title§§ La sanità dei diritti negati: un 'agenda per investire = Sanità e diritti negati un'agenda per investire link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701981803884.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T02:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701981803884.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701981803884.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701981803884.PDF tp:ocr§§ LA “CURA” PER L’ASSISTENZA PUBBLICA La sanità dei diritti negati: un’agenda per investire Sanità e diritti negati un’agenda per investire L’ANALISI a salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente»: il monito attribuito ad Arthur Schopenhauer sembra oggi rivolto direttamente al Palazzo. Di fronte ai dati diffusi nei primi giorni di settembre, non si può «L più parlare soltanto di ragionerie contabili. Si tratta, semmai, di stabilire se l’Italia voglia ancora essere il Paese che, ottant’anni fa, scrisse nella propria Costituzione che la salute è un diritto, non un premio per chi può permetterselo. continua a pagina XII segue dalla prima pagina di CARLO GAUDIO numeri, tratti dal dataset OECD Health Statistics (aggiornato al luglio 2026) ed elaborati dalla Fondazione Gimbe, non lasciano scampo. Nel 2025 l’Italia ha destinato alla sanità pubblica il 6,2% del Pil: un decimo di punto in meno rispetto al 2024, e un punto intero sotto la media Ocse e quella europea, entrambe stabili sul 7,1%. Quattordici Paesi europei dell’area Ocse spendono, in proporzione alla propria ricchezza, più di noi. Guardando alla spesa pro capite, il divario si fa ancora più brutale: 3.952 dollari per ogni italiano, contro i 4.861 della media Ocse e i 4.965 della media europea. Tradotto sull’intera popolazione, il divario supera i 36,1 miliardi di euro. Nel confronto con i “grandi” del G7, l’Italia chiude la classifica: spendiamo meno della metà della Germania, salda quest’anno a 8.726 dollari pro capite. E il conto lo pagano i cittadini: nel 2024, 5,8 milioni di italiani, uno su dieci, hanno rinunciato alle cure, a una visita specialistica o a un esame diagnostico per motivi economici o organizzativi. I Non è inutile ricordare che il Servizio sanitario nazionale, nato con la legge 833 del 1978, ha rappresentato una delle riforme più coraggiose della Repubblica: ha trasformato in servizio concreto il principio sancito nell’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantendo le cure gratuite a chi non può pagarle. Ma nessuna conquista, per quanto solenne, è al riparo dal logorio del tempo e delle scelte politiche mancate. Lo aveva capito bene Piero Calamandrei, quando ricordava che «la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé: è come il respiro, bisogna curarla ogni giorno». Lo stesso vale per l’universalismo sanitario. Non a caso il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, lancia l’allarme: «Se questa tendenza continuerà, rischiamo di cambiare il modello sociale del nostro Paese» (Quotidiano Sanità, 3 settembre 2026). Quando la rapidità delle cure comincia a dipendere dal conto in banca, si passa, un ticket alla volta, da un sistema che cura tutti a quella che Gimbe chiama senza mezzi termini una «selezione dei diritti per censo»: chi può paga e salta la fila, chi non può aspetta, o sempre più spesso - rinuncia. Per di più, il definanziamento cade in piena “questione medica”: stipendi fermi da anni, organici ridotti all’osso, aggressioni in aumento nei pronto soccorso, un equilibrio tra vita e professione sempre più difficile da tenere. È tempo che la prossima legge di bilancio smetta di rincorrere l’emergenza e affronti, senza ulteriori rinvii, tre nodi concreti. Lo stop definitivo ai “medici a gettone”: professionisti pagati a tariffe di mercato per coprire singoli turni, che drenano risorse pubbliche verso circuiti privati senza costruire alcuna continuità di cura; tali risorse vanno reinvestite subito nell’assunzione di personale stabile. Il pagamento puntuale e adeguato delle ore di straordinario dei medici specialisti impegnati nei reparti a più alta intensità assistenziale – pronto soccorso, rianimazione, terapia intensiva – dove il carico di lavoro è massimo e la carenza di organico più drammatica. La sicurezza reale sul posto di lavoro e percorsi di carriera credibili, non da annunciare a ogni cambio di governo, ma da attuare in una programmazione pluriennale. C’è poi un nodo a monte, che si ripresenta puntuale come una scadenza fiscale: quello della formazione. Per l’anno accademico 2026/2027 il Ministero dell’Università (Decreto n. 1004 del 7 agosto 2026) ha fissato a 23.209 i posti disponibili per Medicina e Chirurgia in lingua italiana – 18.889 negli atenei statali – in lieve crescita rispetto ai 21.574 dell’anno precedente. Un incremento sì, ma frutto ancora di decreti rincorsi in extremis e non di un piano organico che dia certezze ad ospedali pubblici e famiglie sulla reale formazione di medici nei prossimi anni. Il problema si ripresenta identico, un gradino più avanti, alla soglia della specializzazione: nel 2025 sono state bandite circa 15.088 borse per il concorso Ssm, un numero che ha sì ridotto il cosiddetto “imbuto formativo” degli anni scorsi, ma rimane largamente insufficiente ad assorbire i laureati in uscita, senza alcun margine per colmare le carenze accumulate nelle specialità più critiche – medicina d’urgenza, anestesia e rianimazione, medicina generale. Raddoppiare le borse di specializzazione, attraverso uno sforzo economico stabile e condiviso tra Governo e Regioni, non è un capriccio corporativo: è la sola condizione perché i nuovi iscritti a Medicina diventino, fra qualche anno, camici bianchi in corsia, e non l’ennesima generazione di “medici senza specializzazione” costretti ad attendere o a fare le valigie. Diceva Nelson Mandela, con la lucidità e la tenacia di chi ha attraversato prove ben più lunghe e difficili di una legge di bilancio: «Sembra sempre impossibile, finché non è fatto». Restituire dignità e sicurezza a medici e infermieri; aprire davvero le porte della formazione ai giovani che hanno talento e vocazione, rimediando ad errori storici di programmazione; rimettere la sanità pubblica al centro delle priorità nazionali: non è un esercizio di buona volontà, dev’essere una scelta politica seria e precisa. Perché un Paese che rinuncia a investire nella salute dei propri cittadini, prima o poi, smette di credere anche nella propria. ---End text--- Author: CARLO GAUDIO Heading: L’ANALISI Highlight: Image:n gio tr pr -tit_org- La sanità dei diritti negati: un ’agenda per investire Sanità e diritti negati un’agenda per investire -sec_org- tp:writer§§ Carlo Gaudio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701981803884.PDF §---§ title§§ Caos medici di base in Alto Garda link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091703142306369.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "T QUOTIDIANO" del 17 Sep 2026

Sono pochi, in sovraccarico, lontani dal centro storico e dalle zone periferiche

pubDate§§ 2026-09-17T04:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091703142306369.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091703142306369.PDF', 'title': 'T QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091703142306369.PDF tp:ocr§§ Caos medici di base in Alto Garda Sono pochi, in sovraccarico, lontani dal centro storico e dalle zone periferiche Le reazioni Il centrodestra di Riva: «Il Comune trovi lo spazio in città per farli ruotare» Calzà: «Serve un’azione strutturale e incentivi» Cia: «Situazione critica» ALTO GARDA C’è fermento politico e sociale in Alto Garda attorno al tema dei medici di base il cui numero è risicato, la loro ubicazione non sempre è facilmente raggiungibile dalle persone fragili e nelle zone periferiche (Ledro, Drena, Pietramurata, Dro, Nago) ve ne è carenza se non addirittura assenza, senza contare che cambiarlo è più un atto di fede che una semplice procedura burocratica. Su più fronti si stanno sollevando questioni territoriali attorno alle figure dei medici di base e al loro sovraccarico di utenti, oltre che alla loro assenza nelle aree o nelle zone più difficilmente accessibili (vallate e centri storici). Nelle ultime ore sollecitazioni sono arrivate dal centrodestra rivano (Lega, Patt FdI), dalla consigliera provinciale del Pd Michela Calzà e anche dal consigliere provinciale Claudio Cia (FI). A Riva il Centrodestra ripropone la questione dell’allontanamento dal centro storico dei medici di base verso le periferie e chiede che l’amministrazione agisca in tal senso trovando uno spazio comunale dove i medici possano presenziare a turno. «Attraverso un question time della consigliera Cristina Santi - ricordano dal centrodestra - avevamo segnalato il progressivo spostamento degli ambulatori dei medici di medicina generale dal centro storico verso le zone periferiche. In quella sede, il sindaco Alessio Zanoni aveva dimostrato sensibilità sul tema, impegnandosi ad approfondire la situazione. Ad oggi, tuttavia, siamo ancora in attesa di un riscontro e di orientamenti operativi». Lega Patt e Fratelli d’Italia ribadiscono che il fenomeno non si è arrestato «guidato da legittime esigenze logistiche dei professionisti legate alla facilità di parcheggio e di accesso viabilistico. Questa dinamica - sottolineano - finisce però per svuotare il cuore della città di servizi essenziali. A risentirne sono soprattutto gli anziani e le persone con ridotta mobilità, il venire meno della possibilità di raggiungere il medico a piedi significa dover dipendere dall’aiuto dei familiari o dal trasporto pubblico, con inevitabili disagi pratici». Visto il rapporto fiduciario tra utente e medico di base, il centrodestra preme affinché la risposta non sia quella di cambiare il proprio medico se questo si sposta altrove (ammesso che trovarne uno libero in centro sia possibile visto che la quasi totalità dei medici ha raggiunto il massimale ndr). «Per questo motivo - chiedono - intendiamo rinnovare la nostra piena disponibilità a collaborare, avanzando una proposta concreta e sostenibile: l’istituzione di un ambulatorio condiviso a rotazione in locali resi disponibili dal Comune. Si tratterebbe di una misura rapida, a contenuto impatto economico, capace di salvaguardare il rapporto di fiducia con il medico e offrire un sollievo immediato ai residenti più fragili, in attesa di interventi strutturali di lungo periodo». In merito alla carenza di medici nelle zone periferiche come Pietramurata Calzà (Pd) ha presentato una proposta di mozione per affrontare la carenza dei medici di medicina generale. «Proprio la situazione di Pietramurata - dichiara Calzà dimostra la fragilità delle soluzioni finora adottate. Dopo la riapertura dell’ambulatorio nell’agosto 2025, il servizio è nuovamente cessato a distanza di un anno, lasciando la comunità senza un presidio di prossimità e costringendo gli assistiti a rivolgersi a medici con disponibilità in altri territori». Calzà chiede alla Provincia di lavorare insieme ad Asuit e ai sindacati dei medici per conoscere le cause delle scoperture e sulle condizioni che rendono alcuni incarichi difficili da assegnare e mantenere. «L’obiettivo - insiste - è costruire una strategia strutturale, con maggiori incentivi per le sedi più disagiate, un adeguato riconoscimento dei tempi e dei costi degli spostamenti, un maggiore supporto organizzativo attraverso le Case della comunità e interventi capaci di rendere la medicina generale una scelta professionale più attrattiva per i giovani medici». Cia ha quindi portato la delicata questione a livello nazionale su Rete 4 partecipando in diretta da Pietramurata alla trasmissione Diario del Giorno. «In Trentino sono attivi circa 310 medici di medicina generale, ma restano 59 zone carenti da coprire, un dato che comprende anche 16 cessazioni previste nel corso del 2026. Secondo GIMBE, la carenza strutturale è stimata in circa 53 medici. In Trentino sono comunque migliaia i cittadini che si trovano senza un medico di medicina generale. Il problema non riguarda soltanto questo territorio, ma qui a Pietramurata assume dimensioni particolarmente significative: circa 800 cittadini, su una popolazione complessiva di circa 1.120–1.150 abitanti, sono rimasti senza il proprio medico di famiglia. ---End text--- Author: Leonardo Omezzolli Heading: Highlight: Image:A Pietramurata Il consigliere Cia con alcuni paesani alla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno -tit_org- Caos medici di base in Alto Garda -sec_org- tp:writer§§ Leonardo Omezzolli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091703142306369.PDF §---§ title§§ Il suicidio assistito snatura l'atto medico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762705757.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762705757.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762705757.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762705757.PDF tp:ocr§§ IL SUICIDIO ASSISTITO SNATURA L’ATTO MEDICO L'intervento L a morte di Domenico Zuccarella, primo suicidio medicalmente assistito la cui fase attuativa è stata interamente gestita dal servizio sanitario regionale lombardo, e la legge approvata in Veneto hanno riacceso il confronto sul fine vita. Nel dibattito nazionale manca però un elemento che, da medici, riteniamo fondamentale e che attiene al significato delle parole. Non appare banale che l’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV si apra con l’immagine del crollo della torre di Babele. Nel racconto biblico, alla tracotanza degli uomini segue la confusione delle lingue. Nella letteratura più recente Orwell descrive, in 1984, la neolingua come lo strumento attraverso cui il regime modifica la storia e annulla le coscienze. Le parole hanno un peso e un significato. È allora necessario chiedersi quale sia il significato più profondo dell’espressione “suicidio medicalmente assistito”, soprattutto quando ci viene detto che esso non coincide né con l’eutanasia, tuttora illegale in Italia, né con l’omicidio del consenziente, reato di cui l’Associazione Luca Coscioni aveva promosso l’abrogazione parziale mediante referendum popolare, dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale con sentenza n. 50 del 2022. E allora di cosa si tratta? Rispondere a questa domanda ha grande rilevanza per chi ha prestato il proprio giuramento professionale secondo il Codice deontologico tradizionale, assumendo l’impegno di «non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte», neanche su richiesta del malato. Ma affinché un suicidio sia “medicalmente assistito”, con procedura gestita dal sistema sanitario, come avvenuto in Lombardia, occorre che un medico prescriva il farmaco letale, che il sistema sanitario procuri l’apparecchiatura più idonea alla autosomministrazione, e che, nel caso, per esempio, di un malato paraplegico impossibilitato a muovere se non gli occhi, sempre un sanitario posizioni un accesso venoso utile all’autosomministrazione del farmaco letale. Usando una metafora, ci viene richiesto di accompagnare per mano il malato sulla sommità del palazzo, aiutarlo a porsi sul parapetto e osservarlo mentre si lancia giù, ritenendo di non essere partecipi della sua morte. Non sappiamo se chi propone che questa procedura venga legalizzata sia realmente convinto che il medico possa assistere in tal modo un atto suicidario senza esserne eticamente partecipe e deontologicamente responsabile. Se lo è, probabilmente è già vittima della confusione delle lingue. Perché, al di là delle differenti qualificazioni giuridiche, resta una domanda alla quale non possiamo sottrarci: la distinzione tra eutanasia e suicidio medicalmente assistito è altrettanto netta sul piano etico e deontologico? Se il medico prescrive il farmaco letale, il sistema sanitario lo mette a disposizione e presta l’assistenza indispensabile perché la morte possa verificarsi, possiamo davvero sostenere che il medico rimanga estraneo all’atto, soltanto perché l’ultimo comando è impartito dal paziente? Perché facciamo tanta fatica a porci questa domanda? Forse perché edulcorare le parole è più confortevole. Se “l’utero in affitto” lo chiamiamo “gestazione per altri” la procedura rimane identica, ma assume l’aspetto di un gesto altruistico. Allo stesso modo il termine “suicidio medicalmente assistito” può confortare chi ritenga di aiutare il malato a porre fine a un dolore estremo, senza esserne responsabile. In Italia il dibattito sull’eutanasia si confronta con un ordinamento costituzionale che colloca il diritto alla vita in una posizione apicale tra i diritti della persona. Tanto è vero che godiamo i vantaggi di un sistema sanitario universalistico che offre cure gratuite a tutti. Introdurre l’eutanasia vorrebbe dire snaturare il sistema sanitario nella sua missione, modificare il Codice deontologico medico e dichiarare che da questo momento in Italia il principio di autodeterminazione vale più della tutela della vita. È una scelta. Ma bisogna esserne consapevoli e comprendere pienamente la posta in gioco. Le conseguenze dell’introduzione dell’eutanasia tra i diritti esigibili le possiamo vedere nei Paesi in cui è legalizzata e dovrebbero indurre il legislatore alla prudenza: un ricorso crescente da parte di chi si sente un peso per una società sempre più individualista, con l’asticella degli aventi diritto che si sposta sempre un po’ più su, a comprendere depressi, minori, ultrasettantenni in salute e, domani forse, anche i senzatetto e i pazienti con Alzheimer. È lecito domandarsi dove venga fissato il limite e, soprattutto, se quel limite sia destinato a rimanere immutabile. Soprattutto in un Paese dove l’offerta di cure palliative copre appena il 30% della popolazione che ne avrebbe bisogno, limitando la libertà di scelta. Di certo ci conforta sapere che legalizzare l’eutanasia non è un modo per ridurre i costi sociali delle cronicità e dell’invecchiamento, consentendo a chi resta di godere di più risorse. Non lo fanno per questo. Dicono. E le parole, si sa, hanno un peso. Nunzia Decembrino, neonatologo Giuliana Ruggieri, chirurgo Carlo A. Adami, chirurgo vascolare Marcello Ricciuti, palliativista Commissione Sanità ed etica della cura Network “Ditelo sui Tetti” © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: L'intervento Highlight: Image: -tit_org- Il suicidio assistito snatura l’atto medico -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762705757.PDF §---§ title§§ Perquisiti 23 medici «Ostacolarono i rimpatri» = Perquisiti 23 medici anti-Cpr «Il nostro dovere resta curare» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762905763.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762905763.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762905763.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762905763.PDF tp:ocr§§ Perquisiti 23 medici «Ostacolarono i rimpatri» Ceredani a pagina 8 CERTIFICATI ANTI-CPR Perquisiti 23 medici anti-Cpr «Il nostro dovere resta curare» V entitré medici – tutti infettivologi, tranne due psichiatri – ieri mattina sono stati perquisiti dalle forze dell’ordine. Nelle loro case la polizia ha indagato tra documenti, cellulari e computer, alla ricerca di chat che possano confermare il rilascio di certificazioni mediche redatte, secondo l’ipotesi degli inquirenti, allo scopo deliberato di impedire il trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) di decine di persone migranti su cui pendeva un decreto di espulsione. Persone che, per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche, i dottori negli scorsi mesi non hanno ritenuto in grado di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) definisce luoghi «patogenici». Le perquisizioni hanno raggiunto, fisicamente e digitalmente, dottori che lavorano in nove diversi Comuni d’Italia: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Almeno cinque su ventitré operano in ospedali di Bologna e alle sei del mattino sono stati accompagnati in Questura. «Siamo coinvolti con due colleghe, ma non sono indagate», spiega la direttrice del Sant’Orsola di Bologna, Chiara Gibertoni, che ieri mattina non aveva altre informazioni: «Non so quale sia la ragione degli accertamenti». A condurre le indagini è la procura di Ravenna, che già a febbraio aveva iscritto in un fascicolo otto medici che lavoravano nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale della città: di questi, al momento, tre risultano sospesi dalla professione per dieci mesi, mentre a cinque è stato vietato di occuparsi di Cpr. Ma tra i ventitré nuovi perquisiti solo uno per ora è indagato, con l’ipotesi di associazione a delinquere. È Nicola Cocco, membro della Simm, che secondo i pm ravennati sarebbe stato il referente dei colleghi sul tema. I medici, cioè, secondo l'ipotesi, avrebbero agito in una sorta di “rete anti-Cpr” che firmava certificati incompleti, o addirittura arbitrari, per attestare la non idoneità al rimpatrio. Ostacolandolo. Ma alcuni professionisti, in corteo davanti alla Questura di Bologna, hanno ribattuto che l'opposizione di molti dottori al trattenimento di persone migranti fragili nei Cpr, considerati «contesti di degrado igienico-sanitario», è«coscienziosa»: i 23 perquisiti non sono «parte di un'associazione a delinquere» - contesta Vanessa Guidi, dottoressa di Mediterranea presente al presidio -, ma «hanno solo seguito il codice deontologico evitando che delle persone venissero rinchiuse nei Cpr, luoghi patogeni per la salute fisica e mentale». Al centro dell’inchiesta avviata a febbraio e delle perquisizioni di ieri, si trovano le visite che i medici sono sempre chiamati a svolgere di fronte a un decreto di espulsione. Lo scopo è accertare la presenza di due prerequisiti necessari al trattenimento: eventuali vulnerabilità psichiatriche e possibili patologie infettive, che potrebbero acuirsi dentro ai centri per il rimpatrio. Solo in Toscana – nelle province di Firenze, Prato e Pistoia – circa il 30% di queste visite nel 2025 ha emesso un verdetto netto: non idoneità al trasferimento. Ma, secondo un documento redatto dalla Simm nel giugno dello scorso anno, tutti i Cpr in realtà sono luoghi «patogeni per le persone migranti» che «mettono a rischio la salute delle persone che vi vengono detenute». È sulla base di questa premessa che molti medici rilasciano i certificati di non idoneità. Una posizione sostenuta nel gennaio del 2025 anche dall’Oms, che in una nota ha spiegato che «la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici». Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ieri ha proposto l’espulsione degli eventuali responsabili: «Quanto sta emergendo è molto grave – ha scritto su X –. Se riconosciuti colpevoli, radiazione dall'albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto». La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), in risposta, ha chiesto a «chi ricopre responsabilità istituzionali» di «rispettare i medici che ogni giorno, con competenza e dedizione, si prendono cura delle persone senza discriminazioni e spesso in condizioni difficili». «I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza – ha precisato il presidente di Fnomceo, Filippo Anelli – ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona». ---End text--- Author: ANDREA CEREDANI Heading: CERTIFICATI ANTI-CPR Highlight: Un dottore è indagato per associazione a delinquere, con l’accusa di ostacolare i rimpatri dei migranti a cui è stato negato l’ingresso nei centri Salvini chiede la «radiazione dall’albo» L’Ordine: «Non siamo ausiliari delle politiche di sicurezza» Image:Una persona migrante trattenuta nel Centro per il rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma / Ansa -tit_org- Perquisiti 23 medici «Ostacolarono i rimpatri» Perquisiti 23 medici anti-Cpr «Il nostro dovere resta curare» -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CEREDANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762905763.PDF §---§ title§§ Bimba di due anni morta in ospedale Inchiesta su tre medici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701745405744.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701745405744.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701745405744.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701745405744.PDF tp:ocr§§ Bimba di due anni morta in ospedale Inchiesta su tre medici Milano V errà eseguita oggi a Milano l’autopsia per chiarire se sia stato un caso di malasanità dovuto a errori e negligenze, oppure se sia stata una tragica fatalità, la morte di una bimba di 2 anni curata al pronto soccorso di Rho (Milano) per un mal di pancia ma poi, con il passare delle ore, aggravatasi l’8 settembre scorso e perciò trasferita d’urgenza all’ospedale pediatrico Buzzi di Milano, dove arrivò già in condizioni disperate. Tre i medici di Rho iscritti nel registro degli indagati dalla pm Rosaria Stagnaro quali potenzialmente interessati dall’esito dell’autopsia. Gli avvocati e i consulenti sia della famiglia sia dei medici indagati avranno così titolo per partecipare all’autopsia. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Milano Highlight: Image: -tit_org- Bimba di due anni morta in ospedale Inchiesta su tre medici -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701745405744.PDF §---§ title§§ « Certificati falsi per evitare il Cpr» Medici perquisiti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701744605752.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Sep 2026

Inchiesta in tutta Italia. Lite tra la Lega e l'Ordine

pubDate§§ 2026-09-17T04:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701744605752.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701744605752.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701744605752.PDF tp:ocr§§ «Certificati falsi per evitare il Cpr» Medici perquisiti InchiestaintuttaItalia.LitetralaLegael’Ordine BOLOGNA «Ci ha chiamato una sua amica alle 6 di mattina, ha detto che la Polizia era andata a casa per una perquisizione e l’avevano portata in Questura». I genitori di una dottoressa del Sant’Orsola di Bologna, a metà mattina, tentano invano di parlare con la figlia. Un’infettivologa che, assieme a una collega dello stesso reparto, è finita da persona informata sui fatti dentro l’indagine della Procura di Ravenna sui presunti certificati falsi firmati dai medici per evitare il trasferimento degli stranieri irregolari nei Cpr. A marzo erano state emesse misure cautelari interdittive per otto professionisti dell’ospedale ravennate. Ieri l’inchiesta si è allargata a Bari, Biella, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma, Varese e, appunto, Bologna, dove davanti alla Questura è stato organizzato un presidio di protesta. All’alba, la polizia ha eseguito 23 perquisizioni a carico di infettivologi e psichiatri che si occupano anche di verificare le condizioni dei migranti irregolari destinati all’espulsione via Cpr. Ai medici sono stati sequestrati pc e telefonini. Gli agenti sono stati anche in ospedale per estrarre i dati dei pc di lavoro. Sul caso monta la polemica politica, con il vicepremier Matteo Salvini che ha chiesto la radiazione dei medici, «se colpevoli». Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore (Pd), al contrario, ha ribadito di essere orgoglioso del personale sanitario. Come detto, i medici non sono indagati ma solo informati sui fatti. Non si tratterebbe di attivisti, gli inquirenti sarebbero arrivati a loro tramite le chat e le mail dei colleghi ravennati. L’unico indagato è Nicola Cocco, esponente della società italiana di medicina delle migrazioni, considerato dagli inquirenti il referente — insieme con altre tre persone già coinvolte nella prima tranche — di una presunta associazione a delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri. I medici, secondo la Procura, avrebbero agito per ragioni ideologiche e lo avrebbero fatto violando la legge.«Non sono indagati e vengono trattati come mafiosi», dice l’avvocato Fabio Anselmo che tutela cinque dottori. «I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti, il cui mandato fondamentale è tutelare salute e dignità di ogni persona», attacca il presidente dell’Ordine dei medici Filippo Anelli. Marco Madonia ---End text--- Author: Marco Madonia Heading: Highlight: Image:Il caso /1 ? A Ravenna è in corso un’inchiesta su presunti certificati medici falsi per evitare che migranti irregolari fossero trasferiti nei Cpr: sono state perquisite le abitazioni di oltre 20 medici Gli antagonisti sono scesi in piazza a Bologna (foto) a sostegno dei dottori -tit_org- « Certificati falsi per evitare il Cpr» Medici perquisiti -sec_org- tp:writer§§ Marco Madonia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701744605752.PDF §---§ title§§ I nodi e i dilemmi sul fine vita link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761805764.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761805764.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761805764.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761805764.PDF tp:ocr§§ I NODI E I DILEMMI SUL FINE VITA Tra libertà e responsabilità I ritardi, l’assenza di norme e di chiarezza, cure. Il ruolo dei professionisti della salute «A nch’io in passato mi ero opposto, come tanti vescovi, al fatto che qualcuno potesse decidere come morire e che fosse aiutato a farlo, ma adesso che sono vicino alla fine della mia avventura terrena ho cambiato idea. Voglio scegliere io, è un mio diritto e intendo esercitarlo fino in fondo. Insomma, voglio passare dall’altra parte come pare a me». Così Desmond Tutu il 13 marzo del 2015, eravamo a Città del Capo. E ancora: «La vita è un dono, ma che dono è se uno non ne può disporre? E così ho deciso di farmi portavoce della causa di chi soffre e non può dire quello che vi sto dicendo io». È proprio perché si può cambiare idea che degli ultimi momenti della vita si dovrebbe sempre parlare con grande garbo e sensibilità, prestando attenzione anche al significato delle parole che usiamo. Cosa vuol dire essere contro l’«accanimento terapeutico»? Ben poco, a dirla tutta. Senza quello che chiamano «accanimento terapeutico» non avremmo la dialisi, i trapianti, la cura per le leucemie e per tanti tumori. Quando ci si riferisce a cure che ormai non funzionano più, il termine giusto da usare è terapie futili, e a quel punto ci si deve fermare. E che dire del «suicidio medicalmente assistito»? Se ci pensate bene è un paradosso: si chiede al malato di somministrarsi lui stesso i farmaci che lo porteranno a morte, e intanto il dottore è lì che guarda; d’accordo, lui quei farmaci non potrebbe somministrarli, la legge non glielo consente. E allora? Ci ha pensato la Corte Costituzionale a mettere un po’ di ordine: «Il “suicidio medicalmente assistito” (che io chiamerei invece con il suo nome: il desiderio di chi non ce la fa più di porre fine alla sua vita, ndr) è concesso a malati con patologia irreversibile che abbiano intollerabili sofferenze, però capaci di prendere decisioni libere e consapevoli e tenuti in vita da procedure invasive». Eravamo nel 2019, poi fino al 2025 non è successo niente. Da un paio di anni sono le Regioni a supplire al vuoto normativo, non tutte e non sempre. Il Parlamento, invece, è fermo a disegni di legge. Vediamoli: partono tutti da un presupposto di buon senso: un soggetto gravemente malato può chiedere di porre fine alle proprie sofferenze senza che questo diventi un reato per chi lo agevola. Purché «la volontà si sia formata in modo libero, la persona, capace di intendere e di volere, sia affetta da una patologia irreversibile, con sofferenze intollerabili, sia mantenuta in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali». Benissimo. E chi accerta queste condizioni? I medici e gli infermieri che sono stati vicini a quell’ammalato, a me pare. E invece no. Sarà prima un Comitato Etico territoriale per poi arrivare a un Comitato Etico Nazionale. E i medici e gli infermieri dove sono finiti? Non lo so, non lo sa nessuno. Ed entro quanti giorni si devono pronunciare questi Comitati? Quello territoriale ha 60 giorni di tempo per la sua valutazione (che però non è vincolante). Per il Centro Nazionale ci sono altri 60 giorni. E se non si mettono d’accordo? C’è una proroga, altri 30 giorni: insieme fanno 150, ammesso che tutto vada liscio. E intanto chi vorrebbe porre fine alle sue sofferenze aspetta. E non basta: se la richiesta di porre fine alle sofferenze non è conforme a quello che vorrebbe chi la deve esaminare, la si può ripresentare, quella richiesta, ma solo dopo 120 giorni. Ma lo sa chi si appresta a scrivere queste leggi che se un ammalato soffre di sofferenze atroci non dovrebbe aspettare nemmeno un’ora? Un’ora è lunghissima, sono 60 miILLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS nuti, sono 3.600 secondi in cui sei lì con gli occhi sbarrati e con un pensiero fisso: «Lasciatemi andare, vi prego, non ce la faccio più». Nelle varie proposte c’è un’enfasi sulle «cure palliative», termine anche questo piuttosto infelice perché dà l’idea che queste cure servano per chi ha pochi giorni da vivere; invece, la sedazione è per chi soffre e può e ssere più o meno profonda a seconda delle circostanze. Ma per questo non c’è bisogno di un’altra legge, ce ne sono già due (n. 38 del 2010 e n. 219 del 2017) e contengono disposizioni molto dettagliate, c’è scritto tutto, ma proprio tutto, quello che si può e non si può fare e come farlo, nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. La nuova proposta di legge, invece, (a meno che non cambi all’ultimo momento) dice tutto il contrario: «le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualunque titolo il Sistema Sanitario Nazionale non possono essere impiegati al fine dell’agevolazione del proposito del fine vita». In altre parole, coloro a cui è stata affidata la tua salute fin dai primi momenti della vita, proprio quando ne hai più bisogno usciranno di scena. Davvero? Speriamo di no, sarebbe un grave errore e un brutto segnale per i medici e gli infermieri delle nostre terapie intensive, che oggi sanno intervenire anche in situazioni difficilissime, con percentuali di successo molto alte. È di questi giorni il caso di un uomo, non più giovane, che aveva ormai pochi mesi di vita. Questo paziente, in uno degli Ospedali del nostro Servizio Sanitario Nazionale, riceve un trapianto di cinque organi, fra cui intestino, fegato e pancreas; oggi quest’uomo è a casa sua, guarito, e non ha speso un euro. Insomma, tutto quello che si può fare, e anche di più, si fa. Questa è certamente la parte più stimolante e più gratificante del nostro lavoro. In certe circostanze, però, capita che la medicina non abbia più nulla, ma proprio nulla da offrire. Quel momento «demands the best of us» (richiede il meglio di noi) scrive il New England Journal of Medicine. Per poterlo fare davvero servono persone speciali, e nei nostri ospedali ce ne sono tante. Vogliamo fare a meno di loro proprio negli ultimi momenti della vita? © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giuseppe Remuzzi Heading: Highlight: Image:LLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS -tit_org- I nodi e i dilemmi sul fine vita -sec_org- tp:writer§§ Giuseppe Remuzzi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761805764.PDF §---§ title§§ Ma questo attivismo sul congelamento degli ovociti rischia di venderci un'illusione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701760905775.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "DUBBIO" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701760905775.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701760905775.PDF', 'title': 'DUBBIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701760905775.PDF tp:ocr§§ LE INIZIATIVE NORMATIVE VOLTE A INSERIRE I COSTI NEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE TRASCURANO I LIMITI DELLA FERTILITÀ E I DIVIETI DELLA LEGGE 40 Ma questo attivismo sul congelamento degli ovociti rischia di venderci un^illusione CHIARA LALU 11 secondo capitolo sugli ovociti (il primo è uscito sul Dubbio del 26 agosto) riguarda le iniziative normative e, soprattutto, la questione di chi si accolla il costo delle visite, degli esami, delle stimolazioni ormonali, del prelievo chirurgico, del congelamento e di eventuali imprevisti. Mentre in Puglia parte il finanziamento regionale di 600mila euro, le altre Regioni si agitano per fare la figura migliore: la Toscana vorrebbe estendere fino a 39 anni. Ho letto bene? Ma venite tutti dal liceo artistico? Intanto ci sono anche delle proposte di legge. Mi leggo quella di Carmen Di Lauro (M5S) e quella di Girelli, Lai e Pagano (PD) perché sono le prime che trovo e tanto i punti sono più o meno gli stessi. O meglio, l'intenzione comune è l'inserimento nel servizio sanitario dei costi della "preservazione della fertilità" anche in assenza di una ragione medica. Cambiano poi i modi e alcuni altri aspetti (età, modalità del finanziamento, giustificazione) ma mi pare che prima di domandarci come sarebbe meglio fare dovremmo prima domandarci se è ovvio e scontato che questa cosa debba essere una voce di spesa nel servizio sanitario nazionale. Cioè siamo prossimi a una chemioterapia o a un intervento di chinirgia estetica? Alle cure palliative o al diritto di scegliere una suite con terrazza alla Madonnina o a Villa Margherita? Prima di pensare che sia sufficiente rispondere che avere figli è un diritto e che non si può mettere nessun gamete in un angolo, ricordo due cose: il servizio sanitario ha risorse limitate e nel dominio della riproduzione ci sono ancora alcuni divieti insensati e che provengono da quel capolavoro che è la legge 40 (nata come una delle leggi più brutte di sempre e ora cambiata moltissimo ma non abbastanza). Diamo pure poi per buono che sia un diritto riprodursi: cosa implica? Un diritto in senso debole (non deve esserci un divieto) oppure in senso forte (quel diritto mi deve essere garantito)? E se rispondiamo che lo è in senso forte, dove? Quanti cicli? Quanti tentativi? Quali sono i confini dì questo diritto sostanziale? Per quanti figli? Siamo sicuri che sia giusto caricare un sistema che già non è sempre capace di garantire quei diritti sui cui non dovremmo farci domande (la chemioterapia e le cure palliative, appunto) e che allunga i tempi di attesa per una TAC o che perde cronicamente pezzi di quella rete territoriale che sarebbe invece fondamentale avere? Per non parlare del disastro della frammentazione regionale e della mancanza del personale per garantire quei diritti. E siamo tornati al punto di partenza. Siamo sicuri che sia giusto decidere così, inseguendo una soluzione facile e illusoria? Perché i divieti avrebbero bisogno di ragioni forti per essere giustificati ma come destiniamo i soldi forse meriterebbe più di un riflesso pavioviano, Uno degli ultimi post che leggo è di Giulia Pelucchi, presidente di un municipio milanese. Per lei ci sarà un altro ostacolo, questa volta non meramente economico. Come ho già detto: non sto dicendo che i soldi non siano importanti, lo sono, ma che un divieto per legge è un po' più rognoso da aggirare e la legge 40 ti permette di ricorrere alla medicina riproduttiva solo se sei fidanzata o sposata con un uomo. Sarà il mio malumore, ma questa ossessione sugli ovociti mi pare miope e scomposta. E come sempre la cosa più sconfortante sono i commenti di entusiasmo e di imminente manifestazione del migliore dei mondi possibili e la lagna che questo è il momento peggiore e più difficile per avere dei figli e io penso a mia nonna e pure che è divertente che ci dimentichiamo che alcune i figli non li fanno perché non li vogliono, mica perché un tempo, signoramia, si stava molto meglio (ma quando?), E certamente una soluzione facile. Ma è illusoria. E le illusioni non dovrebbero entrare nel s istema sanitario nazionale — lo so, sarebbe in buona compagnia. Sarà il mio malumore, ma Di Lauro lo dice benissimo nella introduzione alla sua proposta di legge. Questa è una "tecnica medica che permette di posporre un eventuale desi derio di maternità senza avere l'ansia dell'età che avanza e della fertilità che diminuisce". Ma l'ansia ce la dobbiamo avere perché con la vecchiaia la fertilità diminuisce. E se l'ansia non ci piace perché ci traumatizza, per carità, almeno dovremmo avere la consapevolezza di come funzionano i nostri corpi. Più invecchiamo, più diventa complicato. Insomnia, a parità delle altre condizioni l'età è inversamente proporzionale al successo (poi lo so, la vostra vicina ha avuto ire gemelli a 47 anni). E quel successo è meglio valutarlo in modo razionale invece di considerarlo come un costrutto sociale patriarcale che possiamo spingere un po' più in là indefinitivamente. Perché poi la disillusione sarà tanto più brutale quanto più avevamo creduto a questa favola. Ma forse questo è stato solo un intrattenimento di fine estate e quando comincerà a fare davvero freddo ce ne saremo tutti dimenticati. -tit_org- Ma questo attivismo sul congelamento degli ovociti rischia di venderci un'illusione -sec_org- tp:writer§§ Chiara Lalli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701760905775.PDF §---§ title§§ Rallentare sui farmaci significa mettere a rischio la salute. Un appello link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762805762.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762805762.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762805762.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762805762.PDF tp:ocr§§ Rallentare sui farmaci significa mettere a rischio la salute. Un appello N ella farmaceutica di oggi c’è una variabile che vale quanto la qualità della ricerca e la capacità di investimento: il tempo. Il tempo necessario per trasformare una scoperta scientifica in una terapia, per autorizzarla, valutarla, renderla disponibile e farla arrivare concretamente ai pazienti. E’ su questo terreno che si sta giocando una parte decisiva della competizione internazionale. E per l’Italia la questione è molto concreta: possiamo entrare da protagonisti nella gara globale per l’innovazione oppure rischiare progressivamente di trovarci ai margini dei luoghi nei quali si decide dove investire, ricercare, produrre e lanciare le nuove terapie. Non è uno scenario teorico. Negli Stati Uniti la politica della Most Favored Nation sta introducendo un nuovo elemento negli equilibri mondiali del farmaco. Se il prezzo applicato in altre Nazioni con economie comparabili può diventare riferimento per quello americano, le condizioni stabilite in Europa assumono un peso completamente diverso nelle decisioni globali delle imprese. Cambiano quindi le valutazioni su dove e quando lanciare un nuovo medicinale. Ma anche su dove investire, condurre studi clinici, produrre e sviluppare nuove tecnologie. Abbiamo già segnalato una significativa riduzione dei nuovi lanci programmati in Europa dopo l’annuncio della MFN. Non esiste naturalmente una spiegazione unica per decisioni industriali così complesse. Ma il segnale deve essere letto per quello che è: la geografia mondiale dell’innovazione farmaceutica sta cambiando e l’Europa deve reagire rapidamente. Perché un farmaco che arriva più tardi non rappresenta soltanto un problema per l’industria. Significa soprattutto un’opportunità terapeutica che arriva più tardi a un paziente. E quando una ricerca clinica o un investimento si spostano altrove, insieme ai capitali si spostano conoscenza, competenze, tecnologie e capacità di innovazione. Per questo oggi politica sanitaria e politica industriale non possono più procedere separatamente. L’Italia dispone di un patrimonio che poche Nazioni europee possono vantare: una grande capacità produttiva, imprese italiane e internazionali fortemente integrate nelle catene globali, competenze scientifiche, ricerca e occupazione altamente qualificata. Una base industriale che genera export e valore aggiunto e contribuisce alla sicurezza sanitaria della Nazione. Ma proprio perché siamo forti dobbiamo alzare l’ambizione. Non basta conservare ciò che abbiamo costruito. L’obiettivo deve essere portare l’Italia nella gara mondiale per l’innovazione, contendendo a Stati Uniti, Cina e alle altre grandi economie la ricerca, gli studi clinici, le nuove piattaforme tecnologiche e gli investimenti che definiranno la medicina dei prossimi dieci anni. Per riuscirci dobbiamo essere consapevoli che gli investimenti farmaceutici non hanno confini. Un nuovo stabilimento, una linea produttiva, un centro di ricerca o uno studio clinico vengono localizzati dove esistono le condizioni migliori. Contano qualità scientifica e competenze, ma sempre di più anche velocità delle decisioni, prevedibilità delle regole e capacità di riconoscere il valore dell’innovazione. E’ qui che l’Italia può fare un salto di qualità. Il primo terreno è l’accesso. Dobbiamo ridurre la distanza tra autorizzazione europea e disponibilità effettiva delle nuove terapie, intervenendo sui tempi nazionali e sui successivi passaggi regionali. E dobbiamo dotarci di un vero sistema di early access per le innovazioni ad alto valore terapeutico, sostenibile per il Servizio sanitario nazionale e per le imprese. Il secondo riguarda le regole economiche. Non possiamo chiedere alle aziende di programmare investimenti pluriennali mantenendo un meccanismo come il payback, che genera costi difficilmente prevedibili e penalizza proprio chi investe e cresce. Nel nuovo contesto determinato dalla MFN questa contraddizione diventa ancora più evidente. Il terzo terreno è la prossima legge di Bilancio. È lì che possiamo trasform are una priorità dichiarata in scelte misurabili: risorse adeguate per salute e innovazione, superamento strutturale del payback, riconoscimento degli investimenti in ricerca e produzione e strumenti capaci di accelerare l’accesso dei pazienti alle nuove terapie. Il governo ha riconosciuto in questi anni il valore strategico della farmaceutica. Ora abbiamo l’opportunità di consolidare questa scelta costruendo un quadro stabile che tenga insieme salute, industria, ricerca e crescita. Marcello Cattani presidente di Farmindustria ---End text--- Author: Marcello Cattani Heading: Highlight: Che succede con l’Ilva I eri il governo ha confermato la strategia per l’ex Ilva: acciaio green con forni elettrici alimentati a Dri, prosecuzione della gara, tutela dei lavoratori senza Cig per cessazione e reindustrializzazione di Taranto. Ma la Cassazione ha fissato al 20 ottobre l’udienza sulla chiusura dell’area a caldo. I commissari chiederanno di sospendere il decreto fino alla decisione. Rinviati tavolo e decreto sui lavoratori; il governo chiede intanto all’indotto di fermare i licenziamenti. Image: -tit_org- Rallentare sui farmaci significa mettere a rischio la salute. Un appello -sec_org- tp:writer§§ Marcello Cattani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762805762.PDF §---§ title§§ Intervista a Filippo Anelli - «In quei luoghi ci si ammala E il medico fa solo il medico» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762205768.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "MANIFESTO" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762205768.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762205768.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762205768.PDF tp:ocr§§ INTERVISTA A FILIPPO ANELLI, PRESIDENTE FNOMECO «In quei luoghi ci si ammala E il medico fa solo il medico» II Di fronte a un’azione giudiziaria che tocca i professionisti, la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) non è tenuta a intervenire a loro difesa. Ma nei casi che riguardano i certificati di non idoneità alla detenzione dei Cpr, la Fnomceo ha regolarmente preso posizione invocando una separazione tra il ruolo del medico e quello del poliziotto. Il presidente degli ordini Filippo Anelli in più ci mette anche del personale per difendere i dottori finiti in una gogna mediatica e politica. «Li conosciamo», dice. «Sono giovani medici bravissimi e interamente dediti alla loro missione». Dottor Anelli, cosa viene rimproverato ai medici? Da quello che emerge si contesta una certificazione falsa redatta più per evitare l’ingresso nel Centro di permanenza e di rimpatrio (Cpr) che per accertare la salute. Non è la prima volta che i medici finiscono sotto accusa per questo. L’attuale normativa che regola l’accesso ai Cpr conduce il medico ad assumere un ruolo amministrativo, perché finisce per decidere se uno straniero debba finire o meno in un Cpr. Ma questa funzione non gli appartiene nella sua figura costituzionale e legislativa. Ci sono moltissime sentenze in merito, e anche il nostro codice deontologico pone la tutela della salute come unico obiettivo della nostra professione. Dunque non è il medico a doversi porre il problema dell’immigrazione irregolare. Così come il medico non deve occuparsi del fatto che il paziente sia un delinquente, un assassino o uno stupratore. A occuparsi di sanzionare i comportamenti devono essere altri provvedimenti ed è sbagliato affidare di fatto alla professione medica questo compito. Molti esperti ritengono che i Cpr non siano compatibili con la tutela della salute. Numerose società scientifiche sostengono la patogenicità dei Cpr, dove più che ricevere cure ci si ammala. Chi li ha visitati rimane impressionato da luoghi che sembrano in tutto e per tutto prigioni. C’è addirittura chi parla anche di «lager». C’è una vigilanza sanitaria sui Cpr? I sanitari entrano nei centri soprattutto perché vengono chiamati quando emerge un problema, e a occuparsene sono soprattutto i medici della continuità assistenziale (l’ex-guardia medica, ndr). La tutela medica è assicurata ovunque, anche nei Cpr. Si può evitare che i medici scivolino in questa ambiguità? Abbiamo già promosso a livello parlamentare norme ed emendamenti volti a chiarire le rispettive posizioni, ponendo l’accento sulla differenza di natura giuridica tra la funzione medica e quella della pubblica sicurezza. La nostra proposta a parole è condivisa in maniera bipartisan, ma purtroppo gli emendamenti che vanno in questa direzione non sono mai stati approvati. Faccio appello ai legislatori affinché chiariscano una situazione sempre più imbarazzante. La situazione sta creando un profondo disagio tra i medici. L’emendamento sarà anche condiviso in modo bipartisan, ma a attaccare i medici è soprattutto la destra. È opportuno che nessuno strumentalizzi ciò che è successo a medici bravissimi e motivati. Capisco l’approssimarsi della campagna elettorale, ma eviterei di sfruttare questa situazione per un tornaconto politico. Mettendo in discussione il diritto alla salute dei migranti, si colpisce al cuore l’universalismo del nostro Servizio sanitario, che alla destra sembra andare sempre più stretto. Che l’universalismo del Servizio sanitario nazionale sia a rischio lo dicono anche i sei milioni di cittadini che rinunciano alle cure. Ma per cinquant’anni l’universalismo della salute ha rappresentato un modello di coesione sociale, in totale continuità con la lotta per la liberazione dal fascismo. Quei diritti non possono rimanere solo sulla carta, altrimenti le battaglie che hanno condotto alla Costituzione perdono concretezza. Senza sanità universale manca un collante sociale. La mancanza di risorse, la rinuncia alle cure, le liste d’attesa sono fattori di un’instabilità sociale e per cinquant’anni il Servizio s anitario universale ha contribuito a ridurla. Anche grazie a questa coesione sociale il nostro Paese ha potuto conoscere un così lungo periodo di pace, di cui avremmo un gran bisogno anche nel prossimo futuro. Oggi tutto sommato tiene ancora, ma è innegabile che il carattere universale della tutela della salute sia a rischio. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Posizioni pubbliche e appelli con migliaia di firme, ma per i pm è soltanto una storia di «carte false» «Capisco l’approssimarsi della campagna elettorale, ma è opportuno che nessuno strumentalizzi il caso» L’attuale normativa che regola l’accesso ai Cpr conduce il medico ad assumere un ruolo amministrativo. Ma questa funzione non gli appartiene Image:Sbarre all’interno del settore maschile del Cpr di Ponte Galeria, a Roma foto Massimo Percossi/Ansa Filippo Anelli foto Imagoecon. -tit_org- Intervista a Filippo Anelli - «In quei luoghi ci si ammala E il medico fa solo il medico» -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762205768.PDF §---§ title§§ Specializzazioni mediche, in palio 15.221 posti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762405758.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "SOLE 24 ORE" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762405758.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762405758.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762405758.PDF tp:ocr§§ Specializzazioni mediche, in palio 15.221 posti Mur Aumentano, anche se di poco, le borse di specializzazione per i giovani medici. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha firmato il decreto del Mur che assegna i posti disponibili per l’anno accademico 2025/2026 tra le Scuole di specializzazione medica accreditate, per un totale di 15.221 contratti di formazione (15.088 lo scorso anno accademico). Di questi, 14.631 sono finanziati dallo Stato, 148 in più rispetto allo scorso anno. Alle risorse statali si aggiungono 564 contratti finanziati dalle Regioni e altri 26 sostenuti da enti pubblici e privati. Sono inoltre previsti 282 posti riservati alle categorie indicate dalla normativa, tra cui il personale della sanità militare e del Servizio sanitario nazionale. Per un totale di 15.503 slot (+1,4% sul 2024/25 quando erano 15.283). Cresce anche la rete della formazione specialistica: rispetto allo scorso anno sono state accreditate 36 nuove Scuole di specializzazione, che potranno beneficiare di contratti finanziati con fondi statali. Un passaggio sottolineato anche dalla ministra Bernini quando dice che «rafforzare la formazione specialistica significa rafforzare il nostro Servizio sanitario nazionale». I medici presenti in graduatoria hanno tempo fino alle ore 12 di martedì 22 settembre 2026 per scegliere attraverso la propria area personale sul portale Universitaly. Le assegnazioni saranno pubblicate giovedì 24 settembre e fino a venerdì 2 ottobre sarà possibile immatricolarsi. Il 2 novembre via ai corsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Mur Highlight: Image: -tit_org- Specializzazioni mediche, in palio 15.221 posti -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701762405758.PDF §---§ title§§ Scoop de Il Tempo confermato Falsi certificati medici a favore dei migranti Perquisizioni in tutta Italia = Certificati medici anti-rimpatrio Perquisizionia tappeto in tutta Italia L'indagine partita da Ravenna si è estesa a nove altre città, con oltre 2 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761705767.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "TEMPO" del 17 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-17T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761705767.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761705767.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761705767.PDF tp:ocr§§ RICETTA CLANDESTINA ScoopdeIlTempoconfermato Falsi certificati medici a favore dei migranti Perquisizioniin tutta Italia Certificati medici anti-rimpatrio PerquisizioniatappetointuttaItalia L’indaginepartitadaRavennasièestesaanovealtrecittà,conoltre20camicicoinvolti I documenti «farlocchi» redatti per evitare il Cpr e poi l’espulsione agli irregolari Campigli e Musacchio alle pagine 4 e 5 ••• Oltre venti professionisti, nove città e un’indagine che da Ravenna si allarga al resto d’Italia. Ieri la Polizia di Stato, attraverso il Servizio centrale operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, ha eseguito una serie di perquisizioni locali, personali e informatiche disposte dalla Procura della Repubblica di Ravenna nell’ambito dell’inchiesta sulle certificazioni mediche ritenute false e destinate, secondo l’ipotesi investigativa, a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri. I decreti interessano oltre venti professionisti tra Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. La Procura di Ravenna ipotizza l’associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati destinati a impedire i rimpatri. L’unico indagato tra i 23 medici perquisiti ieri è Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, indicato dagli investigatori come punto di riferimento per altri professionisti sul tema delle certificazioni anti-Cpr. Secondo l’ipotesi della Procura, Cocco avrebbe avuto un ruolo nell’associazione, mentre le altre posizioni restano al vaglio degli inquirenti. Terminata la fase delle perquisizioni, la Squadra Mobile, coordinata dalla Procura di Ravenna, analizzerà telefoni, computer e documentazione acquisita e non sono escluse nuove iscrizioni nel registro degli indagati. A Roma l’esecuzione di uno dei decreti ha richiesto anche l’intervento dei vigili del fuoco perché uno dei medici destinatari della perquisizione si era chiuso all’interno della propria abitazione. A Bologna, invece, gli accertamenti hanno raggiunto anche il Policlinico Sant’Orsola. Due dei cinque medici interessati dalle verifiche nel capoluogo e convocati in Questura lavorano infatti nella struttura, come ha confermato Chiara Gibertoni, direttore generale dell’ospedale. Il Sant’Orsola è il centro di riferimento per le malattie infettive dell’intera area metropolitana e proprio per questo, ha spiegato Gibertoni, è stato coinvolto nell’attività investigativa. I due medici sono stati convocati in Questura per gli accertamenti ma, ha precisato il direttore generale, non risultano indagati. Gibertoni ha evitato ulteriori valutazioni, spiegando di avere al momento informazioni troppo limitate per ricostruire la dinamica dell’iniziativa giudiziaria. A Bari le perquisizioni hanno riguardato nove medici del Policlinico, tutti infettivologi e psichiatri. Nessuno di loro risulta indagato. Anche qui gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito accertamenti personali e domiciliari, acquisendo documentazione e contenuti presenti sui telefoni dei professionisti. Nei mesi scorsi Il Tempo aveva anticipato che l’inchiesta non sarebbe rimasta confinata a Ravenna. Gli accertamenti, infatti, si stavano allargando fuori dall’Ausl romagnola, con verifiche in diverse regioni, decine di medici coinvolti negli approfondimenti e oltre cento casi sui quali erano in corso riscontri. Gli investigatori stavano cercando di capire se quanto emerso a Ravenna fosse un episodio locale o la parte visibile di un sistema più esteso. Le perquisizioni eseguite ieri in nove città rappresentano la prima conferma ufficiale di quella dimensione nazionale. Adesso gli inquirenti dovranno verificare come le certificazioni siano state utilizzate, su quali elementi clinici fossero fondate e se in singoli casi siano state formate attestazioni non corrispondenti al vero con l’effetto di impedire il trattenimento dei migranti nei Cpr e quindi anche il successivo rimpatrio. Al centro degli accertamenti ci sarebbe anche la «Bozza di modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nei CPR», diffusa nell’ambito della campagna promossa dalla Società italiana di medicina delle migrazioni e che sarebbe stata utilizzata come riferimento per le certificazioni finite ora sotto esame. ---End text--- Author: FRANCESCA MUSACCHIO Heading: Highlight: 23 Professionisti coinvolti Sono 23 i lavoratori della sanità che hanno subito le perquisizioni Uno di loro è stato iscritto nel registro degli indagati 9 Città italiane I decreti della procura di Ravenna hanno interessato Bari, Biella Bologna, Firenze Livorno, Milano Rimini, Roma e Varese Image: -tit_org- Scoop de Il Tempo confermato Falsi certificati medici a favore dei migranti Perquisizioni in tutta Italia Certificati medici anti-rimpatrio Perquisizionia tappeto in tutta Italia L’indagine partita da Ravenna si è estesa a nove altre città, con olt -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCA MUSACCHIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/17/2026091701761705767.PDF §---§