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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Niente cura per la sanità pugliese «Refertato» buco da 369 milioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202191501992.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"TEMPO" </b>  del 12 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 03:34:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[ALLARME «CODICE ROSSO» La Regione non è in grado di sanare il disavanzo del 2025. Rischio rincari per i cittadini  Niente cura per la sanità pugliese «Refertato» buco da 369 milioni  ••• Dopo il consulto romano al ministero dell’Economia, la Regione Puglia «referta» di non avere terapie immediate per curare i conti da codice rosso del disavanzo sanitario «relativo al 2025, che ammonta a 369 milioni di euro». Perché è troppo grande il buco, avverte la Giunta Decaro, che ha fatto mettere nero su bianco una «precisazione: che le misure di contenimento del 2026 non possono avere l’effetto di colmare il disavanzo del 2025». La cura dimagrante del maxidebito sanitario, come tutte le diete, per ora è quindi rinviata: «Il confronto con i Ministeri affiancanti continuerà nelle prossime settimane per giungere a una valutazione definitiva del deficit sanitario del 2025, a seguito della quale saranno individuate le azioni necessarie al ripianamento della spesa pregressa», ha scritto infatti la Regione Puglia. Per la quale però è scattato il conto alla rovescia: ha 50 giorni di tempo per ritornare a Roma entro il 30 aprile (quando saranno chiusi i consuntivi) per indicare al Ministero il prospetto delle coperture in grado di evitare il commissariamento. E già si paventa una prima ipotesi, quella di aumentare l’addizionale Irpef per ripianare le perdite sanitarie: «Se saremo costretti lo faremo una volta per tutte, tutelando le fasce più  deboli», ha detto il presidente della Regione, Antonio Decaro, rispondendo a una domanda in un programma di Telenorba. Ma potrebbero finire sotto la scure dei tagli anche alcuni reparti e servizi ospedalieri, con accorpamenti o riduzioni. Anche perché nel 2025 è stato toccato un «profondo rosso», che è quasi triplicato rispetto all’anno precedente, quando s’era fermato a un disavanzo di 132 milioni di euro. Un’impennata record che la Regione spiega così: «Sull’aumento della spesa 2025 hanno inciso prevalentemente la mobilità passiva (pazienti che vanno a curarsi in altre Regioni italiane), la spesa farmaceutica, il costo del personale per i rinnovi contrattuali e le assunzioni». Per quanto riguarda il pendolarismo sanitario anche la Fondazione Gimbe indica la Puglia con il terzo saldo negativo più alto per i rimborsi dei costi relativi alle cure (ricoveri e prestazioni ambulatoriali) erogate ai residenti pugliesi nelle strutture sanitarie oltreconfine. Sul mesto podio dei saldi negativi più rilevanti ci sono infatti «Puglia (-253,2 milioni), Campania (-306,3 milioni), Calabria (-326,9 milioni) a pagare il prezzo più alto». E ora dai banchi dell’opposizione si si teme che «a pagare sono i pugliesi, che si ritroveranno con più tasse regionali, meno servizi sanitari e meno investimenti alle aziende. Perché alla luce degli ultimi eventi è evidente - denuncia il gruppo di FdI che il buco nella sanità (369 milioni di euro) e il blocco degli investimenti (per oltre un milione di euro) sono stati provocati fra il 2024 e 2025 esclusivamente per alimentare un clientelismo elettorale».  ---End text---  Author: ANTONIO SBRAGA  Heading:   Highlight:   Image:Sede Il palazzo della Regione Puglia -tit_org- Niente cura per la sanità pugliese «Refertato» buco da 369 milioni   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONIO SBRAGA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il buco record della sanità: ora i pugliesi rischiano anche più tasse ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756005833.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756005833.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"GIORNALE" </b>  del 12 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Bilanci in rosso per 370 milioni. Fdi: «Anni di sprechi, impensabile pescare nelle tasche dei cittadini»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:51:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il buco record della sanità: ora i pugliesi rischiano anche più tasse Bilanci in rosso per 370 milioni. Fdi: «Anni di sprechi, impensabile pescare nelle tasche dei cittadini»   L’INCHIESTA  Ma cosa devono fare i pugliesi per curarsi? Tra ospedali fantasma, Asl mal gestite, visite fissate dopo un anno, ora rischiano anche di dover pagare più tasse. Dopo l’inchiesta del Giornale sembra sia stato aperto un vaso di Pandora che rileva inefficienze, appalti irregolari e nomine di dirigenti che non sempre trovano riscontro nei loro curriculum. Perché ora potrebbero arrivare più tasse? Proprio perché i conti della sanità non tornano. Quella stessa sanità che in Puglia sembra inaccessibile.  Il primo degli incontri al Ministero della Salute di Roma per valutare il peso del debito sanitario ha accertato un buco che sfiora i 370 milioni di euro. Frutto di una gestione scellerata di vent’anni di sinistra, da Nichi Vendola a Michele Emiliano. Gli imbarazzi per il nuovo governatore Decaro non sono pochi: dire ai cittadini (che già vanno fuori regione a farsi curare) che ora devono pagare un Irpef maggiore è una mossa politica che più impopolare non si  può. Ma è la stessa via che sta valutando di intraprendere l’Emilia Romagna, altra regione con i conti in rosso per oltre 600 milioni. In Puglia a innalzare la spesa 2025 per gli uffici regionali - avrebbe pesato l’aumento dei costi relativi alla sanità, stimato dello stesso Ministero nei termini di un più 4% compensato solo parzialmente dallo stanziamento statale per la Puglia aumentato solo dell’1%.  «Siamo di fronte ad anni di sprechi - denuncia Paolo Pagliaro, capogruppo regionale di Fratelli  d'Italia - di denaro pubblico. Ora è impensabile andare a pescare nelle tasche dei cittadini».  Ma il diktat che i ministeri hanno consegnato alla Regione è riassunto nella richiesta di presentare un nuovo Piano operativo triennale che dovrà contenere misure in grado di apportare correzioni strutturali attraverso «un’adeguata programmazione regionale». Significa che dovranno essere disposte chiusure o accorpamenti di reparti o interi ospedali, misure di razionalizzazione della spesa farmaceutica, interventi sui costi per le strutture private e per i servizi no-core (ovvero le Sanità service).  Un piano che potrebbe essere «lacrime e sangue» e che non risulta più rimandabile, dopo che per due anni (2024 e 2025) i ministeri avevano fatto analoghe richieste in sede di esame dei Piani (da ultimo a novembre): ma la giunta Emiliano aveva deciso di non procedere evidentemente valutando impopolare una simile iniziativa sotto elezioni.  MaS  ---End text---  Author: ma s  Heading: L’INCHIESTA  Highlight:   Image: -tit_org- Il buco record della sanità: ora i pugliesi rischiano anche più tasse   -sec_org-
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		<tp:writer>MA S</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Il sistema sanitario in Sardegna è nel caos» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756305832.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"LIBERO" </b>  del 12 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:51:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="253000" Sales="20497" Printing="56602" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756305832.PDF"><![CDATA[LIBERO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[LO SCONTRO  «Il sistema sanitario in Sardegna è nel caos»  ¦ Anche la sanità sarda è  nel caos. Almeno secondo quanto denuncia il centrodestra all’opposizione, che ha ufficialmente richiesto di convocare il Consiglio regionale invitando la presidente della Regione, Alessandra Todde, di riferire in aula. Portavoce di questo disagio è Paolo Truzzu, capogruppo di Fdi nel Consiglio regionale sardo, annunciando l'iniziativa firmata da tutti i capigruppo del centrodestra. Tanti i punti da chiarire sulle condizioni in cui versa la sanità isolana: condizioni «critiche ormai da diversi anni», che richiedono «interventi riorganizzativi strutturali che a 24 mesi dalle elezioni regionali ancora non è dato conoscere». La richiesta di un’informativa urgente della governatrice, ha spiegato Truzzu, è legata «non solo al caos organizzativo che ha generato con le sue scelte, ma anche alla situazione complessiva del pronto soccorso, alle difficoltà degli ospedali e della medicina territoriale».  Tra le criticità sottolineate risultano anche il commissariamento di alcune aziende sanitarie locali con «ricadute negative sulla continuità dei servizi sanitari, sull’autonomia gestionale degli enti, nonché sulle condizioni di accesso alle cure per i cittadini sardi», e le recenti nomine dei direttori generali «nonostante la sentenza della Corte Costituzionale prima, e quella del Tar Sardegna poi, abbiano ribadito l’illegittimità del commissariamento e l’obbligo di reintegro dei precedenti direttori generali».  Per il centrodestra, il rischio è che si riducano o addirittura si chiudano alcuni servizi di pronto soccorso «in diversi presidi ospedalieri dell’isola, con conseguente compromissione della rete dell’emergenza-urgenza e potenziale pericolo per la vita dei cittadini». Un rischio che sembra non essere stato scongiurato. Inoltre, in Sardegna, manca un assessore alla Sanità.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Il sistema sanitario in Sardegna è nel caos»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Voragine Puglia: non basta una tassa Pagherà la gente = Più tasse, meno servizi Il buco della sanità pugliese lo pagano i cittadini ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756605835.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756605835.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"LIBERO" </b>  del 12 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I ministeri di Economia e Salute intimano alla Regione guidata da Decaro di presentare un piano urgente per sanare il deficit di 369 milioni di euro</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:51:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[CAOS SANITÀ  Voragine Puglia: non basta una tassa Pagherà la gente SIMONE DI MEO a pagina 18   LE CONSEGUENZE DI UNA GESTIONE FALLIMENTARE  Più tasse, meno servizi Il buco della sanità pugliese lo pagano i cittadini I ministeri di Economia e Salute intimano alla Regione guidata da Decaro di presentare un piano urgente per sanare il deficit di 369 milioni di euro  ¦ La Puglia è una bomba ad orologeria che rischia di esplodere nelle tasche dei contribuenti, un cortocircuito dove il cinismo della sinistra e il rigore dei numeri si scontrano senza esclusione di colpi. Il verdetto arrivato dal summit romano tra la Regione e i ministeri dell’Economia e della Salute è una sentenza senza appello: il deficit sanitario per il 2025 ha toccato quota 369 milioni di euro.  E gli stessi ministeri hanno intimato alla Regione di presentare un nuovo Piano operativo triennale, con «un’adeguata programmazione regionale» per contenere il disastro.  Tradotto: chiusure o accorpamenti di reparti ospedalieri, razionalizzazione della spesa farmaceutica. Perché non è solo un buco, è un baratro che nemmeno la tanto temuta manovra fiscale sulle addizionali potrebbe riuscire a colmare del tutto.  IL CASO DI MONOPOLI E dunque, mentre nei palazzi del potere si discute se serva un decreto presidenziale o una legge del Consiglio per alzare l’Irpef, fuori la realtà racconta di liste d’attesa infinite e ospedali fantasma. Il caso del nuovo polo di Monopoli-Fasano è l’emblema di questa deriva: 300 posti letto che non hanno ancora accolto un solo paziente, ma che sono già finiti nel mirino della Procura di Bari per un presunto giro di tangenti, carrelli d'oro e pareti attrezzate “orientate” da mazzette e compiacenze tecniche.  Il contrasto tra la narrazione della giunta e la freddezza dei bilanci è stridente. Da  una parte, l’amministrazione Pd rivendica il miglioramento degli indicatori assistenziali e il raggiungimento delle soglie di adempienza; dall'altra, i ministeri certificano uno squilibrio strutturale alimentato dalla mobilità passiva, con migliaia di cittadini in fuga verso altre regioni per curarsi, e da una spesa farmaceutica fuori controllo. Il braccio di ferro con il governo centrale si gioca sulla forbice tra l’incremento dei costi sanitari, stimato al 4 per cento, e le risorse del fondo  nazionale cresciute appena dell’1,7 per cento. Una differenza che per il territorio pugliese si traduce in un ammanco di 240 milioni di euro, rendendo la quadratura del cerchio un esercizio di equilibrismo quasi impossibile.  Il centrodestra, rinvigorito dai dati del disavanzo, attacca frontalmente parlando di un sistema piegato alle logiche del consenso. Il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale non usa giri di parole: «È costata cara ai pugliesi (cittadini e imprenditori) la campagna elettorale del centrosinistra! Dalla Sanità alle Attività produttive non si è badato a spese, solo che a pagare sono i pugliesi che si ritroveranno con più tasse regionali, meno servizi sanitari e meno investimenti alle aziende». Secondo i meloniani, la voragine finanziaria sarebbe il frutto avvelenato di una gestione clientelare che ha preferito alimentare la spesa corrente piuttosto che razionalizzare la macchina amministrativa.   Per la nuova amministrazione guidata da Antonio Decaro, l’eredità (targata Michele Emiliano, altro big dei dem) è pesante e il tempo stringe. Entro il 30 aprile le cifre dovranno essere cristallizzate e la parola «tasse» smetterà di essere un tabù per diventare, probabilmente, una realtà. Il percorso è minato: la disputa giuridica sulle modalità di prelievo fiscale si intreccia con la necessità di una spending review che l’opposizione chiede a gran voce per evitare di mettere nuovamente le mani nelle tasche dei pugliesi. Il sospetto di FdI è chiaro: «Perché alla luce degli ultimi eventi è evidente che il buco nella sanità e il blocco degli investimenti sono stati provocati fra il 2024 e 2025 esclusivamente per alimentare un clientelismo elettorale che poi ha portato il centrosinistra a vincere grazie a una gestione regionale che 
ha girato la testa di fronte a grandi sprechi, ma anche a spese folli che potevano essere maggiormente razionalizzate».  SISTEMA INEFFICIENTE La reazione delle altre forze politiche è altrettanto dura, con il capogruppo della Lega, Fabio Romito, che punta il dito contro il paradosso di un servizio che peggiora mentre i costi aumentano: «Mentre la sinistra pugliese continua con i suoi proclami, per un cittadino in difficoltà prenotare una risonanza magnetica continua ad essere un viaggio in un girone infernale, altro che esami anticipati! La beffa è che un sistema tanto inefficiente è riuscito anche a produrre un buco di diverse centinaia di milioni di euro. Se qualcuno», aggiunge, «immagina di tartassare pugliesi con l’aumento dell’Irpef, sappia già che io sono pronto alle barricate».  Il fronte delle indagini giudiziarie aggiunge una venatura noir a una vicenda già fosca. Mentre i dirigenti delle Asl si preparano a chiudere i bilanci, la Guardia di Finanza scava tra mail, appunti e telefoni sequestrati per ricostruire come i costi del nuovo ospedale di Monopoli siano lievitati dai 116 milioni iniziali a oltre 200 milioni attraverso una pioggia di varianti per un ospedale che ancora non è nemmeno aperto. Forse, se ne parlerà a fine primavera. Procura permettendo.  ---End text---  Author: SIMONE DI MEO  Heading:   Highlight:   Image:Antonio Decaro, 55 anni, è presidente della Regione Puglia dal 7 gennaio.  Diventato deputato del Pd nel 2013, è stato sindaco di Bari dal 2014 al 2024 e della sua città metropolitana dal 2015 al 2024 -tit_org- Voragine Puglia: non basta una tassa Pagherà la gente Più tasse, meno servizi Il buco della sanità pugliese lo pagano i cittadini   -sec_org-
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		<tp:writer>Simone Di Meo</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il divario tra Nord e Sud per le cure anti - obesita nel mezzogiorno piu pazienti e meno centri ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201756505838.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 52 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 12 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:51:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL DIVARIO TRA NORD E SUD PER LE CURE ANTI-OBESITÀ NEL MEZZOGIORNO PIÙ PAZIENTI E MENO CENTRI  L  e regioni italiane con il tasso di obesità più elevato sono quelle del Sud, che hanno meno strutture e maggiori barriere per l’accesso alle cure. Dei 160 centri per l’obesità operativi in Italia il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro e il 30% al Sud e nelle Isole, prevalentemente in tre regioni: Sicilia, Campania e Puglia.  Lo squilibrio si riflette anche sull’uso delle nuove terapie farmacologiche e sull’approvazione del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale. In assenza di una diagnosi di diabete, i nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore Glp-1, sono a carico dei pazienti. Profonde disuguaglianze, infatti, si registrano anche nell’accesso alla terapia.  Essendo farmaci interamente a carico del cittadino (“out of pocket”), in assenza di una diagnosi di diabete si crea una barriera sociale: chi ha un reddito basso non può permettersi cure che costano circa 300 euro al mese, pur avendone bisogno.  Solo sei regioni italiane hanno approvato il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale, strumento che garantisce ai pazienti con obesità di ricevere le stesse cure di qualità in tutta la regione. Tre del Nord, solo una del Centro e due del Sud: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia.  La rete dei centri è, dunque, concentrata prevalentemente al Nord, dove i tassi di obesità sono più bassi, anche se in crescita. Al contrario, il Sud, dove la patologia è un'emergenza sociale alimentata da determinanti socio-economici, soffre di una carenza cronica di presidi. Mentre il Settentrione vanta una rete capillare, al Meridione la mappa si restringe a pochi poli in Campania, Sicilia e Puglia. Un vero paradosso. Per questo la Società Italiana dell’Obesità ha deciso di redigere e promuovere il “Manifesto di Erice 2026”, un piano  Paese. T il Molis bruzzo Se in Isole qu sopra il ca del N co tra i  d'azione mirato a favorire l’accesso equo alle cure e a contrastare lo stigma. In Italia, quasi 6 milioni di cittadini, l’11,8% della popolazione adulta, soffre di obesità e circa il 34% è in sovrappeso, con un impatto significativo sulla salute pubblica e sui costi sanitari. I dati più recenti dell’Italian Barometer Obesity Report 2024/2025 (basati su rilevazioni Istat e Istituto superiore di sanità) evidenziano un marcato divario territoriale tra il Nord e il Sud del Paese. Tra le Regioni con tassi più alti ci sono  il Molise (14,1%), la Campania (12,9%) e l'Abruzzo (12,7%).  Se includiamo il sovrappeso, al Sud e nelle Isole quasi una persona su due (circa il 49%) è sopra il proprio peso forma, contro il 42% circa del Nord. Il divario è ancora più drammatico tra i minori: nelle regioni meridionali la  percentuale di bambini in eccesso di peso è quasi doppia rispetto a certe aree del Nord (ad esempio in Campania il 18,6% di minori è obeso contro il 3-4% delle Province autonome di Trento e Bolzano). Per la Società italiana di Obesità la soluzione risiede nella standardizzazione dei percorsi di cura e nell’inserimento dell’obesità nei Livelli essenziali di assistenza. Laddove le regioni hanno attivato specifici percorsi e reti di centri accreditati dal sistema pubblico si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza nei dati epidemiologici. Creare un percorso di cura significa avere attenzione politica per il problema. In Sicilia, ad esempio, se un intervento di chirurgia dell’obesità non viene eseguito in un centro della rete regionale, non viene rimborsato. Bisogna, dunque, intervenire e bisogna farlo subito. Gli ultimi dati indicano che le differenze nel tasso di obesità tra Nord e Sud si stanno lentamente riducendo, non perché il Sud stia migliorando drasticamente, ma perché i tassi di obesità e sovrappeso stanno crescendo più velocemente al Nord. Questo suggerisce che lo stile di vita “obesogeno” sta diventando omogeneo su tutto il territorio nazionale. Uno stile di vita “obesogeno” è un contesto ambientale e sociale che facilita l'aumento di peso e l'obesità, prom
uovendo il consumo eccessivo di cibi ipercalorici e la sedentarietà. È, dunque, necessario cambiare la cultura, partendo dalle scuole e trasformando le nostre città in ambienti meno “obesogeni”, garantendo a ogni cittadino, da Nord a Sud, lo stesso diritto alla cura”.  *presidente Società italiana Obesità e ordinario di Nutrizione clinica all’Università di Palermo © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: SILVIO BUSCEMI*  Heading:   Highlight: LA RETE CONCENTRATA PREVALENTEMENTE NEL SETTENTRIONE: IN MERIDIONE SOLO IL 30 PER CENTO DELLE STRUTTURE  Image:Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana Obesità e ordinario di Nutrizione clinica all’Università di Palermo -tit_org- Il divario tra Nord e Sud per le cure anti - obesita nel mezzogiorno piu pazienti e meno centri   -sec_org-
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		<tp:writer>SILVIO BUSCEMI*</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La gip autorizza a scortare la gente a morire in Svizzera = Si aggrappano alla Consulta per dare legittimità ai tour della morte ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201755405839.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201755405839.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"VERITÀ" </b>  del 12 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:51:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="279450" Sales="27768" Printing="55890" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031201755405839.PDF"><![CDATA[VERITÀ]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[ARCHIVIATO CAPPATO  La gip autorizza a scortare la gente a morire in Svizzera   Si aggrappano alla Consulta per dare legittimità ai tour della morte La gip di Milano archivia le inchieste su Marco Cappato per due casi di aiuto al suicidio avvenuti in Svizzera nel 2022  n A Milano archiviate due inchieste per aiuto al suicidio nei confronti di Cappato, dopo la sentenza della Consulta.  a pagina 14   n Il gip di Milano, Sara Cipolla, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto l’archiviazione delle inchieste per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Cappato si era autodenunciato nel 2022 per aver accompagnato a morire in una clinica di Zurigo una signora veneta di 69 anni, malata terminale di cancro al polmone con metastasi, e un ex giornalista e pubblicitario 82 anni, affetto da una forma grave di Parkinson.  I pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, nel settembre 2023 chiedevano la non punibilità di Cappato perché aveva aiutato a suicidarsi due malati terminali «nel rispetto delle procedure», in quanto rifiutavano trattamenti di sostegno vitale. ll gip, che prima aveva sollevato la questione davanti alla Consulta, ha convenuto e archiviato. In entrambi i casi «il requisito del trattamento di sostegno vitale, nella portata precisata dalla Corte costituzionale, deve dirsi sussistente in quanto medicalmente previsto e prospettato e da entrambi rifiutato in quanto inutile, espressivo di un accanimento terapeutico secondo la scienza medica e da entrambi ritenuto non dignitoso secondo la propria sensibilità e percezione».  La signora Elena A. non accettava di sottoporsi a un nuovo ciclo di chemioterapia, l’ex giornalista Romano N. non voleva iniziare un trattamento di nutrizioneidratazione artificiale tramite Peg, procedura endoscopica che mediante una sonda collega la cavità gastrica all’esterno. Entrambi erano morti in Svizzera, nell’agosto e nel novembre 2022, accompagnati da Coppato.  Filomena Gallo, segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha definito la decisione del giudice «un passaggio giuridico decisivo, già chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 135 del 2024 e ribadito con la n. 66 del 2025: non può esserci discriminazione tra chi è già sottoposto a un trattamento e chi, nelle stesse condizioni cliniche, sceglie legittimamente di rifiutarlo». Per l’avvocato Gallo, sarebbe la «conferma che la via indicata dalla Corte è già oggi giuridicamente praticabile: il rifiuto di trattamenti di sostegno vitale, quando siano prescritti dal medico ma non accettati dalla persona malata, non può escludere l’accesso all’area di non punibilità delineata dalla Consulta».  In realtà la Corte, intervenendo sulla questione della depenalizzazione dell’aiuto al suicidio in alcuni casi delimitati e a stringenti condizioni, con l’ultima sentenza del 2025 non allarga le maglie. Non è necessario, conferma, che ai fini dell’accesso al suicidio assistito, «il paziente sia tenuto a iniziare il trattamento», di sostegno vitale, «al solo scopo di poter poi essere aiutato a morire»; però ritiene «essenziale» il carattere «che rivestono i requisiti e le condizioni procedurali per la non punibilità dell’aiuto al suicidio».  I giudici costituzionali hanno ribadito che il suicidio assistito deve avvenire «nell’ambito di una seria assistenza medica», e che deve esserci «la concreta messa a disposizione di un percorso di cure palliative», prima di qualsiasi decisione che il paziente possa prendere. Questo, «anche nella prospettiva di prevenire e ridurre in misura molto rilevante la domanda di suicidio assistito».  L’altra condizione, evidenzia la Consulta, «è quella del necessario coinvolgimento del Servizio sanitario  nazionale, a garanzia di un disinteressato accertamento della sussistenza dei requisiti di liceità dell’accesso alla procedura di suicidio assistito». Inoltre, è necessario il «parere del comitato etico territorialmente competente, funzionale anche alla specifica esigenza di ottenere un parere terzo in relazione alla domanda di accesso al suicidi
o assistito».  Non può passare dunque il concetto che, «nella perdurante assenza di una legislazione che disciplini la materia» e con la non punibilità dell’aiuto al suicidio, risulti tollerato anzi si incentivi, la trasferta all’estero per porre fine alla propria vita dopo aver rifiutato trattamenti vitali applicati o  solo prospettati.  La Corte sottolinea le condizioni per accedere al suicidio assistito: se questo, per un verso, «amplia gli spazi riconosciuti all’autonomia della persona nel decidere liberamente sul proprio destino, crea - al tempo stesso - rischi che l’ordinamento ha il dovere di evitare, in adempimento del dovere di tutela della vita umana che, esso pure, discende dall’art. 2 della Costituzione».   La Consulta mette in guardia, inoltre, sulla possibilità che «in presenza di una legislazione permissiva non accompagnata dalle necessarie garanzie sostanziali e procedimentali, si crei una “pressione sociale indiretta” su altre persone malate o semplicemente anziane e sole», che decidano di togliersi di mezzo invece di avvertire la solidarietà collettiva.  Per questo, la Corte rinnova l’appello al legislatore «affinché dia corso a un adeguato sviluppo delle reti di cure palliative e di una effettiva presa in carico da parte del sistema sanitario e sociosanitario, al fine di evitare un ricorso improprio al suicidio assistito».  ---End text---  Author: PATRIZIA FLODER REITTER  Heading:   Highlight: Il giudice ha ritenuto che i trattamenti proposti ai due malati fossero accanimento   La “Luca Coscioni” tira in ballo la Corte Che però non aveva dato il «liberi tutti»  Image:RADICALE L’attivista Marco Cappato partecipa a una manifestazione per il suicidio assistito  [Ansa] -tit_org- La gip autorizza a scortare la gente a morire in Svizzera  Si aggrappano alla Consulta per dare legittimità ai tour della morte   -sec_org-
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		<tp:writer>PATRIZIA FLODER REITTER</tp:writer>
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