title§§ Obesità, ecco le terapie orali armi in più contro la malattia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767105965.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 29 Sep 2026

Nuovi farmaci e approccio multidisciplinare al congresso di Ceglie Messapica

pubDate§§ 2026-09-29T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767105965.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767105965.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767105965.PDF tp:ocr§§ Obesità, ecco le terapie orali armi in più contro la malattia Nuovi farmaci e approccio multidisciplinare al congresso di Ceglie Messapica l L’obesità è una patologia che si sta trasformando in una vera emergenza, con un impatto significativo sia sul paziente cardiopatico sia sul Servizio sanitario nazionale. Insieme con l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia e il diabete mellito, è in cima alla classifica delle criticità cardiovascolari. Se ne parlerà nel corso di “Obesità e disfunzioni metaboliche: visione multidisciplinare”, congresso in programma il 3 ottobre a Ceglie Messapica nell'hotel Madonna delle Grazie. Coordinatrice scientifica dell’evento giunto alla terza edizione, la cardiologa Annapaola Zito, dirigente medico Asl Brindisi, responsabile dell’ambulatorio Dislipidemie e Obesità dell’Asl Brindisi. Specialisti e professionisti sanitari provenienti dalla Puglia e da importanti centri italiani si confronteranno sulle più recenti evidenze scientifiche legate all’obesità. Al cento dei lavori che si svolgeranno a un anno esatto dell’approvazione della legge con la quale l’Italia, primo paese al mondo, ha riconosciuto ufficialmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, il percorso diagnostico-terapeutico in continua evoluzione e che abbraccia più figure professionali. Durante il congresso, nel quale è previsto anche il contributo delle associazioni di pazienti obesi, saranno analizzate le sfide che il Ssn dovrà affrontare in futuro attraverso nuove linee guida di indirizzo, con un approccio necessariamente multidisciplinare. Del resto, l’obesità è una patologia che richiede l’apporto di più professionisti: cardiologi, endocrinologi diabetologi, fisiatri ortopedici, gastroenterologici, chirurghi generali, otorinolaringoiatri e pneumologi. Oggi in Italia il 9,8% dei bambini è obeso. Il fenomeno presenta una forte caratterizzazione territoriale, con valori più elevati nelle regioni del Mezzogiorno. In Puglia, nel 2023, il 35,9% dei bambini presentava un eccesso ponderale, contro il 28,8% della media nazionale. Nel dettaglio, il 21,1% è in sovrappeso, il 10,6% è obeso, il 4,2% presenta obesità grave. «Per chi si occupa di obesità - spiega la dottoressa Zito - questo è un momento di straordinaria evoluzione. Alle terapie che hanno già cambiato il trattamento della malattia si stanno affiancando formulazioni orali, molecole multi-agoniste, nuovi meccanismi d’azione e strategie terapeutiche completamente nuove. L’obiettivo non è semplicemente avere farmaci più potenti: è avere più possibilità terapeutiche, per scegliere il trattamento più adatto alla singola persona e alla complessità della sua malattia. La farmacoterapia dell’obesità sta entrando in una nuova fase. E siamo probabilmente soltanto all'inizio». Dai fattori di rischio cardiovascolari alle nuove terapie orali di nuova generazione che si sono aggiunte a quelle iniettive; dalla gestione del paziente con eccesso di peso alle conseguenze dell’obesità su respiro e vie aree ma anche sulla salute mentale; dal ruolo della nutrizione e della nutraceutica nella sindrome metabolica, alla chirurgia bariatrica, numerosi i temi al centro dei lavori che saranno preceduti dagli interventi del direttore generale della Asl Brindisi, Stefano Rossi, del direttore sanitario Luigi Vernaglione, del direttore amministrativo Loredana Carulli, del presidente dell'Ordine dei medici di Brindisi Arturo Oliva, del presidente dell'Ordine dei farmacisti Antonio Di Noi, del direttore medico dell'ospedale di Francavilla Fontana Annarita Desantis, del direttore medico dell’Ospedale Perrino Andrea Molino e del sindaco di Ceglie Messapica Angelo Palmisano. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:OBESITÀ In basso Annapaola Zito, coordinatrice scientifica del congresso di Ceglie Messapica -tit_org- Obesità, ecco le terapie orali armi in più contro la malattia -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767105965.PDF §---§ title§§ Intervista a Fabrizio Starace - « Salute mentale , la patologia è politica. Regioni allo sbaraglio» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766505963.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "MANIFESTO" del 29 Sep 2026

Presentato alla Camera il Rapporto Siep 2026. Intervista al presidente Fabrizio Starace

pubDate§§ 2026-09-29T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766505963.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766505963.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766505963.PDF tp:ocr§§ «Salute mentale, la patologia èpolitica.Regioniallosbaraglio» Presentato alla Camera il Rapporto Siep 2026. Intervista al presidente Fabrizio Starace II Godere di una buona salute mentale in Italia è anche - e forse soprattutto - questione politica. Lo spiega bene il presidente della Siep (Società italiana di epidemiologia psichiatrica) Fabrizio Starace che ieri ha presentato alla Camera l’ultimo rapporto pubblicato dall’organizzazione per mettere a confronto le Regioni, la loro capacità di gestire servizi e di offrire cure. «La quota di popolazione adulta trattata varia di quasi 4 volte fra le Marche e la Liguria; la dotazione di psicologi di 20 volte fra la Basilicata e la Valle d’Aosta; la quota di spesa territoriale assorbita dalla residenzialità va dall’11% della Provincia di Trento all’81% della Basilicata. La probabilità di essere visti da uno psichiatra entro 2 settimane dalla dimissione è del 15% nel Lazio e dell’80% nella Provincia di Bolzano; il ricorso al Tso varia di decine di volte. Differenze di questa ampiezza dipendono da scelte organizzative più che dall’epidemiologia: l’offerta, in larga parte, disegna la domanda». Professore, qual è la prevalenza in Italia dei disturbi psichici? Secondo l’ultimo rapporto del Global Burden of Disease stilato dall’Università di Washington, in Italia il 17% della popolazione presenta nel corso di un anno un problema di salute mentale. Nella maggioranza dei casi si tratta fortunatamente di disturbi psichici comuni come ansia, depressione, attacchi di panico. A fronte di questo 17%, i servizi trattano solo l’1,7% della popolazione. Cosa avete analizzato per stilare il Rapporto Siep 2026? Ci siamo mossi su tre livelli perché valutare le Regioni con un unico indicatore, come si fa nel nuovo sistema di garanzia dei Lea, non rende la complessità delle attività per la salute mentale e crea errori sistematici di valutazione che alterano poi le politiche di governo sulla sanità pubblica. Le regioni possono per esempio tenere sotto controllo alcuni indicatori, che sanno essere presi in considerazione, e trascurarne altri che non rientrano nel sistema di garanzia dei Lea. Allora abbiamo elaborato un indice sintetico che confronta tutte le 21 regioni e le province autonome su 14 indicatori chiave, dai posti letto al personale, dai ricoveri al Tso. Lo abbiamo poi messo in relazione con il punteggio Lea, e infine abbiamo analizzato i punti di forza e di debolezza di ciascuna regione. Utilizzando i dati ministeriali del 2024. Cosa ne emerge? Del tutto inaspettatamente abbiamo trovato che regioni come il Veneto, primo su tutte le macro aree dei Lea, nell’indice salute mentale si colloca invece al 14° posto. Viceversa, regioni come la Calabria, dove la sanità pubblica è carente, hanno però messo in campo risorse per la salute mentale. Il rischio, in questi casi, è che lo sforzo venga vanificato per la desertificazione generale. È un’Italia parcellizzata che non risponde del tutto alla classica divisione tra nord e sud. Nella classifica generale comunque ai primi posti ci sono Bolzano, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e Trento, e agli ultimi Sardegna, Molise e Abruzzo. Anche se quest’ultimo si distingue soprattutto per le lacune dei dati trasmessi al ministero. Ed è un problema, perché si possono governare i fenomeni solo se i dati arrivano completi, tempestivi e possibilmente disaggregati per Asl, non per regione. Quali interventi occorrono allora per affrontare quella che rischia di trasformarsi in un’emergenza sanitaria? Manca una visione di governo complessiva e un coordinamento, perché la salute mentale a differenza di tutte le altre branche della medicina è in stretta relazione con altre attività dell’amministrazione pubblica: le politiche sociali, del lavoro, della giustizia e della scuola. Occorre un’attività di governance che tenga dentro tutti questi attori, un’azione forte di indirizzo con specifiche priorità a livello centrale e un attento monitoraggio che faccia corrispondere a ciascuna azione un indicatore e una responsabilità, in modo da poter interve nire immediatamente. Oggi invece c’è una sorta di tacito patto tra governo nazionale e Regioni, per cui l’esecutivo dà meno soldi di quanti occorrerebbero e le Regioni fanno meno di quanto dovrebbero. Nessuno interpella la responsabilità dell’altro, salvo poi fare a scarica barile quando la salute mentale arriva agli onori della cronaca per fatti drammatici. ---End text--- Author: ELEONORA MARTINI Heading: Highlight: La quota di popolazione trattata varia di quasi 4 volte fra Marche e Liguria; la dotazione di psicologi di 20 volte fra Basilicata e Valle d’Aosta: l’offerta per lo più disegna la domanda Image:Milano, giornata mondiale per la salute mentale foto di Carlo Cozzoli / LaPresse -tit_org- Intervista a Fabrizio Starace - « Salute mentale , la patologia è politica. Regioni allo sbaraglio» -sec_org- tp:writer§§ ELEONORA MARTINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766505963.PDF §---§ title§§ Aborto, tra dati in ritardo e ostacoli all'accesso: la 194 alla prova dei territori link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767005964.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "MANIFESTO" del 29 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-29T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767005964.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767005964.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767005964.PDF tp:ocr§§ PRESIDI DI NON UNA DI MENO IN TANTE CITTÀ: «NON SIAMO UTERI A DISPOSIZIONE DELLA PATRIA» Aborto, tra dati in ritardo e ostacoli all’accesso: la 194 alla prova dei territori II Giornata internazionale dell’aborto sicuro ieri: fare il punto sull’applicazione della legge 194 del 1978, che in Italia disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza, resta un compito difficile. I dati arrivano in ritardo e non bastano a ricostruire un quadro completo dell’accesso all’aborto nei territori. La relazione ministeriale pubblicata nel marzo 2026 fotografa una realtà di tre anni prima, quella del 2023. Per conoscere le condizioni che le donne incontrano oggi occorre mettere insieme statistiche, testimonianze e monitoraggi indipendenti. «Negli ultimi anni il ritardo con cui arrivano i dati ministeriali si è ampliato. Se abbiamo un’idea di quello che succede con il diritto all’aborto è grazie al monitoraggio dal basso di diverse associazioni, ma si tratta di un quadro incompleto», spiega Eleonora Mizzoni di Obiezione respinta, una delle realtà che ricostruiscono l’accesso all’interruzione di gravidanza attraverso le segnalazioni delle donne. Mettendo insieme i pezzi emerge un quadro dove la nota prevalente è la disomogeneità territoriale. L’obiezione di coscienza è uno degli ostacoli. Secondo gli ultimi dati ministeriali, nel 2023 riguardava il 57,1% dei ginecologi su scala nazionale, ma le differenze regionali sono forti. Il Molise registra una media del 91,7%, la Sicilia del 78,6 e l’Abruzzo del 75%. Basilicata, Puglia, Campania, Calabria e Sardegna si collocano nella forbice tra il 65% e il 73%. Alcune strutture, almeno 15 secondo l’ultimo monitoraggio di “Mai dati”, presentano il 100% di medici obiettori, di fatto non garantendo l’accesso al servizio e costringendo le donne a spostarsi per abortire. Un altro nodo riguarda l’applicazione delle linee di indirizzo ministeriali sull’aborto farmacologico, aggiornate nel 2020. Le indicazioni consentono di effettuare il percorso in day hospital (senza ricovero) negli ospedali, negli ambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e nei consultori autorizzati dalle Regioni. La possibilità, prevista sulla carta, fatica comunque a trovare un’applicazione uniforme sul territorio: soltanto Toscana, Emilia-Romagna e Lazio infatti hanno attivato l’offerta in regime ambulatoriale. E solo Lazio, Emilia Romagna e Campania introducono anche la possibilità di assumere la seconda pillola a casa. La Sardegna e le provincie autonome di Trento e Bolzano hanno dato il via a delle sperimentazioni in questo senso e, più recentemente, anche la Toscana ha annunciato l’approvazione di un percorso per la somministrazione domiciliare del secondo farmaco. Una pratica oltretutto già ampiamente diffusa in altri paesi europei, in Svezia ad esempio già nel 2024 si concludevano in casa oltre il 76% delle interruzioni di gravidanza. Nonostante gli ostacoli il ricorso alla via farmacologica è cresciuto. Secondo la sintesi dell’Istituto superiore di sanità, nel 2023 la Ru486 è stata utilizzata nel 58,5% delle interruzioni entro i novanta giorni di gestazione. Su questi temi la rete Non Una di Meno ha promosso una serie di presidi per rivendicare un aborto sicuro, libero e gratuito. Le mobilitazioni hanno coinvolto Firenze, Genova, Milano, Palermo, Pistoia e Roma. Padova scende in piazza oggi, mentre a Bologna l’appuntamento è il 3 ottobre. Alla denuncia degli ostacoli legati all’obiezione di coscienza e delle difficoltà di accesso all’aborto farmacologico si affianca quella del progressivo indebolimento dei consultori pubblici, «in favore dei centri privati dove hanno campo libero le associazioni antiabortiste», si legge nel comunicato. A Roma durante il presidio davanti al ministero della Salute, una decina di persone hanno indossato i mantelli rossi e i copricapi bianchi delle ancelle di The Handmaid’s Tale, la serie tv che racconta una società fondata sul controllo della capacità riproduttiva femminile. Poi le manifestanti si sono liberate dei costumi rivendicando una pratica di ribellione e autodete rminazione. «In questo contesto di militarizzazione e fascistizzazione della società, anche il diritto all’aborto viene attaccato in chiave nazionalista, come ostacolo alla natalità, che però deve essere bianca, tradizionale e fortificare la nazione. Senza servizi, senza salari adeguati, senza diritto alla casa, alle donne viene chiesto di sacrificarsi per salvare il Paese dall’inverno demografico. Ma i bambini che invece nascono già qui, se hanno genitori stranieri, non vengono riconosciuti come cittadini, ma anzi vengono discriminati persino nelle scuole», afferma Serena Fredda di Non Una di Meno Roma. ---End text--- Author: SHENDI VELI Heading: Highlight: Il 57,1% di medici obiettori su scala nazionale. Ma in Molise si arriva al 91,7% Image: -tit_org- Aborto, tra dati in ritardo e ostacoli all’accesso: la 194 alla prova dei territori -sec_org- tp:writer§§ SHENDI VELI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901767005964.PDF §---§ title§§ Generici, risparmi per 2 miliardi in 4 anni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766705961.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "SOLE 24 ORE" del 29 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-29T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766705961.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766705961.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766705961.PDF tp:ocr§§ Generici, risparmi per 2 miliardi in 4 anni Farmaci accessibili. Il loro impiego fa risparmiare il Ssn, ma un primo rallentamento nella redditività del comparto per la pressione dei costi apre il tema della sostenibilità industriale di equivalenti e biosimilari e il dibattito su governance e competitività del Paese U n comparto solido, che fino a oggi ha retto alla pressione crescente dei costi di produzione ma in cui ora interviene un primo segnale di rallentamento: la redditività netta segna un calo dello 0,3% attestandosi al 2,8% e questo dato comporta una riflessione sulla sostenibilità industriale così come su una revisione della governance farmaceutica che tenga conto di peculiarità e obiettivi delle imprese. A loro beneficio ma anche a vantaggio dell’intero Servizio sanitario nazionale, se solo si considera che dall’impiego di farmaci equivalenti, biosimilari e fuori brevetto si generano risparmi miliardari: 8,2 mld contabilizzati tra 2016 e 2025, con 850 milioni nel solo 2025. La fotografia scattata dall’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, realizzato con il contributo di Nomisma e TEHA Group e che sarà presentato oggi a Roma, mette in evidenza da un lato portata e capacità di resilienza del sistema; dall’altro l’affanno dopo l’impennata dei costi, in uno scenario nazionale di crescita della spesa farmaceutica con l’ospedaliera a 13,1 miliardi (+5,2%) nel 2025, per il 94,7% determinata dai farmaci coperti da brevetto mentre gli equivalenti incidono solo per il 2,1%. Tanto che «si delineano due economie del farmaco spiegano da Egualia - che contribuiscono entrambe alla tenuta del servizio sanitario ma rispondono a logiche industriali differenti: da una parte l’innovazione, con volumi più contenuti e valori unitari elevati, dall’altra i medicinali accessibili e fuori brevetto, che garantiscono grandi volumi di cura a prezzi contenuti e con margini industriali molto più bassi». Con i suoi 6,8 miliardi di euro di ricavi e 11.792 addetti (+1,9% in un anno), l’industria dei farmaci accessibili continua a creare valore e occupazione; considerando poi gli effetti diretti e indiretti, l’impatto economico raggiunge 20,4 miliardi e quello occupazionale sfiora i 50mila addetti. Ma le condizioni che ne hanno consentito lo sviluppo, spiegano dall’Osservatorio, non possono più essere considerate acquisite perché «l’efficienza ha un limite in un mercato a prezzi regolati e non può compensare indefinitamente la crescita dei costi», aumentati in cinque anni di oltre il 32%, con +30,9% per le materie prime e +34,4% per i servizi. È quindi un equilibrio «sempre più sottile» quello in cui si trovano aziende chiamate a garantire grandi volumi di medicinali - spesso essenziali - che operano su prodotti maturi, a prezzi contenuti e con margini progressivamente compressi. Un tema che interessa la capacità produttiva dell’Italia e dell’Europa, in uno scenario che vede l’Ue dipendere per il 60-80% dei principi attivi da Cina e India. La richiesta qui è che le nuove regole dell’Unione, comprese quelle ambientali, siano costruite valutandone gli effetti cumulativi sulla produzione dei medicinali accessibili. Che sono «una componente dell’infrastruttura sanitaria e industriale del Paese»: parliamo di antibiotici, medicinali cardiovascolari, oncologici, anestetici e di molte delle terapie usate quotidianamente dai pazienti. Mantenere economicamente sostenibili quelle produzioni, significa tutelare salute pubblica e approvvigionamenti. E continuare a generare economie: «Tra il 2026 e il 2028 - spiega il presidente Egualia Riccardo Zagaria - le prossime scadenze brevettuali potranno generare, grazie agli equivalenti, circa 1,2 miliardi di euro di nuovi risparmi per il Ssn». Nel complesso, considerando i risparmi 2025, si superano quindi i 2 miliardi di economie da poter reinvestire. «La questione decisiva - avvisa Zagaria - è però dove verrà creato il valore economico associato a questa nuova stagione, dove saranno prodotti questi medicinali e dove si concentreranno investimenti e nuova occupazione. L’Italia dispone di competenze, siti produttivi e capacità manifatturiera per intercettare una parte significativa di questa opportunità ma non possiamo darlo per scontato, in una competizione sempre più forte con ecosistemi industriali, a partire da Cina e India, capaci di combinare scala produttiva, accesso alle materie prime, costi e politiche pubbliche». Servono allora «scelte che tengano insieme sostenibilità del Ssn, politica industriale e sicurezza degli approvvigionamenti, a partire da un adeguamento dei prezzi dei farmaci essenziali e a basso costo quando l’aumento strutturale dei costi ne compromette la sostenibilità», prosegue Zagaria. Ed è «necessario - sottolinea - rivedere il payback per i farmaci fuori brevetto, già sottoposti alla forte competizione delle gare, rendere pienamente operativi gli accordi quadro multiaggiudicatario e ridurre le forti differenze territoriali nell’uso degli equivalenti. Occorre poi intervenire con un piano nazionale di informazione sui farmaci equivalenti, con il coinvolgimento di medici e farmacisti, per favorirne una maggiore diffusione e superare le profonde differenze territoriali che ancora caratterizzano il nostro Paese». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Barbara Gobbi Heading: Highlight: Il comparto oggi produce 6,8 miliardi di euro di ricavi e occupa 11.792 addetti (+1,9% in un anno) Image:Imagoeconomica La fotografia. Oggi sarà presentato il report di Egualia sul comparto -tit_org- Generici, risparmi per 2 miliardi in 4 anni -sec_org- tp:writer§§ Barbara Gobbi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766705961.PDF §---§ title§§ Farmaci carenti: «Non c'è una emergenza, ma filiere sempre più fragili» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766405962.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "SOLE 24 ORE" del 29 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-29T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766405962.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766405962.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766405962.PDF tp:ocr§§ Farmaci carenti: «Non c’è una emergenza, ma filiere sempre più fragili» Il report dell’Aifa I rischi geopolitici S e oggi dovesse scoppiare una crisi geopolitica con India o Cina nel giro di qualche settimana gli italiani si potrebbero trovare senza i loro medicinali salva vita. Eppure neanche poco tempo fa la disponibilità dei farmaci era scontata. Oggi, però, la dipendenza dai principi attivi prodotti in Asia, le tensioni geopolitiche, il Most Favored Nation voluto da Trump e le esportazioni parallele hanno cambiato le carte in tavola. Può capitare, entrando in farmacia, di imbattersi in un medicinale irreperibile. «La disponibilità dei medicinali è un bene strategico che va protetto con la stessa attenzione con cui proteggiamo la salute dei cittadini», sottolinea il presidente Aifa Robert Nisticò, commentando il nuovo report realizzato dall'Agenzia del farmaco. Ma quanto è diffuso il problema? In Italia i medicinali autorizzati e commercializzati sono oltre ventimila. Ebbene, quelli presenti negli «elenchi dei farmaci temporaneamente carenti» a settembre 2026 sono circa 2.500.Di questi però solo uno su cinque non dispone di un equivalente, «termine che indica un farmaco con medesimo principio attivo, dosaggio, forma farmaceutica e via di somministrazione», avverte il report. Inoltre, sebbene alcuni prodotti non abbiano equivalenti, «in molti casi dispongono comunque di un'alternativa terapeutica: farmaci in commercio, a base di un diverso principio attivo ma con la medesima indicazione, destinati dunque alla cura della medesima patologia», ricorda Aifa. Il messaggio dell'Agenzia è che le carenze di medicinali esistono ma non rappresentano oggi un'emergenza in Italia. Piuttosto, sono uno dei principali segnali di fragilità delle catene globali della salute. Oggi il nostro Paese è leader in Europa nella produzione di farmaci, ma per produrli si approvvigiona delle materie prime – in particolare i principi attivi – dall'Asia e soprattutto da Cina e India da dove arrivano fino all'80% di questi preziosi ingredienti. Addirittura alcune molecole fondamentali dipendono da un numero limitato di stabilimenti produttivi. In alcuni casi basta un problema in un singolo impianto - come un incendio, un alluvione, un blocco logistico - per generare effetti che si propagano rapidamente in tutto il mondo, come è accaduto a esempio ai tempi del Covid per alcuni anestetici per i quali c'era grande richiesta. In più a complicare questo scenario c'è ora la politica del Most Favored Nation voluta dal presidente Usa Trump con l'obiettivo di allineare i prezzi negli Usa normalmente molto più alti a quelli più bassi praticati in altri Paesi, compresa l'Italia. Una politica che avrebbe già ridotto del 40% i lanci dei nuovi farmaci in Europa e in Italia per evitare automatici ribassi di prezzo sul più vasto e redditizio mercato statunitense. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: ‘ Carenze per 2500 medicinali, ma solo per pochi non ci sono alternative. Da Cina e India molti principi attivi Image: -tit_org- Farmaci carenti: «Non c’è una emergenza, ma filiere sempre più fragili» -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/29/2026092901766405962.PDF §---§