title§§ Safety of Care e sanità basata sul valore: una riflessione con il professor Riccardo Tartaglia - Ildenaro.it
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092101796405230.PDF
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Estratto da pag. 1 di "ildenaro.it" del 21 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-21T09:02:00+00:00
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tp:ocr§§ L’equazione di sottofondo in sanità è chiara: la sicurezza del paziente è la misura esatta della nostra umanità. Parlare di rischio clinico non deve diventare un rifugiarsi nei tecnicismi assicurativi. Per ciascun “evento avverso” non c’è solo carta polverosa in tribunale, ma c’è una persona e la sua famiglia coinvolte, oltre a un sistema sanitario che si frammenta guardando al futuro. Ne parliamo con il professor Riccardo Tartaglia, medico specialista in medicina del lavoro e in igiene e medicina preventiva.Consultando i dati Agenas e le proiezioni 2025/2026, sentiamoci chiamati alla responsabilità: l’errore non intercettato è un “buco” finanziario che supera di gran lunga il costo delle polizze. Se l’intero mercato assicurativo della Responsabilità Sanitaria in Italia vale circa 700 milioni di euro in premi, le sole Infezioni Correlate all’Assistenza (Ica) generano costi diretti e indiretti fino a 2,5 miliardi di euro l’anno. Non è solo budget. Ogni anno in Italia si contano circa 3 milioni di giornate di degenza extra causate dalle Ica. Ogni 5 giorni “rubati” da un’infezione evitabile, viene negato un posto letto a un cittadino in lista d’attesa. La sicurezza, quindi, è la prima forma di equità sociale.Voce di SpesaImpatto EconomicoFonte di RiferimentoPremi Assicurativi~700 Milioni €Rapporto ANIA / AgenasCosto Infezioni (ICA)~2,5 Miliardi €Report ECDC & AgenasExtra-degenza3 Milioni di giornate/annoPNCAR / Min. SaluteMedicina Difensiva~10 Miliardi €Fondazione GIMBECosto annuale dei risarcimenti~1% del budget di un ospedaleFondazione Sanità Responsabile (2024) Professore Tartaglia, per un operatore sanitario il rischio clinico è spesso percepito come “scartoffie”. In che modo il management può trasformare queste procedure in una leva gestionale capace di semplificare il lavoro e ridurre lo stress correlato all’errore?La percezione del rischio clinico come “scartoffie” nasce quando gli strumenti vengono calati dall’alto come adempimenti formali, scollegati dalla pratica quotidiana. Il punto di svolta per il management è proprio questo: ricondurre la gestione del rischio alla sua natura originaria di pratica clinica, non burocratica.Le procedure di controllo e gestione del rischio, infatti, sono attività intrinseche alla pratica assistenziale: derivano da evidenze scientifiche solide, maturate attraverso studi clinici e analisi sistematiche degli errori. Non sono un “di più”, ma parte integrante del buon agire professionale.Quando questo è chiaro, cambia anche la percezione degli operatori. La gestione del rischio diventa credibile quando dimostra concretamente la sua efficacia, solo alcuni esempi: la check-list di sala operatoria, che riduce mortalità e complicanze; i bundle per la prevenzione delle infezioni da CVC; le strategie per la prevenzione delle complicanze tromboemboliche.Qui non siamo di fronte a burocrazia, ma a strumenti clinici basati su prove, che migliorano gli esiti.Il ruolo del management è allora:1) Semplificare e integrare: le procedure devono essere incorporate nei flussi di lavoro, digitalizzate dove possibile, eliminate se inutili o ridondanti. Ogni passaggio deve avere un senso clinico evidente.2) Restituire valore agli operatori: condividere dati sugli esiti, mostrare come quelle pratiche riducono gli eventi avversi e migliorano il lavoro quotidiano.3) Promuovere una cultura professionale, non difensiva: il rischio clinico non serve a “nascondere”, ma a lavorare meglio.C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: lavorare in sicurezza riduce lo stress. Gli operatori che lavorano in contesti organizzati, con strumenti affidabili, sono meno esposti all’ansia dell’errore, al senso di colpa e al carico emotivo che ne deriva. Inoltre, prevenire eventi avversi significa anche ridurre le giornate di dege
nza, le complicanze e la pressione organizzativa.In sintesi, il management deve compiere un passaggio culturale chiave:non trasformare la clinica in burocrazia, ma riconoscere che la buona gestione del rischio è già buona clinica. Quando questo accade, le procedure smettono di essere un peso e diventano una leva potente di qualità, efficienza e benessere professionale.Professore, il Risk Management come “Scudo” professionale: in un contesto di pressione medico-legale, come si può evolvere nella gestione del rischio da obbligo di legge a reale strumento di tutela per l’operatore in corsia?Il rischio clinico viene spesso vissuto come un obbligo imposto dalla normativa, ma in realtà può – e deve – evolvere in un vero “scudo professionale” per chi lavora in corsia. Il passaggio chiave è culturale: da logica difensiva a logica di apprendimento e miglioramento.Oggi esistono già elementi normativi e organizzativi che vanno in questa direzione. Gli operatori sanitari sono tutelati quando partecipano ai sistemi di segnalazione e apprendimento degli eventi avversi: la Legge 24/2017, infatti, stabilisce che i documenti prodotti nell’ambito degli audit per eventi significativi e delle attività di gestione del rischio non siano acquisibili in sede giudiziaria. Questo è un punto fondamentale, perché crea uno spazio protetto in cui analizzare gli errori senza il timore di conseguenze legali dirette.A questa tutela si aggiunge quella legata alla pratica professionale: attenersi alle raccomandazioni delle linee guida e alle buone pratiche clinico-assistenziali rappresenta un ulteriore elemento di protezione. Non solo perché è richiesto dalla normativa, ma perché rende il comportamento del professionista coerente con standard riconosciuti dalla comunità scientifica.Ma il vero salto di qualità avviene quando il risk management interviene sulle cause profonde degli incidenti, che raramente sono riconducibili al singolo individuo. La maggior parte degli eventi avversi nasce da:*fattori umani (errori cognitivi, sovraccarico, interruzioni); *criticità di teamworking; *problemi di comunicazione tra operatori sanitari e con i pazienti;*non consapevolezza della situazione. Investire su questi ambiti – formazione sui fattori umani, simulazione, sviluppo del lavoro in team, strumenti strutturati di comunicazione – significa ridurre a monte il rischio di errore e quindi anche l’esposizione medico-legale.In questo senso, il risk management diventa uno scudo reale perché:1) previene l’errore, riducendo la probabilità di contenzioso;2) documenta un comportamento professionale appropriato, basato su evidenze;3) offre contesti protetti di analisi e apprendimento, senza finalità punitive.Il punto critico, ancora oggi, è evitare che questo sistema venga percepito come uno strumento di controllo o di difesa dell’organizzazione. Se ben implementato, invece, il risk management protegge prima di tutto i professionisti, perché li mette nelle condizioni di lavorare meglio, con meno incertezza e meno esposizione al rischio. In sintesi, non è lo “scudo” che si attiva dopo l’errore, ma un sistema che riduce la probabilità che l’errore accada e, quando accade, consente di gestirlo in modo trasparente, competente e non colpevolizzante. Ed è proprio questa la forma più avanzata di tutela professionale. Infine, è importante sottolineare che il top management degli ospedali debba essere valutato non solo sul bilancio economico ma anche sui costi umani, questo potrebbe servire a far aumentare la cultura della sicurezza. L’evoluzione verso una medicina basata sul valore delle cure e sulla loro effettiva capacità di migliorare gli esiti di salute rappresenta oggi la direzione da seguire.ConclusioniQual è il lifelong dream da trasformare in realtà? L’umanizzazione delle cure in un modello rinnovato che metta la sicurezza al centro, affinché ogni cittadino possa “affidare” i propri cari
al SSN a piena fiducia. Puntare sulla prevenzione del danno e sulla cultura della sicurezza è fondamentale: proteggere il paziente è la presa in carico più preziosa del nostro sistema sanitario per produrre salute con valore.Chi è Riccardo TartagliaRiccardo Tartaglia è medico specialista in medicina del lavoro e in igiene e medicina preventiva. Ergonomo certificato dal CREE (Centre for Registration of European Ergonomists). Attualmente è professore straordinario presso il Dipartimento di Scienze Ingegneristiche dell’Università degli Studi “Guglielmo Marconi” di Roma e partner e direttore Healthcare di By Strategic Design. È Affiliate Researcher dell’Institute of Management della Scuola Sant’Anna di Pisa. È stato direttore dal 2003 al 2019 del Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente della Regione Toscana (WHO Collaborating Centre) e durante tale periodo è stato Coordinatore Nazionale del Comitato delle Regioni e Prov. Autonome per la Sicurezza del Paziente e membro di organismi istituzionali (Agenas, Ministero della Salute). È stato Presidente della Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani, affiliata all’International Ergonomics Association. Ha ottenuto i seguenti riconoscimenti: IEA Fellow, ISQua Expert, Fiorino d’Argento del Comune di Firenze. Inoltre, è attualmente membro della Foundation for Professional Ergonomics e Presidente onorario e fondatore dell’Italian Network for Safety in Health Care. Autore di numerosi libri e pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali sui temi del governo clinico e della qualità e sicurezza delle cure.
tp:writer§§ Me-Dici-Na di Marilù Bartiromo
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092101796405230.PDF
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title§§ Safety of Care e sanità basata sul valore: una riflessione con il professor Riccardo Tartaglia
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Estratto da pag. 1 di "ildenaro.it" del 21 Sep 2026
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nza, le complicanze e la pressione organizzativa.In sintesi, il management deve compiere un passaggio culturale chiave:non trasformare la clinica in burocrazia, ma riconoscere che la buona gestione del rischio è già buona clinica. Quando questo accade, le procedure smettono di essere un peso e diventano una leva potente di qualità, efficienza e benessere professionale.Professore, il Risk Management come “Scudo” professionale: in un contesto di pressione medico-legale, come si può evolvere nella gestione del rischio da obbligo di legge a reale strumento di tutela per l’operatore in corsia?Il rischio clinico viene spesso vissuto come un obbligo imposto dalla normativa, ma in realtà può – e deve – evolvere in un vero “scudo professionale” per chi lavora in corsia. Il passaggio chiave è culturale: da logica difensiva a logica di apprendimento e miglioramento.Oggi esistono già elementi normativi e organizzativi che vanno in questa direzione. Gli operatori sanitari sono tutelati quando partecipano ai sistemi di segnalazione e apprendimento degli eventi avversi: la Legge 24/2017, infatti, stabilisce che i documenti prodotti nell’ambito degli audit per eventi significativi e delle attività di gestione del rischio non siano acquisibili in sede giudiziaria. Questo è un punto fondamentale, perché crea uno spazio protetto in cui analizzare gli errori senza il timore di conseguenze legali dirette.A questa tutela si aggiunge quella legata alla pratica professionale: attenersi alle raccomandazioni delle linee guida e alle buone pratiche clinico-assistenziali rappresenta un ulteriore elemento di protezione. Non solo perché è richiesto dalla normativa, ma perché rende il comportamento del professionista coerente con standard riconosciuti dalla comunità scientifica.Ma il vero salto di qualità avviene quando il risk management interviene sulle cause profonde degli incidenti, che raramente sono riconducibili al singolo individuo. La maggior parte degli eventi avversi nasce da:*fattori umani (errori cognitivi, sovraccarico, interruzioni); *criticità di teamworking; *problemi di comunicazione tra operatori sanitari e con i pazienti;*non consapevolezza della situazione. Investire su questi ambiti – formazione sui fattori umani, simulazione, sviluppo del lavoro in team, strumenti strutturati di comunicazione – significa ridurre a monte il rischio di errore e quindi anche l’esposizione medico-legale.In questo senso, il risk management diventa uno scudo reale perché:1) previene l’errore, riducendo la probabilità di contenzioso;2) documenta un comportamento professionale appropriato, basato su evidenze;3) offre contesti protetti di analisi e apprendimento, senza finalità punitive.Il punto critico, ancora oggi, è evitare che questo sistema venga percepito come uno strumento di controllo o di difesa dell’organizzazione. Se ben implementato, invece, il risk management protegge prima di tutto i professionisti, perché li mette nelle condizioni di lavorare meglio, con meno incertezza e meno esposizione al rischio. In sintesi, non è lo “scudo” che si attiva dopo l’errore, ma un sistema che riduce la probabilità che l’errore accada e, quando accade, consente di gestirlo in modo trasparente, competente e non colpevolizzante. Ed è proprio questa la forma più avanzata di tutela professionale. Infine, è importante sottolineare che il top management degli ospedali debba essere valutato non solo sul bilancio economico ma anche sui costi umani, questo potrebbe servire a far aumentare la cultura della sicurezza. L’evoluzione verso una medicina basata sul valore delle cure e sulla loro effettiva capacità di migliorare gli esiti di salute rappresenta oggi la direzione da seguire.ConclusioniQual è il lifelong dream da trasformare in realtà? L’umanizzazione delle cure in un modello rinnovato che metta la sicurezza al centro, affinché ogni cittadino possa “affidare” i propri cari
al SSN a piena fiducia. Puntare sulla prevenzione del danno e sulla cultura della sicurezza è fondamentale: proteggere il paziente è la presa in carico più preziosa del nostro sistema sanitario per produrre salute con valore.Chi è Riccardo TartagliaRiccardo Tartaglia è medico specialista in medicina del lavoro e in igiene e medicina preventiva. Ergonomo certificato dal CREE (Centre for Registration of European Ergonomists). Attualmente è professore straordinario presso il Dipartimento di Scienze Ingegneristiche dell’Università degli Studi “Guglielmo Marconi” di Roma e partner e direttore Healthcare di By Strategic Design. È Affiliate Researcher dell’Institute of Management della Scuola Sant’Anna di Pisa. È stato direttore dal 2003 al 2019 del Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente della Regione Toscana (WHO Collaborating Centre) e durante tale periodo è stato Coordinatore Nazionale del Comitato delle Regioni e Prov. Autonome per la Sicurezza del Paziente e membro di organismi istituzionali (Agenas, Ministero della Salute). È stato Presidente della Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani, affiliata all’International Ergonomics Association. Ha ottenuto i seguenti riconoscimenti: IEA Fellow, ISQua Expert, Fiorino d’Argento del Comune di Firenze. Inoltre, è attualmente membro della Foundation for Professional Ergonomics e Presidente onorario e fondatore dell’Italian Network for Safety in Health Care. Autore di numerosi libri e pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali sui temi del governo clinico e della qualità e sicurezza delle cure.
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title§§ Medici di base nelle Case di Comunità, Azione: «Ora rafforzare la rete territoriale»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092101747405648.PDF
description§§
Estratto da pag. 1 di "quibrescia.it" del 21 Sep 2026
Il partito interviene sull''accordo che prevede l''attività dei medici nelle nuove strutture. «Opportunità per la continuità assistenziale, ma servono più professionisti e servizi integrati».
pubDate§§ 2026-09-21T11:55:00+00:00
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tp:ocr§§ Brescia. L’inserimento dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità può rappresentare un’opportunità per rafforzare la continuità dell’assistenza, ma secondo Azione Brescia deve essere accompagnato da un intervento più ampio sulla sanità territoriale.Il tema si inserisce nel quadro della carenza di medici di famiglia che interessa la Lombardia.Secondo una stima della Fondazione Gimbe, aggiornata al 1° gennaio 2025, nella regione mancherebbero circa 1.540 medici di medicina generale rispetto al rapporto di un medico ogni 1.200 assistiti assunto come riferimento. La Regione Lombardia, nel marzo 2026, ha inoltre pubblicato un bando per la copertura degli ambiti carenti di assistenza primaria.Sul fronte delle Case di Comunità, nel giugno scorso è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo che disciplina l’attività dei medici di medicina generale nelle strutture: il modello prevede fino a sei ore settimanali per 48 settimane all’anno, nella fascia oraria 8-20, con un compenso di 38,72 euro per ogni ora di attività, oltre agli oneri.Per Azione Brescia, però, la presenza dei medici nelle Case di Comunità non è sufficiente da sola a risolvere le difficoltà della medicina territoriale. «Nel Bresciano le difficoltà della medicina territoriale sono evidenti», sostiene il partito, «e in diversi territori i cittadini faticano ancora a trovare un medico di riferimento e ad avere accesso continuativo ai servizi».Azione chiede quindi alla Regione di intervenire sull’organizzazione complessiva dell’assistenza, con particolare attenzione alle aree più fragili e periferiche. Le Case di Comunità, secondo il partito, dovrebbero diventare strutture «realmente operative», con servizi accessibili e integrati e una maggiore collaborazione tra le diverse professionalità.La posizione riguarda anche le modalità di coinvolgimento dei medici. Azione considera una possibile opportunità il ricorso, su base volontaria e remunerata, ai professionisti che hanno già completato il proprio monte orario, chiedendo però che l’attuazione della misura avvenga attraverso un confronto costante con i medici e le organizzazioni sindacali.La Regione, dal canto suo, monitora lo stato di attivazione delle Case di Comunità e dei servizi erogati, pubblicando aggiornamenti periodici sulle singole strutture.Per Azione, la questione centrale resta quindi quella di trasformare le nuove strutture in un elemento effettivo della rete di assistenza: l’obiettivo indicato è una sanità territoriale più vicina ai cittadini, accessibile e in grado di garantire continuità nella presa in carico, soprattutto per le persone con patologie croniche.
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092101747405648.PDF
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