title§§ Il buco del bollo elettorale = Il buco del bollo elettorale
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE FIORENTINO" del 19 Sep 2026
Di
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tp:ocr§§ IL BUCO DEL BOLLO ELETTORALE di Alessio Gaggioli ? IL BUCO DEL BOLLO ELETTORALE Sos sanità I l finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) in Italia cresce in termini assoluti, ma diminuisce in rapporto al Pil, attestandosi al 6,15% nel 2026 e scendendo al 6% nel 2027 e al 5,9% nel 2028. L’andamento lento, purtroppo, è un gap che con gli altri Paesi europei è cresciuto negli anni, non è certo una novità portata in dote dal governo Meloni, ma questi sono i numeri che poi provocano effetti e conseguenze sui servizi. Secondo un recente rapporto della Fondazione Gimbe, il nostro Paese occupa l’ultima posizione tra le grandi economie del G7 per spesa sanitaria pubblica. L’Italia è al 15esimo posto tra i 27 Paesi dell’Ue per spesa pro capite e il distacco economico rispetto alla media europea vale circa 36 miliardi di euro. Di contro aumentano i costi energetici anche in sanità, i costi e le assunzioni del personale a cui far fronte, quelli della cosiddetta sanità territoriale a cui dare le gambe, aumentano la spesa farmaceutica, le esigenze e le richieste di assistenza. Diminuiscono le risorse pubbliche (non a caso il ministro Schillaci ha chiesto 5 miliardi aggiuntivi nella prossima manovra di bilancio) e cresce, sempre secondo Gimbe, il numero di persone (un cittadino su tre) che potendo non restare nel limbo delle liste di attesa si rivolge al privatoprivato, privato convenzionato, privato sociale. Il piano insomma era già inclinato e lo ha certificato proprio mercoledì scorso l’assessora regionale alla salute Monia Monni. continua a pagina 2 SEGUE DALLA PRIMA In commissione sanità, assieme al neo direttore generale dell’assessorato, Marco Torre, ha svelato l’orizzonte forzato cui deve guardare la sanità pubblica toscana che nel 2026 già sta facendo i conti con un disavanzo di circa 400 milioni. Più o meno la cifra, ha più volte ricordato il governatore Eugenio Giani, che la Toscana incasserebbe dal bollo auto tagliato da Giorgia Meloni, al netto delle promesse di compensazione da parte del governo. Giani sostiene che alla Regione torneranno indietro circa 100 milioni. Se avrà ragione per la Toscana, che destina l’intero incasso del bollo alla sanità, il sentiero già stretto lo diventerebbe ancora di più. «C’è un sottofinanziamento strutturale del fondo sanitario — ha detto Monni in commissione — mentre i bisogni crescono rapidamente, principalmente a causa dell’invecchiamento della popolazione. Dobbiamo operare una trasformazione del sistema che risponda ai bisogni con meno soldi e personale». La nostra regione alle prese con un disavanzo ormai strutturale non può permettersi di perdere nemmeno un euro. La storia insegna, poi, che una tassa abolita o alzata difficilmente sarà riesumata o ritoccata. È stato così per l’Irpef regionale che Giani aumentò proprio per coprire i costi della sanità. Lo è stato al contrario per l’Ici sulla prima casa di Berlusconi. Lo stesso governo poi, che oggi dice di poter coprire gli incassi mancanti del bollo con gli avanzi del Pnrr, ha fatto capire che il taglio potrebbe essere definitivo e che, dunque, dopo il 2027, toccherà coprire il buco con la legge di bilancio. Se così fosse, una prima certezza, l’avremmo di già: le speranze per un reale aumento del fondo sanitario nazionale (in rapporto al Pil) sono di nuovo rimandate a tempo indeterminato. Prima ci sarebbero da trovare i miliardi di buco lasciati dal bollo elettorale. Poi si vedrà. Intanto, possiamo festeggiare un prossimo gennaio senza tassa sull’auto. Sperando poi di non svernare in lista di attesa o spendere di più per una risonanza magnetica fatta dal privato. Alessio Gaggioli ---End text--- Author: alessio gaggioli Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il buco del bollo elettorale Il buco del bollo elettorale -sec_org-
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title§§ Rivarolo, 900 bambini senza pediatra Cuffia assicura: «Assistenza garantita»
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Estratto da pag. 13 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 19 Sep 2026
Dopo la decisione della dottoressa Saglietti di lasciare l ' incarico dal 25 settembre, l ' assessore si confronta con Regione e Asl/To4 Gli under 6 saranno redistribuiti tra i professionisti disponibili, mentre partirà un nuovo bando dopo che il primo è andato deserto
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tp:ocr§§ IL CASO Rivarolo, 900 bambini senza pediatra Cuffia assicura: «Assistenza garantita» Dopo la decisione della dottoressa Saglietti di lasciare l’incarico dal 25 settembre, l’assessore si confronta con Regione e Asl/To4 Gli under 6 saranno redistribuiti tra i professionisti disponibili, mentre partirà un nuovo bando dopo che il primo è andato deserto 2 RIVAROLO CANAVESE La cessazione dell’incarico della pediatra Cristina Saglietti, prevista dal 25 settembre, continua a tenere in apprensione centinaia di famiglie del Distretto di Cuorgnè. Dopo il comunicato dell’Asl /To4, interviene ora l’assessora Alessia Cuffia, che riferisce di essersi confrontata con l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e con Valeria Naticchioni, coordinatore delle attività amministrative del Distretto di Cuorgnè dell’Asl/To4. «Tutti i bambini interessati che non abbiano ancora compiuto i 6 anni di età saranno temporaneamente redistribuiti in modo equo tra i pediatri attualmente disponibili sul territorio, per garantire la continuità dell’assistenza», spiega Cuffia. Secondo l’assessora, le famiglie riceveranno una comunicazione direttamente dall’Asl che ha già avviato gli invii tramite posta. L’Azienda sanitaria provvederà inoltre a indire nuovamente un bando per trovare un professionista disponibile ad assumere l’incarico. Il problema si è aperto con la decisione della dottoressa Saglietti di lasciare Rivarolo dopo circa sei mesi di attività. Era arrivata a marzo, dopo il pensionamento della dottoressa Ursula Kreitmaier, e aveva in carico circa 900 bambini. Il primo bando promosso dall’Asl per coprire l’incarico che resterà vacante è però andato deserto. L’Azienda sanitaria ha chiarito che la carenza di Pediatri di Libera Scelta non riguarda soltanto il territorio dell’Asl/To4, ma costituisce una criticità regionale e nazionale. I pediatri di famiglia, inoltre, non sono dipendenti dell’Asl, bensì professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale: le Aziende possono quindi promuovere i bandi previsti per gli incarichi vacanti, ma non procedere direttamente alla loro assunzione. Su questo aspetto insiste anche Cuffia. «La carenza di pediatri è un problema nazionale, che coinvolge molti territori italiani, con intensità diverse». L’assessora richiama l’analisi della Fondazione Gimbe pubblicata il 4 giugno 2026, basata su rilevazioni al 1° gennaio 2025, secondo la quale la carenza complessiva sarebbe di 497 pediatri di famiglia e, tra il 2019 e l’inizio del 2025, i professionisti in attività sarebbero diminuiti di 1.089 unità, circa il 15 per cento. «Prima di liquidare questa situazione dicendo che “l’Asl/To4 non funziona”, è quindi necessario considerare anche questo contesto», aggiunge Cuffia, sottolineando tuttavia che «il disagio delle famiglie resta concreto e merita attenzione, informazioni chiare e risposte tempestive». Nel frattempo, la soluzione individuata è dunque temporanea. L’Asl ha annunciato che gli assistiti della pediatra saranno redistribuiti tra gli altri pediatri di libera scelta del territorio, secondo modalità condivise e nel rispetto delle disponibilità. Per i bambini che hanno compiuto sei anni, le famiglie possono invece valutare la scelta del medico di medicina generale in alternativa al pediatra, come previsto dalla normativa. Parallelamente l’Azienda sta lavorando a nuovi modelli organizzativi legati anche allo sviluppo delle Case di Comunità. Tra le ipotesi indicate figurano percorsi multiprofessionali, ambulatori straordinari dedicati e soluzioni più flessibili per assicurare continuità assistenziale. Resta però da risolvere il nodo principale: trovare un nuovo pediatra disposto ad assumere stabilmente l’incarico. «Continueremo a seguire la situazione e a condividere gli aggiornamenti disponibili – conclude Cuffia – perché la priorità è assicurare ai nostri bambini l’assistenza di cui hanno bisogno». ---End text--- Author: MAURO GIUBELLINI Heading: Highlight: L’Azienda ha chiarito che la carenza di pediatri costituisce una criticità nazionale Image:La dottoressa Cristi
na Saglietti nel giorno della presentazione a Rivarolo -tit_org- Rivarolo, 900 bambini senza pediatra Cuffia assicura: «Assistenza garantita» -sec_org-
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title§§ La sanità pubblica si affida ai privati
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Estratto da pag. 25 di "MILANO FINANZA" del 19 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-19T01:27:00+00:00
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tp:ocr§§ La sanità pubblica si affida ai privati L a scuola pubblica inaugura la stagione del welfare sanitario affidandosi alla sanità privata. Il ministero dell’Istruzione ha reso operativo il piano di erogazione di polizze sanitarie dedicato a oltre 1,2 milioni di lavoratori. Docenti, dirigenti scolastici, educatori, personale amministrativo, tecnico e ausiliare nonché dipendenti del ministero hanno tempo fino al 20 settembre per aderire gratuitamente alla polizza. Il servizio è erogato da UniSalute in coassicurazione con Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione, attraverso la convenzione Consip dedicata al personale scolastico. Ma la misura non è a costo zero. Per lo Stato lo stanziamento complessivo è di 320 milioni di euro per il quadriennio 2026-2029. La dotazione iniziale era di 65 milioni l’anno, per 260 milioni totali, ma poi è stata aumentata di 60 milioni per consentire l’estensione della copertura anche al personale precario. A coprire le risorse ci ha pensato la Ragioneria dello Stato: 250 milioni sono nuovi stanziamenti messe a disposizione del Tesoro e 70 milioni arrivano dalle economie del ministero. Di fatto fondi pubblici utilizzati per finanziare una copertura assicurativa integrativa che strizza l’occhio ai privati. Il meccanismo è quello della sanità integrativa: lo Stato non costruisce una nuova offerta sanitaria né rafforza l’attuale, bensì acquista per i propri dipendenti una protezione aggiuntiva rispetto a quella garantita dal Ssn. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, l’operazione è osservata dal governo come banco di prova per il welfare sanitario del pubblico impiego. L’ipotesi è valutare, sulla base dell’esperienza della scuola, una possibile estensione della copertura ad altre categorie di dipendenti pubblici. Se il modello dovesse essere replicato, la polizza potrebbe uscire dai confini del comparto scolastico per diventare uno strumento più ampio di welfare sanitario per il pubblico impiego. La scelta arriva in una fase in cui il Servizio Sanitario Nazionale è alle prese con liste d’attesa, carenza di personale e una spesa sanitaria che pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie. Nel 2024 quasi il 10% degli italiani ha rinunciato a visite mediche o accertamenti diagnostici di cui aveva bisogno: il 5,3% per motivi economici, il 6,8% per le lunghe liste d’attesa. Il rafforzamento della componente privata si inserisce perciò in un sistema sanitario nel quale una quota crescente della spesa è già sostenuta direttamente dal singolo cittadino. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, nel 2024 la spesa sanitaria out-of-pocket è salita a 41,3 miliardi, ciò significa che la quota sostenuta dal singolo ha rappresentato il 22,3% della spesa sanitaria complessiva: oltre la soglia del 15% indicata dall’Oms come livello oltre il quale possono emergere problemi di equità nell’accesso alle cure. Nel 2026 il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale cui concorre lo Stato arriverà invece a 142,9 miliardi, quasi 18 miliardi in più rispetto al 2022. Ma l’aumento delle risorse non ha eliminato le difficoltà di un sistema sempre più ingolfato e rimpiazzato dal settore privato: secondo i dati del ministero della Salute, nel 2023 su circa 30 mila strutture sanitarie censite il 58% erano private accreditate: ovvero centri privati autorizzati a erogare prestazioni per conto del Servizio Sanitario Nazionale. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Anna Di Rocco Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità pubblica si affida ai privati -sec_org-
tp:writer§§ Anna Di Rocco
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§---§
title§§ Social sotto avvertimento: un "alert" sulla salute mentale può davvero fermare lo scroll?
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Estratto da pag. 8 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 19 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-19T03:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Social sotto avvertimento: un “alert” sulla salute mentale può davvero fermare lo scroll? E se, prima di continuare a scorrere, sullo smartphone comparisse un avviso sui possibili effetti dei social sulla nostra salute mentale?” Siamo abituati a vedere avvertenze sui prodotti che possono comportare rischi per la salute. Ma qualcosa di simile potrebbe presto diventare più comune anche nel mondo digitale. Al centro del dibattito ci sono soprattutto adolescenti e giovani adulti, per i quali smartphone e social rappresentano ormai una presenza quotidiana. Una ricerca di Stanford Medicine, pubblicata su JAMA Health Forum, ha provato a capire se specifici avvisi sanitari mostrati durante l’utilizzo dei social possano aumentare la consapevolezza e scoraggiarne l’uso. Lo studio ha coinvolto 1.012 persone tra i 13 e i 29 anni, tra adolescenti e giovani adulti. Ai partecipanti sono stati mostrati diversi messaggi, presentati come se apparissero all’interno di Instagram. Gli avvertimenti riguardavano ansia, depressione, disturbi del sonno, immagine corporea negativa, dipendenza dai social e salute mentale. I messaggi percepiti come maggiormente capaci di scoraggiare l’utilizzo dei social sono stati proprio quelli che parlavano direttamente di salute mentale, depressione e ansia. Gli avvisi sanitari sono stati inoltre considerati più efficaci del semplice suggerimento di fare una pausa dallo schermo. Un risultato interessante perché adolescenti e giovani adulti hanno reagito in maniera sostanzialmente simile. Ansia, depressione e disagio psicologico sono temi immediatamente riconoscibili dai giovani. Ma il rapporto tra social e salute mentale è complesso e non può essere ridotto a una semplice equazione. I social possono infatti aiutare a mantenere relazioni, trovare comunità, informarsi e sentirsi meno soli. Allo stesso tempo, un utilizzo problematico può intrecciarsi con confronto sociale, cyberbullismo, disturbi del sonno, pressione sull’immagine corporea e disagio emotivo. Il dibattito non è più soltanto scientifico. Negli Stati Uniti l’ipotesi delle avvertenze sanitarie era stata avanzata nel 2024 dall’allora Surgeon General Vivek Murthy. Alcuni Stati hanno successivamente approvato provvedimenti in questa direzione e la normativa della California dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027. Potremmo quindi trovarci davanti a un cambiamento culturale: non vietare i social, ma rendere più evidente che il loro utilizzo, soprattutto tra i più giovani, merita attenzione. Resta però un punto fondamentale: lo studio ha misurato la percezione dei giovani davanti agli avvertimenti. Bisognerà quindi verificare se, nella vita reale, un pop-up sia davvero capace di modificare i comportamenti. “Forse il problema non è stabilire se i social siano buoni o cattivi. La domanda è un’altra: siamo davvero consapevoli di quanto tempo, attenzione ed emozioni affidiamo ogni giorno a uno schermo? Se persino un semplice avviso riesce a farci fermare qualche secondo prima dell’en nesimo scroll, forse quei pochi secondi di consapevolezza valgono già qualcosa.” Giovanni Ianni ---End text--- Author: Giovanni lanni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Social sotto avvertimento: un "alert" sulla salute mentale può davvero fermare lo scroll? -sec_org-
tp:writer§§ Giovanni lanni
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§---§
title§§ Intervista a Nicola Cocco - «E un'intimidazione I medici danno fastidio al sistema»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/19/2026091901663704769.PDF
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Estratto da pag. 8 di "DOMANI" del 19 Sep 2026
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tp:ocr§§ IN'[ERVISTA A NICOLA COCCO (SIMM) «kEun’intimidazione I medici danno fastidio al sistema» L'infettivologo indagato nell'inchiestasui certificati di idoneità ai migranti « sanitari rispondono a imperativi deontologici ed etici. Cpr sono luoghi patogeni» Nicola Cocco, infettivologo e membro della Società italiana di medicina delle migrazioni, è tra i 23 medici perquisiti mercoledì e tra i quattro indagati nell'inchiesta della procura di Ravenna con l'accusa di associazione a delinquere, cheavrebbel'obiettivo di bloccare gli ingressi nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), con presunti certificati falsi, delle persone di origine straniera. Ha passato due giorni in questura a Varese per adempimenti formali: «Mi hanno solo lasciato andare a casa a dormire», racconta, e ribadisce che il lavoro portato avanti dalla campagna di “No ai Cpr" «risponde a imperativi deontologici». Cosa ha pensato quando ha letto l’accusa? Mi aspettavo di essere coinvolto (nell'indagine, ndr). 1l fatto di rientrare in una fattispecie giuridicache fa venire in mente la criminalità organizzata mi ha stupito e fatto soffrire. Quali le modalità di perquisizione? 48 ore di perquisizione e acquisizione del materiale. Sono arrivati all'alba. Mi sono messo subito a completa disposizione, perché non ho assolutamente nulla da nascondere né da alterare: ho dato tutto quello che avevo in possesso. Molte delle cose acquisiteerano già pubbliche, non c'è nulla di più di quello che ripetiamo da anni: che i Cpr sono luoghi patogeni. Quellachela procura ipotizza essere una rete strutturata è in realtà una campagna pubblica? Lascia perplessi il fatto di considerare associazione a delinquere quella che avrebbe comescopo la diffusione di certificati falsi che non portano guadagno a nessuno. Sarebbe un'associazione per delinquerea perdere. La documentazionedella nostra campagna, partita più di due anni fa, è pubblica, è stata presentata e diffusa in incontri pubblici, congressi, lezioni in università. Da quale esigenza è nata? Portarealla luceil fatto cheesistano centri di detenzione di persone migranti che dalla letteratura scientifica internazionalesono definiti torturanti e psicopatogeni. Ci siamo confrontati con esperti sul ruolo del medico, a cui viene chiesto di fare una certificazionedi idoneità verso un luogoconsiderato patogeno. A tutela della salutee della vita delle persone migranti, perché nella maggior parte dei casi le valutazioni di idoneità sono dei nulla osta. Noi crediamo che questa valutazione debba essere quanto più rigorosa, dettagliata e informata anche sul contesto. Per questo abbiamofornito ai medici le evidenze della patogenicità dei Cpr. Si pone un dilemma etico? Come può il medico certificare l'idoneità di una persona a essere rinchiusa in un luogo in cui subisce sofferenzeeviolenze, tanto più se ha problemi di salute? È quello che è stato raccontato nella narrazione mediatica di questa indagine come falso ideologico. Ma uno degli obiettivi è stato proprio evitare certificati di idoneità di persone non idonee. Tutte le persone morte nel Cpr eranoconsiderate idonee. L'articolo 32 del Codice di deontologia dice chiaramente che il medico deve proteggerela persona da contesti che mettono a rischio la salute, la dignità e la vita. Bisogna considerare il contesto, altrimenti ci troviamo nel paradosso degli anni Settanta, quando le persone potevano essere ritenute idoneeal manicomio, o addirittura si potrebbe essere considerati idonei alla tortura, se lo prevedela legge. È il puntoche abbiamo sollevato, di tipo deontologico ed etico. Perché, secondo lei, il Viminale ha fatto una segnalazione nei confronti di una categoria che dovrebbeagire in modo indipendente e autonomo? Secondo meci troviamo in un momento storico in cui, se qualcunosi permette di mettere in discussione la narrazionedominante, che vuole vedere le persone migranti come corpi da cancellare o sfruttare, quella figura diventa scomoda. Quindi, medici che si permettono di interferire con un sistema volto ai rimpatri, al fatto di poter v
endere queste deportazioni come un risultato politico positivo, diventano una spina nel fianco. Tanto vale criminalizzarli, con l'obiettivo di intimidire altri medici. È chiaro che ora i medici chiamati a valutare l'idoneità hanno paura di ritrovarsi infangati sui giornali, trattenuti per 48 ore o peggio denunciati. Come medici avete ricevuto il sostegno della Federazione degli ordini dei medici e la solidarietà di molte organizzazioni. È molto importante e ringrazio per lavicinanza e la solidarietà. C'è però il rischio ancora una volta di spostare il fuoco dal vero scandalo: l'esistenza dei Cpr. Miaugurosi possa tornare a parlare del perché le persone non dovrebbero entrarci, della loro deumanizzazione. E che anche gli ordini non facciano di questa problematica una difesa corporativistica. Io subirò delle ripercussioni in ambito lavorativo, ma non è nulla rispetto a passare un mese nel Cpr. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MARIKA IKONOMU Heading: Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Nicola Cocco - «E un’intimidazione I medici danno fastidio al sistema» -sec_org-
tp:writer§§ MARIKA IKONOMU
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§---§
title§§ Morì dopo intervento al naso, due medici a processo
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Estratto da pag. 20 di "LIBERO" del 19 Sep 2026
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tp:ocr§§ Morì dopo intervento al naso, due medici a processo Margaret Spada fu operata in una struttura abusiva e si poteva salvare. I genitori: «Abbiamo sete di verità» Sedici minuti tra il malore e la chiamata ai soccorsi. Sedici minuti in cui una rinoplastica si è trasformata in una tragedia. Per la morte di Margaret Spada, 22 anni, il gup ha rinviato a giudizio i chirurghi estetici Marco e Marco Antonio Procopio, padre e figlio, accusati di omicidio colposo. Il processo è fissato per il prossimo 9 marzo davanti alla nona sezione collegiale del tribunale di Roma. La giovane, originaria di Lentini, in Sicilia, era arrivata a Roma con il fidanzato per sottoporsi a una rinoplastica parziale. Aveva scelto i due medici dopo aver visto i loro video su TikTok. Durante le fasi iniziali dell’intervento, avvenuto nel novembre del 2024, Margaret si sentì male, sbiancò e vomitò. Il suo cuore si fermò. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, trascorsero sedici minuti prima che venissero chiamati i soccorsi. La famiglia e il fidanzato (che il giorno dell’operazione era all’interno della struttura), presenti come parti civili, ora chiedono verità e giustizia. «Oggi abbiamo compiuto un primo passo verso la verità giudiziaria», ha detto l’avvocato Alessandro Vinci. Per i familiari, dagli atti emerge che «Margaret si poteva salvare» e che la morte poteva essere evitata. Tra i profili contestati dalla Procura c’è anche quello relativo alla struttura: secondo l’accusa, l’intervento sarebbe stato programmato in uno studio medico non autorizzato. Una circostanza che, secondo i legali della famiglia, non avrebbe avuto solo rilievo amministrativo, ma avrebbe inciso sulla presenza di personale e sulle dotazioni necessarie a fronteggiare un’emergenza. Particolarmente pesante è il capitolo del defibrillatore: secondo i consulenti della Procura, l’apparecchio non era funzionante. Se fosse stato utilizzato, sostiene la consulenza, le possibilità di salvare Margaret non sarebbero state inferiori al 95 per cento. Ora saranno i giudici a stabilire responsabilità e nesso causale. Sul banco degli imputati, il 9 marzo, finiranno le domande rimaste aperte dopo quei sedici minuti. Il ritardo nell’allarme resta tra i nodi centrali dell’accusa e sarà decisivo or¦ mai. ---End text--- Author: SIMONA PLETTO Heading: Highlight: Image:Margaret Spada aveva 22 anni -tit_org- Morì dopo intervento al naso, due medici a processo -sec_org-
tp:writer§§ SIMONA PLETTO
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§---§
title§§ La parità che avanza
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/19/2026091901658404748.PDF
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Estratto da pag. 73 di "MILANO FINANZA" del 19 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-19T03:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Nel Lazio le donne rappresentano il 67% degli occupati nel Ssn e il 47% dei suoi vertici. In tutta Italia invece dirigono meno di un quarto delle Asl. Ravaioli (Leads): intervenire prima delle nomine SANITÀ La parità che avanza l Lazio dimostra che nella sanità italiana la parità ai vertici non è un traguardo irraggiungibile. Ma allo stesso tempo rende evidente quanto sia ancora lontana nel resto del Paese. Nella regione le donne sono 33.192, il 67% dei 49.541 occupati del Servizio Sanitario Nazionale, e arrivano al 47% delle posizioni di vertice nelle aziende sanitarie, con 26 direttrici contro 29 direttori. Una distanza minima rispetto a un sistema nazionale nel quale le donne costituiscono circa il 70% della forza lavoro, ma occupano poco meno di un quarto delle posizioni di direttore generale. E, al ritmo attuale, per colmare il divario tra presenza femminile e leadership potrebbero servire altri 30 anni. «Il dato del Lazio è certamente significativo», ha detto Patrizia Ravaioli, presidente di Leads-Donne Leader in Sanità, a Milano Finanza. Ma il numero, avverte, «è solo il punto di arrivo di una questione più ampia: bisogna capire quali ostacoli impediscano alle I donne di candidarsi e di accedere alle posizioni apicali». Un tema, questo, tornato al centro del confronto giovedì a Roma con la IV edizione del Premio Leads «Alessandra Pederzoli», promosso dall’Associazione Donne Leader in Sanità con il supporto di Comin&Partners ed e-IUS Tax&Legal, che ha premiato 17 donne e uomini impegnati nel ridurre il divario di genere ai vertici della sanità. La fotografia nazionale resta netta: le donne occupano il 23% delle direzioni di struttura complessa e appena il 22% delle cattedre da professore ordinario di Scienze Mediche. Nel Ssn la quota femminile nelle posizioni di leadership è salita dal 24,2% del 2005 al 37,9% del 2023, ma rimane molto lontana dal 69,5% di donne sul totale degli occupati. Il paradosso è quindi evidente: più donne entrano e lavorano nella sanità, meno ne arrivano ai piani alti. E secondo Ravaioli la risposta non passa soltanto dalle norme. «Ci sono fattori come la maternità e i carichi familiari», spiega, ma c’è «anche un altro punto, meno visibile ma decisivo: le donne non sempre si candidano ai ruoli apicali. Occorre, quindi, intervenire prima della nomina, sui percorsi che portano alla leadership, rimuovendo gli ostacoli che impediscono una piena realizzazione professionale», conclude. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Giusy Iorlano Heading: Highlight: Image:Patrizia Ravaioli Leads -tit_org- La parità che avanza -sec_org-
tp:writer§§ Giusy Iorlano
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title§§ Giornata mondiale della salute mentale «Benessere per tutti»
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Estratto da pag. 75 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Sep 2026
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tp:ocr§§ Giornata mondiale della salute mentale «Benessere per tutti» Il 10 ottobre 2026 si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, un appuntamento fondamentale per accendere i riflettori sul benessere psicologico di tutti. Istituita nel 1992, questa ricorrenza globale mira a combattere i pregiudizi e lo stigma che ancora circondano i disturbi psicologici, promuovendo al contempo l’accesso a cure adeguate e inclusive. Prendersi cura della mente è un diritto universale, non un lusso. In un mondo sempre più frenetico, la giornata invita le istituzioni e i cittadini a riflettere sull’importanza dell’ascolto, del supporto reciproco e della prevenzione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Giornata mondiale della salute mentale «Benessere per tutti» -sec_org-
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title§§ Nelle piazze c'è 'VIVA! Le manovre giuste per salvare una vita
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Estratto da pag. 76 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Sep 2026
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tp:ocr§§ Nelle piazze c’è ’VIVA!’ Le manovre giuste per salvare una vita Incontri, simulazioni, esercitazioni pratiche e attività aperte a cittadini di tutte le età per imparare le manovre che possono salvare una vita: dal 12 al 18 ottobre torna ’VIVA! La settimana della rianimazione cardiopolmonare’, l’iniziativa che porterà in decine di città italiane eventi gratuiti dedicati alla diffusione delle conoscenze di primo soccorso, dal massaggio cardiaco all’utilizzo del defibrillatore. Giunta alla quattordicesima edizione, VIVA! è promossa da Italian Resuscitation Council (IRC), società scientifica senza scopo di lucro accreditata al ministero della Salute, che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare. L’iniziativa ha il patrocinio del Senato della Repubblica e vedrà coinvolte, insieme ad IRC, anche Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (ANPAS), Croce Rossa Italiana, Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia e numerose altre realtà impegnate ogni giorno nelle attività di soccorso, formazione e assistenza sul territori. Il 16 ottobre si terrà inoltre la Giornata internazionale della rianimazione cardiopolmonare World Restart A Heart Day. Avviata nel 2013 da ERC, è promossa dal 2018 su scala mondiale da ILCOR (International Liaison Committee on Resuscitation). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nelle piazze c'è ‘VIVA! Le manovre giuste per salvare una vita -sec_org-
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title§§ Assistenti sanitari La prevenzione è un diritto L'adesione una scelta
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Estratto da pag. 84 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Sep 2026
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tp:ocr§§ Assistenti sanitari La prevenzione è un diritto L’adesione una scelta Screening oncologici: la prevenzione è un diritto, l’adesione una scelta consapevole. Il contributo degli Assistenti sanitari per una sanità più equa e vicina ai cittadini. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale screening (ONS), nel 2025,in Italia, solo 4 persone su 10 hanno aderito ai controlli oncologici organizzati dal SSN. Mentre migliora la copertura dello screening mammografico, restano criticità rilevanti, tra cui il rallentamento dello screening cervicale e il persistente divario territoriale. Per la Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della Fno Tsrm e Pstrp, il rapporto è un richiamo alla responsabilità collettiva di rafforzare la cultura della prevenzione. «Gli screening oncologici organizzati costituiscono uno degli interventi di sanità pubblica con il più alto rapporto tra efficacia, sicurezza ed equità. Consentono di intercettare precocemente i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto o le lesioni precancerose, aumentando significativamente le possibilità di cura, a fronte di una riduzione della mortalità». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Assistenti sanitari La prevenzione è un diritto L'adesione una scelta -sec_org-
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title§§ Quando la terapia perde colpi il guaio è non prendere i farmaci secondo le indicazioni mediche
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Estratto da pag. 95 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-19T03:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Quando la terapia perde colpi il guaio è non prendere i farmaci secondo le indicazioni mediche L’Aifa avverte: le pillole dimenticate mettono a rischio la salute Il fai-da-te e gli errori di memoria causano migliaia di decessi Si campa di più. Ci si cura meglio, ma nel sommarsi di criteri preventivi con multimorbilità e politerapia cresce il rischio di interazioni ed eventi avversi, che soprattutto nell’età avanzata, proprio quando la memoria perde colpi, può ingenerare difficoltà alla cosiddetta aderenza terapeutica. L’ho presa o non l’ho presa? è l’interrogativo riferito alla pillola del giorno, con iniziative talvolta cervellotiche che contravvengono il foglietto di accompagnamento al prodotto terapeutico, dove si danno indicazioni sul comportamento da tenere in caso di eccesso o di dimenticanza. Il ‘fai da te’ in materia terapeutica è da evitare. L’AIFA evidenzia che una maggiore aderenza è associata a meno complicanze e ricoveri, oltre che a cure più efficaci e sicure. Un farmaco prescritto non funziona se resta nel blister. Né se lo assumiamo secondo un calendario ‘creativo’. Per ovviare agli inevitabili contraccolpi di dimenticanza o di una terapia frettolosamente aggiuntiva, si suggeriscono vari espedienti che si rifanno all’assunzione del prodotto collegandolo a un’abitudine fissa come i pasti (colazione, desinare cena); promemoria sul telefono; registrare l’assunzione su un’app. La conseguenza dell’incuria è che la malattia può non migliorare o non essere guarita. Si stima che la mancata aderenza terapeutica provochi 125.000 decessi all’anno negli Stati Uniti. Resta l’eventualità di alcune complicanze per le quali non resta che interpretare il foglietto illustrativo preventivo oppure ricorrere al medico prescrittore o allo stesso farmacista. Nei casi di complicati riscontri, indispensabile il pronto soccorso. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Roberto Baldi Heading: L’Aifa avverte: le pillole dimenticate mettono a rischio la salute Il fai-da-te e gli errori di memoria causano migliaia di decessi Highlight: Image: -tit_org- Quando la terapia perde colpi il guaio è non prendere i farmaci secondo le indicazioni mediche -sec_org-
tp:writer§§ Roberto Baldi
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