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		<title><![CDATA[ Forum Welfare 2026  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032003032909250.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"comune.milano.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:14:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Forum Welfare 2026 si terrà nei giorni:    25-26-27 marzo presso Base Milano, in via Bergognone 34    30-31 marzo, 1-8-9 aprile nei territori dei nove Municipi.Iscriviti agli eventi del 25-27 marzoIl welfare rappresenta una delle principali infrastrutture democratiche delle città: è il luogo in cui i diritti diventano concreti, si contrastano le disuguaglianze e si costruisce coesione sociale. Non è solo un insieme di servizi, ma l’espressione dei valori con cui una comunità sceglie di prendersi cura delle persone e di garantire accesso alle opportunità lungo l’intero arco della vita.In una fase segnata da trasformazioni sociali profonde e dall’aumento dei bisogni, il welfare diventa anche uno strumento di orientamento, capace di tenere insieme pluralità di attori, territori e politiche pubbliche.    I temi del Forum    Mercoledì 25 marzo    Giovedì 26 marzo    Venerdì 27 marzo    Sessioni municipali    Lunedì 30 marzo    Martedì 31 marzo    Mercoledì 1° aprile     Mercoledì 8 aprile    Giovedì 9 aprile    Edizione 2025I temi del ForumLa scelta della città di Milano di investire sull’amministrazione condivisa per costruire un welfare territoriale di comunità, di prossimità e di precisione si è tradotta, negli ultimi quattro anni, in percorsi strutturati di co-programmazione e co-progettazione. Un lavoro che ha coinvolto centinaia di soggetti del Terzo Settore, del volontariato e istituzionali sulle principali sfide sociali contemporanee: dalla povertà minorile alla salute mentale, dall’inserimento lavorativo alla violenza di genere, dalla grave marginalità all’emergenza abitativa, dall’accoglienza delle persone con background migratorio al sostegno domiciliare delle persone più fragili, fino allo sviluppo di spazi di prossimità a vocazione intergenerazionale come luoghi di socialità, orientamento e promozione della salute.Parallelamente, la città ha rafforzato i servizi specialistici intervenendo su organizzazione, formazione e supervisione, e ha consolidato l’integrazione sociosanitaria in un’ottica interistituzionale e multilivello.In un contesto segnato dalla crescita delle disuguaglianze e dalla diversificazione dei bisogni sociali, l’alleanza con “tutta la Milano possibile” è condizione essenziale per leggere la domanda sociale e costruire risposte integrate, per garantire accesso alle opportunità e ai diritti. Ciò richiede un nuovo salto di qualità sia nella governance complessiva che nella gestione quotidiana del lavoro sociale. Prevenire l’esclusione sociale significa intervenire non solo sull’empowerment delle persone più fragili, ma anche sulle cause strutturali che producono vulnerabilità: norme, allocazione delle risorse e rapporti tra i diversi livelli di governo, che nel nostro Paese collocano spesso gli enti locali in una posizione di fragilità.A questi temi è dedicato il Forum Welfare 2026 della città di Milano, che assume come asse centrale la regia della complessità: non aggiungere semplicemente nuovi interventi, ma tenere insieme e ricomporre ciò che esiste, rendendo trasparente, comprensibile e accessibile un sistema ricco e plurale. La ricomposizione, prima ancora che un atto tecnico, è un gesto politico che dà coerenza e intelligibilità a un ecosistema vivo, fondato sul valore delle comunità e dei territori. In questa prospettiva, il Forum si arricchisce di una nuova formula realizzata in collaborazione con i nove Municipi, nei luoghi in cui le politiche pubbliche incontrano concretamente la città reale.Mercoledì 25 marzoOre 10:00 - Apertura del ForumLe alleanze necessarie per rispondere ai bisogni sociali e ridurre le disuguaglianze, con il Sindaco del Comune di Milano Giuseppe Sala e l’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé.Ore 11:00 - I valori che guidano il welfare milaneseEquità nell’accesso ai diritti e alle opportunità, responsabilità collettiva, cura delle relazioni, attenzion
e alle fragilità, integrazione tra istituzioni e società civile. Valori che si traducono in scelte concrete di governo, di investimento e di alleanza con la comunità.Lamberto Bertolé dialoga con:    Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe;    Marta Cartabia, Università Bocconi, Presidente emerita della Corte Costituzionale;    Filippo Grandi, già alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati;    Susanna Mantovani, garante dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Milano;    Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano;    Alice Redaelli, presidente CIG Arcigay Milano;    Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano;    Erica Tossani, condirettrice di Caritas Ambrosiana.Conduce Giampiero Rossi, Corriere della Sera.Ore 13:00 - Pausa* tutte le sessioni prevedono discussione finale con contributi liberi e la partecipazione dell’Assessore al Welfare, Lamberto BertoléOre 14:30 - Contrastare le solitudini e costruire legami nella città complessaLa solitudine è una dimensione strutturale dei contesti urbani complessi: un fenomeno in crescita, che attraversa con forme diverse l’intero arco della vita. L’isolamento sociale incide profondamente sul benessere e sulla salute delle persone, spesso restando poco visibile ai sistemi di intervento. L’indebolimento delle reti familiari e comunitarie rende necessario rafforzare le connessioni tra servizi domiciliari, welfare territoriale e spazi di prossimità, attraverso un’azione integrata tra politiche sociali, sanitarie e abitative e una responsabilità condivisa tra i diversi livelli istituzionali e gli attori territoriali del welfare. Il panel affronta la solitudine come questione di sistema, interrogando il ruolo delle politiche pubbliche nel costruire risposte capaci di sostenere le relazioni e prevenire l’isolamento, anche alla luce del nuovo Piano di Sviluppo del Welfare.Introduce: Francesco Berlingieri, analista socioeconomico, Commissione Europea, Centro Comune di Ricerca.Ne discutono:    Federica Alberti, Direttrice Wellness Foundation;    Carlo Asta, Better Together;      Anna Bini, presidente APS Sempreverdi, Casa di Quartiere Valdibondo;    Paolo Larghi, cooperativa sociale La Strada;    Mariella Luciani, Direzione Welfare e Salute del Comune di Milano;    Franca Maino, direttrice scientifica Percorsi di Secondo Welfare e Università degli Studi di Milano;    Sara Mariazzi, presidente cooperativa sociale Equa;    Gaia Romani, assessora al Decentramento, Quartieri e Partecipazione, Servizi civici e generali del Comune di Milano.Ore 16:30 - Fare bene welfare: analizzare i dati, valutare gli impatti, comunicare politiche e serviziOsservare contesti sociali e fenomeni. Raccogliere, analizzare, condividere dati e numeri come processo partecipato per realizzare statistiche sociali capaci di dare voce anche agli invisibili e di superare la logica di indicatori meramente economici e/o numerici. Il monitoraggio oltre l'adempimento burocratico verso la valutazione degli impatti sociali e della capacità trasformativa delle policy pubbliche. Come comunichiamo fenomeni sociali complessi, servizi e progetti e come diffondiamo una cultura del sociale attenta a rappresentare la complessità del mondo. Il panel è dedicato a ragionare su queste domande, a partire da alcune esperienze concrete che il Comune di Milano sta già promuovendo insieme ai partner del terzo settore e non solo: da Welfare Intelligence agli Osservatori (grave emarginazione sociale, anti-discriminazione, SAI), dalla rilevazione delle persone senza dimora alle azioni di sistema sulla grave marginalità adulta.con:Ida Castiglioni, Università Bicocca, Sociologia dei processi culturali e comunicativi;Stefania Sabatinelli, Politecnico di Milano, Sociologia dei processi economici e del lavoro;Marco Santambrogio, presidente Fondazione
 Welfare Intelligence;Paolo Venturi, Università di Bologna, Centro Studi sull'Economia Sociale.Conduce: Miriam Pasqui, Direzione Welfare e Salute del Comune di Milano.Giovedì 26 marzoOre 9:15 - Disabilità e progetto di vita: diritti, integrazione e personalizzazione  La disabilità interroga il sistema delle politiche pubbliche e il ruolo dei territori nel rendere effettivi diritti, autonomia e qualità della vita lungo l’intero arco dell’esistenza. Il passaggio da un approccio centrato sulla prestazione a uno fondato sul progetto di vita segna un cambiamento culturale e organizzativo rilevante. Tradurre questo principio in pratiche concrete richiede politiche integrate e responsabilità condivise tra i diversi livelli istituzionali, capaci di tenere insieme dimensione sociale, sanitaria, educativa, abitativa e lavorativa. I territori svolgono una funzione di prossimità e raccordo, sostenuti da strumenti, risorse e modelli operativi adeguati. Il panel affronta il progetto di vita come asse strutturale del welfare, interrogando il contributo dell’integrazione sociosanitaria e delle politiche pubbliche nel garantire continuità, accessibilità e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Con:    Laura Agalbato, tutrice volontaria;    Giuseppe Arconzo, delegato del Sindaco per le politiche sull’accessibilità del Comune di Milano;     Serafino Corti, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’OND e Direttore del Dipartimento delle Disabilità di Fondazione  Sospiro;     Mariella Meli, presidente della Consulta per la disabilità del Comune di Milano;      Massimo Molgora - Responsabile dell'Area Servizi alle persone, Comune di Brescia;     Paolo Petracca, presidente della Commissione consigliare Welfare e Salute del Comune di Milano;     Tatiana De Nisco, Comune di Milano;     Nicola Querci, Dirigente vicario Filiale Metropolitana INPS Milano;     Marco Rasconi, LEDHA co-progettazione Centri di Vita;     Federica Rolli, Direttrice sociosanitaria ATS Milano.  Conduce: Alessandra Corica, La Repubblica  Ore 11:15 - Crescere a Milano: ridurre le disuguaglianze, dare accesso alle opportunità  Crescere in una grande città significa oggi confrontarsi con opportunità ampie ma anche con nuove fragilità. A Milano persistono disuguaglianze educative e sociali che incidono sui percorsi di bambini e bambine, adolescenti e giovani, in particolare nei momenti di passaggio e nelle fasi più delicate dello sviluppo. Affrontare queste sfide richiede politiche integrate e responsabilità condivise tra i diversi livelli istituzionali e gli attori del terzo settore, capaci di mettere in relazione scuola, servizi sociali, salute, sport e cultura. Il welfare territoriale e la prossimità rappresentano leve fondamentali per rafforzare la prevenzione, sostenere le famiglie e intercettare precocemente il disagio. Il panel affronta il tema della crescita come investimento strutturale sul futuro della città, interrogando il ruolo delle politiche pubbliche nel garantire condizioni di benessere, equità e accesso alle opportunità lungo i percorsi di vita delle nuove generazioni. Con:    Dario Anzani, Comunità del Giambellino;     Cristiana Benetti, Direzione Welfare e Salute del Comune di Milano;     Benedetta Castelli, Ceasoltreilpregiudizio cooperativa sociale e e Giuseppe Vaciago, Fondazione Marazzina per il progetto Radici e Futuroprogetto Radici e Futuro;     Emanuela Losito, Direzione Welfare del Comune di Milano, WeMi Scuola;     Paola Ortolan, presidente del Tribunale per i minorenni di Milano;     Giulia Tosoni, Direzione Lavoro, Giovani e Sport del Comune di Milano;     Anna Scavuzzo, vice Sindaco, assessora all’educazione e alla rigenerazione urbana del Comune di Milano.Conduce: Massimo Conte, Codici.Ore 14:00 – Il valore dell’immigrazione: governare la complessità per promuovere diritti e sicurezza sociale  L’immigraz
ione è una dimensione strutturale delle città contemporanee e una componente stabile dei sistemi di welfare urbano. Se correttamente governata e normata, genera opportunità sociali, economiche e demografiche; se invece il sistema spinge verso l’irregolarità, produce vulnerabilità, sfruttamento e tensioni che ricadono sui territori. Affrontare questi processi richiede politiche integrate e responsabilità condivise tra i diversi livelli istituzionali, capaci di tenere insieme accoglienza, inclusione, lavoro, casa, salute ed educazione. In questo quadro, l’azione dei Comuni rappresenta una parte necessaria ma non sufficiente, che può funzionare solo se inserita in un sistema coerente di regole, strumenti e risorse definito anche a livello nazionale e regionale. Il panel affronta l’immigrazione come questione strutturale della nostra società, interrogando il ruolo delle politiche pubbliche nel trasformare l’accoglienza in inclusione e la presenza migratoria in una risorsa per la coesione sociale, evitando che l’assenza di governance produca marginalità e illegalità. L’incontro fa parte del percorso programmatorio del sistema cittadino di accoglienza e integrazione promosso dal Comune di Milano in collaborazione con il terzo settore. Con:    Maurizio Ambrosini, Università degli Studi di Milano;     Enrico Brambilla, segretario generale APA Confartigianato Imprese Milano Monza e Brianza;     Luca Misculin, giornalista Il Post;     Barbara Siclari, Direzione generale per le politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;     Angelo Stanghellini, Direzione Welfare e Salute del Comune di Milano;     Nicoletta Stefanelli, progetto Fr-Agile! Ore 16:00 – Nuove opportunità abitative per le persone vulnerabili  La questione abitativa rappresenta oggi uno dei nodi più critici per i sistemi di welfare delle grandi città. L’aumento dei costi dell’abitare a fronte di salari tra i più bassi dell’Europa occidentale rende l’accesso alla casa sempre più difficile, con effetti diretti sulla possibilità di costruire percorsi di inclusione e autonomia: senza un luogo adeguato dove abitare, le risposte sociali, sanitarie, educative, lavorative faticano a produrre effetti duraturi. Affrontare il tema abitativo nei nuovi scenari sociali richiede politiche integrate e responsabilità condivise tra i diversi livelli istituzionali, orientate all’aumento e alla differenziazione dell’offerta e alla costruzione di un mix abitativo adeguato ai bisogni, rispetto a cui il terzo settore può svolgere un ruolo decisivo. Il panel affronta il tema della casa come infrastruttura fondamentale del welfare urbano, interrogando il ruolo delle politiche pubbliche e delle alleanze strategiche nel costruire risposte strutturali, coordinate e sostenibili a sostegno dell’inclusione sociale, a partire dal primo esperimento di co-progettazione di una filiera di offerta abitativa integrata pubblico-privato sociale. Con:    Monica Barbarotto, Fondazione Progetto Arca;    Lamberto Bertolé, assessore al Welfare del Comune di Milano,    Federico Bottelli, presidente Commissione Casa e Piano Quartieri;    Fabio Bottero, assessore alla Casa del Comune di Milano;    Matteo Busnelli, Dipartimento Housing di Legacoop Lombardia;    Francesca Cognetti, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, Politecnico di Milano;    Sara Travaglini, Dar=Casa Venerdì 27 marzoOre 9:15 - Dalla salute mentale all’integrazione sociosanitaria: ricomporre i bisogni complessi  La salute mentale è oggi il terreno su cui emerge con maggiore evidenza l’intreccio tra dimensione sanitaria e sociale. Assumerla come caso emblematico significa leggere la complessità dei bisogni contemporanei e interrogare il funzionamento complessivo del sistema di welfare, riconoscendo che la salute si costruisce anche attraverso relazioni sociali, partecipazione culturale, stimoli cognitivi, inclusione e qu
alità dell’ambiente urbano. Le trasformazioni demografiche e le disuguaglianze crescenti rendono necessario superare frammentazioni tra servizi e costruire luoghi e percorsi capaci di ricomporre bisogni e risposte, rafforzando la collaborazione tra sistema sanitario, servizi sociali, Terzo Settore e reti di comunità. In questa prospettiva, l’integrazione sociosanitaria non è solo un obiettivo settoriale, ma una condizione strutturale per governare la complessità lungo l’intero arco della vita. Il panel approfondisce il ruolo delle politiche pubbliche, delle azioni e degli strumenti sviluppati e delle alleanze territoriali nel consolidare questa integrazione, garantire continuità delle cure e rendere accessibili le risposte. Introduce: Massimo Recalcati, Jonas Italia, UNIMI, IULM di Milano; Ne discutono:     Stefano Benzoni, direttore scientifico del progetto TCOM -Italia in collaborazione con il la UONPIA, Policlinico di Milano;      Patrizia Ceroni, coordinatrice del programma regionale dell'Emilia Romagna Inclusione Sociale e Budget di Salute;     Valentina Di Mattei, Presidentessa Ordine degli psicologi della Lombardia;     Raffaella Ferrari, Direttore SC Salute Mentale e Dipendenze ATS Milano;     Dalia Gazzarri, Direzione Welfare e Salute del Comune di Milano;      Marco Papa, Area Salute e Servizi di Comunità Comune di Milano;     Simona Silvestro, Coordinamento Salute mentale Milano.  Conduce: Francesco Caroli, Coordinatore Rete Città Sane OMS Ore 11:00 - Lavoro sociale e welfare locale nei nuovi scenari di politica economica e innovazione digitale  Nel corso del dopoguerra e sino a pochi anni fa, le città sono state “riduttori” di povertà; oggi paradossalmente i territori che “vanno meglio” (dal punto di vista della produzione di PIL, della attrattività di persone e capitali) rischiano di pagare di più sul piano sociale. Ciò sta accadendo a Milano così come in altre grandi città europee (e anche nel resto del mondo): frattura generazionale, diseguaglianze territoriali, “salto” tecnologico connesso alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, fortissimo aumento della capitalizzazione dei fondi di investimento istituzionali sono fattori comuni di una dinamica che non può essere affrontata solo a livello locale. È necessario ripensare le politiche economiche sulle diverse scale e garantire accesso alle risorse anche alle infrastrutture con un basso rendimento sul lungo periodo, mettendo tutti gli attori, anche quelli periferici rispetto all’origine della contabilità nazionale, nelle condizioni di produrre rendicontazioni efficaci rispetto alle valutazioni di impatto. Il lavoro sociale e più in generale il welfare paiono maggiormente svantaggiati rispetto ad altri settori in questo scenario, tuttavia hanno in sé un potenziale, legato alla capacità di produrre relazioni e conoscenza e ad una significativa crescita di sapere diffuso sulla pianificazione strategica. Introduce: Tommaso Vitale, professore associato di Sociologia e direttore del master Governing the Large Metropolis presso l’Ecole Urbaine de Sciences Po di Parigi.Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, ne discute con:    Giovanni Azzone, presidente della Fondazione Cariplo;     Silvia Cappellini, direttrice generale di Unicredit Fundation;     Roberta Cocco, esperta di trasformazione digitale, docente universitaria, board member.     Stefano Granata, presidente Confcooperative FedersolidarietàOre 14:30 – Verso il Piano per l’economia sociale di Milano: per una città più giustaA valle delle Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea del 27 novembre 2023 sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale, anche l’Italia ha elaborato il Piano nazionale in cui si delineano le strategie per fare sì che l’economia sociale possa crescere, con un impatto trasformativo sulla società: politiche pubbliche e interventi ai diversi livelli, in materia tributaria
, lavoristica, previdenziale, amministrativa, finanziaria; ma anche affermazione del ruolo dell’economia sociale nella valorizzazione del patrimonio pubblico e culturale, nello sviluppo locale e nella coesione territoriale.Milano si avvia a dotarsi del Piano attuativo per l’economia sociale, forte anche delle esperienze di Bologna e Torino, per promuovere uno sviluppo urbano fondato sui principi della cooperazione, del mutualismo, dell’imprenditoria sociale e civile e sostenere politiche pubbliche capaci di ridurre le disuguaglianze e favorire l’inclusione economica e sociale. Strumenti normativi e amministrativi da un lato; dialogo tra istituzioni, a partire dalla Città metropolitana e dai Municipi, terzo settore, imprese e comunità locali dall’alto: amministrazione condivisa, regole per la concessione degli immobili, sconti sull’occupazione del suolo pubblico, public procurement, gare riservate alla cooperazione sociale, premialità per imprese che fanno inserimenti lavorativi come asset oltre agli obblighi normativi, impatto sociale nelle negoziazioni e nel rapporto tra pubblico e privato.Lamberto Bertolé ne discute con:    Giovanni Abimelech, segretario generale Cisl Milano Metropoli;    Enrico Azzaro, segretario confederale UIL Lombardia;    Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e politiche del Lavoro;    Valerio Pedroni, presidente Commissione speciale per l'economia civile e lo sviluppo del terzo settore del Comune di Milano;    Rossella Sacco, portavoce Forum del Terzo Settore di Milano;    Luca Stanzione, segretario generale Camera del Lavoro Metropolitana di Milano;    Patrizia Toia, già cochair dell’intergruppo Economia sociale del Parlamento europeo.Conduce: Stefano Arduini, Vita.Sessioni municipaliIntrodotte dall’Assessore al Welfare Lamberto Bertolè, dai Presidenti e Assessori di Municipio, dai Direttori di Distretto.Per motivi di capienza degli spazi, la partecipazione alle sessioni municipali è su invito.Lunedì 30 marzoRafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 6. Con un approfondimento sui percorsi di autonomia delle persone con disabilità. ore 9:30 presso Auditorium La Cordata, via Zumbini 6 Martedì 31 marzoRafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 7. Con un approfondimento sul prendersi cura delle persone con disabilità e il Patto del sollievo. ore 9:30 presso Spazio Teatro 89, via Fratelli Zoia 89 Rafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 5. Con un approfondimento sull’inclusione lavorativa.ore 14:30 presso Smart City Lab, via Ripamonti 88 Mercoledì 1° aprile Rafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 1. Con un approfondimento sulle reti di sostegno alle persone senza dimora.ore 9:30 presso la Casa di Quartiere, via Strehler 2 (angolo corso Garibaldi 27) Rafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 2. Con un approfondimento sulla salute. ore 14:30 presso Magnete Community Hub, via Adriano 107 Mercoledì 8 aprileRafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 8. Con un approfondimento sull’educazione sessuo-affettiva per persone con disabilità.ore 9:30 presso Punto Luce Gallaratese, via Ugo Ojetti 20Rafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 3. Con un approfondimento sull’integrazione sociosanitaria e il sistema delle residenze fittizie.ore 14:30 presso Circolo ACLI Lambrate, via Conte Rosso 5Giovedì 9 aprileRafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 9. Con un approfondimento sulle reti, i luoghi e le risorse locali. ore 9:30 presso Auditorium Falcone Borsellino a Cassina Anna, via sant’Arnaldo 17 Rafforzare il welfare territoriale di prossimità nel Municipio 4. Con un appro
fondimento sulla condizione giovanile. ore 14:30 presso Polo Ferrara, via Mincio 23 
]]></tp:ocr>
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, Schillaci: professione in crisi e da rivedere ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032003037109464.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"doctor33.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il ministro propone la specializzazione universitaria per la medicina generale e un rafforzamento del lavoro sul territorio. Il tema si inserisce in un quadro di carenza e calo di attrattività della professione</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 12:28:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.doctor33.it/articolo/67184/medici-di-famiglia-schillaci-professione-in-crisi-e-da-rivedere]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Oggi sempre meno giovani scelgono di fare il medico di base, è una professione in crisi e credo che vada rivista». Lo ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenendo in videocollegamento al Festival euromediterraneo dell’Economia.Secondo il ministro, la riforma della medicina generale rappresenta una priorità per rafforzare l’assistenza territoriale. Tra i primi interventi indicati vi è l’introduzione di una specializzazione universitaria per i medici di medicina generale, con l’obiettivo di garantire ai giovani lo stesso riconoscimento accademico ed economico delle altre discipline.«Il primo punto da affrontare è far diventare la medicina generale una specializzazione di tipo universitario», ha spiegato Schillaci, sottolineando la necessità di recuperare attrattività per la professione.Il ministro ha inoltre indicato la necessità di riorganizzare il lavoro sul territorio, con medici di medicina generale impegnati in forme di lavoro di gruppo e all’interno delle Case di comunità. Tra gli obiettivi anche la riduzione degli adempimenti burocratici, per consentire una maggiore focalizzazione sull’attività clinica e sul rapporto con i pazienti.Il tema si inserisce in un quadro di criticità già evidenziato da diversi osservatori. Secondo i dati della Fondazione GIMBE, ogni medico di medicina generale segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale di 1.200, con una carenza superiore a 5.700 professionisti. Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici è diminuito del 14,1%, mentre entro il 2028 sono previsti oltre 8.000 pensionamenti non compensati dalle nuove entrate.Un contesto che, secondo quanto indicato dal ministro, rende necessario un intervento strutturale per garantire la sostenibilità e l’efficacia dell’assistenza primaria.???????????Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito...L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso...Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona...Inserisci le tue chiavi di accesso   
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale e medici ,Silvio Paolucci (PD): “Nel Programma Operativo la Giunta Marsilio delibera12 milioni di tagli” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002941508380.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002941508380.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"la-notizia.net" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Silvio Paolucci :"la Regione che fa? Conferma 12 milioni di tagli nel Programma Operativo e si nasconde dietro i vincoli del piano di rientro e il rischio commissariamento che loro stessi hanno provocato, scaricando sui Cittadini</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:20:00 +0100</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="290" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002941508380.PDF"><![CDATA[la-notizia.net]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.la-notizia.net/2026/03/20/sanita-territoriale-e-medici-silvio-paolucci-pd-nel-programma-operativo-la-giunta-marsilio-delibera12-milioni-di-tagli/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pescara-Capogruppo consiliare del Partito Democratico in Consiglio Regionale dell’ Abruzzo Silvio Polucci:”La decisione della Fimmg Abruzzo di interrompere la trattativa sull’Accordo integrativo regionale e proclamare lo stato di agitazione è un segnale gravissimo, che certifica ancora una volta il fallimento della Regione sul fronte della sanità territoriale e lo scollamento dalla realtà su cui incide anche il nuovo allarme della Fondazione Gimbe che per l’Abruzzo annuncia il rischio di ulteriori scoperture con il pensionamento di 237 medici entro il 2028”, dichiara il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Silvio Paolucci dopo l’annuncio del segretario regionale Fimmg Mauro Petrucci.Silvio Paolucci Capogruppo consiliare del Partito Democratico Consiglio Regionale dell’ Abruzzo“Invece la Regione che fa? Conferma 12 milioni di tagli nel Programma Operativo e si nasconde dietro i vincoli del piano di rientro e il rischio commissariamento che loro stessi hanno provocato, scaricando sulle spalle dei medici di medicina generale e, di conseguenza, dei cittadini, il peso della propria inerzia – sottolinea Paolucci – . È particolarmente grave che anche di fronte alla disponibilità dimostrata dalla Fimmg, arrivata a proporre una soluzione con risorse addirittura identiche a quelle del lontano 2006 (venti anni fa), la Regione non sia stata in grado di chiudere un accordo fondamentale per il funzionamento della sanità territoriale. Inoltre l’Ente contabilizza un taglio in modo inaudito: conteggia gli assistiti iscritti e non gli assistitili utenti, introitando come risparmio la non-iscrizione di oltre 60.000 cittadini che non sono coperti da alcun medico di medicina generale, rendendo ancora più difficoltosa la copertura di questo servizio nelle aree interne. Stiamo dalla parte dei medici di medicina generale, che rappresentano il primo presidio sanitario per le comunità, soprattutto per le persone più fragili, gli anziani e chi vive nei territori più difficili. Senza un accordo aggiornato, senza strumenti organizzativi e senza un riequilibrio delle risorse tra ospedale e territorio, qualsiasi riforma resterà solo sulla carta. Il rischio concreto, come abbiamo tante volte denunciato – incalza Paolucci – è quello di compromettere l’attuazione del PNRR e del DM 77: Case della comunità, ospedali di comunità e integrazione tra servizi non possono funzionare senza il pieno coinvolgimento e la valorizzazione della medicina generale. La verità è che manca una visione. La Regione continua a non investire sul territorio, lasciando scoperto il livello di assistenza più vicino ai cittadini, mentre le liste d’attesa crescono e i pronto soccorso restano sotto pressione. Serve un cambio di passo immediato. La Regione riapra il confronto, dia risposte concrete e smetta di rinviare. Perché senza medici di base messi nelle condizioni di lavorare, a pagare saranno ancora una volta i cittadini abruzzesi”.Silvio Paolucci-Capogruppo consiliare del Partito Democratico Consiglio Regionale dell’ AbruzzoLa Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore responsabile della testata giornalistica è Lucia Mosca, con direttore editoriale Franco Leggeri.RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net		Giunta Marsilio Regione AbruzzoSanità Regione AbruzzoSilvio Paolucci Capogruppo Consiliare del Partito Democratico Consiglio Regionale dell' Abruzzo   
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, sempre troppo pochi. «Strategie per farcela» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032003027809243.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"liberta.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:14:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.liberta.it/news/attualita/cronaca/medici-di-famiglia-sempre-troppo-pochi-strategie-per-farcela/104964]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dopo l'allarme di Gimbe, Cosentino (Ausl): un centinaio di posti vacanti, ma provvediamo con dottori in età da pensione e più assistitiThomas Trenchi20 marzo 2026|9 ore faMedici di famiglia, sempre troppo pochi. «Strategie per farcela»1 MIN DI LETTURASono 181 i medici di base nel Piacentino, in lieve crescita rispetto ai 178 del 2023. Ma restano troppo pochi rispetto al fabbisogno reale del territorio: circa un centinaio di posti continua a rimanere vacante. A fare la differenza, oggi, sono anche i camici bianchi in pensione che scelgono di restare in ambulatorio.A tratteggiare il quadro è Gaetano Cosentino, direttore del dipartimento sanitario di Assistenza primaria e responsabile della Continuità assistenziale dell’Ausl di Piacenza, interpellato da Libertà alla luce dell’allarme nazionale lanciato dalla Fondazione Gimbe.Qual è la situazione a Piacenza e provincia? Il trend locale si inserisce in una dinamica più ampia, legata al ricambio generazionale. Negli ultimi anni, infatti, il numero dei medici che lasciano l’attività ha superato quello dei nuovi ingressi, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione del servizio. «È una dinamica conosciuta e prevista – spiega Cosentino – che viene seguita con attenzione e che non ha mai comportato, sul nostro territorio, la mancanza di un medico di riferimento per i cittadini».Un quadro che affonda le radici anche negli anni della pandemia. «Fino a cinque anni fa avevamo un numero maggiore di medici di medicina generale – osserva – non c’è dubbio. Nel corso del tempo molti sono andati in pensione, proprio durante il periodo drammatico del Covid, e il numero ha cominciato a erodere. Non sempre c’è stata la possibilità di avere nuovi ingressi e le uscite non sono state compensate».Per fronteggiare la situazione, l’Ausl di Piacenza ha messo in campo diverse strategie: «Riusciamo a tenere botta come sistema locale – sottolinea Cosentino – perché abbiamo medici over 70 che hanno deciso di restare al lavoro e che stiamo mantenendo in servizio. Professionisti che, pur potendo andare in pensione, hanno fatto richiesta volontaria di rimanere». Accanto a questo, si è intervenuti sull’organizzazione degli ambulatori: «Dove necessario abbiamo aumentato il massimale degli assistiti fino a 1.800, mentre in altri abbiamo mantenuto lo standard massimo di 1.500».Resta però il nodo delle nuove assegnazioni: «L’anno scorso, su oltre 100 posizioni aperte per ambulatori di medicina generale o continuità assistenziale nel Piacentino, solo una è stata coperta – evidenzia Cosentino –. La Fondazione Gimbe ha ragione, il problema esiste».
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		<title><![CDATA[Medici di base in calo nel Lazio (VIDEO) ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002980609779.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"radioroma.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Entro il 2028 il Lazio potrebbe perdere quasi mille medici di famiglia, con un sistema sanitario territoriale sempre più sotto pressione e con il rischio</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:16:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.radioroma.it/2026/03/20/medici-di-base-in-calo-nel-lazio/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Entro il 2028 il Lazio potrebbe perdere quasi mille medici di famiglia, con un sistema sanitario territoriale sempre più sotto pressione e con il rischio concreto di lasciare intere aree senza un adeguato presidio sanitario. È quanto emerge da un report della Fondazione Gimbe che evidenzia un progressivo invecchiamento dei professionisti e una carenza già attuale di centinaia di medici rispetto al fabbisogno reale. A Roma la situazione appare particolarmente critica con un numero crescente di assistiti per ogni medico, spesso oltre il limite massimo previsto, soprattutto in alcuni municipi dove si registrano medie molto elevate e difficili da gestire. Le conseguenze potrebbero tradursi in difficoltà sempre maggiori per i cittadini nel trovare un medico di riferimento vicino a casa, con disagi soprattutto per anziani e pazienti fragili. Sullo sfondo resta il nodo delle case della comunità che rischiano di non essere pienamente operative proprio per la mancanza di personale medico sufficiente a garantire i servizi previsti e la copertura continua richiesta dal modello organizzativo.Continua a leggere su radioroma.itGIÀ "ITALIA SERA"  Giornalisti & Poligrafici Associati  Soc. Coop.  Via Gustavo Bianchi 11, 00153, Roma  P.IVA 04783011002  Impresa beneficiaria per questa testata dei contributi del Decreto Legislativo 15 maggio 2017, n. 70.© 2000 - 2026 RadioRoma.it   
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		<title><![CDATA[Medici di base in crisi: pochi, stanchi e anziani. “C’è troppa burocrazia” - la Repubblica ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002956408485.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002956408485.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"roma.repubblica.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dossier Gimbe fotografa la situazione del Lazio dove i sanitarihanno fino a 1500 assistiti. Con centinaia di cittadini in coda</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:25:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/03/20/news/medici_di_base_roma_burocrazia-425233827/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il dossier Gimbe fotografa la situazione del Lazio dove i sanitarihanno fino a 1500 assistiti. Con centinaia di cittadini in coda--PARTIAL--   
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	<item>
		<title><![CDATA[Carenza di medici di base nella Tuscia: sempre meno camici bianchi, cresce l’emergenza sanitaria nel Viterbese - TusciaTimes.eu (.it) ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002914509090.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002914509090.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tusciatimes.eu" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>di REDAZIONE- VITERBO- La sanità territoriale nella provincia di Viterbo sta vivendo una fase di forte difficoltà, segnata dalla carenza di medici di famiglia e…</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:24:00 +0100</pubDate>
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		<source Readership="414" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002914509090.PDF"><![CDATA[tusciatimes.eu]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.tusciatimes.eu/carenza-di-medici-di-base-nella-tuscia-sempre-meno-camici-bianchi-cresce-lemergenza-sanitaria-nel-viterbese/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[TusciaTimes.eu (.it)Dal 2012 quotidiano online di Viterbo e della provincia.  Notizie, cronaca, cultura, sport ,economia, sanità ed altrodi REDAZIONE-VITERBO- La sanità territoriale nella provincia di Viterbo sta vivendo una fase di forte difficoltà, segnata dalla carenza di medici di famiglia e da un sistema sempre più sotto pressione. Le criticità sono emerse anche nel recente confronto tra i sindaci del territorio e la Asl, mentre i dati più aggiornati confermano uno scenario preoccupante non solo a livello locale, ma in tutta Italia.Secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale. Nel Lazio la carenza è stimata in 358 professionisti, ma è nella Tuscia che il problema assume dimensioni più gravi.In provincia di Viterbo, infatti, l’organico ideale dovrebbe contare tra 240 e 245 medici di base, mentre attualmente quelli in servizio sono circa 180. Ne mancano quindi una sessantina, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza. Molti medici sono costretti a seguire fino a 1.800 pazienti, ben oltre la media nazionale di circa 1.383 assistiti per ogni professionista, grazie a deroghe che sono diventate indispensabili per evitare che intere comunità restino senza medico.In diversi comuni della provincia trovare un medico di famiglia è diventato sempre più complicato.A Orte e Bassano in Teverina le liste risultano completamente sature, mentre situazioni simili si registrano anche a Montefiascone, Civita Castellana e Fabrica di Roma, dove i medici devono assistere anche i cittadini dei paesi vicini rimasti scoperti.Anche nel capoluogo Viterbo molti studi hanno da tempo i listini chiusi, rendendo difficile per i nuovi residenti ottenere l’assegnazione di un medico.Le difficoltà sono ancora maggiori nei centri più piccoli. In località come Vignanello, Bagnoregio, Lubriano, Grotte di Castro, Gradoli e Carbognano mancano titolari stabili, perché i bandi pubblicati dalla Regione Lazio per coprire le sedi vacanti vanno spesso deserti.In questi casi l’assistenza viene garantita da medici provvisori o da neolaureati, che però cambiano frequentemente, impedendo la continuità del rapporto tra medico e paziente.In diversi borghi della Tuscia il servizio è garantito da medici che operano su più comuni, dividendo la settimana tra sedi diverse. È il caso, tra gli altri, di Latera, Arlena di Castro, Ischia di Castro, Farnese e Tessennano.Questo sistema comporta ambulatori aperti solo in determinati giorni e orari, costringendo spesso i cittadini, soprattutto anziani, a spostarsi in altri paesi per ricevere assistenza.In alcune zone la continuità del servizio è possibile solo grazie alla disponibilità di medici oltre i 70 anni che, sfruttando le norme straordinarie introdotte negli ultimi anni, restano in attività anche dopo l’età pensionabile.Situazioni simili si registrano in comuni come Canino, Montalto di Castro e Sipicciano.Il problema però rischia di aggravarsi nel breve periodo: secondo le stime regionali, nel Lazio circa 925 medici di base andranno in pensione entro il 2028, mentre il numero di nuovi professionisti non è sufficiente a coprire le uscite.I dati mostrano che nel Lazio oltre due terzi dei medici di medicina generale hanno più di 27 anni di servizio. Senza interventi per rendere la professione più attrattiva, soprattutto nelle aree periferiche come la Tuscia, il rischio è quello di un progressivo indebolimento della sanità territoriale.Sindaci e operatori sanitari lanciano l’allarme: senza nuove assunzioni e senza incentivi per lavorare nei piccoli centri, il medico di famiglia potrebbe diventare sempre più difficile da trovare, trasformandosi da servizio essenziale a risorsa rara per molti cittadini.TusciaTimes, il quotidiano online della Tuscia! Riproduzione riservata || Copyright Tuscia Times , cell. 333/2712460, E-Mail:  redazione@tusciatimes.eu || Codice F
iscale e Partita IVA: 02302650565 || Reg. Tribunale di Viterbo N° 02/12 del 16/02/12 ||Direttore Responsabile WANDA CHERUBINI || Vicedirettore FEDERICO USAI || I diritti relativi ai video, ai testi firmati ed alle foto sono dei rispettivi autori. La riproduzione con qualsiasi mezzo analogico o digitale non è consentita senza il consenso scritto dell'editore. E' possibile la copia per uso esclusivamente personale. Sono consentite citazioni a titolo di cronaca, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore e dall'indicazione della fonte "WWW.TUSCIATIMES.EU" compreso l'indirizzo Web https://www.tusciatimes.eu   
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		<title><![CDATA[Allarme medici di famiglia nella Tuscia, ne mancano 60 e il ricambio generazionale è al palo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002893709042.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002893709042.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"viterbotoday.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il report della fondazione Gimbe fotografa l''emergenza sanitaria nel viterbese, tra carenze croniche di organico e liste di pazienti al limite del consentito</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:11:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.viterbotoday.it/attualita/carenza-medici-base-viterbo-19-3-2026.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ci sono dottori che assistono anche 1800 pazienti: la situazione comune per comune. Il report della fondazione Gimbe fotografa l'emergenza sanitaria nel Viterbese, tra carenze croniche di organico e liste di pazienti al limite del consentitoLa situazione sanitaria nella Tuscia sta attraversando una fase di profonda incertezza, alimentata dalle criticità emerse durante il recente confronto tra i primi cittadini dei comuni e l'Asl. ??I numeri sulla medicina territoriale non aiutano, anzi delineano uno scenario critico per la provincia di Viterbo. Secondo l'ultimo monitoraggio della fondazione Gimbe, i dati documentano che mancano già 5mila 715 medici di base a livello nazionale. Il Lazio registra una carenza di 358 camici bianchi, ma è nel Viterbese che la situazione assume contorni emergenziali.?I dati raccolti tra le proiezioni della Asl di Viterbo e le sigle sindacali come la Fimmg mostrano una realtà complessa. Nella pianta organica ottimale della provincia dovrebbero essere previsti tra i 240 e i 245 medici di medicina generale. Oggi, invece, se ne contano circa 180 attivi. All'appello, quindi, mancano circa 60 professionisti per garantire un servizio efficiente su tutto il territorio. La conseguenza è il sovraccarico di chi resta in servizio. Mentre il rapporto nazionale indicato da Gimbe è di 1383 assistiti per medico, in molti comuni del Viterbese si è costretti a gestire il limite massimo di 1800 pazienti. Si tratta di un tetto raggiunto grazie alle deroghe all'accordo collettivo nazionale che sono diventate la regola per evitare che ampie fette di popolazione restino senza assistenza.Trovare un medico di famiglia in alcune zone è diventato un'impresa burocratica. Stando ai dati dell'anagrafe assistiti della Asl, a Orte e Bassano in Teverina la saturazione è massima: i titolari hanno i listini completi e non possono accogliere nuovi residenti. Una situazione analoga si registra a Montefiascone, Civita Castellana e Fabrica di Roma, centri che devono assorbire anche l'utenza dei paesi limitrofi rimasti scoperti, portando i medici locali a operare costantemente sulla soglia dei massimali consentiti. Anche a Viterbo la situazione è delicata, con medici storici che hanno i listini chiusi da tempo.?In comuni come Vignanello, Bagnoregio, Lubriano, Grotte di Castro, Gradoli e Carbognano la criticità principale è l'assenza di titolari fissi. Come emerge dalle determinazioni pubblicate sul bollettino ufficiale della Regione Lazio, i bandi per l'assegnazione di queste sedi vanno spesso deserti. La continuità assistenziale viene garantita da medici provvisori o neolaureati che cambiano frequentemente, impedendo di conseguenza la costruzione del rapporto di fiducia tra medico e paziente.?I piani di zona della Asl confermano che in piccoli centri, come Latera e Arlena di Castro, i dottori operano spesso in articolazione oraria. Dinamiche identiche si verificano a Ischia di Castro, Farnese e Tessennano. Questo significa che il medico divide la propria settimana tra più sedi e più borghi, trasformando l'ambulatorio in un servizio a singhiozzo. Per i cittadini, specialmente i più anziani, questo si traduce nell'impossibilità di avere un riferimento quotidiano in paese. Bisogna consultare il calendario per sapere quando il medico è presente e, in caso di necessità urgente, recarsi fisicamente nel comune vicino dove il professionista sta prestando servizio in quel momento.?La resistenza del sistema in comuni come Canino, Montalto di Castro e Sipicciano è legata alla disponibilità dei medici più anziani. Qui il servizio è garantito da professionisti che hanno già superato i 70 anni ma che, sfruttando le norme del decreto Milleproroghe, restano in attività. Il ricambio generazionale appare lontano: secondo le stime regionali, nel Lazio sono 925 i medici di base che raggiungeranno l'età pensionabile entro il 2028, rendendo la sostituzione dei camici bianchi una sfida quasi impossibile per la sanità locale.?I dati Sisac mostrano che nel Lazio il 68% dei medici
 di medicina generale ha oltre 27 anni di attività alle spalle. Con un'anzianità così elevata e borse di studio che non compensano i pensionamenti, la prospettiva al 2028 è segnata da un divario crescente tra ingressi e uscite. Senza una riforma che renda la professione attrattiva nelle aree periferiche della Tuscia, il rischio è che il medico di famiglia diventi presto un servizio "di lusso".ViterboToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata   
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		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002893709042.PDF</guid>
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		<title><![CDATA[Carenza medici di base a Viterbo e provincia: i dati allarmanti ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002894309044.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002894309044.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"viterbotoday.it" </b>  del 20 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il report della fondazione Gimbe fotografa l''emergenza sanitaria nel viterbese, tra carenze croniche di organico e liste di pazienti al limite del consentito</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:11:00 +0100</pubDate>
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		<source Readership="6830" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032002894309044.PDF"><![CDATA[viterbotoday.it]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ci sono dottori che assistono anche 1800 pazienti: la situazione comune per comune. Il report della fondazione Gimbe fotografa l'emergenza sanitaria nel Viterbese, tra carenze croniche di organico e liste di pazienti al limite del consentitoLa situazione sanitaria nella Tuscia sta attraversando una fase di profonda incertezza, alimentata dalle criticità emerse durante il recente confronto tra i primi cittadini dei comuni e l'Asl. ??I numeri sulla medicina territoriale non aiutano, anzi delineano uno scenario critico per la provincia di Viterbo. Secondo l'ultimo monitoraggio della fondazione Gimbe, i dati documentano che mancano già 5mila 715 medici di base a livello nazionale. Il Lazio registra una carenza di 358 camici bianchi, ma è nel Viterbese che la situazione assume contorni emergenziali.?I dati raccolti tra le proiezioni della Asl di Viterbo e le sigle sindacali come la Fimmg mostrano una realtà complessa. Nella pianta organica ottimale della provincia dovrebbero essere previsti tra i 240 e i 245 medici di medicina generale. Oggi, invece, se ne contano circa 180 attivi. All'appello, quindi, mancano circa 60 professionisti per garantire un servizio efficiente su tutto il territorio. La conseguenza è il sovraccarico di chi resta in servizio. Mentre il rapporto nazionale indicato da Gimbe è di 1383 assistiti per medico, in molti comuni del Viterbese si è costretti a gestire il limite massimo di 1800 pazienti. Si tratta di un tetto raggiunto grazie alle deroghe all'accordo collettivo nazionale che sono diventate la regola per evitare che ampie fette di popolazione restino senza assistenza.Trovare un medico di famiglia in alcune zone è diventato un'impresa burocratica. Stando ai dati dell'anagrafe assistiti della Asl, a Orte e Bassano in Teverina la saturazione è massima: i titolari hanno i listini completi e non possono accogliere nuovi residenti. Una situazione analoga si registra a Montefiascone, Civita Castellana e Fabrica di Roma, centri che devono assorbire anche l'utenza dei paesi limitrofi rimasti scoperti, portando i medici locali a operare costantemente sulla soglia dei massimali consentiti. Anche a Viterbo la situazione è delicata, con medici storici che hanno i listini chiusi da tempo.?In comuni come Vignanello, Bagnoregio, Lubriano, Grotte di Castro, Gradoli e Carbognano la criticità principale è l'assenza di titolari fissi. Come emerge dalle determinazioni pubblicate sul bollettino ufficiale della Regione Lazio, i bandi per l'assegnazione di queste sedi vanno spesso deserti. La continuità assistenziale viene garantita da medici provvisori o neolaureati che cambiano frequentemente, impedendo di conseguenza la costruzione del rapporto di fiducia tra medico e paziente.?I piani di zona della Asl confermano che in piccoli centri, come Latera e Arlena di Castro, i dottori operano spesso in articolazione oraria. Dinamiche identiche si verificano a Ischia di Castro, Farnese e Tessennano. Questo significa che il medico divide la propria settimana tra più sedi e più borghi, trasformando l'ambulatorio in un servizio a singhiozzo. Per i cittadini, specialmente i più anziani, questo si traduce nell'impossibilità di avere un riferimento quotidiano in paese. Bisogna consultare il calendario per sapere quando il medico è presente e, in caso di necessità urgente, recarsi fisicamente nel comune vicino dove il professionista sta prestando servizio in quel momento.?La resistenza del sistema in comuni come Canino, Montalto di Castro e Sipicciano è legata alla disponibilità dei medici più anziani. Qui il servizio è garantito da professionisti che hanno già superato i 70 anni ma che, sfruttando le norme del decreto Milleproroghe, restano in attività. Il ricambio generazionale appare lontano: secondo le stime regionali, nel Lazio sono 925 i medici di base che raggiungeranno l'età pensionabile entro il 2028, rendendo la sostituzione dei camici bianchi una sfida quasi impossibile per la sanità locale.?I dati Sisac mostrano che nel Lazio il 68% dei medici
 di medicina generale ha oltre 27 anni di attività alle spalle. Con un'anzianità così elevata e borse di studio che non compensano i pensionamenti, la prospettiva al 2028 è segnata da un divario crescente tra ingressi e uscite. Senza una riforma che renda la professione attrattiva nelle aree periferiche della Tuscia, il rischio è che il medico di famiglia diventi presto un servizio "di lusso".ViterboToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata   
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