title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716704444.PDF description§§
Estratto da pag. 7 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 05 Oct 2026
Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Cimbe si evidenzia, però, l'aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata
pubDate§§ 2026-10-05T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716704444.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716704444.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716704444.PDF tp:ocr§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716704444.PDF §---§ title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716604443.PDF description§§
Estratto da pag. 47 di "ECO DI BIELLA" del 05 Oct 2026
Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l ' aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata
pubDate§§ 2026-10-05T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716604443.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716604443.PDF', 'title': 'ECO DI BIELLA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716604443.PDF tp:ocr§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501716604443.PDF §---§ title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501668504990.PDF description§§
Estratto da pag. 63 di "GIORNALE DI LECCO" del 05 Oct 2026
Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l ' aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata
pubDate§§ 2026-10-05T05:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501668504990.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501668504990.PDF', 'title': 'GIORNALE DI LECCO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501668504990.PDF tp:ocr§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501668504990.PDF §---§ title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501802905182.PDF description§§
Estratto da pag. 47 di "NOTIZIA OGGI VERCELLI" del 05 Oct 2026
Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l ' aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata
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Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501802905182.PDF §---§ title§§ Com'è difficile trovare i medico quando il figlio «lascia» il pediatra = Dopo il pediatra si finisce nel limbo Il medico di famiglia non si trova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502221301190.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "VERITÀ" del 05 Oct 2026
I professionisti scarseggiano: ne mancano 5.700. Così, una volta raggiunti i 14 anni, si resta senza assistenza Aumentare l'età pediatrica a 18 anni rischia di spostare il problema: pure i dottori dell'età infantile sono pochi
pubDate§§ 2026-10-05T01:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502221301190.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502221301190.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502221301190.PDF tp:ocr§§ VIAGGIO NELLA SANITÀ IN DIFFICOLTÀ Com’è difficile trovare il medico quando il figlio «lascia» il pediatra Dopo il pediatra si finisce nel limbo Il medico di famiglia non si trova I professionisti scarseggiano: ne mancano 5.700. Così, una volta raggiunti i 14 anni, si resta senza assistenza Aumentare l’età pediatrica a 18 anni rischia di spostare il problema: pure i dottori dell’età infantile sono pochi n Quando il figlio compie 14 anni, sempre più spesso per i genitori si presenta un problema: il passaggio dal pediatra al medico di medicina generale non è possibile, perché questi ultimi sono troppo pochi e non accettano nuovi iscritti. Di qui, l’ipotesi di innalzare l’età pediatrica fino a 18 anni. Ma la coperta resta troppo corta: anche di pediatri c’è carenza. alle pagine 10 e 11 n Il passaggio dal pediatra di libera scelta al medico di medicina generale è tutt’altro che semplice. La proposta di estendere l’assistenza pediatrica ai 18 anni di età. contenuta nella riforma della medicina generale, attualmente in discussione tra il ministero della Salute e le Regioni, non sembra poter portare i benefici sperati. La misura ha una finalità precisa: ritardare l’ingresso dei giovani assistiti nel circuito della medicina generale, in un contesto segnato dalla carenza di medici di famiglia. Attualmente infatti l’assistenza pediatrica si ferma a 14 anni e può arrivare a 16 per disabilità o patologie croniche. Inoltre il pediatra è di riferimento fino ai 6 anni, ma dai 7 in su la famiglia può scegliere già il medico di medicina generale. Secondo quanto indicato nel documento, l’innalzamento dell’età pediatrica contribuirebbe a «rendere meno critico il ricambio generazionale» nella medicina generale, riducendo la pressione sugli studi e diluendo nel tempo l’ingresso di nuovi pazienti. Si tratta quindi di un intervento organizzativo che prova a gestire una carenza strutturale redistribuendo i carichi tra pediatri e medici di famiglia. Come ha evidenziato il ministro della Salute Orazio Schillaci, nella riforma della medicina territoriale, «l’estensione del pediatra di libera scelta fino ai 18 anni d’età», è una «misura strategica» per «rafforzare l’assistenza sul territorio e rendere i servizi più vicini ai cittadini». Per il ministro si tratta di «una scelta chiara che mette al centro la continuità assistenziale lungo tutta l’età evolutiva e supera un meccanismo che fino a oggi rischiava di interrompere percorsi di cura in una fase delicata della crescita. Una proposta che guarda con attenzione i nostri ragazzi e le loro famiglie e mette al centro il benessere dei più giovani con l’esigenza di accompagnarli per tutta la fase della crescita». I numeri però descrivono l’annosa questione della coperta troppo corta. Alla carenza cronica di medici si aggiunge quella dei pediatri in un contesto di inverno demografico che vede l’aumento della popolazione over 65 (ormai il 25% degli italiani) che statisticamente presenta, in un caso su due, almeno una patologia cronica. Come se non bastasse, mentre aumentano i bisogni e i costi di salute, i cordoni della borsa si stringono. Ecco i dati. Considerando un medico ogni 1.200 assistiti, mancano circa 5.700 medici di famiglia e, nonostante il drastico calo delle nascite dell’ultimo ventennio, servirebbero almeno altri 497 pediatri, secondo le stime della Fondazione Gimbe. Il problema si concentra soprattutto nel Nord Italia: Lombardia, Piemonte e Veneto assorbono complessivamente il 78,7% delle carenze di pediatri, con rispettivamente 186, 109 e 96 professionisti mancanti. Purtroppo la situazione sembra destinata a peggiorare. Al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri a fronte di quasi 5,8 milioni di assistiti. Rispetto al 2019, quando erano 7.373, si registra una riduzione di 1.089 professionisti, pari al 15%. Inoltre, secondo i dati della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta. Sebbene le borse di specializzazione in Pediatria siano praticamente raddoppiate, arrivando a 854, non è possibile prevedere quanti specialisti sceglieranno la pediatria di famiglia. E comunque, se si estendesse fino ai 18 anni l’assistenza pediatrica, per mantenere il rapporto ottimale di 850 bambini assistiti per ogni professionista, secondo la simulazione di Gimbe, servirebbero oltre 3.500 pediatri in più: 811 per prendere in carico i circa 690.000 minori tra 6 e 13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale e altri 2.721 per la fascia 14-17 anni. Ma la media nazionale è già di 917 bambini e ragazzi per pediatra e, in alcune Regioni, il carico è ancora maggiore: in Piemonte si arriva a 1.126, nella Provincia autonoma di Bolzano a 1.114, in Veneto a 1.018. Con questi numeri, è chiaro che il sistema fatica a garantire copertura, accessibilità e continuità delle cure. In altre parole, la riduzione dei professionisti supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite. Può sembrare semplicistico, ma nonostante l’arrivo posticipato di nuovi assistiti è comunque necessario aumentare i medici di famiglia. Così, come nel Gioco dell’oca, si ritorna alla prima casella. In molte regioni soprattutto al Nord, come in Veneto e Lombardia, le liste dei medici di medicina generale sono sature o i bandi per le zone carenti vanno deserti. In media hanno 1.383 assistiti ciascuno, superando ampiamente il rapporto ottimale di 1.200. In molte aree del Paese i medici hanno raggiunto il massimale assoluto di 1.500 pazienti, rendendo praticamente impossibile per i nuovi cittadini o adolescenti trovare un medico disponibile. La situazione è destinata ad aggravarsi a breve termine: entro il 2028 sono previsti 8.180 pensionamenti tra i medici di famiglia. Ci sono però dei segnali positivi, di inversione di tendenza. Nel recente bando per il corso di formazione in medicina generale 20262029, a fronte di 2.651 posti disponibili, sono state presentate quasi 6.000 domande, con 400 candidature in Veneto per 191 posti. Accanto alle questioni organizzative, ci sono criticità rilevanti anche sul piano economico e delle risorse. ---End text--- Author: STELLA CONTONI Heading: Highlight: Image:MINISTRO Il titolare del dicastero della Salute, Orazio Schillaci [Ansa] -tit_org- Com'è difficile trovare i medico quando il figlio «lascia» il pediatra Dopo il pediatra si finisce nel limbo Il medico di famiglia non si trova -sec_org- tp:writer§§ STELLA CONTONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502221301190.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Com'è difficile trovare i medico quando il figlio «lascia» il pediatra = Dopo il pediatra si finisce nel limbo Il medico di famiglia non si trova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502238901334.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "VERITÀ" del 05 Oct 2026
I professionisti scarseggiano: ne mancano 5.700. Così, una volta raggiunti i 14 anni, si resta senza assistenza Aumentare l'età pediatrica a 18 anni rischia di spostare il problema: pure i dottori dell'età infantile sono pochi
pubDate§§ 2026-10-05T01:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502238901334.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502238901334.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502238901334.PDF tp:ocr§§ VIAGGIO NELLA SANITÀ IN DIFFICOLTÀ Com’è difficile trovare il medico quando il figlio «lascia» il pediatra Dopo il pediatra si finisce nel limbo Il medico di famiglia non si trova I professionisti scarseggiano: ne mancano 5.700. Così, una volta raggiunti i 14 anni, si resta senza assistenza Aumentare l’età pediatrica a 18 anni rischia di spostare il problema: pure i dottori dell’età infantile sono pochi n Quando il figlio compie 14 anni, sempre più spesso per i genitori si presenta un problema: il passaggio dal pediatra al medico di medicina generale non è possibile, perché questi ultimi sono troppo pochi e non accettano nuovi iscritti. Di qui, l’ipotesi di innalzare l’età pediatrica fino a 18 anni. Ma la coperta resta troppo corta: anche di pediatri c’è carenza. alle pagine 10 e 11 n Il passaggio dal pediatra di libera scelta al medico di medicina generale è tutt’altro che semplice. La proposta di estendere l’assistenza pediatrica ai 18 anni di età. contenuta nella riforma della medicina generale, attualmente in discussione tra il ministero della Salute e le Regioni, non sembra poter portare i benefici sperati. La misura ha una finalità precisa: ritardare l’ingresso dei giovani assistiti nel circuito della medicina generale, in un contesto segnato dalla carenza di medici di famiglia. Attualmente infatti l’assistenza pediatrica si ferma a 14 anni e può arrivare a 16 per disabilità o patologie croniche. Inoltre il pediatra è di riferimento fino ai 6 anni, ma dai 7 in su la famiglia può scegliere già il medico di medicina generale. Secondo quanto indicato nel documento, l’innalzamento dell’età pediatrica contribuirebbe a «rendere meno critico il ricambio generazionale» nella medicina generale, riducendo la pressione sugli studi e diluendo nel tempo l’ingresso di nuovi pazienti. Si tratta quindi di un intervento organizzativo che prova a gestire una carenza strutturale redistribuendo i carichi tra pediatri e medici di famiglia. Come ha evidenziato il ministro della Salute Orazio Schillaci, nella riforma della medicina territoriale, «l’estensione del pediatra di libera scelta fino ai 18 anni d’età», è una «misura strategica» per «rafforzare l’assistenza sul territorio e rendere i servizi più vicini ai cittadini». Per il ministro si tratta di «una scelta chiara che mette al centro la continuità assistenziale lungo tutta l’età evolutiva e supera un meccanismo che fino a oggi rischiava di interrompere percorsi di cura in una fase delicata della crescita. Una proposta che guarda con attenzione i nostri ragazzi e le loro famiglie e mette al centro il benessere dei più giovani con l’esigenza di accompagnarli per tutta la fase della crescita». I numeri però descrivono l’annosa questione della coperta troppo corta. Alla carenza cronica di medici si aggiunge quella dei pediatri in un contesto di inverno demografico che vede l’aumento della popolazione over 65 (ormai il 25% degli italiani) che statisticamente presenta, in un caso su due, almeno una patologia cronica. Come se non bastasse, mentre aumentano i bisogni e i costi di salute, i cordoni della borsa si stringono. Ecco i dati. Considerando un medico ogni 1.200 assistiti, mancano circa 5.700 medici di famiglia e, nonostante il drastico calo delle nascite dell’ultimo ventennio, servirebbero almeno altri 497 pediatri, secondo le stime della Fondazione Gimbe. Il problema si concentra soprattutto nel Nord Italia: Lombardia, Piemonte e Veneto assorbono complessivamente il 78,7% delle carenze di pediatri, con rispettivamente 186, 109 e 96 professionisti mancanti. Purtroppo la situazione sembra destinata a peggiorare. Al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri a fronte di quasi 5,8 milioni di assistiti. Rispetto al 2019, quando erano 7.373, si registra una riduzione di 1.089 professionisti, pari al 15%. Inoltre, secondo i dati della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta. Sebbene le borse di specializzazione in Pediatria siano praticamente raddoppiate, arrivando a 854, non è possibile prevedere quanti specialisti sceglieranno la pediatria di famiglia. E comunque, se si estendesse fino ai 18 anni l’assistenza pediatrica, per mantenere il rapporto ottimale di 850 bambini assistiti per ogni professionista, secondo la simulazione di Gimbe, servirebbero oltre 3.500 pediatri in più: 811 per prendere in carico i circa 690.000 minori tra 6 e 13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale e altri 2.721 per la fascia 14-17 anni. Ma la media nazionale è già di 917 bambini e ragazzi per pediatra e, in alcune Regioni, il carico è ancora maggiore: in Piemonte si arriva a 1.126, nella Provincia autonoma di Bolzano a 1.114, in Veneto a 1.018. Con questi numeri, è chiaro che il sistema fatica a garantire copertura, accessibilità e continuità delle cure. In altre parole, la riduzione dei professionisti supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite. Può sembrare semplicistico, ma nonostante l’arrivo posticipato di nuovi assistiti è comunque necessario aumentare i medici di famiglia. Così, come nel Gioco dell’oca, si ritorna alla prima casella. In molte regioni soprattutto al Nord, come in Veneto e Lombardia, le liste dei medici di medicina generale sono sature o i bandi per le zone carenti vanno deserti. In media hanno 1.383 assistiti ciascuno, superando ampiamente il rapporto ottimale di 1.200. In molte aree del Paese i medici hanno raggiunto il massimale assoluto di 1.500 pazienti, rendendo praticamente impossibile per i nuovi cittadini o adolescenti trovare un medico disponibile. La situazione è destinata ad aggravarsi a breve termine: entro il 2028 sono previsti 8.180 pensionamenti tra i medici di famiglia. Ci sono però dei segnali positivi, di inversione di tendenza. Nel recente bando per il corso di formazione in medicina generale 20262029, a fronte di 2.651 posti disponibili, sono state presentate quasi 6.000 domande, con 400 candidature in Veneto per 191 posti. Accanto alle questioni organizzative, ci sono criticità rilevanti anche sul piano economico e delle risorse. Secondo le stime contenute nella proposta di riforma del ministero, oltre alla necessità di inserire circa 1.300 pediatri in più sul territorio, l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni comporterebbe un costo aggiuntivo di oltre 523,7 milioni di euro all’a nn o. Questo dato si confronta con un elemento di fondo della riforma che prevede, nella riorganizzazione dell’interazione tra pediatri e medici di medicina generale, nessun aumento strutturale della spesa. E qui entra un altro elemento, che sta creando più di qualche malumore: l’introduzione di un’attività obbligatoria, di circa 6 ore settimanali, per medici di famiglia e pediatri all’interno delle nuove Case di Comunità finanziate dal Pnrr, con la possibilità per le Regioni di aumentare questa quota in base ai bisogni locali. È stata inoltre valutata la possibilità di uniformare il tetto massimo di assistiti per entrambe le categorie. Una mossa che, secondo i critici, rischia di scaricare la riforma sui pediatri già in servizio, aumentando il sovraccarico e indebolendo qualità, prossimità e reale libertà di scelta per le famiglie. Sulla carta, l’obiettivo è rafforzare la continuità delle cure e integrare meglio i pediatri nei servizi di prossimità. Ma allo stato attuale, senza organici adeguati, risorse e criteri omogenei di applicazione, il rischio è che la riforma finisca per ridistribuire, almeno nel breve periodo, una carenza di personale tra pediatria e medicina generale, più che risolverla. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: STELLA CONTONI Heading: Highlight: Image: -tit_org- AGGIORNATO - Com'è difficile trovare i medico quando il figlio «lascia» il pediatra Dopo il pediatra si finisce nel limbo Il medico di famiglia non si trova -sec_org- tp:writer§§ STELLA CONTONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100502238901334.PDF §---§ title§§ Farmaci aiuto, si è ristretta l'innovazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501947503664.PDF description§§
Estratto da pag. 20 di "L'ECONOMIA" del 05 Oct 2026
Estratto da pag. 2 di "L'IDENTITÀ" del 05 Oct 2026
Estratto da pag. 11 di "MESSAGGERO" del 05 Oct 2026
Estratto da pag. 11 di "MESSAGGERO" del 05 Oct 2026
>Il ministro della Salute: «Aggiornata la lista del Servizio sanitario: così si fa prevenzione Sulle risorse nella manovra stiamo preparando un documento con le richieste per il Mef>
pubDate§§ 2026-10-05T03:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501952403621.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501952403621.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501952403621.PDF tp:ocr§§ «Screening neonatali e oncologia, le nuove prestazioni garantite» Intervista a Schillaci L’intervista Orazio Schillaci «Dalle terapie oncologiche agli screening neonatali nuove prestazioni garantite» Il ministro della Salute: «Aggiornata la lista del Servizio sanitario: così si fa prevenzione Sulle risorse nella manovra stiamo preparando un documento con le richieste per il Mef» ` «D alle terapie oncologiche agli screening neonatali: nuove prestazioni garantite». Così il ministro della Salute Schillaci a Il Messaggero. A pag. 11 «S tiamo preparando un documento dettagliato che sottoporremo al Ministero dell’Economia: ancora l'entità delle cifre non l’abbiamo chiusa definitivamente. Però voglio essere chiaro: chiedo più risorse per la sanità, ma vanno anche spese meglio», ripete il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nei giorni dell’approvazione di una manovra in cui le difficoltà, anche collegate alla congiuntura internazionale e alla necessità di mantenere fede agli impegni internazionali sulla spesa per la difesa, non mancano. Intanto, è stata varata la nuova lista dei livelli essenziali di assistenza, i LEA: sono tutte le prestazioni garantite dal sistema sanitario nazionale. Ministro Schillaci, perché è stato deciso di aggiornare la lista dei LEA, i Livelli essenziali di assistenza? «Perché la medicina va avanti e la sanità pubblica deve tenere il passo. Non possiamo chiedere ai cittadini di aspettare anni e anni per accedere alle nuove prestazioni che la scienza rende disponibili. Penso anche a cose semplici ma importanti per chi ne ha bisogno come gli ausili protesici. Se ne esistono di più innovativi perché un paziente deve accontentarsi di versioni obsolete? Il precedente aggiornamento risaliva al 2017, ma non è mai diventato operativo: lo abbiamo sbloccato noi, nel 2024, con il decreto tariffe. Abbiamo voluto cambiare ritmo, rendere più tempestivo l’aggiornamento delle cure garantite dal Servizio sanitario nazionale». Come inciderà sulla vita e sulla salute dei cittadini? «Pensiamo a una famiglia che, grazie allo screening neonatale, può scoprire precocemente una malattia del proprio bambino. O a una donna con un rischio ereditario di tumore alla mammella o all’ovaio che può essere seguita attraverso un percorso di sorveglianza dedicato. Ci sono nuove prestazioni per la gravidanza, nuove esenzioni per malattie rare e croniche, strumenti che aiutano a scegliere le terapie oncologiche più appropriate. Il significato concreto è questo: più possibilità di prevenire, diagnosi più tempestive e cure più personalizzate. Un Servizio sanitario vicino alle persone, come dico sempre». Avere inserito prestazioni molto complesse, ad esempio gli screening neonatali, il percorso nazionale BRCA1/BRCA2, il test prenatale NIPT e le prestazioni per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: non rischia di sfavorire le Regioni già in difficoltà? «I Lea sono la massima espressione dell’equità: servono proprio a garantire in maniera concreta che tutti i cittadini abbiano accesso allo stesso livello di cure. Come Ministro in questi quattro anni ho sempre lavorato con i territori per superare le barriere. E le novità sono finanziate. Il nostro compito, insieme alle Regioni, è fare in modo che i diritti diventino servizi effettivi. Lo faremo». Sono previsti 149,5 milioni di euro. Saranno sufficienti? E sarà sufficiente il personale? «Abbiamo quantificato le risorse necessarie e le abbiamo messe in bilancio. Da quando sono al Ministero mi sono posto l’obiettivo di sistemare le cose, una per una. Senza correre, ma anche senza lasciarle a metà. La verifica dell’attuazione sarà decisiva e sarà fatta. Sul personale ho le idee chiare: so bene che una prestazione non si garantisce solo mettendola in elenco. Ma anche con la prossima legge di bilancio continueremo a portare avanti il lavoro già avviato negli anni scorsi: più assunzioni e stipendi migliori. I rinnovi contrattuali che abbiamo chiuso per il nostro settore, recuperando tutti i ritardi del passato, sono una dimostrazione concreta del lavoro che abbiamo portato avanti». Il taglio delle prestazioni obsolete: come farete a garantire che i medici smettano di prescriverle? «Aggiornare l’elenco è il primo passo. Ora passeremo alla fase operativa insieme ai medici, alle Regioni, alle aziende sanitarie, verificando l’applicazione delle nuove indicazioni. Eliminare una prestazione obsoleta significa orientare il paziente verso strumenti più appropriati. Anche così si tutela la qualità delle cure e si impiegano meglio risorse e tempo dei professionisti». C’è molta attesa sulle risorse che destinerà la legge di bilancio alla sanità. Sarà possibile trovare i 5,5 miliardi di euro aggiuntivi di cui si parla? «Sulle cifre non mi esprimo perché stiamo preparando un documento. La mia non è una posizione isolata. Dobbiamo continuare a investire sulla sanità. Il governo ha già dimostrato in questi anni di volerlo fare aumentando il Fondo sanitario nazionale che è passato dal 126 a 146 miliardi. Per noi la sanità è prioritaria». Le Regioni hanno ribadito la necessità di un incremento. «Ho visto le richieste delle Regioni e credo che dobbiamo remare tutti dalla stessa parte. E una cosa va detta chiaramente: non basta chiedere più soldi. Occorre anche rendere il sistema più efficiente, evitare sprechi, collegare le risorse a obiettivi verificabili come la riduzione delle attese o l’assistenza sul territorio. In sanità non dobbiamo ragionare per slogan o fare campagna elettorale sui pazienti. Parliamo di salute, un diritto garantito dalla Costituzione. Dobbiamo tutti ragionare su come portare l’Italia nella stessa direzione. L’investimento in prevenzione deve continuare a essere massiccio. In un paese come il nostro, che invecchia velocemente, non possiamo solo pensare di curare la malattia, dobbiamo prevenirla. Così il Servizio sanitario nazionale sarà più sostenibile. E dobbiamo lavorare sulle demenze, che rappresentano una vera urgenza. Per questo ho presentato un Piano nazionale sul tema proprio pochi giorni fa. Spero che sia approvato rapidamente dalle Regioni». È soddisfatto dei risultati ad oggi sull’abbattimento delle liste d’attesa? «Abbiamo costruito strumenti per affrontare un problema che si trascinava da anni, dalla piattaforma nazionale di monitoraggio al nuovo Piano di governo delle liste d’attesa. Ora la misura del successo deve essere il tempo che passa tra la richiesta e la visita o l’esame. Abbiamo letto alcuni primi dati incoraggianti, ma non mi basta. Dobbiamo verificare dove le misure funzionano e intervenire dove persistono difficoltà. Il prossimo passo sarà il rafforzamento dei controlli sul sistema. Indietro non si torna: abbiamo avviato un lavoro importante che sarà difficile archiviare in futuro senza dare qualche spiegazione ai cittadini». C’è molta incertezza sul personale destinato alle Case della comunità. «Dicevano tutti che non ce l’avremmo fatta, che non sarebbero state mai aperte. Sono più di mille, ora, in tutta Italia. Come ogni riforma che impatta così tanto su un settore, c’è una fase in cui le cose si stabilizzano. Nessuno ha bacchette magiche. Mesi fa nessuno credeva che avremmo avuto i medici di medicina generale dentro queste strutture. Ci sono. Piano piano stiamo mettendo tutto a filo. A me interessa dare risposte ai cittadini e lo stiamo facendo. Passo dopo passo». Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mauro Evangelisti Heading: Intervista a Schillaci Highlight: CERTO, CHIEDO PIÙ FONDI PER LE CURE MA LE REGIONI DEVONO ANCHE SPENDERLI MEGLIO SULLE LISTE DI ATTESA ABBIAMO DATI INCORAGGIANTI MA ANCORA NON BASTA, SARANNO RAFFORZATI I CONTROLLI Image:Orazio Schillaci, 60 anni, è ministro della Salute nel governo di Giorgia Meloni dal 22 ottobre del 2022. Dal 2019 al 2022 è stato rettore dell’università di Roma Tor Vergata to negli anni scorsi: più assunzioni e stipendi migliori. I rinnovi contrattuali che abbiamo chiuso per il nostro settore, recuperando tutti i ritardi del passato, sono una dimostrazione concreta del lavoro che abbiamo portato avanti». Il taglio delle prestazioni obso -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - «Screening neonatali e oncologia, le nuove prestazioni garantite» «Dalle terapie oncologiche agli screening neonatali nuove prestazioni garantite» -sec_org- tp:writer§§ Mauro Evangelisti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501952403621.PDF §---§ title§§ Non bastano i soldi a curare i mali della sanità italiana link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501947903668.PDF description§§
Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 05 Oct 2026
Estratto da pag. 10 di "VERITÀ" del 05 Oct 2026
In Italia interessati oltre 130.000 giovani. Diventati grandi, perdono una figura unica di riferimento
pubDate§§ 2026-10-05T03:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957903624.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957903624.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957903624.PDF tp:ocr§§ Transizione a ostacoli per chi ha malattie rare In Italia interessati oltre 130.000 giovani. Diventati grandi, perdono una figura unica di riferimento n Arrivare all’età adulta è una conquista sempre più frequente per i giovani con malattia rara, ma il passaggio dalla pediatria al medico di famiglia e allo specialista ospedaliero resta ancora un percorso a ostacoli. In Italia sono oltre 130.000 i giovani con malattia rara coinvolti e, nonostante la transizione sia indicata come una priorità dal Piano nazionale malattie rare 2023-2026, mancano ancora programmi nazionali strutturati. La sfida è destinata a crescere: il 70% delle malattie rare esordisce infatti in età pediatrica e, grazie ai progressi della diagnosi precoce, dello screening neonatale e della ricerca, sempre più pazienti raggiungono l’età adulta. Superato lo scoglio della diagnosi e raggiunta la maggiore età, l’assistenza globale ricevuta ne ll ’infanzia dai pazienti con malattie rare «rischia di frammentarsi in un labirinto di reparti non coordinati», per via delle «troppe falle» che persistono «nella transizione assistenziale dalla pediatria ai servizi per l’adulto» hanno evidenziato gli esperti alla presentazione del progetto NextStepRare. Il passaggio al medico degli adulti, osservano, non può essere un «semplice passaggio di consegne tra medici», ma deve essere «un percorso organizzativo strutturato, sostenuto da responsabilità istituzionali, coordinamento multidisciplinare, figure dedicate, strumenti condivisi e sistemi di monitoraggio». A rendere critico il passaggio è la profonda eterogeneità dei percorsi sul territorio italiano e l’assenza di standard organizzativi nazionali e di indicatori di qualità condivisi. Come rileva MonitoRare, il 18% di questi pazienti deve spostarsi in un’altra regione per curarsi, quota che tra i minori sale al 24%. Il quadro normativo italiano offre una base solida: la Legge 175, il Piano nazionale malattie rare 2023-2026 e il documento di riordino della Rete nazionale malattie rare. I centri di riferimento devono definire i piani diagnostico-terapeuticoassistenziali personalizzati e garantire un percorso strutturato di transizione nelle diverse fasi della vita. Il Piano nazionale prevede che dispongano di una componente pediatrica e di una dedicata all’assistenza dell’adulto. Ma resta il problema dell’applicazione. La transizione, infatti, avviene in due ambiti, ospedaliero e territoriale. In ospedale, quando il passaggio avviene all’interno della stessa struttura può essere meno complesso. Sul territorio, invece, un percorso strutturato non esiste. Il medico di medicina generale spesso non sa nemmeno chi fosse il pediatra del bambino. A complicare ulteriormente le cose, il Servizio sanitario nazionale prevede che il pediatra di libera scelta segua i bambini fino al compimento dei 14 anni, con possibilità di proroga ai 16 anni. Anche se il passaggio fosse posticipato a 18 anni, al raggiungimento di quell’età la transizione resterebbe comunque brusca. Al quadro si aggiungono la dipendenza emotiva dal pediatra, figura di riferimento per anni, e la difficoltà di trovare esperti di malattie rare per adulti nella medicina territoriale. Il medico di medicina generale ha in media tra i 1.500 pazienti: diventare competente su una specifica malattia rara è possibile, ma richiede un aggiornamento individuale che non è supportato da alcun obbligo contrattuale. Nell’elaborare un modello per il territorio, un contributo importante potrebbe arrivare dal Fascicolo sanitario elettronico - i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sono le uniche figure professionali obbligatoriamente informatizzate in Italia - ma in resta centrale la questione organizzativa. S. Con. ---End text--- Author: s. con. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Transizione a ostacoli per chi ha malattie rare -sec_org- tp:writer§§ s. con. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957903624.PDF §---§ title§§ La riforma Schillaci piace a chi ha In cura I piccoli «Ma ripensiamo gli ospedali» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957503636.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "VERITÀ" del 05 Oct 2026
Prendersi in carico un paziente dall'infanzia fino all'età adulta: l'idea alla base della proposta del governo è approvata dal settore. Che però lancia un allarme sui numeri
pubDate§§ 2026-10-05T03:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957503636.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957503636.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957503636.PDF tp:ocr§§ La riforma Schillaci piace a chi ha in cura i piccoli «Ma ripensiamo gli ospedali» Prendersi in carico un paziente dall’infanzia fino all’età adulta: l’idea alla base della proposta del governo è approvata dal settore. Che però lancia un allarme sui numeri n L’ampliamento della fascia di competenza pediatrica alla maggiore età, come proposto dal ministero della Salute nella riforma della medicina generale e territoriale, è stato generalmente accolto positivamente dal mondo medico, anche se con alcuni distinguo e l’invito a una visione complessiva dell’assistenza territoriale, comprendendo anche l’ospedale. Il sindacato dei medici di medicina generale, Fimmg, non ha espresso particolari contrarietà all’assistenza pediatrica fino a 18 anni: la sua attenzione è concentrata soprattutto sul metodo, il modello contrattuale del medico di famiglia e l’attività da svolgere nelle Case di comunità. Del resto la misura riguarda direttamente l’organizzazione dell’a s s istenza pediatrica. «La Federazione italiana medici pediatri propose già dieci anni fa l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni», afferma Antonio D’Avi no, presidente nazionale della Fimp. L’adolescenza «è un passaggio complesso, caratterizzato da vulnerabilità biologiche, psicologiche e sociali, in cui si concentrano fragilità emotive, difficoltà identitarie e comportamenti a rischio», osserva il presidente Fimp. «Oggi la transizione alla medicina dell’adulto è spesso disorganizzata e può tradursi in discontinuità assistenziali e abbandono dei percorsi di cura. Il pediatra di famiglia è il riferimento più adeguato: conosce il paziente fin dall’infanzia, intercetta precocemente i segnali di disagio e accompagna la crescita anche sul piano educativo e relazionale». Secondo D’Avino, «è necessario costruire un modello di transizione strutturato tra il pediatra di libera scelta e il medico di medicina generale». Insieme alla Fimmg, spiega, «abbiamo già avviato un tavolo di confronto per definire strumenti condivisi, come schede di passaggio, che rendano questo percorso il più ordinato possibile, in modo che il medico di famiglia possa farsi carico in modo completo delle condizioni di salute che, se iniziano in adolescenza, possono diventare fattori di rischio anche nell’età adulta e compromettere la salute futura». A rendere ancora più urgente il tema della transizione all’età adulta, da attuare in sinergia con la medicina di famiglia, è il cambiamento dei bisogni di salute: disturbi psicologici e dell’um ore, comportamenti a rischio legati all’uso di alcol e droghe, disturbi alimentari, ritiro sociale, rapporto problematico con il web e i social, oltre all’aumento di patologie croniche come l’obesità. Sono tutti segnali di una crescente complessità dell’età adolescenziale che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi di sottovalutare. Anche la Società italiana di pediatria ha accolto favorevolmente la proposta del ministro della Salute, Orazio Schillaci. «Il pediatra è infatti il professionista con le competenze scientifiche e culturali più adeguate per prendersi cura di questa fascia d’età», sottolinea Rino Agostiniani, presidente della Sip. Portare a terra questo cambiamento «non sarà semplice e richiederà un ampio lavoro di condivisione», osserva. «Sarà necessario, inoltre, non limitare l’estensione dell’età pediatrica al territorio, ma applicarla anche in ambito ospedaliero, dove oggi esiste una situazione molto disomogenea tra le diverse regioni italiane». Attualmente, riferisce il presidente Sip «alcune pediatrie seguono i pazienti fino ai 14 anni, altre fino ai 16 e altre ancora fino ai 18. È quindi necessario uniformare i comportamenti, per garantire che ragazze e ragazzi siano assistiti in strutture con caratteristiche e competenze adeguate alla loro età». Nel dettaglio, attualmente, a livello ospedaliero circa un bambino su quattro (fascia 018 anni) viene ricoverato in reparti per adulti. Tra i 15 e i 18 anni la quota sale fino al 70%. In termini assoluti, si tratta di oltre 100.000 bambini e adolescenti ogni anno. Una tendenz a che si conferma anche nelle terapie intensive, dove quasi un ricovero su due avviene in strutture per adulti. Estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni non solo sul territorio, ma anche in ospedale, significa garantire continuità di cura e percorsi davvero coerenti con l’età evolutiva. La pediatria ospedaliera dei prossimi anni «sarà profondamente diversa», secondo Alberto Villani, responsabile dell’Unità operativa complessa di Pediatria generale, malattie infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «Serviranno forse meno pediatri ma con competenze specifiche per gestire pazienti complessi e nuovi bisogni di salute. E serviranno ospedali ripensati: spazi, servizi e organizzazione dovranno essere realmente a misura di bambino e adolescente». Uno degli aspetti più controversi dell’intera riforma è l’uniformazione del numero massimo di 1.500 pazienti dei medici di famiglia anche per i pediatri, che attualmente arrivano a circa 1.000 assistiti, rispetto agli 850 ottimali. «Non si possono equiparare i due massimali perché si tratta di attività profondamente diverse che prevedono una frequenza e una durata della visita differenti», spiega D’Avino. «Noi facciamo bilanci di salute, cioè visite programmate a età filtro. Un bambino richiede molti più contatti rispetto a un adulto», aggiunge rimarcando che la pediatria non è assolutamente sovrapponibile alla medicina generale né per tempi né per modalità operative. A questo si aggiunge la natura dell’attività clinica. «Il medico di medicina generale», conclude, «gestisce soprattutto cronicità mentre il pediatra lavora su prevenzione, crescita e sviluppo neuropsicomotorio». S. Con. ---End text--- Author: s. con. Heading: Highlight: Image:ESPERTI Dall’alto, in senso orario, Rino Agostiniani, Alberto Villani e Antonio D’Avino [Ansa] -tit_org- La riforma Schillaci piace a chi ha In cura I piccoli «Ma ripensiamo gli ospedali» -sec_org- tp:writer§§ s. con. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/05/2026100501957503636.PDF §---§