title§§ Il campanilismo ospedaliero e il nuovo Piano sociosanitario dell'Umbria: perché non serve una semplice manutenzione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301825505397.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "umbriadomani.it" del 13 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-13T12:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301825505397.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301825505397.PDF', 'title': 'umbriadomani.it'} tp:url§§ https://www.umbriadomani.it/in-evidenza/il-campanilismo-ospedaliero-e-il-nuovo-piano-sociosanitario-dellumbria-perche-non-serve-una-semplice-manutenzione-348508/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301825505397.PDF tp:ocr§§ Con una popolazione che invecchia e vede le culle svuotarsi, la preoccupazione numero uno degli umbri è la salute. L’Umbria è tra le regioni con l’aspettativa di vita più lunga, un primato che però non si traduce automaticamente in anni di buona salute, soprattutto negli ultimi. Ecco perché la sfida di riformare il sistema sanitario regionale è al centro di una accesa discussione tra le forze politiche e in cima alle priorità degli umbri. Nonostante le esigenze crescenti della popolazione, ha rilevato la Fondazione Gimbe sul Documento di Finanza Pubblica del Governo (Dep), il rapporto tra spesa sanitaria e Pil del nostro Paese rimane bloccato al 6,4% fino al 2029, segnalando l’assenza di un’inversione di tendenza negli investimenti pubblici destinati alla tutela della salute. A preoccupare maggiormente è il divario economico crescente tra il finanziamento stanziato e la spesa effettiva necessaria per garantire le cure. Nel frattempo, chi garantisce ogni giorno il diritto alla salute è lasciato solo o peggio delegittimato, i carichi di lavoro insostenibili e la sanità pubblica rischia di diventare un guscio vuoto. Per non parlare della sanità territoriale e di prossimità, già fragile, che rischia di svuotarsi ancora di più, con le aree più disagiate e rurali che restano senza presidio. Ma c’è un particolare che la politica ignora o fa finta di non sapere: l’aumento della spesa a carico delle famiglie, già strozzate di tasse. Una condizione sottovalutata da chi deve decidere, che rompe il patto tra cittadini e istituzioni con migliaia di umbri costretti a pagare la sanità di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze. Il governo Meloni non ha il coraggio di ammetterlo ma i dati della Fondazione Gimbe sono una vera e propria sentenza: in Italia, attualmente, mancano oltre 36 miliardi di euro per allinearci alla media europea. Il futuro del sistema sanitario dell’Umbria si gioca su una scelta politica netta: un patto che superi ideologie partitiche e scelte influenzate da campanili. Più scienza, più competenza, più sicurezza e meno campanili. A frenare le riforme in Umbria, quasi sempre, è stata una lotta spropositata dei campanili che non è mai cessata. Il Servizio sanitario regionale, come quello nazionale, è però a un bivio: continuare con un sistema caratterizzato da una carenza di personale, crescenti disuguaglianze territoriali, ricorso sempre più frequente alla sanità privata oppure provare a garantire universalità, equità e accesso alle cure. Non si tratta più soltanto di contenere le liste d’attesa ma di costruire una sanità sostenibile e capace di adattare le risposte ai bisogni reali della comunità. E’ con questa consapevolezza che dovrà fare i conti il nuovo Piano sociosanitario dell’Umbria che dovrà affrontare i veri nodi del sistema con decisioni politiche forti e lungimiranti. In medicina c’è una regola d’oro: all’aumento della casistica cresce la qualità delle cure e sotto una certa dimensione gli ospedali diventano pericolosi per i pazienti. Aprire 25 presidi tra Case di Comunità e Ospedali di Comunità, che si aggiungono ai circa 13-14 Ospedali esistenti, che si uniscono agli 8-10 Distretti previsti, è un quadro sostenibile per una Regione di circa 850mila abitanti ? A meno che Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Distretti non saranno l’ennesimo buco nell’acqua: senza personale, senza risorse.  Analizzando la mappatura dei servizi esistenti, il fabbisogno di salute della popolazione e le caratteristiche orografiche del territorio, sarà necessario in ogni area dell’Umbria scegliere se puntare sulle strutture di comunità o sugli ospedali periferici, con la consapevolezza che non ci saranno le risorse necessarie per l’efficace funzionamento di entrambi. Una scelta che si impone a maggior ragione nello scenario attuale: aziende sanitarie che continuano a chiudere con disavanzi rilevanti, personale sanitario costretto a turni massacranti, continui spostamenti tra strutture per mantenere i servizi aperti e pazienti costretti a rivolgersi a strutture private. Da mesi stiamo contando cantieri, strutture, posti letto, inaugurazioni. E’ arrivato il momento di cambiare domanda partendo da una precisazione: la Casa di Comunità non è un poliambulatorio ma un luogo nel quale il cittadino entra e viene preso in carico. Medici di medicina generale, pediatri, infermieri di famiglia, specialisti, assistenza domiciliare, servizi sociali, COT e telemedicina dovrebbero costruire un percorso unico soprattutto per cronici, anziani e fragili. Il rischio è evidente: costruire una bella struttura, riempirla di ambulatori e chiamarla Casa della Comunità. Ma un poliambulatorio con una nuova insegna non è la riforma della sanità territoriale. Così come gli Ospedali di Comunità: se restano vuoti, sottoutilizzati o privi di personale, sono soltanto altri edifici senza risposte. In attesa della preadozione del nuovo Piano sociosanitario dell’Umbria (metà ottobre) la questione che resta aperta è una: il nuovo documento di programmazione sarà capace di tenere insieme risorse, personale, organizzazione e garanzia dei diritti ? Le risorse sono indispensabili, senza soldi la programmazione resta un titolo di legge e le strutture restano scatole vuote. Il nuovo Piano dovrà quindi indicare priorità precise e fare scelte coraggiose. Sicuramente non potrà distribuire risorse a tutti, accontentando settori e territori, senza affrontare nessuno dei problemi strutturali. Per una manutenzione dell’esistente non serve un nuovo Piano celebrato nei convegni, nei comunicati stampa o nei tavoli convocati, che parla di un sistema universalistico nei principi, me sempre più selettivo nei fatti. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301825505397.PDF §---§