title§§ Corruzione in sanità lo stato passa al contrattacco link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100602043103483.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "ABOUTPHARMA" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T02:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100602043103483.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100602043103483.PDF', 'title': 'ABOUTPHARMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100602043103483.PDF tp:ocr§§ CORRUZIONE IN SANITÀ LO STATO PASSA AL CONTRATTACCO L’Anac disegna la mappa dei rischi e nel nuovo Catalogo contrappone misure preventive che sfruttano digitalizzazione e programmazione per tutelare il Ssn senza paralizzare la burocrazia C on la delibera numero 318 del 29 luglio scorso, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha approvato il "Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario”, un documento che offre linee guida a enti e aziende del Servizio sanitario nazionale chiamate a redigere il proprio Piano integrato di attività e organizzazione (Piao), in sintonia con il Piano nazionale anticorruzione (Pna) e le ultime norme del Codice dei contratti pubblici. Fonte di ispirazione citata dalla stessa Autorità, è stata la tassonomia delle frodi e degli abusi che la Fondazione Gimbe ha incluso nel proprio 8° Rapporto, in cui sono individuate 65 tipologie di criticità, fra reati penali, inefficienze e comportamenti opportunistici. L’APPROCCIO BINARIO Le aree interessate sono varie e vanno dalla regolamentazione alla ricerca biomedica, dal marketing dei farmaci e delle tecnologie agli appalti, dalla logistica alla gestione finanziaria delle risorse umane e dell’erogazione dei servizi, fino agli accreditamenti, alle ispezioni, alle liste d'attesa e alla libera professione. Particolarità del nuovo documento è l’approccio binario: a ogni fattispecie di rischio, corrisponde una specifica misura di prevenzione. L’impostazione offre così alle strutture del Ssn le indicazioni vincolanti e agli operatori economici una guida trasparente su cautele, controlli e requisiti richiesti nei rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione. MALAGESTIONE E OPACITÀ La vastità dei flussi finanziari che interessano ogni anno il comparto sanitario corrisponde, secondo i dati rilanciati dall’Autorità, a circa il 25 per cento della spesa dei contratti pubblici. Una mole ingente, se si considera che, in base ai report dell’ufficio parlamentare di Bilancio, il sistema salute genera all’anno circa 69 miliardi di valore aggiunto, il 6,4 per cento di quello complessivo delle imprese, e dà occupazione a circa 1,2 milioni di lavoratori. Il giro d’affari inevitabilmente aumenta il rischio di una cattiva amministrazione e necessita di controlli e contromisure. L'impatto economico degli sprechi, delle frodi e degli abusi nel sistema sanitario è estremamente rilevante, sebbene sia complesso da misurare con esattezza poiché molte condotte restano occulte o si sovrappongono a inefficienze gestionali. Una stima di riferimento, elaborata dall'Agenas, indica che l'impatto dei fenomeni corruttivi, delle frodi e dell'illegalità sulla spesa sanitaria pubblica si attesti attorno al 5,59%, il che equivale a circa 5-6 miliardi di euro all'anno. Per comprendere l'ordine di grandezza del bacino più esposto a tali rischi, l'Anac ha rilevato che la spesa sanitaria per affidamenti pubblici (farmaci, dispositivi medici, servizi e macchinari) ammonti a 70,5 miliardi di euro nel 2023 (pari al 25% del totale dei contratti pubblici nazionali). Ricorda Giuseppe Busìa, presidente dell’Anac: “L’8 per cento delle segnalazioni di whistleblowing (denunce di corruzione da parte dei dipendenti, n.d.r.) riguarda proprio il settore sanitario, con tipologie di irregolarità ricorrenti, tra cui malagestione di reparti o strutture, anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa o nell’ospedalizzazione, clientele nella distribuzione di incarichi, processi di accreditamento sospetti, concorsi pilotati. Per questo è importante mappare bene i rischi di corruzione, così da prevenire e rafforzare le misure di controllo e di vigilanza”. INFORMAZIONE AL VAGLIO Nel campo della promozione delle innovazioni tecnologiche, l'Anac affronta i rischi connessi ai possibili condizionamenti sulle scelte prescrittive o d’acquisto da parte degli informatori. Per contrastarli, l'Autorità impone la trasparenza totale dei trasferimenti finanziari secondo il Sunshine Act (legge 31 maggio 2022, n. 62) che obbliga le aziende farmaceutiche e di d ispositivi medici a rendere pubblici i rapporti economici e i trasferimenti di valore verso medici e organizzazioni. Il Catalogo suggerisce una vigilanza attiva, attraverso il tracciamento degli incontri e il ricorso all'Health technology assessment. Anche la stessa industria viene chiamata in causa, perché può offrire il proprio contributo nell’informazione e nella formazione, a patto che ciò avvenga nel rispetto dell'indipendenza scientifica e senza condizionare le scelte cliniche. Confindustria dispositivi medici, a questo proposito, ha adottato un proprio Codice Etico: “Il principio di fondo è semplice: più trasparenza, non meno formazione” spiega ad AboutPharma Laura Ressa, direttore Affari legali e compliance dell’organizzazione. “Un sistema trasparente non deve impedire la collaborazione tra industria e comunità scientifica, ma renderla più chiara, tracciabile e responsabile”. Le misure per segnare gli incontri, tuttavia, da sole non bastano, secondo il presidente Marco Calleri, presidente di Transparency International Italia, organismo globale per la promozione della trasparenza. “Sapere che un informatore scientifico sia entrato in ospedale ci dice poco se non conosciamo anche la rete di relazioni economiche che può influenzare le decisioni del professionista: sponsorizzazioni, consulenze, partecipazioni a convegni e advisory board, finanziamenti alla formazione o altri trasferimenti di valore. È significativo che lo stesso Catalogo non si limiti agli accessi. Anac propone una regolamentazione specifica di consulenze, sponsorizzazioni e omaggi, la pubblicazione dei trasferimenti di valore nel Registro ‘Sanità trasparente’, formazione periodica obbligatoria, tracciamento degli incontri e controlli a campione anche sull’attività promozionale svolta nell’ambito di convegni e congressi. Il principio dovrebbe essere molto semplice: la formazione del personale sanitario deve rispondere innanzitutto a un bisogno formativo e non a una strategia commerciale. Questo non significa – precisa – demonizzare il rapporto con l’industria, che in sanità ha un ruolo essenziale nell’innovazione. Significa però governarlo”. Servono quindi regole più stringenti sulla dichiarazione e sulla tracciabilità dei finanziamenti, criteri trasparenti per la selezione dei beneficiari e, dove possibile, meccanismi che riducano il rapporto economico diretto tra singola impresa e singolo professionista. “Il Sunshine Act italiano – sottolinea Calleri –, non ancora implementato in mancanza dei decreti attuativi, e il Registro pubblico ‘Sanità trasparente’ vanno esattamente nella direzione di rendere conoscibili transazioni finanziarie e relazioni d’interesse fra imprese e operatori sanitari”. LE CONTROMISURE Un settore spesso esposto, per via dell'elevato valore economico, è il procurement sanitario per cui il Catalogo mappa l'intero ciclo contrattuale per prevenire le distorsioni ed elenca le contromisure che includono una rigida motivazione delle infungibilità, cioè quelle condizioni in cui il bene da acquisire può portare la stazione appaltante a ricorrere alla procedura negoziata senza un vero bando di gara. Rigorosa è l’applicazione del principio di rotazione delle risorse, l’indicazione di controlli trasparenti nella fase esecutiva e il monitoraggio costante contro varianti o proroghe ingiustificate. La disciplina delle autorizzazioni e degli accreditamenti verso le strutture private punta ad azzerare le discrezionalità nell'assegnazione dei budget e nella verifica dei requisiti. A tal fine, vengono stabiliti criteri certi per la rilevazione del fabbisogno territoriale, ispezioni a campione e senza preavviso effettuate da team misti e ruotati, e controlli rigorosi mediante auditing clinico e incroci informatici tra le prestazioni fatturate e quelle realmente erogate. Il modello consigliato dall’Autorità è quindi complesso e articolato. La sua efficacia, come hanno già sottolineato alcuni analisti, dipenderà dalla capacità di tutti gli attori del sistema di attuare e monitorare con costanza le linee guida. “È utile disporre di una mappa aggiornata che non si limiti alla gara”, commenta Adriano Leli, presidente della Federazione delle associazioni regionali degli economi e dei provveditori della sanità (F.a.r.e.). “Il documento, tuttavia, deve diventare uno strumento operativo. Molti dei rischi descritti da Anac, proroghe, urgenze, contratti ponte o acquisti non programmati, possono derivare anche da carenze di organico, ritardi nella comunicazione dei fabbisogni o difficoltà di coordinamento tra aziende e centrali di committenza”. CHIAREZZA NELLA CATENA DECISIONALE I punti più vulnerabili non riguardano soltanto la fase di aggiudicazione. Anzi, “Il rischio – precisa Leli – attraversa l’intero ciclo dell’acquisto: la definizione del fabbisogno, la redazione delle specifiche tecniche, la valutazione dell’infungibilità di un prodotto, la scelta degli operatori, le varianti, le proroghe e, soprattutto, l’esecuzione del contratto”. Altra criticità è la frammentazione delle responsabilità. “Il provveditore non decide da solo: il risultato dipende dalla collaborazione tra uffici acquisti, clinici, farmacisti, ingegneri clinici, direzioni strategiche e centrali di committenza. Se i ruoli non sono chiari e i flussi informativi non funzionano, aumentano sia il rischio di irregolarità sia quello di inefficienza”. LE AZIENDE SI PREPARANO Il Catalogo vuole incidere non soltanto sui processi organizzativi delle amministrazioni e degli enti sanitari, ma anche sulle modalità con cui le imprese dovranno strutturare e documentare i propri presidi di compliance. “La collaborazione tra industria, professionisti sanitari e organizzazioni costituisce un elemento essenziale per sostenere la ricerca, l’innovazione, la formazione e, in ultima analisi, la qualità delle cure. Tali rapporti non devono quindi essere considerati, in quanto tali, come fattori di rischio, ma come relazioni pienamente legittime e fisiologiche, purché siano gestite nel rispetto di principi di trasparenza, indipendenza professionale, proporzionalità, tracciabilità e corretta gestione dei conflitti di interesse”, premette Ressa. L’impostazione “binaria” sembra orientare le aziende verso un’applicazione sempre più uniforme e standardizzata delle misure. “Per le imprese del settore dei dispositivi medici – sottolinea–, questo determina un’esigenza immediata: effettuare una gap analysis dei propri sistemi di compliance, verificando la coerenza dei presidi esistenti rispetto ai rischi e alle contromisure individuati dal Catalogo. Sarà in particolare necessario valutare l’eventuale aggiornamento dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex dlgs 231/2001, dei codici etici e di condotta, delle procedure interne e dei sistemi di controllo e tracciabilità delle interazioni con gli operatori e le strutture sanitarie”. È prevedibile che, nel breve periodo, le imprese debbano confrontarsi anche con una maggiore richiesta di evidenze documentali e tracciabilità delle attività. “In questo senso – commenta Ressa – la Delibera richiede un coinvolgimento trasversale delle organizzazioni aziendali, chiamate a trasformare i principi di integrità e trasparenza in comportamenti e processi concretamente verificabili. La priorità, dunque, sarà trovare il giusto equilibrio tra standardizzazione e proporzionalità: rafforzare i presidi anticorruzione senza trasformare la necessaria collaborazione tra industria e sistema sanitario in un rapporto caratterizzato da eccessiva rigidità o da un approccio meramente difensivo. È su questo equilibrio che si giocherà, in larga misura, l’efficacia concreta della nuova disciplina”. LE LUNGAGGINI Le misure suggerite rischiano di appesantire ulteriormente la macchina burocratica? È un dubbio che tuttavia non preoccupa troppo gli addetti ai lavori: “Molte misure sono applicabili e condivisibili – spiega il presidente Leli – a condizione che siano integrate nei processi ordinari. Tracciabilità dei fabbisogni, dichiarazioni sui conflitti d’interesse, monitoraggio delle scadenze, controllo delle giacenze e indicatori sulle anomalie non devono tradursi in moduli paralleli, duplic azioni o inserimenti ripetuti degli stessi dati. La prevenzione efficace deve essere proporzionata al rischio. Non tutte le procedure, infatti, richiedono il medesimo livello di controllo. Gli strumenti informatici possono generare automaticamente alert sugli affidamenti ripetuti allo stesso operatore, sugli importi immediatamente inferiori alle soglie, sulle proroghe, sulle varianti o sugli scostamenti rispetto ai consumi programmati. In questo modo l’attenzione si concentra sulle anomalie e non sulla produzione indistinta di documenti. Anche la mappatura prevista dal Piao dovrebbe essere costruita insieme agli uffici che conoscono concretamente i processi, evitando schemi astratti. Il criterio deve essere semplice: ogni nuovo adempimento dovrebbe sostituire o automatizzare un controllo esistente, non semplicemente aggiungersi ad esso”. NON RIDURSI ALL’EMERGENZA Per gli economi e i provveditori, il modo per assicurare gli approvvigionamenti nei tempi esiste e si basa sulla programmazione: “Un fabbisogno rilevato per tempo – osserva Leli – costruito sulla base dei consumi e condiviso con clinici, farmacisti e ingegneri clinici riduce il ricorso alle urgenze, alle proroghe e agli affidamenti in deroga. Questi strumenti possono essere legittimi e talvolta indispensabili, ma devono restare eccezioni motivate e tracciabili”. Anche la collegialità delle decisioni, intesa non come dispersione delle responsabilità, è un altro elemento che aiuta e tutela i professionisti. “Le specifiche tecniche e le dichiarazioni di infungibilità – continua – devono essere sostenute da evidenze documentate; chi esprime il bisogno clinico, chi progetta la procedura, chi aggiudica e chi controlla l’esecuzione devono avere responsabilità riconoscibili”. Sul conflitto d’interessi, servono dichiarazioni chiare e riferite alla singola procedura, aggiornabili, controlli a campione e regole semplici per l’astensione e la sostituzione. Precisa il presidente di F.a.r.e.: “Non basta raccogliere una firma ma occorre aiutare i professionisti a riconoscere anche i conflitti potenziali, comprese relazioni personali, incarichi, sponsorizzazioni e interessi finanziari. Sul tema, assolutamente critico, credo che un approfondimento specifico e di dettaglio anche da parte di Anac sarebbe opportuno”. L’ANTIFURTO LUNGO LA FILIERA Accelerare sulla transizione digitale della filiera sanitaria è indispensabile per garantire una tracciabilità end-to-end dei prodotti. Il percorso richiede una mappatura accurata dei flussi interni di magazzino, la verifica dell'interoperabilità dei software gestionali e l’adozione di standard europei. Una scarsa armonizzazione delle infrastrutture e dei processi rischia però di rallentare la ricezione delle merci, appesantire i pagamenti o causare la sospensione degli ordini per non conformità. “La formazione del personale assume un ruolo centrale”, avverte Ressa. “Gli operatori – spiega – dovranno essere adeguatamente preparati a gestire le nuove procedure di identificazione, scansione, verifica e movimentazione dei prodotti, affinché l’introduzione di nuovi strumenti digitali non si traduca in un ulteriore elemento di complessità, ma in un concreto miglioramento dei processi. Ci aspettiamo che i prossimi capitolati di gara introducano requisiti minimi sempre più stringenti e, al tempo stesso, meccanismi di premialità per le soluzioni in grado di garantire elevati livelli di tracciabilità e interoperabilità. La principale criticità che vediamo, tuttavia, è il rischio di una crescente disomogeneità tra le diverse strutture sanitarie. Le differenti strategie di digitalizzazione, i livelli di maturità tecnologica, gli investimenti disponibili e le specifiche esigenze organizzative delle singole realtà possono, infatti, tradursi in requisiti, architetture e personalizzazioni differenti. Per gli operatori della filiera questo potrebbe significare doversi confrontare con ecosistemi tecnologici non omogenei, aumentando costi, complessità e tempi di adeguamento”. Insomma, le aziende sono pronte a rispondere all’aumento dei requisiti e de i controlli, “ma riteniamo – conclude Ressa – che la vera sfida non sia semplicemente introdurre più tecnologia: è costruire un sistema integrato e interoperabile”. ---End text--- Author: Elisabetta Gramolini Heading: Highlight: “Le aree interessate sono varie e vanno dalla regolamentazione alla ricerca biomedica, dal marketing dei farmaci e delle tecnologie agli appalti, dalla logistica alla gestione finanziaria delle risorse umane e dell’erogazione dei servizi, fino agli accreditamenti, alle ispezioni, alle liste d’attesa e alla libera professione” “Secondo Agenas l’impatto dei fenomeni corruttivi, delle frodi e dell’illegalità sulla spesa sanitaria pubblica si attesta attorno al 5,59%, il che equivale a circa 5-6 miliardi di euro all'anno” Image: -tit_org- Corruzione in sanità lo stato passa al contrattacco -sec_org- tp:writer§§ ELISABETTA GRAMOLINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100602043103483.PDF §---§ title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603231307273.PDF description§§

Estratto da pag. 55 di "GIORNALE DI MONZA" del 06 Oct 2026

Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Cimbe si evidenzia, però, l'aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata

pubDate§§ 2026-10-06T06:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603231307273.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603231307273.PDF', 'title': 'GIORNALE DI MONZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603231307273.PDF tp:ocr§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603231307273.PDF §---§ title§§ Eventi Il libro di Beccalli Poi Cottarelli e Garattini link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603114507161.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "PICCOLO DI ALESSANDRIA E PROVINCIA" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603114507161.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603114507161.PDF', 'title': 'PICCOLO DI ALESSANDRIA E PROVINCIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603114507161.PDF tp:ocr§§ Eventi Il libro di Beccalli Poi Cottarelli e Garattini n Nel ricco calendario dell’Ottobre Alessandrino spiccano due appuntamenti di particolare rilievo, dedicati rispettivamente ai temi dell’economia e della sanità. Il primo è in programma domani, mercoledì 7 ottobre alle 21, nella Sala Iris del Collegio universitario Santa Chiara, con ingresso pedonale e carrabile da via Volturno 18. Protagonista della serata sarà Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica ed economista finanziaria di fama internazionale. L’incontro inaugurerà il ciclo “Una persona, un libro”, promosso dal Centro di cultura dell’Università Cattolica e dal Collegio universitario. Al centro della serata il volume Per un’economia nuova, pubblicato dalla casa editrice Il Sole 24 Ore, che offrirà lo spunto per una riflessione sulle trasformazioni dell’economia e sulle prospettive di un nuovo modello di sviluppo. Sabato mattina Il secondo appuntamento è in programma sabato 10, al mattino, a Palatium Vetus, nell’ambito della seconda giornata del XXIV Convegno nazionale di diritto sanitario. Al centro dei lavori sarà il tema del miglioramento della sanità, affrontato da una prospettiva cruciale: si tratta soprattutto di un problema di risorse oppure di organizzazione? A confrontarsi saranno alcuni tra i principali esperti italiani ed europei del settore, riuniti ad Alessandria per discutere delle sfide che attendono il sistema sanitario. Ad aprire i lavori sarà Carlo Cottarelli. Tra i relatori figurano inoltre Silvio Brusaferro, Nino Cartabellotta, Americo Cicchetti, Nerina Dirindin, Mariella Enoc e Nello Martini. Particolarmente significativo sarà il momento dedicato alla consegna del Premio Sodis 2026, assegnato a due figure di primo piano della sanità e della ricerca: Sandra Gallina, direttrice generale per la Salute della Commissione europea, e Silvio Garattini, farmacologo e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Due appuntamenti diversi per tema e prospettiva, ma accomunati dalla presenza di personalità di primo piano e dalla volontà di portare ad Alessandria un confronto qualificato su questioni decisive per il futuro della società. M.B. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:OSPITE L’economista Carlo Cottarelli sarà ad Alessandria -tit_org- Eventi Il libro di Beccalli Poi Cottarelli e Garattini -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100603114507161.PDF §---§ title§§ positivi ma sempre più persone rinunciano a curarsi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840605570.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "ROMA" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840605570.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840605570.PDF', 'title': 'ROMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840605570.PDF tp:ocr§§ I VOTI «Troppo bassa l’asticella dei requisiti voluti dal Ministero che non misura con esattezza i veri parametri» Lea positivi ma sempre più persone rinunciano a curarsi NAPOLI. Un voto d'ufficio che promuove quasi tutti sulla carta, mentre nelle corsie d'attesa e nelle case dei cittadini la realtà presenta un conto ben diverso. È la denuncia lanciata dalla Fondazione Gimbe sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) relativo al 2024. Se da un lato il Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute certifica l'adempimento di ben 18 Regioni su 21 (rispetto alle sole 13 dell'anno precedente), dall'altro la quota di italiani costretti a rinunciare a visite o accertamenti diagnostici schizza dal 7,6% al 9,9%, per un totale drammatico di quasi 5,8 milioni di persone. «Siamo di fronte a due fotografie solo apparentemente contraddittorie - spiega Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe - La promozione formale non equivale all'effettiva garanzia del diritto alla salute. L'asticella fissata dal Ministero è semplicemente troppo bassa». Per risultare adempiente, infatti, una Regione deve totalizzare almeno 60 punti su 100 in ciascuna delle tre macro-aree (prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera). Un "60 politico" che non misura la qualità reale dei servizi né i tempi d'attesa, e che nasconde un profondo divario Nord-Sud: calcolando la classifica complessiva, nelle ultime sette posizioni si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno (fatta eccezione per Bolzano), con le uniche tre bocciate ufficiali individuate in Calabria (area distrettuale), Sicilia e Bolzano (prevenzione). Se la soglia d'idoneità venisse alzata a 70 o 80 punti, le Regioni promosse crollerebbero rispettivamente a 12 e a appena 5.Il problema risiede nei limiti intrinseci della "pagella" ministeriale: i 27 indicatori "Core" analizzano soltanto chi riesce ad accedere alle prestazioni, ignorando le agende chiuse, le liste di blocco, la distanza dai presidi e le forti diseguaglianze socio-economiche all'interno delle stesse Regioni. Senza contare che il sistema non incentiva l'eccellenza: una volta raggiunta la sufficienza risicata, la Regione non ha alcun stimolo normativo a migliorare. Per Gimbe è urgente cambiare rotta, innalzando i parametri e monitorando i bisogni inascoltati: continuare a distribuire promozioni burocratiche mentre milioni di persone abbandonano le cure significa trasformare la tutela della salute da diritto costituzionale a lotteria geografica. ALICE DE GREGORI ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ALicE DE GREGORI Heading: Highlight: Image: -tit_org- positivi ma sempre più persone rinunciano a curarsi -sec_org- tp:writer§§ ALicE DE GREGORI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840605570.PDF §---§ title§§ Lea ositivi ma sempre più persone rinunciano a curarsi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840705571.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "ROMA" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840705571.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840705571.PDF', 'title': 'ROMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840705571.PDF tp:ocr§§ I VOTI «Troppo bassa l’asticella dei requisiti voluti dal Ministero che non misura con esattezza i veri parametri» Lea positivi ma sempre più persone rinunciano a curarsi NAPOLI. Un voto d'ufficio che promuove quasi tutti sulla carta, mentre nelle corsie d'attesa e nelle case dei cittadini la realtà presenta un conto ben diverso. È la denuncia lanciata dalla Fondazione Gimbe sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) relativo al 2024. Se da un lato il Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute certifica l'adempimento di ben 18 Regioni su 21 (rispetto alle sole 13 dell'anno precedente), dall'altro la quota di italiani costretti a rinunciare a visite o accertamenti diagnostici schizza dal 7,6% al 9,9%, per un totale drammatico di quasi 5,8 milioni di persone. «Siamo di fronte a due fotografie solo apparentemente contraddittorie - spiega Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe - La promozione formale non equivale all'effettiva garanzia del diritto alla salute. L'asticella fissata dal Ministero è semplicemente troppo bassa». Per risultare adempiente, infatti, una Regione deve totalizzare almeno 60 punti su 100 in ciascuna delle tre macro-aree (prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera). Un "60 politico" che non misura la qualità reale dei servizi né i tempi d'attesa, e che nasconde un profondo divario Nord-Sud: calcolando la classifica complessiva, nelle ultime sette posizioni si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno (fatta eccezione per Bolzano), con le uniche tre bocciate ufficiali individuate in Calabria (area distrettuale), Sicilia e Bolzano (prevenzione). Se la soglia d'idoneità venisse alzata a 70 o 80 punti, le Regioni promosse crollerebbero rispettivamente a 12 e a appena 5.Il problema risiede nei limiti intrinseci della "pagella" ministeriale: i 27 indicatori "Core" analizzano soltanto chi riesce ad accedere alle prestazioni, ignorando le agende chiuse, le liste di blocco, la distanza dai presidi e le forti diseguaglianze socio-economiche all'interno delle stesse Regioni. Senza contare che il sistema non incentiva l'eccellenza: una volta raggiunta la sufficienza risicata, la Regione non ha alcun stimolo normativo a migliorare. Per Gimbe è urgente cambiare rotta, innalzando i parametri e monitorando i bisogni inascoltati: continuare a distribuire promozioni burocratiche mentre milioni di persone abbandonano le cure significa trasformare la tutela della salute da diritto costituzionale a lotteria geografica. ALICE DE GREGORI ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ALice DE GREGORI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lea ositivi ma sempre più persone rinunciano a curarsi -sec_org- tp:writer§§ ALicE DE GREGORI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601840705571.PDF §---§ title§§ «Sono figure imprescindibili per il nostro sistema sanitario» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672804872.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672804872.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672804872.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672804872.PDF tp:ocr§§ IL CONFRONTO «Sono figure imprescindibili per il nostro sistema sanitario» Inviato a Torino C urare chi si prende cura: è il filo che lega il riconoscimento dei caregiver all’impegno di sanità, scuola e Terzo settore. Alessandro Comandone, autorità della Rete Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta, ricorda in occasione di questa giornata il percorso compiuto dall’oncologia moderna: dalla cura della malattia all’attenzione alla persona nella sua interezza, fino alla necessità di proteggere anche chi le sta accanto: «Diventare caregiver – spiega – non è una professione e tanto meno una missione. È un evento che trova ogni persona impreparata, mentre la vita improvvisamente cambia». Si tratta per questo motivo di una responsabilità che chiama in causa anche le istituzioni: «Il sistema sanitario non può prescindere dal ruolo fondamentale, eppure spesso silenzioso, dei caregiver domestici, in particolare quando si tratta di giovani e giovanissimi», sottolinea Carlo Picco, direttore generale dell’Asl Città di Torino. L’incontro al Bosso Monti, aggiunge, «dimostra l’importanza di creare ponti solidi tra le istituzioni sanitarie e il mondo della scuola». La scuola è infatti un luogo in cui dare spazio a questa realtà quotidiana, complessa e spesso invisibile. Il percorso del Bosso Monti affianca per cui alla formazione dei futuri professionisti del settore sociosanitario l’ascolto delle esperienze familiari degli studenti e delle studentesse, facendo emergere i carichi emotivi legati alla cura e il bisogno di sostegno. Un’esigenza che trova espressione anche nelle proposte dei ragazzi e delle ragazze. A tradurre l’ascolto in richieste è il “Manifesto dei giovani studenti per i caregiver”, redatto in questa occasione, perché «prendersi cura è un atto d’amore, ma non può essere un atto di solitudine». Tre i piani di intervento: alla scuola si chiedono spazi per parlare di emozioni, sportelli d’ascolto gratuiti e riservati, interrogazioni programmate e recupero dei materiali didattici. Al sistema sanitario punti di orientamento burocratico, formazione pratica gratuita e coinvolgimento del caregiver nel percorso terapeutico. Alla società si chiedono reti di volontariato per gli aiuti quotidiani e una comunicazione che superi lo stigma del “caregiver perfetto”, nonché il riconoscimento del diritto al riposo. Sul territorio, il raccordo tra assistenza sanitaria e sostegno sociale è anche nel Terzo settore, da sempre al fianco dei caregiver. Nel progetto “Protezione Famiglie Fragili” dell’Asl Città di Torino, per esempio, l’associazione “Parole in Movimento” è dal 2019 l’ente di riferimento con oltre 230 famiglie che hanno ricevuto sostegno in questo ambito. Il confronto con medici, psicologi, infermieri e assistenti sociali permette di collegare i bisogni individuati dai sanitari alle risorse del territorio, e gli interventi vanno dall’aiuto a domicilio per igiene e pulizie al sostegno per i minori. Con il progetto “Genitori Avanti”, un’équipe specializzata offre poi supporto psicologico e psicoterapia ai bambini e ai genitori superstiti nell’esperienza del lutto. Un aiuto concreto arriva infine anche da S.O.S. Caregiver, progetto della Lilt in collaborazione con l’ospedale San Giovanni Bosco di Torino. I volontari in questo caso affiancano le famiglie, accompagnano i pazienti alle terapie e offrono ascolto e compagnia, alleggerendo il carico di chi assiste: «Il progetto è stato “cucito addosso” ai bisogni del caregiver», spiega la psiconcologa Melania Spatola, referente del progetto. Le segnalazioni arrivano dall’équipe oncologica del San Giovanni Bosco e la Lilt seleziona quindi il volontario più adatto alla famiglia, prevedendo anche un corso base di 20 ore e una supervisione mensile. Eugenio Giannetta ---End text--- Author: Eugenio Giannetta Heading: Highlight: I professionisti impegnati nella rete oncologica sottolineano l’importanza di creare ponti tra sanità, scuola e Terzo settore. La sfida è costruire un sistema capace di proteggere e tutelare anche chi si prende cura di familiari malati Image: -tit_org - «Sono figure imprescindibili per il nostro sistema sanitario» -sec_org- tp:writer§§ Eugenio Giannetta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672804872.PDF §---§ title§§ Visite per i Cpr, l'ipotesi di medici militari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672704883.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "CORRIERE DELLA SERA" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672704883.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672704883.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672704883.PDF tp:ocr§§ Visite per i Cpr, l’ipotesi di medici militari Piantedosi: rivedremo le regole M edici militari o delle forze di polizia incaricati di accertare — al posto dei loro colleghi civili, come accade oggi — la compatibilità del trattenimento presso i Centri di permanenza per il rimpatrio delle persone condotte in queste strutture perché irregolari e in attesa del loro eventuale allontanamento dal territorio nazionale. È una delle possibilità che il Viminale sta esaminando per evitare che ci siano rilasci facili, dopo i casi dei medici che hanno sottoscritto falsi certificati attestando l’incompatibilità di alcuni stranieri con la permanenza in custodia, come emerso dall’inchiesta della Procura di Ravenna. Coinvolti nelle indagini delle settimane scorse almeno 23 professionisti che sono stati iscritti nel registro degli indagati perché accusati a vario titolo di falso ideologico e associazione a delinquere. Proprio ieri lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato che si stanno rivedendo «le regole sulle valutazioni sanitarie concernenti l’ammissione ai Centri per il rimpatrio». «A breve — ha aggiunto in una lettera inviata al direttore del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro — ci sarà un risultato che dovrà reggere alla prova dei fatti e dei tribunali. Perché le vicende di Ravenna e alcune altre decisioni giudiziali ci impongono di considerare tutte le complessità della questione». Il responsabile del Viminale ha anche sottolineato: «Stiamo cercando il modo giusto ed efficace affinché, anche alla luce dell’esperienza, le verifiche sanitarie e la tutela della salute delle persone possano svolgersi con puntualità e affidabilità ma senza trasformarsi in un pretesto per eludere la legge e per ostacolare l’esecuzione dei rimpatri». E, ha concluso Piantedosi, «se a Ravenna o altrove verrà accertato che qualcuno ha indossato il camice per fare militanza politica anziché somministrare cure mediche, ne risponderà davanti alla giustizia». R. Fr. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: R. FR. Heading: Piantedosi: rivedremo le regole Highlight: Image:Ministro Matteo Piantedosi, 63 anni, titolare del Viminale dal 22 ottobre 2022 -tit_org- Visite per i Cpr, l’ipotesi di medici militari -sec_org- tp:writer§§ R. FR. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672704883.PDF §---§ title§§ A un commissario lo smaltimento dei materiali accumulati in pandemia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601654804868.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601654804868.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601654804868.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601654804868.PDF tp:ocr§§ A UN COMMISSARIO LO SMALTIMENTO DEI MATERIALI ACCUMULATI IN PANDEMIA Nomina di un Commissario straordinario per lo smaltimento dei materiali già acquisiti dal Ministero della salute nel periodo pandemico, utilizzo dei fondi Covid anche nel 2027, modifica delle funzioni del Ministero della salute e proroga della validità dell’elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di direttore generale delle aziende sanitarie. Sono queste alcune novità del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione, convertito in legge dal Senato. Nello specifico, il provvedimento istituisce un Commissario straordinario per la gestione delle attività di deposito, custodia, movimentazione, organizzazione dei trasporti, dismissione e smaltimento dei materiali già acquisiti dal Ministero della salute, nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. La figura sarà individuata tra soggetti di comprovata competenza nell’ambito della gestione di strutture organizzative complesse, con specifica qualificazione nelle materie della logistica, gestione patrimoniale, disciplina ambientale, smaltimento dei rifiuti e dei contratti pubblici; inoltre, il provvedimento chiarisce che l’incarico durerà fino al 31 marzo 2027, il compenso sarà pari a 40 mila euro annui e, al fine del raggiungimento degli obiettivi, potrà avvalersi delle strutture del Ministero della salute. Durante l’esame nelle commissioni, il legislatore ha anche deciso di prorogare al 31 dicembre 2027 l’autorizzazione, prevista dall’art. 2-bis, comma 1, del D.L. n. 155 del 2024, dell’utilizzo delle risorse stanziate per fronteggiare l’emergenza da Covid-19 allo scopo di garantire l’attuazione dei Piani operativi per il recupero delle liste d’attesa. Invece, in tema di riordino delle competenze, il provvedimento trasferisce alle direzioni generali del Ministero della salute le attività inerenti al monitoraggio dei tempi di attesa per l'erogazione delle prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza (LEA), mentre il comma 10-bis del ddl proroga, fino al 31 dicembre 2027, la validità dell’attuale elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di direttore generale delle aziende sanitarie. Pasquale Quaranta ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image: -tit_org- A un commissario lo smaltimento dei materiali accumulati in pandemia -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Quaranta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601654804868.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Nel Veneto Lega e Pd approvano il suicidio assistito e l'assistenza ai familiari ammalati = Dove la politica è bipartisan link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672004880.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "ITALIA OGGI" del 06 Oct 2026

La legge sul fine vita salvata dal Pd (Fd contro)

pubDate§§ 2026-10-06T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672004880.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672004880.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672004880.PDF tp:ocr§§ MEDIA IDICE IN VIALE DELL’EDITORIA Regione Veneto. Siglato il patto dell’acciuga: maggioranza e opposizione votano insieme Dove la politica è bipartisan La legge sul fine vita salvata dal Pd (FdI contro) TORIA i sono le avvisaglie di una campagna elettorale nazionale assai brusca, coi due schieramenti L impegnati in una gara all’ultimo voto. Perciò è singolare che in una regione, al contrario, vinca la mediazione, con maggioranza e opposizione che su rilevanti, d importanti temi si accordano e collaborano, arrivando insieme al voto. su Succede in Veneto, dov’è stato coniato il a termina Stefanildo, ovsc vero l’unione tra il prer sidente della Regione, il leghista moderato Ala berto Stefani, 33 and ni, e il capo dell’opposizione, il piddino Giovanni Manildo, 57 anni. I due si contesero, a novembre, la presidenza, il candidato del centrodestra (trainato anche da Luca Zaia impossibiliC tato a ripresentarsi per il limite ai mandati) stravinse (64,3%) sul candidato del campo largo (28,8%). Un risultato quasi scontato nella roccaforte della Lega. Ma la campagna elettorale fu priva di toni aspri, il confronto avvenne in forme pacate. Così nel nuovo consiglio regionale si è arrivati al gentlemen’s agreement e il Veneto è l’unica Regione d’Italia dove manca, sulle leggi principali, il conflitto tra i due schierao menti. Merito di un presidente di Regione che ha fatto tesoro degli insegnamenti zaiani e rifugge dalla contrapposizione, e del principale esponente d’opposizione, ex-scout, cattolico, lontano dalle degenerazioni ideologiche. Pure ta la delicata legge sul fine vita è stata votata assieme. Anziché andare e allo scontro, come avvenuto in altre regioni, essi hanno lavorato di coo mune accordo attorno a alla legge, trovando un punto d’incontro e quindi votandola. La legge è stata approvata col voto di Lega, parte di Fi, Pd, M5s Avs contrari FdI e alcuni consiglieri di Fi. Il Veneto è diventata la quarta regione in Italia a legiferare in materia e la prima amministrata dal centrodestra (ma la legge è passata col voto decisivo di Pd e alleati). Essa disciplina i tempi e le procedure sanitarie per il suicidio medicalmente assistito. Commenta Manildo: «La definizione del testo varato ha visto da parte nostra un lavoro durato settimane, fatto di approfondimenti tecnici, confronti e di L un intenso lavoro di interlocuzione con la c giunta e con quella par«I te della maggioranza d alla quale va riconode sciuto il merito di aver imboccato quella via ca progressista che in questa materia non vede altrettanta apertura dalle forze di centrodestra a livello nazionale». Embrassons nous anche sulla legge pro-caregiver, addirittura firmata e presentata insieme dal presidente Stefani e dalla consigliera Pd, Chiara Luisetto. Il progetto di legge disciplina il ruolo del caregiver familiare che, volontariamente e a titolo gratuito, si prende cura di una persona cara non autosufficiente o che necessita di assistenza di lunga durata, integrandolo nel sistema regionale dei servizi sociosanitari, riconoscendone la funzione sociale. Commenta Stefani: «La legge approvata è un importante segnale di civiltà, una nuova pietra miliare del percorso sociosanitario che mette al centro la persona e le relazioni umane. Riguarda più di 260 mila veneti per i quali l’attività del caregiver non è soltanto un impegno familiare, ma si configura come un prezioso e fondamentale tassello della rete di assistenza. Si tratta di una legge di civiltà a cui abbiamo lavorato insieme, maggioranza e opposizione. Di fronte a scelte come queste non ci possono essere divisioni politiche». Conferma Luisetto: «Con Stefani si è lavorato a un testo condiviso. I caregiver familiari sono il cuore pulsante del nostro sistema di welfare, ma per troppo tempo sono stati lasciati soli ad affrontare un carico emotivo, fisico ed economico devastante. In maggioranza sono donne della cosiddetta generazione sandwich, schiacciate tra lavoro, cura dei figli e assistenza ai genitori anziani o con disabilità, che spesso hanno dovuto rinunciare all'impiego e alla propria s alute per stare accanto a un familiare caro». Mentre Loredana Ligabue, segretaria di Carer (Associazione caregiver familiari) aggiunge: «Il presidente Stefani ha scelto di partire dal disegno di legge depositato dalla consigliera Pd. Non lo ha cancellato, non lo ha stravolto: lo ha assunto come base, lo ha arricchito e portato in Commissione. Il risultato è stato un percorso di approfondimento serio, con audizioni, confronti, emendamenti condivisi. Così si è arrivati a un testo senza bandiere, senza propaganda». C’è però chi trova Stefanildo indigesto, sia da una parte che dall’altra dello schieramento politico. Nel centrodestra c’è chi accusa il presidente di privilegiare il dialogo col Pd snobbando la maggioranza che lo sostiene, mentre sull’altro fronte vi è chi è nostalgico dell’opposizione dura e inflessibile. Ma le critiche non sono, per ora, riuscite a bloccare il cheek-to-cheek stefanildesco. Perfino sul bilancio, l’atto più significativo dell’attività regionale, ci sono state convergenze tanto che Luca Zaia, attualmente presidente del consiglio regionale, quando ha messo ai voti un emendamento sulla co-abitazione intergenerazionale, lo ha chiamato emendamento Stefanildo, e così è stato messo a verbale. L’emendamento bipartisan prevede una spesa di 300mila euro per estendere a tutte le città universitarie del Veneto l’iniziativa-pilota di Padova: «Esperienze di coabitazione tra proprietari anziani che vivono soli in case grandi e studenti arrivati da fuori che possono supportarli nelle piccole attività quotidiane». Un feeling istituzionale nato, assicurano in Veneto, col patto dell’acciuga, un incontro a tavola, con prelibatezze marinare, tra il presidente e il leader dell’opposizione, in cui è emersa la reciproca volontà di superare i muri contrapposti della passata legislatura regionale per costruire percorsi legislativi condivisi, al di là dei distinguo che ovviamente rimangono soprattutto sulle questioni nazionali, a cominciare dall’autonomia. Ma sul fronte regionale si può procedere bipartisan e concordano anche i consiglieri regionali civici, capeggiati da Riccardo Szumski, che alle recenti elezioni con la sua lista Resistere ha superato il 5%. Dicono i civici: «La prima legge regionale di Bilancio della presidenza Stefani è stata approvata in uno spirito di dialogo con l'opposizione e quindi con diversi voti bipartisan in aula. Quell’emendamento a doppia firma Stefani- Manildo, è simbolo di un dialogo tra maggioranza e opposizione che intende distruggere il muro contro muro e indurre la politica italiana a fare un passo avanti». ---End text--- Author: CARLO VALENTINI Heading: Highlight: La legge regionale sul suicidio assistito è merito di un presidente leghista di Regione che rifugge dalla contrapposizione, e del principale esponente d’opposizione Pd, ex-scout, cattolico, lontano dalle degenerazioni ideologiche. Pure la delicata legge sul fine vita è stata infatti votata assieme. Anziché andare allo scontro, come avvenuto in altre regioni, essi hanno lavorato di comune accordo attorno alla legge, trovando un punto d’incontro e quindi votandola Loredana Ligabue, segretaria di Carer (Associazione caregiver familiari) aggiunge: «Il presidente Stefani ha scelto di partire dal disegno di legge depositato dalla consigliera Pd Chiara Luisetto. Non lo ha cancellato, non lo ha stravolto: lo ha assunto come base, lo ha arricchito e portato in Commissione. Il risultato è stato un percorso di approfondimento serio, con audizioni, confronti, emendamenti condivisi. Così si è arrivati a un testo senza bandiere, senza propaganda» Image:Giovanni Manildo e Alberto Stefani -tit_org- AGGIORNATO - Nel Veneto Lega e Pd approvano il suicidio assistito e l'assistenza ai familiari ammalati Dove la politica è bipartisan -sec_org- tp:writer§§ CARLO VALENTINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672004880.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Schillaci chiede a Giorgetti 6,5 miliardi per la sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601673304877.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "REPUBBLICA" del 06 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-06T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601673304877.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601673304877.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601673304877.PDF tp:ocr§§ Schillaci chiede a Giorgetti 6,5 miliardi per la sanità a sanità ha bisogno di 6,5 miliardi, cioè 5,5 miliardi in più di quelli stanziati dalla Finanziaria dell’anno scorso. Servono per pagare le bollette, i farmaci e i dispositivi medici, ma anche per aumentare gli stipendi dei lavoratori, per finanziare l’assistenza alle dipendenze, le vaccinazioni, i programmi contro l’Alzheimer. Al ministero alla Salute ieri hanno lavorato tutto il giorno all’elenco delle voci che giustificano la richiesta che è già stata anticipata a Giancarlo Giorgetti alla fine del luglio scorso e che ora verrà ribadita. Del resto, la cifra richiesta dal ministro alla Salute Orazio Schillaci è praticamente la stessa ipotizzata dagli assessorati alla Salute delle Regioni, anche quelle di centrodestra, la settimana scorsa. A breve dovrebbero ufficializzarla i presidenti. Il sistema sanitario ha bisogno di denaro e non Orazio manca molto tempo priSchillac ma che si capisca quanto Sessan sarà davvero in grado di già rett assicurargli Giorgetti. In dell’Un questo 2026 il rapporto Tor Ver tra il Fondo sanitario naè minis zionale, che finanzia la della Sa gran parte dell’assistenza con 142,9 miliardi, e il Pil è al 6,18%. Se venisse aggiunto un solo miliardo scenderebbe ancora. Per mantenerlo allo stessa percentuale dovrebbero arrivare infatti 3,7 miliardi in tutto e il timore è che sia proprio questa la cifra che sarà messa dalla manovra. Ovviamente, se arrivasse addirittura meno, gli attacchi di opposizione e di una parte del mondo della sanità saranno ancora più intensi. La tabella con le richieste che si stava preparando ieri prevede inL tanto un fondo indistinto, una quota di circa 2,8 miliardi. Servono a pagare gli aumenti “fissi”, ad esempio per l’energia, ma anche l’acquisto di dispositivi medici, di altri beni e servizi e di farmaci. La spesa per l’acquisto dei medicinali è in continuo aumento (si stima un +1,5 miliardi nel 2027), ma una parte, legata al possibile aggravio di spesa legato alla politica americana dell’Mfn per ridurre i costi negli Usa, si vorrebbe tenere fuori dalla spesa sanitaria. Il valore del fondo indistinto fa capire come mai ci sia il timore che l’aumento del finanziamento sia di circa 3,5 miliardi, perché in quel modo non ci sarebbe denaro per le altre cose che vuole fare il ministero. Ad esempio mettere un miliardo per pagare di più gli infermieri e i medici (aumentando probabilmente indennità, di specificità e di esclusiva) e anci che per fare assunzioni. t’anni, Ci saranno soldi per la preore venzione, ad esempio per versità i vaccini, e (un altro miliargata, do) per l’aumento delle tatro riffe della specialistica e lute dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Circa 200 milioni andrebbero ai servizi per l’Alzheimer, in particolare per l’assistenza ma anche per i contenziosi legati alla permanenza nelle Rsa, residenze per anziani, di persone colpite da questa malattia. Altri 150 milioni andrebbero alla salute mentale e per affrontare dipendenze e disturbi dell’alimentazione. Previsti interventi anche per l’assistenza delle malattie rare. La lista è lunga, a breve si capirà se ci saranno delle voci da depennare e quali. ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Image:Orazio Schillaci Sessant’anni, già rettore dell’Università Tor Vergata, è ministro della Salute -tit_org- AGGIORNATO - Schillaci chiede a Giorgetti 6,5 miliardi per la sanità -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601673304877.PDF §---§ title§§ Sanità, è caccia alle risorse per le assunzioni e gli stipendi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672904873.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "SOLE 24 ORE" del 06 Oct 2026

Cantiere manovra. Le priorità: piano di assunzioni nelle Case di comunità e aumento delle buste paga di medici e infermieri. Allo studio misure per arginare la pressione Usa sui prezzi dei farmaci

pubDate§§ 2026-10-06T03:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672904873.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672904873.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672904873.PDF tp:ocr§§ Sanità, è caccia alle risorse per le assunzioni e gli stipendi Cantiere manovra. Le priorità: piano di assunzioni nelle Case di comunità e aumento delle buste paga di medici e infermieri. Allo studio misure per arginare la pressione Usa sui prezzi dei farmaci Un piano di assunzioni da destinare prioritariamente alla nuova Sanità territoriale e cioè alle oltre 1.200 Case di comunità gia aperte che vanno riempite di personale sanitario per garantire i servizi. E poi provare ad arginare la fuga dei medici - quest’anno per la prima volta le dimissioni volontarie dei camici bianchi hanno superato i pensionamenti e degli infermieri dagli ospedali pubblici: per i primi si punterebbe a rendere più pesante l’indennità di esclusiva e cioè la voce in busta paga dei medici che premia chi “giura fedeltà” al Servizio sanitario non lavorando nel privato (oggi in base all’anzianità varia dai 500 ai 1.300 euro al mese), mentre per i secondi sia gli infermieri che gli altri del comparto sanitario - l’idea è di continuare a rinforzare l’indennità di specificità già cresciuta con la manovra dell’anno scorso. Solo queste prime voci cuberebbero 1 miliardo a cui si aggiungerebbero poi gli altri capitoli del cantiere della manovra che vanno dalla prevenzione, ai nuovi livelli essenziali e le tariffe (per altri 2 miliardi) e le restanti singole misure come quelle per Alzheimer, salute mentale, autismo, dipendenze e disturbi alimentari. Senza dimenticare il capitolo caldissimo dei farmaci dove si punta a dare un segnale forte alle imprese in risposta allo tsunami del Most favored Nation che arriva da Oltreoceano e voluto dal presidente Usa Trump per abbassare i prezzi dei medicinali in America. Proprio in queste ore i tecnici del ministero della Salute lavorano alla ”short list” delle misure della prossima legge di bilancio partendo dalla richiesta ufficiale che il ministro della Salute Orazio Schillaci ha fatto già al suo collega al Mef Giancarlo Giorgetti e cioè 5,5 miliardi in più per il 2027. Una cifra emersa quando ancora non era scattata la tagliola del deficit al 3,1% sul Pil, ma ora che la parola d’ordine è «prudenza» come è stata evocata dallo stesso Giogetti nei giorni scorsi presentando il Dpfp ecco che quelle richieste sono a forte rischio. L’unica mezza certezza (di sicuro non c’è nulla al momento) è che l’asticella del finanziamento del Fondo sanitario - quello che tiene in piedi con mille difficoltà il Servizio sanitario - calcolato sul Pil non dovrebbe scendere sotto la linea rossa del 6,1-6,2 per cento, limite non valicato negli ultimi anni. Scendere sotto quel confine equivarrebbe a prestare il fianco al fuoco di fila delle opposizioni che potrebbero condurre una lunga campagna elettorale nel segno dei “tagli alla Sanità” mentre si finanziano le spese militari. Ma quanto vale l’impegno a restare sopra questa asticella? Calcolatrice alla mano, circa 3-3,5 miliardi in più. Tra l’altro per il 2027 il Ssn eredita solo 1 miliardo dalla manovra dell’anno scorso, un piccolo “tesoretto” che alla Salute nessuno vorrebbe che rientrasse appunto nel conteggio delle risorse in più per il prossimo anno. Del resto che la spesa sanitaria “a legislazione vigente” continui a crescere più del Fondo sanitario lo certifica anche il Dpfp che stima la spesa sanitaria per quest’anno a ben 148,836 miliardi a fronte di un Fondo sanitario finanziato per poco più di 143 miliardi con una crescita per il 2027 che arriva a 151,668 miliardi per poi salire ancora a 155,647 nel 2028, con un rapporto spesa sanitaria effettiva su Pil al 6,3%. Ecco perché la speranza nei corridoi del ministero della Salute è che al Mef e a Palazzo Chigi si tengano ben in conto questi numeri. Ma quale potrebbe essere il menu della manovra? Se ci fosse tutta la dote voluta da Schillaci oltre a una quota di 2-3 miliardi di finanziamento indistinto - quello che le Regioni vorrebbero per tutte le risorse - l’idea è, come detto, innanzitutto di vincolare 1 miliardo tra assunzioni del personale sanitario e incrementi delle buste paga anche per continuare a tagliare le liste d’attesa. Un altro miliardo servirebbe per aggiornare i livelli essenziali di assistenza e le tariffe ospedaliere e di specialistica ambulatoriale. Un altro miliardo, infine, servirebbe per potenziare la prevenzione come il nuovo piano vaccinale. Sulla farmaceutica oltre a provare ad alzare di un altro 0,25% la quota calcolata sul Fondo sanitario si vuole rallentare la crescita del payback a carico delle imprese del Pharma alle prese con le sirene americane della clausola Most favored nation sui prezzi dei medicinali voluta da Trump: per questo si pensa di sfruttare tutti i circa 500 milioni che restano non spesi del Fondo dei farmaci innovativi allungando a esempio oltre i 36 mesi la “patente” di innovativo e introducendo corsie veloci di autorizzazione delle nuove terapie. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Per i medici si punta a far crescere l’indennità di esclusiva, per gli infermieri l’indennità di specificità Sui farmaci si vuole ridurre l’impatto del payback alzando il tetto di spesa e “spendendo” il Fondo degli innovativi la spesa sul pil L’asticella del 6,1-6,2% L’asticella del finanziamento del Fondo sanitario - quello che tiene in piedi con mille difficoltà il Servizio sanitario calcolato sul Pil non dovrebbe scendere sotto la linea rossa del 6,1-6,2 per cento, limite non valicato negli ultimi anni. Scendere sotto quel confine equivarrebbe a prestare il fianco alle critiche delle opposizioni sui «tagli alla Sanità» Image:Fuga dalla Sanità pubblica. Per la prima volta le dimissioni volontarie dagli ospedali del Servizio sanitario dei medici sono state superiore ai pensionamenti. -tit_org- Sanità, è caccia alle risorse per le assunzioni e gli stipendi -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/06/2026100601672904873.PDF §---§