title§§ Medici in fuga dagli ospedali pubblici marchigiani: quadruplicate le dimissioni degli specialisti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110400050.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corriereadriatico.it" del 04 Oct 2026

ANCONA Stipendi più bassi della media Ue, condizioni di lavoro al limite e mettiamoci anche le sempre più frequenti aggressioni in corsia. Questa è la cornice. Il quadro? La...

pubDate§§ 2026-10-04T00:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110400050.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110400050.PDF', 'title': 'corriereadriatico.it'} tp:url§§ https://www.corriereadriatico.it/marche/medici_fuga_ospedali_pubblici_marchigiani_dimissioni_quadruplicate_specialisti-9802128.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110400050.PDF tp:ocr§§ ANCONA Stipendi più bassi della media Ue, condizioni di lavoro al limite e mettiamoci anche le sempre più frequenti aggressioni in corsia. Questa è la cornice. Il quadro? La grande fuga, come la copertina del film con Steve McQueen. Sono dati impressionanti quelli relativi alle dimissioni dei medici specialistici dal Servizio sanitario nazionale. Secondo il rapporto “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” del Centro studi del sindacato Anaao Assomed nel 2015 nelle Marche c’erano state appena 33 dimissioni volontarie. L’anno scorso si è arrivati a 139, quattro volte tanto. In percentuale parliamo di un +321%, un numero che dovrebbe far drizzare i capelli. A fronte di questo i pensionamenti sono stati la metà, 76. APPROFONDIMENTI LO SFREGIOFurto sacrilego e ostie profanate nella cappella dell'ospedale di Urbino, l'indignazione del vescovo IL DISAGIO Urbino, due medici in pensione: maxi fila al distretto sanitario per cambiare dottore. Arriva anche la Protezione Civile Gli stipendi Chi se ne va sceglie un Paese estero, dove le condizioni economiche sono migliori. Basti pensare che - secondo l’ultimo report Gimbe del 2025 su dati Ocse - a parità di potere di acquisto il valore per l’Italia è di 117.954 dollari, un dato nettamente inferiore sia alla media Ocse (131.455 dollari) sia alla media Eu (123.555 dollari). L’Italia, praticamente si colloca su livelli simili alla Francia (115.323 dollari), ma resta molto distante da altri paesi europei come l’Olanda ( 228.482) e la Germania (207.049). Oppure, ancora di più, sceglie il privato dove gli stipendi possono anche raddoppiare o triplicare rispetto a quanto percepito nel pubblico. A questa grande fuga, si somma poi il tema delle assunzioni. «Quelle a tempo indeterminato si sono ridotte di più della metà mentre sono cresciute quelle a tempo determinato e ciò crea instabilità negli organici - spiega Anaao Assomed -. Nel dettaglio le assunzioni a tempo indeterminato sono passate dalle 130 del 2015 al picco di 527 nel 2021, per scendere a 198 nel 2025. Le assunzioni a tempo determinato, dopo il massimo di 381 nel 2018, sono state 200 nel 2024». L'età media Un dato positivo? Il ringiovanimento degli organici. L’età media è scesa di 2 anni tra le donne, da 49 a 47 anni; e di 3 anni tra gli uomini, da 54 a 51 anni. «I numeri delle Marche ci dicono che il problema non è soltanto quanti medici entrano nel sistema, ma soprattutto quanti decidono di restarci - commenta Fabiana Faiella, segretario di Anaao Assomed Marche -. Il fatto che nel 2025 le dimissioni volontarie siano quasi il doppio dei pensionamenti deve interrogare seriamente la politica regionale ed indurre ad ascoltare con maggiore attenzione le proposte dei medici per frenare questa deriva che penalizza soprattutto i pazienti. Dietro questi numeri ci sono professionisti che chiedono condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza, riconoscimento economico e professionale e maggiore equilibrio tra tempi di vita e di lavoro».Il sindacato chiede anche di verificare l’effetto del decreto Calabria, cioè la norma che permette agli specializzandi del secondo anno di partecipare ai concorsi per dirigenti medici del Servizio sanitario pubblico. «L’applicazione a livello nazionale - insiste Faiella - ci dice che quasi 10.000 medici sono entrati dal 2019, fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Sarebbe utile avere dalla Regione i dati relativi all’applicazione del Decreto Calabria nelle Marche per renderli pubblici». In definitiva, per Anaao Assomed è necessario intervenire con un piano straordinario per il personale sanitario, superando il tetto di spesa per le assunzioni, rendendo strutturale il percorso di ingresso dei giovani medici, garantendo retribuzioni più competitive, maggiore sicurezza negli ospedali e strumenti concreti di welfare. «Difendere il servizio sanitario pubblico significa prima di tutto investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno», conclude la segretaria regionale del sindacato. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110400050.PDF §---§ title§§ Medici in fuga dagli ospedali pubblici marchigiani: quadruplicate le dimissioni degli specialisti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110700049.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilmessaggero.it" del 04 Oct 2026

ANCONA Stipendi più bassi della media Ue, condizioni di lavoro al limite e mettiamoci anche le sempre più frequenti aggressioni in corsia. Questa è la cornice. Il quadro? La...

pubDate§§ 2026-10-04T00:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110700049.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110700049.PDF', 'title': 'ilmessaggero.it'} tp:url§§ https://www.ilmessaggero.it/marche/medici_fuga_ospedali_pubblici_marchigiani_dimissioni_quadruplicate_specialisti-9802128.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110700049.PDF tp:ocr§§ Top News - Newsletter Ogni giorno le notizie più lette della giornata Iscriviti e ricevi le notizie via emailANCONA Stipendi più bassi della media Ue, condizioni di lavoro al limite e mettiamoci anche le sempre più frequenti aggressioni in corsia. Questa è la cornice. Il quadro? La grande fuga, come la copertina del film con Steve McQueen. Sono dati impressionanti quelli relativi alle dimissioni dei medici specialistici dal Servizio sanitario nazionale. Secondo il rapporto “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” del Centro studi del sindacato Anaao Assomed nel 2015 nelle Marche c’erano state appena 33 dimissioni volontarie. L’anno scorso si è arrivati a 139, quattro volte tanto. In percentuale parliamo di un +321%, un numero che dovrebbe far drizzare i capelli. A fronte di questo i pensionamenti sono stati la metà, 76. APPROFONDIMENTI LO SFREGIOFurto sacrilego e ostie profanate nella cappella... IL DISAGIO Urbino, due medici in pensione: maxi fila al distretto... Gli stipendi Chi se ne va sceglie un Paese estero, dove le condizioni economiche sono migliori. Basti pensare che - secondo l’ultimo report Gimbe del 2025 su dati Ocse - a parità di potere di acquisto il valore per l’Italia è di 117.954 dollari, un dato nettamente inferiore sia alla media Ocse (131.455 dollari) sia alla media Eu (123.555 dollari). L’Italia, praticamente si colloca su livelli simili alla Francia (115.323 dollari), ma resta molto distante da altri paesi europei come l’Olanda ( 228.482) e la Germania (207.049). Oppure, ancora di più, sceglie il privato dove gli stipendi possono anche raddoppiare o triplicare rispetto a quanto percepito nel pubblico. A questa grande fuga, si somma poi il tema delle assunzioni. «Quelle a tempo indeterminato si sono ridotte di più della metà mentre sono cresciute quelle a tempo determinato e ciò crea instabilità negli organici - spiega Anaao Assomed -. Nel dettaglio le assunzioni a tempo indeterminato sono passate dalle 130 del 2015 al picco di 527 nel 2021, per scendere a 198 nel 2025. Le assunzioni a tempo determinato, dopo il massimo di 381 nel 2018, sono state 200 nel 2024». L'età media Un dato positivo? Il ringiovanimento degli organici. L’età media è scesa di 2 anni tra le donne, da 49 a 47 anni; e di 3 anni tra gli uomini, da 54 a 51 anni. «I numeri delle Marche ci dicono che il problema non è soltanto quanti medici entrano nel sistema, ma soprattutto quanti decidono di restarci - commenta Fabiana Faiella, segretario di Anaao Assomed Marche -. Il fatto che nel 2025 le dimissioni volontarie siano quasi il doppio dei pensionamenti deve interrogare seriamente la politica regionale ed indurre ad ascoltare con maggiore attenzione le proposte dei medici per frenare questa deriva che penalizza soprattutto i pazienti. Dietro questi numeri ci sono professionisti che chiedono condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza, riconoscimento economico e professionale e maggiore equilibrio tra tempi di vita e di lavoro».Il sindacato chiede anche di verificare l’effetto del decreto Calabria, cioè la norma che permette agli specializzandi del secondo anno di partecipare ai concorsi per dirigenti medici del Servizio sanitario pubblico. «L’applicazione a livello nazionale - insiste Faiella - ci dice che quasi 10.000 medici sono entrati dal 2019, fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Sarebbe utile avere dalla Regione i dati relativi all’applicazione del Decreto Calabria nelle Marche per renderli pubblici». In definitiva, per Anaao Assomed è necessario intervenire con un piano straordinario per il personale sanitario, superando il tetto di spesa per le assunzioni, rendendo strutturale il percorso di ingresso dei giovani medici, garantendo retribuzioni più competitive, maggiore sicurezza negli ospedali e strumenti concreti di welfare. «Difendere il servizio sanitario pubblico significa prima di tutto investire sull e persone che lo fanno funzionare ogni giorno», conclude la segretaria regionale del sindacato. © RIPRODUZIONE RISERVATA tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402110700049.PDF §---§ title§§ Le Regioni chiedono 18 miliardi in più. Nursing up: “Risorse necessarie, ma l’Italia delle cure resta a due velocità” - Ossolanews.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401752605684.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ossolanews.it" del 04 Oct 2026

De Palma: “5,15 miliardi di mobilità sanitaria e 5,8 milioni di cittadini che rinunciano alle prestazioni. più risorse devono significare più personale e stessi diritti alla salute in tutto il paese”

pubDate§§ 2026-10-04T09:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401752605684.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401752605684.PDF', 'title': 'ossolanews.it'} tp:url§§ https://www.ossolanews.it/2026/10/04/leggi-notizia/argomenti/sanita-14/articolo/sanita-le-regioni-chiedono-18-miliardi-in-piu-nursing-up-risorse-necessarie-ma-litalia-d-2.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401752605684.PDF tp:ocr§§ Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi in più. Nursing up: “Risorse necessarie, ma l’Italia delle cure resta a due velocità”Le Regioni presentano al Governo il conto delle necessità della sanità in vista della prossima Legge di Bilancio. Sul tavolo c'è una richiesta da oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029: 6,8 miliardi nel 2027, 5,4 nel 2028 e 5,7 nel 2029.Secondo quanto emerso dal confronto delle Regioni, tra le priorità indicate ci sono personale sanitario, retribuzioni di medici e infermieri, medicina d'urgenza, farmaci e terapie innovative. La Conferenza delle Regioni ha chiarito che la quantificazione definitiva dovrà essere completata prima del confronto con il Governo.Per il Nursing Up, i numeri confermano che la sanità italiana ha bisogno di investimenti. Ma raccontano anche un Paese nel quale servizi, tempi e capacità di risposta continuano a cambiare profondamente da un territorio all'altro.«21 Regioni non possono significare 21 sistemi sanitari differenti – afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up –. Più investimenti devono tradursi in più personale, servizi territoriali più forti, liste d’attesa più sostenibili e risposte realmente accessibili ai cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono».A fotografare le distanze sono i numeri. Secondo il Report sulla mobilità sanitaria interregionale della Fondazione GIMBE, nel 2023 la mobilità sanitaria ha raggiunto 5,15 miliardi di euro: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna raccolgono il 78,2% di quello passivo.«Non tutta la mobilità rappresenta una fuga sanitaria – chiarisce De Palma – ma quando pazienti e risorse si spostano con squilibri di queste dimensioni emerge anche una diversa capacità dei territori di rispondere ai bisogni di salute».Il problema riguarda anche l’accesso alle prestazioni. Secondo i dati Istat dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana”, nel 2024 circa 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. E secondo il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat, nelle Aree Interne vivono 13,3 milioni di persone, il 22,6% della popolazione, con maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.«Le risorse chieste dalle Regioni sono necessarie, ma devono essere accompagnate da obiettivi nazionali chiari – conclude De Palma –. Governo e territori costruiscano un filo diretto e una reale unità di intenti. Le specificità regionali vanno rispettate, ma non possono trasformarsi in differenti diritti alla salute. Rafforzare il personale e ridurre le distanze nell’accesso alle cure deve essere la priorità».comunicato stampa nursing up tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401752605684.PDF §---§ title§§ Assistenti sociali, stipendi fermi e burnout: quando chi cura il disagio diventa un lavoratore fragile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401834605624.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianocontribuenti.com" del 04 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-04T09:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401834605624.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401834605624.PDF', 'title': 'quotidianocontribuenti.com'} tp:url§§ https://www.quotidianocontribuenti.com/amp/assistenti-sociali-stipendi-fermi-e-burnout-quando-chi-cura-il-disagio-diventa-un-lavoratore-fragile/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401834605624.PDF tp:ocr§§ quotidianocontribuenti.comQuotidiano dei Contribuenti6–8 minutesLa storia di un’assistente sociale del SerD di Bari riporta al centro la crisi dei professionisti del welfare pubblico: circa 1.800 euro netti al mese, organici insufficienti e un lavoro quotidiano a contatto con dipendenze e marginalità. Nei servizi pubblici per le dipendenze lavorano 5.766 operatori, mentre secondo dati richiamati dalla Fondazione Gimbe ne servirebbero quasi 1.900 in più.C’è una contraddizione sempre più evidente nel welfare italiano: chiediamo ad alcune delle professioni più esposte al disagio sociale di sostenere gli altri, mentre diventa progressivamente più difficile garantire condizioni economiche adeguate a chi svolge quei lavori.La vicenda di Marcella Kapturkiewicz, assistente sociale del SerD di Bari, ne è un esempio.Laureata, impegnata da sette anni nel servizio pubblico per le dipendenze, porta a casa circa 1.800 euro al mese. Uno stipendio che deve confrontarsi con un costo della vita profondamente diverso rispetto a quello di vent’anni fa.Il problema non è soltanto arrivare alla fine del mese. È quello che accade quando la normalità viene interrotta da una spesa imprevista.Un’automobile da sostituire, una riparazione, una necessità familiare possono significare ricorrere a un finanziamento. E una nuova rata riduce ulteriormente il reddito realmente disponibile nei mesi successivi.Milleottocento euro non valgono più come primaÈ questo uno dei grandi problemi salariali italiani.Il valore nominale dello stipendio dice sempre meno se non viene confrontato con ciò che quello stipendio permette effettivamente di acquistare.Casa, energia, alimentari, carburanti, assicurazioni e servizi hanno progressivamente aumentato il peso sui bilanci familiari. Il risultato è che anche lavoratori qualificati e con un impiego stabile possono percepire una crescente insicurezza economica.Non si tratta necessariamente di povertà in senso statistico.È piuttosto una progressiva perdita di libertà economica.Si riducono le vacanze, si rinviano gli acquisti, si eliminano spese considerate non indispensabili e si accumula meno risparmio.Poi arriva l’imprevisto e il credito al consumo diventa la soluzione.Il paradosso di chi combatte il disagioPer gli assistenti sociali esiste inoltre un problema ulteriore.Il loro lavoro consiste spesso nell’affrontare quotidianamente le conseguenze delle fragilità degli altri: dipendenze, povertà, marginalità, famiglie in difficoltà e percorsi personali complessi.Nei SerD questa pressione assume caratteristiche particolari.Il professionista non svolge soltanto una funzione amministrativa. Deve costruire relazioni, seguire percorsi individuali e confrontarsi con situazioni nelle quali la componente sanitaria si intreccia continuamente con quella psicologica, familiare ed economica.È un’attività che richiede preparazione e soprattutto tempo.Ma proprio il tempo diventa una risorsa scarsa quando mancano gli operatori.Nei servizi per le dipendenze mancano quasi 1.900 personeI numeri aiutano a comprendere le dimensioni del problema.Nei circa 570 servizi pubblici per le dipendenze risultano impiegati 5.766 operatori. Secondo le stime della Fondazione Gimbe richiamate nel dibattito, per rafforzare adeguatamente gli organici sarebbero necessarie quasi 1.900 assunzioni aggiuntive.La carenza di personale produce una conseguenza quasi matematica: aumenta il numero di casi che ogni professionista deve seguire.E quando cresce continuamente il carico di lavoro mentre diminuiscono tempo e risorse disponibili, aumenta anche il rischio di burnout.Quando si ammala chi dovrebbe aiutareIl burnout nelle professioni sociali e sanitarie non può essere considerato esclusivamente un problema individuale.Se diventa diffuso, è anche un se gnale organizzativo.Significa che esiste una distanza crescente tra ciò che viene richiesto al lavoratore e le risorse che gli vengono messe a disposizione per farlo.E questo produce un secondo effetto.Il lavoratore esausto non è soltanto una persona che sta peggio: è anche un servizio pubblico che rischia di funzionare peggio.Liste d’attesa, minore continuità nell’assistenza, turnover e difficoltà nel reclutare nuovi professionisti possono diventare parti dello stesso problema.La crisi dei salari è anche crisi dei servizi pubbliciLa vicenda degli assistenti sociali si inserisce così in una questione nazionale molto più grande.Infermieri, insegnanti, forze dell’ordine, autisti del trasporto pubblico, vigili del fuoco e operatori sociali svolgono funzioni essenziali, ma una parte di queste professioni sta sperimentando una crescente distanza tra responsabilità richieste e riconoscimento economico.Non è soltanto una rivendicazione salariale.È una questione di capacità dello Stato di attrarre e trattenere personale qualificato.Se un giovane investe anni nella formazione e successivamente scopre che la professione scelta comporta responsabilità elevate, turni difficili e una retribuzione poco competitiva, prima o poi il sistema pubblico avrà un problema di reclutamento.Il costo nascosto dei piccoli salariC’è infine un aspetto economico che riguarda l’intero Paese.Un lavoratore con minore reddito disponibile consuma meno, risparmia meno e ha maggiori probabilità di ricorrere al credito quando arriva una spesa straordinaria.La stagnazione salariale, quindi, non impoverisce soltanto il singolo dipendente.Può indebolire consumi, domanda interna e capacità delle famiglie di costruire una riserva finanziaria.Nel caso delle professioni pubbliche essenziali esiste però un costo aggiuntivo: si indebolisce contemporaneamente il servizio offerto ai cittadini.Ed è qui che la storia di un’assistente sociale che guadagna 1.800 euro al mese smette di essere soltanto la storia di una busta paga.Diventa una domanda rivolta al Paese: quanto siamo disposti a riconoscere, economicamente e professionalmente, il lavoro delle persone alle quali affidiamo ogni giorno una parte delle nostre fragilità? tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401834605624.PDF §---§