title§§ Infermiere lascia il lavoro per girare il mondo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902940008326.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "nurse24.it" del 09 Sep 2026

Un infermiere di 36 anni lascia la professione per viaggiare: il servizio di Morning News e i dati FNOPI sulle uscite dall''albo nel 2026.

pubDate§§ 2026-09-09T11:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902940008326.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902940008326.PDF', 'title': 'nurse24.it'} tp:url§§ https://www.nurse24.it/infermiere/attualita-infermieri/infermiere-lascia-lavoro-gira-mondo.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902940008326.PDF tp:ocr§§ "Mi svegliavo triste, ora sto realizzando i miei sogni". È la frase con cui un infermiere di 36 anni ha raccontato a Morning News, su Canale 5, la scelta di lasciare la professione per viaggiare. Una storia personale che intercetta un fenomeno con numeri precisi: nei primi sei mesi del 2026 la FNOPI ha registrato 1.228 cancellazioni dall'albo per cessazione dell'attività.Il servizio è andato in onda il 9 settembre 2026 nella puntata di Morning News su Canale 5.Infermiere lascia il lavoro per girare il mondoIl servizio: "Mi svegliavo triste"Nella puntata del 9 settembre, Morning News ha dedicato un servizio a un infermiere trentaseienne che ha lasciato il proprio impiego per viaggiare. La didascalia pubblicata dalla redazione riporta una sola frase del protagonista, ed è quella che il programma ha scelto come sintesi: il risveglio triste di prima, i sogni che si realizzano adesso.La collocazione del pezzo dice qualcosa di per sé. Nella stessa puntata il programma aveva aperto con un servizio sul boom di aggressioni a medici e infermieri e con la cronaca dell'assalto al pronto soccorso di Catania. La storia del viaggio arriva dopo, nel blocco delle vite cambiate, accanto al casaro e al tartufaio. Due modi diversi di raccontare la stessa uscita dal sistema.Quanti se ne vanno davveroIl caso singolo non fa statistica, ma i dati esistono e sono pubblicati. L'estrazione DataCorner della FNOPI al 30 giugno 2026 fotografa una professione che continua a crescere in valore assoluto, con 464.193 iscritti e un incremento netto di 2.880 unità rispetto al giugno precedente. Sotto quel saldo positivo, però, si muove un flusso in uscita che la Federazione per la prima volta scompone per causale.Cancellazioni dall'albo FNOPI, primo semestre 2026CausaleCasiCessazione dell'attività1.228Morosità648Rinuncia volontaria264Decesso191Le due voci che pesano sul discorso pubblico sono la prima e la terza: chi smette di esercitare e chi rinuncia formalmente all'iscrizione. Sono uscite dalla professione, non trasferimenti di sede. Il quadro pluriennale è più severo: la Fondazione GIMBE ha contato oltre 42mila cancellazioni dall'albo in quattro anni, di cui più di 10mila nel solo 2024.Perché si va viaIl pezzo di ricerca più utile per leggere una storia come questa non parla di stipendi. La survey sul work engagement post pandemico pubblicata sulla rivista della FNOPI ha misurato cosa predice, statisticamente, il desiderio di cambiare lavoro. Il predittore più potente è l'assunzione di farmaci per gestire insonnia o ansia legate al lavoro, che moltiplica per quasi sette volte quel desiderio. Segue il numero di notti: ogni notte in più nella media mensile aumenta del 75% la probabilità di voler abbandonare la professione.Detto altrimenti, l'uscita non arriva da una crisi vocazionale improvvisa. Arriva dal corpo, dal sonno che salta, dal calendario che cambia senza preavviso. "Mi svegliavo triste" è una frase televisiva, ma descrive con precisione ciò che la letteratura misura con gli odds ratio.Cosa significa per la professioneC'è un rischio nel modo in cui la televisione generalista tratta queste storie, ed è di trasformarle in favole di libertà individuale. La rinuncia diventa coraggio, il turno diventa gabbia, e il problema organizzativo evapora nel racconto motivazionale. Per chi resta in reparto il messaggio è ambiguo: chi se ne va sta realizzando i suoi sogni, e chi rimane?L'età media degli iscritti, ferma a 46,6 anni e in lieve crescita, indica che il ricambio non compensa ancora l'invecchiamento della platea. Ogni professionista che esce a 36 anni sottrae tre decenni potenziali di esercizio, in una fase in cui i pensionamenti previsti fino al 2030 richiederebbero l'esatto contrario. Il costo non è simbolico: è organico.FontiMediaset Infinity. Infermiere 36enne lascia il lavoro e gir a il mondo. Morning News, Canale 5, 9 settembre 2026.Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche. DataCorner FNOPI, crescono gli iscritti con meno di 30 anni. FNOPI, 16 luglio 2026.Rivista L'Infermiere FNOPI. Survey sul work engagement della professione infermieristica nel periodo post pandemico. 8 ottobre 2024.Fondazione GIMBE. Rapporto sul definanziamento e sul personale del SSN. Bologna, 2025. Tags :Attualità Infermieri tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902940008326.PDF §---§ title§§ Chi governa la sanità ne dovrebbe conoscere la trincea link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090903192407922.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 09 Sep 2026

Il senatore Zaffini usa l''aspettativa di vita e la mortalità evitabile per difendere la gestione Meloni della sanità.

pubDate§§ 2026-09-09T10:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090903192407922.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090903192407922.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/chi-governa-la-sanita-ne-dovrebbe-conoscere-la-trincea/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090903192407922.PDF tp:ocr§§ Leggo su Qs di ieri che Nino Cartabellotta e GIMBE sono a parere del Senatore Zaffini dei “disfattisti” (ieri sera ho visto Saviano nel suo monologo “In trincea” e questo termine mi è venuto spontaneo) che lamentano un sottofinanziamento e una contestuale grave crisi del Ssn quando  in realtà la nostra è una sanità che ottiene risultati spesso migliori degli altri Paesi in termini di esiti di salute. Il sottotesto è che il Governo Meloni ben sta facendo anche sulla tutela della salute. E quindi a supporto di questa tesi cita tra l’altro l’aspettativa di vita alla nascita, la mortalità evitabile bassa e il basso numero di posti letto per acuti e cioè tutti indicatori che ci vedono praticamente da sempre in buona posizione tra i paesi OCSE. Come del resto ci vedono in buona/ottima posizione altri indicatori non nominati come il tasso di ospedalizzazione per malattie croniche, pure questi da sempre a noi favorevoli. Bontà sua il Senatore segnala tra i dati negativi lo scarso numero di infermieri e di personale impegnato nella long term care.Tutti gli altri problemi che vivono quotidianamente cittadini e operatori praticamente nelle parole del Senatore Zaffini nemmeno si dissolvono, più semplicemente non esistono. Cito a braccio tenendomi lontano dai due tormentoni delle liste di attesa e dell’intasamento dei Pronto Soccorso: la drammatica situazione dei servizi per la salute mentale a tutte le età (la situazione della neuropsichiatria infantile più che drammatica è disastrosa), la drammatica situazione dei servizi di supporto ai pazienti affetti da demenza e alle loro famiglie, la arretratezza delle reti per le cure palliative, le difficoltà di accesso ad una assistenza domiciliare e residenziale degna per una gran quantità di anziani, la inadeguatezza e arretratezza dei percorsi di presa in carico della cronicità, la inadeguata copertura della popolazione da parte dei programmi istituzionali di screening dei tumori, la pratica uscita dai LEA di gran parte degli interventi di cataratta e di buona parte di quelli per ipertrofia prostatica benigna, la crescita sia del numero di cittadini che pagano le prestazioni di tasca propria che di quelli le cui prestazioni sono coperte da fondi integrativi o assicurazioni private, la crescita di coloro che rinunciano alle prestazioni e infine gli enormi squilibri territoriali e sociali nei livelli di salute e di accesso ai servizi. In una situazione come questa l’allungamento della vita rispetto agli altri Paesi può non essere questa gran fortuna.Se poi leggiamo la situazione con riferimento alla politica del personale ci sono i problemi della crisi delle vocazioni per la medicina generale, per la professione infermieristica e per molte specialità mediche a partire da quelle dell’area dell’emergenza-urgenza. Accanto a questa crisi cresce il numero di professionisti che preferisce lavorare nel privato o all’estero. Se guardiamo poi al rapporto pubblico-privato questo sta diventando sempre più malsano col sistema pubblico che si fa concorrenza da solo tenendosi urgenze e complessità e lasciando il privato libero di scegliersi la propria nicchia di mercato.Solo la crescita dei problemi legati alla crisi economica, al dramma del cambiamento climatico e all’orrore delle guerre e delle tirannie politiche ed economiche ha forse fatto arretrare, ma di poco, il tema della salute come il più sentito dagli italiani. In una situazione come questa è difficile non reagire alle parole del Senatore Zaffini secondo cui basta usare meglio le risorse in più concesse dal Governo Meloni per avere più personale dove serve, più assistenza territoriale, più prevenzione, meno liste d’attesa e più presa in carico della cronicità e della non autosufficienza.Il Senatore Zaffini rivendica un approccio più scientifico e meno elettoralistico ai temi della sanità pubblica. Su questo gli do ragione e attendo esempi da lui e dal Governo. Se mi debbo basare sulla goffa proposta di disegno di legge delega per il riordino del Ssn di inizio anno non mi pare che dal Governo e d al Ministero competente stiano venendo non dico proposte, ma almeno idee capaci di incarnare quel modello virtuoso di ragionamento sulla metrica della salute che il Senatore auspica.Per cui il sottofinanziamento del Ssn rimane un problema grave e non si può contare sull’arte di arrangiarsi degli Italiani (ammesso che esista o ancora esista) per evitarne gli effetti.Quando penso alla nostra sanità pubblica mi tornano in mente i Generali di cui ha parlato ieri sera Saviano che della trincea sapevano poco eppure avevano in mano le vite dei loro soldati, purtroppo. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090903192407922.PDF §---§ title§§ I dati si verificano, le interpretazioni si discutono, le denigrazioni si ritirano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902959808648.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 09 Sep 2026

Gentile Direttore, ieri nel giro di poche ore, i dati GIMBE sono passati da “farlocchi” negli studi de L''Aria che tira all''auspicio di un confronto “su basi scientifiche

pubDate§§ 2026-09-09T13:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902959808648.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902959808648.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/i-dati-si-verificano-le-interpretazioni-si-discutono-le-denigrazioni-si-ritirano/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902959808648.PDF tp:ocr§§ Gentile Direttore, ieri nel giro di poche ore, i dati GIMBE sono passati da “farlocchi” negli studi de L’Aria che tira all’auspicio di un confronto “su basi scientifiche e più trasparenti”, affidato alle colonne di Quotidiano Sanità. Salutiamo con favore questo doveroso cambio di rotta del Senatore Zaffini. A una condizione: discutere di ciò che GIMBE ha effettivamente scritto e sostituire alle etichette, fonti, definizioni e calcoli verificabili.L’analisi GIMBE del 2 settembre ha preso in esame la spesa sanitaria finanziata da schemi governativi e obbligatori secondo il perimetro OCSE, espressa sia in rapporto al PIL sia pro-capite a parità di potere d’acquisto. Nel 2025 l’Italia si ferma al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media OCSE e dei Paesi europei dell’area OCSE. La spesa pro-capite è pari a $ 3.952, contro $ 4.965 della media dei Paesi europei OCSE: un divario di $ 1.013 per abitante che, convertito secondo i parametri OCSE, equivale a € 612,4 pro capite e a circa € 36,1 miliardi complessivi. Non abbiamo mai presentato questi numeri come una “pagella” del SSN, né sostenuto che spendere di più produca automaticamente più salute. Sono indicatori dello sforzo finanziario di un Paese, da leggere insieme agli esiti di salute, all’accessibilità delle cure, alle dotazioni professionali e alle disuguaglianze. Ma soprattutto che la politica deve realmente prendere sul serio.Vivere più a lungo non dimostra che il finanziamento attuale sia adeguato. L’aspettativa di vita italiana di 83,5 anni, superiore alla media OCSE di 81,1, è un risultato importante che abbiamo sempre riconosciuto. Ma utilizzarla per dimostrare l’adeguatezza dell’attuale finanziamento significa mettere in relazione due grandezze che raccontano fenomeni diversi. La longevità riflette molteplici determinanti e gli effetti cumulativi delle politiche sanitarie e sociali nel tempo; non misura se oggi un cittadino riesca ad accedere tempestivamente alle prestazioni. Non a caso, la stessa OCSE rileva che solo il 44% degli Italiani si dichiara soddisfatto della disponibilità di assistenza sanitaria di qualità, contro il 64% della media OCSE. Analogamente, i buoni dati sulla mortalità prevenibile e trattabile non ci dicono se una persona riesca a ottenere una visita, un esame o un intervento nei tempi appropriati.Oltre cinque medici per 1.000 abitanti non equivalgono a cinque medici disponibili nel SSN. Anche il dato di 5,4 medici per mille abitanti va interpretato correttamente. L’indicatore OCSE include tutti i medici che esercitano la professione nel Paese, senza distinguere tra pubblico e privato, né descrivere la loro distribuzione geografica e per specialità. Un numero complessivamente elevato può dunque convivere con gravi carenze in specifiche discipline, territori e servizi pubblici. Un sistema sanitario non funziona contando il numero di camici bianchi abilitati alla professione, ma disponendo nel SSN delle équipe multiprofessionali adeguate ai bisogni assistenziali.“Mele e pere”? Il metodo OCSE serve proprio a rendere comparabili i sistemi. Qui la ricostruzione del Senatore è tecnicamente errata. È vero che l’Italia finanzia prevalentemente la sanità attraverso la fiscalità generale, mentre Germania e Francia utilizzano soprattutto assicurazioni sociali obbligatorie. Ma queste non rappresentano affatto “il famoso secondo pilastro della sanità integrativa”: sono il canale principale e obbligatorio con cui quei Paesi finanziano la copertura sanitaria. Il System of Health Accounts 2011, sviluppato da OCSE, Eurostat e OMS, nasce proprio per classificare e armonizzare i diversi schemi di finanziamento. Nel perimetro comparato rientrano sia gli schemi governativi, sia le assicurazioni obbligatorie, tanto che l’OCSE precisa che il finanziamento pubblico comprende i trasferimenti governativi e i contributi di assicurazione sociale. GIMBE non confronta “mele e pere”, ma utilizza il metodo internazionale costruito proprio per poterle confrontare.Aggiungere la spesa privata cambia la domanda, non ribal ta la risposta. Zaffini osserva che, includendo la componente privata, la spesa sanitaria italiana sale all’8,4% del PIL. Il dato è corretto, ma la media OCSE della spesa totale è comunque più elevata, pari al 9,3%. Dunque, anche cambiando perimetro l’Italia continua a spendere meno della media. Soprattutto, sommare ciò che le famiglie pagano di tasca propria non compensa il sottofinanziamento pubblico: sposta semplicemente una parte della spesa dalla finanza pubblica al portafoglio dei cittadini. Allo stesso modo, il € 36,1 miliardi quantificati da GIMBE non sono una “fattura” presentata al Governo, né la cifra che basterebbe immettere nel SSN per risolverne i problemi: rappresentano esclusivamente la distanza della spesa pubblica pro capite italiana dalla media dei Paesi europei dell’area OCSE.Da 126 a 143 miliardi: un aumento nominale non misura la capacità reale del sistema. Il passaggio da circa € 126 miliardi nel 2022 a circa € 143 miliardi nel 2026 descrive l’aumento nominale del finanziamento. Un incremento che va riconosciuto, ma che da solo non consente di stabilire se il SSN disponga effettivamente di maggiori risorse. Occorre considerare inflazione, crescita del PIL, rinnovi contrattuali, aumento dei costi di farmaci ed energia, invecchiamento della popolazione e aumento dei bisogni assistenziali. Altrimenti si rischia di scambiare l’aumento delle cifre per un aumento della capacità di cura. È proprio per evitare questa illusione monetaria che si utilizzano il rapporto sul PIL, la spesa pro capite a parità di potere d’acquisto e i trend internazionali.Efficienza, personale, territorio e prevenzione. Quando il Senatore chiede più personale dove serve, più assistenza territoriale, più prevenzione, meno liste d’attesa e maggiore presa in carico della cronicità, non confuta l’analisi della Fondazione GIMBE: arriva alle nostre stesse conclusioni. Da anni sosteniamo la necessità di risorse adeguate ai bisogni di salute e di riforme capaci di trasformarle in servizi accessibili. Presentare finanziamento ed efficienza come alternative è un falso dilemma: senza risorse le riforme restano sulla carta; senza riforme le risorse rischiano di essere spese male.  Non è GIMBE a formulare una “pagella” negativa sulla base di un solo decimale. Nel luglio 2026 il Consiglio dell’UE ha rilevato per l’Italia un peggioramento dell’accesso all’assistenza, liste d’attesa più lunghe, spesa a carico dei pazienti superiore alla media UE, forti disparità territoriali e carenze di personale, raccomandando di garantire cure più tempestive e accessibili e di intervenire sulle carenze delle professioni chiave.Il confronto scientifico auspicato dal Senatore Zaffini comincia da qui. Non chiediamo che le interpretazioni di GIMBE siano accettate per autorità: chiediamo che i dati vengano verificati con lo stesso rigore metodologico con cui sono stati prodotti. Nell’analisi sulla spesa sanitaria abbiamo indicato fonte, data di aggiornamento del dataset, perimetro degli schemi di finanziamento, unità di misura e criterio di conversione. Nell’articolo del Senatore Zaffini non viene individuato un solo dato errato: vengono proposte interpretazioni diverse e, in alcuni casi, metodologicamente improprie.Siamo sempre disponibili al confronto invocato dal Senatore. Ma su basi davvero scientifiche e trasparenti: i dati si verificano, le interpretazioni si discutono, le denigrazioni si ritirano. Se i dati GIMBE sono “farlocchi”, basta indicare quale valore OCSE sarebbe errato e produrre il calcolo corretto. Fino ad allora, quelli contestati alla Fondazione GIMBE restano dati OCSE.Nino CartabellottaPresidente Fondazione GIMBE tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902959808648.PDF §---§ title§§ Sanità, l’allarme dell’Uap sul nuovo tariffario: “Prestazioni a rischio e liste d’attesa più lunghe” - la Repubblica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902927608202.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "roma.repubblica.it" del 09 Sep 2026

Secondo l’associazione, l’85,7% delle tariffe esaminate avrebbe un valore inferiore a quello ottenuto rivalutando con l’inflazione i livelli del 2024. Giorland…

pubDate§§ 2026-09-09T11:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902927608202.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902927608202.PDF', 'title': 'roma.repubblica.it'} tp:url§§ https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/09/news/sanita_nuovo_nomenclatore_tariffario_uap_prestazioni_liste_attesa_giorlandino-425574325/?ref=-BH-I0-P-S1-F tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902927608202.PDF tp:ocr§§ Il nuovo nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale e della protesica rischia di tradursi in meno prestazioni, meno offerta e liste d’attesa ancora più lunghe. È l’allarme lanciato dall’Uap, l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, che questa mattina a Roma ha presentato i propri dati sul decreto destinato a entrare in vigore il 21 settembre.Secondo l’analisi dell’associazione, su 2.040 tariffe esaminate, 1.591, pari al 78%, non registrano alcun aumento. Altre 448 vengono invece incrementate, ma per 156 di queste l’aumento è comunque inferiore all’inflazione maturata dal novembre 2024. Il risultato, sostiene l’Uap, è che 1.748 prestazioni su 2.040, l’85,7% del totale, avrebbero una tariffa nel luglio 2026 inferiore a quella che si sarebbe ottenuta semplicemente rivalutando con l’inflazione il valore del novembre 2024.“Tariffe sotto i costi, pazienti in coda”A guidare la protesta è la presidente dell’Uap Mariastella Giorlandino, che chiede una revisione urgente del provvedimento. «Le tariffe devono consentire di erogare le cure», è il punto di partenza della sua proposta, con valori costruiti sui costi reali delle prestazioni, dati verificabili e aggiornamenti periodici.Il timore è che tariffe non sufficienti a coprire i costi spingano molte strutture private accreditate a ridurre o interrompere alcune prestazioni. Con una conseguenza diretta sul servizio pubblico: milioni di pazienti potrebbero riversarsi sulle strutture pubbliche, aggravando ulteriormente le liste d’attesa.L’Uap rivendica infatti il ruolo del privato accreditato all’interno del Servizio sanitario nazionale. Nel 2024, secondo i dati citati dall’associazione, la componente privata ha garantito il 28 per cento dei ricoveri del Ssn, circa 2,2 milioni su oltre 7,7 milioni complessivi. Nella specialistica ambulatoriale, l’ultimo dato disponibile, relativo al 2023, indica invece una quota privata del 36,2 per cento delle prestazioni: oltre 291 milioni su più di 804 milioni.La proposta: pubblico e privato insiemePer Giorlandino il punto non è sostituire il pubblico con il privato, ma costruire una rete nella quale le due componenti siano integrate e coordinate da una forte regia pubblica. «La sanità privata accreditata è parte della rete del Servizio sanitario nazionale», ha ribadito la presidente dell’Uap.L’associazione chiede dunque al governo di intervenire prima della piena applicazione del nuovo nomenclatore, modificando le tariffe e introducendo un sistema basato sui costi effettivi delle prestazioni e su aggiornamenti regolari. Alla conferenza hanno aderito anche Amsi, Umem e Uniti per Unire, che hanno condiviso l’allarme su liste d’attesa, personale e sostenibilità delle strutture.In sala anche Maria Grazia CucinottaA moderare l’incontro, organizzato al CEOforLIFE Clubhouse di piazza Monte Citorio, è stata Maria Grazia Cucinotta, presentata dall’Uap come da sempre impegnata a favore delle persone più deboli e vulnerabili. L’attrice ha condotto la conferenza alla quale erano stati invitati anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.La presenza di Cucinotta, dunque, fa da cornice all’iniziativa, mentre il cuore della contestazione resta il nuovo sistema delle tariffe e il rischio, denunciato dall’Uap, che dietro aumenti nominali si nasconda in realtà una riduzione del valore delle prestazioni rispetto all’inflazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902927608202.PDF §---§ title§§ «Sanità, serve un Patto tra tutte le forze politiche» - L'Unione Sarda.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902966008586.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "unionesarda.it" del 09 Sep 2026

«Sanità, serve un Patto tra tutte le forze politiche». 3 minuti con... - L''Unione Sarda.it

pubDate§§ 2026-09-09T13:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902966008586.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902966008586.PDF', 'title': 'unionesarda.it'} tp:url§§ https://www.unionesarda.it/3-minuti-con/sanita-serve-un-patto-tra-tutte-le-forze-politiche-eklqq5ql tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902966008586.PDF tp:ocr§§ La spesa sanitaria pubblica pro-capite dell’Italia è la più bassa tra i Paesi del G7, e al quindicesimo posto tra i 27 dell’area Ocse, al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse che a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato i 36 miliardi di euro. Con questi dati la Fondazione Gimbe traccia un quadro impietoso: «Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dice il presidente Nino Cartabellotta – non è più una questione contabile, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci». Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti. «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat al 1° gennaio 2026 – dice Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Servizio sanitario nazionale sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia». Prosegue Cartabellotta: «L’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto, oggi si è trasformato in un abisso»: nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania (8.726). Il Regno Unito, che condivide con l’Italia il “modello Beveridge”, partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia. «Questi dati confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica». Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. In questo quadro – prosegue Gimbe - diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della comunità e 307 Ospedali di comunità. Lo stesso ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle “scatole vu ote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090902966008586.PDF §---§