title§§ Due discorsi in ventiquattro ore: cosa è mutato in Conte dopo il voto degli iscritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203100506974.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "ATTACCO" del 22 Sep 2026

Cambiano bersagli, parole e numeri: dal programma alle coperture, fino al voto degli iscritti che ha consegnato al presidente il nuovo mandato

pubDate§§ 2026-09-22T05:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203100506974.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203100506974.PDF', 'title': 'ATTACCO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203100506974.PDF tp:ocr§§ Due discorsi in ventiquattro ore: cosa è mutato in Conte dopo il voto degli iscritti Cambiano bersagli, parole e numeri: dal programma alle coperture, fino al voto degli iscritti che ha consegnato al presidente il nuovo mandato NOVA I n ventiquattro ore Giuseppe Conte ha pronunciato a Milano due discorsi che sembrano usciti da due persone diverse. Il primo sabato sera, a urne digitali ancora aperte. Il secondo domenica pomeriggio, chiuso il voto degli iscritti sul programma che porterà al tavolo con il Partito Democratico e Avs. Ho contato le parole di entrambi, e la differenza dice più di quanto abbiano detto le cronache. Il discorso di sabato dura poco più di milleduecento parole. Non nomina un solo avversario: l’unico bersaglio è la speculazione finanziaria, cioè nessuno in particolare. Non contiene una sola volta le parole copertura, risorse, bilancio, tasse, debito. Quello di sabato non era propriamente un discorso. Dopo un intervento iniziale di pochi minuti, Conte ha risposto alle domande di una giornalista. E due dei tre argomenti di quella serata li ha scelti chi faceva le domande, non lui. Alla prima, su quali misure del governo andrebbero cancellate per prime, la risposta resta generica: il primo consiglio dei ministri dovrà “abrogare le seguenti enormi misure a partire dalla giustizia, a partire da quelle sulla sicurezza che reprimono il dissenso politico, la protesta civile, e tante altre. Abrogarne proprio tante”. Nessun provvedimento citato per nome. Domenica, sullo stesso punto, l’elenco è arrivato preciso: la norma che protegge i politici dalla Corte dei conti, le norme sulle intercettazioni, la legge bavaglio. Sulla guerra, invece, sabato Conte trova l’immagine migliore delle due serate. Dice che con i 209 miliardi europei il suo governo aveva creato i presupposti per costruire “cantieri di speranza, asili nido, scuole, per rafforzare la nostra ricerca, le università, l’innovazione, non per cantieri di guerra, per gli arsenali pieni di armi”. È una frase che funziona perché sposta una questione di politica estera sul terreno di casa: dove mettere i soldi pubblici. La giornalista gli obietta che smettendo di armare Kiev l’Italia rischia di restare sola, e lui ribalta: “Non saremo mai soli, c’è tutta la popolazione europea che sono sicuro ci appoggerà”, e comunque “saremo contagiosi, perché quando hai coraggio e una visione chiara sai essere contagiosi”. La terza domanda riguarda da vicino chi legge da queste parti. La domanda è perché sia stata scelta Milano, “anche perché sennò vi dicono sempre che siete il governo del sud”. Conte rivendica una promessa mantenuta e spiega che Milano e la Lombardia sono “la capitale economica d’Italia”, che il Paese ha “crescita zero”, che gli indici di produttività calano e che artigiani, piccoli commercianti e partite IVA sono in difficolLa tà. Poi aggiunge la frase che ripeterà domenica: nel periodo più duro della pandemia “ne siamo usciti diventando la locomotiva d’Europa”. Su quel punto torniamo più avanti, perché è uno di quelli da verificare. Il momento emotivo di sabato non è politico, o non solo. Conte chiede alla sala un applauso per Alessandro Di Battista, colto da un malore a fine agosto a Cuba e operato d’urgenza prima di essere trasferito al Gemelli: “Siamo con te Ale, torna con noi, abbiamo ancora tante battaglie che ci accomunano, forza fai presto”. A chi conosce la storia recente del Movimento, quella frase suona anche come un invito a rientrare rivolto a chi lo ha lasciato per ragioni di merito, come il superamento del vincolo dei due mandati e l’archiviazione della democrazia diretta, temi sui quali Conte aveva avuto un ruolo centrale. Di Battista, oggi vicepresidente dell’associazione Schierarsi, che potrebbe presentarsi alle urne come forza alternativa a destra e sinistra, aveva annunciato proprio venerdì il suo ritorno a casa. Restando a sabato, Conte aveva preso un impegno su cui vale la pena tornare: “Questo mandato mi onora, mi responsabilizza, cercherò di assolverlo con la massima determinazione. Non pensate che sia disponib ile ad allungarlo, a diluirlo, perché poi tutto diventi un galleggiare, un vivacchiare della politica”. A urne aperte prometteva di non annacquare il mandato. A urne chiuse, ha rovesciato la frase in una condizione posta agli iscritti: o è un mandato chiaro e forte, o lui non ci sta. Domenica il discorso cambia. È cinque volte più lungo e cambia bersaglio. Il nome di Giorgia Meloni ricorre sette volte in modo diretto, Palazzo Chigi quattro, e si aggiungono Crosetto e gli “amichetti di partito”. Il denaro compare di continuo: i 13 miliardi e mezzo tolti al Ponte sullo Stretto, la tassa sugli extraprofitti, la lotta all’evasione. C’è una lunga stoccata agli errori della sinistra dopo il crollo del Muro di Berlino, da Clinton a Blair fino alla Terza Via. Secondo Conte si sarebbero invaghiti del libero mercato facendo trionfare il neoliberismo. Cambia anche il modo di parlare alla gente. Se sabato l’unico momento di commozione era stato un augurio di guarigione, nel giorno finale Conte ha costruito un pezzo intero di discorso sulle paure quotidiane: chi ha uno stipendio che finisce il 10 del mese, chi rinuncia a curarsi perché non ha una polizza assicurativa, i genitori di un figlio con disabilità che si chiedono a chi lo lasceranno. Sono le storie che si mettono quando si vuole mobilitare, non quando si vuole convincere. L’analisi dei numeri del voto è interessante. Gli iscritti chiamati a esprimersi sulla piattaforma Skyvote erano 106.829. Sulla scheda che ha ottenuto più preferenze hanno votato poco più di quattro su dieci. Su quella che comprendeva sanità, lavoro ed economia nemmeno quattro su dieci. Circa sei iscritti su dieci non hanno votato. Le percentuali di sì, tutte fra il 90 e il 99 per cento, contano poco: quando vota chi è già convinto e le domande le scrive chi propone, passa tutto. Quello che conta è quanti si sono presentati. Conte dal palco aveva affermato: “Allora io ci sto, ma a queste condizioni, se qui lo intendiamo come un mandato chiaro, forte per cambiare l’Italia”. Il mandato è arrivato, ma da una minoranza degli iscritti chiamati a votare. Proprio nel discorso di chiusura c’è il passaggio che si ritorce contro chi lo pronuncia. Difendendo il suo parlamentare Pasquale Tridico, attaccato dalla premier per una proposta sui carburanti in Calabria, Conte ribatte che chi propone la stessa misura “per tutto il territorio senza coperture” è messo peggio. Poco prima, sull’abolizione del bollo auto per le utilitarie, aveva incalzato: “Ancora oggi non sappiamo come verrà finanziato, ce lo dovete dire”. È lui, quindi, a fissare la regola: una proposta seria dice da dove arrivano i soldi. Applicata al programma appena votato, quella regola dà un risultato scomodo. In un documento che dichiara di indicare cosa deve fare un governo per cinque anni, le cifre in euro sono due: i 13 miliardi e mezzo spostati dal Ponte alle scuole e i 10 miliardi l’anno di risparmio sul gas previsti dalle rinnovabili. Sette capitoli su venti indicano da dove prendere le risorse, gli altri tredici no. Sul lato delle spese l’elenco è lungo: salario minimo, asili nido gratuiti ovunque, libri e mense gratis fino a sedici anni, Reddito 2.0, Iva sui carburanti dimezzata. Il problema non è che manchino del tutto le coperture: sarebbe ingeneroso dirlo, perché il quinto capitolo del programma è dedicato Il discorso d poco più di m parole. Non solo avvers bersaglio è la proprio alle entrate e prevede una tassa sugli extraprofitti di energia, banche, assicurazioni e piattaforme digitali, un prelievo sulle grandi attività finanziarie, una tassa su chi porta i patrimoni all’estero e un piano contro l’evasione. Il problema è che quel capitolo non ha cifre, mentre le promesse che dovrebbe finanziare tirano da due parti opposte. Da un lato il programma rinuncia a entrate: dimezza l’Iva sui carburanti dal 22 al 10 per cento, cancella l’acconto Irpef per imprese e professionisti nei primi tre anni, amplia la no tax area, neutralizza il fiscal drag. Dall’altro promette più spesa, e su una voce in particolare si può fare il conto che il d ocumento non fa. Il capitolo sulla sanità impegna a “aumentare strutturalmente il finanziamento del Ssn per recuperare il divario rispetto alla media Ocse”. Quel divario ha un numero: secondo la Fondazione Gimbe, che a settembre ha elaborato i dati Ocse, nel 2025 la sanità sabato dura lleduecento nomina un rio: l’unico peculazione pubblica italiana valeva il 6,2 per cento del Pil contro il 7,1 della media europea, e colmare la distanza costerebbe circa 36 miliardi di euro. Non una tantum, ma ogni anno. Il confronto è impietoso. L’esenzione dal bollo auto per le utilitarie, la misura che Conte accusa di essere stata proposta senza dire come sarà finanziata, vale 2,29 miliardi. L’impegno sulla sanità scritto nel suo programma ne vale quasi sedici volte tanto, e nemmeno quello ha un numero accanto. Sono entrambe promesse serie, e il punto non è che siano irrealizzabili: è che nessuno dei due schieramenti dice quanto costano. Controlliamo qualche numero fra quelli pronunciati dal palco. Regge la pressione fiscale. Conte la dice “la più elevata degli ultimi dieci anni” ed è vero: l’Istat ha certificato ad aprile che nel 2025 è salita al 43,1 per cento del Pil, dal 42,4 dell’anno prima, e per trovare un livello più alto bisogna risalire al 2014. Regge anche la cifra sui migranti: il decreto flussi vale 497.550 ingressi per il triennio 20262028, che sommati ai 450mila del triennio precedente fanno i 950mila che ha citato. Il passaggio più discutibile è quello annunciato sopra, e Conte lo ha usato in entrambe le serate. Sabato la formula era secca, “ne siamo usciti diventando la locomotiva d’Europa”; domenica l’ha completata: “Prima, con noi, eravamo la locomotiva d’Europa, abbiamo ridotto di 20 punti il rapporto debito-Pil”. I venti punti esistono, ma raccontano soprattutto lo shock della pandemia: tra il 2019 e il 2020 il rapporto debito-Pil passò dal 134,1 al 154,4 per cento, oltre venti punti in un solo anno. Poi, con il rimbalzo dell’economia dopo la caduta del Pil del 2020, il rapporto è sceso al 149,9 per A urne aperte non annacqu A urne chiu un mandato o lui n cento nel 2021, al 138,4 nel 2022 e al 133,9 nel 2023. Quando si completò quella discesa, Conte non era più a Palazzo Chigi da tempo. Il suo secondo governo era caduto nel febbraio 2021. Esatta è invece la coda della frase: il debito è tornato a salire, e a fine 2025 era al 137,1 per cento, due punti e mezzo sopra l’anno prima. Ineccepibili anche i 209 miliardi, negoziati davvero a Bruxelles nel luglio 2020. Torniamo ai giovani, perché sabato sera Conte li aveva liquidati in tre parole. Alla domanda su cosa il Movimento proponga per chi se ne va all’estero, aveva risposto che “c’è un pacchetto giovani corposissimo”, senza citarne una misura. Quel pacchetto esisteva davvero ed era un documento dettagliato, l’unico in cui a una cifra precisa era agganciata una tassa precisa: i 15mila euro ai diciottenni sarebbero stati finanziati da una riforma dell’imposta di successione sui grandi patrimoni. È anche quello che ha raccolto meno partecipazione: ha votato appena un iscritto under 35 su cinque. I 15mila euro sono passati, ma con più di un contrario su cinque; il reddito di base per chi lavora nella cultura ha fatto peggio. La proposta di abbassare il voto a sedici anni, votata proprio dai più giovani, è passata per ottantotto voti su milleottocentosettanta. Il tavolo della coalizione si aprirà nei prossimi mesi e dovrà produrre un programma comune prima delle politiche. Sarà lì che le due cifre di oggi — i 13 miliardi e mezzo del Ponte, i 10 di risparmio sul gas — dovranno moltiplicarsi, o restare le uniche. È quel numero mancante, non le percentuali di sabato e domenica, a dire quanto vale davvero il mandato incassato a Milano. prometteva di re il mandato e ha chiesto hiaro e forte, n ci sta ---End text--- Author: Luca De Marco Heading: NOVA Highlight: Il discorso di sabato dura poco più di milleduecento parole. Non nomina un solo avversario: l’unico bersaglio è la speculazione A urne aperte prometteva di non annacquare il mandato A urne chiuse ha chi esto un mandato chiaro e forte, o lui non ci sta Image:Pasquale Tridico Assente Mario Furore Alessandro Di Battista La platea del raduno milanese Il gruppo dei foggiani presenti -tit_org- Due discorsi in ventiquattro ore: cosa è mutato in Conte dopo il voto degli iscritti -sec_org- tp:writer§§ Luca De Marco guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203100506974.PDF §---§ title§§ Torna l'incubo del pediatra che manca per 900 bambini... link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203099406975.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "GIORNALE LA VOCE" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T05:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203099406975.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203099406975.PDF', 'title': 'GIORNALE LA VOCE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203099406975.PDF tp:ocr§§ RIVAROLO CANAVESE L’assessora Cuffia: “Le famiglie saranno informate dall’Asl” Torna l’incubo del pediatra che manca per 900 bambini. Floriana Vitiello S ei mesi, circa 900 bambini e zero candidati. Sono i tre numeri che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa quello che sta succedendo a Rivarolo Canavese, dove la pediatria territoriale torna improvvisamente nell’incertezza proprio quando il problema sembrava essere stato risolto. La dottoressa Cristina Saglietti, arrivata soltanto lo scorso marzo, ha infatti deciso di rinunciare all’incarico. Ha comunicato personalmente la scelta alle famiglie e dal 25 settembre non sarà più il pediatra di riferimento per i circa novecento bambini che aveva preso in carico. Una decisione che riapre una questione che Rivarolo conosce bene. Saglietti era arrivata dopo mesi di ricerche seguiti al pensionamento della dottoressa Ursula Kreitmaier. Il suo insediamento era stato accolto con soddisfazione dalle famiglie e dall’amministrazione comunale: finalmente sembrava esserci una risposta stabile. Sei mesi dopo, invece, si ricomincia. L’ASL TO4 ha già attivato le procedure previste per individuare un sostituto. Il problema è che il primo bando è andato deserto. Nessun pediatra ha presentato la propria disponibilità per assumere l’incarico. È forse questo il dato più importante dell’intera vicenda. Non soltanto un medico che decide di lasciare, ma un posto che rimane senza candidati nonostante la presenza di centinaia di bambini da seguire. L’Azienda sanitaria parla apertamente di una situazione di «particolare difficoltà» nel Distretto di Cuorgnè, ma sottolinea anche che la carenza dei Pediatri di Libera Scelta non rappresenta un problema esclusivo del Canavese. È una criticità che riguarda il Piemonte e, più in generale, gran parte dell’Italia. Una precisazione necessaria per capire il contesto, ma che cambia poco nella quotidianità delle famiglie. Perché dal 25 settembre il problema sarà molto concreto: capire chi seguirà i bambini, a quale medico rivolgersi e quale sarà il nuovo punto di riferimento. C’è inoltre un aspetto del sistema sanitario che spesso sfugge a chi non deve confrontarsi direttamente con queste situazioni. I Pediatri di Libera Scelta non sono dipendenti dell’ASL. Sono professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Questo significa che l’Azienda sanitaria non può semplicemente assumere un medico e decidere di mandarlo a Rivarolo. Può dichiarare la carenza, aprire un bando e attivare le procedure previste. Dall’altra parte, però, deve esserci qualcuno disposto ad accettare l’incarico. Ed è proprio qui che il meccanismo si è inceppato. Il primo tentativo non ha prodotto candidature e ora l’ASL dovrà pubblicare un nuovo bando. Nel frattempo, però, novecento bambini non possono attendere che venga trovato un professionista. La soluzione individuata sarà quindi quella della redistribuzione degli assistiti tra gli altri pediatri presenti sul territorio, naturalmente sulla base delle disponibilità e dei margini concessi dal sistema. Non tutti, però, verranno trattati allo stesso modo. A spiegare il criterio scelto è stata l’assessora comunale Alessia Cuffia, intervenuta pubblicamente dopo le preoccupazioni manifestate da numerose famiglie. «Da mamma, e da nipote di pediatra, comprendo bene le preoccupazioni e i timori delle famiglie per la prossima cessazione dell’incarico della dottoressa Saglietti», ha spiegato. L’assessora ha quindi raccontato di essersi mossa immediatamente per ottenere chiarimenti. «Per questo, già nella giornata di ieri (ndr giovedì 17 settembre), mi sono attivata confrontandomi con l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e con Valeria Naticchioni, coordinatore delle attività amministrative del Distretto Cuorgnè dell’Asl To4, dai quali ho ricevuto una conferma importante: tutti i bambini interessati che non abbiano ancora compiuto i 6 anni di età saranno temporaneamente redistribuiti in modo equo tra i pediatri attualmente disponibili sul territorio, per garantire la continuità dell’assistenza». La prior ità sarà dunque attribuita ai più piccoli. L’ASL TO4, secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, ha già iniziato a inviare le comunicazioni alle famiglie interessate. Sarà l’Azienda sanitaria a indicare direttamente il nuovo riferimento assistenziale. «Le famiglie riceveranno una comunicazione direttamente dall’ASL TO4, che ha già avviato gli invii tramite posta tra ieri e oggi», ha aggiunto Cuffia. Contemporaneamente partirà un nuovo tentativo per trovare un medico. «L’ASL provvederà inoltre ad indire nuovamente un bando, con l’auspicio che un professionista dia la propria disponibilità ad assumere l’incarico. Il precedente bando, già attivato, è purtroppo andato deserto». La distinzione tra bambini sotto e sopra i sei anni ha una ragione precisa. Nei primi anni di vita il Pediatra di Libera Scelta costituisce il riferimento obbligatorio previsto dal sistema. Successivamente, invece, esiste la possibilità di scegliere anche un Medico di Medicina Generale. Un passaggio sul quale la stessa Cuffia ha voluto evitare equivoci. «Da cosa mi è stato riferito dall’Asl, la priorità nella redistribuzione verrà data ai bambini che non hanno ancora compiuto 6 anni, perché per questa fascia d’età è obbligatoria l’assistenza del pediatra». Poi la precisazione. «Dai 6 anni è invece possibile scegliere anche il medico di famiglia: questo non significa che tutti debbano obbligatoriamente lasciare il pediatra, ma che, nell’attuale situazione di carenza, occorre garantire prima di tutto i più piccoli, che non hanno purtroppo questa alternativa». La redistribuzione permetterà quindi di evitare che i bambini più piccoli rimangano formalmente senza assistenza. Ma resta comunque una risposta emergenziale. Perché quei novecento assistiti non scompaiono. Vengono distribuiti tra professionisti che hanno già i propri pazienti, i propri ambulatori, le proprie visite e carichi di lavoro che in molti casi sono già consistenti. È qui che la vicenda di Rivarolo si inserisce in un problema molto più ampio. Secondo l’analisi della Fondazione GIMBE pubblicata il 4 giugno 2026, in Italia mancherebbero complessivamente almeno 497 pediatri di famiglia. Tra il 2019 e l’inizio del 2025 il numero dei professionisti in attività è diminuito di 1.089 unità, pari a circa il 15 per cento. Una riduzione consistente, destinata a pesare soprattutto nei territori dove gli equilibri sono già fragili. Il Piemonte è tra le regioni maggiormente interessate. La stima parla di circa 109 pediatri mancanti e di una media di 1.126 assistiti per professionista, il dato più elevato d’Italia e nettamente superiore alla media nazionale. Numeri che aiutano a comprendere perché un incarico scoperto non venga necessariamente occupato nel giro di poche settimane. Cuffia ha richiamato proprio questo contesto per evitare che l’intera responsabilità venga attribuita all’Azienda sanitaria locale. «Su un punto, però, ci tengo a essere chiara: la carenza di pediatri è un problema nazionale, che coinvolge molti territori italiani, con intensità diverse». «I dati aiutano a comprenderlo: nell’analisi pubblicata il 4 giugno 2026, basata sulle rilevazioni al 1° gennaio 2025, la Fondazione GIMBE stima una carenza complessiva di 497 pediatri di famiglia. Tra il 2019 e l’inizio del 2025, i professionisti in attività sono diminuiti di 1.089 unità, circa il 15%». Da qui l’invito a non ridurre la vicenda a una semplice accusa nei confronti dell’ASL TO4. «Prima di liquidare questa situazione dicendo che “l’Asl TO4 non funziona”, è quindi necessario considerare anche questo contesto». L’assessora ricorda poi il funzionamento del sistema. «I pediatri di famiglia sono professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale: la copertura degli incarichi richiede la disponibilità di professionisti che aderiscano alle procedure previste». Questo, naturalmente, non elimina il disagio. «Il disagio delle famiglie resta concreto e merita attenzione, informazioni chiare e risposte tempestive. Continueremo a seguire la situazione e a condividere gli aggiornamenti disponibili, perché la priorità è assicurare ai nostri bambini l’assistenza di cui hanno bisogno». Ma se l’ASL incontra difficoltà nel trovare un professionista, che cosa può fare concretamente il Comune di Rivarolo? È una delle domande rivolte al sindaco Martino Zucco Chinà, soprattutto considerando che il 25 settembre è ormai vicino. La possibilità che Palazzo Lomellini intervenga direttamente è però molto limitata. «Purtroppo nonostante i buoni rapporti di collaborazione tra i due enti risulta difficilissimo immaginare soluzioni pragmatiche da mettere in campo: a partire dai vincoli di bilancio, un Comune non può attribuirsi competenze che non gli appartengono», ha spiegato il sindaco. È un passaggio importante. Il Comune può dialogare con l’Azienda sanitaria, esercitare pressione istituzionale, proporre collaborazioni, mettere a disposizione competenze o valutare eventuali soluzioni logistiche compatibili con le proprie funzioni. Ma non può sostituirsi al Servizio sanitario nella scelta e nell’assegnazione dei pediatri. Alla domanda sulla possibilità di utilizzare risorse comunali, spazi pubblici o altre forme di sostegno per rendere Rivarolo più attrattiva per un professionista, il primo cittadino mantiene comunque un atteggiamento fiducioso. «La situazione è drammatica ma non disperata». Zucco Chinà spiega di aver ricevuto rassicurazioni direttamente dall’Azienda sanitaria. «Dalle informazioni in mio possesso e dalle garanzie fornitemi da Asl To 4, confido che verranno trovate in tempi sufficientemente brevi modalità utili a ridurre gli effetti negativi temuti, riportando la situazione a standard di qualità quantomeno accettabili». Il sindaco lascia inoltre aperta la porta a forme di collaborazione. «Resta comunque la mia disponibilità a condividere ipotesi e formulare soluzioni, non solo in base al mio ruolo di sindaco ma anche ricorrendo alla mia esperienza professionale e alle mie relazioni personali». Parole rassicuranti, che però non possono ancora trasformarsi nella certezza di un nuovo pediatra. Perché il problema fondamentale resta sempre lo stesso: il professionista deve essere disponibile ad accettare l’incarico. Ed è proprio su questo punto che la situazione diventa più difficile da prevedere. La dottoressa Saglietti era arrivata soltanto sei mesi fa per colmare una carenza precedente. Adesso lascia a sua volta e il primo bando per sostituirla non ha prodotto risultati. Alla domanda su cosa stia fallendo nel modello attuale e sulla possibilità di garantire che Rivarolo non resti per mesi in una condizione di precarietà, il sindaco ha scelto una risposta netta. «Di una cosa sono certo; non è ingigantendo il problema e facendo del terrorismo ideologico che si risolvono i problemi». Una presa di posizione che introduce anche il tema del modo in cui l’emergenza viene raccontata, ma che non modifica il dato sostanziale: al momento non esiste ancora il nome del pediatra che prenderà il posto di Saglietti. L’amministrazione confida in una soluzione in tempi brevi. L’ASL conta di alleggerire gli effetti della cessazione attraverso la redistribuzione. Il nuovo bando dovrà provare a trovare ciò che il precedente non ha trovato: un candidato. Nel frattempo, il sistema della pediatria territoriale piemontese sta attraversando una trasformazione più ampia. La Regione ha approvato un nuovo Accordo integrativo regionale per la Pediatria di Libera Scelta, mettendo a disposizione risorse aggiuntive e puntando su un’organizzazione maggiormente integrata sul territorio. Tra i cardini del nuovo sistema ci sono le Aggregazioni Funzionali Territoriali, le Case di Comunità, una maggiore integrazione tra pediatri e altri professionisti sanitari e forme organizzative pensate anche per affrontare i territori nei quali alcuni cittadini rimangono temporaneamente privi di un medico di riferimento. È la direzione indicata dalla riforma dell’assistenza territoriale: meno frammentazione e maggiore collaborazione tra medici, infermieri, specialisti, distretti e servizi sociosanitari. Dentro questa trasformazione rientra anche il superamento dei Punti di Assistenza Pediatrica Territoriale, i PAPT, destinati a essere progressivamente sostituiti da un’organizzazione collegata alle Case di Comunità. Il principio è quello di costruire una rete più flessibile, capace di gestire i pazienti attraverso ambulatori, équipe multiprofessionali e forme di collaborazione tra medici. Ma il caso Rivarolo mette in evidenza il limite più evidente di qualsiasi riorganizzazione: un nuovo modello non crea automaticamente nuovi pediatri. Si possono aprire Case di Comunità, riorganizzare gli orari, costruire équipe, introdurre ambulatori straordinari e distribuire meglio il lavoro. Ma quando il numero dei professionisti non è sufficiente, ogni cessazione continua a produrre conseguenze immediate. È già successo in altre zone dell’ASL TO4. A Chivasso, il trasferimento di un pediatra ha riaperto il problema della copertura degli assistiti e della disponibilità degli altri medici ad accogliere nuovi bambini. A Strambino, invece, lo spostamento dell’attività pediatrica verso Caluso aveva provocato la protesta delle famiglie, preoccupate dalla perdita di un servizio di prossimità. La mobilitazione aveva successivamente portato al mantenimento di un’attività ambulatoriale sul territorio almeno un giorno alla settimana. Situazioni diverse, ma accomunate dalla stessa fragilità. Quando i professionisti sono pochi, anche un singolo spostamento può modificare l’equilibrio di un intero territorio. Un pensionamento, una rinuncia o un trasferimento non riguarda soltanto il medico interessato, ma può coinvolgere centinaia di bambini. La redistribuzione permette di tamponare il problema, ma inevitabilmente aumenta il numero degli assistiti degli altri pediatri. Ed è proprio il rapporto tra professionisti disponibili e bambini da seguire a rappresentare uno degli aspetti più delicati della crisi. In Piemonte il numero medio degli assistiti per pediatra è già molto elevato. Continuare a spostare pazienti da un professionista all’altro può funzionare nell’emergenza, ma difficilmente rappresenta una soluzione definitiva. Per le famiglie, inoltre, la questione non riguarda soltanto la possibilità materiale di ottenere una visita. Il pediatra è spesso il primo interlocutore sanitario nella vita di un bambino. Conosce la sua storia clinica, segue lo sviluppo, valuta le patologie ricorrenti, orienta i genitori quando servono esami o visite specialistiche e rappresenta un punto di riferimento costante nei primi anni di vita. Perdere improvvisamente quel riferimento significa dover ricostruire un rapporto altrove. Significa anche, in alcuni casi, spostarsi in un altro Comune, adattarsi a nuovi orari e rivolgersi a professionisti che nel frattempo devono gestire un numero crescente di assistiti. Per questo il vero interrogativo non riguarda soltanto ciò che accadrà il 25 settembre. Riguarda soprattutto i mesi successivi. La redistribuzione garantirà una copertura ai bambini più piccoli. Le famiglie degli over 6 avranno la possibilità, nei casi previsti, di scegliere anche un medico di medicina generale. L’ASL pubblicherà un nuovo bando e continuerà a lavorare con Comune e Regione. Resta però una domanda senza risposta: chi accetterà l’incarico lasciato dalla dottoressa Saglietti? Oggi nessuno può indicare un nome. Il sindaco invita a non trasformare il problema in una battaglia ideologica e si dice fiducioso nelle garanzie ricevute dall’ASL. L’assessora Cuffia sottolinea che i bambini sotto i sei anni saranno tutelati e ricorda che la carenza dei pediatri è nazionale. L’Azienda sanitaria evidenzia i limiti del proprio ruolo e prepara un nuovo bando. Sono tutti elementi importanti. Ma per le famiglie il funzionamento della sanità si misura soprattutto in una cosa molto semplice: sapere chi chiamare quando un figlio sta male. Rivarolo era già passata attraverso una fase di incertezza dopo il pensionamento della dottoressa Ursula Kreitmaier. L’arrivo di Cristina Saglietti, lo scorso marzo, sembrava aver finalmente riportato stabilità. Quella stabilità è durata sei mesi. Questo non significa che dal 25 sette mbre novecento bambini verranno lasciati senza alcuna assistenza. L’ASL ha predisposto un sistema di redistribuzione e i bambini sotto i sei anni avranno la priorità. Significa però che, ancora una volta, il sistema dovrà chiedere agli altri professionisti del territorio di assorbire la carenza in attesa di una soluzione definitiva. Ed è proprio qui che tornano i tre numeri da cui tutto è partito. Sei mesi, quanto è durato l’incarico della pediatra arrivata per risolvere il precedente vuoto. Novecento, all’incirca, i bambini che dovranno trovare un nuovo riferimento. Zero, i candidati che hanno risposto al primo bando. Adesso manca soltanto un quarto numero. Ed è quello che potrebbe decidere quanto durerà davvero l’emergenza: quanti pediatri risponderanno al prossimo bando. ---End text--- Author: FLORIANA VITIELLO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Torna l’incubo del pediatra che manca per 900 bambini... -sec_org- tp:writer§§ Floriana Vitiello guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092203099406975.PDF §---§ title§§ Fondazione Alzheimer: i Cad entrino nelle cure del Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836605595.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836605595.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836605595.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836605595.PDF tp:ocr§§ Fondazione Alzheimer: i Cad entrino nelle cure del Ssn Inserire stabilmente i “Caffè Alzheimer” nei percorsi di cura e nei servizi territoriali, prevedendo uno strumento di finanziamento stabile per la loro diffusione. E sostenendo nuove esperienze nelle aree interne e nei territori con un welfare più debole. È la proposta lanciata dalla Fondazione Maratona Alzheimer in un documento inviato al Governo. Il “Caffè Alzheimer”, spiega la Fondazione, è uno strumento, «replicabile e a basso costo», nato dall’intuizione dello psicogeriatria Bère Miesen nel 1997: uno spazio di comunità «leggero ma qualificato», in cui persone con demenza, familiari e professionisti si incontrano in un clima sereno. Un’attività diffusa e monitorata in gran parte dei Paesi europei. La proposta si basa anche sullo studio pilota nazionale (2022-2024), che ha coinvolto 16 Caffè in 8 regioni, con circa 200 persone con demenza e altrettanti caregiver. A un anno, sottolinea la Fondazione, «i sintomi neuropsichiatrici, in particolare quelli depressivi, risultavano ridotti, la qualità della vita stabile e lo stress dei caregiver in diminuzione. Su questa base è in corso lo studio Procad, realizzato dalla Fondazione Poliambulanza di Brescia con il Cnr di Padova e l’Associazione Italiana di Psicogeriatria: una rete di circa 40 centri e un impianto di valutazione con scale validate. A tenere insieme la rete è il Caffè Alzheimer Diffuso (Cad), l’infrastruttura promossa dalla Fondazione Maratona Alzheimer che riunisce gli enti e le associazioni che realizzano i Caffè attorno a obiettivi comuni: scambio di esperienze, formazione gratuita di volontari e professionisti, monitoraggio degli esiti e sviluppo di comunità accoglienti e amiche, mantenendo il volontariato come perno accanto ai professionisti. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Fondazione Alzheimer: i Cad entrino nelle cure del Ssn -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836605595.PDF §---§ title§§ Per 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell'assistenza protesica cambiano le tariffe (anche al rialzo) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201832805561.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "ITALIA OGGI" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201832805561.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201832805561.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201832805561.PDF tp:ocr§§ Per 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica cambiano le tariffe (anche al rialzo) Aggiornamento delle tariffe per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, rimodulazione dei costi per le prestazioni di assistenza protesica e aggiornamento dei criteri generali per l'adozione dei tariffari regionali. E’ quanto prevede il decreto del 7 agosto 2026 in materia di tariffe relative all'assistenza specialistica ambulatoriale e protesica in G.U. n. 218 del 19 settembre. Nello specifico, il provvedimento del Ministero della Salute ridefinisce i valori massimi di riferimento per la remunerazione delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale rivedendo, talvolta a rialzo, 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica. Scendendo nel particolare, il nuovo tariffario nazionale, entrato in vigore nella giornata di ieri, comprende visite mediche, esami diagnostici, procedure ambulatoriali, dispositivi destinati alle persone con disabilità o della terza età con particolari patologie e l’aumento medio delle tariffe interessate dalla revisione è stimato intorno al 5,8% anche se le variazioni sono molto diverse a seconda della prestazione. Ad esempio, tra gli aumenti più corposi abbiamo la visita cardiologica con elettrocardiogramma che passa da 33,60 a 38 euro, l’agoaspirato della mammella che cresce da 31,25 a 36,50 euro mentre l’elettrocardiogramma aumenta da 11,60 a 12,05 euro. Invece molte altre prime visite specialistiche subiranno un incremento di 1 euro tra cui quelle: neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche, gastroenterologiche, oculistiche, dermatologiche, allergologiche e otorinolaringoiatriche. Ritocchi ancora più contenuti riguardano alcune delle prestazioni più comuni come la spirometria semplice che aumenta da 24 a 24,90 euro, l’elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro e il prelievo venoso che registra un incremento di 50 centesimi arrivando a toccare quota 4,30 euro. E’ giusto chiarire che l’incremento della tariffa non si traduce automaticamente in un aumento equivalente della spesa a carico del paziente poiché il ticket resta legato alle regole regionali e al tetto massimo di 36,15 euro per ricetta medica. In ogni caso, la maggior parte delle prestazioni resterà invariata poiché il nomenclatore nazionale ne comprende più di duemila; tra queste: la visita specialistica di controllo da 17,90 euro, la radiografia del torace da 15,45 euro, l’ecografia dell’addome inferiore da 37,80 euro, l’ecografia ginecologica da 30,95 euro e la densitometria ossea lombare o femorale da 31,50 euro; ragionamento identico per diversi esami di laboratorio come l’emocromo, colesterolo, glicemia, creatinina, trigliceridi, TSH e VES. Inoltre, la revisione delle tariffe non modifica il regime delle esenzioni e manterranno il diritto all'esonero dai ticket le categorie previste per reddito ed età, disoccupazione, pensione sociale, pensione minime, invalidità, patologie croniche e rare, gravidanza e screening oncologici. Infine, la revisione determinerà un maggiore impatto sulla finanza pubblica pari a 210,7 milioni di euro all’anno; per il 2026, considerando l’entrata in vigore a settembre, l’onere stimato è di circa 70 milioni di euro. Pasquale Quaranta _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image: -tit_org- Per 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica cambiano le tariffe (anche al rialzo) -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Quaranta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201832805561.PDF §---§ title§§ Sono 800mila i dipendenti che hanno detto sì entro il 20 settembre alla polizza sanitaria gratuita. Im vista nuova finestra al 30 settembre = Polizza, si riaprono i giochi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201830505586.PDF description§§

Estratto da pag. 35 di "ITALIA OGGI" del 22 Sep 2026

Quasi 800mila docenti hanno già detto sì in dieci giorni

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201830505586.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201830505586.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201830505586.PDF tp:ocr§§ Sono 800mila i dipendenti che hanno detto sì entro il 20 settembre alla polizza sanitaria gratuita. In vista nuova finestra al 30 settembre Il Mim darà una seconda chance per aderire alla assicurazione sanitaria gratuita Polizza, si riaprono i giochi Quasi 800mila docenti hanno già detto sì in dieci giorni Ricciardi e Razzano a pag. 35 DI ALESSANDRA RICCIARDI E LAURA RAZZANO ono circa 800mila i dipendenti della scuola che hanno detto sì entro il 20 settembre alla polizza sanitaria gratuita messa a disposizione dal governo e finanziata con un investimento aggiuntivo di 320 milioni di euro. La platea potenziale, che comprende anche i precari, è stimata in circa 1,2 milioni di lavoratori. Chi non ha aderito nella finestra 10- 20 settembre ha però ora la possibilità di rientrare: è infatti in arrivo, su richiesta degli stessi sindacati firmatari del contratto integrativo, la circolare con cui il dicastero guidato da Giuseppe Valditara, d’intesa con le compagnie assicurative coinvolte, apre una nuova finestra. La scadenza, salvo novità dell'ultima, ora dovrebbe essere il 30 di settembre. Da definire da quando potrà scattare, per questo nuovo contingente, la polizza. Si tratta, per portata dell’intervento e platea, della più ampia assicurazione sanitaria gratuita mai prevista nel pubblico impiego. Il piano sanitario comprende prestazioni considerate centrali, tra cui interventi chirurgici, maternità, cure odontoiatriche e protocolli di prevenzione oncologica. La validità della polizza varia in base alla tipologia di contratto e, per il personale di ruolo, la copertura dura quattro anni, mentre per il personale precario si conclude con la naturale scadenza dell'incarico. L'introduzione della polizza sanitaria ha aperto una netta frattura tra le organizzazioni sindacali. Da una parte la Flc Cgil, che ha denunciato il rischio di privatizzazione della sanità e la sottrazione di risorse alle scuole. Dall'altra un fronte compatto composto da Cisl Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief, che respinge le critiche e parla di una campagna di «disinformazione strumentale»: le risorse che finanziano la polizza sono aggiuntive rispetto a quelle del fondo di finanziamento delle scuole, l’adesione non è obbligatoria S Giuseppe Valditara e il Servizio sanitario non viene intaccato. La stessa Cgil in passato peraltro ha firmato tutele sanitarie per i metalmeccanici e le scuole paritarie e ha promosso fondi pensione privati come Espero. Sul fronte strettamente contabile, il dicastero di viale Trastevere è intervenuto direttamente per smentire i presunti tagli chiarendo analiticamente i numeri dell'operazione: i 320 milioni di euro complessivi stanziati per il quadriennio 2026-2029 derivano da precise scelte di bilancio e non intaccano le dotazioni ordinarie. Ben 250 milioni di euro provengono infatti da risorse interamente nuove. All'interno di questa somma, 190 milioni sono confluiti solo contabilmente e in via del tutto provvisoria sul fondo di funzionamento delle scuole, in attesa del decreto legislativo attuativo, mentre i restanti 60 milioni derivano dalla tabella A del Ministero, un allegato tecnico fondamentale della Legge di Bilancio dello Stato italiano. Sostanzialmente si tratta di un fondo salvadanaio che il Ministero dell'Economia e delle Finanze crea ogni anno nella manovra finanziaria per coprire nuove spese legislative che i singoli ministeri dovranno affrontare nel corso dell'esercizio finanziario. I residuali 70 milioni del plafond derivano invece da economie di bilancio che altrimenti sarebbero andate disperse. Ora la partita si sposta sulla piena operatività della polizza. ---End text--- Author: ALESSANDRA RICCIARDI :-: LAURA RAZZANO Heading: Highlight: Image:Giuseppe Valditara -tit_org- Sono 800mila i dipendenti che hanno detto sì entro il 20 settembre alla polizza sanitaria gratuita. Im vista nuova finestra al 30 settembre Polizza, si riaprono i giochi -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRA RICCIARDI - LAURA RAZZANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201830505586.PDF §---§ title§§ Giorgetti: «Sovranità? I conti in ordine» Deficit/Pil, oggi il verdetto Eurostat link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835205601.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835205601.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835205601.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835205601.PDF tp:ocr§§ IL MINISTRO A UNA CONVENTION SULLA SANITÀ Giorgetti: «Sovranità? I conti in ordine» Deficit/Pil, oggi il verdetto Eurostat è un filo che lega il debito pubblico alle liste d’attesa, la sovranità nazionale alla capacità di garantire una visita medica. Giancarlo Giorgetti lo ha tracciato ieri a Varese, intervenendo alla presentazione del Rapporto “Sussidiarietà e… salute” della Fondazione per la Sussidiarietà. E il punto di partenza del ministro dell’Economia è netto: «Quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più: subisce». Perché le priorità di uno Stato si decidono innanzitutto attraverso il bilancio e, nel ragionamento di Giorgetti, tenere i conti in ordine diventa quindi una questione di sovranità. «Un bilancio in ordine è una scelta redistributiva, prima che contabile». Il riferimento è a un Paese con oltre tremila miliardi di debito e una spesa per interessi che nel 2025 ha raggiunto il 3,9% del Pil, quasi 90 miliardi. Soldi sui quali, ha ricordato il ministro, non esiste margine di scelta: «Si pagano per primi, non si votano, C’ non si rinviano». E dunque «ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile. E la spesa per interessi non cura nessuno». Il precedente evocato è quello delle crisi del 1992 e del 2011: proprio dopo quelle due stagioni, secondo Giorgetti, la sanità ha subito le frenate più pesanti, con circa 40 miliardi di tagli tra il 2012 e il 2019. È qui che i conti incontrano la sanità. Per il 2026 il finanziamento del Servizio sanitario nazionale è stato portato a 142,9 miliardi, oltre sei miliardi in più rispetto al 2025. Ma «i cittadini non misurano la sanità in miliardi»: la questione, per il titolare del Mef, è capire «quando e come diventano cura». E il Rapporto presentato a Varese fotografa il problema. Circa il 10% degli intervistati ha rinunciato a una visita specialistica pur avendone bisogno e il 6% a un esame diagnostico. Tra i redditi più bassi la rinuncia alle visite sale al 12%, contro l’8% delle fasce più ricche. Liste d’attesa, costi e distanza dai servizi trasformano così l’universalismo scritto sulla carta in un accesso alle cure ancora diseguale. Non basta allora aumentare la spesa. Ventiquattro milioni di italiani convivono con una malattia cronica e, secondo Giorgetti, serve soprattutto «organizzazione»: continuità dell’assistenza, presa in carico fuori dagli ospedali e una «robusta iniezione di ingegneri gestionali» nella sanità pubblica. Sei milioni di persone, ricorda il Rapporto citato dal ministro, hanno rinunciato a visite o esami per le attese o per i costi. Dentro questo schema entra anche il rapporto tra autonomia e responsabilità. «Sussidiarietà e federalismo responsabile stanno insieme, separate non reggono», ha avvertito Giorgetti: senza responsabilità la prima rischia di diventare spesa fuori controllo, mentre il secondo può trasformarsi in un sistema per scaricare i costi sugli altri. Il diritto alle cure deve restare uguale in tutta Italia e la solidarietà nazionale deve intervenire dove le risorse non bastano. Ma «chi quella solidarietà riceve, risponde di come la usa, mentre chi vuole offrire di più dice come lo paga». Più autonomia, dunque, ma insieme a una maggiore responsabilità anche finanziaria. Parole che acquistano un peso particolare oggi. È il giorno dell’Istat, chiamato a pubblicare la revisione dei conti nazionali e, OGLIA DEL 3,1% soprattutto, della ncio più “libero” stima del rapporto deficit/Pil del 2025, riverà attualmente fissamaforo verde to al 3,1%. Governo e mercati guardascita no soprattutto alla soglia del 3%: a procedura un’eventuale revifrazione Ue sione al ribasso potrebbe aprire la strada all’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, modificando il quadro nel quale sarà costruita la prossima legge di Bilancio. ---End text--- Author: ENRICO FILOTICO Heading: Highlight: LA SOGLIA DEL 3,1% Bilancio più “libero” se arriverà il semaforo verde all’uscita dalla procedura d’infrazione Ue Image:Il ministro Giancarlo Giorgetti -tit_org- Giorgetti: «Sovranità ? I conti in ordine» Deficit/Pil, oggi il verdetto Eurostat -sec_org- tp:writer§§ Enrico Filotico guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835205601.PDF §---§ title§§ Giorgetti: «Per la Sanità non bastano più risorse ma più organizzazione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201833405563.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201833405563.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201833405563.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201833405563.PDF tp:ocr§§ Giorgetti: «Per la Sanità non bastano più risorse ma più organizzazione» Fondazione per la Sussidiarietà «Viviamo più a lungo, e più a lungo conviviamo con la malattia. Ventiquattro milioni di italiani hanno una malattia cronica. Per questi pazienti, per le loro famiglie, il problema non è la singola prestazione: è essere seguiti nel tempo, fuori dall'ospedale. Per farlo, non basta chiedere e ottenere più risorse: serve organizzazione». Così ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti al convegno su «Solidarietà e salute» organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà all'Università dell'Insubria di Varese moderato dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini. Il ministro ha ricordato i 6 miliardi in più stanziati per la Sanità «presupposto importante», ma poi le risorse devono diventare cure e la «prima responsabilità è di chi organizza e dirige i servizi e la seconda responsabilità è di chi governa i territori». Per questo insiste Giorgetti «Solidarietà e federalismo responsabile stanno insieme, separati non reggono». Il ministro fa l’esempio dell'ictus: «L'ospedale funziona bene, la riabilitazione è in affanno, il ritorno a casa lascia le famiglie sole». Su questo la sussidiarietà è importante se «in ogni passaggio, si possa avere un presidio di responsabilità: il medico di famiglia, l'infermiere, il Comune, l'opera del Terzo settore che sta in quel quartiere, la famiglia, sostenuta invece che lasciata sola». «Alla sanità pubblica oggi serve una robusta iniezione di ingegneri gestionali per dare priorità all'organizzazione dei servizi e all'ottimizzazione dei processi», sottolinea ancora il ministro che invita anche a «rafforzare» e «organizzare meglio» il ruolo dei fondi sanitari e dei fondi pensione. Anche per Giorgio Vittadini, docente universitario e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà che ieri ha presentato un ampio e articolato rapporto «serve più sussidiarietà: un salto di qualità nella governance pubblica, chiamata a garantire equità nell'accesso, qualità delle prestazioni e presa in carico dei pazienti, mettendo a sistema il contributo di tutti per il bene comune». «Il diritto alla salute - spiega Vittadini va tutelato con maggiore forza e l'universalismo non può ridursi all'affermazione formale di un diritto, deve tradursi nella possibilità concreta, per ogni persona, di ricevere cure appropriate e tempestive». Secondo il rapporto «Sussidiarietà e Salute 2026» in Italia il diritto alla salute non è uguale per tutti, dato che reddito, liste d'attesa e distanze frenano l'accesso alle cure. In particolare il reddito fa la differenza anche quando si tratta di curarsi, in quanto rinuncia a una visita specialistica più di una persona su 10 (il 12%) tra quelle con i redditi più bassi, contro l'8% di quelle che rientrano invece nelle fasce reddituali più elevate. Un gap che dimostra come l'accesso alle cure non sia uguale per tutti. Anche in Lombardia, regione che più di ogni altra attrae pazienti dal resto del paese il rapporto indica un tasso di rinuncia alle cure del 5,3%, che la colloca al settimo posto nazionale. Se le risorse disponibili per il Servizio sanitario nazionale sono cresciute, passando dai 114 miliardi di euro del 2019 ai 136,5 miliardi del 2025, con una previsione di 142,8 miliardi nel 2026, il Rapporto evidenzia come la questione non sia soltanto quante risorse destinare alla sanità, ma come trasformarle in valore per i cittadini. Durante l’evento a cui hanno partecipato tra gli altri anche Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva e componente dell'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà e Maria Pierro, Rettrice dell'Università degli Studi dell'Insubria è emerso con chiarezza anche come la crescita dei bisogni – invecchiamento, cronicità, fragilità, non autosufficienza – richiede un sistema meno frammentato e più capace di integrare servizi sanitari, sociosanitari e assistenza territoriale. —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: marv. Heading: Fondazione per la Sussidiarietà Highlight: Image:L’incontro. Da sinistra Giorgio V ittadini, Maria Chiara Gadda, Maria Cristina Pierro, Giancarlo Giorgetti e Fabio Tamburini -tit_org- Giorgetti: «Per la Sanità non bastano più risorse ma più organizzazione» -sec_org- tp:writer§§ marv. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201833405563.PDF §---§ title§§ Alzheimer: in arrivo il Piano, ma servono 500 milioni in manovra link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201831205577.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201831205577.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201831205577.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201831205577.PDF tp:ocr§§ Alzheimer: in arrivo il Piano, ma servono 500 milioni in manovra Giornata mondiale. La richiesta del ministro Schillaci per la strategia 2027-31 che punta su prevenzione e personale. In Italia coinvolte 6 milioni di persone P otenziare gli interventi precoci e di sostegno a malati e famiglie, contando su risorse certe per superare la logica dei finanziamenti-spot: il nuovo Piano nazionale demenze 2027-2031 presentato ieri a Roma dal ministro della Salute Orazio Schillaci nella Giornata mondiale Alzheimer, prova a segnare una svolta davanti al dilagare dell’emergenza che coinvolge oltre 6 milioni di persone in Italia, il 10% della popolazione tra pazienti e caregiver. «Stiamo lavorando a una proposta di finanziamento nella prossima legge di Bilancio, per potenziare le risposte di sanità pubblica mirate a prevenzione, diagnosi, trattamento e supporto alle persone con demenza e ai loro familiari», ha annunciato Schillaci. Le trattative con il Mef sono in corso ma l’intento è di blindare nella prossima manovra - a valere sul Fondo sanitario nazionale per cui quest’anno la Salute ha chiesto 5 miliardi in più - risorse per il Piano pari a 500 milioni in un triennio: 100 milioni nel 2027, 150 milioni nel 2028 e 250 milioni nel 2029 mentre dal 2030 si punta a ottenere 80 milioni l’anno. Schillaci ha ricordato che il Fondo Alzheimer era già stato «rinnovato e incrementato con quasi 35 milioni per il periodo 2024-2026». Ma a fronte di costi oggi pari a 23,5 miliardi l’anno, per il 63% a carico delle famiglie, esperti e associazioni che con Regioni e Istituto superiore di sanità hanno composto il Tavolo demenze del ministero da cui è nato il Piano, chiedono garanzie. Innanzitutto, sulla possibilità di attuare ovunque sul territorio la nuova strategia, «da sottoporre entro ottobre alla Conferenza Unificata», ha avvisato Schillaci. Destinatari, gli almeno 1,2 milioni di persone con demenza, di cui circa 600mila con Alzheimer e 900mila con disturbo neurocognitivo lieve, che con l’invecchiamento della popolazione arriveranno a 2,2 milioni nel 2050. Intanto il Piano - per cui sarà necessario rafforzare il capitolo “personale” - guarda alle demenze come a una “priorità di salute pubblica”, da inserire quindi in tutte le politiche sanitarie e sociosanitarie delle Regioni. E «recepisce le sette aree di azione della strategia globale dell’Organizzazione mondiale della sanità articolandole su prevenzione, diagnosi e cura, inclusione, sostegno ai caregiver, sistemi informativi e ricerca», ha ricordato il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Rocco Bellantone. Tra le direttrici, la riduzione del rischio di sviluppare la malattia - quasi il 40% dei casi in Italia oggi è attribuibile a undici fattori modificabili -, il contrasto dello stigma e la diffusione delle “Dementia Friendly Communities”. E ancora: il potenziamento dei centri specialistici (i Cdcd) sul territorio, percorsi dedicati per i pazienti (due su tre ne erano ancora privi nel 2023) e la formazione dei caregiver. Ma anche un’anagrafe centralizzata dei progetti di ricerca, i cui fondi andranno potenziati e stabilizzati. Scatta poi un monitoraggio puntuale: «Vogliamo sapere non soltanto quanto viene fatto, ma se migliora davvero la qualità dell’assistenza e della vita delle persone», ha precisato Schillaci. Non solo: per la prima volta in Italia c’è una stima dei costi e dei possibili risparmi attesi da una piena attuazione della nuova strategia. «Per un Piano realmente efficace servirebbero almeno 2 miliardi», ha spiegato Teresa Di Fiandra, consulente Iss per il Fondo Alzheimer e demenze. Ma, ha aggiunto, «con una riduzione dei casi di demenza, delle istituzionalizzazioni e del consumo degli antipsicotici, si potrebbe ottenere un risparmio di oltre 1,2 miliardi per il Servizio sanitario nazionale e di 664 milioni e 500mila euro per le famiglie». Numeri a cui guardano attentamente le associazioni pazienti, che chiedono innanzitutto di stabilizzare i fondi: «Quelli a termine utilizzati fino a ora non sono in grado di rispondere a un bisogno continuati vo perché chi riceve oggi una diagnosi avrà bisogno di servizi per i dieci o quindici anni successivi e non certo per i trentasei mesi di durata di un progetto», avvisano per Alzheimer Italia la presidente Katia Pinto e il segretario generale Mario Potestio. Parzialmente critica sull’impianto complessivo del Piano è poi la presidente dell’Associazione imalattia di Alzheimer (Aima) Patrizia Spadin: «Non riorganizza e non innova e soprattutto tralascia il capitolo delle nuove terapie, sul quale si concentra gran parte delle aspettative dei pazienti. Come se questo non fosse ciò che tutti stiamo aspettando, l’unica enorme innovazione che cambierà il futuro per i malati e il sistema stesso». Oggi sono 158 i farmaci in valutazione in oltre 192 studi clinici nel mondo di cui otto in “fase III”, in dirittura d’arrivo nel 2026. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Barbara Gobbi Heading: Highlight: Con una riduzione dei casi di demenza si potrebbe ottenere un risparmio di oltre 1,2 miliardi per il Ssn Image:Il peso sulle famiglie. I costi oggi per l’assistenza dei pazienti con demenza sono stimati a 23,5 miliardi l’anno, per il 63% a carico delle famiglie -tit_org- Alzheimer: in arrivo il Piano, ma servono 500 milioni in manovra -sec_org- tp:writer§§ Barbara Gobbi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201831205577.PDF §---§ title§§ Così i grandi ospedali italiani scalano le classifiche mondiali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835405599.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835405599.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835405599.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835405599.PDF tp:ocr§§ Così i grandi ospedali italiani scalano le classifiche mondiali Le performance. Nella graduatoria stilata da Newsweek-Statista l’Italia piazza 42 strutture nei ranking di tredici specialità mediche con quattro nella top ten, ma la metà sono concentrati tra Lombardia e Lazio C’ è il Policlinico Gemelli di Roma al terzo posto al mondo per Ostetrica e Ginecologia e il Bambino Gesù sempre della Capitale (anche se nel territorio della Santa Sede) subito sotto il podio al quarto posto per Pediatria e poi il Besta di Milano all'ottavo posto per Neurologia e il Rizzoli di Bologna al nono posto per Ortopedia. A questi super ospedali italiani che scalano posizioni tanto da entrare nelle top ten dei ranking mondiali - dove dominano gli Usa- si aggiungono altre 38 strutture ospedaliere sempre made in Italy che entrano nel club dei “migliori” in 13 specialità mediche così come sono stati messi in fila dalla classifica World's Best Specialized Hospitals 2027, costruita da Newsweek in collaborazione con l'azienda Statista. L'anno scorso gli ospedali italiani piazzati in questa classifica erano 41 (uno di meno), ma soprattutto in posizioni meno di vertice a riprova che l'eccellenza nelle corsie italiane riesce a competere nonostante il nostro Ssn debba contare su risorse spesso molto inferiori ai nostri competitor. Certo si tratta sempre di classifiche non scolpite nel granito e suscettibili di interpretazioni visto che il ranking di Newsweek e Statista si basa su tre componenti: un sondaggio internazionale tra medici con oltre 42mila giudizi raccolti tra maggio e giugno scorsi che pesa per l'83,5% del punteggio a cui si aggiungono certificazioni nazionali e internazionali (10%) e i giudizi raccolti tra i pazienti, i cosiddetti Proms (6,5%). Ma è indubbio che almeno a livello di reputazione i nostri ospedali si fanno ben valere. Tutto bene dunque? Non proprio perché anche su questa classifica emerge con chiarezza il divario tra i territori e dunque l'impossibilità per milioni di pazienti italiani di accedere all'eccellenza vicino a casa. Fra i 42 ospedali italiani entrati nella classifica, la maggior parte si trova in Lombardia (15) e Lazio (7), seguita da Piemonte (5), mentre Campania, Toscana e Veneto sono rappresentate con tre strutture ciascuno. Un fatto questo confermato dai dati sulla mobilità dei pazienti che si muovono ogni anno in decine di migliaia da Sud verso Nord (si veda altro articolo in pagina). In particolare sono 9 le eccellenze italiane che si sono classificate per la Chirurgia cardiaca occupando i posti a cominciare dal 28esimo posto del Monzino. Per la cardiologia, sui 300 ospedali citati, 21 sono italiani e occupano i posti compresi fra 22 (con il San Raffaele di Milano) e 277. Fra le 150 migliori strutture per l'endocrinologia, quelle italiane sono 9, dal posto 29 con il policlinico Gemelli di Roma al 138, e fra i 175 migliori ospedali per la gastroenterologia gli italiani sono 10, classificati fra i posti 11 (policlinico Gemelli) e 154. Sono due le strutture italiane fra le 100 migliori per la nefrologia (posti 35 e 47) e quattro fra le 150 migliori per la neurologia, con la fondazione Besta di Milano ottava. Per la neurochirurgia, fra le 125 strutture classificate quelle italiane sono quattro, con la Fondazione Besta undicesima. Per l'ostetricia e la ginecologia, come detto il policlinico Gemelli è terzo nella classifica di 125 ospedali, della quale fanno parte sei strutture italiane. Decisamente importante la presenza italiana fra i 300 migliori ospedali per l'oncologia, con 15 ospedali. Lo Ieo di Milano è quattrodicesimo. Per l'ortopedia fra i 150 migliori ospedali otto sono italiani e si è classificato nono il Rizzoli di Bologna, e fra i 250 migliori ospedali per la pediatria, gli italiani sono 11 con il Bambino Gesù al quarto posto. Sono infine otto su 150 le migliori strutture italiane per la pneumologia e cinque su 125 quelle per l'urologia. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Gemelli terzo in ginecologia, B. Gesù quarto in pediatria, Besta ottavo in neurologia e Rizzoli nono in ortopedia Image:I primi tre ospedali al mondo e i migliori tre ospedali italiani nelle classifiche per 9 specialità N. NOME STRUTTURA CARDIOCHIRURGIA 1 Mayo Clinic (Usa) 2 Cleveland Clinic (Usa) 3 Massachusetts General Hospital (Usa) 28 Centro Cardiologico Monzino (Milano) 33 Ospedale San Raffaele (Milano) 52 Policlinico Sant'Orsola-Malpighi (Bologna) CARDIOLOGIA 1 Cleveland Clinic (Usa) 2 Mayo Clinic (Usa) 3 Massachusetts General Hospital (Usa) 17 Centro Cardiologico Monzino (Milano) 22 Ospedale San Raffaele (Milano) 27 Policlinico Gemelli (Roma) GASTROENTEROLOGIA 1 Cleveland Clinic (Usa) 2 Massachusetts General Hospital (Usa) 3 Mayo Clinic (Usa) 47 Istituto Clinico Humanitas (Milano) 54 AOU Padova (Padova) 69 Policlinico Sant'Orsola-Malpighi (Bologna) Fonte: Newsweek - Statista N. NOME STRUTTURA NEUROLOGIA 1 Charité - Universitätsmedizin (Berlino) 2 Massachusetts General Hospital (Usa) 3 Mayo Clinic (Usa) 8 Fondazione Irccs Carlo Besta (Milano) 38 Policlinico Gemelli (Roma) 39 Ospedale Niguarda (Milano) NEUROCHIRURGIA 1 Mayo Clinic (Usa) 2 New York Presbyterian/Columbia Un. Usa) 3 Massachusetts General Hospital (Usa) 11 Fondazione Irccs Besta (Milano) 48 Ospedale Niguarda (Milano) 75 Policlinico Gemelli (Roma) OSTETRICIA E GINECOLOGIA 1 The Johns Hopkins Hospital (Usa) 2 Cleveland Clinic (Usa) 3 Policlinico Gemelli (Roma) 29 Ospedale Niguarda (Milano) 70 Istituto Giannina Gaslini (Genova) 72 Ospedale Maggiore Policlinico (Milano) N. NOME STRUTTURA ONCOLOGIA 1 Memorial Sloan Kettering Cancer Center (Usa) 2 MD Anderson Cancer Center (Usa) 3 Gustave Roussy (Francia) 14 Istituto Europeo di Oncologia (Milano) 29 Policlinico Gemelli (Roma) 33 Istituto Nazionale dei Tumori (Milano) ORTOPEDIA 1 Hospital for Special Surgery (Usa) 2 Mayo Clinic (Usa) 3 Cleveland Clinic (Usa) 9 Istituto Ortopedico Rizzoli (Bologna) 47 Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio (Milano) 70 Policlinico Gemelli (Roma) PEDIATRIA 1 Hospital for Sick Children (Canada) 2 Boston Children's Hospital (Usa) 3 Children's Hospital of Philadelphia (Usa) 4 Ospedale Bambino Gesù (Roma) 26 Istituto Giannina Gaslini (Genova) 46 Ospedale “San Salvatore” (Pesaro) -tit_org- Così i grandi ospedali italiani scalano le classifiche mondiali -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201835405599.PDF §---§ title§§ Da oggi ticket più salati Aumento medio del 5,8% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836505598.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "TEMPO" del 22 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-22T04:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836505598.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836505598.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836505598.PDF tp:ocr§§ SANITÀ Da oggi ticket più salati Aumento medio del 5,8% ••• Da oggi saranno ritoccate le tariffe di oltre 600 fra visite specialistiche, esami e prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale.Rivisti i ticket per 448 prestazionidispecialisticaambulatorialee222codicidell’assistenzaprotesicasumisura.L’aumento medio del 5,8% per le prestazioni specialistiche interessate. Sale la remunerazione delle prime visite specialistiche, con una tariffa media fissata a 26 euro. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Da oggi ticket più salati Aumento medio del 5,8% -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/22/2026092201836505598.PDF §---§