title§§ I nuovi Lea mettono alla prova il sistema sanitario abruzzese = Sanità, i nuovi Lea mettono alla prova il sistema sanitario abruzzese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301865702756.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "A4 QUOTIDIANO" del 03 Oct 2026

Più prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale, ma resta il nodo dell'accesso alle cure

pubDate§§ 2026-10-03T02:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301865702756.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301865702756.PDF', 'title': 'A4 QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301865702756.PDF tp:ocr§§ I nuovi Lea mettono alla prova il sistema sanitario abruzzese SANITÀ Sanità, i nuovi Lea mettono alla prova il sistema sanitario abruzzese Più prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale, ma resta il nodo dell'accesso alle cure L’ aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza apre una nuova partita per la sanità abruzzese. Il provvedimento amplia le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale e introduce nuove possibilità nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura. La Uil Abruzzo chiede però alla Regione di accompagnare le nuove misure con personale, risorse e una riorganizzazione dei servizi. Il punto politico è semplice: riconoscere una prestazione come diritto nazionale serve a poco se il cittadino deve aspettare mesi oppure rivolgersi al privato per ottenerla. Il decreto amplia il perimetro delle prestazioni con novità che riguardano anche le malattie rare, la diagnosi prenatale e la prevenzione oncologica. Tra gli interventi indicati figurano lo screening neonatale esteso ad altre patologie e la ricerca delle varianti BRCA1 e BRCA2 associate a un maggiore rischio di tumore della mammella e dell’ovaio. Sono prestazioni che richiedono una rete sanitaria capace di garantire accesso, personale e percorsi organizzati. In Abruzzo il problema si intreccia con una di coltà già... segue a pagina 6 L’ aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza apre una nuova partita per la sanità abruzzese. Il provvedimento amplia le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale e introduce nuove possibilità nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura. La Uil Abruzzo chiede però alla Regione di accompagnare le nuove misure con personale, risorse e una riorganizzazione dei servizi. Il punto politico è semplice: riconoscere una prestazione come diritto nazionale serve a poco se il cittadino deve aspettare mesi oppure rivolgersi al privato per ottenerla. Il decreto amplia il perimetro delle prestazioni con novità che riguardano anche le malattie rare, la diagnosi prenatale e la prevenzione oncologica. Tra gli interventi indicati figurano lo screening neonatale esteso ad altre patologie e la ricerca delle varianti BRCA1 e BRCA2 associate a un maggiore rischio di tumore della mammella e dell’ovaio. Sono prestazioni che richiedono una rete sanitaria capace di garantire accesso, personale e percorsi organizzati. In Abruzzo il problema si intreccia con una difficoltà già nota: le liste d’attesa. La Fondazione Gimbe ha rilevato che nel 2024 il 6,8% degli italiani ha rinunciato a una prestazione sanitaria a causa dei tempi troppo lunghi. La stessa organizzazione ha segnalato nel febbraio 2026 che la piattaforma nazionale sulle liste d’attesa non consente ancora di confrontare in modo completo i ritardi tra Regioni, aziende sanitarie e singole prestazioni. Per l’Abruzzo la questione ha anche una dimensione economica. Quando il servizio pubblico non riesce a garantire una visita o un esame in tempi compatibili con il bisogno di salute, la famiglia può essere costretta a sostenere una spesa privata oppure a rinunciare. Il peso aumenta per chi ha redditi più bassi, per gli anziani e per le persone con patologie croniche. La richiesta della Uil Abruzzo chiama quindi in causa direttamente la programmazione regionale. L’aggiornamento dei Lea impone di verificare quanti professionisti servano, quali strutture siano in grado di erogare le nuove prestazioni e quali territori presentino le maggiori carenze. Il tema riguarda anche la sanità territoriale. Il potenziamento delle strutture di prossimità può ridurre la pressione sugli ospedali e rendere più semplice la gestione delle cronicità. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato tra le priorità della manovra 2026 le assunzioni, la riduzione delle liste d’attesa e il rafforzamento della prevenzione. In Abruzzo la questione passa ora dalla capacità della Regione di trasformare queste indicazioni in servizi effettivamente disponibili. Il segretario della Uil Abruzzo Michele Lombardo chiede che il diritto alle nuove prestazioni sia garantito senza differenze legate al luogo di residenza. ---End text--- Author: Vanni Biordi Heading: SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- I nuovi Lea mettono alla prova il sistema sanitario abruzzese Sanità, i nuovi Lea mettono alla prova il sistema sanitario abruzzese -sec_org- tp:writer§§ Vanni Biordi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301865702756.PDF §---§ title§§ «Investiamo di più sulla prevenzione per un sistema sanitario sostenibile» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301715304452.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "AVVENIRE" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T02:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301715304452.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301715304452.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301715304452.PDF tp:ocr§§ «Investiamo di più sulla prevenzione per un sistema sanitario sostenibile» LA VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITÀ «D obbiamo passare dalla medicina dell’attesa alla medicina di iniziativa: individuare subito le persone a rischio, intervenire prima che la malattia si manifesti o si complichi, seguire i pazienti cronici a domicilio, utilizzare telemedicina e monitoraggio digitale e integrare ospedale, medicina generale, specialistica e servizi sociosanitari. Occorre investire molto di più nella prevenzione, così si renderà sostenibile il Servizio sanitario del futuro». È così, pur in un quadro di tormenta, che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha l’occasione di ripensarsi. Ne è convinta Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, e direttore del dipartimento assistenziale integrato di Endocrinologia, diabetologia, andrologia e nutrizione dell’Università “Federico II” di Napoli. Professoressa, la carenza strutturale di personale, le risorse limitate, e le lunghe lista di attesa compromettono il carattere “universale” del nostro Sistema sanitario? Il rischio esiste ed è la questione più importante da affrontare. Se per una visita o un esame il cittadino deve aspettare molti mesi, o è costretto a rivolgersi al privato, quel “carattere” si indebolisce. E questo produce una selezione economica: il Ssn è nato proprio per evitarla. I dati più recenti mostrano qualche segnale positivo. Ma liste d’attesa e personale restano criticità. Possiamo costruire ospedali, Case di comunità, piattaforme digitali e acquistare tecnologie sofisticate, ma senza medici, infermieri, tecnici e professionisti sanitari, le strutture rischiano di rimanere contenitori. Bisogna rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel Ssn, programmare i fabbisogni professionali su 10-15 anni e costruire nuovi modelli organizzativi. Come può un sistema sanitario che si regge su una spesa pubblica ferma al 6,2% del Pil, rispondere alla domanda di salute di una popolazione che invecchia e con una cronicizzazione delle malattie in aumento? È il tema del prossimo decennio. Secondo Gimbe, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica è stata pari al 6,2% del Pil, rispetto al 7,1% della media dei Paesi europei dell’area Ocse. Contemporaneamente l’Italia è il Paese Ue con la quota più elevata di over 65: 14,8 milioni, il 25,1% della popolazione. Nel 2025 circa 12,8 milioni presentavano almeno due patologie croniche. Non possiamo continuare a pensare a un Ssn costruito intorno all’ospedale e alla gestione dell’episodio acuto. Ecco perché parlo di medicina di iniziativa. Quanto ci penalizza avere 21 sistemi sanitari regionali? Il regionalismo sanitario ha avuto aspetti positivi, perché consente di organizzare i servizi in base alle caratteristiche epidemiologiche e territoriali. Il problema nasce quando l’autonomia organizzativa produce differenze troppo ampie nell’accesso, nei tempi e nella qualità delle cure. Il punto non è avere 21 organizzazioni diverse ma 21 velocità diverse. Cosa serve? Serve un livello nazionale forte nella programmazione, nella definizione degli standard, nei sistemi informativi, nella valutazione degli esiti e nel controllo dei Lea. Ed è fondamentale ridurre quella mobilità sanitaria che nasce perché determinate prestazioni non sono disponibili, o non lo sono in tempi ragionevoli, nella propria regione. Abbiamo sfruttato le opportunità offerte dai fondi Pnrr per la salute? O lo abbiamo fatto solo parzialmente? Il Pnrr ha accelerato processi che il Paese avrebbe impiegato molti anni a realizzare: rafforzamento dell’assistenza territoriale, Case e Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali, telemedicina, digitalizzazione e ammodernamento tecnologico. Il ministero della Salute ha indicato come raggiunti i target europei relativi all’attivazione dei servizi in almeno 1.038 Case della comunità e 307 Ospedali di comunità. Ora arriva la fase forse più difficile: la sanità territoriale funziona se, dentro quelle strutture, ci sono professionisti, percorsi assistenziali, integrazione con i medici di m edicina generale, specialisti, infermieri di famiglia, assistenza domiciliare e servizi sociali. Il risultato definitivo si misurerà da quanti ricoveri evitabili riusciremo a prevenire, da quanto diminuiranno gli accessi impropri ai Pronto soccorso, dalla capacità di prendere in carico i pazienti cronici e, soprattutto, dalla riduzione delle differenze territoriali. Come si guarda al futuro nella prospettiva di recuperare disuguaglianze e ritardi nell’offerta di salute? E che ruolo avranno gli investimenti in nuove tecnologie e ricerca? Tecnologia e ricerca saranno decisive ma a una condizione: che vengano considerate strumenti per rendere la sanità più equa. Nei prossimi anni avremo strumenti che cambieranno la medicina: intelligenza artificiale, genomica, medicina di precisione, digital twin, telemedicina, dispositivi indossabili, diagnostica avanzata, nuovi farmaci e sistemi di monitoraggio remoto. Ma dobbiamo evitare una medicina a due velocità, con l’innovazione disponibile solo nei grandi centri o per chi possiede più risorse economiche e culturali. In che modo? Gli investimenti in tecnologia devono viaggiare con quelli nelle persone, nella ricerca pubblica, nella formazione e nelle infrastrutture digitali. E dobbiamo imparare a utilizzare i dati sanitari come una infrastruttura nazionale della conoscenza. Uno è il principio non negoziabile: l’innovazione deve servire a ridurre le disuguaglianze. Ogni persona deve avere la stessa possibilità di essere prevenuta, diagnosticata e curata bene indipendentemente dal proprio reddito, dalla propria età e dal codice postale in cui vive. ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: LA VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITÀ Highlight: Image:Annamaria Colao: «Rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel Ssn, programmare i fabbisogni professionali su 10-15 anni e costruire nuovi modelli organizzativi» -tit_org- «Investiamo di più sulla prevenzione per un sistema sanitario sostenibile» -sec_org- tp:writer§§ VITO SALINARO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100301715304452.PDF §---§ title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303264107652.PDF description§§

Estratto da pag. 47 di "GIORNALE DI CANTÙ" del 03 Oct 2026

Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l ' aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata

pubDate§§ 2026-10-03T06:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303264107652.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303264107652.PDF', 'title': 'GIORNALE DI CANTÙ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303264107652.PDF tp:ocr§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303264107652.PDF §---§ title§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303221208087.PDF description§§

Estratto da pag. 47 di "GIORNALE DI ERBA" del 03 Oct 2026

Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l ' aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata

pubDate§§ 2026-10-03T07:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303221208087.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303221208087.PDF', 'title': 'GIORNALE DI ERBA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303221208087.PDF tp:ocr§§ Livelli di assistenza, Piemonte al top Nella controanalisi pubblicata dagli esperti della fondazione Gimbe si evidenzia, però, l’aumento della popolazione che rinuncia a curarsi o sceglie la sanità privata Nel 2024 quasi tutte le regioni vengono promosse dal Ministero della salute per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nello stesso tempo aumentano la spesa dei cittadini nella sanità privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie. Le nostre regioni nell’ultimo report del Ministero sono ampiamente promosse in tutte e 3 le aree di analisi (prevenzione, distrettuale e ospedaliera). Per ogni settore gli studi del Ministero hanno assegnato un punteggio in centesimi: la Lombardia è a quota 270 (96+89+85 nelle tre aree), il Piemonte a quota 272 (95+90+87) e la Liguria a quota 250 (93+84+73). Le uniche regioni inadempienti, ovvero che abbiano conseguito un’insufficienza (meno di 60 punti) in almeno uno dei 3 settori dello studio, sono la Provincia autonoma di Bolzano (59 nell’area della prevenzione), la Calabria (52 nel settore distrettuale) e la Sicilia (49 nella prevenzione). Rispetto all’anno precedente, l’analisi del Ministero (pubblicata a luglio di quest’anno) rileva un miglioramento: nel 2023 infatti le regioni inadempienti erano 8. I risultati delle analisi derivano da un sistema complesso di calcolo (il nuovo sistema di garanzia adottato a partire dal 2020), che applica 88 indicatori. L’indagine del 2024 si è basata su un sottoinsieme di 27 indicatori. L’intervento della fondazione Gimbe Come ogni anno la fondazione Gimbe effettua una controanalisi, proprio partendo dall’apparente contrasto tra l’aumento delle promozioni della sanità pubblica, l’aumento della spesa nella sanità privata e l’aumento di chi rinuncia alle cure. I punteggi ottenuti nelle tre macro-aree restituiscono classifiche differenti, che permettono di individuare i punti di forza e le criticità di ciascuna Regione e Provincia autonoma. Alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando una relativa uniformità delle performance, sia su livelli elevati, sia su livelli più bassi. Altre mostrano invece una marcata variabilità tra le tre macro-aree, in particolare la Calabria, la Valle d’Aosta, la Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano. «Queste differenze – spiega il Presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – confermano che in una Regione adempiente possono convivere performance molto diverse nelle tre macro-aree. E un Servizio Sanitario Regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato». Persiste il divario tra Nord e Sud L’altra caratteristica che emerge dalla controindagine della fondazione bolognese accende i riflettori su una questione che è molto lontana dal trovare una soluzione: aggregando i risultati delle 3 macroaree e dividendo in quartili la classifica, emerge un quadro più preciso della semplice distinzione tra regioni adempienti e inadempienti. «La classifica – specifica Cartabellotta – restituisce una fotografia del divario Nord-Sud molto più nitida di quella offerta dalla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti. Nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Nel primo quartile così, ossia la fascia di punteggio tra i 270 e i 300 punti, il Nordovest vede solamente il Piemonte (272). Lombardia e Liguria rientrano nel secondo quartile (punteggio tra 238 e 270). La Valle d’Aosta è nel terzo quartile, con un punteggio di 213. «Il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà è indubbiamente un segnale positivo – osserva Cartabellotta – anche se il cittadino potrebbe non percepire subito un corrispondente miglioramento dell’accesso alle cure e della qualità dell’assistenza». Aumenta la popolazione che rinuncia alle cure La quota di popolazione che ha rinunciato a curarsi nel 2024 è aumentata, raggiungendo quasi 5, 8 milioni di persone (9,9%, nel 2023 era al 7,6%, secondo i dati Istat). «Il paradosso è evidente: mentre aumentano le Regioni promosse – afferma Cartabellotta – cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno». La soglia di promozione dei Lea forse è ancora troppo bassa Secondo la fondazione Gimbe un modo per restituire un quadro più legato alla realtà è alzare le soglie di promozione. A titolo esemplificativo, innalzando la soglia minima a 70 punti, le Regioni adempienti scenderebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti, a cinque. «60 punti – precisa Cartabellotta – non significano matematicamente né che una Regione eroghi il 60% dei Lea né che li garantisca al 60% dei cittadini. Ma l’esercizio sulle soglie mostra quanto l’asticella sia bassa: 60 punti in ciascuna macro-area sono sufficienti alle Regioni per risultare adempienti. Una soglia decisamente troppo bassa per valutare la garanzia di un diritto che la Costituzione riconosce a tutti». l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Piemonte al top -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303221208087.PDF §---§ title§§ La fuga dei medici affonda il servizio sanitario lucano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303159506458.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303159506458.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303159506458.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303159506458.PDF tp:ocr§§ La fuga dei medici affonda il servizio sanitario lucano Dalla Basilicata il dato peggiore in Italia: le dimissioni volontarie superano i pensionamenti e svuotano le corsie dei presidi periferici IL REPORT Dal Centro Studi Anaao Assomed arriva la radiografia del SSN La Basilicata è la maglia nera d’Italia per la fuga dei medici dalle corsie degli ospedali pubblici. Il dato emerge in tutta la sua drammaticità dall’ultimo studio sulla demografia medica condotto dal Centro Studi Anaao Assomed, che fotografa il decennio 2015-2025. Negli ultimi dieci anni, la sanità lucana ha subito una riduzione degli organici pari al 24,6%, segnando il peggior risultato a livello nazionale. La desertificazione dei presidi ospedalieri lucani non è più un timore lontano, ma una realtà consolidata che certifica una frattura geografica e sociale ormai insanabile all'interno del Paese. Mentre il Centro-Nord riesce a incrementare le proprie forze del 5,9%, il Mezzogiorno si svuota e perde il 3,1% del personale complessivo. In questo scenario desolante la Basilicata fa peggio di tutti, superando di gran lunga la pur grave emorragia di regioni limitrofe o storicamente in affanno come il Molise, fermo a un calo del 17,2%, o la stessa Calabria che contiene le perdite al 12,6%. I reparti si spogliano progressivamente dei professionisti più qualificati e la tendenza nazionale descrive uno spartiacque drammatico: le dimissioni volontarie prima del raggiungimento dell’età pensionabile hanno superato per la prima volta i pensionamenti ordinari per limiti di età. Il sistema sanitario somiglia sempre più a una vasca da cui è stato tolto il tappo: per ogni 100 contratti a tempo indeterminato stipulati nell'ultimo anno a livello nazionale, ben 43 camici bianchi decidono di rassegnare le dimissioni e abbandonare definitivamente il pubblico per rifugiarsi nel privato o nei gettonisti. Le ragioni di questo rifiuto in blocco affondano le radici in un disagio strutturale profondo. I medici che se ne vanno non sono affatto a fine carriera, bensì professionisti nel pieno della loro maturità clinica, con un’età media che si aggira intorno ai quarantotto anni, la colonna portante della sanità pubblica. L’abbandono di massa non rappresenta una fisiologica mobilità professionale verso altre aziende sanitarie o trasferimenti di comodo, ma un vero e proprio esodo dettato dalla disperazione. A guidare la fuga sono dinamiche lavorative insostenibili e logoranti, fatte di carichi burocratici quotidiani soffocanti e un rischio di burnout sempre più elevato a causa della cronica scopertura dei turni e dei posti in pianta organica. Negli ospedali periferici lucani, da Matera a Potenza passando per i presidi territoriali, la gestione quotidiana dei servizi minimi è diventata un percorso a ostacoli e il personale residuo è costretto a sopportare turnazioni massacranti pur di coprire le urgenze notturne e i festivi, spesso operando in contesti caratterizzati da crescenti aggressioni verbali e fisiche nei reparti e da una totale assenza di stabilità, riconoscimento del merito e valorizzazione economica della carriera. Nemmeno la spinta derivante dall'ingresso dei giovani specialisti tramite le maglie del Decreto Calabria, che pure ha dato una boccata d'ossigeno, è bastata a invertire la rotta in una terra incapace di risultare attrattiva, lasciando i reparti più vulnerabili scoperti e privi di figure apicali di riferimento per le nuove generazioni di camici bianchi. Si rende indispensabile una contromisura urgente prima che sia tardi. Questo quadro drammatico si riflette inevitabilmente sui servizi erogati e trova una triste sponda scientifica incrociando i dati analitici e le recenti anticipazioni che compongono il corpo del 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, che sarà presentato mercoledì 7 ottobre a Montecitorio a Roma. Nonostante la Basilicata sia riuscita a rientrare formalmente nel cluster delle regioni adempienti LEA con 205 punti complessivi, il territorio scivola al diciottesimo posto nazionale, una posizione che certifica la quasi totale im possibilità di garantire un accesso equo e tempestivo alle cure mediche per tutti i residenti. L'insufficienza strutturale colpisce l'assistenza distrettuale e i tempi d'attesa biblici, costringendo sessantamila lucani a rinunciare a visite specialistiche o esami necessari solo nell'ultimo anno. A pagare il prezzo più alto è la prossimità legata al PNRR: le schede dell’Osservatorio GIMBE segnalano uno zero assoluto sull’operatività reale sia per le diciannove Case della Comunità programmate sia per i cinque Ospedali di Comunità previsti dalla pianificazione. Senza medici disposti a restare nel pubblico e a presidiare il territorio, le nuove strutture territoriali restano scatole vuote, cattedrali nel deserto di una riforma ferma al palo che nega radicalmente il diritto fondamentale alla salute di tutta la popolazione lucana, costringendola a costosi viaggi della speranza. ---End text--- Author: CIRO SACCARDI Heading: IL REPORT Dal Centro Studi Anaao Assomed arriva la radiografia del SSN Highlight: Image: -tit_org- La fuga dei medici affonda il servizio sanitario lucano -sec_org- tp:writer§§ CIRO SACCARDI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303159506458.PDF §---§ title§§ "lo assistente sociale pagata come vent'anni fa così lo Stato mi umilia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302168901772.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "REPUBBLICA" del 03 Oct 2026

Marcella Kapturkiewicz lavora per l Asl di Bari: "Ci occupiamo di disagio, ma siamo stanchi e pochi. Vedo tanti colleghi in burnout"

pubDate§§ 2026-10-03T01:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302168901772.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302168901772.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302168901772.PDF tp:ocr§§ “Io assistente sociale pagata come vent’anni fa così lo Stato mi umilia” Marcella Kapturkiewicz lavora per l’Asl di Bari: “Ci occupiamo di disagio, ma siamo stanchi e pochi. Vedo tanti colleghi in burnout” BARI na volta alla settimana Marcella Kapturkiewicz balla. Bachata. Trenta euro al mese, quattro lezioni, sette euro e cinquanta a sera: più o meno l’ultimo lusso rimasto. «A questo non rinuncio». Ha rinunciato invece ai trattamenti di benessere che ogni tanto si concedeva «per decomprimere». Ha praticamente rinunciato alle vacanze. Per uscire c’è la pizza, oppure le sagre, «perché lì si risparmia». E quando le dici che nelle prossime settimane ci saranno due matrimoni e due lauree, dunque quattro regali, vestiti, spostamenti, lei ride: «Potrei trovare una soluzione per risparmiare: litigo con tutti, così almeno non mi invitano». Marcella ha imparato a scherzarci. Anche perché i conti, quelli, fanno ridere un po’ meno. Marcella è un’assistente sociale al Serd, il servizio della Asl per le dipendenze, di Bari. Ha più di vent’anni di lavoro alle spalle, una laurea, un concorso pubblico vinto, uno scatto di anzianità e persino un’indennità di rischio. Lavora nel quartiere Japigia, uno dei più complessi della città. Ogni giorno incontra tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici, ragazzi con dipendenze da internet. Ha responsabilità che finiscono nei fascicoli dei tribunali e decisioni che possono cambiare la vita delle persone. Alla fine del mese, sul conto corrente, arrivano 1.800 euro. Fa l’assistente sociale dal 2004. Liceo classico, poi la laurea in Servizio sociale. Ha un compagno, non ha figli. All’inizio lavorava in una Rsa privata. «E sapete qual è la cosa assurda? Che quando ho cominciato mi sentivo ricca. Potevo permettermi delle signore vacanze». Non guadagnava una fortuna neanche allora. Ma nel frattempo è cambiato il valore di quei soldi. Gli stipendi sono rimasti più o meno lì, il resto no. «Oggi devi ridurti e devi limitarti. E non una volta: mille volte». Nel 2013 vince un concorso nella Asl di Taranto e comincia a lavorare in carcere. Da sette anni è in questa struttura, corridoi luminosi, medici, assistenti, vediamo soltanto donne con il sorriso. È, come lo definisce lei, «il front office del disagio». Un disagio che nel tempo è molto cambiato. Ci sono le dipendenze dalle sostanze, naturalmente. Ma anche quelle dal gioco, dall’alcol, da internet. Soprattutto si è abbassata l’età di chi arriva. «Abbiamo avuto un ragazzino di undici anni con una problematica di dipendenza. Undici anni». Non è cambiato invece il loro lavoro: «Con i pazienti si parla, si costruiscono percorsi, si lavora in équipe multidisciplinari». E bisogna esserci. Fisicamente. E soprattutto con la testa. «Bisogna sempre essere lucidi, per lavorare bene. E anche per non avere paura». Il rischio c’è. E te lo pagano, anche se non sembra. Indennità di rischio, scatto di anzianità, ventidue anni di professione: il totale però resta sempre quello. Circa 1.800 euro. E allora comincia l’altra contabilità. Marcella ha una casa con il mutuo e le rate della macchina. Le bollette. «Per me restano 600 euro al mese, non di più». Il U problema vero arriva quando succede qualcosa che nella contabilità ordinaria non era previsto. Una macchina da cambiare, una spesa improvvisa, qualche centinaio di euro che devono uscire tutti insieme. «Mi è capitato con l’auto. Che fai? Chiedi un prestito. È inevitabile». E così a una rata se ne aggiunge un’altra, e il mese successivo quei 1.800 euro valgono già un po’ meno. Marcella se ne accorge confrontando la sua vita di oggi con quella di quando aveva appena cominciato a lavorare. Allora c’erano le vacanze. «Delle signore vacanze», insiste. C’erano anche i trattamenti di benessere che ogni tanto si concedeva per scaricare la tensione accumulata al lavoro. «Non è che fossi fissata. Però era un modo per decomprimere. Un modo fondamentale: se non liberi la testa, lavori peggio. È pieno di colleghi in burnout, non certo per colpa loro». Ed è forse qui che la storia dello stipendio di Marcella smett e di essere soltanto la storia del suo conto corrente. Perché dall’altra parte della scrivania, ogni giorno, ci sono persone che stanno molto peggio di lei. «Noi ci occupiamo del disagio». Persone che hanno bisogno di essere ascoltate, seguite, accompagnate. E spesso le decisioni prese da quegli uffici hanno conseguenze enormi. «Siamo stanchi e pochi. Molto pochi». Facendo due conti, Marcella segue personalmente oltre mille pazienti all’anno. «Dovremmo essere tredici, siamo in due. Noi ci occupiamo del disagio. Ma se poi siamo noi ad avere bisogno di un professionista, chi lo paga? Come si fa?». Marcella non rimpiange la scelta fatta. «L’ho fatto per passione. Altrimenti mi aprivo un fioraio, sarebbe stato meno stressante e sarei stata sempre accompagnata da un bellissimo profumo». Vede arrivare i tirocinanti e riconosce in loro qualcosa che conosce bene. «Se fai questo lavoro devi avere una passione di fondo, una propensione all’aiuto». Ma la passione non può diventare l’alibi per tutto. «I soldi servono a vivere meglio. E con il costo della vita di oggi questi stipendi sono anacronistici: il nostro datore di lavoro, lo Stato, è inadempiente. Offende la nostra dignità». Le vacanze, si diceva. «Quest’estate due giorni li abbiamo fatti. In Campania. Un concerto di bachata, bellissimo». Ride, Marcella. Dietro di lei c’è un manifesto, per i pazienti: «Quando pensi che non ci sia speranza, ricorda solo le aragoste che erano nell’acquario del ristorante del Titanic…». Musica. ---End text--- Author: GIULIANO FOSCHINI Heading: Highlight: “ Ho detto addio alle “ Nel mio lavoro vacanze di una volta Alle lezioni di ballo non rinuncio la passione è cruciale, ma non può sostituire uno stipendio degno “ All’inizio guadagnavo “ Il guaio sono le spese poco e mi sentivo ricca: è cambiato il valore di quei soldi extra: per una nuova macchina ho dovuto chiedere un prestito Image:Marcella Kapturkiewicz, laureata, assistente sociale da sette anni al Serd di Bari L’ITALIA DEI PICCOLI SALARI/8 Repubblica dedica una serie ai mestieri in crisi, tra stipendi non più adeguati e orari di lavoro spesso massacranti. Nelle prime sette puntate le storie di un’infermiera, un operaio, una maestra, una commessa di supermercato, un poliziotto, un autista di bus e un vigile del fuoco i numeri 1.800 Lo stipendio Quanto arriva a fine mese sul conto corrente di Marcella Kapturkiewicz 5.766 L’organico Il numero di operatori impiegati nei 570 Servizi pubblici per le dipendenze 1.900 Le carenze Secondo la Fondazione Gimbe dovrebbero essere assunti quasi 2000 operatori in più nei Serd -tit_org- “lo assistente sociale pagata come vent'anni fa così lo Stato mi umilia” -sec_org- tp:writer§§ Giuliano Foschini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100302168901772.PDF §---§ title§§ Sanità Il grido d'allarme «Poche risorse e personale» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233307200.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "TIRRENO LUCCA" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T05:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233307200.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233307200.PDF', 'title': 'TIRRENO LUCCA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233307200.PDF tp:ocr§§ Parla Martina Benedetti, infermiera Sarà lei, oggi, a inaugurare “simbolo” dell’emergenza Covid l’edizione 2026 di LuccAutori Sanità Il grido d’allarme «Poche risorse e personale» Lucca Il suo volto segnato dalla mascherina dopo gli estenuanti turni al Noa di Massa fece ben presto il giro del mondo. Era il 10 marzo 2020 quando con quel selfie spontaneo, corredato da un lungo post sui social, Martina Benedetti, infermiera massese nel reparto di terapia intensiva, divenne uno dei simboli della lotta al Covid. Da quel momento Martina ha affiancato alla sua professione una vasta attività scientifica ed editoriale, come per esempio la collaborazione con la Fondazione Gimbe oltre alla vittoria come autrice under 35 del “Premio divulgazione scientifica Giancarlo Dosi”, che l’hanno consacrata alla stregua di una delle voci più autorevoli nel denunciare e analizzare le problematiche del sistema sanitario nazionale. Sarà proprio lei, oggi alle 16 nella biblioteca civica Agorà, con il suo libro “La salute in un angolo” a inaugurare la 32esima edizione del festival LuccAutori, kermesse culturale organizzata da Demetrio Brandi. Nella fase più acuta il claim d’incoraggiamento era “andrà tutto bene”. Sei anni dopo lo scoppio della pandemia, qual è lo stato di salute del sistema sanitario nazionale? «Purtroppo restano tanti problemi sebbene gli ultimi tre governi, dopo i forti tagli apportati dagli esecutivi in carica dal 2010 al 2019, abbiano effettuato aumento delle risorse (il valore assoluto del fondo sanitario nazionale ha superato i 136 milirdi di euro ndr). La spesa pubblica per la sanità, per dire, si attesta al 6,3% del Pil ben al di sotto della media europea pari al 7%. Come corpo infermieristico, poi, siamo stati dimenticati velocemente dopo la fine dell’emergenza Covid. Dobbiamo convivere con una preoccupante carenza d’organico. Giusto per dare un’idea, un infermiere italiano assiste il doppio dei pazienti rispetto ai colleghi europei. Lacune di personale e mancanza del combinato disposto di risorse e tempo che poi si riversano sulle cure al paziente. Senza dimenticare la piaga delle aggressioni ai nostri danni. Situazioni che generano stress e frustrazione, con il rischio successivo di una migrazione dei colleghi verso altri Paesi dove ci sono migliori condizioni economiche e professionali». Nel suo libro “La salute in un angolo” evidenzia il rischio concreto di sviluppare una sanità a doppia velocità dove curarsi sta diventando quasi un privilegio per pochi. Siamo davvero così vicini al punto di non ritorno? «Il sistema sanitario nazionale è sempre stato un fiore all’occhiello. Ci sono dei problemi, come le interminabili liste d’attesa, che però indirizzano in molti a ricorrere alle strutture private con tutti i costi che ne conseguono. La mancanza di risorse depotenzia il sistema di prevenzione per certe malattie, come il diabete di tipo 2. Bisogna investire sulla collaborazione tra reparti e dirigenze. Per arrivare a una svolta si dovrebbe, a mio avviso, aggiornare alle necessità dei giorni nostri la legge 833 del 1978 che istituì il servizio sanitario nazionale». All’interno del volume propone anche delle soluzioni. Per quale pubblico è stato pensato questo libro? «Ai cittadini, ai professionisti sanitari e pure ai nostri politici. Non bisogna accettare l’idea di avere a che fare con un welfare sanitario ridimensionato. È inammissibile cercare una simile compatibilità tra la salute e il profitto: le cure devono essere garantite a chiunque indipendentemente dal reddito. Altrimenti potremmo andare incontro alla distruzione dell’equità sociale. Iniziare a ridistribuire nella sanità una parte delle risorse recuperate dall’evasione fiscale potrebbe essere un aiuto importante». Con “Salvarsi dalle fake news e dalle bufale” ha affrontato il tema della metodologia di ricerca delle notizie. Abboccare alle informazioni false è un tema che riguarda più i giovani oppure i cosiddetti “boomers”? «Si tratta di un problema che coinvolge le diverse generazioni. A questo fenomeno, poi, va aggiunta la crescita dei discor si d’odio (hate speech) sempre più frequenti sui social. Se utilizzata nella maniera errata, inoltre, l’intelligenza artificiale può essere usata come trampolino per rilanciare certe fake news. Nel libro ho focalizzato l’attenzione sulla scelta della metodologia di ricerca e di non seguire certi influencer che, in virtù della mole di falsità espresse, sarebbe più opportuno chiamare disinfluencer». ? ? di Michele Masotti ---End text--- Author: li Michele Masotti Heading: Highlight: Una delle sfide da affrontare? La lotta alle fake news e alle parole d’odio che invadono la rete Il sistema sanitario nazionale è sempre stato un fiore all’occhiello Ci sono dei problemi e per arrivare a una svolta si dovrebbe, a mio avviso, aggiornare la legge 833 del 1978 Image:Martina Benedetti ospite oggi di LuccAutori, in alto la sua immagine divenuta simbolo dell’emergenza Covid -tit_org- Sanità Il grido d’allarme «Poche risorse e personale» -sec_org- tp:writer§§ li Michele Masotti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233307200.PDF §---§ title§§ Fuga aal ssn: nel 2025 3.700 medici dimissionari = La fuga dei medici dal sistema sanitario: dimissioni aumentate del 150% nel 2025 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303232907196.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "AVVENIRE" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T05:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303232907196.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303232907196.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303232907196.PDF tp:ocr§§ LA CRISI DELLA SANITÀ Fuga dal Ssn: nel 2025 3.700 medici dimissionari Negrotti a pagina 17 La fuga dei medici dal sistema sanitario: dimissioni aumentate del 150% nel 2025 O ccorre verificare se si tratta di una tendenza appena iniziata o di un caso isolato, ma il dato reso noto dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed è chiaro: nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici del Servizio sanitario nazionale (Ssn) hanno superato per la prima volta i pensionamenti, 3.767 contro 2.876. Le uscite volontarie hanno fatto registrare un aumento del 150% rispetto al 2024, quando furono 1.503. Lo registra la “Radiografia della sanità pubblica (2015-2025) del Centro studi Anaao Assomed, basata sui dati raccolti dalla Fondazione Onaosi, dal Conto annuale del Tesoro e dal ministero dell’Economia e delle finanze. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale – commenta Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed – ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni». Lo squilbrio tra dimissioni e pensionamenti si è verificato in 12 Regioni: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Veneto. Ma nel 2025 in quasi tutte queste stesse Regioni (tranne Marche, Molise e Sicilia) le assunzioni sono state superiori al numero complessivo di medici usciti dal Ssn sommando dimissioni e pensionamento (anche se alcuni dati sono ancora provvisori). La ricerca del Centro studi Anaao Assomed riguarda peraltro un decennio, nel corso del quale il personale medico del Ssn è complessivamente cresciuto di 2.863 unità passando da 105.380 a 108.243 unità, ma in modo disomogeneo: se il Centro-Nord guadagna 4.029 camici bianchi, il Sud ne perde 1.166. Più nel dettaglio, le Regioni che hanno perso in percentuale il maggior numero di medici tra il 2015 e il 2024 sono Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%), Calabria (-12,6%); quelle con il maggior incremento Emilia-Romagna (+15,5%), Trentino AltoAdige (+15%), Lazio (+14,6%). Da un altro punto di vista, segnala la relazione Anaao Assomed, si registra un dato positivo: «L’età media dei medici attivi nel decennio 2015-2024 mostra un trend in calo sia per gli uomini (2 anni e 7 mesi) sia per le donne (-2 anni e 4 mesi). È un’inversione di tendenza di grande rilievo». Anaao Assomed attribuisce parte del merito di questo ringiovanimento alle quasi 10mila assunzioni effettuate in virtù del decreto Calabria tra il 2019 e il 2025, che – in deroga alle regole ordinarie di accesso alla dirigenza medica del Ssn – permette l’inserimento a medici che stanno ancora frequentando la Scuola di specializzazione. «A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo però – spiega Pierino di Silverio, segretario di Anaao Assomed – oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi sui 77 usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause». Anaao Assomed ritiene che «il recente aumento delle borse di specializzazione» non sia «la panacea di tutti i mali» perché «le giovani generazioni guardano a uno scenario europeo sempre più attrattivo sul piano economico e sociale». E propone a Parlamento, Governo e Regioni un piano straordinario in dieci punti: i più rilevanti (oltre a riforme complessive delle condizioni di lavoro, di sicurezza e del welfare del personale) sono il rendere strutturale il decreto Calabria, superare il tetto di spesa del personale, garantire retribuzioni europee, riformare la professione (limitando anche la punibilità penale solo ai casi di dolo e colpa grave), nonché istituire «un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazione e destinazioni dei professionisti ». Quest’ultima proposta potrebbe essere utile per capire se, come segnala Di Silverio, il dato del 2025 è stato «un incidente di percorso o l’inizio di una frana». ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: Highlight: SANITÀ L’allarme lanciato dal sindacato Anaao Assomed I dimissionari sono stati più dei pensionati Lasciano persone in piena età lavorativa «Turni massacranti, stipendi non allineati all’Ue, carichi di lavoro insostenibili» Image:Un medico in ospedale -tit_org- Fuga aal ssn: nel 2025 3.700 medici dimissionari La fuga dei medici dal sistema sanitario: dimissioni aumentate del 150% nel 2025 -sec_org- tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303232907196.PDF §---§ title§§ Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi di risorse extra link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233607187.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T05:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233607187.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233607187.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233607187.PDF tp:ocr§§ Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi di risorse extra Oltre 18 miliardi di euro di risorse aggiuntive per la sanità nel triennio 2027-2029, con l’eliminazione dei vincoli alla spesa per il personale, maggiori risorse per medici e infermieri, assistenza ai profughi provenienti dall’Ucraina e un nuovo Fondo per l'innovazione terapeutica. È questo l’elenco delle istanze, contenuto nella bozza di documento elaborata dal Coordinamento tecnico della Commissione Salute. Sul piano finanziario, la richiesta, che le Regioni intendono sottoporre al Governo in vista della prossima legge di bilancio, prevede uno stanziamento aggiuntivo di 6.818 miliardi per il 2027, 5.454 miliardi per il 2028 e 5.751 miliardi per il 2029. Nello specifico, il documento proporrebbe il superamento dei tetti storici di spesa per il personale sanitario; infatti, la proposta intende introdurre un modello in cui la determinazione degli organici sia legata ai Livelli Essenziali di Assistenza, alla programmazione sanitaria e alla sicurezza dei lavoratori. Inoltre, sempre a tal proposito, entro il 31 dicembre 2027 un decreto ministeriale definirà la nuova metodologia nazionale per calcolare con maggiore precisione il fabbisogno effettivo di personale, con un successivo aggiornamento dei piani triennali regionali entro marzo 2028. Altra novità di rilievo sarebbe la creazione di un nuovo Fondo per l’Innovazione terapeutica da 1.5 miliardi di euro per il 2027, destinato a finanziare trattamenti innovativi e interventi di prevenzione in grado di produrre risparmi entro 36 mesi. Poi aumenti retributivi per infermieri e medici: nel particolare, per i primi le Regioni intendono chiedere al Ministero della 1.111 miliardi di euro all’anno, con un aumento lordo stimato di 8.778 euro a infermiere; per la dirigenza medica è stata avanzata l’idea di 611 milioni di euro nel 2027 e 470 circa milioni all’anno nel biennio successivo. Infine, sul fronte dell’assistenza ai profughi provenienti dall’Ucraina, il documento intende aumentare fino a 114 milioni di euro il finanziamento previsto per il 2027. Pasquale Quaranta ____ _____ ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi di risorse extra -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Quaranta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233607187.PDF §---§ title§§ Prestazioni sotto controllo con il nuovo Cruscotto ora in rodaggio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234007191.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "SOLE 24 ORE PLUS" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T05:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234007191.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234007191.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE PLUS'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234007191.PDF tp:ocr§§ Prestazioni sotto controllo con il nuovo Cruscotto ora in rodaggio Le novità Un altro banco di prova per il settore della sanità integrativa è il cosiddetto Cruscotto delle prestazioni dei fondi sanitari. Si tratta di uno strumento che analogamente al dashboard all’interno dei veicoli fornisce gli strumenti di guida, di controllo e i vari comandi. È stato progettato dal Ministero della Salute per raccogliere dati dettagliati e uniformi sulle prestazioni sanitarie erogate dai fondi di sanità integrativa. La finalità è di identificare in modo univoco le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, le prestazioni erogate e le categorie di cittadini beneficiari. Il tutto si inserisce nella piattaforma del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (Nsis) e comunica con il Sistema Informativo Anagrafe dei Fondi Sanitari (Siaf). Il tentativo è fornire più trasparenza e superare la frammentazione passiva, imponendo a tutti i fondi un linguaggio e un tracciato dati comune. M a anche qui ci sono parecchie sfide per il settore, visto che si arriva da una situazione alquanto eterogenea e poco schematizzata con richieste di dati molto dettagliati che rappresentano una novità anche per le realtà più specializzate. Il decreto del ministro della Salute del 26 giugno 2026 — del quale è stato dato avviso nella Gazzetta Ufficiale n.167 del 21 luglio 2026 — ha completato il quadro attuativo relativo alle modalità di alimentazione del Cruscotto. Successivamente il Ministero ha reso disponibili le Faq su questo nuovo strumento con indicazioni operative. «Il 2026 si configura come anno di prova per il Cruscotto – spiega Chiara Costantino, della direzione welfare e sanità di Mefop (la società del Mef che ha come obiettivo favorire lo sviluppo della previdenza complementare e della sanità integrativa fornendo il supporto tecnico giuridico ai fondi e agli stakeholder) –. La trasmissione avviene esclusivamente attraverso il Cruscotto nella piattaforma Nsis, riguarda i dati relativi all’anno fiscale 2025 e deve essere completata entro il 31 dicembre 2026». Trattandosi di una fase sperimentale, la mancata o parziale trasmissione non comporta sanzioni. «Dal 2027 la compilazione del Cruscotto diviene obbligatoria, con i dati dell’anno fiscale 2026, e la trasmissione deve avvenire per via telematica esclusivamente attraverso il Cruscotto entro il 31 luglio, termine qualificato come perentorio di decadenza dall’Anagrafe e perdita delle agevolazioni fiscali» continua Costantino. Sempre a decorrere dal 2027, i dati trasmessi al Cruscotto divengono condizione per l’iscrizione all’Anagrafe dei fondi sanitari, in aggiunta all’invio della documentazione già prevista dal Dm 27 ottobre 2009 (pubblicità del bilancio di cui si parla nell’altro articolo in pagina). Il decreto stabilisce una fascia di tolleranza: «Solo nel 2027, imputazioni di natura formale non comportano sanzioni né rilievi ai fini del rilascio dell’attestato, ma unicamente una richiesta di chiarimenti da parte dell’Anagrafe, che potrà anche fornire indicazioni tecniche di supporto attraverso il servizio “Dillo all’Anagrafe”», conclude Costantino. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Prestazioni sotto controllo con il nuovo Cruscotto ora in rodaggio -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234007191.PDF §---§ title§§ Fondi sanitari Scatta l'ora dei bilanci in chiaro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234107192.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "SOLE 24 ORE PLUS" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T05:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234107192.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234107192.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE PLUS'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234107192.PDF tp:ocr§§ Fondi sanitari Scatta l’ora dei bilanci in chiaro Più trasparenza per i 18 milioni di iscritti ancora privi di un vigilante ad hoc Pagina a cura di Federica Pezzatti Fondi sanitari sotto stress. Le nuove regole di trasparenza previste dal Decreto Pnrr 2026, che impongono finalmente alle forme complementari al Servizio Sanitario Nazionale di rendere pubblici i propri bilanci, stanno creando non pochi pensieri ai vertici di questi enti. Stiamo parlando di un settore in forte espansione che conta oltre 16 milioni di italiani iscritti (il doppio di chi aderisce alla previdenza complementare) con 324 forme sanitarie (tra fondi società di mutuo soccorso e altri enti) iscritte all’apposito Anagrafe generale presso il Ministero della Salute. Si tratta però di dati ufficiali fermi al 2022; stime più recenti di Itinerari Previdenziali indicano che gli iscritti potrebbero avere raggiunto i 18 milioni con 4,5 miliardi di prestazioni sanitarie erogate nel 2025. Nonostante l’enorme bacino di utenti, e l’obbligatorietà di iscrizione per i lavoratori, manca ancora un’Authority visto che all’ultimo momento il tentativo di affidare il settore alla Covip (come previsto dalla prima stesura della legge) è naufragato. Abbandonata per ora l’individuazione di una vigilanza, il Parlamento ha premuto l’acceleratore sui nuovi obblighi di trasparenza che si inquadrano in una situazione dove finora la maggioranza dei fondi non pubblica i bilanci e non è tenuta a fornire i dati generali. L’unico obbligo per i fondi per ottenere i benefici fiscali fino allo scorso anno era la comunicazione all’Anagrafe dei dati generali e della percentuale delle spese extra Lea senza grandi specificazioni. Dati che per stessa ammissione del Ministero della Salute, erano “autodichiarazioni” non verificate. Ora dalla deregulation si passa al rigore estremo da raggiungere in tempi molto stretti. Il conto alla rovescia è cominciato mancano circa sei mesi entro i quali queste realtà dovranno adeguarsi. E c’è chi già chiede nuovo tempo almeno fino a fine luglio. «Il sistema della sanità integrativa è diventato troppo rilevante per rimanere privo di regole omogenee in materia di trasparenza, accountability e informativa economico-finanziaria. Ma il 31 marzo è un termine estremamente avvicinato alla chiusura dell’esercizio se si considera che è necessario anche convocare, qualche settimana prima, il Cda chiamato ad approvare i conti. Inoltre bisogna considerare che se i grandi fondi sono abituati a redigere e dare pubblicità ai documenti contabili per molte realtà si tratta di una vera e propria novità», spiega Flavio Fidani, partner e risk insurance & welfare leader, PwC che insieme ad Assoprevidenza ha organizzato un seminario che si terrà a Roma il 7 ottobre a cui parteciperanno esperti di settore, come Laura Bernini (responsabile Welfare Confcommercio) e Americo Cicchetti (professore ordinario organizzazione aziendale, con recente passato da direttore Generale in ambito Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute), nonchè i direttori generali dei principali fondi sanitari da MetaSalute a Sanarti, passando per il Fasdac il Fondo integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo. Ilfocussaràsuquestasilenziosarivoluzione nel modello di governance che introduce, tra l’altro, nuove responsabilità per gli amministratori. «Il testo della riformastabiliscecheibilancielarelativa documentazione dei fondi sanitari e sociosanitari integrativi sono considerati quali comunicazioni sociali agli effetti degliarticolidelcodicecivile(2621,2621bis e 2621-ter ) relativi al reato di false comunicazioni sociali (falso in bilancio) – spiega Tommaso Magnoni, Partner PwC–. Quest’ultimo è previsto tra le fattispecie rilevanti nella categoria “reati societari”(D. Lgs.231/2001)consanzioninonsoloeconomichemaancheinterdittive. Tutto ciò implica la necessità di unaggiornamentodelModelloorganizzativo adeguandolo sia alle modifiche normative, sia alle eventuali variazioni nel sistema organizzativo aziendale». Non mancano poi altre criticità. «La veridicità delle informazioni può essere val utata solo rispetto a criteri di redazione definiti, e i fondi sanitari non dispongono oggi di uno schema di bilancio uniforme – fa notare Maria Dilorenzo, della direzione welfare e sanità di Mefop –. Sul punto sono in corso approfondimenti nei tavoli di lavoro, orientati a individuare schemi condivisi che tengano conto delle peculiarità delle diverse realtà coinvolte». Quanto ai contenuti, il legislatore chiede che i documenti restituiscano un quadro fedele della situazione finanziaria e dell’andamento della gestione. La norma elenca le informazioni da riportare:numerodegliiscrittiedeibeneficiari, ammontare dei contributi e delle prestazioni, principali indicatori di equilibrio tecnico e economico-finanziario, costi di gestione, oltre un’informativa sugli investimenti significativi e– ove rilevante–sullaconsiderazionedeifattori ambientali, sociali e di governo societario. «È su questo elenco che si gioca l’omogeneità e la confrontabilità delle informazioni tra operatori ed è proprio su questo punto che alcune delle informazioni elencate nella norma pongono una serie di criticità –, sottolinea Dilorenzo–. La lettura comparata dei dati richiedecautela,poichéisoggettipossono adottaremodellioperativi,organizzativi e contabili profondamente differenti, e unacomparazionechenontenesseconto di queste differenze potrebbe portare a conclusioni e valutazioni non completamente aderenti alla realtà». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Federica Pezzatti Heading: Highlight: Senza un’Authority Retromarcia sulla Covip Nella versione originaria, l’articolo 29 del decreto-legge Pnrr attribuiva alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) anche la supervisione delle forme di assistenza sanitaria e socio sanitaria integrativa e complementare. In sede di conversione quella impostazione non è stata confermata e i fondi sanitari sono ancora privi di un’Authority di vigilanza: la legge 20 aprile 2026, n. 50 ha ridefinito il perimetro della norma, concentrandolo su un insieme di obblighi informativi e di trasparenza. Image:La fotografia. I dati della sanità integrativa LA TOP TEN DEI FONDI E DELLE CASSE SANITARIE Classifica delle principali forme di sanità integrativa italiane nel 2025 ISCRITTI DENOMINAZIONE FONDO - CASSA SANITARIA E SMS NUMERO DI ISCRITTI % SU TOTALE 0 10 20 Fondo Est 2.301.803 18,08 Metasalute 1.498.216 11,77 Emapi 1.320.000 10,37 Sanedil 739.000 5,80 Sanarti 700.000 5,50 Asim servizi pulizia e integrati 580.000 4,55 Cadiprof 442.196 3,47 Mba Mutua 410.000 3,22 Cooperazione salute Sms Ets (mutua) 400.938 3,15 Fasi 310.446 2,44 CONTRIBUTI DENOMINAZIONE FONDO - CASSA SANITARIA E SMS CONTRIBUTI (MLN DI €) % SU TOTALE 0 10 20 Fasi 464,84 14,37 Fondo Est 368,29 11,38 Metasalute 248,72 7,69 Intesa Sanpaolo fondo sanitario 239,24 7,39 Fasdac 158,00 4,88 Asim servizi pulizia e integrati 100,00 3,09 Assidai 93,37 2,89 Casdic sanità + ltc bancari 90,41 2,79 Casagit 86,00 2,66 Caspie 83,00 2,57 PRESTAZIONI DENOMINAZIONE FONDO - CASSA SANITARIA E SMS PRESTAZIONI (MLN DI €) % SU TOTALE 0 10 20 Fasi 453,22 15,33 Fondo Est 313,05 10,59 Intesa Sanpaolo fondo sanitario 270,88 9,16 Metasalute 235,36 7,96 Fasdac 164,20 5,55 Casdic sanità + ltc bancari 89,65 3,03 Assidai 88,28 2,99 Asim servizi pulizia e integrati (b-c) 85,00 2,87 Unicredit (unica) 83,38 2,82 Sanarti 77,02 2,60 I FONDI SANITARI Per patrimonio investito. In milioni di euro DENOMINAZIONE FONDO - CASSA SANITARIA E SMS PATRIMONIO INVESTITO MILIONI DI € Asim, Assidai, Assilt, Cadiprof, Casagit, Casdic, Caspie, Cassa Mutua Bcc, Cesare Pozzo Ets, Cooperazione Salute, Ebm, Emapi, Ente Mutuo Regionale, Fasie, Fasif Fca, Fisde - Eni, Poste Vita, Sanedil, Sanimoda, Sanimpresa, Sanifon Trentino, Unicredit Tra 20 e 100 milioni Ania Ltc, Faschim, Fasdac, Fisde Enel, Intesa Sanpaolo, Metasalute, Quas Tra 101e 300 milioni Fasi, Fondo Est, Sanarti Oltre 300 milioni L’ANDAMENTO NEL 2025 Iscritti, contributi e prestazioni del campione, anni 2024 e 2025 2024 2025 Iscritti/assicurati 11.826.521 12.724.781 Contributi (mln euro) 3.072,18 3.227,04 Prestazioni (mln euro) 2.738,37 2,949,41 % SU TOTALE 0 5 10 7,60 5,04 7,71 Fonte: Tredicesimo report di Itinerari Previdenziali “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025” -tit_org- Fondi sanitari Scatta l’ora dei bilanci in chiaro -sec_org- tp:writer§§ Federica Pezzatti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303234107192.PDF §---§ title§§ La fuga dei medici le dimissioni superano i pensionamenti = Medici, boom di dimissioni: 150% "Turni massacranti e stipendi bassi" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233407197.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "STAMPA" del 03 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-03T05:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233407197.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233407197.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233407197.PDF tp:ocr§§ La fuga dei medici le dimissioni superano i pensionamenti Il dato choc: per la prima volta gli addii volontari nel pubblico hanno superato i pensionamenti Medici, boom di dimissioni: +150% “Turni massacranti e stipendi bassi” C he qualcosa non vada per il verso giusto nei nostri ospedali lo racconta un sorpasso clamoroso: per la prima volta sono più i medici che si licenziano di quelli che vanno in pensione. Il 2025 segna così l’anno dello spartiacque per gli ospedali italiani. – PAGINA 17 IL DOSSIER PAOLO RUSSO ROMA C he qualcosa non vada per il verso giusto nei nostri ospedali lo racconta un sorpasso clamoroso: per la prima volta sono più i medici che si licenziano di quelli che vanno in pensione. Il 2025 segna così l’anno dello spartiacque per gli ospedali italiani: 3.767 camici bianchi hanno presentato dimissioni volontarie, contro 2.876 pensionamenti. E in appena dodici mesi il numero di chi ha deciso di mollare il posto pubblico è schizzato del 150%, dai 1.503 addii del 2024. Una fuga che rischia di vanificare anche lo sforzo per rimpolpare gli organici: ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si dimettono e, sommando pensionamenti e altre uscite, alla fine quelli che restano in più sono appena 23. «È come cercare di riempire una vasca senza tappo», sintetizza il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. Tanto più che, secondo il sindacato, nei nostri ospedali mancano ancora circa 10 mila medici. A fotografare la “grande fuga” è il Centro studi Anaao Assomed, che ha messo in fila i dati Onaosi, del Conto annuale dello Stato e del Mef dal 2015 al 2025. Il sorpasso delle dimissioni sui pensionamenti si registra in 12 Regioni su 20. Con punte in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove chi lascia volontariamente è da 2,4 a 3,3 volte più numeroso di chi appende il camice al chiodo per raggiunti limiti di età. E non sono professionisti a fine corsa: l’età media dei dimissionari è intorno ai 48 anni, dunque medici nel pieno della maturità professionale. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo», denuncia Di Silverio, che mette in fila le cause: «Turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti». Eppure il ricambio generazionale era partito. Tra il 2015 e il 2024 l’età media degli ospedalieri è scesa di oltre due anni e gli organici sono cresciuti del 2,7%, da 105.380 a 108.243 unità. Una spinta arrivata anche dal decreto Calabria, che dal 2019 al 2025 ha consentito l’ingresso di quasi 10 mila giovani medici. Il problema è che sempre meno neolaureati vogliono infilarsi nei reparti dove turni, notti e responsabilità pesano di più. Il caso simbolo è la medicina d’emergenza-urgenza: quest’anno sono stati assegnati appena 649 dei 985 contratti di specializzazione disponibili, lasciandone scoperto circa uno su tre. Va un po’ meglio dello scorso anno, con un centinaio di ingressi in più, ma il pronto soccorso resta in fondo alla classifica del gradimento. Nessuno poi ha chiesto di entrare in urologia e chirurgia vascolare. Ma il problema non è soltanto convincere i giovani a entrare: è trattenere chi già lavora nel Ssn. Un’indagine Fadoi sugli internisti dice che il 26,4% pensa di anticipare la pensione, il 20,2% medita di passare al privato e il 10,1% guarda direttamente all’estero. Non sorprende, visto che il 65,4% dichiara di aver sperimentato almeno una volta il burnout. Poi c’è la busta paga. E qui la distanza con l’Europa si misura in decine di migliaia di euro. Secondo i dati Ocse sulla remunerazione degli specialisti dipendenti, nelle ultime annualità disponibili un medico italiano si ferma a circa 83 mila euro lordi l’anno, contro quasi 157 mila in Germania e circa 92 mila in Spagna. Per la Francia l’ultima osservazione disponibile è di circa 100 mila euro, ma riferita a un’annualità precedente. Un confronto da maneggiare con cautela, perché sistemi retributivi e voci conteggiate non sono perfettamente omogenei e per l’Italia l’Ocse non include straordinari e alcune componenti accessorie. Ma la forbice resta ampia: rapportando la remunerazione al salario medio nazionale, lo specialista dipendente vale 2,16 volte la paga media in Italia, contro 3,12 in Germania e 2,66 in Spagna. Anaao traduce la distanza in un dato ancora più immediato: i medici italiani guadagnano mediamente il 30-40% in meno dei colleghi tedeschi e francesi. Così la geografia degli organici si spacca anche in due. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici, il 5,9% in più, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, il 3,1%. Basilicata, Molise e Calabria hanno lasciato sul campo rispettivamente il 24,6, il 17,2 e il 12,6% dei camici bianchi. Per Anaao servono stipendi più europei, incentivi per le sedi disagiate, maggiore tutela dei riposi e della vita familiare, sicurezza negli ospedali e carriere più attrattive. Perché, avverte Di Silverio, «abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta». — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Basilicata bandiera nera: nell’ultimo decennio ha perso il 24,6% del personale 65,4% La percentuale di dottori che dice di aver giù sperimentato almeno un burnout 3.767 I camici bianchi che lo scorso hanno lasciato il pubblico impiego per il privato o l’estero Secondo i sindacati i nostri ospedali sono sotto organico di diecimila unità Image:ANSA/ALESSANDRO DI MARCO Il confronto In Italia il reddito annuo medio di un medico supera di poco gli 80 mila euro contro i 157 mila dei colleghi tedeschi e i 92 mila di quelli spagnoli -tit_org- La fuga dei medici le dimissioni superano i pensionamenti Medici, boom di dimissioni: 150% “Turni massacranti e stipendi bassi” -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/03/2026100303233407197.PDF §---§