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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903229007298.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"COMUNICAZIONENAZIONALE.IT" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:31:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[NAPOLI - "II confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un'impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l'Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una   riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L'Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario". Così Luciano Ciocchetti (Fdl), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilìtà e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.   MAZZELLA (M5S): "SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE"   Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzetta (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: 11 livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alia media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Cimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pii, mentre lo media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo prò capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all'ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini, È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l'Organizzazione, rafforzando l'assistenza territoriale e domiciliare".   ÑÀÒÒÎ² (LEGA): "IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI"   Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega ¡n commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e ¡I 2015 "il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi; è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l'emergenza Covid, che ha cambiato l'approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario ¡I governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell'attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non sì tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle
 professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro".   D'ALFONSO (PD): "DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE"   A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D'Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale "è importante riconoscere che l'Italia e l'Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alta salute occupa   senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L'attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all'invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta dì prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con ia medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base".   LECCHI; "EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE"   Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dellOdcec di Bergamo: "Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rìschio una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure. come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l'equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore olla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio, Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell'assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d'attesa".   Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili. "È sicuramente necessario - ha detto Longoni - aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l'introduzione di una nuova politico di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinchè rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte progrommatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci".   Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l'indirizzo https://www.dire.it   -tit_org- Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti   -sec_org-
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903228807300.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"CORRIEREFLEGREO.IT" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
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e professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro".   D'ALFONSO (PD): "DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE"   A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D'Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale "è importante riconoscere che l'Italia l'Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il   profilo della formazione. L'attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all'invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegore in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base".   LECCHI: "EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE"   Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e révisera legale dell'Odcec di Bergamo: "Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l'equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell'assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme olla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d'attesa".   LONGONI: "SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE"   Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili. "È sicuramente necessario - ha detto Longoni - aumentare le risorse destinate alla   sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l'introduzione dì una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinchè rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci",   Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l'indirizzo https://www.dire.¡t   -tit_org- Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Olere 5 miliardi per cure fuori regione, guadagna soprattutto il privati ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901802205190.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"GOLFO QUOTIDIANO" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 07:17:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[OLTRE 5 MILIARDI PER CURE FUORI REGIONE, GUADAGNA SOPRATTUTTO IL PRIVATO  Sempre più italiani devono lasciare la propria Regione di residenza per curarsi. Nel 2023, il flusso della mobilità sanitaria interregionale ha generato una spesa di 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 quando era stata pari a 5,04 miliardi. Una parte consistente di queste risorse è intercettata dalle strutture private convenzionate a cui è destinata oltre la metà della spesa per le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione. Sono alcune delle tendenze che emergono dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe presentato oggi in occasione del trentennale della Fondazione. "La migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi", afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il rapporto mostra come il fenomeno della mobilità sanitaria sia molto articolato. È vero, infatti, che ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra Regioni settentrionali. Tuttavia, mentre in quest'ultimo caso si tratta in genere di uno 'scambio' di pazienti tra Regioni limitrofe, per il Meridione si assiste a una fuga di pazienti senza che si registri alcuna attrattività.  In particolare, secondo l'analisi, circa metà degli incassi derivanti dall'aver fornito cure a pazienti non residenti va a tre sole Regioni: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%). Questi dati  bilità passiva non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord", spiega Cartabellotta. "Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità". È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge con forza lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle Regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, la Sicilia di 246,7. Cresce inoltre il peso del privato: per ogni euro speso per ripagare le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione, oltre la metà viene incassata dalla sanità privata  convenzionata, a cui, nel 2023 sono andati 1.966 milioni rispetto ai 1.643 milioni delle strutture pubbliche. Le Regioni in cui il provato è più attrattivo sono Molise (dove il privato attrae il 90,2% della mobilità attiva), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%), Lazio (63,8%). "Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità", precisa Cartabellotta. "Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l'offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale", conclude il presidente Gimbe.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Olere 5 miliardi per cure fuori regione, guadagna soprattutto il privati   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903229107299.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903229107299.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"LACITTADIROMA.IT" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:31:00 +0100</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://lacittadiroma.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Al Cnpr forum Ð punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti   Politica > AL Cnpr forum II punto &ulla sanità pubblica tra sostenfbillta â· diritti   Di Rcdazionc-wcb   09/03/2026   NAPOLI - "II confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un'impostazione simile si ritrova in Francia, dove     S&···=':   lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l'Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2Ü26, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L'Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario". Così Luciano Ciocchetti (Fdl), vicepresidente della     S&···=':   commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.   MAZZELLA (M5S): "SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE"   Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama:   "II livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di     S&···=':   questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilita, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofmanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pii, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo prò capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all'ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l'organizzazione, rafforzando l'assistenza territoriale e domiciliare".   CATTOI (LEGA): "IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI"     S&···=':   Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 "il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l'emergenza Covid, che ha cambiato l'approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell'attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non sì tratta solo di incrementare i fondi,
 ma anche di usarli     S&···=':   in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro".   D'ALFONSO (PD): "DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE"   A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano DAlfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale "è importante riconoscere che l'Italia e l'Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane     S&···=':   adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L'attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all'invecchiamento della popolazione, fìno alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base".   LECCHI: "EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE"   Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e     S&···=':   révisera legale dell'Odcec di Bergamo: "Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l'equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell'assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d'attesa".   LONGONI: "SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE"   Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili. "È sicuramente necessario - ha detto Longoni aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in     S&···=':   modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l'introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinchè rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci". Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l'indirizzo https://www.dire.it   Af Ñëðã Forum ti punto suÌFs sanità ðéÜÛ³ñç t/'ý sosterffbifità e   •u-È-·'   ÏSSÎ;— S&···=' :   -tit_org- Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sosten
ibilità e diritti   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Cnpr forum: "Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903229407302.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"LACITTADIROMA.IT" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:31:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cnpr forum: "Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti"   Di Redazione-web   03/03/2026   Ciocchetti (Fdl): "Da governo risorse mai spese prima per SSN" Mazzella (M5s): "SSNsottofinanziato rispetto a media Ocseff   Cattai (Lega): "Ridurre divario Nord Sud" D'Alfonso (PO): "Servono più risorse umane"   "II confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un'impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.   Per quanto riguarda l'Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026,   con un incremento di oltre 18 miliardi.   Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.   L'Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario."   Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione   Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum "Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?", promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.   Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama:   "II livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.   Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.   È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pii, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo prò capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e airultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.   Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l'organizzazione, rafforzando l'assistenza territoriale e domiciliare".   Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: "Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.   Ancora più significativo è il dato relativo al perìodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.   Successivamente è arrivata l'emergenza Covid, che ha cambiato l'approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.   Nel periodo dell'attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio.   Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche dì usarli in modo più efficiente.   Investire su preve
nzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro".   A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D'Alfonso   parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera:   "È importante riconoscere che l'Italia e l'Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.   Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto dì vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L'attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.   Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all'invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.   Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base".   Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belferte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bergamo: "Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.   Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l'equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.   Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze   nell'assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d'attesa".   Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili: "È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.   Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l'introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.   Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinchè   rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.   La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci".   (Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Or feo Ma'z'/.åÏà, Luciano D'Alfonso e Vanessa Cattoi)   Cnpr fvrufTì: "Sanità pubbfsca tra sostenibUità e diritti"   -tit_org- Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La ricerca Rivoluzione tech per i farmaci tempi e costi ridotti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901720404472.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"AFFARI E FINANZA" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:07:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La ricerca Rivoluzione tech per i farmaci tempi e costi ridotti   I dati dell’Aifa sono emblematici: il mercato globale dell’Intelligenza artificiale applicata ai medicinali sta correndo a un tasso annuo del 40% E il periodo per far arrivare una nuova molecola sul mercato scende del 30%  Intelligenza artificiale rende più conveniente la ricerca e lo sviluppo di nuovi trattamenti. Se sviluppare un nuovo farmaco richiede oggi mediamente oltre 10 anni di lavoro e investimenti che possono superare i 2 miliardi di euro, l’IA si presenta come il motore capace di abbattere costi insostenibili e accelerare i ricavi. Secondo il dossier “Intelligenza artificiale e Salute” dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), i numeri di questa rivoluzione sono emblematici. Il mercato globale dell’IA applicata alla farmaceutica sta correndo a un tasso medio annuo composto (Cagr) del 40-43% fino al 2030. Non è un caso che oggi il 62% delle aziende del settore integri già soluzioni di Intelligenza artificiale nei propri reparti di ricerca e sviluppo, con una crescita attesa del 45% nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è invertire una rotta inefficiente: attualmente, solo il 12% dei programmi di sviluppo arriva all’approvazione finale.  Secondo il report Digital Continuity di Capgemini, l’adozione sistemica dell’IA produce impatti industriali misurabili e immediati. Si parla di una riduzione del 30% del time-to-market, ovvero del periodo cruciale che intercorre tra l’ideazione di una molecola e la sua disponibilità in farmacia. A questo si aggiunge un aumento del 40% della produttività operativa e un abbattimento del 25% dei costi ingegneristici.  Non si tratta solo di velocità, ma di “Augmented R&D”: una ricerca aumentata in cui l’algoritmo non sostituisce il ricercatore, ma ne amplifica la capacità di esplorazione. Gli algoritmi di deep learning analizzano milioni di composti in poche ore, stimando tossicità e biodisponibilità prima ancora che una molecola venga sintetizzata fisicamente.  Secondo il dossier di Aifa, il panorama competitivo sta cambiando anche con l’ascesa delle biotech AI-native, realtà che nascono con l’algoritmo come cuore pulsante dello sviluppo. Casi emblematici come Insilico Medicine, Exscientia, Atomwise e Recursion dimostrano come sia possibile comprimere drasticamente i tempi della clinica. Insilico Medicine, ad esempio, ha portato il suo primo farmaco alla Fase II in meno di due anni grazie a una pipeline interamente basata su algoritmi. Candidati farmaci “AI-discovered” sono già realtà: il Rentosertib per la fibrosi polmonare idiopatica ha mostrato miglioramenti della funzione polmonare in Fase IIa, mentre REC994 per la malformazione cavernosa cerebrale ha completato la Fase II con risultati incoraggianti. Anche il “drug repurposing” gioca un ruolo chiave: l’IA individua nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati, abbattendo rischi e costi di sviluppo.  L’economia dell’IA non riguarda solo il profitto, ma la sostenibilità stessa dei sistemi sanitari. La fine della terapia “taglia unica” in favore della medicina  L’  di precisione consente di incrociare dati genetici, clinici e ambientali per scegliere la cura più efficace per ogni individuo. In oncologia, il matching molecolare tra paziente e farmaco aumenta la probabilità di risposta e migliora la qualità della vita, eliminando trattamenti inutili e costosi effetti avversi.  In Italia, l’Aifa utilizza già strumenti predittivi per supportare l’analisi dei benefici clinici e dei costi delle nuove tecnologie (Hta). «L’intelligenza artificiale — afferma il presidente di Aifa, Robert Nisticò — non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l’evoluzione della medicina moderna. I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi. La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa».  Il cambiamento ha già iniziato ad avere un enorme impatto anche sul lavoro: entro il 2026 l’85% degli sviluppatori userà l’IA generativa. Nascono figure come il GenAI developer e l’architetto
 dell’IA, mentre il medico resta insostituibile nel suo ruolo decisionale ed empatico. La medicina del futuro sarà inevitabilmente più digitale. «La sfida — conclude Nisticò — è far sì che sia anche più giusta, più accessibile, più umana».  ---End text---  Author: Valentina Arcovio  Heading:   Highlight: ACCELERANO ANCHE GLI STUDI CLINICI L’Intelligenza artificiale sta abbattendo uno dei colli di bottiglia storici della ricerca medica: il reclutamento per gli studi clinici.  Attualmente, solo il 12% dei programmi di sviluppo farmaceutico arriva all’approvazione finale, spesso a causa della difficoltà nel reperire pazienti idonei in tempi rapidi. Qui entra in gioco TrialGPT, una piattaforma basata su modelli linguistici avanzati capace di analizzare milioni di cartelle cliniche in pochi minuti per identificare candidati ideali. La frontiera più avanzata è invece rappresentata dai “virtual clinical trials”: coorti digitali di pazienti, definiti anche digital twins, su cui simulare scenari terapeutici complessi prima della sperimentazione umana reale.  Questo approccio “in silico” riduce drasticamente errori, costi e fallimenti nelle fasi cliniche più avanzate.  Image:1 L’agenzia  per il farmaco Aifa ha diffuso uno studio sull’impatto dell’intelligenza artificiale su ricerca e farmaci -tit_org- La ricerca Rivoluzione tech per i farmaci tempi e costi ridotti   -sec_org-
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		<tp:writer>VALENTINA ARCOVIO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Big Pharma con l'alambicco ChatGpt presto nuovi farmaci dagli algoritmi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901720604470.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 24 di <b>"GIORNALE" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il 62% delle aziende usa l'IA per la ricerca e sviluppo</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:07:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Big Pharma con l’alambicco ChatGpt presto nuovi farmaci dagli algoritmi Il 62% delle aziende usa l’IA per la ricerca e sviluppo   LA FOTOGRAFIA DELL’AIFA  La prossima generazione di farmaci potrebbe nascere prima da un algoritmo che da una provetta.  L’intelligenza artificiale sta infatti entrando nei laboratori farmaceutici: analizza miliardi di dati, progetta nuove molecole e promette di ridurre drasticamente i tempi con cui una terapia arriva al paziente. Già oggi il 62% delle aziende del settore integra soluzioni di AI nei reparti di ricerca e sviluppo e la diffusione è destinata a crescere ancora, con un aumento stimato del 45% nei prossimi cinque anni. Parallelamente, il mercato globale delle tecnologie di intelligenza artificiale applicate alla salute registra un’espansione con tassi medi annui vicini al 40%. È il quadro che emerge da un dossier pubblicato da Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che fotografa una trasformazione ormai strutturale per l’industria biomedicale e che impone anche alle autorità regolatorie di aggiornare strumenti e competenze per governare questa evoluzione tecnologica.  Lo sviluppo di un nuovo farmaco resta un processo lungo e costoso: in media richiede circa dieci anni di lavoro e investimenti superiori ai due miliardi. L’intelligenza artificiale, tuttavia, può intervenire su molte delle fasi più onerose, liberando tempo e riducendo  gli sprechi già nella ricerca sperimentale. Il paradigma emergente è quello della cosiddetta Augmented R&D, la ricerca aumentata: algoritmi di deep learning sono in grado di analizzare milioni di composti chimici in poche ore, individuare potenziali bersagli terapeutici e stimare la tossicità delle molecole prima ancora che vengano sintetizzate in laboratorio. Secondo il report Digital Continuity di Capgemini, l’adozione diffusa di queste tecnologie potrebbe ridurre fino al 30% i tempi di immissione sul mercato di nuovi medicinali, aumentare del 40% la produttività della ricerca e tagliare del 25% i costi ingegneristici. Alcuni farmaci progettati con il supporto dell’IA sono già entrati in fasi avanzate di sperimentazione clinica sull’uomo.   L’intelligenza artificiale può inoltre intervenire su uno dei principali colli di bottiglia della ricerca clinica: il reclutamento dei pazienti per gli studi. Strumenti basati su modelli linguistici avanzati, come TrialGPT, sono in grado di analizzare milioni di cartelle cliniche in pochi minuti per individuare i soggetti idonei alla partecipazione. Parallelamente si stanno sviluppando coorti di pazienti virtuali utilizzate per simulare scenari terapeutici prima della sperimentazione reale, con l’obiettivo di ridurre costi e rischi di fallimento nelle fasi più avanzate. La stessa tecnologia favorisce anche l’identificazione di nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati, e rappresenta uno dei motori della medicina personalizzata.  ---End text---  Author: Camilla Conti  Heading: LA FOTOGRAFIA DELL’AIFA  Highlight:   Image: -tit_org- Big Pharma con l’alambicco ChatGpt presto nuovi farmaci dagli algoritmi   -sec_org-
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		<tp:writer>CAMILLA CONTI</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Norme & tributi -  Nella Cu 2026 i nuovi sconti Irpef e gli straordinari nella sanità = Nuovi sconti Irpef, bonus affitti e straordinari in sanità nella Cu 2026 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719804478.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719804478.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:08:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="770000" Sales="120223" Printing="61990" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719804478.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nella Cu 2026 i nuovi sconti Irpef e gli straordinari nella sanità Ornella Lacqua e Alessandro Rota Porta —a pag. 23   lavoro   Nuovi sconti Irpef, bonus affitti e straordinari in sanità nella Cu 2026   Nella certificazione dei sostituti la nuova versione del taglio al cuneo fiscale   Consegna ai contribuenti e trasmissione telematica alle Entrate entro il 16 marzo   Adempimenti  Pagina a cura di  Ornella Lacqua Alessandro Rota Porta  Ultimi giorni di controlli prima della consegna ai contribuenti della Certificazione unica da parte dei sostituti d’imposta. La Cu 2026, che attesta i redditi di lavoro dipendente, equiparati e assimilati, i redditi di lavoro autonomo, le provvigioni e i redditi diversi, e infine i corrispettivi derivanti dai contratti di locazioni brevi del 2025, deve essere consegnata al contribuente dai sostituti d’imposta o enti eroganti e dagli enti pubblici o privati che erogano trattamenti pensionistici, entro il 16 marzo. Oppure, entro 12 giorni dalla richiesta del dipendente in caso di cessazione del rapporto di lavoro (si veda anche Il Sole 24 Ore del 5 marzo).  Dunque entro il 16 marzo va rilasciata al percettore delle somme, la Cu «modello sintetico», ed entro la stessa data occorre effettuare la trasmissione telematica della dichiarazione all’agenzia delle Entrate, usando il modello «ordinario».  C’è poi tempo fino al 30 aprile per l’invio telematico delle certificazioni contenenti esclusivamente redditi che derivano da prestazioni di lavoro autonomo, rientranti nell’esercizio di arte o professione abituale, ovvero dalle provvigioni per le prestazioni non occasionali inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari.  È confermato il termine del 31 ottobre (rinviato a lunedì 2 novembre, cadendo di sabato) per la trasmissione telematica delle Cu contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili tramite la dichiarazione dei redditi precompilata.  Le novità di quest’anno Sono diverse le novità della Cu 2026, rispetto al modello dell’anno scorso.  Iniziando dalle misure fiscali introdotte dalla legge di bilancio 2025 (207/2024) quali l’ulteriore detrazione e l’indennità aggiuntiva (che hanno preso il posto del taglio al cuneo contributivo), nel punto 368 trova spazio l’importo dell’ulteriore detrazione dall’Irpef lorda riconosciuta ai titolari di reddito di lavoro dipendente di cui all’articolo 49 del Tuir, a accezione dei percettori di redditi da pensione, con reddito complessivo compreso fra 20mila e 40mila euro.  La detrazione va rapportata al periodo di lavoro nell’anno e spetta nella misura di mille euro se il reddito complessivo è compreso fra 20mila e 32mila euro, ovvero al prodotto tra mille euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 40mila euro, diminuito del reddito complessivo, e 8mila euro se l’ammontare del reddito complessivo è fra 32mila e 40mila euro.  L’indennità aggiuntiva spetta ai titolari di reddito di lavoro dipendente con reddito complessivo non superiore a 20mila euro e consiste in una somma esente, definita applicando al reddito di lavoro dipendente del contribuente determinate percentuali. A questo fine, l’agenzia delle Entrate ha previsto nella Cu una nuova sezione ad hoc denominata «Somme che non concorrono alla formazione del reddito», all’interno della quale devono essere compilate le caselle da 718 a 741.  Nel nuovo punto 476 della Cu entrano le somme del bonus affitti introdotto dalla legge 207/2024: si tratta degli importi esentasse (fino a 5mila euro annui) erogati dal datore  di lavoro per canoni di locazione e spese di manutenzione dell’immobile, in favore dei lavoratori dipendenti assunti a tempo indeterminato nel 2025, a condizione che abbiano trasferito la residenza nel comune della sede di lavoro e che il comune sia distante più di 100 chilometri da quello di precedente residenza.  Nella Certificazione unica è stato aggiunto anche un rigo dedicato ai compensi per il lavoro straordinario del comparto sanitario: la legge di bilancio 2025 ha previsto un’imposta sosti
tutiva del 5% su questi compensi, relativi al triennio 2019-2021, erogati agli infermieri dipendenti dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale. I relativi importi vanno indicati nei punti da 674 a 676.  La Cu accoglie anche le disposizioni sulla riorganizzazione del lavoro sportivo. Al quadro «Dati relativi ai conguagli», in riferimento ai redditi erogati da altri soggetti, si aggiungono le caselle dalla 557 alla 564, da usare per indicare il reddito sportivo a tempo determinato, indeterminato, dilettantistico e dilettantistico under 23, con il relativo periodo.  È stata ampliata anche la sezione «Reddito di lavoro sportivo» con l’aggiunta dei punti da 787 a 790, dove vanno riportati i dati di inizio e cessazione del contratto sportivo.   Infine, nella sezione dedicata ai redditi, è stato introdotto il nuovo punto 13, per riportare la quota imponibile dei compensi corrisposti agli addetti al controllo e alla disciplina delle corse ippiche e delle manifestazioni del cavallo da sella, autorizzate per l’esercizio di scommesse sportive, iscritti nel registro tenuto dall’attività vigilante.  Sempre con riferimento al nuovo regime fiscale speciale introdotto dal 2025 per questa tipologia di redditi, nel nuovo punto 480, all’interno della sezione «Altri dati», si inserisce l’ammontare di questi compensi, al lordo della quota che non concorre alla formazione del reddito, pari a 15mila euro (articolo 52, comma 1, lettera d-bis, del Tuir).   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Alessandro Rota Porta  Heading: lavoro   Adempimenti  Highlight: Spazio anche ai redditi per lavoro sportivo e all’indicazione di inizio e cessazione del contratto   I punti essenziali i dati da monitorare  la compilazione  Dati fiscali Si certificano le somme e i valori assoggettati a tassazione ordinaria, i compensi con ritenuta a titolo d’imposta, quelli assoggettati a imposta sostitutiva, a tassazione separata, gli oneri di cui si è tenuto conto e gli altri dati necessari per la dichiarazione dei redditi.   Nei punti 1 e 2 va inserito il totale dei redditi di lavoro dipendente, equiparati e assimilati per i quali è possibile fruire della detrazione ex articolo 13, comma 1, del Tuir, al netto degli oneri deducibili e di disposizioni particolari, evidenziati ai punti 431 e 412, e dei contributi che non hanno concorso a formare il reddito  Assistenza fiscale Inserire i dati relativi alle operazioni di conguaglio effettuate in seguito all’assistenza fiscale prestata nel 2025, dal sostituto stesso, da un centro di assistenza fiscale dipendenti o da un professionista abilitato, al quale il contribuente si è rivolto.   Si devono riportare le operazioni anche se effettuate a seguito di 730-4 rettificativo e integrativo; 730-4 pervenuto tardivamente; conguaglio tardivo relativo a 730-4 entro i termini; conguaglio tardivo per assistenza fiscale prestata dal sostituto d’imposta.   Oneri detraibili Gli importi degli oneri detraibili contenuti nella Cu vanno calcolati tenendo conto degli eventuali limiti e al lordo delle franchigie previste dalle norme che li regolano. Si considerano i soli rimborsi degli oneri che non sono stati assoggettati a tassazione.   Nei punti 341, 343, 345, 347, 349, e 351 si valorizza il codice relativo all’onere detraibile, per il quale spetta la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19%, del 26%, del 30%, del 35% e del 90% prelevabile dalle tabelle A, B, C, D e E, in appendice alle istruzioni della Cu.   Detrazioni e crediti L’entrata in vigore dell’assegno unico ha modificato la disciplina delle detrazioni per carichi di famiglia. Hanno cessato dunque di avere efficacia le detrazioni fiscali per figli a carico minori di 21 anni ed è abrogata la detrazione per famiglie numerose.   Nel punto 362 trova spazio l’importo totale delle detrazioni eventualmente spettanti per coniuge e familiari a carico. Nel punto 367 va l’importo della detrazione per lavoro dipendente o pensione eventualmente spettante. Nel punto 374, il totale delle detrazioni già segnalate ai punti 362, 367, 369, 370, 384 e 368.   Ult
eriore detrazione La legge di Bilancio 2025 ha introdotto l’ulteriore detrazione dall’Irpef lorda, rapportata al periodo di lavoro. L’importo può essere al massimo di 1.000 euro, se il reddito è tra 20mila e 32mila euro; diminuisce invece per i redditi fra 32mila e 40mila euro.   Nel punto 368 va indicato l’importo dell’ulteriore detrazione dall’imposta lorda riconosciuta ai titolari di reddito di lavoro dipendente (no per i redditi da pensione), nel caso in cui il reddito complessivo sia fra 20mila e 40mila euro.   Indennità aggiuntiva Ai titolari di reddito da lavoro dipendente con un reddito complessivo non superiore a 20mila euro è riconosciuta un’indennità calcolata applicando al reddito da lavoro dipendente determinate percentuali (7,1%, 5,3%, 4,8%) su fasce di reddito.   In questa nuova sezione della Cu 2026, ai punti da 718 a 723, vanno riportate le informazioni relative ai requisiti per il riconoscimento della spettanza dell’indennità o dell’ulteriore detrazione.   Operazioni straordinarie È necessario distinguere le situazioni che determinano, nel periodo d’imposta o entro i termini di presentazione della Cu, l’estinzione del sostituto d’imposta o la non estinzione del sostituto d’imposta.   Nel caso di estinzione del sostituto d’imposta con prosecuzione dell’attività da parte di altro sostituto, nel punto 681 si indica il codice fiscale del sostituto estinto, se quest’ultimo ha effettuato il conguaglio.   Rimborsi di beni e servizi La sezione si compila con i dati relativi ai rimborsi di determinati oneri, individuati da appositi codici, effettuati dal datore di lavoro, sia del settore pubblico che privato, in applicazione dell’articolo 51, del Testo unico delle imposte sui redditi.   Nel punto 705 trova spazio il codice fiscale del soggetto, diverso dal dipendente, al quale si riferisce la spesa rimborsata.  Se, invece, la spesa riguarda il dipendente, il punto 705 non va compilato e deve essere valorizzato il punto 706.   Dati previdenziali Ai fini contributivi si indicano i dati relativi alla contribuzione versata o dovuta all’Inps, comprensiva delle gestioni ex Inpdap. Il quadro si compone di 5 sezioni.   La sezione 1 è relativa all’Inps lavoratori subordinati; la 2 ai lavoratori subordinati della Pa; la 3 alla gestione separata parasubordinati; la 3-bis ai parasubordinati sportivi dilettantistici e assimilati e la 3ter alla gestione separata magistrati.   Invio e flusso Il termine per inviare alle Entrate le Cu è il 16 marzo. Passa al 30 aprile per le certificazioni relative ai redditi di lavoro autonomo. C’è tempo fino al 2/11 per inviare le Cu di redditi esenti o non dichiarabili tramite la precompilata.   Il flusso deve essere presentato esclusivamente per via telematica e può essere trasmesso direttamente dal soggetto tenuto a effettuare la comunicazione o tramite un intermediario abilitato.    NT+LAVORO Nuovi obblighi sulla cybersecurity Dal 1° gennaio 2026 è in vigore per imprese ed enti pubblici l’obbligo di segnalazione degli incidenti informatici,  che deriva dall’attuazione della direttiva Ue 2022/2555.  di Camilla Fino La versione integrale dell’articolo su: ntpluslavoro.ilsole24ore.com  Image: -tit_org- Norme & tributi -  Nella Cu 2026 i nuovi sconti Irpef e gli straordinari nella sanità  Nuovi sconti Irpef, bonus affitti e straordinari in sanità nella Cu 2026   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandro Rota Porta</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I numeri sulla forza lavoro nella sanità il 70% è donna, tra i dirigenti solo il 25% ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719204476.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"STAMPA" </b>  del 09 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:08:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I numeri sulla forza lavoro nella sanità il 70% è donna, tra i dirigenti solo il 25%  «Le donne rappresentano il 70% della forza lavora sanitaria mondiale ma occupano solo il 25% dei ruoli dirigenziali». A dichiararlo è il Direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità(Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, che in occasione della Giornata internazionale della donna sottolinea come «questa lacuna nella rappresentanza continua a plasmare le priorità, le politiche e le pratiche sanitarie». Infatti, aggiunge «troppo spesso le donne ricevono protocolli di trattamento concepiti e testati principalmente sugli uomini, non adatti alla biologia e alle esigenze fisiologiche delle donne». Il direttore  dell'Oms conclude chiedendo dunque «l’inclusione paritaria delle donne nella ricerca medica, nello sviluppo di linee guida e politiche, per soluzioni sanitarie su misura per le loro esigenze ed ambienti di lavoro che promuovano la parità di genere». —  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Ghebreyesus, direttore Oms -tit_org- I numeri sulla forza lavoro nella sanità il 70% è donna, tra i dirigenti solo il 25%   -sec_org-
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		<title><![CDATA[I farmaci del futuro creati con l'Ai = I farmaci del futuro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719304477.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"STAMPA" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'Intelligenza artificiale taglia tempi (40%) e costi (25%) di produzione Il presidente di Aifa: "Benefici già visibili nella personalizzazione delle cure'</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:08:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[la scienza  I farmaci del futuro creati con l’Ai   I farmaci  delfuturo  L’Intelligenza artificiale taglia tempi (40%) e costi (25%) di produzione Il presidente di Aifa: “Benefici già visibili nella personalizzazione delle cure”  GENTA, GIUBILEI  È  tutta una questione di numeri. O, meglio, di percentuali. Meno 25% di costi ingegneristici. Meno 40% dei tempi di produzione. La riduzione di un terzo del “time to market”, tradotto: si risparmiano almeno tre anni perché un prodotto - e qui si parla di medicine - passi dalla fase di idea alla sua effettiva disponibilità sul mercato. Eccola qui la rivoluzione dell’intelligenza artificiale applicata al mondo dell’industria farmaceutica. – PAGINE 16 E 17  FEDERICO GENTA  È  tutta una questione di numeri. O, meglio, di percentuali. Meno 25% di costi ingegneristici. Meno 40% dei tempi di produzione. La riduzione di un terzo del “time to market”, tradotto: si risparmiano almeno tre anni perché un prodotto - e qui si parla di medicine - passi dalla fase di idea alla sua effettiva disponibilità sul mercato. Eccola qui la rivoluzione dell’intelligenza artificiale applicata al mondo dell’industria farmaceutica. È la fotografia scattata dall’ultimo dossier dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che proprio attraverso i numeri racconta il cambiamento, e le prospettive, di una delle realtà da sempre legate all’innovazione digitale.  Prima dell’avvento degli algoritmi, sviluppare un nuovo farmaco richiedeva mediamente oltre 10 anni di lavoro e investimenti di oltre 2 miliardi di euro. E soltanto il 12% dei programmi di sviluppo arrivavano all’approvazione finale. È qui che l’AI cambia la traiettoria. Perché gli algoritmi di deep learning analizzano milioni di composti in poche ore, identificano target terapeutici, simulano affinità molecolari, stimano tossicità, metabolismo e biodisponibilità prima ancora che una molecola venga sintetizzata. E non è  più soltanto una teoria: tanti “candidati farmaci” progettati con l’AI sono già in sperimentazione sull’uomo. Qualche esempio? Rentosertib, sviluppato da Insilico Medicine per la fibrosi polmonare idiopatica, ha mostrato un miglioramento della funzione polmonare. REC994, candidato per la malformazione cavernosa cerebrale, sta dando risultati incoraggianti.  Altri programmi - dall’oncologia alle malattie rare promettono di comprimere drasticamente i tempi di scoperta. Ma l’intelligenza artificiale non serve solo a creare nuove molecole. Permette anche il “drug repurposing”: individua nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati, riducendo contemporaneamente rischi, costi e tempi. «Con la mole crescente di dati da valutare, l’AI diventerà un alleato prezioso per garantire decisioni più rapide ed efficaci», conferma Pierluigi Russo, direttore tecnico scientifico dell’Aifa.  Una rivoluzione reale e tangibile, ma che crescerà ancora. Il mercato globale dell’AI applicata alla farmaceutica crescerà ancora del 40-43% fino al 2030, segno di un’accelerazione impressionante che punta a rivoluzionare l’intera filiera, dalla scoperta al monitoraggio post-marketing. E la partita non è soltanto tecnologica.  Si tratta di una trasformazione culturale e strategica, in cui le aziende devono ripensare il modo in cui gestiscono i dati, prendono decisioni e definiscono priorità di investimento. Oggi il 62% delle imprese farmaceutiche integra già l’AI nei propri reparti di ricerca e sviluppo, con una crescita del 45% attesa nei prossimi cinque anni. Il motivo? Più rapidità, maggiore accuratezza, minori costi e la possibilità di prevedere in modo più affidabile l’efficacia di un trattamento prima ancora della sperimentazione sull’uomo.  Terapie a misure di paziente: un altro grande capitolo è quello della personalizzazione dei trattamenti. Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo a un farmaco: variabili genetiche, ambientali e cliniche rendono ogni caso unico. L’AI consente di superare l’approccio “taglia unica” tipico della medicina tradizionale. Piattaforme come Tempus AI incrociano i dati genetici dei pazienti con le risposte ai fa
rmaci, permettendo di individuare il farmaco più efficace e ridurre il rischio di effetti avversi.  Anche in questo caso non si tratta di fanta-medicina: in oncologia, questa tecnologia ha già permesso una migliore selezione delle terapie mirate, aumentando la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità della vita.  «L’intelligenza artificiale non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l’evoluzione della medicina moderna - spiega il presidente dell’Aifa Robert Nisticò -. I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi. Ma per realizzare tutto il suo potenziale, occorre una visione integrata: cooperazione tra scienza, industria e istituzioni, nuove regole etiche e trasparenza nel funzionamento dei sistemi».  Il traguardo? «Rendere possibile ciò che fino a pochi anni fa sembrava utopia: il farmaco giusto, per la persona giusta, al momento giusto. E farlo in modo accessibile, sostenibile e sicuro per tutti». —  ---End text---  Author: FEDERICO GENTA®  Heading:   Highlight: S In fase di sperimentazione  1  Rentosertib Si tratta di un prodotto sviluppato da Insilico Medicine per la cura della fibrosi polmonare idiopatica che ha mostrato un miglioramento della funzione polmonare  2  REC994 Farmaco candidato per la cura della malformazione cavernosa cerebrale, sta dando risultati incoraggianti. Altri programmi sperimentali riguardano medicinali oncologici  Image: -tit_org- I farmaci del futuro creati con l’Ai  I farmaci del futuro   -sec_org-
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		<tp:writer>FEDERICO GENTA®</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Silvestro Scotti  - "L'AI è una rivoluzione per la ricerca ma non può mai sostituire Il medico" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719904479.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"STAMPA" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Presidente della Fimmg: "Uno dei rischi principali è la dipendenza acritica dall'algoritmo"</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:08:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Silvestro Scotti  “L’AI è una rivoluzione per la ricerca ma non può mai sostituire il medico” Presidente della Fimmg: “Uno dei rischi principali è la dipendenza acritica dall’algoritmo”  «L’  AI può rappresentare uno strumento potente per il medico di medicina generale, mai un sostituto».  Silvestro Scotti, presidente della Federazione medici di medicina generale, che opinione ha del ricorso all’intelligenza artificiale come supporto nel vostro lavoro ? «Ilmedico gestisce complessità: migliaia di pazienti, cronicità multiple, aggiornamento continuo delle linee guida.  L’AI alleggerisce il carico burocratico e offre supporto nella gestione del rischio legato al sovraccarico crescente sulle cure primarie. L’obiettivo è un’AI al servizio della medicina, non una medicina al servizio dell’AI».  In che modo può essere utile per le diagnosi? «L’AI stratifica i dati clinici incrociandoli con basi di dati in pochi secondi, supportando il medico su diagnosi differenziali e politerapia. È utile soprattutto per le patologie rare o atipiche. Non formula diagnosi definitive: orienta il ragionamento clinico, lasciando al medico la responsabilità della decisione finale».  La prescrizione dei farmaci, soprattutto per pazienti anziani o complessi, può essere resa più efficace? «È l’ambito dove l’AI offre il contributo più concreto. Il paziente anziano con 8-10 farmaci è la normalità; un fascicolosanitarioelettronico integrato faciliterebbe il lavoro anche dopo le consulenze specialistiche. L’AI segnala in tempo reale interazioni pericolose, duplicazioni e dosaggi inappropriati. È utile non solo per noi, ma anche per lo specialista che vede la singola patologia e non il quadro complessivo.Questo migliora l’appropriatezza e riduce le ospedalizzazionievitabili».  È utile per l’individuazione del farmaco giusto? «La farmacogenomica integrata con l’AI apre scenari in cui il farmaco viene scelto anche sul profilo genetico. Per il medico di medicina generale oggi si traduce in supporto su linee guida aggiornate, accessibili se integrate con i nostri strumenti digitali e i dati del paziente».  Allo stato attuale i vostri medici vi fanno ricorso? Per quali finalità? «Una parte è coinvolta nella sperimentazione “MIA” promossa da Agenas(Agenzia nazionaleperi servizisanitari regionali),conmediciselezionatiin tutte leregioni. È unarealtà in fase di sperimentazione  nel Servizio sanitario nazionale su supporto diagnostico, gestione delle cronicità e controllo terapeutico. Molti medici usavano già piattaforme con alert su interazioni e dosaggi: di fatto AI nella pratica quotidiana».  I programmi vengono già utilizzati? «Sì, con la sperimentazione MIA. La capillarità geografica permette di raccogliere dati su realtà molto diverse. Riteniamofondamentalecherisultati, criticità e margini di miglioramento vengano discussi neitavoli con lanostra rappresentanza. I medici e i cittadini che assistiamo sono un punto  di osservazione privilegiato chenon può essere ignorato».  I medici necessitano di formazione ad hoc? «Sì,e ilprogettoMIA loconferma. La formazione deve essere strutturata e continua: nei curricula universitari prima, nella formazione post-laurea del medico di medicina generale e dello specialista poi. I medici devono interpretare i suggerimenti dell’AI criticamente,senza delegareil ragionamento clinico all’algoritmo. I tavoli con la rappresentanza sono lo strumento per tradurre i fabbisogni reali in percorsi concreti».  Quali rischi può comportare l’uso dell’AI? «I principali sono: dipendenza acritica dall’algoritmo, dati di addestramento parziali che generano suggerimenti inappropriati, privacy e rischio di disuguaglianze nell’accesso. Le criticità emerse sul campo non devono restare patrimonio dello sperimentatore, ma essere condivise: solo così si passa da una sperimentazione chiusa a un miglioramento reale e partecipato».  C’è il timore che i medici possano essere rimpiazzati? «Dipende più dall’evoluzione dellasocietà che daisingoli attori. Il medico costruisce relazioni di fiducia, integra il contestodelpaziente,gestiscel’incertezza,com
unicanotiziedifficili. Queste competenze non sono riproducibili da un algoritmo. Ilrischio realeè un’evoluzione del ruolo che richiede solidità sociale, culturale e professionale».  Grazie all’AI i tempi di sviluppo dei nuovi farmaci sono scesi del 40%: che valutazione ne dà? «L’AI sta rivoluzionando la ricerca:identificazione dimolecole, previsione della struttura del farmaco e progettazione degli studi clinici. Meno temposignifica accesso più rapido a terapie efficaci e minori costi. Per i nostri medici si tradurrà in aggiornamento terapeutico più rapido; vale la pena considerare l’uso dell’AI anche come credito ECM per chine fa uso attivo».  Il ricorso all’AI deve preoccupare medici e pazienti? «Preoccupare no; richiedere attenzione e consapevolezza, sì. I rischi sono gestibili con regole adeguate, formazione e trasparenza degli algoritmi. La vera preoccupazione dovrebbe essere quella opposta: non adottare strumenti che riducono errori e migliorano gli esiti per resistenza al cambiamento. La medicina del futuro sarà quella di un professionista potenziato da strumenti intelligenti, che rimane il responsabile del percorso di cura». —  ---End text---  Author: FRANCO GIUBILEI  Heading:   Highlight: “  Silvestro Scotti  L’AI stratifica i dati clinici incrociandoli in pochi secondi supportando il medico su diagnosi e politerapia   Non formula diagnosi definitive, orienta il ragionamento clinico, lasciando al medico la decisione finale   I rischi legati all’AI sono gestibili con regole adeguate formazione e trasparenza degli algoritmi  Image:Supporto Il presidente della Federazione medici di medicina generale Silvestro Scotti (a sinistra) sottolinea l’utilità dell’AI soprattutto nella cura dei pazienti più anziani e complessi -tit_org- Intervista a Silvestro Scotti  - “L'AI è una rivoluzione per la ricerca ma non può mai sostituire Il medico”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Stakanovisti in corsia Il dottore dei record ha 75 anni In un mese ha lavorato 442 ore ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901719604480.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"TEMPO" </b>  del 09 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il «gettonista» del Lazio è diventato un caso guadagnando a gennaio 35mila euro Ma un medico dovrebbe faticare tre volte di meno. L'ordine: «Rischiano i pazienti»</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 06:08:00 +0100</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I NODI DELLA SANITÀ  Stakanovisti in corsia Ildottoredeirecordha75anni Inunmesehalavorato442ore Il «gettonista» del Lazio è diventato un caso guadagnando a gennaio 35mila euro Maunmedico dovrebbefaticaretrevoltedimeno.L’ordine:«Rischianoipazienti»  ••• «Dica 933». Il medico-gettonista più stakanovista e anziano del Lazio, il 75enne Rito Edmondo Maglione, ha fatturato «spettanze professionali a partita Iva» per ben 56mila euro tra dicembre e gennaio scorsi, con una media, appunto, di 933 euro al giorno. Perché, oltre al suo personalissimo guinness dei "primari" (è stato anche capo reparto di Cardiologia dell’istituto di medicina legale di Napoli nella sua cinquantenaria carriera), già svelato l’altro ieri da Il Fatto con i 35mila e 360 euro fatturati a gennaio, ci sono anche le 21mila e 120 euro liquidate a dicembre dall’Asl Frosinone (i compensi sono di 80 euro l’ora o 960 euro per i turni notturni da 12 ore).  L’azienda ciociara in quei 2 mesi ha erogato ai suoi 18 medici ingaggiati a partita Iva un totale di 171 mila euro, di cui quasi un terzo al più vegliardo di tutti.  Malgrado l’età, infatti, il camice dai capelli bianchi s’è fatto letteralmente in 3, andando a coprire i turni in una terna di Pronto Soccorso del Frusinate: 242 ore nel Ps di Alatri, 177 in quello di Cassino e 24 nel Dea di Frosinone. Per un totale di 442 ore, con una media di 14,7 ore al giorno a gennaio scorso. Ma anche a dicembre, nonostante le vacanze di Natale, ha sommato «lavori in corsia» per 264 ore (252 ad Alatri e 12 a Frosinone).  Considerando che sono 152 le normali ore di lavoro mensili di un medico dipendente (la cui età massima, peraltro, non può andare oltre i 72  anni), il pensionato gettonista-stakanovista le ha, invece, quasi triplicate a gennaio e semi-raddoppiate a dicembre Queste cifre, però, possono arrivare a mettere a rischio sia il rispetto del limite massimo di lavoro che quello del riposo obbligatorio, previsti dalla direttiva europea del 2015. Due paletti che impongono il rispetto del limite massimo di 12 ore e 50’ di lavoro giornaliero, ma anche il rispetto del limite minimo di 11 ore continuative di riposo nell’arco di un giorno. Forse per questi motivi nella sua determina l’Asl Frosinone ha aggiunto la dicitura «in attesa di verifica». Già lo scorso anno il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, ha messo in guardia sui rischi delle troppe «attività aggiuntive» (i turni extra coperti in regime libero-professionale dai medici dipendenti delle Asl oltre il loro normale orario di lavoro): «Non è assolutamente regolare arrivare a sommare tante ore di attività aggiuntive extra per un medico, perché la stanchezza e il mancato riposo rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza dei pazienti». E in quei casi si trattava di 3 medici a cui l’Asl Roma 5 aveva liquidato 7mila euro in più in busta paga per un massimo di 158 ore mensili di prestazioni aggiuntive, effettuate nei Pronto soccorso di Tivoli, Monterotondo e Subiaco.  ---End text---  Author: ANTONIO SBRAGA  Heading:   Highlight:   Image:Compensi Con turni notturni di dodici ore pagati 960 euro o paghe a gettone da 80 euro l’ora l’anziano medico ha superato ogni record in corsia In basso la famiglia nel bosco Trevallion Birmingham prima che i bimbi venissero separati dai loro genitori -tit_org- Stakanovisti in corsia Il dottore dei record ha 75 anni In un mese ha lavorato 442 ore   -sec_org-
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