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		<title><![CDATA[A Brescia mancano 400 medici di base, Rossi (Fimmg Brescia): "I giovani preferiscono fare altro" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/28/2026032802033203373.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"FIMMGNOTIZE.ORG" </b>  del 28 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 08:33:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[A Brescia mancano 400 medici di base, Rossi (Fimmg Brescia): «I giovani preferiscono fare altro»   venerdì 27 marzo 2026 15:32 - Province   Secondo i dati Cimbe in Lombardia mancano 1.540 medici di famiglia e quelli attivi hanno m media 1.533 persone assistite ed entro il 2028 oltre 900 raggiungeranno l'età del pensionamento. A Brescia accade lo stesso: a eccezione della città, in alcune zone della Bassa o delle Valli i paesi sono senza medico di base. Ne servirebbero circa 400 in più per rimediare ma «non c'è affezione verso questa specialità della medicina, molto meno attrattiva della cardiologia o dell'oculistica - afferma Angelo Rossi, segretario provinciale della Fimmg intervistato da "Brescia Oggi" - i giovani scelgono altre specialità per le condizioni in cui i medici di base sono costretti a lavorare, con una media di pazienti oltre quella prevista, che sarebbe di 1.200, ma soprattutto con una burocrazia opprimente e sistemi informatici che ogni giorno presentano disservizi e grandi fastidi».   In Lombardia tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia si sono ridotti del 10%. «Se non ci saranno davvero incentivi di sistema non usciremo presto dalla sofferenza - continua Rossi a "Brescia Oggi" - le misure tampone di far restare ³ï servizio chi è in pensione non servono se non a tappare qualche buco ma non è così che si rimedia ad una carenza acuta. Certo, i colleghi pensionati che si mettono a disposizione per sostituire i titolari in ferie o dove mancano sono una boccata di ossigeno, così come lo sono i giovani che stanno facendo la specialità e che possono già seguire dei pazienti».   -tit_org- A Brescia mancano 400 medici di base, Rossi (Fimmg Brescia): "I giovani preferiscono fare altro"   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Malati, grande esodo in Lombardia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/28/2026032801878402865.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 84 di <b>"GIORNALE DI CANTÙ" </b>  del 28 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:26:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[GIMBE Negli ospedali di Milano e dintorni il 23,2% dei pazienti italiani  Malati, grande esodo in Lombardia Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche  Il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove», per dirla con le parole usate dalla Fondazione Gimbe che ha presentato l’ultimo rapporto sulla mobilità sanitaria tra le regioni italiane. Mobilità che, secondo le analisi della fondazione bolognese, nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro. Ma cosa significa questo dato? «Questi numeri - afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe - indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie».  L’edizione del report mette in evidenza come, con il record della mobilità sanitaria, raggiunga livelli sempre meno sostenibili la situazione sanitaria delle regioni del Sud Italia: «Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia,  Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo».  La Lombardia è la regione più attrattiva ma anche quella con gli esborsi maggiori La regione più popolosa d’Italia si conferma come la più attrattiva per la mobilità sanitaria attiva. Nello specifico, qui si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). Paradossalmente è anche tra le regioni che subiscono i maggiori esborsi per le cure ricevute dai propri residenti in altre regioni, con il 9,2% dopo Lazio (12,1%) e Campania (9,4%). Da sole queste tre regioni rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna.  «La mobilità passiva - spiega Cartabellotta - non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord.  Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva».  Nella cartina dei saldi regionali l’enorme frattura tra Nord e Sud Analizzando l’ammontare dei saldi regionali si vede anDEBITI P cora una volta un primato lombardo, che con la bellezza di 645,8 milioni di euro si piazza al primo posto delle regioni, nell’insieme delle regioni con saldo positivo rilevante (assieme a Emilia Romagna con 564,9 milioni di euro e Veneto, 212,1 milioni di euro). Le altre regioni del Nordovest si trovano negli insiemi di territori in cui il saldo è negativo minimo (Valle d’Aosta -12,8 milioni di euro e Piemonte con -20,7 milioni di euro), e negativo moderato L’Ospedale Ped (Liguria -74,4 milioni di euro). «I salriferita a Regio di regionali – commenta il presidente Gimbe - evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni di euro si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni di euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione NO 2023 del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria.  Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato».   in quanto  Mentre il SSN affonda, il privato convenzionato fa affari d’oro Nel report della fondazione Gimbe (che ha a cuore la salvaguardia del servizio sanitario pubblico) emerge come più della metà dei soldi spesi per  ricoveri e prestazioni specialistiche eroga
te fuori dalla Regione di residenza del beneficiario finisca nelle casse della sanità privata convenzionata. Si parla di 1.966 milioni di euro destinati al privato contro 1.643 milioni di euro per la sanità pubblica. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza».  Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%).  l Alessandro Zonca  ---End text---  Author: Alessandro Zonca  Heading:   Highlight:   Image:DEBITI PER MOBILITÀ SANITARIA PASSIVA: ANNO 2023  L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 248.903) non è riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. CREDITI PER MOBILITÀ SANITARIA ATTIVA: ANNO 2023  L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 201,6 milioni) non sono riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. -tit_org- Malati, grande esodo in Lombardia   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandro Zonca</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'Italia ha fallito la riforma delle cure non urgenti = Inutile chiamare il 116117 L'Italia ha fallito la riforma delle cure non urgenti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/28/2026032801860902786.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 28 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:16:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Inutile chiamare il 116117  L’Italia ha fallito la riforma delle cure non urgenti   L’INIZIATIVA FERMA   UN’INIZIATIVA ATTESA DA 12 ANNI NELL’INERZIA GENERALE  Inutile chiamare il 116117 L’Italia ha fallito la riforma delle cure non urgenti  I  l 116117 non è un semplice centralino ma il Numero Europeo Armonizzato - in sigla, Nea -, l’unico canale ufficiale stabilito dall’Ue 19 anni fa per l’accesso alle cure mediche non urgenti.   ANGELO VITALE  a pagina 7    I  l 116117 non è un semplice centralino ma il Numero Europeo Armonizzato - in sigla, Nea -, l’unico canale ufficiale stabilito dall’Ue 19 anni fa per l’accesso alle cure mediche non urgenti. Secondo l’ultimo aggiornamento del sito web del ministero della Salute, un servizio che deve garantire una risposta H24 per la continuità assistenziale (ex Guardia Medica), consigli medici e il raccordo con l’emergenza-urgenza.  Un sistema che doveva essere il "cuore pulsante" della sanità territoriale.  La mappa della vergogna disegna un’Italia a tre velocità. La sostanza dell’impasse, nel burocratese della pagina web ministeriale. Dodici anni dall'assegnazione del numero all'Italia e una copertura imbarazzante.  A "regime" solo Lombardia, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e recentemente la Toscana (con la nuova centrale regionale). In "fase di test" o timidamente al via, Lazio (limitato a Roma e provincia), Sardegna (solo Sulcis), Liguria (solo ASL 4) e alcune aree del Veneto.  "Desaparecidas" tutte le altre Regioni. Basilicata, Abruzzo, Sicilia e Marche appaiono nei decreti di autorizzazione, ma restano impantanate in "progetti di attivazione" che sembrano non avere mai fine.  Dietro questo "parto eterno" c'è un fiume di denaro che rischia di perdersi nel delta della gestione regionale. La Missione 6 Componente 1 del Pnrr ha stanziato circa 500 milioni di euro specificamente per le Centrali Operative Territoriali e l'interconnessione dei servizi, di cui il 116117 è l'interfaccia principale per l'utente.  Il ministro Orazio Schillaci ha dichiarato ripetutamente che "non ci possiamo più permettere i Pronto Soccorso affollati" e che "la riforma del territorio, con il 116117 e le Case di Comunità, è l'unico modo per salvare il sistema". Tuttavia, il ministero non ha "blindato" i fondi con clausole di commissariamento rigide. Il pressing sulle Regioni - che ne hanno autonomia gestionale - è rimasto un invito cordiale invece di un obbligo sanzionabile, lasciando che i territori dirottassero attenzioni (e risorse) su altre emergenze politiche più "visibili".  "Molto più utile e vantaggioso elettoralmente - è l'indiscrezione rivelataci, ma solo sottovoce, nei corridoi della Regione Campania - inaugurare il nuovo padiglione di un ospedale tra i flash dei fotografi".  Perché i sindacati della sanità, solitamente pronti alle barricate, sono stati finora tiepidi sul 116117? La risposta è nel modello organizzativo. Il Nea impone una tracciabilità totale e una riorganizzazione dei turni di continuità assistenziale che molti medici di base vedono come un aggravio burocratico o una perdita di autonomia. Con qualche timido attacco - che pare più una  scusa - circa la "laicità" degli operatori di risposta, suscettibile di innescare il caos dei servizi invece di provare a favorirli.  E le opposizioni? Per questi dodici anni fin qui trascorsi, non siamo riusciti a trovare nessuna traccia di un loro reale interesse - su tutti i fronti della politica parlamentare - a spingere affinché il Nea decolli.  Nel 2026 - questo è certo -, un dibattito politico monopolizzato dal "tormentone" delle liste d’attesa, perché è uno scandalo che genera consenso immediato, perfino agitato nella recentissima campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Ma il Nea è la causa a monte delle liste d'attesa e del collasso dei Pronto Soccorso. Non parlarne significa ignorare il guasto al motore per lamentarsi del fumo che esce dal cofano.  I report di Agenas e del Servizio Sanitario Nazionale confermano lo scandalo. Circa il 22-25% degli accessi totali nei Pronto Soccorso è costituito da "codici bian
chi" (accessi impropri). Se  aggiungiamo i codici verdi che potrebbero essere gestiti territorialmente, arriviamo a una stima vicina al 60%.  Implementare il 116117 ovunque, quindi, significherebbe dimezzare i tempi d'attesa nei Pronto Soccorso per chi ha davvero bisogno. Poi, risparmiare milioni di euro (un accesso in Pronto Soccorso costa mediamente 250-400 euro, una consulenza Nea una frazione).  Infine, monitorare in tempo reale i bisogni di salute, permettendo di programmare le assunzioni dove servono davvero.  Deprimente, interrogarsi su cosa servirebbe fare. Fantascientifico, auspicare un decreto d’urgenza che imponga alle Regioni inadempienti un cronoprogramma di 6 mesi, pena il definanziamento della quota premiale del Fondo Sanitario Nazionale? Il 116117 non è un optional. E' un diritto dei cittadini di non aspettare per ore e ore nella sala d'attesa di un Pronto Soccorso un medico. Con il Nea, un sanitario disponibile a un tasto di distanza dall'operatore addetto alla risposta.  ---End text---  Author: ANGELO VITALE  Heading: L’INIZIATIVA FERMA  Highlight:   Image:(© Imagoeconomica) -tit_org- L'Italia ha fallito la riforma delle cure non urgenti   Inutile chiamare il 116117 L'Italia ha fallito la riforma delle cure non urgenti   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Obiettori all'aborto, la legge siciliana è costituzionale. Il governo ha torto ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/28/2026032801860802785.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MANIFESTO" </b>  del 28 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:16:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA CORTE RESPINGE L’IMPUGNAZIONE DELLO STATO  Obiettori all’aborto, la legge siciliana è costituzionale. Il governo ha torto  IINon ha alcun problema di costituzionalità, la legge siciliana 23/ 2025 che impone alle aziende sanitarie e ospedaliere del Sistema sanitario regionale di dotarsi di «idoneo personale non obiettore di coscienza» in modo da garantire alle donne il diritto di abortire.  A patto che non si bandiscano concorsi pubblici riservati ai soli medici o infermieri non obiettori. Per far rispettare la legge 194 - scrive la Corte costituzionale che ha rigettato la questione di legittimità sollevata contro la norma dal governo Meloni - basta ricorrere alla mobilità interna o ad altri presidi e medici convenzionati. In sostanza, la sentenza della Consulta depositata ieri boccia il ricorso opposto dalla presidenza del consiglio ma allo stesso tempo dà un’interpretazione «restrittiva» della legge regionale, fugando ogni dubbio sulla eventuale possibilità – giudicata, questa sì, incostituzionale – di emanare «bandi di concorso esplicitamente riservati alle sole persone che si qualificano non obiettori di coscienza». Ipotesi che – va sottolineato - non è espressamente scritta nel testo che, sebbene sia stato messo a punto da un deputato del Pd, venne poi approvato dall’Assemblea regione siciliana con voti bipartisan in scrutinio segreto.  Secondo i giudici costituzionali Amoroso e Antonini che firmano la sentenza, assumere personale sanitario sulla base di intime opinioni sarebbe discriminante, visto che «in tal modo, la norma regionale renderebbe una convinzione morale, tradotta nell’essere obiettore di coscienza, un requisito  escludente la partecipazione a un concorso pubblico rivolto a reclutare personale sanitario».  D’altronde, l’obiezione di coscienza è tutelata, oltre che dagli articoli 2, 19 e 21 della Costituzione, anche dalla stessa legge 194 del 1978. In ogni caso, questo tipo di assunzioni non sarebbero comunque risolutive del problema in quanto, come è già accaduto nel Lazio in un concorso precedente a quello bandito nel 2017 dall’allora governatore Zingaretti, il personale non obiettore può sempre cambiare idea subito dopo essere stato assunto.  Sta di fatto che la legge siciliana non parla di assunzioni. Nella sentenza, la Consulta fa notare che la norma a cui si è opposto il governo – in modo del tutto pregiudiziale - predispone di istituire «aree funzionali dedicate all’interruzione volontaria di gravidanza in seno alle Unità operative complesse di ginecologia e ostetricia», dotate di «idoneo personale non obiettore di coscienza». Qualora il personale disponibile diminuisse «per effetto della cessazione dei rapporti di lavoro o di successiva obiezione da parte del personale reclutato», l’azienda sanitaria deve adottare «ordinarie procedure selettive di reclutamento» idonee a «reintegrare le aree funzionali del personale non obiettore». Vale a dire: nessun concorso riservato solo ai non obiettori ma piuttosto un’organizzazione sanitaria più complessa, che sappia ricorrere nel caso a convenzioni con ambulatori o medici che «instaurano con il Servizio sanitario rapporti libero-professionali, connotati dalla parasubordinazione».  Così interpretata, la legge è in linea con la Carta e il ricorso statale non è fondato.  Un problema però in Sicilia c’è ed è serio: con oltre l’80% (e punte del 90% in alcune province), la regione è seconda solo al Molise per tasso di personale sanitario – ginecologi, anestesisti ma anche infermieri e altre tipologie di lavoratori – che si dichiarano obiettori di coscienza. D’altronde, come risulta dalla relazione sulla 194 che con due anni di ritardo il ministro Schillaci ha inviato il 6 marzo scorso al Parlamento, se il ricorso all’Interruzione volontaria di gravidanza (Igv) è sostanzialmente stabile (65.746 nel 2023 e 65.661 nel 2022) nel Paese, e cresce il ricorso alla procedura farmacologica (59,4% del 2023 rispetto al 52% del 2022), rimangono forti disparità territoriali.  Ricorda infatti la ginecologa Anna Pompili, consigliera generale dell’Associazione Luca Co
scioni, che «nonostante l’aggiornamento delle linee di indirizzo della procedura farmacologica, nel 2023 solamente tre Regioni ammettevano il regime ambulatoriale: l’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio. E tra queste, solo nel Lazio è adottata la prassi dell’autosomministrazione a domicilio del misoprostolo, ossia il secondo farmaco dopo la pillola Ru486 che viene somministrata in consultorio». Accade perché, fa notare Pompili, «culturalmente sarebbe una cosa rivoluzionaria, riconoscere alle donne la capacità di gestire in prima persona una procedura medica».  Ritardi che sono inammissibili, come peraltro rilevato anche dal Consiglio d’Europa che nel marzo 2021 ha chiesto all’Italia di agevolare l’accesso all’aborto farmacologico e di ridurre l’emigrazione sanitaria delle donne costrette a cambiare regione per abortire.  Basterebbe, conclude Anna Pompili, «la deospedalizzazione delle procedure farmacologiche e la concentrazione in centri di eccellenza delle procedure complesse, come accade in quasi tutta Europa, per allargare non solo il diritto alla salute ma anche quello all’autodeterminazione».  ---End text---  Author: ELEONORA MARTINI  Heading:   Highlight: Non si può però escludere dai concorsi pubblici chi pone problemi di coscienza  Image:Una manifestazione di Non una di meno foto Ansa -tit_org- Obiettori all’aborto, la legge siciliana è costituzionale. Il governo ha torto   -sec_org-
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