title§§ I fondi per la sanità = I pochi fondi per la sanità e il welfare
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DI BOLOGNA" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ I FONDI PER LA SANITÀ I problemi ? L’editoriale I pochi fondi per la sanità e il welfare I dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe parlano chiaro. Il Welfare e il Servizio sanitario nazionale (Ssn) sono in difficoltà. Il governo di centrodestra usa la forbice finanziaria per tagliare il Fondo di finanziamento della spesa sociale e sanitaria. Su quest’ultima il calo è di entità tale da rendere possibile il crollo dell’intero sistema. La presidente del Consiglio Meloni e il ministro dell’economia Giorgetti avevano promesso che la spesa per la sanità pubblica si sarebbe attestata nel 2026 al 6,4% del Pil. Invece si è fermata al 6,2 non garantendo l’adeguamento all’aumento dell’inflazione del 3,3%. Tradotto in termini dello stato di salute del Paese il rischio è che milioni di persone possano rinunciare alle cure e all’assistenza. Inoltre, si parla di un emendamento in commissione parlamentare presentato dal centrodestra che vorrebbe limitare la spesa nelle Residenze riabilitative per anziani al solo costo sanitario e non più a quello socioassistenziale da privatizzare. Tradotto in esiti di spesa, sempre secondo la Fondazione Gimbe, l’Italia è nel fanalino di coda dei G7 e sotto la media dei Paesi europei dell’area Ocse. Un solo esempio: in Germania la spesa pubblica rispetto al Pil è doppia (l’11%) rispetto al nostro misero 6,2%. Parlare di progressivo e inarrestabile sottofinanziamento della spesa sanitaria non dà la portata dell’attacco al sistema pubblico. C’è un aspetto ancora più preoccupante nella politica di smantellamento del centrodestra. continua a pagina 5 SEGUE DALLA PRIMA R itorna con determinazione il disegno del governo non più nazionalista ma regionalista. Ha deciso di riconoscere l’Autonomia differenziata, anche in materia sanitaria, alle quattro Regioni governate dalla stessa maggioranza: Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto. Queste Regioni stanno programmando un accordo legislativo che di fatto smembra il territorio nazionale in due parti. Quella del Nord ricca e non solidale. Quella del Centrosud a risorse ridotte e a necessità crescente di servizi pubblici. Se questo dovesse accadere in Italia, avremmo il rafforzamento strutturale delle diseguaglianze. ? Ci sarebbero alcune Regioni primatiste e autosufficienti e ci sarebbero invece altre Regioni bisognose e con scarsa possibilità di compensazione dei finanziamenti. Sembra che la sinistra si voglia accodare a tale sciagurata politica. Giustamente il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale ha colto la pericolosità di questo disegno del centrodestra. E forte dell’appoggio dei Sindaci, in particolare di quello del capoluogo bolognese Lepore, ha suonato il campanello d’allarme. Da politico nazionale ha fatto una proposta alternativa: No all’autonomia differenziata e alla privatizzazione; Si alla riforma del Servizio sanitario tramite l’aumento del Fondo sanitario nazionale di venti miliardi in caso di governo del centrosinistra e di quello della Regione EmiliaRomagna di cinque miliardi. Una proposta ragionevole che l’area progressista farebbe bene a fare sua se si vuole candidare al governo del paese. Giovanni De Plato © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giovanni De Plato Heading: I problemi Highlight: Image: -tit_org- I fondi per la sanità I pochi fondi per la sanità e il welfare -sec_org-
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title§§ Si valuta la cessione della Ducati = L'ad di Audi: «Valutazioni su Ducati» Lepore pronto a sostenere i sindacati
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DI BOLOGNA" del 09 Sep 2026
Lo conferma a Bloomberg l'ad di Audi Gernot DélIner. Il sindaco convoca i sindacati Il manager tedesco: «Ne stiamo discutendo, ma nulla è deciso». Il valore sarebbe intorno a 1,25 miliardi La preoccupazione del sindaco che ha convocato i metalmeccanici a Palazzo d'Accursio per venerdì
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tp:ocr§§ MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026 REDAZIONE e AMMINISTRAZIONE: Viale Del Risorgimento 10 - 40136 Bologna - Tel 051 3951201 - Fax 051 3951289 - E-mail: redazione@corrieredibologna.it Sabato l’inaugurazione Una nuova stella nella strada del jazz di Piero Di Domenico a pagina 11 Distribuito con il Corriere della Sera - Non vendibile separatamente 30° Nubi sparse 14.4 Km/h 71% GIO VEN 18°/ 23° 18°/ 24° SAB DOM 18°/ 25° 16°/ 26° Pietro corrieredibologna.it I problemi I FONDI PER LA SANITÀ di Giovanni De Plato I dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe parlano chiaro. Il Welfare e il Servizio sanitario nazionale (Ssn) sono in difficoltà. Il governo di centrodestra usa la forbice finanziaria per tagliare il Fondo di finanziamento della spesa sociale e sanitaria. Su quest’ultima il calo è di entità tale da rendere possibile il crollo dell’intero sistema. La presidente del Consiglio Meloni e il ministro dell’economia Giorgetti avevano promesso che la spesa per la sanità pubblica si sarebbe attestata nel 2026 al 6,4% del Pil. Invece si è fermata al 6,2 non garantendo l’adeguamento all’aumento dell’inflazione del 3,3%. Tradotto in termini dello stato di salute del Paese il rischio è che milioni di persone possano rinunciare alle cure e all’assistenza. Inoltre, si parla di un emendamento in commissione parlamentare presentato dal centrodestra che vorrebbe limitare la spesa nelle Residenze riabilitative per anziani al solo costo sanitario e non più a quello socioassistenziale da privatizzare. Tradotto in esiti di spesa, sempre secondo la Fondazione Gimbe, l’Italia è nel fanalino di coda dei G7 e sotto la media dei Paesi europei dell’area Ocse. Un solo esempio: in Germania la spesa pubblica rispetto al Pil è doppia (l’11%) rispetto al nostro misero 6,2%. Parlare di progressivo e inarrestabile sottofinanziamento della spesa sanitaria non dà la portata dell’attacco al sistema pubblico. C’è un aspetto ancora più preoccupante nella politica di smantellamento del centrodestra. continua a pagina 5 La vertenza L’incontro fissato a Palazzo d’Accursio per il prossimo 11 settembre. Il futuro della Rossa non ancora deciso Si valuta la cessione della Ducati Lo conferma a Bloomberg l’ad di Audi Gernot Döllner. Il sindaco convoca i sindacati In un’intervista ripresa da Bloomberg, è l’ad di Audi, Gernot Döllner, a confermare che la discussione sulla cessione di Ducati è in corso. «All’interno del gruppo Volkswagen siamo impegnati in una gestione del portafoglio rigorosa e responsabile», ha affermato, aggiungendo che «parte del processo di valutazione è discutere anche di Ducati, anche se non è stato ancora deciso nulla». Secondo le stime degli analisti citate da Bloomberg, l’azienda motociclistica produttrice dell’iconica Rossa verrebbe valutata circa 1,25 miliardi di a pagina 2 Brognoli euro. L’AGENZIA DEL DEMANIO Ex Perotti ed ex Stamoto, i progetti per dare nuova vita alle caserme Bologna prova a chiudere una stagione lunga decenni, quella delle ex caserme e aree militari. Da vuoti urbani a nuovi pezzi di città: è il messaggio emerso all’Agenzia del Demanio, dove sono stati presentati il progetto Alma per l’ex Caserma Perotti e il nuovo bando Reinventing Cities per l’ex Stamoto. Alla ex Perotti, tra gli elementi più innovativi è previsto un rain garden, area verde capace di raccogliere temporaneamente l’acqua durante gli eventi meteorologici più intensi. a pagina 3 Gulyeyeva Una storia di 40 anni Si indaga da zero sul presunto «mostro» Scontri per Fakir altri 15 denunciati 150 posizioni passate al setaccio Salgono a 26 le persone denunciate alla Procura di Bologna per gli scontri della serata del 20 luglio, le proteste anche violente scoppiate in centro a margine del presidio pacifico e partecipato convocato dal sindaco Matteo Lepore in piazza Maggiore per stringersi intorno alla famiglia di Fakir. Altre quindici persone sono accusate di devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lancio di oggetti ma sono in 150 sotto la lente. Intanto i primi esami tossicologici confermano l’assunzione di cocaina a
pagina 5 da parte di Fakir. VERSO LE COMUNALI Modena, il mistero dei delitti senza colpevole Otto donne uccise e nessun colpevole, una scia di delitti lunga quarant’anni. A Modena si è ripreso a indagare sul presunto mostro che uccise dal 1985 al 1995. I reperti saranno analizzati con le nuove tecniche scientifiche. a pagina 7 Lanzilli Guccini, via Paolo Fabbri va alla moglie Aperto il testamento: alla figlia Teresa altri beni. Ma c’è una versione successiva La casa di via Paolo Fabbri 43, da sempre meta di pellegrinaggio dei fan di Francesco Guccini, andrà alla moglie Raffaella Zuccari. È quanto si è scoperto alla lettura avvenuta ieri del testamento del Maestrone nell’ufficio del notaio Lorenzo Luca. All’indirizzo più celebre della canzone d’autore italiana aveva abitato Teresa con mamma Angela e babbo Francesco, prima che i due si separassero. La notizia non sarebbe stata gradita alla figlia che a quella casa, comprensibilmente, tiene moltisIL CASO DROGA, CONFERMA DAGLI ESAMI simo. Ma pare ci sia un altro testamento, depositato dal notaio Stame, successivo a questo del 2015 e che quindi invaliderebbe il primo. Si attende di capire se anche in quello la casa in Cirenaica è destinata alla moglie. «Si tratta di una vicenda che ha una sua delicatezza e una sua natura privatistica — fanno sapere fonti vicine alla famiglia — ma effettivamente sembra che ci sia un secondo testamento». Servizi in Nazionale © RIPRODUZIONE RISERVATA Summit del centrodestra sul candidato di Bologna I nodi ancora da sciogliere Il summit tra i leader nazionali del centrodestra non scioglie i nodi sulla scelta migliore per la candidatura a sindaco di Bologna. a pagina 6 Rosano L’ad di Audi: «Valutazioni su Ducati» Lepore pronto a sostenere i sindacati Il manager tedesco: «Ne stiamo discutendo, ma nulla è deciso». Il valore sarebbe intorno a 1,25 miliardi La preoccupazione del sindaco che ha convocato i metalmeccanici a Palazzo d’Accursio per venerdì In un’intervista ripresa da Bloomberg, è l’ad di Audi, Gernot Döllner, a confermare che la discussione sulla cessione di Ducati è in corso. «All’interno del gruppo Volkswagen siamo impegnati in una gestione del portafoglio rigorosa e responsabile», ha affermato, aggiungendo che «parte del processo di valutazione è discutere anche di Ducati, anche se non è stato ancora deciso nulla». Secondo le stime degli analisti citate da Bloomberg, l’azienda motociclistica produttrice dell’iconica Rossa verrebbe valutata circa 1,25 miliardi di a pagina 2 Brognoli euro. Le speculazioni su una possibile cessione della Ducati Motor, «simbolo tra i più fulgidi del Made in Italy nel mondo» per utilizzare le parole del presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, si sono addensate proprio nei giorni più felici per la casa di Borgo Panigale, intenta a festeggiare un secolo di storia. A stretto giro dalle celebrazioni per i suoi 100 anni dalla fondazione, il 4 luglio 1926, le indiscrezioni che avevano messo in stato di allerta sia la casa motociclistica bolognese che le istituzioni emiliano-romagnole, hanno trovato conferma nelle parole dei vertici tedeschi: in un’intervista ripresa da Bloomberg, è stato lo stesso amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, a indicare che la discussione sul futuro della Rossa di Borgo Panigale è effettivamente in corso. «All’interno del gruppo Volkswagen siamo impegnati in una gestione del portafoglio rigorosa e responsabile», ha affermato Döllner, aggiungendo che «parte del processo di valutazione è discutere anche di Ducati, anche se non è stato ancora deciso nulla». Secondo le stime degli analisti citate da Bloomberg, l’azienda motociclistica produttrice dell’iconica Rossa — che nel 2025 ha registrato un fatturato di 925 milioni di euro e conta oltre 2mila dipendenti — verrebbe valutata circa 1,25 miliardi di euro. L’azienda di Borgo Panigale, che già nel 2017 aveva rischiato la vendita, rientra tra le 600 attività su un totale di duemila attualmente sotto la lente del colosso automobilistico tedesco. Perché Volkswagen, che dal 2012 controlla attraverso Au
di sia Ducati Motor che Automobili Lamborghini, sta affrontando un gigantesco e doloroso piano di ristrutturazione, con l’approvazione della riduzione di circa un terzo del portafoglio di attività e partecipazioni: l’obiettivo dell’azienda è abbattere i costi attraverso una nuova riorganizzazione che potrebbe comportare il taglio fino a un totale di 100 mila posti di lavoro a livello globale. Le novità arrivate direttamente dalla Germania hanno alimentato nuove preoccupazioni nelle istituzioni locali, già intervenute nei giorni scorsi per mettere in chiaro le priorità su un caso percepito a tutti gli effetti come una «doccia fredda»: sulla Ducati, aveva infatti evidenziato il vicepresidente della Regione con delega allo sviluppo Vincenzo Colla, «non può essere fatta speculazione finanziaria». E ieri, dopo le rassicurazioni rivolte dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso all’amministratore delegato dell’azienda di Borgo Panigale Claudio Domenicali, anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha espresso apprensione per i possibili risvolti occupazionali e industriali della vicenda. «Siamo in contatto con i sindacati competenti e voglio incontrarli al più presto», ha garantito il primo cittadino che vedrà i sindacati dei metalmeccanici questo venerdì a Palazzo d’Accursio. All’appuntamento, fa sapere il Comune, ci saranno sia i segretari nazionali che locali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Intanto, la linea sul territorio resta di netta chiusura di fronte a qualsiasi rischio di depauperamento del marchio. Già de Pascale, infatti, aveva ribadito la necessità, di fronte a una cessione o valorizzazione di Ducati Motor, «che qualsiasi potenziale acquirente sia vagliato con grandissima attenzione da parte del governo italiano». Il punto essenziale, aveva spiegato, è «mettere Ducati nelle condizioni di continuare a fare ciò che sa fare, impedendo che un patrimonio italiano venga intaccato o disperso». Un concetto rimarcato con forza dallo stesso Colla, secondo cui «Ducati deve rimanere qui perché esprime comp e te n ze e cce z i o n a l i » . A Volkswagen, rimane il punto fermo, per la Regione, «va chiesto con chiarezza che cosa vogliono fare. E il governo è il messaggio del presidente deve usare tutti gli strumenti di legge e di politica industriale perché chi possiede la Ducati continui a dare uno slancio a un’attività industriale produttiva in Italia». Ludovica Brognoli ---End text--- Author: Ludovica Brognoli Heading: Highlight: Il caso ? Il piano di risanamento del gruppo Volkswagen, proprietario del marchio Ducati attraverso Audi (così come di Lamborghini), prevede che Volkswagen metta sul mercato su almeno un terzo delle proprie partecipazioni nel mondo (per un totale di 750 quote azionarie) ? Tra le possibili cessioni anche Ducati, che proprio quest’anno festeggia cento anni di storia dalla sua fondazione, il 4 luglio del 1926 I numeri Nel 2025 Ducati Motor ha fatturato 925 milioni e conta oltre duemila dipendenti Istituzioni mobilitate Dal governo al Comune, c’è grande ansia per un marchio del Made in Italy Image:MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026 REDAZIONE e AMMINISTRAZIONE: Viale Del Risorgimento 10 - 40136 Bologna - Tel 051 3951201 - Fax 051 3951289 - E-mail: redazione@corrieredibologna.it Sabato l’inaugurazione Una nuova stella nella strada del jazz di Piero Di Domenico a pagina 11 Distribuito con il Corriere della Sera - Non vendibile separatamente 30° Nubi sparse 14.4 Km/h 71% GIO VEN 18°/ 23° 18°/ 24° SAB DOM 18°/ 25° 16°/ 26° Pietro corrieredibologna.it I problemi I FONDI PER LA SANITÀ di Giovanni De Plato I dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe parlano chiaro. Il Welfare e il Servizio sanitario nazionale (Ssn) sono in difficoltà. Il governo di centrodestra usa la forbice finanziaria per tagliare il Fondo di finanziamento della spesa sociale e sanitaria. Su quest’ultima il calo è di entità tale da rendere possibile il crollo dell’intero sistema. La presidente del Consiglio Meloni e il ministro dell’economia Giorgetti avevano promesso che la spesa per la sanità pu
bblica si sarebbe attestata nel 2026 al 6,4% del Pil. Invece si è fermata al 6,2 non garantendo l’adeguamento all’aumento dell’inflazione del 3,3%. Tradotto in termini dello stato di salute del Paese il rischio è che milioni di persone possano rinunciare alle cure e all’assistenza. Inoltre, si parla di un emendamento in commissione parlamentare presentato dal centrodestra che vorrebbe limitare la spesa nelle Residenze riabilitative per anziani al solo costo sanitario e non più a quello socioassistenziale da privatizzare. Tradotto in esiti di spesa, sempre secondo la Fondazione Gimbe, l’Italia è nel fanalino di coda dei G7 e sotto la media dei Paesi europei dell’area Ocse. Un solo esempio: in Germania la spesa pubblica rispetto al Pil è doppia (l’11%) rispetto al nostro misero 6,2%. Parlare di progressivo e inarrestabile sottofinanziamento della spesa sanitaria non dà la portata dell’attacco al sistema pubblico. C’è un aspetto ancora più preoccupante nella politica di smantellamento del centrodestra. continua a pagina 5 La vertenza L’incontro fissato a Palazzo d’Accursio per il prossimo 11 settembre. Il futuro della Rossa non ancora deciso Si valuta la cessione della Ducati Lo conferma a Bloomberg l’ad di Audi Gernot Döllner. Il sindaco convoca i sindacati In un’intervista ripresa da Bloomberg, è l’ad di Audi, Gernot Döllner, a confermare che la discussione sulla cessione di Ducati è in corso. «All’interno del gruppo Volkswagen siamo impegnati in una gestione del portafoglio rigorosa e responsabile», ha affermato, aggiungendo che «parte del processo di valutazione è discutere anche di Ducati, anche se non è stato ancora deciso nulla». Secondo le stime degli analisti citate da Bloomberg, l’azienda motociclistica produttrice dell’iconica Rossa verrebbe valutata circa 1,25 miliardi di a pagina 2 Brognoli euro. L’AGENZIA DEL DEMANIO Ex Perotti ed ex Stamoto, i progetti per dare nuova vita alle caserme Bologna prova a chiudere una stagione lunga decenni, quella delle ex caserme e aree militari. Da vuoti urbani a nuovi pezzi di città: è il messaggio emerso all’Agenzia del Demanio, dove sono stati presentati il progetto Alma per l’ex Caserma Perotti e il nuovo bando Reinventing Cities per l’ex Stamoto. Alla ex Perotti, tra gli elementi più innovativi è previsto un rain garden, area verde capace di raccogliere temporaneamente l’acqua durante gli eventi meteorologici più intensi. a pagina 3 Gulyeyeva Una storia di 40 anni Si indaga da zero sul presunto «mostro» Scontri per Fakir altri 15 denunciati 150 posizioni passate al setaccio Salgono a 26 le persone denunciate alla Procura di Bologna per gli scontri della serata del 20 luglio, le proteste anche violente scoppiate in centro a margine del presidio pacifico e partecipato convocato dal sindaco Matteo Lepore in piazza Maggiore per stringersi intorno alla famiglia di Fakir. Altre quindici persone sono accusate di devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lancio di oggetti ma sono in 150 sotto la lente. Intanto i primi esami tossicologici confermano l’assunzione di cocaina a pagina 5 da parte di Fakir. VERSO LE COMUNALI Modena, il mistero dei delitti senza colpevole Otto donne uccise e nessun colpevole, una scia di delitti lunga quarant’anni. A Modena si è ripreso a indagare sul presunto mostro che uccise dal 1985 al 1995. I reperti saranno analizzati con le nuove tecniche scientifiche. a pagina 7 Lanzilli Guccini, via Paolo Fabbri va alla moglie Aperto il testamento: alla figlia Teresa altri beni. Ma c’è una versione successiva La casa di via Paolo Fabbri 43, da sempre meta di pellegrinaggio dei fan di Francesco Guccini, andrà alla moglie Raffaella Zuccari. È quanto si è scoperto alla lettura avvenuta ieri del testamento del Maestrone nell’ufficio del notaio Lorenzo Luca. All’indirizzo più celebre della canzone d’autore italiana aveva abitato Teresa con mamma Angela e babbo Francesco, prima che i due si separassero. La notizia non sarebbe stata gradita alla figlia che a quella casa, comprensibilmente, tiene moltisIL CASO DROGA, CONFERMA DAGLI ES
AMI simo. Ma pare ci sia un altro testamento, depositato dal notaio Stame, successivo a questo del 2015 e che quindi invaliderebbe il primo. Si attende di capire se anche in quello la casa in Cirenaica è destinata alla moglie. «Si tratta di una vicenda che ha una sua delicatezza e una sua natura privatistica — fanno sapere fonti vicine alla famiglia — ma effettivamente sembra che ci sia un secondo testamento». Servizi in Nazionale © RIPRODUZIONE RISERVATA Summit del centrodestra sul candidato di Bologna I nodi ancora da sciogliere Il summit tra i leader nazionali del centrodestra non scioglie i nodi sulla scelta migliore per la candidatura a sindaco di Bologna. a pagina 6 Rosano L’ad di Audi, Gernot Döllner La carrozza I convogli sono lunghi 34 metri e potranno trasportare fino a 225 passeggeri con 68 posti a sedere -tit_org- Si valuta la cessione della Ducati L’ad di Audi: «Valutazioni su Ducati» Lepore pronto a sostenere i sindacati -sec_org-
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title§§ "Pubblico e privato: insieme per cure tempestive e risultati per1 pazienti"
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Estratto da pag. 6 di "L'IDENTITÀ" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ SANITÀ, L’EVENTO DELL’UAP A ROMA “Pubblico e privato insieme per cure tempestive e risultati per i pazienti” S uperare la contrapposizione tra sanità pubblica e privata accreditata e costruire un’unica rete capace di garantire cure più rapide ai cittadini. È questo il messaggio che l’UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata porterà oggi al centro della conferenza stampa nazionale in programma alle 11 presso la CEOforLIFE Clubhouse di piazza Montecitorio, a Roma. A moderare l’incontro sarà l’attrice Maria Grazia Cucinotta, da anni impegnata in iniziative sociali e a sostegno delle persone più fragili, insieme alla presidente dell’UAP Mariastella Giorlandino e ai rappresentanti delle associazioni che aderiscono all’Unione. Invitati anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. L’UAP rappresenta una parte consistente della sanità privata accreditata italiana: ambulatori, poliambulatori, centri diagnostici, strutture riabilitative e ospedali che operano in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Si tratta di realtà private, ma autorizzate e accreditate dalle Regioni per erogare prestazioni sanitarie comprese nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), quindi a carico del SSN. Proprio da questa premessa parte la tesi dell’associazione: pubblico e privato accreditato non sono due sistemi in competizione, bensì due componenti della stessa rete sanitaria, entrambe chiamate a garantire il diritto alla cura sotto la programmazione e il controllo dello Stato. Tra i temi centrali, quello delle liste d’attesa, uno dei problemi più sentiti dai cittadini. Secondo l’UAP, una parte della capacità assistenziale già disponibile rimane inutilizzata per limiti di programmazione regionale e di budget, mentre migliaia di pazienti attendono mesi per una visita specialistica, una Tac o una risonanza magnetica. L’associazione sostiene che, quando una struttura pubblica non riesce a garantire una prestazione nei tempi clinicamente necessari, il Servizio sanitario dovrebbe poter utilizzare con maggiore flessibilità la disponibilità delle strutture private accreditate. Non come forma di privatizzazione, ma come strumento di migliore organizzazione delle risorse pubbliche. Un altro capitolo riguarda il nomenclatore tariffario, cioè il sistema che stabilisce quanto il SSN riconosce per ogni prestazione sanitaria. Per l’UAP molte tariffe nazionali non rifletterebbero più i costi effettivi sostenuti dalle strutture, aumentati negli ultimi anni per personale, energia, tecnologie e materiali. Tra le proposte di interventi, quello di definire tariffe costruite sui costi reali di produzione delle prestazioni e introdurre un meccanismo di aggiornamento automatico attraverso un indice ufficiale, così da evitare che l’inflazione ne riduca progressivamente il valore tra una revisione e l’altra. Insomma, per la presidente UAP Giorlandino, il tema non riguarda soltanto la sostenibilità economica delle strutture private, ma l’intero Servizio sanitario nazionale: “Le tariffe devono consentire di erogare le cure; la programmazione deve renderle disponibili quando servono. Ma contare le prestazioni non basta: sono i risultati di salute per i pazienti a dover orientare l’organizzazione dei servizi e l’impiego delle risorse”. La scelta degli invitati non è casuale. Dopo mesi di interlocuzioni con esponenti di diversi schieramenti, rimaste – secondo l’associazione – senza risultati concreti, l’UAP ha deciso di concentrare il confronto sui responsabili delle risorse economiche e dell’organizzazione sanitaria. L’obiettivo dichiarato è aprire un dibattito che vada oltre la tradizionale divisione tra pubblico e privato e riporti al centro una domanda semplice: come garantire ai cittadini cure di qualità nei tempi appropriati utilizzando al meglio tutte le risorse già presenti nel Servizio sanitario nazionale. Uno slogan scelto sintetizza questa visione: “Pubblico + privato accreditato = SSN: un solo sistema,
un solo diritto alla cura”. Un messaggio con cui l’UAP punta a rilanciare il confronto sulla riorganizzazione della sanità italiana partendo non dagli erogatori, ma dai bisogni dei pazienti. ---End text--- Author: ELEONORA CIAFFOLONI Heading: Highlight: Image: -tit_org- “Pubblico e privato: insieme per cure tempestive e risultati per1 pazienti” -sec_org-
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title§§ Giorgia Meloni, dagli applausi di Bari alla sfida verso il voto
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Estratto da pag. 6 di "LE CRONACHE LUCANE" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ Dalla stabilità conquistata alle questioni ancora irrisolte: il Governo dovrà trasformare i risultati in risposte concrete per gli italiani Giorgia Meloni, dagli applausi di Bari alla sfida verso il voto DI GIANFRANCO BLASI G iorgia Meloni, da Bari, ha rivendicato il percorso compiuto dal suo Governo. Lo ha fatto con l’orgoglio di chi considera questi anni una prova superata. La maggioranza ha retto, il Governo è diventato il più longevo della storia della Repubblica. L’Italia ha recuperato un ruolo internazionale che sembrava essersi appannato. L’occupazione è cresciuta. Sono fatti che sarebbe difficile negare e sarebbe altrettanto sbagliato ignorare.Ma proprio perché la legislatura si avvia verso la sua parte conclusiva, il problema non è più soltanto raccontare ciò che è stato fatto. È capire cosa resta da fare. E soprattutto capire se ciò che è stato fatto è riuscito davvero a cambiare la vita degli italiani.Il prossimo anno gli elettori torneranno a votare. E allora il consenso non sarà costruito soltanto sulla durata del Governo, sulla sua stabilità o sulla capacità di Giorgia Meloni di muoversi sulla scena internazionale. Sarà costruito anche, e forse soprattutto, sulla vita quotidiana.Nessuno può negare a Giorgia Meloni il significato storico di essere stata la prima donna alla guida del Paese. Il suo è il Governo più lungo della storia della nostra Repubblica. È un dato politico e istituzionale di grande rilievo. Poi, naturalmente, si può discutere della qualità delle scelte, dei risultati raggiunti e delle cose che non hanno funzionato. Ma partire da questo riconoscimento è necessario.Ora, però, arriva l’ultimo chilometro. Ed è spesso quello più difficile. COSA RESTA DA FARE A mio avviso ci sono almeno tre grandi questioni sulle quali il Governo dovrà misurarsi nei prossimi mesi: sanità pubblica, sostegno alle piccole imprese e riforma fiscale.La sanità è probabilmente la questione più delicata. Perché riguarda il rapporto più diretto tra lo Stato e il cittadino: il diritto alla cura.Secondo i dati richiamati dalla Fondazione Gimbe, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2 per cento del Pil, contro il 7,1 per cento della media europea e dell’area Ocse. Il divario con gli altri Paesi europei, secondo la Fondazione, vale 36,1 miliardi di euro.Sono numeri che non possono essere archiviati come una semplice questione contabile.Partendo dal fatto che ci sono anche le responsabilità delle Regioni, che gestiscono per delega la sanità pubblica, non si può negare che dietro quei numeri ci sono le liste d’attesa, i pronto soccorso affollati, le difficoltà dei medici e degli operatori sanitari, le famiglie costrette a ricorrere al privato quando possono permetterselo e quelle che, quando non possono, semplicemente rinunciano.Una grande politica per la sanità pubblica, con scelte iniziali che si rendano visibili nella prossima Legge di Bilancio, sarebbe dunque una delle risposte più concrete che il Governo potrebbe dare alla domanda di cambiamento che attraversa il Paese. LE PICCOLE IMPRESE C’è poi il mondo delle piccole imprese e del commercio.Negli ultimi sette otto anni sono scomparse oltre 111 mila imprese del commercio al dettaglio e, nello stesso arco di tempo, i piccoli esercenti, secondo le stime di categoria, hanno perso 16,7 miliardi di euro. Dunque, un problema trasversale che riguarda strutturalmente il paese.Non siamo di fronte soltanto a numeri economici. Quando chiude un negozio non scompare un’attività. Scompare un pezzo di comunità. Si perde un servizio, si impoverisce una strada, si riduce la vitalità di un quartiere o di un piccolo centro.Il piccolo commercio è parte della struttura sociale del Paese. E la piccola impresa continua ad essere una delle grandi forze dell’economia italiana.Il Governo dovrà quindi interrogarsi su come accompagnare questa parte del sistema produttivo, che peraltro è culturalmente vicina al centro destra. Meno burocrazia, accesso al credito, condizioni più favorevoli per chi investe, strumenti di sostegno nei momenti di difficoltà. Non per d
ifendere artificialmente ciò che non è più competitivo, ma per evitare che un eccesso di vincoli e di costi renda impossibile anche ciò che potrebbe ancora salvarsi e crescere. UN FISCO CHE TORNI AD ESSERE TRASPARENTE Il terzo grande capitolo è quello fiscale.La pressione fiscale al 43,1 per cento del Pil colloca l’Italia al quinto posto nell’Unione europea. Per famiglie, lavoratori, professionisti e imprese il peso delle imposte si somma all’aumento dei costi e rende sempre più difficile trovare un equilibrio nei bilanci.Qui c’è una questione che va oltre la semplice riduzione delle tasse.Il fisco deve tornare ad essere comprensibile. Deve esserci un rapporto più trasparente tra quello che lo Stato chiede e quello che lo Stato restituisce in servizi, sicurezza, infrastrutture, sanità, scuola.Chi lavora, produce, assume e investe deve poter conoscere le regole e sapere che quelle regole non cambieranno continuamente.Una riforma fiscale, dunque, non dovrebbe essere soltanto una redistribuzione di aliquote. Dovrebbe essere anche una ricostruzione del rapporto di fiducia tra cittadino e Stato.E questa, forse, è una delle grandi questioni politiche del nostro tempo. IL GOVERNO HA UNA RESPONSABILITÀ IN PIÙ Il Governo Meloni ha buone ragioni per rivendicare quanto fatto finora. L’occupazione ha dato segnali positivi, con una crescita dei contratti soprattutto a tempo indeterminato. L’Italia ha recuperato peso e autorevolezza sul piano internazionale. Sono state adottate misure per affrontare il costo dell’energia e sostenere alcune categorie particolarmente esposte, come gli automobilisti e l’autotrasporto.Ma proprio perché il Governo ha raggiunto una posizione di forza, oggi ha anche una responsabilità maggiore.Non può limitarsi a dimostrare di essere durato. Deve dimostrare che la durata è servita a cambiare qualcosa. Questa è la vera sfida. La stabilità diventa un valore politico quando produce riforme, crescita, servizi migliori, opportunità. Quando riesce a trasformare la continuità dell'azione politica in una maggiore sicurezza per le famiglie e per le imprese. Ed è proprio la percezione di sicurezza di cittadini, imprese e famiglie, una delle chiavi di lettura principale della prossima campagna elettorale. Ed in questo, storicamente, il centro destra è in vantaggio sui propri competitori. Ma non basta, servono scelte, le più chiare possibili. LA SFIDA DELL’ULTIMO CHILOMETRO Nel 2027 gli elettori giudicheranno il Governo sulla base di ciò che è stato fatto, ma anche sulla capacità di indicare una direzione per ciò che ancora deve essere realizzato.Giorgia Meloni ha oggi una condizione politica che pochi presidenti del Consiglio hanno avuto prima di lei. Ha una maggioranza stabile, una leadership riconosciuta nel centrodestra, una posizione internazionale consolidata e la possibilità di arrivare al voto rivendicando una legislatura lunga e senza crisi di Governo.È una grande risorsa. Ma è anche una grande responsabilità.Perché quando si è avuto tempo e forza politica, diventa più difficile attribuire ciò che non è stato fatto alle condizioni esterne o alle emergenze.Il giudizio degli italiani sarà allora molto semplice.Non riguarderà soltanto Giorgia Meloni. Riguarderà il rapporto tra la politica e la vita reale.La domanda sarà se la stabilità del Governo è riuscita a diventare stabilità nelle famiglie. Se la crescita dell’occupazione è diventata maggiore benessere. Se la credibilità internazionale dell’Italia è diventata maggiore capacità di attrarre investimenti e creare opportunità. È questo l’ultimo chilometro. E forse è anche il più importante. Perché il consenso, alla fine, non si misura soltanto nei sondaggi, nei congressi o nelle piazze. Si misura nella percezione che una persona ha della propria vita.Se può curarsi. Se può lavorare. Se può fare impresa. Se può pagare le tasse senza sentirsi oppressa. Se può guardare ai propri figli senza avere la sensazione che il futuro sia sempre più lontano.È lì che Giorgia Meloni, a cui bisogna riconoscere tanto, dovrà giocare la sua nuova e forse più diffile partita
.Ed è lì che, nel 2027, gli italiani daranno il loro giudizio. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Giorgia Meloni, dagli applausi di Bari alla sfida verso il voto -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Gran finale alla Versiliana con tanti talk show
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Estratto da pag. 49 di "NAZIONE MASSA E CARRARA" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ Gran finale alla Versiliana con tanti talk show Prende il via oggi la «Festa del Fatto Quotidiano» MARINA DI PIETRASANTA Cinque giorni pieni di incontri e ospiti su politica, cultura, satira e spettacolo. Dopo tanti anni la «Festa del Fatto Quotidiano» torna in Versiliana da oggi a domenica, col patrocinio del Comune. Si parte oggi alle 18 al teatro con il flashmob «Il futuro non si arma, si insegna», e a seguire il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi e Tomaso Montanari. Alle 19,30 aperitivo in musica, alle 19,30 Cinzia Monteverdi, Davide Musardo, Laura Perrotta e Damiano Rizzi, e alle 21 Tomaso Montanari, Andrea Scanzi e Luca Sommi. Domani alle 18 Giulio Deangeli, Peter Gomez, Miriam Mirolla, Cinzia Monteverdi e Fabio Vaccarono, alle 19 Maddalena Oliva e Marco Travaglio e alle 21 Francesco De Carlo. Venerdì alle 16 Vincenzo Bisbiglia e Marco Grasso, alle 17 Lucio Baccaro, Emanuele Felice, Stefano Patuanelli e Chiara Saraceno, alle 18 l’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani, alle 19 Franco Cardini, alle 21 Alessandro Barbero e Marco Travaglio, e alle 22,30 Heather Parisi. Sabato alle 11 Nino Cartabellotta, Massimo Villone e Roberto Zaccaria, alle 12 il ministro della salute Orazio Schillaci, alle 15,30 Alessandro Orsini, alle 16,30 con Lucio Caracciolo, Gianandrea Gaiani e Andrea Riccardi, alle 17,30 con Dario Aita, Francesco Cattini, Renato De Maria e Daniela Ranieri, alle 19 Paolo Nori, alle 20 Mario Natangelo» e alle 21 il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri. Domenica alle 11 Pino Corrias, Massimo Fini e Paola Zanca, alle 12 il presidente M5S Giuseppe Conte, alle 15 il libro «“Ma come parli?! Manuale di resistenza al linguaggio dei politici» di Daniela Ranieri, alle 16 l’ex-«Report» Sigfrido Ranucci, alle 17 «Censure democratiche» con Elena Basile, Pietrangelo Buttafuoco e Carlo Rovelli, alle 18 «Giornalismo d’inchiesta sotto inchiesta» con Thomas Mackinson, Caterina Malavenda e Alberto Nerazzini, alle 19 «Israele e Palestina: due popoli senza Stati» con Francesca Albanese e Anna Foa, e alle 21 «Cornuti e contenti» di Marco Travaglio. ---End text--- Author: Redazione Heading: Prende il via oggi la «Festa del Fatto Quotidiano» Highlight: Image:Il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi è l’atteso ospite dell’incontro inaugurale in agenda oggi -tit_org- Gran finale alla Versiliana con tanti talk show -sec_org-
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title§§ Gran finale alla Versiliana con tanti talk show
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Estratto da pag. 39 di "NAZIONE VIAREGGIO" del 09 Sep 2026
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title§§ L'esecutivo fa unregalo da 60 milioni al Gemelli
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Estratto da pag. 10 di "MANIFESTO" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ I DONI DEL MEF L’esecutivo fa un regalo da 60 milioni al Gemelli II Quando la sanità privata bussa, il governo italiano si dimostra generoso. Soprattutto quando a battere cassa non è un privato qualunque ma il Vaticano. Un decreto approvato il 7 agosto dal ministero dell’Economia - ma la Gazzetta Ufficiale ne ha dato notizia solo pochi giorni fa - con un tratto di penna ha assegnato al Policlinico Agostino Gemelli fondi per 60 milioni di euro che l’ospedale utilizzerà di qui al 2034 per rinnovare le proprie strutture. A spese del bilancio pubblico, il Gemelli realizzerà un nuovo obitorio e un reparto psichiatrico, ristrutturerà l’area dei trapianti, il centro prelievi e il laboratorio di analisi e acquisterà un sistema di chirurgia robotica da 3,5 milioni di euro. Sarà rinnovata anche l’area di Osservazione breve intensiva del pronto soccorso, inaugurata appena un anno fa dopo i lavori finanziati con i fondi del giubileo. Stavolta invece le risorse arrivano da un fondo pubblico introdotto con la legge di bilancio del 2025 «da ripartire a favore delle amministrazioni centrali dello Stato». La dicitura escluderebbe la Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli, ente privato che, attraverso l’università Cattolica, fa capo alla Santa Sede. Le nuove strutture saranno utilizzate anche per le redditizie prestazioni fornite dall’ospedale fuori dalla convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Nell’ultimo bilancio depositato (2025), i ricavi dall’attività privata arrivano a 229 milioni di euro, 15 milioni in più rispetto all’anno precedente. Anche i criteri di valutazione con cui è stato assegnato il finanziamento sono piuttosto curiosi. Secondo quanto scrive lo stesso governo, la Fondazione Gemelli invia la richiesta di accedere alle risorse il 6 agosto, il giorno prima dell’emanazione del decreto. Per valutare l’opportunità del finanziamento, dunque, il governo ci ha messo meno di 24 ore, un po’ poche per un programma di investimenti spalmato su sei anni. Il Mef, interpellato dal manifesto, ha preferito non dare spiegazioni. Non va meglio al ministero della Salute: secondo le verifiche effettuate dal manifesto, infatti, al dicastero di Orazio Schillaci nessuno era al corrente del finanziamento al Gemelli. È un’altra anomalia perché a norma di legge quei finanziamenti dovrebbero essere assegnati «su proposta dei ministri interessati» e secondo il decreto del 7 agosto il ministero della Salute è l’«amministrazione titolare». Dovrà dunque vigilare sulla corretta esecuzione di progetti che non ha mai esaminato. Sono miracoli che riescono solo grazie ai canali privilegiati di cui gode la sanità cattolica. I vertici del Gemelli d’altronde conoscono bene i corridoi del ministero dell’Economia. Alla presidenza della Fondazione siede l’economista Daniele Franco che in carriera si era già occupato di sanità vaticana, ma a ruoli invertiti. Era infatti a capo della Ragioneria di Stato quando nel 2014 il governo stanziò un finanziamento pubblico di 50 milioni annui a favore del Campus Biomedico dell’Opus Dei e del Gemelli. A bollinare quel decreto era stato lui. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- L’esecutivo fa unregalo da 60 milioni al Gemelli -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI
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§---§
title§§ Il "dottore universale": da Napoli all'Oms l'app che assiste i turisti malati all'estero
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Estratto da pag. 8 di "MATTINO" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ Il “dottore universale”: da Napoli all’Oms l’app che assiste i turisti malati all’estero IL PROGETTO Un progetto nato a Napoli entra nei sistemi digitali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, per cambiare il modo in cui i viaggiatori vengono assistiti quando si ammalano lontano da casa. MedCare Engineering S.r.l., società proprietaria di Universal Doctor, ecosistema internazionale di telemedicina e telecooperazione sanitaria creato da Valentina Flaminio, ha infatti ottenuto l'accreditamento alla WHO-FIC Maintenance Platform e le credenziali per l'accesso al WHO ICD API Portal. CHE COS’È? Universal Doctor è un sistema di telemedicina pensato per turisti e persone in mobilità, distribuito attraverso hotel e farmacie: i luoghi in cui il bisogno sanitario di un viaggiatore emerge per primo, prima di trasformarsi in un accesso improprio al pronto soccorso. Quando un turista si ammala all'estero, un medico della sua stessa nazionalità può comprenderne i sintomi, ma spesso non può prescrivere nel Paese in cui si trova; la piattaforma lo mette allora in contatto con un collega abilitato localmente, che assume le decisioni cliniche di propria competenza. Grazie all'integrazione con la classificazione ICD-11 dell'OMS, i due professionisti condividono ora lo stesso codice internazionale per la medesima condizione clinica, oltre la semplice traduzione linguistica. A raccontarne la portata è Valentina Flaminio, fondatrice di Universal Doctor e amministratrice di MedCare Engineering: «Universal Doctor non è un'applicazione, non è una piattaforma, è un ecosistema», spiega, sottolineando che l'accesso dei medici avviene solo dopo la verifica dei requisiti normativi locali, «essendo che un medico straniero non può prescrivere un farmaco in Italia». Flaminio descrive uno scenario concreto: «Un turista, ipotizziamo americano, con un problema odontoiatrico si presenta in farIL SISTEMA TUTTO PARTENOPEO COLLEGA MEDICI DI PAESI DIVERSI: COSÌ CURE PIÙ IDONEE E MENO ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO macia con una prescrizione statunitense; il farmacista non può cedergli l'antibiotico, ma invece di mandarlo al pronto soccorso attiva un videoconsulto tra il medico americano e un collega italiano, che condividono la cartella clinica prima di decidere come procedere». La rete si appoggia anche ad accordi con Federalberghi e con l'Università Federico II, che coinvolge medici specializzandi liberi di fissare tariffe e disponibilità. L’ACCORDO Per la fondatrice, il valore dell'accreditamento OMS sta nella sua rarità: «Le piattaforme devono subire un lungo processo prima di essere accreditate». Il sistema è già collegato a Sogei per la ricetta dematerializzata e punta ora alla WHO Global Initiative on Digital Health. Le stime del progetto, finanziato dal PR Campania FESR 2021-2027 con il sostegno della Regione Campania e dell'Unione Europea, indicano un risparmio potenziale fino a 300 milioni di euro l'anno per il Servizio sanitario nazionale, a fronte di un impatto complessivo di 4 miliardi. Il meccanismo, spiega ancora Flaminio, intercetta il turista dove il bisogno nasce: «Un americano a Napoli che vuole parlare con un medico americano entra in farmacia e negli hotel», strutture che, dotate di Universal Doctor, possono attivare la richiesta in qualsiasi momento. Se il caso non richiede terapia, il percorso si chiude con il consulto; se la richiede, il farmaco viene dispensato secondo le norme vigenti. Se emergono segnali di reale urgenza, il paziente viene indirizzato alle strutture di emergenza, senza che la piattaforma interferisca con l'atto clinico, sempre di competenza dei professionisti sanitari. Un potenziale enorme in vista dell’America’s Cup e delle svariate migliaia di stranieri in arrivo in città. Nata in Campania con i fondi della Coesione europea, l'iniziativa punta ora a un respiro internazionale attraverso Universal Doctor for Doctor, componente che, sugli standard OMS appena acquisiti, mira a rendere strutturale la cooperazione tra medici di Paesi diversi. L'obiettivo dichiarato non è sostituire il pronto soccorso,
ma far sì che vi acceda solo chi ne ha davvero bisogno, offrendo ai medici una nuova fonte di attività professionale. mg.cap. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: mg cap Heading: Highlight: IL SISTEMA TUTTO PARTENOPEO COLLEGA MEDICI DI PAESI DIVERSI: COSÌ CURE PIÙ IDONEE E MENO ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO Image:Nel tondo Valentina Flaminio, fondatrice di “Universal Doctor” -tit_org- Il “dottore universale”: da Napoli all'Oms l’app che assiste i turisti malati all’estero -sec_org-
tp:writer§§ mg cap
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§---§
title§§ Sorpresa! Lo Stato paga piu in fretta delle aziende
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Estratto da pag. 29 di "PANORAMA" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ Sorpresa! Lo Stato paga più in fretta delle aziende P di Guido Fontanelli er anni è stata una delle contraddizioni più vistose dell’economia italiana. Lo Stato chiedeva alle imprese di pagare imposte, contributi, fornitori e dipendenti con precisione svizzera, mentre spesso saldava le proprie fatture con mesi di ritardo. Un sistema che costringeva soprattutto le piccole aziende a fare da banca alla pubblica amministrazione: lavori eseguiti, servizi erogati, forniture consegnate, ma incassi rinviati a tempo indeterminato. Ora, a sorpresa, quella fotografia sembra essersi ribaltata. Le pubbliche amministrazioni italiane pagano mediamente le fatture commerciali in meno di 30 giorni, rispettando il limite ordinario previsto dalla direttiva europea contro i ritardi nei pagamenti. E battono in velocità le aziende private. A ricordarlo nei giorni scorsi è stata anche Giorgia Meloni, in un’intervista a Milano Finanza. Fra i risultati rivendicati dal presidente del Consiglio c’è quello di un comparto pubblico che «paga abitualmente le imprese entro 30 giorni», liberando liquidità e dando alle aziende un orizzonte più prevedibile. Il tempo medio di pagamento delle agenzie dello Stato è passato infatti dai 43,4 giorni degli importi emessi nel 2019 ai 27,2 giorni per quelli del 2025. Una riduzione di oltre 16 giorni in sei anni. In miglioramento anche la quota di conti pagati nei termini, salita dal 79,6% dell’importo delle ricevute emesse nel 2023, all’84,9% di quelle relative al 2025. Una bella notizia passata quasi inosservata. Va ricordato che, secondo le regole europee, le articolazioni dello Stato devono pagare entro 30 giorni dalla ricezione della fattura. Il termine può arrivare a 60 giorni per il Servizio sanitario nazionale e in casi particolari connessi alla natura del contratto, ma non può superare quella soglia. L’obiettivo della direttiva europea non era soltanto disciplinare i comportamenti della macchina statale: era impedire che il credito commerciale diventasse una forma occulta di finanziamento delle amministrazioni pubbliche a danno delle imprese. Il miglioramento delle performance di ministeri e simili assume un significato ancora più interessante se confrontato con il comportamento del settore privato. Le aziende nostrane, pur avendo ridotto i tempi medi rispetto agli anni più difficili, continuano spesso a pagare con tempi molto più lunghi. Secondo i dati del Cerved, nel 2025 le grandi imprese italiane hanno pagato mediamente attorno ai 73 giorni, le medie imprese in circa 63 giorni, le piccole in 57 e le microimprese poco sopra i 50. Di fatto in molti segmenti dell’economia italiana il saldo a trenta giorni resta ancora un miraggio. A fornire i dati sui tempi di erogazione della Pa è il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del ministero dell’Economia. Il monitoraggio abbraccia oltre 21 mila amministrazioni: ministeri, Regioni, Comuni, aziende sanitarie, scuole, enti pubblici, società e organismi collegati al settore pubblico. Nei dati più recenti, relativi ai primi mesi del 2026, la presidenza del Consiglio risulta tra le amministrazioni più veloci, con poco più di sette giorni medi. Il ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti e quello delle Imprese e del Made in Italy di Adolfo Urso viaggiano attorno agli 11 giorni. Roma Capitale guidata da Roberto Gualtieri paga in circa 23 giorni, la Milano di Giuseppe Sala in 21 e Napoli poco sopra i 10. La Lombardia è intorno ai 14 giorni, la Campania agli 11, mentre la Sicilia si colloca poco sotto i 30. La sanità resta più complessa. L’Asl Roma 1 paga in circa 36 giorni, l’Ausl della Romagna in quasi 47. Sono tempi più lunghi rispetto alla soglia ordinaria, ma restano entro il limite massimo di 60 giorni previsto per il Servizio sanitario nazionale. Nel complesso, anche la sanità mostra un tempo medio ponderato inferiore alla soglia europea. La svolta non è arrivata per caso. Il Pnrr ha trasformato il problema dei ritardi in un obiettivo misurabile e verificabile dalla Commissione europea. L’Italia si è impegnata a mantenere un
tempo medio ponderato di pagamento entro 30 giorni - 60 nella sanità - e a non accumulare ritardi medi oltre la scadenza. Una pressione istituzionale forte, accompagnata dall’obbligo di alimentare correttamente la piattaforma e dall’attenzione crescente della Ragioneria generale. Il risultato è stato tanto rilevante da portare alla chiusura, nell’aprile 2026, della procedura d’infrazione europea aperta contro l’Italia nel 2014 per il mancato rispetto della direttiva sui ritardi di pagamento. Dopo 12 anni, Bruxelles ha riconosciuto che il Paese ha colmato almeno in larga parte una delle sue più note inefficienze amministrative. Le associazioni di categoria, tuttavia, invitano alla cautela. Ance (l’associazione dei costruttori edili), Confartigianato e Confcommercio riconoscono il miglioramento dei dati, ma ricordano che la media non restituisce sempre l’esperienza concreta dei fornitori. Nei lavori pubblici, nelle filiere legate al Pnrr, nelle aziende sanitarie e in alcuni enti locali continuano a emergere casi di liquidazioni lente, verifiche interminabili e pagamenti rinviati. C’è poi un limite tecnico da tenere presente. Il tempo medio è ponderato per importo: una fattura molto grande pagata rapidamente pesa molto più di decine di piccoli importi saldati tardi. Un’amministrazione può quindi mostrare un buon indicatore medio pur lasciando in difficoltà una platea di piccoli fornitori. E non mancano possibili scorciatoie: far slittare la scadenza della fattura, classificare a lungo un documento come sospeso o contestato, concentrare i bonifici più rilevanti alla fine del trimestre, usare termini di sessanta giorni anche quando sarebbero discutibili. Non significa che il miglioramento sia fittizio. Significa, piuttosto, che va controllato con dati più dettagliati: quante fatture vengono realmente pagate entro 30 giorni? Quante restano aperte oltre 60, 90 o 120? Quanti fornitori sono coinvolti? Resta, comunque, un fatto difficile da ridimensionare. In un Paese dove lo Stato muove ogni anno un volume gigantesco di contratti, acquisti, forniture, opere e servizi, pagare in tempo non è un adempimento minore. È un elemento di affidabilità dell’intero sistema economico. E se l’Italia è riuscita a trasformare uno dei suoi punti deboli in un fattore di stabilità per le imprese, grazie alla pressione Ue, allora è un risultato che meriterebbe più attenzione di quella che finora gli è stata riservata. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Guido Fontanelli Heading: Highlight: Image:AGF, GETTY IMAGES, IPA, ISTOCK è intorno ai 14 giorni, la Campania agli 11, mentre la Sicilia si colloca poco sotto A sinistra, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso: il suo dicastero paga i fornitori mediamente in 11 giorni. Sopra, il sindaco capitolino, Roberto Gualtieri: Roma Capitale effettua i propri pagamenti in 23 giorni. -tit_org- Sorpresa! Lo Stato paga piu in fretta delle aziende -sec_org-
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Estratto da pag. 58 di "PANORAMA" del 09 Sep 2026
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tp:ocr§§ Partorisco a casa mia Far venire al mondo i propri figli tra le mura domestiche è una tendenza in crescita anche se, in Italia, resta tabù. (In Olanda il 15% delle mamme fa questa scelta). Da noi, i paletti sono rigidi, ma già sei Regioni hanno stanziato uno specifico bonus. P di Irene Cosul Cuffaro artorire in casa: (quasi) tutti storcono il naso solo a pensarci, oggi. Eppure, c’è chi sceglie di farlo. Un’esigua minoranza delle gestanti, certo, ma con un livello di istruzione tendenzialmente alto e spesso non alla prima gravidanza. Secondo i dati dell’ultimo rapporto disponibile del ministero della Salute, circa il 99% delle donne partorisce in un ospedale o in una clinica privata/convenzionata con il servizio sanitario, le restanti optano per la propria abitazione o le cosiddette case di maternità (strutture extra-ospedaliere, a conduzione ostetrica, che offrono assistenza al travaglio e al parto a basso rischio). Una scelta, appunto, molto rara, verso la quale però, negli ultimi anni, è cresciuto l’interesse. «I dati del ministero sono verosimilmente sottostimati, poiché in alcune Regioni persistono difficoltà tecniche nella registrazione dei Certificati di assistenza al parto (CedAP) relativi ai parti extraospedalieri», spiega a Panorama Emanuela Errico, presidente di “Nascere in casa”, associazione di ostetriche attiva dal 1983, che ha raccolto da subito i dati sulle nascite extraospedaliere. «Una ricerca autofinanziata che, pur strutturata, costituisce una rappresentazione parziale dell’assistenza domiciliare nazionale. Aderiscono alla ricerca, infatti, solo le ostetriche della nostra associazione. Dal 2004 al 2021 tale attività è stata svolta insieme all’Istituto Mario Negri di Milano e prosegue tuttora tramite un sistema di registrazione indipendente. I dati più recenti della nostra Associazione dicono che le prese in carico sono state 695 nel 2021, 713 nel 2022, 431 nel 2023 e 418 nel 2024». Il tema, tuttavia, in Italia resta un tabù, a differenza di altri Paesi europei (basti pensare all’Olanda, dove oltre il 15% delle nascite avviene fra le mura domestiche). Fino agli anni Cinquanta partorire sotto il proprio tetto era la norma: il pudore, la ricerca di intimità, gli scarsi strumenti a disposizione per valutare la rischiosità della gravidanza, oltre alla disorganizzazione e il sovraffollamento dei reparti, rendevano la scelta di restare nella propria abitazione, insieme a una levatrice di fiducia, la più naturale. Con, tuttavia, alti tassi di mortalità materna e perinatale. Oggi, la pratica è regolata a livello regionale, con requisiti molti stringenti per tutelare mamma e bambino. Innanzitutto, le gravidanze devono essere fisiologiche e a basso rischio. Sono quindi escluse situazioni come parti prematuri, gestazioni gemellari o feti in posizione podalica, donne che abbiano avuto un cesareo, con diabete gestazionale o ipertensione. Al momento del parto, il peso del nascituro deve rientrare tra i 2,5 e 4,4 kg e la gravidanza deve essere tra la trentasettesima e la quarantaduesima settimana. Devono essere inoltre presenti due ostetriche iscritte all’Albo, di cui almeno una con esperienza pregressa in parti extra-ospedalieri. Durante il travaglio deve essere preallertato il servizio di emergenza sanitaria ed è obbligatorio che l’abitazione si trovi al massimo a 30 minuti dal più vicino ospedale. Linee guida precise, che nulla hanno a che fare con pratiche rischiose propagandate soprattutto sui social da presunte guru della maternità fai da te, con esiti talvolta nefasti che rimbalzano sui giornali, danneggiando i professionisti che lavorano seguendo rigidamente i protocolli per poi ritrovarsi paragonati a “influencer della maternità” le quali, invece, lucrano sull’ignoranza di donne spesso sole. Un esempio è quello di Enrica Kupe, nota sui social come Bibi e fondatrice del profilo “Ostetrica senza filtri” e del canale Mamma Informata. Tra le sue tesi più controverse, arrivate a migliaia di donne tra Instagram e Tiktok, c’erano l’inutilità delle ecografie, l’inesistenza del diabete gestazione, l
’invito a evitare gli ospedali e ad aspettare giorni dopo la rottura delle acque. La donna è stata arrestata in Australia l’anno scorso con l’accusa di omicidio colposo 9 settembre 2026 Panorama 59 in seguito alla morte di un nascituro, deceduto dopo un cesareo d’urgenza. Inoltre, il caso della neonata morta dopo un parto in casa mesi fa a Treviso ha inasprito le perplessità verso la pratica. «Ogni morte perinatale è una tragedia che richiede rispetto, analisi accurata e responsabilità comunicativa in qualsiasi luogo avvenga. Detto questo, è importante evitare che singoli eventi vengano utilizzati per delegittimare in modo generalizzato un’intera pratica assistenziale», commenta l’ostetrica Errico. A esprimersi con decisione da sempre contro il parto in casa è la Società italiana di neonatologia (Sin) che, già nel 2014, criticò fortemente il decreto della Regione Lazio che prevede un bonus da 800 euro alle donne che scelgono di partorire nella propria abitazione (a oggi, le Regioni che stanziano un parziale rimborso dei costi - in media tra i 2.000 e i 3.000 euro - sono Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Provincia Autonoma di Trento e Provincia Autonoma di Bolzano). La posizione non è cambiata, come spiega a Panorama Massimo Agosti, presidente della Sin: «Nel parto e nella nascita non esiste il “rischio zero”, anche quando tutto procede regolarmente. Pertanto, a nostro avviso, si può partorire ricreando un’atmosfera il più possibile familiare nelle case del parto che dovrebbero essere collocate all’interno degli ospedali, così da garantire l’intervento sanitario rapido in caso di complicazioni, dato che in situazioni di emergenza ogni minuto conta». Agosti non stigmatizza le coppie che scelgono di non andare in ospedale, ma precisa: «Chi prende questa decisione intende mettere al mondo il bimbo nel proprio letto, tra le mura domestiche, con ostetriche di fiducia e con la presenza dei famigliari. Diciamo che nella scelta prevale nettamente l’aspetto affettivo, relazionale e sociale e viene messo completamente in secondo piano l’aspetto sanitario e di sicurezza». Dello stesso avviso Claudio Crescini, presidente della Fondazione Confalonieri Ragonese, appartenente all’Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri (Aogoi) e adjunct professor all’Humanitas university di Milano: «Un conto è l’organizzazione che c’è in Olanda, Francia o Gran Bretagna. In Italia c’è un po’ di tutto, ci sono libere professioniste che, per quanto valide da un punto di vista professionale, sono scollegate da quello che è il punto nascita più vicino». Per il professore, a incidere sull’opinione delle donne ci sarebbe anche una «campagna denigratoria» nei confronti dell’ambiente ospedaliero: «In passato condotta non sempre a torto, in effetti, perché se torniamo indietro negli anni tutte le donne che partorivano, per esempio, andavano incontro all’episiotomia poiché si credeva, in buona fede, che l’incisione vulvare avesse molti benefici. Ora che abbiamo scoperto che così non è, in Italia siamo passati da un 80% di episiotomie nelle primigravide, al 5%. Sempre 10-20 anni fa si riteneva che fosse utile causare la rottura artificiale del sacco per stimolare l’utero e farlo contrarre più velocemente. Oggi anche questo è cambiato, la rottura avviene quasi sempre spontaneamente. Così vale per l’ossitocina, il parto pilotato era abituale, ora non più. Molte persone», continua, «hanno ancora in mente le donne costrette a partorire in posizione litotomica (supine, ndr) sui lettini con le gambe legate con delle fibbie di cuoio per tenerle immobili, come accadeva talvolta quando ho iniziato a lavorare io, nel 1979. Oggi le donne durante il travaglio si muovono, camminano, vanno in giro, possono partorire in piedi, sedute, accovacciate, nella posizione che preferiscono. La maggioranza dei punti nascita è allegra, tranquilla, serena». Le diverse scuole di pensiero e figure professionali, insomma, faticano ancora a incontrarsi, malgrado la letteratura scientifica internazionale indichi che il parto extraospedaliero pianificato, selezio
nato e assistito da ostetriche formate, sia una scelta sicura per le partorienti soprattutto se integrato nel sistema sanitario pubblico. «La revisione sistematica della letteratura internazionale - come quella effettuata dalla Regione Emilia-Romagna, su cui si basano le linee guida regionali - oppure», prosegue l’ostetrica Errico, «l’ancor più recente della Cochrane Library, basata sulle metanalisi pubblicate da Lancet nel 2020, che prende in considerazione oltre 500 mila nascite extraospedaliere, giunge chiaramente a queste conclusioni. Alla luce di queste evidenze, le posizioni di netta contrarietà espresse da alcune Società scientifiche appaiono difficilmente sostenibili. Il principio di prudenza, legittimo e necessario, dovrebbe tradursi in un impegno condiviso per attivare un confronto aperto e operativo», conclude. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Irene Cosul Cuffaro Heading: Highlight: Image:Una delle pratiche per partorire in casa (ma usata anche in ospedale) è quella che prevede l’utilizzo di una grande vasca piena d’acqua. courtesy of Dalalou Sopra, un “kraampakket”, il kit per il parto domestico che tutte le madri assicurate olandesi ricevono a poche settimane dall’evento. La dotazione standard prevede lenzuola speciali, pannolini, garze, prodotti per la cura della pelle del nascituro. Getty images, iStock L’influencer Enrica Kupe, conosciuta come Bibi sui social, arrestata in Australia per omicidio colposo. -tit_org- Partorisco a casa mia -sec_org-
tp:writer§§ IRENE COSUL CUFFARO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/09/2026090901772105991.PDF
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