title§§ Il buco nero delle liste d'attesa il 50% si arrende = Il buco nero delle liste d'attesa La metà paga o rinuncia alle cure
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Estratto da pag. 12 di "STAMPA" del 23 Sep 2026
Unarichiestasudue associata a prenotazione. Gimbe: ilnodoè ilgap traricette e prenotazioni
pubDate§§ 2026-09-23T02:16:00+00:00
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tp:ocr§§ LA SANITÀ PUBBLICA Il buco nero delle liste d’attesa il 50% si arrende Il buco nero delle liste d’attesa La metà paga o rinuncia alle cure Una richiesta su due associata a prenotazione. Gimbe: il nodo è il gap tra ricette e prenotazioni ANGELONE, FESTUCCIA, PETRUCCI L e liste d’attesa migliorano ma non è detto che i pazienti ne sentano il beneficio. Già, perché se lievitano le prenotazioni di visite ed esami con una prima disponibilità entro soglia non c’è prova che si siano tradotte in prestazioni sanitarie erogate nei tempi previsti. Insomma, il numero rischia di essere un semplice «effetto contabile». Lo dice la Fondazione Gimbe in base ai dati di 14 tipi di visite specialistiche. – PAGINE 12 E 13 ROMA Le liste d'attesa migliorano ma non è detto che i pazienti ne sentano il beneficio. Già, perché se lievitano le prenotazioni di visite ed esami con una prima disponibilità entro soglia non c'è prova che si siano tradotte in prestazioni sanitarie erogate nei tempi previsti. Insomma, il numero rischia di essere un semplice «effetto contabile». Secondo la Fondazione Gimbe, la piattaforma nazionale delle liste d'attesa (attivata a giugno 2025 e aggiornata a maggio scorso) quantifica in oltre 14 milioni e 954 mila le prenotazioni nel primo semestre 2026. Il cruscotto, come noto, raccoglie i dati dai sistemi di prenotazione regionali monitorando 14 tipi di prime visite specialistiche e 22 gruppi diagnostici, fra sistema pubblico e privato accreditato. Ebbene, i tempi risultano rispettati nel 78,5% per le visite e nell'84,6% degli esami. Nel dettaglio, le prime disponibilità proposte entro soglia aumentano di 1,624 milioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Tutto bene, dunque? Non proprio. Scomponendo il dato, denuncia la Fondazione Gimbe, il tasso di miglioramento effettivo si ferma a meno del 20% (pari a 317 mila prenotazioni). Per il resto, il “successo” dipende dal maggior volume registrato dal Cup. In numero assoluto, peraltro, le prenotazioni oltre soglia non calano: al confronto con i primi sei mesi del 2025, se ne contano oggi 28.650 in più per un totale di 2,811 milioni. Registrano progressi 13 visite su 14 e 19 esami su 22. Ma sei visite e tre esami restano indietro. Fra questi, la colonscopia (solo il 69,8% nei tempi), la gastroscopia e l'elettromiografia. Inoltre, peggiorano visita ortopedica, tac al torace, risonanze magnetiche all'encefalo e osteoarticolari. Uno dei nodi è il conteggio che tiene conto della prima disponibilità proposta e non dell'appuntamento confermato né la prestazione eseguita. Dunque, il tempo è rispettato anche se il paziente lo rifiuta perché troppo distante dalla sua città, con data e orario incompatibili o per qualsiasi altra ragione. L'altro “buco nero” riguarda la prescrizione. Nel 2025, solo una su due risultava associata a una prenotazione del sistema sanitario nazionale. E la restante metà? Non è dato saperlo. Per la Fondazione Gimbe, può equivalere a mancata prenotazione, rinuncia, prestazione fuori Regione, nel privato puro, intramoenia o altri canali. Forte situazione a macchia di leopardo a livello locale. Se 12 regioni fanno passi avanti, nove arretrano. A seconda di dove si risiede, si ha un appuntamento tempestivo o no: il dato nazionale nasconde forti diseguaglianze, con divari di 44,2 punti per le visite e 35,1 per gli esami. E soprattutto, c'è un'enorme variabilità di prestazioni in classe P (cioè, attesa a 120 giorni): qui, nel primo semestre 2026, la quota di prime visite va dal 6,5% del Piemonte all’87,7% della Basilicata. La stessa Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali vorrebbe capire meglio l'appropriatezza delle priorità assegnate. Al riguardo anche l'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università La Cattolica segnala che una parte del miglioramento potrebbe dipendere anche da un cambiamento nella distribuzione delle prescrizioni tra le diverse classi di priorita`. Tra il 2025 e il 2026, infatti, è diminuita la quota di prescrizioni nelle tre classi piu` urgenti (U a tre giorni, B a dieci giorni e
D a 30/60 giorni) mentre e` aumentata la classe P. «In alcune Regioni – scrive lo studio - una quota particolarmente elevata delle prescrizioni viene classificata nella classe P e, per le visite, le Regioni nelle quali questa quota e` maggiore tendono anche a registrare percentuali piu` elevate di prime disponibilita` entro i tempi previsti». Alla base possono esserci diverse ragioni ma un problema resta: in assenza di uniformità, può fornire indicazioni fuorvianti sulle performance. «Le difficoltà nel monitoraggio sono abbastanza evidenti» sottolinea Gilberto Turati, ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Cattolica. «L'eterogeneità rende poco trasparente l'analisi dei dati e le amministrazioni possono giocare su questo, sapendo che i pazienti non accetteranno l'alternativa lontana. Una soluzione potrebbe essere centralizzare tutte le prenotazioni per favorire l'omogeneità. Ma servono anche controlli a campione sui pazienti per verificare l'efficienza del sistema. Altrimenti, è inutile». La realtà sul campo? «Dai dati raccolti attraverso la nostra rete di tutela e le segnalazioni al Pit Salute, la tendenza è drammaticamente chiara: le liste d'attesa rappresentano la prima causa di rinuncia alle cure o di fuga verso il privato per milioni di cittadini» rimarca Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva. «Dai pazienti ci arrivano soprattutto tre criticità. Prima: il mancato rispetto dei tempi di priorità. Le classi indicate sulla ricetta sono puntualmente disattese, trasformando un'urgenza in un'attesa di diversi mesi. Seconda: i tempi biblici per la diagnostica e l'oncologia, con ritardi inaccettabili anche per esami di prevenzione e diagnosi precoce. Infine, il fenomeno illecito delle “agende chiuse”:, nonostante vietate per legge, sempre più spesso i cittadini si sentono dire che i sistemi di prenotazione sono bloccati o “non ci sono date disponibili”». — ---End text--- Author: ANNA MARIA ANGELONE Heading: Highlight: S I dati 1 I tempi Nell’anno 2025 registrano progressi 13 visite su 14 e 19 esami su 22 ma peggiorano indagini ortopediche, tac al torace, risonanze magnetiche all’encefalo e osteoarticolari. 2 Le Regioni Il dato nazionale nasconde grandi diseguaglianze. 12 Regioni fanno passi avanti le altre arretrano con grande variazioni di prestazioni. Divari di 44,2 punti per le visite e 35,1 per gli esami. 3 L’analisi dei dati La Fondazione Gimbe quantifica in oltre 14 milioni e 954 mila le prenotazioni nel primo semestre 2026. Il tasso di miglioramento effettivo si ferma al 20% pari a 317 mila prenotazioni. Sei visite e tre esami in ritardo: colonscopia, gastroscopia e elettromiografia Image:S I NUMERI PRINCIPALI Prenotazioni considerate Prime disponibilità entro soglia Quota complessiva entro soglia 14.954.182 13.301.276 12.143.154 79,1% 81,2% I sem 2026 I sem 2025 I sem 2026 10.518.898 I sem 2025 I sem 2026 + 1.652.906 (+12,4%) Prenotazioni oltre soglia I sem 2025 +1.624.256 Prenotazioni nel weekend circa 330.000 2.782.378 I sem 2025 +2,1 pp circa 357.000 2.811.028 I sem 2026 +28.650 (+1,0%) I sem 2025 I sem 2026 +8,2% Withub S Visite e liste d’attesa è il tema del desk di giornalismo investigativo guidato da Paolo Festuccia LE CHIAVI DI LETTURA Prenotazioni considerate Milioni 14,95 Prime disponibilità entro soglia Milioni +12,4% 12,14 +1.624.256 13,30 10,52 Quota entro soglia 81,2% +2,1 punti percentuali 79,1% Aumenta il volume registrato dal CUP; non prova che siano state erogate più prestazioni Il conteggio riguarda la prima disponibilità proposta, non l'appuntamento accettato o la prestazione eseguita Miglioramento reale ma molto contenuto. Nel I semestre 2026 il 18,8%, quasi una prenotazione su cinque, resta oltre soglia Da dove vengono gli 1,6 milioni Prenotazioni oltre soglia Visite ed esami +19,5% tasso migliore 2.811.028 2.782.378 +28.650 78,5% 76,4% 84,6% 82,8% 80,5% più prenotazioni La gran parte dell'aumento deriva aritmeticamente dal maggior volume, non dal miglioramento della tempestività La percentuale m
igliora, ma il numero assoluto delle prenotazioni oltre soglia non diminuisce Migliorano 13 visite su 14 e 19 esami su 22. Al 90% aggregato arrivano però solo una visita e cinque esami Withub -tit_org- Il buco nero delle liste d’attesa il 50% si arrende Il buco nero delle liste d'attesa La metà paga o rinuncia alle cure -sec_org-
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title§§ Intervista a Nino Cartabellotta - "Non basta sapere chi accede agli esami ma anche quanti ne restano fuori e perché"
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Estratto da pag. 12 di "STAMPA" del 23 Sep 2026
Il presidente di Gimbe: "Nella realtà chi può va nel privato e salta lacoda chi non può aspetta"
pubDate§§ 2026-09-23T02:17:00+00:00
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tp:ocr§§ Nino Cartabellotta “Non basta sapere chi accede agli esami ma anche quanti ne restano fuori e perché” Il presidente di Gimbe: “Nella realtà chi può va nel privato e salta la coda chi non può aspetta” L’INTERVISTA PAOLO FESTUCCIA ROMA N ino Cartabellotta, la liste d’attesa si sono asciugate o sono cresciute? «Nel primo semestre 2026 le prenotazioni monitorate dalla Piattaforma salgono da 13,3 a 14,9 milioni (+12,4%) e quelle entro i tempi aumentano di oltre 1,6 milioni, un incremento trainato soprattutto dalla crescita dei volumi. La quota di prestazioni entro i tempi cresce dal 76,4% al 78,5% per le prime visite e dal 82,8% all’84,6% per gli esami diagnostici. Sono segnali positivi, ma parlare di abbattimento delle liste d’attesa è decisamente prematuro, visto che circa 2,8 milioni di prenotazioni restano ancora oltre i tempidi garanzia». Perché la percezione dei cittadini è molto diversa da quella restituita dai numeri? «Perché è la realtà. La Piattaforma non monitora tutte le prestazioni, ma solo 14 prime visite e 22 esami diagnostici e silimita alle prenotazioni:ovveroregistra gli appuntamenti prenotati, non le prestazioni effettivamente erogate. Ma,soprattutto, non intercetta tutta la domanda: secondo Agenas, solo il 50,3% delle prescrizioni per prime visite e il 54,4% di quelle per esami diagnostici si traducono in una prenotazione al CUP. Il 25-30% può essere “fisiologico”, ma per il resto la Piattaforma non ci dice quanti sono i cittadini che non riescono a prenotare, rifiutano appuntamenti troppo lontani nel tempoodalproprio domicilio,pagano di tasca propria o rinunciano alle prestazioni. Certo è che, secondo l’ISTAT, nel 2024 ben 5,8 milionidi persone hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a unesame diagnostico». Quali sono i veri nodi? «In molti territori e specialità l’offerta è insufficiente, soprattuttoper lacarenzadipersonale. Pesano anche inappropriatezzaprescrittiva,profonde differenze organizzative regionali, scarsa integrazione tra pubblico e privato accreditato, CUP frammentati e agende non sempre accessibili.Èindispensabile riorganizzare, informatizzare,recuperare efficienza, ridurre le prestazioni inappropriate. Ma c’è un collo di bottiglia insuperabile: se la domanda appropriata eccede stabilmente la capacità di offerta, nessun algoritmo è in grado di creare medici, infermieri e tecnici chenon ci sono» Perché mancano i dati delle prestazioni a pagamento? «La Piattaforma rappresenta un passo avanti, ma una vera operazione di trasparenza richiede dati pubblici aperti per singola prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda, distinguendoattivitàistituzionale, privato convenzionato e intramoenia.Ècrucialepercapire se il SSN garantisce le prestazioni neitempi previsti, oppure il cittadino è costretto a pagare. La trasparenza non è un optional: serve a verificare l’esigibilitàdeidiritti». Servono correttivi all’attività libero professionale ? «Prima di introdurre nuove norme bisogna applicare e rendereverificabili quelle esistenti. L’intramoenia nasce come attività aggiuntiva rispetto a quella istituzionale e non può diventare la scorciatoia per ottenere a pagamento le prestazioni che il SSN non garantisce nei tempi previsti. Servono dati pubblici che permettano di confrontare, per Azienda e prestazione, volumi e tempi dei due canali di accesso, anche per verificare che l’attività libero-professionale non superi il 50% del lavoro complessivo del medico. Se per la stessa prestazione, nella stessa struttura e con lo stesso professionista il cittadino deve aspettare mesi con il SSN, ma può ottenerla rapidamente pagando, il problema non è l’intramoenia in sé, ma l’incapacità del SSN di garantire nei tempi una prestazione inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza». Al di là delle liste d’attesa, quali sono i rischio di questo sistema? «Il rischio è scambiare per miglioramento dei tempi d’attesa la progressiva selezione nell’accessoallecure.Semisuriamo solo chi entra nel sistema di prenotazione, lasciamo fuori la parte “mezza vuota” delbicchiere:chinontrovaposto, chi
rifiuta perché dovrebbe aspettare troppo o andare troppo lontano, chi paga di tasca propria e chi rinuncia. Un SSNuniversalisticononpuòlimitarsi a misurare quanto velocemente cura chi riesce ad accedere: deve sapere anche quanti cittadini lascia fuori e perché. Altrimenti i tempi di attesa migliorano sulla carta mentrenella vita reale chipuò paga e salta la coda, chi non puòaspettaorinuncia.Equando l’accesso alle cure dipende dalportafoglioodalCAPdiresidenza, è l’universalismo a rimanereinlistad’attesa». — ---End text--- Author: PAOLO FESTUCCIA Heading: Highlight: “ Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe Secondo Agenas, solo il 50,3% delle prescrizioni per prime visite si traducono in una prenotazione al CUP Image: -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta - “Non basta sapere chi accede agli esami ma anche quanti ne restano fuori e perché” -sec_org-
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title§§ Malati per i medici, sani per delinquere = Malati per evitare i Cpr, sani per delinquere subito
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Estratto da pag. 10 di "GIORNALE" del 23 Sep 2026
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tp:ocr§§ Malati per i medici, sani per delinquere Il nodo immigrazione Malati per evitare i Cpr, sani per delinquere subito I dati Il 48,7% dei clandestini esentati per motivi sanitari ha già commesso reati A Crotone un nigeriano pregiudicato ha ferito cinque poliziotti a colpi di spranga I PROTETTI Uno straniero irregolare su due, esentato grazie ad un certificato sanitario dai Centri di permanenza per il rimpatrio, torna a compiere reati anche gravi. In pratica è «inidoneo» o «malato» per la restrizione nel Cpr. Fausto Biloslavo Pag. 10 Uno straniero irregolare su due, esentato grazie ad un certificato sanitario dai Centri di permanenza per il rimpatrio, torna a compiere reati anche gravi. In pratica è «inidoneo» o «malato» per la restrizione nel Cpr, secondo medici dalla manica larga, ma sta benissimo per delinquere nelle nostre città. Il tunisino violentatore, il dominicano sfruttatore della prostituzione minorile, il marocchino sequestratore, solo per citare alcuni, gravi, esempi, che provocano allarme sociale. Per non parlare del nigeriano che ha sprangato cinque poliziotti, dopo avere distrutto macchine in sosta e minacciato di aggredire dei passanti, lunedì a Crotone. Nel suo caso era stato «graziato» dal Cpr dal tribunale di Bari, che non lo considerava pericoloso. Il giudice non ha tenuto conto della lunga fedina penale. Dal primo gennaio al 14 settembre il 48,7% degli stranieri, che avrebbero dovuto entrare nei Centri per il rimpatrio, in vista dell’espulsione, ma erano fuori liberi e belli hanno compiuto dei reati. I dati arrivano dalla Pubblica sicurezza, che certifica come dall’inizio dell’anno siano transitati per i Cpr 5150 stranieri. Il 10,9%, ovvero 562, sono stati dimessi per motivi sanitari. Però ben 274, quasi la metà, «si sono resi responsabili di reati». Dalle banche dati è emerso la lista dei delitti commessi, con maggiore frequenza, da chi era stato «liberato» dai Cpr «per sopravvenuta incompatibilità alla vita in comunità ristretta». Si va dalla resistenza a pubblico ufficiale al furto, ricettazione, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti, lesioni personali, rapina ed estorsione. Uno dei casi più gravi ha coinvolto un tunisino, che solo 20 giorni dopo essere uscito dal Cpr, grazie ad un certificato medico, si è macchiato di violenza sessuale nei confronti di una donna italiana. Un cittadino della Repubblica dominicana, uscito dal Centro per il rimpatrio in marzo, cinque mesi dopo, è stato accusato di sfruttamento della prostituzione minorile aggravata. Un marocchino, a 7 mesi di distanza dall’esenzione dal Cpr, «è stato tratto in arresto in flagranza per il reato di sequestro di persona». L’inchiesta di Ravenna sulla possibilità che i certificati sanitari di non idoneità ai Cpr siano falsi va avanti. Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha dichiarato che se «fosse vero sarebbe uno scandalo. Usare il tema della salute in maniera fraudolenta non fa onore a chi ha prestato il giuramento di Ippocrate». K.S., 31 anni, pluri pregiudicato nigeriano, irregolare sul territorio italiano, è andato in escandescenze, lunedì mattina a Crotone, sfasciando con un lungo tubo di ferro alcune macchine e minacciando dei passanti. All’intervento della polizia si è scagliato contro le forze dell’ordine a colpi di spranga e per un soffio ha colpito la spalla di un agente e non il cranio. Cinque poliziotti hanno riportato ferite con una prognosi di 30 giorni e sette automobili parcheggiate sono state danneggiate. Uno degli agenti, morso dal nigeriano, durante l’intervento per fermarlo, ha dovuto sottoporsi alla profilassi Hiv. Addosso all’esagitato hanno trovato tre spranghe e una chiave inglese. L’ennesima esplosione di violenza di un irregolare rivelata dal sindacato Siulp, ma poi è emersa l’intera storia del migrante ovviamente sbarcato a Trapani nel 2017. La prima richiesta d’asilo era stata respinta, ma K.S. aveva presentato ricorso, che poi ha subito lo stesso rifiuto nel 2019. Il nigeriano, diventato irregolare, ha cominciato a compiere reati ed è stato arrestato p
iù volte. Per l’ultima condanna l’hanno scarcerato a fine pena da Poggioreale, il carcere di Napoli, nel luglio di quest’anno. Per la terza volta ha presentato domanda d’asilo, in seguito dichiarata inammissibile. A Crotone la polizia l’ha trattenuto, sempre in luglio, considerandolo pericoloso e accompagnato al Cpr di Bari. Il tribunale «non ha convalidato la misura non ravvisando la pericolosità». Fino alle sprangate contro auto, passanti e poliziotti. ---End text--- Author: Fausto Biloslavo Heading: Il nodo immigrazione I PROTETTI Highlight: Un marocchino dispensato è stato arrestato in flagranza per «sequestro di persona» Il ruolo dei certificati dei medici di Ravenna Image:L’orrore La macchina con cui Salim El Koudri si è scagliato contro la folla nel pieno centro di Modena quattro mesi fa Una donna, Monica Esposito, è morta dopo settimane di agonia Il jihadista ha potuto contare sulla borsa di studio della Regione -tit_org- Malati per i medici, sani per delinquere Malati per evitare i Cpr, sani per delinquere subito -sec_org-
tp:writer§§ Fausto Biloslavo
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title§§ In pensione % dei medici in dieci anni
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/23/2026092301838705503.PDF
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Estratto da pag. 39 di "ITALIA OGGI" del 23 Sep 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ NEL MONDO In pensione ¼ dei medici in dieci anni Nel prossimo decennio un quarto dei medici attualmente operativi nel mondo potrebbe andare in pensione. E già entro il 2030 si prospetta un buco di 11,1 milioni di operatori sanitari. È l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso la pubblicazione del report «National health workforce accounts: health workforce levels and trends 2026». L’allarme, fanno sapere dall’Oms, arriva dopo un ventennio di grande crescita. Nelle ultime due decadi, infatti, il numero di professionisti della salute è salito del 52% su scala globale, passando da 44,8 per 10 mila abitanti nel 2006 a 67,9 nel 2025. Al momento si contano più di 70 milioni di operatori sanitari, in particolare 14,8 milioni di medici, 32,7 milioni di infermieri, 2,8 milioni di dentisti e 4,5 milioni di farmacisti. Il miglioramento, precisa l’Oms, maschera però profonde disuguaglianze tra le diverse aree del pianeta. Nella regione europea dell’Oms, infatti, la densità di medici è 13 volte superiore rispetto alla regione africana; quella di infermieri e ostetriche è 6 volte superiore. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In pensione % dei medici in dieci anni -sec_org-
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title§§ Sanità, aumenti fino a 380 euro al mese per i dirigenti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/23/2026092301838405504.PDF
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Estratto da pag. 37 di "ITALIA OGGI" del 23 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-23T03:44:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Sanità, aumenti fino a 380 euro al mese per i dirigenti Il rinnovo del contratto della dirigenza sanitaria entra nella fase decisiva. La trattativa per il Ccnl 2025-2027 ha registrato progressi sui principali nodi e l’obiettivo dell’Aran è arrivare alla firma entro ottobre. Sul piano economico, il testo consegnato ai sindacati prevede un incremento medio di 240 euro mensili per 13 mensilità, a cui si aggiungono circa 140 euro medi di risorse previste da specifiche disposizioni di legge. L’aumento complessivo può quindi superare i 380 euro mensili. È quanto emerge dal confronto tenutosi ieri all’Aran sul contratto che interessa dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie. “Il confronto è stato ampio e positivo e ha consentito di compiere passi avanti sui temi principali” - commenta il presidente Aran, Antonio Naddeo. “Il 1° ottobre” - prosegue – “è convocata una riunione per l’intera giornata, con l’obiettivo di affrontare tutte le questioni ancora aperte e provare ad arrivare alla chiusura. Abbiamo già fissato anche un ulteriore incontro per il 13 ottobre, che dovrebbe essere quello conclusivo” Tra i capitoli sui quali sono stati compiuti passi avanti c’è quello delle tutele per il personale aggredito. Il contratto prevede il patrocinio legale gratuito e il supporto psicologico, oltre alla possibilità di utilizzare ferie solidali cedute volontariamente dai colleghi, fino a un massimo di 30 giorni. Restano invece da definire alcuni aspetti sui quali le organizzazioni sindacali hanno avanzato richieste specifiche. Tra questi figurano le indennità durante il periodo di ferie, la libera professione, il welfare aziendale e le prestazioni aggiuntive. Il negoziato interviene anche sull’organizzazione del lavoro e sull’evoluzione della funzione dirigenziale. Il testo affronta il rafforzamento delle relazioni sindacali, introducendo l’intelligenza artificiale nel confronto regionale e nell’Organismo paritetico per l’innovazione, oltre alla revisione dell’orario di lavoro e all’adeguamento alle norme europee sul riconoscimento delle indennità accessorie durante le ferie. Un capitolo specifico riguarda inoltre la formazione, con attenzione all’intelligenza artificiale e alla cybersicurezza. Il nuovo contratto considera anche le peculiarità organizzative delle Agenzie regionali per la protezione ambientale e dei servizi di emergenza territoriale. Sul versante economico sono previste l’integrazione delle indennità di specificità dal 2026, l’adeguamento della retribuzione di posizione e la revisione dei fondi contrattuali. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, aumenti fino a 380 euro al mese per i dirigenti -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/23/2026092301838405504.PDF
§---§
title§§ Inail, più infortuni e malattie sul lavoro Calano i decessi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/23/2026092301839005506.PDF
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Estratto da pag. 8 di "SOLE 24 ORE" del 23 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-23T03:44:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ A lavoro più a lungo. Le previsioni della Rgs si basano sulle aspettative di vita Inail, più infortuni e malattie sul lavoro Calano i decessi Relazione 2025 Per malattie professionali il dato più alto da 26 anni: «Effetto emersione» Più denunce di infortuni e di malattie professionali - in questo caso il dato del 2025 è il più alto degli ultimi 26 anni - e meno incidenti mortali. Nella relazione annuale sul 2025 illustrata ieri alla Camera dal presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, alla presenza anche del ministro del Lavoro Marina Calderone, le denunce di infortunio sono state 600mila, in aumento dell’1,2% rispetto al 2024. Di queste, 519mila denunce riguardano i lavoratori (+0,8% sul 2024); l’80% sono avvenute in occasione di lavoro (+0,5%) e il restante 20% in itinere nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+2,4%). Mentre 81mila denunce riguardano gli studenti (+3,4%), ai quali è estesa la polizza assicurativa anche per i tragitti d’alternanza scuola lavoro. Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.198, in diminuzione del 3,3% rispetto al 2024. In particolare sono calate di 1.189 le denunce per lavoratori (37 in meno del 2024): di queste il 75% sono avvenute in occasione di lavoro e il restante 25% in itinere tra casa e lavoro. Le denunce di infortuni con esito mortale tra gli studenti sono state 9 (quattro in meno del 2024). Rapportando le denunce di infortuni avvenuti nello svolgimento dell’attività lavorativa al numero degli occupati, il valore del 2025 si attesta a 1.720,4 casi ogni 100mila occupati, inferiore dello 0,3% rispetto all’anno precedente (1.725,6) e del 13,4% rispetto a quello rilevato nel 2019 (1.986,7). In calo anche il valore dei casi mortali, che si attesta a 3,69 decessi ogni 100mila occupati, con una riduzione del 4,9% rispetto al 2024 (3,88) e del 5,4% sul 2019 (3,90). I settori più rischiosi si confermano il comparto manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio dove si concentra oltre il 70% delle denunce in occasione di lavoro. Per i decessi, costruzioni, manifatturiero e trasporti raccolgono quasi il 60% delle denunce mortali in occasione di lavoro. Quanto alle malattie professionali, nel 2025 le denunce sono state 98.312, in forte aumento rispetto al 2024 (+11,3%). «Il dato del 2025 è il più alto degli ultimi 26 anni e quadruplica i valori registrati nel 2000», ha spiegato il presidente dell’Inail aggiungendo che questa «crescita costante, favorita dall’azione dei patronati e dei medici certificatori, non riflette necessariamente un peggioramento delle condizioni lavorative, ma evidenzia l’emersione del sommerso». Da notare che le denunce si riferiscono alle patologie e non ai soggetti ammalati che sono stati 63.136 (+8,8% rispetto ai 58.038 del 2024), con una media di 1,6 denunce per ciascun lavoratore, effetto delle cosiddette denunce “plurime”, tipiche delle patologie muscolo-scheletriche (70mila casi, ormai tre denunce su quattro). Un capitolo della relazione è dedicato al bilancio 2025 dell’Inail che registra un avanzo finanziario di competenza di oltre 1,74 miliardi di euro. Il conto economico è negativo e segna un disavanzo economico di oltre 3,1 miliardi di euro da attribuire prevalentemente all’incremento dei capitali di copertura delle rendite per effetto del decreto del ministro del Lavoro del 25 marzo 2025 (adozione dal 1° gennaio 2025 delle Tabelle dei nuovi coefficienti di capitalizzazione delle rendite Inail). Sul fronte delle entrate, i premi e i contributi ammontano a 10,38 miliardi di euro, registrando una crescita del 6% rispetto al 2024. Le prestazioni economiche erogate a infortunati e tecnopatici ammontano complessivamente a oltre 5,61 miliardi di euro, in aumento dell’1,70% rispetto al consuntivo dell’anno precedente. La quota principale, pari a oltre 4,91 miliardi, è destinata al pagamento delle rendite. L’avanzo patrimoniale al 31 dicembre 2025 ammonta a oltre 12,45 miliardi di euro, con un avanzo di amministrazione che supera i 53 miliardi. Guardando alle sfide future D’Ascenzo ha
parlato dell’estensione delle «tutele Inail a nuove platee di lavoratori, secondo un principio di universalità». © RIPRODUZIONE RISERVA ---End text--- Author: Giorgio Pogliotti Heading: Highlight: Premi e contributi ammontano a 10,38 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2024 Image:IMAGOECONOMICA A lavoro più a lungo. Le previsioni della Rgs si basano sulle aspettative di vita -tit_org- Inail, più infortuni e malattie sul lavoro Calano i decessi -sec_org-
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Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 23 Sep 2026
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tp:ocr§§ Cardiologia e Screening al seno tra il 2027 e il 2028 La beffa ai Cup regionali “Eco e Tac? Tra un anno In intramoenia domani” IL REPORTAGE VALENTINA PETRUCCI ROMA 2 febbraio 2028. È la data più vicina che il centro unico di prenotazione regionale del Piemonte fornisce, presso una struttura ospedaliera, per lo screening senologico. Per avere questo appuntamento attendo venti minuti al telefono con il CUP (centro unico prenotazioni) che chiamo munita di ricetta medica bianca. Non sono residente in Piemonte, quindi devo prima fornire i dati personali, solo dopo il sistema suggerisce quel primo posto libero (febbraio 2028) che mi viene comunicato con un certo imbarazzo: «Mi vergogno a proporgliela». Passo oltre dettando il numero dell’altra ricetta per una visita cardiologica e i tempi diminuiscono di poco: novembre 2027 alle Molinette di Torino, mentre l’ospedale Sant’Anna non ha alcuna disponibilità e non è dato sapere se e quando ce ne sarà nuovamente. Decido di non prenotare, l’operatrice è d’accordo con me e suggerisce di rivolgermi al settore privato a pagamento perché «è più rapido, aspetta meno di un mese». Il secondo tentativo lo faccio più a sud con la regione Marche e qui accade un fatto strano: superati 15 minuti di attesa fornisco il numero della ricetta medica, ma la centralinista mi comunica che «non c’è alcun posto disponibile in tutta la Regione, nessun ospedale consente di fissare una mammografia o ecografia, né alcuna struttura convenzionata». Ricevo analoga risposta per la visita cardiologica e chiedo: «E privatamente?», allora la conversazione è trasferita al centralino che gestisce gli appuntamenti a pagamento e qui tutto cambia: la visita cardiologica è disponibile anche il giorno seguente in ospedale al costo di 130 euro, mentre gli esami senologici potrei pagarli 130 euro e farli il 25 settembre 2026. Domando allora perché gli ospedali delle Marche non permettano di fissare gli stessi esami con ricetta medica tramite SSN mentre a pagamento invece sì, la risposta è impacciata: «Non so davvero cosa dirle». Ritorno più a nord per il terzo tentativo in Lombardia. Qui c’è solerzia, tempi di attesa rapidi e gestione rigorosa delle richieste. Il 3 ottobre 2026 alle 9.40 potrei già fare gli esami senologici pagando soltanto il ticket alla clinica Mangiagalli, ancora più veloce la visita cardiologica il 24 settembre 2026 all’Istituto Monzino di Milano. Vado avanti con la regione Lazio, qui l’attesa per parlare con un operatore è interminabile e ci metto diverse ore; quando finalmente ricevo una risposta scopro che per lo screening senologico non c’è alcuna disponibilità in strutture ospedaliere del Lazio ad eccezione del San Carlo di Nancy a Roma dove c’è un posto per giugno 2027; il consiglio è di chiamare di tanto in tanto per verificare se ci siano nuove date. Con la Calabria va un po’ meglio: la prima data utile per la mammografia è il 28 gennaio 2027 mentre per l’indagine cardiologica c’è posto il 10 novembre 2026 a Gioia Tauro. In Veneto, invece, se non sono residente o domiciliata in regione non posso accedere allo screening senologico che è erogato gratuitamente e posso solo eseguirlo privatamente; l’esame cardio invece posso farlo nella prima data utile che è il 5 aprile 2027 e la telefonista commenta «la capisco» quando rifiuto la prenotazione. Finisco il monitoraggio al sud: In Puglia mi propongono le indagini senologiche a gennaio 2028 all’ospedale San Paolo di Bari come prima opzione, «il Policlinico è saturo» mi spiegano; nel distretto di Lecce molte strutture non accettano impegnative di altre regioni perché spesso il rimborso del ticket non arriva, ma se fossi domiciliata in Puglia la prima data utile sarebbe ottobre 2026. L’ultimo tentativo lo faccio in Sicilia ma è inconcludente. Il centralino è sempre occupato o mi invita a richiamare in un altro momento; provo decine di volte, in giornate diverse, senza successo. Provo anche a prenotare dal sito che suggerisce come data utile agosto 2027 e soltanto in strutture convenzionate, ma non ho modo di verificarlo perché il siste
ma non mi permette di finalizzare la prenotazione. — ---End text--- Author: VALENTINA PETRUCCI Heading: Highlight: 2026 Bene in Lombardia, in Sicilia non rispondono Le Marche consigliano subito l’intramoenia Image: -tit_org- La beffa al Cup regionali “Eco e Tac? Tra un anno In intramoenia domani” -sec_org-
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