title§§ L'isola supera il monitoraggio del ministero ma è prima in Italia per rinuncia alle cure
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169606521.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "NUOVA SARDEGNA" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:08:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169606521.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169606521.PDF', 'title': 'NUOVA SARDEGNA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169606521.PDF
tp:ocr§§ L’isola supera il monitoraggio del ministero ma è prima in Italia per rinuncia alle cure L’analisi di Gimbe: «La Sardegna al diciottesimo posto per assistenza negli ospedali» Sassari Sulla carta la Sardegna supera l’esame. Nella vita di tutti i giorni, però, sempre più sardi restano senza le visite e gli esami di cui avrebbero bisogno. È la contraddizione che emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe, pubblicata qualche giorno fa, sul monitoraggio ministeriale dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) relativo al 2024. L’isola risulta tra le regioni “promosse”, con 212 punti su un massimo di 300, si colloca al quindicesimo posto tra regioni e province autonome ed è adempiente secondo il Nuovo sistema di Garanzia. Il risultato migliora di venti punti rispetto al 2023. Il dato complessivo, però, nasconde forti differenze. Nelle tre aree in cui sono raggruppati i 27 indicatori, la Sardegna è tredicesima per la prevenzione, diciassettesima per l’assistenza distrettuale e diciottesima per quella ospedaliera. In pratica, proprio i due settori con cui i cittadini hanno più spesso a che fare. Il quadro diventa ancora più netto se si guarda alle rinunce. Nel 2024 quasi 5,8 milioni di italiani non hanno fatto almeno una visita o un esame prescritto dal medico. Secondo i dati Istat citati da Gimbe, la Sardegna è la regione con la percentuale più alta di rinunciatari alle cure: il 23,9% tra coloro che avevano ottenuto altre prestazioni e l’8,7% per il restante collettivo. La percentuale più elevata di rinunce si riscontra nella classe 45-64 anni, pari al 12,6%, mentre scende al 7% nella popolazione sotto i 45 anni. Secondo il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, i due dati non si escludono a vicenda. Se le regioni vengono promosse mentre crescono spesa privata e rinunce, «non possiamo concludere che la sanità sia improvvisamente migliorata». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- L'isola supera il monitoraggio del ministero ma è prima in Italia per rinuncia alle cure -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169606521.PDF
§---§
title§§ Nascelo sportello Pd controle liste d'attesa "Evitiamo di penalizzare chi è più debole"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169006527.PDF
description§§
Estratto da pag. 53 di "STAMPA ASTI" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:09:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169006527.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169006527.PDF', 'title': 'STAMPA ASTI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169006527.PDF
tp:ocr§§ Nella sede di corso Casale informazioni e consulenze anche per i ricorsi in caso di lunghi tempi per l’assistenza medica Nasce lo sportello Pd contro le liste d’attesa “Evitiamo di penalizzare chi è più debole” S anità in affanno e liste d'attesa interminabili. Nell'Astigiano la risposta arriva direttamente dal territorio, dove la politica e il volontariato uniscono le forze per difendere un diritto fondamentale come quello alle cure mediche. Per contrastare l'emergenza ed evitare che le famiglie debbano rinunciare a curarsi a causa dei costi proibitivi della sanità privata, il Partito Democratico di Asti ha deciso di scendere in campo direttamente. Nella sede di corso Casale 162, apre ufficialmente i battenti lo Sportello Salute, un presidio totalmente gratuito nato per offrire assistenza, orientamento e supporto concreto ai cittadini in difficoltà. L'iniziativa nasce come risposta a una situazione locale e regionale definita dal Pd «insostenibile, segnata da una progressiva privatizzazione di fatto dei servizi sanitari che penalizza i più deboli». I dati parlano chiaro e raccontano un disagio profondo: l'8,8% dei piemontesi, una percentuale superiore alla media nazionale secondo le rilevazioni della Fondazione Gimbe, sceglie ormai di rinunciare del tutto alle cure per motivi economici, costretto a scegliere tra la spesa alimentare e la salute. Di fronte a tempi d'attesa che spesso superano «ogni limite di decenza» per visite ed esami specialistici, il nuovo sportello spiegherà ai cittadini come far valere i propri diritti attraverso gli strumenti previsti dalla legge, come il Percorso di Tutela regolamentato dal decreto legislativo numero 124 del 29 aprile 1998 e dalle successive disposizioni regionali. Questa procedura consente di ottenere le prestazioni mediche nei tempi massimi stabiliti dall'impegnativa del medico di base, rivolgendosi al Centro Unico di Prenotazione per pretendere una nuova data. Nel caso in cui la struttura pubblica non riesca a rispettare le scadenze previste, l'azienda sanitaria è tenuta a garantire la prestazione in regime di libera professione intramuraria o presso una struttura privata accreditata, senza che il cittadino debba sborsare un solo euro in più rispetto al normale ticket sanitario. Il servizio di ascolto e consulenza sarà gestito a turno da un gruppo di donne volontarie dotate di una lunga e solida esperienza maturata nel settore sanitario e nel mondo dell'associazionismo locale. Un team composto da Adele Gianna Calori, Rita Bianchini, Oriella Bolla, Giulia Numa, Aurora Sabatini, Mariella Sacco e Cristina Venier. Questa nuova apertura andrà a potenziare la rete di supporto già attiva in città grazie all'impegno di sigle sindacali come la Cgil e realtà come la Casa del Popolo, offrendo un punto di riferimento ancora più capillare per chi si sente smarrito tra le pieghe della burocrazia sanitaria. Lo Sportello Salute riceverà il pubblico ogni giovedì pomeriggio, dalle ore 16 alle ore 18, nella sede di corso Casale 162. Per chi vuole ricevere maggiori informazioni, è attivo il numero telefonico 0141/593217. P.V. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nascelo sportello Pd controle liste d’attesa “Evitiamo di penalizzare chi è più debole” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003169006527.PDF
§---§
title§§ La corsa dei generici inizia ad accusare segnali di stanchezza
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003227207225.PDF
description§§
Estratto da pag. 7 di "L'IDENTITÀ" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003227207225.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003227207225.PDF', 'title': "L'IDENTITÀ"}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003227207225.PDF
tp:ocr§§ La corsa dei generici inizia ad accusare segnali di stanchezza FARMACEUTICA: TUTTI I NUMERI DEL RAPPORTO EGUALIA I farmaci generici continuano a correre ma il comparto inizia a dare segnali di stanchezza. È stato presentato, ieri a Roma, l’11esimo Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci equivalenti. Lo studio di Egualia, l’organizzazione che rappresenta le imprese specializzate in farmaci generici, realizzato con il contributo di Nomisma e Teha, non nasconde che, dopo anni di crescita e sotto la pressione dell’aumento dei costi delle materie prime (a cominciare dall’energia), le imprese iniziano a rallentare. I numeri, comunque, restituiscono il quadro di un comparto in ottima salute. I generici, in Italia, valgono complessivamente 6,8 miliardi in termini di ricavo e danno lavoro a 11.792 addetti “diretti”. Si tratta di dati che, però, vanno contestualizzati ancora meglio. E, così, l’intera filiera dei farmaci generici produce valore per oltre 20,4 miliardi di euro e offre impiego a poco meno di 50mila persone. Poi c’è il rovescio della medaglia. Che riguarda la redditività, in calo dello 0,3% sull’anno, che si attesta adesso al 2,8%. Questo, purtroppo, è segnale che non promette nulla di buono. Ma che, naturalmente, va a sua volta contestualizzato affinché possa essere letto nel suo autentico significato. E non si capiscono le ragioni di questo calo se non si ricostruisce l’entità dei rincari con cui la filiera della farmaceutica “generica” è costretta a fare i conti. Tra il 2020 e il 2024 i costi di produzione sono cresciuti complessivamente del 32,1%, per effetto del combinato disposto tra l’aumento delle materie prime, +30,9%, e dei servizi, +34,4%. Le aziende, come riportato da un recente report Istat, hanno provato (e continuano a farlo) ad ovviare in tutti i modi. Puntando forte sull’innovazione (che riguarda addirittura il 90% delle imprese che operano nel comparto farmaceutico), specialmente di processo. Razionalizzare, snellire procedure e processi è diventato il mantra delle aziende. Ora, però, arriva il primo passo indietro sul fronte della redditività ed è qualcosa che deve far riflettere. Non solo il comparto ma, soprattutto, le istituzioni. A maggior ragione dal momento che la farmaceutica, oggi, rappresenta uno dei settori più vitali ed effervescenti dell’economia nazionale. Ma non va nemmeno dimenticato l’apporto, decisivo, che i farmaci generici restituiscono all’intera Nazione in termini di diritto alle cure. Solo tra il 2016 e il 2025, in pratica negli ultimi dieci anni, biosimilari e farmaci fuori brevetto hanno generato 8,2 miliardi di euro di risparmi, oltre 850 milioni nel solo 2025. Numeri che potrebbero saliere ancora a fronte delle scadenze previste tra 2026 e 2028 che potrebbero “liberare” fino a 1,2 miliardi di euro. Il ministro alla Salute Orazio Schillaci l’ha detto con chiarezza: “I farmaci equivalenti rappresentano una risorsa importante per il Servizio sanitario nazionale: contribuiscono a garantire l’accesso alle cure e a utilizzare in maniera più efficiente le risorse disponibili, favorendo la sostenibilità dell’assistenza farmaceutica”. E ancora: “In uno scenario internazionale complesso, è essenziale rafforzare le filiere produttive e assicurare la continuità degli approvvigionamenti”. Appunto. ---End text--- Author: MARIA GRAZIOSI Heading: FARMACEUTICA: TUTTI I NUMERI DEL RAPPORTO EGUALIA Highlight: Image:(© Imagoeconomica) -tit_org- La corsa dei generici inizia ad accusare segnali di stanchezza -sec_org-
tp:writer§§ MARIA GRAZIOSI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003227207225.PDF
§---§
title§§ Il modello legislativo italiano per la prevenzione e cura del diabete Bertaggia (Fand): accesso equo alle terapie con le tecnologie più innovative
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003235907212.PDF
description§§
Estratto da pag. 21 di "MF" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:40:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003235907212.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003235907212.PDF', 'title': 'MF'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003235907212.PDF
tp:ocr§§ Il modello legislativo italiano per la prevenzione e cura del diabete Bertaggia (Fand): accesso equo alle terapie con le tecnologie più innovative Q uasi 4 milioni di persone in Italia convivono con il diabete, a cui si aggiunge circa un milione e mezzo di persone che non sa di averlo. I casi di tipo 1, una quota minoritaria rispetto al tipo 2, sono destinati a crescere del 16 per cento entro il 2049, fino a superare le 239 mila unità. Accanto ai dati sulla situazione italiana che stanno emergendo dai lavori del 62° congresso Easd in svolgimento a Milano, ampio spazio è anche dedicato al confronto con l’esperienza normativa del nostro Paese, indicata a più riprese come un modello per il resto del continente. Il percorso legislativo italiano in materia di diabete e malattie metaboliche affonda le radici nella legge quadro del 1987, che è stata la prima al mondo a riconoscere e tutelare i diritti delle persone con diabete. Da allora il quadro normativo si è progressivamente ampliato: la cosiddetta legge Mulè ha introdotto il primo programma di screening in età pediatrica per la diagnosi tempestiva del diabete di tipo 1 e della celiachia, mentre la recente legge Pella ha riconosciuto formalmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. A questo impianto si aggiunge il disegno di legge 287, presentato dalla senatrice Daniela Sbrollini e attualmente all’esame del Parlamento, che punta a riconoscere l’attività fisica come strumento terapeutico vero e proprio, prescrivibile dal Servizio Sanitario Nazionale al pari di una cura farmacologica. Il vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, da cui prende nome la legge sullo screening pediatrico, ha ricordato come l’alleanza tra ricerca scientifica e scelte legislative pionieristiche abbia permesso di trasformare l’evidenza clinica in un modello organizzativo efficace, capace di intercettare la malattia in fase precoce, minimizzare i rischi e sostenere le famiglie. «L’Italia ha tracciato una strada avanguardistica che auspico possa diventare presto un punto di riferimento per le politiche sanitarie di tutta Europa», ha dichiarato Mulè. Sul fronte della prevenzione interviene anche la senatrice Daniela Sbrollini, co-coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare su obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, che ha richiamato l’urgenza di innovare il sistema sanitario e sociale davanti alla crescente diffusione di diabete e obesità tra i più giovani, spingendo verso un approccio olistico e orientato alla persona. In questa prospettiva si inserisce il disegno di legge che porta la sua firma, pensato per consentire la prescrizione dello sport come un vero farmaco, privo di controindicazioni e utile a ogni età. «Investire oggi nella prevenzione e nei corretti stili di vita significa tutelare i nostri ragazzi e garantire la sostenibilità del sistema sanitario», ha detto Sbrollini. In un momento in cui i dati epidemiologici su diabete di tipo 1 e di tipo 2 tra i minori spingono verso politiche di prevenzione e diagnosi precoce sempre più strutturate, il congresso in svolgimento a Milano sta offrendo l’occasione per fare il punto sul modello italiano, costruito nell’arco di quasi quattro decenni attraverso interventi normativi successivi, e sulla sua possibile esportazione a livello europeo. L’aumento delle diagnosi fra i giovani fa suonare il campanello d’allarme anche nel mondo dell’associati zionismo dei pazienti. Manuela Bertaggia, presidente di Fand, l’Associazione italiana diabetici Odv, ha ripercorso il ruolo dell’associazione nella nascita della legge 115 del 1987 e ha indicato tra le priorità quotidiane l’accesso equo alle terapie e alle tecnologie più innovative, il sostegno alle famiglie fin dai primi momenti della diagnosi e il contrasto allo stigma legato alla malattia. «Il primato legislativo italiano continui a tradursi in una concreta tutela della qualità della vita», ha affermato Bertaggia, ribadendo l’impegno di Fand al fianco delle istituzioni. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading:
Highlight: Image:Giorgio Mulè vicepresidente della Camera dei deputati -tit_org- Il modello legislativo italiano per la prevenzione e cura del diabete Bertaggia (Fand): accesso equo alle terapie con le tecnologie più innovative -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003235907212.PDF
§---§
title§§ Turismo sanitario a quota mld
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228007217.PDF
description§§
Estratto da pag. 27 di "MF" del 30 Sep 2026
Faroni (ini): il modello nazionale si può esportare
pubDate§§ 2026-09-30T04:40:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228007217.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228007217.PDF', 'title': 'MF'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228007217.PDF
tp:ocr§§ Superare le contrapposizioni tra pubblico e privato: l’Italia può diventare l’hub del Mediterraneo TURISMO SANITARIO A QUOTA 2 MLD Faroni (Ini): il modello nazionale si può esportare L iste d’attesa, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, capacità di attrarre pazienti dall’estero. Ma anche un richiamo al sistema del credito. Alcune sfide, tra le tante, per il nostro sistema sanitario, secondo Cristopher Faroni, imprenditore della sanità e presidente del gruppo Ini: 80 anni di storia nella sanità, 10 strutture private accreditate da 1.200 posti letto e 2 mila collaboratori. Nel suo ultimo libro, Il Mediterraneo della Salute, (edizione Nuova Cultura), Faroni racconta la sua visione della sanità, lontana da ideologie anacronistiche, e proiettata su orizzonti internazionali perché «in Italia non ci manca nulla per tornare ad avere un ruolo da protagonisti nel Mediterraneo e diventare un hub di riferimento per i pazienti internazionali». «Dobbiamo smettere di ragionare per contrapposizione tra pubblico e privato – racconta Faroni - Il priCristoph vato accreditato è imprendi già parte del Ssn e sanità eP deve essere utilizGrup zato, con regole e controlli, per mettere a disposizione capacità diagnostica, sale operatorie, posti letto, tecnologie e professionisti. Salvaguardare il nostro Servizio Sanitario Nazionale, tra i migliori del mondo, è un valore assoluto che nessun operatore privato vorrà mettere in discussione. Ma dobbiamo guardare oltre». Sul fronte delle liste d’attesa, Faroni indica nella programmazione congiunta una delle leve principali. «Il cittadino deve poter ricevere la prestazione appropriata nei tempi previsti, indipendentemente dalla natura giuridica della struttura. Se nel sistema esiste capacità produttiva disponibile e inespressa, lasciarla inutilizzata mentre le persone aspettano mesi non è efficiente e ricade negativamente e direttamente sulla salute del paziente. Cooperazione, non competizione». Ma per Faroni la sanità italiana ha anche una seconda frontiera: l’internazionalizzazione. «La sanità non è soltanto una voce di spesa, ma anche un comparto produttivo del Paese. È anche ricerca, tecnologia, occupazione qualificata, investimener Faroni to e attrattività per tore della il paziente interresidente nazionale. L’Itapo Ini lia può diventare l’hub sanitario naturale del Mediterraneo, collegando Europa, Nord Africa e Medio Oriente e attrarre pazienti che oggi si curano privatamente, con assicurazioni sanitarie, in altri Paesi». I numeri mostrano un mercato in forte sviluppo. Grand View Research stima il medical tourism mondiale in 34 miliardi di dollari nel 2025, 38,6 miliardi nel 2026 e 126,2 miliardi entro il 2035, con una crescita media annua del 14,1%. La Turchia, ad esempio, da sola valeva il 13,5% dei ricavi globali nel 2025. In Italia, secondo i dati 2023 di Federterme e The European House-Ambrosetti riportati da Ice Agenzia, il turismo sanitario vale circa 2,1 miliardi di euro. «Questi flussi dimostrano che i pazienti si muovono già, ma spesso vanno altrove. Portano risorse in altri Paesi», osserva Faroni. «La domanda è se l’Italia vuole intercettarli. Siamo competitivi su tutti i fronti, costi e qualità in tanti ambiti: chirurgia ortopedica e robotica, oncologia, cardiologia e cardiochirurgia, fertilità, diagnostica avanzata, riabilitazione, prevenzione e longevity sono aree nelle quali possiamo costruire un’offerta internazionale riconoscibile, nel Paese più bello e accogliente del mondo, perché siamo eccellenti anche nell’umanizzazione della cura, aspetto che non è replicabile altrove». Per farlo, secondo Faroni, serve una strategia-Paese: «Ci vorrebbe un po’ più coraggio e meno pigrizia da parte del sistema bancario. L’accesso al credito per le imprese sanitarie è un aspetto vitale. Registriamo un enorme interesse per i gruppi italiani da parte di fondi internazionale che, legittimamente, perseguono i propri scopi. Investire oggi nella sanità vuol dire difendere il proprio sistema sanitario e la salute delle prossime generazioni. E poi, insieme, dobbiamo mett
ere a terra una visione sinergica e strategica che metta insieme governi, reti diplomatiche, International Patient Office, assicurazioni internazionali, smart clinic, in una filiera che integri strutture sanitarie, trasporti e hospitality. L’Italia possiede competenze cliniche, tecnologia e capacità di accoglienza. Ora deve trasformarle in un sistema capace di attrarre pazienti e generare valore, senza togliere risorse al Ssn ma creando nuove opportunità di crescita». (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Cristopher Faroni imprenditore della sanità e Presidente Gruppo Ini n a r g d z Cristopher Faroni o e n a r r e t i d e Il M e t u l a s a l del der della a le a li ta ’I n u r e p e m Tutti insie sanità -tit_org- Turismo sanitario a quota mld -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228007217.PDF
§---§
title§§ La sanità non guarisce coni miliardi = La sanità non guarisce con quei 17 miliardi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228407221.PDF
description§§
Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:41:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228407221.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228407221.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228407221.PDF
tp:ocr§§ LA RIFLESSIONE LA SANITÀ NON GUARISCE CON I MILIARDI La sanità non guarisce con quei 17 miliardi LA RIFLESSIONE umentare il Fondo sanitario nazionale è necessario ma non è sufficiente a funzionare Asl e ospedali e ad assicurare la cure che servono ai cittadini italiani. Le Regioni hanno chiesto al Governo di incrementare il Fondo di 17 miliardi di euro: una richiesta irrealistica vista la condizione delle finanze pubbliche. continua a pagina XII A segue dalla prima pagina di ETTORE MAUTONE on basta erogare più risorse per curare meglio i cittadini. L’assistenza oggi costa più di ieri, è certamente vero: la popolazione invecchia, aumentano le malattie croniche, arrivano farmaci innovativi molto efficaci ma costosi, crescono le spese per personale, energia e tecnologie. Negare la necessità di maggiori risorse significherebbe dunque ignorare la realtà. Il problema tuttavia è che la sanità italiana non soffre soltanto per la mancanza di denaro. Soffre anche per come quel denaro viene distribuito, utilizzato e trasformato - oppure non trasformato - in servizi per i cittadini. Il confronto tra Regioni e Governo non può quindi esaurirsi nella definizione dinamica manciata di miliardi in più ogni anno. La domanda decisiva non è soltanto quanto aggiungere al FonN do sanitario, ma che cosa si vuole ottenere con quelle risorse. Ridurre realmente le liste d’attesa? Rafforzare la medicina territoriale? Trattenere medici e infermieri nel servizio pubblico? Assistere a casa anziani e malati cronici? Diminuire gli accessi impropri ai pronto soccorso? Sono obiettivi diversi, che richiedono programmi, personale e responsabilità precise. Da troppi anni il dibattito sulla sanità si ripete seguendo lo stesso copione. Le Regioni denunciano l’insufficienza dei finanziamenti, il Governo ricorda gli aumenti già concessi, i professionisti segnalano organici ridotti e i cittadini continuano ad aspettare mesi per una visita o un esame. Tutti, almeno in parte, hanno ragione. Ma il risultato non cambia. Il paradosso è che talvolta spendiamo senza riformare in profondità un sistema capace di prendere in carico le persone. Finanziamo singole prestazioni, edifici, apparecchiature e progetti ma fatichiamo a collegare ospedale, medicina generale, specialistica, assistenza domiciliare e servizi sociali. Il cittadino viene lasciato solo nel passaggio da un livello all’altro e finisce per cercare una scorciatoia nel pronto soccorso oppure nella sanità a pagamento. Il Servizio sanitario nazionale non può limitarsi ad aggiungere nuovi pezzi a un’organizzazione frammentata. Le Case della comunità e gli Ospedali di comunità rappresentano una prospettiva importante ma i muri da soli non curano. Senza medici, infermieri, tecnici, collegamenti digitali e percorsi condivisi rischiano di diventare strutture nuove dentro un modello vecchio. È la lezione che dovremmo ricavare anche dal Pnrr. Abbiamo investito nella costruzione di presìdi territoriali e nell’acquisto di tecnologie ma ora occorre garantire le risorse correnti necessarie a farli funzionare. Non basta inaugurare una Casa della comunità: bisogna dire chi vi lavorerà, quali servizi offrirà, in quali orari e come si collegherà con medici di famiglia e ospedali. Lo stesso vale per la tecnologia: telemedicina, intelligenza artificiale, Fascicolo sanitario elettronico e ospedali virtuali possono cambiare profondamente l’assistenza, soprattutto per i malati cronici. Ma digitalizzare un’organizzazione inefficiente significa spesso trasferirne sullo schermo le inefficienze. La tecnologia deve servire a seguire il paziente a casa, evitare ricoveri non necessari, condividere informazioni e liberare tempo clinico. Non può essere ridotta a una collezione di piattaforme che non dialogano tra loro. Più che continuare a pagare la quantità delle prestazioni, dovremmo cominciare a finanziare la qualità dei risultati. Quanto si è ridotta l’attesa per una visita? Quanti ricoveri evitabili sono stati risparmiati? Quanti anziani vengono assistiti a domicilio? Quanti professionisti sono stati assunti
e quanti hanno deciso di restare? Sono queste le domande alle quali ogni nuovo stanziamento dovrebbe essere collegato. Il nodo del personale è ancora più urgente. Medici e infermieri non sono numeri da inserire in una pianta organica. Sono persone sottoposte a turni pesanti, responsabilità crescenti, aggressioni e retribuzioni spesso non proporzionate all’impegno. Senza un serio investimento sul lavoro, sulla formazione e sulla qualità della vita professionale, continueremo a perdere competenze anche aumentando i fondi disponibili. Gli stessi finanziamenti poi producono risultati diversi perché differenti sono capacità amministrativa, programmazione, reti cliniche e organizzazione dei servizi. Governo e Regioni hanno il dovere di accompagnarla con un patto sul modo in cui il denaro verrà impiegato ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: LA RIFLESSIONE Highlight: Image: -tit_org- La sanità non guarisce coni miliardi La sanità non guarisce con quei 17 miliardi -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228407221.PDF
§---§
title§§ «Servono più risorse per la sanità pubblica Un reintegro del bollo o ci saranno tagli»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236407205.PDF
description§§
Estratto da pag. 23 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:40:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236407205.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236407205.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236407205.PDF
tp:ocr§§ «Servono più risorse per la sanità pubblica Un reintegro del bollo o ci saranno tagli» Il governatore batte cassa La sanità pubblica ha bisogno di più risorse, come «chiedono tutti i presidenti di Regione». Il governatore toscano Eugenio Giani torna a battere cassa dopo aver partecipato a Roma alla riunione della Conferenza delle Regioni, con al centro bilancio e sanità. Parallelamente «serve più chiarezza per quanto riguarda la compensazione delle mancate entrate dal bollo auto». L’inflazione, osserva, «ha fatto crescere costi e prezzi. Per mantenere elevati i servizi offerti a tutti i cittadini dalla sanità pubblica servono maggiori risorse», necessarie «per sostenere la spesa farmaceutica, valorizzare ospedali e investire sulla sanità territoriale». In Italia, prosegue, «lo Stato investe appena il 6% del prodotto interno lordo nella spesa sanitaria. La Francia l’8%, la Germania il 10%. Occorre aumentare le risorse messe a disposizione del Fondo sanitario nazionale». E se «il ministro Schillaci a luglio aveva chiesto almeno cinque o sei miliardi in più, io dico sei o sette. Senza un aumento consistente vedremo, infatti, i sistemi sanitari delle Regioni entrare fortemente in crisi». «L’incremento per la sanità è un’esigenza». In sintesi è questa la posizione emersa dalla Conferenza delle Regioni riunita in seduta straordinaria per discutere della proposta da portare al governo in vista della prossima legge di bilancio. Un’esigenza condivisa dai presidenti. Nella bozza la richiesta era di 18 miliardi di risorse aggiuntive per la sanità nel triennio 2027-2029. ---End text--- Author: Redazione Heading: Il governatore batte cassa Highlight: Image: -tit_org- «Servono più risorse per la sanità pubblica Un reintegro del bollo o ci saranno tagli» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236407205.PDF
§---§
title§§ Manovra, le Regioni battono cassa 18 miliardi in tre anni per la sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228107218.PDF
description§§
Estratto da pag. 37 di "REPUBBLICA" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:40:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228107218.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228107218.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228107218.PDF
tp:ocr§§ Manovra, le Regioni battono cassa 18 miliardi in tre anni per la sanità Serviranno a pagare di più il personale: 1,6 miliardi per le retribuzioni di medici e infermieri d’accordo anche i governatori del centrodestra ma l’ok finale slitta alla prossima settimana iù soldi in manovra per la sanità italiana. Li ha chiesti, già a luglio scorso, il ministro alla Salute Orazio Schillaci, li chiedono adesso anche le Regioni. Quanti? Ieri mattina gli assessori alla Salute si sono riuniti ed hanno approvato un documento nel quale si propone al governo di mettere 18 miliardi di euro nei prossimi tre anni, partendo da 6,8 nel 2027. È necessario che il governo intervenga, visto che per l’anno prossimo la manovra 2026 ha stanziato un misero miliardo in più, che porterebbe il Fondo sanitario a 143,8 miliardi. Troppo pochi. Dopo la presa di posizione degli assessori, alle 13 di ieri si sono riuniti i presidenti delle Regioni, che hanno discusso anche dei criteri di suddivisione del fondo, confermando in sostanza la richiesta della mattina. In chiusura però il presidente della Conferenza delle Regioni, il leghista Massimiliano Fedriga che guida il Friuli Venezia Giulia, ha detto che ci vuole ancora qualche giorno di studio. Secondo lui bisogna motivare bene la posizione delle Regioni, spiegazione che è sembrata un po’ un modo per non indirizzare al governo amico una richiesta di soldi che forse lui considera troppo alta o comunque poco circostanziata. Finito l’incontro, però, un altro presidente di centrodestra, e cioè Francesco Rocca del Lazio, di Fdi, P ha spiegato che «il documento sostanzialmente è stato approvato. Facciamo una nuova riunione in commissione Salute martedì per un approfondimento, l’ultimo sui numeri, quindi proprio per essere sicuri che siano contenute all’interno le spese fisse che ciascuna regione deve sostenere. E poi si procederà ad aprire il tavolo col governo». Secondo Rocca è necessario un «incremento sostanzioso», anche per sostenere gli aumenti delle spese energetiche e del personale. Antonio Decaro della Puglia (Pd) dice: «Aspettiamo qualche giorno e capiremo la richiesta definitiva che proporremo al governo». Ma senza nuove risorse, ha avvertito, «rischia di saltare il sistema sanitario in tutte le regioni italiane». Nel documento degli assessori vengono chiesti, oltre ai 6,8 miliardi per il 2027, 5,4 per il 2028 e 5,7 per il 2029. I soldi servono, intanto, per pagare di più il personale sanitario. E 1,1 miliardi l’anno vanno agli infermieri, che in Italia hanno una retribuzione bassa rispetto a molti altri Paesi europei. «Quella lorda annua lorda è pari a 36.560 euro a fronte di una media dei dell’Europa occidentale di 49.727». L’idea è di dare 8.700 euro lordi in più all’anno a infermiere. Poi si vorrebbe destinare un po’ meno di mezzo miliardo ogni anno all’aumento degli stipendi dei medici, con un incremento più alto, nel 2027, per chi lavora in pronto soccorso e in anatomia patologica. Poi viene chiesta l’abolizione dei tetti sulle assunzioni del personale. Le Regioni, inoltre, chiedono un aumento della parte indistinta del Fondo sanitario nazionale, cioè non vincolata a garantire determinati servizi. Si chiede di «assicurare adeguata copertura alle principali voci di spesa sanitaria non soggette a tetto di spesa». E cioè 3,4 miliardi nel 2027, 3,7 il 2028 e 4 il 2029. Si tratta che soldi che servono a ridurre «il rischio di sottofinanziamento di componenti di spesa incomprimibili, la cui copertura rappresenta una condizione imprescindibile per la continuità e l’efficacia dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza». Schillaci, però, non ama che siano dati soldi senza indicazione sul loro utilizzo, e su questo avrà una posizione diversa dalle realtà locali. Infine, nel documento che per Rocca sarà approvato a breve, vengono chiesti anche 114 milioni l’anno per rifinanziare le spese per i profughi ucraini e 1,5 miliardi solo per il 2027 per un fondo per l’innovazione terapeutica.©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: i numeri 1,
1 miliardi Gli infermieri Tra i meno pagati in Europa con 36.560 euro a fronte di una media dei dell’Europa occidentale di 49.727. Previsti 1,1 miliardi l’anno 500 milioni I medici Per loro chiesti 500 milioni l’anno. L’incremento più alto, nel 2027, verrebbe destinato a chi lavora in pronto soccorso e in anatomia patologica. Viene anche chiesta l’abolizione dei tetti sulle assunzioni del personale. Image: -tit_org- Manovra, le Regioni battono cassa 18 miliardi in tre anni per la sanità -sec_org-
tp:writer§§ Michele Bocci
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003228107218.PDF
§---§
title§§ Le Regioni in pressing «Più fondi alla sanità»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236107202.PDF
description§§
Estratto da pag. 3 di "SECOLO XIX" del 30 Sep 2026
Riunione straordinaria del a Conferenza
pubDate§§ 2026-09-30T04:40:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236107202.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236107202.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236107202.PDF
tp:ocr§§ Le Regioni in pressing «Più fondi alla sanità» Riunione straordinaria de la Conferenza Æ Ù incremento // | per la sanità | . èun'esigen- \ \ ë J za». È la posizione emersa dalla ConferenzadelleRegioniriunitain seduta straordinaria per discutere deUapropos ta da portare al governo in vista della prossima legge di bilancio. Un'esigenza condivisa dai presidenti, che dovrà essere tradotta in una richiesta fi n an ¿iaria precisa. Nella bozza elaborata dalla Corn missione Salute era no stati indicati oltre ISnuliardi dirisorse aggiuntive per la sanità nel triennio 2027-2029. insieme al superamento dei vincoli alla spesa per il personale, a maggiori risorse per medici e infermieri e a un nuovo Fondo dal, 5 miliardi peri'inno vazione terapeutica. Ma sui numeri la Conferenza non ha ancora dato il vialibera definitivo. Ieri è stata infatti approvata la parte ordinamentale del documento, cioè i contenuti e le esigenze da sottoporre al governo . Per la parte finanziaria servirà un nuovo passaggio: la pros si ma se ti mana si riuniranno le Commissioni Salute e Affari finanziari per verificare le spese vincolate e quantificare lerisorsenecessarie. Soprattutto sulla ripartizione dei fondi. L'obiettivo è arrivare a un «quadro definitivo» delle richieste da portare sul tavolo. «Vogliamo collaborare con ¡I governo, facendo emergere le necessità reali, chiedendo delle risorse precise», ha detto ¡I presidente della Conferenza MassimilianoFedriga. «Non intendiamo aprire una negoziazione fine a sé stessa, ma discutere di risorse che servono alle concrete esigenze del Servizio Sanitario Nazionale». Poi la previsione sui tempi: «Penso che in una settimana faremo il quadro definitivo» e poi ci si confronterà «con il governo». Intanto però dalle Regioni la linea è unanime. «C'è neœssità di un incremento sostanzioso», ha detto il presidente del Lazio Francesco Rocca, indicando tra i fattori di spesa anche energia efarmaceutica.— -tit_org- Le Regioni in pressing «Più fondi alla sanità» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236107202.PDF
§---§
title§§ Legge sul fine vita, la Regione rinvia Cappato: «Evitare sofferenze inutili» = «In Parlamento un nulla di fatto Le Regioni hanno il compito di evitare sofferenze inutili»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236507206.PDF
description§§
Estratto da pag. 8 di "SECOLO XIX" del 30 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-30T04:40:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236507206.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236507206.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236507206.PDF
tp:ocr§§ BUCCi:SPETTAA ROMA DECIDERE Legge sul fine vita, la Regione rinvia Cappato: «Evitare sofferenze imitili» EMANUELE ROSSI,. PAG! NA 8 Marco Cappato «In Parlamento un nulla di fatto Le Regioni hanno il compito di evitare sofferenze inutili» II tesorieredellassociazioneCoscloni: «Impugnare le leggi Un boomerang; GENOVA i sono tutte le Ó Ó condizioni •v^ · i per discutere V 1 e decidere un provvedimento che significa semplicemente assumersi le proprie responsabilità. Non è questo rinvio che cambia le cose . I ricorsi del governo? Si stanno rivelando un boomerang». Siéra presentato in aula nel consiglio regionale della Liguria, tra il pubblico, sperando in un esito differente, Marco Cappato. Il tesoriere dell'associazione Luca Coscio - ni è l'uomo che accompagnò inSvizzeraa morire Dj Fabo: il caso simbolo che portò alla sentenza della Corte Costituzionale nel 2019, quella che ha aperto al riconoscimento del suicidio medicalmente assistito in Italia. E proprio dall'associazione Coscioni sono ispirate le proposte di legge che sono state approvate in Sardegna, in Toscana, in Emilia Romagna e ultimamente anche inVeneto. Cappato, il centrodestra hachiestoe ottenuto un rinvio per esaminare la legge alla luce delle ultime sentenze. C'è il rischio che venga impugnata dall'esecutivo, ri co rda ü près idente Bu cci. «Andiamo con ordine: chi dice che bisogna aspettare il Parlamento non dice il vero, perché il Parlamento non ne sta discutendo, è una balla. C'èun problema di competenza regionale? Non è vero perché la Corte Costituzionale ha dimostrato che è compito delle Regioni legiferare sull'aiuto medico alla morte volontaria». Non si rischiano norme spez zatmo intutta Italia? «Se una persona ha d iritto o meno a essere aiutato a morire non lo decide la Regione Liguria o il Molise, perché l'ha già deciso la Corte Costituzionale. Anzi, si evita che ogni azienda sanitaria Faccia da sé. Come si fa la fecondazione assistita? Come si fanno gli aborti chi lodecide? La Regione Liguria. È la stessa identica cosa)). Quanti casi cisono stati sinora, qualisono le condizioni necessarie? «Se una persona è lucida e consapevole, con patologia irreversibile e tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale ha diritto di essere aiutata dal servizio sanitario quindi ['organizzazione è di competenza delle Regioni, comeègià accaduto in diciotto casi in tutta Italia e due in Liguria. Qual è la differenza? Dove c'è una procedura chiara sono definite modalità procedure e tempi, dove invece non c'è le aziende sanitarie sono colte ogni volta dal panico di non sapere come rispondere. E l'incertezza aggrava la condizione delle persone malate e anche la situazione del personale sanitario. È arrivata l'ora della responsabilità e di dare garanzie certe a chi soffre e ai medici». La norma non andrebbe incontraddizionecon lo sviluppo delle cure palliati ve? «No, tra l'altro avere dei tempi céleri non è importante solo per chi ha diritto a essere aiutato a morire ma ancora di piùper prevenire il suicidio di chi non ha diritto: se una persona scrive alla Asl e chiede di essere aiutato a morire, ma magari è "solo" depressa o non curata adeguatamente, quando è che vai a verificare se ci sono i requisiti? Dopo dite anni come È successo nelle Marche? Se esiste una procedura e una commissione, se quella persona può ancora essere aiutata con cure palliative, aiuto economico, un intervento tempestivopuòprevenire che quella persona decida di farla fin ita». Tutte le leggi regionali sono state impugnate dal governo, pensa che accadràanche al Veneto, che è a guida centrodestra? «Impugnare le leggi regionali si sta rivelando un boomerangtotale: queste leggi intanto sono in vigore tutte. E ogni volta che la Corte è chiamata a esprimersi conferma la responsabilità del servizio sanitario. La legge che il governo vuole discutere in Parlamento cancellerebbe proprio il ruolo delservizio sanitario. Se faranno ricorso contro una legge della loro stessa maggioranza in Veneto perderanno anche quello. L'unico puntoche è sl
ato toltoè il termine dei 20 giorni perforni rè una risposta, ma tutto il resto è in piedi». — E. ROS. La Consulta dice che è compito delle Regioni legiferare sull'aiuto medico alla morte volontaria -tit_org- Legge sul fine vita, la Regione rinvia Cappato: «Evitare sofferenze inutili» «In Parlamento un nulla di fatto Le Regioni hanno il compito di evitare sofferenze inutili» -sec_org-
tp:writer§§ e. ros.
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/30/2026093003236507206.PDF
§---§