title§§ Buongiorno dalla Voce: oggi è mercoledì 16 settembre. Temporali in arrivo. Luna crescente e oroscopo del giorno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091601752505676.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 16 Sep 2026
Santi Cornelio e Cipriano, meteo a Torino e provincia, le notizie di ieri, gli anniversari del 16 settembre e le previsioni per tutti i segni zodiacali
pubDate§§ 2026-09-16T04:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091601752505676.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091601752505676.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/736898/buongiorno-dalla-voce-oggi-e-mercoledi-16-settembre-temporali-in-arrivo-luna-crescente-e-oroscopo-del-giorno.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091601752505676.PDF tp:ocr§§ Buongiorno da La Voce. Oggi è mercoledì 16 settembre 2026, 259° giorno dell’anno. Alla fine del 2026 mancano 106 giorni, a Natale 100. L’autunno astronomico è ormai dietro l’angolo: l’equinozio arriverà nella notte tra il 22 e il 23 settembre, alle 2.05 ora italiana.Il sole e la LunaA Torino il sole sorge alle 7.08 e tramonta alle 19.38. Avremo 12 ore e 29 minuti di luce, poco più di tre minuti in meno rispetto a ieri.La Luna è crescente, illuminata per circa il 30%. Sorge alle 13.12 e tramonta alle 21.43. Il primo quarto arriverà venerdì 18 settembre alle 22.43, mentre la prossima Luna piena sarà sabato 26 settembre.Il santo del giorno: Santi Cornelio e CiprianoIl 16 settembre la Chiesa ricorda San Cornelio, papa, e San Cipriano, vescovo di Cartagine, due figure del III secolo unite dalla difesa della Chiesa e dal martirio. Cornelio fu eletto papa nel 251 e si trovò a fronteggiare lo scisma di Novaziano, contrario alla riammissione nella comunità cristiana di quanti avevano rinnegato la fede durante le persecuzioni. Cipriano sostenne invece la linea della riconciliazione.Auguri, dunque, a chi si chiama Cornelio, Cornelia, Cipriano e Cipriana.Che tempo farà oggi: l’ombrello torna a farsi utileLa mattinata dovrebbe trascorrere senza grandi drammi, ma dal pomeriggio il cielo cambierà faccia. Sul Piemonte è atteso l’arrivo di un fronte atlantico con rovesci e temporali sparsi, localmente più intensi tra sera e notte.Le temperature resteranno miti: Torino 18-30 gradi, Settimo Torinese 20-27, Chivasso 17-28, Ciriè 19-27, Ivrea 17-27 e Rivarolo Canavese 18-27. Nel Canavese il rischio di pioggia crescerà soprattutto dalla seconda parte della giornata.Tradotto: si può uscire senza impermeabile alle sette del mattino, ma lasciarlo a casa per principio potrebbe essere un atto di fede eccessivo.Ieri è successo questoLa Tav è tornata ancora una volta al centro del Consiglio regionale. Palazzo Lascaris ha dedicato una seduta straordinaria alla Torino-Lione. Il presidente Alberto Cirio ha ribadito che l’opera, a suo giudizio, non è più in discussione; maggioranza e opposizioni si sono scontrate su ritardi, opere collegate, compensazioni e gestione politica del dossier. La Voce ha raccontato anche il paradosso di una seduta convocata per parlare di Tav che, a tratti, ha finito per parlare soprattutto d’altro.In Piemonte trovare un pediatra sta diventando una questione di geografia. I numeri raccontati ieri dalla Voce sono pesanti: 1.126 bambini per ogni pediatra di libera scelta, il dato più alto d’Italia, contro una media nazionale di 917. Secondo la Fondazione Gimbe, prendendo come riferimento il rapporto ottimale di 850 assistiti, in Piemonte mancano 109 pediatri.A Ivrea è arrivata Dora. Non il fiume: quello c’era già. È il nuovo assistente virtuale del Comune, basato sull’intelligenza artificiale e comparso in via sperimentale sul sito istituzionale per aiutare i cittadini a trovare informazioni, uffici e servizi. Il Comune ha spiegato che il nome gioca sulla «dualità tra il fiume e la figura personale». Il futuro, evidentemente, aveva bisogno anche di una spiegazione. ll sindaco di Ivrea assume "Dora". All'orizzonte una delega? È l’intelligenza artificiale del Comune. Risponde ai cittadini. E' cerulea come quella di Carducci e per ora cerca moduli e uffici. Ma se funziona davvero, perché non darle un assessorato?Settimo Torinese non vuole dimenticare Yahya Boutkayoud. Aveva 32 anni, aveva vissuto per anni alle case Gescal ed era ricordato dagli amici come un ragazzo allegro, gentile e fin troppo buono. È morto ad agosto in una struttura della Spezia ed è stato sepolto senza che molti degli amici di Settimo sapessero nulla. Ieri la Voce ha restituito prima di tutto una cosa semplice: il suo nome e la sua storia. Yahya, morto a 32 anni, sepolto silenzio. Settimo Torinese non vuole dimenticarlo Yahya Boutkayoud aveva vi ssuto per anni alle case Gescal. Allegro, gentile, troppo buono per un mondo che spesso non lo è stato con lui. È morto ad agosto per un infarto in una struttura della Spezia ed è stato sepolto in maniera anonima. Gli amici: «Vogliamo restituirgli dignità e giustizia»A Caselle la scuola è ripartita con una palestra nuova. Per gli studenti della secondaria di primo grado “A. Demonte” di strada Salga, l’inizio dell’anno scolastico ha coinciso con l’inaugurazione del nuovo spazio sportivo. Un primo giorno di scuola con quaderni, professori, campanella e, almeno per una volta, anche un cantiere arrivato al traguardo. Caselle, la scuola riparte con una nuova palestra Inaugurato il nuovo spazio della “A. Demonte” di strada Salga. Un ambiente pensato per la pratica sportiva, la crescita degli studenti e la socializzazione dell’intera comunitàAccadde oggiIl 16 settembre 1810 il sacerdote Miguel Hidalgo y Costilla lanciò il celebre Grito de Dolores, considerato l’inizio della guerra d’indipendenza del Messico. Ancora oggi il 16 settembre è la festa nazionale messicana.Il 16 settembre 1908 nacque negli Stati Uniti la General Motors, fondata da William C. Durant. Quarant’anni dopo, il 16 settembre 1948, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi era a Torino per il Salone internazionale dell’Automobile e per una visita agli stabilimenti Fiat di Mirafiori.Il 16 settembre 1987 venne firmato il Protocollo di Montreal, l’accordo internazionale per ridurre le sostanze responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono. Per questo oggi si celebra anche la Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono.L’oroscopo di oggiAriete – Energia da vendere e poca voglia di aspettare. Bene sul lavoro, purché non pretendiate che tutti corrano alla vostra velocità. In amore una risposta arriverà, ma non necessariamente alle 8.03.Toro – Giornata concreta. Una telefonata ben fatta vale più di dieci riunioni. In amore meglio una cena semplice di un discorso complicato.Gemelli – Idee in fila e testa velocissima. Il rischio è iniziare cinque cose e finirne mezza. Scegliete la priorità prima che sia lei a scegliere voi.Cancro – Sensibilità alta e pazienza un po’ meno. Non interpretate ogni silenzio come una dichiarazione di guerra. Sul lavoro osservate prima di reagire.Leone – Vi riesce bene stare al centro della scena. Chiedete, proponete, insistete, ma ricordate che avere ragione e farlo sapere a tutto il quartiere non sono la stessa cosa.Vergine – Voglia di mettere ordine ovunque. Bene lavoro e soldi, meno bene la tentazione di correggere anche la punteggiatura dei messaggi altrui. Lasciate qualcosa fuori programma.Bilancia – Una situazione bloccata comincia a muoversi. Non forzate i tempi: oggi vince chi sa aspettare dieci minuti in più.Scorpione – Intuito affilato. Se qualcosa non vi convince, probabilmente c’è un motivo. Ma non trasformatevi nella Procura della Repubblica: non tutti nascondono un complotto.Sagittario – Avete bisogno di aria nuova. Un invito o una deviazione dal programma può migliorare la giornata. Prudenza con gli acquisti fatti perché “tanto costava poco”.Capricorno – Concretezza premiata: siete nel vostro habitat naturale. Un problema pratico può finalmente trovare soluzione. In amore, però, niente sentimenti in formato Excel.Acquario – Idee originali e poca pazienza per le regole inutili. Prima di rivoluzionare tutto, assicuratevi però che qualcuno abbia capito il progetto.Pesci – Antenne accese: captate anche quello che gli altri non dicono. Non caricatevi però sulle spalle i problemi di tutti. Tenete un po’ di energia per voi.Il segno favorito di oggi: Vergine.Quello che deve contare fino a dieci: Leone.E adesso caffè, chiavi, telefono e — oggi sì — un ombrello non troppo lontano. Buongiorno dalla Voce. tp:writer§§ Gianluca Ottavio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091601752505676.PDF §---§ title§§ A che santo deve votarsi chi ha bisogno di rivolgersi ad un pediatra in Piemonte? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603111307120.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 16 Sep 2026
Il Piemonte ha il record italiano di bambini per pediatra: ne mancano 109 e altri 45 potrebbero andare in pensione entro il 2029. Intanto spariscono i PAPT e i ...
pubDate§§ 2026-09-16T06:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603111307120.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603111307120.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/736894/a-che-santo-deve-votarsi-chi-ha-bisogno-di-rivolgersi-ad-un-pediatra-in-piemonte.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603111307120.PDF tp:ocr§§ In Piemonte ormai anche avere un pediatra sta diventando una questione di fortuna geografica. Dipende da dove nasci, da dove vivi e soprattutto dalla possibilità che, quando un medico se ne va, ce ne sia un altro disposto a prendere il suo posto.Il numero che fotografa la situazione è uno solo: 1.126 bambini per ogni pediatra di libera scelta. È il dato più alto d’Italia. La media nazionale è di 917 assistiti, mentre la Fondazione Gimbe considera 850 un rapporto compatibile con un'assistenza territoriale adeguata. Per farla breve, secondo Gimbe, in Piemonte mancano 109 pediatri.Centonove. Non una percentuale. Non un indicatore da infilare in una slide. Centonove professionisti che dovrebbero visitare bambini, rispondere alle famiglie, intercettare problemi prima che diventino emergenze ed evitare che per una febbre alta, un dolore o semplicemente perché non si sa a chi telefonare si finisca direttamente in Pronto soccorso.E il conto rischia di peggiorare. Entro il 2029 altri 45 pediatri piemontesi raggiungeranno l'età pensionabile. Il Piemonte oggi conta oltre 370 mila bambini tra 0 e 14 anni e circa 320 pediatri di libera scelta.Poi c'è la Regione Piemonte e l'assessorato regionale alla sanità. Nel febbraio scorso ha annunciato 5 milioni di euro aggiuntivi ogni anno per la pediatria territoriale. Nuovo modello, nuove AFT pediatriche, Aggregazioni Funzionali Territoriali, maggiore integrazione con Case della Comunità e servizi locali. Il vocabolario della sanità piemontese, del resto, non soffre alcuna carenza. Mancano i medici, non gli acronimi.Morale? Mentre negli uffici si disegnano reti, aggregazioni, integrazioni e modelli del futuro, fuori succede una cosa molto meno sofisticata: un pediatra se ne va e spesso non arriva nessuno.È successo nell'ASL TO3, dove a fine luglio sono cessati contemporaneamente tre pediatri nel Distretto Area Metropolitana Nord. Circa 2 mila famiglie si sono ritrovate coinvolte. A Venaria e Druento sono state trovate coperture temporanee. Per San Gillio, Givoletto e La Cassa, invece, alle chiamate dell'azienda sanitaria non si è presentato nessun candidato.Questo è il punto. Puoi approvare tutti gli accordi integrativi che vuoi. Puoi deliberare, programmare, istituire tavoli e disegnare reti assistenziali. Poi pubblichi un bando. E non viene nessuno. Non mancava una delibera. Mancava il pediatra.In Valle di Susa la situazione è diventata abbastanza seria da costringere l'ASL TO3 ad attivare misure straordinarie: ambulatorio pediatrico all'ospedale di Susa, sedute settimanali e un altro presidio previsto a Oulx. Una toppa, perché quando non riesci a garantire stabilmente il medico di famiglia dei bambini devi inventarti qualcos'altro.E sarebbe comodo raccontare che il problema riguarda soltanto le montagne, i piccoli Comuni, le valli dove nessuno vuole più andare a lavorare. Peccato non sia vero.Ad agosto anche l'ASL TO4 ha dovuto intervenire a Chivasso, dopo il trasferimento di un pediatra. L'azienda sanitaria ha parlato ufficialmente di una situazione di “particolare difficoltà”, ha pubblicato un nuovo bando e nel frattempo ha redistribuito gli assistiti tra i professionisti rimasti.Significa che i bambini restano gli stessi, i pediatri sono di meno e quelli che rimangono si prendono anche gli assistiti del collega che non c'è più.Ed è per questo che contare soltanto le teste non basta. Un pediatra può risultare regolarmente in servizio e avere già più di mille bambini da seguire. Può rispondere al telefono, leggere messaggi, visitare per ore, gestire certificati, prescrizioni, controlli e urgenze. Sulla carta il territorio è coperto. Nella vita vera una famiglia può dover fare i salti mortali per riuscire a farsi vedere.Sarah Disabato dei cinquestellaCome se non bastasse, mentre i pediatri diminuiscono il Piemonte sta contemporaneamente cambiando anche il sistema dell'assistenza pediatrica nei sabati e nei prefestivi. E qui si apre un'altra st oria.Per anni una parte di questo lavoro è stata svolta dai PAPT, i Punti di Assistenza Pediatrica Territoriale: ambulatori nei quali, a rotazione, lavoravano i pediatri di libera scelta per affrontare quei problemi che non richiedono un accesso urgente in ospedale. Una febbre, un'otite, un bambino che sta male nel fine settimana e ha bisogno di essere visto da qualcuno che di mestiere cura bambini. Servivano anche a una cosa molto concreta: evitare di mandare tutti al Pronto soccorso.Nell'ASL TO3, dal 4 aprile 2026, i servizi pediatrici del sabato mattina sono stati riorganizzati nei distretti di Venaria, Collegno, Orbassano, Pinerolo e Susa. A Villa Rosa di Collegno il risultato è stato molto meno burocratico: il servizio pediatrico del sabato e dei prefestivi è stato sospeso. La vicenda era già arrivata in Consiglio regionale ad aprile, dopo che alle famiglie era comparsa davanti la comunicazione del mancato finanziamento regionale.Nell'ASL TO4, invece, i PAPT erano presenti a Settimo Torinese, Chivasso, Ciriè, a Ivrea e a Castellamonte. L'Azienda li aveva prorogati fino al 31 marzo 2026 per non interrompere il servizio in pieno inverno. Poi stop. Il nuovo Accordo Integrativo Regionale per la Pediatria di Libera Scelta, firmato a febbraio, non contempla più questo modello e rimanda alle future forme di integrazione nelle Case della Comunità. Sempre loro... le case di comunità.Un capolavoro da "oggi le comiche". Si stabilisce che il vecchio modello non va più bene. Si prepara quello nuovo. Il nuovo non è pronto. Il vecchio chiude. E allora a Novara, dove i pediatri cessaranno i Papà dal 1° ottobre, si corre ai ripari proponendo due ambulatori provvisori, uno a Novara e uno a Borgomanero, dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027.Prima si toglie il ponte. Poi si tira fuori una passerella e la si chiama soluzione transitoria.Della vicenda si è discusso più volte anche in Consiglio regionale e la questione è tornata in Aula proprio martedì 15 settembre. A metterla sul tavolo è stata ancora la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato.«A che santo deve votarsi chi ha bisogno di rivolgersi a un pediatra in Piemonte? - commenta - Come al solito abbiamo ottenuto risposte totalmente evasive, con la promessa di generici “monitoreremo”. Non possiamo permettere che il passaggio al nuovo modello organizzativo crei un vuoto nell'assistenza dei bambini», ha insistito Disabato, chiedendo garanzie uniformi per le famiglie e mettendo sul tavolo anche il rischio più ovvio: che togliendo un presidio territoriale prima di averne costruito davvero un altro, aumentino gli accessi ai Pronto soccorso.Un po' poco, per chi ha il dovere di garantire i servizi ai cittadini, rispondere che si monitorerà.Anche perché la continuità assistenziale, la vecchia guardia medica, non è automaticamente la stessa cosa. Può prendere in carico una richiesta, può valutare una situazione, può indirizzare il paziente. Ma non garantisce necessariamente che davanti a quel bambino ci sia un pediatra.Ed è una differenza che negli uffici può sembrare piccola. Lo è molto meno quando quel bambino è tuo. Non serve un'intelligenza sovrumana per capirlo. Serve qualcuno che lo visiti.Perché alla fine, dopo cinque milioni, AFT, Case della Comunità, accordi integrativi e l'ennesimo “monitoreremo”, arriva una madre con un bambino che ha quaranta di febbre. E della riforma territoriale non gliene frega assolutamente niente.Vuole sapere una cosa sola. Dove cavolo deve portarlo. A Borgaro dal 1° ottobre arriva la nuova pediatra Prenderà il posto del dottor Costanzo Bellando e manterrà l’attività nello stesso studio. Il sindaco Gambino: “Benvenuta nella nostra comunità”. La minoranza riapre il tema della continuità dell’assistenza pediatrica tp:writer§§ Liborio La Mattina guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603111307120.PDF §---§ title§§ Case e Ospedali di Comunità: “operativi” per chi? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603201808005.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 16 Sep 2026
Gentile Direttore, nei giorni scorsi, anche su queste pagine, il confronto sulle Case e sugli Ospedali di Comunità ha riguardato soprattutto le competenze dei professionisti chiamati a lavorarvi.
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Non lo è affatto.Perché nel lessico della nuova sanità territoriale incontriamo strutture “attivate”, strutture con “almeno un servizio attivo”, strutture che hanno raggiunto il “target PNRR”, strutture con “tutti i servizi obbligatori”, strutture “pienamente operative”.Espressioni che per il cittadino sembrano significare la stessa cosa. Ma non la significano.Ed è proprio qui che comincia il problema.L’ultimo monitoraggio nazionale AGENAS disponibile, riferito al 31 dicembre 2025, registrava 1.715 Case della Comunità programmate. Di queste, 781 risultavano avere almeno un servizio attivo.L’elaborazione della Fondazione GIMBE sui dati AGENAS rilevava che 285 disponevano di tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi. Ma soltanto 66, pari al 3,9% delle 1.715 programmate, rispettavano anche gli standard di presenza medica e infermieristica considerati necessari per definirle pienamente operative.Per gli Ospedali di Comunità, AGENAS registrava 594 strutture programmate e 163 dichiarate attive, per oltre 2.900 posti letto. Anche in questo caso, tuttavia, il rispetto dei diversi standard risultava molto disomogeneo: presenza medica, requisiti minimi di personale, case manager, ambienti protetti e spazi per la riabilitazione motoria non erano contemporaneamente garantiti in tutte le strutture.Su questa base, GIMBE concludeva che, a quella data, nessun Ospedale di Comunità risultava pienamente funzionante secondo l’insieme degli standard considerati.Naturalmente si tratta di una fotografia al 31 dicembre 2025 e sarebbe scorretto utilizzarla come se descrivesse la situazione attuale.Poi è arrivato il traguardo del PNRR.Il 29 luglio 2026 il Ministro della Salute ha comunicato alla Camera il pieno conseguimento, nei tempi previsti, del target europeo di almeno 1.038 Case della Comunità operative.Pochi giorni dopo, il Ministero ha precisato che erano ancora in corso le attività di verifica e di acquisizione delle evidenze documentali necessarie alla rendicontazione del target. Analoga attività di verifica risultava in corso per l’obiettivo di almeno 307 Ospedali di Comunità operativi.Non vi è necessariamente una contraddizione.Ma proprio qui nasce una domanda che dovrebbe interessare non soltanto gli addetti ai lavori:che cosa significa, esattamente, dichiarare “operativa” una Casa o un Ospedale di Comunità ai fini del PNRR? E quanto questa definizione coincide con una struttura pienamente funzionante, dotata dei servizi, del personale e delle competenze necessari per assistere realmente il cittadino?Benissimo, dunque, raggiungere i target.Ma proprio adesso, superata la stagione della corsa ai numeri, dovrebbe iniziarne un’altra: quella della verifica sostanziale.Perché al cittadino interessa relativamente sapere se una struttura è stata conteggiata nel raggiungimento di un obiettivo europeo. Gli interessa sapere cosa troverà quando varcherà quella porta.Troverà il medico? L’infermiere? Gli specialisti necessari? I servizi diagnostici previsti? Il collegamento con il medico di famiglia e con l’ospedale? I percorsi per la cronicità? E, quando esiste un bisogno riabilitativo, troverà una presa in carico completa oppure una somma di singole prestazioni?Sono domande tutt’altro che provocatorie. Sono le domande che dovrebbe porre qualsiasi sistema sanitario prima di dichiarare operativo un servizio.Una targa non visita un paziente.Un edificio non formula una diagnosi.Una stanza attrezzata non costruisce un percorso di cura.E soprattutto una dichiarazione di “attivazione” non può trasformare automaticamente ciò che manca in ciò che esiste.Non siamo i soli a porre il problem a. La Fondazione GIMBE ha richiamato l’attenzione sulla distanza che può intercorrere tra strutture con servizi dichiarati attivi e strutture realmente in grado di garantire tutti gli standard previsti. Anche autorevoli rappresentanti della sanità pubblica hanno evidenziato come la carenza di personale rischi di compromettere l’effettiva operatività delle Case della Comunità: realizzare strutture e acquistare tecnologie non significa aver risolto il problema delle risorse umane necessarie a farle funzionare.È un punto essenziale.Il PNRR può finanziare muri e tecnologie. Ma i professionisti non si costruiscono con un appalto.E quando i professionisti mancano, si presenta una seconda tentazione, forse ancora più pericolosa: adattare le competenze alle risorse disponibili.Se manca una figura, qualcun altro farà ciò che serve.È comprensibile come soluzione organizzativa. Non è necessariamente accettabile come soluzione sanitaria.Perché la carenza di personale non è una fonte del diritto.Il DM 77/2022 ha profondamente ridisegnato l’organizzazione dell’assistenza territoriale, ma non ha modificato gli ordinamenti professionali e non ha trasferito diagnosi, prognosi, prescrizioni o responsabilità cliniche da una professione all’altra.L’équipe multiprofessionale è una grande conquista se mette insieme competenze diverse. Diventa invece un rischio quando viene utilizzata per renderle indistinte.Questo emerge con particolare evidenza negli Ospedali di Comunità.I pazienti che vi accedono sono definiti a “bassa intensità clinica”, ma sarebbe un grave errore confondere la bassa intensità clinica con la bassa complessità della persona.Un anziano clinicamente stabilizzato dopo una frattura, un paziente dopo un ictus, una persona con multimorbilità che ha perso autonomia, un paziente neurologico o un fragile che deve tornare al domicilio possono non avere bisogno di un reparto per acuti, ma possono avere bisogni clinici, funzionali, assistenziali e riabilitativi estremamente complessi.Ed è precisamente in questi casi che la chiarezza delle responsabilità diventa una garanzia.Il Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) può certamente coordinare i diversi interventi assistenziali. Ma quando emerge un vero bisogno riabilitativo, non può diventare un contenitore capace di assorbire indistintamente anche diagnosi funzionale, prognosi riabilitativa, definizione del progetto riabilitativo, indicazione del setting e prescrizioni.Il fisioterapista ha autonomia e responsabilità nelle competenze proprie della professione ed è una figura indispensabile del percorso.Ma proprio il rispetto per quella professionalità impone di distinguere gli obiettivi operativi del trattamento fisioterapico dagli obiettivi complessivi del progetto riabilitativo e dalle decisioni cliniche che richiedono il medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa.Questo significa pretendere, giustamente, che una vera équipe esista davvero e che nessuno venga utilizzato per coprire, attraverso una impropria estensione delle funzioni, i vuoti lasciati dall’organizzazione.Per questo, conclusa la corsa del PNRR, sarebbe auspicabile un’operazione nazionale di trasparenza molto semplice:per ogni Casa e Ospedale di Comunità il cittadino dovrebbe poter consultare una vera carta d’identità operativa: quali servizi sono effettivamente attivi, in quali giorni e orari; quanti professionisti sono realmente presenti; quali posti letto sono concretamente disponibili; quali specialisti possono essere attivati e con quali tempi; come avvengono i collegamenti con ospedale, medicina generale e rete riabilitativa; chi assume le diverse responsabilità cliniche e assistenziali; quali risultati produce infine quella struttura in termini di salute.Non sarebbe un atto contro le Regioni, le Aziende sanitarie o il Ministero.Sarebbe, al contrario, il modo migliore per dare credibilità alla riforma.Perché il problema non è dimostrare che il PNRR ha costruito abbastanza strutture.Il problema è dimostrare che quelle strutture cura no davvero.Gli italiani hanno investito risorse pubbliche straordinarie in questa riforma e hanno il diritto di non dover interpretare il significato amministrativo della parola “operativo”.Una Casa della Comunità è aperta quando la comunità vi trova ciò che le è stato promesso.Un Ospedale di Comunità è operativo quando il paziente fragile può essere preso in carico in sicurezza, con i professionisti necessari, responsabilità riconoscibili e percorsi completi.Tutto il resto può rappresentare un importante avanzamento amministrativo, edilizio o tecnologico, ma non è ancora assistenza.Non chiediamo di rallentare la riforma.Chiediamo di proteggerla dal suo rischio più grande: considerarla conclusa prima che sia diventata reale.Valeria Coco Medico fisiatraCoordinatrice Territoriale pubblico e privato accreditato ANFAssociazione Nazionale Fisiatri – aderente CIMO tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091603201808005.PDF §---§ title§§ A che santo deve votarsi chi ha bisogno di rivolgersi ad un pediatra in Piemonte? - #Finsubito – Finanza, Contributi e Agevolazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091602939508326.PDF description§§ pubDate§§ 2026-09-16T12:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091602939508326.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091602939508326.PDF', 'title': 'retefin.it'} tp:url§§ https://www.retefin.it/2026/09/16/a-che-santo-deve-votarsi-chi-ha-bisogno-di-rivolgersi-ad-un-pediatra-in-piemonte/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/16/2026091602939508326.PDF tp:ocr§§ #Finsubito – Finanza, Contributi e AgevolazioniIn Piemonte ormai anche avere un pediatra sta diventando una questione di fortuna geografica. Dipende da dove nasci, da dove vivi e soprattutto dalla possibilità che, quando un medico se ne va, ce ne sia un altro disposto a prendere il suo posto.Il numero che fotografa la situazione è uno solo: 1.126 bambini per ogni pediatra di libera scelta. È il dato più alto d’Italia. La media nazionale è di 917 assistiti, mentre la Fondazione Gimbe considera 850 un rapporto compatibile con un’assistenza territoriale adeguata. Per farla breve, secondo Gimbe, in Piemonte mancano 109 pediatri.Centonove. Non una percentuale. Non un indicatore da infilare in una slide. Centonove professionisti che dovrebbero visitare bambini, rispondere alle famiglie, intercettare problemi prima che diventino emergenze ed evitare che per una febbre alta, un dolore o semplicemente perché non si sa a chi telefonare si finisca direttamente in Pronto soccorso.E il conto rischia di peggiorare. Entro il 2029 altri 45 pediatri piemontesi raggiungeranno l’età pensionabile. Il Piemonte oggi conta oltre 370 mila bambini tra 0 e 14 anni e circa 320 pediatri di libera scelta.Poi c’è la Regione Piemonte e l’assessorato regionale alla sanità. Nel febbraio scorso ha annunciato 5 milioni di euro aggiuntivi ogni anno per la pediatria territoriale. Nuovo modello, nuove AFT pediatriche, Aggregazioni Funzionali Territoriali, maggiore integrazione con Case della Comunità e servizi locali. Il vocabolario della sanità piemontese, del resto, non soffre alcuna carenza. Mancano i medici, non gli acronimi.Morale? Mentre negli uffici si disegnano reti, aggregazioni, integrazioni e modelli del futuro, fuori succede una cosa molto meno sofisticata: un pediatra se ne va e spesso non arriva nessuno.È successo nell’ASL TO3, dove a fine luglio sono cessati contemporaneamente tre pediatri nel Distretto Area Metropolitana Nord. Circa 2 mila famiglie si sono ritrovate coinvolte. A Venaria e Druento sono state trovate coperture temporanee. Per San Gillio, Givoletto e La Cassa, invece, alle chiamate dell’azienda sanitaria non si è presentato nessun candidato.Questo è il punto. Puoi approvare tutti gli accordi integrativi che vuoi. Puoi deliberare, programmare, istituire tavoli e disegnare reti assistenziali. Poi pubblichi un bando. E non viene nessuno. Non mancava una delibera. Mancava il pediatra.In Valle di Susa la situazione è diventata abbastanza seria da costringere l’ASL TO3 ad attivare misure straordinarie: ambulatorio pediatrico all’ospedale di Susa, sedute settimanali e un altro presidio previsto a Oulx. Una toppa, perché quando non riesci a garantire stabilmente il medico di famiglia dei bambini devi inventarti qualcos’altro.E sarebbe comodo raccontare che il problema riguarda soltanto le montagne, i piccoli Comuni, le valli dove nessuno vuole più andare a lavorare. Peccato non sia vero.Ad agosto anche l’ASL TO4 ha dovuto intervenire a Chivasso, dopo il trasferimento di un pediatra. L’azienda sanitaria ha parlato ufficialmente di una situazione di “particolare difficoltà”, ha pubblicato un nuovo bando e nel frattempo ha redistribuito gli assistiti tra i professionisti rimasti.Significa che i bambini restano gli stessi, i pediatri sono di meno e quelli che rimangono si prendono anche gli assistiti del collega che non c’è più.Ed è per questo che contare soltanto le teste non basta. Un pediatra può risultare regolarmente in servizio e avere già più di mille bambini da seguire. Può rispondere al telefono, leggere messaggi, visitare per ore, gestire certificati, prescrizioni, controlli e urgenze. Sulla carta il territorio è coperto. Nella vita vera una famiglia può dover fare i salti mortali per riuscire a farsi vedere.Sarah Disabato dei cinquestellaCome se non bastasse, mentre i pediatri diminuiscono il Piemonte sta contemporaneamente cambiando anche il sistema dell’assistenza pediatri ca nei sabati e nei prefestivi. E qui si apre un’altra storia.Per anni una parte di questo lavoro è stata svolta dai PAPT, i Punti di Assistenza Pediatrica Territoriale: ambulatori nei quali, a rotazione, lavoravano i pediatri di libera scelta per affrontare quei problemi che non richiedono un accesso urgente in ospedale. Una febbre, un’otite, un bambino che sta male nel fine settimana e ha bisogno di essere visto da qualcuno che di mestiere cura bambini. Servivano anche a una cosa molto concreta: evitare di mandare tutti al Pronto soccorso.Nell’ASL TO3, dal 4 aprile 2026, i servizi pediatrici del sabato mattina sono stati riorganizzati nei distretti di Venaria, Collegno, Orbassano, Pinerolo e Susa. A Villa Rosa di Collegno il risultato è stato molto meno burocratico: il servizio pediatrico del sabato e dei prefestivi è stato sospeso. La vicenda era già arrivata in Consiglio regionale ad aprile, dopo che alle famiglie era comparsa davanti la comunicazione del mancato finanziamento regionale.Nell’ASL TO4, invece, i PAPT erano presenti a Settimo Torinese, Chivasso, Ciriè, a Ivrea e a Castellamonte. L’Azienda li aveva prorogati fino al 31 marzo 2026 per non interrompere il servizio in pieno inverno. Poi stop. Il nuovo Accordo Integrativo Regionale per la Pediatria di Libera Scelta, firmato a febbraio, non contempla più questo modello e rimanda alle future forme di integrazione nelle Case della Comunità. Sempre loro… le case di comunità.Un capolavoro da “oggi le comiche”. Si stabilisce che il vecchio modello non va più bene. Si prepara quello nuovo. Il nuovo non è pronto. Il vecchio chiude.E allora a Novara, dove i pediatri cessaranno i Papà dal 1° ottobre, si corre ai ripari proponendo due ambulatori provvisori, uno a Novara e uno a Borgomanero, dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027.Prima si toglie il ponte. Poi si tira fuori una passerella e la si chiama soluzione transitoria.Della vicenda si è discusso più volte anche in Consiglio regionale e la questione è tornata in Aula proprio martedì 15 settembre. A metterla sul tavolo è stata ancora la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato.«A che santo deve votarsi chi ha bisogno di rivolgersi a un pediatra in Piemonte? – commenta – Come al solito abbiamo ottenuto risposte totalmente evasive, con la promessa di generici “monitoreremo”. Non possiamo permettere che il passaggio al nuovo modello organizzativo crei un vuoto nell’assistenza dei bambini», ha insistito Disabato, chiedendo garanzie uniformi per le famiglie e mettendo sul tavolo anche il rischio più ovvio: che togliendo un presidio territoriale prima di averne costruito davvero un altro, aumentino gli accessi ai Pronto soccorso.Un po’ poco, per chi ha il dovere di garantire i servizi ai cittadini, rispondere che si monitorerà.Anche perché la continuità assistenziale, la vecchia guardia medica, non è automaticamente la stessa cosa. Può prendere in carico una richiesta, può valutare una situazione, può indirizzare il paziente. Ma non garantisce necessariamente che davanti a quel bambino ci sia un pediatra.Ed è una differenza che negli uffici può sembrare piccola. Lo è molto meno quando quel bambino è tuo. Non serve un’intelligenza sovrumana per capirlo. Serve qualcuno che lo visiti.Perché alla fine, dopo cinque milioni, AFT, Case della Comunità, accordi integrativi e l’ennesimo “monitoreremo”, arriva una madre con un bambino che ha quaranta di febbre. E della riforma territoriale non gliene frega assolutamente niente.Vuole sapere una cosa sola. Dove cavolo deve portarlo.Source link#Finsubito – Finanza, Contributi e AgevolazioniProudly powered by WordPress | Tema: Newsup di Themeansar. #Finsubito | Gruppo RetefinAffianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sosteni bilità e Compliance. Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.? 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