title§§ Sanità, 18 Regioni su 21 superano la prova dei Lea. Ma 5,8 milioni rinunciano alle cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302964908596.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "adriaeco.eu" del 03 Oct 2026

Adriaeco:, news di economia dall''Adriatico: Sanità, 18 Regioni su 21 superano la prova dei Lea. Ma 5,8 milioni rinunciano alle cure

pubDate§§ 2026-10-03T11:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302964908596.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302964908596.PDF', 'title': 'adriaeco.eu'} tp:url§§ https://www.adriaeco.eu/2026/10/03/sanita-18-regioni-su-21-superano-la-prova-dei-lea-ma-58-milioni-rinunciano-alle-cure/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302964908596.PDF tp:ocr§§ Nel 2024 aumentano da 13 a 18 le Regioni che raggiungono la soglia minima nelle tre aree dell’assistenza, mentre la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami sale dal 7,6% al 9,9%. GIMBE: il sistema di valutazione non misura pienamente l’accesso effettivo ai serviziDiciotto Regioni e Province autonome su 21 superano la verifica sui Livelli essenziali di assistenza, ma nello stesso anno quasi 5,8 milioni di persone rinunciano ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico prescritto dal medico. È il doppio binario che emerge dai dati 2024 sulla sanità italiana: da una parte migliorano gli adempimenti formali sui Lea, dall’altra cresce la quota di domanda sanitaria che non arriva alla prestazione. Secondo i dati Istat richiamati dalla Fondazione GIMBE, la percentuale di popolazione che ha rinunciato alle prestazioni è passata dal 7,6% del 2023 al 9,9% del 2024.Il confronto diventa ancora più netto guardando alla dinamica regionale. Nel 2023 erano 13 le Regioni considerate adempienti, mentre nel 2024 salgono a 18. Restano sotto la soglia soltanto Calabria, nell’assistenza distrettuale, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia, entrambe nell’area della prevenzione. Un anno prima le realtà inadempienti erano otto. Il miglioramento della fotografia ministeriale è dunque consistente, ma per GIMBE non può essere letto automaticamente come un analogo miglioramento della capacità del Servizio sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini.Dal 2020 la verifica dell’erogazione dei Lea avviene attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia, costruito su 88 indicatori. La valutazione 2024 utilizza un sottoinsieme di 27 indicatori CORE e misura tre grandi aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Ogni Regione riceve un punteggio da zero a 100 per ciascuna area e viene considerata adempiente se raggiunge almeno 60 punti in tutte e tre.È proprio questa soglia uno dei punti su cui si concentra l’analisi della Fondazione. Delle 18 Regioni che nel 2024 superano la verifica, sei presentano almeno un’area con un punteggio compreso tra 60 e 69. GIMBE ha quindi simulato l’effetto di criteri più severi: portando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con un limite di 80 punti ne rimarrebbero cinque. La Fondazione precisa che un punteggio di 60 non significa che una Regione eroghi il 60% dei Lea o li garantisca al 60% della popolazione, ma utilizza l’esercizio per evidenziare quanto il risultato finale dipenda dalla soglia amministrativa scelta.Dietro l’aumento delle Regioni promosse rimane inoltre un divario territoriale significativo. GIMBE, dal momento che il Ministero non produce un indicatore complessivo, ha sommato i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree. Nelle prime dieci posizioni della graduatoria così elaborata figurano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, con l’eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, si trovano invece esclusivamente Regioni meridionali. La distinzione binaria tra adempienti e inadempienti restituisce quindi, secondo la Fondazione, una distanza territoriale meno marcata di quella che emerge considerando l’insieme dei punteggi.Anche il confronto con il 2023 mostra una situazione in movimento. Quindici Regioni migliorano il punteggio complessivo, cinque peggiorano e il Veneto rimane stabile. Gli incrementi maggiori riguardano Valle d’Aosta, con 48 punti in più, e Abruzzo, con un progresso di 47 punti. Sul versante opposto, le flessioni vanno dal punto perso dal Molise agli 11 punti in meno delle Marche. GIMBE considera il recupero delle realtà maggiormente in difficoltà un segnale positivo, sottolineando però che l’aumento dei punteggi non implica necessariamente un miglioramento immediatamente percepibile nell’accesso o nella qualità dell’assistenza.Il nodo riguarda infatti ciò che gli indicatori riescono a misurare. I 27 parametri CORE funzionano come indicatori sentinella, ma non r ilevano sistematicamente tempi di attesa, agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanza dai servizi, continuità dell’assistenza e completezza dei percorsi. Inoltre, i valori medi regionali possono nascondere differenze tra aziende sanitarie e distretti, tra aree urbane e interne e tra diverse condizioni socio-economiche.È in questo spazio che si colloca il dato delle rinunce. La crescita dal 7,6% al 9,9% della popolazione riguarda un indicatore che, come precisa la stessa Fondazione, non misura esclusivamente l’accesso al Servizio sanitario nazionale, ma rappresenta comunque un segnale della domanda sanitaria rimasta insoddisfatta. Il risultato mette così in evidenza la distanza possibile tra il rispetto degli standard utilizzati per valutare i sistemi regionali e la possibilità concreta per il cittadino di ottenere una prestazione nei tempi e nelle modalità necessarie.Per il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, la contemporanea crescita delle Regioni adempienti e delle rinunce alle prestazioni mostra i limiti dell’attuale sistema di valutazione. «La “promozione” formale – osserva – non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». Secondo GIMBE, inoltre, il meccanismo basato sul semplice superamento dei 60 punti non valorizza né i progressi compiuti oltre la soglia né la distanza rispetto alle Regioni con i risultati più elevati.La richiesta avanzata dalla Fondazione è quindi di rivedere il sistema di monitoraggio introducendo più indicatori, soglie più elevate e dati più tempestivi, affiancando alla misurazione delle prestazioni erogate anche parametri sull’accesso reale, sulle liste d’attesa, sulle rinunce, sugli esiti e sulle diseguaglianze territoriali. Perché la fotografia dei Lea 2024 restituisce un sistema nel quale le Regioni formalmente adempienti aumentano, ma la capacità di trasformare quella “promozione” in prestazioni effettivamente accessibili ai cittadini rimane il punto più critico della valutazione. tp:writer§§ manager guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302964908596.PDF §---§ title§§ La Biennale dell'Economia Cooperativa a Milano il 9 e 10 ottobre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301787506034.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.it" del 03 Oct 2026

Biennale dell''Economia Cooperativa: politica, economia, lavoro e società a confronto a Milano il 9 e 10 ottobre.

pubDate§§ 2026-10-03T04:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301787506034.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301787506034.PDF', 'title': 'corrierenazionale.it'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.it/2026/10/03/la-biennale-delleconomia-cooperativa-a-milano-il-9-e-10-ottobre/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301787506034.PDF tp:ocr§§ Biennale dell’Economia Cooperativa: politica, economia, lavoro e società a confronto a Milano il 9 e 10 ottobre“Far crescere l’Italia, insieme”. È la sfida attorno alla quale Legacoop riunirà a Milano, il 9 e 10 ottobre, protagonisti della politica, dell’economia, del lavoro, dell’impresa e della ricerca per la Biennale dell’Economia Cooperativa, in programma a The Mall, nel giorno (il 10) in cui l’organizzazione celebra i 140 anni dalla sua fondazione.Due giornate per discutere non soltanto del futuro della cooperazione, ma soprattutto delle grandi trasformazioni che attendono l’Italia e l’Europa: crescita e competitività, lavoro e coesione sociale, crisi demografica, salute, nuovi bisogni, politica industriale e ruolo dell’Europa.«Celebrare 140 anni di storia significa soprattutto assumersi la responsabilità di guardare avanti – afferma Simone Gamberini, presidente di Legacoop – L’Italia ha bisogno di tornare a crescere, ma la crescita non può essere misurata soltanto attraverso i numeri: deve tradursi in lavoro di qualità, riduzione delle disuguaglianze, innovazione, welfare e nuove opportunità per le persone e per i territori. Con la Biennale vogliamo mettere a confronto idee e proposte diverse e offrire il contributo della cooperazione alla costruzione di un nuovo progetto di sviluppo per il Paese, dentro un’Europa più forte e più coesa».«Nel corso delle giornate della Biennale la cooperazione emiliano-romagnola porterà il suo contrubito sui temi del lavoro, delle relazioni sindacali, del welfare e della salute. Temi che affronteranno trasversalmente tutti i nostri settori, dall’agricoltura ai servizi – dichiara Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna – La nostra regione ha una lunga storia cooperativa e i 140 anni di Legacoop sono un’occasione per misurare il valore di ciò che abbiamo costruito nel tempo e metterlo al servizio delle sfide che abbiamo davanti. Valore che è racchiuso nel concetto di mutualità, sancito nella Costituzione attraverso l’articolo 45, e che abbiamo approfondito tramite il libro che verrà distribuito alla Biennale ‘Mutualità è Costituzione – La solidarietà organizzata nel mercato’». I lavori, dopo il saluto di Attilio Dadda, Presidente Legacoop Lombardia e quelli istituzionali del sindaco di Milano Giuseppe Sala e del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, verranno aperti dal keynote speech di Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato presso l’Università ” La Sapienza” di Roma. Sarà poi lo stesso Gamberini, che presenterà “Far crescere l’Italia, insieme. Le proposte di Legacoop per il Paese” e il Manifesto per i 140 anni. Nella prima giornata interverranno, tra gli altri, il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani*, Elly Schlein, Giuseppe Conte e i leader di CGIL, CISL e UIL, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Vera Buonomo. Al centro della Biennale anche alcune delle grandi questioni sociali del Paese. Alessandro Rosina affronterà la crisi demografica e l’Italia del 2050, mentre Nino Cartabellotta porrà il tema della sostenibilità e dell’universalità del diritto alla salute. Il mondo cooperativo si confronterà su come rispondere ai nuovi bisogni degli italiani, dal welfare all’abitare, dai consumi ai servizi. La seconda giornata allargherà lo sguardo all’Europa. Dopo l’intervento del presidente dell’International Cooperative Alliance Ariel Guarco, l’ex Premier Enrico Letta terrà il keynote speech “Europa: molto più di un mercato”.Seguiranno confronti con rappresentanti delle istituzioni, del Governo e dell’impresa, tra cui   Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, Tommaso Foti*, Raffaele Fitto* e Maurizio Marchesini, insieme ai vertici di importanti realtà cooperative e delle organizzazioni agricole. Momento centrale della Biennale sarà la Lectio Magistralis del Premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion, dedicata a “Crescere in Europa: la distruzione creatrice tra cooperazione e coesione sociale”. A seguire, Aghion stesso si confronterà, tra gli altri, con Romano Prodi (già Presidente della Commissio ne Europea ed ex Premier), Carlo Cimbri e Fabrizia Lapecorella, in un panel moderato da Ferruccio de Bortoli (già Direttore del Corriere della Sera). La Biennale sarà anche un viaggio nella storia e nella cultura cooperativa, attraverso le “Lettere Cooperative” e lo spettacolo “Le emozioni che abbiamo vissuto”, di e con Walter Veltroni.A completare il programma, nella serata del 9 ottobre alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’appuntamento “Economia di guerra o economia di pace?”, confronto tra Mario Pianta, Rodolfo Di Tommaso e Attilio Dadda.Al termine la proiezione del cortometraggio “Everyday in Gaza”, prodotto da WeWorld e diretto da Omar Rammal, vincitore del David di Donatello 2026. Tags: cooperative, legacoop tp:writer§§ CorNaz guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301787506034.PDF §---§ title§§ La Biennale dell’Economia Cooperativa a Milano il 9 e 10 ottobre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962408683.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.it" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T12:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962408683.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962408683.PDF', 'title': 'corrierenazionale.it'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.it/2026/10/03/la-biennale-delleconomia-cooperativa-a-milano-il-9-e-10-ottobre/amp/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962408683.PDF tp:ocr§§ CorNaz CorNaz1 secondo fatutori volontari passaggi one healthoneBiennale dell’Economia Cooperativa: politica, economia, lavoro e società a confronto a Milano il 9 e 10 ottobrealleanza italiana per l'economia sociale cooperative digital education workers buyout cooperative, nuova marcora wbo vicoo“Far crescere l’Italia, insieme”. È la sfida attorno alla quale Legacoop riunirà a Milano, il 9 e 10 ottobre, protagonisti della politica, dell’economia, del lavoro, dell’impresa e della ricerca per la Biennale dell’Economia Cooperativa, in programma a The Mall, nel giorno (il 10) in cui l’organizzazione celebra i 140 anni dalla sua fondazione.Due giornate per discutere non soltanto del futuro della cooperazione, ma soprattutto delle grandi trasformazioni che attendono l’Italia e l’Europa: crescita e competitività, lavoro e coesione sociale, crisi demografica, salute, nuovi bisogni, politica industriale e ruolo dell’Europa.«Celebrare 140 anni di storia significa soprattutto assumersi la responsabilità di guardare avanti – afferma Simone Gamberini, presidente di Legacoop – L’Italia ha bisogno di tornare a crescere, ma la crescita non può essere misurata soltanto attraverso i numeri: deve tradursi in lavoro di qualità, riduzione delle disuguaglianze, innovazione, welfare e nuove opportunità per le persone e per i territori. Con la Biennale vogliamo mettere a confronto idee e proposte diverse e offrire il contributo della cooperazione alla costruzione di un nuovo progetto di sviluppo per il Paese, dentro un’Europa più forte e più coesa».«Nel corso delle giornate della Biennale la cooperazione emiliano-romagnola porterà il suo contrubito sui temi del lavoro, delle relazioni sindacali, del welfare e della salute. Temi che affronteranno trasversalmente tutti i nostri settori, dall’agricoltura ai servizi – dichiara Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna – La nostra regione ha una lunga storia cooperativa e i 140 anni di Legacoop sono un’occasione per misurare il valore di ciò che abbiamo costruito nel tempo e metterlo al servizio delle sfide che abbiamo davanti. Valore che è racchiuso nel concetto di mutualità, sancito nella Costituzione attraverso l’articolo 45, e che abbiamo approfondito tramite il libro che verrà distribuito alla Biennale ‘Mutualità è Costituzione – La solidarietà organizzata nel mercato’». I lavori, dopo il saluto di Attilio Dadda, Presidente Legacoop Lombardia e quelli istituzionali del sindaco di Milano Giuseppe Sala e del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, verranno aperti dal keynote speech di Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato presso l’Università ” La Sapienza” di Roma. Sarà poi lo stesso Gamberini, che presenterà “Far crescere l’Italia, insieme. Le proposte di Legacoop per il Paese” e il Manifesto per i 140 anni. Nella prima giornata interverranno, tra gli altri, il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani*, Elly Schlein, Giuseppe Conte e i leader di CGIL, CISL e UIL, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Vera Buonomo. Al centro della Biennale anche alcune delle grandi questioni sociali del Paese. Alessandro Rosina affronterà la crisi demografica e l’Italia del 2050, mentre Nino Cartabellotta porrà il tema della sostenibilità e dell’universalità del diritto alla salute. Il mondo cooperativo si confronterà su come rispondere ai nuovi bisogni degli italiani, dal welfare all’abitare, dai consumi ai servizi. La seconda giornata allargherà lo sguardo all’Europa. Dopo l’intervento del presidente dell’International Cooperative Alliance Ariel Guarco, l’ex Premier Enrico Letta terrà il keynote speech “Europa: molto più di un mercato”.Seguiranno confronti con rappresentanti delle istituzioni, del Governo e dell’impresa, tra cui Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, Tommaso Foti*, Raffaele Fitto* e Maurizio Marchesini, insieme ai vertici di importanti re altà cooperative e delle organizzazioni agricole. Momento centrale della Biennale sarà la Lectio Magistralis del Premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion, dedicata a “Crescere in Europa: la distruzione creatrice tra cooperazione e coesione sociale”. A seguire, Aghion stesso si confronterà, tra gli altri, con Romano Prodi (già Presidente della Commissione Europea ed ex Premier), Carlo Cimbri e Fabrizia Lapecorella, in un panel moderato da Ferruccio de Bortoli (già Direttore del Corriere della Sera). La Biennale sarà anche un viaggio nella storia e nella cultura cooperativa, attraverso le “Lettere Cooperative” e lo spettacolo “Le emozioni che abbiamo vissuto”, di e con Walter Veltroni.A completare il programma, nella serata del 9 ottobre alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’appuntamento “Economia di guerra o economia di pace?”, confronto tra Mario Pianta, Rodolfo Di Tommaso e Attilio Dadda.Al termine la proiezione del cortometraggio “Everyday in Gaza”, prodotto da WeWorld e diretto da Omar Rammal, vincitore del David di Donatello 2026.Categorie: Economia, NazionaleTag: cooperative, legacoop tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962408683.PDF §---§ title§§ Medici in fuga dalla Basilicata link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302928908252.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 02 Oct 2026

La fuga dei medici affonda il servizio sanitario lucano. In Basilicata il dato peggiore in Italia calcolato sugli ultimi dieci anni

pubDate§§ 2026-10-03T08:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302928908252.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302928908252.PDF', 'title': 'quotidianodelsud.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodelsud.it/basilicata/cronache/salute-e-assistenza/2026/10/03/medici-in-fuga-dalla-basilicata tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302928908252.PDF tp:ocr§§ La fuga dei medici affonda il servizio sanitario lucano. In Basilicata il dato peggiore in Italia calcolato sugli ultimi dieci anni: le dimissioni volontarie superano i pensionamenti e svuotano le corsie dei presidi periferici (meno 24,6%). Il deficit del Sud è di poco oltre il 3 percentoLa Basilicata è la maglia nera d’Italia per la fuga dei medici dalle corsie degli ospedali pubblici. Il dato emerge in tutta la sua drammaticità dall’ultimo studio sulla demografia medica condotto dal Centro Studi Anaao Assomed, che fotografa il decennio 2015-2025. Negli ultimi dieci anni, la sanità lucana ha subito una riduzione degli organici pari al 24,6%, segnando il peggior risultato a livello nazionale.MEDICI E BASILICATA, LA DESERTIFICAZIONE DEGLI OSPEDALILa desertificazione dei presidi ospedalieri lucani non è più un timore lontano, ma una realtà consolidata che certifica una frattura geografica e sociale ormai insanabile all’interno del Paese. Mentre il Centro-Nord riesce a incrementare le proprie forze del 5,9%, il Mezzogiorno si svuota e perde il 3,1% del personale complessivo. In questo scenario desolante la Basilicata fa peggio di tutti, superando di gran lunga la pur grave emorragia di regioni limitrofe o storicamente in affanno come il Molise, fermo a un calo del 17,2%, o la stessa Calabria che contiene le perdite al 12,6%.DIMISSIONI VOLONTARIE SUPERANO PENSIONAMENTI I reparti si spogliano progressivamente dei professionisti più qualificati e la tendenza nazionale descrive uno spartiacque drammatico: le dimissioni volontarie prima del raggiungimento dell’età pensionabile hanno superato per la prima volta i pensionamenti ordinari per limiti di età. Il sistema sanitario somiglia sempre più a una vasca da cui è stato tolto il tappo: per ogni 100 contratti a tempo indeterminato stipulati nell’ultimo anno a livello nazionale, ben 43 camici bianchi decidono di rassegnare le dimissioni e abbandonare definitivamente il pubblico per rifugiarsi nel privato o nei gettonisti.ESODO DETTATO DALLA DISPERAZIONELe ragioni di questo rifiuto in blocco affondano le radici in un disagio strutturale profondo. I medici che se ne vanno non sono affatto a fine carriera, bensì professionisti nel pieno della loro maturità clinica, con un’età media che si aggira intorno ai quarantotto anni, la colonna portante della sanità pubblica. L’abbandono di massa non rappresenta una fisiologica mobilità professionale verso altre aziende sanitarie o trasferimenti di comodo, ma un vero e proprio esodo dettato dalla disperazione. DINAMICHE LAVORATIVE INSOSTENIBILIA guidare la fuga sono dinamiche lavorative insostenibili e logoranti, fatte di carichi burocratici quotidiani soffocanti e un rischio di burnout sempre più elevato a causa della cronica scopertura dei turni e dei posti in pianta organica. Negli ospedali periferici lucani, da Matera a Potenza passando per i presidi territoriali, la gestione quotidiana dei servizi minimi è diventata un percorso a ostacoli e il personale residuo è costretto a sopportare turnazioni massacranti pur di coprire le urgenze notturne e i festivi, spesso operando in contesti caratterizzati da crescenti aggressioni verbali e fisiche nei reparti e da una totale assenza di stabilità, riconoscimento del merito e valorizzazione economica della carriera. IL DECRETO CALABRIANemmeno la spinta derivante dall’ingresso dei giovani specialisti tramite le maglie del Decreto Calabria, che pure ha dato una boccata d’ossigeno, è bastata a invertire la rotta in una terra incapace di risultare attrattiva, lasciando i reparti più vulnerabili scoperti e privi di figure apicali di riferimento per le nuove generazioni di camici bianchi. Si rende indispensabile una contromisura urgente prima che sia tardi. Questo quadro drammatico si riflette inevitabilmente sui servizi erogati e trova una triste sponda scientifica incrociando i dati analitici e le recenti anticipazioni che compongono il corpo del 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitari o Nazionale, che sarà presentato mercoledì 7 ottobre a Montecitorio a Roma. MEDICI IN BASILICATA, IL DATONonostante la Basilicata sia riuscita a rientrare formalmente nel cluster delle regioni adempienti LEA con 205 punti complessivi, il territorio scivola al diciottesimo posto nazionale, una posizione che certifica la quasi totale impossibilità di garantire un accesso equo e tempestivo alle cure mediche per tutti i residenti. L’insufficienza strutturale colpisce l’assistenza distrettuale e i tempi d’attesa biblici, costringendo sessantamila lucani a rinunciare a visite specialistiche o esami necessari solo nell’ultimo anno. A pagare il prezzo più alto è la prossimità legata al PNRR: le schede dell’Osservatorio GIMBE segnalano uno zero assoluto sull’operatività reale sia per le diciannove Case della Comunità programmate sia per i cinque Ospedali di Comunità previsti dalla pianificazione. Senza medici disposti a restare nel pubblico e a presidiare il territorio, le nuove strutture territoriali restano scatole vuote, cattedrali nel deserto di una riforma ferma al palo che nega radicalmente il diritto fondamentale alla salute di tutta la popolazione lucana, costringendola a costosi viaggi della speranza. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302928908252.PDF §---§ title§§ Medici in fuga dalla Basilicata - Il Quotidiano del Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302939508338.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 03 Oct 2026

La fuga dei medici affonda il servizio sanitario lucano. In Basilicata il dato peggiore in Italia calcolato sugli ultimi dieci anni

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Il dato emerge in tutta la sua drammaticità dall’ultimo studio sulla demografia medica condotto dal Centro Studi Anaao Assomed, che fotografa il decennio 2015-2025. Negli ultimi dieci anni, la sanità lucana ha subito una riduzione degli organici pari al 24,6%, segnando il peggior risultato a livello nazionale.MEDICI E BASILICATA, LA DESERTIFICAZIONE DEGLI OSPEDALILa desertificazione dei presidi ospedalieri lucani non è più un timore lontano, ma una realtà consolidata che certifica una frattura geografica e sociale ormai insanabile all’interno del Paese. Mentre il Centro-Nord riesce a incrementare le proprie forze del 5,9%, il Mezzogiorno si svuota e perde il 3,1% del personale complessivo. In questo scenario desolante la Basilicata fa peggio di tutti, superando di gran lunga la pur grave emorragia di regioni limitrofe o storicamente in affanno come il Molise, fermo a un calo del 17,2%, o la stessa Calabria che contiene le perdite al 12,6%.DIMISSIONI VOLONTARIE SUPERANO PENSIONAMENTI I reparti si spogliano progressivamente dei professionisti più qualificati e la tendenza nazionale descrive uno spartiacque drammatico: le dimissioni volontarie prima del raggiungimento dell’età pensionabile hanno superato per la prima volta i pensionamenti ordinari per limiti di età. Il sistema sanitario somiglia sempre più a una vasca da cui è stato tolto il tappo: per ogni 100 contratti a tempo indeterminato stipulati nell’ultimo anno a livello nazionale, ben 43 camici bianchi decidono di rassegnare le dimissioni e abbandonare definitivamente il pubblico per rifugiarsi nel privato o nei gettonisti.ESODO DETTATO DALLA DISPERAZIONELe ragioni di questo rifiuto in blocco affondano le radici in un disagio strutturale profondo. I medici che se ne vanno non sono affatto a fine carriera, bensì professionisti nel pieno della loro maturità clinica, con un’età media che si aggira intorno ai quarantotto anni, la colonna portante della sanità pubblica. L’abbandono di massa non rappresenta una fisiologica mobilità professionale verso altre aziende sanitarie o trasferimenti di comodo, ma un vero e proprio esodo dettato dalla disperazione. DINAMICHE LAVORATIVE INSOSTENIBILIA guidare la fuga sono dinamiche lavorative insostenibili e logoranti, fatte di carichi burocratici quotidiani soffocanti e un rischio di burnout sempre più elevato a causa della cronica scopertura dei turni e dei posti in pianta organica. Negli ospedali periferici lucani, da Matera a Potenza passando per i presidi territoriali, la gestione quotidiana dei servizi minimi è diventata un percorso a ostacoli e il personale residuo è costretto a sopportare turnazioni massacranti pur di coprire le urgenze notturne e i festivi, spesso operando in contesti caratterizzati da crescenti aggressioni verbali e fisiche nei reparti e da una totale assenza di stabilità, riconoscimento del merito e valorizzazione economica della carriera. IL DECRETO CALABRIANemmeno la spinta derivante dall’ingresso dei giovani specialisti tramite le maglie del Decreto Calabria, che pure ha dato una boccata d’ossigeno, è bastata a invertire la rotta in una terra incapace di risultare attrattiva, lasciando i reparti più vulnerabili scoperti e privi di figure apicali di riferimento per le nuove generazioni di camici bianchi. Si rende indispensabile una contromisura urgente prima che sia tardi. Questo quadro drammatico si riflette inevitabilmente sui servizi erogati e trova una triste sponda scientifica incrociando i dati analitici e le recenti anticipazioni che compongono il corpo del 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitari o Nazionale, che sarà presentato mercoledì 7 ottobre a Montecitorio a Roma. MEDICI IN BASILICATA, IL DATONonostante la Basilicata sia riuscita a rientrare formalmente nel cluster delle regioni adempienti LEA con 205 punti complessivi, il territorio scivola al diciottesimo posto nazionale, una posizione che certifica la quasi totale impossibilità di garantire un accesso equo e tempestivo alle cure mediche per tutti i residenti. L’insufficienza strutturale colpisce l’assistenza distrettuale e i tempi d’attesa biblici, costringendo sessantamila lucani a rinunciare a visite specialistiche o esami necessari solo nell’ultimo anno. A pagare il prezzo più alto è la prossimità legata al PNRR: le schede dell’Osservatorio GIMBE segnalano uno zero assoluto sull’operatività reale sia per le diciannove Case della Comunità programmate sia per i cinque Ospedali di Comunità previsti dalla pianificazione. Senza medici disposti a restare nel pubblico e a presidiare il territorio, le nuove strutture territoriali restano scatole vuote, cattedrali nel deserto di una riforma ferma al palo che nega radicalmente il diritto fondamentale alla salute di tutta la popolazione lucana, costringendola a costosi viaggi della speranza. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302939508338.PDF §---§ title§§ Sanità, le Regioni chiedono quasi 18 miliardi in più: ma se per curarsi bisogna cambiare regione, qualcosa non funziona - #Finsubito – Finanza, Contributi e Agevolazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302961308704.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "retefin.it" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T12:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302961308704.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302961308704.PDF', 'title': 'retefin.it'} tp:url§§ https://www.retefin.it/2026/10/03/sanita-le-regioni-chiedono-quasi-18-miliardi-in-piu-ma-se-per-curarsi-bisogna-cambiare-regione-qualcosa-non-funziona/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302961308704.PDF tp:ocr§§ #Finsubito – Finanza, Contributi e AgevolazioniSanità, le Regioni chiedono quasi 18 miliardi: il conto dei prossimi tre anniQuanto vale il diritto alla salute se, per una visita, un intervento o un esame, occorre macinare centinaia di chilometri? E quanto può dirsi davvero universale un servizio sanitario se la qualità delle risposte resta legata al luogo di residenza? Sono interrogativi tornati centrali dopo la richiesta avanzata dalle Regioni all’Esecutivo: oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029.La dote invocata è così ripartita: 6,8 miliardi per il 2027, 5,4 per il 2028 e 5,7 per il 2029. Tra le priorità individuate figurano il rafforzamento del personale, gli adeguamenti retributivi di medici e infermieri, l’emergenza-urgenza, nonché l’accesso a farmaci e terapie innovative. Il tutto mentre il Servizio sanitario nazionale fa i conti con liste d’attesa, criticità organizzative e divari territoriali: non è solo una questione di spesa, ma di servizi che arrivano davvero ai cittadini e in quali tempi.Ventuno Regioni, ma tutele disegualiSulla carta i Livelli essenziali di assistenza (LEA) dovrebbero assicurare a tutti le medesime prestazioni di base. Nella pratica, però, prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera offrono risultati non omogenei. Il monitoraggio 2024 del Ministero della Salute certifica che 18 tra Regioni e Province autonome su 21 raggiungono la sufficienza in tutte e tre le aree assistenziali: un dato in apparenza confortante, che però nasconde forti scarti quando si osserva la distribuzione dei punteggi.La Fondazione GIMBE, rielaborando gli stessi numeri, segnala che tra le prime dieci realtà sette sono del Nord, due del Centro e solo una del Mezzogiorno (la Puglia). Nelle ultime sette, fatta eccezione per Bolzano, compaiono esclusivamente Regioni meridionali. È qui che la statistica diventa esperienza: a parità di diritto riconosciuto, la possibilità concreta di essere curati varia sensibilmente da un territorio all’altro. “21 Regioni non possono significare 21 sistemi sanitari differenti”, ammonisce Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, ricordando che l’autonomia non può tradursi in opportunità di cura disuguali.I 5,15 miliardi che raccontano i viaggi per curarsiUn indicatore rende plastica la frattura: la mobilità sanitaria interregionale, ossia le prestazioni erogate in una Regione diversa da quella di residenza e successivamente rimborsate dal sistema di provenienza. Non ogni spostamento è un segnale patologico: si può scegliere un centro di eccellenza, una struttura oltreconfine più vicina o una prestazione specifica. La mobilità, dunque, non coincide automaticamente con una fuga. Ma quando i flussi diventano imponenti e si polarizzano in poche aree, misurano anche la diversa capacità di risposta dei sistemi regionali.Secondo GIMBE, nel 2023 il valore della mobilità interregionale ha toccato 5,15 miliardi di euro. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo; all’opposto, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna sommano il 78,2% del saldo passivo. Dietro le cifre ci sono persone e famiglie, orari di lavoro da riorganizzare, spese di viaggio e alloggio, la necessità di un accompagnatore. Il tema non è impedire la libera scelta, ma fare in modo che non sia imposta dall’assenza di risposte vicino a casa.Aree interne: quando il diritto alla salute si misura in chilometriIl divario non è solo Nord-Sud: attraversa anche la frattura tra grandi città e territori periferici, dove raggiungere un ambulatorio, un ospedale o un servizio diagnostico richiede più tempo e risorse. Il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat stima che nelle aree interne vivano 13,3 milioni di persone, pari al 22,6% della popolazione. Tra i residenti under 75, rispetto a chi risiede nei poli centrali, si registrano minore ricorso all’assistenza ambulatoriale, più ricoveri, maggiore mobilità ospedaliera fuori Regione e una più alta mortalità evitabile.Numeri che impongono di guardare oltre la mappa delle strutture: un servizio può esistere, ma essere di fatto inaccessibile per chi non ha un’auto, vive solo o ha difficoltà di movimento. “Non possiamo accettare che la distanza da un servizio sanitario diventi distanza dal diritto alla salute”, ribadisce De Palma.Rinunce alle cure: quando l’accesso diventa un ostacoloIl dato forse più tangibile è quello delle rinunce. L’indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana” rileva che nel 2024 circa 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico necessario; erano 4,5 milioni nel 2023. Le cause sono molteplici — attese, difficoltà organizzative, costi — e il fenomeno racconta un nodo cruciale: il bisogno di salute non coincide sempre con la possibilità di ottenere una prestazione.La distanza tra un servizio accessibile e uno difficilmente raggiungibile può tradursi in diagnosi rinviate, controlli saltati, problemi gestiti senza il supporto dovuto. Anche per questo il finanziamento della sanità non può essere letto unicamente in base all’ammontare degli stanziamenti.Italia sotto la media UE: il peso della spesa sanitariaIl confronto europeo aggiunge prospettiva. Secondo il Country Health Profile 2025 di OCSE e Commissione europea, nel 2023 la spesa sanitaria italiana è stata pari all’8,4% del PIL, contro una media UE del 10%. In termini pro capite a parità di potere d’acquisto, l’Italia si ferma a 3.086 euro per abitante, a fronte dei 3.832 euro europei: circa il 19% in meno. Dati che inquadrano la richiesta delle Regioni, ma non esauriscono il punto decisivo: come trasformare eventuali risorse aggiuntive in miglioramenti percepibili.Più fondi non bastano: la sfida è convertirli in cureIl confronto tra Governo e Regioni si muove su due piani: reperire risorse per un sistema sotto pressione e garantire che gli investimenti migliorino davvero l’accesso. Per il Nursing Up, l’occasione va colta per rafforzare gli organici, rendere più omogenea la capacità di risposta sul territorio e intervenire su liste d’attesa e assistenza di prossimità. Il presidente De Palma sollecita un dialogo permanente tra Governo e amministrazioni regionali, fondato su una reale unità di intenti. In fondo, il principio è semplice: il luogo in cui si vive non dovrebbe determinare quanto sia difficile ottenere una cura.I quasi 18 miliardi chiesti dalle Regioni aprono una discussione che va oltre la Legge di Bilancio: la misura del loro impatto non sarà soltanto quanto verrà stanziato, ma se nei prossimi anni un cittadino dovrà ancora cambiare Regione per essere assistito, attendere troppo a lungo o rinunciare a una prestazione necessaria. Perché un servizio sanitario nazionale non si giudica solo dai fondi che riceve, ma anche dalle distanze — geografiche e sociali — che riesce a ridurre.Fonti: Ministero della Salute – Monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza, dati 2024; Fondazione GIMBE – Analisi dei punteggi LEA e Report sulla mobilità sanitaria interregionale, dati 2023; ISTAT – Rapporto Annuale 2026; ISTAT – Indagine “Aspetti della vita quotidiana”, dati 2024; OCSE e Commissione europea – Country Health Profile 2025: Italy; Conferenza delle Regioni – Quantificazione delle risorse aggiuntive richieste per il triennio 2027-2029; Nursing Up – Dichiarazioni di Antonio De Palma#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente linkSource link#Finsubito – Finanza, Contributi e AgevolazioniProudly powered by WordPress | Tema: Newsup di Themeansar. #Finsubito | Gruppo RetefinAffianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.? Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner. Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo. Scopri come possiamo supportare la tua impresa. Contattaci per una prima valutazione. tp:writer§§ Adessonews guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302961308704.PDF §---§ title§§ Sicilia | Uno studio pubblicato dalla Fondazione Gimbe boccia la sanità siciliana link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302957308680.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "webmarte.tv" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T12:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302957308680.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302957308680.PDF', 'title': 'webmarte.tv'} tp:url§§ https://www.webmarte.tv/sicilia-uno-studio-pubblicato-dalla-fondazione-gimbe-boccia-la-sanita-siciliana/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302957308680.PDF tp:ocr§§ A penalizzare la qualità della sanità in Sicilia è l’area della prevenzione. Bene invece l’assistenza sanitaria territoriale e ospedaliera.Michele AccollaMichele Accolla3 Ottobre 2026292 Minuti di lettura0Migliora la qualità delle Cure essenziali nel 2024 con 18 regioni promosse su 21.Sono quelle che superano la pagella ministeriale sui Livelli Essenziali di Assistenza, i LEA.Nello stesso anno, però, quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita o un accertamento diagnostico prescritti dal medico.Le rinunce a visite passano dal 7,6% al 9,9%.Per il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta si tratta di due aspetti solo apparentemente contraddittori.“Non possiamo concludere che la sanità sia improvvisamente migliorata.Significa piuttosto che la pagella ministeriale ha una capacità molto limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei LEA da parte dei cittadini”.Dal 2020 la verifica dell’erogazione dei LEA utilizza il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), articolato in 88 indicatori.La pagella 2024 si basa su un sottoinsieme di 27 indicatori CORE. Per ciascuna delle tre macro-aree – prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera – ogni Regione ottiene un punteggio da 0 a 100, calcolato come media ponderata degli indicatori di ciascuna area.Per essere considerata adempiente deve raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre le macro-aree.Come ogni anno, Gimbe ha condotto un’analisi indipendente sui dati del Ministero della Salute pubblicati lo scorso luglio, con lo scopo di misurare le differenze regionali e verificare che cosa la pagella riesce realmente a documentare.Nel 2024 risultano inadempienti solo tre Regioni: la Calabria nell’area distrettuale, la Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia nell’area della prevenzione.Nel 2023 le Regioni inadempienti erano otto.Il divario Nord-Sud risulta però solo apparentemente ridotto, perché se nel Mezzogiorno restano inadempienti solo Calabria e Sicilia, in realtà tutte le regioni meridionali, ad eccezione della Puglia, restano nella parte bassa della classifica.Gimbe ha calcolato il punteggio complessivo per ogni regione, sommando i punteggi delle tre macro-aree e suddiviso i risultati in quartili.Rispetto al 2023, 15 regioni migliorano il punteggio complessivo, 5 peggiorano e il Veneto rimane stabile.La Sicilia registra un netto miglioramento nell’assistenza distrettuale e in quella ospedaliera.Gli incrementi maggiori si registrano in Valle d’Aosta ( 48 punti) e Abruzzo ( 47); le riduzioni vanno da -1 punto del Molise a -11 delle Marche.Nel 2024 sei delle diciotto Regioni adempienti presentano almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque.La Sicilia risulta inadempiente per la prevenzione, dove ottiene il punteggio di 49, mentre va decisamente meglio nell’area della Distrettuale, dove ottiene il punteggio di 73, e in quella Ospedaliera dove il punteggio è 74.Sulla base del punteggio totale degli adempimenti LEA per il 2024, calcolato da Gimbe,La Sicilia risulta al terzultimo posto tra le regioni italiane e una delle sei inadempienti.Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302957308680.PDF §---§ title§§ Augusta. Amenta: «Augusta deve tornare protagonista nel Mediterraneo» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962608681.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "webmarte.tv" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T12:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962608681.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962608681.PDF', 'title': 'webmarte.tv'} tp:url§§ https://www.webmarte.tv/augusta-amenta-augusta-deve-tornare-protagonista-nel-mediterraneo/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962608681.PDF tp:ocr§§ L’assessore alle Attività produttive, Sebastiano Amenta presenta il “Dossier Progetti Comune di Augusta”: sei linee di intervento per creare lavoro, sostenere le imprese e valorizzare il porto e l’economia del mareAgnese SiliatoAgnese Siliato3 Ottobre 2026582 Minuti di lettura0«Augusta deve tornare a essere protagonista nel Mediterraneo». È questo l’obiettivo indicato dall’assessore alle Attività produttive, Economia, Commercio e Blue Economy Sebastiano Amenta, che rilancia una strategia di sviluppo fondata su lavoro, impresa, innovazione e valorizzazione della risorsa mare.Al centro del progetto c’è il “Dossier Progetti Comune di Augusta”, un pacchetto di sei iniziative pensate per sostenere il tessuto produttivo locale e creare nuove opportunità per imprese e giovani.«Con questo Dossier – afferma Amenta – Augusta avvia un percorso chiaro: creare lavoro, sostenere chi fa impresa e valorizzare il nostro porto e la nostra economia del mare. È una strategia che guarda alle esigenze reali del territorio e che mette insieme formazione, nuove imprese, internazionalizzazione e sostenibilità costiera».Il piano individua sei direttrici di intervento. La prima riguarda la realizzazione di un Polo Tecnologico Industriale, destinato alla formazione di tecnici specializzati e quindi al rafforzamento delle competenze richieste dal sistema produttivo.Previsto anche un Incubatore comunale per artigiani e microimprese, con l’obiettivo di accompagnare la nascita e lo sviluppo delle attività economiche locali. A questo si aggiunge uno Sportello per l’internazionalizzazione, rivolto alle aziende interessate ad affacciarsi sui mercati esteri.Particolare attenzione viene riservata all’economia del mare con la proposta di un Hub Blue Economy nel porto, di un Centro comunale per l’economia del mare e dello Sportello Blue Export, pensato per supportare le imprese del comparto marittimo nei percorsi di crescita e internazionalizzazione.L’impostazione delineata dall’assessore punta dunque a mettere in relazione formazione, innovazione, attività produttive e sistema portuale, con una particolare attenzione alle potenzialità di Augusta nel contesto mediterraneo.«Questo Dossier – sottolinea Amenta – è il primo passo per costruire opportunità concrete per cittadini, imprese e giovani».La Giunta comunale di Augusta ha approvato gli indirizzi del “Dossier Progetti Comune di Augusta”, dando così avvio alla fase operativa di ricognizione tecnica e alle interlocuzioni con i soggetti istituzionali e del mondo produttivo interessati.Tra gli interlocutori individuati figurano i ministeri, la Regione Siciliana, l’Autorità di sistema portuale, Simest, gli Its Academy, le università e le imprese.La deliberazione non comporta spese immediate. I singoli progetti saranno infatti sottoposti a successive valutazioni e potranno essere attuati attraverso specifici atti, nel rispetto delle previsioni del Dup e del bilancio comunale.Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302962608681.PDF §---§ title§§ Palermo | Va in bagno, candidata esclusa da concorso per Guardia di finanza: il Tar la riammette link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963008685.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "webmarte.tv" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T12:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963008685.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963008685.PDF', 'title': 'webmarte.tv'} tp:url§§ https://www.webmarte.tv/palermo-va-in-bagno-candidata-esclusa-da-concorso-per-guardia-di-finanza-il-tar-la-riammette/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963008685.PDF tp:ocr§§ Per il Tribunale amministrativo regionale la prova è da rifare: “non può diventare una prova di resistenza al disagio fisico”Cettina SaracenoCettina Saraceno3 Ottobre 2026192 Minuti di lettura0Era stata esclusa dal concorso per 983 allievi marescialli della Guardia di Finanza perché aveva fatto pipì durante la prova scritta, violando il divieto di utilizzare i servizi igienici nelle prime due ore. Ma quelle due ore, nel suo caso, erano diventate quasi quattro a causa di un ritardo delle procedure di concorso.Il Tar Lazio ha così accolto il ricorso seguito dallo studio legale Leone-Fell, annullando l’esclusione e ordinando all’Amministrazione di far ripetere alla candidata la prova davanti a una Commissione in diversa composizione.È proprio la singolarità della motivazione dell’esclusione a rendere particolarmente significativo il caso. Le istruzioni prevedevano il divieto di allontanarsi dall’aula e di utilizzare i servizi igienici per le prime due ore dall’inizio della prova. Peccato che, quel giorno, le operazioni preliminari hanno avuto inizio alle 11.20, mentre la prova scritta alle 12.58. Il risultato? Il divieto di andare in bagno si è protratto per quasi quattro ore, ben oltre il limite previsto dal bando.Durante la prova scritta, trascorse già quasi tre ore dall’inizio della procedura, la candidata palermitana ha chiesto di poter utilizzare i servizi igienici, rappresentando l’urgenza della propria necessità. È stata avvertita che, uscendo dall’aula, sarebbe stata esclusa. Non riuscendo più a differire la necessità fisiologica, ha comunque raggiunto i servizi ed è stata estromessa dal concorso.Ma c’è un altro dato che il Tar ha considerato particolarmente significativo: nella stessa giornata sono stati esclusi altri 19 candidati per la medesima ragione, per un totale di 20 persone.Per i giudici, non si è trattato dunque della semplice violazione di una regola del concorso.L’Amministrazione aveva anticipato il divieto di oltre un’ora e mezza rispetto all’inizio effettivo della prova, creando una situazione che i giudici hanno definito incompatibile con i principi di ragionevolezza e proporzionalità. La sentenza sottolinea che un concorso deve valutare le conoscenze e le capacità richieste dal bando e «non può trasformarsi, sia pure indirettamente, in una prova di resistenza al disagio fisico».Il Tar ha inoltre chiarito che, in una situazione eccezionale come quella verificatasi, la Commissione avrebbe potuto adottare soluzioni organizzative alternative, come accompagnare i candidati ai servizi igienici attraverso il personale di vigilanza, garantendo comunque condizioni uniformi per tutti.Non era invece possibile pretendere il rispetto rigido del limite quando era stata la stessa organizzazione della prova a renderlo, di fatto, molto più gravoso.“Questa sentenza dimostra che applicare le regole di un bando non significa applicarlo con i paraocchi – dichiarano gli avvocati Francesco Leone e Simona Fell, soci fondatori dello studio legale Leone-Fell & C. –. Il punto non è mettere in discussione le regole del concorso, ma pretendere che vengano applicate secondo ragionevolezza, proporzionalità e buon senso, soprattutto quando la situazione che ha determinato la contestata violazione è stata provocata dall’organizzazione stessa della prova. L’accoglimento del Tar è una decisione che riafferma un principio fondamentale: una procedura concorsuale deve selezionare il merito, non altro! Men che meno la capacità di sopportare un disagio fisico”.Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963008685.PDF §---§ title§§ Lentini | Il Filo della Vita ODV: cominciate le “Camminate in Rosa” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963108686.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "webmarte.tv" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T12:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963108686.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963108686.PDF', 'title': 'webmarte.tv'} tp:url§§ https://www.webmarte.tv/lentini-il-filo-della-vita-odv-cominciate-le-camminate-in-rosa/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963108686.PDF tp:ocr§§ Cristina ScevolaCristina Scevola3 Ottobre 2026800 Minuti di lettura0Nei giorni scorsi le de Il Filo della Vita ODV hanno condiviso la prima camminata del progetto “Camminate in rosa”.È stato un pomeriggio trascorso tra sorrisi, chiacchiere e il piacere di ritrovarsi all’aria aperta.“Con queste camminate vogliamo portare nelle nostre comunità un messaggio che ci sta a cuore: prenderci cura di noi, dedicare tempo al nostro benessere e ricordare l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce”, spiega la presidente dell’associazione, la dott.ssa Enza Marchica.“Un grazie speciale a Daniela Lai, referente per Lentini, Carlentini e Francofonte, per l’entusiasmo e la dedizione con cui ha coinvolto le nostre socie e accompagnato questo primo appuntamento”.“Grazie a tutte le partecipanti per aver dato vita a questa bella serata. Ogni passo condiviso è un’occasione per conoscerci, sostenerci e sentirci più vicine”.“Questo è solo il primo passo, continuiamo a camminare insieme!”. Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302963108686.PDF §---§