title§§ Assistenza, sfida aperta negli ospedali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802054000599.PDF description§§
Estratto da pag. 30 di "GAZZETTINO FRIULI" del 28 Sep 2026
>Il Friuli Venezia Giulia al nono posto nella classifica di Gimbe Nell'area ospedaliera punteggio inferiore rispetto al resto del Nord
pubDate§§ 2026-09-28T01:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802054000599.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802054000599.PDF', 'title': 'GAZZETTINO FRIULI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802054000599.PDF tp:ocr§§ Assistenza, sfida aperta negli ospedali Il Friuli Venezia Giulia al nono posto nella classifica di Gimbe Nell’area ospedaliera punteggio inferiore rispetto al resto del Nord ` Il report LA CLASSIFICA «Nel 2023 il Friuli Venezia Giulia conferma una performance solida, ma il divario nazionale resta profondo». La fotografia arriva dalla nuova “pagella” del Ministero della Salute sui Lea, i Livelli essenziali di assistenza, analizzata dalla Fondazione Gimbe, definendo un quadro che misura la capacità delle Regioni di garantire le cure fondamentali ai cittadini. E che, ancora una volta, certifica una sanità italiana a velocità diverse. La regione è promossa: 81 punti in prevenzione, 81 nell’assistenza distrettuale, 73 nell’ospedaliera. Il Friuli Venezia Giulia rientra tra le 13 Regioni adempienti, raggiungendo la soglia minima dei 60 punti in tutte le tre aree valutate. Secondo i dati ministeriali, la regione ottiene infatti 81 punti nella prevenzione collettiva, 81 punti nell’assistenza distrettuale, 73 punti nell’area ospedaliera. Un risultato che colloca il Friuli Venezia Giulia nella fascia alta della classifica nazionale elaborata da Gimbe: 235 punti complessivi, nono posto in Italia, davanti a Puglia, Lazio e Campania. «Il punteggio totale evidenzia in maniera più netta il divario Nord-Sud», osserva il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, sottolineando che tra le prime dieci regioni solo una appartiene al Mezzogiorno. IL MIGLIORAMENTO C’è un altro dato positivo: il miglioramento di 16 punti in più rispetto al 2022. Il Friuli Venezia Giulia è, infatti, tra le regioni che migliorano di più, realizzando +16 punti rispetto al 2022, una crescita significativa che lo colloca al terzo posto nazionale per incremento delle performance, dietro soltanto a Calabria (+41) e Sardegna (+26). Un segnale positivo che indica un rafforzamento dei servizi territoriali e ospedalieri, pur in un contesto nazionale complesso. Il quadro nazionale indica che soltanto tredici regioni sono state promosse, il Sud è ancora indietro. IL MONITORAGGIO Nel complesso il monitoraggio Lea 2023 conferma una sanità italiana divisa, con tredici regioni adempienti, come nel 2022; al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna, mentre otto regioni peggiorano rispetto all’anno precedente, tra cui Lombardia (-14), Lazio (-10), Sicilia (-11) e Basilicata (-19). «La tutela della salute dipende in larga misura dalla Regione di residenza», avverte Cartabellotta. «Il divario Nord-Sud non accenna a ridursi e, anzi, è più ampio di quanto i numeri lascino intendere». GLI AMBITI Prevenzione, territorio, ospedale: dove il Friuli Venezia Giulia è forte? Dove può migliorare? Analizzando le tre macro-aree, il Friuli Venezia Giulia mostra una buona uniformità. Alla voce “prevenzione” ottiene 81 punti, sopra la soglia e in linea con le regioni più solide. Nell’assistenza distrettuale realizza 81 punti, con un territorio che regge nonostante le pressioni su medicina generale e servizi domiciliari. Nell’area ospedaliera i 73 punti sono un valore positivo, ma inferiore rispetto alle performance del Nord più avanzato (Veneto 94, Toscana 96, Trento 97). Per contro la nostra regione non presenta squilibri marcati tra le aree, a differenza di altre regioni come Liguria, Valle d’Aosta o Bolzano, che alternano punteggi molto alti a insufficienze gravi. GLI INDICATORI Secondo la fondazione Gimbe, gli indicatori utilizzati per monitorare le performance delle regioni sono insufficienti, servono criteri più rigorosi. È stata criticata la struttura della “pagella” ministeriale, che utilizza solo 26 indicatori sugli 88 disponibili nel Nuovo sistema di garanzia. «Si tratta più di uno strumento di political agreement tra Governo e Regioni - afferma Cartabellotta -, basato su soglie troppo basse che tendono ad appiattire le differenze». La richiesta è chiara: ampliare gli indicatori, ruotarli periodicamente e rivedere Piani di rientro e commissariamenti, che «hanno riequilibrato i bilanci ma inciso poco sulla qualità dell’assistenza». IL FVG Il sistema sani tario regionale regge, ma la sfida resta aperta. Il Friuli Venezia Giulia si conferma tra le regioni più solide del Paese, con un miglioramento netto e una buona uniformità tra prevenzione, territorio e ospedale. Ma il quadro nazionale mostra una sanità che fatica a garantire equità e continuità, con un Sud ancora lontano dagli standard e un Nord che, in alcuni casi, inizia a perdere terreno. La pagella Lea 2023 è un segnale: il Fvg tiene, cresce e si rafforza, ma la distanza tra le regioni resta ampia. E la qualità dell’assistenza, avverte Gimbe, non può essere misurata soltanto con una sufficienza. Elena Del Giudice ---End text--- Author: Elena Del Giudice Heading: Il report Highlight: I numeri 81 punti È il punteggio totalizzato dal sistema Friuli Venezia Giulia nei settori della prevenzione e dell’assistenza distrettuale 73 punti Nell’area ospedaliera il valore è positivo (la soglia minima è di 60 punti), ma il punteggio è inferiore rispetto alle altre regioni del Nord (il Veneto, ad esempio, ha ottenuto 94). +16 Rispetto alla pagella 2022, in Friuli Venezia Giulia nel 2023 la crescita è stata significativa: la regione è al terzo posto in Italia per incremento delle performance. Image:OSPEDALI Un’équipe chirurgica impegnata in sala operatoria. A destra Mino Cartabellotta, il presidente della Fondazione Gimbe che ha elaborato la classifica nazionale del ministero della Salute su Livelli essenziali di assistenza (Lea) LA REGIONE CRESCE E SI RAFFORZA MA LA FONDAZIONE CHIEDE AL MINISTERO ULTERIORI INDICATORI PER LE VALUTAZIONI -tit_org- Assistenza, sfida aperta negli ospedali -sec_org- tp:writer§§ Elena Del Giudice guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802054000599.PDF §---§ title§§ Assistenza, sfida aperta negli ospedali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802060300530.PDF description§§
Estratto da pag. 30 di "GAZZETTINO PORDENONE" del 28 Sep 2026
>Il Friuli Venezia Giulia al nono posto nella classifica di Gimbe Nell'area ospedaliera punteggio inferiore rispetto al resto del Nord
pubDate§§ 2026-09-28T01:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802060300530.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802060300530.PDF', 'title': 'GAZZETTINO PORDENONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092802060300530.PDF tp:ocr§§ Assistenza, sfida aperta negli ospedali Il Friuli Venezia Giulia al nono posto nella classifica di Gimbe Nell’area ospedaliera punteggio inferiore rispetto al resto del Nord ` Il report LA CLASSIFICA «Nel 2023 il Friuli Venezia Giulia conferma una performance solida, ma il divario nazionale resta profondo». La fotografia arriva dalla nuova “pagella” del Ministero della Salute sui Lea, i Livelli essenziali di assistenza, analizzata dalla Fondazione Gimbe, definendo un quadro che misura la capacità delle Regioni di garantire le cure fondamentali ai cittadini. E che, ancora una volta, certifica una sanità italiana a velocità diverse. La regione è promossa: 81 punti in prevenzione, 81 nell’assistenza distrettuale, 73 nell’ospedaliera. Il Friuli Venezia Giulia rientra tra le 13 Regioni adempienti, raggiungendo la soglia minima dei 60 punti in tutte le tre aree valutate. Secondo i dati ministeriali, la regione ottiene infatti 81 punti nella prevenzione collettiva, 81 punti nell’assistenza distrettuale, 73 punti nell’area ospedaliera. Un risultato che colloca il Friuli Venezia Giulia nella fascia alta della classifica nazionale elaborata da Gimbe: 235 punti complessivi, nono posto in Italia, davanti a Puglia, Lazio e Campania. «Il punteggio totale evidenzia in maniera più netta il divario Nord-Sud», osserva il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, sottolineando che tra le prime dieci regioni solo una appartiene al Mezzogiorno. IL MIGLIORAMENTO C’è un altro dato positivo: il miglioramento di 16 punti in più rispetto al 2022. Il Friuli Venezia Giulia è, infatti, tra le regioni che migliorano di più, realizzando +16 punti rispetto al 2022, una crescita significativa che lo colloca al terzo posto nazionale per incremento delle performance, dietro soltanto a Calabria (+41) e Sardegna (+26). Un segnale positivo che indica un rafforzamento dei servizi territoriali e ospedalieri, pur in un contesto nazionale complesso. Il quadro nazionale indica che soltanto tredici regioni sono state promosse, il Sud è ancora indietro. IL MONITORAGGIO Nel complesso il monitoraggio Lea 2023 conferma una sanità italiana divisa, con tredici regioni adempienti, come nel 2022; al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna, mentre otto regioni peggiorano rispetto all’anno precedente, tra cui Lombardia (-14), Lazio (-10), Sicilia (-11) e Basilicata (-19). «La tutela della salute dipende in larga misura dalla Regione di residenza», avverte Cartabellotta. «Il divario Nord-Sud non accenna a ridursi e, anzi, è più ampio di quanto i numeri lascino intendere». GLI AMBITI Prevenzione, territorio, ospedale: dove il Friuli Venezia Giulia è forte? Dove può migliorare? Analizzando le tre macro-aree, il Friuli Venezia Giulia mostra una buona uniformità. Alla voce “prevenzione” ottiene 81 punti, sopra la soglia e in linea con le regioni più solide. Nell’assistenza distrettuale realizza 81 punti, con un territorio che regge nonostante le pressioni su medicina generale e servizi domiciliari. Nell’area ospedaliera i 73 punti sono un valore positivo, ma inferiore rispetto alle performance del Nord più avanzato (Veneto 94, Toscana 96, Trento 97). Per contro la nostra regione non presenta squilibri marcati tra le aree, a differenza di altre regioni come Liguria, Valle d’Aosta o Bolzano, che alternano punteggi molto alti a insufficienze gravi. GLI INDICATORI Secondo la fondazione Gimbe, gli indicatori utilizzati per monitorare le performance delle regioni sono insufficienti, servono criteri più rigorosi. È stata criticata la struttura della “pagella” ministeriale, che utilizza solo 26 indicatori sugli 88 disponibili nel Nuovo sistema di garanzia. «Si tratta più di uno strumento di political agreement tra Governo e Regioni - afferma Cartabellotta -, basato su soglie troppo basse che tendono ad appiattire le differenze». La richiesta è chiara: ampliare gli indicatori, ruotarli periodicamente e rivedere Piani di rientro e commissariamenti, che «hanno riequilibrato i bilanci ma inciso poco sulla qualità dell’assistenza». IL FVG Il sistema sani tario regionale regge, ma la sfida resta aperta. Il Friuli Venezia Giulia si conferma tra le regioni più solide del Paese, con un miglioramento netto e una buona uniformità tra prevenzione, territorio e ospedale. Ma il quadro nazionale mostra una sanità che fatica a garantire equità e continuità, con un Sud ancora lontano dagli standard e un Nord che, in alcuni casi, inizia a perdere terreno. La pagella Lea 2023 è un segnale: il Fvg tiene, cresce e si rafforza, ma la distanza tra le regioni resta ampia. E la qualità dell’assistenza, avverte Gimbe, non può essere misurata soltanto con una sufficienza. 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Estratto da pag. 7 di "AFFARI E FINANZA" del 28 Sep 2026
Estratto da pag. 3 di "GIORNALE" del 28 Sep 2026
Estratto da pag. 53 di "ITALIA OGGI SETTE" del 28 Sep 2026
La spesa perinfortuni e malattie professionali oltre 49 mld
pubDate§§ 2026-09-28T03:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801973103898.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801973103898.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801973103898.PDF tp:ocr§§ Lo studio Inail sul conto per il Paese registrato nel 2023, in calo di 13,9 miliardi sul 2009 La prevenzione abbatte i costi La spesa per infortuni e malattie professionali oltre 49 mld Pagina a cura DI DANIELE CIRIOLI uarantanove miliardi di euro. È il prezzo della sicurezza che non c’è, della prevenzione fatta da imprese e Ssn e dei danni sofferti dai lavoratori. Tanto sono costati complessivamente nel 2023, infatti, gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Lo spiega l’Inail nello studio «Il costo dei danni da lavoro per l’azienda Italia» pubblicato con riferimento al 2023, a distanza di 14 anni anni dall’ultima rilevazione relativa all’anno 2009. Il conto è pari al 2,31% del Pil ed è sopportato da imprese, lavoratori e azienda Italia. Per quanto sia ancora molto alto, si è ridotto di circa 14 miliardi di euro rispetto all’anno 2009 (quando il costo era il 3,16% del Pil), grazie alla diminuzione del 40% degli infortuni nell’arco temporale, a partire dall’entrata in vigore della riforma della sicurezza sul lavoro di cui al dlgs n. 81/2008. Il costo medio degli infortuni è di 33mila euro, quello delle malattie professionali di 61mila euro. Questione etica, ma anche di competitività. La necessità di migliorare la vita lavorativa, spiega l’Inail, rappresenta ancora una «questione urgente». Il diritto a un luogo di lavoro sano e sicuro non è solo un obbligo morale ed etico, ma anche una necessità per il benessere individuale e collettivo, per la produttività delle imprese e per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Un infortunio professionale, infatti, oltre a comportare dolori e sofferenze che sono difficili (se non impossibili) da quantificare, ha un peso economico-finanziario più facile da calcolare, con costi che incidono sulla produttività aziendale e l’intera economia. Secondo l’Inail è solo sottolineando la portata di queste conseguenze che si possono spingere i datori di lavoro a fare investimenti in sicurezza che, non solo migliorerebbero la qualità dell’ambiente di lavoro, ma renderebbero l’azienda anche più competitiva. Il costo complessivo. Un infortunio professionale, quindi, rappresenta non solo un grave problema umano e sociale, ma anche un fenomeno con un impatto economico rilevante per aziende, lavoratori e per l’intero sistema Paese. Il costo non si limita alle sole spese assicurative (premi pagati all’Inail), ma comQ prende una serie di componenti spesso difficili da individuare e quantificare. L’Inail le classifica in due grandi categorie: costi diretti e indiretti. Utilizzando questa metodologia, il costo complessivo per infortuni e malattie professionali per l’anno 2023, dato dalla sommatoria delle singole componenti di costo, è risultato pari a 49,2 miliardi di euro. Il dato rappresenta il 2,31% del Pil dello stesso anno, quando è stato pari a 2.132,7 miliardi di euro, in diminuzione rispetto alle precedenti stime che davano un costo complessivo di circa il 3% del Pil. Il costo medio degli infortuni si attesta intorno ai 33mila euro per evento; quello delle malattie professionali, invece, intorno ai 61mila euro ad evento. L’analisi. La valutazione del costo sociale di infortuni e malattie professionali sull’annualità 2023 è la quinta stima effettuata dall’Inail, dopo quelle relative al 2003, 2005, 2007 e 2009. I quattordici anni trascorsi dall’ultima stima, spiega nello studio l’Inail, hanno inciso significativamente: il portafoglio degli eventi lesivi è cambiato e le nuove funzioni affidate all’Inail, unitamente alle riforme intanto intervenute, hanno modificato la composizione del costo nelle tre componenti: assicurativa, prevenzionale e non assicurativa. L’Inail ha rafforzato il proprio ruolo, migliorato l’efficienza gestionale, potenziato la vigilanza, esteso le tutele assicurative e incrementato gli investimenti in prevenzione, nelle prestazioni, nella ricerca, nel reinserimento socio-lavorativo e nella digitalizzazione. Anche la nuova tariffa dei premi, entrata in vigore dall’anno 2019, ha rafforzato la finalità prevenzionale, introducendo misure per riconoscere alle aziende virtuose riduzioni di premio o altri bonus assicurativi. L’obiettivo perseguito è volere creare un sistema integrato d’interventi finalizzato a migliorare la qualità dei servizi e a ridurre gli eventi lesivi. Oltre a questo ci sono stati i cambiamenti nel mondo del lavoro e l’evoluzione delle politiche di prevenzione che hanno contribuito a ridurre del 37% gli infortuni riconosciuti dall’Inail tra il 2009 e il 2023 a fronte del lieve aumento del numero di lavoratori. La riduzione degli infortuni ha avuto un forte impatto sui costi. La componente prevenzionale è passata dal 30% del 2009 al 47% del 2023, superando i 23 miliardi di euro, pari all’1,09% del Pil. Al contrario, il costo conseguente non assicurativo è sceso dal 45% al 27%. Per le malattie professionali si è registrato un aumento dell’85% dei casi riconosciuti spiegabile, secondo l’Inail, soprattutto con gli adeguamenti normativi introdotti dall’anno 2008, che hanno semplificato la procedura di riconoscimento di molte malattie. Le conclusioni. Infine, la conclusione: la correlazione inversa tra costo della prevenzione e costo complessivo. Significa che all’aumentare delle risorse che sono investite in prevenzione diminuisce il costo complessivo degli eventi lesivi. Infatti, dall’anno 2009 all’anno 2023, a fronte di un aumento della spesa in prevenzione pari a 4,4 miliardi di euro, il costo complessivo è diminuito di 13,9 miliardi, passando da 63,1 a 49,2 miliardi di euro. Il rapporto è uno a tre. L’Inail conclude, quindi, che investire in salute e sicurezza sul lavoro continua a produrre un significativo ritorno in termini di riduzione dei costi sociali degli infortuni e delle malattie professionali. ---End text--- Author: DANIELE CIRIOLI Heading: Highlight: Image:Il bilancio dei costi Anno 2023 Infortuni Malattie Totale % Pil Costo assicurativo 8.460 milioni di € 4.044 milioni di € 12.504 milioni di € 0,59% Costo prevenzionale 18.131 milioni di € 5.150 milioni di € 23.281 milioni di € 1,09% Costo conseguente non assicurativo 9.447 milioni di € 4.006 milioni di € 13.453 milioni di € 0,63% Costo complessivo 36.037 milioni di € 13.201 milioni di € 49.238 milioni di € 2,31% Fonte: Inail, Il costo dei danni da lavoro per l’azienda Italia, 2026 Le varie componenti di costo Costi diretti (evidenti) Sono quelli immediatamente riconoscibili e facilmente misurabili. Tra questi: • costi assicurativi, cioè i premi versati dalle aziende per il rischio infortunio; • le spese sanitarie sostenute dal Ssn; • il costo prestazioni economiche e sanitarie erogate per l’evento lesivo. Costi indiretti (non evidenti) Sono costi spesso “nascosti”, che non emergono immediatamente, ma che possono incidere in misura signi?cativa sul bilancio aziendale. Tra questi: • primi soccorsi e gestione immediata dell’emergenza; • diminuzione di produttività, anche per danni a macchinari o attrezzature; • tempi necessari per la formazione e l’inserimento di un sostituto; • danno d’immagine per l’azienda; • salari e straordinari pagati durante il periodo di assenza del lavoratore; • addestramento del sostituto; • costi amministrativi e legali legati alla gestione dell’infortunio. Costo assicurativo S’intende il costo sostenuto dalle aziende per la copertura del rischio, cui sono esposti i lavoratori, legato al veri?carsi di un infortunio o malattia professionale Costo prevenzionale S’intendono le spese a carico del Ssn e quelle sostenute sia in fase di avvio di attività lavorativa sia in corso di produzione al ?ne della salute e sicurezza dei lavoratori, ad esempio sistemi di sicurezza, dispositivi protezione individuali, formazione, etc. Costo conseguente non assicurativo È costituito da tutte le altre spese generate dal veri?carsi dell’evento lesivo, al netto dei costi legati alla copertura assicurativa, già considerati e per ipotesi pari agli oneri erogati dagli istituti assicuratori. Tali costi riguardano quelli che rimangono a carico dell’azienda, ma anche della vittima e s ono valutabili principalmente in termini di perdita di produzione e di produttività Fonte: Inail, Il costo dei danni da lavoro per l’azienda Italia, 2026 -tit_org- La prevenzione abbatte i costi -sec_org- tp:writer§§ DANIELE CIRIOLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801973103898.PDF §---§ title§§ Pandemie e vaccini, l'Italia si astiene all'Onu Dem e M5S: "Siamo al sovranismo sanitario" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971403913.PDF description§§ pubDate§§ 2026-09-28T03:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971403913.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971403913.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971403913.PDF tp:ocr§§ Il voto su un piano di solidarietà. Il centrosinistra: il governo riferisca. I timori dei medici Pandemie e vaccini, l’Italia si astiene all’Onu Dem e M5S: “Siamo al sovranismo sanitario” L’ANALISI VALENTINA PETRUCCI ROMA I n un’atmosfera già tesa per l’avvio della campagna elettorale, governo e opposizione vanno di nuovo allo scontro. A causare i contrasti, questa volta, è l’astensione dell’Italia sul voto alle Nazioni Unite per il piano di solidarietà vaccinale che impegna la comunità internazionale a collaborare e mostrare solidarietà nella prevenzione e nella risposta nei casi di emergenza sanitaria come le pandemie. A rivelare la scelta del governo è un articolo del New York Times in cui si spiega che gli Stati Uniti si sono astenuti per contestare il carattere eccessivamente “woke” del piano vaccinale con troppi riferimenti all’inclusività e all’equità. Una posizione, quella di Washington, che sarebbe stata condivisa anche a Palazzo Chigi tanto che, nelle ore precedenti il voto, la Farnesina è stata sollecitata ad astenersi. Diverso invece il caso dell’Unione Europea, che si è egualmente astenuta, ma in questo caso per questioni puramente tecniche. La dichiarazione in seno alle Nazioni Unite non aveva carattere vincolante e assumeva una valenza simbolica: tuttavia, se approvata, avrebbe segnato un impegno comune e condiviso in assenza del quale anche i medici hanno lanciato l’allarme sui rischi connessi all’incapacità di reagire in maniera rapida e adeguata all’insorgere di nuove pandemie. Dal Pd, Ilenia Malvasi capogruppo in commissione Affari sociali alla Camera chiede al governo di «fare chiarezza» precisando che «l’astensione dell’Italia pesa come una bocciatura ed è uno schiaffo alla salute pubblica, alla ricerca scientifica e alla memoria di migliaia di vittime del Covid 19». Le fa eco Marina Sereni, responsabile sanità del Pd che parla di «vergogna» e aggiunge che «alle Nazioni Unite ancora una volta l’Italia si accoda agli Usa», definendo l’atteggiamento «sovranista con il rischio di causare gravissimi pericoli per la salute collettiva». Le accuse sono rilanciate anche dal Movimento 5 Stelle con Mariolina Castellone che chiede: «Cosa c’è di così indigesto in un testo che non è un vincolo imposto dall’estero, bensì una dichiarazione politica per sostenere cooperazione e accesso equo a vaccini e strumenti sanitari?». È d’accordo anche il deputato 5 stelle del coordinamento Salute, Andrea Quartini: «Se domani arrivasse un nuovo virus, non basterebbe avere un vaccino sulla carta, bisogna poterlo produrre e distribuire rapidamente». Parla di «battaglia di civiltà» anche Alessio D’Amato, responsabile Welfare di Azione che commenta con amarezza: «Il Covid purtroppo non ha insegnato nulla, nessuno si salva da solo». Dall’Ordine dei medici, il presidente Filippo Anelli esprime preoccupazione per l’astensione dell’Italia sulle modifiche del Regolamento Oms e chiede al governo «di chiarire le ragioni della sua scelta e quale posizione intende assumere quando il testo sarà presentato in Assemblea generale». Già un anno fa, infatti, il governo italiano aveva respinto le modifiche al Piano, ancora una volta in accordo con gli Stati Uniti, ritenendole eccessivamente vincolanti. — ---End text--- Author: VALENTINA PETRUCCI Heading: Highlight: Image:Mariolina Castellone Movimento 5 Stelle Filippo Anelli Presidente Ordine medici -tit_org- Pandemie e vaccini, l’Italia si astiene all'Onu Dem e M5S: “Siamo al sovranismo sanitario” -sec_org- tp:writer§§ VALENTINA PETRUCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971403913.PDF §---§ title§§ La dottoressa bloccata dalla burocrazia I medici: "Un'inefficienza ingiustificabile" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971503914.PDF description§§ pubDate§§ 2026-09-28T03:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971503914.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971503914.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971503914.PDF tp:ocr§§ Tornata a Catania dopo la specializzazione in Inghilterra, da 6 mesi attende il riconoscimento del titolo La dottoressa bloccata dalla burocrazia I medici: “Un’inefficienza ingiustificabile” IL CASO FLAVIA AMABILE PAOLO RUSSO ROMA U n ritardo vergognoso. Il simbolo dell’inefficienza dei ministeri. Sono alcuni dei commenti suscitati dalla lettera indirizzata allo scrittore Maurizio de Giovanni e pubblicata ieri da La Stampa. Nel messaggio era riassunta la storia di Anna Lisa Calì, dottoressa che, dopo alcuni anni in Inghilterra, ha deciso di rientrare in Italia scoprendo di non poter esercitare la professione per cui si è laureata, ha ottenuto l’abilitazione e per cui ha continuato a versare regolarmente contributi e quote di iscrizione. Il motivo? Il fatto che si sia trasferita nel Regno Unito dove ha completato la specializzazione e ha iniziato a lavorare come medico di medicina generale. Quando ha scelto di tornare a Catania, la sua città di origine, ha presentato al ministero della Salute la domanda per ottenere il riconoscimento della qualifica, ha atteso i quattro mesi previsti dalla normativa per l’esame della richiesta, ha atteso altri due mesi per non apparire troppo fiscale nella pretesa del rispetto dei tempi, poi ha deciso di denunciare il silenzio da parte del ministero. «Non sto chiedendo che mi venga riconosciuto qualcosa senza verifiche. Sto chiedendo semplicemente che la mia domanda venga esaminata e che il procedimento amministrativo arrivi a una conclusione», precisa nella lettera. Parole che suonano amare e paradossali. «È normale che per un titolo ottenuto in Inghilterra, quindi in un Paese extra-Ue, il riconoscimento non sia automatico ma debba essere sottoposto a una procedura di valutazione. Quello che fa indignare è che la risposta non sia arrivata nonostante i tempi siano ampiamente scaduti. È il simbolo dell’inefficienza del ministero», commenta Massimo Minerva, presidente di Als, l’Associazione Liberi Specializzandi. Anna Lisa Calì, infatti, ha presentato la domanda il 27 marzo del 2026. La richiesta è stata formalmente acquisita il primo aprile del 2026. Tra pochi giorni saranno trascorsi sei mesi, due in più dei quattro previsti dalla normativa, ma dal ministero ancora non è arrivata una risposta. Anche ieri di fronte alle richieste di chiarimento, il ministero ha detto di non poter raccogliere di domenica gli elementi necessari a fornire una risposta e ha rinviato chiarimenti a oggi. «Non è giustificabile tutto questo ritardo», commenta Pierino Di Silverio, dirigente medico all’ospedale Monaldi di Napoli e segretario nazionale dell’Anaao Assomed, l’associazione che rappresenta i medici dirigenti che operano all’interno del Servizio sanitario nazionale. «Anche se il titolo è stato ottenuto in Inghilterra e non viene convalidato automaticamente, il ministero non può lasciare una persona in sospeso, senza farle sapere che cosa ne sarà di lei che ha titoli ed esperienza certificati. Faremo formale richiesta per capire dove si è inceppato il provvedimento», assicura Di Silverio. Silvestro Scotti è il segretario generale della Federazione Nazionale dei medici di medicina generale, la professione che Anna Lisa Calì vuole esercitare. «Conoscendo le carenze che ci sono in Italia, non posso che esprimere il mio rammarico di fronte al paradosso di un ministero che dovrebbe sapere bene che in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia. Il silenzio di fronte alla domanda di una persona che vuole svolgere questa professione indica la scarsa attenzione nei confronti dei tanti pazienti che potrebbero avere bisogno. Alla dottoressa consiglio di chiedere con una lettera il potere sostitutivo del ministero e poi, in casi estremi, rivolgersi al Tar anche con una procedura d’urgenza per motivi lavorativi per ottenere in via giuridica quello che non riesce ad avere attraverso le vie legittime». — ---End text--- Author: FLAVIA AMABILE Heading: Highlight: “ Pierino Di Silverio segretario Anaao Assomed Questo rit ardo non è giustificabile Faremo formale richiesta per capire dove si è inceppato il provvedimento “ Silvestro Scotti segretario federazione nazionale Medici di medicina generale In Italia mancano oltre 5700 medici di medicina generale Così si dimenticano anche i pazienti L’appello sul giornale “Chiedo solo risposte” Il ministero della Salute se ne occuperà da oggi Image:S La lettera a La Stampa La lettera di Anna Lisa Calì ieri su La Stampa e la risposta dello scrittore Maurizio de Giovanni Da marzo la dottoressa aspetta che le venga riconosciuto il titolo conseguito in Inghilterra Una manifestazione del comparto medico per chiedere più tutele Anna Lisa Calì Laureata in Medicina in Italia, ha proseguito con la specializzazione in Inghilterra, poi ha scelto di tornare a Catania, la sua città, per continuare a lavorare come medico di medicina generale -tit_org- La dottoressa bloccata dalla burocrazia I medici: “Un'inefficienza ingiustificabile” -sec_org- tp:writer§§ FLAVIA AMABILE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801971503914.PDF §---§