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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Salatto: "Paradossale aumentare le tasse per servizi che non ci sono" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102875608726.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"ATTACCO" </b>  del 11 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 08:43:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Salatto: “Paradossale aumentare le tasse per servizi che non ci sono”   La polemica  I  l presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia Potito Salatto critica l’ipotesi di aumentare le tasse regionali per coprire il disavanzo della sanità pugliese, stimato in oltre 300 milioni di euro.  Secondo Salatto, sarebbe “troppo facile” ricorrere all’aumento dell’addizionale Irpef o del ticket farmaceutico per colmare i conti senza aver prima garantito servizi adeguati ai cittadini.Il rappresentante degli industriali ricorda che negli ultimi vent’anni la Regione è stata governata dal centrosinistra, accusato di aver portato avanti una politica basata principalmente su tagli al sistema sanitario. “È paradossale, afferma, chiedere oggi nuovi sacrifici a famiglie e imprese per servizi che spesso non vengono garantiti”. Salatto richiama inoltre il tema delle disuguaglianze territoriali e della mobilità sanitaria: secondo il recente rapporto Gimbe, la Puglia è tra le regioni con più pazienti costretti a curarsi fuori regione, soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.  Per questo Confindustria chiede alla Regione di aprire un confronto con tutto l’indotto sanitario pugliese prima di assumere decisioni su nuove misure fiscali.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: La polemica  Highlight:   Image:Giuseppe Pasqualone -tit_org- Salatto: “Paradossale aumentare le tasse per servizi che non ci sono”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Dati Gimbe, Iaia attacca la Regione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102887008868.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"TARANTO BUONASERA" </b>  del 11 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 09:08:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dati Gimbe, Iaia attacca la Regione  L  a situazione della sanità in Puglia torna al centro del confronto politico. A sollevare il tema è il deputato jonico di Fratelli d’Italia Dario Iaia, che in una nota interviene sulle condizioni del sistema sanitario regionale e sui dati relativi alla mobilità dei pazienti. Secondo Iaia, la sanità pugliese continua a essere segnata da problemi strutturali e criticità irrisolte, maturate nel corso degli anni di governo regionale guidato dal centrosinistra. Per il parlamentare, gli interventi messi in campo finora non sarebbero stati sufficienti ad affrontare in modo efficace le difficoltà del comparto. A sostegno della sua analisi, Iaia richiama i recenti dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, che fotografano la situazione della mobilità sanitaria tra le regioni italiane. In base a queste rilevazioni, la Puglia registra un saldo negativo pari a 253,2 milioni di euro, dato che secondo il deputato evidenzierebbe problemi significativi nella gestione del sistema sanitario regionale. Nel suo intervento Iaia sottolinea anche un altro elemento ritenuto indicativo delle difficoltà del servizio pubblico. Le strutture private convenzionate, infatti, assorbirebbero il 68,9% della mobilità sanitaria attiva, un dato che, a suo avviso, dimostrerebbe come il sistema pubblico fatichi a garantire servizi adeguati e facilmente accessibili ai cittadini. Per il parlamentare di Fratelli d’Italia, la tutela della salute deve restare un diritto garantito a tutti, senza che i cittadini siano costretti a sostenere spese e disagi per ricevere cure fuori dalla propria regione. Il fenomeno della mobilità sanitaria, sottolinea, riguarda migliaia di pazienti che ogni anno affrontano viaggi e lunghe attese pur di ottenere prestazioni mediche.  Iaia evidenzia inoltre come le liste d’attesa e la carenza di servizi rappresentino fattori determinanti che spingono molti pugliesi a rivolgersi a strutture di altre regioni, con conseguenze non solo economiche ma anche emotive per le famiglie coinvolte. Nel comunicato il deputato richiama anche la situazione finanziaria del sistema sanitario regionale, definita preoccupante, sostenendo che le risorse disponibili non sarebbero state gestite in modo adeguato nel corso degli anni. Secondo Iaia, di fronte a questo scenario è necessario affrontare la questione con maggiore responsabilità e determinazione, evitando di minimizzare le difficoltà del sistema sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Dati Gimbe, Iaia attacca la Regione   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Il deficit delle Asl pugliesi Ieri il vertice a Roma: il buco sfiora i 370 milioni ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102007038.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102007038.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"GIORNALE" </b>  del 11 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 06:26:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="292000" Sales="28107" Printing="64791" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102007038.PDF"><![CDATA[GIORNALE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il deficit delle Asl pugliesi Ieri il vertice a Roma: il buco sfiora i 370 milioni   MALASANITÀ  Da ieri sul tavolo del ministero della Salute e di quello dell’Economia ci sono due plichi di fogli più lunghi dei Promessi Sposi.  Pieni di segni meno. Nessun «lieto fine». È la storia del deficit sanitario della Puglia, un disavanzo non facile da quantificare. Non basta tirare una riga, ci vorrà un po’ di lavoro e qualche incontro fra i tecnici dell’assessorato pugliese e quelli dei ministeri. Il buco nei conti delle aziende sanitarie sembrano sfiorare i 370 milioni ma si saprà con precisione solo ad aprile, quando le regioni dovranno presentare i bilanci consuntivi.  Il presidente pugliese Antonio Decaro (nella foto) si giustifica: le spese per il personale, per la spesa farmaceutica, per l’energia sono aumentate e lo stanziamento delle risorse da parte dello Stato è diminuito. Il cavallo di battaglia della Regione è rilevare come «a fronte di aumento della spesa sanitaria a livello nazionale quantificato dal Mef al 4%, la Puglia ha ricevuto l’1%, ovvero 270 milioni in meno rispetto all’aumento stimato dallo stesso Mef.  E allora cosa vuoi fare se non aumentare le tasse? L’Irpef ad esempio. La misura è in discussione in Regione ma suonerebbe come una beffa nei confronti dei cittadini che hanno assistito per anni a ruberie, malegestioni e che nello stesso tempo hanno dovuto convivere con liste d’attesa infinite ed errori sanitari. «Il governo Decaro dovrà pagare i debiti contratti da chi l’ha preceduto - interviene il gruppo pugliese di Fartelli d’Italia presieduto da Paolo Pagliaro - ma amministrare significa assumersi la responsabilità di quegli errori.  Quindi, se bisogna risanare, non si può pretendere di presentare il conto ai cittadini strangolandoli con le tasse. No all’aumento dell’addizionale Irpef e ad aggiustamenti dell’Irap, no al mix delle due imposte o ad interventi sui redditi più alti, tutte ipotesi circolate in questi giorni».  La prima mossa, suggerisce il gruppo all’opposizione, sarebbe quella di rivedere le nomine dei direttori generali della Asl.  «Siano dettate da competenze e capacità manageriali effettive». E poi il sistema sanitario «va bonificato prosciugando l’enorme sacca di sprechi». Quali? Macchinari acquistati ma mai installati, cantieri mai finiti, ristrutturazioni interrotte o da rifare, mobilità sanitaria in aumento. Infine la nota più dolente: le mazzette e gli appalti con inciucio.  ---End text---  Author: Maria Sorbi  Heading: MALASANITÀ  Highlight:   Image: -tit_org- Il deficit delle Asl pugliesi Ieri il vertice a Roma: il buco sfiora i 370 milioni   -sec_org-
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		<tp:writer>Maria Sorbi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Le farmacie ormai come piccoli presidi ospedalieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102207036.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102207036.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 25 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 11 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 06:26:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Le farmacie ormai come piccoli presidi ospedalieri  La farmacia dei servizi si conferma uno dei pilastri della sanità di prossimità. Secondo il Rapporto Federfarma-Censis, le farmacie sono percepite come presidi sanitari accessibili e affidabili: il 71,3% degli italiani vi si reca almeno una volta al mese e il 76% non le considera più solo luoghi di distribuzione di farmaci, ma punti di assistenza integrati con il Servizio sanitario nazionale.  Il modello nasce nel 2009 con la legge 69 e il decreto legislativo 153, che ampliano le funzioni delle farmacie introducendo servizi come prenotazioni di visite, test diagnostici di base e collaborazione con medici e assistenza domiciliare. Dal 2019 è partita una sperimentazione per rafforzarne il ruolo nella rete territoriale. I cittadini ne riconoscono l’utilità e apprezzano l’efficenza e la prossimità. Per il 92,8% garantiscono accesso facile ai servizi e per il 78,8% contribuiscono a ridurre la pressione su medici e ospedali. Tra le richieste per il futuro emergono più collaborazione tra farmacisti, medici e altri professionisti sanitari, l’ampliamento dei farmaci distribuiti in farmacia e un rafforzamento delle attività di prevenzione e consulenza ai cittadini.  Maria Mantero _____  ______  ---End text---  Author: Maria Mantero  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Le farmacie ormai come piccoli presidi ospedalieri   -sec_org-
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		<tp:writer>Maria Mantero</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il 15 marzo torna il Fiocchetto Lilla: in Italia lottano contro1 disturbi alimentari quattro milioni di persone ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103101107041.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103101107041.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 11 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 06:26:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="0" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103101107041.PDF"><![CDATA[L'IDENTITÀ]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il 15 marzo torna il Fiocchetto Lilla: in Italia lottano contro i disturbi alimentari quattro milioni di persone   LA MALATTIA COLPISCE SEMPRE PIÙ GIOVANI. LE STRUTTURE DI CURA RESTANO INSUFFICIENTI E MAL DISTRIBUITE  S  tefano Tavilla nel marzo del 2011 perse sua figlia Giulia, stroncata dalla bulimia a soli 17 anni. Invece di chiudersi nel silenzio, trasformò quella perdita in qualcosa di utile per gli altri.  Nel 2012 nacque la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare. Nel 2018 la Presidenza del Consiglio dei Ministri le attribuì riconoscimento ufficiale. Quest’anno dall’8 marzo è partita la “Settimana Lilla” dedicata ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, giunta alla sua quarta edizione. Ogni 15 marzo si moltiplicano convegni, incontri nelle scuole, sportelli di ascolto e iniziative per medici, insegnanti e familiari. Il colore lilla, nato dall’incontro tra il blu e il rosso, è stato scelto per evocare la complessità interiore di chi vive con un disturbo alimentare: una sofferenza spesso invisibile dietro un’apparenza del tutto normale.   I DATI I dati ufficiali, elaborati dal Ministero della Salute e presentati in Senato dalla professoressa Laura Dalla Ragione, massima esperta nazionale nel settore, delineano una vera e propria emergenza sanitaria.  Le persone in carico per disturbi del comportamento alimentare in Italia superano i tre milioni e mezzo, un numero enormemente cresciuto rispetto ai circa 300 mila casi dell’anno 2000.  La curva dei nuovi malati è di 680.569  nel 2019, quasi 880 mila nel 2020, oltre 1,2 milioni nel 2021, circa 1,45 milioni nel 2022 e fino a quasi 1,7 milioni nel 2023.  Gli specialisti individuano nella pandemia da Covid-19 uno dei principali fattori scatenanti: l’isolamento prolungato e la discontinuità affettiva hanno lasciato un segno molto profondo sulla salute psicologica anche dei più giovani. Il Registro Nazionale delle Cause di Morte rileva 3.158 decessi nel solo 2022 riconducibili ai disturbi alimentari, con un’età media delle vittime di 35 anni.   CHI SI AMMALA, E DOVE La malattia colpisce prevalentemente le donne, circa il 90% dei casi, ma il numero di uomini che si rivolgono ai servizi cresce ogni anno. Ancora più preoccupante è l’abbassamento dell’età di esordio della malattia: oggi si incontrano casi conclamati in bambini di dieci anni. Il 40% dei pazienti ha tra i 12 e i 17 anni, il 25% non ha ancora compiuto i 14, il 6% nemmeno i 12. La Lombardia concentra il 30% delle persone in carico, seguita dal Lazio con il 12% e dall’Emilia-Romagna con il 9%. Tra i punri di riferimento degli ultimi anni figura il “Codice Lilla”, un protocollo del Ministero della Salute per garantire una presa in carico prioritaria dei pazienti con sospetti disturbi alimentari che accedono al pronto soccorso. Non è obbligatorio per legge, ma viene adottato da numerose strutture ospedaliere, migliorando la qualità della prima accoglienza soprattutto per gli adolescenti. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati a febbraio 2025, i centri e le associazioni operative in Italia sono 214: 132 del Servizio Sanitario Nazionale, 32 del privato convenzionato e 50 associazioni. Un numero decisamente in crescita rispetto ai 180 censiti nell’autunno del 2024, ma ancora insufficiente. La distribuzione geografica aggrava il tutto: 32 strutture al Nord, 10 al Centro, appena 8 tra Sud e Isole. Per chi vive nelle regioni meridionali, accedere quindi ad un centro specializzato può stare a significare mesi di attesa o di trasferimenti lontani da casa.  La Giornata del Fiocchetto Lilla porta con sé un messaggio che non va perso tra le cifre: i disturbi alimentari si curano e la guarigione è possibile. La chiave è l’intervento precoce.  Riconoscere i segnali - il rifiuto del cibo, l’ossessione per il peso, l’esercizio compulsivo, le abbuffate seguite da isolamento - e chiedere aiuto prima che la malattia si radichi è il passaggio che più di ogni altro determina la prognosi. Il bisogno di essere ascoltati e curati non aspetta le ricorren
ze e può avvenire in ogni istante.  ---End text---  Author: PRISCILLA RUCCO  Heading: LA MALATTIA COLPISCE SEMPRE PIÙ GIOVANI. LE STRUTTURE DI CURA RESTANO INSUFFICIENTI E MAL DISTRIBUITE  Highlight: Il 40% dei pazienti ha tra i 12 e i 17 anni.  Il 25% non ha ancora compiuto i 1 4  Image: -tit_org- Il 15 marzo torna il Fiocchetto Lilla: in Italia lottano contro1 disturbi alimentari quattro milioni di persone   -sec_org-
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		<tp:writer>PRISCILLA RUCCO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Malattia senza stigma ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102107039.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103102107039.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"MF" </b>  del 11 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 06:26:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’impatto della misura sulla distribuzione delle polizze assicurative vita, danni e Ibip  MALATTIA SENZA STIGMA   Ivass: tutelare il diritto all’oblio oncologico  P  er lungo tempo, superare una patologia oncologica non è bastato a lasciarsela davvero alle spalle. Anche dopo la fine delle cure, il passato clinico ha continuato a pesare sulle scelte di vita: un mutuo negato, una polizza più costosa, un ostacolo inatteso in un concorso pubblico o in un percorso di adozione.  Da tempo, però, qualcosa è cambiato. Il legislatore ha iniziato a riconoscere che la guarigione non può fermarsi alla dimensione clinica, ma deve tradursi in una piena reintegrazione sociale ed economica. È in questo solco che si inserisce il diritto all’oblio oncologico, introdotto con la Legge 7 dicembre 2023, n. 193, in vigore dal 2 gennaio 2024.  TEMPI CERTI La legge individua termini precisi oltre i quali le persone guarite non sono più tenute a fornire informazioni sulla pregressa patologia oncologica. Il termine ordinario è fissato in dieci anni dalla conclusione del trattamento attivo, in assenza di recidive. Scende a cinque anni se la malattia è insorta prima del compimento dei 21 anni.  Un ulteriore passo avanti è arrivato con il Decreto del Ministero della Salute del 22 marzo  2024, che ha individuato specifiche patologie per le quali i tempi sono ancora più brevi.  In alcuni casi è sufficiente un solo anno.  Per esercitare il diritto è richiesta una certificazione ufficiale, rilasciata da strutture sanitarie pubbliche o private accreditate, o dal medico di medicina generale o dallo specialista. Un documento essenziale e altamente tutelante: contiene esclusivamente i dati anagrafici, senza alcun riferimento al tipo di tumore o ai trattamenti effettuati.  Il diritto all’oblio oncologico non è solo una misura sanitaria o di tutela della privacy; è uno  strumento di equità e civiltà giuridica, che mira a rimuovere uno stigma ancora diffuso e a ristabilire condizioni di reale parità nell’accesso al credito, ai servizi finanziari, al lavoro pubblico.  NUOVE REGOLE PER LE ASSICURAZIONI Tra i comparti maggiormente interessati dalla riforma c’è quello assicurativo. Con il Provvedimento IVASS n. 169 del 15 gennaio 2026, l’Autorità di vigilanza ha aggiornato i Regolamenti n. 40 e 41 del 2018, relativi agli obblighi di informativa e pubblicità  nell’ambito della distribuzione assicurativa, recependo le nuove tutele previste dal diritto all’oblio oncologico.  Il principio introdotto è semplice: una volta maturati i termini di legge, le imprese e gli intermediari non possono più acquisire informazioni sul passato oncologico del cliente.  Le nuove disposizioni regolamentari delineano, quindi, un quadro orientato a ridurre il peso del passato oncologico nella valutazione assicurativa, rafforzando la trasparenza verso il cliente, favorendo un approccio neutrale al rischio e assicurando una gestione più attenta e tempestiva dei dati sanitari.  Per compagnie assicurative e banche distributrici la nuova regolamentazione si traduce nel divieto di acquisire o utilizzare informazioni su pregresse patologie oncologiche, sia nella fase precontrattuale sia nel corso del rapporto. È vietata qualsiasi forma di indagine, diretta o indiretta, anche tramite fonti esterne o con riferimento allo stato di salute dei familiari. Non sono ammessi sovrappremi, limitazioni di copertura o condizioni contrattuali peggiorative rispetto alla clientela ordinaria.  Le informazioni sanitarie  eventualmente raccolte in passato non possono più essere utilizzate ai fini della valutazione del rischio o della solvibilità del cliente e devono essere cancellate entro 30 giorni dalla presentazione della certificazione di oblio.  Sul fronte informativo, imprese e banche sono tenute a garantire trasparenza piena, inserendo l’informativa sul diritto all’oblio nei Moduli Unici Precontrattuali (MUP) e nei Documenti Informativi Precontrattuali (DIP) aggiuntivi delle polizze interessate.  Per i clienti, l’impatto è tangibile: chi ha maturato il diritto all’oblio non è più obbligato a dichiara
re la patologia nei questionari anamnestici e non può subire rifiuti di copertura o condizioni economiche penalizzanti. Anche sui contratti già in essere è possibile intervenire, chiedendo la cancellazione dei dati e una revisione delle condizioni in un’ottica di maggiore equità.  La guarigione, così, smette di essere solo un fatto medico e diventa un diritto riconosciuto, capace di incidere sulle scelte di vita, sull’accesso al credito e sulle opportunità future. (riproduzione riservata) Natalia Banchelli head of Sme – Tabilia  ---End text---  Author: Natalia Banchelli  Heading:   Highlight:   Image:La campagna di Lilt sulla legge n.193 del 7/12/2023 -tit_org- Malattia senza stigma   -sec_org-
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		<tp:writer>Natalia Banchelli</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Massimo Nicolò - Nicolò: «Entro marzo saranno pronte tutte le Case della comunità» = «La riforma della sanità funziona Pronte tutte le Case della comunità» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103100807042.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103100807042.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 11 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'assessore regionale: «Entro marzo in Liguria saranno 32 le strutture aperte più 17 ospedali». «Ci riprendiamo Voltri prima dell'estate e salviamo Bordighera». «Bilancio, Il disavanzo sarà coperto»</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 06:26:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="214000" Sales="21919" Printing="28209" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031103100807042.PDF"><![CDATA[SECOLO XIX]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Guido Filippi / PAGINA 9  Nicolò: «Entro marzo saranno pronte tutte le Case della comunità»   SANITÀ LIGURE, L’ASSESSORE   Massimo Nicolò  «La riforma della sanità funziona Pronte tutte le Case della comunità»  L’assessore regionale: «Entro marzo in Liguria saranno 32 le strutture aperte più 11 ospedali».  «Ci riprendiamo Voltri prima dell’estate e salviamo Bordighera». «Bilancio, il disavanzo sarà coperto»  «La riforma sta andando avanti, in due mesi sono state fatte molte cose». Massimo Nicolò, assessore regionale alla Sanità, fa il punto sui lavori in corso. «Entro marzo apriremo le 32 case della Comunità».     «L  a riforma sta andando avanti: in due mesi sono state fatte molte cose e siamo soltanto all’inizio. Abbiamo unificato le Asl, creato una nuova azienda ospedaliera, ma i servizi e le risposte alle richieste dei pazienti non si sono interrotti, come molti pensavano. Prosegue la fase di transizione per riorganizzare il sistema sanitario ligure, in modo da avere una regia unica senza penalizzare le periferie». L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò fa un primo bilancio della rivoluzione voluta dal presidente Bucci: evidenzia i risultati positivi ma non nasconde le difficoltà.  Ci sono però ritardi nell’organizzazione del personale e nei trasferimenti? «I sindacati si lamentano che non ci sia trasparenza nella gestione del personale tra Atls e il Villa Scassi. C’è anche un problema di retribuzioni diverse tra dipendenti con la stessa qualifica ma va messo in conto quando si parla di una trasformazione così completa. Ora tutti i liguri appartengono a un’unica azienda, anche quando chiamano il Cup per prenotare una visita o un esame. Ora c’è anche un unico anagrafe regionale: non è una cosa da poco».  Come va con le Case della comunità e con gli ospedali di comunità? «Stiamo andando molto bene. I ministri Schillaci e Foti hanno detto che la Liguria è più avanti di tutti: ora siamo al 75-80% dei progetti realizzati.  Entro il 31 marzo apriremo 32 Case della comunità e forse 11 ospedali. Comunque siamo in anticipo».  Avete trovato il personale?  «Ogni lunedì facciamo il punto sulla copertura dei medici di famiglia e dei medici volontari, ovviamente retribuiti. Lunedì 9 abbiamo aperto l’ospedale di Comunità a Cairo e il 16 inaugureremo la casa della Comunità sempre a Cairo, con due medici presenti sulle 24 ore perché è un hub mentre negli spoke la copertura è sulle 12 ore.  Poi toccherà a Vado e Savona quindi alla Spezia e a Sarzana».  E Genova? «A Quarto e in via Assarotti entro fine mese, ma il 24 aprirà l’ospedale di Comunità all’interno dell’ex manicomio».  Ma con infermieri e Oss esterni? «Ci affideremo a società esterne, ma soltanto per i primi mesi, poi attingeremo dal concorso regionale per infermieri.   Ricordo che gli ospedali di comunità sono a conduzione prevalentemente infermieristica in cui il medico deve garantire la presenza per sei ore al giorno».  L’ospedale Evangelico tornerà pubblico? «Sì, il direttore generale Parodi ci ha comunicato che il loro gruppo non riesce più a gestirlo dal punto di vista economico, quindi ce lo riprendiamo, speriamo entro l’estate; lo annetteremo all’Aom di cui il personale diventerà dipendente. L’ospedale ha dato in questi anni ottime risposte, soprattutto per la bassa e media complessità. Tanto per fare chiarezza, il personale entrerà in Aom e non ci saranno problemi di organico. L’Evangelico sarà un ospedale in più e avrà una grande importanza strategica, visto  che è l’ultimo baluardo prima del Savonese».  L’ospedale di Bordighera è in crisi e i privati minacciano di smantellare. Cosa pensate di fare? «Il gruppo Gvm è in affanno ma sta facendo un ottimo lavoro anche sul fronte delle fughe: sulla chirurgia protesica e ortopedica ci hanno fatto risparmiare quasi due milioni. Stiamo cercando una soluzione per dar loro più risorse e consentire di andare avanti. Abbiamo un dialogo continuo con il presidente Sansavini e il loro manager Tronconi. Sia chiaro, l’ospedale è strategico per l’estremo ponente: non lo vogliamo chiuderà e quindi continuerà a dare l
e risposte sanitarie, in un modo o nell’altro».  Ci sono problemi anche  per il nuovo Galliera. Come interverrete? «Inail non sta portando avanti i progetti in giro per l’Italia e per il Galliera ci stiamo guardando attorno. Su Pietra Ligure siamo più avanti sul progetto ed è già stato approvato il finanziamento. Su Arma di Taggia, invece, siamo indietro».  Su Erzelli siamo rimasti alle promesse della giunta Toti? «No, siamo più avanti, ma era facile (sorrido beffardo, ndr). Ora siamo in attesa che qualcuno si faccia avanti: non abbiamo preclusioni, decideremo in base alle offerte e alla nostra convenienza. Tendenzialmente preferiremmo il modello del Gaslini: un gruppo realizza l’ospedale e gestisce i servizi mentre la parte sanitaria rimane pubblica».   E il nuovo Felettino della Spezia? «Finalmente sta andando bene, merito anche dell’assessore Giampedrone. Nel 2028 ci consegnano le chiavi dell’ospedale e lo apriamo».  Il Gaslini lamenta di non essere aiutato dalla Regione.  «Non facciamo figli e figliastri, ma il Gaslini è un’eccellenza internazionale: abbiamo creato un finanziamento ad hoc (drg, ndr) per la chirurgia robotica. Non lasceremo indietro nessuno, men che meno il Gaslini».  Sulle liste d’attesa la Liguria ha fatto passi in avanti, ma su molte prestazioni è ancora indietro.  «Siamo partiti da una situazione pesante, ereditata dalla giunta precedente, e siamo migliorati molto: ora solo il 10-12% delle persone non riesce ad avere un appuntamento nella classe di priorità. Stiamo lavorando, sulla spinta del nostro presidente Bucci, a ridurre le attese. Abbiamo problemi sulle visite dermatologiche, sull’oculistica e sulle colonscopie, ma devo ricordare che mandiamo le lettere per lo screening a cui la maggioranza dei cittadini non rispondono; la prevenzione non innesca la catena. Presto coinvolgeremo anche i medici di famiglia. Lo stesso vale anche per il tumore al seno: presto abbasseremo l’età dello screening che ora è tra i 50 e i 64 anni».  Sulle fughe dei liguri in altre regioni per visite e interventi la Liguria è sempre in grossa difficoltà.  «Rispetto al passato non siamo peggiorati. Ci sono professionisti che reclutano pazienti in Liguria e poi li operano nel privato accreditato. Noi dobbiamo fare di più».  Riuscirete a chiudere il bilancio 2025 senza disavanzo? «Il disavanzo c’è, non è ancora definito ma è stato ridotto rispetto ai mesi scorsi e sarà coperto. I liguri non pagheranno un centesimo in più di tasse».  Il direttore generale della Sanità Paolo Bordon resterà in Liguria? «Sì, sta facendo un grande lavoro assieme a tutti gli attori coinvolti nella trasformazione del sistema sanitario ligure».—  ---End text---  Author: GUIDO FILIPPI  Heading: SANITÀ LIGURE, L’ASSESSORE  Highlight: “  MASSIMO NICOLÒ ASSESSORE ALLA SANITÀ REGIONE LIGURIA  Sulle liste d’attesa siamo partiti da una situazione pesante; stiamo facendo molto ma dobbiamo fare di più Ci guardiamo attorno per il nuovo Galliera. Erzelli? Aspettiamo che qualcuno si faccia avanti  Image:Massimo Nicolò, 56 anni, oculista del San Martino, è assessore regionale alla Sanità dal 18 novembre 2024 -tit_org- Intervista a Massimo Nicolò - Nicolò: «Entro marzo saranno pronte tutte le Case della comunità»   «La riforma della sanità funziona Pronte tutte le Case della comunità»   -sec_org-
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		<tp:writer>Guido Filippi</tp:writer>
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