title§§ Zaccaria:''Ricorsi gia a gennaio'' Villone: ''Mattarella non cedera' ma rischiamo un Porcellum-bis'' = " Mattarella non cederà alla premier. Sul voto anticipato il rischio è l'effetto Porcellum bis "
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Estratto da pag. 3 di "FATTO QUOTIDIANO" del 13 Sep 2026
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tp:ocr§§ FESTA DEL FATTO/3: I COSTITUZIONALISTI Zaccaria: “Ricorsi già a gennaio” Villone: “Mattarella non cederà, ma rischiamo un Porcellum-bis” q PROIETTI A PAG. 3 FESTA DEL FATTO Riforme Il dibattito alla Versiliana “Mattarella non cederà alla premier. Sul voto anticipato il rischio è l’effetto Porcellum bis” “V i do per certo che il Capo dello Stato non se la sentirà di sciogliere anticipatamente le Camere secondo i desideri della presidente Meloni”. L’ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria, “regista” della rete dei 160 costituzionalisti contrari al Melonellum, ha due certezze. La prima è che contro il centrodestra va messa in campo un’Alleanza per la Costituzione che un nome, ma soprattutto un programma. La seconda certezza è che seppure il centrodestra dovesse approvare rapidamente la nuova legge elettorale, Sergio Mattarella non si presterà a uno scenario da Porcellum-bis. Ricordate? Uscita dalla penna di Roberto Calderoli la legge venne bocciata dalla Consulta nel 2014, ma il Parlamento che era stato eletto l’anno prima con quel meccanismo dichiarato nel frattempo incostituzionale poté rimanere al suo posto fino al 2018. Ma tutto questo non potrà ripetersi e il perché lo ha spiegato dal palco della Festa del Fatto in corso alla Versiliana proprio Zaccaria, intervenuto insieme al costituzionalista Massimo Villone e al presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, al panel “Riforme, schiforme e Costituzione” moderato da Wanda Marra e Silvia Truzzi. “RAGIONO con la logica della tabella di marcia”: il professor Enrico Grosso ha già ricevuto il mandato a scrivere un ricorso base contro la legge, mentre l’avvocato Pietro Adami (entrambi Grosso e Adami sono stati in prima fila nella battaglia per il No al referendum sulla giustizia, ndr) sta coordinando i ricorsi da presentare nei 29 distretti giudiziari: se verrà approvata nei tempi che Meloni si è data – spiega Zaccaria –, a gennaio almeno 10 o anche 15 tribunali italiani potranno rinviare il Melonellum alla Corte costituzionale. E vi assicuro che il presidente della Repubblica guarderà queste ordinanze e non se la sentirà di mandare il Paese al voto senza che prima la Corte non si sarà pronunciata correggendo chirurgicamente i profili di grave incostituzionalità, a partire dal premio di maggioranza: a quel punto il Melonellum diventerebbe un proporzionale puro”. Sul ti mi ng resta più cauto Massimo Villone, che però è certo di un’altra cosa. Ossia che lo showdown della legislatura, in ogni caso, non ci sarà prima di una data precisa, ossia il 14 aprile 2027. “Da quella data scattano i 4 anni, 6 mesi e un giorno che servono a maturare il vitalizio: i veri controinteressati rispetto allo scioglimento anticipato delle Camere che sogna Meloni sono i parlamentari di prima nomina che non beccherebbero un centesimo”, spiega il costituzionalista, facendo un conto semplice. Quanti sono i novizi delle scorse Politiche? Il 43% degli attuali inquilini del Parlamento, percentuale che addirittura è più alta tra i banchi di Fratelli d'Italia. “Il partito della premier ha registrato un’esplosione dei gruppi dal 2018 rispetto al 2022: gli eletti sono passati da 50 a 181 e quelli di prima nomina sono il 66% e non saranno mai d’accordo a sciogliere prima del 14 aprile. Per sintetizzare: Meloni l’opposizione ce l’ha in casa e immagino che lì si staranno scannando con i pugnali alla gola”. Insomma il vero argine alla fine anticipata della legislatura non sarebbero né Matteo Salvini né Antonio Tajani ma proprio gli eletti di Fratelli d’Italia. Con Meloni però intenzionata a fare la legge di Bilancio e poi già a gennaio creare le condizioni per andare prestissimo al voto. Evitando così che la Consulta faccia in tempo a impallinare la legge elettorale ma anche per non pagare pegno, in campagna elettorale, all’autonomia differenziata che vuole portare a casa la Lega prima delle urne. Dopo che Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte avranno recepito le intese queste verranno portate in Consiglio dei ministri e poi dovrà essere il Parlamento a dare il sigillo finale. “Io
credo che Meloni abbia tutto l’interesse a non concludere questo percorso perché al Sud la cosa è mal vista: le fa male elettoralmente e anche questo fattore spinge per lo scioglimento anticipato della legislatura”, spiega Villone che ritiene l’autonomia differenziata una sciagura che mette innanzitutto una pietra tombale sul Servizio sanitario nazionale. Che, per dirla con Nino Cartabellotta, è “un ghiacciaio che sta scivolando lentamente: alla sanità non va quello serve ma quello che resta”. ---End text--- Author: Ilaria Proietti Heading: Highlight: I COSTITUZIONALISTI “A GENNAIO I RICORSI ALLA CONSULTA CONTRO LA LEGGE ELETTORALE” STRADE SICURE, LEGA ANTI CROSETTO IL PARTITO di Matteo Salvini rilancia sulla sicurezza, depositando "una risoluzione, in votazione nei prossimi giorni, per impegnare il governo a rafforzare ed estendere l'operazione 'Strade sicure', portando a 10mila i militari impegnati nel presidio delle strade, delle piazze e delle stazioni italiane”. Una proposta che rischia di mettere in difficoltà Fratelli d’Italia sia perché Ignazio La Russa è l’ideatore di questo programma sia perché servirebbe l’avallo del ministro della Difesa Guido Crosetto che più volte si è detto contrario a questa ipotesi. La Lega rilancia sulla sicurezza per rispondere a Vannacci Image: -tit_org- Zaccaria:''Ricorsi gia a gennaio'' Villone: ''Mattarella non cedera' ma rischiamo un Porcellum-bis'' “ Mattarella non cederà alla premier. Sul voto anticipato il rischio è l’effetto Porcellum bis ” -sec_org-
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title§§ Il medico di base scompare Organici ridotti del 25% = Deserto medicina di base I dottori sono calati del 25%
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Estratto da pag. 2 di "PROVINCIA PAVESE" del 13 Sep 2026
La stima sul numero dei professionisti in servizio tra il 2012 e il 2026 I pazienti rimasti senza assistenza sono circa 350 In provincia
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tp:ocr§§ Il medico di base scompare Organici ridotti del 25% Deserto medicina di base I dottori sono calati del 25% La stima sul numero dei professionisti in servizio tra il 2012 e il 2026 I pazienti rimasti senza assistenza sono circa 350 in provincia La carenza di medici non riguarda solo gli ospedali: nella provincia più anziana di Lombardia e con migliaia di pazienti cronici, i professionisti in servizio si sono ridotti del 25 per cento in 14 anni. E stando alle stime di Fimmg ci sono circa 350 persone rimaste senza dottore di famiglia. Un segnale della crisi che questa professione attraversa da tempo: secondo le previsioni su turn-over e nuovi ingressi, la risalita dovrebbe avvenire intorno al 2029, quando le fuoriuscite dovrebbero ridursi e si dovrebbero vedere gli effetti dell’aumento dei posti a Medicina. ? Puccio alle pag. 2 e 3 ? di Silvio Puccio Pavia La carenza di medici non riguarda solo gli ospedali: nella provincia più anziana di Lombardia e con migliaia di pazienti cronici, i professionisti in servizio si sono ridotti del 25 per cento in 14 anni. E stando alle stime di Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale) ci sono circa 350 persone rimaste senza dottore di famiglia, una delle fondamenta del sistema salute italiano che tuttavia si sta indebolendo anche per via di un ricambio generazionale che non tiene il passo delle esigenze di popolazione. La stima arriva dalla Fimmg, ed è depurata dai residenti che da anni non richiedono di essere presi in carico. Un segnale della crisi che questa professione attraversa da tempo: secondo le previsioni su turn-over e nuovi ingressi, la risalita dovrebbe avvenire intorno al 2029, quando le fuoriuscite dovrebbero ridursi e si dovrebbero vedere gli effetti dell’aumento dei posti a Medicina, deciso negli anni. Il dato potrebbe aumentare per via delle fuoriuscite previste nei prossimi mesi, ma nel frattempo Asst sta lavorando per non lasciare il territorio scoperto, tamponando pensionamenti e ritiri con ambulatori medici temporanei e incarichi a tempo determinato: basti pensare che a gennaio 2026 erano circa 1.600 le persone senza medico in carico in questo modo. Al prezzo di un maggior carico di lavoro (e meno tempo da dedicare al singolo paziente) anche l’aumento dei pazienti per singolo medico di famiglia aiuta a tamponare le scoperture territoriali: secondo Fimmg, molti i medici di base che hanno più di 1.800 pazienti, quasi la nuova normalità per i cosiddetti “massimalisti” della provincia. La situazione La carenza dei medici di base va avanti da tempo: stando ai dati pubblicati negli anni, la riduzione dei professionisti sul territorio è del 25 per cento in 14 anni: erano circa 420 quelli in servizio nel 2012, mentre secondo gli ultimi dati il loro numero si sarebbe ridotto a circa 314, secondo l’ultimo piano integrato di promozione della salute dell’Ats. E a trovare nuove leve si fatica: stando al bando di marzo per coprire gli ambiti carenti, sarebbero da coprire circa 200 incarichi. Un dato che però non corrisponde in automatico al numero di professionisti che servirebbero sul territorio, poiché con l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico” vengono conteggiate anche le ore di servizio nelle case di comunità (quindi il numero effettivo di medici che servirebbero potrebbe essere inferiore). Ci sono poi altri fattori che sembrano influire sulla carenza di medici di base: tra questi la “concorrenza” con le specialità mediche, che da subito offrono una borsa di studio più alta e prospettive di carriera che – in modo legittimo – alcuni professionisti ritengono più allettanti, magari nel privato. Secondo la fondazione Gimbe, infatti, non mancano i medici in assoluto, piuttosto quelli al lavoro nel servizio sanitario. Secondo un rapporto del centro studi, in Italia il numero di medici per mille abitanti è superiore alla media Ocse (l’organizzazione dei Paesi sviluppati) ma molti lavorano fuori dal servizio sanitario. ? ---End text--- Author: Silvio Puccio Heading: Highlight: Image:MEDICINA DI BASE LA SITUAZIONE 419 i professionisti in
servizio nel 2012 314 I professionisti in servizio oggi (dato febbraio 2026) -25% la riduzione negli ultimi 14 anni La tendenza potrebbe invertirsi dal 2029 per effetto dell’aumento del numero di posti a Medicina e nei corsi di formazione per diventare medici di base Qui sopra una vaccinazione presso uno studio medico Una visita di medicina generale in una immagine d’archivio -tit_org- Il medico di base scompare Organici ridotti del 25% Deserto medicina di base I dottori sono calati del 25% -sec_org-
tp:writer§§ Silvio Puccio
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title§§ Vaccini e autismo Quando e come è nata la falsa correlazione
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301892602996.PDF
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Estratto da pag. 6 di "CORRIERE SALUTE" del 13 Sep 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Vaccinieautismo Quandoecomeènata lafalsacorrelazione L a storia comincia a Londra nel 1998. Il 28 febbraio una delle più prestigiose riviste mediche del mondo, The Lancet, pubblica un articolo firmato dal chirurgo e gastroenterologo Andrew Wakefield e da altri 12 ricercatori del Royal Free Hospital. Il campione è di 12 bambini, 8 dei quali, secondo quanto riferito dai genitori, avevano sviluppato disturbi comportamentali dopo la vaccinazione trivalente MPR — morbillo, parotite, rosolia — insieme a sintomi intestinali. Wakefield propone l’esistenza di una nuova condizione, che verrà chiamata enterocolite autistica, e suggerisce un’associazione temporale tra vaccinazione, infiammazione intestinale e regressione dello sviluppo. L’articolo mantiene qualche cautela sulla relazione autismo-vaccini; Wakefield, mediaticamente, molto meno. Nelle interviste e nella conferenza stampa che accompagna la pubblicazione invita i genitori a preferire vaccini separati i cosiddetti monovalenti, cioè un vaccino per morbillo, uno per la parotite e così via e trasforma progressivamente un’ipotesi in un sospetto di causalità diretta tra vaccini e autismo. L’ipotesi di Wakefield non viene affatto censurata dalla comunità scientifica. Viene anzi presa molto sul serio e sottoposta al normale meccanismo di controllo della scienza: molti gruppi di ricerca cercano di replicarla, utilizzando popolazioni molto più grandi dei suoi soli 12 bambini. Non ci riescono: bambini vaccinati e non vaccinati hanno la stessa frequenza di casi di autismo; nessuno riesce a trovare alcuna associazione tra il vaccino trivalente MPR e l’autismo. La scienza, insomma, fa ciò che deve fare davanti a un risultato sorprendente: non chiede se piace o dispiace, chiede se è riproducibile. E quello di Wakefield non è mai stato possibile riprodurlo. Ma per capire davvero questa storia bisogna riavvolgere il nastro. Perché quando l’articolo compare su The Lancet esistono informazioni che i lettori della rivista non conoscono. Lo studio legale Due anni prima della pubblicazione, nel 1996 l’avvocato Richard Barr, che preparava un’azione legale contro i produttori del vaccino MPR, ingaggiò Wakefield. Veniva pagato 150 sterline l’ora e avrebbe incassato complessivamente 435.643 sterline, oltre alle spese, con fondi provenienti dal sistema britannico di assistenza legale per indigenti. Alcuni dei bambini studiati provenivano da famiglie che attribuivano ai vaccini i disturbi dei propri figli. Quel gigantesco conflitto di interessi non venne dichiarato ai lettori dell’articolo su The Lancet, come invece sarebbe stato obbligatorio fare. Il brevetto A questo si aggiunga che nel 1997, otto mesi prima della conferenza stampa che avrebbe fatto esplodere la relazione autismo-vaccini, Wakefield aveva depositato un brevetto che comprendeva un vaccino unico (monovalente) contro il morbillo presentato come più «sicuro». L’anno precedente aveva dunque cominciato a lavorare con chi voleva portare in tribunale i produttori del vaccino combinato; prima di pubblicare l’articolo aveva già un interesse commerciale con tanto di brevetto , verso un prodotto che avrebbe potuto sostituirlo. Successivi documenti commerciali avrebbero delineato progetti ancora più ampi per test diagnostici, terapie e vaccini. E tuttavia, per anni, quasi nessuno guarda in quella direzione. La comunità scientifica continua in buona fede a rispondere con altri esperimenti e altri dati, perché presume che quelli pubblicati dai colleghi siano autentici. A cambiare la storia sarà invece qualcuno che alla comunità scientifica non appartiene. L’inchiesta Nel 2003 Brian Deer, giornalista del Sunday Times, comincia a indagare. Non si limita a chiedersi se le conclusioni di Wakefield siano corrette: torna alle cartelle cliniche, ricostruisce la provenienza dei bambini, incontra le famiglie, segue il denaro. E scopre qualcosa di molto più grave di un singolo errore. I 12 bambini non erano il campione ospedaliero che il lettore di The Lancet poteva immaginare; molti erano arrivati al Royal Free attraverso famigl
ie e contatti interessati ad attribuire i loro problemi al vaccino. Le cronologie cliniche non coincidevano con quelle pubblicate: in alcuni casi i disturbi dello sviluppo erano comparsi prima della vaccinazione; i dati di altre diagnosi erano state alterate o presentate in maniera fuorviante. Il British Medical Journal, riesaminando successivamente l’intera vicenda, definirà il lavoro una «frode elaborata» (elaborate fraud). La ritrattazione e la radiazione Nel 2004 dieci dei dodici coautori ritirano l’interpretazione dell’articolo. Il General Medical Council apre un’indagine che diventerà la più lunga udienza disciplinare della sua storia. Nel 2010 The Lancet, con dodici anni di ritardo, un lasso di tempo eccessivo e ingiustificabile, ritira definitivamente l’articolo; pochi mesi dopo Wakefield viene radiato dall’ordine dei medici britannico. Si trasferirà negli Usa, dove continuerà a sostenere le proprie tesi. Il crollo della copertura Ma nel frattempo la frode era uscita dalle pagine di The Lancet ed era finita sule web ed entrata nelle case. E qui i numeri raccontano meglio delle parole ciò che può accadere quando una falsa paura modifica i comportamenti collettivi. Prima del caso Wakefield, nel 1995, circa il 92% dei bambini inglesi riceveva il vaccino MPR; nel 20032004 la copertura era precipitata al 79,9%, molto al di sotto del 95% indicato da tutte le agenzie sanitarie come livello necessario per prevenire le epidemie. Nel 1998 nel Regno Unito erano stati registrati appena 56 casi di morbillo; nel 2008 erano diventati 1.348 e la malattia era tornata nel Paese. Negli anni 2012-13 si registrano 10.000 casi di parotite, 3.303 di morbillo e 15 decessi. La controprova C’è poi un esperimento che nessun comitato etico avrebbe potuto progettare, ma che la storia ci ha involontariamente consegnato. Nel 1993 il Giappone, influenzato dalla campagna mediatica, sospende l’uso del vaccino combinato MPR. Se l’ipotesi di Wakefield fosse stata corretta, nelle generazioni successive l’autismo avrebbe dovuto diminuire. Nel 2005 una importante ricerca scientifica analizza i bambini nati tra il 1988 e il 1996 in un distretto della città di Yokohama, una popolazione di circa 300 mila persone. Dal 1993 nessun bambino riceve più MPR. Eppure, l’incidenza dei disturbi dello spettro autistico non diminuisce: continua ad aumentare e cresce in modo particolarmente marcato proprio nei bambini nati dal 1993, quando il vaccino è scomparso. È difficile immaginare una confutazione più chiara di questa che dimostra come togliendo il vaccino, l’autismo continua a crescere. La letteratura scientifica è praticamente unanime nell’addebitare l’aumento dell’incidenza di autismo non a una reale crescita di questo disturbo, bensì a un aumento e raffinamento dei criteri diagnostici, dal momento che comportamenti che oggi vengono categorizzati come appartenenti allo spettro autistico fino ad alcuni fa venivano esclusi. Da allora gli studi sono diventati centinaia e le popolazioni osservate sono passate da 12 bambini a, letteralmente, milioni di persone. La questione scientifica è chiusa. Quella sociale, evidentemente, no. gni dell’autismo diventano spesso riconoscibili nella stessa fase della vita, intorno circa all’anno e mezzo, in cui un bambino riceve diverse vaccinazioni: due eventi temporalmente vicini, in una stessa finestra temporale, vengono così trasformati intuitivamente in causa ed effetto. È uno degli errori cognitivi più antichi del ragionamento umano: nel periodo successivo al vaccino ho avuto il disturbo X, dunque la causa è il vaccino. Una storia individuale — «mio figlio è cambiato dopo il vaccino» — possiede inoltre una forza emotiva che nessuna dato scientifico può facilmente eguagliare. La vicenda inglese dovrebbe servirci per capire che cosa potrebbe accadere oggi. Una copertura vaccinale non crolla improvvisamente: viene erosa, famiglia dopo famiglia, da paure che sembrano decisioni private finché una malattia quasi scomparsa ricominci a circolare. Perché un articolo scientifico falso può essere ritirato, un medico
può essere radiato, una frode può essere smontata fin nei minimi dettagli. Ma una volta che una falsa credenza è entrata nell’immaginario collettivo, cancellarla è molto più difficile. La frode vaccini-autismo del 1998 è stata corretta da tempo, le sue conseguenze non ancora: è importante non stancarsi di promuovere l’alfabetizzazione medico-scientifica, implementata dalle scienze cognitivo-comportamentali. ---End text--- Author: Andrea Grignolio Corsini Heading: Highlight: ? Nel 1998 sulla rivista medica The Lancet fu pubblicato lo studio, condotto su 12 bambini, che diede il via all’ipotesi, mai confermata Nel 1996 un avvocato aveva ingaggiato l’autore per un’azione legale contro i produttori del vaccino ? l’autore aveva depositato un brevetto per un vaccino unico contro il morbillo presentato come più sicuro L’associazione temporale La credenza nell’autismo provocato dai vaccini possiede alcune caratteristiche che la rendono straordinariamente resistente ai fatti. I primi seNel 2010 l’autore fu radiato dall’ordine dei medici britannico e si trasferì negli Stati Uniti Image: -tit_org- Vaccini e autismo Quando e come è nata la falsa correlazione -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Grignolio Corsini
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title§§ Vaccini, fine-vita, Covid: Schillaci si smarca da Fdl = " Fine vita " , vaccini e Covid: Schillaci si smarca e si difende sulle liste d'attesa
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Estratto da pag. 5 di "FATTO QUOTIDIANO" del 13 Sep 2026
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tp:ocr§§ LA FESTA DEL FATTO/2 Vaccini, fine-vita, Covid: Schillaci si smarca da FdI q MANTOVANI A PAG. 5 SANITÀ Il ministro medico Disuguaglianze “Fine vita”, vaccini e Covid: Schillaci si smarca e si difende sulle liste d’attesa L a destra è troppo divisa per fare la legge sul “fine vita” e Orazio Schillaci pensa che vada fatta: “È impensabile che anche su un argomento così delicato ci sia una differenza regionale”, ha detto ieri il ministro della Salute alla Festa del Fatto alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lucca). La destra e, soprattutto, Fratelli d’Italia strizzano l’occhio ai nemici dei vaccini, ma Schillaci è preoccupato per il calo delle coperture vaccinali nei bambini: “È un problema culturale – ha rilevato –, la gente deve capire che alcune malattie si debellano solo con i vaccini”. E anche sul Covid, non lo entusiasma la commissione parlamentare d’inchiesta che cerca di processare Giuseppe Conte, Roberto Speranza e Domenico Arcuri per la gestione della pandemia: “Rievocare una cosa che è stata un dramma nazionale, secondo me, fa perdere voti”, ha tagliato corto, ma poi, ha precisato, “se ci sono dei modi per migliorare quello che non è andato, questo è nell’interesse di tutti”. IL MINISTRO medico ed ex rettore di Roma Tor Vergata era l’unico esponente del governo Meloni alla festa del Fatto. Ha risposto per un’ora alle domande di Martina Castigliani e di chi scrive, con la competenza del tecnico e le astuzie del politico. Ha risposto anche a domande e interventi polemici dalla platea. Ha difeso i pur magri risultati raggiunti sul tema incandescente delle liste d’attesa: “Finora –ha rilevato – non avevamo un sistema per monitorarle. Oggi abbiamo un metodo, ovvero la piattaforma Agenas. C’è ancora molto da fare, ma abbiamo tracciato un percorso, mi interessa sapere come sarà tra cinque anni”, ha rivendicato, ricordando il decreto approvato nel 2024 alla vigilia delle Europee. “Tutte le Regioni hanno dovuto affrontare il problema delle liste d’attesa”. Vero, ma restano i trucchi per abbellire i dati; i controlli previsti dal decreto sono stati trasferiti ad Agenas, che a sua volta è nelle mani delle Regioni che dovrebbe controllare; non succede nulla nemmeno quando le liste di prenotazione sono chiuse o la Asl non assicura gratuitamente in i nt ramoeniala prestazione che non arriva nei tempi previsti, in aperta violazione della legge. Su questo Schillaci ha preso l’impegno di mandare gli ispettori quando gli segnaleremo casi specifici. Ne hanno cinque al ministero, per tutta Italia. È consapevole delle diseguaglianze nell’accesso alle cure, che non sono una novità ma si aggravano: “C’è una diseguaglianza e disparità –ha detto –anche all’interno delle stesse regioni. Chi è più ricco ha un’aspettativa di vita maggiore di chi è più povero”. Inutile, però, cercare di fargli ammettere la subalternità della politica agli interessi che prosperano sulle liste d’attesa infinite, dalla sanità privata all’intramoenia. In questi anni l’abbiamo visto perdere diverse battaglie anche su farmaci e medicina di famiglia, ha mai pensato di dimettersi? “Sono testardo, vado avanti ”, ha risposto. Ha difeso il privato convenzionato in nome della “s u ss i di arietà” anche quando passa per la consegna al gruppo Angelucci di gran parte dei malati oncologici del basso Lazio che hanno bisogno di Pet Tac periodiche. Ha confermato di non aver saputo nulla dei 60 milioni PARISI, stanziati di recente dal DI ANNI ministero dell’EconoALCO mia – come ha scritto il manifesto – in favore di investimenti programmati dal Policlinico Gemelli di Roma per i prossimi otto anni: gli ospedali pubblici quelle risorse non le vedono neanche col binocolo. Ha svicolato un po’ sulle voci che lo vogliono proprio al G emelli o al Bambino Gesù dopo l’esperienza ministeriale: a, una folata “Sono professore ordia ha soffiato nario a Tor Vergata, torVersiliana. nerò a fare quello. Poi, se llo ci sono opportunità im– la platea portanti, le valuterò”. agli ordini di “Metterci i soldi non cale e della basta”, ha ribadito il miberto nistro, che ha
chiesto 5 ere la miliardi di euro per il pena 2027 e vedremo se li ather Parisi. vrà. Ha ricordato che i soubrette, problemi italiani, dalle Nanni diseguaglianze alla caessandro renza di infermieri o di oposto medici del pronto socggio del suo corso, li hanno anche alIo, Io. E...voi, tri Paesi. Alla fine Marco nfessione Travaglio gli ha chiesto dove si dei nostri “20 sistemi iacchiere, sanitari regionali divernia si”, ricordando quando Giorgia Meloni dall’opposizione voleva “abolire le Regioni”. Schillaci ha risposto che bisogna rafforzare “i poteri di indirizzo e controllo” del governo. Nessuno sa meglio di lui che i margini sono stretti. ---End text--- Author: Alessandro Mantovani Heading: Highlight: HEATHER PARISI, FOLATA DI ANNI 80 SUL PALCO VENERDÌ sera, una folata di anni Ottanta ha soffiato sul palco della Versiliana. Un corpo di ballo estemporaneo – la platea – si muoveva agli ordini di una base musicale e della chitarra di Roberto Pezzini. A dirigere la coreografia appena inventata, Heather Parisi. La cantante e soubrette, intervistata da Nanni Delbecchi e Alessandro Ferrucci, ha proposto anche un assaggio del suo monologo “Io, Io, Io. E...voi, senz’altro”; confessione a cuore aperto dove si intrecciano chiacchiere, memoria e ironia Image: -tit_org- Vaccini, fine-vita, Covid: Schillaci si smarca da Fdl “ Fine vita ” , vaccini e Covid: Schillaci si smarca e si difende sulle liste d’attesa -sec_org-
tp:writer§§ ALESSANDRO MANTOVANI
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title§§ Le sfide sul fine vita che e necessario affrontare
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/13/2026091301892802986.PDF
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Estratto da pag. 35 di "STAMPA" del 13 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-13T03:27:00+00:00
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tp:ocr§§ LE SFIDE SUL FINE VITA CHE È NECESSARIO AFFRONTARE L eone XIV, pochi mesi fa, ricordava le parole di Jérôme Lejeune, primo Presidente dell’Accademia per la Vita: «La medicina è l’odio per la malattia e l’amore per il malato». Sono parole importanti, anche alle luce del dibattito che in Italia, come in molti Paesi, si sta sviluppando sul tema del fine vita. Tema saldamente intrecciato con quello del ruolo del medico e degli operatori sanitari e con il senso, il fine ultimo della scienza medica. Papa Francesco, quando ricevette l’Accademia per la Vita insieme alla World Medical Association, si riferì alla prossimità responsabile, a proposito della relazione medico-paziente. E suggeriva tale definizione, dopo aver ricordato i progressi della medicina e quanto, oggi, le terapie possano aiutare a vivere di più e, se non a guarire, a garantire una vita più lunga, seppur resa fragile da diverse patologie. È decisivo, nella visione della prossimità relazionale, un percorso di discernimento che individui la miglior cura personalizzata, e che lasci la possibilità per la persona malata di rinunciare a trattamenti sproporzionati, forme di accanimento clinico, evitando i rischi di una medicina “difensiva”, la quale, alla luce degli attuali mezzi della scienza contemporanea, avrebbe poco senso. A tale proposito, Francesco insisteva: la dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa: «Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità». Sul fine vita serve dunque un confronto non ideologizzato. Ricordo che, in Italia, ci sono già due leggi, una sulle cure palliative e una sul consenso informato del paziente, che possono già fornire adeguate risposte a moltissime situazioni in cui emerge, nel malato, la volontà di porre fine alle proprie sofferenze evitando di intraprendere cure o di continuarle. Ricerche di qualche anno fa, purtroppo, rilevavano quanto ancora troppo scarsa sia la conoscenza, tra gli italiani, di queste normative. È necessario insistere per un dialogo che coinvolga anzitutto i medici impegnati nelle cure palliative. Così come di particolare rilievo sarà il dialogo con le associazioni, il volontariato, le realtà assistenziali. La Chiesa si impegna a promuovere questo confronto, evitando posizioni estreme e lontane dal vissuto personale. L’attenzione va alla realtà quotidiana dei malati. Nel discernimento, si cercherà una sintesi tra i valori fondanti della nostra società: il rispetto per la libertà di autodeterminarsi, la presa in carico dei più deboli, il fatto che anche chi sta per morire è una persona che va salvaguardata nella sua dignità, accompagnata e non indotta o favorita ad auto-eliminarsi. Il tema “suicidio” richiama alla sua prevenzione. E quando un malato chiede di morire, siamo chiamati a “decifrare”, a interpretare e leggere nel profondo tale domanda: c’è ancora dolore controllato e tolto? C’è solitudine attorno? La persona sente di perdere la propria dignità? Sono queste le sfide che serve affrontare. Il Veneto, con la sua legge sul fine vita, si è auto-imposto la proposta di un percorso di cure palliative. Che non sono obbligatorie per il malato, visto che nessun trattamento può mai essere imposto: obbligatorio vuol dire essere in grado di proporle. Cioè averle a disposizione. Questo mi pare buono. In medicina esistono da tempo percorsi che prevedono una progressione: prima bisogna provare con una certa terapia per poi avere accesso a un altro tipo di intervento. Che si preveda un passaggio di questo tipo, anche in una eventuale legge nazionale, è del tutto auspicabile. Il nodo più importante – a ogni modo – è la posta in gioco sul piano dell’umano: credo che tutti, credenti o meno, più o meno preoccupati di trovarsi – un giorno – a dover fronteggiare una malattia gra
ve o gravissima, riconoscano alla Chiesa una missione grande e autorevole: i cristiani, nel mondo, proteggono la vita e la difendono dalla perdita di dignità. La voce della Chiesa è decisiva, anche se non l’unica (ed è bene che non sia l’unica). Intorno a noi viviamo tempi bui e tristi. Leone XIV scrive che la vita viene percepita «non più come un dono, ma un’incognita, quasi una minaccia da cui preservarsi per non rimanere delusi. Per questo, il coraggio di vivere e di generare vita, di testimoniare che Dio è per eccellenza “l’amante della vita” oggi è un richiamo quanto mai urgente». Se e quando il Parlamento deciderà di porre mano a una legge nazionale, non potrà non tener conto di questa ricchezza. Che non è solo religiosa, è umana. Al servizio di tutti. — *Arcivescovo Presidente della Pontificia Accademia per la Vita ---End text--- Author: RENZO PEGORARO* Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le sfide sul fine vita che e necessario affrontare -sec_org-
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Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 13 Sep 2026
Il decreto di Gemmato pensato per anziani e fragili: il professionista potrà predisporre confezionamenti «su misura» dei medicinali, per evitare sprechi e dimenticanze
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tp:ocr§§ Terapie personalizzate in farmacia Il decreto di Gemmato pensato per anziani e fragili: il professionista potrà predisporre confezionamenti «su misura» dei medicinali, per evitare sprechi e dimenticanze n Non basta prescrivere bene un farmaco: bisogna anche fare in modo che venga assunto nel modo corretto, con regolarità. Per evitare dimenticanze, confusioni e sprechi, specie in una popolazione che invecchia, mentre aumentano i malati cronici. Il decreto firmato ieri dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato approva le Linee di indirizzo nazionali per il servizio di accesso personalizzato ai farmaci. In parole semplici, su richiesta del paziente, il farmacista può predisporre confezionamenti personalizzati di medicinali già acquisiti, seguendo lo schema terapeutico e collaborando con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. La finalità è facilitare la corretta assunzione della terapia. Il servizio resta integralmente in farmacia e sotto la responsabilità professionale del farmacista. La farmacia che prende in carico il paziente utilizza esclusivamente i medicinali da essa stessa dispensati. Il provvedimento punta a sostenere la presa in carico dei pazienti, in particolare anziani, cronici e persone fragili, spesso alle prese con terapie complesse e con più medicinali da assumere nell’arco della giornata. «Con questo provvedimento rafforziamo un modello di presa in carico più vicino ai bisogni quotidiani delle persone, soprattutto degli anziani che spesso assumono più farmaci al giorno e dei loro caregiver, frequentemente lasciati soli nella gestione delle terapie», ha spiegato Gemmato. «L’obiettivo è migliorare l’appropriatezza e la continuità terapeutica e ridurre i rischi legati a interazioni o errori nell’assunzione dei farmaci». Centrale è anche il tema della sicurezza. Ogni operazione infatti dovrà essere tracciata: dovranno risultare identificabili il paziente, il medicinale impiegato, il lotto e la scadenza, con verifiche finali per intercettare possibili errori. Anche lo sconfezionamento e il riconfezionamento richiedono una valutazione di stabilità, compatibilità e idoneità del farmaco sulla base delle informazioni disponibili e delle evidenze scientifiche. Per molti anziani il valore del servizio va però oltre l’aspetto tecnico. La gestione quotidiana delle terapie è uno dei problemi più concreti della vecchiaia, soprattutto quando si vive soli o quando il caregiver si trova a gestire dosaggi, orari e prescrizioni diverse. In questo senso la farmacia diventa sempre più un presidio sanitario di prossimità: un luogo facilmente accessibile, dove il cittadino può trovare un professionista capace di accompagnarlo nella corretta gestione dei medicinali. È una direzione coerente con il cambiamento in atto nella sanità territoriale: portare più assistenza vicino alla persona, intercettare prima i problemi, sostenere l’aderenza terapeutica e ridurre il rischio che difficoltà gestibili sul territorio si trasformino in situazioni più complesse. Le stesse Linee collocano il servizio all’interno della presa in carico territoriale del paziente e nel rapporto diretto tra farmacista, medico prescrittore e cittadino. Il decreto porta inoltre la firma di un sottosegretario che conosce quel mondo dall’interno. Gemmato è farmacista di professione e negli ultimi anni ha posto il rafforzamento della farmacia dei servizi tra i temi centrali della propria azione al ministero della Salute. La farmacia non sostituisce il medico e non modifica le prescrizioni, ma può diventare parte di una rete più stretta di presa in carico. Le Linee prevedono infatti che il farmacista possa interagire con il medico in presenza di dubbi sulla terapia, criticità tecniche o necessità di chiarimenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICOL FERRARA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Terapie personalizzate in farmacia -sec_org-
tp:writer§§ Micol Ferrara
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