title§§ Sanità, il conto dell'inequità: all'Italia mancano 36 miliardi per colmare il divario europeo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201863102718.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 12 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-12T02:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201863102718.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201863102718.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201863102718.PDF tp:ocr§§ Sanità, il conto dell’inequità: all’Italia mancano 36 miliardi per colmare il divario europeo Q uando l’accesso alle cure dipende dal reddito, la sanità smette di essere davvero universale: il rischio è avere un Servizio sanitario che cura, ma non garantisce più a tutti le stesse opportunità».Alla vigilia della legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe riporta al centro del dibattito il futuro del Servizio sanitario nazionale. Il nodo non riguarda soltanto le risorse, ma la capacità di trasformarle in personale, prestazioni accessibili e servizi territoriali realmente funzionanti.Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, invita a superare una discussione sul finanziamento della sanità che spesso si concentra, in prossimità della Manovra, sulla ricerca di qualche miliardo aggiuntivo. Servono invece programmazione e riforme capaci di garantire uniformemente i Livelli essenziali di assistenza.Sulla base degli Oecd Health Statistics e del Country Report 2026 della Commissione europea, nel 2025 l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse per spesa sanitaria pubblica pro capite ed è ultima tra i Paesi del G7.La spesa sanitaria pubblica italiana è pari al 6,2% del Pil, contro il 7,1% delle medie Ocse ed europea. Ancora più evidente la distanza nella spesa pro capite a parità di potere d’acqui sto: secondo Gimbe, per raggiungere la media europea servirebbero oltre 36 miliardi di euro.Un divario che non riguarda soltanto i conti. Nel Country Report 2026 della Commissione Ue le difficoltà del Ssn vengono associate anche all’equità sociale e alla produttività. Il Consiglio dell’Unione europea ha inoltre raccomandato all’Italia di favorire un accesso più tempestivo ed economicamente sostenibile alle cure e di intervenire sulla carenza di personale.Si delinea così un paradosso: il sistema italiano continua a registrare buoni risultati per aspettativa di vita e mortalità evitabile, ma cresce la difficoltà nel garantire prestazioni tempestive, accessibili e omogenee. A pagarne maggiormente le conseguenze rischiano di essere le fasce più fragili.In questo scenario rimane aperto anche il capitolo dell’assi stenza territoriale finanziata dal Pnrr. Al 1° settembre, sottolinea Gimbe, non risulta ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della comunità e 307 Ospedali di comunità.Costruire strutture non significa automaticamente costruire assistenza. Senza professionisti, servizi e capacità di presa in carico, il rischio è avere edifici realizzati ma non una sanità territoriale realmente vicina ai cittadini.La vera misura della tenuta del Ssn sarà capire quanto un cittadino deve aspettare per una visita e, soprattutto, se può ancora curarsi indipendentemente dal proprio reddito. Perché quando si rinuncia alle cure per ragioni economiche, l’u niversalismo rischia di rimanere un diritto scritto soltanto sulla carta, aumentando ulteriormente le disuguaglianze nel Paese e allontanando la sanità dal principio di equità. Giovanni Ianni ---End text--- Author: Giovanni lanni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, il conto dell'inequità: all'Italia mancano 36 miliardi per colmare il divario europeo -sec_org- tp:writer§§ Giovanni lanni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201863102718.PDF §---§ title§§ "10 punti chiari dal no al riarmo, poi le primarie" = "Le primarie non fanno male, prima 10 punti di programma" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091202193502038.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "FATTO QUOTIDIANO" del 12 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-12T01:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091202193502038.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091202193502038.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091202193502038.PDF tp:ocr§§ FESTA: PARLA BERSANI “10 punti chiari dal no al riarmo, poi le primarie” “Le primarie non fanno male, prima 10 punti di programma” VERSILIANA 2026 • PIER LUIGI BERSANI q A PAG. 10 P ier Luigi Bersani arriva sul palco della Festa del Fatto accolto da un’ovazione. Sorride, guarda la platea, ripensa al 2013: “Con questo pubblico il governo forse l’avremmo fatto”. L’ex segretario del Pd riesce ancora a parlare a un pezzo largo e inquieto del centrosinistra, proprio mentre quel campo torna ad arrovellarsi attorno a leadership e primarie. Intervistato da Antonio Padellaro e Fabrizio d’Esposito, Bersani prova a rimettere in ordine una discussione che procede al contrario, partendo dai nomi e dalle formule e lasciando sullo sfondo la politica. Il problema – lo dice chiaramente – non sono certo le primarie, semmai è arrivarci senza sapere bene che cosa fare dopo. Bersani rovescia il ragionamento. Prima serve un programma, possibilmente corto: “Dieci-quindici punti esigibili”, non un libro dei sogni. Il resto verrà da sé. L’ex segretario del Pd non condivide il timore che le primarie possano spaventare o allontanare una parte degli elettori. La preoccupazione vera, concede, è un’altra: bisogna sbrigarsi, “siamo arrivati lunghi”. Se però prima “stringiamo i bulloni” su poche scelte comprensibili, la competizione tra i leader diventerà fisiologica e “le primarie si fanno in grazia di Dio”. EBO MO IVATI D’ESPOSITO gl i GHI, chiede se sarà un GHIAMOCI” d u e l l o C o nte-Schlein, o potranno inserirsi anche eventuali “papi o papesse”. Un’ipotesi a cui Bersani crede poco: “Non credo avremo un gran proliferare di candidati, quando sono in campo quelli che hanno più forza, in genere gli altri si accontentano di uno strapuntino”. Ci vuole un “programma di combattimento –scandisce l’ex ministro – non di adattamento”. Cosa significa? Primo: no all’obiettivo del 5 per cento del Pil per la difesa, “perché sono 20 miliardi che ci servono per la sanità”. Poi il fisco: “Vogliamo la progressività o no? Non possiamo parlare di sanità universale e poi accettare un sistema fiscale corporativo”. Sull’immigrazione invita il centrosinistra a smettere di inseguire il lessico della destra. L’Italia perderà milioni di persone in età da lavoro e avrà bisogno di forze esterne: bisogna quindi “organizzare un’immigrazione regolare come Dio comanda”, invece di un sistema dei flussi che, sostiene, finisce per alimentare irregolarità e lavoro sottopagato. Inseguire la destra sul suo terreno è anche inutile: “Vannacci ripete le stesse cose con dieci decibel in più, gli tiriamo la volata”. Basta timidezze: troppo a lungo, dice Bersani, il Pd ha conservato una vecchia vocazione a sentirsi “punto d’equilibrio del sistema”, fino a rischiare di confondersi con l’establishment. A proposito: e Renzi? “Avrei tutti i titoli per dire ‘con lui non si parla’”. Invece Bersani trova contraddittorio descriverlo insieme come irrilevante e pericolosissimo. Dice di poter “digerire” un eventuale “ravvedimento operoso” del fu rottamatore. Ma si smetta di dargli troppa importanza Qualche mugugno dalla platea, assorbito con galanteria. Il punto, alla fine, resta quello iniziale. Bersani si definisce scherzosamente “nonno nobile”, non vuol fare il federatore, si accontenta di dare consigli: un programma riconoscibile, abbastanza netto da mobilitare quel “popolo” che si è visto nelle piazze per Ga2a e nelle altre campagne comuni. Solo dopo vengono Schlein, Conte, i gazebo e la scelta del leader. ---End text--- Author: Tommaso Rodano Heading: VERSILIANA 2026 • PIER LUIGI BERSANI Highlight: GAZEBO “SIAMO ARRIVATI LUNGHI, SBRIGHIAMOCI” E OGGI... La giornata • 11:00. Teatro. “Riforme, schiforme e Costituzione” Nino Cartabellotta, Massimo Villone e Roberto Zaccaria con Wanda Marra e Silvia Truzzi • 12:00. Teatro. Orazio Schillaci, ministro della Salute con Martina Castigliani e Alessandro Mantovani • 15:30. Teatro. Presentazione del libro “Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali” di Alessandro Orsini • 16:30 . Teatro. “Pane e bombe: l’Europa va alla guerra” Lucio Caracciolo, Gianandrea Gaiani e Andrea Riccardi con Giampiero Calapà e Alessia Grossi • 17:30. Teatro. “Sarò Franco: 5 anni senza (ma con) Battiato” Dario Aita, Francesco Cattini, Renato De Maria e Daniela Ranieri. E gli interventi musicali di Federico Mecozzi, con Andrea Scanzi • 20:00. Teatro. Dario Ait L’incursione di Mario Natangelo • 21:00. Teatro. Nicola Gratteri Procuratore capo di Napoli, con Marco Lillo e Valeria Pacelli FOLLA E CODE PER BARBERO E TRAVAGLIO GRANDE folla e lunghe code fin dal pomeriggio, al punto che molte persone, purtroppo, non hanno potuto accedere all’area teatro, che può ospitare circa duemila persone, per assistere all’incontro di ieri sera, alla Festa del Fatto Quotidiano in corso al Parco della Versiliana di Marina di Pietrasanta, tra il direttore del Fatto e lo storico Alessandro Barbero. Il dialogo – così come era avvenuto l’anno scorso – ha riguardato il tema delle guerre del passato e del presente. L’incontro-intervista sarà disponibile sul canale Youtube del Fatto Quotidiano Image:Ovazione Padellaro, Bersani e D’Esposito ieri alla festa FOTO JESSICA GUIDI -tit_org- “10 punti chiari dal no al riarmo, poi le primarie” “Le primarie non fanno male, prima 10 punti di programma” -sec_org- tp:writer§§ Tommaso Rodano guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091202193502038.PDF §---§ title§§ Potenziare il supporto a malati e famiglie così poi la scelta sarà davvero libera link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727104398.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "LIBERO" del 12 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-12T03:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727104398.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727104398.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727104398.PDF tp:ocr§§ Potenziare il supporto a malati e famiglie così poi la scelta sarà davvero libera L’approvazione della legge in Veneto ha riacceso prepotentemente per qualche giorno il dibattito sul suicidio assistito. Opposte visioni su autonomia e autodeterminazione dell’individuo, sacralità della vita, aspetti legali, leggi in Italia rispetto ad altri Paesi, sentenze e numeri a favore e contro, alimentando la confusione tra eutanasia e suicidio assistito. In questo esercizio della ricerca della verità assoluta, spesso si finisce per parlare di tutto tranne che della cosa più concreta: la sofferenza reale, fisica, quotidiana, di una persona in carne e ossa. Non ci sono grafici, leggi o sentenze che possano raccontare o mostrare tale sofferenza. C’è chi non riesce più a deglutire e soffoca nel proprio muco per ore. Chi ha dolori ossei da metastasi che nemmeno la morfina a dosi altissime riesce più a coprire. Chi è chiuso in un corpo che non risponde da anni, con piaghe da decubito maleodoranti, o incontinente, e purtroppo sa perfettamente cosa sta succedendo. Chi vede figli o genitori piangere ogni volta che entra in stanza e si sente solo un peso, anche se nessuno lo pensa. Queste persone non stanno facendo filosofia, non giudicano: chiedono aiuto. Non stanno pensando alla “pendenza scivolosa” o alla “cultura della morte”: stanno solo chiedendo di smettere di soffrire, quando ogni altro tentativo è fallito, quando anche negli occhi dei curanti leggono la tristezza per una guarigione non più raggiungibile e la rassegnazione per le uniche cure palliative. Sicuramente, tra tutti i dibattiti più o meno ideologici, a volte ci dimentichiamo del loro punto di vista. In Italia oggi, per attivare questo percorso legalmente, servono quattro condizioni contemporaneamente: malattia irreversibile, sofferenza fisica o psicologica grave e intollerabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Un importante punto di partenza, ma manca qualcosa. Il terzo requisito rischia di escludere molte persone con malattie avanzate che respirano ancora da sole, chi ha un tumore con dolori refrattari ma non è intubato, chi ha una demenza grave ma non è attaccato a macchine. I numeri reali dicono molto. Secondo i dati dell’Associazione Luca Coscioni, solo nell’ultimo anno di rilevazione completa il Numero Bianco e le email dell’associazione hanno ricevuto 16.035 richieste di informazioni sul fine vita, una media di 44 al giorno (+14% rispetto all’anno precedente). Di queste, circa 1.700 riguardavano specificamente eutanasia e suicidio medicalmente assistito, e 580 persone hanno chiesto indicazioni concrete per accedere alla morte volontaria in Italia o in Svizzera. Le richieste formali alle aziende sanitarie restano invece poche. Di queste, poco più di una decina di persone hanno ottenuto il via libera e ancora meno hanno potuto effettivamente procedere. Mentre discutiamo di principi, di regioni, di ricorsi e di obiezione di coscienza, c’è gente che continua a soffrire in modo indicibile, in silenzio, nei reparti o nelle case. Il tema è spinoso e sicuramente fa paura. Probabile che non esista una risposta perfetta per tutti. È giusto riconoscere e rendere effettivo il diritto. Ma perché questa scelta sia davvero libera, deve essere potenziato ovunque tutto il sistema di supporto, dalla medicina territoriale alle cure palliative di alta qualità, senza dimenticare il supporto a tutte le associazioni e i volontari che ogni giorno affiancano malati e famiglie. Va potenziata una rete territoriale forte, capace di raggiungere le persone a domicilio, di gestire il dolore refrattario con competenze specialistiche, di offrire sostegno psicologico continuo e di non lasciare nessuno solo. Servono cure palliative ovunque, tempestive e continuative. Un impegno comune per governo, ministero della Salute, parlamento e Regioni. Solo quando una persona sa e sente di avere a disposizione il massimo di ciò che la medicina palliativa e la rete territoriale possono offrire, e decide comunque di non volerlo pi ù, allora quella scelta può essere considerata autentica e libera. Infine, la domanda più scomoda, che non è “è giusto o sbagliato in assoluto?”, ma: “Se fossi io in quella situazione, senza speranza, cosa vorrei che lo Stato mi permettesse di fare?”. *Direttore dell’Unità di Chirurgia Colorettale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Ex vicemi¦ nistro della Salute ---End text--- Author: PIERPAOLO SILERI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Potenziare il supporto a malati e famiglie così poi la scelta sarà davvero libera -sec_org- tp:writer§§ Pierpaolo Sileri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727104398.PDF §---§ title§§ Negarono il suicidio assistito, dieci medici sotto inchiesta Fra i reati anche la tortura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201726804399.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "LIBERO" del 12 Sep 2026

Nel 2023 all'attrice Sibilla Barbieri non fu permesso di accedere a Roma al trattamento di fine vita, e andò in Svizzera. La procura aveva chiesto di archiviare, ma il gip ha dato ragione alla famiglia

pubDate§§ 2026-09-12T03:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201726804399.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201726804399.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201726804399.PDF tp:ocr§§ Negarono il suicidio assistito, dieci medici sotto inchiesta Fra i reati anche la tortura Nel 2023 all’attrice Sibilla Barbieri non fu permesso di accedere a Roma al trattamento di fine vita, e andò in Svizzera. La procura aveva chiesto di archiviare, ma il gip ha dato ragione alla famiglia Non era mai successo prima. Sì, alcuni procedimenti penali simili erano già stati avviati, però “contro ignoti” (come dice la prassi delle procure) o genericamente a carico di aziende sanitarie intese in qualità di enti: ora, per la prima volta in Italia, dieci medici della asl Roma 1 risultano formalmente indagati per aver impedito a una donna (alla registra e scrittrice Sibilla Barbieri) di accedere al suicidio assistito a casa sua, cioè qui nel nostro Paese. Il prossimo 16 dicembre tutti e dieci questi dottori dovranno presentarsi all’udienza col giudice per le indagini preliminari, il quale sarà chiamato a decidere se rinviarli a giudizio (e quindi aprire un processo vero e proprio) oppure archiviare le loro posizioni: per il momento sono accusati di rifiuto e omissioni di atti d’ufficio, violenza privata e tortura. NIENTE DI DECISO È tutto ancora da vedere, ovviamente, ed è tutto anche molto delicato: perché sì, da un lato c’è una sentenza della Corte Costituzionale (quella sul caso dj Fabo del 2019) che di fatto rende possibile il suicidio assistito in Italia e fissa anche delle condizioni per poterlo ottenere, ma dall’altro lato c’è l’obiezione di coscienza che non è una sciocchezza e soprattutto c’è quel che non c’è, ossia una legge nazionale che una volta per tutte chiarisca i contorni della faccenda. Barbieri è morta in Svizzera nell’ottobre del 2023 all’età di 58 anni e con una malattia oncologica allo stadio terminale. Assistita dall’associazione Luca Coscioni di Marco Cappato e Filomena Gallo, si era rivolta alla sanità del Lazio, più nello specifico a quella romana dove abitava, per poter sbrigare le pratiche necessarie vicino ai suoi famigliari. Una prima valutazione da parte della asl le aveva negato la possibilità sostenendo che mancasse un «trattamento di sostegno vitale» (che è uno dei quattro requisiti indicati dalla Consulta), quando però le sue condizioni sono peggiorate non è stata operata nessuna rivalutazione della sua cartella clinica. Per questo, assieme al figlio Vittorio Parpaglioni e all’ex senatore radicale Marco Perduca, è stata costretta a rivolgersi a una clinica elvetica dove ha potuto mettere fine alle sue sofferenze. Perduca e l’associazione Coscioni, come sono abituati a fare, al rientro in Italia si sono auto-denunciati: i procedimenti a loro carico sono stati archiviati nell’aprile del 2025 e, da allora, è rimasta in piedi solo la querela (generica) nei confronti della asl di Roma. La procura capitolina ha chiesto di archiviare anche questa, Gallo e il collegio difensivo dell’associazione Coscioni si sono opposti e il risultato è un decreto del gip Marisa Mosetti, datato primo settembre scorso, col quale si fissa il calendario per le prossime tappe. GALLO E CAPPATO «Quando una persona malata chiede l’accesso al suicidio medicalmente assistito», spiega Gallo, «il servizio sanitario nazionale deve verificare le sue condizioni in modo completo e tempestivo, se peggiorano deve aggiornare il suo monitoraggio. I diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale non possono essere svuotati da omissioni, ritardi o interpretazioni restrittive». «Sibilla aveva chiesto di poter esercitare una libertà riconosciuta dalla Consulta», aggiunge Cappato, «continueremo a batterci affinché situazioni simili non debbano più accadere». ¦ ---End text--- Author: CLAUDIA OSMETTI Heading: Highlight: Image:Sibilla Barbieri Suicidio assistito in Italia: casi, sentenze e norme regionali Con l’Ordinanza n. 207 del 2018 (emessa il 23 ottobre e depositata il 16 novembre 2018), la Corte Costituzionale aveva invitato il Parlamento a legiferare sull’argomento, invito rimasto inascoltato. Dopo questa sentenza, sono state 16 le persone che sono riuscite ad accedere legalmente al suicidio medicalmente ass istito attraverso il Servizio Sanitario Nazionale. Ad oggi, sono quattro le regioni italiane che hanno approvato una legge per regolamentare le procedure e i tempi del suicidio medicalmente assistito La pietra miliare in materia di ?ne vita e suicidio medicalmente assistito è la storica sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale, emessa sul cosiddetto “caso Cappato / Dj Fabo”. Con questa decisione, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio (Art. 580 del Codice Penale) non è punibile a patto che il paziente rispetti contemporaneamente quattro precisi requisiti medici e legali: Patologia irreversibile Sofferenze intollerabili Capacità di decidere Trattamenti di sostegno vitale il paziente deve essere affetto da una malattia che non prevede possibilità di guarigione. la patologia deve causare sofferenze ?siche o psicologiche che la persona reputa assolutamente insostenibili. la persona deve essere pienamente capace di intendere e di volere, e di prendere decisioni libere e consapevoli. il paziente deve essere dipendente da trattamenti medici per sopravvivere (es. ventilazione meccanica, nutrizione arti?ciale, o terapie farmacologiche salvavita). Toscana prima a introdurre la normativa nel febbraio 2025 Sardegna ha approvato la legge nel settembre 2025 Emilia-Romagna ha approvato il provvedimento il 23 luglio 2026 Veneto ha approvato le norme lo scorso 2 settembre 2026 -tit_org- Negarono il suicidio assistito, dieci medici sotto inchiesta Fra i reati anche la tortura -sec_org- tp:writer§§ CLAUDIA OSMETTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201726804399.PDF §---§ title§§ Come innovare il settore dispositivi medici italiani link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727004397.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 12 Sep 2026

Sanità && sviluppo

pubDate§§ 2026-09-12T03:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727004397.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727004397.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727004397.PDF tp:ocr§§ Come innovare il settore dispositivi medici italiani Sanità & sviluppo Fabio Faltoni L a prossima legge di Bilancio è decisiva per il futuro del Servizio sanitario e la competitività dell’industria italiana. Le scelte di politica economica determineranno la capacità del Paese di produrre innovazione, attrarre capitali e garantire tecnologie per la salute. Se la filiera dei dispositivi medici è strategica, come ha sottolineato il Presidente Meloni, vanno sostenute crescita, innovazione e presenza produttiva di Pmi e grandi imprese, attraendone gli investimenti. Mentre l’Europa rafforza l’autonomia strategica, il nostro Paese — dove i costi di produzione sono cresciuti in media del 22%, con punte del +50% per un’azienda su dieci — deve agire ora: la competizione internazionale è già pronta per le sfide tecnologiche. Nel nostro settore il ciclo dell’innovazione sta accelerando: AI, tecnologie digitali e nuovi sistemi diagnostici e terapeutici cambiano il modo di prevenire, diagnosticare e curare con una velocità mai vista. È in questa fase che le imprese decidono dove concentrare capitali, ricerca e competenze: da queste scelte dipenderà la presenza industriale nel Paese. La legge di Bilancio ha quindi un significato particolare: non è solo contabilità, è l’occasione per far crescere un settore strategico. È qui che il payback diventa centrale: va superato strutturalmente. Nel 20192025 ha generato circa 13 miliardi, 6,5 a carico delle imprese. Oggi è una tassa che, oltre alle ordinarie, peserà nel prossimo triennio circa 1,5 miliardi l’anno, con un’incidenza sul fatturato del 16,5% già nel 2025. Un prelievo incompatibile con l’obiettivo di rafforzare l’industria della salute e attrarre investimenti nel Paese. Il problema è anche di certezza e programmazione. Il payback Legge interviene ex post, quando le di Bilancio: decisioni sono ormai prese: per le PMI può comprometterne la crescita Superare o l’esistenza; per le grandi significa il payback accantonare risorse, sottraendole ai piani pluriennali. Rinviare è essenziale l’eliminazione del payback significa per rafforzare accettare che significativi investimenti vadano altrove. Nella il settore prossima manovra bisogna superare la compartecipazione delle imprese agli sforamenti e i tetti lineari: nel 2019-2025 nessuna Regione ha rispettato quello per i dispositivi medici, segno di soglie ormai disallineate da innovazione e bisogni di salute, che non possono essere corrette con un +0,2% annuo. L’aumento dei tetti è un investimento in tecnologie che rendono il Ssn più moderno. Serve una visione nuova, basata su programmazione, dati e analisi del valore delle tecnologie. Significa passare dal costo ai risultati per paziente e sistema: diagnosi più precoci, terapie più efficaci, meno ricoveri e complicanze. Spendere meglio per generare risparmi. La soluzione al payback è questo modello di governo, già disponibile e attuabile, capace di misurare i risultati e intervenire prima che la spesa diventi inefficienza. Dopo il Pnrr, l’Italia può passare a un sistema sanitario più territoriale e digitale, rafforzando case della comunità, assistenza domiciliare e prevenzione, per rispondere all’invecchiamento e alle cronicità ed evitare soluzioni locali dettate dall’urgenza. Il capitale umano del SSN deve crescere di pari passo con quello tecnologico, leva altrettanto decisiva per il sistema. Questa trasformazione richiede però un’industria in grado di attuarla e Regioni capaci di riconoscere il valore delle imprese che investono nei territori, generando occupazione, ricerca e ricchezza. Sostenerle promuove lo sviluppo dei territori e la capacità di innovare del Paese. Le imprese hanno già dato prova di responsabilità, versando nel 2025 500 mln alle Regioni. Ora il Governo può proseguire con il coraggio già dimostrato: le aziende non possono più permettersi incertezza, servono risposte certe e strutturali. Non è più tempo di rinviare decisioni su investimenti, occupazione e futuro industriale del Paese. Il prossimo ciclo di investimenti inizia ora: ogni anno perso signif ica quote di mercato e progetti sottratti al made in Italy. La manovra può segnare per questo Governo un passaggio cruciale: tradurre il valore strategico dei dispositivi medici in una politica capace di sostenere crescita, innovazione e produzione, rafforzando la filiera delle life science e la capacità del Paese di tenere insieme salute, sostenibilità e competitività. Presidente Confindustria Dispositivi Medici © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Fabio Faltoni Heading: Highlight: Legge di Bilancio: Superare il payback è essenziale per rafforzare il settore Image: -tit_org- Come innovare il settore dispositivi medici italiani -sec_org- tp:writer§§ Fabio Faltoni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/12/2026091201727004397.PDF §---§