title§§ Servizio sanitario e fake news, il Rotary per gli studenti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100102138700476.PDF description§§

Estratto da pag. 40 di "GAZZETTINO VENEZIA MESTRE" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T00:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100102138700476.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100102138700476.PDF', 'title': 'GAZZETTINO VENEZIA MESTRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100102138700476.PDF tp:ocr§§ Servizio sanitario e fake news, il Rotary per gli studenti MIRA La salute entra in classe. Il Rotary club Il Canaletto Riviera del Brenta porta al liceo Galilei di Dolo un nuovo service. Come funziona il Servizio sanitario nazionale? Come si riconosce una notizia vera da una fake news sulla salute? E quali sono le fonti scientifiche attendibili? Sono alcune delle domande alle quali cercherà di rispondere il nuovo service “La salute tiene banco”, promosso dal Rotary club Il Canaletto in collaborazione con la Fondazione Gimbe, il Comune di Dolo e il liceo Galilei. Il progetto è stato presentato durante la serata conviviale del Rotary in villa Ducale. L'obiettivo è portare nelle aule un percorso di educazione sanitaria rivolto agli studenti, fornendo loro strumenti per comprendere meglio il sistema sanitario e, soprattutto, per orientarsi nel mare di informazioni che circolano quotidianamente, in particolare sul web. Il presidente del Rotary Giovanni Valotto (in foto) ha sottolineato come “l'iniziativa sia il risultato dell'incontro di “tre ingredienti”: il club, le istituzioni e la scuola, con il contributo della Fondazione Gimbe impegnati in una collaborazione pensata per produrre un impatto reale sul territorio e formare cittadini più consapevoli». Sul valore dell'educazione sanitaria si è soffermato anche il prof Raffaele Pesavento, dell'Università di Medicina di Padova, richiamando la necessità di conoscere e tutelare il Servizio sanitario nazionale, oggi chiamato ad affrontare una fase delicata e ricordando l’alto valore della Fondazione Gimbe come organizzazione non-profit indipendente che promuove la medicina basata sulle evidenze e tutela la sostenibilità e l'equità del Ssn. Il percorso formativo è stato illustrato dalla dott Sara Calamelli, responsabile di Cardiologia dell'ospedale di Dolo. «Gli studenti affronteranno temi come il fascicolo sanitario elettronico, la prevenzione e il rapporto tra salute, ambiente e condizioni sociali – ha spiegato. - Una parte importante sarà dedicata alla capacità di valutare le evidenze scientifiche». Infine la prof Marilena Formilan del liceo Galilei ha illustrato il lavoro avviato in collaborazione con i docenti e il Comune. Luisa Giantin © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luisa Giantin Heading: Highlight: Image: -tit_org- Servizio sanitario e fake news, il Rotary per gli studenti -sec_org- tp:writer§§ Luisa Giantin guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100102138700476.PDF §---§ title§§ Sanità al collasso e ospedali nel caos Forza Italia attacca la giunta link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103147906328.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "NUOVA SARDEGNA" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103147906328.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103147906328.PDF', 'title': 'NUOVA SARDEGNA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103147906328.PDF tp:ocr§§ Sanità al collasso e ospedali nel caos Forza Italia attacca la giunta Pittalis, Fi: «Con l’avvio della “gestione Todde” i problemi sono aumentati» Cagliari Dopo la denuncia sullo stato degli ospedali di Sassari, riportata ieri sulle prime pagine della Nuova, intervengono i vertici nazionali e locali di Forza Italia. In una nota Il segretario nazionale Pietro Pittalis e il consigliere nazionale Marco Tedde, definiscono la situazione della sanità sassarese « arrivata allo stremo. Barelle al posto dei letti, reparti sotto pressione, organici ridotti, turni sempre più pesanti, difficoltà a sostituire chi lascia e condizioni di lavoro che inevitabilmente finiscono per incidere sulla sicurezza e sulla qualità dell’assistenza. È una situazione che non può più essere minimizzata». La critica alla presidente della Regione, che mantiene ancora l’interim alla sanità, è netta. «Il dato che più di ogni altro dovrebbe preoccupare la presidente Todde – sottolineano Pittalis e Tedde – è quello dell’accesso effettivo alle cure. La Sardegna presenta una situazione drammatica sul fronte della rinuncia alle prestazioni sanitarie: secondo l’analisi Gimbe sui dati Istat, l’isola registra una delle situazioni più critiche, con una quota elevatissima di cittadini che rinunciano a visite ed esami. È la prova che la realtà vissuta dai sardi è estremamente preoccupante». Per Pittalis e Tedde «la gestione della sanità regionale durante la legislatura Todde ha prodotto un progressivo aggravamento delle criticità che già esistevano, senza imprimere quel cambio di passo che la situazione richiedeva. La vicenda di Sassari è soltanto la manifestazione più evidente di un problema che riguarda l’intero sistema regionale». «La presidente Todde – concludono Pittalis e Tedde – deve smettere di considerare la sanità una questione di comunicazione politica. I sardi chiedono una cosa molto più semplice: poter essere curati in Sardegna, in tempi ragionevoli e con servizi efficienti. Se una parte crescente dei cittadini rinuncia alle cure, se gli ospedali sono in sofferenza e se il personale è allo stremo, significa che il problema è reale e non può essere archiviato con una promozione sulla carta». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Attacco alla presidente: «I sardi chiedono una cosa semplice: poter essere curati in Sardegna» Image:Le difficoltà logistiche, la sofferenza del personale, i turni stressanti e gli organici in progressiva riduzione purtroppo sono una costante non solo del nord ma di tutta l’isola, a cui la Regione cerca di dare risposte Una immagine del corridoio di cardiologia del Santissima Annunziata di Sassari -tit_org- Sanità al collasso e ospedali nel caos Forza Italia attacca la giunta -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103147906328.PDF §---§ title§§ S'invecchia bene Si cura male = La sanità al raggi x svela luci e ombre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103266707628.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "PREALPINA" del 01 Oct 2026

L'ANALISI Una frase per sintetizzare: s 'invecchia bene e si cura male Fcco cosa non va bene in Italia e come si può migliorare

pubDate§§ 2026-10-01T05:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103266707628.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103266707628.PDF', 'title': 'PREALPINA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103266707628.PDF tp:ocr§§ S’invecchia bene Si cura male L’ANALISI La sanità ai raggi x svela luci e ombre L’ANALISI Una frase per sintetizzare: s’invecchia bene e si cura male Ecco cosa non va bene in Italia e come si può migliorare di RENZO DIONIGI Il Servizio Sanitario Nazionale resta universale sulla carta, ma non più nei fatti: chi vive in Lombardia e chi in Calabria non ha più le stesse possibilità di cura. Per tornare a essere un diritto uguale per tutti la priorità assoluta è una sola: depoliticizzare la Sanità. Ogni estate, puntuale come il caldo, torna sui giornali lo stesso repertorio: liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso, medici che scappano dagli ospedali pubblici, il solito derby tra sanità pubblica e sanità privata. Ogni volta si grida all’emergenza, ogni volta la si archivia in autunno. Ma la sanità italiana non ha un problema di stagione: ha un problema di sistema, che si chiama de-finanziamento cronico, aziendalizzazione mal digerita e un federalismo sanitario che ha trasformato un diritto costituzionale in una lotteria geografica. Prima di elencare le colpe, va detto con chiarezza quel che il SSN, nato con la legge 833 del 1978, ha comunque garantito: un accesso alle cure sganciato dal reddito, una rete ospedaliera capillare, un’assistenza di base che, pur scricchiolando, copre ancora l’intero Paese. segue a pagina 3 SEGUE DALLA PRIMA PAGINA Il risultato si vede nei numeri sulla longevità: gli italiani restano tra i cittadini più longevi d’Europa, con un’aspettativa di vita che supera gli 81 anni per gli uomini e gli 85 per le donne. È un dato che raramente viene ricordato quando si parla di crisi della sanità, ed è anche il motivo per cui la domanda di prestazioni continua a crescere: una popolazione che invecchia bene chiede, giustamente, di continuare a essere curata bene. Funziona ancora, nella maggior parte del Paese, la collaborazione tra pubblico e privato accreditato: senza le strutture private convenzionate, che secondo i dati dell’associazione di categoria mettono a disposizione decine di migliaia di posti letto accreditati con il SSN, l’offerta pubblica da sola non riuscirebbe oggi a rispondere alla domanda. È una complementarità che, se governata con regole trasparenti e uguali per tutti, resta una risorsa, non un problema. Quel che non funziona più (1) Il primo dato da cui partire è quello della spesa. Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,3% del PIL, contro una media europea del 6,9% e una media OCSE del 7,1%: un divario che la Fondazione GIMBE quantifica in circa 43 miliardi di euro rispetto ai partner europei, e che colloca l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel confronto con le grandi economie continentali il distacco è netto: la Germania destina alla sanità pubblica oltre l’11% del PIL, la Francia oltre l’11%, entrambe quote quasi doppie rispetto alla nostra. Non stupisce che, tra il 2019 e il 2022, oltre 11.000 medici abbiano lasciato gli ospedali pubblici italiani: uno stipendio medio ospedaliero tra i più bassi d’Europa, davanti solo a Estonia, Grecia e Portogallo, non è un dettaglio contabile, è la causa diretta della fuga di camici bianchi verso il privato o verso l’estero. Quel che non funziona più (2) Il secondo nodo è la disuguaglianza territoriale, che è insieme causa ed effetto del primo. Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa fissa tempi massimi precisi — dieci giorni per le prestazioni “brevi”, sessanta per gli accertamenti diagnostici differibili — ma le rilevazioni più recenti mostrano attese medie che in alcune Regioni superano i quattrocento giorni per una visita cardiologica o i cinquecento per un’ecografia programmata, mentre altre Regioni rispettano gli standard. Non è un problema di scarsità assoluta di risorse, ma di come vengono usate: la variabilità tra Regioni, e persino tra aziende della stessa Regione, alimenta una migrazione sanitaria verso il Nord che è essa stessa un sintomo di iniquità. La Costituzione riconosce la salute come l’unico diritto definito “fo ndamentale”, tutelato anche come interesse della collettività: non dovrebbe esistere, coerentemente, una sanità migliore in Lombardia e una peggiore in Calabria. Quel che non funziona più (3) Il terzo nodo, il più politico, è la governance. L’aziendalizzazione avviata nel 1992 ha introdotto logiche manageriali in un settore che, come la scuola o il carcere, mal si presta a essere valutato solo per il bilancio. I direttori generali, nominati dalla politica regionale e premiati più per il “risparmio” che per la qualità delle cure, rispondono agli assessorati più che ai territori. Va detta una cosa scomoda: in Italia esiste, purtroppo, una visione di destra e una di sinistra della sanità, e questa frattura ideologica si traduce spesso in nomine di fedeltà, non di competenza, favorendo anche gli episodi di cattiva gestione e corruzione che la Corte dei Conti segnala da anni. L’Europa non è tutta uguale, ma investe di più Guardare oltre confine aiuta a sfatare due miti opposti. Il primo è che altrove sia tutto perfetto: anche il Regno Unito, con un sistema sanitario nazionale storicamente simile al nostro, convive con liste d’attesa drammatiche — oltre un paziente su dieci attende più di un anno per una visita specialistica — e con un pronto soccorso sotto pressione cronica. Il secondo mito è che il problema italiano sia irrisolvibile: Francia e Germania, pur avendo modelli assicurativi diversi dal nostro (fondati sull’assicurazione sociale obbligatoria più che sulla fiscalità generale), destinano alla sanità pubblica quote di PIL nettamente superiori, quasi il doppio, e possono contare su un numero maggiore di posti letto e di personale per abitante. Non è un caso che, a parità di problemi strutturali comuni a tutta Europa — invecchiamento della popolazione, carenza di personale, cronicità in aumento — i sistemi meglio finanziati riescano comunque a garantire tempi di attesa mediamente più contenuti sulle prestazioni specialistiche rispetto all’Italia. La lezione non è che basti spendere di più, ma che senza un livello minimo di investimento nessuna riforma organizzativa può reggere. Cinque proposte, non uno slogan Serve un cambio di passo che non si esaurisca nell’ennesimo piano nazionale disatteso. Cinque direzioni concrete, la prima delle quali è pregiudiziale a tutte le altre: Depoliticizzare la Sanità: è la priorità assoluta. Nominare i vertici sanitari per competenza verificabile e non per appartenenza di schieramento, sottraendo i direttori generali al ciclo elettorale regionale e valutandoli sulla qualità delle cure erogate, non sulla fedeltà politica o sul solo pareggio di bilancio. Finanziare in modo credibile e stabile. Portare gradualmente la spesa pubblica verso la media europea, individuando le coperture in un’azione seria sulla tassazione di alcol e tabacco — tra le principali cause di morbilità evitabile — e nel taglio degli sprechi, a partire dai farmaci senza reale beneficio clinico che ancora oggi assorbono centinaia di milioni di euro l’anno. Restituire uniformità ai diritti, non alle procedure. Rendere davvero esigibili i Livelli Essenziali di Assistenza in ogni Regione, con meccanismi perequativi automatici verso i territori più deboli, e fermare ogni deriva di “autonomia differenziata” che consenta a Regioni più ricche di sottrarsi alla contrattazione nazionale su personale, tariffe e ticket, aggravando il divario Nord-Sud. Rendere di nuovo attrattivo lavorare nel pubblico. Avvicinare le retribuzioni di medici e infermieri ospedalieri alla media europea, prima di continuare a inseguire la produttività con gli straordinari. Curare meglio spendendo meglio. Contrastare l’eccesso di esami e trattamenti non necessari (overdiagnosis e overtreatment), investire nella medicina territoriale e nelle case di comunità del PNRR, e unificare i sistemi di prenotazione regionali in un CUP nazionale interoperabile. Una domanda di fondo Dietro ogni proposta tecnica c’è un nodo politico che la classe dirigente italiana rimanda da vent’anni. Bisogna avere il coraggio di ammetterlo: in Italia esiste, purtro ppo, una visione di destra e una di sinistra della sanità — sull’aziendalizzazione, sul rapporto pubblico-privato, sulle nomine regionali — ed è proprio questa frattura ideologica una delle principali cause del declino del SSN. Depoliticizzare la Sanità dovrebbe essere la priorità assoluta, prima di ogni altra riforma tecnica: non dovrebbero esistere malati di destra e malati di sinistra, ma finché la sanità stessa resterà di destra o di sinistra, a pagarne il prezzo saranno sempre i cittadini, sempre più divisi tra fortunati e sfortunati a seconda del codice di avviamento postale. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: renzo dionigi Heading: L’ANALISI Highlight: Image: -tit_org- S'invecchia bene Si cura male La sanità al raggi x svela luci e ombre -sec_org- tp:writer§§ renzo dionigi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103266707628.PDF §---§ title§§ Come salviamo il Servizio sanitario link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100101729304578.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "REPUBBLICA SALUTE" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T02:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100101729304578.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100101729304578.PDF', 'title': 'REPUBBLICA SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100101729304578.PDF tp:ocr§§ Come salviamo il Servizio sanitario U N P RO G E T TO C R E D I B I L E di N I N O C A RTA B E L LOT TA diritto alla tutela della salute è uno dei pilastri della nostra Costituzione. Che, all’articolo 32, recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Eppure, a quasi cinquant’anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale (Ssn), una domanda impone di andare oltre il dibattito tecnico: la Repubblica riesce ancora a garantire questo diritto a tutte le persone? La risposta non può limitarsi a richiamare le numerose eccellenze della sanità italiana, riconosciute anche a livello internazionale. Occorre interrogarsi sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire concretamente il diritto costituzionale alla tutela della salute, indipendentemente dal reddito, dal luogo di residenza e dalla condizione sociale. Negli ultimi anni la Fondazione Gimbe ha documentato che la crisi del Servizio non è il risultato di un singolo provvedimento o di una sola stagione politica, ma l’esito di un lungo processo di definanziamento, riforme incompiute, insufficiente programmazione del personale e crescente frammentazione organizzativa. Una crisi che non cancella formalmente il diritto alla tutela della salute, ma ne compromette progressivamente l’effettiva esigibilità. Le prestazioni restano garantite sulla carta, ma diventano sempre più difficili da ottenere nei tempi appropriati e in maniera uniforme sul territorio nazionale. Si amplia così la distanza tra il diritto sancito dalla Carta e quello concretamente esercitabile dai cittadini. Le conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti. Le liste d’attesa sono così lunghe da costringere milioni di cittadini a scegliere tra tempi incompatibili con i propri bisogni di salute e il ricorso alle prestazioni delle strutture private, pagando di tasca propria. La spesa sanitaria a carico delle famiglie nel 2025 ha così superato i 42 miliardi di euro, mentre nel 2024 sono state IL 5,8 milioni le persone che hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria per motivi economici, tempi d’attesa troppo lunghi o difficoltà di accesso. Parallelamente, la carenza di medici e pediatri di famiglia, infermieri e altri professionisti rende sempre più difficile garantire servizi adeguati, in particolare nell’assistenza territoriale. Ad aggravare la fragilità del sistema contribuiscono le profonde diseguaglianze territoriali. La mobilità sanitaria ha ormai superato i 5,1 miliardi di euro nel 2023, ultimo anno di cui sono disponibili i dati dei trasferimenti di fondi dalle Regioni più svantaggiate a quelle che accolgono i malati. È il segno di un’Italia in cui migliaia di cittadini sono costretti a spostarsi per curarsi, con un trasferimento di risorse economiche dalle Regioni più deboli a quelle più attrattive. Non è soltanto un fenomeno sanitario, ma un problema di equità sociale e di coesione nazionale, che sta consolidando un servizio sanitario nazionale a più velocità: universalistico nei princìpi, ma sempre più diseguale nell’accesso reale. Quando tempi di attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano la possibilità di curarsi, è in gioco la tenuta stessa del patto sociale. E l’arretramento della sanità pubblica amplia inevitabilmente il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere. In questo contesto, trasformazione digitale e intelligenza artificiale rappresentano una grande opportunità, ma non possono essere considerate una soluzione automatica. Telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico, algoritmi predittivi e nuovi modelli di assistenza possono migliorare la presa in carico solo se accompagnati da investimenti, organizzazione, competenze e interventi efficaci per ridurre le diseguaglianze digitali. In caso contrario, l’innovazione rischia di amplificarle, avvantaggiando chi dispone di maggiori competenze digitali e vive nei territori meglio organizzati. La tecnologia, infatti, non sostituisce il personale che manca, né può compensare servizi territoriali insufficienti e, per generare valore, richiede infrastrutture adeguate e alfabetizzazione digitale di professionisti e cittadini. Di fronte a questo scenario non bastano interventi emergenziali o misure frammentarie: serve un vero piano di rilancio del Servizio fondato sullo stanziamento di risorse pubbliche adeguate, che siano stabili e vincolate a obiettivi misurabili. Servono politiche per il reclutamento, le carriere e le retribuzioni del personale sanitario capaci di rendere nuovamente attrattiva la sanità pubblica. Serve poi il reale potenziamento dell’assistenza territoriale e della prevenzione primaria, a cui si deve affiancare l’integrazione tra servizi sanitari e sociali. C’è bisogno di un aggiornamento continuo dei Livelli essenziali di assistenza (l’elenco delle prestazioni che devono essere garantite a tutti e ovunque nel Paese) e la loro uniforme esigibilità. Così come serve una governance Stato-Regioni più forte, trasparente e responsabile. Ma è necessaria soprattutto una scelta culturale: valutare il funzionamento del Servizio sanitario nazionale non solo attraverso indicatori di attività o di spesa, ma misurandone la capacità di garantire accesso, qualità delle cure ed equità. Perché un servizio sanitario può continuare formalmente a funzionare mentre si riduce progressivamente la sua capacità di garantire il diritto alla tutela della salute. Difendere il Ssn significa difendere la coesione sociale, contrastare le diseguaglianze e preservare uno dei principali strumenti con cui la Repubblica rende concreto il principio di uguaglianza tra le persone. Perché la salute non è un privilegio riservato a chi può permetterselo, ma un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti. ---End text--- Author: NINO CARTABELLOTTA Heading: U N P RO G E T TO C R E D I B I L E Highlight: Mancanza di fondi Riforme incompiute Pasticci organizzativi Disuguaglianze territoriali e carenza di personale adeguato La crisi è evidente E per uscirne non basta la tecnologia Le cose da fare sono chiare. Il presidente del Gimbe le elenca E al Festival ne discuterà con tre parlamentari NUMERI 42 La spesa Nel 2025 la spesa sanitaria a carico delle famiglie ha superato i 42 miliardi di euro, ma molti non si sono curati 5,8 In Italia Sono 5,8 milioni le persone che hanno dichiarato di aver rinunciato a una prestazione sanitaria 5,1 Gli spostamenti Sono i miliardi di euro che nel 2023, ultimo anno di cui si hanno i dati, sono stati spesi per la mobilità sanitaria 1 In corsia Un sistema fragile con diseguaglianze territoriali drammatiche che alimentano il mercato del turismo sanitario 2 Bambini Come deve essere un ospedale a misura di bambino? Innanzitutto non deve far paura E i clown aiutano 3 Ricetta elettronica Per gli esami specialistici la validità è legata al codice di priorità indicato dal medico B E AT R I C E LO R E N Z I N Senatrice della Repubblica per il PD. Ha ricoperto l’incarico di Ministro della Salute dal 2013 al 2018 R AC H E L E S C A R PA Classe 1997, deputata alla Camera per il PD. La più giovane deputata di questa legislatura NINO CARTABELLOTTA Presidente della Fondazione Gimbe È considerato il pioniere italiano dell’Evidence Based Practice GUIDO LIRIS Senatore della Repubblica per Fratelli d’Italia. Dal 2013 dirigente medico per l’Asl 1 AvezzanoSulmona-L’Aquila VIENI AL Dove e quando La Repubblica tutela ancora la salute di tutti, come vuole la Costituzione? Come si salva il Ssn? Risponderanno venerdì 16 ottobre alle ore 14.30 nell’Aula Magna dell’Università Nino Cartabellotta, il senatore della maggioranza Guido Liris e le parlamentari dell’opposizione Beatrice Lorenzin e Rachele Scarpa. Modera Michele Bocci. Image:1 3 I PA 2 T H E N E W YO R K T I M E S -tit_org- Come salviamo il Servizio sanitario -sec_org- tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100101729304578.PDF §---§ title§§ Volontari sportivi in rete per la salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120107110.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "AVVENIRE" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120107110.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120107110.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120107110.PDF tp:ocr§§ Volontari sportivi in rete per la salute F ormazione e volontariato per promuovere benessere psicofisico, stili di vita attivi e una comunità coesa. Partiti a settembre i progetti del Servizio Civile Universale promossi dal Centro Sportivo Italiano in collaborazione con Focsiv. Più di 50 i giovani pronti a favorire la diffusione dello sport come strumento di crescita personale e inclusione sociale, con un’attenzione particolare rivolta a bambini, anziani e persone con disabilità. In Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna, Lazio e Marche, cinque i progetti per sostenere educazione e pratica sportiva. Con “Passi Condivisi: Sole e Salute in Puglia”, i Comitati Csi di Lecce e Ostuni agiscono a contrasto della sedentarietà per creare un ambiente in cui l’attività fisica diventi parte integrante della vita comunitaria. Garantire il diritto ad uno stile di vita sano e allo sviluppo di relazioni sociali è uno dei punti cardine anche del progetto “Sud Dimensione Sport”, con 18 volontari divisi tra Csi Bari, Acireale e Messina, votato al contrasto alla povertà educativa. I nuovi volontari potenzieranno le proprie capacità non solo nel pianificare attività sportive, ma anche nell’organizzare attività di doposcuola, gestire biblioteche, laboratori ludici e di giornalismo, come nel progetto di contrasto all’abbandono scolastico e al malessere giovanile “Educazione, Formazione e Inclusione per il Futuro” del Csi Catania. In Toscana “Generazione Sport” promuove l’attività fisica come veicolo di coesione tra generazioni, con la gestione del Csi Firenze e del Csi Pisa, mentre in provincia di Prato con l’Associazione Pesistica Csi Vernio è attivo “SportIn Crescita”. Lo stesso progetto agisce a Ravenna e Roma – sostenuto dai rispettivi Csi territoriali – e nella provincia di Ancona, con la Tennistavolo Senigallia Asd, allo scopo di diffondere la cultura dello sport, valorizzando gli spazi dedicati all’attività fisica e rafforzando le sinergie locali. ---End text--- Author: LAURA POLITI Heading: Highlight: Servizio Civile Universale: più di 50 volontari nel Csi, in campo in 6 regioni italiane per promuovere benessere e integrazione Image: -tit_org- Volontari sportivi in rete per la salute -sec_org- tp:writer§§ LAURA POLITI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120107110.PDF §---§ title§§ Intervista a Mario Esposito - «Legge sul fine vita? Si intervenga sulle cure» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120607111.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120607111.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120607111.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120607111.PDF tp:ocr§§ IL COSTITUZIONALISTA MARIO ESPOSITO «Legge sul fine vita? Si intervenga sulle cure» M ario Esposito, costituzionalista di Unipegaso e della Luiss, nel corso delle audizioni in Commissione, al Senato, aveva avanzato dubbi sull’obbligo di legiferare sul fine vita per le sollecitazioni della Consulta. Ora che la legislatura sta scivolando via senza che una norma si intraveda all’orizzonte riflette sulla necessità che il legislatore intervenga, confermando le sue perplessità sulla proposta Zanettin-Zullo. «La materia è delicata, fondamentale nella concezione stessa del diritto – dice – e il poco tempo che resta sconsiglia di intervenire in questa legislatura». Intanto, già quattro regioni (Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto) hanno approvato una legge, mentre il Lazio sta avviando l'iter col deposito delle firme raccolte dall’associazione Luca Coscioni. Non c’è il rischio che questo fai-da-te regionale crei danni maggiori? Il rischio c’è. Ma per varare una legge servirebbe un’istruttoria più lunga rispetto al poco tempo che c’è. Quali sono le criticità irrisolte più serie? Ne vedo almeno tre. Innanzitutto servirebbe una riserva di giurisdizione per accertare la capacità del paziente di assumere decisioni libere, attuali e consapevoli. Solo un magistrato può stabilire se sussiste nel caso specifico la capacità di intendere e di volere, tanto più che si tratta di persone gravemente provate dalla malattia. Poi non viene presa in considerazione la sfera giuridica dei congiunti, né valorizzato il loro ruolo. In talune circostanze poi può esser loro chiesto di operare, più che un suicidio assistito, un vero e proprio omicidio del consenziente, che sempre omicidio è, e prevedendo il nostro ordinamento il dovere di soccorso anche nel caso di una persona che voglia togliersi la vita una deroga non può esser lasciata nel campo dell’indefinito. Per depenalizzare l’aiuto al suicidio, fra i presupposti che la Consulta indica – e la proposta di legge riprende – è che il paziente sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. La Dottrina sociale della Chiesa e la deontologia medica sono contrarie all’accanimento terapeutico. Ma anche qui c’è bisogno di entrare nello specifico. Si sta tentando infatti di far entrare in questa definizione di tutto, anche ad esempio l’aiuto dei caregiver, o la dipendenza da farmaci vitali. Tutto questo porta alla luce il vero nodo: l’effettività del dovere di cura. Che cosa ha voluto dirci il Papa, intervenendo più volte in Francia su questi temi? In un Paese che sembra riavvicinarsi alla fede e dov’è stata approvata una legge molto travagliata che già suscita qualche ripensamento, il Papa ci ha ricordato che nessuno va lasciato solo. Si rischia invece di affermare una vera cultura dello scarto, come richiamava papa Francesco. Con gli algoritmi dell’Intelligenza artificiale arriveremo presto a stabilire quali persone sono di troppo. Il cardinale Zuppi, nel ribadire la centralità del valore della vita, ha invitato le istituzioni a non voltarsi dall’altra parte. Condivido in pieno le sue parole, quando dice che non esiste un diritto a morire ma solo il diritto delle persone a essere curate, assistite e a non essere mai lasciate sole. Bisogna darsi da fare, allora, già in questo scorcio di legislatura, per implementare la palliazione, che non riguarda solo gli anziani ma anche i bambini; non solo i malati, ma anche i loro congiunti. Si parla di fondi da stanziare, trascurando che mancano i corsi di formazione e dove ci sono a volte i posti non sono nemmeno tutti coperti. È vero, perciò bisogna intervenire con impegno per cambiare le cose. Nel frattempo dalle Regioni sarebbe auspicabile una prudenza maggiore, vista la delicatezza del tema. Anche per rispetto dei medici, ai quali, facendo leva su atti che sono stati depenalizzati, si vorrebbero imporre comportamenti inaccettabili, come se dovessero rispettare un diritto alla morte che non c’è. ---End text--- Author: ANGELO PICARIELLO Heading: Highlight: Il Governo impugna la legge dell’Emilia Romagna, mentre è probabile c he la legislatura non produca alcuna norma. Ma è l’ora di definire le priorità Image:Mario Esposito -tit_org- Intervista a Mario Esposito - «Legge sul fine vita? Si intervenga sulle cure» -sec_org- tp:writer§§ ANGELO PICARIELLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120607111.PDF §---§ title§§ I pm dubitano dei medici che visitano migranti? Forse dovrebbero entrare in un Cpr = I pm sospettano dei medici che visitano i migranti? Forse bisognerebbe prima vederlo, lo stato dei Cpr link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112207123.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "DUBBIO" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112207123.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112207123.PDF', 'title': 'DUBBIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112207123.PDF tp:ocr§§ CASO RAVENNA I pm dubitano dei medici che visitano migranti? Forse dovrebbero entrare in un Cpr EMIUA ROSSI ËÐË(;²\\ IO I pm sospettano dei medici che visitano i migrantr Forse bisognerebbe prima vederlo, lo stato dei Cp EMILIA ROSSI Ci sono almeno un paio di cose non del tutto chiare — per gli osservatori esterni, ovviamente - nell'indagine della Procnra di Ravenna sui certificati di inidoneità al trattenimento nei Cpr. La prima riguarda il fatto che ha sollevato l'attenzione della Procnra su un fenomeno ormai pubblico e discusso da tempo- L'indagine, infatti, per quanto è dato sapere, prende le mosse dall'invio alla Questura, nel luglio 2025, di un certificato accompagnato per errore dalla bozza del modulo di non idoneità diffuso dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni nel marzo 2024. Da questo episodio l'inchiesta si è estesa a tutti i certificati rilasciati dai medici del Reparto malattie infettive dell'Ospedale di Ravenna da settembre 2024 a gennaio 2026, poi ai presìdi ospedalieri di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Várese e, infine, all'accusa di associazione per delinquere formulata nei confronti dell'infettivologo Nicola Cocco, esperto di medicina delle migrazioni. Sarà che dei Cpr non si interessa (quasi) nessuno e quindi ne deve passare di tempo prima che qualcosa che li riguarda possa sollecitare un'attenzione e magari un'attenzione qualificata. Però un risveglio così improvviso a fronte di un'azione pubblica e rivendicata da oltre un anno, resta poco comprensibile. Al centro dell'indagine sta, appunto, il modulo elaborato dalla citata Società di Medicina delle Migrazioni (Simm) dopo ampia discussione in convegni, dibattiti ed eventi formativi, pubblicato da gennaio-marzo del 2024 su tutti i siti delle associazioni che hanno aderito all'appello "per una campagna di presa di coscienza dei medici sulla certificazione di idoneità delle persone migranti alla vita nei Cpr", tra cui l'Asgi [Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione). Non era una cosa clandestina, insomma, il modulo predisposto per attestare la "non idoneità" alla vita nei Cpr; modulo che, nell'ipotesi d'accusa, sarebbe lo strumento attraverso il quale si sarebbero creati i certificati falsi. E qui si viene alla seconda cosa che non è del tutto chiara: il motivo per cui debba ritenersi falsa, o propedeutica alla falsità, l'attestazione di inidoneità, e veritiera, invece, quella di idoneità. Entrambe rilasciate con la compilazione di un modulo: quello di idoneità, predisposto dal Ministero dell'Interno (non della Salute, dell'Interno), è articolato in voci con le due opzioni sì/no da "crocettare"; quello di "non idoneità" è un atto medico in cui si riportano le circostanze che non consentono la verifica effettiva delle condizioni di salute della persona, cioè non si attestano falsamente le condizioni di salute del cittadino straniero ma si indicano le ragioni che non permettono, nel suo caso, di rilasciare una dichiarazione di idoneità alla vita nei Cpr. E sono ragioni di natura oggettiva: indisponibilità di tempi, mezzi e documentazione adeguati a formulare un giudizio di idoneità, detto in sintesi. Tant'è che dei 64 casi esaminati dalla Procura, relativi a persone accompagnate in ospedale tra settembre 2024 e gennaio 2026, 34 si conclusero con una dichiarazione di non idoneità: pare più il frutto di un esame attento che per l'applicazione di un manifesto apologetico. A prescindere, naturalmente, dall'eventualità che si siano rinvenuti certificati che attestavano (non che ipotizzavano) patologie inesistenti, ci si chiede se sia stata condotta altrettanta verifica di aderenza alla realtà dei certificati di idoneità, rilasciati nella maggior parte dei casi dopo visite sommarie o se, invece, l'uso dei moduli della Simm sia stato ritenuto l'indicatore della predisposizione alla falsità. Certo, apporre crocette dopo una visita formale, se non approssimativa, richiede molto meno tempo rispetto alla compilazione di un certificato che scaturisce da un esame norma lmente accurato. E si sa che le regole del trattenimento non sono generose in termini di tempo. Però si rischia che a entrare nei Cpr, in quanto ritenute idonee, siano persone con forti traumi psichici e fisici, come Moussa Balde che si tolse la vita, o con patologie neurologiche che determinano lesioni collaterali, anche gravi, come l'epilessia riscontrata su cinqne stranieri trattenuti nel Cpr di Torino. Tanto varrebbe, allora, eliminarla, questa visita preliminare all'accesso nei Cpr, se dev'essere una formalità che contraddice la deontologia medica, e lasciare che la responsabilità di trattenervi esseri umani ricada esclusivamente sull'autorità amministrativa che ne ha la competenza. Quello che non si può pretendere, invece, è che di fronte all'ormai acclarato quadro patogeno dei Cpr il medico si travesta da automatico certificatore delle volontà repressive dello Stato e compili un atto autorizzativo anziché un atto medico. E tanto per rendersi conto di che cosa significhi valutare la compatibilita della vita umana con quei contenitori che sono i Cpr, tornerebbe utile a chi deve giudicare seguire il noto richiamo di Piero Calamandrei e applicare quel "bisogna aver visto" a queste strutture. E dopo aver visto, prendere i due moduli, quello di idoneità e quello di non idoneità e dire quale dei due sembra più predisposto a certificare la verità. -tit_org- I pm dubitano dei medici che visitano migranti? Forse dovrebbero entrare in un Cpr I pm sospettano dei medici che visitano i migranti? Forse bisognerebbe prima vederlo, lo stato dei Cpr -sec_org- tp:writer§§ EMILIA ROSSI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112207123.PDF §---§ title§§ Rocca: "il governo aggiunga risorse sulla sanità" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120507114.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "FOGLIO" del 01 Oct 2026

L'appello del presidente della regione: "dobbiamo adeguare gli stipendi dei medici e abbattere le liste d'attesa. sì al fondo non vincolato"

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120507114.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120507114.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120507114.PDF tp:ocr§§ ROCCA: “IL GOVERNO AGGIUNGA RISORSE SULLA SANITÀ” L’APPELLO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE:“DOBBIAMO ADEGUARE GLI STIPENDI DEI MEDICI E ABBATTERE LE LISTE D’ATTESA. SÌ AL FONDO NON VINCOLATO” Roma. “In legge di Bilancio servono più fondi alla sanità per permettere alle regioni di garantire il funzionamento del servizio sanitario nazionale”. Francesco Rocca, presidente della regione Lazio in quota FdI, si appella al governo senza troppi giri di parole. La sua richiesta è in linea con quella fatta due giorni fa dalla Conferenza delle regioni che chiede 18 miliardi aggiuntivi per i prossimi tre anni da stanziare con la prossima manovra. Al Lazio – da percentuale di ripartizione già stabilita – spetterebbe il 9,63 per cento di queste risorse: circa 1,8 miliardi. La proposta delle regioni sarà precisata durante la prossima seduta della commissione Salute della Conferenza all’inizio F. ROCCA della prossima settimana. Ma Rocca avverte: “Non è solo una questione di risorse: la richiesta è in linea con gli aumenti che il governo Meloni ha già saggiamente garantito nel passato triennio, ci sono però degli aspetti tecnici che devono essere precisati”. Quali? “In primo luogo – risponde Rocca – è necessario che parte delle risorse venga destinato al rafforzamento del capitale umano. Sono fondi che ci servono per aumentare gli stipendi degli infermieri, dei medici di urgenza/emergenza e degli anatomo patologhi. Entro tre anni dobbiamo allinearli ai livelli europei: sono professionisti che non possono mancare e garantiscono di salvare la vita delle persone. Senza i medici di emergenza e senza un anatomo patologo che analizzando un vetrino e riesce a fare una diagnosi – sottolinea il presidente – le cose si mettono male”. L’altra richiesta delle regioni è quella di aumentare il fondo non vincolato dato alle regioni. “Lo chiediamo – spiega Rocca – perché ogni regione ha le sue esigenze e le sue priorità. Noi in Lazio vorremmo usarle per rafforzare la sanità territoriale, dando risposte migliori ai malati cronici e ai servizi per la salute mentale. Inoltre, vorremmo incrementare ulteriormente l’abbattimento delle liste d’attesa grazie a un piano di assunzioni che ci ha già permesso di aumentare l’organico del personale sanitario di 5 mila unità, alle quali se ne aggiungeranno ulteriori 5 mila entro la fine del 2027. Anche per questo le regole di ingaggio devono cambiare e basarsi sull’erogazione dei livelli essenziali di assistenza: se ricevo un miliardo devo poterlo allocare secondo le necessità della mia regione e non secondo criteri prefissati da altri”. Intanto il Lazio ha inaugurato 135 case di comunità finanziate dal Pnrr e realizzate per deflazionare l’accesso ai pronto soccorso. Ma c’è il personale per farle funzionare davvero? “Siamo la prima regione per rispetto del Pnrr in Italia”, risponde il presidente. “Stiamo assumendo il personale in gran parte per questo. Anche i medici di medicina generale con i quali abbiamo sottoscritto un accordo integrativo stanno partecipando”. Gianluca De Rosa ---End text--- Author: Gianluca De Rosa Heading: Highlight: Image: -tit_org- Rocca: “il governo aggiunga risorse sulla sanità” -sec_org- tp:writer§§ Gianluca De Rosa guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120507114.PDF §---§ title§§ Intervista a Luigi Nigri - «Qui si decide senza i medici su una malattia rischiosa» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112907118.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 01 Oct 2026

Luigi Nigri vicepresidente nazionale e segretario regionale Fimp

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112907118.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112907118.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112907118.PDF tp:ocr§§ «Qui si decide senza i medici su una malattia rischiosa» Luigi Nigri vicepresidente nazionale e segretario regionale Fimp L’INTERVISTA l Dottor Luigi Nigri, ricapitoliamo. Prima la circolare che discrimina tra neonatini venuti al mondo dopo l’1 ottobre e che hanno il diritto a proteggersi dal virus respiratorio sinciziale e quelli che non ce l’hanno; poi la lettera di protesta al presidente della Regione Antonio Decaro firmata da duecento pediatre pugliesi e, infine, ora giunge la convocazione a «palazzo» per il 5 ottobre. Lei, che è vicepresidente nazionale Fimp-Federazione Italiana Medici Pediatri e segretario regionale per la Puglia, che ne pensa? «Penso che se loro (in Regione Puglia; ndr) avessero un minimo di rispetto istituzionale e - prima di fare la circolare avessero convocato il referente regionale per la pediatria, cioè me, o la Commissione regionale vaccini che è l’organismo legittimato, dal più alto valore scientifico, probabilmente non sarebbe uscita quella circolare. Adesso vogliono mettere delle toppe. Non importa, va bene, purché si faccia l’interesse dei bambini». C’è stata questa lettera delle pediatre che è importante, no? «Una iniziativa importante e spontanea di 200 pediatre che hanno scritto una lettera a Decaro che è molto dura e sottolinea un aspetto che mi vede d’accordo: continuano (in Regione Puglia; ndr) a fare queste circolari e prendere queste decisioni senza un parere medico. La Commissione regionale vaccini della Regione Puglia non si riunisce da più di un anno. Quindi, chi prende queste decisioni sul virus respiratorio sinciziale? Le prende un informatico? Chiedo! Questo è il problema attuale della Regione Puglia». Da pediatra, con parole semplici, ci spiega questo virus respiratorio sinciziale che virus è? «È un virus respiratorio che, da anni, tortura i bambini, i pediatri e le rianimazioni. È il virus responsabile delle bronchioliti e parliamo, quindi, di una malattia che è insidiosa soprattutto nel primo anno di vita. Diciamo che la metà dei malati viene ricoverata, di quePUÒ UCC «Si ricover dei malati, rianima sti alcuni finiscono in rianimazione e, in una piccola, percentuale muore. Non c’è cura ma, da due anni, esiste un anticorpo monoclonale e la Regione Puglia l’ha acquistato e l’ha dato a tutti i bimbi entro l’anno di vita. Quest’anno, però, arriva questa circolare e, per i mesi precedenti al primo ottobre, non c’è copertura. Ma il rischio clinico è lo stesso». Il bimbo e la bimba che sono nati il 30 settembre 2026 non possono avere questo vaccino? «Non è un vaccino, è un anticorpo monoclonale. E la risposta è: al momento, no. Invece, chi nasce il giorno 1 ottobre 2026, sì. Chi nasce il giorno prima no. Il punto è che questo anticorpo monoclonale, dal giorno in cui si fa, copre i bambini per un periodo di 5-6 mesi». Il bimbo nato il 1° settembre scorso ha avuto questo anticorpo? «No. E, secondo quanto apprendiamo, al momento non lo avrà. Posso dirle che, l’anno scorso, i bimbi nati prima del 1° ottobre l’hanno avuto. Faccio un esempio, il bimbo nato il 1° agosto non l’ha fatto e l’avrebbe dovuto fare nei prossimi giorni, ma non l’avrà. Il problema è che questo virus gira durante l’anno, però raggiunge il picco tra novembre e gennaio. Quindi è inutile farlo ad agosto, lo si fa i primi di ottobre per coprire il periodo in cui la bronchiolite impazza. Ovvio, quindi, che davanti a questa circolare che è arrivata all’improvviso, senza prima consultarci, c’è stata una reazione dei pediatri». Fa riferimento alla lettera delle pediatre? «Guardi che non solo si è toccata la salute dei neonati, dei bambini, ma si è andata a toccare la sensibilità di donne, professioniste e che sono mamme. C’è stata una rivolta anche di coscienza. Senza nulla togliere alla sagra della zampina, qui parliamo di una malattia che, quando arriva sui neonati, è pesante. Il bambino si può essere costretti a ricoverarlo, con l’ossigeno, se va bene, bene… E sa cosa mi fa davvero tanta rabbia?». No dottore. «Noi, negli ultimi due anni, l’avevamo quasi annientata questa malattia e ora questa strategia ci fa correre il rischio che si ripresenti». Marisa Ingrosso CIDERE a la metà alcuni in zione» ---End text--- Author: Marisa Ingrosso Heading: L’INTERVISTA Highlight: PUÒ UCCIDERE «Si ricovera la metà dei malati, alcuni in rianimazione» Image: -tit_org- Intervista a Luigi Nigri - «Qui si decide senza i medici su una malattia rischiosa» -sec_org- tp:writer§§ MARISA INGROSSO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112907118.PDF §---§ title§§ Nella sanità risparmi sino a 22 miliardi Ma occupati a rischio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103113407119.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103113407119.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103113407119.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103113407119.PDF tp:ocr§§ Nella sanità risparmi sino a 22 miliardi Ma occupati a rischio VANTAGGI E SVANTAGGI l Dai ricoveri evitabili agli esami duplicati, dai farmaci inappropriati all’iperburocrazia: l’adozione dell’Intelligenza artificiale e la digitalizzazione potrebbe far risparmiare fino a 22 miliardi di euro. Secondo un’analisi del Centro Studi di Anaao Assomed, principale sindacato dei medici ospedalieri, «un investimento iniziale si traduce in risparmio netto in pochi anni», a patto di «governare e non subire il sistema». Mentre il Politecnico di Milano diffonde i dati sulla crescita dell’utilizzo dell’Ia nella salute, con il 48% delle aziende la ritiene utile per sostenere la scoperta di nuovi farmaci. Il problema è che in sanità, come certifica il Documento programmatico di finanza pubblica, il divario tra risorse assegnate e previsioni di spesa è pari a 6,8 miliardi nel 2026 e 7,6 miliardi nel 2027. «Un divario - precisa Anaao - che peserà soprattutto sulle Regioni, costrette a scegliere tra tagliare servizi e aumentare le tasse. Ma è altrettanto vero che in Italia, su 137 miliardi di spesa pubblica, l’inefficienza vale 21-30 miliardi l’anno». Le cause sono diverse. Circa il 30% dei ricoveri è inappropriato. Il 40% del tempo medico se ne va in compilazione di cartelle cliniche e referti. La spesa per farmaci e dispositivi medici, vede 7-9 miliardi recuperabili attraverso acquisti centralizzati, uso dei generici e aderenza terapeutica. Inoltre circa il 15% degli esami è duplicato o inutile, percentuale riducibile grazie al Fascicolo sanitario elettronico, usato però solo dal 41% dei cittadini. Altri sprechi si annidano in errori nell’analisi di radiografie, Tac e risonanze. Di fatto in tutti questi contesti, rileva Anaao, «un’implementazione sistematica dell’Ia in sanità può ridurre i costi del sistema del 10-15%: in pratica su una spesa sanitaria di circa 185 miliardi, il risparmio potenziale sarebbe intorno ai 21,7 miliardi». Intanto, secondo l’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, in un solo anno la percentuale di aziende che utilizza soluzioni di Ia sviluppate appositamente è passata dal 36% al 76%. L’83% ha formato i propri dipendenti sulle opportunità e sull’utilizzo dell’Ia generativa. In particolare corre lo sviluppo delle Terapie Digitali, ovvero software che utilizzano Ia e algoritmi con una funzione legata al trattamento di malattie come Parkinson e obesità. Sono 121 quelle attive nel mondo e il 40% riguarda la salute mentale, tra cui il trattamento delle dipendenze. Ma ancora nessuna è approvata in Italia, dove è all’esame del Parlamento una proposta di legge che ne prevede l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza. Sei pazienti su dieci, nel frattempo, sarebbero disponibili a utilizzarle su prescrizione, mentre il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle. Non solo. Circa il 60% dei lavoratori nelle economie europee avanzate è occupato in professioni fortemente esposte all’intelligenza artificiale, contro il 45% nell’Europa emergente e il 40% a livello mondiale. È quanto emerge da un documento del Fondo monetario internazionale, secono cui la metà dei lavori fortemente interessati dall’IA sono professioni in cui la tecnologia può affiancare i lavoratori e aumentarne la produttività, come nel caso di professionisti, giudici e dirigenti. Nell’altra metà, caratterizzata da minore complementarità e maggiore sostituibilità, il rischio di perdere il posto è invece più elevato, come per alcune mansioni amministrative e alcuni impieghi nel commercio al dettaglio. L’impatto complessivo sull’occupazione resta però incerto: il Fmi sottolinea che non è ancora possibile stabilire quanti posti di lavoro saranno creati, sostituiti o resteranno invariati e con quale velocità avverrà il passaggio da un’attività all’altra. Sul fronte della crescita, il Fondo stima che per l’Europa i guadagni cumulati di produttività nell’arco di cinque anni possano attestarsi in media attorno all’1%, pur in un quadro di forte incertezza legato anche alla velocità di adozione dell’IA. Per l’Italia, i l grafico allegato al rapporto colloca la stima centrale dei guadagni di produttività anch’essa attorno all’1% in cinque anni. Il Paese resta però nelle retrovie europee per grado di preparazione all’IA, misurato dal Fondo sulla base di infrastrutture digitali, innovazione e integrazione, capitale umano e politiche, regolamentazione ed etica. [red.p.p.] ---End text--- Author: Redazione Heading: VANTAGGI E SVANTAGGI Highlight: Image: -tit_org- Nella sanità risparmi sino a 22 miliardi Ma occupati a rischio -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103113407119.PDF §---§ title§§ Altro che guerrieri è una lotta collettiva quella per la salute = La battaglia collettiva per la salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120407113.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "REPUBBLICA" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120407113.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120407113.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120407113.PDF tp:ocr§§ le idee Altro che guerrieri è una lotta collettiva quella per la salute La battaglia collettiva per la salute i state dicendo che dipende da me? Mi state dicendo che se muoio è colpa mia? È perché non ho combattuto abbastanza, mi sono arresa? Ma a cosa, di grazia, mi sarei arresa? Alle mie cellule, al mio corpo, a me stessa? Come faccio a combattere contro me stessa? Che razza di guerra sarebbe quella di una persona contro una malattia? A a pagina 13 M i state dicendo che dipende da me? Mi state dicendo che se muoio è colpa mia? È perché non ho combattuto abbastanza, mi sono arresa? Ma a cosa, di grazia, mi sarei arresa? Alle mie cellule, al mio corpo, a me stessa? Come faccio a combattere contro me stessa? Che razza di guerra sarebbe quella di una persona contro una malattia potenzialmente mortale? Io, a mani nude, contro un cancro? Contro una malattia autoimmune, un virus letale? Io contro il morso di un serpente? Servirà un antidoto, contro il morso di un serpente, o no? Pensate che il vaiolo sia stato debellato dalla forza del pensiero dei malati di vaiolo? Che si siano messi in cerchio e concentrati moltissimo? Che abbiano cantato una nenia apotropaica? Pensate che i bambini che morivano di polmonite o di un’infezione quando non esistevano gli antibiotici, quelli che a migliaia muoiono ancora oggi dove gli antibiotici non ci sono — nei Paesi poveri, nei Paesi in guerra, sotto embargo — muoiano perché non combattono abbastanza? Cioè: chi muore è stato scarso in battaglia? I migliori vivono, i peggiori muoiono? Ma veramente? Non avete dunque mai visto nessuno affrontare una malattia? Perché questo si fa con le malattie: si affrontano. Ci si affida a chi sa cosa bisogna fare e lo si fa. Dove si è perso, il bandolo di questo ragionamento elementare, mi domando. Quando è che abbiamo smesso di credere che a combattere le malattie sono i medici, la medicina, i farmaci, benissimo anche quelli alternativi se funzionano purché funzionino. Favolose le erbe o l’ipnosi, se bastano, ma quando non bastano servono penicillina e cortisone. Serve un intervento chirurgico e qualcuno che lo sappia fare. Serve un trapianto, se un organo non funziona più. Non combatti contro il tuo rene. Non stai in trincea contro il tuo pancreas. L’unica battaglia da fare è una battaglia collettiva, non individuale: è la battaglia per pretendere che siano investite le massime risorse in ricerca scientifica. Che i ricercatori siano pagati dignitosamente, assunti e non graziati per decenni con borse di studio da poche centinaia di euro, che siano messi in condizione di lavorare in questo Paese e non di espatriare. La battaglia da fare, non da soli ma tutti insieme, è quella per la sanità pubblica: che ci siano i soldi, quanti ne servono e non sempre meno, ogni anno di meno. Che ci siano abbastanza infermieri e operatori sanitari e locali e macchinari per rispondere al bisogno di tutti. Che non sia per i ricchi, la salute. Questa è la battaglia. È una battaglia politica che dovrebbe chiamare alla rivolta di popolo, ma invece. La retorica marziale dell’eroe solitario distoglie dal M vero obiettivo. Pretendere che il Sistema Sanitario Nazionale funzioni come Tina Anselmi, prima ministra della Sanità, lo concepì nel 1978. Un’architettura che vengono a studiare da ogni Paese del mondo. Non importa chi tu sia, se italiano o straniero, ricco o povero, intanto ti salvo e ti curo. Non ti servono assicurazioni, come nelle geograficamente grandi democrazie. Qui no. Solo che certo, se si favoriscono le cliniche private, se si prendono i medici a gettone anziché assumerli, se si chiudono gli ospedali dove non rendono (ma non rendono a chi?) certo che per un’ecografia servono dieci mesi, dieci minuti invece se puoi pagare il privato che poi il pubblico rimborserà. Alessandro Di Battista, che sono felice di aver rivisto con il sorriso e che abbraccio, dice che la retorica del guerriero è sbagliata. Certo. Di più: è dannosa perché colpevolizza i malati. L’ho sentito ripetere migliaia di volte dalle persone che ho incontrato, negli ospedali e fu ori, in questi anni ad affrontare la cura. Cura che non è guarigione. La cura è un processo, la guarigione un esito. Ma è di cura, intanto, che tutti abbiamo bisogno: fatta di ascolto, attenzione, competenza, amore. Sì, certo, anche amore. Non basta, l’amore, a guarire, ma serve a curare. Perché è vero che bisogna anche volerlo. È vero che ci si può lasciar morire. Chi non ha una buona ragione per vivere, un amore, un desiderio, perché dovrebbe sopportare le lunghe e spesso dolorose terapie. Ma non basta, la volontà. Concorre, non basta. Pensateci bene, pensateci meglio. Ripetiamo insieme le parole con cui ci si rivolge ai malati. La mia grande guerriera, il mio piccolo guerriero. Ha combattuto. È in trincea. Non arrenderti. Resisti. È stato sconfitto. Ha vinto. Un lessico marziale — Marte, dio della guerra. Le parole sono case, costruiscono luoghi dove andiamo ad abitare, disegnano orizzonti. La retorica del guerriero e quella, speculare e contraria, della fortuna nel danno sono ugualmente distorte. No, non è una fortuna perdere tutto perché così hai l’opportunità di ricominciare. Sarebbe meglio non perdere: la casa, il lavoro, la famiglia, la salute. Se succede, però, devi affrontarlo. Un rovescio di fortuna, un lutto, un disamore non dipende mai solo da noi, ma dipende sempre da noi come reagire. È questo che ci definisce. Oggi per esempio. Ora che abbiamo perso in larga parte il diritto alla salute pubblica bisognerebbe ricominciare a pretenderla. Io non posso combattere il mio cancro ma insieme a voi, volentieri, scendo in rivolta per la salute di tutti. Che sia finanziata. È come con le armi. Se le vendi qualcuno sparerà. Se non investi in salute qualcuno morirà. Moltissimi. Quindi sì, ecco una battaglia da fare. Non da soli, però. Non i malati. Malati e sani, tutti insieme. ---End text--- Author: CONCITA DE GREGORIO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Altro che guerrieri è una lotta collettiva quella per la salute La battaglia collettiva per la salute -sec_org- tp:writer§§ Concita De Gregorio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120407113.PDF §---§ title§§ Investire in salute fa bene all'Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120707112.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "REPUBBLICA SALUTE" del 01 Oct 2026

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120707112.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120707112.PDF', 'title': 'REPUBBLICA SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120707112.PDF tp:ocr§§ Investire in salute fa bene all’Italia Le nuove cure sono un beneficio sia per le persone che per il Paese Ma bisogna che siano finanziate rapidamente I N N OVA Z I O N E di F E D E R I CO M E R E TA innovazione nelle terapie per i malati di tumori, sia solidi sia ematologoci, non è un valore solamente per chi affronta una malattia e chi lo assiste, perché condividendo l’innovazione si generano salute, investimenti e crescita. Ed è l’intera società a guadagnarci. Attenzione però. L’innovazione in medicina produce valore solo se riesce a trasformarsi in beneficio reale: prevenzione, diagnosi e cure che arrivano alle persone nei tempi giusti. «Innovazione accessibile significa vantaggi simultanei per la salute dei cittadini e per la competitività del Paese: riduzione del carico di malattia, migliore qualità di vita, maggiore produttività e una spinta alla crescita», commenta Antonino Biroccio, protagonista assieme a Silvia Novello del talk “Innovazione, il doppio valore” in programma giovedì 15 ottobre alle 12.30 al Festival di Salute di Padova. L’innovazione – soprattutto quando è accessibile – è una pietra miliare per la sanità. Contribuisce a garantire il benessere, riduce ospedalizzazioni e complicanze in presenza di patologie, contiene l’assistenza di lungo periodo e permette di mantenere le persone in salute più a lungo. Oltre a questo, presenta un effetto economico diretto che si traduce in L’ più produttività, maggiore competitività e capacità di attrarre investimenti in un pianeta, come quello delle scienze della vita, ad alta intensità di conoscenza. «Siamo pronti a fare la nostra parte per contribuire a criteri di innovazione e premialità che sostengano lo sviluppo continuo della ricerca e della produzione industriale in Italia e in Europa», riprende Biroccio. «Qualche dato per capire il nostro impegno: nel 2024, Gsk ha investito 324 milioni di euro in produzione e ricerca, circa l’8% dell’investimento totale delle farmaceutiche in Italia, e 172 milioni nella sola Ricerca &Sviluppo». Insomma, siamo di fronte a una sorta di “passaggio” decisivo per il Sistema Italia che deve mantenersi in grado di attrarre investimenti e consolidare la capacità produttiva e scientifica, rendendo l’Europa non soltanto un mercato, ma un hub competitivo globale. Non solo. Anche il Servizio Sanitario Nazionale deve puntare su prossimità e innovazione per rispondere ai nuovi bisogni delle persone, generati proprio dallo sviluppo della scienza. L’arrivo di nuovi farmaci e vaccini e i loro effetti potenziali su salute ed economia richiedono un ripensamento di percorsi, servizi e modelli di presa in carico. Solo così l’innovazione potrà divenire davvero un fattore di sostenibilità e crescita: 1 euro investito in salute genera tra 2 e 4 euro di ritorno in Pil. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FEDERICO MERETA Heading: I N N OVA Z I O N E Highlight: A N TO N I O B I R O CC I O Presidente e amministratore delegato di Gsk Italia S I LV I A N OV E L LO Docente di Oncologia Medica all’Università di Torino Image:2 G E T T Y I M AG E S 2 Esami diagnostici Vengono eseguiti per individuare o per monitorare le malattie -tit_org- Investire in salute fa bene all'Italia -sec_org- tp:writer§§ Federico Mereta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103120707112.PDF §---§ title§§ Approvato il Piano della sanità ligure Medici e sindacati pronti allo scontro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112807117.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "SECOLO XIX" del 01 Oct 2026

Presto il via libera della giunta Bucci

pubDate§§ 2026-10-01T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112807117.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112807117.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112807117.PDF tp:ocr§§ Approvato il Piano della sanità ligure Medici e sindacati pronti allo scontro Presto II via libera della giunta Bucci Guido Filippi Quattro (•irme per il via libera al documento che completala rivoluzione della sanitàligure. Ieri pomeriggio nella sede ai piani alti di piazza della Vittoria, i vertici dell'Azienda Tutela della Salute (Ats) hanno approvato il Piano organizzativo aziendale (Poa) che definisce nel dettaglio l'organigramma e soprattutto cosa devono fare lesingoleAree(exAsl)da Ventimigliaa Sarzana. Nonostante le proteste delle Conferenze dei sindaci e la minaccia di uno sciopero - a questo punto molto vicino - da parte dei medici di tutte le sigle si ndacali, oltre eh e del comparto, èstata approvata la delibera che, almeno sulla carta, dovrebbe inette rè ordine nell'organizzazione de Uà sanità ligure: è stata Firmata dal direttore generale Marco Damonte Prioli, dal direttore sanitario Michele Orlando, dal direttore socios an itario Pierluigi Vi nai e dalla direttrice amministrativa Elena Galbusera. Non ci sono state modifiche dell'ultima ora, nonostante le pressioni provenienti da piùdirezioni: adesso, prima di diventare operativo, sarà approvato dalla giunta Bucci entro ottobre, così ha assicurato il presidente dellaRegione. « di Pi ano - commenta Prio - li - punta a rafforzarei servizi, a partire da quelli più vicini ai cittadini. Le Case e gli Ospedali della comunità, le attività ambulatoriali e quelle ospedaliere devono operare in modo sempre più coordinato. Interveniamosull'organizzazione, valorizzando le professionalitàe utilizzando meglio le risorse disponibili. Non sono previsti tagli dei servizi, compreso il numero dei posti letto, ne un arretramento dell'offerta sanitaria». La decisione non mette fine alle polemiche che negli ultimi mesi sonoamvate da tutta la Liguriaedapiùfronti: consiglieri regionali di opposizione ma anche di maggioranza, conferenze dei sindaci delle vecchie Asi, sindacati e rappresen tanti delle associazioni di volontariato. Lunedì ha avuto esito negativo l'incontro tra i vertici di Ats e sette sigle sindacali dei camici bianchi che, al termine, non hanno potuto far altro che confermare lo statodi agitazione, peraltro già nell'aria. Un primo tentativo c'era già stato una decina di giorni fa in Prefettura. I. 'assessore alla Sa nità Mass imo N ico lò non ha nascosto la sua preoccupazione per lo scontro.— FlrpjLj ; : : r » . Ar ; Un medico al San Martino -tit_org- Approvato il Piano della sanità ligure Medici e sindacati pronti allo scontro -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/01/2026100103112807117.PDF §---§