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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Fascicolo sanitario e Case di comunità: Bolzano ritarda ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103271707592.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103271707592.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"ALTO ADIGE" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’analisi della Fondazione Gimbe  Fascicolo sanitario e Case di comunità: Bolzano ritarda  BOLZANO. Reazioni contrastanti in regione sul Fascicolo sanitario elettronico: all'elevata fiducia dei trentini, che hanno espresso un consenso quasi plebiscitario alla consultazione dei propri documenti (90%), si oppone la diffidenza degli altoatesini (42%) a fronte di una media nazionale del 44%. I dati emergono dall'analisi della Fondazione Gimbe sull'attuazione della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal Pnrr e che include le cifre relative a Case di comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali e, appunto, il Fascicolo sanitario. In provincia di Bolzano le Case di comunità programmate sono 12, di cui secondo gli ultimi dati disponibili nessuna con almeno un servizio dichiarato attivo, mentre in quella di Trento sono 13 di cui 5 (38,5%) con almeno un servizio dichiarato attivo: la media nazionale è del 45,5%. Con cinque strutture previste, nessuna con almeno un servizio dichiarato attivo, l'Alto Adige è  sotto la media nazionale anche per quanto riguarda gli Ospedali di comunità. In Trentino ne sono previsti quattro, di cui 3 (75%) con almeno un servizio dichiarato attivo (27% in media nel Belpaese). Nella provincia di Bolzano, nel Fascicolo sanitario elettronico sono disponibili 12 delle 20 tipologie di documenti previste dal Dm 7 del settembre 2023 a fronte di una media italiana di 14. La provincia di Trento è in linea con il dato nazionale con 14 documenti.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Fascicolo sanitario e Case di comunità: Bolzano ritarda   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Liste d'attesa e sanità privata costosa sempre più vicentini faticano a curarsi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101805605347.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101805605347.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"CORRIERE DEL VENETO VICENZA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Indagine Cisl su mille lavoratori: «La qualità stride con i tempi». Duemila euro la spesa media</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:24:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Liste d’attesa e sanità privata costosa sempre più vicentini faticano a curarsi IndagineCislsumillelavoratori:«Laqualitàstrideconitempi».Duemilaeurolaspesamedia  VICENZA La sanità vicentina nel  suo complesso funziona, ma se si valutano i singoli aspetti, dai tempi di attesa, al costo delle cure, il giudizio risulta meno positivo. È questo in estrema sintesi il quadro che emerge dall’indagine elaborata dall’Ufficio studi della Cisl di Vicenza, che ha esaminato oltre mille questionari ai quali hanno risposto altrettanti lavoratori.  Più che sugli aspetti strettamente clinici (il 63% del campione esprime una valutazione positiva sul sistema sanitario locale), a pesare sul giudizio è forse la difficoltà ad accedere ai servizi, da un lato, come detto, per i tempi di attesa, considerati troppo lunghi per oltre l’84% dei rispondenti; dall’altro per l’aspetto economico, fattore crescente con il diminuire del reddito. Più quest’ultimo è  basso, più aumentano le lamentele: non a caso dichiara di avere avuto difficoltà di accesso ai servizi il 74,7% dei lavoratori con reddito inferiore ai 10 mila euro l’anno, mentre si scende al 58,1% nella fascia di reddito tra i 30 e i 40 mila euro annui.  Proprio il ricorso a visite ed esami a pagamento è uno dei punti sui quali si è focalizzata l’attenzione dell’Ufficio studi, che ha messo a confronto la spesa media pro-capite annua personale per prestazioni sanitarie in Veneto, circa 850 euro (dati Fondazione Gimbe  2023), riparametrando il dato sulla base della composizione media dei nuclei familiari, che è di 2,29 persone. Ne risulta una spesa media annua ipotetica di quasi 2 mila euro per ogni famiglia vicentina, per prestazioni medico-sanitarie di varia natura (prestazioni mediche, farmaci o dispositivi senza il rimborso del Servizio sanitario nazionale).  Va sottolineato che la spesa media spalma la cifra su tutti, neonati inclusi: è evidente quindi che i costi reali delle famiglie sono molto più alti.  «Nessuno mette in dubbio la  qualità elevata del nostro sistema sanitario - commenta il segretario provinciale Raffaele Consiglio - ma questo non può essere l’alibi per negare i problemi: i lavoratori vicentini faticano ad accedere a molte prestazioni e queste difficoltà riguardano soprattutto le fasce più deboli economicamente, perché è sempre più diffusa la tendenza a compensare chiedendo una prestazione a pagamento. Una strada non percorribile per tutti».  Quanto alla carenza dei medici di base, tema sempre  di attualità, si è detto preoccupato «solo» il 18,6% dei rispondenti, che sembrano ancor meno preoccupati (5,7%) per quanto riguarda l’accesso alle case di riposo per gli anziani. La questione riguarda infatti circa un lavoratore vicentino su 5 (il 20,7% dei rispondenti dichiara la presenza di uno o più anziani non autosufficienti nel proprio nucleo familiare) e per la maggior parte di loro (circa il 77%) rappresenta un elemento di difficoltà, pur con diversi livelli di intensità.  Al primo posto tra gli ostacoli nell’assistenza dei propri cari, vi è la mancanza di tempo a causa del lavoro (53,8%), seguita dal costo elevato delle Rsa (51,8%) e dalla carenza di servizi di assistenza pubblici adeguati (42,5%).  Mauro Della Valle  ---End text---  Author: Mauro Della Valle  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Liste d'attesa e sanità privata costosa sempre più vicentini faticano a curarsi   -sec_org-
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		<tp:writer>Mauro Della Valle</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunita in ritardo Gimbe: «Fondi Pnrr a rischio» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103104806947.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103104806947.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"CORRIERE DELLE ALPI" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanità, il nuovo rapporto della fondazione  Case di comunità in ritardo Gimbe: «Fondi Pnrr a rischio» La loro realizzazione procede a rilento in tutta Italia, in Veneto un po’ meglio Sono 64 quelle con almeno un servizio attivo sulle 99 programmate   sanità, il nuovo rapporto della fondazione  VENEZIA  Procede a rilento in tutt’Italia, quindi anche in Veneto, secondo la Fondazione Gimbe, la realizzazione delle Case di comunità, la nuova struttura della sanità territoriale prevista dal Pnrr. Il Veneto, comunque, è messo meno peggio della media nazionale. Su 99 Case di comunità programmate, 64 (64, 6%) sono quelle con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45, 5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025).  Capitolo Ospedali di comunità: sono 73 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 47 (64%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%).  Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 14 documenti sul totale delle 20 tipologie di documenti previste dal decreto ministeriale 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti; dati ministero della Salute). L’89% dei cittadini della regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (media Italia 44%).  A livello italiano, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultavano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante; il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Alla digitalizzazione il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi di euro. “A tre mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, governo e regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale” , commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.  “Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini” . — E.P.  ---End text---  Author: E. P.  Heading: sanità, il nuovo rapporto della fondazione  Highlight:   Image:La Casa di Comunità dell’Ulss 3 a Noale -tit_org- Case di comunita in ritardo Gimbe: «Fondi Pnrr a rischio»   -sec_org-
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		<tp:writer>e. p.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fascicolo sanitario elettronico, record emiliano ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101654404875.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101654404875.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CORRIERE DI BOLOGNA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fascicolo sanitario elettronico, record emiliano   Primi in Italia  L’  Emilia-Romagna al vertice in Italia per l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale. A certificarlo è l’ultimo monitoraggio sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato da Fondazione Gimbe. Secondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l’Emilia-Romagna è prima per utilizzo del Fascicolo: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%.  Inoltre 17 su 20 i documenti disponibili sull’applicativo, come nessun’altra Regione e contro una media nazionale di 14. Per quanto riguarda la medicina di territorio, a fine 2025 in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case di Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia.  La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%. Per quanto riguarda gli ospedali di comunità: 24 attivi a fine 2025 su 52 programmati.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Primi in Italia  Highlight:   Image: -tit_org- Fascicolo sanitario elettronico, record emiliano   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[In Toscana è già attiva quasi una su due ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101959203811.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101959203811.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"CORRIERE FIORENTINO" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:29:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[In Toscana è già attiva quasi una su due  In Toscana su 159 case di comunità programmate, secondo gli ultimi dati disponibili, sono 79, pari al 49,7%, quelle con almeno un servizio dichiarato attivo a fronte di una media italiana del 45,5% (dati Agenas al 31 dicembre 2025). Tra i 37 ospedali di comunità previsti sono 17, pari al 46%, quelli con almeno un servizio dichiarato attivo a fronte di una media nazionale del 27% (sempre dati Agenas al 31 dicembre 2025). Questi i dati dell’Osservatorio Gimbe, forniti ieri, sull’avanzamento della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- In Toscana è già attiva quasi una su due   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità online, la Campania agli ultimi posti per il Fascicolo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103202008031.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103202008031.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CRONACHE DI CASERTA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Solo il 2% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:22:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Gimbe segnala ritardi anche su case e ospedali di comunità, ma negli ultimi mesi la Regione ha annunciato aperture  Sanità online, la Campania agli ultimi posti per il Fascicolo  Solo il 2% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione  CASERTA (r.c.) - Qualcuno direbbe che siamo ancora a ‘carissimo amico’: appena 66 case della comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 ospedali di comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, mentre il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) è ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, specie al Sud. Insomma, la riforma della sanità territoriale alimentata di fondi del Pnrr per avvicinare le cure ai cittadini procede troppo a rilento ed è ben lontana dall’essere realmente operativa. L’aggiornamento arriva dal monitoraggio dell’Osservatorio Gimbe sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr in base ai dati di fine dicembre 2025. E decisamente non lascia spazio all'ottimismo. Così il presidente Nino Cartabellotta, sottolineando le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale, lancia un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che “gli inaccettabili ritardi accumulati” avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno. Il Fse 2.0 è il pilastro della trasformazione digitale della sanità, forte di 1,38 miliardi stanziati dal Pnrr per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. Ieri è scaduto il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il fascicolo.  Senza una interoperabilità reale, il Fse resta un’infrastruttura  incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria. Al 30 settembre scorso nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste: si va dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia. Alla stessa data solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fascicolo da parte di medici e operatori della sanità pubblica, con forti disomogeneità regionali: dal  2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%.  Delle 285 case di comunità con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico e infermieristico. La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata in 10 Regioni. Le altre 11 si collocano al di sotto del valore nazionale.  Limitando l’analisi alle strutture con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti. Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale. Insomma, troppo spesso “le  case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”, sintetizza Cartabellotta. E veniamo ai famosi ospedali di comunità: solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo a fine 2025.  Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un ospedale di comunità: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Va comunque notato che si tratta di dati non recentissimi e che la Campania ha annunciato negli ultimi mesi l'apertura di diverse case di comunità. “Sugli ospedali di comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile”, avverte Cartabellotta.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Il personale  Il problema delle nuove strutture è la mancanza di addetti per farle funzionare  Image:l governatore Fico e Cartabellotta della Fondazione Gimbe -tit_org- Sanità on
line, la Campania agli ultimi posti per il Fascicolo   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità online, la Campania agli ultimi posti per il Fascicolo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101654504876.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101654504876.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CRONACHE DI NAPOLI" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Solo il 2% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Gimbe segnala ritardi anche su case e ospedali di comunità, ma negli ultimi mesi la Regione ha annunciato aperture  Sanità online, la Campania agli ultimi posti per il Fascicolo  Solo il 2% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione  napoli (r.c.) - Qualcuno direbbe che siamo ancora a ‘carissimo amico’: appena 66 case della comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 ospedali di comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, mentre il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) è ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, specie al Sud. Insomma, la riforma della sanità territoriale alimentata di fondi del Pnrr per avvicinare le cure ai cittadini procede troppo a rilento ed è ben lontana dall’essere realmente operativa. L’aggiornamento arriva dal monitoraggio dell’Osservatorio Gimbe sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr in base ai dati di fine dicembre 2025. E decisamente non lascia spazio all'ottimismo. Così il presidente Nino Cartabellotta, sottolineando le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale, lancia un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che “gli inaccettabili ritardi accumulati” avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno. Il Fse 2.0 è il pilastro della trasformazione digitale della sanità, forte di 1,38 miliardi stanziati dal Pnrr per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. Ieri è scaduto il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il fascicolo.  Senza una interoperabilità reale, il Fse resta un’infrastruttura  incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria. Al 30 settembre scorso nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste: si va dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia. Alla stessa data solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fascicolo da parte di medici e operatori della sanità pubblica, con forti disomogeneità regionali: dal  2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%.  Delle 285 case di comunità con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico e infermieristico. La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata in 10 Regioni. Le altre 11 si collocano al di sotto del valore nazionale.  Limitando l’analisi alle strutture con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti. Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale. Insomma, troppo spesso “le  case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”, sintetizza Cartabellotta. E veniamo ai famosi ospedali di comunità: solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo a fine 2025.  Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un ospedale di comunità: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Va comunque notato che si tratta di dati non recentissimi e che la Campania ha annunciato negli ultimi mesi l'apertura di diverse case di comunità. “Sugli ospedali di comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile”, avverte Cartabellotta.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Il personale  Il problema delle nuove strutture è la mancanza di addetti per farle funzionare  Image:l governatore Fico e Cartabellotta della Fondazione Gimbe -tit_org- Sanità onl
ine, la Campania agli ultimi posti per il Fascicolo   -sec_org-
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		<title><![CDATA[e case = Assistenza territoriale ferma Case di comunità e ospedali: solo dieci le strutture attive ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103270707594.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"EDICOLA DEL SUD BARI BAT" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>di Comunità sono fermi Il rapporto del Gimbe certifica un ritardo nella realizzazione dei progetti La Puglia si colloca tra le regioni più in difficoltà a livello nazionale</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ospedali e case di Comunità sono fermi    Assistenza territoriale ferma Case di comunità e ospedali: solo dieci le strutture attive Il rapporto del Gimbe certifica un ritardo nella realizzazione dei progetti La Puglia si colloca tra le regioni più in difficoltà a livello nazionale   LA SITUAZIONE  2 BARI  L’Osservatorio del Gimbe fotografa il ritardo della Puglia nella realizzazione delle strutture di sanità territoriale. Solo dieci le strutture attivate tra ospedali e case di comunità.  IACCARINO PAGINA 2    2 BARI  La riforma dell’assistenza territoriale, asse portante della Missione Salute del Pnrr, resta sulla carta. A fotografare lo stato di avanzamento è l’Osse rvato rio Gimbe, che al 31 dicembre 2025 certifica un ritardo strutturale a livello nazionale e criticità ancora più marcate in Puglia, sia sul fronte delle strutture di prossimità sia su quello della digitalizzazione. Il dato nazionale è già indicativo: solo 66 Case di comunità, pari al 3,9% del totale previsto, risultano pienamente operative. Ancora più indietro gli Ospedali di comunità: 163 strutture, il 27,4%, hanno attivato almeno un servizio, ma nessuna è completamente funzionante. Un quadro che evidenzia una distanza significativa rispetto agli obiettivi fissati dal Pnrr. In  questo contesto, la Puglia si colloca tra le regioni più in ritardo.   Il contesto  Le Case di comunità, pensate come presidi sanitari di prossimità in grado di integrare medicina generale, specialistica e servizi sociali, sono 21 quelle programmate. Ma solo 3 risultano con almeno un servizio attivo dichiarato e, dato ancora più critico, nessuna dispone stabilmente di personale medico o infermieristico. Di fatto, strutture esistenti ma non operative.  Non va meglio sul versante degli Ospedali di comunità, destinati a ricoveri brevi e a una gestione prevalentemente infermieristica per pazienti a bassa intensità clinica. In Puglia ne sono previsti 49, ma appena 7 risultano attivi con almeno un servizio. Anche in questo caso, nessuna struttura può dirsi pienamente funzionante, segno di un ritardo  che riguarda non solo le infrastrutture, ma soprattutto l’organizzazione e il personale.   Il paragone  Il confronto con altre regioni del Mezzogiorno non attenua il quadro: la Basilicata, ad esempio, registra performance ancora più critiche, con zero Case di comunità attive su 19 programmate e nessun servizio attivo nei 5 Ospedali di comunità previsti. Ma per la Puglia, regione con una rete sanitaria più ampia e una domanda più elevata, il ritardo pesa in modo più significativo. A rallentare la riforma non è solo la realizzazione fisica delle strutture, ma anche la componente digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, strumento chiave per l’integrazione dei dati e la continuità assistenziale, presenta livelli di implementazione ancora disomogenei e incompleti.  La piena interoperabilità  dei sistemi e l’utilizzo diffuso da parte di medici e cittadini restano obiettivi lontani, limitando l’efficacia complessiva della riorganizzazione territoriale. Il monito della Gimbe è netto: i ritardi accumulati rischiano di compromettere la rendicontazione finale del Pnrr prevista entro il 30 giugno e, soprattutto, di ampliare le diseguaglianze regionali.  Il pericolo concreto è quello di disperdere risorse senza generare benefici tangibili per i cittadini, lasciando irrisolta la vera sfida della riforma: portare la sanità più vicino ai territori e alleggerire la pressione sugli ospedali. Per la Puglia, il nodo è ora duplice: accelerare l’attivazione reale dei servizi e colmare il gap organizzativo e digitale. Perché senza personale, integrazione e strumenti operativi, le strutture restano scatole vuote e la riforma un obiettivo ancora lontano.  ---End text---  Author: LILIANA IACCARINO  Heading: LA SITUAZIONE  Highlight:   Image:Gravi ritardi nelle opere sanitarie da realizzare sul territorio pugliese Gravi ritardi nell’attivazione dei servizi sanitari sul territorio -tit_org- e case    Assistenza territoriale ferma Case di comunità e ospedali: solo dieci le strutture attive   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Ospedali e case di Comunità sono fermi = Assistenza territoriale ferma Case di comunità e ospedali: solo dieci le strutture attive ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103240907380.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"EDICOLA DEL SUD BASILICATA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA QUESTIONE  Ospedali e case di Comunità sono fermi   Assistenza territoriale ferma Case di comunità e ospedali: solo dieci le strutture attive Il rapporto del Gimbe certifica un ritardo nella realizzazione dei progetti La Puglia si colloca tra le regioni più in difficoltà a livello nazionale   LA SITUAZIONE  2 BARI  L’Osservatorio del Gimbe fotografa il ritardo della Puglia nella realizzazione delle strutture di sanità territoriale. Solo dieci le strutture attivate tra ospedali e case di comunità.  IACCARINO PAGINA 2    2 BARI  La riforma dell’assistenza territoriale, asse portante della Missione Salute del Pnrr, resta sulla carta. A fotografare lo stato di avanzamento è l’Osse rvato rio Gimbe, che al 31 dicembre 2025 certifica un ritardo strutturale a livello nazionale e criticità ancora più marcate in Puglia, sia sul fronte delle strutture di prossimità sia su quello della digitalizzazione. Il dato nazionale è già indicativo: solo 66 Case di comunità, pari al 3,9% del totale previsto, risultano pienamente operative. Ancora più indietro gli Ospedali di comunità: 163 strutture, il 27,4%, hanno attivato almeno un servizio, ma nessuna è completamente funzionante. Un quadro che evidenzia una distanza significativa rispetto agli obiettivi fissati dal Pnrr. In  questo contesto, la Puglia si colloca tra le regioni più in ritardo.   Il contesto  Le Case di comunità, pensate come presidi sanitari di prossimità in grado di integrare medicina generale, specialistica e servizi sociali, sono 21 quelle programmate. Ma solo 3 risultano con almeno un servizio attivo dichiarato e, dato ancora più critico, nessuna dispone stabilmente di personale medico o infermieristico. Di fatto, strutture esistenti ma non operative.  Non va meglio sul versante degli Ospedali di comunità, destinati a ricoveri brevi e a una gestione prevalentemente infermieristica per pazienti a bassa intensità clinica. In Puglia ne sono previsti 49, ma appena 7 risultano attivi con almeno un servizio. Anche in questo caso, nessuna struttura può dirsi pienamente funzionante, segno di un ritardo  che riguarda non solo le infrastrutture, ma soprattutto l’organizzazione e il personale.   Il paragone  Il confronto con altre regioni del Mezzogiorno non attenua il quadro: la Basilicata, ad esempio, registra performance ancora più critiche, con zero Case di comunità attive su 19 programmate e nessun servizio attivo nei 5 Ospedali di comunità previsti. Ma per la Puglia, regione con una rete sanitaria più ampia e una domanda più elevata, il ritardo pesa in modo più significativo. A rallentare la riforma non è solo la realizzazione fisica delle strutture, ma anche la componente digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, strumento chiave per l’integrazione dei dati e la continuità assistenziale, presenta livelli di implementazione ancora disomogenei e incompleti.  La piena interoperabilità  dei sistemi e l’utilizzo diffuso da parte di medici e cittadini restano obiettivi lontani, limitando l’efficacia complessiva della riorganizzazione territoriale. Il monito della Gimbe è netto: i ritardi accumulati rischiano di compromettere la rendicontazione finale del Pnrr prevista entro il 30 giugno e, soprattutto, di ampliare le diseguaglianze regionali.  Il pericolo concreto è quello di disperdere risorse senza generare benefici tangibili per i cittadini, lasciando irrisolta la vera sfida della riforma: portare la sanità più vicino ai territori e alleggerire la pressione sugli ospedali. Per la Puglia, il nodo è ora duplice: accelerare l’attivazione reale dei servizi e colmare il gap organizzativo e digitale. Perché senza personale, integrazione e strumenti operativi, le strutture restano scatole vuote e la riforma un obiettivo ancora lontano.  ---End text---  Author: LILIANA IACCARINO  Heading: LA SITUAZIONE  Highlight:   Image:Gravi ritardi nelle opere sanitarie da realizzare sul territorio pugliese Gravi ritardi nell’attivazione dei servizi sanitari sul territorio -tit_org- Ospedali e case di Comunità sono fermi   Assistenza territoriale ferma Case di comunità e ospedali: so
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		<title><![CDATA[Pnrr e sanità territoriale, l ' allarme di Gimbe: «La Calabria è in ritardo» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102928008267.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pnrr e sanità territoriale, l’allarme di Gimbe: «La Calabria è in ritardo»   Case della Comunità ferme al 3,2%, un solo ospedale attivo su venti e un consenso al Fascicolo molto basso  In Calabria la riforma della sanità territoriale fatica a trasformarsi in un cantiere aperto. La lentezza delle attivazioni, la carenza di personale, il ritardo nel coinvolgimento della medicina generale e un percorso di digitalizzazione incompleto definiscono un sistema che non riesce a riemergere dalle sabbie mobili della fase progettuale. E, la conferma arriva dai numeri impietosi che fotografano la distanza incolmabile tra la promessa del Pnrr e la realtà quotidiana.  L’indagine Gimbe fotografa lo stato delle attivazioni nelle regioni italiane. Uno scenario che in Calabria appare privo di parametri vitali. Su 63 Case della Comunità programmate, soltanto 2 hanno attivato almeno un servizio: il 3,2%, contro una media nazionale del 45,5%. Ancora più fragile la rete degli Ospedali di Comunità: su 20 previsti, solo 1 risulta parzialmente operativo (una media pari al 5%), mentre nel resto del Paese la quota attivata supera il 27%.  Il quadro che emerge dal monitoraggio della Fondazione Gimbe, restituisce un Sud in affanno e una Calabria che si colloca nella fascia più debole degli indicatori. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – osserva Nino Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità.  Tuttavia, i dati ufficiali definiscono un quadro preoccupante: siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo».  Qui il ritardo non è solo infrastrutturale. Le Case della Comunità, anche dove esistono, restano prive di quella continuità assistenziale che ne giustificherebbe la funzione. «Senza personale sanitario – avverte Cartabellotta – le strutture sono, nei fatti, scatole vuote». Del resto, quello delle cattedrali nel deserto è un’espressione che in Calabria ha assunto negli anni un significato quasi letterale tra edifici pubblici programmati, finanziati, talvolta avviati, ma quasi mai capaci di tradursi in servizi per la collettività.  L’innovazione fragile si ritrova anche nel versante digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico regionale mette a disposizione 13 documenti su 20, già sotto la media nazionale. Ma il dato più eloquente è un altro: solo il 2% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati. «Se nemmeno una minima parte dei cittadini consente l’accesso al proprio fascicolo – sottolinea ancora Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo». A tre mesi dalla scadenza del Pnrr, il rischio non è solo quello di non centrare i target. È, come avverte Cartabellotta, «di completare l’incasso delle risorse senza produrre benefici concreti per i cittadini».  gi.pas.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: gi pas  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Pnrr e sanità territoriale, l ’ allarme di Gimbe: «La Calabria è in ritardo»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Case di comunità, lo sprint Il Friuli ha risultati migliori del resto della Penisola ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103170306558.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 28 di <b>"GAZZETTINO FRIULI" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di comunità, lo sprint Il Friuli ha risultati migliori del resto della Penisola  IL QUADRO  Il Friuli Venezia Giulia si colloca tra le Regioni più avanzate nell’attivazione delle Case della Comunità, ma mostra ancora ritardi significativi sugli Ospedali di Comunità e sulla piena operatività dei nuovi servizi territoriali previsti dal Pnrr.  È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe sull’attuazione della Missione Salute, aggiornato al 31 dicembre 2025. Secondo i dati Agenas, in Fvg sono state programmate 32 Case della Comunità: trenta risultano avere almeno un servizio attivo, pari al 93,8%, contro una media nazionale del 45,5%. Più contenuto il progresso sugli Ospedali di Comunità: dei 14 previsti, solo cinque (36%) hanno attivato almeno un servizio, comunque sopra la media italiana del 27%.   Sul fronte digitale, il Fascicolo sanitario elettronico regionale mette a disposizione 13 delle 20 tipologie documentali previste dal DM 7 settembre 2023, mentre l’82% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati, quasi il doppio della media nazionale (44%).  Va detto che questi dati si riferiscono alla data del monitoraggio, in realtà il Fvg ha aggiornato il Fascicolo sanitario elettronico che contiene quindi anche altre tipologie di documenti che a dicembre non erano disponibili, come i referti di strutture private, e anche le lettere di dimissioni dei ricoveri ospedalieri.  In teoria da oggi il fascicolo dovrebbe essere a regime e in grado di rendere disponibile ai cittadini - e ai sanitari che li hanno in cura - un pacchetto di servizi per l'accesso all'assistenza sanitaria e i propri documenti sanitari, aggiornati in maniera tempestiva e con caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale. Tornando al report della Fondazione, Gimbe evidenzia che la fotografia nazionale rimane critica. A quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede con lentezza e forti disomogeneità.  Solo 66 Case della Comunità in tutta Italia (3,9%) risultano pienamente funzionanti, cioè dotate di tutti i servizi obbligatori e del personale medico e infermieristico necessario. Ancora più indietro gli Ospedali di Comunità: 163 strutture hanno attivato almeno un servizio, ma nessuna è pienamente operativa.  «Il potenziamento dell’assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e  pronto soccorso», ricorda il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.  «Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: siamo molto lontani dal raggiungimento dei target europei e il ritmo di attivazione rimane troppo lento». Il nodo principale resta il personale. Anche dove le strutture sono state completate e i servizi dichiarati attivi, la mancanza di medici e infermieri impedisce il pieno funzionamento. «Le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare», osserva Cartabellotta.  A tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute, i rischi sono molteplici: non raggiungere i target europei, ampliare le diseguaglianze territoriali e, soprattutto, completare gli investimenti senza produrre benefici concreti per i cittadini. «Il pericolo più grave – conclude Cartabellotta – è lasciare in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata, sprecando la più grande occasione per costruire una sanità territoriale efficiente e accessibile».  E.D.G.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: E. D.G.  Heading:   Highlight: PIÙ INDIETRO IL COMPLETAMENTO DEI SERVIZI NEGLI OSPEDALI DI COMUNITÀ  Image:OPERE PNRR La Casa di comunità di Sacile è stata tra le prime ad aprire in Friuli Occidentale, assieme al punto di Maniago -tit_org- Case di comunità, lo sprint Il Friuli ha risultati migliori del resto della Penisola   -sec_org-
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		<tp:writer>E. D.G.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunità, lo sprint Il Friuli ha risultati migliori del resto della Penisola ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103170506548.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 28 di <b>"GAZZETTINO PORDENONE" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di comunità, lo sprint Il Friuli ha risultati migliori del resto della Penisola  IL QUADRO  Il Friuli Venezia Giulia si colloca tra le Regioni più avanzate nell’attivazione delle Case della Comunità, ma mostra ancora ritardi significativi sugli Ospedali di Comunità e sulla piena operatività dei nuovi servizi territoriali previsti dal Pnrr.  È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe sull’attuazione della Missione Salute, aggiornato al 31 dicembre 2025. Secondo i dati Agenas, in Fvg sono state programmate 32 Case della Comunità: trenta risultano avere almeno un servizio attivo, pari al 93,8%, contro una media nazionale del 45,5%. Più contenuto il progresso sugli Ospedali di Comunità: dei 14 previsti, solo cinque (36%) hanno attivato almeno un servizio, comunque sopra la media italiana del 27%.   Sul fronte digitale, il Fascicolo sanitario elettronico regionale mette a disposizione 13 delle 20 tipologie documentali previste dal DM 7 settembre 2023, mentre l’82% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati, quasi il doppio della media nazionale (44%).  Va detto che questi dati si riferiscono alla data del monitoraggio, in realtà il Fvg ha aggiornato il Fascicolo sanitario elettronico che contiene quindi anche altre tipologie di documenti che a dicembre non erano disponibili, come i referti di strutture private, e anche le lettere di dimissioni dei ricoveri ospedalieri.  In teoria da oggi il fascicolo dovrebbe essere a regime e in grado di rendere disponibile ai cittadini - e ai sanitari che li hanno in cura - un pacchetto di servizi per l'accesso all'assistenza sanitaria e i propri documenti sanitari, aggiornati in maniera tempestiva e con caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale. Tornando al report della Fondazione, Gimbe evidenzia che la fotografia nazionale rimane critica. A quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede con lentezza e forti disomogeneità.  Solo 66 Case della Comunità in tutta Italia (3,9%) risultano pienamente funzionanti, cioè dotate di tutti i servizi obbligatori e del personale medico e infermieristico necessario. Ancora più indietro gli Ospedali di Comunità: 163 strutture hanno attivato almeno un servizio, ma nessuna è pienamente operativa.  «Il potenziamento dell’assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e  pronto soccorso», ricorda il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.  «Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: siamo molto lontani dal raggiungimento dei target europei e il ritmo di attivazione rimane troppo lento». Il nodo principale resta il personale. Anche dove le strutture sono state completate e i servizi dichiarati attivi, la mancanza di medici e infermieri impedisce il pieno funzionamento. «Le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare», osserva Cartabellotta.  A tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute, i rischi sono molteplici: non raggiungere i target europei, ampliare le diseguaglianze territoriali e, soprattutto, completare gli investimenti senza produrre benefici concreti per i cittadini. «Il pericolo più grave – conclude Cartabellotta – è lasciare in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata, sprecando la più grande occasione per costruire una sanità territoriale efficiente e accessibile».  E.D.G.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: PIÙ INDIETRO IL COMPLETAMENTO DEI SERVIZI NEGLI OSPEDALI DI COMUNITÀ  Image:OPERE PNRR La Casa di comunità di Sacile è stata tra le prime ad aprire in Friuli Occidentale, assieme al punto di Maniago -tit_org- Case di comunità, lo sprint Il Friuli ha risultati migliori del resto della Penisola   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La sanità costa 2.000 euro l'anno al vicentini = Sanità salata per le famiglie spesi duemila euro all'anno Preoccupano tempi e costi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103128106268.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"GIORNALE DI VICENZA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:05:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[StudiodellaCisl  La sanità costa 2.000 euro l’anno ai vicentini   Sanitàsalataperlefamiglie spesiduemilaeuroall’anno Preoccupano tempi e costi   Il fatto del giorno  Tempi di attesa troppo lunghi e costi delle cure elevati: quasi 2 mila euro per famiglia all’anno.  Queste le preoccupazioni dei vicentini in tema di sanità. L’indagine è del Centro studi Cisl Vicenza. MATTEO CAROLLO PAG. 12  • Secondo l’analisi  del Centro studi Cisl altri fattori critici sono la carenza di medici di base e l’accesso alle case di riposo  MATTEOCAROLLO matteo.carollo@ilgiornaledivicenza.it  Tempi di attesa troppo lunghi e costi delle cure elevati: sono queste le principali preoccupazioni dei vicentini in tema di sanità. È quanto emerge dalla nuova indagine del Centro studi Cisl Vicenza, presentata ieri nella sede di via Carducci. Uno  studio che ha voluto far luce sull’esperienza dei vicentini rispetto ai servizi sanitari e alle forme di supporto per l’assistenza agli anziani non autosufficienti.   L’analisi  L’indagine “La percezione della sanità nel territorio vicentino”, realizzata da Francesco Peron e da Stefano Dal Pra Caputo, è stata condotta attraverso un questionario al quale hanno risposto oltre mille lavoratori da tutta la provincia, di cui oltre il 50 per cento non iscritti al sindacato. Tra i risultati più significativi ci sono dunque quelli che vedono l’84,1 per cento degli intervistati esprimere preoccupazione di  fronte ai tempi di attesa con i quali ognuno è costretto a fare i conti quando si appresta a prenotare una visita o un controllo medico. Un problema annoso, che si scontra anche con la carenza di personale nelle professioni sanitarie di fronte all’elevata domanda di prestazioni. Al secondo posto, nella scala dei fattori di preoccupazione per i vicentini, troviamo i costi delle cure, che impensieriscono per la loro entità il 50,6 per cento del campione considerato. Il 18,6 per cento degli intervistati si dice invece in apprensione per la carenza di medici di base, il 5,7 per cento per l’accesso alle case di riposo.   Problemi urgenti  Dai risultati dell’analisi, emerge come i vicentini siano particolarmente sensibili alla tematica: tra i “problemi più urgenti da risolvere” la sanità figura al terzo posto, dopo argomenti quali il lavoro, l’economia e le guerre. E se la maggior parte (il 63 per cento) giudica positivamente il sistema sanitario locale, quando si entra nel campo delle esperienze dirette con i servizi sanitari, il 39,1 per cento si dichiara poco soddisfatto e il 10 per cento per nulla, mentre il 46,1 per cento si ritiene abbastanza soddisfatto. Più che a fattori specificamente clinici, il giudizio è probabilmente condizionato dalle difficoltà di accesso ai diversi servizi: oltre la metà degli intervistati spiega di averne avute alcune, il 12 per cento di averne avute molte. Nessuna difficoltà, invece, per il 26,4 per cento (la quota rimanente ha dichiarato di non aver utilizzato i servizi sanitari nell’ultimo anno). Il pericolo, all’interno di uno scenario simile, è quello della migrazione degli utenti verso il mondo della sanità privata e il ricorso a visite ed esami a pagamento.  Non tutti, però, possono permettersi le cure nel settore privato. I problemi appaiono legati alle condizioni economiche: oltre il 74 per cento dei lavoratori con reddito inferiore a 10 mila euro annui dichiara di aver avuto difficoltà, mentre si scende al 58 per cento per la fascia di reddito fra i 30 e i 40 mila euro all’anno. Secondo il Centro studi Cisl vicentino, la spesa sanitaria per famiglia supera l’importo di 1.900 euro all’anno, una cifra rilevante, che comprende prestazioni mediche, farmaci o dispositivi per i quali non è previsto un rimborso dal Sistema sanitario nazionale.   L’appello  «Queste valutazioni - commenta Raffaele Consiglio, segretario generale provinciale di Cisl Vicenza - mostrano come i lavoratori vicentini, pur apprezzando la qualità di base delle cure, fatichino ad accedere a molte prestazioni e come queste difficoltà riguardino soprattutto le fasce economicamente più deboli, perché è sempre p
iù diffusa la tendenza a compensare chiedendo una prestazione a pagamento; questa, però, non è una strada possibile per tutti». In Veneto, secondo i dati della Fondazione Gimbe relativi al 2023, la spesa media pro capite annua personale per prestazioni sanitarie è pari a 850 euro. Il calcolo, però, spalma la cifra su tutti i cittadini, neonati e bambini compresi: è evidente, secondo il sindacato, come in realtà la spesa reale delle famiglie per prestazioni sanitarie a pagamento sia molto più alta. Riparametrando il dato sulla base del numero dei nuclei familiari, il Centro studi Cisl ha stimato dunque la cifra di circa 1.900 euro per famiglia per prestazioni sanitarie di varia natura, non solo in privato. Un capitolo di spesa rilevante, che pesa non poco sui bilanci familiari. Di qui l’appello del segretario Cisl Consiglio: «Siamo all’inizio di un nuovo mandato, in Regione, così come nelle aziende sociosanitarie locali spiega -. L’auspicio è che il tema venga finalmente affrontato con strumenti e strategie nuovi».  ---End text---  Author: MATTEO CAROLLO  Heading: Il fatto del giorno  Highlight: I temi La sanità figura al terzo posto tra i problemi più urgenti da risolvere. Al primo posto, lavoro ed economia, al secondo le guerre   Le criticità Oltre il 60% dichiara di aver avuto difficoltà nell’accedere ai servizi sanitari, dato che cambia in base alla fascia di reddito  Image:Gli sportelli Il Centro unico prenotazioni (Cup) all’ospedale San Bortolo ARCHIVIO L’articolo pubblicato sul GdV ieri La povertà sanitaria coinvolge sempre più famiglie -tit_org- La sanità costa 2.000 euro l’anno al vicentini  Sanità salata per le famiglie spesi duemila euro all'anno Preoccupano tempi e costi   -sec_org-
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		<tp:writer>MATTEO CAROLLO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunita in ritardo Gimbe:«Fondi Pnrrarischio» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103169606555.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MATTINO DI PADOVA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La loro realizzazione procede a rilento in tutta Italia, in Veneto un po meglio Sono 64 quelle con almeno un servizio attivo sulle 99 programmate</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanità, il nuovo rapporto della fondazione  Case di comunità in ritardo Gimbe: «Fondi Pnrr a rischio» La loro realizzazione procede a rilento in tutta Italia, in Veneto un po’ meglio Sono 64 quelle con almeno un servizio attivo sulle 99 programmate  Procede a rilento in tutt’Italia, quindi anche in Veneto, secondo la Fondazione Gimbe, la realizzazione delle Case di comunità, la nuova struttura della sanità territoriale prevista dal Pnrr. Il Veneto, comunque, è messo meno peggio della media nazionale. Su 99 Case di comunità programmate, 64 (64, 6%) sono quelle con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45, 5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025).  Capitolo Ospedali di comunità: sono 73 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 47 (64%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%).  Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 14 documenti sul totale delle 20 tipologie di documenti previste dal decreto ministeriale 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti; dati ministero della Salute). L’89% dei cittadini della regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (media Italia 44%).  A livello italiano, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultavano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante; il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Alla digitalizzazione il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi di euro. “A tre mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, governo e regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale” , commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.  “Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini” . — E.P.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:La Casa di Comunità dell’Ulss 3 a Noale -tit_org- Case di comunita in ritardo Gimbe:«Fondi Pnrrarischio»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Gimbe: sanità lucana nei guai ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102966308598.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'assessore alla Salute e al Pnrr fa il punto sui costi sostenuti</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:24:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA REGIONE BASILICATA ULTIMA PER L'ASSISTENZA TERRITORIALE  Gimbe: sanità lucana nei guai L’assessore alla Salute e al Pnrr fa il punto sui costi sostenuti  Sono negativi i dati della Basilicata sulla riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini”: lo dice l’Osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale.  Relativamente alle Case della Comunità in Basilicata sono 19 quelle programmate di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, nessuna con almeno un servizio dichiarato (media Italia 45,5%). Sugli Ospedali di Comunità, dei cinque previsti nessuno ha almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%) e la Basilicata è tra le quattro regioni ferme al palo (con Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta). L’analisi della Gimbe ha accertato che nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 12 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previsti (media Italia: 14 documenti). In ine, solo il 7% dei cittadini della Regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (media Italia: 44%).  “Abbiamo analizzato - ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione inale del prossimo 30 giugno”.  Di fatti, la riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Sul fronte digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno.  L’Osservatorio GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) prosegue il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr. “Abbiamo analizzato - dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE - i  risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione inale del prossimo 30 giugno”. A quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione GIMBE estratti dal report Agenas sul monitoraggio del DM 77, aggiornati al 31 dicembre 2025. “Il potenziamento dell’assistenza territoriale - afferma Cartabellotta - è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati uf iciali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento”. La riorganizzazione  dell’assistenza territoriale de inita dal DM 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della Comunità (CdC), 657 Centrali Operative Territoriali (COT) e 594 Ospedali di Comunità (OdC). Di queste strutture, le risorse del PNRR inanziavano inizialmente 1.350 CdC, 600 COT e 400 OdC. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti al ribasso: le CdC si sono ridotte a 1.038, le COT a 4
80 e gli OdC a 307. “In altri termini afferma Cartabellotta - le risorse del PNRR coprono solo una parte delle strutture programmate per la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale”.  Al 31 dicembre 2025, su 1.715 CdC programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal DM 77. “Per oltre un terzo delle strutture programmate commenta il Presidente - non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento”. Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al CUP, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle CdC principali (hub). “Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi - chiosa Cartabellotta - la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini che non trovano tutte le risposte adeguate ai bisogni assistenziali”. In ine, delle 285 CdC con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico (H 24 7/7 giorni nelle CdC principali e almeno 12 ore/die per 6/7 giorni nelle secondarie) e infermieristico (almeno 12 ore/die per 7/7 giorni nelle CdC principali e per 6/7 giorni in quelle secondarie). La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC . Limitando l’analisi alle CdC con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle  prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti, di cui oltre la metà si concentra in Lombardia (n.  22) ed Emilia Romagna (n.  15). Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale: in tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d’Aosta, Molise e Abruzzo, la quota di CdC pienamente operative è sempre inferiore rispetto a quelle con tutti i servizi attivi. “Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi - commenta il presidente - le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”. Al 31 dicembre 2025, dei 594 Ospedali di Comunità programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto. In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (n. 47), Lombardia (n.  30), Emilia-Romagna (n. 24) e Toscana (n. 17). Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un OdC: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Quattro Regioni restano invece ferme a quota zero: Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta. A fronte di una media nazionale del 27%, le differenze territoriali sono marcate: il Molise, con soli 2 OdC programmati, raggiunge il 100%, mentre all’estremo opposto quattro Regioni non ne hanno attivato alcuno; le altre si collocano in un intervallo molto ampio, dal 2% della Campania al 75% della Provincia autonoma di Trento. “Questi numeri - commenta Cartabellotta - certi icano che sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli “pienamente funzionanti” entro il 30 giugno appare una missione impossibile”. Per essere pienamente operativi, gli OdC devono infatti garantire presenza medica per almeno 4,5
 ore al giorno per 6 giorni su 7, assistenza infermieristica continuativa (H24 7/7 giorni), la igura del case manager, posti letto dedicati a pazienti con demenza o disturbi comportamentali e spazi per la riabilitazione motoria. Le Centrali Operative Territoriali, strutture chiave per coordinare la presa in carico dei pazienti e integrare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria, risultano attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre 2025, su 657 COT programmate, 625 risultano pienamente funzionanti.  “Rispetto alla fotogra ia scattata da Agenas tre mesi fa commenta il Cartabellotta - è plausibile che il quadro sia migliorato. Tuttavia, l’attivazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità procede con una lentezza inaccettabile, a velocità diverse tra le Regioni e frenata dalla mancata attivazione di tutti i servizi e dalla carenza di personale”. Infatti, tra giugno e  dicembre 2025, a fronte di un incremento di 121 Case della Comunità con almeno un servizio attivo, quelle con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi sono 51 (42,2%) e quelle anche con presenza medica e infermieristica solo 20 (16,5%) . Per gli Ospedali di Comunità, nello stesso periodo, l’incremento è stato ancora più contenuto: solo 10 strutture attivate, per un totale di 205 posti letto. A fronte di tali ritardi, nel question time al Senato del 29 settembre 2025 il ministro Tommaso Foti aveva fornito rassicurazioni sul raggiungimento dei target minimi previsti entro il 30 giugno 2026. Tuttavia, lo scorso 20 febbraio ha annunciato la convocazione di due cabine di regia con i Presidenti delle Regioni perché “il passo era ancora troppo lento”, ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico e ipotizzato il commissariamento delle Regioni inadempienti.  Nel frattempo, è stato approvato il Disegno di Legge Delega sulla riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede una revisione di modelli e standard del DM 77. “Auspichiamo - sottolinea Cartabellotta - che tale revisione non determini una revisione al ribasso degli standard solo al ine di rendere compatibile la riforma dell’assistenza territoriale con le dif icoltà di attuazione”. “A soli tre mesi dalla rendicontazione inale della Missione Salute del Pnrr conclude Cartabellotta - l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti”, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, igura chiave dell’assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione inale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto.  Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre bene ici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future. E sprecando, di fatto, la più grande occasione per il Ssn di costruire una sanità territoriale ef iciente e accessibile per i cittadini”.  IL PUNTO DI LATRONICO L’assessore alla Salute, Politiche per la Persona e PNRR, Cosimo Latronico, fa il punto sullo stato del sistema sanitario lucano, alla luce dei principali indicatori economici e delle azioni in corso.  “L’incremento dei costi del SSR, in linea con quello registrato nelle regioni limitrofe, è dovuto principalmente ad
 un aumento dell’offerta  sanitaria. In particolare, nel 2025, è stato avviato un signi icativo rafforzamento del personale, sia nel comparto sanitario sia nell’apparato amministrativo, attraverso quasi 800 assunzioni che hanno interessato tutto il territorio e tutte le aziende del sistema sanitario regionale, con l’obiettivo di sostenere i servizi e migliorare la capacità operativa delle strutture. Il dato tendenziale del disavanzo, quanti icabile tra i 50 e i 60 milioni di euro, va letto nel contesto nazionale, in cui tutte le Regioni hanno evidenziato come l’attuale dotazione del Fondo sanitario non risulti pienamente adeguata rispetto al crescente fabbisogno, anche alla luce dell’aumento dei costi, in particolare nel settore farmaceutico, legato alla diffusione di terapie innovative e ad alto costo. In questo quadro, la Regione Basilicata sta portando avanti azioni mirate di razionalizzazione e contenimento della spesa, af iancate da strumenti di ef icientamento e da accordi interregionali, tra cui quello con la Centrale di Committenza del Piemonte, inalizzati a ottimizzare l’utilizzo delle risorse e migliorare la sostenibilità complessiva del sistema. Parallelamente, è stato avviato un percorso strutturato di rafforzamento della governance sanitaria, attraverso il completamento delle principali nomine strategiche, tra cui quella del Direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza, e il consolidamento degli assetti organizzativi anche nell’area di Matera, con effetti già evidenti in termini di funzionalità e capacità gestionale. Particolare attenzione è stata dedicata alla riduzione delle liste d’attesa, attraverso l’attivazione sistematica di aperture straordinarie, anche nei giorni festivi, nelle aziende sanitarie di Matera e Potenza. Le attività aggiuntive hanno consentito il recupero di un numero signi icativo di prestazioni: nelle sole giornate straordinarie sono state erogate decine di visite ed esami diagnostici per singola sessione, con punte di oltre 90 prestazioni giornaliere tra attività ambulatoriali, diagnostiche e interventi specialistici, contribuendo concretamente alla riduzione dei tempi di accesso alle cure; su 117 prestazioni monitorate, ben il 92% (107 prestazioni) è oggi accessibile con un tempo di attesa minimo entro il benchmark di 120 giorni, limite massimo stabilito per le classi di priorità P (programmabile). Si registrano, inoltre, segnali positivi sul fronte della produttività delle strutture sanitarie, sia ospedaliere sia territoriali, accompagnati da un progressivo contenimento della mobilità sanitaria passiva. Sul piano della programmazione, risultano attivati gli strumenti di governo del sistema, a partire dall’implementazione del sistema informatico centralizzato sulla gestione economica aziendale e dall’approvazione in Giunta del Piano sanitario regionale, attualmente all’attenzione del Consiglio Regionale, che de inirà in maniera organica gli obiettivi di salute, gli strumenti di monitoraggio e le azioni attuative. Prosegue, in ine, l’attuazione degli interventi previsti dal PNRR per il rafforzamento della medicina territoriale. Sono in corso investimenti in infrastrutture, tecnologie e personale, con l’obiettivo di rendere operative, entro i prossimi mesi, le Case e gli Ospedali di comunità. Contestualmente, sono state avviate le procedure per il reclutamento di circa 200 infermieri di comunità e sono stati de initi accordi con i medici di medicina generale per sostenere la riorganizzazione della rete territoriale, anche attraverso modelli aggregativi e strumenti contrattuali orientati alla medicina di prossimità. L’azione regionale si sviluppa lungo una direttrice di equilibrio, responsabilità istituzionale e rafforzamento strutturale del sistema, con un approccio fondato su dati oggettivi e su una programmazione coerente con il quadro nazionale. In questo contesto, si ribadisce la necessità di una lettura che non sia né favolistica né meramente rassicurante, ma neppure improntata ad allarmismi: è invece necessario un approccio realistico, collaborativo e costruttivo,
 capace di rafforzare la iducia nel sistema sanitario regionale, sul quale è in corso un lavoro continuo e responsabile volto ad affrontare e superare le criticità esistenti”.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:CARTABELLOTTA (GIMBE) L'ASSESSORE COSIMO LATRONICO -tit_org- Gimbe: sanità lucana nei guai   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Case di comunità, ne manca il 50% «E senza sanitari non funzioneranno» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102240401519.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"NAZIONE" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:36:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di comunità, ne manca il 50% «E senza sanitari non funzioneranno»   L’obiettivo di 159, fissato dal Pnrr, dev’essere raggiunto entro giugno: è il pilastro della riforma territoriale La Fondazione Gimbe fa suonare l’allarme. Indietro anche gli ospedali a bassa intensità di cura  FIRENZE  La Toscana è a metà strada. Ma il tempo stringe.  Le case della comunità attive sono 79 su 159, poco meno del 50%. Gli ospedali di comunità 17 su 37. Numeri che, letti così, dicono poco. Se confrontati con quelli della media nazionale raccontano di una una regione che tiene. Che corre più di altre.  Ma basta cambiare prospettiva perché il quadro si ribalti.  Mancano tre mesi alla scadenza del Pnrr. E all’avvio concreto della riforma della medicina territoriale, un passo fondamentale per la tenuta del sistema sanitario pubblico.  E allora la domanda è semplice: è realistico pensare di completare oltre metà delle case della comunità in poche settimane? Anche perché la Toscana non partiva da zero. Nel 2023 le case della salute attive erano circa 75. Oggi, trasformate (o in via di trasformazione) in Case della comunità, sono diventate 79: quelle con almeno un servizio dichiarato attivo. Un avanzamento c’è stato. Ma contenuto.  E soprattutto incompleto.  Perché il dato vero è un altro ed è quello che pesa: nessuna struttura, oggi, offre tutti i servizi previsti. Né le case della comunità,  né gli ospedali di comunità. Nessuna è pienamente operativa.  La rete esiste. Ma è a metà.  E il vero problema non sono i muri ma i servizi, il personale, l’organizzazione, l’integrazione tra professionisti e con il sociale. Tutto ciò che dovrebbe trasformare quelle strutture in un’alternativa reale all’ospedale.  I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio indipendente sul servizio sanitario pubblico della Fondazione Gimbe sulla base dei dati ufficiali aggiornati allo scorso 31 dicembre di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). I numeri destano preccupazione. In Italia su 1.715 Case della comunità previste, solo 66 sono pienamente operative: il 3,9%. Gli ospedali di comunità completi non esistono. Nemmeno uno.  Per oltre un terzo delle Case programmate, 649, le Regioni non hanno dichiarato nemmeno un servizio attivo. E anche dove i servizi risultano formalmente presenti, spesso manca il personale necessario a renderli effettivi.  «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi, le case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare», dice Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe.  La fotografia è questa. Strutture aperte ma non operative. Servizi sulla carta ma non sempre accessibili.  La Toscana, dentro questo quadro, si colloca sopra la media per attivazione delle strutture. Il 49,7% delle ’case’ con almeno  un servizio attivo contro il 45,5% nazionale. Il 46% degli ospedali di comunità contro il 27,4%. Ma non è tra le regioni più avanti nella piena operatività. Le poche strutture davvero complete si concentrano soprattutto in Lombardia e in EmiliaRomagna, mentre altrove il sistema procede a velocità diverse, con forti diseguaglianze territoriali.  E poi c’è il digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto. E’ ancora incompleto in tutte le regioni. In Toscana sono disponibili 16 documenti su 20. Ma il problema è l’utilizzo da parte dei cittadini: solo il 32% dei toscani ha dato il consenso alla consultazione, contro una media nazionale del 44%. Praticamente uno su tre.  Senza consenso i dati sono accessibili solamente al paziente e al medico che ha prodotto i documenti.  Ma siamo sicuri che i cittadini siano a conoscenza dell’obbligo di dare il consenso (su internet con Spid o Cie o agli sportelli Asl)? Soprattutto i soggetti più fragili, lo sanno? E’ stata fatta un’adeguata campagna informativa? Il tempo, intanto, corre. La scadenza del 30 giugno si avvicina.  E i rischi sono grandi: non raggiungere l’obiettivo del Pnrr, oppure centrarlo solo formalmente grazie ad alcune regioni, oppure — il più grave — fallire la riforma della sanit
à territoriale con un contraccolpo immediato. Ancora sugli ospedali. Sui pronto soccorso già sotto pressione. Sui medici e sugli infermieri che lavorano già al limite.  ---End text---  Author: Ilaria Ulivelli  Heading:   Highlight: LA SITUAZIONE  Nel quadro nazionale la Toscana si colloca sopra la media per attivazione strutture   SOS FASCICOLO SANITARIO  Solo un toscano su tre ha dato il consenso affinché i medici possano consultarlo   Il monito sui rischi ASSISTENZA TERRITORIALE  Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe  «Abbiamo analizzato i risultati raggiunti al 31 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale.  L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a governo e regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno».  Image:I NUMERI Fonte: dati Agenas al 31 dicembre 2025 e Ministero della salute al 30 settembre 2025  LNZ  159  case della comunità da realizzare entro giugno 2026  79  (49,7%) quelle con almeno un servizio dichiarato attivo (media italiana 45,5%)  37  ospedali di comunità previsti  17  (46%) quelli con almeno un servizio dichiarato attivo (media italiana 27%)  Fascicolo sanitario elettronico regionale: disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste (media nazionale: 14 documenti)  il  32%  dei toscani ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo sanitario elettronico. Media nazionale 44% -tit_org- Case di comunità, ne manca il 50% «E senza sanitari non funzioneranno»   -sec_org-
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		<tp:writer>ILARIA ULIVELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fascicolo sanitario Uno su 3 dà il consenso ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101994604033.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 35 di <b>"NAZIONE UMBRIA PERUGIA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Dato inferiore alla media che è pari al 44%</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fascicolo sanitario Uno su 3 dà il consenso Dato inferiore alla media che è pari al 44%  In Umbria il 30 per cento dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitario elettronico. Una dato inferiore alla media italiana che si attesta al 44% (dati Ministero della Salute al 30 settembre 2025). Lo rileva la Fondazione Gimbe in un’analisi sull’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr. Diversi i parametri presi in considerazione dalla fondazione stessa. Nel fascicolo sanitario elettronico regionale, emerge sempre dall’analisi, sono disponibili 13 documenti delle 20 tipologie previste (media Italia 14 secondo i dati del Ministero della Salute al 30 settembre 2025). Le case della comunità, in Umbria sono 22 quelle programmate di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 8 (36,4%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025). Riguardo agli ospedali di comunità, secondo Gimbe ne sono previsti 16 e otto (il 50%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Nel fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 13 documenti su venti previsti -tit_org- Fascicolo sanitario Uno su 3 dà il consenso   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Case di comunita in ritardo Gimbe:«Fondi Pnrrarischio» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101655004877.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"NUOVA VENEZIA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La loro realizzazione procede a rilento in tutta Italia, in Veneto un po meglio Sono 64 quelle con almeno un servizio attivo sulle 99 programmate</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanità, il nuovo rapporto della fondazione  Case di comunità in ritardo Gimbe: «Fondi Pnrr a rischio» La loro realizzazione procede a rilento in tutta Italia, in Veneto un po’ meglio Sono 64 quelle con almeno un servizio attivo sulle 99 programmate  Procede a rilento in tutt’Italia, quindi anche in Veneto, secondo la Fondazione Gimbe, la realizzazione delle Case di comunità, la nuova struttura della sanità territoriale prevista dal Pnrr. Il Veneto, comunque, è messo meno peggio della media nazionale. Su 99 Case di comunità programmate, 64 (64, 6%) sono quelle con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45, 5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025).  Capitolo Ospedali di comunità: sono 73 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 47 (64%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%).  Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 14 documenti sul totale delle 20 tipologie di documenti previste dal decreto ministeriale 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti; dati ministero della Salute). L’89% dei cittadini della regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (media Italia 44%).  A livello italiano, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultavano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante; il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Alla digitalizzazione il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi di euro. “A tre mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, governo e regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale” , commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.  “Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini” . — E.P.  ---End text---  Author: e. p.  Heading:   Highlight:   Image:La Casa di Comunità dell’Ulss 3 a Noale -tit_org- Case di comunita in ritardo Gimbe:«Fondi Pnrrarischio»   -sec_org-
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		<tp:writer>e. p.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Pnrr salute, gli obiettivi un miraggio Gimbe: «Forti ritardi sugli ospedali» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102240201513.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:36:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pnrr salute, gli obiettivi un miraggio Gimbe: «Forti ritardi sugli ospedali»  Il Pnrr sanità è in ritardo in tutta Italia e il rischio è di perdere fondi ingenti, vista la ravvicinata data di scadenza fissata per il 30 giugno. Ma in Puglia la situazione sarebbe ancora più complessa, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione delle Case e degli ospedali di Comunità. È quanto emerge dal report realizzato dalla fondazione Gimbe: “La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante”, è l'allarme.  In Puglia, stando al monitoraggio dell'Osservatorio Gimbe, al 31 dicembre soltanto in tre Case delle comunità su 121 è stato attivato almeno un servizio, il 2,5% contro la media nazionale del 45,5%; per quanto riguarda gli Ospedali di comunità, invece, soltanto sette su 49 strutture hanno almeno un servizio dichiarato attivo, il 14% contro il 27% della media italiana. Capitolo fascicolo sanitario: sono disponibili 11 documenti del totale delle 20 tipologie previste. “Il 75% dei cittadini pugliesi – si legge - ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitario elettronico”, contro una media italiana del 44%.   «Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale.  L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno». A quattro anni dall’avvio, «la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di comunità». «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali operative territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del Pnrr siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento».   La riorganizzazione dell’assistenza territoriale prevede la realizzazione, in tutta Italia, di 1.715 Case della comunità (CdC), 657 Centrali operative territoriali (Cot) e 594 Ospedali di comunità (Odc). Al 31 dicembre 2025, su 1.715 Case della comunità programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto. «Per oltre un terzo delle strutture programmate – commenta il presidente Cartabellotta – non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento». Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al Cup, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle Cdc principali (hub). «Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – chiosa Cartabellotta – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini che non trovano tutte le risposte adeguate ai bisogni assistenziali».  V. Dam.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: v. dam.  Heading:   Highlight
:   Image:Il Pnrr sanità è in ritardo in tutta Italia e il rischio è di perdere ingenti fondi, vista la ravvicinata data di scadenza fissata per il 30 giugno. Ma in Puglia la situazione sarebbe ancora più complessa -tit_org- Pnrr salute, gli obiettivi un miraggio Gimbe: «Forti ritardi sugli ospedali»   -sec_org-
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		<tp:writer>v. dam.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Claudia Salvatore - In ospedale con l'aereo La mobilita sanitaria tra costi e circoli viziosi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101783306148.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 28 di <b>"PREALPINA" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il parere di Claudia Salvatore, professoressa di Economia Aziendale</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[In ospedale con l’aereo La mobilità sanitaria tra costi e circoli viziosi Il parere di Claudia Salvatore, professoressa di Economia Aziendale  L  e lunghe liste d’attesa e la possibilità di ricongiungersi con figli e nipoti stanno spingendo molti over 65 del Sud a fare la valigia per il Nord “mettendo anche la cartella clinica”. Ma la mobilità sanitaria ha un costo, non solo per i pazienti ma anche per le strutture sanitarie.  Le regioni del Meridione pagano quelle “al di sopra del Rubicone” nel cosiddetto riparto, un conguaglio per supportare il maggior carico sperimentato dalle strutture sanitarie del Nord che accolgono pazienti.  Un fenomeno che ci spiega meglio la professoressa Claudia Salvatore, Ordinaria di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Sanità Pubblica, e Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie per la Prevenzione.  La mobilità sanitaria è un fenomeno strutturale in Italia. In cosa consiste? La mobilità sanitaria è la possibilità (o il diritto) del cittadino di ottenere assistenza sanitaria anche in un territorio diverso da quello di residenza. Questo crea problemi di natura economica e gestionale. Le Regioni dovrebbero essere in grado di rispondere ai bisogni di salute della popolazione di riferimento, sfruttando la propria quota regionale del Fondo Sanitario Nazionale (fissato a 136,5 miliardi nel 2025, in crescita rispetto ai 134,1 miliardi del 2024 e ai 128,8 miliardi del 2023).  La mobilità attiva è un “indice di attrazione” di una regione, ossia le prestazioni sanitarie vengono erogate a favore di cittadini residenti in altre regioni. Rappresenta una voce di credito per la Regione che eroga la prestazione. La mobilità passiva esprime “l’indice di fuga” da una regione e rappresenta una voce di debito. Non vanno sottovalutati i casi di mobilità “apparente”: le prestazioni sono erogate a pazienti che vivono in un territorio ma conservano la residenza altrove, come gli studenti fuori sede. Da un punto di vista della qualità dei servizi offerti, la mobilità sanitaria interregionale rappresenta un indicatore per misurare il valore di ogni servizio sanitario regionale.  Quanto costa la mobilità sanitaria? Secondo i rapporti di Agenas 2025 e Fondazione GIMBE 2025, il valore economico della mobilità sanitaria interregionale ha toccato il suo massimo storico con valori elevatissimi. Il dato per il 2023 è di 5,15 miliardi di euro e quello del 2024 è di 5,04 miliardi di euro. La maggiore attrazione è esercitata da Lombardia (+645,8 milioni), Emilia-Romagna (+564,9 milioni) e Veneto (+212,1 milioni). La regione con maggiore saldo passivo è la Calabria (-326,9 milioni), seguita da Campania (-306,3 milioni) e Puglia (-253,2 milioni). Degno di nota è il caso del Molise, che secondo GIMBE nel 2023 era al primo in Italia relativamente al valore percentuale della mobilità sanitaria attiva erogata dalle strutture private accreditate (per i ricoveri e la specialistica ambulatoriale) Neuromed e Responsible Research Hospital (ex Gemelli Molise e Fondazione Cattolica).  Perché alcuni pazienti si spostano fuori regione? I pazienti del Sud si spostano principalmente per effettuare ricoveri ospedalieri, che rappresentano la quota economica maggiore del riparto. Si va fuori regione per l’alta chirurgia, specialmente oncologica, cardiochirurgica e di ortopedia complessa. Si va al Nord anche per le prestazioni ambulatoriali specialistiche, in particolare quelle terapeutiche (33,1% delle prestazioni), per la diagnostica strumentale (31,5%) come Risonanze e TAC, e per esami di laboratorio (28%). Tutto ciò dipende dall’esistenza di un divario nella spesa sanitaria pro-capite italiana e, di conseguenza, anche il finanziamento. Nel nostro Paese, regioni come la Calabria spendono sensibilmente meno per abitante rispetto a realtà come quella la provincia autonoma di Bolzano o l’Emilia-Romagna. Ciò, unitamente al finanziamento che segue la mobilità passiva, alimenta un circolo vizioso in cui le regioni del Sud hanno inferiori finanziamen
ti, alimentando ancor di più la fuoriuscita di pazienti.  Come invertire la rotta? L’attenta osservazione del fenomeno della mobilità, a mio avviso, rappresenta un’occasione di miglioramento della performance economico-finanziaria e gestionale delle regioni, in quanto esprime la mancanza di uniformità delle Regioni nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che dovrebbero essere invece assicurati in modo uniforme sul territorio nazionale. Si potrebbe intervenire potenziando le reti territoriali, incrementando le case e gli ospedali di comunità e sostenendo lo sviluppo della telemedicina come da DM 77/2022. Si potrebbero migliorare le integrazioni tra regioni confinanti con accordi bilaterali per un efficiente uso delle risorse. Si potrebbe definire la specializzazione dei presidi locali (non tutti gli ospedali possono fare tutto) e identificare “centri d’eccellenza” anche al Sud per specifiche patologie per invertire il flusso. Si potrebbero ridurre le liste d’attesa sfruttando fondi straordinari per estendere l’orario di apertura di reparti di diagnostica e chirurgia. Si potrebbe stimolare il rinnovo delle strumentazioni tecnologiche con device nuovi e all’avanguardia anche al Sud. La mobilità sanitaria dovrebbe operare da stimolo per l’azienda sanitaria, attivando un meccanismo competitivo che induca una maggiore qualità delle prestazioni, così da scongiurare l’emigrazione sanitaria verso altre strutture e, al contempo, attrarre parte della domanda sanitaria esterna.  ---End text---  Author: ANNACHIARA GIORDANO  Heading:   Highlight: 136,5 z Miliardi L’ammontare del Fondo Sanitario Nazionale nel 2025, da cui le Regioni attingono per sostenere i costi della mobilità sanitaria   5,15 z Miliardi il valore della mobilità sanitaria nel 2023 interregionale ha toccato il suo massimo storico con valori elevatissimi   “  La mobilità attiva è un “indice di attrazione” e rappresenta una voce di credito per la regione che eroga la prestazione. La mobilità passiva esprime “l’indice di fuga” da una regione e rappresenta una voce di debito  Image:A desta, una paziente con la valigia. Un esempio del tema della moblità sanitaria, che comporta costi per le Regioni e ha implicazioni gestionali per le aziende sanitarie -tit_org- Intervista a Claudia Salvatore - In ospedale con l'aereo La mobilita sanitaria tra costi e circoli viziosi   -sec_org-
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		<tp:writer>ANNACHIARA GIORDANO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, fondi sotto la media Ue Ai privati un terzo della spesa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101654904880.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LO SCENARIO NEI DATI DI UPB E GIMBE  Sanità, fondi sotto la media Ue Ai privati un terzo della spesa  overno della salute, una strada in salita per ministero della Salute e Regioni che da un lato devono fare i conti con le incognite del Pnrr e della riforma della sanità territoriale che rischia di restare al palo - con le Case di comunità di cui a regime solo 66 su 1.715 e gli Ospedali di comunità di cui nessuno ha tutti i servizi attivi come documentato dalla Fondazione Gimbe -. Dall’altro con le promesse non ancora mantenute dal Fascicolo sanitario elettronico (Fse) che dal 1 aprile entra nella fase finale di attuazione ma che risulta incompleto in tutte le Regioni e a cui solo il 46% dei cittadini ha dato il consenso per il trattamento dei dati. Sullo sfondo di questo quadro a tinte fosche disegnato dal presidente di Gimbe Nino Cartabellotta si stagliano le incognite documentate dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) che dedica un suo nuovo Focus al tema della sanità pubblica e privata, analizzando i finanziamenti, la spesa delle famiglie, l’impatto delle detrazioni fiscali in questo ambito e l’andamento del settore con un finanziamento del Ssn sotto media Ue, la spesa sanitaria rispetto al Pil 2025 piantata al 6,3 per cento (il valore più basso in area ocse) e il settore privato che assorbe un terzo della spesa pubblica sanitaria italiana configurando nei fatti non più un sistema sanitario pubblico ma misto con potenziali criticità su equità ed efficienza.  Ma andiamo con ordine: la spesa sanitaria pubblica copre il 73,1 per cento del totale nel 2024 rispetto alla media Ue all’80 per cento con una crescita della spesa diretta delle famiglie che sale al 23,6 per cento, circa 9 punti sopra la media europea. In questo contesto risultano triplicati gli iscritti ai fondi sanitari privati da 5,8 a 16,3 milioni tra il 2013 e il 2023 che testimonia un tentativo di intermediazione di una quota della spesa sanitaria privata. Scende inoltre di 5 punti, rispetto al 1995, la quota pubblica nella creazione di valore aggiunto sanitario soprattutto per diminuzione del personale dipendente solo nel 2025 in parziale recupero.  Se vogliamo lo sguardo al sostegno pubblico attraverso il sistema fiscale apprendiamo che nel 2023 sono 4,6 miliardi le detrazioni per spese sanitarie e 1,5 miliardi di minori introiti tributari e contributivi per agevolazioni alla sanità integrativa. Insomma anche la spesa privata offre poche reti di sostegno alle famiglie. In compenso il comparto Salute resta tuttavia trainante con il suo inG  dotto per l’economia assorbendo il 70 per cento circa dei bilanci regionali. Dalla filiera della salute arrivano oltre 69 miliardi di valore aggiunto e 1,2 milioni di posti di lavoro ela produzione privata di beni e servizi sanitari in crescita, con evidenti processi di concentrazione sebbene le nubi scure della bolletta energetica stiano per configurare un altro shock simile a quello del 2022. I dati del Focus sul ruolo del mercato nel sistema sanitario italiano che analizza le dinamiche di finanziamento, produzione e integrazione tra settore pubblico e privato evidenziano insomma la natura ibrida del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), basato su principi di universalità ed equità ma caratterizzato da un livello di finanziamento pubblico inferiore al 75 per cento e da una produzione mista in cui circa un terzo della spesa pubblica è destinato a fornitori privati.  Il quadro del finanziamento e la spesa delle famiglie. Nel confronto europeo emergono differenze significative nella struttura del finanziamento: nel 2023 il SSN copriva il 73,1 per cento della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue superiore all’80, mentre la spesa diretta delle famiglie (out-of-pocket) raggiungeva il 23,6 per cento, superando di quasi 9 punti percentuali la media europea. In parallelo si registra una crescita delle forme di sanità integrativa, con un aumento degli iscritti ai fondi sanitari da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 nel 2023. L’analisi dell’Upb rileva potenziali criticità in termini di equità ed efficienza. Tra il
 2012 e il 2024, inoltre, il finanziamento pubblico si è ridotto in termini di incidenza sul Pil, attestandosi al 6,3 per cento nell’ultimo anno. La  composizione della spesa sanitaria ha visto poi un progressivo spostamento verso l’acquisto di beni e servizi, con un crescente ricorso all’esternalizzazione, all’impiego di lavoro flessibile (ad esempio, i cosiddetti gettonisti) e all’acquisizione di prestazioni da privati. Nello stesso periodo, la quota dell’assistenza farmaceutica attraverso le farmacie in convenzione si è ridotta di oltre 10 punti a favore del rifornimento diretto da parte degli enti sanitari.  Nell’ambito della produzione pubblica, l’incidenza dei servizi ospedalieri è diminuita di circa 10 punti percentuali, coerentemente con i processi di deospedalizzazione. Il periodo 2009-2017 è stato inoltre caratterizzato da una riduzione significativa del personale del SSN (circa 46.500 dipendenti), che ha contribuito all’espansione del settore privato. L’emergenza pandemica ha determinato un’inversione di tendenza nei reclutamenti, con un incremento di 64.800 unità tra il 2018 e il 2024.  Permangono, tuttavia, criticità legate alla scarsa attrattività retributiva e delle condizioni di lavoro nel settore. Un quadro in cui il settore privato si conferma dinamico e in espansione, con processi di concentrazione rilevanti in diversi comparti, tra cui dispositivi medici, diagnostica, servizi residenziali e farmacie. Un settore tuttavia non pienamente assimilabile a quello pubblico, rispondendo a logiche e obiettivi differenti.Pertanto, eventuali processi di maggiore integrazione tra pubblico e privato richiedono un’attenta valutazione, alla luce delle implicazioni in termini di equità ed efficienza, al fine di garantire il rispetto dei principi fondanti del SSN.  ---End text---  Author: ETTORE MAUTONE  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, fondi sotto la media Ue Ai privati un terzo della spesa   -sec_org-
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		<tp:writer>Ettore Mautone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunità, ne manca il 50% «E senza sanitari non funzioneranno» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101881202871.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 04:07:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di comunità, ne manca il 50% «E senza sanitari non funzioneranno»   L’obiettivo di 159, fissato dal Pnrr, dev’essere raggiunto entro giugno: è il pilastro della riforma territoriale La Fondazione Gimbe fa suonare l’allarme. Indietro anche gli ospedali a bassa intensità di cura  FIRENZE  La Toscana è a metà strada. Ma il tempo stringe.  Le case della comunità attive sono 79 su 159, poco meno del 50%. Gli ospedali di comunità 17 su 37. Numeri che, letti così, dicono poco. Se confrontati con quelli della media nazionale raccontano di una una regione che tiene. Che corre più di altre.  Ma basta cambiare prospettiva perché il quadro si ribalti.  Mancano tre mesi alla scadenza del Pnrr. E all’avvio concreto della riforma della medicina territoriale, un passo fondamentale per la tenuta del sistema sanitario pubblico.  E allora la domanda è semplice: è realistico pensare di completare oltre metà delle case della comunità in poche settimane? Anche perché la Toscana non partiva da zero. Nel 2023 le case della salute attive erano circa 75. Oggi, trasformate (o in via di trasformazione) in Case della comunità, sono diventate 79: quelle con almeno un servizio dichiarato attivo. Un avanzamento c’è stato. Ma contenuto.  E soprattutto incompleto.  Perché il dato vero è un altro ed è quello che pesa: nessuna struttura, oggi, offre tutti i servizi previsti. Né le case della comunità,  né gli ospedali di comunità. Nessuna è pienamente operativa.  La rete esiste. Ma è a metà.  E il vero problema non sono i muri ma i servizi, il personale, l’organizzazione, l’integrazione tra professionisti e con il sociale. Tutto ciò che dovrebbe trasformare quelle strutture in un’alternativa reale all’ospedale.  I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio indipendente sul servizio sanitario pubblico della Fondazione Gimbe sulla base dei dati ufficiali aggiornati allo scorso 31 dicembre di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). I numeri destano preccupazione. In Italia su 1.715 Case della comunità previste, solo 66 sono pienamente operative: il 3,9%. Gli ospedali di comunità completi non esistono. Nemmeno uno.  Per oltre un terzo delle Case programmate, 649, le Regioni non hanno dichiarato nemmeno un servizio attivo. E anche dove i servizi risultano formalmente presenti, spesso manca il personale necessario a renderli effettivi.  «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi, le case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare», dice Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe.  La fotografia è questa. Strutture aperte ma non operative. Servizi sulla carta ma non sempre accessibili.  La Toscana, dentro questo quadro, si colloca sopra la media per attivazione delle strutture. Il 49,7% delle ’case’ con almeno  un servizio attivo contro il 45,5% nazionale. Il 46% degli ospedali di comunità contro il 27,4%. Ma non è tra le regioni più avanti nella piena operatività. Le poche strutture davvero complete si concentrano soprattutto in Lombardia e in EmiliaRomagna, mentre altrove il sistema procede a velocità diverse, con forti diseguaglianze territoriali.  E poi c’è il digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto. E’ ancora incompleto in tutte le regioni. In Toscana sono disponibili 16 documenti su 20. Ma il problema è l’utilizzo da parte dei cittadini: solo il 32% dei toscani ha dato il consenso alla consultazione, contro una media nazionale del 44%. Praticamente uno su tre.  Senza consenso i dati sono accessibili solamente al paziente e al medico che ha prodotto i documenti.  Ma siamo sicuri che i cittadini siano a conoscenza dell’obbligo di dare il consenso (su internet con Spid o Cie o agli sportelli Asl)? Soprattutto i soggetti più fragili, lo sanno? E’ stata fatta un’adeguata campagna informativa? Il tempo, intanto, corre. La scadenza del 30 giugno si avvicina.  E i rischi sono grandi: non raggiungere l’obiettivo del Pnrr, oppure centrarlo solo formalmente grazie ad alcune regioni, oppure — il più grave — fallire la riforma della sanit
à territoriale con un contraccolpo immediato. Ancora sugli ospedali. Sui pronto soccorso già sotto pressione. Sui medici e sugli infermieri che lavorano già al limite.  ---End text---  Author: Ilaria Ulivelli  Heading:   Highlight: SOS FASCICOLO SANITARIO  Solo un toscano su tre ha dato il consenso affinché i medici possano consultarlo   Il monito sui rischi ASSISTENZA TERRITORIALE  Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe  «Abbiamo analizzato i risultati raggiunti al 31 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale.  L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a governo e regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno».    LA SITUAZIONE  Nel quadro nazionale la Toscana si colloca sopra la media per attivazione strutture  Image:I NUMERI Fonte: dati Agenas al 31 dicembre 2025 e Ministero della salute al 30 settembre 2025  LNZ  159  case della comunità da realizzare entro giugno 2026  79  (49,7%) quelle con almeno un servizio dichiarato attivo (media italiana 45,5%)  37  ospedali di comunità previsti  17  (46%) quelli con almeno un servizio dichiarato attivo (media italiana 27%)  Fascicolo sanitario elettronico regionale: disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste (media nazionale: 14 documenti)  il  32%  dei toscani ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo sanitario elettronico. Media nazionale 44% -tit_org- Case di comunità, ne manca il 50% «E senza sanitari non funzioneranno»   -sec_org-
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		<tp:writer>ILARIA ULIVELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunità, Pnrr a rischio attive solo 12 sulle previste 154 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103105106946.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"SICILIA CATANIA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL REPORT DELLA FONDAZIONE GIMBE  Case di comunità, Pnrr a rischio attive solo 12 sulle previste 154  PALERMO. In Sicilia sono 154 le case di comunità programmate di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 12 (il 7,8 per cento) con almeno un servizio dichiarato attivo; la media in Italia, secondo dati Agenas aggiornati al 31 dicembre 2025, è del 45,5 per cento. Gli ospedali di comunità previsti sono 46 di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, quattro (9 per cento) con almeno un servizio dichiarato attivo; la media nazionale è, invece, del 27 per cento (ancora una volta secondo dati Agenas al 31 dicembre dello scorso anno).  Sono le conclusioni, almeno per quanto riguarda la Sicilia, a cui giunge l’ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) realizzato da Fondazione Gimbe, che mette in guardia: si rischia di dover restituire i contributi.  Nel fascicolo sanitario elettronico regionale - dice Gimbe, fondazione indipendente attiva dal 1996 - sono disponibili 15 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal decreto ministeriale del 7 settembre 2023. In questo, l’Isola sembra essere (anche se di poco) più avanti della media delle altre regioni italiane, che invece sul fascicolo sanitario elettronico - dati del ministero della Salute e del dipartimento per la Trasformazione digitale aggiornati al 30 settembre 2025 risultano avere caricato 14 tipologie di documenti sulle venti possibili.  In Sicilia, emerge ancora dal report di Gimbe, soltanto il 26 per cento dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitario elettronico. Quest’ultimo dato, invece, è nettamente in ribasso rispetto alla media nazionale: nelle regioni italiane, infatti, i cittadini che hanno dato il loro consenso sono circa il 44 per cento del totale. Cioè poco meno della metà.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Case di comunità, Pnrr a rischio attive solo 12 sulle previste 154   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Lavori e progetti con i fondi Pnrr Il punto sulle strutture in Toscana ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101763305836.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"TIRRENO" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dossier Gimbe sull'attuazione in Italia della Missione Salute</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lavori e progetti con i fondi Pnrr Il punto sulle strutture in Toscana Il dossier Gimbe sull’attuazione in Italia della Missione Salute  Firenze Meglio rispetto a buona parte delle regioni italiane ma ancora distante dall’obiettivo. È la fotografia della Toscana che emerge dal dossier pubblicato dall’Osservatorio Gimbe sul Servizio sanitario nazionale rispetto all’attuazione della Missione Salute del Pnrr. La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro per avvicinare la sanità ai cittadini, in Italia è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa: al 31 dicembre 2025 solo 66 Case di Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Sul fronte digitale, invece, il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. «Abbiamo analizzato – spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – i risultati raggiunti a fine 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno».  Per la Case di Comunità, su 1.715 strutture programmate,  per 649 (37, 8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal decreto ministeriale 77. La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38, 5% della provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC.  Per quanto riguarda, invece, gli Ospedali di Comunità, la situazione è parecchio peggiore. Al 31 dicembre 2025, delle 594 strutture programmate, solo 163 (27, 4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto. In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (47), Lombardia (30), Emilia-Romagna (24) e Toscana (17). «In queste condizioni – conclude Cartabellotta – renderli “pienamente funzionanti” entro il 30 giugno (come prevede il Pnrr) appare una missione impossibile».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:La Casa di Comunità aperta a Livorno -tit_org- Lavori e progetti con i fondi Pnrr Il punto sulle strutture in Toscana   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Case di comunita in ritardo Gimbre : «Fondi Pnrr a rischio » ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103232007211.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103232007211.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"TRIBUNA DI TREVISO" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanità, il nuovo rapporto della fondazione  Case di comunità in ritardo Gimbe: «Fondi Pnrr a rischio»   La loro realizzazione procede a rilento in tutta Italia, in Veneto un po’ meglio Sono 64 quelle con almeno un servizio attivo sulle 99 programmate  Procede a rilento in tutt’Italia, quindi anche in Veneto, secondo la Fondazione Gimbe, la realizzazione delle Case di comunità, la nuova struttura della sanità territoriale prevista dal Pnrr. Il Veneto, comunque, è messo meno peggio della media nazionale. Su 99 Case di comunità programmate, 64 (64, 6%) sono quelle con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45, 5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025).  Capitolo Ospedali di comunità: sono 73 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 47 (64%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%).  Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 14 documenti sul totale delle 20 tipologie di documenti previste dal decreto ministeriale 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti; dati ministero della Salute). L’89% dei cittadini della regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (media Italia 44%).  A livello italiano, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultavano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante; il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Alla digitalizzazione il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi di euro. “A tre mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, governo e regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale” , commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.  “Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini” . — E.P.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:La Casa di Comunità dell’Ulss 3 a Noale -tit_org- Case di comunita in ritardo Gimbre : «Fondi Pnrr a rischio »   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La sanità territoriale a passo lento = Case e ospedali di comunità: ritardi, critiche e fondi a rischio ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101763805837.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101763805837.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"UNIONE SARDA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Regione  La sanità territoriale a passo lento   Sindacati all’attacco: attivazioni solo sulla carta. La Regione: c’è un avanzamento  Case e ospedali di comunità: ritardi, critiche e fondi a rischio Il rapporto Gimbe: le strutture territoriali sarde vanno troppo a rilento  0 3 2 36  La sanità territoriale arranca, la realizzazione di Case e Ospedali di comunità in Sardegna va a rilento, si rischia di perdere i fondi del Pnrr.  Scontro sulle nomine.  ? ALLE PAGINE 4, 5  362303  L’accelerata non c’è, la riforma della sanità territoriale va piano, la rete è sfilacciata, la Sardegna arranca nella creazione delle Case e degli Ospedali di comunità, e il rischio concreto è quello di perdere i fondi del Pnrr.  Gli ultimi dati di ministero della Salute e Agenas sono stati analizzati dalla Fondazione Gimbe in un report pubblicato ieri, che spiega: «La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. A quattro anni dall’adozione del Dm 77, la riforma procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali», spiega il presidente Nino Cartabellotta. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo».  I numeri Un discorso che riguarda tutto il Paese, e per la Sardegna, le Case della comunità  programmate sono 79, e soltanto poco più della metà (41) ha almeno un servizio attivo.  Gli Ospedali previsti sono 33, quelli con almeno un servizio attivo soltanto 2 (il 6%).  Ancora: nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste (un risultato tutto sommato positivo, la media italiana è 14 documenti), mentre appena il 24% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fascicolo, probabilmente perché non si fa sufficiente informazione per spiegare quanto sia importante che un medico possa avere accesso alla Le scatole vuote Insomma, bisogna evitare di dover restituire il contributo a fondo perduto, di ampliare le già grandi disuguaglianze tra Nord e Sud, di mettere in piedi una serie di scatole vuote e lasciare una digitalizzazione monca, sprecando così un’occasione irripetibile per fare un salto di qualità definitivo.  «Nell’incontro di qualche giorno fa con la presidente Todde, insieme a Cisl e Uil, ci è stato riferito che tutti gli obiettivi della missione 5 e 6 del Pnrr erano stati praticamente centrati», sottolinea il segretario regionale della Cgil Fausto Durante. «Ma basta fare un giro per i cantieri per vedere che così non è. Dopodiché si può anche dichiarare di avere attivato una struttura, ma se dentro non ci sono operatori, macchinari, pazienti, è un’attivazione solo sulla carta, per far quadrare un po’ i conti dal punto di vista delle statistiche».   3 0 3 2 6 3  Le polemiche Dice il segretario regionale della Cisl Pier Luigi Ledda: «I dati confermano che, a fronte di una programmazione ormai definita della rete territoriale, permane una distanza significativa rispetto alla piena operatività delle strutture. Il nodo non è più la realizzazione, ma la capacità di far funzionare Case e Ospedali di comunità con personale adeguato e integrazione con la medicina generale. Le criticità evidenziate confermano che la questione è soprattutto organizzativa».  Per Fulvia Murru, segretaria regionale della Uil: «Non basta avere cantieri aperti o strutture sulla carta: serve una reale operatività. Il dato sugli Ospedali di Comunità, con appena il 6% con servizi attivi, dimostra che il problema non è solo infrastruttura362303  le, ma soprattutto organizzativo e di risorse umane. Il rischio è duplice: perdere risorse europee e, ancora più grave, ampliare le disuguaglianze tra territori e cittadini. La sanità territoriale deve diventare una 
realtà concreta, accessibile e funzionante per tutti i sardi. Ora serve un cambio di passo».  L’avanzamento Una nota firmata dal M5S dice che «i progressi concreti su Case e Ospedali di Comunità sono in netta accelerazione. Da aprile 2024, questi registravano livelli di attuazione ai minimi, con numerosi cantieri non avviati. Dall’insediamento della Giunta Todde, tuttavia, si è registrato un avanzamento concreto e misurabile. Vale la pena ricordare come, negli ultimi mesi, la Regione Sardegna abbia dovuto gestire, ancor più delle altre, i problemi derivanti dal maltempo. Peraltro le scadenze previste, inizialmente per marzo 2026, sono state posticipate a maggio 2026. Lavoreremo affinché l’attuazione proceda spedita, garantendo al Servizio Sanitario Regionale standard elevati di assistenza e servizi più vicini ai bisogni dei cittadini sardi».  Cristina Cossu  ---End text---  Author: Cristina Cossu  Heading:   Highlight: LE TAPPE  Le prime tensioni tra Pd e M5S risalgono ad aprile dello scorso anno, quando la presidente Todde decise di nominare i commissari delle Asl. In quel caso il Pd fece mancare i voti dei suoi assessori, parlando di «un’istruttoria imperfetta sotto il profilo giuridico, tecnico e politico».  La storia si è ripetuta a febbraio di quest’anno.  Todde ha nominato i direttori generali di Cagliari e Olbia. I Dem non hanno partecipato alla decisione, sostenendo che si è trattato di delibere caratterizzate da profili di incertezza giuridica.  Image:LA SITUAZIONE Con un Programmati servizio attivo  Case della comunità  33 2 51,9 % 79 41 6,0%  362303  Ospedali di comunità -tit_org- La sanità territoriale a passo lento  Case e ospedali di comunità: ritardi, critiche e fondi a rischio   -sec_org-
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		<tp:writer>Cristina Cossu</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Ecco perché una legge sul fine vita non può attendere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101807105342.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 26 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:24:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[ECCOPERCHÉ UNALEGGE SULFINEVITA NONPUÒATTENDERE   ?  Il corsivo del giorno  di Niccolò Nisivoccia  È  necessaria, una legge sul fine vita? Si può dire di sì almeno per tre ragioni.  Innanzitutto per una ragione istituzionale: perché è la stessa Corte costituzionale ad aver esplicitamente invitato il Parlamento, già più di una volta, ad adottarne una.  E diciamo allora che il corretto funzionamento del sistema vorrebbe che il legislatore prendesse sul serio gli inviti della Corte, secondo quel «costituzionalismo collaborativo» di cui parla anche Marta Cartabia in un suo recentissimo libro, «Custodi della democrazia».  Non è mai bello che un invito della Corte rimanga inascoltato, più o meno a lungo, proprio perché a venire in gioco è l’architettura costituzionale, la collaborazione fra le istituzioni, la condivisione delle responsabilità.  In secondo luogo il diritto dovrebbe sempre sentirsi chiamato a fare i conti con le grandi questioni filosofiche, e la questione del fine vita lo è, una grande questione filosofica.  Camus la definiva addirittura l’unico problema filosofico veramente serio, rispetto al quale tutto il resto viene dopo: giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta.  Il che, dal punto di vista del diritto, significa chiedersi come debba rispondere la legge alle richieste di chi ritenga la propria vita non più meritevole di essere vissuta e voglia porle fine.  Come deve porsi davanti al dolore, in particolare davanti al dolore di chi lo ritenga insopportabile? A chi spetta di decidere non solo come viverla, la vita, ma anche se viverla o non viverla? Sono proprio queste le domande a cui ha cercato di dare una risposta la Corte costituzionale, nelle sentenze di questi anni: e cui invece il Parlamento una risposta la deve ancora dare.  Del resto sono domande che non provengono dall’empireo, ma dalla vita vera, da persone in carne e ossa — ognuna con un corpo, un nome e un cognome, e un volto che ci guarda.  E questa è un’altra ragione, anzi: è la più importante di tutte, per cui una legge sul fine vita andrebbe considerata doverosa.  Perché non emanarla si tradurrebbe in un vero e proprio atto di ingiustizia nei confronti di tutte le persone che soffrono, per le quali ogni singolo giorno di sofferenza ne vale mille.  Non emanare una legge significherebbe incorrere forse nel peggiore dei difetti in cui il diritto può incorrere, che è quello di mostrarsi sordo alle richieste provenienti da chi ha bisogno.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Niccolò Nisivoccia  Heading: ?  Il corsivo del giorno  di Niccolò Nisivoccia  Highlight:   Image: -tit_org- Ecco perché una legge sul fine vita non può attendere   -sec_org-
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		<tp:writer>Niccolò Nisivoccia</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'affare dei posti letto L'ultimo regalo di Rocca al gruppo di Angelucci ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101806905344.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"DOMANI" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:24:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[ia n |  "  L i  i  |  10 5  F  a  -:  T i LA %  |  JA  i  Fa  - i  =  i  A u  i  y  ù  i  iletto i  h L’ultimo regalo di Rocca al gruppo di Angelucci  Dietro l'operazione per riequilibrare la rete dei posti letto, la regione Lazio fa un favore ai privati. Su tutti, le cliniche fondate dal parlamentare leghista con cuiil presidente halavorato  Con la pubblicazione del nuovo Piano della rete ospedaliera 2026-2028, la giunta del governatore del Lazio Francesco Rocca ha ufficializzato il taglio di 346 posti letto per rispettare i vincoli imposti dal ministero  della Salute con il Dm 70/2015, il decreto che riordina le reti ospedaliere nazionali. I] taglio imposto prevede una riduzione di 130 posti letto nelle strutture pubbliche, e 216 posti del cosiddetto fabbisogno aggiuntivo, ossia quella quota destinataadampliarel'offerta complessiva, attraverso le strutture private. Formalmente, un'operazione di riequilibrio. Nei fatti, una redistribuzione che taglia i posti letto pubblici e rafforza la rete dei privati. Il Gruppo San Raffaele della famiglia Angelucci, i]l Gruppo Garofalo Health ed altri operatori del settore infatti non solo hanno conservato intatta la propria dotazione, ma in alcuni casi hanno anche rafforzato la loro posizione.  Il Gruppo San Raffaele, fondato dal deputato leghista Antonio Angelucci, ex datore di lavoro del governatore Francesco Rocca, esce dal Piano con la propria dotazione di posti letto completamente preservata.  Il San Raffaele Pisana, Irccs di riferimento, mantiene i suoi 298 posti letto: ]a rimodulazioneconferma 30 posti di Medicina Generale per acuti accanto  a 268 posti di Riabilitazione, posizionando la struttura come valvola di sfogo per i Pronto Soccorso romani sovraffollati. Il San Raffaele di Cassino conserva intatti i suoi 259 posti letto — 30 di Medicina, 69 di  Lungodegenza e 160 di Riabilitazione—senza cheun solo letto sia stato sacrificato. Il polo di Monte Compatri rimane a 125 posti, quello di Rocca di Papaa95e quello del Portuensea 96.  Gli altri vincitori Il resto della rete privata presenta un quadro variegato, con qualche “vincitore" insospettabilecomel'European Hospital, della famiglia Garofalo che passa da 54 posti letto di riabilitazione a 79 posti per acuti. Aurelia Hospital sempre  del gruppo Garofalo Health guadagna cinque posti — passando da 232 a 237 —e consolida il suo ruolo come Polo Cardiochirurgico.  Il San Carlo di Nancy non solo  porta la dotazione da 173a 177 posti, ma guadagna lo status di Dea di I Livello. Mentre il Policlinico Casilino mantiene i suoi 287 posti.  In area cattolica la Fondazione Policlinico Gemelli, già colosso della rete con 1.552 posti, potenzia ulteriormente l'’Area  Medica portando da 185 a 234 i posti di Medicina Generale per assorbire la pressione dell'emergenza romana. Mentre l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ottiene con questo Piano il riconoscimentostabile nella programmazione regionale per 359 posti letto dedicati ai residenti nel Lazio, a cui si aggiungono i 161 della sede di Palidoro e i 22 di quella di Santa Marinella, confermandosi come “Stato nello Stato” e unico hub pediatrico dell'‘intera rete  regionale.  Anche il Biocampus medico, mantiene intatti i suoi 393 posti letto. La rete ospedaliera pubblica invece ha subito una riduzione complessiva di 130 posti letto. Il presidio più colpitoèquellodi Amatrice, che perde 35 posti letto , passa da 75 a 40. Tra le altre strutture seguono Formia, con un taglio di 21 posti (da 182a161), e Tivoli, che scende da 261 a 240. L'Ospedale  dei Castelli perde 18 posti. Si aggiungono anche Palestrina e Anzio, entrambe con una riduzione di 13 posti letto. Inoltre tra le grandi strutture romane il San Camillo-Forlanini cede  14 posti, il Policlinico Umberto I flette di 12 posti, e il SantoSpirito —anch'essoa quota 12. Così nel complesso, il rapporto  tra pubblico e privato nel Lazio si attesta oggi su una sostanziale parità: 51 per cento pubblico (11.220 posti letto) e 49 per cento privato (10.736).  Un dato in controtendenza rispetto alla media nazionale, dove il privato si ferma attorno
 al 20 per cento. Parallelamente, il Piano elimina per le strutture accreditate della rete dell'emergenza ogni limite all'acquisto di grandi tecnologie diagnostiche — Tac, Peterisonanze magnetiche — liberalizzandone di fatto l'espansione senza più il vincolo del fabbisogno regionale.  A questo quadro si aggiungono i ritardi nello sviluppo  dell'assistenza territoriale. Secondo l'ultimo monitoraggio dell'Agenas sul Pnrr Salute, nel Lazio risultano attive 96 Case  della Comunità su 145 programmate, ma solo 6 rispettano pienamente gli standard del Dm 77/2022. Ancora più indietro gli Ospedali di Comunità: Su 42 previsti, ne risultano operativi appena 3. A conti fatti i] piano del governatore Rocca, conferma un modello che sembra favorire ancora una volta la sanità privata. Cosi chi aveva i letti se li tiene stretti, chinon li aveva continua invece ad aspettare.  ---End text---  Author: LINDA DI BENEDETTO  Heading:   Highlight:   Image:ll governatore  del Lazio Francesco Rocca ha  lavorato per il  gruppo San  Raffaele ed è in  ottimi rapporti  con Angelucci -tit_org- L'affare dei posti letto L'ultimo regalo di Rocca al gruppo di Angelucci   -sec_org-
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		<tp:writer>LINDA DI BENEDETTO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Cdp prepara fondo per affitti calmierati ai lavoratori della sanità = Cdp scende in campo sulla casa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101807005341.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"MF" </b>  del 01 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'iniziativa di Cdp Real Asset sgr ha l'obiettivo di contenere i costi degli affitti offrendo 200 alloggi a canone calmierato tra Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. La gestione è affidata a Investire sgr</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:24:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[DA 100 MILIONI DI EURO  Cdp prepara fondo per affitti calmierati ai lavoratori della sanità Messia a pagina 5   CON INVIMIT PREPARA UN FONDO DA 100 MILIONI PER I LAVORATORI DEL SETTORE SANITARIO  Cdp scende in campo sulla casa L’iniziativa di Cdp Real Asset sgr ha l’obiettivo di contenere i costi degli affitti offrendo 200 alloggi a canone calmierato tra Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. La gestione è affidata a Investire sgr  I  l gruppo Cassa Depositi e Prestiti si prepara a scendere in campo per dare un contributo all’emergenza abitativa italiana guardando in particolare a chi deve cambiare città per esigenze lavorative. Tecnicamente si chiama «service housing» e si rivolge a chi si trova a pagare un affitto troppo alto rispetto allo stipendio in una città che non è la sua, al punto da ostacolarne spesso il trasferimento e quindi l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Dipendenti per i quali la casa non è un bene di investimento, bensì come un servizio di cui usufruire, magari in un’ottica di breve periodo.  L’iniziativa di Cdp Real Asset sgr (partecipata anche da Acri e Abi) punta quindi a contenere i costi degli affitti partendo da una categoria di lavoratori ben definita e viaggia parallelamente al Piano Casa cui sta lavorando il governo.  Pronto al decollo, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, c’è un fondo di nuova costituzione che complessivamente vale circa 100 milioni di euro e che vede coinvolti anche Invimit, la società di gestione del risparmio controllata da ministero dell’Economia e delle Finanze, e Investire sgr, chiamata in campo come gestore.  Lo schema è lineare: Invimit mette a disposizione gli immobili (in questa fase sarebbero circa 200 alloggi) che vengono conferiti nel fondo di cui la sgr del Tesoro diventa quotista assieme a Cdp Real Asset, la società di gestione del risparmio guidata da Antonino Turicchi che avrebbe una quota fino al 50%. A ciò si aggiunge un accordo con una o più associazioni dei lavoratori cui quel fondo si rivolge e i quali occuperebbero gli immobili.  Nel caso in esame sarebbero i dipendenti del settore sanitario (infermieri e non solo) che potrebbero così avere a disposizione abitazioni a un prezzo di affitto calmierato partendo da tre regioni: Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.  Il modello potrebbe presto essere replicato per altre categorie di lavoratori pubblici essenziali (dalla scuola alle forze dell’ordine) e guardare anche al settore privato. In questo modo verrebbe data attuazione all’accordo firmato lo scorso settembre tra Cassa Depositi e Prestiti e Confindustria. Il protocollo d’intesa siglato tra le due istituzioni ha previsto specifiche aree d’intervento per «sostenere le priorità strategiche del Paese, come lo sviluppo delle infrastrutture per la transizione energetica e per l’economia circolare, il supporto agli investimenti delle imprese in innovazione e digitalizzazione», ma anche l'offerta di «soluzioni residenziali a condizioni sostenibili per i dipendenti a basso reddito e con esigenze di mobilità lavorativa».  Il dialogo sarebbe in una fare avanzata, per esempio, con Confindustria Bergamo, che potrebbe quindi raccogliere le esigente abitative dei lavoratori delle imprese aderenti consentendo a Cdp Real Asset di costruire nuovi fondi che puntino a dare risposta a queste richieste. (riproduzione riservata)  ---End text---  Author: ANNA MESSIA  Heading:   Highlight:   Image:Antonino Turicchi Antonino Turicchi Cdp Real Asset Sgr -tit_org- Cdp prepara fondo per affitti calmierati ai lavoratori della sanità  Cdp scende in campo sulla casa   -sec_org-
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		<tp:writer>Anna Messia</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Spesa sanitaria Italia in coda tra i paesi Ue ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101806705338.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 26 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:24:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Spesa sanitaria Italia in coda tra i paesi Ue  l governo Meloni ha sempre rivendicato che i fondi alla sanità aumentano. In valore assoluto è vero. Rispetto al Pil, l’unico parametro che conta, no.  L’Ufficio parlamentare di bilancio lo certifica nel suo ultimo Focus: «In poco più di un decennio, tra il 2012 e il 2024, il finanziamento pubblico si è ridotto di tre decimi di punto». Ed è proprio negli ultimi anni che si toccano i livelli più bassi. Dai picchi pandemici attorno al 7%, il governo di destra si è trovato un 6,5% nel 2022 per poi portarlo al 6,1% nel 2023 e al 6,3% nel 2024. Il risultato è un sistema sempre più “ibrido”: quasi un terzo della spesa pubblica viene destinata a fornitori privati, mentre il Servizio sanitario nazionale copre il 73,1% della spesa complessiva, contro oltre l’80% della media Ue.  Nel confronto europeo l’Italia resta indietro: la copertura pubblica è all’85,9% in Germania e all’84,4% in Francia, mentre la spesa diretta delle famiglie arriva al 23,6%, contro meno del 15% nella media europea, l’11,1% tedesco e il 9,3% francese.  A pagare di più sono i cittadini, spesso per aggirare liste d’attesa e rigidità del sistema: la spesa diretta resta intorno al 2% del Pil, mentre cresce il ruolo di assicurazioni e fondi sanitari. La raccolta del ramo malattia ha raggiunto 3,9 miliardi nel 2023 (+42% dal 2018) e gli iscritti ai fondi sono triplicati, da 5,8 a 16,3 milioni. Una crescita sostenuta anche dal fisco, con oltre 6 miliardi tra detrazioni e agevolazioni, concentrati sui redditi medio-alti.  Intanto aumentano esternalizzazioni e lavoro flessibile: la spesa per consulenze cresce dell’80% tra il 2019 e il 2024 e i gettonisti pesano per 1,5 miliardi in cinque anni, di cui circa 460 milioni nel 2024. — V.CO.   I  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Spesa sanitaria Italia in coda tra i paesi Ue   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Gksd e gruppo San Donato siglano un accordo per un ospedale al Cairo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101806505340.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"VERITÀ" </b>  del 01 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:24:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gksd e gruppo San Donato siglano un accordo per un ospedale al Cairo Ghribi: base concreta per potenziare la collaborazione nella sanità fra Egitto e Italia  n Gksd e Gruppo San Donato hanno firmato un accordo con il ministero della Salute egiziano per lo sviluppo e la gestione del New Heliopolis Hospital, una nuova struttura sanitaria attualmente in costruzione al Cairo (Egitto).  Gksd è una società privata attiva soprattutto nella sanità e nella ricerca medica e il Gruppo San Donato è il principale gruppo ospedaliero privato in Italia.  La firma è avvenuta lunedì scorso durante l’Egyps egypt energy show, un evento internazionale dedicato al settore energetico, tenutosi nella capitale egiziana sotto il patrocinio del presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi.  A sottoscrivere l’accordo sono stati Kamel Ghribi, imprenditore originario di Sfax (Turchia), presidente del gruppo Gksd e vicepresidente del Gruppo San Donato, e Ahmed Mostafa, presidente dell’Organizzazione per l’assicurazione sanitaria dell’Egitto.  Alla cerimonia erano presenti anche il ministro della salute egiziano Khaled Abdel Ghaffar, il ministro del petrolio Karim Badawi e il ministro dell’energia di Cipro Michael Damianos.  L’ospedale di Heliopolis sarà il primo della National  health insurance organization e rientra nel piano di riforma del sistema sanitario egiziano volto ad ampliare l’accesso alle cure.  La struttura sarà dotata di 433 posti letto e diversi reparti, tra cui un centro oncologico, un centro cardiologico, un centro di neurochirurgia, un’area pediatrica e materno-infantile, e un centro per i trapianti di organi. Si prevede che il nuovo ospedale servirà circa 1 milione di persone, contribuendo a potenziare l’offerta sanitaria nella capitale egiziana e nelle aree limitrofe.  L’avvio del contratto è previsto per il 2027, una volta completata la costruzione, e la durata sarà di 15 anni, durante i quali Gksd e Gruppo San Donato si occuperanno della gestione operativa e dell’organizzazione clinica.  Kamel Ghribi ha manifestato apprezzamento per il percorso di crescita intrapreso dall’Egitto, evidenziando come l’accordo costituisca una base concreta per potenziare la collaborazione nel settore sanitario tra Egitto e Italia e garantire ai cittadini egiziani servizi medici sempre più innovativi ed efficienti.  L’accordo con l’Egitto è solo uno dei tanti che Gksd ha firmato in Africa. Scorrendo solamente la cronaca degli ultimi mesi, in Libia  (nord Africa), il 28 agosto 2025, era stato inaugurato a Bengasi un ospedale dotato di pronto soccorso, cliniche ambulatoriali, terapia intensiva, sale operatorie, dialisi, fisioterapia e supporti logistici. In Gabon (Africa centrale), il 4 novembre 2025, Gksd ha siglato due accordi: il primo per un ospedale con programmi di formazione medica, il secondo per un progetto di edilizia sociale per 25.000 persone, con scuole, strutture sportive, clinica e spazi pubblici.  Questi progetti rappresentano passi concreti nella strategia di Gksd per rafforzare le infrastrutture sanitarie e urbane in Africa.  ---End text---  Author: MATILDE SALVÀ  Heading:   Highlight:   Image:VISIONARIO Kamel Ghribi, 64 anni -tit_org- Gksd e gruppo San Donato siglano un accordo per un ospedale al Cairo   -sec_org-
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