title§§ Intervista - Sanità ligure, i numeri migliorano. Ma gli infermieri non si moltiplicano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401827805444.PDF description§§
Estratto da pag. 37 di "ANCORA" del 04 Oct 2026
Estratto da pag. 2 di "CORRIERE ADRIATICO ANCONA E PROVINCIA" del 04 Oct 2026
Giovanni De Franceschi alle pagine 2 e 3 In 10 anni sono passate da 33 a 139, Anaao-Assomed: «Fermate questa deriva»
pubDate§§ 2026-10-04T00:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402099700103.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402099700103.PDF', 'title': 'CORRIERE ADRIATICO ANCONA E PROVINCIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402099700103.PDF tp:ocr§§ MARCHE Medici in fuga dagli ospedali «Frenate la deriva» Giovanni De Franceschi alle pagine 2 e 3 Medici in fuga dagli ospedali Le dimissioni quadruplicate In 10 anni sono passate da 33 a 139, Anaao-Assomed: «Fermate questa deriva» LE SPINE DELLA SANITÀ ANCONA Stipendi più bassi della media Ue, condizioni di lavoro al limite e mettiamoci anche le sempre più frequenti aggressioni in corsia. Questa è la cornice. Il quadro? La grande fuga, come la copertina del film con Steve McQueen. Sono dati impressionanti quelli relativi alle dimissioni dei medici specialistici dal Servizio sanitario nazionale. Secondo il rapporto “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” del Centro studi del sindacato Anaao Assomed nel 2015 nelle Marche c’erano state appena 33 dimissioni volontarie. L’anno scorso si è arrivati a 139 (il 4,6% del totale in servizio), quattro volte tanto. In percentuale parliamo di un +321%. A fronte di questo i pensionamento sono stati la metà, 76. Anche se va detto che il picco di pensionamenti nel decennio c’è stato nel 2019: 197 (6,6%). Gli stipendi Chi se ne va sceglie un Paese estero, dove le condizioni economiche sono migliori. Basti pensare che - secondo l’ultimo report Gimbe del 2025 su dati Ocse - a parità di potere di acquisto il valore per l’Italia è di 117.954 dollari, un dato nettamente inferiore sia alla media Ocse (131.455 dollari) sia alla media Eu (123.555 dollari). L’Italia, praticamente si colloca su livelli simili alla Francia (115.323 dollari), ma resta molto distante da altri paesi europei come l’Olanda ( 228.482) e la Germania (207.049). Oppure, ancora di più, sceglie il privato dove gli stipendi possono anche raddoppiare o triplicare rispetto a quanto percepito nel pubblico. A questa grande fuga, si somma poi il tema delle assunzioni. «Quelle a tempo indeterminato si sono ridotte di più della metà mentre sono cresciute quelle a tempo determinato e ciò crea instabilità negli organici - spiega Anaao Assomed - Nel dettaglio le assunzioni a tempo indeterminato sono passate dalle 130 del 2015 al picco di 527 nel 2021, per scendere a 198 nel 2025. Le assunzioni a tempo determinato, dopo il massimo di 381 nel 2018, sono state 200 nel 2024». Un dato positivo? Il ringiovanimento degli organici. L’età media è scesa di 2 anni tra le donne, da 49 a 47 anni; e di 3 anni tra gli uomini, da 54 a 51 anni. «I numeri delle Marche ci dicono che il problema non è soltanto quanti medici entrano nel sistema, ma soprattutto quanti decidono di restarci – commenta Fabiana Faiella, segretario di Anaao Assomed Marche – Il fatto che nel 2025 le dimissioni volontarie siano quasi il doppio dei pensionamenti deve interrogare seriamente la politica regionale ed indurre ad ascoltare con maggiore attenzione le proposte dei medici per frenare questa deriva che penalizza soprattutto i pazienti. Dietro questi numeri ci sono professionisti che chiedono condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza, riconoscimento economico e professionale e maggiore equilibrio tra tempi di vita e di lavoro». Il sindacato chiede anche di verificare l’effetto del decreto Calabria, cioè la norma che permette agli specializzandi del secondo anno di partecipare ai concorsi per dirigenti medici del Servizio sanitario pubblico. «L’applicazione a livello nazionale – insiste Faiella - ci dice che quasi 10.000 medici sono entrati dal 2019, fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Sarebbe utile avere dalla Regione i dati relativi all’applicazione del Decreto Calabria nelle Marche per renderli pubblici». In definitiva, per Anaao Assomed è necessario intervenire con un piano straordinario per il personale sanitario, superando il tetto di spesa per le assunzioni, rendendo strutturale il percorso di ingresso dei giovani medici, garantendo retribuzioni più competitive, maggiore sicurezza negli ospedali e strumenti concreti di welfare. «Difendere il servizio sanitario pubblico significa prima di tutto investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno», conclude la segretaria regionale del sindacato. Giovanni De Franceschi © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giovanni De Franceschi Heading: LE SPINE DELLA SANITÀ Highlight: IL SINDACATO INCALZA «CHIEDONO CONDIZIONI DI LAVORO PIÙ SOSTENIBILI» GLI STIPENDI SONO PIÙ BASSI DELLA MEDIA UE E DI QUELLA OCSE Image:Stipendi bassi, condizioni di lavoro al limite tra le cause della grande fuga DODICIPUNTI Il trend in picchiata* 139 *Dati Anaao-Assomed L’età media Le dimissioni volontarie (+321% sul 2015) 76 47 51 Donne (-2 dal 2015) Uomini (-3 dal 2015) **In dollari a parità di potere d'acquisto Report Gimbe 2025 su dati Ocse I pensionamenti (Il 54% delle dimissioni) Gli stipendi** 198 Germania Le assunzioni a tempo indeterminato Media OCSE 131.455 Media EU 123.555 Italia 117.954 -17 Il saldo tra dimissioni, pensionamento e assunzioni 228.482 Olanda 207 .049 207.049 0 50 mila 100 mila 150 mila 200 mila 250 mila -tit_org- E Medici in fuga dagli ospedali «Frenate la deriva» Medici in fuga dagli ospedali Le dimissioni quadruplicate -sec_org- tp:writer§§ Giovanni De Franceschi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402099700103.PDF §---§ title§§ Dalla Sma alla prevenzione oncologica ai test prenatali: nel Ssn entrano 800 nuove prestazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401740704525.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "NUOVA DEL SUD" del 04 Oct 2026
Estratto da pag. 3 di "PANORAMA DELLA SANITÀ" del 04 Oct 2026
Estratto da pag. 6 di "DOMANI" del 04 Oct 2026
Estratto da pag. 13 di "FATTO QUOTIDIANO" del 04 Oct 2026
Estratto da pag. 10 di "MATTINO" del 04 Oct 2026
Mariagiovanna Capone ec Ettore Mautonea pag. 10 > Allarme Campania, in un anno 246 dottori hanno lasciato in anticipo il proprio reparto E nei servizi dell'emergenza mancano almeno 200 unità: «In tre anni il buco si allargherà»
pubDate§§ 2026-10-04T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402043703479.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402043703479.PDF', 'title': 'MATTINO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402043703479.PDF tp:ocr§§ Il boom delle dimissioni, reparti sotto stress Medici in fuga, la Campania in un anno ne ha persi 246 Mariagiovanna Capone e Ettore Mautone a pag. 10 Sanità, fuga dei medici dagli ospedali e dal 118 «È boom di dimissioni» Allarme Campania, in un anno 246 dottori hanno lasciato in anticipo il proprio reparto E nei servizi dell’emergenza mancano almeno 200 unità: «In tre anni il buco si allargherà» ` IL FOCUS Ettore Mautone Sanità senza medici tra fughe e pensionamenti. I concorsi non bastano più: bisogna riuscire a trattenere i camici bianchi. È questo il nodo che Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica porta all’attenzione della Regione con una lettera aperta indirizzata al Governatore Roberto Fico. Dietro le liste d’attesa, i pronto soccorso affollati e le difficoltà dell’assistenza territoriale c’è un servizio pubblico che continua a perdere professionisti. Una fuga che si aggiunge alle carenze strutturali: il rapporto tra medici e abitanti è il più basso d'Italia, quasi la metà dell'Emilia Romagna pur contando gli accreditati. Un vuoto che trascina con sé competenze, capacità di organizzare il lavoro e continuità delle cure oltre che il ricambio generazionale. LA SITUAZIONE CAMPANA In Campania, secondo l’analisi del Centro studi del sindacato, nel 2025 si contano 728 assunzioni a tempo indeterminato e 246 dimissioni volontarie. Due flussi opposti che, da soli, non consentono di ricostruire il saldo degli organici, sul quale pesano anche pensionamenti e altre uscite. Anche il confronto di lungo periodo registra una contrazione: i medici del pubblico sono passati dai 9.306 del 2015 ai 9.152 del 2024. Una flessione apparentemente contenuta che non misura le difficoltà a coprire alcuni servizi e conservare le professionalità già presenti. «Servono stipendi adeguati, condizioni di lavoro sostenibili e prospettive di carriera», avverte il segretario regionale Anaao, Vincenzo Bencivenga. Nella lettera aperta a Fico firmata dal segretario nazionale Pierino Di Silverio, il sindacato sposta il confronto dalle assunzioni alle ragioni delle uscite: «Il vero problema non è soltanto quanti medici se ne vanno ma il perché vanno via». IL DATO NAZIONALE Il segnale nazionale è ancora più netto: nel 2025, per la prima volta nel decennio analizzato, le dimissioni volontarie hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876. Le uscite volontarie sono cresciute del 150% rispetto all’anno precedente. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale», osserva Di Silverio. Un esodo alimentato da turni pesanti, retribuzioni poco competitive, burocrazia, rischio di esaurimento professionale e aggressioni. La questione economica si intreccia con quella organizzativa. Anaao denuncia nelle aziende campane difficoltà nell’applicazione uniforme del contratto, ritardi nell’attribuzione degli incarichi, carichi eccessivi e scarsa valorizzazione delle competenze. «Un medico non è un numero dentro una casella di un piano aziendale». La richiesta alla Regione? Un confronto a tutto campo che parta dalle singole aziende: organici, dimissioni, turni, riposi e percorsi di carriera. Continuare a reclutare senza correggere le condizioni che spingono ad andarsene significa, per il sindacato, riempire un contenitore che continua a perdere pezzi. L’allarme diventa particolarmente concreto nell’emergenza-urgenza. Giuseppe Galano, per Aaroi-Emac, ha inviato al governatore una lettera con tredici proposte per rafforzare e integrare la rete ospedaliera e territoriale. Il documento richiama il confronto del 16 luglio scorso tra Fico e l’Intersindacale della dirigenza sanitaria, giudicato franco e costruttivo, ma chiede ora interventi strutturali. Secondo le stime Aaroi-Emac, nei prossimi tre anni la carenza di medici nell’emergenza-urgenza potrebbe raggiungere circa 4.500 unità in Italia, oltre mille delle quali in Campania. Per il solo 118, il deficit regionale avrebbe già superato quota 200. Sono valutazioni del sindacato, che segnala le conseguenze sulla disponibilità delle ambulanze medicalizzate e sulle condi zioni di chi resta in servizio. Il problema attraversa l’intera catena dei soccorsi: mezzi impegnati nell’attesa di consegnare i pazienti, pronto soccorso che trattengono persone da ricoverare, reparti senza sufficiente capacità di assorbire la domanda. Per infarti, ictus e traumi, ritardi e frammentazione dei percorsi possono pesare sulla tempestività delle cure. Galano indica nel nuovo Piano sanitario regionale e nell’uscita dal Piano di rientro l’occasione di una svolta. LE PROPOSTE Tredici le proposte per cambiare rotta. Applicazione delle Linee di indirizzo regionale, Decongestionamento dei Pronto Soccorso, incentivazione dei professionisti dell’emergenza-urgenza, integrazione tra territorio e ospedale, Dipartimento dell’Emergenza-Urgenza Territoriale da istituire. E poi attivazione del pronto soccorso nei due Policlinici, un percorso dedicato per il paziente oncologico. La campagna regionale di informazione e sensibilizzazione, procedure concorsuali regionali per finire con le esigenze di sicurezza degli operatori sanitari, il reclutamento del personale e la promozione della salute e benessere organizzativo con un adeguamento delle remunerazioni urgente e necessario. Dentro questa agenda ci sono scelte precise: collegare centrali operative e ospedali, coinvolgere medicina generale e continuità assistenziale nell’utilizzo delle Case e degli Ospedali di comunità, accelerare i concorsi attraverso aziende capofila. E ancora: proteggere gli operatori, incentivare il lavoro nell’area critica, garantire percorsi ai pazienti oncologici e rafforzare gli organici stabili, esprimendo contrarietà al reclutamento attraverso cooperative e agenzie interinali. I PRIVATI Resta aperto, intanto, il fronte della sanità privata accreditata. Dopo le delibere regionali dei giorni scorsi sulla programmazione e sulle tariffe, Aiop Campania ha revocato la sospensione dei ricoveri programmati, motivando la ripresa con la necessità di tutelare i cittadini. La decisione non chiude però la vertenza: l’Associazione mantiene lo stato di crisi e una posizione fortemente critica sulle riduzioni fino al 5% delle nuove tariffe per riabilitazione e lungodegenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Ettore Mautone Heading: Highlight: IL RAPPORTO TRA CAMICI BIANCHI E RESIDENTI IN REGIONE È IL PIÙ BASSO D’ITALIA DAI SINDACATI L’SOS AL GOVERNATORE FICO Image: -tit_org- Medici in fuga, la Campania in unanno ne ha persi 246 Sanità, fuga dei medici dagli ospedali e dal 118 «E boom di dimissioni» -sec_org- tp:writer§§ Ettore Mautone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402043703479.PDF §---§ title§§ L'Italia è malata di scommesse Piemonte record = ma la legge sul gioco non arriva Il boom del Piemonte: 11% di slot link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF description§§
Estratto da pag. 14 di "STAMPA" del 04 Oct 2026
GIULIA RICCI, LORENZO ROTELLA Laspesanel2025é salita a 165,3 miliardi, 2.800 euro pro capite: ilgettitoperlo Stato è fermo all Il provvedimento di riordino era atteso per il 29 agosto: così rimangono le differenze tra Regioni
pubDate§§ 2026-10-04T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF tp:ocr§§ L’INCHIESTA L’Italia è malata di scommesse Piemonte record GIULIA RICCI, LORENZO ROTELLA L’Italia scommette sempre di più ma la legge sul gioco non arriva Il boom del Piemonte: +11% di slot La spesa nel 2025 è salita a 165,3 miliardi, 2.800 euro pro capite: il gettito per lo Stato è fermo a 11 Il provvedimento di riordino era atteso per il 29 agosto: così rimangono le differenze tra Regioni L’inchiesta L a ludopatia è un disturbo comportamentale che porta soldi nelle casse dello Stato. E tocca almeno 1,5 milioni di italiani. – PAGINE14 E 15 TORINO Laludopatia è un disturbo neurobiologico e comportamentale che porta soldi nelle casse dello Stato. Ma se quelli spesi aumentano, le entrate per l’erario rimangono stabili. Nel 2025 in Italia sono stati destinati 165,3 miliardi di euro al gioco, otto in più dell’anno precedente. Di questi 143,4 sono tornati indietro con le vincite, 11,4 sono finiti all’erario (gli stessi dell’anno precedente), 21,9 miliardi sono andati in fumo. Persi. Secondo l’Istituto superiore di sanità, nel nostro Paese almeno 1,5 milioni di persone hanno un rapporto problematico con gratta e vinci e scommesse. E se è il gioco online, ormai, ad essere protagonista, in Piemonte si vive un’inversione di tendenza: dal 2021 i dati raccontano una crescita dell’11% degli esercizi con le slot rispetto al resto d’Italia, complice (almeno secondo associazioni come il Gruppo Abele) una legge regionale dalle maglie più larghe. Tre anni fa il governo Meloni aveva promesso una riforma complessiva del gioco pubblico, sia online sia nei locali fisici, dalle tabaccherie alle sale bingo. La prima parte è stata fatta: necessità di un conto personale per chi gioca, meccanismi di tutela previsti dai concessionari, un canone annuo del 3% allo Stato, monitoraggio del rischio, contrasto alle partite illegali. La parte sul gioco fisico, invece, non è stata approvata entro la scadenza della delega fiscale, il 29 agosto di quest’anno: tutto rinviato al 2027 a causa di uno scontro interno alla maggioranza di centrodestra – il nodo principale la soglia per accedere alle concessioni, che avrebbe penalizzato le piccole e medie imprese italiane. E così, le regole rimangono frammentate tra Roma, Regioni e Comuni. Il grande riordino avrebbe dovuto stabilire un quadro nazionale più uniforme, dalla collocazione dei punti gioco alle distanze da luoghi sensibili, senza demandare la vera stretta (o meno) agli enti locali. In Piemonte, nel 2021, la giunta del governatore Alberto Cirio ha cambiato la norma. La misura ha abbassato la distanza minima per slot e macchinette dai luoghi sensibili (scuole, università, ospedali, ma anche banche e sportelli Atm) da 500 a 400 metri nei Comuni sopra i 5mila abitanti, 300 metri in quelli piccoli; tolto ai sindaci la possibilità di scegliere orari di chiusura delle attività più restrittivi, indicando una fascia uguale in tutta la regione; ma soprattutto ha eliminato la retroattività della norma, facendo sì che molti esercizi potessero reinstallare i vecchi apparecchi per il gioco, ovunque fossero. L’Emilia-Romagna premia con agevolazioni e contributi chi rinuncia alle slot, la Toscana permette ai Comuni di aggiungere all’elenco altri luoghi sensibili. La legge piemontese prevede anche la nascita di strumenti di monitoraggio dei risultati delle nuove regole, programmi di prevenzione, campagne informative e servizi di curai ludopatici: «Questa parte è rimasta completamente inattuata» hanno sottolineato più volte le opposizioni di centrosinistra. Da qui, la controtendenza. Nel triennio 2023-2025, in Italia, la raccolta di scommesse e giochi a distanza è cresciuta del 20,9%. L’anno scorso sono stati aperti 6,2 milioni di conti gioco (gli account personali), mentre le ricariche hanno raggiunto 13,2 miliardi. In Piemonte, invece, i dati raccontano una crescita dell’11% degli esercizi con le slot rispetto al resto d’Italia, con un aumento delle perdite del 43% (rispetto al 31% medio nel Paese) dal 2021. Soprattutto in città, spopolano ancora videolottery, scommesse sportive, slot machine e gratta e vinci istantanei. Contando anche l’online, i soldi nei circuiti del gioco sono passati da 6,1 a 9,9 miliardi, di cui 5,3 tutti tra Torino e provincia; così anche la spesa pro capite. «La scelta di azzerare la legge regionale 9/2016, che aveva contribuito a contenere l’impatto del gioco, si sta rivelando un grave passo indietro. I numeri dicono che l’azzardo è tornato a crescere e, con esso, aumentano le persone e le famiglie che chiedono aiuto» ha spiegato più volte Pasquale Somma, operatore del Gruppo Abele e coordinatore del progetto Vite in Gioco. Il governatore Alberto Cirio afferma di essere «come sempre disponibile a parlare di tutto ed ad ascoltare le ragioni di tutti. Ma io sono un liberale e non credo nei divieti, ma nell’educazione». Il presidente piemontese continua a ritenere che «l’atteggiamento del proibire sia sbagliato. Bisogna prevenire lavorando come stiamo facendo con le scuole, con l’informazione vera ai giovani cercando di educare ad un approccio corretto e responsabile al gioco. Anche perché il mondo non finisce in Piemonte e soprattutto il gioco oggi più che mai viaggia online, soprattutto tra i giovani». Nel 2025, il gettito derivante dai giochi ha rappresentato quasi il 2% su un totale di 622,1 miliardi di entrate tributarie erariali dello Stato, che incassa anche erogando le concessioni. Solo lo 0,3% dell’incassato, però, viene utilizzato per la prevenzione e la riabilitazione: il nuovo Fondo unico per le dipendenze patologiche è di 94 milioni, ma meno del 34% è diviso tra Regioni e province autonome. «Dietro i numeri però ci sono spese e soprattutto debiti, sofferenza, isolamento, relazioni familiari compromesse e costi importanti che ricadono sui servizi sanitari e sociali», aggiungono dal Gruppo Abele, che con Libera in Piemonte aveva proposto in Consiglio regionale una proposta di legge di iniziativa popolare, bocciata nel 2024. Tra le persone che hanno aiutato c’è Mario Nardelli, un infermiere di pronto soccorso: ha 46 anni, e tredici della sua vita li ha passati nel girone infernale delle slot online. «Quando ho vinto per la prima volta si è accesa la dopamina. Volevo risentirla, riprovare quel sentimento di pienezza e gioia. «Ho iniziato a giocare sempre di più e con puntate maggiori per tornare in pari. Ero capace di giocarmi lo stipendio in un solo giorno. Quando ho deciso di fare un taglio netto avevo 60 mila euro di debiti. La politica è complice di questo fenomeno e dovrebbe mettere un freno. Chi gioca non spreca solo i suoi soldi, ma perde il lavoro, diventa bisognoso di un sussidio, si ammala. Invece di aumentare i giochi dovrebbero ritirare concessioni e tornare alle pubblicità non ingannevoli». A dirla tutta dieci anni fa, per ogni 100 euro scommessi, lo Stato ne incassava 19. Nel 2025, solo 7. Questo perché il gioco online viene tassato sul margine netto, non sul lordo, e il “rientro” nelle tasche dei giocatori è circa il 90% di quanto scommesso (in un circolo infinito di ore passate davanti al computer). Ma in questo circolo vizioso e drammatico, a pagare più imposte diventano così i più fragili: sono le Regioni con maggior tasso di disoccupazione ad aver un volume di gioco più alto. Insomma, così chi è debole, e nella maggior parte dei casi affetto da ludopatia, è quello che trasferisce più soldi al servizio pubblico. Lo dice chiaro Stefano Vaccari, deputato del Pd che battaglia sul tema: «Dobbiamo lottare contro questa normalizzazione del gioco d’azzardo: hanno messo quattro nuovi gratta e vinci, da poco altre 4 nuove piattaforma online, ma è insostenibile e incompatibile con l’impatto sociale che ha la ludopatia». — ---End text--- Author: GIULIA RICCI Heading: L’inchiesta Highlight: 20,9% L’incremento del gioco online in Italia fra il 2023 e il 2025, +6,2% di nuovi conti gioco 2.328 Gli euro spesi pro capite in Piemonte per gioco fisico e online nel 2025 7 Gli euro incassati dallo Stato nel 2025 ogni 100 scommessi Dieci anni fa erano 19 Il maggior tasso di ludopatia si trova nei territori dove c’è più disoccupazione I DATI Nel 2025 in Italia la raccolta del gioco d’azzardo ha raggiunto 165,3 miliardi di euro Tra i giochi, le slot machine hanno raccolto 14,9 miliardi e le videolottery 16,5 miliardi 11,4 miliardi di entrate erariali Il gioco si sposta sempre più verso l’online: Dati complessivi regionali per l'anno 2025 Conti di gioco attivi 977.867 (5,7% del totale nazionale) Giocato Imponibile: 9,89 miliardi € Al 31 dicembre 2025 risultano attivi in Italia: 26,00 3,82 Provincia 20 milioni € Speso: miliardi € miliardi € 8,54 Giocato imponibile (Mld €) 1,34 Spesa Effettiva / Perso (Mld €) 0,7 di cui 6,2 milioni aperti nel 2025 Cuneo 1,06 0,14 Alessandria 1,02 0,15 Guidano la graduatoria nazionale la Campania (16,6% del totale) e la Lombardia (13,0%) Novara 0,88 0,12 Asti 0,44 0,06 Verbano-Cusio-Ossola 0,42 0,06 Vercelli 0,39 0,06 Biella 0,32 0,05 Fonte: Prima Relazione sul settore dei giochi pubblici, relativa all’anno 2025, fatta dal Mase Toscana 8,99 Abruzzo 4,51 Friuli-Venezia Giulia 2,42 0,37 8 1 7 Liguria 3,90 0,52 Vincita: 15 17 9,89 1,34 5,35 13,2 miliardi Trentino-Alto Adige 1,94 0,26 Erario: 643,327 Spesa Effettiva / Soldi persi dai giocatori (Mld €) Lombardia PIEMONTE Torino Le ricariche hanno raggiunto Giocato Imponibile (Mld €) Posizione 0,23 0,03 In Piemonte raccolta di scommesse e giochi a distanza nel triennio 2023-2025 (gli account personali aperti dai giocatori presso un operatore di gioco online autorizzato) Classi?ca per Volume di Giocato Imponibile (Anno 2025) Valle d'Aosta +20,9% 17.132.348 conti di gioco Sul fronte dei controlli, l’Agenzia delle dogane ha effettuato 31.391 veri?che, con l’11,01% dei controlli risultato positivo, e ha inibito 1.038 siti web illegali Veneto 9,35 6 Emilia-Romagna 10,63 1,56 14 9 1,26 13 Marche 4,00 0,54 16 Umbria 1,99 0,29 11 0,60 Campania 0,57 19 Molise 0,98 0,12 3 Lazio 17,45 2,14 Sardegna 4,35 2 21,56 2,69 12 5 Calabria 6,17 0,73 18 Basilicata 1,62 0,18 10 TOTALE NAZIONALE 165,34 MLD € 21,88 MLD € 1,48 Sicilia 16,23 1,79 Puglia 12,42 1,59 4 Withub Solo lo 0,3% di quanto incassato viene usato per la prevenzione e la riabilitazione Image:S -tit_org- L'Italia è malata di scommesse Piemonte record ma la legge sul gioco non arriva Il boom del Piemonte: 11% di slot -sec_org- tp:writer§§ Giulia Ricci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF §---§ title§§ Una mossa da fare peri medici «no cpr» = Caro Piantedosi, abolisci la circolare anti Cpr link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042503483.PDF description§§
Estratto da pag. 7 di "VERITÀ" del 04 Oct 2026
Lo scandalo di Ravenna non è stato reso possibile da una legge bislacca né dalla decisione di qualche magistrato politicizzato, bensì da una direttiva emanata dalla Lamorgese. Il Viminale ha tutti gli strumenti per cambiare le regole: è il momento di farlo
pubDate§§ 2026-10-04T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042503483.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042503483.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042503483.PDF tp:ocr§§ UNA MOSSA DA FARE PER I MEDICI «NO CPR» APPELLO A PIANTEDOSI Caro Piantedosi, abolisci la circolare anti Cpr Lo scandalo di Ravenna non è stato reso possibile da una legge bislacca né dalla decisione di qualche magistrato politicizzato, bensì da una direttiva emanata dalla Lamorgese. Il Viminale ha tutti gli strumenti per cambiare le regole: è il momento di farlo n L’ i n c h i e s t a della Procura di Ravenna ci ha fatto scoprire che esistono militanti politici che, incaricati di un servizio pubblico e con indosso un camice bianco, violano sistematicamente le leggi dello Stato trincerandosi (...) segue a pagina 7 Segue dalla prima pagina di MAURIZIO BELPIETRO (...) dietro il giuramento di Ippocrate. Decine di medici, che i pm accusano di associazione a delinquere, pronti ad attestare false malattie pur di evitare che i clandestini vengano trattenuti nei Centri per il rimpatrio e successivamente espulsi. Non solo: grazie alle indagini è emerso anche che per i migranti destinati a essere rimandati a casa è facile aggirare le norme. Infatti, possono tranquillamente rifiutare di sottoporsi alla visita medica prima di essere mandati nei Cpr e basta la semplice opposizione ai controlli sanitari per essere lasciati liberi di scorrazzare in giro per l’Italia. Già questa pare una follia, ma se poi si aggiunge che alcuni dei soggetti in questione una volta rimessi in circolazione commettono reati, come è successo di recente con un tizio che ha violentato una ragazza disabile, si capisce che è necessario impedire al più presto che l’andazzo continui, anche perché si allunga giorno dopo giorno la lista di presunti profughi che collezionano arresti senza che possano essere rispediti nei loro Paesi. Qualcuno potrebbe pensare che sia difficile cambiare le leggi sull’immigrazione avendo contro la magistratura, perché ogni volta ci sono giudici che si oppongono, interpretando le norme a proprio piacimento. In realtà, un nostro prestigioso collaboratore, ovvero l’ex presidente di Cassazione Pietro Dubolino, proprio su queste pagine ha indicato una facile soluzione. Infatti, secondo l’alto magistrato i controlli sanitari preventivi da cui dipende il trattenimento nei Cpr non sono una regola imposta dal codice civile o da quello penale. Non esiste una disposizione dettata dal Parlamento o dall’Europa: si tratta di una semplice circolare emessa ai tempi del governo Draghi dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. La quale evidentemente pensò che un controllo preventivo sulla salute dei clandestini fosse utile per evitare la diffusione di malattie all’interno dei Centri per il rimpatrio. Quella che sembrava una norma di buon senso si è però rivelata un’arma a doppio taglio, perché se si incrociano dei medici che per convincimento politico non vogliono mandare i migranti nei Cpr, la visita medica si trasforma in un salvacondotto che evita il trattenimento. E lo stesso accade se i controlli sanitari sono considerati un requisito senza il quale non è possibile accompagnare il candidato all’espulsione nel Centro per il rimpatrio. Dunque, il solo modo per evitare tutto ciò - le false attestazioni mediche o il rifiuto di farsi visitare - è l’abolizione della circolare del ministro L am orges e. Non serve una legge e neppure il parere della magistratura: è sufficiente una nuova circolare che cancelli la precedente. Perciò, caro ministro Piantedosi, non indugi: firmi una disposizione che elimini i controlli preventivi affidati alla Simm, la società di medicina delle migrazioni, che, come abbiamo scoperto, è una specie di succursale della Ong di Luca Casarini e del Pd di Elly Schlein. Già dobbiamo fare i conti con giudici politicizzati, per i quali le espulsioni vanno sempre impedite. Se poi ci si mettono anche i medici, ci tocca tenerci a vita pure gli stupratori. ---End text--- Author: MAURIZIO BELPIETRO Heading: APPELLO A PIANTEDOSI Highlight: Grazie all’ex ministro per entrare nei Centri serve una visita Che si può rifiutare Basta affidarci ai «medici delle migrazioni» di impronta militante NORMA SUICID A COS’È La direttiva emanata il 19 maggio 2022 dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sostituiva l’analoga direttiva emanata il 20 ottobre 2014 dal ministro dell’Interno dell’epoca sotto il governo Renzi, Angelino Alfano. COSA STABILISCE All’art. 3, la direttiva stabilisce che l’accesso dello straniero al Cpr avvenga «previa visita medica effettuata di norma dal medico della Asl o dell’azienda ospedaliera, disposta su richiesta del questore - anche in ore notturne - volta ad accertare l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura». SU QUALI BASI Nelle premesse della direttiva si menzionano, come fonte normativa, gli articoli 20, 21, 22, 23 del Dpr n. 394/1999, contenente il regolamento di attuazione del Testo unico sull’immigrazione emanato con il decreto legislativo n. 286/1998. Nessuno dei suddetti articoli, però, prevede l’obbligo della visita medica prima dell’accesso dello straniero al Cpr, limitandosi soltanto, all’art. 21, a stabilire che nel Cpr debbano essere presenti «i servizi sanitari essenziali». Image:PREFETTO Luciana Lamorgese [Ansa] e La Verità del 29 settembre -tit_org- Una mossa da fare peri medici «no cpr» Caro Piantedosi, abolisci la circolare anti Cpr -sec_org- tp:writer§§ MAURIZIO BELPIETRO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042503483.PDF §---§