’aumento di risorse per le aziende sanitarie è di circa il 3%, anche per le aziende ospedaliere l’incremento è pari al 3%, puntiamo al rinnovo delle tecnologie ospedaliere ma anche al potenziamento dell’assistenza territoriale (con particolare attenzione alla telemedicina), con l’adeguamento dell’organizzazione di case della comunità e ospedali della comunità, vogliamo poi potenziare le attività di prevenzione, con l’obiettivo di aumentare le adesioni alle campagne di screening (a partire dagli screening per mammella, cervice uterina e colon retto), lavoriamo anche rafforzare la copertura vaccinale, c’è poi l’obiettivo del rispetto dei tempi di attesa su esami e visite, infine vogliamo irrobustire il servizio di psicologia pubblica”.               La parola ai consiglieri regionali – “Siamo indietro sull’assistenza sanitaria domiciliare, mentre sulle tecnologie costose serve capire a che punto siamo”, rimarca Giovanni Gordini (Civici). “È importante – evidenzia Nicola Marcello (FdI) – il segnale del governo sulla sanità: l’incremento di risorse è consistente. A fronte di questo impegno del governo è, però, centrale che la Regione razionalizzi la spesa, evitando sprechi: serve ad esempio intervenire sui centri di assistenza e urgenza che non hanno utenti”. Lodovico Albasi (Pd) critica l’esecutivo nazionale per la riduzione dei fondi per i farmaci innovativi: “Sul taglio ai farmaci innovativi serve intervenire”. “L’assistenza territoriale è fondamentale, va potenziata, serve particolare attenzione al tema della non autosufficienza, e la medicina non può essere solo ospedaliera”, spiega Maria Costi (Pd). Per Elena Ugolini (Rete civica) “occorre particolare attenzione per la contabilità collegata ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), occorre analizzare le spese, anche per valutare gli investimenti che effettivamente servono al sistema sanitario regionale, evitando sprechi come ad esempio quelli dei Cau”. Per Paolo Trande (Avs) “purtroppo buona parte delle risorse per il 2026 sono vincolate, penso alla rigidità sulla prevenzione secondaria. Roma è sempre meno elastica, si sottraggono risorse alla spesa farmaceutica mentre, al contrario, serve utilizzare in maniera appropriata le risorse”.               “Oggi – rimarca Valentina Castaldini (Forza Italia) – si riconosce lo sforzo che il governo nazionale ha fatto per la sanità. Sui farmaci innovativi va detto che il fondo non è mai andato in esaurimento, in quanto restava in media il 30% di risorse. È importante poi l’attuaz
ione del numero unico per le emergenze, mentre permane un problema sul registro tumori, fermo al 2022. Sui percorsi nascita mancano indicatori sulle prese in carico dei consultori, infine non ci sono dati sul recupero crediti dei ticket sanitari”. “Sta venendo meno – sottolinea Paolo Calvano (Pd) – il principio costituzionale che stabilisce che l’organizzazione sanitaria è in capo alle Regioni. C’è uno spirito centralista da parte del governo di Roma. Emerge poi un ruolo forte delle lobby farmaceutiche che su questo riparto di risorse hanno avuto un peso. È, invece, giusta la scelta di istituire un fondo specifico per le emergenze delle aziende sanitarie”. Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “serve capire quanto influisce sulla sanità l’aspetto dell’invecchiamento della popolazione, occorre guardare più in là, inevitabilmente ci saranno maggiori bisogni di domiciliarità, come Regione Emilia-Romagna ci stiamo attrezzando, stiamo aspettando un segnale da Roma”. (Cristian Casali)   
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, a Piacenza ne mancano 127. FI “Così viene meno la rete di assistenza” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036009427.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"piacenzasera.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 14:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.piacenzasera.it/2026/04/medici-di-famiglia-a-piacenza-ne-mancano-127-fi-cosi-viene-meno-la-rete-di-assistenza/639603/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio medico”. Lo dichiarano Valentina Castaldini, consigliere regionale e Commissario Coordinatore Regionale per l’Emilia e Pietro Vignali, Capogruppo in Regione Emilia-Romagna.               “La giunta regionale ha pubblicato l’elenco con gli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria presso le AUSL della Regione Emilia-Romagna, ovvero il numero di Medici di Medicina Generale che mancano all’appello per garantire l’assistenza di base a tutti cittadini. Ogni “medico di base” non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un medico in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base” sottolineano i consiglieri azzurri.                                              Questo l’elenco dei “medici di base” vacanti divisi per territorio:Provincia di Piacenza: 127Provincia di Parma: 151Provincia di Reggio Emilia: 207Provincia di Modena: 290Città metropolitana di Bologna (tranne Imola): 164Territorio di Imola: 38Provincia di Ferrara: 110Provincia di Ravenna: 122Provincia di Forlì-Cesena: 140Provincia di Rimini: 95               “La mancanza di medici sul territorio rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, soprattutto chi è anziano o più fragile. In più c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione” sottolineano Castaldini e Vignali. “Ci auguriamo che la Giunta Regionale si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio”.                           Leggi anche                           Medici di famiglia, allarme Gimbe: ne mancano 5.700 in Italia, 502 in Emilia Romagna“Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio medico”. Lo dichiarano Valentina Castaldini, consigliere regionale e Commissario Coordinatore Regionale per l’Emilia e Pietro Vignali, Capogruppo in Regione Emilia-Romagna.               “La giunta regionale ha pubblicato l’elenco con gli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria presso le AUSL della Regione Emilia-Romagna, ovvero il numero di Medici di Medicina Generale che mancano all’appello per garantire l’assistenza di base a tutti cittadini. Ogni “medico di base” non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un medico in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base” sottolineano i consiglieri azzurri.                                              Questo l’elenco dei “medici di base” vacanti divisi per territorio:Provincia di Piacenza: 127Provincia di Parma: 151Provincia di Reggio Emilia: 207Provincia di Modena: 290Città metropolitana di Bologna (tranne Imola): 164Territorio di Imola: 38Provincia di Ferrara: 110Provincia di Ravenna: 122Provincia di Forlì-Cesena: 140Provincia di Rimini: 95               “La mancanza di medici sul territorio rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, so
prattutto chi è anziano o più fragile. In più c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione” sottolineano Castaldini e Vignali. “Ci auguriamo che la Giunta Regionale si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio”.   
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		<title><![CDATA[Conte: governo immobile, impegnato negli scandali dimentica italiani ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102109900066.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianodelsud.it" </b>  del 31 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 01:55:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianodelsud.it/2026/03/31/conte-governo-immobile-impegnato-negli-scandali-dimentica-italiani]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Roma, 31 mar. (askanews) – “Il Governo Meloni è immobile, sono così impegnati con gli scandali esplosi nel partito della premier che si son dimenticati delle emergenze degli italiani”. Lo scrive sui social network il leader M5s Giuseppe Conte.“La bolletta elettrica – sottolinea – aumenta anche per gli utenti più vulnerabili, crolla la produzione industriale, il Governo taglia gli incentivi alle aziende tradendo imprenditori che avevano già investito, il decretino elettorale del governo è stato già bruciato dagli aumenti del carburante”.Continua il leader M5s: “Quel che sta succedendo sulla sanità, poi, suscita sinceramente rabbia. Abbiamo lottato come leoni per i 209 miliardi in Europa ma non riescono nemmeno a spenderli: secondo Gimbe a fine 2025 funzionavano solo il 4% delle Case di comunità e meno del 30% degli Ospedali di comunità hanno avviato almeno un servizio”.Conclude Conte: “Hanno ignorato tante nostre proposte per fare diminuire il costo delle bollette, per Transizione 4.0, per investimenti in sanità. Si corre a gonfie vele solo su spesa militare e difesa: aumenti da 1 miliardo al mese mentre questo Governo firma in Europa i tagli a spese e investimenti vitali per la nostra Italia”.   
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	<item>
		<title><![CDATA[Medici di famiglia: il Ruolo Unico accentua la crisi della medicina generale ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102892408887.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102892408887.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/medici-di-famiglia-il-ruolo-unico-accentua-la-crisi-della-medicina-generale/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali territoriali, ascoltando anche il Sindacato Medici Italiani di cui mi onora essere la Segretaria Regionale....Gentile Direttore,alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali territoriali, ascoltando anche il Sindacato Medici Italiani di cui mi onora essere la Segretaria Regionale.Abbiamo espresso le nostre valutazioni partendo dal fatto che la professione del medico di famiglia sta attraversando una profonda crisi identitaria forse la più significativa degli ultimi decenni.Il nuovo Ruolo Unico di Assistenza Primaria, previsto dall’ACN 2024 e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, impone ai medici un’organizzazione rigida e insostenibile, costringendoli a svolgere contemporaneamente medicina di famiglia e continuità assistenziale, senza possibilità di scelta e ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale. Questa riforma ha ulteriormente diminuito l’attrattiva della professione, già compromessa da carichi di lavoro eccessivi (superamento del limite normativo di 1.500 assistiti).La burocrazia è opprimente, infatti il 50% del tempo lavorativo dei medici è dedicato alla compilazione di moduli, piani terapeutici e documentazione e così si riduce il tempo disponibile per l’assistenza ai pazienti.Bisogna tenere anche presente che oggi una quota consistente di questi medici è donna, che spesso scelgono questo settore lavorativo anche per la possibilità di gestire, sebbene con difficoltà, l’equilibrio tra vita professionale e familiare.I recenti dati della Fondazione Gimbe dimostrano proprio questo, nelle Marche entro il 2028 saranno 202 i medici di medicina generale che raggiungeranno l’età di pensionamento dei 70 anni, considerando il rapporto ottimale pari a un MMG ogni 1.200 assistiti, al primo gennaio 2025 in regione di fatto già mancano 161 medici di medicina generale.Ma tra i dati più negativi emerge quello secondo cui, nel 2025, i partecipanti delle Marche al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili e cioè 78 candidati in meno rispetto alle borse finanziate, pari al -49% rispetto ai posti a fronte di una media Italia del +26%.Il Sindacato Medici Italiani è critico rispetto a diversi aspetti del nuovo modello organizzativo, in particolare riguardo alla fattibilità di alcuni standard del DL 77/2022, alla loro integrazione all’interno delle AFT e all’integrazione funzionale con gli altri servizi della rete (COT, PUA ecc.). Riteniamo che vi sia bisogno della formazione del personale dedicato ai servizi (attualmente la formazione e l’aggiornamento è lasciata all’iniziativa personale del singolo) e di un provider unico di comunicazione tra i servizi (non può esistere come ora, una modalità dedicata per la contattabilità di ogni singolo servizio, diversa a volte da distretto a distretto).Riteniamo che la professione del medico di medicina generale non possa essere più immaginata senza l’introduzione di tutele e di garanzie (maternità, ferie, malattia, infortunio.Alla firma dell’Accordo Integrativo Regionale nell’agosto 2025 apponemmo solo una firma tecnica; infatti, avremmo voluto avere il tempo sufficiente per effettuare una migliore allocazione delle risorse e dare risposte più stringenti ai territori delle aree montane e disagiate, individuando migliori e ulteriori soluzioni che andassero incontro alle necessità dei medici di medicina generale di tutto il territorio marchigiano. Già in quel contesto abbiamo rappresentato il malcontento del personale medico in merito al fatto che il ruolo unico sia un obbligo per i giovani medici e non una libera scelta, così come i
l lavoro nelle Case di Comunità e nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) come oggi concepito, illustrando come quelle scelte dell’AIR avrebbero potuto contribuire a un ulteriore impoverimento della medicina territoriale con la conseguente fuga dei professionisti.La legge sul Ruolo Unico, invece di affrontare davvero questa emergenza, propone una soluzione miope: obbligare i nuovi medici a farsi carico di un modello già in crisi, ignorando i profondi cambiamenti sociali, demografici e tecnologici degli ultimi decenni.Ci auguriamo che un approfondimento delle problematiche e del corretto ruolo di tutti gli attori del sistema, possa portare ad una riorganizzazione territoriale adeguata al fine di garantire i fabbisogni di salute necessari alla popolazione marchigiana.Alessandra MoracaSegretaria Regionale Marche SMI, Sindacato Medici Italiani01 Aprile 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore, prima il DM 70/2015 definiva gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera, riorganizzando la rete in base all'intensità di cura. I punti chiave includevano la riduzione...Gentile Direttore, Fra le centinaia di richieste di consulenza che, ogni settimana, giungono al network di C&P, trovano ampio spazio quelle di coloro che, ancora in costanza di rapporto di lavoro, hanno...Gentile Direttore,il 14 marzo 2026, a 96 anni, è morto Jurgen Habermas uno dei maggiori filosofi contemporanei. Il pensiero che ha divulgato con le sue opere coinvolge anche la medicina...Gentile Direttore,siamo lieti di riferirle notizia sul felice epilogo della storia sensibilizzata anche grazie a Quotidiano Sanità, riguardo la nostra collega biologa Irene Fallo, oggi specialista in Scienze dell’Alimentazione, rimasta...Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneSe la diagnosi è la solitudine, il medico deve ricorrere alla prescrizione sociale. Oms designa un centro per promuoverlaGliflozine in farmacia. “Una rivoluzione gentile. Risparmio da 9,2 milioni in tre mesi e il 94% dei pazienti è soddisfatto”. Intervista al sottosegretario alla Salute Marcello GemmatoLa guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersiFarmaci. Ecco come la guerra in Medio Oriente potrebbe trasformarsi da una crisi di approvvigionamento in una emergenza globaleCase della Comunità, il flop dei numeri: meno del 4% funziona a pieno regime. Bene le Cot mentre gli Ospedali di comunità arrancano. I dati AgenasFarmaci. Ecco come la guerra in Medio Oriente potrebbe trasformarsi da una crisi di approvvigionamento in una emergenza globaleMedici di famiglia. La rivoluzione di Forza Italia: 38 ore settimanali e nuovo ruolo nelle Case della ComunitàVa in pensione con 100 giorni di ferie non godute: indennizzo da 60mila euro al medicoL'Argentina ufficializza l'uscita dall'Organizzazione mondiale della SanitàInfanzia e alimentazione. La Norvegia vieta la commercializzazione di cibi e bevande non salutariQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Gimbe, Pnnr a rischio. Sardegna in ritardo su Case e Ospedali comunità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103221308096.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"rainews.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Pesano i ritardi strutturali, l''attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico"</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:31:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2026/04/gimbe-pnnr-a-rischio-sardegna-in-ritardo-su-case-e-ospedali-comunita-9062aad2-a033-4618-b795-1ebf305fed1c.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Prosegue il monitoraggio indipendente dell'osservatorio della Fondazione Gimbe sul servizio sanitario nazionale sull'attuazione della missione salute del Pnrr. In Sardegna le Case della Comunità programmate sono 79 di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 41 (51,9%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025); Sono, invece, 35 fli Ospedali di Comunità previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 2 (6%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media in Italia del 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025); Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti secondo i dati del ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025). Infine l'osservatorio Gimbe rileva che il 24% dei cittadini dell'Isola ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico rispetto alla media italiana del 44%. "A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missione salute del Pnrr il 30 giugno 2026 - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - l'obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità "pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l'attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell'assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi".    
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		<tp:writer>TGR Sardegna</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gimbe promuove l'Emilia-Romagna al vertice in Italia per medicina territoriale e fascicolo elettronico  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103194807847.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ravennawebtv.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ravennawebtv.it/gimbe-promuove-lemilia-romagna-al-vertice-in-italia-per-medicina-territoriale-e-fascicolo-elettronico/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’Emilia-Romagna al vertice in Italia per l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale.A certificarlo è l’ultimo monitoraggio sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr, realizzato da Fondazione Gimbe che lo ha diffuso oggi.“Siamo molto orgogliosi di questi risultati, frutto di un lavoro che viene da lontano e che conferma la scelta felice di puntare sempre di più sulla medicina di territorio e sulle nuove tecnologie per avvicinare le cure e l’assistenza verso i cittadini- sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi-. In un quadro purtroppo molto diversificato a livello nazionale, l’Emilia-Romagna viaggia a velocità doppia della media del Paese sul digitale e sta procedendo in linea con quanto definito dalla tempistica della missione Pnrr, consapevoli della grande occasione che rappresenta questo investimento senza precedenti per il nostro territorio. Questo in un quadro nazionale che penalizza ancora fortemente le regioni, non garantendo un finanziamento adeguato a coprire l’aumento delle spese. Si tratta di un risultato che va condiviso con tutti gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e i tecnici che lavorano ogni giorno nella nostra sanità- conclude Fabi-, ma non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì uno sprone ancora maggiore a realizzare una rete territoriale di assistenza sempre più vicina ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, che accompagneremo nelle prossime settimane con inaugurazioni di decine di nuove strutture e una versione del Fascicolo sanitario elettronico ancora più aggiornata e funzionale”.Il Fascicolo sanitario elettronico: Emilia-Romagna prima regione in ItaliaSecondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l’Emilia-Romagna è la prima Regione italiano per utilizzo dell’use: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%. Ben 17 su 20 i documenti disponibili sull’applicativo, come nessun’altra regione e contro una media nazionale di 14.La medicina di territorioAl 31 dicembre 2025, in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha, però, il doppio dei residenti. La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%.Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, 24 quelli attivi in Regione a fine 2025, su 52 programmati (anche in questo caso seconda dietro la Lombardia).   
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		<title><![CDATA[Fascicolo sanitario elettronico, Emilia-Romagna leader: il 92% dei cittadini ha dato il consenso ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102950608489.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"riminitoday.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L’Emilia-Romagna si conferma al primo posto in Italia per utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e tra le migliori per la sanità territoriale</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’Emilia-Romagna si conferma al primo posto in Italia per utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e tra le migliori per la sanità territorialeL'Emilia-Romagna al vertice in Italia per l'utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale. A certificarlo è l'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr, realizzato da Fondazione Gimbe che lo ha diffuso nella giornata di martedì (31 marzo).“Siamo molto orgogliosi di questi risultati, frutto di un lavoro che viene da lontano e che conferma la scelta felice di puntare sempre di più sulla medicina di territorio e sulle nuove tecnologie per avvicinare le cure e l'assistenza verso i cittadini - sottolinea l'assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi -. In un quadro purtroppo molto diversificato a livello nazionale, l'Emilia-Romagna viaggia a velocità doppia della media del Paese sul digitale e sta procedendo in linea con quanto definito dalla tempistica della missione Pnrr, consapevoli della grande occasione che rappresenta questo investimento senza precedenti per il nostro territorio”. "Questo in un quadro nazionale che penalizza ancora fortemente le regioni, non garantendo un finanziamento adeguato a coprire l'aumento delle spese. Si tratta di un risultato che va condiviso con tutti gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e i tecnici che lavorano ogni giorno nella nostra sanità - conclude Fabi -, ma non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì uno sprone ancora maggiore a realizzare una rete territoriale di assistenza sempre più vicina ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, che accompagneremo nelle prossime settimane con inaugurazioni di decine di nuove strutture e una versione del Fascicolo sanitario elettronico ancora più aggiornata e funzionale".Leggi le notizie di RiminiToday su WhatsApp: iscriviti al canaleSecondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l'Emilia-Romagna è la prima Regione italiano per utilizzo dell'use: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%. Ben 17 su 20 i documenti disponibili sull'applicativo, come nessun'altra regione e contro una media nazionale di 14.Abbonati alla sezione di inchieste Dossier di RiminiTodayAl 31 dicembre 2025, in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha, però, il doppio dei residenti. La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%.Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, 24 quelli attivi in Regione a fine 2025, su 52 programmati (anche in questo caso seconda dietro la Lombardia).RiminiToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Sanità, fascicolo sanitario elettronico: Emilia-Romagna prima regione in Italia | Sestopotere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102968108636.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sestopotere.com" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Sesto Potere) – Bologna – 1 aprile 2026 – Secondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l’Emilia-Romagna è la prima Regione italiano per utilizzo dell’use: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%. Ben 17 su 20 i documenti disponibili sull’applicativo, come nessun’altra regione e contro una media nazionale di 14.E al 31 dicembre 2025, in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha, però, il doppio dei residenti. La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%.Infine, per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, 24 quelli attivi in Regione a fine 2025, su 52 programmati, anche in questo caso seconda dietro la Lombardia.A fornire le statistiche è la Regione Emilia-Romagna a commento del monitoraggio sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr, realizzato da Fondazione Gimbe.“L’Emilia-Romagna al vertice in Italia per l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale. Siamo molto orgogliosi di questi risultati, frutto di un lavoro che viene da lontano e che conferma la scelta felice di puntare sempre di più sulla medicina di territorio e sulle nuove tecnologie per avvicinare le cure e l’assistenza verso i cittadini”: sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, Massimo Fabi. “In un quadro purtroppo molto diversificato a livello nazionale, l’Emilia-Romagna viaggia a velocità doppia della media del Paese sul digitale e sta procedendo in linea con quanto definito dalla tempistica della missione Pnrr, consapevoli della grande occasione che rappresenta questo investimento senza precedenti per il nostro territorio. Questo in un quadro nazionale che penalizza ancora fortemente le regioni, non garantendo un finanziamento adeguato a coprire l’aumento delle spese. Si tratta di un risultato che va condiviso con tutti gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e i tecnici che lavorano ogni giorno nella nostra sanità- conclude Fabi-, ma non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì uno sprone ancora maggiore a realizzare una rete territoriale di assistenza sempre più vicina ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, che accompagneremo nelle prossime settimane con inaugurazioni di decine di nuove strutture e una versione del Fascicolo sanitario elettronico ancora più aggiornata e funzionale”.   
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		<title><![CDATA[Sanità, medici di famiglia: ne mancano 5.700 in Italia, carenze in 18 Regioni. In Emilia-Romagna -502 | Sestopotere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102968708638.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sestopotere.com" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:36:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://sestopotere.com/sanita-medici-di-famiglia-ne-mancano-oltre-5-700-carenze-in-18-regioni-in-emilia-romagna-ne-mancano-502/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Sesto Potere) – Bologna – 1 aprile 2026 – In Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale (MMG) e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il numero di MMG è diminuito di ben 5.197 unità. Una riduzione che si colloca in un contesto demografico dove la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche.Ogni cittadino iscritto al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha diritto a un MMG, che rappresenta il principale punto di accesso ai servizi e alle prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il MMG non è un dipendente del SSN, ma opera in regime di convenzione con l’Azienda Sanitaria Locale (ASL): il suo rapporto di lavoro è regolato dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), dagli Accordi Integrativi Regionali e dagli Accordi Attuativi Aziendali, definiti a livello di singola ASL.«La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili».La Fondazione GIMBE ha analizzato dinamiche e criticità normative che regolano l’inserimento dei MMG nel SSN, stimando l’entità della loro carenza nelle Regioni italiane al 1° gennaio 2025. Tuttavia, precisa Cartabellotta, «è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale di MMG viene definito dalle singole ASL nei rispettivi ambiti territoriali. Inoltre, i 21 differenti Accordi Integrativi Regionali possono modificare il numero massimo di assistiti, con il rischio di sovra- o sotto-stimare il reale fabbisogno di MMG nelle singole realtà territoriali».DINAMICHE E CRITICITÀQuadro demografico. «I criteri per definire il numero massimo di assistiti per MMG – spiega Cartabellotta – non hanno mai tenuto conto dell’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni e, ancora oggi, ignorano le proiezioni per i prossimi decenni». La demografia della popolazione italiana è profondamente mutata: negli ultimi quarant’anni la quota di residenti di età =65 anni è quasi raddoppiata: dal 12,9% (7,29 milioni) nel 1985 al 24,7% (14,58 milioni) nel 2025. Ancora più marcato l’aumento degli over 80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,5% (1,4 milioni) nel 1985 al 7,8% (4,58 milioni) nel 2025. Le previsioni ISTAT confermano questa tendenza: nel 2035 gli over 65 rappresenteranno il 30% della popolazione (17,36 milioni) e gli over 80 il 9,3% (5,39 milioni); nel 2055 saliranno rispettivamente al 34,5% (18,34 milioni) e al 15% (7,98 milioni). Al quadro demografico si aggiunge il peso crescente delle cronicità: secondo l’indagine ISTAT sullo stato di salute della popolazione, nel 2024 11,3 milioni di over 65 (77,3%) erano affetti da almeno una malattia cronica, di cui 8,1 milioni (55,5%) con due o più cronicità. «L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche – commenta Cartabellotta – generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per MMG, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza».Massimale di assistiti. L’ACN fissa a 1.500 il numero massimo di assistiti per MMG, con la possibilità di aumentarlo fino a 1.800 in casi particolari e, tramite deroghe locali, anche oltre (e
s. fino a 2.000 nella Provincia autonoma di Bolzano). Ulteriori deroghe vengono concesse anche in caso di cittadini senza MMG o per iscrizioni temporanee (es. extracomunitari senza permesso di soggiorno, non residenti). Parallelamente, alcune condizioni riducono il numero di assistiti per MMG: la scelta volontaria di limitare il numero di pazienti, lo svolgimento di incarichi in altri servizi (es. continuità assistenziale), il periodo di avvio dell’attività professionale, l’esercizio della professione in zone disagiate.Ambiti territoriali carenti. L’ACN sottoscritto a gennaio 2026 ha confermato l’innalzamento del rapporto ottimale già definito nel 2024, passando da un MMG ogni 1.000 residenti a uno ogni 1.200. Questo parametro viene utilizzato per individuare le cosiddette “zone carenti”, ovvero le aree in cui il numero di MMG è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione. «Questa modifica – commenta Cartabellotta – è di fatto un espediente che sottostima la carenza di medici di famiglia sulla carta. Infatti, aumentando il rapporto ottimale cresce il numero di cittadini che devono restare senza medico affinché un territorio venga formalmente riconosciuto come “zona carente” e possa quindi essere attivato un bando».Pensionamenti. Secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG), tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 MMG hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione, fissato a 70 anni salvo deroghe. Il numero di pensionamenti varia in modo significativo tra le Regioni: si passa dai 10 della Valle d’Aosta ai 1.147 della Campania.Nuovi MMG. Nel periodo 2014-2017, il numero annuale di borse di studio ministeriali per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale si è mantenuto intorno a 1.000, largamente insufficiente a compensare i pensionamenti attesi. Successivamente il numero è aumentato sino a 4.362 nel 2021, grazie al sovrapporsi di due finanziamenti straordinari: 3.277 borse stanziate dal DL Calabria (2019-2022) e 2.700 finanziate con fondi PNRR (2021-2023). Dal 2022 le borse hanno ripreso a diminuire, stabilizzandosi intorno a 2.600 nel 2023 e nel 2024, per poi scendere a 2.228 nel 2025, con ben 395 borse in meno (-15,1%). Secondo i dati FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candidati (+26,1%). Tuttavia, la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili è molto evidente in alcune Regioni: Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta (-60%), Marche (-49%), Provincia autonoma di Trento (-38%), Piemonte (-29%). «Questa spia rossa – commenta Cartabellotta – è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di MMG già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni».STIMA DELLE CARENZE. Le stime della Fondazione GIMBE sono state elaborate sui dati della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC) al 1° gennaio 2025.Gap 2019-2024. I dati SISAC documentano una progressiva riduzione dei MMG dal 2019 al 2024 in tutte le Regioni, con l’unica eccezione della Provincia autonoma di Bolzano (+2,4%). Complessivamente, in 6 anni, il numero di MMG in Italia è diminuito di 5.197 unità (-14,1%), passando da 42.009 a 36.812. Le differenze regionali sono molto nette: il calo più marcato si registra in Sardegna (-40,3%), il più contenuto nella Provincia autonoma di Trento (-1,5%).Numero di assistiti per MMG. Secondo i dati SISAC, al 1° gennaio 2025 i 36.812 MMG avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 assistiti per medico e marcate differenze regionali: dai 1.153 del Molise ai 1.533 della Lombardia . «Il quadro reale – precisa Cartabellotta – è verosimilmente ancora più 
critico di quanto suggeriscano questi numeri. Infatti, con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta e diventa sempre più difficile trovare un MMG disponibile vicino a casa. Una difficoltà che non riguarda più solo le aree a bassa densità abitativa, come zone montane e rurali dove i bandi vanno spesso deserti, ma coinvolge anche molte grandi città».Stima della carenza di MMG al 1° gennaio 2025. Per garantire una distribuzione omogenea e capillare dei medici di famiglia, tenendo conto della densità abitativa, della prossimità degli ambulatori e dell’esercizio della libera scelta, la Fondazione GIMBE ha assunto come riferimento il rapporto ottimale di 1 MMG ogni 1.200 assistiti. Sulla base dei dati SISAC al 1° gennaio 2025, la carenza complessiva è stimata in 5.716 MMG, distribuiti in 18 Regioni e Province autonome. Le situazioni più critiche si registrano in quasi tutte le grandi Regioni: Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia. «Considerato che le stime sono calcolate sulla media regionale – precisa Cartabellotta – non si può tuttavia escludere che, anche nelle Regioni dove non emerge una carenza di MMG, possano esserci ambiti territoriali o singole aree senza MMG».Ricambio generazionale al 2028. Anche se tutti i MMG andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e portate a termine, le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze stimate al 1° gennaio 2025, con un gap di oltre 2.700 MMG. «Peraltro – spiega Cartabellotta – trattandosi dell’ipotesi più ottimistica, è evidente che nel 2028 il divario tra pensionamenti e ingresso delle nuove leve sarà ancora più ampio. Da un lato, infatti, sempre più MMG scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo».   
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale. Case della Comunità: a regime solo 66 su 1.715 in Italia. Rapporto Gimbe | Sestopotere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102967408641.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sestopotere.com" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:37:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://sestopotere.com/sanita-territoriale-case-della-comunita-a-regime-solo-66-su-1-715-in-italia-rapporto-gimbe/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Sesto Potere) – Bologna – 1 aprile 2026 – L’Osservatorio GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) prosegue il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute del PNRR. «Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno».RIFORMA DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE. A quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione GIMBE estratti dal report Agenas sul monitoraggio del DM 77, aggiornati al 31 dicembre 2025. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento.La riorganizzazione dell’assistenza territoriale definita dal DM 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della Comunità (CdC), 657 Centrali Operative Territoriali (COT) e 594 Ospedali di Comunità (OdC). Di queste strutture, le risorse del PNRR finanziavano inizialmente 1.350 CdC, 600 COT e 400 OdC. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti al ribasso: le CdC si sono ridotte a 1.038, le COT a 480 e gli OdC a 307. «In altri termini – afferma Cartabellotta – le risorse del PNRR coprono solo una parte delle strutture programmate per la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale».Case della Comunità. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 CdC programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal DM 77. «Per oltre un terzo delle strutture programmate – commenta il Presidente – non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento». Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al CUP, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle CdC principali (hub). «Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – chiosa Cartabellotta – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini che non trovano tutte le risposte adeguate ai bisogni assistenziali». Infine, delle 285 CdC con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico (H 24 7/7 giorni nelle CdC principali e almeno 12 ore/die per 6/7 giorni nelle secondarie) e infermieristico (almeno 12 ore/die per 7/7 giorni nelle CdC principali e per 6/7 giorni in quelle secondarie).La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC.
 Limitando l’analisi alle CdC con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti, di cui oltre la metà si concentra in Lombardia (n. 22) ed Emilia Romagna (n. 15). Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale: in tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d’Aosta, Molise e Abruzzo, la quota di CdC pienamente operative è sempre inferiore rispetto a quelle con tutti i servizi attivi. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta il Presidente – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».Ospedali di comunità. Al 31 dicembre 2025, dei 594 Ospedali di Comunità programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto. In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (n. 47), Lombardia (n. 30), Emilia-Romagna (n. 24) e Toscana (n. 17). Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un OdC: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Quattro Regioni restano invece ferme a quota zero: Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta. A fronte di una media nazionale del 27%, le differenze territoriali sono marcate: il Molise, con soli 2 OdC programmati, raggiunge il 100%, mentre all’estremo opposto quattro Regioni non ne hanno attivato alcuno; le altre si collocano in un intervallo molto ampio, dal 2% della Campania al 75% della Provincia autonoma di Trento. «Questi numeri – commenta Cartabellotta – certificano che sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli “pienamente funzionanti” entro il 30 giugno appare una missione impossibile». Per essere pienamente operativi, gli OdC devono infatti garantire presenza medica per almeno 4,5 ore al giorno per 6 giorni su 7, assistenza infermieristica continuativa (H24 7/7 giorni), la figura del case manager, posti letto dedicati a pazienti con demenza o disturbi comportamentali e spazi per la riabilitazione motoria.FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO (FSE). Il FSE 2.0 è il pilastro della trasformazione digitale del SSN: il PNRR destina un investimento di € 1,38 miliardi per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. «Proprio il 31 marzo – spiega Cartabellotta – scade il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il FSE. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il FSE resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria».Completezza del FSE. Al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023. Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia.Consenso alla consultazione del FSE. Al 30 settembre 2025, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE da parte di medici e operatori del SSN, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%. «Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio FSE – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo. Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell’utilità del FSE».
«A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute del PNRR – conclude Cartabellotta – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti”, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del PNRR, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale.».«Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future. E sprecando, di fatto, la più grande occasione per il SSN di costruire una sanità territoriale efficiente e accessibile per i cittadini».   
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		<title><![CDATA[BolognaFiere, Exposanità 2026  sarà all’insegna del digitale | Sestopotere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102912909124.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sestopotere.com" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:24:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Sesto Potere) – Bologna – 1 aprile 2026 – Bologna, 13.03.2026 – L’edizione 2026 di Exposanità, a BolognaFiere dal 22 al 24 aprile, sarà all’insegna del digitale. L’apporto che le nuove tecnologie stanno dando alla medicina e al progresso nelle possibilità di cura messe a disposizione del Servizio Sanitario italiano è ormai indiscutibile. L’adozione del digitale è determinante in tutti gli aspetti, nelle applicazioni cliniche come in quelle organizzative, nella ridefinizione dei contesti di cura come nell’empowerment di professionisti e pazienti nella gestione della non autosufficienza. L’Information & Communication Technology (ICT) si prefigura come una delle leve fondamentali per il miglioramento della qualità e della sostenibilità del servizio sanitario.Per delineare quale sanità ci attende nel prossimo futuro, dunque, Exposanità2026 “Planning Solutions” ha deciso di mettere Intelligenza artificiale e hi-tech al centro della rassegna e dei suoi 5 saloni espositivi – Horus, Hospital, Diagnostica, Sanità Digitale e Terza Età – indagando sfide e opportunità presenti e future.Ad aprire la manifestazione, il convegno inaugurale dal titolo Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura (22 aprile, ore 10.30, Sala Concerto) che attraverso una serie di interrogativi ci guiderà nel confronto sulla sanità digitale e sulle soluzioni che l’innovazione tecnologica mette a disposizione. Primo fra tutti: il digitale ci salverà? Nonostante tutte le criticità che affollano lo scenario attuale, dall’invecchiamento della popolazione, alla crisi vocazionale dei professionisti, dalla sostenibilità economica alle difficoltà legate alla territorializzazione delle cure, riuscirà a preservare la salute come diritto universale? Tutto questo, senza la certezza di chi crede che le risorse tech possano sormontare ogni difficoltà, ma piuttosto con la volontà di trovare nuove soluzioni per garantire “la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, come afferma la nostra Costituzione.I saluti istituzionali saranno affidati ad Antonio Bruzzone, AD di BolognaFiere, all’Assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, Massimo Fabi, e a Fabio Faltoni ed Elena Menichini, di Confindustria Dispositivi Medici. Con la moderazione di Marzio Bartoloni del Sole24Ore, il convegno si aprirà dando spazio alle sfide del SSN: prima quelle demografico-economiche, che saranno tracciate dall’autorevolezza di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, mentre quelle delle professionali sono affidate a Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI. Seguiranno inoltre gli interventi di Giuseppe Jurman, Fondazione Bruno Kessler, il prof. Antonio Vittorino Gaddi, presidente di SIT (Società Italiana di Telemedicina), il direttore del Centro ricerca IATIS Alessandro Palombo, e per concludere il prof. Giuseppe Andreoni, Direttore del Laboratorio “Tecnologia e Design per la Sanità (TeDH) del Politecnico di Milano. I take home messages sono affidati all’analisi di Andrea Fortuna, Partner PwC Italia, Healthcare Pharmaceuticals & Life Sciences.Tra le iniziative speciali, tre i workshop dedicati all’utilizzo dell’AI in ambito sanitario, che troveranno spazio nel salone Sanità digitale.A partire da quello riservato all’uso dell’IA per la cardiologia (22 aprile ore 11-13). Qui, i direttori delle unità operative di cardiologia di grandi ospedali italiani, l’Azienda ospedaliero universitaria S. Andrea di Roma; il prof Igor Diemberger e il direttore del Servizio ITC, Luca Capitani per il Policlinico Sant’Orsola di Bologna; i direttori della struttura complessa Marco Foracchia e Ella Cocchi per l’Ospedale Niguarda di Milano – si confronteranno su esperienze, potenzialità e criticità dell’utilizzo dell’AI nella diagnosi assistita, nella medicina personalizzata e nell’analisi predittiva. Lo faranno insieme alle ingegnerie cliniche e alle direzioni UO servizi informatici, pienamente coinvolte nell’utilizzo di attrezzature
 biomediche e sistemi digitali che vanno a costituire un unico ecosistema complesso.Lo stesso accadrà nel workshop su IA a servizio dell’oncologia (22 aprile ore 14-16), che presenterà tre importanti case study per la collaborazione interdisciplinare: le applicazioni al glioblastoma dell’Istituto neurologico Basta di Milano, verranno illustrate dal prof. Massimiliano del Bene e dal dott. Giovanni Carone; il progetto Breastscan, della Fondazione Susan Komen con Policlinico Gemelli, che saranno presentati dal prof. Francesco Sardanelli; e il progetto Deep Lung, del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, a cura del direttore dell’unità complessa Piero Candoli insieme al direttore Luca Capitani.Infine, l’IA a supporto delle direzioni sanitarie (23 aprile ore 11-13): stavolta saranno i direttori sanitari a confrontarsi su bisogni e soluzioni di utilizzo della AI per l’allocazione della spesa, la gestione delle liste d’attesa, per aumentare l’efficienza dei processi clinico-assistenziali e valutare la qualità dell’esperienza di utenti e operatori. Interverranno il direttore generale Mattia Altini (Az. USL di Modena), l’ing. Paride Lambertini, il direttore generale Paolo Fortuna (Aulss 6 Veneto), il direttore SC “Tecnologie” Francesco Pensalini e la dott.ssa Simonetta Pagano (AUSL città di Torino) e infine il direttore generale Emanuele Ciotti e la dott.ssa Elena Franchi (USL Umbria).Non poteva mancare il tema della sicurezza informatica, con la gestione ed elaborazione sicura del dato informatico: quali strumenti e quali soluzioni abbiamo a disposizione per un utilizzo sicuro del dato sanitario?Tutto questo apre un altro grande tema cardine, per il nostro Servizio sanitario nazionale: quello delle risorse da investire nella grande sfida dell’innovazione. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Chiara Gibertoni, medico e direttore generale dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, tra i centri ospedalieri migliori al mondo: “Dobbiamo fare una premessa: tutte le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale hanno storicamente difficoltà a realizzare investimenti, perché mancano fondi di finanziamento adeguati e, soprattutto, continui nel tempo. In particolare, nell’ambito delle tecnologie biomediche e informatiche è sempre stata una battaglia riuscire a mantenere le strutture pubbliche aggiornate rispetto alle opportunità che via via si rendono disponibili. C’è però un aspetto distintivo del nostro sistema: quando un’innovazione arriva, arriva per tutti. A differenza di altri Paesi considerati all’avanguardia, il fatto di poter accedere alle innovazioni senza distinzioni di reddito è un elemento che ci caratterizza e ci nobilita. Il PNRR ci ha certamente permesso di realizzare una serie di aggiornamenti, soprattutto sulle tecnologie più “pesanti” come TAC e risonanze magnetiche, creando i presupposti per l’utilizzo di software più evoluti. Ricordiamoci che l’intelligenza artificiale è anche questo: la possibilità di ottenere ricostruzioni di immagini estremamente sofisticate, distinguere con maggiore precisione i tessuti patologici da quelli sani, oppure personalizzare – attraverso gli acceleratori lineari in radioterapia – il piano terapeutico con un livello di accuratezza superiore all’occhio umano. Grazie all’iniezione di fondi straordinari siamo riusciti a realizzare cambiamenti profondi e radicali sul piano dell’innovazione. Al Sant’Orsola li abbiamo sfruttati fino in fondo, con aggiornamenti tecnologici che aspettavamo da tempo e che non avrebbero avuto altre fonti di finanziamento.”Quali sono invece i rischi o i limiti da superare? “Il rischio principale – prosegue Gibertoni – è legato alla cyber security. Le aziende sanitarie sono luoghi estremamente sensibili da questo punto di vista e oggi gli attacchi informatici rappresentano una vera e propria strategia globale di destabilizzazione, non più soltanto l’azione di singoli hacker. Il tema degli attacchi cibernetici alle aziende sanitarie ci preoccupa molto. Proteggere un patrimonio così prezioso come le nostre banche dat
i richiede investimenti enormi in sicurezza, che iniziano ad avere un peso rilevante sui bilanci. Servirebbe un approccio più integrato: dall’analisi dei punti di vulnerabilità alla formazione del personale per prevenire fenomeni come il phishing tramite mail o messaggi. Il rischio è altissimo, perché più ci digitalizziamo, più diventiamo vulnerabili. È in arrivo una normativa molto stringente, che entra in vigore proprio in questi mesi, ma che è altrettanto difficile da applicare, sia in termini di investimenti sia di fruibilità del dato nella pratica clinica. Quando si parla di salute, ogni software di supporto deve essere certificato, allenato, garantito e soprattutto reso sicuro. Tutto questo richiede investimenti enormi che, al momento, come aziende pubbliche, fatichiamo a intravedere”, conclude.Appuntamento a Exposanità, Health – Care – Innovation, a BolognaFiere dal 22 al 24 aprile 2026.   
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		<title><![CDATA[Comunicato Stampa – ruolounico_moraca  – Confsal ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102875808733.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102875808733.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sindacatomedicitaliani.it" </b>  del 22 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:23:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="33" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102875808733.PDF"><![CDATA[sindacatomedicitaliani.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://sindacatomedicitaliani.it/index.php/2026/04/01/comunicato-stampa-ruolounico_moraca/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gentile Direttore,alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali territoriali, ascoltando anche il Sindacato Medici Italiani di cui mi onora essere la Segretaria Regionale.Abbiamo espresso le nostre valutazioni partendo dal fatto che la professione del medico di famiglia sta attraversando una profonda crisi identitaria forse la più significativa degli ultimi decenni.Il nuovo Ruolo Unico di Assistenza Primaria, previsto dall’ACN 2024 e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, impone ai medici un’organizzazione rigida e insostenibile, costringendoli a svolgere contemporaneamente medicina di famiglia e continuità assistenziale, senza possibilità di scelta e ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale. Questa riforma ha ulteriormente diminuito l’attrattiva della professione, già compromessa da carichi di lavoro eccessivi (superamento del limite normativo di 1.500 assistiti).La burocrazia è opprimente, infatti il 50% del tempo lavorativo dei medici è dedicato alla compilazione di moduli, piani terapeutici e documentazione e così si riduce il tempo disponibile per l’assistenza ai pazienti.Bisogna tenere anche presente che oggi una quota consistente di questi medici è donna, che spesso scelgono questo settore lavorativo anche per la possibilità di gestire, sebbene con difficoltà, l’equilibrio tra vita professionale e familiare.I recenti dati della Fondazione Gimbe dimostrano proprio questo, nelle Marche entro il 2028 saranno 202 i medici di medicina generale che raggiungeranno l’età di pensionamento dei 70 anni, considerando il rapporto ottimale pari a un MMG ogni 1.200 assistiti, al primo gennaio 2025 in regione di fatto già mancano 161 medici di medicina generale.Ma tra i dati più negativi emerge quello secondo cui, nel 2025, i partecipanti delle Marche al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili e cioè 78 candidati in meno rispetto alle borse finanziate, pari al -49% rispetto ai posti a fronte di una media Italia del +26%.Il Sindacato Medici Italiani è critico rispetto a diversi aspetti del nuovo modello organizzativo, in particolare riguardo alla fattibilità di alcuni standard del DL 77/2022, alla loro integrazione all’interno delle AFT e all’integrazione funzionale con gli altri servizi della rete ( COT, PUA ecc.). Riteniamo che vi sia bisogno della formazione del personale dedicato ai servizi (attualmente la formazione e l’aggiornamento è lasciata all’iniziativa personale del singolo) e di un provider unico di comunicazione tra i servizi (non può esistere come ora, una modalità dedicata per la contattabilità di ogni singolo servizio, diversa a volte da distretto a distretto).Riteniamo che la professione del medico di medicina generale non possa essere più immaginata senza l’introduzione di tutele e di garanzie (maternità, ferie, malattia, infortunio.Alla firma dell’Accordo Integrativo Regionale nell’agosto 2025 apponemmo solo una firma tecnica, infatti avremmo voluto avere il tempo sufficiente per effettuare una migliore allocazione delle risorse e dare risposte più stringenti ai territori delle aree montane e disagiate, individuando migliori e ulteriori soluzioni che andassero incontro alle necessità dei medici di medicina generale di tutto il territorio marchigiano. Già in quel contesto abbiamo rappresentato il malcontento del personale medico in merito al fatto che il ruolo unico sia un obbligo per i giovani medici e non una libera scelta, così come il lavoro nelle Case di Comunità e nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) come oggi concepito, illustrando come quelle scelte dell’AIR avrebbero potuto contribuire a un ulteriore impoverimento della medicina territoriale con la conseguente fuga dei professionisti.La legge sul Ruolo Unico, invece di affrontare davvero questa emergenza, propone una soluzione miope: obbligare i nuovi medici a farsi carico di un modello
 già in crisi, ignorando i profondi cambiamenti sociali, demografici e tecnologici degli ultimi decenni.Ci auguriamo che un approfondimento delle problematiche e del corretto ruolo di tutti gli attori del sistema, possa portare ad una riorganizzazione territoriale adeguata al fine di garantire i fabbisogni di salute necessari alla popolazione marchigiana.Alessandra Moraca, Segretaria Regionale Marche, Sindacato Medici ItalianiUfficio Stampa   
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		<title><![CDATA[PNRR:Poche Case della Comunità operative e FSE incompleto ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"socialfarma.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La riforma della sanità territoriale del PNRR è in ritardo: poche Case della Comunità attive, Ospedali di Comunità incompleti e FSE.</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1161" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF"><![CDATA[socialfarma.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.socialfarma.it/pnrr-e-sanita-territoriale-attuazione-in-ritardo-criticita-su-case-della-comunita-e-fascicolo-sanitario-elettronico/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[A pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR mostra ritardi rilevanti che rischiano di comprometterne gli obiettivi.Secondo il monitoraggio della Fondazione GIMBE, al 31 dicembre 2025 solo una quota minima delle strutture previste risulta pienamente operativa, mentre persistono criticità significative anche sul fronte della digitalizzazione.Il nodo principale riguarda le Case della Comunità, per le quali la piena operatività resta un’eccezione. Su 1.715 strutture programmate, appena 66 risultano funzionanti secondo gli standard previsti, evidenziando un ritardo che non può essere spiegato solo con i tempi infrastrutturali.Il problema, come sottolineato dal presidente Nino Cartabellotta, è soprattutto organizzativo e legato alla carenza di personale sanitario, una criticità che coinvolge direttamente anche la professione farmaceutica nel contesto della presa in carico territoriale.Anche gli Ospedali di Comunità procedono a rilento: poco più di un quarto ha attivato almeno un servizio e nessuna struttura è oggi pienamente funzionante.Questo scenario indebolisce l’intero impianto della riforma delineata dal DM 77, che punta a decongestionare ospedali e pronto soccorso rafforzando l’assistenza di prossimità.Per i farmacisti, chiamati sempre più a integrarsi nei percorsi territoriali, il mancato sviluppo di queste strutture rischia di limitare opportunità professionali e modelli collaborativi già avviati in alcune realtà.Sul versante digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico si conferma un’infrastruttura ancora incompleta.Nonostante gli investimenti del PNRR, nessuna Regione garantisce oggi la piena disponibilità dei documenti previsti e meno della metà dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati.Un elemento che riduce drasticamente il potenziale del FSE come strumento di continuità assistenziale e integrazione tra professionisti sanitari, inclusi i farmacisti.Le disuguaglianze territoriali restano marcate, con differenze significative tra Regioni sia nell’attivazione dei servizi sia nell’adesione al Fascicolo Sanitario Elettronico.In questo contesto, il rischio non è solo quello di mancare i target europei, ma anche di consolidare un sistema sanitario a più velocità, con impatti diretti sull’accesso alle cure e sull’organizzazione del lavoro sanitario.Il quadro delineato evidenzia come la sfida non sia più soltanto realizzare le strutture previste, ma renderle effettivamente operative e integrate.Per il mondo della farmacia, sempre più coinvolto nei servizi territoriali e nella gestione della cronicità, l’evoluzione – o il rallentamento – di questa riforma rappresenta un passaggio cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale.Socialfarma è la piattaforma web gratuita per i professionisti del settore farmaceutico, nata da un progetto di condivisione professionale che ha visto uniti farmacisti e non, con lo scopo di racchiudere in uno spazio comune e aperto a tutti attività formative e di approfondimento utili alla professione sanitaria. Socialfarma è un progetto di Sanità SrlQuesto sito utilizza cookie tecnici necessari alla navigazione e cookie analitici anche di terze parti per capire come l’utente interagisce con il nostro sito o di marketing. Utilizziamo i cookie anche per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto dal tuo utilizzo dei loro servizi. Cliccando sul pulsante “Accetta tutti i cookie”, acconsentirai all’utilizzo di tutti i cookie. Per consentire solo i cookie necessari clicca il pulsante "Usa solo cookie necessari". Per dare il cons
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		<tp:writer>Christian Petrelli</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Basilicata fanalino di coda nell’assistenza sanitaria territoriale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102924208305.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"telenorba.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La Basilicata registra dati negativi sulla riforma dell''assistenza sanitaria territoriale. Sono tre le regioni ultime oltre a quella lucana</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://telenorba.it/2026/04/01/basilicata-fanalino-di-coda-nellassistenza-sanitaria-territoriale/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Basilicata registra dati negativi sulla riforma dell’assistenza sanitaria territoriale. L’osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale rivela che sono solo 19 le Case della Comunità programmate in regione, di cui nessuna con servizi dichiarati, mentre la media italiana qui arriva al 45,5%. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, su cinque previsti nessuno ha un servizio dichiarato attivo, anche in questo caso la media italiana si distanzia, attestandosi sul 27%. Sono tre le regioni fanalino di coda oltre a quella lucana: Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta.Per quanto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), in Basilicata sono disponibili solo 12 documenti dei 20 richiesti, la media nazionale è di 14 su 20. In conclusione, solo il 7% dei cittadini lucani ha dato il consenso sulla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Anche qui la distanza col Paese è lunga: la media italiana è del 44%.La riforma dell’assistenza territoriale resta per l’Italia un punto cardine nella Missione Salute del Pnrr.Telenorba SPAVia Pantaleo 20/a – C.a.p. 70014Conversano (BA) – ItalyTel:       080 4092111Fax:      080 4955412P.IVA:   00825610728Direttore responsabile: Domenico CastellanetaWeb Designer: Carmela Del Core2021 – All rights reservedConcessionaria PubblicitàMade with  by XdevelSeguci su:   
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		<tp:writer>Matteo Giacca</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Buongiorno24 del 1° Aprile 2026 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102949608563.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tp24.it" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.tp24.it/2026/04/01/cronaca/buongiorno24-del-1-aprile-2026/231931]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Buongiorno dalla redazione di Tp24, in diretta con Buongiorno24 su Tp24.it, su Rmc 101 e sui nostri canali social per raccontare i fatti più importanti del giorno.      Apriamo dallo sport, ma è una notizia che va ben oltre il campo. Il Trapani sprofonda ancora: altri 5 punti di penalizzazione, che portano il totale a meno 25. La squadra è ultima in classifica e la stagione, ormai, si gioca più nelle aule dei tribunali che sul terreno di gioco. Evitata l’esclusione dal campionato, ma il quadro resta pesantissimo e non è detto che sia finita qui. 					Passiamo alla cronaca giudiziaria, con un nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla corruzione negli appalti pubblici. C’è un altro arresto: un funzionario è finito ai domiciliari, mentre un imprenditore è stato sospeso. Restano in carcere Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi. L’inchiesta continua a delineare un sistema di rapporti tra imprese e pubblica amministrazione che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire pezzo dopo pezzo. Dalla cronaca alla politica regionale. L’Ars ha approvato il bilancio consolidato, un passaggio che sblocca circa 400 assunzioni, in gran parte nella sanità. La maggioranza rivendica il risultato, parlando di svolta, mentre le opposizioni contestano i numeri e parlano di dati non veritieri. Sullo sfondo resta il tema del rimpasto di governo, che però slitta: se ne riparlerà a fine aprile, tra tensioni interne soprattutto nel centrodestra. E sempre sul fronte politico, iniziano a muoversi anche i protagonisti delle prossime regionali. Ismaele La Vardera ha presentato il simbolo e la squadra che lavorerà al programma: l’obiettivo dichiarato è andare oltre la denuncia e costruire una proposta politica alternativa. Torniamo alla sanità, perché arrivano segnali preoccupanti. Il Ministero ha fermato la nuova rete ospedaliera siciliana, parlando di “disallineamenti”: il piano dovrà essere rivisto. Intanto il report della Fondazione Gimbe fotografa una situazione critica sul PNRR: in Sicilia sono attive solo 12 case di comunità su 154 previste. Un ritardo pesante, che rischia di compromettere l’intero sistema di assistenza territoriale. Capitolo economia e conti pubblici. Emergono nuovi problemi nella gestione dei servizi regionali, in particolare per autostrade e trasporto su gomma. Si parla di perdite milionarie e di costi sotto osservazione, con l’ipotesi, neppure troppo lontana, di un aumento dei pedaggi. E ancora dalla Regione, con il caso del ciclone Harry. Dopo l’impugnativa del governo nazionale, arriva un emendamento per sbloccare i ristori alle imprese colpite dal maltempo. Si cerca una soluzione per evitare che gli aiuti restino bloccati. Chiudiamo con un’altra inchiesta che si allarga, quella ribattezzata “Eventopoli”, sui fondi pubblici per eventi. Nuovi accertamenti e verifiche, mentre uno dei nomi coinvolti, il deputato Pisano, si dice estraneo ai fatti.     
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		<tp:writer>Tp24.it</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di Comunità, Gimbe: poche strutture operative  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102948308578.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tuttosanita.com" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>TuttoSanità - Case di Comunità, Gimbe: poche strutture operative - CAMPANIA</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:19:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.tuttosanita.com/case-di-comunita-gimbe-poche-strutture-operative/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=case-di-comunita-gimbe-poche-strutture-operative]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 non è ancora operativa e presenta criticità su servizi, personale e organizzazione dei percorsi, secondo quanto emerge dal monitoraggio della Fondazione Gimbe. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità su 1.715 (3,9%) risultano pienamente funzionanti, mentre per 649 strutture (37,8%) non è stato dichiarato alcun servizio attivo. Per 781 (45,5%) è attivo almeno un servizio, ma solo 285 (16,7%) dichiarano tutti i servizi obbligatori e solo una quota limitata dispone anche di personale medico e infermieristico.«Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini».Il nodo principale resta la disponibilità di personale. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta Cartabellotta – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».Sugli Ospedali di Comunità la situazione è ancora più indietro: su 594 strutture programmate, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio e nessuna risulta pienamente funzionante, nonostante gli standard prevedano presenza medica, assistenza infermieristica continuativa e servizi dedicati.Secondo il monitoraggio Gimbe, la riforma procede con diseguaglianze regionali e ritardi legati alla carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, e al mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso», ma i dati indicano un avanzamento ancora limitato.Nel periodo tra giugno e dicembre 2025, a fronte di 121 nuove Case della Comunità con almeno un servizio attivo, solo 20 sono diventate pienamente operative; per gli Ospedali di Comunità l’incremento è stato di 10 strutture.Le Centrali Operative Territoriali rappresentano l’unico ambito già in linea con gli obiettivi, con 625 strutture pienamente funzionanti su 657 programmate.Sul piano digitale, il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato nella pratica clinica. Nessuna Regione rende disponibili tutte le tipologie di documenti previste e solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione. «Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati», osserva Cartabellotta.A tre mesi dalla scadenza del PNRR, la Fondazione Gimbe segnala il rischio di non rendere pienamente operative le strutture territoriali e di non garantire benefici concreti per l’assistenza ai cittadini, anche in relazione alla presa in carico e alla gestione dei percorsi assistenziali.Condividi:Condividi su TumblrE-mailWhatsAppStampaMi piace:Mi piace Caricamento...	Correlati   
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		<tp:writer>La Redazione</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gimbe. Case Comunità a rilento e scarsi consensi per FSE - Umbria TV ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102029703364.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"umbriatv.com" </b>  del 31 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:16:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.umbriatv.com/notizie/salute/gimbe-case-comunita-a-rilento-e-scarsi-consensi-per-fse/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, in Umbria solo il 36,4% delle Case della Comunità programmate ha attivato almeno un servizio, un dato inferiore alla media nazionale. Sebbene la regione raddoppi la media italiana per gli Ospedali di Comunità attivi (50%), preoccupa il fronte digitale: solo il 30% dei cittadini ha autorizzato la consultazione del proprio Fascicolo Sanitario Elettronico.© Umbria Televisioni S.R.L. Via Monteneri, 37 06129 Perugia - P.IVA 00496230541 | Powered by Rubidia   
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