title§§ Latronico, Gimbe: sui Lea siamo adempienti L’assessore regionale alla Salute: “I dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe sugli adempimenti dei Livelli Essenziali di Assistenza per il 2024 certificano il rientro della Basilicata tra le regioni adempienti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502880308909.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agr.regione.basilicata.it" del 25 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "andriaviva.it" del 25 Sep 2026
"FdI fa polemica ma responsabile dei cantieri è Invitalia, agenzia del Governo di cui fa parte"
pubDate§§ 2026-09-25T06:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502921308251.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502921308251.PDF', 'title': 'andriaviva.it'} tp:url§§ https://www.andriaviva.it/notizie/sanita-territoriale-de-santis-pd-puglia-verso-raggiungimento-dei-target-del-pnrr/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502921308251.PDF tp:ocr§§ "La Puglia corre veloce verso l'attuazione degli interventi sulla sanità territoriale da realizzare con i fondi del PNRR. Le case di comunità allo stato sono 85 su 92 previste ed entro l'anno si completeranno le mancanti, gli ospedali di comunità sono 8 su 24 ed entro l'anno sarà raggiunto il target, mentre i COT sono stati gia tutti realizzati e sono stati acquistati 267 apparecchiature su 273 previste inizialmente.Il centrodestra fa polemica, ma dimenticano che i lavori per le case e gli ospedali di comunità sono gestiti da Invitalia che è una agenzia del Governo di cui fanno parte.E' evidente che la polemica "costruita ad arte" dal sottosegretario Gemmato, su una classifica che non è pubblica, è stata tirata fuori nella giornata di ieri perchè era uscita la classifica ufficiale sui Livelli Essenziali di Assistenza che promuove la Puglia come Regione migliore del SUD e quindi voleva mascherare la buona notizia dei dati del suo Ministero.Infatti i dati del Ministero della sanità nel 2024 posizionano la Puglia come la miglior Regione al Sud per i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Lo certifica la Fondazione Gimbe sulla base dei dati del Ministero che evidenzia l'incremento di ben 14 punti rispetto al 2023.Il mio invito al sottosegretario Gemmato è quello di collaborare con la sua Regione e svolgere a pieno il suo ruolo istituzionale, lui è il sottosegretario della Repubblica Italiana non di una parte politica soltanto, non servono le polemiche, servono risposte e collaborazione. Se la Puglia migliora nei Lea è merito di tutti gli attori politici pugliesi ma soprattutto dei medici e degli operatori sanitari che lavorano quotidianamente per il bene dei cittadini.Lo invito a confrontarsi, noi siamo a disposizione, e sederci in qualsiasi momento per il bene dei pugliesi. Per esempio vorrei capire se si è mosso per trovare le risorse economiche per assumere il personale medico e del comparto che possa riempire le case e gli ospedali di comunità perchè allo stato non vi è nessun investimento aggiuntivo, ed il problema che le regioni italiane oggi hanno è riempire i contenuti le strutture nate con il PNRR. E vorrei capire se i 5 miliardi richiesti dal suo ministro siano stati previsti nella prossima finanziaria.».Lo dichiara il consigliere regionale e segretario del PD Puglia Domenico De Santis. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502921308251.PDF §---§ title§§ Emiliano: «Decaro federatore? Un disastro, resti alla Regione». L'ex presidente bocca il piano B del centrosinistra al voto | Corriere.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502928408242.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "bari.corriere.it" del 25 Sep 2026
L’ex presidente sul ruolo del suo successore: «Si andrebbe alle urne». Stoccata a Gemmato
pubDate§§ 2026-09-25T06:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502928408242.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502928408242.PDF', 'title': 'bari.corriere.it'} tp:url§§ https://bari.corriere.it/notizie/politica/26_settembre_25/emiliano-decaro-federatore-un-disastro-resti-alla-regione-l-ex-presidente-bocca-il-piano-b-del-centrosinistra-al-voto-87e77d82-9750-4371-b41d-224b8aa23xlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502928408242.PDF tp:ocr§§ Fideuram, la truffa del falso messaggio whatsApp e l'ex presidente Molesini ingannato: spariti 36 milioniSalva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.L’ex presidente sul ruolo del suo successore: «Si andrebbe alle urne». Stoccata a GemmatoMichele Emiliano, ex presidente della Regione e attuale consulente giuridico della commissione d’inchiesta al Senato per la sicurezza sul lavoro: c’è chi vorrebbe Antonio Decaro come federatore del centrosinistra per superare eventuali impasse nella scelta del candidato premier. Che ne pensa?«Beh, mi sembra sia lui stesso ad escluderlo. Sarebbe un disastro perché creerebbe confusione. Questo è il momento in cui ciascuno deve fare il suo lavoro. Antonio sta iniziando il lavoro di presidente della Regione Puglia e sa, con grande senso di responsabilità, che questa regione è importantissima. Così andrebbe al voto».Pd e M5S riusciranno a trovare l’accordo?«Hanno un destino comune inevitabile. Devono solo trovare il modo di organizzare la cerimonia, il matrimonio non è in discussione».Sta seguendo il braccio di ferro tra il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, e il presidente Decaro sui ritardi nella realizzazione delle case di comunità? «Adesso faccio il magistrato, quindi non replico alla politica. Dico solo, però, che abbiamo impostato il lavoro in maniera più rapida possibile rispetto a quello che era possibile fare. Dopodiché bisognerà anche valutare le ragioni di questi ritardi, cioè se sono giustificabili. Quello che, tuttavia, non bisogna fare da parte di chiunque lavori per la Repubblica Italiana è costruire polemiche quando non ce n’è la assoluta necessità».Esiste, invece, un reale problema di risorse del fondo sanitario che, sebbene aumentino, non siano sufficienti a coprire i costi, come sostiene Decaro?«Lancio una sfida a Corriere del Mezzogiorno e a chiunque altro lo voglia fare: interrogate qualunque tipo di intelligenza artificiale e chiedete qual è la regione italiana che negli ultimi 10 anni ha fatto più progressi in sanità. La risposta sarà la Puglia, alcune di queste piattaforme parlano di “miracolo pugliese” per come abbiamo recuperato nei livelli essenziali di assistenza, cosa al limite dell’impossibile. Poi fate un’altra domanda: per raddoppiare quelle prestazioni sanitarie, un aumento dei costi era prevedibile? L’intelligenza artificiale dirà di sì. È inevitabile».Cosa vuol dire?«Se aumenti le prestazioni per rendere i cittadini pugliesi uguali a quelli del nord un piccolo aumento dei costi ci deve essere. Il governo non ha mai concesso l’aumento del fondo sanitario per i contratti del personale, dell’energia o per l’inflazione, perché era in difficoltà. Ma la Puglia aveva comunque la tassazione più bassa d’Italia e avremo l’orgoglio di dire che questo grande balzo in avanti delle prestazioni che la fondazione Gimbe registra, non è stato concesso dal governo ma è stato concesso dalle tasse dei pugliesi decise dopo 10 anni. Non so se fosse assolutamente necessario oppure no, devo ritenere di sì. Io ero riuscito a non aumentarle, ora se era necessario è stato fatto. Mi dispiace ma quantomeno i pugliesi pagano per se stessi, non per pagare le stupidaggini che vengono fatte nello stretto di Hormuz o i cattivi investimenti del governo italiano in Albania, con inutili case di reclusione».La sanità pugliese è in buone condizioni di salute?«Come dicevo la fondazione Gimbe dice che la sanità pugliese è la migliore d’Italia per i progressi che ha fatto dal 2022 al 2024, vedremo anche nel 2025. Sono molto contento di questi risultati perché una delle questioni centrali che il governo nazionale dovrà risolvere in futuro sarà quello dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e prima di tutto bisogna essere uguali rispetto alla salute».Vai a tutte le notizie di Bari25 settembre 2026© RIPRO DUZIONE RISERVATALa struttura realizzata da Sport e SaluteHai una storia da segnalare sul tuo territorio?Le news principali sul MezzogiornoOgni giorno alle 12, a cura della redazionePer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. Puoi accedere con il tuo account su tutti i dispositivi che desideri, ma utilizzandoli in momenti diversi secondo il tuo piano di abbonamento.Perché tu o qualcun altro sta leggendo Corriere.it con questo account su più di due dispositivi/accessi. Il tuo attuale abbonamento permette di leggere Corriere.it solo su due dispositivi in contemporanea (computer, telefono o tablet).Se sei abbonato con un altro account accedi con le tue credenziali. Se siete in 2 o più che utilizzano lo stesso abbonamento, passa all'offerta Family e condividi l'abbonamento con altre due persone. Altrimenti, fai clic su "Continua a leggere qui" e assicurati di essere l'unica persona che visualizza Corriere.it con questo account.Ti consigliamo di cambiare la tua password cliccando qui tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502928408242.PDF §---§ title§§ Anche la Puglia verso la biennale dell’economia cooperativa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502880208908.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "batsera.it" del 25 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "corrieredeltrentino.corriere.it" del 25 Sep 2026
Nuova stoccata dell''opposizione. Alleanza democratica autonomista rilancia gli Stati Generali della sanità
pubDate§§ 2026-09-25T09:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502894709021.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502894709021.PDF', 'title': 'corrieredeltrentino.corriere.it'} tp:url§§ https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/politica/26_settembre_25/sanita-e-scontro-totale-l-opposizione-si-procede-senza-una-rotta-fugatti-incapace-di-organizzare-3346a7a3-238b-4b5c-b5b0-d3bc59f58xlk.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502894709021.PDF tp:ocr§§ Truffa Fideuram, il falso messaggio WhatsApp inviato all'ex presidente Molesini e la telefonata contraffatta con l'AI: spariti 36 milioni di euroSalva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.Nuova stoccata dell'opposizione. Alleanza democratica autonomista rilancia gli Stati Generali della sanitàL’Alleanza democratica autonomista, in una conferenza stampa dal titolo «Sanitá: basta chiacchiere», chiedendo alla giunta di assumersi le proprie responsabilità sulla gestione sanitaria, più che ai giornalisti, sembra rivolgersi direttamente ai cittadini. O meglio, agli elettori: «Io non sto qua a chiedere le dimissioni dell’uno o dell’altro. Ma c’è bisogno di dire ai cittadini: rendetevi conto di chi ha esercitato o meno la sua responsabilità di governo», attacca Francesco Valduga, di Campobase. E ancora, sempre Valduga: arrivati oltre la metà della legislatura, «se il tempo non sarà sufficiente per fare quelle revisioni profonde che noi chiedevamo, che sia almeno sufficiente per i cittadini di rendersi conto di come sono stati s-governati». Siamo, come detto, oltre metà legislatura. Quindi: «Ai cittadini dico: “cominciate a riflettere sulle prossime elezioni”», rilancia Paola Demagri di Casa Autonomia. L’opposizione denuncia lo scarso ascolto da parte della maggioranza e cita il vertice fallito di Fugatti con i sindacati come esempio di un modus operandi che, nei fatti, sarebbe poco partecipativo. Poi questo, dicono, servirebbero degli Stati Generali della sanità. Inizia una lunga serie di critiche specifiche, con la premessa che il principale responsabile non sia né il direttore generale di Asuit Ferro né l’assessore Tonina: «L’incapacità è, prima di tutto, del presidente della Provincia, che non ha idea di come si debba organizzare la sanità sul territorio», affonda Valduga. Paolo Zanella, del Pd, richiama i dati Agenas del primo semestre 2026, che collocano il Trentino all’ultimo posto per il rispetto dei tempi nelle prime visite, e invita a guardare alle azioni compiute dal vicino Alto Adige. Sulla carenza di personale, invoca soluzioni alloggiative per aumentare l’attrattività in certi territori: «L’ha detto anche Tonina che è un problema. Ma governate. Dai, insomma, adesso sono 8 anni che governate». Demagri aggiunge i numeri: mancano 450 infermieri e c’è un solo infermiere di famiglia ogni 30mila abitanti. Nella spartizione delle critiche a Francesca Parolari del Pd è assegnato il tema della non autosufficienza, «che sta arrivando come uno tsunami», dice. La consigliera invoca maggiori sostegni per la domiciliarità e per i caregiver e anche qui, secondo Parolari: «Tonina lo dice a parole, salvo poi nella pratica non raggiungere nulla». Sanità, i sindacati ora alzano il tiro: «Nessuna risposta da Fugatti, non parteciperemo alle prossime riunioni negoziali»di Marika GiovanniniPrevenzione, la classifica della Fondazione Gimbe spacca le due province: Trento al top e Bolzano arrancadi Andrea Dalla SerraSanità trentina, allarme per i blocchi informatici: «Rischio clinico per pazienti e medici. Se qualcosa va storto, chi ne risponde?»di Marika GiovanniniSanità, minoranze all’attacco: «Fugatti e Tonina, un fallimento»di Marika GiovanniniLucia Coppola, di Avs, chiede che si istituisca la figura dello psicologo di base e che si potenzino i consultori e i centri di salute mentale. Poi affronta il tema prevenzione. Cita l’assessore, è un déjà-vu: Tonina ne parla «spesso e continuamente», ma si tratta, incalza la consigliera, «di tante chiacchiere e pochi fatti». Sui blocchi informatici, chiede una governance interna, fatta di capitolati, collaudi e controlli, con un maggior coinvolgimento di chi lavora quotidianamente sui sistemi.Demagri completa il quadro accusando la giunta di non aver dato agli ospedali di valle una missione chiara e sostenendo che l’integrazione sociosanitaria che sta emergendo «ha una preponderanza sanitaria, e così non risolviamo il problema sociale». Poi, il coup de théâtre: tira fuori un cartello che raffigura una nave in tempesta. È la sanità trentina che «Procede senza una rotta chiara. Ogni giorno gestisce l’emergenza. Una volta il tilt, una volta il pronto soccorso, una volta le aggressioni, una volta la mancanza di posti letto. Ma ai cittadini interessa sapere quale porto si vuole raggiungere». Valduga aggiunge: «Se fosse una barca a vela citerei Seneca che dice che non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare». E, con le citazioni, ci prende gusto: «Kierkegaard diceva: “la nave è ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani”».Vai a tutte le notizie di Trento25 settembre 2026© RIPRODUZIONE RISERVATAI carabinieri e la procura antimafia di Trento hanno interrotto i canali di rifornimento dei narcotrafficantiPer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo accountTi informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su 1 dispositivo alla voltaQuesto messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. 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Altrimenti, fai clic su "Continua a leggere qui" e assicurati di essere l'unica persona che visualizza Corriere.it con questo account.Ti consigliamo di cambiare la tua password cliccando qui tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502894709021.PDF §---§ title§§ Alla Biennale dell’economica cooperativa anche Legacoop Estense | estense.com Ferrara link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501855802584.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "estense.com" del 25 Sep 2026
Alla due giorni parteciperà anche in presidente di Legacoop Estense Paolo Barbieri. Si discuterà non soltanto del futuro della cooperazione, ma soprattutto delle grandi trasformazioni che attendono l’Italia e l’Europa
pubDate§§ 2026-09-25T01:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501855802584.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501855802584.PDF', 'title': 'estense.com'} tp:url§§ https://www.estense.com/2026/1209554/alla-biennale-delleconomica-cooperativa-anche-legacoop-estense/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501855802584.PDF tp:ocr§§ MENÙ“Far crescere l’Italia, insieme”. È la sfida attorno alla quale Legacoop riunirà a Milano, il 9 e 10 ottobre, protagonisti della politica, dell’economia, del lavoro, dell’impresa e della ricerca per la Biennale dell’Economia Cooperativa, in programma a The Mall, nel giorno (il 10) in cui l’organizzazione celebra i 140 anni dalla sua fondazione.Alla due giorni parteciperà anche in presidente di Legacoop Estense Paolo Barbieri. Si discuterà non soltanto del futuro della cooperazione, ma soprattutto delle grandi trasformazioni che attendono l’Italia e l’Europa: crescita e competitività, lavoro e coesione sociale, crisi demografica, salute, nuovi bisogni, politica industriale e ruolo dell’Europa.«Celebrare 140 anni di storia significa soprattutto assumersi la responsabilità di guardare avanti – afferma Simone Gamberini, presidente di Legacoop –. L’Italia ha bisogno di tornare a crescere, ma la crescita non può essere misurata soltanto attraverso i numeri: deve tradursi in lavoro di qualità, riduzione delle disuguaglianze, innovazione, welfare e nuove opportunità per le persone e per i territori. Con la Biennale vogliamo mettere a confronto idee e proposte diverse e offrire il contributo della cooperazione alla costruzione di un nuovo progetto di sviluppo per il Paese, dentro un’Europa più forte e più coesa».«Anche il nostro territorio – precisa Barbieri – parteciperà da protagonista alla Biennale che, grazie a un programma denso e articolato, metterà in dialogo con istituzioni, stakeholder e personalità di spicco a livello internazionale le principali istanze e proposte che riguardano da vicino le nostre cooperative».Nello specifico Barbieri, in qualità di presidente di Cpl Concordia, interverrà alle ore 10:30 di sabato 10 ottobre al panel di approfondimento con ospiti il Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, il presidente Cefla Gianmaria Balducci, il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini e Adriana Zagarese, presidente del Consorzio Integra.I lavori, dopo il saluto di Attilio Dadda, Presidente Legacoop Lombardia e quelli istituzionali del sindaco di Milano Giuseppe Sala e del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, verranno aperti dal keynote speech di Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato presso l’Università “La Sapienza” di Roma.Sarà poi lo stesso Gamberini, che presenterà “Far crescere l’Italia, insieme. Le proposte di Legacoop per il Paese” e il Manifesto per i 140 anni.Nella prima giornata interverranno, tra gli altri, il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, Elly Schlein, Giuseppe Conte e i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Vera Buonomo.Al centro della Biennale anche alcune delle grandi questioni sociali del Paese. Alessandro Rosina affronterà la crisi demografica e l’Italia del 2050, mentre Nino Cartabellotta porrà il tema della sostenibilità e dell’universalità del diritto alla salute. Il mondo cooperativo si confronterà su come rispondere ai nuovi bisogni degli italiani, dal welfare all’abitare, dai consumi ai servizi.La seconda giornata allargherà lo sguardo all’Europa. Dopo l’intervento del presidente dell’International Cooperative Alliance Ariel Guarco, l’ex Premier Enrico Letta terrà il keynote speech “Europa: molto più di un mercato”.Seguiranno confronti con rappresentanti delle istituzioni, del Governo e dell’impresa, tra cui Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, Tommaso Foti*, Raffaele Fitto* e Maurizio Marchesini, insieme ai vertici di importanti realtà cooperative e delle organizzazioni agricole.Momento centrale della Biennale sarà la Lectio Magistralis del Premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion, dedicata a “Crescere in Europa: la distruzione creatrice tra cooperazione e coesione sociale”.A seguire, Aghion stesso si confronterà, tra gli altri, con Romano Prodi (già Presidente della Commissione Europea ed ex Premier), Carlo Cimb ri e Fabrizia Lapecorella, in un panel moderato da Ferruccio de Bortoli (già Direttore del Corriere della Sera).La Biennale sarà anche un viaggio nella storia e nella cultura cooperativa, attraverso le “Lettere Cooperative” e lo spettacolo “Le emozioni che abbiamo vissuto”, di e con Walter Veltroni.A completare il programma, nella serata del 9 ottobre alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’appuntamento “Economia di guerra o economia di pace?”, confronto tra Mario Pianta, Rodolfo Di Tommaso e Attilio Dadda.Al termine la proiezione del cortometraggio “Everyday in Gaza”, prodotto da WeWorld e diretto da Omar Rammal, vincitore del David di Donatello 2026.Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale. OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:Scoop Media EditIBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)Causale: Donazione per Estense.com tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501855802584.PDF §---§ title§§ Sanità, il trucco delle liste d’attesa: milioni di prenotazioni in più ma i pazienti continuano ad aspettare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502881208906.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lacapitalenews.it" del 25 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "lanuovariviera.it" del 25 Sep 2026
Il segretario provinciale dem richiama i dati GIMBE e chiede di conteggiare anche le prestazioni per cui i cittadini non riescono a ottenere un appuntamento.
pubDate§§ 2026-09-25T09:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502900908959.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502900908959.PDF', 'title': 'lanuovariviera.it'} tp:url§§ https://www.lanuovariviera.it/category/ascoli-piceno/assistenza-sanitaria-la-denuncia-di-ameli-tonfo-marche-la-regione-che-e-andata-peggio/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502900908959.PDF tp:ocr§§ Venerdi 25 settembre 2026 NECROLOGI INVIA FOTO O SEGNALAZIONI Cronaca Eventi Necrologie Politica Sport × × TERRITORIO San Benedetto Del Tronto Ascoli Grottammare Monteprandone Castel Di Lama Cupra Monsampolo Acquasanta Terme Acquaviva Picena Alba Adriatica Appignano Del Tronto Carassai Castignano Castorano Colli Del Tronto Comunanza Cossignano Dalla Provincia Folignano Force Maltignano Martinsicuro Massignano Montalto Montedinove Montefiore Dell'aso Montegallo Montemonaco Offida Palmiano Ripatransone Roccafluvione Rotella Spinetoli Val Vibrata Venarotta Fermo Pedaso Porto San Giorgio Porto Sant'elpidio Sant'elpidio A Mare Dalle Marche Dall'abruzzo TEMI Cronaca Politica Economia Ambiente Cultura Enogastronomia Sport NECROLOGITERRITORIO San Benedetto Del Tronto Ascoli Grottammare Monteprandone Castel Di Lama Cupra Monsampolo Acquasanta Terme Acquaviva Picena Alba Adriatica Appignano Del Tronto Carassai Castignano Castorano Colli Del Tronto Comunanza Cossignano Dalla Provincia Folignano Force Maltignano Martinsicuro Massignano Montalto Montedinove Montefiore Dell'aso Montegallo Montemonaco Offida Palmiano Ripatransone Roccafluvione Rotella Spinetoli Val Vibrata Venarotta < br/> Fermo Pedaso Porto San Giorgio Porto Sant'elpidio Sant'elpidio A Mare Dalle Marche Dall'abruzzo TEMI Cronaca Politica Economia Ambiente Cultura Enogastronomia Sport NECROLOGIAssistenza sanitaria, la denuncia di Ameli: «Tonfo Marche. La Regione che è andata peggio» Il segretario provinciale dem richiama i dati GIMBE e chiede di conteggiare anche le prestazioni per cui i cittadini non riescono a ottenere un appuntamento. 25/09/2026 11:31 San Benedetto del Tronto Le Marche sono scese dall’ottavo all’undicesimo posto nella classifica sui Livelli essenziali di assistenza relativa al 2024. A richiamare i dati della Fon dazione GIMBE è Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico, che chiede alla Regione interventi anche sulle liste d’attesa.Secondo i dati citati da Ameli, la regione era sesta nel 2021 e ottava nel 2022 e nel 2023. Il punteggio complessivo è passato da 257,9 punti nel 2021 a 243,2 nel 2022, fino a 237 punti su 300 nel 2024. La flessione di 11 punti nell’ultimo anno, riferisce il segretario provinciale, è la maggiore tra Regioni e Province autonome. «In tre anni le Marche hanno perso cinque posizioni», afferma Ameli, attribuendo l’arretramento alle scelte della Giunta regionale. Ameli indica nella prevenzione collettiva e sanità pubblica l’area più critica: il punteggio scende da 74 a 65, con le Marche al diciottesimo posto su 21. L’assistenza ospedaliera passa da 91 a 87 punti, mentre quella distrettuale arriva a 85. «Scendiamo proprio nel settore che dovrebbe intervenire prima che le persone si ammalino», osserva Ameli.Sulle liste d’attesa, Ameli richiama i dati AGENAS relativi alle prenotazioni registrate nelle Marche nel primo semestre 2026: i tempi risulterebbero rispettati nel 94,5% delle prime visite e nel 92,4% degli esami diagnostici. Il segretario provinciale sostiene però che le percentuali non comprendano le richieste rimaste senza appuntamento. «Se una persona non riesce nemmeno a prenotare, non entra nella lista d’attesa e non compare nelle statistiche».Ameli chiede alla Regione Marche e alle AST di registrare anche le prescrizioni per cui non viene assegnata una data e di pubblicare il numero delle prestazioni senza appuntamento, suddivise per territorio e tipologia. Chiede inoltre di garantire l’apertura delle agende e di richiamare i cittadini quando non c’è disponibilità immediata. © LA NUOVA RIVIERA RIPRODUZIONE VIETATA articolicorrelati Partoanalgesia al Mazzoni, effettuati i primi due parti. Il servizio è disponibile dalle 8 alle 20 Massignano, inaugurato il restauro del Giardino Storico degli Agrumi “Il Crocifisso” necrologi 25 Settembre 2026 ANNIVERSARIO Vittorio Marcelli 24 Settembre 2026 Domenico Coppola 24 Settembre 2026 Pasquale Bergamaschi 24 Settembre 2026 Elenia Osimi 24 Settembre 2026 Adele Benedetti 24 Settembre 2026 Cesare Mussolino 23 Settembre 2026 Filippo Vallesi 23 Settembre 2026 Maria Erminia Sansoni 22 Settembre 2026 Giacomo Case lli ‹ › ultimenotizie 11:11 Rifiuti stoccati senza autorizzazione nel Piceno, denunciato un uomo di 66 anni 10:33 Una stanza protetta al Pronto soccorso di San Benedetto per donne e bambini vittime di violenza 10:13 Grottammare apre il viaggio nelle “Marche, le comunità operanti” tra vivaismo, musica e prodotti tipici 09:54 Turismo sportivo, impianti certificati e training camp: anche San Benedetto nel progetto delle Marche 09:16 Samb, Camigliano fuori per tre turni: contro il Campobasso Boscaglia deve cambiare la retroguardia 08:56 A14, si rientra nel tunnel. 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La Regione che è andata peggio» Il segretario provinciale dem richiama i dati GIMBE e chiede di conteggiare anche le prestazioni per cui i cittadini non riescono a ottenere un appuntamento. Pubblicato il 25 Settembre 2026 Le Marche sono scese dall’ottavo all’undicesimo posto nella classifica sui Livelli essenziali di assistenza relativa al 2024. A richiamare i dati della Fondazione GIMBE è Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico, che chiede alla Regione interventi anche sulle liste d’attesa.Secondo i dati citati da Ameli, la regione era sesta nel 2021 e ottava nel 2022 e nel 2023. Il punteggio complessivo è passato da 257,9 punti nel 2021 a 243,2 nel 2022, fino a 237 punti su 300 nel 2024. La flessione di 11 punti nell’ultimo anno, riferisce il segretario provinciale, è la maggiore tra Regioni e Province autonome. «In tre anni le Marche hanno perso cinque posizioni», afferma Ameli, attribuendo l’arretramento alle scelte della Giunta regionale.Ameli indica nella prevenzione collettiva e sanità pubblica l’area più critica: il punteggio scende da 74 a 65, con le Marche al diciottesimo posto su 21. L’assistenza ospedaliera passa da 91 a 87 punti, mentre quella distrettuale arriva a 85. «Scendiamo proprio nel settore che dovrebbe intervenire prima che le persone si ammalino», osserva Ameli.Sulle liste d’attesa, Ameli richiama i dati AGENAS relativi alle prenotazioni registrate nelle Marche nel primo semestre 2026: i tempi risulterebbero rispettati nel 94,5% delle prime visite e nel 92,4% degli esami diagnostici. Il segretario provinciale sostiene però che le percentuali non comprendano le richieste rimaste senza appuntamento. «Se una persona non riesce nemmeno a prenotare, non entra nella lista d’attesa e non compare nelle statistiche».Ameli chiede alla Regione Marche e alle AST di registrare anche le prescrizioni per cui non viene assegnata una data e di pubblicare il numero delle prestazioni senza appuntamento, suddivise per territorio e tipologia. Chiede inoltre di garantire l’apertura delle agende e di richiamare i cittadini quando non c’è disponibilità immediata. ×Assistenza sanitaria, la denuncia di Ameli: «Tonfo Marche. La Regione che è andata peggio» Il segretario provinciale dem richiama i dati GIMBE e chiede di conteggiare anche le prestazioni per cui i cittadini non riescono a ottenere un appuntamento. Link copiato 25 Settembre 2026 11:31 San Benedetto del Tronto - AA + Le Marche sono scese dall’ottavo all’undicesimo posto nella classifica sui Livelli essenziali di assistenza relativa al 2024. A richiamare i dati della Fondazione GIMBE è Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico, che chiede alla Regione interventi anche sulle liste d’attesa.Secondo i dati citati da Ameli, la regione era sesta nel 2021 e ottava nel 2022 e nel 2023. Il punteggio complessivo è passato da 257,9 punti nel 2021 a 243,2 nel 2022, fino a 237 punti su 300 nel 2024. La flessione di 11 punti nell’ultimo anno, riferisce il segretario provinciale, è la maggiore tra Regioni e Province autonome. «In tre anni le Marche hanno perso cinque posizioni», afferma Ameli, attribuendo l’arretramento alle scelte della Giunta regionale.Ameli indica nella prevenzione collettiva e sanità pubblica l’area più critica: il punteggio scende da 74 a 65, con le Marche al diciottesimo posto su 21. L’assistenza ospedaliera passa da 91 a 87 punti, mentre quella distrettuale arriva a 85. «Scendiamo proprio nel settore che dovrebbe intervenire prima che le persone si ammalino», osserva Ameli.S ulle liste d’attesa, Ameli richiama i dati AGENAS relativi alle prenotazioni registrate nelle Marche nel primo semestre 2026: i tempi risulterebbero rispettati nel 94,5% delle prime visite e nel 92,4% degli esami diagnostici. Il segretario provinciale sostiene però che le percentuali non comprendano le richieste rimaste senza appuntamento. «Se una persona non riesce nemmeno a prenotare, non entra nella lista d’attesa e non compare nelle statistiche».Ameli chiede alla Regione Marche e alle AST di registrare anche le prescrizioni per cui non viene assegnata una data e di pubblicare il numero delle prestazioni senza appuntamento, suddivise per territorio e tipologia. Chiede inoltre di garantire l’apertura delle agende e di richiamare i cittadini quando non c’è disponibilità immediata. © RIPRODUZIONE VIETATA articolicorrelati Partoanalgesia al Mazzoni, effettuati i primi due parti. Il servizio è disponibile dalle 8 alle 20 Contributi di bonifica, Cesetti (PD) chiede di cambiare la legge regionale Concerti, incontri e degustazioni nel Vecchio Incasato di Grottammare: sabato «Le Comunità Operanti» ultimenotizie 11:11 Rifiuti stoccati senza autorizzazione nel Piceno, denunciato un uomo di 66 anni 10:33 Una stanza protetta al Pronto soccorso di San Benedetto per donne e bambini vittime di violenza 10:13 Grottammare apre il viaggio nelle “Marche, le comunità operanti” tra vivaismo, musica e prodotti tipici 09:54 Turismo sportivo, impianti certificati e training camp: anche San Benedetto nel progetto delle Marche 09:16 Samb, Camigliano fuori per tre turni: contro il Campobasso Boscaglia deve cambiare la retroguardia 08:56 A14, si rientra nel tunnel. Ripartono i lavori nella galleria Vinci ma arriva lo “scudo” per limitare le code necrologi 25 Settembre 2026 ANNIVERSARIO Vittorio Marcelli 24 Settembre 2026 Domenico Coppola 24 Settembre 2026 Pasquale Bergamaschi 24 Settembre 2026 Elenia Osimi 24 Settembre 2026 Adele Benedetti 24 Settembre 2026 Cesare Mussolino 23 Settembre 2026 Filippo Vallesi 23 Settembre 2026 Maria Erminia Sansoni Entra nella sezione Necrologi sport Samb, Camigliano fuori per tre turni: contro il Campobasso Boscaglia deve cambiare la retroguardia Serie C in campo nei weekend della sosta: oltre cinquanta partite tra il 26 settembre e il 4 ottobre Grosseto-Samb, trasferta sotto osservazione: verso le restrizioni per i tifosi rossoblù Cinema Al Palariviera La programmazione 24 - 30 settembre 24 - 30 settembre Palariviera Biglietti I film in programma ×Copyright 2021 © Giotto Srls Tutti i diritti sono riservati | Per la pubblicità [email protected] | Sede: via Giotto Pittore, 4 – 63074 San Benedetto del Tronto (AP) | Telefono e Whatsapp: 349 006 9687 |Codice fiscale e partita Iva 0243790446 | Testata giornalistica iscritta al Registro della Stampa del Tribunale di Ascoli Piceno n.544 | Direttore Responsabile: Emidio LattanziPrivacy PolicySEGUICI SUFacebook Twitter Youtube Instagram TelegramCopyright 2021 © Giotto Srls Tutti i diritti sono riservatiPer la pubblicità [email protected]Sede: via Giotto Pittore, 4 – 63074 San Benedetto del Tronto (AP)Telefono e Whatsapp: 349 006 9687Codice fiscale e partita Iva 0243790446Testata giornalistica iscritta al Registro della Stampa del Tribunale di Ascoli Piceno n.544Direttore Responsabile: Emidio LattanziPrivacy Policy tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502900908959.PDF §---§ title§§ Sanità, Pd Calabria: “La telemedicina non può sostituire medici, servizi e ospedali. Regione fuorviante, alla Calabria servono medici e mezzi” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503033209242.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "politicamentecorretto.com" del 25 Sep 2026
politicamentecorretto.com - Sanità, Pd Calabria: “La telemedicina non può sostituire medici, servizi e ospedali. Regione fuorviante, alla Calabria servono medici e mezzi”
pubDate§§ 2026-09-25T11:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503033209242.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503033209242.PDF', 'title': 'politicamentecorretto.com'} tp:url§§ https://www.politicamentecorretto.com/2026/09/25/sanita-pd-calabria-la-telemedicina-non-puo-sostituire-medici-servizi-e-ospedali-regione-fuorviante-alla-calabria-servono-medici-e-mezzi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503033209242.PDF tp:ocr§§ “La telemedicina, il telemonitoraggio, il Fascicolo sanitario elettronico e le nuove tecnologie possono migliorare l’assistenza e aiutare il Servizio sanitario regionale. Sostenere, però, che il digitale possa alleggerire gli ospedali calabresi senza affrontare la carenza di personale, le difficoltà organizzative e la debolezza dei servizi ospedalieri e territoriali vuol dire ingannare l’opinione pubblica”. Lo afferma, in una nota, il Pd Calabria a proposito di recenti dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, che oggi, intervenendo a Med Salute 2026, ha indicato nella telemedicina, nel telemonitoraggio e nell’assistenza a distanza alcuni degli strumenti con cui spostare una parte delle cure sul territorio e alleggerire il peso degli ospedali. “Le tecnologie – prosegue la nota dei dem calabresi – sono utili e vanno utilizzate. Ma devono esserci i medici, gli specialisti, gli infermieri e i servizi organizzati. In Calabria, soprattutto nelle aree montane e interne, il problema è anzitutto la possibilità reale di ricevere le cure. Ci sono diversi territori che scontano carenze di unità operative, specialistica, prevenzione e assistenza territoriale. La distanza dai grandi centri ospedalieri rende queste difficoltà ancora più gravi. È su questa realtà che bisogna costruire la programmazione sanitaria regionale, partendo dalle caratteristiche e dalle criticità dei singoli territori”. Secondo il Pd Calabria, gli ultimi dati sui Livelli essenziali di assistenza confermano la gravità della situazione. Secondo l’analisi pubblicata dalla Fondazione Gimbe sui dati 2024 del Nuovo sistema di garanzia, la Calabria è sempre inadempiente nell’assistenza distrettuale. Il punteggio complessivo elaborato dalla Fondazione sale da 177 a 189 punti su 300 rispetto al 2023, ma la Calabria risulta ultima tra Regioni e Province autonome; si colloca inoltre al 17° posto nella prevenzione, all’ultimo nell’assistenza distrettuale e al 16° nell’assistenza ospedaliera. “Questi dati – obietta il Pd Calabria – mostrano che il problema calabrese è strutturale. Proprio l’insufficienza dell’assistenza distrettuale dovrebbe indurre la Regione a evitare facili rappresentazioni della tecnologia come risposta alle debolezze del sistema”. Il Pd Calabria ricorda al riguardo un recente disegno di legge presentato a Palazzo Madama dal senatore Nicola Irto, segretario regionale del partito, che punta a garantire il diritto alla salute nelle zone montane e nelle zone a elevato disagio territoriale. Il provvedimento, presentato il 20 maggio scorso insieme ad altri senatori del Pd, parte proprio dalle difficoltà di accesso alle cure delle popolazioni che vivono lontano dai principali presìdi sanitari e propone una nuova organizzazione dell’assistenza nelle zone montane e a elevato disagio territoriale. “Quella proposta – spiegano i dem calabresi – indica una strada concreta: programmazione regionale fondata sui bisogni dei territori, garanzie sull’accesso alle prestazioni, rafforzamento dei servizi e risorse dedicate. Peraltro, il ddl istituisce un Fondo nazionale per la sanità delle zone montane e delle zone a elevato disagio territoriale da 2,4 miliardi di euro annui a partire dal 2027, aggiuntivi rispetto al fabbisogno sanitario nazionale standard e vincolati agli interventi previsti dalla legge”. “È questa la risposta che serve anche alla Calabria. Occorre riorganizzare – insiste il Pd Calabria – la rete ospedaliera e territoriale, rafforzare gli ospedali delle aree montane e disagiate, garantire personale, specialistica, diagnostica, prevenzione e continuità delle cure. La Regione – conclude il partito – deve fare la propria parte”. Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazioneSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.''La Voce degli AVVOCATI'' si fregia del patrocinio morale dell'Ordine Degli Avvocati di Roma.NUMERO ZEOGennaio-Febb raio 2007Registrazione al tribunale di Roma n. 41 del 15/02/2007Edito e diretto daSalvatore VigliaIn redazioneImpostazioni privacyQuesto sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito.Visualizza la Cookie Policy Visualizza l'Informativa PrivacyGoogle Analytics è un servizio di analisi web fornito da Google Ireland Limited (“Google”). Google utilizza i dati personali raccolti per tracciare ed esaminare l’uso di questo sito web, compilare report sulle sue attività e condividerli con gli altri servizi sviluppati da Google. Google può utilizzare i tuoi dati personali per contestualizzare e personalizzare gli annunci del proprio network pubblicitario. 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Estratto da pag. 1 di "tpi.it" del 25 Sep 2026
La spesa per la sanità cresce in euro ma arretra in confronto al Pil. I sondaggi registrano la crisi. Ma chi la trasformerà in voti?
pubDate§§ 2026-09-25T10:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907909153.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907909153.PDF', 'title': 'tpi.it'} tp:url§§ https://www.tpi.it/politica/cronaca-sanita-negata-spesa-sanitaria-liste-attesa-202609251254094/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907909153.PDF tp:ocr§§ La spesa pubblica cresce in euro ma arretra in confronto al Pil. Intanto liste d’attesa, rinunce alle cure e ricorso al privato cambiano il rapporto degli italiani con il Ssn. I sondaggi registrano la crisi. La domanda è se, e per chi, si trasformerà in consenso elettoraleUna ricetta non è soltanto un foglio. Può essere una data sul Cup, un appuntamento fissato troppo in là, una telefonata a un centro privato, un preventivo da far entrare nelle spese del mese. Per chi non è esente e non ha un’assicurazione o una copertura integrativa, la domanda è semplice: aspettare o pagare? Per chi può rivolgersi al privato, l’attesa si accorcia ma il conto resta. Ed è qui che la sanità smette di essere una voce di bilancio e diventa un problema di tempo e reddito. Non si parte dalle nuove tariffe per dire che da domani tutte le visite costeranno di più. Sarebbe inesatto. Da lunedì 21 settembre il nuovo tariffario nazionale aggiorna gli importi per 448 prestazioni specialistiche e 222 codici dell’assistenza protesica. Ma tariffa e ticket non coincidono: le nuove cifre sono quelle con cui il Servizio sanitario nazionale remunera le strutture pubbliche e private accreditate, mentre quanto pagherà l’utente dipende dalla prestazione, dal tetto per ricetta, dalle esenzioni e dalle regole regionali. L’aumento medio delle voci interessate è stimato al 5,8 per cento; più di otto prestazioni su dieci restano invariate. Si parte da qui, però, perché quel cambiamento si inserisce in una storia più lunga. Quella di persone che già oggi misurano il servizio sanitario sulla possibilità di ottenere una visita, sull’esame che non arriva, sul costo che devono sostenere per non aspettare. Non è detto che questa esperienza produca indignazione pubblica. Non è detto che produca un voto. Ma è difficile sostenere che non stia cambiando il rapporto fra gli italiani e una delle promesse più concrete dello Stato sociale.Cosa ci si aspettaI sondaggi dicono che la sanità è una preoccupazione stabile, ma vanno letti senza forzarli. Quali? Ipsos, nella rilevazione di maggio 2026, colloca la sanità fra i tre problemi più preoccupanti nel Paese per il 34 per cento degli intervistati. Non è il primo tema per tutti. Davanti ci sono inflazione, sicurezza, guerre, redditi e lavoro. Ma non è neppure una fiammata: la stessa voce era al 36 per cento nel maggio 2024, al 37 nel luglio 2025 e al 36 nel febbraio di quest’anno. La sanità resta lì, nel gruppo delle cose che non si possono più ignorare. Quando cambia la domanda, cambia anche il numero. Demopolis rileva che il 72 per cento degli italiani mette gli investimenti nella sanità pubblica fra le priorità: seconda voce dopo il contenimento dell’inflazione, all’81 per cento, e prima di lavoro e occupazione, al 70. Nel Rapporto Censis 2024, il 92,5 per cento considera prioritaria l’assunzione di medici e infermieri; l’87,2 per cento chiede di migliorare retribuzioni e condizioni di lavoro dei medici. Le percentuali non si contraddicono. Ipsos chiede quali problemi preoccupano di più, costringendo a scegliere. Demopolis e Censis chiedono su cosa la politica dovrebbe intervenire. Una persona può mettere davanti a tutto le bollette e, insieme, pensare che il Servizio sanitario nazionale vada rafforzato. Non è incoerenza: è il modo in cui la sanità entra nella vita quotidiana. Non sempre come l’emergenza che brucia più di tutte, ma come la garanzia che si vorrebbe trovare quando serve. I sondaggi non dicono, invece, per chi si voterà a causa della sanità. Non si può trasformare il 72 per cento in un pacchetto di consensi pronto a spostarsi da una parte all’altra. Dicono però che la domanda di protezione pubblica è più ampia della sola classifica dei timori. La domanda è da dove nasca.Se la cura resta in sospesoNel 2024 il 9,9 per cento della popolazione, quasi 5,8 milioni di persone, ha dichiarato di avere rinunciato negli ultimi dodici mesi a una visita specialistica o a un accertamento diagnostico necessario. Le lunghe liste d’attesa sono la ragione più citata, dal 6, 8 per cento della popolazione; le difficoltà economiche riguardano il 5,3 per cento. I due dati possono sovrapporsi e non vanno sommati. Non è il numero delle “cure negate dal Ssn”. Istat misura le persone che dichiarano di non avere fatto una visita o un esame pur ritenendolo necessario; dietro possono esserci attese, costi, distanza, organizzazione. Ma proprio qui sta il punto. Non è un capitolo di finanza pubblica: è un bisogno che resta in sospeso. Una visita rimandata, un esame lasciato perdere, una prestazione cercata altrove cambiano il modo in cui si giudica il servizio pubblico. C’è una tentazione, ogni volta che si parla di liste d’attesa: usare un numero per raccontare tutto. Il monitoraggio Agenas mostra che fra gennaio e giugno 2026 il 78,5 per cento delle prime visite e l’84,6 per cento degli esami diagnostici compresi nella Piattaforma nazionale delle liste d’attesa risultano entro il tempo previsto dalla classe di priorità. Nello stesso perimetro, però, rimangono nella fascia di maggiore sforamento 1,44 milioni di prime visite e 759 mila esami. Non sono dati che si annullano. Agenas conta le prenotazioni di 14 prime visite e 22 esami nell’Asl dell’assistito; Istat rileva una rinuncia dichiarata nell’arco di dodici mesi. Il primo indicatore segnala un miglioramento su un perimetro preciso. Il secondo racconta che l’accesso continua a essere difficile per una quota ampia di persone. Prendere soltanto il primo significa dire che tutto si sta aggiustando. Prendere soltanto il secondo significa dire che non funziona più niente. La realtà è meno comoda: alcuni tempi migliorano, mentre una parte rilevante della domanda continua a non trovare risposta.Cosa si pagaIl costo è l’altro pezzo della storia. Nel 2024, secondo i conti sanitari armonizzati Eurostat-Istat, le famiglie hanno pagato direttamente 42,791 miliardi di euro: il 22,98 per cento della spesa sanitaria corrente totale. Non è tutta la spesa privata e non prova che ogni visita a pagamento sia la conseguenza di una lista d’attesa. Ci sono assicurazioni, scelte individuali, prestazioni non coperte o coperte solo in parte. Ma mostra quanto sia rilevante la quota di cura che oggi passa dal portafoglio delle famiglie. Dire che la spesa sanitaria “cala” è una scorciatoia. Nei conti del Documento di finanza pubblica del Mef, la spesa sanitaria delle amministrazioni pubbliche cresce in euro correnti: 138,061 miliardi nel 2024, 141,539 nel 2025 e 148,522 previsti nel 2026. Il problema è quanto quella crescita resista all’inflazione, quanto valga rispetto al Pil e quanto riesca a trasformarsi in appuntamenti, personale e servizi. In una serie Ocse ripresa da Gimbe, la sola spesa pubblica passa dal 6,3 per cento del Pil nel 2024 al 6,2 nel 2025. È questa la frattura che la politica fa fatica a raccontare. I miliardi possono aumentare e, nello stesso tempo, non essere abbastanza perché una famiglia non debba pagare una visita o aspettare mesi per un esame. Il cittadino non confronta due aggregati contabili. Confronta il diritto alla cura con ciò che gli succede quando prova a esercitarlo.Chi mancaAnche la “fuga dei medici” è una formula che rischia di dire troppo poco proprio perché dice troppo. I dati amministrativi nazionali più recenti non mostrano un esodo generale dal Ssn: nel 2024 il ministero della Salute registra 58.311 assunzioni e 47.238 cessazioni, con un aumento dell’1,6 per cento dei dipendenti a tempo indeterminato. Il 71,6 per cento delle cessazioni è raggruppato nella categoria pensionamento, dimissioni o risoluzione del rapporto. Da lì non si può ricavare un numero di medici dimessi o emigrati. Questo non vuol dire che il sistema tenga ovunque. Gli specialisti di medicina generale passano da 42.428 nel 2019 a 37.983 nel 2023 nella serie Ageas. Il profilo Ocse-Commissione europea colloca l’Italia a 6,9 infermieri praticanti per mille abitanti, contro una media Ue di 8,4. Ci sono pensionamenti attesi, zone dove il medico di base è già difficile da trovare, reparti con organici fragili, specialità che attirano sempre meno. Il problema non è trovare una parola più drammatica. È riconoscere che un sistema può continuare ad assumere e insieme diventare più fragile nei punti che contano per chi si cura: il medico di famiglia, la continuità dell’assistenza, il tempo di risposta. È lì che nasce il malcontento. Non in un grafico, ma nel momento in cui una persona scopre che il servizio al quale ha sempre pensato di potersi rivolgere non riesce a risponderle.Chi ne parlaC’è poi un altro vuoto: quello dell’agenda politica visibile. Per questo articolo sono stati esaminati 72 post originali su X, escludendo retweet e risposte, pubblicati da Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Le finestre non sono identiche: dal 6 al 19 settembre per Meloni, dal 2 al 18 per Salvini, dal 6 al 19 per Conte. Sono stati letti soltanto i testi, non immagini, video o link. In questo campione non c’è un messaggio con sanità o welfare sanitario come tema prevalente. Nei 25 post di Meloni, i contenuti senza materia di governo esplicita sono i più frequenti; fra i temi di governo prevalgono politica estera e difesa. Nei 24 post di Salvini e nei 23 di Conte dominano invece istituzioni, leadership e attività di partito. Nel totale, 21 messaggi su 72 ricadono in quest’ultima area; nessuno mette la sanità al centro. Non significa che i tre leader non parlino mai di ospedali, liste o medici. X non è la politica intera: non dice quante persone abbiano visto quei post e non comprende Instagram, Facebook, TikTok, televisioni, comizi, provvedimenti o attività locale. Dice solo che, in quei testi e in quei giorni, la sanità non è stata scelta come materia principale. I social mostrano l’offerta di attenzione politica; i sondaggi registrano la domanda percepita. Una priorità sociale non diventa automaticamente un tema di comunicazione. E un tema molto presente nei post non diventa automaticamente un voto. Ma se le due agende restano lontane, qualcuno può provare a occupare quello spazio.La vera domandaIl salto da una lista d’attesa alla scheda elettorale non è automatico. Prima di tutto, chi vota deve capire chi ritiene responsabile: il governo che finanzia il servizio, la Regione che lo organizza, l’azienda sanitaria che gestisce le agende, il medico che prescrive. Poi deve vedere un’alternativa. Non basta dire che le liste sono troppo lunghe; bisogna spiegare chi assume, chi finanzia, chi cambia le regole e in quanto tempo. Per questo il tema può pesare di più nelle elezioni regionali. Lì la catena delle responsabilità è più corta e gli ospedali, i Cup, la medicina territoriale sono percepiti come materia della politica locale. Nei report Ipsos Doxa sulle regionali del 2025, la sanità risulta la prima priorità nelle Marche, in Calabria e in Toscana: rispettivamente 61,4, 75,3 e 45,8 per cento. In tutti e tre i casi il candidato poi vincente è anche quello considerato più credibile sulla sanità: nelle Marche 25,4 contro 22,9 per cento, in Calabria 30,3 contro 18,2, in Toscana 32,5 contro 15,7.Sono associazioni, non la prova che la sanità abbia deciso quelle elezioni. Al risultato contribuiscono l’affluenza, l’identità di partito, la qualità dei candidati, il giudizio sugli amministratori uscenti e la situazione economica. Ma suggeriscono un fatto semplice: quando il responsabile è vicino e una proposta appare più credibile dell’altra, la sanità può entrare davvero nel giudizio politico.A livello nazionale è più difficile. Governo, Regioni, aziende sanitarie e vincoli di finanza pubblica si sovrappongono, e la protesta rischia di disperdersi. Può trasformarsi in consenso per chi propone una riforma credibile, in disponibilità a cambiare voto, in astensione o soltanto in sfiducia. I dati non permettono di dire oggi in quale misura accadrà.Un banco di prova è la Puglia di Antonio Decaro. A gennaio il presidente della Regione ha avviato un piano sperimentale sulle liste d’attesa: aperture straordinarie, fasce orarie più lunghe, recupero delle prestazioni fuori soglia e monitoraggio dei direttor i generali. Secondo il monitoraggio regionale, la prima fase, chiusa il 30 giugno, ha richiamato 231.435 persone e recuperato 157.176 prestazioni, oltre il target fissato a 124.320. Ad agosto la Regione ha stanziato altri 20 milioni fino a dicembre per una seconda fase che punta anche a rendere più stabile il richiamo dei pazienti, la presa in carico e il controllo delle prescrizioni.È presto per dire se il piano avrà ridotto in modo durevole le attese per chi riceve oggi una nuova ricetta. I numeri sono quelli comunicati dalla Regione e il risultato vero andrà misurato sui tempi, sull’accesso e sulla qualità dell’offerta, non soltanto sul recupero del pregresso. Ma la Puglia mostra il punto politico: la sanità può diventare un terreno di consenso quando un amministratore indica un problema, fissa obiettivi verificabili e accetta di essere giudicato sui risultati.La domanda, allora, non è se la sanità preoccupi gli italiani. Li preoccupa già. La domanda è perché dovrebbero credere che questa volta qualcuno sia disposto a farne una priorità concreta: non una promessa generica di più fondi, ma appuntamenti accessibili, personale sufficiente, ticket che non diventino un’altra barriera e tempi che non costringano le persone a comprare altrove ciò che dovrebbero poter ottenere nel pubblico. Finché questa risposta non arriverà, la sanità resterà un malcontento diffuso, riconosciuto nei sondaggi ma senza un indirizzo elettorale altrettanto chiaro. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907909153.PDF §---§ title§§ Governo Meloni bocciato in economia: gli italiani sono più poveri rispetto a 4 anni fa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907709155.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tpi.it" del 25 Sep 2026
Governo Meloni bocciato in economia: L’inflazione ha galoppato. I salari sono rimasti bassi. La pressione fiscale è aumentata.
pubDate§§ 2026-09-25T10:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907709155.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907709155.PDF', 'title': 'tpi.it'} tp:url§§ https://www.tpi.it/politica/governo-meloni-bocciato-in-economia-202609251254096/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907709155.PDF tp:ocr§§ L’inflazione ha galoppato. I salari sono rimasti bassi. La pressione fiscale (malgrado gli annunci) è aumentata. L'esecutivo non è riuscito a far fronte alla crisi del carovita. Eppure le spese militari aumentanoGiorgia Meloni sostiene che l’economia del nostro Paese sia «solida», «prospera», «resiliente». Per la presidente del Consiglio, oggi «l’Italia è più forte di prima», dove per «prima» si intende ovviamente prima che il centrodestra si insediasse al governo. Magari fosse così. La realtà è assai più cruda. Rispetto a quattro anni fa, il potere d’acquisto degli italiani è diminuito, la pressione fiscale è aumentata, lo Stato sociale è stato ridotto ai minimi termini. E, nonostante la tanto declamata «responsabilità» nella gestione dei conti, il debito pubblico è tornato a crescere: abbiamo superato i 3mila miliardi di euro e restiamo sottoposti alla procedura d’infrazione dell’Unione europea per disavanzo eccessivo.Certo, i sedicenti patrioti si sono trovati a dover fare i conti con un contesto internazionale a dir poco complesso, tra i dazi americani a ovest, la crisi di Hormuz a est e i vincoli di spesa imposti dall’Unione europea. Ma le contromosse adottate da Roma non hanno funzionato.Il mercato del lavoroIniziamo dal risultato che Meloni sbandiera a ripetizione come il grande successo del suo esecutivo: il record di occupazione. È vero che la percentuale di occupati in Italia è lievitata dal 60,6% di ottobre 2022 al 63,2% di luglio 2026 (ultimo dato Istat disponibile), toccando il livello più alto mai registrato da vent’anni a questa parte, tuttavia va anche precisato che l’incremento si è concentrato in larga misura tra i lavoratori che hanno più di 50 anni. Dai numeri non si scappa: nel quadriennio meloniano si sono registrati 100mila occupati in meno nella fascia 15-24 anni, 200mila in più tra i 25-34enni, 200mila in meno tra i 35-49enni e 1,28 milioni in più tra gli Over 50. È l’effetto della Legge Fornero, che ha innalzato l’età di pensionamento degli italiani, costringendoli quindi a lavorare più a lungo.Nel frattempo la quota di inattivi tra i 15 e i 24 anni è aumentata di 4,5 punti percentuali consolidandoci come uno dei Paesi europei con il più elevato tasso di giovani che non studiano né lavorano (i cosiddetti Neet).Se nel complesso l’occupazione è aumentata, i motivi sono da ricondurre, da un lato, come detto, alle più severe regole che disciplinano le pensioni e, dall’altro, come ha affermato anche l’Ocse, all’effetto combinato di Superbonus e Pnrr, due maxi-iniezioni di sostegno pubblico all’economia disposte ben prima che Giorgia si insediasse a palazzo Chigi.Semmai abbiamo un problema: i nuovi posti di lavoro si sono venuti a creare prevalentemente in settori a basso valore aggiunto, come ristorazione, turismo, cura della persona. Dove stipendi bassi e precarietà sono la norma. Non è un caso se all’incremento dell’occupazione non sia conseguita una risalita del Pil.Crescita zeroSecondo i calcoli dell’Istat, la crescita acquisita per il 2026 è dello 0,8%, ma Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si sono spinti a prevedere che alla fine cresceremo dell’1%, soglia psicologica minima che non abbiamo mai toccato nei precedenti tre anni di governo del centrodestra. Sarebbe il doppio rispetto alle stime diffuse la scorsa primavera dalla Commissione europea. Staremo a vedere se nelle previsioni d’autunno – che saranno pubblicate il prossimo novembre – anche Bruxelles rivedrà al rialzo le proiezioni.Per il 2027 la Commissione attualmente ci piazza all’ultimo posto nell’Ue per tasso di crescita previsto: l’anno prossimo il nostro Pil dovrebbe salire (si fa per dire) dello 0,6% a fronte dello 0,9% della Germania, dell’1,1% della Francia, dell’1,9% della Spagna (la media tra i 27 Paesi dell’Unione dovrebbe essere dell’1,4%).Rispetto a quando il Governo Meloni si è insediato, oggi la produzione industriale italiana è più bassa del 4,2%. Le imprese manifatturiere teng ono grazie soprattutto alle esportazioni, anche se l’impatto dei dazi imposti dagli Stati Uniti si sta facendo sentire: nei primi sette mesi di quest’anno le vendite all’estero sono cresciute in termini di incassi (+4,2%) ma sono rimaste pressoché invariate in termini di volumi (+0,4%). Tradotto: si è fatturato di più ma gli affari non sono aumentati. Sul fronte interno, i consumi delle famiglie italiane restano inchiodati poco sopra lo zero. Schiacciati dal peso dell’inflazione a cui non è corrisposto un innalzamento di pari livello degli stipendi.Salari e inflazioneNel primo trimestre del 2026, i salari reali sono cresciuti dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, favoriti da un’inflazione che era in ribasso, ma rispetto al primo trimestre del 2021 risultavano inferiori del 6,1%, il più marcato arretramento tra le principali economie dell’area Ocse. E la nuova fiammata dei prezzi energetici, accesa dalla guerra in Medio Oriente, potrebbe peggiorare le cose: anche nello scenario ottimistico di una spirale di rincari non prolungata, l’Ocse prevede che quest’anno le retribuzioni reali in Italia diminuiranno dello 0,9%, per poi aumentare solo dello 0,2% nel 2027.Si dirà: la stagnazione dei salari viene da lontano: non va imputata solo al Governo Meloni. Vero: il nostro è l’unico Paese dell’area Ocse in cui le buste paga di oggi risultano più leggere rispetto a quelle del 1990. Le cause della caduta del potere d’acquisto dei lavoratori sono strutturali e hanno responsabilità di ogni colore politico, tuttavia i numeri dicono che l’esecutivo di centrodestra non è riuscito a invertire il trend. Non ci è riuscito, ad esempio, perché si è opposto all’istituzione di un salario minimo legale. E non ci è riuscito nemmeno con i timidi interventi sul taglio dei contributi e sulla rimodulazione delle aliquote Irpef. Anzi, secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb), quelle misure potrebbero aver sortito l’effetto opposto di aver ridotto la pressione negoziale in sede di trattative per i rinnovi contrattuali.Provare ad alzare gli stipendi limando il cuneo fiscale è un metodo – seguito anche da altri governi nel recente passato – che «potrebbe aver raggiunto i propri limiti», osserva l’Upb. Toccherebbe dunque direttamente ai datori di lavoro aumentare le retribuzioni, ma è difficile che a sollecitarli possa essere una presidente del Consiglio che, nel suo primo discorso alle Camere, disse che il suo motto sarebbe stato «non disturbare chi vuole fare».In ginocchio dall’UeLe quattro leggi di bilancio targate Meloni-Giorgetti sono state congegnate all’insegna della prudenza per non sforare i vincoli di spesa europei. Ma la cura dimagrante imposta al rapporto deficit/Pil – ridotto dall’8,1% del 2022 al 3,1% del 2025 – non è bastata a far uscire l’Italia dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo.Sul piano politico, peraltro, resta il fatto che la destra sovranista, che per anni aveva promesso di infischiarsene della «grande finanza internazionale» e di sbattere i pugni ai tavoli di Bruxelles, si è tramutata in un agnellino prono al giudizio delle agenzie di rating. Per giunta, sotto il governo di Meloni, che da premier aveva definito le tasse «pizzo di Stato», la pressione fiscale è salita al 42,9% del Pil, il livello più alto degli ultimi dodici anni (la sospensione a sorpresa del bollo auto scalfirà la percentuale di pochi decimali). Ma questa attenzione ai conti ha finito per rallentare l’economia. E non è nemmeno bastata a impedire che – tra la crescita zero, i tassi in aumento e gli strascichi del Superbonus – il debito pubblico esplodesse, arrivando al 136,7%.Dal Rdc all’AdiLa mannaia di Giorgetti si è abbattuta sullo Stato sociale, o meglio su ciò che ne rimaneva dopo gli anni dell’austerity.L’intervento più reclamizzato è stato l’abolizione del Reddito di cittadinanza (Rdc), sostituito dall’Assegno di inclusione (Adi). La principale novità è consistita nell’escludere da lla platea dei beneficiari coloro che la destra ha sempre additato come i famigerati «divanisti», ossia le persone considerate «occupabili» in base ai parametri decisi dall’esecutivo. Parametri piuttosto strambi, peraltro: per essere catalogato come «occupabile», infatti, è sufficiente vivere in un nucleo familiare in cui non sono presenti disabili, minorenni o persone sopra i 60 anni e non essere seguiti da programmi di assistenza socio-sanitaria. Così, ad esempio, un cinquantenne povero e disoccupato senza figli a carico, se è sano, non ha diritto al sostegno dello Stato. Il Governo ha previsto che chi rimane tagliato fuori dall’Adi, se non arriva a 10.140 euro di Isee, può richiedere il Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl): un contributo di 500 euro mensili che tuttavia si può percepire per un massimo di dodici mesi non rinnovabili e a condizione di iscriversi a programmi di politiche attive del lavoro. Se il Reddito di cittadinanza raggiungeva in media tra gli 1 e gli 1,5 milioni di nuclei familiari, l’Assegno di inclusione arriva oggi a meno di 700mila nuclei, a cui vanno sommati i circa 85mila individui che hanno diritto al Supporto per la Formazione e il Lavoro.L’Istat ha calcolato che nel 2024 la sostituzione del Rdc con l’accoppiata Adi-Sfl ha comportato un peggioramento dei redditi disponibili per circa 850mila famiglie, pari al 3,2% delle famiglie residenti in Italia. La perdita media per questi nuclei è stata di 2.664 euro in un anno e ha interessato quasi esclusivamente la fascia più povera della popolazione.Sforbiciate alle saluteAnche medici, infermieri e malati hanno risentito delle sforbiciate del duo Meloni-Giorgetti. Secondo dati elaborati dalla Fondazione Gimbe, nel 2025 la spesa per la sanità pubblica è stata pari al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% dell’anno precedente e nettamente inferiore sia alla media dei Paesi Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. In Germania, tanto per citare un esempio, il rapporto è dell’11%.In termini di spesa sanitaria pro-capite, siamo al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7.Per il riarmo si spendeIn compenso, in questi anni il Governo ha notevolmente aumentato gli stanziamenti per la difesa. Dai 25,9 miliardi di euro del 2022 siamo saliti ai 32,4 miliardi dell’ultima finanziaria (secondo l’Osservatorio Milex sono 33,9 miliardi). Soldi utilizzati per acquistare missili, droni, batterie anti-aeree, fregate, oltre che per pagare il personale. Ma se si considerano i parametri della Nato – che includono anche voci come le pensioni dei militari e del personale civile della Difesa, le missioni internazionali finanziate dal Tesoro e le spese per la sicurezza nazionale – il totale arriva a sfiorare i 50 miliardi di euro, pari al 2% del Pil.Come noto, Roma si è impegnata con l’Alleanza Atlantica – o meglio: con Donald Trump – ad arrivare al 5% del Prodotto interno lordo entro il 2035. Per riuscirci, il nostro esecutivo ha chiesto alla Commissione europea di poter accedere a un prestito da 8 miliardi di euro attingendo dall’apposito fondo Safe (Security Action for Europe), istituito da Bruxelles nell’ambito del piano ReArm Europe. Dunque, il rigore meloniano sui conti pubblici non vale per le forze armate.Eppure, nonostante i salari bassi e il carovita che morde, nonostante l’industria che arranca e i tagli alla sanità, nonostante la povertà che dilaga mentre le spese militari aumentano, i sondaggi continuano a premiare la presidente del Consiglio. Segno di forza della sua leadership, ma anche di grave debolezza delle opposizioni. Incapaci non solo di proporre una visione alternativa ma anche, evidentemente, di mettere in luce i fallimenti della destra. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502907709155.PDF §---§ title§§ Biennale dell’Economia Cooperativa, Legacoop celebra 140 anni e guarda al futuro dell’Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502881308907.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "unosguardosutorino.it" del 25 Sep 2026