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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Sanità ferma agli anni novanta ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032702938508331.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"BRESCIAOGGI" </b>  del 27 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:05:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[SANITÀ FERMA AGLI ANNI NOVANTA  Secondo la Fondazione Gimbe «i criteri per definire il numero massimo di assistiti per Medico di medicina generale non hanno mai tenuto conto dell’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni e, ancora oggi, ignorano le proiezioni per i prossimi decenni. L’invecchiamento della  popolazione e l’aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali più complessi. Un massimale di 1.500 assistiti per Mmg, come negli anni ’90, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità ferma agli anni novanta   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Brescia, è allarme medici di famiglia: ne mancano 400 = Mancano 400 medici di base «I giovani preferiscono fare altro» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032702939008332.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"BRESCIAOGGI" </b>  del 27 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>* La Fondazione Gimbe fotografa una sanità nazionale e locale sempre più sofferente, in particolare per la mancanza di organico e di risorse statali, per una burocrazia che soffoca e per i continui disservizi informatici Rossi (Fimmg): «Richiamare in servizio i pensionati non è una soluzione. Bisogna intervenire prima che sia tardi»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:05:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Incittàeprovinciaunafortecarenza  Brescia, è allarme medici di famiglia: ne mancano 400   Mancano400medicidibase «Igiovanipreferisconofarealtro» La Fondazione Gimbe fotografa una sanità nazionale e locale sempre più sofferente, in particolare per la mancanza di organico e di risorse statali, per una burocrazia che soffoca e per i continui disservizi informatici Rossi (Fimmg): «Richiamare in servizio i pensionati non è una soluzione. Bisogna intervenire prima che sia tardi» •  Lo stato di salute della sanità italiana è critico e Brescia non fa eccezione: sul territorio provinciale mancano  all’appello circa 400 medici di famiglia. È la fotografia scattata dallo studio di Fondazione Gimbe, confermata dal sindacato: «Da parte dei giovani non c’è interesse per questa specialità».  PANIGHETTI PAGINE 14-15  IRENEPANIGHETTI  Personale sanitario sotto organico (tranne che per certe specialità), persone senza medico di base, medici che lavorano anche dopo la pensione, per non parlare delle liste d’attesa: lo stato di salute della sanità italiana, con Lombardia e Brescia che non fanno eccezione, è grave. Eppure, per far fronte al caro carburanti, il governo ha deciso di tagliare le spese proprio in ambito sanitario.   Il decreto legge che «taglia» Dal 18 marzo è in vigore il decreto-legge n. 33 sul caro carburanti, che prevede una riduzione delle accise di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio per una durata di 20 giorni, finanziata attraverso riduzioni di spesa in vari settori tra cui appunto quello della sanità, dove invece il bisogno di fondi, ma non solo, è concreto e drammatico.  Lo dimostrano i numeri diffusi da Fondazione Gimbe sui medici di base: in Lombardia mancano 1.540 medici di famiglia, quelli attivi hanno in media 1.533 persone assistite, entro il 2028 oltre 900 raggiungeranno l’età del pensionamento (70 anni). Nel Bresciano la situazione non è migliore: eccezion fatta per la città, in alcune zone della Bassa o delle Valli i paesi sono senza medico di base. Ne servirebbero circa 400 in più per rimediare ma «non c’è affezione verso questa specialità della medicina, molto meno attrattiva della cardiologia o dell’oculistica – va ripetendo da tempo Angelo Rossi, segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) – i giovani scelgono altre specialità per le condizioni in cui i medici di base sono costretti a lavorare, con una media di pazienti oltre quella prevista, che sarebbe di 1.200, ma soprattutto con una burocrazia opprimente e sistemi informatici  che ogni giorno presentano disservizi e grandi fastidi».  Il rapporto della Fondazione Gimbe fa inoltre sapere che, entro il 2028, 929 medici raggiungeranno l’età del pensionamento e non ci saranno nuovi ingressi: in Lombardia, tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia si sono ridotti del 10%. «Se non ci saranno davvero incentivi di sistema non usciremo presto dalla sofferenza – continua Rossi – le misure tampone di far restare in servizio chi è in pensione non servono se non a tappare qualche buco ma non è così che si rimedia ad una carenza acuta. Certo, i colleghi pensionati che si mettono a disposizione per sostituire i titolari in ferie o dove mancano sono una boccata di ossigeno, così come lo sono i giovani che stanno facendo la specialità e che possono già seguire dei pazienti».  La possibilità confermata dal Decreto Milleproroghe permette ai medici, su base volontaria, di restare in attività (o di rientrare dopo il pensionamento) fino al compimento dei 72 anni. Secondo i dati forniti da Asst Spedali Civili, nel territorio bresciano che le compete non ci sono medici di base che hanno fatto questa scelta: secondo Rossi ci sono in altre zone della provincia dove cittadine e cittadini sono senza medico di famiglia, ma in ogni caso la percentuale è bassa. Analisi e preoccupazioni di Rossi in sintonia con quelle di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «La carenza dei medici di medicina generale – ha dichiarato – è un problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione
 inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e, oggi, sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per anziane e pazienti fragili».  ---End text---  Author: IRENE PANIGHETTI  Heading:   Highlight:   Image:Sanità In provincia di Brescia mancano 400 medici di base Medici di medicina generale IN LOMBARDIA  NEL BRESCIANO  IN LOMBARDIA  Mancano  Mancano  medici di base  medici di base  tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia si sono ridotti del 10%  1.540  400  1.533 1.200  persone la media assistite di persone assistite a testa che sarebbe prevista  D  Entro il 2028 sono 929 i medici che raggiungeranno l’età del pensionamento (70 anni)  Il decreto Milleproroghe permette ai medici, su base volontaria, di restare in attività (o di rientrare dopo il pensionamento) fino al compimento dei 72 anni: solo il 2% dei medici sceglie questa opzione WITHUB -tit_org- Brescia, è allarme medici di famiglia: ne mancano 400    Mancano 400 medici di base «I giovani preferiscono fare altro»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di base Gli "orfani" sono 20 mila ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032703240707365.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 54 di <b>"STAMPA NOVARA" </b>  del 27 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il nuovo allarme arriva dai sindacati "situazione sempre più difficile"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 06:54:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di base Gli “orfani” sono 20 mila Il nuovo allarme arriva dai sindacati “Situazione sempre più difficile”  Premessa essenziale alla realizzazione di un ospedale nuovo (e unico per pazienti acuti) a Piedimulera è il rafforzamento della medicina territoriale, che sta facendo i conti con la carenza di medici di famiglia. E altri stanno per andare in pensione senza possibilità di sufficiente rimpiazzo. I dati raccolti dalla Fondazione Gimbe sono sconfortanti: a fine 2025 in Italia ne mancavano 5.700, uno su dieci in Piemonte.  Malissimo è messo il Vco, con scoperti quasi 20 mila assistiti. Negli ultimi mesi con il relativo bando regionale se ne sono acquisiti soltanto due nuovi. Soprattutto per gli anziani residenti in paesi e paesini, riuscire a farsi visitare e avere ricette è sempre più problematico. Si sono messi i giovani reclutati per la guardia medica a dare una  È difficile riuscire a farsi visitare  mano ai colleghi medici di famiglia nel rispondere, su appuntamento, ai mutuati rimasti «orfani». Inevitabile conseguenza: turni di continuità assistenziale (la guardia medica è dalle 20 alle 8 nei feriali e h24 nei festivi) non sono più garantiti in sedi periferiche come Cannobio e Stresa. «Il contesto è difficile e non si può che essere preoccupati» dichiarano per  Cgil, Cisl e Uil Michele Piffero, Elena Ugazio e Michele Broggio. Questo anche davanti alla novità delle case di comunità (i maxi ambulatori) in apertura a Omegna e Verbania, perché di «contenitori» rinnovati se ne fa ben poco senza adeguati livelli di personale.  Con l’incontro che nei giorni scorsi hanno avuto con i vertici dell’azienda sanitaria e Giandomenico Albertella, presidente della conferenza dei sindaci dell’Asl Vco, i portavoce delle organizzazioni sindacali hanno posto l’accento sulla necessità di condividere da qui all’apertura del nuovo ospedale (verosimilmente tra dieci anni) il piano per organizzare una medicina territoriale a salvaguardia di un popolazione sempre più anziana.  «Riteniamo l’ultima scelta regionale la migliore, ma è evidente che in una provincia montana come il Vco non può essere sufficiente» evidenzia Broggio. «Non può bastare - aggiunge Piffero - di fronte a cittadini che sempre più spesso devono affrontare enormi ostacoli per avere accesso ai servizi sanitari: in questa situazione tanti rinunciano a curarsi. Devono sapere su quali strutture potranno contare, con quale modalità di gestione». Per Ugazio il nuovo ospedale «è un’opportunità per sviluppare un modello di sanità pubblica che consenta a ogni ammalato di essere preso in carico sul territorio». C. P. —  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medici di base Gli “orfani” sono 20 mila   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, ne mancano 122 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032703238607376.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"VOCE DI ROVIGO" </b>  del 27 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il nuovo " ruolo unico di assistenza primaria " divide i dottori fra assistiti e Case della comunità</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 06:54:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia, ne mancano 122  Il nuovo “ruolo unico di assistenza primaria” divide i dottori fra assistiti e Case della comunità   Alla vigilia della rivoluzione territoriale quelli in servizio sono la metà del numero previsto  ROVIGO - In Polesine non solo mancano i medici ospedalieri, perché al primo gennaio scorso l’Ulss 5 ne aveva alle proprie dipendenze dirette 478 rispetto ai 634 previsti dalla pianta organica, ma anche 122 medici di famiglia. O, per meglio dire, medici del ruolo unico di assistenza primaria. E’ quello che emerge dall’ultima ricognizione del fabbisogno di incarichi dell’Ulss per quanto riguarda la medicina territoriale. Nel 2019 le “zone c ar en ti ” erano appena 20.  Ora ne mancano 37 nell’Aft, Aggregazione funzionale, Rovigo 1 che raggruppa il capoluogo e anche Boara Pisani, Costa di Rovigo, San Martino, Villadose, Ceregnano, Gavello; 12 nell’Aft Rovigo 2 che comprende Villamarzana, Arquà, Frassinelle, Polesella, Bosaro, Guarda, Canaro, Crespino, Villanova Marchesana, Pontecchio; 13 nell’Aft di Castelmassa, che comprende anche Bergantino, Castelnovo Bariano, Melara, Calto, Ceneselli, Ficarolo, Giacciano con Baruchella, Trecenta, Salara, Bagnolo di Po; 14 nell’Aft Badia 1, che oltre a Badia comprende Lendinara, Fratta, Lusia, San Bellino, Villanova del Ghebbo, Pincara; 12 nell’Aft Badia 2 che comprende Castel2100 2026-03-27 03:49:08.7 guglielmo, Canda, Fiesso Umbertiano, Occhiobello, Galba, Stienta; 9 nell’Aft Adria, con Pettorazza e Papozze; 9 anche nell’Aft Destra Po, che comprende Ariano, Corbola e Taglio di Po; 6 nell’Aft di Porto Tolle; 12 nell’Aft Sinistra Po, ovvero Rosolina, Porto Viro,  Loreo.  Un numero decisamente alto, pari, fra l’altro, al numero di medici di medicina generale attivi sul territorio. Questo significa che, in pratica, manca un medico su due.  Tuttavia, questo numero va preso “con le pinze”, è proprio il caso di dirlo. Innanzitutto, si tratta di un numero analogo a quello dello scorso anno, perché la prima ricognizione delle zone carenti nel 2025 aveva individuato 123 medici mancanti, che si sono poi ridotti a 119. Non 8solo, ma va poi rimarcato che il calcolo viene effettuato sulla base del “massimale ideale”, ovvero di 1.200 assistiti per medico, mentre la realtà, purtroppo, è di una media di ben oltre i 1.600 per medico. Secondo l’ultimo rapporto “Cure Primarie nella Regione Veneto”  realizzato dall’Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali del Veneto, nel 2024 ogni medico polesano aveva 1.641 assistiti, numero più alto di tutte le province venete con la media regionale, già la seconda più alta in Italia, a 1.551 pazienti per medico.  Proprio nei giorni scorsi la Fondazione Gimbe ha rilanciato il tema, rilevando come “secondo i dati Sisac, al primo gennaio 2025 i 36.812 medici di medicina generale avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 assistiti per medico e marcate differenze regionali: dai 1.153 del Molise ai 1.533 della Lombardia”. Seguita proprio dal Veneto con 1.526. E, secondo l’analisi Gimbe, in Veneto mancano 747 medici. E 469 andranno in pensione da  qui al 2028. Il problema, generalizzato, è la mancanza di attrattività della professione, perché anche le borse per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale messe a bando non sono state tutte assegnate.  C’è poi un terzo importante aspetto da considerare: i 122 medici che mancano all’appello non sono “medici di medicina generale” in senso tradizionale, ma “medici del ruolo unico di assistenza primaria”. E la differenza non è solo lessicale, ma proprio di funzioni.  Perché quelli che furono medici condotti, poi medici di famiglia, infine medici di medicina generale, sdoppiano il proprio ruolo, perché una quota del loro tempo sarà sì dedicata ai propri assistiti, mentre un’altra alla presenza nelle nuove strutture previste dal Decreto 77 del 2022 e finanziata dal Pnrr, le Case della comunità.  Come ben spiegato dall’Ires, infatti, “a partire dal 2025 si è definito il ruolo unico che integra i medici di assistenza primaria e quelli di continuità a
ssistenziale (ex guardia medica), consentendo loro di svolgere sia attività a ciclo di scelta (con pazienti assegnati) sia attività oraria (in strutture pubbliche). In particolare si prevede che: ogni medico di medicina generale è tenuto a mettere a disposizione dell’Ulss 38 ore settimanali, suddivise tra attività ambulatoriali, domiciliari e di continuità assistenziale. Questo monte ore può essere modulato in base al numero di pazienti assistiti, fino a un massimo di1.500. I  medici operano all’interno delle Aft e delle Case della Comunità, collaborando con altri professionisti sanitari per garantire un’assistenza integrata e continua. Oltre alla cura dei pazienti, i medici del ruolo unico partecipano a programmi di prevenzione, telemedicina, vaccinazioni e assistenza domiciliare, contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie”.  Fatte queste premesse, resta comunque il fatto che in provincia di Rovigo i medici mancano. E fra 2021 e 2024 è stata la provincia veneta che ha fronteggiato l’emorragia più violenta di camici bianchi, con un calo del -26%, oltre il doppio della già pesante media veneta, 11% del Veneto, passando da 166 medici a 123.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Francesco Campi  Heading: Alla vigilia della rivoluzione territoriale quelli in servizio sono la metà del numero previsto  Highlight: n A Rovigo servirebbero almeno 39 professionisti  Image:Senza medici Cambia l’organizzazione del lavoro del medico di famiglia, ma restano i problemi di reclutamento -tit_org- Medici di famiglia, ne mancano 122   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesco Campi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Liste d'attesa, Gemmato assicura "trasparenza" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701826405370.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 27 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 05:12:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LADY CIRIELLI IN POLE  Liste d’attesa, Gemmato assicura “trasparenza”  P  er loro tutto “sta procedendo secondo quanto previsto dalla normativa vigente” sulle liste d’attesa e “tutti gli incarichi, inclusi quelli di vertice, saranno conferiti nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità e merito”, ha assicurato mercoledì alla Camera il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Rispondeva all’interrogazione dei deputati Marianna Ricciardi, Andrea Quartini, Gilda Sportiello e Carmen Di Lauro che chiedevano conto dei ritardi nell’attuazione del decreto 73 del 2004 sulle liste d’attesa, approvato quasi due anni fa alla vigilia delle Europee: non c’è ancora l’Organismo che dovrebbe controllare le Regioni, né la Piattaforma di Agenas che dovrebbe consentire a tutti di monitorare i tempi di attesa sul web.  I M5s chiedevano anche della nomina di Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, a capo dell’Organismo di vigilanza, che per quanto risulta al Fatto potrebbe avvenire senza interpello e cioè senza l’esame di eventuali altre candidature. Gemmato ha assicurato che “la Piattaforma è in fase di aggiornamento” e la sua “piena operatività è prevista entro la fine del primo semestre 2026”. E che “la dottoressa Campitiello, nominata Capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie dal Ministro Schillaci, svolge il suo incarico da tempo con dedizione e professionalità”. Ma se “trasparenza, imparzialità e merito” significano qualcosa, probabilmente l’interpello ci sarà  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Liste d'attesa, Gemmato assicura “trasparenza”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Le cure? Esercizio fisico e non solo farmaci» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701827005372.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701827005372.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"GIORNALE" </b>  del 27 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Medicina sportiva, congresso a Roma</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 05:12:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="292000" Sales="28107" Printing="64791" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701827005372.PDF"><![CDATA[GIORNALE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Le cure? Esercizio fisico e non solo farmaci» Medicina sportiva, congresso a Roma   SALUTE  Roma «Un sistema sanitario fondato solo sulla malattia è destinato a collassare. Dobbiamo prescrivere non solo farmaci, ma anche esercizio fisico». È questo il messaggio lanciato da Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi), al 38esimo Congresso Nazionale che si svolge in questi giorni a Roma presso il Rome Cavalieri Hotel.  «Età biologica, età anagrafica non è solo il titolo del congresso, che ha chiamato la presenza di 3.200 medici. Si tratta della modalità attraverso la quale valutare la  capacità funzionale, oltre ai parametri clinici, per stabilire quella che è l’età biologica delle persone» ha spiegato Casasco, convinto che con l’allungamento della vita media sia necessario «stabilire tutti i parametri del sistema sociale, dalle pensioni ai mutui, proprio attraverso questo parametro». Secondo il presidente della Fmsi, «la conoscenza scientifica deve entrare prepotentemente nel dibattito istituzionale, concorrendo a incidere sulle scelte strategiche del sistema politico, economico e sociale del Paese». Casasco alla guida della federazione da oltre vent’anni, ha rivendicato: «Siamo nati nel 1929 e non  siamo solo la Federazione medica del Coni, ma anche l’unica società scientifica riconosciuta dal Ministero della Salute. E - ha aggiunto - come società scientifica noi siamo in grado oggi, con la specialità di Medicina dello Sport, di elaborare linee guida e protocolli che consentano di trasferire la nostra conoscenza e le nostre competenze dal massimo livello olimpico al Sistema Sanitario Nazionale».  Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha rivendicato l’introduzione del diritto allo sport in Costituzione e ha detto: «L’Healthspan, la durata della vita in buona salute, è l’indicatore di efficacia delle politiche sanitarie nazionali, ridurre il gap con il lifespan, la semplice durata della vita, è una sfida che si vince puntando su prevenzione e promozione di stili di vita sani». Il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, invece, ha annunciato: «Nel nostro lavoro è previsto un intervento sulle scuole di specializzazione, come nel caso della medicina sportiva. Vogliamo arrivare ad avere il medico dello sport che dirige la scuola di medicina dello sport».  ---End text---  Author: Francesco Curridori  Heading: SALUTE  Highlight:   Image: -tit_org- «Le cure? Esercizio fisico e non solo farmaci»   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesco Curridori</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Allarme meningite Cosa c'è da sapere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701826505371.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 38 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 27 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 05:12:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Allarme meningite Cosa c’è da sapere  Meningite, il focolaio inglese può diffondersi in Italia? «Decorso grave, rafforzate le misure». Ma il Ministero della Salute rassicura: «Al momento nessun caso dalla Gran  Bretagna. Le Regioni sono state allertate sull’individuazione di eventuali sospetti».  Come riconoscere i sintomi, come si trasmette e chi deve vaccinarsi.  Questo e altri approfondimenti sul nostro sito dedicato alla medicina e al benessere www.quotidiano.net/salute © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Allarme meningite Cosa c'è da sapere   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La sanità lombarda contro la riforma Schillaci = Sanità, la Lombardia fredda di fronte alla riforma Schillaci ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701825805376.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"SOLE 24 ORE INSERTI" </b>  del 27 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 05:12:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La sanità lombarda contro la riforma Schillaci   Il nodo dei costi Rebus ospedali   Sanità, la Lombardia fredda di fronte alla riforma Schillaci   Le critiche al progetto. Le principali osservazioni riguardano l’assenza di confronto con le Regioni ma anche il dubbio che gli ospedali di terzo livello di valore nazionale riducano l’autonomia dei territori  L  a sanità lombarda deve affrontare il nodo dei costi crescenti dovuti ai rimborsi ai privati convenzionati e al personale. Ma intanto sta anche valutando con freddezza la riforma firmata dal ministro Orazio Schillaci che prevede ospedali “di terzo livello” da portare sotto il controllo nazionale. Tra le principali critiche che arrivano da Palazzo Lombardia quella di non aver dialogato con le Regioni per impostare il disegno di legge; poi il timore che si vada nella direzione opposta all’autonomia regionale.  Monaci —a pag. 5    A  ll’interno di un settore sanitario in cerca di nuovi equilibri di bilancio, la (possibile) riforma calata dall’alto del ministro alla Salute Orazio Schillaci crea ancora più dissapori in Lombardia. E per criticarla non serve nemmeno l’opposizione di centrosinistra: è la maggioranza di centrodestra, la stessa del ministro, a non apprezzare la direzione indicata da un disegno di legge che ancora deve essere definito nel dettaglio.  Le critiche in Lombardia Ufficialmente l’assessorato non prende posizioni. Interpellato sul tema, Guido Bertolaso non risponde. I vertici della Lombardia tuttavia non si dicono contenti per due ragioni principali: la prima è di metodo, perché non sono state interpellate le Regioni, soprattutto la Lombardia che conta 10 milioni di abitanti (ed esprime una sanità con molte eccellenze); la seconda è di merito, perché il progetto prevederebbe la nascita di grandi ospedali di terzo livello nazionali, probabilmente controllati da Roma e non più dalle Regioni. Non è ben chiaro in cosa consista questo passaggio, ma comunque potrebbe trattarsi di una nuova forma di centralizzazione, che è l’opposto di quello che chiede la Lombardia, dove da anni l’amministrazione guidata da Attilio Fontana sostiene le ragioni di una maggiore autonomia. In Lombardia dunque diventano plastiche le contraddizioni di una maggioranza di governo che ha due tendenze opposte: federalismo e nuova centralità dello Stato.   I pilastri della riforma Il cuore del provvedimento nazionale, ancora in fase embrionale, è l’integrazione tra ospedale e territorio, anche attraverso l’aggiornamento degli standard dell’assistenza. Una parte rilevante riguarda la revisione della classificazione delle strutture ospedaliere: accanto agli ospedali di base, di primo e di secondo livello, la riforma introduce due nuove categorie.  Ci saranno quindi gli ospedali di terzo livello, appunto, cioè strutture di eccellenza a bacino nazionale o sovranazionale, comprese quelle gestite da enti privati senza scopo di lucro o religiosi, da finanziare con risorse dedicate in base a criteri omogenei. Questi ospedali saranno individuati secondo criteri e requisiti omogenei di livello nazionale, molto stringenti, dalla quantità di ricoveri alla casistica trattata dalla struttura, dagli standard di qualità alla quota di assistiti proveniente da altre regioni, dall’attività di ricerca svolta al trasferimento tecnologico e alla formazione degli operatori.  L’iniziativa sembrerebbe rivolta agli Irccs pubblici — cioè gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, che uniscono attività clinica e ricerca medica —, ma anche agli ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione, o a strutture pubbliche che rappresentano i centri più avanzati del Sisema sanitario nazionale. In Lombardia potrebbero rientrarci dunque il Policlinico e il Niguarda, ma quando ci saranno leggi di dettaglio il quadro sarà più chiaro.  La seconda categoria introdotta sono gli ospedali “elettivi”, privi di pronto soccorso, chiamati a operare in rete con l’emergenza-urgenza, sempre con un riferimento nazionale, con l’obiettivo di garantire risposte qualificate di prossimità e ridurre la  mobilità s
anitaria, con un certo livello di specializzazione.  Oltre a questo ci sono altri due elementi che contraddistinguono la riforma. Un pilastro fondamentale sarà la digitalizzazione, che permetterà un coordinamento nazionale e l’integrazione dei dati sanitari. Infine, il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, prevedendo un riordino della disciplina per rafforzarne il ruolo nell’assistenza territoriale.   Il nodo del bilancio Intanto la Regione Lombardia deve affrontare il nodo del budget: i conti della sanità sono nettamente aumentati, per due ragioni principali: da una parte il costo del personale, soprattutto dei cosiddetti “gettonisti”, medici a chiamata a cui si ricorre in caso di carenza interna; l’extracosto rappresentato dal pagamento aggiuntivo ai privati convenzionati, cioè oltre ai rimborsi previsti dai Livelli essenziali di assistenza (Lea).  La Regione ha ottenuto per il momento un miliardo in più per il 2026 dal fondo sanitario nazionale (che è stato incrementato di 6 miliardi), tuttavia l’equilibrio è precario perché l’aumento dei costi è diventato strutturale, e non può essere sottoposto ad una negoziazione annuale incerta. Anche per questo la Lombardia vorrebbe attingere in libertà da quel tesoretto accantonato all’interno del proprio bilancio, che quest’anno conta circa 300 milioni. Tuttavia, in assenza di una vera autonomia regionale, l’utilizzo di queste risorse va richiesto al governo, che lo deve autorizzare. E si torna così al punto di partenza: la riforma Schillaci almeno per il momento sembra negare questa richiesta nei fatti, puntando a rafforzare il centralismo e meno l’autonomia regionale.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Sara Monaci  Heading:   Highlight: I grandi centri caratterizzati da ricerca e performance elevate potrebbero passare sotto controllo nazionale   La Lombardia vorrebbe essere libera di attingere alle risorse dei suoi “tesoretti”, senza chiedere l’autorizzazione  Image:La sanità lombarda.  Deve affrontare spese in costante crescita, mentre la riforma Schillaci non è amata -tit_org- La sanità lombarda contro la riforma Schillaci    Sanità, la Lombardia fredda di fronte alla riforma Schillaci   -sec_org-
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		<tp:writer>Sara Monaci</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di comunità, Piemonte in ritardo Solo 5 su 96 attive e con tutti i Servizi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701825905377.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/27/2026032701825905377.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 38 di <b>"STAMPA" </b>  del 27 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 05:12:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Monitoraggio Agenas al secondo semestre 2025: situazione difficile in tutta Italia, pienamente operative 66 strutture su 1715  Case di comunità, Piemonte in ritardo Solo 5 su 96 attive e con tutti i servizi  IL DOSSIER  ALESSANDRO MONDO  C  i sono Regioni che fanno meglio, altre che fanno peggio.  Tutte sono variamente in ritardo. E siccome nella Sanità pubblica mal comune non è, o non dovrebbe essere mezzo gaudio, il Piemonte non fa eccezione.  Non lo dicono i sindacati, e nemmeno i partiti di opposizione in Consiglio regionale, ma l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) che nel monitoraggio aggiornato al secondo semestre 2005 fa il punto sulla realizzazione delle Case di comunità (Cdc), degli Ospedali di comunità (Odc), come delle Centrali operative territoriali (Cot).   Case di comunità: 5, sulle 96 programmate in Piemonte, quelle pienamente attive con tutti i servizi obbligatori e con la presenza di medici e infermieri; 36 le strutture assimilabili a Case di comunità con almeno un servizio attivo; 9 quelle con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi eccetto la presenza medica e infermieristica. Odc: uno dichiarato attivo sui 30 previsti. Cot: 43 programmate, 43 funzionanti e certificate.  Un quadro poco rassicurante, con riferimento alle prime due categorie, considerato che il termine per costruire la nuova rete della Medicina territoriale scade a fine anno. Poco plausibile che tra gennaio e marzo di  quest’anno siano stati fatti significativi passi in avanti, con poche eccezioni: ad esempio la Cdc di via Cigna, inaugurata a Torino alla fine di questo mese. Infatti gli uffici dell’assessorato alla Sanità, dopo lunga verifica, hanno confermato il quadro di Agenas. Salvo precisare, sul fronte degli Odc, che dopo quello a Nizza Monferrato a breve dovrebbero entrare in funzione quelli di via Botticelli a Torino, a Giaveno e a Ceva.  Meglio che niente, anche se non bastano per cambiare il quadro in una regione evidentemente in affanno.  Non è un caso se poche settimane fa, ne abbiamo dato conto sul nostro giornale, il sindacato dei medici di famiglia Fimmg lamentava le pressione della Regione e delle Asl per un “arruolamento” rapido dei dottori così da iniziare a garantire la presenza almeno nelle Cdc già aperte. Il tutto motivato dalla preoccupazione di perdere i fondi europei Pnrr. Tutto si tiene. Peraltro, in assenza di un accordo regionale, finora i medici di base hanno dato forfait.  Concetto recentemente ribadito, non solo per il Piemonte, dal segretario Generale Fimmg, Silvestro Scotti: «Le Case di Comunità non possono essere un vestito a taglia unica, ciascun territorio ha esigenze e caratteristiche che richiedono interventi ad hoc». Scotti ha ribadito che, per realizzare il  cambiamento, è necessario accelerare i tempi e trovare rapidamente le intese che ancora mancano a livello locale per chiudere gli Accordi integrativi regionali. E’ il caso del Piemonte: l’incontro in assessorato convocato dopo Pasqua.  La Regione, almeno formalmente, ostenta tranquillità. Il Piemonte, spiegavano pochi giorni fa, il 10 marzo, gli uffici dell’assessorato, sta portando avanti un programma molto importante di rafforzamento della sanità territoriale: nell’ambito degli interventi finanziati con risorse Pnrr sono previste 82 Case della Comunità e 27 Ospedali di Comunità facenti parte del grande piano di edilizia sanitaria regionale da quasi 5 miliardi che prevederà un totale di 91 Case di Comunità e 30 Ospedali di Comunità, oltre a 11 nuovi ospedali. La differenza numerica, tra le strutture programmate indicate nel monitoraggio Agenas e quelle della regione dovrebbe dipendere dal fatto che la maggior parte sono finanziate con fondi Pnrr ed altre con fondi statali (ex-articolo 20).  Per quanto riguarda le Case della Comunità finanziate dal Pnrr, precisavano gli uffici, la programmazione attuale prevede 49 strutture operative entro maggio 2026 e ulteriori 20 entro giugno, con il completamento delle restanti entro la fine del 2026: «Significa che la grande maggioranza delle strutture sarà attiva già 
nella prima metà del  prossimo anno». Anche per gli Ospedali di Comunità «il percorso è avviato: sono 17 le strutture che entreranno in funzione entro giugno 2026, con ulteriori attivazioni nel corso dell’anno».  Come tutto questo sia tecnicamente possibile, ad oggi non è dato sapere. A meno che non si compensi, almeno in parte, con il “piano B”: «Parallelamente, la Regione sta lavorando per anticipare dove possibile l’avvio dei servizi, valutando l’utilizzo di strutture già esistenti che potrebbero essere attivate in anticipo rispetto alla conclusione degli interventi previsti, previa valutazione dei Ministeri competenti». —  ---End text---  Author: ALESSANDRO MONDO  Heading:   Highlight: Resta l’incognita sulla presenza dei medici di famiglia e dei pediatri Il round decisivo nel tavolo dopo Pasqua   Regione al lavoro per anticipare l’avvio delle prestazioni valutando l’utilizzo di strutture esistenti previo via libera dei ministeri   30  gli Ospedali di comunità previsti Ad oggi realizzato solo quello a Nizza Monferrato   43  le Centrali operative pianificate Tutte sono state realizzate in anticipo sui tempi  Image:n m t t t l t t g g d t P l  La struttura in corso Toscana a Torino  La rete della Medicina territoriale stenta a decollare  La Casa di comunità in via Botticelli a Torino  s t u a r 2 g m l c d g -tit_org- Case di comunità, Piemonte in ritardo Solo 5 su 96 attive e con tutti i Servizi   -sec_org-
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