title§§ «Ora basta attaccare Vaio E si ottengano più risorse»
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Estratto da pag. 24 di "GAZZETTA DI PARMA" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T03:28:00+00:00
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tp:ocr§§ Ospedale La replica del Pd alle polemiche del centrodestra «Ora basta attaccare Vaio E si ottengano più risorse» ‰‰ «Le dichiarazioni dei consiglieri regionali Priamo Bocchi e Pietro Vignali, dei consiglieri comunali Daniele Aiello e Giuseppe Comerci e del coordinatore locale di Forza Italia, Gennaro Cortese sull’ ospedale di Vaio confermano, ancora una volta, un metodo politico che Fratelli d’Italia e Forza Italia continuano a praticare con grande disinvoltura: fare il partito di governo a Roma e il partito di opposizione a Fidenza». A dirlo è il PD di Fidenza che risponde alle forze di minoranza circa le osservazioni sull’ospedale di Vaio. «Nessuno nega le criticità. La carenza di personale, la pressione sui servizi, le difficoltà nel reperire medici, infermieri, oss e altre professionalità sono questioni reali. Ma proprio per questo stupisce che chi rappresenta i partiti che governano il Paese continui a descrivere questi problemi come se fossero responsabilità di qualcun altro. La verità è semplice: la crisi del personale sanitario non nasce a Vaio e non riguarda solo il nostro ospedale. È una criticità nazionale, figlia anche di anni di insufficiente sostegno alla sanità pubblica. Lo dicono con chiarezza anche i dati richiamati dalla Fondazione Gimbe: in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, contro una media europea del 7,1%, con un divario che vale 36 miliardi di euro. E ancora: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana risulta inferiore di circa 930 euro, rispetto alla media dei Paesi europei Ocse». «Di fronte a questi numeri - prosegue la nota del Pd - davvero gli esponenti della destra locale e regionale pensano di poter venire a Fidenza a impartire lezioni? Se davvero sono preoccupati per Vaio, facciano ciò che compete a chi appartiene a una forza di governo: si battano per più risorse per rendere attrattivo il lavoro nella sanità pubblica. Perché continuare a parlare di Vaio solo per screditarlo è profondamente sbagliato. Ed è anche offensivo verso i tanti professionisti che ogni giorno lavorano con competenza, dedizione e spirito di servizio». «Medici, infermieri, ostetriche, oss, tecnici, operatori e personale amministrativo che rendono Vaio un presidio fondamentale non solo per Fidenza, ma per un territorio ben più ampio. I problemi vanno affrontati, certamente. Ma vanno affrontati con serietà, non trasformati in una sceneggiata utile a raccogliere qualche titolo o qualche consenso in più. La sanità pubblica è una cosa troppo importante per essere trattata come terreno di propaganda. Su Vaio serve un atteggiamento diverso: meno moralismi e meno attacchi strumentali, più responsabilità istituzionale. Ognuno faccia la propria parte. Noi continueremo a difendere il nostro ospedale, a sostenere chi ci lavora e a chiedere che le criticità vengano affrontate. Da Forza Italia e Fratelli d’Italia ci aspettiamo la stessa serietà: meno polemiche e più impegno concreto per la sanità pubblica». r.c. ---End text--- Author: R.C Heading: Highlight: Scambio di accuse Il Pd pur ammettendo alcune criticità sottolinea come i problemi della sanità sono a livello nazionale. Image: -tit_org- «Ora basta attaccare Vaio E si ottengano più risorse» -sec_org-
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title§§ Ora si investa per cambiare la sanità campana = Ora si investa per cambiare la sanità campana
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Estratto da pag. 20 di "MATTINO NAPOLI" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T02:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Ora si investa per cambiare la sanità campana L’intervento Ora si investa per cambiare la sanità campana I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria pubblica dovrebbero imporre una riflessione seria: nel 2025 l’Italia ha destinato alla sanità pubblica il 6,2 per cento del Pil, contro il 7,1 per cento della media dei Paesi europei e dell’area Ocse. In termini di spesa pro capite, il divario rispetto alla media europea supera complessivamente i 36 miliardi di euro. Si può discutere sulle percentuali. Molto meno sulle conseguenze. Perché il punto non è stabilire in astratto se spendiamo poco o molto, ma capire quale Servizio sanitario nazionale vogliamo garantire e con quali risorse pensiamo di farlo. Per la Campania questa riflessione ha un significato particolare. Negli ultimi anni la nostra Regione ha recuperato terreno sui Livelli essenziali di assistenza ed è tornata tra quelle adempienti, insieme a Puglia e Sardegna, uniche realtà del Mezzogiorno a raggiungere gli standard previsti. È una buona notizia. Ma sarebbe un errore trasformarla nella convinzione che il problema sia risolto. La Campania continua a fare i conti con liste d’attesa, difficoltà nell’accesso alle cure, carenza di personale e necessità di rafforzare l’assistenza territoriale. Aver recuperato terreno non significa aver concluso il percorso. Continua a pag. 20 S ignifica, al contrario, essere arrivati nel momento in cui fermarsi sarebbe ancora più grave. Naturalmente non tutto si risolve aumentando la spesa. La sanità ha bisogno di organizzazione, programmazione, appropriatezza e capacità di utilizzare bene le risorse. Ma è altrettanto illusorio pensare che ogni problema possa essere risolto semplicemente organizzando meglio ciò che già esiste. Arriva un punto oltre il quale l’efficienza non basta. Per troppo tempo quel limite è stato compensato dal sacrificio dei professionisti. Medici, infermieri e operatori sanitari hanno sostenuto reparti e servizi anche in condizioni di organico insufficiente. Ma un sistema sanitario non può costruire il proprio futuro sulla disponibilità permanente delle persone a sopperire alle carenze strutturali. Quando manca un medico, quando un reparto lavora sotto organico o un giovane professionista sceglie di lasciare il servizio pubblico, il problema non riguarda soltanto quella categoria. Riguarda i cittadini: aumentano le attese, diminuiscono i servizi, diventa più difficile accedere alle cure. Per questo la prossima Legge di Bilancio dovrebbe partire da una domanda semplice: quale Servizio sanitario nazionale vogliamo avere tra dieci anni? La Campania ha dimostrato che recuperare è possibile. Sarebbe paradossale se, proprio nel momento in cui alcuni divari iniziano a ridursi, venissero meno le condizioni per consolidare quei risultati. Il Servizio sanitario nazionale è nato perché il diritto alla salute non dipendesse dal reddito o dal luogo nel quale una persona vive. Eppure le differenze territoriali continuano ancora oggi a incidere concretamente sulla possibilità di curarsi. La vera misura della tenuta della sanità pubblica è anche questa: consentire a un cittadino di Napoli di ricevere cure tempestive e di qualità quanto un cittadino di Milano, Bologna o Firenze. Investire nella sanità significa investire nelle strutture, nella prevenzione, nel territorio e soprattutto nelle persone che rendono possibili le cure. Ma significa anche difendere un principio essenziale: il diritto alla salute deve essere uguale per tutti. Se il luogo nel quale si nasce o si vive torna a determinare la qualità delle cure che si possono ricevere, non abbiamo soltanto un problema sanitario. Abbiamo un problema di uguaglianza. *Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Bruno Zuccarelli* Heading: L’intervento Highlight: Image: -tit_org- Ora si investa per cambiare la sanità campana Ora si investa per cambiare la sanità campana -sec_org-
tp:writer§§ Bruno Zuccarelli*
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title§§ Così le sigarette fanno vittime pure fra chi non ha mai fumato
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Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Così le sigarette fanno vittime pure fra chi non ha mai fumato M uoiono per il fumo senza aver mai toccato una sigaretta: nel 2023 è successo a 1.659.000 persone a livello globale. Il fumo passivo uccide ancora, con un paradosso: le donne, pur fumando di meno, si ammalano di più. Lo si rileva dal Global Burden of Disease pubblicato su The Lancet Public Health che ha analizzato 204 Paesi. La pubblicazione, che resta un punto di riferimento per l’epidemiologia mondiale, ha analizzato i dati dal 1990 al 2023 rilevando un carico di malattia complessivo preoccupante: 2,7 miliardi le persone esposte al fumo passivo di cui 767 milioni tra 0 e 14 anni. Ebbene, nonostante fumino statisticamente meno, le donne hanno una esposizione al fumo passivo in media 1,8 volte superiore agli uomini: su 2,71 miliardi di soggetti esposti al fumo di “seconda mano”, le donne sono 1,49 miliardi, pari al 55% del totale. Dunque, una «popolazione più ampia che fa pendere la bilancia della morbidità e mortalità fumo-correlata: 868 mila decessi tra le donne contro i 791 mila degli uomini», afferma Claudio Leonardi, medico tossicologo, presidente della Società italiana patologie da dipendenza (Sipad). «Eppure – prosegue –, l’esposizione al fumo passivo non è riconosciuta come fattore di rischio della salute femminile. La perdita di salute delle donne è stata equiparata a quella data dal fumo attivo, o ad altri fattori di rischio come il consumo eccessivo di alcol o la scarsa attività fisica. È quindi importante che i fumatori assumano la responsabilità di tutela della propria e altrui salute». Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia il fumo passivo è responsabile di un migliaio di morti l’anno. Ma respirare passivamente sostanze cancerogene e componenti tossici, può modificare tutta la nostra esistenza. Perché gli anni di vita in buona salute persi per infezioni respiratorie nelle donne esposte al fumo altrui, sono 5 volte maggiori di quelli causati dal fumo attivo. Mentre per le malattie cardiovascolari (cardiopatia e ictus) il numero di anni persi dalle donne è 1,4 superiore rispetto agli uomini. Nonostante il calo dei tassi di tabagismo (circa il 22% in meno dal 1990 al 2023), spiega una nota, i numeri assoluti sono rimasti invariati a causa dell’aumento della popolazione. Negli adulti gli anni di vita persi sono attribuibili a cardiopatia ischemica, mentre nei bambini e ragazzi pesano le infezioni delle basse vie respiratorie. Il fatto che il fumo passivo uccida oggi più donne che uomini, osserva Giulia Veronesi, direttrice della Chirurgia toracica dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e docente dell’Università VitaSalute San Raffaele e membro del comitato Antifumo e del collegio di indirizzo della Fondazione Veronesi, «è un dato preoccupante, perché rivela anche una profonda disuguaglianza. Il fumo è ancora più diffuso tra gli uomini e molte donne, soprattutto nell’ambiente domestico, subiscono un’esposizione prolungata e non scelta. Si tratta di un fattore di rischio certo per il tumore del polmone e per numerose altre patologie cardiovascolari e respiratorie. Il rischio cresce con l’intensità e la durata dell’esposizione: mediamente quello di sviluppare un tumore polmonare aumenta del 20-30%, ma può essere più elevato nelle persone più esposte. Il rischio provocato dal fumo diretto – aggiunge – resta nettamente superiore, ma questo non rende trascurabile quello passivo: non esiste una soglia di esposizione sicura». Anche perché il fumo passivo viaggia su un doppio binario: quello emanato dalla combustione della sigaretta e quello espirato dal fumatore, anche se diluito nell’ambiente circostante. È importante sapere che il fumo combusto che raggiunge il non fumatore è privo della “protezione” del filtro. Questo significa che ha una concentrazione più elevata di composti tossici e cancerogeni. Molti Stati si sono adeguati alla Convenzione quadro dell’Oms sul controllo del tabacco (2003), introducendo divieti ma il 70% della popolazione mondiale non è protetta da una normativa per i non fumatori. «La legge Sirchia (“T
utela della salute dei non fumatori”, entrata in vigore nel 2005, ndr), ha rappresentato un passaggio fondamentale – dichiara Veronesi –. Oggi, però, dobbiamo compiere un ulteriore passo: estendere la tutela anche alle emissioni delle sigarette elettroniche e del tabacco riscaldato e rafforzare i divieti nei luoghi all’aperto molto frequentati, come fermate degli autobus, stazioni, dehors e aree destinate ai bambini. Non si tratta di criminalizzare i fumatori, ma di affermare il diritto di tutti, e soprattutto di donne e bambini, a non ammalarsi per il fumo degli altri». L’industria farmaceutica, dice Valerio Cartoni, direttore generale di Laboratorio Farmaceutico CT, «ha oggi strumenti efficaci» per smettere di fumare, e «l’autorizzazione di Aifa del farmaco a base di citisina in fascia A ha portato ad un aumento degli accessi nei centri anti fumo del nostro Paese, ma la molecola è disponibile anche su prescrizione di medici di base e specialisti a carico del paziente. Scegliere la cessazione è il sintomo di una reale volontà di uscire da questa dipendenza per proteggere la salute propria e degli altri». ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: Nel mondo 1,6 milioni di morti causati dal fumo passivo. Il paradosso delle donne: fumano di meno ma si ammalano di più. Giulia Veronesi (San Raffaele Milano): estendere i divieti al tabacco riscaldato e alle elettroniche Image:Il fumo passivo continua a far ammalare e ad uccidere /Alamy -tit_org- Così le sigarette fanno vittime pure fra chi non ha mai fumato -sec_org-
tp:writer§§ VITO SALINARO
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title§§ I medici cattolici e la lettera no vax che imbarazza la Curia
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Estratto da pag. 23 di "CORRIERE DELLA SERA" del 15 Sep 2026
La sezione di Verona attacca la Federazione degli ordini: «Peccatori». Il presidente nazionale: ci dissociamo
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ I medici cattolici e la lettera no vax che imbarazza la Curia La sezione di Verona attacca la Federazione degli ordini: «Peccatori». Il presidente nazionale: ci dissociamo C’è lo sconcerto della Federazione, c’è l’imbarazzo della Curia e c’è la presidenza nazionale dei medici cattolici che prende nettamente le distanze. A seminare scompiglio in questi giorni di fine estate è una dura lettera inviata dal presidente della sezione veronese dell’Associazione dei medici cattolici italiani, Enrico Tolentinati, e dal suo Consiglio direttivo, ai vertici della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e dell’Ordine del Veneto: «Come medici cattolici ci corre obbligo di farvi presente che i tanti peccati da voi commessi sono tutti di tipo “mortale” e pure fra i più gravi, per cui non vi è dubbio alcuno che la vostra anima ben difficilmente si salverà...». Tolentinati, che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni no vax, chiede le dimissioni del presidente della Federazione italiana degli ordini, Filippo Anelli, del suo vice Giovanni Leoni, del dg, del segretario nazionale e dei presidenti e dei consiglieri locali. Si parla di Covid, di vaccini e della gestione dell’emergenza sanitaria. Tolentinati mette sotto accusa le scelte compiute durante la pandemia, dai decreti con cui i governi Conte e Draghi hanno affrontato l’emergenza alla campagna vaccinale. Conclusione: «Si tratta di gravissimi crimini contro l’umanità perpetrati specificamente in Italia dal 2020 a oggi, crimini che hanno avuto la vostra più totale e piena collaborazione, sia attiva, sia omissiva…». Per la Curia veronese nessuno vuole commentare ufficialmente ma molti non nascondono un certo imbarazzo e auspicano che a intervenire sia il livello nazionale dell’Associazione dei medici cattolici. «La presidenza nazionale si discosta completamente da quanto scritto dal presidente di questa sezione e dal Consiglio direttivo — ha dichiarato al Corriere della Sera Stefano Ojetti, presidente nazionale dei medici cattolici —. Ci siamo incontrati giovedì scorso proprio per discutere del caso. Abbiamo investito della questione il Consiglio di disciplina, che valuterà la situazione». Quali possono essere le conseguenze? «Teoricamente si può arrivare al commissariamento o alla chiusura della sezione e all’apertura di una nuova». La Federazione nazionale degli Ordini dei medici difende il proprio operato e respinge le accuse. «Siamo assolutamente tranquilli per quanto riguarda la gestione della pandemia e il supporto che abbiamo dato al ministero della Salute e all’Istituto superiore di Sanità — ha commentato il vicepresidente Giovanni Leoni —. Le parole che ho letto sono irrispettose di tutti coloro che hanno fatto il proprio lavoro seguendo le indicazioni ufficiali e contribuendo a curare i pazienti, a volte pagando con la vita». A. Pasq. ---End text--- Author: a. pasq. Heading: Highlight: La vicenda ? Enrico Tolentinati, presidente della sezione di Verona dell’Associazione medici cattolici italiani, ha chiesto le dimissioni dei vertici federali Le conseguenze Tra i provvedimenti al vaglio anche il commissariamento o la chiusura dell’ufficio Image: -tit_org- I medici cattolici e la lettera no vax che imbarazza la Curia -sec_org-
tp:writer§§ a. pasq.
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§---§
title§§ Polizza sulla salute dei prof: 320 milioni
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Estratto da pag. 13 di "FATTO QUOTIDIANO" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ SENZA RIBASSO IL GOVERNO AFFIDA AI PRIVATI LA MEGA ASSICURAZIONE PER 1,2 MILIONI DI STATALI Polizza sulla salute dei prof: 320 milioni LA RESA DELLO STATO t » Virginia Della Sala T recentoventi milioni di euro per assicurare la salute di docenti, Ata e dirigenti. Dal 30 settembre i lavoratori della scuola potranno accedere a una polizza sanitaria integrativa pagata dallo Stato e affidata a un operatore privato. Quest’altra ufficiale ammissione del fallimento della sanità pubblica si porta dietro molte aree oscure: i supplenti brevi scartati, diverse prestazioni ordinarie non rimborsate, malattie mentali e disturbi psichici esclusi salvo eccezioni. Inoltre, i soldi arriverebbero da quelli depositati nel fondo per il funzionamento delle scuole. Un nuovo “welfare” per i docenti, secondo lo slogan ma anche un vantaggio per le assicurazioni che si trovano la porta spalancata su almeno 1,2 milioni di dipendenti statali. Ma andiamo con ordine. La polizza per i docenti non paga automaticamente visite, esami e cure e il piano distingue con precisione le prestazioni assicurate dai servizi che permettono soltanto di accedere alla rete convenzionata a tariffe agevolate. Ricoveri, interventi e odontoiatria prevedono inoltre massimali, franchigie o scoperti che i sindacati, a partire dalla FLC Cgil, ritengono stringenti: per i grandi interventi, ad esempio, il 10% della spesa può restare a carico del lavoratore mentre il rimborso dei ticket si ferma a 100 euro l’anno. “Un utilizzo di risorse pubbliche per una copertura affidata alle assicurazioni private, mentre il Ssn continua a registrare lunghe liste d’attesa” spiega l’Usb. I soldi, infatti, arrivano dal decreto legge 25 del 2025 che ha stanziato 65 milioni l’anno dal 2026 al 2029. La norma prevede che 50 milioni, 200 milioni nel quadriennio, siano coperti attraverso una “corrispondente riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche”. Il ministero ieri ha specificato meglio. Dei 320, 190 milioni erano stati preventivamente appostati sul Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche con la legge di bilancio 2025 e 60 milioni arrivano dai fondi speciali. Gli altri 70 milioni provengono da economie di bilancio, di cui 60 – per la copertura dei precari al 30 giugno –dalla riduzione dei commissari esterni agli esami di maturità. Insomma, la successiva riduzione del Fondo prevista dal decreto 25/2025 avrebbe “natura contabile” perché quelle risorse sarebbero state aumentate in precedenza proprio in vista della polizza. Dovendo scegliere su cosa mettere dei soldi in più, si è pensato a questo. L’altra faccia di questa operazione di welfare, infine, riguarda il coinvolgimento di un privato. L’aggiudicazione della gara alla coassicurazione formata da UniSalute, Intesa Sanpaolo Protezione e Poste Assicura è avvenuta per lo stesso importo stanziato: 320 milioni. Nella gara non era previsto ribasso, ma solo punteggio per l’offerta tecnica, quindi le compagnie gareggiavano sulle condizioni della polizza. La gara europea ha raccolto soltanto due offerte, la seconda era arrivata da una cordata formata da Reale Mutua e Generali. Ai vincitori, già grandi nomi del campo, la presa in carico dei lavoratori della scuola ma anche l’accesso ad almeno 1,25 milioni di nuovi assicurati. Tradotto: un presidio strategico su un nuovo segmento del welfare pubblico mettendo milioni di potenziali futuri utenti a contatto con la sua rete sanitaria e i suoi servizi. ---End text--- Author: Virginia DellaSala Heading: Highlight: IN AULA TRA IL 7 E IL 17 SETTEMBRE DATE DIVERSE Il ritorno in classe è cominciato il 7 settembre. Primi a rientrare gli studenti della Provincia di Bolzano. Dopo tre giorni è toccato alla Provincia di Trento, Valle d’Aosta e Veneto. La maggior parte delle regioni ha riaperto le scuole ieri Image:Il ministro Valditara LAPRESSE -tit_org- Polizza sulla salute dei prof: 320 milioni -sec_org-
tp:writer§§ Virginia DellaSala
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§---§
title§§ Cresce l'insofferenza di Fdl verso Schillaci. E si scalda Gemmato
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/15/2026091503143406286.PDF
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Estratto da pag. 11 di "FOGLIO" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Cresce Finsofferenza di Fdl verso Schillaci. E si scalda Gemmato Roma. Non siamo ancora all'emule (iella seric Bons, "questo ine lo cacci", ma dentro Fratelli d'Italia monta sempre più forte l'insofferenza nei confronti del ministro della Salute Orazio Schillaci. [1 motivo? La partecipaziune del titolare della Sanità all'ultima Cesta del Fatto Quotidiano alla Vcrsiliana. Non tanto l'ospitata in sé. certo, quanto il contenuto dell'intervento. Alla domanda se la commissione Covid fosse uno strumento utile, infatti, l'esponente del governo ha replicato: "Credo che il Covid sia stato un dramma nazionale e che agli italiani non piaccia molto ricordare quanto è avvenuto, perché magari in famiglia c'è stato un morto, una persona cric ha sofferto, una persona che è stata ricoverata. Credo, e lo dico da politica, ch& sia un argomento che non porta voti". Anche se poi il ministro ha aggiunto, a mo' di retromarcia: "Io non sono un pari a mentare. Ora ñ è lina commissione d'inchiesta. Quella del Covid ñ stata una tragedia e ci sono dei modi per cui, laddove la cosa riawenisse, si può migliorare quello che non è andato. E nell'interesse di tutti". L'uscita, insnmma, non ha fattn p articolarmente piacere ai dirigenti melomani anche perché è proprio Fdl a essersi intestata la bat taglia e a essere in prima linea nel portare avanti il lavoro (Iella commissione d'inchiesta. L'uomo più in vista in questa partita è il presidente della commissione Marco Lisei che ha ingaggiato un vero e proprio duello con l'ex premier Giuseppe Conte (la seconda audizione era annunciata per la giornata di ieri, ma non è stata convocala) . Cosi come forti sono state le prese di posizione del capogruppo alla Camera di Fdl, Galeazzo Bignami. Tant'e vero che poi il contenuto delle audizioni m commissione, cosi coinè una certa sensibilità per accertare le responsabilità di quella stagione, sono state al centro di una campagna di stampa cavalcata da giornali quali Lihero ñ II Tempo. Si capisee allora perche questo 'parlare di Covid non porta voti" abbia fatto storcere più di qualche bocca. In realtà, in passato, anche tra la stessa Meloni e Sehillaci i rapporti non erano stati idilliaci. I-a premier intatti non aveva gradito (e lo aveva fatto sapere al ministro) il dietrofront del ministero nella nomina di alcuni componenti del comitato sui vaccini Kitag, tacciati di posizioni No vax. All'epoca Schillaci revocò le nomine e Meloni disse che la scelta non era stata concordata. Ma anche con le altre forze politiche i rapporti sono stati tutt'altro che placidi, visto che tanto la [.cga quanto FI hanno ostcggiatn la riforma dei medici di medicina generale, poi confluita in un accordo più circoscritto per far nascere le Case di comunità. Que stt) nuovo fronte sul Covid, quindi, rischia di allontanare ancor di più le parti. E nell'ipotesi che il centrodestra rivinca e resti al governo da Fdl avanza forte, come ministro della Salute, la candidatura dell'attuale sottosegretario Marcello Gemmato, molto vicino alla premier (con cui trascorre le vacanze in Puglia). Del resto Schillaci all'ultima festa del Foglio a Venezia l'aveva detto: "Nella mia vita non mi sono mai annoiato e sono sicuro non mi annoierò nemmeno l'anno prossimo. Qualcosa da fare la trovo". Luca Koberto -tit_org- Cresce l'insofferenza di Fdl verso Schillaci. E si scalda Gemmato -sec_org-
tp:writer§§ Luca Roberto
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/15/2026091503143406286.PDF
§---§
title§§ Oggi e domani sciopero dei medici di base, proteste in diverse città
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/15/2026091503144406284.PDF
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/15/2026091503144406284.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Oggi e domani sciopero dei medici di base, proteste in diverse città LA SANITÀ I medici di medicina generale convenzionata scioperano oggi e domani contro l’accordo sulle Case della Comunità del 23 giugno 2026, nell’ambito della mobilitazione indetta dal Sindacato medici italiani (Smi). Previste manifestazioni e assemblee in diverse città. I motivi della protesta riguardano il debito orario nelle Case di comunità – 6 ore settimanali nelle CdC per la continuità assistenziale diurna – e il ruolo unico in medicina generale. Le proposte: l'istituzione del doppio canale con accesso volontario alla dipendenza; l'attivazione della scuola di specializzazione universitaria; la reintroduzione dell'area della medicina dei servizi; l'implementazione degli organici del 118; il riconoscimento di adeguate tutele (infortunio, maternità, etc.). ---End text--- Author: Redazione Heading: LA SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Oggi e domani sciopero dei medici di base, proteste in diverse città -sec_org-
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title§§ Notte di caos in ospedale Paziente punta il bisturi contro gli infermieri = Punta il bisturi a medici e infermieri «Tutti i reparti ormai sono a rischio»
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Estratto da pag. 21 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Notte di caos in ospedale Paziente punta il bisturi contro gli infermieri PISA Arresto in corsia al Cisanello Punta il bisturi a medici e infermieri «Tutti i reparti ormai sono a rischio» Pisa, caos di notte nella Cardiologia di Cisanello: paziente dà in escandescenze e minaccia il personale «E’ successo in un padiglione insospettabile per un’aggressione, temiamo per la nostra incolumità» Casini a pagina 21 PISA Ha minacciato con un bisturi il personale sanitario nel cuore della notte. Un fatto definito «gravissimo» persino dai carabinieri intervenuti e minacciati a loro volta. È l’ennesimo episodio accaduto nel grande ospedale pisano, ma, stavolta, in un reparto tranquillo. Non il Pronto soccorso da 91mila pazienti l’anno, non la psichiatria al Santa Chiara, davanti alla quale la dottoressa Barbara Capovani perse la vita nel 2023 massacrata proprio da un uomo, Gianluca Paul Seung, che era stato ricoverato in quel reparto anni prima. L’uomo 67enne, che voleva andarsene intorno alle 3 di venerdì e che è stato poi arrestato (e rilasciato senza misure non avendo precedenti particolari, anche se l’arresto è stato convalidato), era un paziente della Cardiologia, un luogo non certo considerato a rischio. Eppure medici e infermieri hanno avuto paura, hanno attivato la procedura chiamando il numero interno e lanciando così l’allarme con l’arrivo dei militari. Stavolta, il sistema ha funzionato. «Ma mi colpisce che i sanitari ora siano attaccati ovunque. Non siamo più sicuri da nessuna parte. È inquietante», commenta Giuseppe Celona, segretario regionale di Cisl medici. Dottore, l’edificio 10 di Cisanello non è considerato a rischio per le aggressioni. Eppure... «È evidente che gli operatori sanitari non sono sicuri neppure in quegli ambienti dove non ci sono attese per un posto letto. Non può essere mai una giustificazione per azioni violente, ma lo stress può innescare reazioni. Qui parliamo di un paziente che non si trovava in sala d’attesa, ma in un ambiente sicuro per antonomasia. È proprio l’imprevedibilità a preoccupare: temiamo per la nostra incolumità». Perché si è arrivati a questo punto? «L’attenzione da parte delle aziende sanitarie adesso c’è, sono aumentate le guardie ed esistono fili diretti con le forze dell’ordine, il personale viene formato attraverso corsi regionali su come comportarsi in caso di aggressioni, anche se in questo periodo manca del tutto il confronto sindacale sulla sanità proprio con la Regione». Quindi, che fare? «Trent’anni fa, in una clinica come quella della Cardiologia pisana nessun si sarebbe sognato un comportamento del genere. Bisogna cercare di prevenire. Serve una cultura del rispetto verso i camici bianchi, della condivisione delle scelte sanitarie. Bisogna recuperare il rapporto medico-operatore sanitario con il paziente. Purtroppo il clima di sospetto, di complotto e negazionismo, per esempio sui vaccini, non aiuta. L’idea sempre più diffusa è che i sanitari non operano per il bene dei cittadini ma per altri fini ignoti». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonia Casini Heading: PISA Arresto in corsia al Cisanello Highlight: L’ALLARME ALLE 2,50 L’uomo, 67 anni, era ricoverato e pretendeva di essere dimesso Bloccato in tempo dai carabinieri Stavolta la violenza si è tradotta in una minaccia: un bisturi brandito davanti a medici e infermieri nell’ospedale Cisanello di Pisa. Aggressioni fisiche ma anche verbali che fanno vivere i sanitari in un clima di timore. I dati della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) parlano di 106 persone coinvolte in Aoup nel 2024 contro le 82 del 2023. Ogni tre giorni si registra un episodio in una città che ha vissuto l’omicidio di Barbara Capovani, la psichiatra uccisa ad aprile di tre anni fa da un uomo che era stato ricoverato nel suo reparto nel 2019. Gianluca Paul Seung si trova in carcere, condannato in via definitiva all’ergastolo. A questi dati vanno aggiunti poi quelli della medicina sul territorio. Proprio nell’Spdc pisano sono ricoverati in questi giorni pazienti autori
di reati anche gravi, come l’omicidio, che dovrebbero invece essere ospitati nelle Rems, denuncia Daniele Carbocci, segretario provinciale Nursind. Da qui aggressioni e minacce rivolte anche alle famiglie degli operatori e del personale sanitario che, secondo il sindacato, sono costretti a gestire situazioni ad alto rischio. Medici e infermieri vivono nella paura. Le aggressioni, ormai, non riguardano solo i reparti considerati a rischio, come il Pronto soccorso o la psichiatria. Lo dimostra l’ultimo episodio accaduto a Pisa in Cardiologia: un 67enne ha afferrato un bisturi in piena notte per rivolgerlo contro il personale. Si è attivato il sistema di emergenza ed è quindi scattato l’arresto. Ma restano tanti interrogativi. «Impensabile trent’anni fa» ESPERIENZA IN CORSIA Giuseppe Celona Segretario regionale Cisl medici «Impensabile, trent’anni fa, che in una clinica come la Cardiologia pisana accadesse questo. Bisogna cercare di prevenire. Serve una cultura del rispetto verso i camici bianchi, della condivisione delle scelte sanitarie. Va recuperato il rapporto medico-operatore sanitario con il paziente. Il clima di complotto e negazionismo non aiuta». FOCUS 1 L’ULTIMO CASO Il 67enne che ha minacciato con un bisturi intorno alle 3 dell’11 settembre il personale di un reparto dell’ospedale di Cisanello era temporaneamente ricoverato nella struttura 2 NEL PALAZZO 10 L’episodio è avvenuto nell’edificio 10 del policlinico pisano che ospita l’intero dipartimento cardiotoracico. I carabinieri sono intervenuti dopo una chiamata al 112 3 LA FREDDEZZA DEI MILITARI Con grande freddezza, i militari sono riusciti a disarmare l’uomo e a immobilizzarlo nonostante anche loro fossero stati minacciati con il bisturi dal paziente appena erano arrivati La tragedia in Psichiatria LA DOTTORESSA ASSASSINATA Barbara Capovani Uccisa il 21 aprile 2023 Il 21 aprile 2023 Barbara Capovani, direttrice del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, fu aggredita alle spalle all’uscita dal reparto dal suo ex paziente, Gianluca Paul Seung, che la colpì alla testa con una spranga: 11 colpi. Morì due giorni dopo. Per lui ergastolo confermato in Cassazione. Image:Una manifestazione contro le violenze al personale sanitario: l’ultimo caso nel reparto di Cardiologia del Cisanellodi Pisa -tit_org- Notte di caos in ospedale Paziente punta il bisturi contro gli infermieri Punta il bisturi a medici e infermieri «Tutti i reparti ormai sono a rischio» -sec_org-
tp:writer§§ Antonia Casini
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title§§ Avanzano le terapie digitali in attesa della legge
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Estratto da pag. 28 di "SOLE 24 ORE" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Avanzano le terapie digitali in attesa della legge La frontiera Un mercato in crescita D al monitoraggio del diabete alla salute mentale, le App ma ancor piùleterapiedigitali(DTx)sonole frontiere in cui si declinano digitale e AI nel rapporto medico-paziente. E se le AppsonounarealtàancheinItalia,perle DTx si guarda al destino del testo unificato approvato dalla Camera all'unanimità a fine maggio e oggi in attesa dell'esame del Senato. Le App, intanto: il 55% dei pazienti le usa per monitorare l'attività fisica, il 36% per i parametri clinici, il 26% per l'alimentazione e il 20% per l'aderenza terapeutica. Resta però - avvisano dall'OsservatoriodelPolitecnico-untemadisicurezza poiché ben il 52% degli utenti non verifica che le App siano certificate come dispositivi medici. Per questo il ruolo di medici e farmacisti è cruciale: ma mentre il 36% degli specialisti ha già consigliato almeno una App - e il 44% ne ha utilizzato i dati inviati dai pazienti - i farmacisti a oggi sono stati consultati solo nel 13% dei casi anche se il 28% pensacheilproprioruoloneldareindicazioni sul corretto uso di questi strumenti crescerà.Quanto alle DTx, parliamo di soluzioni software, certificate come dispositivo medico e sottoposte a validazione clinica, destinate ad attenuare o a trattare una malattia, un disturbo di salute, una lesione o una disabilità. E che possono essere utilizzati da soli o in combinazione con farmaci e dispositivi medici tradizionali, per migliorare i risultati clinici e la qualità della vita dei pazienti agendo non sulla biologia della persona ma su pensieri e comportamenti.A livello globale il mercato è partito ( 70 miliardi di dollari nel 2034 ) e infatti nel mondo di terapie digitali certificate e validate clinicamente, sempre a fine maggio, se ne contavano 121 attive, per il 40% nell'area della salute mentale. Il 43% - ricordano dal Politecnico - è utilizzatoinsiemeaterapiefarmacologiche e il 17% integra tecnologie e AI per supportare le decisioni cliniche e personalizzare i trattamenti.In Italia la legge dovrebbe vederne l'inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e quindi la rimborsabilità: un passaggio atteso dai pazienti e infatti il 75% si esprime a favore della gratuità. Ma proprio l'assenza oggi di una legge contribuisce a una conoscenza ancora limitata, anche tra i medici: solo il 33% degli specialisti distingue una DTx da una tradizionale Appperlasalute,ancheseil46%sarebbe disposto a prescriverle. Il 63% dei pazienti le utilizzerebbe su prescrizione: una fiducia che tra i cittadini - rileva l'indagine del Politecnico - si fonda sulla dimostrazione di efficacia clinica (64%), sulla garanzia di tutela dei dati personali (63%), sul supporto dei professionisti sanitari nella comprensione dei benefici (62%)esullavalidazioneeapprovazione da parte delle istituzioni (60%). Per la direttrice dell'Osservatorio Chiara Sgarbossa, intanto, la Pdl approvata alla Camera segna un passaggio importante: «Inquadra le DTx come dispositivi medici, ne prevede la valutazione attraverso l'Health Technology Assessment e rimarca - apre all'inserimento nei Lea rendendole prescrivibili a carico del Ssn. Sarà fondamentale allora definire meccanismi di rimborsabilità adeguati per favorire accessibilità e adozione di queste terapie anche in Italia». —B.Gob © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: bgob. Heading: Highlight: Per quanto riguarda le App il 55% le usa per monitorare l'attività fisica e il 36% per i parametri clinici Solo il 33% dei medici distingue una DTx da una tradizionale App per la salute Image: -tit_org- Avanzano le terapie digitali in attesa della legge -sec_org-
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title§§ Le spese in prevenzione come energia e difesa: caccia alla flessibilità Ue
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Estratto da pag. 29 di "SOLE 24 ORE" del 15 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-15T04:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Le spese in prevenzione come energia e difesa: caccia alla flessibilità Ue La strategia. Il ministro Schillaci: «Lavoriamo per questo obiettivo, anticipare la malattia è un investimento». Lo scorporo dal deficit vale 1-1,5 miliardi D ai vaccini agli screening contro i tumori fino alle campagne per promuovere gli stili di vita migliori: eccoli gli investimenti più preziosi sulla salute degli italiani, quelli sulla prevenzione, che come accade oggi per gli investimenti nella difesa e nella transizione energetica in un futuro, si spera molto vicino, potrebbero sfruttare la flessibilità Ue ed uscire dal calcolo del deficit assicurandosi così una corsia blindata da ogni rischio di tagli. Investimenti che ogni anno solo in Italia cubano circa 1-1,5 miliardi e che nel caso conquistassero questa ambita flessibilità europea verrebbero calcolati al di fuori del Fondo sanitario nazionale su cui oggi impattano, assicurando così anche qualche risorsa in più al Servizio sanitario nazionale. Il progetto sta molto al cuore al ministro della Salute Orazio Schillaci che ci lavora da circa un anno e ha ribadito in più occasioni quanto siano strategici perché hanno - come tutti gli investimenti più importanti - il ritorno maggiore: in questo caso non solo in anni di vita guadagnati, patologie evitate o curate in tempo ma anche per le risorse che il Ssn può risparmiare in futuri ricoveri e terapie non più necessari. Per Schillaci un «tassello importante del disegno riformatore» del Servizio sanitario nazionale - ha ripetuto ieri - è proprio quello della prevenzione, «che oggi stiamo mettendo in cima ai nostri obiettivi: è diventata una leva strategica, sostenuta da investimenti significativi che rafforzano la capacità del sistema di anticipare la malattia, intercettare i fattori di rischio e diagnosticare prima che sia troppo tardi. Anche per questo resto convinto che sia necessario scomputare le spese nella prevenzione dal calcolo del deficit ai fini del patto di stabilità». Secondo il ministro, «la prevenzione non dovrebbe essere considerata una semplice voce di spesa, ma un vero e proprio investimento» e per questo dovrebbe essere scorporata dalle altre spese e «inserita in un capitolo specifico anche a livello europeo». «Stiamo lavorando con il ministero dell'Economia - ha sottolineato ancora nei giorni scorsi - per raggiungere questo obiettivo. Sono stato tra i primi a porre questa questione e continuerò a impegnarmi su questo tema per tutto il tempo in cui sarò ministro della Salute». Una battaglia, questa, che è stata fatta propria anche da Assolombarda e in particolare dalla sua vicepresidente Nicoletta Luppi, Presidente anche di Vaccines Europe, che ha portato fino al Parlamento europeo questa priorità e cioè considerare la «prevenzione come un investimento». Se l'obiettivo è chiaro il percorso per arrivarci non è facile ed è in salita perché - come spiegano anche dal Mef - l'ultima parola su questo dossier spetta a Bruxelles: ma la rotta per il futuro è tracciata oltre che dal pressing di Schillaci anche dai documenti ufficiali del Governo dove sono stati piantati i primi semi a cominciare dall'ultimo Documento di finanza pubblica che dedica una specifica attenzione alla valutazione del valore della prevenzione sanitaria anche ai fini dell'utilizzo della flessibilità fiscale nel nuovo quadro europeo (il New Economic Governance Framework). I tempi ovviamente non sono stretti e il risultato potrebbe slittare alla prossima Legislatura, ma la posta in gioco è importante e non ha certo colori politici. I numeri del resto parlano chiaro: diversi studi suggeriscono che ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro per l'economia della salute e in particolare per quanto riguarda le immunizzazioni, un rapporto recente ha mostrato che la vaccinanzione degli adulti può restituire fino a 19 volte il loro investimento iniziale alla società e all'economia. Tuttavia, oggi, solo una piccola percentuale dei bilanci sanitari nazionali viene spesa per la prevenzione, e ancor meno per l'immunizzazione che pesa in media pe
r non più dello 0.5% delle risorse destinate alla Sanità. Gli ultimi dati disponibili in Italia per il 2024 parlano di circa 750 milioni di euro investiti per le vaccinazioni a cui si aggiungono circa 300 milioni per gli screening, cifra quest'ultima in crescita grazie in particolare agli investimenti della manovra di bilancio dell'anno scorso che ha stanziato circa 500 milioni dal 2026. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Image:n o l r o i Vaccinazioni. Solo per le immunizzazioni di adulti e bambini si spendono in Italia circa 750 milioni, a cui si aggiungono circa 300 milioni per gli screening contro i tumori orazio schillaci Il ministro della Salute punta a usare la flessibilità Ue per le spese in prevenzione -tit_org- Le spese in prevenzione come energia e difesa: caccia alla flessibilità Ue -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/15/2026091503144106281.PDF
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