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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[I medici di famiglia sono sempre di meno = Medici di famiglia, sempre di meno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001951203671.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CORRIERE DEI TERRITORI" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dato peggiore in Lombardia: nella regione più popolosa mancano all ' appello oltre 1.500 dottori. Nel 2028 il ricambio generazionale risolverà la situazione</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="0" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001951203671.PDF"><![CDATA[CORRIERE DEI TERRITORI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[SANITÀ  I medici di famiglia sono sempre di meno  l a pagina 6   Medici di famiglia, sempre di meno Il dato peggiore in Lombardia: nella regione più popolosa mancano all’appello oltre 1.500 dottori. Nel 2028 il ricambio generazionale risolverà la situazione  l a pagina 6  Il problema della carenza dei medici di famiglia è destinato a crescere. Almeno fino al 2028, quando ci sarà un ricambio generazionale serio. Secondo l’ultimo report della fondazione Gimbe, infatti, tra i territori del Nordovest è solamente la Liguria ad avere un numero di assistiti (1.345) inferiore alla media nazionale (1.383). Al 1° gennaio 2025 è la Lombardia ad avere il primato nazionale, con 1.533 assistiti da ogni medico di famiglia.  Le altre regioni del Nordovest sono comunque sopra la media nazionale: il Piemonte è a 1.407 assistiti, mentre la Valle d’Aosta a 1.432. Secondo i dati raccolti dalla struttura interregionale dei sanitari convenzionati (Sisac) in tutta Italia all’inizio del 2025 i medici di famiglia erano 36.812, con un numero di assistiti totale pari a oltre 50,9 milioni di persone.  La situazione è in continuo peggioramento: a mancare all’appello, su tutto il territorio nazionale, sono infatti ben 5.700 medici di medicina generale, con problematiche serie in 18 regioni su 20 (soprattutto in quelle più popolose, come si è visto con il record lombardo). In 5 anni, tra il 2019 e il 2024, non solo non è aumentato il numero dei MMG, ma è diminuito di 5.197 unità. In Lombardia la variazione è stata del -10%, in Piemonte del -10,6% e in Liguria del -15,1% (su una media nazionale di -14,1%). In un contesto come il nostro, dove nel 2025 gli over 65 sono quasi 14,6 milioni, dei quali almeno la metà con due o più malattie croniche, il calo dei medici è stata la tempesta perfetta. Ogni persona iscritta al servizio sanitario nazionale, infatti, ha diritto a essere seguito da un medico di medicina generale, che è il principale punto di accesso ai servizi specifici e alle prestazioni che compongono i livelli essenziali di assistenza.  L’accordo collettivo nazionale fissa in 1.500 il numero massimo di assistiti che ogni medico può avere, estendibile a 1.800. Per individuare le zone carenti questi parametri sono stati modificati: il rapporto era un medico ogni 1.000 residenti, e il nuovo accordo collettivo nazionale (sottoscritto nel gennaio 2026) ha portato questo dato a 1.200, innalzamento già definito nel 2024.  Il peso dei pensionamenti Tra il 2025 e il 2028 sono 8.180 i medici di medicina generale che hanno raggiunto o raggiungeranno il limite d’età fissato per la pensione, secondo i dati forniti dalla Fimmg. Limite che è posto a 70 anni, salvo deroghe particolari. Anche in questo caso ci sono forti differenze regionali: rimanendo nei confini del Nordovest il dato più alto è sempre quello lombardo. Sono infatti 929 i professionisti lombardi che fanno parte di questa platea. In Piemonte sono la metà, 433, mentre in Liguria si dimezza di nuovo, arrivando a 215. La Valle d’Aosta è al polo opposto, con solamente 10 dottori che entro il 2028 raggiungeranno l’età per il pensionamento. Al 1° gennaio 2025 la stima dei medici mancanti per regione vede in testa la Lombardia con 1.540, seguita dal Piemonte con 463 professionisti.  In Liguria la stima conta che all’appello mancano 116 medici perché l’emergenza possa dirsi conclusa e la situazione normalizzata.  Le borse di studio, un rimedio tardivo L’emergenza della carenza di medici non la si è vista arrivare.  Contestualmente alle previsioni dei pensionamenti, infatti, c’era il problema della scarsa scelta del corso di studi in questo ambito.  Dal 2014 al 2017 le borse di studio ministeriali per sostenere la formazione specifica sono rimaste 1.000 all’anno. Non è stato sufficiente a compensare i pensionamenti, per cui nel 2021 il numero è aumentato a 4.362, grazie alla sovrapposizione di due finanziamenti straordinari. Dal 2022 le borse di studio sono tornate a diminuire, arrivando a 2.228 nel 2025. Secondo la FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti d
isponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candidati (+26,1%). Tuttavia in alcune regioni è stata molto evidente la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili, tra cui il Piemonte (-29%). «Questa spia rossa – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce  criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di MMG già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni». «Oggi – conclude Cartabellotta – i dati documentano che il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione di MMG, soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Tenendo conto di queste dinamiche, è certo che al 2028 le nuove leve non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi. E mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno 2026, alla quale si guardava con fiducia per attuare la riforma dell’assistenza territoriale, il ruolo del medico di famiglia non è ancora stato definito con chiarezza e si moltiplicano, in modo disordinato, le norme che dovrebbero ridisegnarlo. Nella vita quotidiana, intanto, cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al SSN, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili».  l Alessandro Zonca  ---End text---  Author: Alessandro Zonca  Heading:   Highlight: MEDICI DI FAMIGLIA (MMG) MANCANTI NELLE REGIONI, 2025 Regione Lombardia Veneto Campania Emilia Romagna Piemonte Toscana Lazio Puglia Marche Friuli Venezia Giulia Sardegna Liguria P.A. Bolzano P.A. Trento Calabria Valle d’Aosta Abruzzo Umbria Basilicata Molise Sicilia  MMG mancanti 1.540 747 643 502 463 394 358 279 161 156 143 116 80 53 43 15 12 12 / / /  Fonte: Elaborazione su dati Sisac  Riduzione % 2024-2019 -10% -11,1% -12,3% -7,6% -10,6% -15,5% -15,8% -26,3% -4,2% -14,7% -40,3% -15,1% 2,4% -1,5% -20,2% -9,3% -20% -17,6% -17,2% -9,4% -14,7%  num. Medio assistiti 1.533 1.526 1.425 1.420 1.407 1.413 1.314 1.331 1.406 1.473 1.384 1.345 1.525 1.388 1.242 1.432 1.216 1.223 1.153 1.154 1.177  Image: -tit_org- I medici di famiglia sono sempre di meno  Medici di famiglia, sempre di meno   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia Allarme dall'ultimo rapporto Gimbe: in Piemonte sono sempre di meno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001680105104.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CORRIERE DI ALBA BRA LANGHE E ROERO" </b>  del 30 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia Allarme dall'ultimo rapporto Gimbe: in Piemonte sono sempre di meno  In Piemonte il numero dei medici di famiglia in rapporto alla popolazione è tra i più bassi d’Italia, ben al di sotto delle media nazionale. A lanciare l’allarme è la Fondazione Gimbe, che nel suo ultimo rapporto annuale ha evidenziato per la nostra regione un quadro tutt’altro che rassicurante. In Piemonte ogni medico di famiglia ha un numero medio di 1.407 assistiti, a fronte di un rapporto ritenuto ottimale di un medico ogni 1.200 pazienti. Per riequilibrare il rapporto servirebbero più di 600 nuovi medici, ma nell’ultimo anno la gran parte dei posti messi al bando sono rimasti scoperti. Tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina in Piemonte si sono ridotti del 10.6%, benché a livello nazionale la curva sia andata ancora peggio: riduzione del 14.1%. In Granda, dove nell’ultimo anno le assegnazioni sono state 11, sulle 58 richieste, con crescenti disagi soprattutto nelle nostre zone collinari.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medici di famiglia Allarme dall'ultimo rapporto Gimbe: in Piemonte sono sempre di meno   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, sempre di meno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001680605105.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 46 di <b>"ECO DI BIELLA" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dato peggiore in Lombardia: nella regione più popolosa mancano all ' appello oltre 1.500 dottori. Nel 2028 il ricambio generazionale risolverà la situazione</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia, sempre di meno Il dato peggiore in Lombardia: nella regione più popolosa mancano all’appello oltre 1.500 dottori. Nel 2028 il ricambio generazionale risolverà la situazione  Il problema della carenza dei medici di famiglia è destinato a crescere. Almeno fino al 2028, quando ci sarà un ricambio generazionale serio. Secondo l’ultimo report della fondazione Gimbe, infatti, tra i territori del Nordovest è solamente la Liguria ad avere un numero di assistiti (1.345) inferiore alla media nazionale (1.383). Al 1° gennaio 2025 è la Lombardia ad avere il primato nazionale, con 1.533 assistiti da ogni medico di famiglia.  Le altre regioni del Nordovest sono comunque sopra la media nazionale: il Piemonte è a 1.407 assistiti, mentre la Valle d’Aosta a 1.432. Secondo i dati raccolti dalla struttura interregionale dei sanitari convenzionati (Sisac) in tutta Italia all’inizio del 2025 i medici di famiglia erano 36.812, con un numero di assistiti totale pari a oltre 50,9 milioni di persone.  La situazione è in continuo peggioramento: a mancare all’appello, su tutto il territorio nazionale, sono infatti ben 5.700 medici di medicina generale, con problematiche serie in 18 regioni su 20 (soprattutto in quelle più popolose, come si è visto con il record lombardo). In 5 anni, tra il 2019 e il 2024, non solo non è aumentato il numero dei MMG, ma è diminuito di 5.197 unità. In Lombardia la variazione è stata del -10%, in Piemonte del -10,6% e in Liguria del -15,1% (su una media nazionale di -14,1%). In un contesto come il nostro, dove nel 2025 gli over 65 sono quasi 14,6 milioni, dei quali almeno la metà con due o più malattie croniche, il calo dei medici è stata la tempesta perfetta. Ogni persona iscritta al servizio sanitario nazionale, infatti, ha diritto a essere seguito da un medico di medicina generale, che è il principale punto di accesso ai servizi specifici e alle prestazioni che compongono i livelli essenziali di assistenza.  L’accordo collettivo nazionale fissa in 1.500 il numero massimo di assistiti che ogni medico può avere, estendibile a 1.800. Per individuare le zone carenti questi parametri sono stati modificati: il rapporto era un medico ogni 1.000 residenti, e il nuovo accordo collettivo nazionale (sottoscritto nel gennaio 2026) ha portato questo dato a 1.200, innalzamento già definito nel 2024.  Il peso dei pensionamenti Tra il 2025 e il 2028 sono 8.180 i medici di medicina generale che hanno raggiunto o raggiungeranno il limite d’età fissato per la pensione, secondo i dati forniti dalla Fimmg. Limite che è posto a 70 anni, salvo deroghe particolari. Anche in questo caso ci sono forti differenze regionali: rimanendo nei confini del Nordovest il dato più alto è sempre quello lombardo. Sono infatti 929 i professionisti lombardi che fanno parte di questa platea. In Piemonte sono la metà, 433, mentre in Liguria si dimezza di nuovo, arrivando a 215. La Valle d’Aosta è al polo opposto, con solamente 10 dottori che entro il 2028 raggiungeranno l’età per il pensionamento. Al 1° gennaio 2025 la stima dei medici mancanti per regione vede in testa la Lombardia con 1.540, seguita dal Piemonte con 463 professionisti.  In Liguria la stima conta che all’appello mancano 116 medici perché l’emergenza possa dirsi conclusa e la situazione normalizzata.  Le borse di studio, un rimedio tardivo L’emergenza della carenza di medici non la si è vista arrivare.  Contestualmente alle previsioni dei pensionamenti, infatti, c’era il problema della scarsa scelta del corso di studi in questo ambito.  Dal 2014 al 2017 le borse di studio ministeriali per sostenere la formazione specifica sono rimaste 1.000 all’anno. Non è stato sufficiente a compensare i pensionamenti, per cui nel 2021 il numero è aumentato a 4.362, grazie alla sovrapposizione di due finanziamenti straordinari. Dal 2022 le borse di studio sono tornate a diminuire, arrivando a 2.228 nel 2025. Secondo la FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candid
ati (+26,1%). Tuttavia in alcune regioni è stata molto evidente la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili, tra cui il Piemonte (-29%). «Questa spia rossa – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce  criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di MMG già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni». «Oggi – conclude Cartabellotta – i dati documentano che il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione di MMG, soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Tenendo conto di queste dinamiche, è certo che al 2028 le nuove leve non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi. E mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno 2026, alla quale si guardava con fiducia per attuare la riforma dell’assistenza territoriale, il ruolo del medico di famiglia non è ancora stato definito con chiarezza e si moltiplicano, in modo disordinato, le norme che dovrebbero ridisegnarlo. Nella vita quotidiana, intanto, cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al SSN, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili».  l Alessandro Zonca  ---End text---  Author: Alessandro Zonca  Heading:   Highlight: MEDICI DI FAMIGLIA (MMG) MANCANTI NELLE REGIONI, 2025 Regione Lombardia Veneto Campania Emilia Romagna Piemonte Toscana Lazio Puglia Marche Friuli Venezia Giulia Sardegna Liguria P.A. Bolzano P.A. Trento Calabria Valle d’Aosta Abruzzo Umbria Basilicata Molise Sicilia  MMG mancanti 1.540 747 643 502 463 394 358 279 161 156 143 116 80 53 43 15 12 12 / / /  Fonte: Elaborazione su dati Sisac  Riduzione % 2024-2019 -10% -11,1% -12,3% -7,6% -10,6% -15,5% -15,8% -26,3% -4,2% -14,7% -40,3% -15,1% 2,4% -1,5% -20,2% -9,3% -20% -17,6% -17,2% -9,4% -14,7%  num. Medio assistiti 1.533 1.526 1.425 1.420 1.407 1.413 1.314 1.331 1.406 1.473 1.384 1.345 1.525 1.388 1.242 1.432 1.216 1.223 1.153 1.154 1.177  Image: -tit_org- Medici di famiglia, sempre di meno   -sec_org-
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001810605333.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 46 di <b>"NOTIZIA OGGI VERCELLI" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dato peggiore in Lombardia: nella regione più popolosa mancano all ' appello oltre 1.500 dottori. Nel 2028 il ricambio generazionale risolverà la situazione</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:01:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia, sempre di meno Il dato peggiore in Lombardia: nella regione più popolosa mancano all’appello oltre 1.500 dottori. Nel 2028 il ricambio generazionale risolverà la situazione  Il problema della carenza dei medici di famiglia è destinato a crescere. Almeno fino al 2028, quando ci sarà un ricambio generazionale serio. Secondo l’ultimo report della fondazione Gimbe, infatti, tra i territori del Nordovest è solamente la Liguria ad avere un numero di assistiti (1.345) inferiore alla media nazionale (1.383). Al 1° gennaio 2025 è la Lombardia ad avere il primato nazionale, con 1.533 assistiti da ogni medico di famiglia.  Le altre regioni del Nordovest sono comunque sopra la media nazionale: il Piemonte è a 1.407 assistiti, mentre la Valle d’Aosta a 1.432. Secondo i dati raccolti dalla struttura interregionale dei sanitari convenzionati (Sisac) in tutta Italia all’inizio del 2025 i medici di famiglia erano 36.812, con un numero di assistiti totale pari a oltre 50,9 milioni di persone.  La situazione è in continuo peggioramento: a mancare all’appello, su tutto il territorio nazionale, sono infatti ben 5.700 medici di medicina generale, con problematiche serie in 18 regioni su 20 (soprattutto in quelle più popolose, come si è visto con il record lombardo). In 5 anni, tra il 2019 e il 2024, non solo non è aumentato il numero dei MMG, ma è diminuito di 5.197 unità. In Lombardia la variazione è stata del -10%, in Piemonte del -10,6% e in Liguria del -15,1% (su una media nazionale di -14,1%). In un contesto come il nostro, dove nel 2025 gli over 65 sono quasi 14,6 milioni, dei quali almeno la metà con due o più malattie croniche, il calo dei medici è stata la tempesta perfetta. Ogni persona iscritta al servizio sanitario nazionale, infatti, ha diritto a essere seguito da un medico di medicina generale, che è il principale punto di accesso ai servizi specifici e alle prestazioni che compongono i livelli essenziali di assistenza.  L’accordo collettivo nazionale fissa in 1.500 il numero massimo di assistiti che ogni medico può avere, estendibile a 1.800. Per individuare le zone carenti questi parametri sono stati modificati: il rapporto era un medico ogni 1.000 residenti, e il nuovo accordo collettivo nazionale (sottoscritto nel gennaio 2026) ha portato questo dato a 1.200, innalzamento già definito nel 2024.  Il peso dei pensionamenti Tra il 2025 e il 2028 sono 8.180 i medici di medicina generale che hanno raggiunto o raggiungeranno il limite d’età fissato per la pensione, secondo i dati forniti dalla Fimmg. Limite che è posto a 70 anni, salvo deroghe particolari. Anche in questo caso ci sono forti differenze regionali: rimanendo nei confini del Nordovest il dato più alto è sempre quello lombardo. Sono infatti 929 i professionisti lombardi che fanno parte di questa platea. In Piemonte sono la metà, 433, mentre in Liguria si dimezza di nuovo, arrivando a 215. La Valle d’Aosta è al polo opposto, con solamente 10 dottori che entro il 2028 raggiungeranno l’età per il pensionamento. Al 1° gennaio 2025 la stima dei medici mancanti per regione vede in testa la Lombardia con 1.540, seguita dal Piemonte con 463 professionisti.  In Liguria la stima conta che all’appello mancano 116 medici perché l’emergenza possa dirsi conclusa e la situazione normalizzata.  Le borse di studio, un rimedio tardivo L’emergenza della carenza di medici non la si è vista arrivare.  Contestualmente alle previsioni dei pensionamenti, infatti, c’era il problema della scarsa scelta del corso di studi in questo ambito.  Dal 2014 al 2017 le borse di studio ministeriali per sostenere la formazione specifica sono rimaste 1.000 all’anno. Non è stato sufficiente a compensare i pensionamenti, per cui nel 2021 il numero è aumentato a 4.362, grazie alla sovrapposizione di due finanziamenti straordinari. Dal 2022 le borse di studio sono tornate a diminuire, arrivando a 2.228 nel 2025. Secondo la FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candid
ati (+26,1%). Tuttavia in alcune regioni è stata molto evidente la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili, tra cui il Piemonte (-29%). «Questa spia rossa – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce  criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di MMG già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni». «Oggi – conclude Cartabellotta – i dati documentano che il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione di MMG, soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Tenendo conto di queste dinamiche, è certo che al 2028 le nuove leve non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi. E mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno 2026, alla quale si guardava con fiducia per attuare la riforma dell’assistenza territoriale, il ruolo del medico di famiglia non è ancora stato definito con chiarezza e si moltiplicano, in modo disordinato, le norme che dovrebbero ridisegnarlo. Nella vita quotidiana, intanto, cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al SSN, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili».  l Alessandro Zonca  ---End text---  Author: Alessandro Zonca  Heading:   Highlight: MEDICI DI FAMIGLIA (MMG) MANCANTI NELLE REGIONI, 2025 Regione Lombardia Veneto Campania Emilia Romagna Piemonte Toscana Lazio Puglia Marche Friuli Venezia Giulia Sardegna Liguria P.A. Bolzano P.A. Trento Calabria Valle d’Aosta Abruzzo Umbria Basilicata Molise Sicilia  MMG mancanti 1.540 747 643 502 463 394 358 279 161 156 143 116 80 53 43 15 12 12 / / /  Fonte: Elaborazione su dati Sisac  Riduzione % 2024-2019 -10% -11,1% -12,3% -7,6% -10,6% -15,5% -15,8% -26,3% -4,2% -14,7% -40,3% -15,1% 2,4% -1,5% -20,2% -9,3% -20% -17,6% -17,2% -9,4% -14,7%  num. Medio assistiti 1.533 1.526 1.425 1.420 1.407 1.413 1.314 1.331 1.406 1.473 1.384 1.345 1.525 1.388 1.242 1.432 1.216 1.223 1.153 1.154 1.177  Image: -tit_org- Medici di famiglia, sempre di meno   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandro Zonca</tp:writer>
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		<title><![CDATA["Buco" sanitario di 80 milioni Anche l'aumento dei ticket per scongiurare il commissariamento ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001805305332.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"NUOVA DEL SUD" </b>  del 30 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:01:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Buco” sanitario di 80 milioni Anche l’aumento dei ticket per scongiurare il commissariamento   Con il bilancio regionale da chiudere i conti non tornano. Al Dipartimento Programmazione si valuta con crescente attenzione l’ipotesi di intervenire sulle cosiddette “leve fiscali”, comprese Irpef e Irap, pur di evitare il default  POTENZA - Con un’ispezione ministeriale in corso all’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, chiamata a verificare spese, gestione e incidenza sul disavanzo complessivo, e con il bilancio regionale da chiudere sotto il peso del “buco” sanitario anche con operazioni di “ingegneria finanziaria”, i conti della sanità lucana continuano a non tornare. Nel biennio 20252026 il sistema sanitario della Basilicata si trova infatti ad affrontare un grave deficit strutturale, con un disavanzo stimato intorno agli 80 milioni di euro. Una cifra destinata a salire. A questo si aggiunge un persistente e preoccupante fenomeno di mobilità sanitaria passiva: sempre più cittadini scelgono di curarsi fuori regione, segno evidente delle difficoltà del sistema locale. Uno scenario che espone concretamente la Regione al rischio di commissariamento. Eppure, nella relazione presentata il 1° ottobre 2025 in Consiglio regionale, l’assessore alla Salute Cosimo Latronico aveva rivendicato con orgoglio che “la Basilicata non è in piano di rientro e non ha fatto ricorso a leve fiscali aggiuntive”.  Una posizione che oggi appare sempre più difficile da sostenere. La domanda è inevitabile: sarà ancora possibile evitare misure straordinarie? Al Dipartimento Programmazione, infatti, si valuta con crescente attenzione l’ipotesi di intervenire proprio sulle cosiddette “leve fiscali” – dall’Irpef all’Irap, fino ai ticket su farmaci e prestazioni – pur di scongiurare il commissariamento.  Secondo quanto dichiarato dallo stesso assessore, nel 2024 il disavanzo sanitario è stato ridotto di circa 10 milioni rispetto all’anno precedente, coperto interamente con risorse regionali e senza tagli ai servizi. Il Fondo sanitario regionale, cresciuto di oltre 41 milioni, ha consentito investimenti sul personale, tra nuove assunzioni e stabilizzazioni, rafforzando la rete di assistenza. Parallelamente, la Regione ha ottenuto un risultato politico rilevante nel riparto del Fondo sanitario nazionale 2025, approvato dal Cipess per un totale di 136,5 mi“B Anc scon  liardi di euro. L’introduzione di un nuovo indice che tiene conto della densità abitativa e dell’estensione territoriale – per la quota premiale dello 0,25% (circa 340 milioni) – rappresenta, secondo Latronico, “un atto di giustizia” per territori come la Basilicata, caratterizzati da bassa densità e costi fissi elevati. Accanto a ciò, sono state avviate misure di contenimento della spesa farmaceutica, tra cui la collaborazione con il Piemonte, e interventi sulle liste d’attesa, con uno stanziamento complessivo di circa 10 milioni di euro e il coinvolgimento anche delle strutture private accreditate. Non mancano segnali positivi: la Basilicata registra una buona attrattività ospedaliera, con il 42% dei ricoveri provenienti da fuori regione per prestazioni di medio-alta complessità, e investimenti rilevanti attraverso il Pnrr, con cantieri avanzati per Case e Ospedali di comunità e un processo di digitalizzazione avviato  nel 2025.  Tuttavia, questi elementi non bastano a compensare le criticità strutturali. Le liste d’attesa restano lunghe, l’accesso alle prestazioni pubbliche difficoltoso e i dati sulla rinuncia alle cure sono allarmanti. Secondo l’ottavo Rapporto Gimbe, in Basilicata si è passati dal 6,7% del 2023 al 10,8% del 2024: i cittadini che rinunciano a curarsi sono  rebbero 248 milioni di euro ma sono disponibili solo 104 milioni di euro Le proiezioni sulle trimestrali 2025 confermano un disavanzo potenziale nell’ordine degli 80 milioni di euro, in continuità con i risultati negativi del 2023 e 2024. Un trend che, se non invertito, potrebbe condurre inevitabilmente a misure straordinarie di rientro. In questo quadro, l’ispezione ministeriale al San Carlo assume un valore 
strategico: al di là dei tentativi della direzione aziendale di ridimensionarne la portata, sarà determinante per chiarire quanto incida il principale ospedale della regione sul disavanzo complessivo del Servizio sanitario regionale.   parto privato accreditato come parte integrante della soluzione. Il sistema della sanità accreditata rappresenta una risorsa già disponibile, capillare e immediatamente attivabile per ridurre le liste d’attesa, contenere la mobilità sanitaria passiva e alleggerire la pressione sul sistema pubblico.  Un contributo che, se pienamente valorizzato attraverso adeguati tetti di spesa e una programmazione più efficiente, potrebbe incidere concretamente sul riequilibrio dei conti. Eppure l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - già intervenuta in passato, fin dal 1999, sul riparto dei fondi sanitari della Puglia, della  oni per ento  Calabria, della Sicilia, della Sardegna, della Campania e della Liguria - nel dicembre del 2025 ha formalmente invitato la Regione Basilicata a non cristallizzare le posizioni degli operatori preesistenti sul mercato ed a consentire “un adeguato sviluppo delle strutture maggiormente efficienti, che possono far valere, ai fini della copertura della spesa, i migliori risultati raggiunti sia in termini di contenimento dei costi che di soddisfacimento della domanda”. Dunque l’appello: investire nella specialistica ambulatoriale accreditata non significa privatizzare la sanità, ma rafforzare il servizio pubblico attraverso una rete integrata, in grado di garantire ai cittadini tempi di accesso più rapidi e prestazioni di qualità, contribuendo al tempo stesso alla sostenibilità economica del sistema sanitario regionale.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:L’ospedale San Carlo di Potenza -tit_org- “Buco” sanitario di 80 milioni Anche l’aumento dei ticket per scongiurare il commissariamento   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Aggiornato - "Buco" sanitario di 80 milioni Anche l'aumento dei ticket per scongiurare il commissariamento ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001810705334.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"NUOVA DEL SUD" </b>  del 30 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:01:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Buco” sanitario di 80 milioni Anche l’aumento dei ticket per scongiurare il commissariamento   Con il bilancio regionale da chiudere i conti non tornano. Al Dipartimento Programmazione si valuta con crescente attenzione l’ipotesi di intervenire sulle cosiddette “leve fiscali”, comprese Irpef e Irap, pur di evitare il default  POTENZA - Con un’ispezione ministeriale in corso all’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, chiamata a verificare spese, gestione e incidenza sul disavanzo complessivo, e con il bilancio regionale da chiudere sotto il peso del “buco” sanitario anche con operazioni di “ingegneria finanziaria”, i conti della sanità lucana continuano a non tornare. Nel biennio 20252026 il sistema sanitario della Basilicata si trova infatti ad affrontare un grave deficit strutturale, con un disavanzo stimato intorno agli 80 milioni di euro. Una cifra destinata a salire. A questo si aggiunge un persistente e preoccupante fenomeno di mobilità sanitaria passiva: sempre più cittadini scelgono di curarsi fuori regione, segno evidente delle difficoltà del sistema locale. Uno scenario che espone concretamente la Regione al rischio di commissariamento. Eppure, nella relazione presentata il 1° ottobre 2025 in Consiglio regionale, l’assessore alla Salute Cosimo Latronico aveva rivendicato con orgoglio che “la Basilicata non è in piano di rientro e non ha fatto ricorso a leve fiscali aggiuntive”.  Una posizione che oggi appare sempre più difficile da sostenere. La domanda è inevitabile: sarà ancora possibile evitare misure straordinarie? Al Dipartimento Programmazione, infatti, si valuta con crescente attenzione l’ipotesi di intervenire proprio sulle cosiddette “leve fiscali” – dall’Irpef all’Irap, fino ai ticket su farmaci e prestazioni – pur di scongiurare il commissariamento.  Secondo quanto dichiarato dallo stesso assessore, nel 2024 il disavanzo sanitario è stato ridotto di circa 10 milioni rispetto all’anno precedente, coperto interamente con risorse regionali e senza tagli ai servizi. Il Fondo sanitario regionale, cresciuto di oltre 41 milioni, ha consentito investimenti sul personale, tra nuove assunzioni e stabilizzazioni, rafforzando la rete di assistenza. Parallelamente, la Regione ha ottenuto un risultato politico rilevante nel riparto del Fondo sanitario nazionale 2025, approvato dal Cipess per un totale di 136,5 mi“B Anc scon  liardi di euro. L’introduzione di un nuovo indice che tiene conto della densità abitativa e dell’estensione territoriale – per la quota premiale dello 0,25% (circa 340 milioni) – rappresenta, secondo Latronico, “un atto di giustizia” per territori come la Basilicata, caratterizzati da bassa densità e costi fissi elevati. Accanto a ciò, sono state avviate misure di contenimento della spesa farmaceutica, tra cui la collaborazione con il Piemonte, e interventi sulle liste d’attesa, con uno stanziamento complessivo di circa 10 milioni di euro e il coinvolgimento anche delle strutture private accreditate. Non mancano segnali positivi: la Basilicata registra una buona attrattività ospedaliera, con il 42% dei ricoveri provenienti da fuori regione per prestazioni di medio-alta complessità, e investimenti rilevanti attraverso il Pnrr, con cantieri avanzati per Case e Ospedali di comunità e un processo di digitalizzazione avviato  nel 2025.  Tuttavia, questi elementi non bastano a compensare le criticità strutturali. Le liste d’attesa restano lunghe, l’accesso alle prestazioni pubbliche difficoltoso e i dati sulla rinuncia alle cure sono allarmanti. Secondo l’ottavo Rapporto Gimbe, in Basilicata si è passati dal 6,7% del 2023 al 10,8% del 2024: i cittadini che rinunciano a curarsi sono  aumentati da 35.727 a 57.589, con un incremento del 4,1%, quasi il doppio della media nazionale.  Per soddisfare tutte le richieste di prestazioni sanitarie dei cittadini lucani accumulate sinora ci vorrebbero 248 milioni di euro ma sono disponibili solo 104 milioni di euro Le proiezioni sulle trimestrali 2025 confermano un disavanzo potenziale nell’ordine degli 80 milioni di euro, in continuità con i risultat
i negativi del 2023 e 2024. Un trend che, se non invertito, potrebbe condurre inevitabilmente a misure straordinarie di rientro. In questo quadro, l’ispezione ministeriale al San Carlo assume un valore strategico: al di là dei tentativi della direzione aziendale di ridimensionarne la portata, sarà determinante per chiarire quanto incida il principale ospedale della regione sul disavanzo complessivo del Servizio sanitario regionale.   In questo contesto di forte criticità, le associazioni delle strutture della specialistica ambulatoriale privata accreditata richiamano con forza la necessità di un maggiore coinvolgimento del comparto privato accreditato come parte integrante della soluzione. Il sistema della sanità accreditata rappresenta una risorsa già disponibile, capillare e immediatamente attivabile per ridurre le liste d’attesa, contenere la mobilità sanitaria passiva e alleggerire la pressione sul sistema pubblico.  Un contributo che, se pienamente valorizzato attraverso adeguati tetti di spesa e una programmazione più efficiente, potrebbe incidere concretamente sul riequilibrio dei conti. Eppure l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - già intervenuta in passato, fin dal 1999, sul riparto dei fondi sanitari della Puglia, della  oni per ento  Calabria, della Sicilia, della Sardegna, della Campania e della Liguria - nel dicembre del 2025 ha formalmente invitato la Regione Basilicata a non cristallizzare le posizioni degli operatori preesistenti sul mercato ed a consentire “un adeguato sviluppo delle strutture maggiormente efficienti, che possono far valere, ai fini della copertura della spesa, i migliori risultati raggiunti sia in termini di contenimento dei costi che di soddisfacimento della domanda”. Dunque l’appello: investire nella specialistica ambulatoriale accreditata non significa privatizzare la sanità, ma rafforzare il servizio pubblico attraverso una rete integrata, in grado di garantire ai cittadini tempi di accesso più rapidi e prestazioni di qualità, contribuendo al tempo stesso alla sostenibilità economica del sistema sanitario regionale.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Nel biennio 2025-2026 il sistema sanitario della Basilicata si trova ad affrontare un grave deficit strutturale E intanto ispezione ministeriale in corso all’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, chiamata a verificare spese, gestione e incidenza sul disavanzo complessivo  Image:L’ospedale San Carlo di Potenza -tit_org- Aggiornato - “Buco” sanitario di 80 milioni Anche l’aumento dei ticket per scongiurare il commissariamento   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Carceri, medici di guardia sono pubblici ufficiali ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001697204107.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 36 di <b>"ITALIA OGGI SETTE" </b>  del 30 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Carceri, medici di guardia sono pubblici ufficiali  «Il medico di guardia presso una casa circondariale riveste la qualifica di pubblico ufficiale». Questo principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione nella pronuncia della sentenza n. 4193 del 2 febbraio 2026 che chiarisce il ruolo giuridico dei medici operanti in ambito penitenziario, anche se formalmente convenzionati con l’A.S.L.  La Corte ha sottolineato che non è il contratto o il tipo di rapporto di lavoro a determinare la qualificazione, ma l’effettivo esercizio di funzioni pubbliche.  Nel contesto carcerario, il medico garantisce l’assistenza e la cura della salute dei detenuti, diritto costituzionalmente tutelato, e contribuisce direttamente alle finalità istituzionali della casa circondariale, assumendo quindi pienamente una funzione pubblica.  Secondo la giurisprudenza, l’attività del medico penitenziario non si limita alla mera prestazione sanitaria, ma comprende la diagnosi, la prescrizione di esami e prestazioni e il rilascio di certificazioni con effetti giuridici immediati. Questi poteri, esercitati nell’interesse pubblico, determinano la qualificazione come pubblico ufficiale e differenziano il medico penitenziario dall’incaricato di pubblico servizio. La distinzione è fondamentale, perché comporta responsabilità penali e disciplinari specifiche e attribuisce piena rilevanza giuridica alle certificazioni rilasciate.  Il quadro normativo di riferimento è stato recentemente aggiornato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 217 del 13 novembre 2024.  Questo decreto, combinato con la giurisprudenza della Cassazione, conferma il principio secondo cui il medico penitenziario, pur operando in regime di convenzione, esercita una funzione pubblica di primaria importanza, con poteri certificativi e responsabilità analoghe a quelle dei pubblici ufficiali. Tale disciplina sottolinea l’elevata professionalità richiesta e l’impatto diretto della funzione medica sul rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, consolidando il ruolo del medico come figura chiave nel sistema penitenziario italiano.  Teresa Olivieri ______© Riproduzione riservata _____  n  ---End text---  Author: Teresa Olivieri  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Carceri, medici di guardia sono pubblici ufficiali   -sec_org-
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		<tp:writer>Teresa Olivieri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Marcello Cattani - La spesa per la salute? Come per la difesa = Marcello cattani «nuovi farmaci, presto | rincari» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001696404115.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001696404115.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"L'ECONOMIA" </b>  del 30 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001696404115.PDF"><![CDATA[L'ECONOMIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[La spesa per la salute? Come per la difesa   MARCELLO CATTANI   MARCELLO CATTANI «NUOVI FARMACI, PRESTO I RINCARI»   Il conflitto in Medio Oriente e la «clausola di Trump» faranno aumentare i prezzi, dice il presidente di Farmindustria «La spesa destinata alla sanità sia come quella della difesa»  d i A LE SS AN DR A P UA T O 2 1  di A LESSA ND RA P UA T O  A  spettiamoci il rincaro dei medicinali, in testa i salvavita e quelli innovativi. L’effetto combinato del conflitto in Medio Oriente e delle «misure Mfn» negli Stati Uniti sta spingendo verso l’alto i listini della farmaceutica in Europa, Italia compresa.  La clausola Mfn, Most favored nation, voluta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump impone infatti alle aziende farmaceutiche di abbassare i prezzi dei nuovi farmaci in linea con quelli della nazione più favorita. Un boomerang per l’Italia e l’Europa.  Lancia l’allarme Marcello Cattani, presidente di Farmindustria oltre che presidente e ceo di Sanofi Italia e Malta.  L’associazione sarà in audizione il 31 marzo alla Commissione Affari sociali e sanità del Senato, sul Testo unico della legislazione farmaceutica, per il riordino della normativa sul settore. Cattani chiederà che «sia riconosciuto il valore d’innovazione delle imprese farmaceutiche» (cioè di aumentare l’investimento in spesa farmaceutica, spingendo però anche sulla prevenzione con l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale) e di accelerare l’autorizzazione in Italia dei farmaci già approvati dall’Ema (l’autorità europea), per esempio «eliminando i prontuari regionali e potenziando l’Aifa», l’agenzia italiana del farmaco.  Dobbiamo aspettarci un aumento dei prezzi dei medicinali? «Sì, potrebbe succedere entro quest’anno per effetto delle dinamiche internazionali».  Che impatto può avere sulla farmaceutica italiana la guerra Usa-Iran, con la chiusura di Hormuz? «Stimiamo almeno un 20% di maggiori costi industriali fra energia, manifattura e trasporti, poi si aggiungono le materie prime. Ed è una previsione conservativa. Va sommata all’incremento del 30% che già abbiamo registrato dal 2021 a oggi, con le crisi precedenti. Se la guerra in Medio Oriente durerà a lungo rischiamo poi una carenza di farmaci salvavita come gli anticoagulanti, ma anche i neurolettici e i farmaci per la pressione, tutti di ampia diffusione con un rimborso molto basso dal sistema sanitario nazionale».  Perché? «Con l’aumento dei costi e i ritardi  nelle forniture diventa complicato mantenere la produzione alta in Italia e nel resto d’Europa. La logistica tornerà a essere un elemento critico».  Quanto esporta la farmaceutica italiana verso il Medio Oriente? «Tra il 2020 e il 2025 l’export è aumentato del 352% a 1,4 miliardi, in testa l’Arabia Saudita con il 51%, poi gli Emirati Arabi Uniti con il 22% quindi Israele con l’8% e l’Iran con il 4%. L’Italia è il quinto Stato per valore dell’export dopo Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio. L’impatto può essere sistemico ed estendersi ad aree esterne al conflitto. Ma ancora più cogente è la clausola Mfn americana, che entrerà in vigore nei prossimi mesi».  L’industria farmaceutica dovrà abbassare i prezzi negli Stati Uniti. Per questo li aumenterà in Europa?  «Gli Stati Uniti si sono assicurati 400 miliardi di dollari di investimenti in ricerca e sviluppo sul territorio americano da parte delle aziende estere, di cui 100 sottratti all’Europa. È il momento di agire con urgenza. Negli Stati Uniti il calo dei prezzi potrà essere tra il 20% e il 60%, in Europa ci si aspetta un aumento analogo, in compensazione. Gli Usa sono il primo mercato, non possiamo non esserci. E l’Europa non è indipendente, sconta un ritardo nella ricerca».  Come se ne esce? «In Italia è urgente la riforma del Testo  unico farmaceutico. Siamo contrari alla proposta di una clausola di salvaguardia e alla revisione del prontuario terapeutico per tagliare i prezzi, già più bassi di Spagna, Francia e Germania, oltre che al payback. Apprezziamo ciò che il governo ha fatto finora, ma bisogna dare all’Italia un percorso early access all’innovazione. 
La disponibilità di un farmaco o un vaccino dev’essere immediata, appena c’è l’autorizzazione dell’Ema, senza la valutazione di ogni singola regione. Bisogna abolire i prontuari regionali, è tutto già nelle  competenze dell’Aifa, che va semmai potenziata. Non si possono aspettare 14 mesi per un farmaco. Poi va misurato e riconosciuto all’industria farmaceutica il valore dell’innovazione».  E come si fa? «Si calcola il vantaggio potenziale. Per esempio: quanti letti posso ridurre se accolgo queste terapie innovative nei prossimi cinque anni? Cambia l’approccio, da una negoziazione sul minor prezzo al “value based”».  L’aumento dei prezzi lo pagherebbe il servizio sanitario nazionale? «Sì ma su una logica di valore, non di costo, aumentando l’efficienza e la prevenzione. Per esempio con l’uso dell’intelligenza artificiale. La farmaceutica vale l’1,5% del Pil, con la life science arriva al 10%. Oggi la spesa per farmaci è di 25 miliardi, per mantenerci competitivi dovrebbe salire a circa 28».  Ma il Servizio sanitario nazionale non ha i fondi necessari...  «Perché spesso ci si focalizza su farmaci e vaccini. Bisogna concentrarsi sul restante 85% della spesa in sanità: chirurgia, personale, ospedali. La spesa destinata alla sanità dovrebbe essere più alta, come la spesa per la difesa».  Avete aumentato l’export del 28,5% a 69,2 miliardi nel 2025. Effetti? «Un record , ma il fatto straordinario è che la parte del leone l’hanno fatta il Centro e il Sud. Il nostro settore sta ridisegnando l’economia italiana».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ALESSANDRA PUATO  Heading: MARCELLO CATTANI  Highlight: La riforma del Testo unico è essenziale per calibrare gli aumenti Con la stretta del canale di Hormuz i costi sono lievitati almeno del 20%   Va riconosciuta l’innovazione di quest’industria e serve un accesso rapido ai prodotti, i prontuari regionali vanno aboliti   69,2 Miliardi di euro L’export italiano della farmaceutica nel 2025, in aumento del 28,5% dal 2024: un record  +23,8% La produzione L’industria farmaceutica in Italia nel 2024-2025.  Occupazione al +2%  Image:Semplificazioni  Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, presidente e ceo di Sanofi Italia e Malta Il 31 marzo l’associazione sarà in audizione alla Commissione Sanità del Senato sul Testo unico della legislazione farmaceutica, per il riordino della normativa di settore -tit_org- Intervista a Marcello Cattani - La spesa per la salute? Come per la difesa   Marcello cattani «nuovi farmaci, presto | rincari»   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandra Puato</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Roberto Fico - Fico: ora un piano per le liste d'attesa e più assunzioni = «Sanità, subito assunzioni e piano per le liste d'attesa L'assessore? Non adesso» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001697404105.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001697404105.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"MATTINO" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>>Il governatore: l'uscita dal piano di rientro è un risultato storico per la Campania Merito anche di De Luca ma ultime criticità superate grazie al dialogo con Schillaci</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Le interviste del Mattino Il governatore  Fico: ora un piano per le liste d’attesa e più assunzioni   «Sanità, subito assunzioni e piano per le liste d’attesa L’assessore? Non adesso» Il governatore: l’uscita dal piano di rientro è un risultato storico per la Campania Merito anche di De Luca ma ultime criticità superate grazie al dialogo con Schillaci `   L’intervista Roberto Fico  «Sanità campana, l’uscita dal piano di rientro un risultato storico. L’assessore? Non adesso» Adolfo Pappalardo a pag. 9    G  overnatore Roberto Fico l’uscita dal commissariamento dopo 19 anni è un suo successo personale: il suo primo atto da governatore, lo ricordiamo bene, è stato l'incontro a Roma con il ministro Schillaci.  «L’uscita dal piano di rientro è un risultato storico per la Campania. Negli ultimi mesi abbiamo portato avanti un lavoro politico e istituzionale decisivo per arrivare a questo traguardo, raggiunto grazie agli sforzi di tutto il sistema sanitario, di medici e operatori sanitari, grazie al rigore dei conti ed all’impegno negli anni della giunta precedente. Voglio ringraziare il ministro Schillaci per la disponibilità, l’attenzione e la collaborazione istituzionale concreta e ribadire che non si tratta di un successo personale ma di un risultato collettivo figlio di un lavoro sinergico che restituisce autonomia alla sanità campana e ci consente di aprire una nuova fase, fatta di programmazione e investimenti per migliorare i servizi ai cittadini».  Ora con il rientro dei poteri ordinari concretamente cosa cambia per gli utenti campani? Più risorse? Come si usano? «Uscire dal piano di rientro significa non essere più vincolati a una gestione emergenziale e poter programmare con maggiore libertà. Non è solo una questione di risorse aggiuntive, ma un reale cambio di prospettiva per poter affrontare la gestione e la programmazione della sanità con maggiori capacità di investimento, maggiore autonomia organizzativa e possibilità di rafforzare la rete territoriale. Un lavoro che si deve tradurre in servizi più accessibili e tempi più rapidi per i cittadini campani».  I nodi da sciogliere sono poco i numeri ristretti del personale medico e le liste d’attesa: come muoversi su questi due aspetti? «Sono sicuramente le due priorità su cui intervenire subito. L’uscita dal piano di rientro ci consente finalmente  margini più ampi e questo deve tradursi sia in un rafforzamento del personale che in una riduzione concreta delle liste d’attesa. Dobbiamo accelerare sulle assunzioni, stabilizzare chi da anni lavora in condizioni precarie e rendere il sistema sanitario campano più attrattivo, perché senza un numero sufficiente di medici e operatori non si possono garantire servizi adeguati. Allo stesso tempo è necessario aumentare l’offerta nel pubblico, utilizzare in modo appropriato il privato accreditato e rafforzare i sistemi di monitoraggio, così da assicurare trasparenza e tempi certi ai cittadini. Questo lavoro si inserisce in una visione più ampia: aggiornare il piano ospedaliero regionale e rafforzare la rete dell’emergenza-urgenza, a partire dai pronto soccorso.  L’obiettivo deve essere ridurre i tempi di attesa e garantire risposte rapide ed efficaci, costruendo una sanità più vicina alle persone».  E poi ci sono gli ospedali di comunità, a cui lei tiene molto, che ora stanno finalmente prendendo forma.  «Gli ospedali di comunità sono strutture fondamentali per intercettare i bisogni dei cittadini prima che si trasformino in emergenze ospedaliere. Oggi, anche grazie alle risorse del Pnrr, stanno finalmente entrando nella fase operativa. Ma la sfida non è solo aprirli, ma farli funzionare davvero, con personale adeguato e una piena integrazione con i medici di base e con i servizi sociali. Su questo stiamo lavorando e, già nei prossimi giorni, porteremo in giunta nuovi provvedimenti per accelerare il percorso e rendere questa rete pienamente operativa».  A questo punto è in previsione, nei prossimi mesi, la nomina di un assessore ad hoc? «In questo momento la priorità è far funzionare al meglio il sistema sanitario e dare
 risposte concrete ai cittadini. Siamo all’inizio di una nuova fase e c’è bisogno di impostare un lavoro immediato e strutturale, che richiede una guida diretta e una piena assunzione di responsabilità. Per questo, in questa fase, ritengo giusto mantenere la delega. Più avanti, quando avremo consolidato le priorità e avviato le azioni principali, valuteremo anche l’eventuale nomina di un assessore dedicato».  Lei ha detto che è anche merito del suo predecessore: serviva però il dialogo da lei avviato anziché lo scontro dei mesi precedenti per uscire dall’impasse.  «Senza il lavoro portato avanti negli anni dalla giunta precedente oggi non saremmo nelle condizioni di uscire dal  piano di rientro, ed è giusto riconoscerlo. Allo stesso tempo, negli ultimi mesi si erano create alcune criticità che rischiavano di rallentare il percorso. Il lavoro svolto dagli uffici della Regione e dal Gabinetto che ringrazio è stato determinante per superarle e riportare il  confronto con il Ministero su un piano istituzionale e costruttivo.  Questo ha consentito di sbloccare una fase complessa e di arrivare a una soluzione positiva creando le condizioni per chiudere definitivamente il percorso».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Adolfo Pappalardo  Heading: L’intervista Roberto Fico  Highlight: ”  In questa fase terrò la delega per avviare le azioni urgenti Fondamentali gli ospedali di comunità  Image: -tit_org- Intervista a Roberto Fico - Fico: ora un piano per le liste d’attesa e più assunzioni  «Sanità, subito assunzioni e piano per le liste d’attesa L'assessore? Non adesso»   -sec_org-
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		<tp:writer>Adolfo Pappalardo</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Formare i nuovi medici con competenze digitali» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001697504106.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 47 di <b>"MATTINO" </b>  del 30 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Formare i nuovi medici con competenze digitali»  L’Università degli Studi del Sannio ha aperto una nuova fase nella formazione sanitaria sul territorio con l'attivazione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia ad indirizzo tecnologico, realizzato in collaborazione con la Federico II di Napoli. La rettrice Maria Moreno ne illustra visione e obiettivi: formare medici capaci di integrare competenze cliniche, innovazione digitale e radicamento nel territorio.  Rettrice, il nuovo corso ad indirizzo tecnologico rappresenta una novità significativa per il territorio.  Qual è la visione strategica che ha guidato la nascita di questo progetto accademico? «Il nuovo corso attivato in collaborazione con l'Università degli Studi di Napoli Federico II, rappresenta un passaggio strategico di grande rilievo per il nostro territorio. L'idea è quella di coniugare la tradizione della formazione medica con le innovazioni tecnologiche che  stanno trasformando il sistema sanitario. L’obiettivo è formare medici capaci di integrare solide competenze cliniche con strumenti digitali, l'intelligenza artificiale, la telemedicina e tecnologie biomedicali avanzate, preparandoli ad affrontare le sfide della medicina del futuro. Allo stesso tempo, vogliamo offrire ai giovani del Sannio e delle aree interne un'opportunità formativa di alto livello senza dover lasciare il territorio».  In che modo questo percorso formativo intende rispondere alle esigenze sanitarie e socio-economiche del Sannio?  «La possibilità di studiare medicina direttamente nel Sannio rappresenta un’opportunità importante anche dal punto di vista sociale ed economico. Consentire ai giovani di intraprendere questo percorso senza trasferirsi nelle grandi città universitarie riduce il fenomeno della migrazione studentesca e permette a molti talenti locali di restare legati alla propria comunità».  Quali strumenti possono incentivare i futuri medici a costruire qui il proprio percorso professionale? «Un elemento centrale del progetto è proprio il legame con il territorio. Attraverso attività formative, tirocini e collaborazioni con le strutture sanitarie, gli studenti potranno conoscere da vicino i bisogni della comunità e sviluppare un rapporto diretto con il sistema ospedaliero locale. Questo percorso favorisce la costruzione di relazioni professionali che possono proseguire anche dopo la laurea» Quale ruolo avranno robotica  e intelligenza artificiale nella formazione dei futuri medici? «Le tecnologie avanzate avranno un ruolo sempre più centrale nella medicina. La robotica, ad esempio, sta già rivoluzionando la chirurgia: i sistemi robotici consentono interventi estremamente precisi, con movimenti più stabili e controllati, incisioni più piccole e tempi di recupero più rapidi per i pazienti. Anche nella diagnostica e nella medicina di precisione, l'integrazione tra dati clinici, sistemi digitali e strumenti tecnologici consente di supportare i medici nella pianificazione degli interventi».  Sono previste attività di ricerca sull'intelligenza artificiale applicata alla medicina? «Il progetto nasce con l'idea di rafforzare la collaborazione tra le università e le strutture sanitarie. In questo contesto, l'intelligenza artificiale rappresenta uno dei campi più promettenti, soprattutto per l'analisi dei dati clinici».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Giuseppe Di Martino  Heading:   Highlight: MORENO, RETTRICE DELL’UNISANNIO, PRESENTA IL CORSO DI LAUREA «UNA SVOLTA STRATEGICA»   «LE TECNOLOGIE AVRANNO SEMPRE PIÙ UN RUOLO CENTRALE LA ROBOTICA STA RIVOLUZIONANDO LA CHIRURGIA»  Image:LA RETTRICE Nell’immagine in alto la rettrice dell’Unisannio Maria Moreno, da giugno 2025 alla guida dell’Ateneo sannita -tit_org- «Formare i nuovi medici con competenze digitali»   -sec_org-
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		<tp:writer>Giuseppe Di Martino</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Dai robot in chirurgia alla riabilitazione hitech «Così le nuove tecnologie supportano la medicina» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001697304108.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 42 di <b>"MATTINO" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Intelligenza artificiale e hub all'avanguardia: «La Campania eccellenza italiana» Ecco tutti i progetti sperimentati da Asl, ospedali e centri privati accreditati</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dai robot in chirurgia alla riabilitazione hitech «Così le nuove tecnologie supportano la medicina» Intelligenza artificiale e hub all’avanguardia: «La Campania eccellenza italiana» Ecco tutti i progetti sperimentati da Asl, ospedali e centri privati accreditati   Viaggio nel futuro  LO SCENARIO  Ettore Mautone L’intelligenza artificiale in sanità rappresenta una svolta profonda nel governo dei sistemi organizzativi e clinici dedicati alla cura delle persone. Il supporto mediante sistemi di intelligenza artificiale (IA) offre straordinarie opportunità di miglioramento delle prestazioni sanitarie, dalla diagnostica alla prevenzione, dalla chirurgia alla gestione delle cronicità compreso il supporto nei processi gestionali.   L’HUB FEDERICO II  Ricerca e formazione: gli hub sono nelle Università. Al Policlinico Federico II opera il Centro interdipartimentale per la chirurgia robotica (Icaros), che unisce ingegneri e medici in progetti di livello internazionale. «In Icaros - dice Fanny Ficuciello, docente associato di Automatica e Robotica - si svolgono attività di ricerca a cui partecipano studenti di medicina, di ingegneria biomedica e robotica.  Un elemento di integrazione è il corso di Robotica per l’urologia, attivo nel corso di laurea magistrale in Medicina ad indirizzo tecnologico (MediTec). Sul fronte della ricerca l’obiettivo è aumentare l’autonomia dei sistemi robotici in chirurgia. In alcune fasi dell’intervento (sutura in siti anatomici angusti) le procedure automatizzate sono un supporto concreto per il chirurgo». Tra i protagonisti in questo campo Bruno Siciliano, ordinario di Automatica e Robotica presso il dipartimento di Ingegneria elettrica e delle tecnologie dell’informazione uno dei massimi esperti al mondo nel settore. Siciliano è cofondatore del Centro Icaros insieme a Vincenzo Mirone e direttore del Prisma Lab, laboratorio attivo nella robotica applicata a diversi ambiti, tra cui quello medico ed è al centro di una rete di ricerca in cui si inseriscono anche le attività della professoressa Ficuciello che in Icaros conduce il Sur Lab, (chirurgia robotica), ed è responsabile del B2R Lab sulla progettazione di soft robot per la chirurgia e la riabilitazione la cui inaugurazione è prevista a breve.  Qui sono in sviluppo strumenti bioispirati che richiamano la struttura dei tentacoli del polpo per l’esecuzione di colonscopie robotizzate. Tra le innovazioni anche esoscheletri e protesi robotiche capaci di interfacciarsi con arti amputati a seguito di traumi o malattie. Su questa scia, che fa di  Napoli un’eccellenza internazionale, si colloca l’intesa siglata nei giorni scorsi tra l’Ateneo federiciano e il China Electronics Standardization Institute (Cesi) firmata dal rettore Matteo Lorito e dal direttore del Cesi Dong Jian. Una partnership strategica, sotto la responsabilità di Pasquale Arpaia, ordinario di Misure elettriche ed elettroniche al dipartimento di Ingegneria elettrica - finalizzata alla ricerca, formazione e innovazione in settori tecnologici di frontiera tra cui IA, interfacce cervello-computer, realtà estesa e convergenza bio-digitale. «Il Cesi - spiega Arpaia - prevede programmi condivisi di ricerca e standardizzazione».   LE AZIENDE SANITARIE  In Campania aziende sanitarie e ospedaliere hanno negli anni varato programmi di IA e robotica: quasi una trentina i robot chirurgici in funzione tra pubblico e privato. La piattaforma di connessione dei dati “Sinfonia” è stata eletta a modello nazionale di buone pratiche. «Consente l’integrazione automatica dei principali flussi sanitari - dice Massimo Di Gennaro, direttore Innovazione e Sanità digitale di Soresa Spa - mettendo in rete ricoveri, referti, farmaceutica, esenzioni e mortalità, con l’anagrafe sanitaria regionale». Il Cardarelli è sede della Rain, Robotic Academy Intuitive Naples, uno dei venti centri di formazione ufficiali nel mondo. Fondata con Ab Medica e Intuitive Surgical: si avvale di tre robot da Vinci per formazione, uso di nuovi materiali, sviluppo di tecnologie pionieristiche in Urologia, Chirurgia, Ginecologia. Dal 201
7 oltre 2mila chirurghi si sono formati presso il Centro di Biotecnologie del Cardarelli nell’ambito del Grio (Gruppo robotico inter-ospedaliero). Anche il Santobono, oggi riconosciuto come Irccs, ha sistemi robotici avanzati e piattaforme di IA in diversi ambiti clinico-assistenziali, in particolare in diagnostica per immagini, chirurgia di precisione e modellazione anatomica. Al Pascale, l’adozione delle piattaforme robotiche da Vinci Xi e X è partita nel 2019. «Nel 2023 dice il manager Di Mauro - il tavolo operatorio è stato integrato con un Table Motion (acquisito con fondi Por Fesr) che permette a robot e letto del paziente di muoversi in sincronia senza interrompere l’intervento. Nel 2024 è arrivato il da Vinci SP (Single Port) ultima frontiera della mini-invasività, nuovo standard di interventi complessi. Non mancano, sui territori, esperienze di utilizzo dell’IA per le attività gestionali: alla Napoli 1 il manager Gaetano Gubitosa ha adottato un sistema di schedulazione dei turni operatori basato su un algoritmo che genera pianificazioni predittive del Blocco operatorio ottimizzando domanda chirurgica e disponibilità nel rispetto dei vincoli di personale, posti letto e liste di attesa. Anche in provincia la Asl Napoli 3 sud ha inaugurato il Sistema robotico da Vinci Xi a Boscotrecase. Non mancano utilizzi di robot chirurgici avanzatissimi e progetti di IA nelle strutture accreditate.  Il gruppo NefroCenter è stato selezionato con una startup specializzata negli algoritmi predittivi di AI in campo medico nel programma Startup Bootcamp promosso a Innovit di San Francisco, nella Silicon Valley. L’attività di chirurgia robotica alla Cobellis di Vallo della Lucania è iniziata nel 2020, attualmente con una piattaforma DaVinci Xi, il primo ed a lungo l’unico attivo in provincia di Salerno.  Anche la realtà di Pineta Grande di Castelvolturno si configura come punta avanzata in questo settore: qui il primo centro in Campania a utilizzare Hugo Ras, il sistema di chirurgia robotica all’avanguardia di Medtronic.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Ettore Mautone  Heading: Viaggio nel futuro  Highlight: ESOSCHELETRI E PROTESI “INTELLIGENTI” CAPACI DI INTERFACCIARSI CON ARTI AMPUTATI A SEGUITO DI TRAUMI O GRAVI MALATTIE   NELL’ASL NAPOLI 1 SI UTILIZZA UN ALGORITMO PER LA GESTIONE DEI TURNI IN SALA OPERATORIA  Image:In alto da sinistra in senso orario: robot del progetto Icaros di cui parla, tra gli altri, nell’articolo il prof Siciliano; un altro robot del progetto Icaros; robot Da Vinci chirurgico per addestramento; robot “emozionale” programmato per comprendere le emozioni dell’interlocutore e interagire con esso; interfaccia uomo-macchina condotto da uno studente allievo del prof Arpaia. Ecco alcune delle innovazioni tecnologiche applicate in medicina e chirurgia attualmente in uso a Napoli e in Campania sia nelle aziende sanitarie e ospedaliere che nei centri privati accreditati. Proprio il numero di progetti ed esperimenti in atto, tra intelligenza artificiale e nuove tecnologie, rende la Campania un’eccellenza e tra le regioni maggiormente all’avanguardia sul piano della robotica come si racconta nel pezzo di Ettore Mautone che fa il punto proprio sulle innovazioni e le sperimentazioni in corso in tutta la regione -tit_org- Dai robot in chirurgia alla riabilitazione hitech «Così le nuove tecnologie supportano la medicina»   -sec_org-
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		<tp:writer>Ettore Mautone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[IA alleata del medico «Meno burocrazia» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001696204109.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 45 di <b>"MATTINO" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>A Scampia si sviluppa il centro all'avanguardia della Federico II: l'assistente virtuale alleggerisce i dottori su colloqui e diagnosi</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="438000" Sales="22853" Printing="25751" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001696204109.PDF"><![CDATA[MATTINO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[IA alleata del medico «Meno burocrazia» A Scampia si sviluppa il centro all’avanguardia della Federico II: l’assistente virtuale alleggerisce i dottori su colloqui e diagnosi  LO SCENARIO  Ettore Mautone Intelligenza artificiale, simulazione e robotica: alla Federico II nuovi strumenti per la medicina del futuro. Fari puntati sulla ricerca e sperimentazione sull’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito medico: presso la Scuola di Medicina del Policlinico Federico II di Napoli, di cui è presidente Giovanni Esposito, ordinario di  Cardiologia, sono in fase avanzata di sviluppo vari progetti che configurano un vero e proprio ecosistema dell’innovazione concepiti come strumenti concreti per migliorare assistenza, formazione e qualità dei percorsi clinici.   IA PER LA FORMAZIONE  In questo ambito si muove il nuovo centro in fase di sviluppo a Scampia, dedicato alla robotica, alla simulazione e all’intelligenza artificiale applicate alla formazione sanitaria. L’obiettivo è rendere più efficace e coinvolgente la didattica di studenti, medici in formazione e professionisti sanitari attraverso tecnologie avanzate di extended reality, cioè soluzioni che integrano realtà aumentata e realtà virtuale. In questo ambito è già presente la piattaforma zSpace, una tecnologia immersiva che combina realtà aumentata e realtà virtuale e consente a studenti, medici in formazione e specialisti di interagire con modelli anatomici tridimensionali e ricostruzioni derivate dall’imaging clinico. «In questo contesto - spiega Esposito - saranno utilizzate piattaforme immersive in grado di trasformare l’apprendimento in un’esperienza interattiva, consentendo di esplorare modelli anatomici tridimensionali, ricostruzioni derivate da immagini cliniche e scenari simulati ad alta fedeltà.  Il centro è pensato per valorizzare sia la didattica tradizionale sia la formazione specialistica, con strumenti che permettono di osservare il corpo umano in 3D, analizzare strutture anatomiche complesse e migliorare la comprensione di procedure diagnostiche e terapeutiche». Il progetto prevede l’impiego di simulatori avanzati per l’addestramento nelle principali specialità cliniche e  chirurgiche, l’integrazione di sistemi di robotica chirurgica per il training, anche in ambienti di simulazione evoluta gestiti dall’intelligenza artificiale e la presenza di un cadaver lab destinato alla formazione pratica ad alta specializzazione.   IA PER L’ANAMNESI  «Anche nel reparto di Cardiologia - aggiunge Esposito, che ne è responsabile scientifico - sono in corso altri progetti innovativi. Come un sistema pensato per affiancare il medico durante la visita clinica che abbiamo battezzato Amico (acronimo di Anamnesi medica intelligente del colloquio  ospedaliero)». La piattaforma non sostituisce il professionista ma lo affianca, ascolta il colloquio con il paziente, lo trascrive automaticamente e aiuta a organizzare le informazioni raccolte.  Attraverso tecniche di intelligenza artificiale il sistema è in grado di strutturare l’anamnesi, sintetizzare i contenuti della visita e segnalare elementi rilevanti come sintomi, patologie, terapie in corso e possibili interazioni farmacologiche. Un prezioso aiuto per alleggerire il carico burocratico e documentale che oggi grava sul personale sanitario, così da restituire più tempo al rapporto tra medico e paziente. «I primi riscontri ottenuti nell’ambito della sperimentazione - sottolinea il professore Esposito - evidenziano il potenziale di strumenti sviluppati e adattati al contesto clinico italiano». Un’ulteriore linea di ricerca è dedicata all’uso di modelli di Survival Analysis per la previsione di eventi cardiovascolari a partire da dati clinici anonimizzati. Lo studio riguarda un ampio spettro di patologie, dalle forme acute a quelle croniche, e punta a costruire modelli capaci di adattarsi a scenari clinici differenti, anche molto complessi. Un aspetto centrale del lavoro riguarda inoltre l’interpretabilità dei modelli, così da offrire agli specialisti strumenti utili a comprendere meglio il funzionamento dei sistemi u
tilizzati. Un percorso d’innovazione che s’inserisce in un quadro più ampio di sviluppo dell’intelligenza artificiale alla Federico II, anche alla luce della selezione dell’Università nell’ambito della lingua Open Call di Microsoft Research, con il progetto “Parla chiaro”, dedicato alla protezione dei parlanti in dialetti italiani, dalla disinformazione sanitaria generata dall’intelligenza artificiale.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Ettore Mautone  Heading:   Highlight: ESPOSITO, PRESIDENTE DELLA SCUOLA DI MEDICINA «UN PREZIOSO AIUTO PER ALLEGGERIRE GLI OPERATORI»  Image:L’INNOVAZIONE Giovanni Esposito; in alto la sede di Scienze infermieristiche della Federico II a Scampia -tit_org- IA alleata del medico «Meno burocrazia»   -sec_org-
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		<tp:writer>Ettore Mautone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Quanto ci costano gli errori sanitari Oltre venti milioni all'anno = Oltre 20 milioni l'anno per gli errori medici ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001696504116.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"TEMPO" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Faro della Corte dei conti sugli sbagli dei camici bianchi</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL DATO DI ROMA E PROVINCIA  Quanto ci costano gli errori sanitari Oltre venti milioni all’anno   LAZIO, GIUSTIZIA IN CORSIA Solo le 10 aziende sanitarie di Roma ne hanno sborsati 130 in 6 anni  Oltre 20 milioni l’anno per gli errori medici Faro della Corte dei conti sugli sbagli dei camici bianchi  Sbraga a pagina 12   ••• Sempre più cari i risarcimenti per «responsabilità medica» che gli ospedali di Roma sono chiamati a sborsare per i casi di «malpractice sanitaria». Quasi un milione e 800 mila euro sono stati erogati soltanto questo mese da 3 aziende sanitarie per gli errori medici riconosciuti dai tribunali. Ma le 10 principali aziende della Capitale e della sua provincia hanno dovuto erogare ben 130 milioni di euro per i risarcimenti dal 2020 a oggi. Mentre lo scorso anno la Corte dei Conti ha effettuato 16 sentenze, 9 citazioni a giudizio e 4 inviti a dedurre in tema di «responsabilità medica» e malversazioni nel settore sanitario del Lazio. Ora la cifra più alta, 759 mila euro, è stata appena liquidata a un paziente che nel 2021 ci ha rimesso un braccio, amputato a causa di «una responsabilità medica in capo ai sanitari del Policlinico Tor Vergata». Il Tribunale ha ravvisato «una condotta attendista in relazione all’attesa di oltre 6 ore prima di eseguire il primo interorsare vento di trombectol braccio mia; in tale lasso tempoomia rale nessun o accertamento diagnostico strumentale è stato posto in essere onde comprendere la causa della trombosi del vaso». Errori medici che «hanno condotto alla necrosi ingravescente dell’arto superiore sinistro e alla sua amputazione». Anche l’altro policlinico, l’Umberto I, ha appena erogato 2 risarcimenti per i «plurimi profili di responsabilità medica nella causazione dei decessi», risalenti al 2021: in un caso per 546 mila euro e nell’altro per 341 mila euro. Altri 3 risarcimenti sono stati ora erogati, invece, dall’Asl Roma 5 di Tivoli per  trattamenti sanitari errati nel 2023 per complessivi 100 mila euro. Queste 3 aziende figurano sul mesto podio degli esborsi più cari per i risarcimenti nell’ultimo lustro: al 2° posto l’Umberto I con 28 milioni di euro e al 3° Tor Vergata con 18 milioni.  Anche se il record spetta al San Camillo, con 33 milioni e 395 mila euro risarciti per 331 sinistri liquidati dal 2020 al 2024. L’anno in cui le liquidazioni sono aumentate del 30%: l’azienda ha scritto che «i risarcimenti erogati ogni anno, dal 2020 al 2024, possono fare riferimento a sinistri presi in carico in anni diversi». Mentre nel 2025 l’attività della Corte dei Conti «è sfociata in citazioni a giudizio relativamente a casi di decesso o lesioni gravissime in strutture ospedaliere per  omessa diagnosi di ischemia cardiaca da parte di un cardiologo, con conseguente errato trattamento terapeutico (danno contestato: 961.614 euro all’Umberto I), per intervento chirurgico controindicato a causa di patologie pregresse (danno contestato: 249.323 euro all’Ospedale Santo Spirito); per complicazioni post-operatorie a seguito di intervento all’anca, dovute a disattenzione da parte  degli assistenti medici (Asl Rieti); per errore chirurgico oculistico con distacco della retina (Asl Roma 2); con errate prestazioni diagnostiche e cliniche con conseguente decesso (Danno contestato: 175.000 euro all’Ospedale di Monterotondo)», ha riassunto il procuratore regionale, Paolo Luigi Rebecchi, nella sua relazione per l’apertura dell’anno giudiziario.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ANTONIO SBRAGA  Heading:   Highlight: Policlinico Tor Vergata Nel 2021 ha dovuto rimborsare un malato che ha perso il braccio a causa di una tromboctomia in ritardo: 759 mila euro   Ospedale San Camillo Detiene il record con 33 milioni pagati ai pazienti o ai loro familiari per 331 «incidenti» avvenuti dal 2020 al 2025   1,8  Milioni di euro Sono stati pagati solo questo mese per i danni subiti a causa di errori medici da tre aziende sanitarie della regione  Image:San Camillo L’ospedale romano detiene il record dei danni pagati in 5 anni dal 2020 al 2024 -tit_org- Quanto ci costano gli errori sanitari
 Oltre venti milioni all’anno  Oltre 20 milioni l’anno per gli errori medici   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONIO SBRAGA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Bruno Mozzanega - «C'è un farmaco abortivo venduto senza ricetta nei supermercati» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001701904118.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"VERITÀ" </b>  del 30 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il medico: «Due sole compresse interrompono la gravidanza fino a nove settimane, ma è commercializzato come contraccettivo: così si ingannano le donne. In Italia c'è un giro d'affari che vale 15 milioni l'anno»</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="279450" Sales="27768" Printing="55890" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/30/2026033001701904118.PDF"><![CDATA[VERITÀ]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[«C’è un farmaco abortivo venduto senza ricetta nei supermercati» Il medico: «Due sole compresse interrompono la gravidanza fino a nove settimane, ma è commercializzato come contraccettivo: così si ingannano le donne. In Italia c’è un giro d’affari che vale 15 milioni l’anno»   L’INTERVISTA BRUNO MOZZANEGA  n Dall’ultima relazione sull’aborto in Italia, appena resa disponibile dal ministero della Sanità, emerge come l’uso delle pillole abortive in Italia sia in continuo aumento, soprattutto fra le giovani donne. Di questo argomento si occupa da tempo il dottor Bruno Mozzanega, presidente della Sipre (Società Italiana Procreazione Responsabile). Di recente si è occupato soprattutto del farmaco chiamato EllaOne.  Dottore, che differenza c’è tra la nota pillola abortiva Ru486 e un farmaco come EllaOne? «La Ru486 o mifepristone è ufficialmente utilizzata per l’interruzione di gravidanza e i suoi numeri rientrano in quelli che ha citato lei, nei 65.000 aborti circa riferiti dal ministero. È un farmaco che impedisce l’azione del progesterone, cioè dell’ormone pro-gestazione, pro gravidanza, che prepara l’utero ad accogliere il figlio.  E lo è esattamente come EllaOne, che è un farmaco venduto senza alcuna necessità di ricetta nelle farmacie e nei siti medici di alcuni grandi supermercati. Quest’ultimo è un antiprogestinico, viene venduto alle donne come antiovulatorio da usare nella contraccezione d’emergenza fino a cinque giorni dopo il rapporto ritenuto a rischio. Uno studio pubblicato sul più importante giornale mondiale di medicina, il New England Journal of Medicine, ha dimostrato che con l’assunzione di due sole compresse di EllaOne si può interrompere la gravidanza fino a nove settimane».  In sostanza la differenza è che la Ru486 è trattata da pillola abortiva, mentre EllaOne è trattato come un anticoncezionale di emergenza, anche se può provare aborti.  «Questa pillola agisce impedendo l’annidamento di un concepito e i suoi numeri non rientrano in quelli comunicati dal ministero, ma si può stimare che su 500.000 pazienti che attualmente ne fanno uso all’anno solo in Italia, un 5% - quindi 25.000 gravidanze - non compaiano clinicamente perché l’embrione concepito non riesce ad annidarsi.  Preciso: la nostra è una specie a bassa fertilità, su 100 rapporti a rischio nel periodo fertile ci si aspettano 6 gravidanze. Con questo farmaco ne compare meno di una, da qui la deduzione che ne spariscano 25.000 su 500.000».  Quindi sostanzialmente si sta commercializzando una pillola contraccettiva che in realtà può essere considerata una pillola abortiva, questo è il punto? «Il punto è che si sta commercializzando, presentandola ingannevolmente come antiovulatoria, una pillola che è antinidatoria, meccanismo che non sarebbe permesso dalle nostre leggi. Viene data senza prescrizione e basta che una donna si rechi in due diverse farmacie per ottenerne due, cioè la dose che consente di interrompere la gravidanza fino a nove settimane. Peraltro ne bastano 60 milligrammi contro i 200 della Ru486, quindi è anche molto più potente della Ru486».  Ma lei pensa che chi ne fa uso sappia che può essere usata come pillola abortiva? «Penso che tutti i medici sappiano queste cose. Mettiamo che io sia un medico che non ha a cuore la tutela della vita umana, un medico che va per le sbrigative. Viene una paziente e mi dice: “Dottore, saltiamola tutta questa trafila della legge, non ho voglia di farmi vedere, non ho voglia di andare in ospedale, di fare le procedure...”».  Ebbene questo medico che potrebbe fare? «Potrebbe dire: “Prendi queste due compresse in due  farmacie diverse, le mangi e quando sanguini vieni da me che ti ricovero per aborto spontaneo”. Questa è una via breve ma le strutture che hanno questo tipo di mentalità esistono: parlando con alcune persone che hanno una visione opposta rispetto alla mia sulla vita, mi hanno risposto che cosi per le donne è più facile abortire».  Come Sipre vi siete rivolti a Aifa, l’agenzia del farmaco, facendo notare questi problemi.  «Sì, il 16 febbraio dello scorso anno abbiamo fatto un’istanza
 ad Aifa per chie”  dere che EllaOne venisse trattata esattamente con la stessa normativa con cui è trattata la Ru486, di cui peraltro è più potente. Cioè tolta dalla farmacia e riservata solo a un uso ospedaliero».  Risposta di Aifa? «Aifa si è riunita soltanto dopo che io ho mandato a tutti i membri della commissione scientifico-economica il testo dell’istanza, perché altrimenti penso che neanche si sarebbero occupati della cosa. Si sono riuniti in novembre e a metà gennaio mi hanno dato una risposta in cui si è scritto che lo studio da me citato è stato fatto in Messico, cioè in un contesto diverso dal nostro. Mi hanno risposto che in quello studio hanno usato due compresse, e che per la contraccezione d’emergenza ne viene raccomandata una e quindi non si possono fare paragoni. Come se la gravidanza in Messico fosse diversa da quella in Italia...  Tutto ciò senza tener conto che lo studio che ho citato è stato così irrilevante da essere pubblicato sul più importante giornale medico del mondo, il New England Journal of Medicine. Da Aifa poi hanno aggiunto che l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, non se n’è ancora occupata. Dato che noi facciamo quello che dice l’Ema non abbiamo ragione per prendere provvedimenti».   È così? «Dal 2009 l’Ema descrive questo farmaco come un farmaco potenzialmente abortivo nel documento con cui l’ha messo in commercio in Europa. Nel 2009 hanno discusso del possibile uso off label del farmaco e hanno deciso che non c’è alcuna possibilità di evitare che venga usato per l’aborto. Nel 2015, quando hanno tolto l’obbligo di ricetta medica e deciso di continuare a darlo come anti ovulatorio, hanno scritto di aver chiesto al produttore di documentare che non potesse essere usato per  interrompere la gravidanza, e che non era uscito alcuno studio al riguardo. Ma adesso la risposta c’è, ed è venuta da un gruppo indipendente che non ha alcuno sponsor.  Aifa avrebbe il dovere di sollecitare Ema ad esaminare il problema, tanto più che per i farmaci che riguardano aborto e contraccezione ogni Stato può far valere la propria legislazione e tutte le nostre leggi tutelano la vita umana dal concepimento».  Forse tutte queste lentezze e reticenze nascono dal fatto che la vendita di questo farmaco genera parecchi soldi.  «Parliamo di un giro d’affari da 15 milioni all’anno solo in Italia».  Quindi limitandone la circolazione si andrebbero a toccare notevoli interessi.  «Questa è una delle spiegazioni più probabili. La seconda cosa che si può pensare è che si voglia continuare ad escludere l’embrione dal novero di chi ha diritto di cittadinanza e di tutela, nonostante le nostre leggi lo ribadiscano: anche la stessa 194 che dice che la vita uma”  na va tutelata dal suo inizio.  Inizio che la Corte di giustizia europea riconosce essere nel momento della fecondazione. La cosa grave è che ci sono 500.000 donne che usano questo farmaco e penso che la grande maggioranza di queste credano di impedire l’ovulazione, quindi sono ingannate. E lo sono in un ambito che è estremamente importante dal punto di vista intimo ed esistenziale. Io non posso dire a una donna che questa pillola fermerà l’ovulazione e al contempo sapere che con estrema probabilità quella donna concepirà, ma suo figlio a causa del farmaco non potrà proseguire la vita. Come si può disinformare a questi livelli?».  F. Bor.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: f. bor.  Heading: L’INTERVISTA BRUNO MOZZANEGA  Highlight: “  È molto più potente della Ru486. Il conto totale dei bimbi abortiti va aumentato di 25.000 unità   “  Abbiamo interpellato l’Aifa, inutilmente Eppure le leggi, anche la 194, tutelano la vita dal concepimento  Image:CRITICO Bruno Mozzanega è presidente del Sipre -tit_org- Intervista a Bruno Mozzanega - «C'è un farmaco abortivo venduto senza ricetta nei supermercati»   -sec_org-
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		<tp:writer>f. bor.</tp:writer>
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