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	<title>Rassegna online.</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 20 Mar 2026 15:28:31 +0100</lastBuildDate>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Lettere - Al tagli scambi di pazienti da una regione all'altra ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701955403652.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701955403652.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 45 di <b>"ARENA" </b>  del 07 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 04:32:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Alt agli scambi di pazienti da una regione all’altra   Sanità  Il Report sulla mobilità sanitaria della fondazione Gimbe evidenzia anche che si concordano scambi di pazienti da una regione all’altra attraverso strutture private.  Mi auguro che il Veneto con i nuovi direttori generali provveda a eliminare questi interventi fuori regione che causano notevoli disagi.  Ennio Zanetti  Verona  ---End text---  Author: POSTA DAI LETTORI  Heading: Sanità  Highlight:   Image: -tit_org- Lettere - Al tagli scambi di pazienti da una regione all’altra   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>POSTA DAI LETTORI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Ex lavoratori e ferie arretrate: la Pa deve risarcire 27 milioni = Ex lavoratori e ferie arretrate La Pa condannata a risarcire ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701837505545.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 07 Mar 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:58:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[700 CONDANNE UE IN 2 MESI  Ex lavoratori e ferie arretrate: la Pa deve risarcire 27 milioni q ROTUNNO A PAG. 15   Ex lavoratori e ferie arretrate La Pa condannata a risarcire   RICORSI Una legge del 2012 lo vieta, ma per la Corte Ue l’indennità è dovuta: già 700 sentenze in soli due mesi  IL BUCO  » Roberto Rotunno  D  ocenti precari, medici, infermieri e funzionari di Comuni e Regioni: una raffica di cause contro lo Stato da parte di ex dipendenti pubblici ai quali è stato negato il risarcimento per le ferie non godute.  Circa 700 sentenze sono state pronunciate solo nei primi due mesi del 2026, quasi tutte accolte, per un totale di indennizzi pari a 3,2 milioni di euro. La spesa rischia di lievitare, il ministero della Funzione pubblica ne è consapevole e sta preparando un provvedimento per superare quell’assurda norma che vieta alla Pubblica amministrazione di versare l’in de nni tà per le ferie non godute in favore dei suoi ex lavoratori.   I DATI SONO STATI raccolti ed elaborati dal network legale Consulcesi & Partner, che ha appena ottenuto, attraverso una transazione, un risarcimento da 60 mila euro per un medico, suo cliente, andato in pensione con 100 giorni di ferie non godute. Solo i casi seguiti dal network legale ammontano a mezzo milione di euro di indennizzi portati a casa. Se proiettiamo sull’intero anno il numero di casi totali decisi dai Tribunali a gennaio e febbraio, il rischio per lo Stato è arrivare a 4.200 sentenze, con 19,2 milioni di risarcimenti da pagare più altri 9 milioni di spese legali. Cifra che, tra l’altro, non considera anche  tutti gli importi che saranno spesi a seguito di transazioni.  Bruno Borin, responsabile del team legale di C&P, spiega che si tratta di un “contenzioso ormai strutturale, con un orientamento giurisprudenziale che, nei fatti, riconosce in maniera pressoché costante il diritto alla monetizzazione delle ferie maturate e non godute in assenza di effettiva possibilità di fruizione”. Il maggior numero di casi riguarda gli insegnanti, ma le cifre più alte sono quelle che ottengono i sanitari. Anche la Corte dei Conti ha inviato un monito, in particolare al Servizio sanitario nazionale, con alcune amministrazioni regionali che contano oltre 50 mila giornate di ferie mancate.  La norma che vieta alla Pubblica amministrazione di liquidare le ferie non godute risale al 2012, cioè agli anni più intensi della spending review.   Sulla carta doveva affermare il diritto al riposo, quindi spingere a fruire delle ferie; in pratica è servita a fare cassa, anche perché in molti settori sotto organico è difficile rendere effettive le ferie senza indebolire ulteriormente i servizi pubblici.   BISOGNA anche ricordare il  contesto di quegli anni, caratterizzati dal blocco del turnover, che ha limitato le assunzioni pubbliche, e il congelamento dei rinnovi contrattuali degli statali, poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 2015. Una stagione in cui diversi diritti dei dipendenti pubblici sono stati sacrificati sull’altare della stabilità finanziaria, ma nel caso delle ferie non godute il conto da pagare è stato solo posticipato, oltre che aumentato.  Secondo la Corte di Giustizia europea, infatti, l’indennità per ferie non godute non può essere esclusa. La giurisprudenza, come visto, si è già adeguata, e sta per farlo anche il governo. Secondo fonti del ministero della Funzione pubblica, si sta lavorando a una norma che farà tornare il diritto all’indennità a meno che non sia il lavoratore stesso a rinunciare volontariamente.  L’ufficio legislativo del ministero si è confrontato con la Commissione europea e con il dipartimento degli Affari europei per concordare un provvedimento che potrebbe essere incluso nella prossima legge di delegazione europea.  ---End text---  Author: Roberto Rotunno  Heading:   Highlight: IL TAGLIO ALLA CARTA DEI DOCENTI  “AVERE RIDOTTO la Carta del docente di quasi 120 euro l’anno rappresenta una decisione fortemente sbagliata”, lo ha dichiarato ieri Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori),
 dopo la comunicazione fornita poche ore fa dal ministero dell’Istruzione ai sindacati riguardo la decisione di ridurre il supporto pubblico per l'aggiornamento annuale dei docenti a 383 euro.  Aggiunge Pacifico: bisogna “allargare la Carta al personale Ata, oggi escluso dal supporto.  Come pure ai precari cosiddetti brevi”.  Image:In aula Studenti e alunni a lezione.  È in corso una battaglia legale per far liquidare le ferie non godute FOTO LAPRESSE -tit_org- Ex lavoratori e ferie arretrate: la Pa deve risarcire 27 milioni  Ex lavoratori e ferie arretrate La Pa condannata a risarcire   -sec_org-
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		<tp:writer>ROBERTO ROTUNNO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Poco opportuno affidare i Fondi sanitari a Covip» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701838005538.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701838005538.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"GIORNALE" </b>  del 07 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Natali (Confprofessioni): «Da sempre favorevoli alla trasparenza ma riforma da fare in modo differente»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:58:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[APPELLI Dopo il decreto per l’attuazione del Piano di ripresa e resilienza  «Poco opportuno affidare i Fondi sanitari a Covip» Natali (Confprofessioni): «Da sempre favorevoli alla trasparenza ma riforma da fare in modo differente»  Un forte allarme arriva da Confprofessioni sull’inserimento, nel decreto-legge per l’attuazione del Pnrr, dell’articolo 29 che interviene sulla vigilanza dei fondi sanitari integrativi e sociosanitari. Secondo la Confederazione delle libere professioni, si tratta di una norma dal grande impatto sul sistema della sanità integrativa ma priva di un collegamento diretto con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con la conseguenza di perseguire un obiettivo di fondo condivisibile ma con strumenti inadeguati e potenzialmente controproducenti.  A esprimere la posizione della Confederazione è il presidente nazionale Marco Natali, che evidenzia il rischio di un utilizzo improprio della decretazione d’urgenza.  «Ravvisiamo il rischio concreto che l’urgenza dettata dalle scadenze europee diventi il grimaldello per introdurre una riforma che non ha nulla a che vedere con le missioni del Piano», afferma Natali. «La norma non attinge ai fondi del Pnrr e interviene su un settore sul quale il Parlamento ha già avviato un importante percorso di riflessione istituzionale». Nel merito, la disposizione contenuta nell’articolo 29 attribuisce alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione il compito di vigilare sui fondi sanitari e sociosanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale, prevedendo anche l’istituzione di un apposito Albo e un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra iscritti e fondi.  Il nuovo organismo di vigilanza sarebbe chiamato a controllare diversi aspetti della gestione dei fondi: dall’organizzazione alla solidità finanziaria, fino alla trasparenza delle informazioni fornite agli iscritti. Inoltre, con propri regolamenti, la Covip dovrebbe stabilire criteri di classificazione dei fondi e requisiti patrimoniali e di bilancio.  Il finanziamento di questo sistema di controllo verrebbe garantito attraverso un contributo a carico degli stessi fondi sanitari, fino allo 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni.  Secondo Confprofessioni, tuttavia, questo meccanismo presenta evidenti criticità. «Siamo da sempre favorevoli a misure che migliorino la trasparenza, ma appare singolare che si proceda a una riforma del settore partendo dalla vigilanza e assegnando la regolamentazione alla medesima autorità chiamata a svolgere i controlli in base a quelle stesse norme» sottolinea Natali.  La Confederazione ricorda che i fondi sanitari integrativi rappresentano oggi uno dei pilastri del welfare italiano. Il sistema coinvolge oltre 16 milioni di iscritti e garantisce ogni anno prestazioni sanitarie per più di 3 miliardi di euro, contribuendo in modo sussidiario ad alleggerire la pressione sul Servizio sanitario nazionale.  «Non siamo in presenza di una  semplice disposizione tecnica osserva Natali - parliamo di una norma che incide su un pilastro del welfare nazionale costruito nel tempo dalle parti sociali, alimentato da risorse private e capace di sostenere, in modo sussidiario, il Servizio sanitario nazionale».  Per queste ragioni, Confprofessioni chiede al Parlamento di riconsiderare l’impostazione della norma e di affrontare il tema della sanità integrativa nell’ambito di una riforma organica del settore, attraverso un confronto ampio e condiviso con le parti sociali.  «Se gli obiettivi sono senz’altro condivisibili, quantomeno con riferimento alla trasparenza, non possiamo metterli a rischio con un intervento approssimativo.  Serve una riforma capace di valorizzare il lavoro già avviato dal Parlamento - conclude Natali - e di preservare l’autonomia delle parti sociali che hanno costruito negli anni il sistema della sanità integrativa».  ---End text---  Author: Bruno Marrone  Heading:   Highlight: I professionisti chiedono al Parlamento di riconsiderare l’impostazione della norma e di affrontare il tema della salute con una soluzione più
 organica  Image:CONCRETEZZA Il presidente nazionale di Confprofessioni Marco Natali; a destra alcuni professionisti in riunione -tit_org- «Poco opportuno affidare i Fondi sanitari a Covip»   -sec_org-
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		<tp:writer>Bruno Marrone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il Consiglio di Stato ferma il payback «Ossigeno per le aziende in crisi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701836905543.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 07 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Stop al meccanismo introdotto per contenere la spesa sanitaria, bloccate eventuali iniziative delle Regioni L'associazione fornitori ospedalieri della Confcommercio regionale esulta: «Congelati effetti devastanti»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:58:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Consiglio di Stato ferma il payback «Ossigeno per le aziende in crisi» Stop al meccanismo introdotto per contenere la spesa sanitaria, bloccate eventuali iniziative delle Regioni L’associazione fornitori ospedalieri della Confcommercio regionale esulta: «Congelati effetti devastanti»  FIRENZE  Il Consiglio di Stato ha sospeso fino al 24 settembre 2026 gli effetti delle sentenze del Tar del Lazio sul cosiddetto payback dei dispositivi medici, concedendo una pausa alle aziende fornitrici del settore sanitario che da mesi vivono una fase di forte incertezza economica. La decisione riguarda i decreti attuativi del meccanismo introdotto per contenere la spesa sanitaria e blocca temporaneamente eventuali iniziative delle Regioni finalizzate a compensare i debiti con i crediti vantati dalle imprese fornitrici. In altre parole, fino alla prossima udienza di merito, le aziende non dovranno restituire le somme richieste attraverso questo sistema.  «I provvedimenti del Consiglio di Stato rappresentano senza dubbio una boccata d’ossigeno per le aziende del comparto, in Toscana rappresentato da 300 società e 7.900 posti di lavoro che negli ultimi mesi hanno vissuto una fase di forte incertezza e pressione finanziaria», dichiara Massimo Rambaldi, presidente di Asfo, l’Associazione fornitori ospedalieri di Confcommercio Toscana.  «Pur nella consapevolezza che la sospensiva non entra nel merito della questione – aggiunge Rambaldi – si tratta di un segnale importante che consente di congelare, almeno temporaneamente, effetti potenzialmente devastanti. Il nostro obiettivo resta però il superamento di una norma che riteniamo iniqua e strutturalmente penalizzante  per le imprese del settore dei dispositivi medici». «Continueremo a lavorare in tutte le sedi istituzionali- conclude il presidente di Asfo - affinché si arrivi ad una soluzione definitiva che tuteli le aziende e garantisca stabilità al sistema sanitario nazionale».  Secondo le stime di Confcommercio Toscana nella regione le circa trecentoimprese presenti rappresentano il sette per cento del valore nazionale del comparto e il 92 per cento di queste è  costituito da micro, piccole e medie imprese. Il payback, secondo l’associazione di categoria, potrebbe portare al fallimento molte di queste aziende, con un impatto diretto su circa 7.900 lavoratori occupati nel comparto regionale, con un valore della produzione di 680 milioni di euro, una cifra pari al 9,3 per cento del totale di tutta la produzione nazionale.  Il payback dei dispositivi medici nasce nell’ambito delle politiche di spending review applicate alla sanità pubblica. Il principio è simile a quello già previsto per il settore farmaceutico: quando la spesa regionale per dispositivi medici supera il tetto fissato dallo Stato, una parte di quello sforamento deve essere rimborsata dalle aziende fornitrici. Un meccanismo pensato per contenere i costi della sanità pubblica ma contestato dalle imprese, che denunciano il rischio di dover restituire somme legate a decisioni di acquisto prese dalle stesse amministrazioni sanitarie.  Intanto, Conflavoro Pmi Sanità, tra le principali associazioni del medtech italiano, ha inviato una diffida a tutte le Regioni e Province autonome chiedendo di sospendere immediatamente ogni azione di recupero del credito legato al payback dispositivi medici e ogni compensazione a danno delle imprese fornitrici del Servizio sanitario nazionale. Lo rende noto in un comunicato.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Monica Pieraccini  Heading:   Highlight: SUI DISPOSITIVI MEDICI  Se si supera il tetto di spesa regionale, impone alle aziende di ripianare parte dello sforamento  Image:Il payback  dei dispositivi medici è un meccanismo che impone alle aziende fornitrici di rimborsare il 50% dei costi eccedenti il tetto di spesa regionale per l'acquisto di dispositivi (es. macchinari, protesi, mascherine).  Introdotto per coprire i buchi di bilancio regionali, agisce in modo retroattivo, mettendo a rischio il comparto.   LNZ  Focus I punti chiave:  Funzionamento: se una regione spende p
er i dispositivi medici più del limite stabilito (tetto di spesa), le aziende fornitrici devono restituire la metà dell'eccedenza Criticità: la misura è fortemente contestata dalle imprese del settore, che la ritengono un "esproprio" su fatturati già ridotti da gare pubbliche, con rischi di fallimento per le piccole e medie imprese e carenza di materiali negli ospedali -tit_org- Il Consiglio di Stato ferma il payback «Ossigeno per le aziende in crisi»   -sec_org-
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		<tp:writer>MONICA PIERACCINI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Partono i controlli sui conti della sanità Strategia salva-bilancio, pressing sul manager ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701838105539.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701838105539.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 07 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Lettera dei due assessori Morich e Nicolò ai direttori generali I Pd: «Bisogna investire meglio le risorse a disposizione»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:58:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Partono i controlli sui conti della sanità Strategia salva-bilancio, pressing sui manager Lettera dei due assessori Morich e Nicolò ai direttori generali Il Pd: «Bisogna investire meglio le risorse a disposizione»  L  a Regione alza il livello dei controlli sui conti della sanità ligure e marca stretto i manager per evitare, come accade puntualmente nell’ultimo trimestre, di scoprire che il disavanzo è nettamente superiore alle previsioni come succede da anni, compreso il 2025. Da gennaio ci sono meno aziende, c’è solo una super Asl, ma uno degli obiettivi della riforma è monitorare i conti delle aziende, gestite direttamente o collegate, come il Gaslini e il Galliera che sono autonome ma rientrano nel riparto regionale e ricevono i fondi messi a bilancio.  Così l’altro giorno, su indicazione del presidente Marco Bucci, si è messa in moto  la macchina ed è partita la prima lettera ufficiale firmata dai due assessori competenti - Claudia Morich per il Bilancio e Massimo Nicolò per la Sanità - indirizzata alla direttrice generale dell’azienda ospedaliera metropolitana (Aom) Monica Calamai, al direttore generale dell’Azienda tutela della salute Liguria (Atsl) Marco Damonte Prioli, Francesco Quaglia del Galliera e Renato Botti del Gaslini.  Una decina di righe per spiegare la strategia salva-bilancio che è stata vista con favore anche dal commercialista Santiago Vacca, che nelle ultime settimane si è trovato in disaccordo con il direttore del dipartimento Salute Paolo Bordon. «Su indicazione del presidente della giunta - si legge nella lettera - viene attivato un percorso di monitoraggio periodico dei conti economici finalizzato alla necessità di segnalare eventuali interventi correttivi nella gestione della spesa che, in aggiunta a interventi di natura strutturale e organizzativa, possano consentire il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario».  La comunicazione, seguita da una nota esplicativa, si conclude con un invito a rispettare i tempi di consegna: i bilanci parziali devono essere inviati entro quindici giorni dalla chiusura del trimestre».  L’assessore regionale alla Sanità parla di un nuovo modello organizzativo e sottolinea: «Abbiamo avviato un percorso di pianificazione delle azioni necessarie per garantire la sostenibilit u L n l t n d l s  d c c s « t t s c s A g t v s  tà economica, attraverso una gestione delle risorse.  L’obiettivo è quello di continuare a tutelare la qualità e l’efficienza dei servizi sanitari, individuando soluzioni concrete che consentano di coniugare equilibrio di bilancio e piena risposta ai bisogni di salute».  La marcatura stretta dei direttori generali sui conti è criticata da Katia Piccardo, consigliera regionale e responsabile sanità per il Pd.  «Si continua ad avere più attenzione a fare cassa rispetto a cercare di risolvere i bisogni e i problemi concreti con cui i liguri ogni giorno sono costretti a fare i conti.  Anziché minacciare maggiori controlli, la regia politica dovrebbe finalmente investire meglio le risorse a disposizione». —  ---End text---  Author: Guido Filippi  Heading:   Highlight:   Image:Una sala operatoria -tit_org- Partono i controlli sui conti della sanità Strategia salva-bilancio, pressing sul manager   -sec_org-
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		<tp:writer>Guido Filippi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Clima insostenibile nei reparti» Il Monaldi respinge le accuse dei medici e degli infermieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701837005540.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/07/2026030701837005540.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"TEMPO" </b>  del 07 Mar 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nelle lettere gli operatori sanitari denunciavano le difficoltà lavorative L'azienda ospedaliera: «Adottati provvedimenti dopo le segnalazioni»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:58:00 +0100</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA TRAGEDIA DEL PICCOLO DOMENICO  «Climainsostenibileneireparti» Il Monaldi respinge le accuse dei medici e degli infermieri Nelle letteregli operatorisanitari denunciavanole difficoltà lavorative L’azienda ospedaliera: «Adottati provvedimenti dopo le segnalazioni»  ••• «Uno stillicidio di notizie che rischia di delegittimare l’operato di un intero ospedale». È il rischio che evidenzia la Direzione generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, alla quale afferisce l’ospedale Monaldi di Napoli, il nosocomio in cui è stato eseguito il trapianto di un cuore danneggiato al piccolo Domenico, il bambino di due anni morto il 21 febbraio scorso.  La nota è stata diffusa a seguito delle due lettere-denuncia firmate a gennaio scorso da infermieri, operatori e tecnici, che denunciavano il clima «insostenibile» all’interno del reparto di cardiochirurgia dell’ospedale partenopeo. La Direzione generale chiarisce che le segnalazioni del personale sono state trasmesse alla Medicina del Lavoro e all’ufficio procedimenti disciplinari, che ha adottato «provvedimenti cautelari di sospensione dal servizio e dall’incarico differenziando le posizioni dei medici coinvolti».  «A seguito del tragico evento del 23 dicembre 2025, sono pervenute diverse comunicazioni da parte del personale del comparto impegnato nelle attività di sala operatoria dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia pediatrica e delle Cardiopatie congenite. Tutte le segnalazioni, unitamente alle richieste di trasferimento presentate da alcuni operatori, sono state immediatamente trasmesse alla Medicina del Lavoro e al responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione affinché venisse valutata la possibile  correlazione con situazioni di stress lavorativo, anche in relazione al tragico evento verificatosi», si legge nella nota dell’Azienda Ospedaliera. Che poi prosegue: «È utile sottolineare che gli stessi atti sono stati contestualmente trasmessi all’Ufficio Procedimenti Disciplinari che, all’esito di una valutazione complessiva dei fatti e dei comportamenti successivamente tenuti, ha ritenuto di adottare provvedimenti cautelari di sospensione dal servizio e dall'incarico, di particolare gravità, differenziando le posizioni dei medici coinvolti. La documentazione è stata inoltre prontamente trasmessa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli».  La Procura di Napoli, a febbraio, ha iscritto nel registro degli indagati sette persone alle quali viene contestato il reato di omicidio colposo e, secondo quanto comunicato, ha già ricevuto la documentazione. «Infine conclude la nota - la Direzione Generale ha richiesto al direttore infermieristico di attestare se, ai suoi atti, risultino eventuali ulteriori comunicazioni che non abbiano seguito l’ordinario iter previsto dall’organigramma aziendale, secondo cui ogni dipendente si riferisce al proprio direttore di Struttura complessa, il quale si relaziona con il Capo Dipartimento e, successivamente, con il direttore medico di Presidio, il direttore sanitario o amministrativo, fino al direttore generale».  Attenzione a diffondere notizie sulla vicenda del piccolo Domenico è stata suggerita anche dall’ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. «Tutti quanti - ha detto nel corso di una diretta Facebook abbiamo condiviso come nostro il dolore per la morte di questo bambino, però credo che da oggi in poi dobbiamo evitare derive mediatiche».  PIN. SER.  ---End text---  Author: PIN.SER.  Heading:   Highlight:   Image:Ospedale Monaldi Il nosocomio in cui è stato eseguito il trapianto di un cuore danneggiato al piccolo Domenico -tit_org- «Clima insostenibile nei reparti» Il Monaldi respinge le accuse dei medici e degli infermieri   -sec_org-
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