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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Accade Ora ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903165306665.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"accadeora.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:53:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. All Rights Reserved.Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblic
o dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” - Agenparl ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901767805982.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agenparl.eu" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[(AGENPARL) – Mon 09 March 2026 *Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti”**Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN”**Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse”**Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud”**D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane”*“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesieuropei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi.In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolodelle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratoripubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Ilmodello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però disponedi risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gliinvestimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitarionazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previstiper il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nellaprevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani eutilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire lecure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restanocriticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni delpersonale sanitario.”Lo ha dichiarato *Luciano Ciocchetti* (FDI) vicepresidente dellacommissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanitàpubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il serviziosanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri edegli esperti contabili, presieduta da *Luigi Pagliuca*.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo *Orfeo Mazzella*(M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a PalazzoMadama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla mediadei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisidi organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferireparte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattuttosu anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive conpatologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lungheattese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicatocomparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitariapubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre lamedia Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci collocainoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quellidel G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana deicittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti alServizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione,rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per *Vanessa Cattoi*, deputata della Lega in commissione Bilancio aMontecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito taglilineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il datorelativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante ilquale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui chebisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente èarrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio
 alla spesasanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo hainvertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorsedestinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infattistanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, comecertificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo diincrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investiresu prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire lasostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente èessenziale continuare a considerare la formazione delle professionisanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è *Luciano D’Alfonso*parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “Èimportante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altredemocrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza qualisiano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla saluteoccupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, èindispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vistanumerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione dipersonale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorreinvestire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie perrispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delleemergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e dellecondizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, finoalla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare questesfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace dicollegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con lamedicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da *Anna Maria Belforte* il punto di vistadei professionisti è stato illustrato da *Eleonora Linda Lecchi*,commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quartodella spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata alreddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, comeavviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza comprometterel’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore allamedia dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderlemeglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenzenell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale,insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità èquella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a *Paolo Longoni*, consiglieredell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessarioaumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarlein modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servonocapacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva,l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in baseal reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperireulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda lanecessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinchérimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delleprofessioni sanitarie e rivedendo il peso de
lla politica nelle scelteprogrammatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delleemergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spessoviolente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide edefficaci”.*nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella,Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi*Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below.   
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		<title><![CDATA[Sanità in Puglia. IAIA (FdI): una situazione critica ignorata dalla sinistra per anni" - Agenparl ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903110006960.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agenparl.eu" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 16:16:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://agenparl.eu/2026/03/09/sanita-in-puglia-iaia-fdi-una-situazione-critica-ignorata-dalla-sinistra-per-anni/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(AGENPARL) – Mon 09 March 2026 Segue nota da parte del deputato FdI, on. Dario Iaia.Buon lavoro.—–Sanità in Puglia. IAIA (FdI): una situazione critica ignorata dalla sinistra per anni”“La sanità in Puglia resta gravata da problemi e da criticità irrisolte. Dopo anni di governo regionale di sinistra, poco o nulla è stato fatto per affrontare in modo incisivo la questione. I recenti dati Gimbe sulla mobilità sanitaria lo confermano: la Puglia presenta un saldo negativo rilevante di € 253,2 milioni, indicativo di una gestione finanziaria disastrosa. Inoltre, le strutture private convenzionate assorbono ben il 68,9% della mobilità attiva, segno che il pubblico non riesce a garantire un servizio adeguato e accessibile. La sanità invece, deve essere un diritto garantito a tutti, non solo a coloro che possono permettersi di pagare viaggi e cure al di fuori della nostra regione. Questo divario inaccettabile mette in evidenza la carenza di servizi adeguati, con migliaia di pazienti costretti ad affrontare lunghe liste d’attesa e a cercare cure altrove, con tutte le difficoltà emotive e finanziarie che ciò comporta. La situazione economica della sanità pugliese resta desolante, con un buco che si fa sempre più grave. Le risorse vengono sprecate in modo inaccettabile e senza una gestione adeguata, mentre i cittadini continuano a subire le conseguenze di scelte politiche mancate. Oggi più che mai, è fondamentale che la questione venga affrontata con responsabilità e determinazione, smettendo di nascondere le proprie inefficienze dietro facili slogan. È tempo di un cambio di passo: i pugliesi meritano rispetto e un servizio sanitario che funzioni, senza più compromessi”.Dario Iaia – Deputato di Fratelli d’ItaliaSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below.   
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		<title><![CDATA[Sanità pugliese, Salatto: “No a nuove tasse senza servizi” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"antennasud.com" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il presidente di Confindustria Puglia, Potito Salatto, critica l’ipotesi di aumento dell’addizionale IRPEF e del ticket farmaceutico per coprire il disavanzo sanitario regionale.</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:13:00 +0100</pubDate>
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		<source Readership="48" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF"><![CDATA[antennasud.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.antennasud.com/sanita-pugliese-salatto-confindustria-paradossale-aumentare-tasse-e-ticket-senza-servizi/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Antenna SudNewsÈ paradossale che oggi in Puglia si pensi di aumentare le tasse a famiglie e imprese o di incrementare il ticket farmaceutico per cercare di colmare un disavanzo sanitario superiore ai 300 milioni di euro, senza che negli anni siano stati garantiti servizi adeguati ai cittadini. È questa la posizione espressa dal dottor Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia.Secondo Salatto, l’ipotesi di un aumento dell’addizionale IRPEF regionale rappresenterebbe una soluzione troppo semplice per tentare di coprire il deficit della sanità pugliese. Una misura che rischierebbe di gravare ulteriormente su famiglie e imprese in un contesto economico già complesso.Il presidente degli industriali pugliesi ha inoltre ricordato come negli ultimi vent’anni la Regione sia stata amministrata dal centrosinistra, che – a suo avviso – avrebbe adottato prevalentemente politiche di contenimento della spesa nella gestione del sistema sanitario regionale.“Vorrei far notare al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e al suo assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, senza alcuna inutile polemica – sottolinea Salatto – che negli ultimi 20 anni il centrosinistra ha governato la nostra regione mettendo in pratica, per l’offerta e la gestione sanitaria indirizzata ai cittadini pugliesi, la sola politica dei tagli”.Da qui una serie di interrogativi sulle politiche effettivamente realizzate negli anni per sostenere le fasce più fragili della popolazione. “A cosa ci hanno condotto tali scelte restrittive? Quali sono state, in vent’anni di amministrazione pubblica, le vere politiche attuate a favore dei pugliesi più deboli e socialmente ed economicamente più fragili?”, si chiede il presidente di Confindustria Puglia.Salatto definisce quindi “grave” l’ipotesi di nuove misure fiscali o di un incremento del ticket farmaceutico, soprattutto alla luce delle diseguaglianze territoriali che persistono anche all’interno della stessa regione.Un elemento di particolare preoccupazione riguarda il fenomeno della mobilità sanitaria. I dati più recenti del Rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria indicano infatti che la Puglia è terza in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania. Un numero molto elevato di cittadini pugliesi continua a spostarsi verso altre regioni, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per ottenere prestazioni sanitarie.“Numeri che dovrebbero far riflettere seriamente – osserva Salatto – prima di immaginare nuove tasse per la popolazione e per il nostro tessuto produttivo”.Infine, il presidente di Confindustria Puglia auspica che, dopo l’incontro a Roma con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere le modalità di copertura del deficit sanitario, la Regione possa aprire un confronto più ampio con tutti gli attori del sistema sanitario pugliese.“Ci auguriamo – conclude Salatto – che il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia vogliano convocare un incontro con tutto l’indotto sanitario pugliese per avviare un confronto sereno e proficuo e condividere decisioni e traiettorie future nell’interesse della comunità regionale”.Sono una Giornalista Professionista. Per me ogni parola ha conseguenze, così come ogni silenzio. Non conosco altro modo per svolgere questa professione  se non con rispetto, serietà e responsabilità. Valori ancor più necessari nel racconto quotidiano di una terra complessa quale la provincia di Foggia, che aspirando ad un riscatto sociale e culturale, non può prescindere da un’attività di cronaca seria, onesta e libera.See author's postsCANALE 85 SRLP.IVA: 11622971007REA: BR-149144Sede legale:Via per Grottaglie, Km 2 – 72021 Francavilla Fontana (BR)Tel. 0831 819986Sede Bari:Viale Europa, 22Contatti: [email protected]© Copyright © Canale 85 S.r.l.Tutti i video, immagini, testi e foto sono di proprietà d
i Canale 85 S.r.l. sono quindi vietati l’uso e la riproduzione di questi, anche in maniera parziale, in assenza di autorizzazione scritta di Canale 85 s.r.l.Testata Antenna Sud 14: Registrazione Tribunale Bari reg. stampa n. 618/1980 del 09/05/1980Testata Antenna Sud 92: Registrazione Tribunale Brindisi reg. stampa n. 1/16 del 31/03/2016   
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		<tp:writer>Antonella D''Avola</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157706413.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"appianews.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:38:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i
nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:© All Rights Reserved, Appia News.Testata Giornalistica iscritta al tribunale si Santa Maria Capua Vetere, registrazione numero 839 del 25/7/2016 Direttore responsabile Pietro Parente | Editore Associazione Giornalisti Casertani  appianews@gmail.com Via Aldo Moro 63, 81022 Casagiove (Ce)   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158206414.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"appianews.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:39:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons
iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, Appia News.Testata Giornalistica iscritta al tribunale si Santa Maria Capua Vetere, registrazione numero 839 del 25/7/2016 Direttore responsabile Pietro Parente | Editore Associazione Giornalisti Casertani  appianews@gmail.com Via Aldo Moro 63, 81022 Casagiove (Ce)   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903144006292.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"campaniapress.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:48:00 +0100</pubDate>
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nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903081106667.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"campaniapress.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:53:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons
iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.   
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.   
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:45:00 +0100</pubDate>
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e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157206424.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cittadi.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:45:00 +0100</pubDate>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail a
ll'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizz
o segnalazioni@cittadinapoli.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, comunicazionenazionale.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 5292 del 2/4/2002 | Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali dirit
ti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo direzione@forumitalia.info per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” - Corriere della Sardegna ]]></title>
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		<tp:ocr><![CDATA[-“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari
e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Corriere della Sardegna ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159906463.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrieredellasardegna.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:04:00 +0100</pubDate>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m
ail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Corriere di Ancona ]]></title>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnal
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti | Corriere Flegreo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156306427.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corriereflegreo.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:46:00 +0100</pubDate>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizz
o segnalazioni@corriereflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139806406.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedellacalabria.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:34:00 +0100</pubDate>
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e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139906407.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedellacalabria.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m
ail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:38:00 +0100</pubDate>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizz
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m
ail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903149006498.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedibari.com" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:19:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari
e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Cronache di Milano ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:13:00 +0100</pubDate>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'i
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903146006344.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedimilano.com" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:14:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari
e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Cronache di Trento e Trieste ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150006496.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronacheditrentoetrieste.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:17:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'i
ndirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150106497.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronacheditrentoetrieste.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:19:00 +0100</pubDate>
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e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903135006198.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"dire.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (Fdi): "Dal governo risorse mai spese prima per il Servizio sanitario nazionale"</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:19:00 +0100</pubDate>
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io è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa“.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.   
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		<title><![CDATA[CNPR forum: 'Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti' - ExPartibus ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:05:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ciocchetti: Dal governo risorse mai spese prima per SSNRiceviamo e pubblichiamo.Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue.Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche.Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità.Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti, FdI, Vicepresidente della Commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del CNPR forum ‘Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?’, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella, M5S, Vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama:Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del PIL, mentre la media OCSE supera il 7,1 per cento.Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi OCSE e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in Commissione Bilancio a Montecitorio:Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010/2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro.A sottolineare 
le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in Commissione Finanze alla Camera:È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione.L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’ODCEC di Bergamo:Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’quilibrio dei conti pubblici.Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili:È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate.In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci.   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903124706239.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"finanza.lastampa.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>&quot;Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non &#232; semplice, perch&#233; i modelli organizzativi sono molto diversi.</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:39:00 +0100</pubDate>
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ntare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Conclusioni affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:31:00 +0100</pubDate>
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail   

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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:31:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i
nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Gazzetta di Genova ]]></title>
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uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'i
ndirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<tp:ocr><![CDATA[-“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari
e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Innovazione e integrazione pubblico-privato: le sfide per un Ssn sostenibile | HealthDesk ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903107106927.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"healthdesk.it" </b>  del 08 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 15:58:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[http://www.healthdesk.it/scenari/innovazione-integrazione-pubblico-privato-sfide-ssn-sostenibile]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ridisegnare i processi di cura sulla base dei risultati di salute; riallocare il tempo dei professionisti e le risorse utilizzando intelligenza artificiale e telemedicina; integrare risorse pubbliche e private per garantire equità nelle cure.Sono queste, in sintesi, le proposte emerse dal convegno "Innovazione e sostenibilità per il futuro del SSN. Innovare modelli organizzativi e tecnologici per garantire sostenibilità e qualità in un’Italia sempre più longeva" che si è svolto giovedì 5 marzo a Roma nella sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, alla presenza dell’Ambasciatrice designata Anne-Marie Descôtes. L’evento era promosso da Clariane Italia in partnership con il Cergas SDA Bocconi.La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, secondo la ricerca del Cergas, è messa alla prova da cambiamenti demografici e organizzativi che rischiano di alterare l’equilibrio tra bisogni di cura e risorse disponibili alla luce dell’invecchiamento della popolazione e della diffusione delle patologie croniche. La quota di popolazione con più di 65 anni ha raggiunto il 24 per cento ed entro il 2050 la forza lavoro potenziale potrebbe ridursi di circa il 30 per cento.Sophie Boissard, CEO del Gruppo Clariane ha ricordato in apertura dei lavori che «l’Europa sta vivendo un’epoca di grandi cambiamenti, in particolare demografici, con una popolazione che invecchia rapidamente; sul fronte sanitario si registra un aumento delle malattie croniche, mentre i recenti sviluppi tecnologici alimentano nuove speranze».La pressione sul sistema italiano delle cure è evidente nella distribuzione della spesa sanitaria, sostiene il Centro studi: oggi circa il 70 per cento delle risorse del Ssn è destinato alla cura dei pazienti cronici. Questo scenario ha contribuito a generare una forma di razionamento implicito: solo il 49 per cento delle prestazioni sanitarie è coperto dal sistema pubblico, mentre il restante 51 per cento ricade direttamente sulle famiglie, attraverso pagamenti diretti o tramite assicurazioni sanitarie.Per Francesco Longo, direttore OASI, Cergas SDA Bocconi, «non basta puntare a più finanziamenti: occorre ripensare regole, standard di personale e modelli organizzativi. La tecnologia, in particolare le infrastrutture digitali e l’intelligenza artificiale, può diventare una leva decisiva di sostenibilità – sostiene - per riallocare competenze e tempo verso attività ad alto valore clinico e relazionale. Governare in modo esplicito l’ibridazione tra risorse pubbliche e private è una condizione necessaria per preservare qualità ed equità del sistema. La sostenibilità futura del Ssn non dipenderà soltanto da quante risorse saranno disponibili, ma dalla capacità di allocarle secondo priorità dichiarate e coerenti con i bisogni reali della popolazione».Per affrontare questa situazione, lo studio suggerisce un ripensamento dei modelli assistenziali e dell’organizzazione del lavoro sanitario. L’attuale sistema di standard del personale, basato prevalentemente sulla presenza fisica degli operatori, dovrebbe evolvere verso una regolazione orientata ai risultati di salute. Tra le possibili soluzioni viene indicata una maggiore flessibilità nella distribuzione delle competenze, con politiche di redistribuzione dei compiti tra professionisti sanitari e una valorizzazione di figure intermedie, come l’assistente infermiere.Inoltre, strumenti come l’intelligenza artificiale, la telemedicina e il Fascicolo sanitario elettronico di seconda generazione possono contribuire a semplificare le attività amministrative e a supportare le decisioni cliniche, liberando tempo per l’assistenza diretta ai pazienti. Quanto al nodo del finanziamento del sistema sanitario, con oltre un quarto della spesa sanitaria complessiva sostenuta direttamente dai cittadini, lo studio propone un maggiore coordinamento tra risorse pubbliche e private: l’integrazione tra Servizio sanitario nazionale, sanità integrativa e strutture private accreditate, sotto una regia pubblica, viene indicata come una 
possibile strada per garantire equità di accesso e sostenibilità nel lungo periodo.«Clariane Italia intende dare il proprio contributo in qualità di privato accreditato nel sostenere il sistema sanitario nazionale» assicura Federico Guidoni, presidente e CEO di Clariane Italia. La sanità italiana affronterà «sfide demografiche e finanziarie importantissime» e «non ci saranno sufficienti risorse economiche per far fronte a un crescente bisogno legato all'invecchiamento della popolazione né adeguate risorse dal punto di vista del personale. Clariane Italia punta quindi a innovare e rinnovare il sistema, offrendo anche nuove forme, nuovi modelli organizzativi, che auspichiamo possano essere condivisi anche nel regolatore pubblico» La mobilità sanitaria interregionale in Italia ha raggiunto nel 2023 la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022, quando ammontava a 5,04 miliardi. A certificare il fenomeno è la Fondazione GIMBE in occasione del trentennale della sua fondazione. La Fondazione sottolinea… Leggi tutto Il Servizio Sanitario Nazionale rimane una delle principali priorità per gli italiani, che chiedono al Governo di investire con decisione su innovazione, ricerca e accesso equo alle cure. È quanto emerge dall’indagine «Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Servizio Sanitario Nazionale», presentata durante l’ottava edizione di “… Leggi tutto No alla devoluzione delle professioni regolamentate nel processo di autonomia differenziata. A far sentire la propria contrarietà i 106 presidenti che compongono il Consiglio nazionale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, riuniti a Roma. Con una mozione approvata all’unanimità venerdì 20… Leggi tutto È netta la presa di posizione dell’Anaao Assomed contro l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, dei percorsi di autonomia differenziata estesi all’ambito sanitario per Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto.A esprimere la critica è il segretario nazionale del sindacato, Pierino Di Silverio, che parla di una decisione… Leggi tutto In occasione della Giornata Mondiale del Malato, l’Associazione Luca Coscioni rilancia la propria campagna per sostenere i cittadini alle prese con i lunghi tempi di attesa per visite ed esami nel sistema sanitario pubblico. Sul sito dell’Associazione è ora disponibile un modulo scaricabile che consente agli utenti di richiedere l’applicazione… Leggi tutto Il disegno di legge delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale approvato di recente dal Consigli dei ministri rischia di «acuire le disuguaglianze» e perciò si rende «necessario un confronto vero e strutturato per non compromettere equità e universalità».A scriverlo è Cittadinanzattiva in una lettera aperta con la quale si… Leggi tutto In Italia operano stabilmente tra 12 e 18 mila infermieri impegnati nell’assistenza oncologica, con una netta prevalenza femminile pari a circa il 65-70%. È quanto evidenzia Nursing Up in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra oggi, richiamando l’attenzione sul ruolo centrale di questi professionisti nei percorsi di… Leggi tutto La legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie «enuncia princìpi condivisibili, ma senza alcun impegno finanziario rischia di restare lettera morta e di non riuscire ad arginare la fuga dei professionisti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) e a rendere davvero attrattive le professioni e le specialità mediche sempre più disertate… Leggi tutto Cresce la spesa privata delle famiglie, si indebolisce l’equità e il Servizio sanitario rischia di non essere più adeguato ai bisogni sociosanitari di una popolazione che cambia. Sono le tendenze che emergono dal 21° Rapporto del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea Sanità).Fin dalla sua nascita l’obiettivo del… Leggi tutto Una spesa sanitaria che cresce e il cui peso ricade sempre più sulle tasche dei cittadini. È il trend che emerge dal rapporto sul Monitoraggio della spesa sanitaria 2025 della Ragioneria Generale dello… Leggi tutto La salute dei bambini dell’Unione Europea presenta nel 2024 un quadro complessivamente positivo. Quasi il 96% dei minori sotto i 16 anni è infatti valutato in condizioni di salute molto buone o buone. Dietro questo dato incoraggiante, però, si nascondono differenze significative che riflettono le disuguaglianze sociali ed economiche presenti… Leggi tutto Con lo sblocco di circa 13 milioni di euro del Fondo per il governo dei dispositivi medici, entra finalmente nella fase operativa il Programma nazionale di Health Technology Assessment per i dispositivi medici (PNHTA-DM) 2026–2028. Un passaggio chiave per il Servizio sanitario nazionale, che punta a rafforzare un sistema di valutazione… Leggi tutto Il Servizio sanitario nazionale italiano si trova oggi di fronte a una delle sfide più complesse: da un lato una popolazione che invecchia rapidamente; dall’altro lato un numero di medici non sufficiente per rispondere ai nuovi bisogni di salute.A tratteggiare un “nuovo” quadro della situazione della sanità pubblica italiana, e in… Leggi tutto Negli ultimi dieci anni la sanità pubblica italiana ha perso una parte rilevante della propria struttura di comando clinico-organizzativo. Non solo reparti accorpati e servizi ridotti, ma anche un progressivo ridimensionamento delle figure apicali che governano ospedali e unità operative. È quanto emerge dallo studio Anaao Assomed basato sui… Leggi tutto È una bocciatura senza appello della Manovra economica per il 2026 quella che arriva da Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp e Sumai in rappresentanza dei medici dipendenti e convenzionati e dei dirigenti sanitari del Sevizio sanitario nazionale.La bocciatura arriva con un comunicato unitario che ha i toni delle aspettative tradite e… Leggi tutto Nel 2025 l’Anaao Assomed ha diffidato il 75% delle Aziende sanitarie per non aver applicato il contratto di lavoro dei medici e dirigenti sanitari. L’azione sindacale ha riguardato 174 aziende su 231, la maggior parte al Nord Italia (55,75%), seguito dal Sud (32,75%) e dal Centro (11,50%). E anche se nelle 57 Aziende non sono scattate le… Leggi tutto Un Paese che vive più a lungo, ma non necessariamente meglio; che ha superato lo shock della pandemia, ma ne porta ancora i segni; che invecchia rapidamente mentre fatica a riorganizzare il proprio sistema di cura. Un Paese attraversato da profonde disuguaglianze territoriali e sociali, dove la salute diventa sempre più una cartina di tornasole… Leggi tutto Sostenere la crescita culturale, scientifica e professionale dell’infermieristica italiana: è questa, in sostanza, la mission della Fondazione Infermieri, nuovo soggetto istituzionale nato per iniziativa della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). L'annuncio è stato dato giovedì 11 dicembre durante l’… Leggi tuttoTestata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014  © Mad Owl srl   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Il Corriere di Bologna ]]></title>
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons
iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail 
all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:46:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i
nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Il Corriere di Firenze ]]></title>
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail 
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:39:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i
nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti  ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:38:00 +0100</pubDate>
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considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.   
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considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:58:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons
iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunica
rlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilgiornaleditorino.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Mobilità sanitaria: il privato guadagna – Il Golfo 24 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903101107043.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilgolfo24.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Oltre 5 miliardi spesi per cure fuori Regione, con metà dei fondi che va alla sanità privata convenzionata.</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 16:51:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sempre più italiani devono lasciare la propria Regione di residenza per curarsi. Nel 2023, il flusso della mobilità sanitaria interregionale ha generato una spesa di 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 quando era stata pari a 5,04 miliardi. Una parte consistente di queste risorse è intercettata dalle strutture private convenzionate a cui è destinata oltre la metà della spesa per le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione. Sono alcune delle tendenze che emergono dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe presentato oggi in occasione del trentennale della Fondazione. “La migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi”, afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il rapporto mostra come il fenomeno della mobilità sanitaria sia molto articolato. È vero, infatti, che ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra Regioni settentrionali. Tuttavia, mentre in quest’ultimo caso si tratta in genere di uno ‘scambio’ di pazienti tra Regioni limitrofe, per il Meridione si assiste a una fuga di pazienti senza che si registri alcuna attrattività.      In particolare, secondo l’analisi, circa metà degli incassi derivanti dall’aver fornito cure a pazienti non residenti va a tre sole Regioni: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%). Questi dati fanno comprendere che “la mobilità passiva non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord”, spiega Cartabellotta. “Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità”. È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge con forza lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle Regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, la Sicilia di 246,7. Cresce inoltre il peso del privato: per ogni euro speso per ripagare le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione, oltre la metà viene incassata dalla sanità privata convenzionata, a cui, nel 2023 sono andati 1.966 milioni rispetto ai 1.643 milioni delle strutture pubbliche. Le Regioni in cui il provato è più attrattivo sono Molise (dove il privato attrae il 90,2% della mobilità attiva), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%), Lazio (63,8%). “Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità”, precisa Cartabellotta. “Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale”, conclude il presidente Gimbe.   TagCampania sanità costi sanitari cure fuori regione disuguaglianze sanitarie eccellenza sanitaria Emilia-Romagna sanità flusso pazienti Lombardia sanità migrazione pazienti mobilità sanitaria regioni italiane report Gimbe sanità privata spesa sanitaria Veneto sanità   
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		<title><![CDATA[Sanità pugliese, Confindustria contro l’ipotesi di nuove tasse: “Paradossale far pagare cittadini e imprese” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903249807346.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"immediato.net" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il presidente Potito Salatto critica l’eventuale aumento dell’addizionale Irpef e del ticket farmaceutico per coprire il deficit sanitario: “Dopo vent’anni di tagli ora non si può presentare il conto ai pugliesi”</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:51:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.immediato.net/2026/03/09/sanita-pugliese-confindustria-contro-lipotesi-di-nuove-tasse-paradossale-far-pagare-cittadini-e-imprese/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Home - Sanità pugliese, Confindustria contro l’ipotesi di nuove tasse: “Paradossale far pagare cittadini e imprese”Salatto, Pentassuglia e DecaroSi accende il dibattito sul possibile aumento delle tasse regionali per coprire il disavanzo della sanità pugliese. A intervenire è Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, che in una dichiarazione critica duramente l’ipotesi di incrementare l’addizionale Irpef o il ticket farmaceutico.Secondo Salatto sarebbe “troppo facile aumentare le tasse” per tentare di coprire un deficit sanitario stimato in oltre 300 milioni di euro, senza affrontare le cause strutturali dei problemi del sistema sanitario regionale.Il presidente degli industriali pugliesi si rivolge direttamente al presidente della Regione Antonio Decaro e all’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, sostenendo che negli ultimi vent’anni la sanità pugliese sia stata gestita con una politica di tagli.“È paradossale che oggi si vogliano aumentare le tasse a famiglie e imprese o incrementare il ticket farmaceutico per non aver dato servizi e per continuare a non fornirne”, afferma Salatto.Tra i punti evidenziati dal presidente di Confindustria c’è anche la questione della mobilità sanitaria. Secondo il recente rapporto Gimbe, ricorda Salatto, la Puglia è terza in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania.Questo significa che molti cittadini pugliesi sono costretti a spostarsi in altre regioni – in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – per ottenere cure e prestazioni sanitarie.Salatto auspica che, dopo l’incontro con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere delle modalità di copertura del deficit, la Regione possa aprire un confronto con il sistema sanitario e con le realtà produttive del territorio.L’obiettivo, secondo il presidente di Confindustria, dovrebbe essere quello di individuare soluzioni condivise per il futuro della sanità pugliese senza gravare ulteriormente su cittadini e imprese.Il presidente Potito Salatto critica l’eventuale aumento dell’addizionale Irpef e del ticket farmaceutico per coprire il deficit sanitario: “Dopo vent’anni...Quotidiano online registrato presso il Tribunale di Foggia, n. 3/2014 Società editrice: iMEDIA srls P.IVA 03942360714Copyright © 2026Copyright  © 2024   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156206426.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lacittadiroma.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:46:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i
nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons
iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail 
all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080706679.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"magazine-italia.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:54:00 +0100</pubDate>
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna.   Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo
 via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna.   Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamenta
re del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.https://youtu.be/JEPjsmL7vR0     
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via
 e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158406468.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"notiziedi.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:04:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore voglia
te comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:04:00 +0100</pubDate>
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pert
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail   
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		<tp:ocr><![CDATA[-“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari
e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Primo Piano 24 |  direttore editoriale Susy Miraglia  Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore  vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158706467.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"primopiano24.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:04:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin
uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itPrimo Piano 24 |  direttore editoriale Susy Miraglia  Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore  vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Radio Napoli Centro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171006542.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"radionapolicentro.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
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iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate 
comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[La Regione Lazio deve rimborsare al Vaticano 160 milioni per la pediatria ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903182907705.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"romatoday.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dato emerge dall’ultimo report Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale e riporta, al centro della discussione il tema della pediatria a Roma e del "rischio monopolio" del privato</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 22:26:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Quasi 160 milioni di euro: è il numero di prestazioni erogate dal Bambino Gesù per i piccoli pazienti della Regione Lazio. Il dato emerge dall’ultimo report Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale e riporta, ancora una volta, al centro della discussione, un tema che è stato più volte sollevato nell’ultimo periodo, anche di recente in relazione al futuro dell’ex Forlanini: il fatto che a Roma la pediatria stia sempre di più diventando una questione di privati.Un tema affrontato nel dettaglio in questo approfondimento di Dossier e su cui ha posto di recente l’attenzione anche l’Assemblea capitolina, con una mozione approvata lo scorso novembre.Le cure pediatriche a Roma sono un affare (privato) del VaticanoLa mobilità passiva verso la Santa SedePer mobilità passiva si intende l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in una Regione diversa da quella di residenza. E rappresenta dunque un debito. In base all’ultimo report di Gimbe, il Lazio è la Regione con il valore più alto: 621.751.26 euro di debiti. Di cui ben 156.7 milioni sono dovuti a titolo di prestazioni erogate dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù “struttura che, se da un lato offre ai cittadini laziali e in particolare romani, di accedere ad una eccellenza pediatrica senza spostarsi dalla Regione – si legge nel report - dall’altro appartiene allo Stato della Città del Vaticano: per questo i servizi erogati vengono rimborsati con i flussi di mobilità passiva della Regione Lazio”. I dati fanno riferimento al 2023, ultimo anno disponibile.Complessivamente, inoltre, il Bambino Gesù può vantare un credito di oltre 281 milioni (sono esattamente 281.383.50), un valore in crescita di esattamente 6.473.608 euro rispetto all’anno precedente.Il reparto pubblico chiude, quello del Vaticano incassa milioni. Perché a Roma c'è un'emergenza pediatriaLa pediatria a RomaGià in questo approfondimento di Dossier è stato sottolineato il progressivo “monopolio” dei privati per la pediatria a Roma. Con il 70% di posti letto per l’area materno-infantile-pediatrica in capo ai privati accreditati che copre il 71.6% dell’offerta (al 2021, ultimo dato disponibile).Un punto su cui ha chiesto attenzione anche l’Assemblea capitolina, in una mozione a prima firma Nella Converti, presidente della commissione capitolina Politiche sociali e della salute e consigliera del Pd, in cui si attesta, citando i dati del ministero della Salute, che nel periodo 2014-2021, i posti letto nelle pediatrie pubbliche di Roma sono scesi a 429, mentre quelli gestiti dai privati si sono attestati su 1063. Da qui la richiesta di interventi alla Regione per tutelare la sanità pediatrica pubblica.A questo quadro si aggiungono poi i dati forniti dalla Fimp (Federazione italiana dei medici pediatri) di Roma e Lazio che stima che entro il 2028 circa 333 pediatri in tutta la Regione compiranno 70 anni e andranno in pensione. Si tratta del dato più alto a livello nazionale. Ancora più preoccupante se rapportato, più nel dettaglio, alla situazione romana. Dove, secondo gli ultimi dati forniti dal Comune di Roma, sono diversi i municipi in cui i professionisti sono sempre di meno e sempre più "carichi" di pazienti come il VI, il XI e il X.    
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		<title><![CDATA[Sanità in Puglia, Salatto: “Aumentare tasse e ticket senza servizi è paradossale” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903253807498.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"statoquotidiano.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Sanità in Puglia, Salatto: “Aumentare tasse e ticket senza servizi è paradossale”</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 19:46:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.statoquotidiano.it/09/03/2026/sanita-in-puglia-salatto-aumentare-tasse-e-ticket-senza-servizi-e-paradossale/1293236/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Iscriviti al canale WhatsappBALLON D'ESSAICALEMBOURIscriviti al canale WhatsappFoggiaManfredoniaCronacaPoliticaSportEventiSan SeveroCerignolaHome // Economia // Sanità in Puglia, Salatto: “Aumentare tasse e ticket senza servizi è paradossale”Potito Salatto - Fonte Immagine: FoggiaTodayLASCIA UN COMMENTOFOGGIA – «È paradossale pensare di aumentare le tasse a famiglie e imprese o incrementare il ticket farmaceutico senza aver prima garantito servizi adeguati e continuando a non fornirli». È quanto afferma il dottor Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, intervenendo nel dibattito sul disavanzo sanitario regionale e sulle possibili misure per coprirlo. Secondo Salatto, l’ipotesi di aumentare l’addizionale regionale IRPEF per far fronte a un deficit sanitario che supera i 300 milioni di euro rappresenta una soluzione troppo semplice e rischia di scaricare il peso delle difficoltà sui cittadini e sul sistema produttivo.«Vorrei far notare al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e all’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia – sottolinea – che negli ultimi vent’anni il centrosinistra ha governato la nostra regione mettendo in pratica, nell’offerta e nella gestione sanitaria, soprattutto una politica di tagli». Salatto invita quindi a riflettere sulle conseguenze di queste scelte e sulle politiche realmente attuate in favore delle fasce più fragili della popolazione pugliese. «È davvero paradossale – prosegue – pensare oggi di aumentare le tasse o i ticket farmaceutici proprio perché i servizi non sono stati garantiti». A preoccupare sono anche le diseguaglianze territoriali, presenti non solo a livello nazionale ma anche all’interno della stessa Puglia. A testimoniarlo sono i dati del recente Rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria, che colloca la regione al terzo posto in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania.Questo significa che molti cittadini pugliesi sono costretti a spostarsi verso altre regioni, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per ricevere prestazioni sanitarie. Per questo motivo, il presidente di Confindustria auspica un confronto più ampio sul futuro del sistema sanitario regionale. Dopo l’incontro previsto a Roma con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere le modalità di copertura del deficit, Salatto chiede alla Regione di aprire un dialogo con tutto l’indotto sanitario pugliese.«Ci auguriamo – conclude – che il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia possano convocare un incontro con tutti gli attori del settore per un confronto sereno e costruttivo, così da condividere decisioni e traiettorie future per la sanità pugliese».CommentoSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.?Stato Donna è l'inserto di Stato Quotidiano che parla al femminile. Con decine di storie e volti di donne che raccontano il mondo attuale."L'INFORMAZIONE LIBERA DELLA CAPITANATA ED OLTRE (DAL 2009)"Registrazione al tribunale di Foggia n°28 del 05.10.2009REDAZIONECASINO ONLINE NON AAMSCASINO NON AAMSCODICE ETICOPRIVACY POLICYCONTATTIVuoi segnalare un problema nella tua città?AnonimoManfredoniaFoggiaSan SeveroLuceraCerignolaGarganoPrima PaginaPrimo PianoCronacaScienza e tecnologiaMedicinaEconomiaLavoroFocus e InchiesteIl FogliettoStorie e ProfiliStato SportAttualitàModaViaggiEventiCinemaSpettacoliSalute e BenessereStato DonnaPubblicitàSegnalazioniMeteoStato TVRedazioneScri
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		<title><![CDATA[Cnpr Forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903153006522.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"teleborsa.it" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>&quot;Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non &#232; semplice, perch&#233; i modelli organizzativi sono molto diversi.</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:24:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.teleborsa.it/DettaglioNews/57_2026-03-09_TLB/Cnpr-Forum-Sanit-pubblica-tra-sostenibilit-e-diritti.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Home Page  /  Notizie  /  Cnpr Forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti                Cnpr Forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti                        Economia                                                09 marzo 2026 - 12.18                    (Teleborsa) - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione
 e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Conclusioni affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.    Condividi```			Leggi anche                Cnpr Forum: "Equità e sviluppo, il ruolo della politica nella crescita"                            Eni, Standard Ethics conferma il rating ESG "EE+"                            Eventi e scadenze del 20 febbraio 2026                            Il CEO del World Economic Forum Borge Brende si dimette su scandalo Epstein   
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Venezia 24 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171106543.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"venezia24.com" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons
iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo se
gnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170806544.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"venezia24.com" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:30:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i
nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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