title§§ Il nuovo volto delle farmacie
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Estratto da pag. 34 di "AFFARI E FINANZA" del 07 Sep 2026
La rete dei 20mila presidi sul territorio cambia pelle (e proprietà) e si candida a diventare il primo anello dell'assistenza di prossimità
pubDate§§ 2026-09-07T03:05:00+00:00
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tp:ocr§§ Il nuovo volto delle farmacie La rete dei 20mila presidi sul territorio cambia pelle (e proprietà) e si candida a diventare il primo anello dell’assistenza di prossimità e farmacie italiane negli ultimi anni stanno cambiando pelle. Nel “buco” dell’assistenza di prossimità — in un Paese che invecchia e dove il numero dei medici di famiglia è da annotare con il segno meno — la rete farmaceutica si fa snodo del primo anello della sanità. Nell’ultimo rapporto di Federfarma si contano 20.295 farmacie nel Paese, per la maggior parte private (18.567 contro le appena 1.728 pubbliche). Guardando alla geografia, si conteggiano 7.200 farmacie rurali in comuni sotto i 5.000 abitanti, 2 mila in comuni sotto i 1.500 abitanti. Piccole comunità, queste ultime, dove spesso la farmacia è l’unico presidio sanitario del territorio. Molte sono L aperte anche di notte: 300 nei capoluoghi e 1.500 sul territorio. Nelle farmacie italiane lavorano circa 100mila persone, dei quali 21mila sono soci o titolari, la maggior parte donne (56%). Vale a dire una densità di una farmacia ogni 2.904-2.920 abitanti, contro una media europea di una ogni 3.214. Insomma, una delle reti più capillari del Vecchio Continente, con un fatturato che negli ultimi sette anni registra una crescita significativa: 27,9 miliardi di euro nel 2025, +14,3% rispetto al 2018 (24,4 miliardi). Dati che si stagliano sul capovolgimento strutturale della piramide demografica e, quindi, su una crescente domanda di cura e assistenza. Eurostat registra che all’inizio del 2025 l’età media della popolazione italiana ha raggiunto 49,1 anni, contro una media Ue di 44,9 anni. L’Irlanda, il Paese più “giovane”, si ferma a 39,6 anni. Negli ultimi 10 anni l’età media italiana è cresciuta di 3,9 anni, tra gli incrementi più marcati d’Europa. Tutto questo si traduce in una media di 208 anziani ogni 100 under 15, contro un rapporto di circa 50 a 100 nel 1976. Le proiezioni indicano circa 4 milioni di residenti in meno entro il 2050 e una quota di over 65 al 34,6%. Un saldo negativo che il crollo della natalità, 1,14 figli per donna (Istat), non conforta. Una popolazione più anziana significa più cronicità, più politerapie, necessità di monitoraggio continuativo e di prossimità. Quindi, necessità di investimenti per rendere più forte e preparato il servizio sanitario nazionale. Eppure, la spesa in sanità, secondo l’ultima analisi di Fondazione Gimbe, è “ferma”, mentre la domanda è in continua crescita. Il rapporto della spesa sul prodotto interno lordo (Pil) resta fermo al 6,4% fino al 2029. Il divario tra Fondo Sanitario Nazionale e fabbisogno reale, già a 3 miliardi nel 2023 e 4,3 miliardi nel 2024, è previsto salire a 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029. Oltre 30 miliardi cumulati nel triennio. Un definanziamento strutturale che spinge a “esternalizzare” sempre più funzioni di primo livello verso attori già capillari sul territorio a un costo marginale più basso per lo Stato. In questo scenario frammentato e pieno di “buchi” nell’assistenza di prossimità, entra in gioco la rete farmaceutica, che non può sostituire il medico di famiglia, ma si candida ad alleggerirne il carico. Basti pensare che ogni giorno nelle farmacie, come registra Federfarma, entrano 4 milioni di cittadini, di cui 800mila in cerca di consigli sulla salute, mentre crescono i servizi clinici offerti. L’elettrocardiogramma è disponibile nel 77,4% delle farmacie, holter cardiaco nel 73,4%, holter pressorio nel 72,4%. In Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna sono stati siglati nuovi accordi regionali (fino al 2029) per estendere vaccinazioni (antipneumococcico, HPV, difterite-tetano-pertosse), telemedicina, screening, prenotazioni CUP e distribuzione per conto, con l’esplicito obiettivo di alleggerire la pressione su ospedali e medici di base. Un servizio che, registra il Censis, la popolazione italiana riconosce come fondamentale. Per il 97,2% la farmacia è infatti un servizio essenziale, mentre l’85,0% la considera un punto di riferimento per la sanità locale (percentuale ch
e sale al 93,0% nelle aree rurali per anziani e persone a mobilità ridotta). Per il 78,8% dei cittadini, inoltre, il presidio farmaceutico aiuta a ridurre il carico di lavoro su ospedali e medici di medicina generale. Ma quello che sta cambiando di più nella rete farmaceutica italiana, è la progressiva diminuzione delle farmacie a conduzione familiare per la crescita delle catene. L’evoluzione della proprietà nel settore farmaceutico mostra una trasformazione strutturale e costante verso modelli di gestione sempre più managerializzati e centralizzati. Sulla spinta della legge concorrenza del 2017 — che ha aperto la titolarità delle farmacie alle società di capitali con un limite del 20% su base regionale — il mercato sta progressivamente superando il classico modello a conduzione indipendente. I dati confermano questo cambio di passo: le catene retail detengono già il 41,95% del mercato (inclusi i modelli di affiliazione forte), mentre le farmacie appartenenti a società di capitali sono salite dal 5% del 2023 al 6% del 2024, superando le 1.200 unità. Se al capitale diretto si sommano i gruppi comunali, i network “strong” e le catene reali, la quota di farmacie a “guida centrale” ha raggiunto il 20% nel 2024 e punta al 25% entro la fine del 2026. ---End text--- Author: Jessica Muller Castagliuolo Heading: Highlight: I NUMERI FARMACIE ITALIANE L’EVOLUZIONE DEI SERVIZI FARMACIE LA RETE IN EUROPA FOCUS IL NODO DEI MEDICI DI FAMIGLIA Il peso dell’assistenza primaria in Italia non riesce ad essere assorbito dai medici di famiglia. Secondo i dati forniti da Gimbe oggi mancano all’appello oltre 5.700 medici di medicina generale (calcolo basato su un rapporto di 1 medico ogni 1.200 assistiti), mentre all’orizzonte c’è un importante ondata di pensionamenti in arrivo che metterà in ulterio crisi il sistema . Secondo la Federazione italiana dei medici di medicina generale, tra il 2025 e il 2028 circa 8.180 medici di famiglia raggiungeranno il limite d’età dei 70 anni. La Campania, da sola, perderà 1.147 medici. Un sovraccarico insostenibile su chi resta: in Veneto il 70 per cento dei medici di base supera 1.500 assistiti (con punte fino a 2.000), in Lombardia il 74 per cento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA L’OPINIONE La rete cambia: meno conduzione familiare e catene in crescita I modelli di gestione sono sempre più managerializzati e centralizzati Image:1 Le farmacie sono una delle reti più capillari del Vecchio Continente, con ricavi in crescita -tit_org- Il nuovo volto delle farmacie -sec_org-
tp:writer§§ Jessica Muller Castagliuolo
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title§§ La sanità italiana è malata Chi (e perché) ha ucciso il sistema pubblico di cura
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Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 07 Sep 2026
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tp:ocr§§ La sanità italiana è malata Chi (e perché) ha ucciso il sistema pubblico di cura SU UN PIANO INCLINATO già direttore della Scuola di specializzazione Oncologia medica UniBo alvare il sistema sanitario pubblico è priorità etica, tutela della democrazia e opportunita politica. Gli italiani capiscono finalitae modalità del degrado indotto del Sistema sanitario nazionale (Ssn): arrivare alla privatizzazione passando da continui favori al privato e sfregi al pubblico. Un sondaggio mirato confermerebbe ciò che si rileva parlando con malati e familiari: consapevolezza delle cause e disponibilita di supportare forze che, pur politicamentelontane, credibilmente dimostrino la volonta primaria di salvare il Ssn. Un grande capirale politico pronto a essere impiegato. Passaggi chiari Il sistema è su un piano inclinato: senza svolte prease il collassoè inevitabile. Eccoi passaggi legislativi chiave che unitamente ad altri meccanismi di sfregio della sanita pubblica hanno trasformato inun colabrodo la diga che il monopolio del pubblicoesercitava sul diritto naturale allasalute. Dopo De Lorenzo (1992) nel 1999 vi è un passaggio fondamenrale con Bindi che integra i fondi integrativi conquelli sostitutivi. Nel 2009 il Dm Sacconi/Berlusconi (rinforzato dal Jobs Act) fonda il secondo pilastrosanitario (similea quello che sta disastrando il sistema sanitario Usa) creando il fondo sostitutivo con deduzione fiscale fino a 3.600 euro. Balduzzi (2012) taglia i posti letti nel pubblico del 22 per cento (3.1 per milleabitanti contro una media Ocse del 4,3) aumentando quelli del privato convenzionato. Permettendo una mutualita sostitutiva e non semplicemente integrativa loStato finanzia sistema pubblicoe concorrente privato con la creazione di un fallimentare ‘welfare on demand". Tl sottofinanziamento del Ssn finoa scendere attorno al fatidico6 per cento del Pil è stata scelta di quasi tutti gli ultimi governi eccettoil Conte 2 col 75 per cento (incrementoreale del 5,5). Su un totale di 190 miliardi impiegati per la sanita, 46 sono out of pocket (maggiori del 20 per cento dei paesi Ocse) e 68 miliardi per fondi sanitari (17 milioni di iscritti in oltre 320 fondi) conincredibili costi di gestione (superiori al 30 per cento). I restanti 138 miliardi dei fondi pubblici sono divisi fra strutture pubbliche e private convenzionate (questi ultimi in crescita costante, oltre il 45 per cento in alcune regioni). Le diverse politiche regionali hanno svelato che era pretesa da mosca cocchiera guidare il fenomeno senza deragliare verso la privatizzazione. Per bloccare il machiavellico ‘meccanismo di svuotamento della sanita pubblica non basta chiedere pitt soldi galleggiando sopra il 6 per cento del Pil (soglia minima stimata per mantenere in vita un sistema universalisticoe che certifica Gimbe, abbiamo gia sfiorato nel 2025} lasciare il sisterna intatto vuol dire riproporre ciclicamente e in maniera crescente la crisi attuale. Sanita malata Occorre cambiare paradigma. Alla sanita malata serve la cura del pubblico.T dueaspettilegislativi più importanti sui qualiintervenire sono I'eliminazione immediata della defiscalizzazione del secondo pilastro sanitario (decreto Sacconi) ela progressiva e seria ridefinizione del privato accreditato istituito dallalegge Bindi in un range di proposte che preveda, al minimo, la chiusura totale della sua componente sostitutiva sino almassimo di chiusura tout court (e riassorbimento del personale). 1 due sistemi sanitari pubblico e privato non si equivalgono. Vi è una chiara superiorita del pubblicoin termini di maggiore efficacia di salute e di minor costo. Questarealta contrastala narrazione che da molto tempo si cerca diinculcare negli italiani e che cioe efficienza e qualita stiano nel privato e cheil pubbliconon sia più sostenibile economicamente. I] governo dell'economia domina la politica: partiti diversi ma stesse politiche improntate alla contrazione del welfare alla privatizzazione ed oggi ad un riarmo sconsiderato, magari pretendendo che gliitaliani paghinoin silenz
io altre il 50 per cento di tasse e poi si paghino direttamente la sanità. Insostenibile non ¢ il costo del sistema pubblico ma il costodel privato pagato dal pubblico. Le esperienze di privatizzazione del liberismo (anglosassone ma non sola) certificanol'aumento glubale dei costi [per?no potente meccanismo di creazione di lavoro povero) ma ridotta aspettativa di vita. Altre potenzialita a favore del privato: profilazione sanitaria di popolazione e individuale conesternalizzazione di dati sanitari massivi e obbligo di attivazione del Fascicolo sanitario elettronico. Sara semplice rendere questi dati disponibili alle assicurazioni adducendo necessita superiori di salute. per rimettere in bolla il sistema occorrera poi ripensare al rinnovo epistemologico fra medicina e sanita. © RIPRODUZIONE RSERVATA ---End text--- Author: GIOVANNI BRANDI Heading: SU UN PIANO INCLINATO Highlight: Image:NO ALLE PRIVATIZZAZIONI SANITA' PUBBLICA UNIVERSALE GRATUITA due sistemi sanitari pubblico e privato nonsi equivalgono Viéunachiara superiorita del pubblicoin termini di maggiore efficacia di saluteedi minor costo -tit_org- La sanità italiana è malata Chi (e perché) ha ucciso il sistema pubblico di cura -sec_org-
tp:writer§§ GIOVANNI BRANDI
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title§§ Norme & Tributi - Intramoenia, sponsor, trial: sanità sotto la lente Anac
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Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 07 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-07T02:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Intramoenia, sponsor, trial: sanità sotto la lente Anac Anticorruzione Dall'Autorità la mappa dei rischi e le contromisure per le Aziende La diagnosi è impietosa e messa nero su bianco. Il servizio sanitario nazionale continua a fare i conti con una fitta rete di zone d’ombra, conflitti d’interesse e falle procedurali che trasformano la tutela della salute in un terreno fertile per la mala amministrazione . A tentare la terapia d’urto ci pensa l’Autorità nazionale anticorruzione con la Delibera n. 318/2026, un corposo provvedimento che licenzia il nuovo catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario. L’intervento corregge e supera i vecchi orientamenti risalenti al 2015 e al 2016, integrando le pesanti criticità fotografate dalla Fondazione Gimbe. Ma la domanda che serpeggia tra gli addetti ai lavori è una sola: le nuove linee guida basteranno a invertire la rotta o rischiano di rimanere l’ennesima enunciazione di principio? Il documento dell’Anac scansiona ogni nervo scoperto della sanità pubblica, mettendo in luce dinamiche allarmanti. Sotto la lente finiscono i trial clinici e i rapporti con le case farmaceutiche. L’Autorità accende i riflettori sul rischio di sponsorizzazioni occulte, sul fenomeno del ghost writing (articoli scientifici firmati da accademici ma scritti su misura da agenzie di parte) e sulla gestione discrezionale dei proventi derivanti dalle sperimentazioni. Nel procurement sanitario la pressione economica è altissima. Il catalogo punta il dito contro il ricorso anomalo a procedure in deroga, la dichiarazione pilotata di «infungibilità» dei beni per favorire un unico fornitore e il frazionamento artificioso degli incarichi per aggirare le soglie di legge. Intramoenia e liste d’attesa: è qui che si consuma la frattura più profonda con il cittadino. L’Anac non nasconde il rischio che un’inefficiente gestione delle liste d’attesa e il fenomeno dell’assenteismo o dell’intramoenia abusiva vengano strumentalizzati per spingere i pazienti verso il settore privato. Il catalogo prevede un kit di autodifesa per le aziende: rotazione del personale, digitalizzazione dei magazzini, tracciabilità dei flussi finanziari, dichiarazioni obbligatorie sui conflitti d’interesse e piena attuazione della legge sulla trasparenza dei rapporti tra imprese e operatori sanitari (il cosiddetto Sunshine Act). © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mauro Zappia Heading: Highlight: Image: -tit_org- Norme & Tributi - Intramoenia, sponsor, trial: sanità sotto la lente Anac -sec_org-
tp:writer§§ Mauro Zappia
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title§§ Brevetti in scadenza per il Ssn un tesoretto da oltre un miliardo
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Estratto da pag. 15 di "AFFARI E FINANZA" del 07 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-07T03:36:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ • I farmaci Brevetti in scadenza per il Ssn un tesoretto da oltre un miliardo Tra il 2026 e il 2028 si aprirà la concorrenza dei generici su molti medicinali di largo impiego e ad alto costo. Le stime di Egualia: “Risparmi per la sanità pubblica ma il sistema ha una crescente fragilità strutturale” n tesoretto da oltre un miliardo di euro in tre anni: tra il 2026 e il 2028 la scadenza dei brevetti di molti farmaci di largo impiego e ad alto costo aprirà le porte alla concorrenza di equivalenti e biosimilari, promettendo un risparmio vitale per le casse affaticate del Servizio sanitario nazionale. Le stime del centro studi di Egualia (l’organo di rappresentanza ufficiale dell’industria dei farmaci generici), parlano chiaro: il sistema pubblico potrebbe risparmiare 1,19 miliardi di euro nel triennio (251 milioni nel 2026, 439 nel 2027 e 501 nel 2028), il che rappresenterebbe una boccata d’aria non indifferente all’intero comparto, come spiega Riccardo Zagaria, presidente di Egualia: «Le prossime scadenze brevettuali rappresentano una grande opportunità per il Servizio sanitario nazionale perché arriveranno a scadenza medicinali importanti e relativi ad aree terapeutiche a larga spesa. Tutto questo fa parte del normale ciclo dell’innovazione farmaceutica, in cui la riduzione del costo delle terapie mature consente di liberare risorse da destinare anche all’accesso alle nuove terapie». Effettivamente, tra il 2016 e il 2024 i farmaci off-patent hanno già generato quasi sette miliardi e mezzo di risparmi, anche se questo meccanismo virtuoso, che è uno dei pilastri della sostenibilità del sistema universalistico, è oggi minacciato da una «crescente fragilità strutturale» della catena di fornitura. Il problema principale è legato all’esplosione dei costi industriali, innescata anche dalla crisi in Medio Oriente e dal terzo shock energetico in un quinquennio. Il settore sta scontando una forte dipendenza dalle importazioni da India e Cina di principi attivi, ed è oggi schiacciato tra rincari globali e prezzi bloccati: «Il problema strutturale è relativamente semplice», continua Zagaria. «Le nostre aziende acquistano energia, principi attivi, materiali e trasporti a prezzi di mercato, ma vendono medicinali a prezzi regolati, spesso fissati molti anni fa». I numeri parlano chiaro: nell’ultimo anno il comparto ha registrato un aumento del 41% dei fattori produttivi; le materie prime di oltre il 56%, i trasporti del 72% e le polizze assicurative per il transito in aree a rischio sono cresciute fino al 300%. «Finora l’industria ha assorbito buona parte di questi shock attraverso meccanismi di efficienza. Ma non può essere una strategia permanente: a un certo punto, un prodotto che viene venduto stabilmente in queste condizioni viene ritirato, oppure diminuiscono i fornitori disponibili. Ed è così che una fragilità industriale si trasforma in fragilità sanitaria». A rendere il quadro ancora più delicato c’è la revisione del prontuario da parte dell’Aifa, inserita nella legge di bilancio 2026. L’obiettivo governativo è il contenimento della spesa, ma un’ulteriore spesa sui farmaci fuori brevetto, che nel 2025 hanno registrato una spesa sostanzialmente piatta (+0,4%) fungendo da “stabilizzatore” per il Ssn, rischia di rivelarsi un boomerang. «Intervenire ancora una volta proprio su questo segmento», avverte il presidente, «significherebbe comprimere una componente che ha già contribuito in modo significatiU vo al contenimento della spesa». L’allarme si è leggermente ridimensionato: inizialmente, le simulazioni su un intervento lineare ai prezzi mostravano un aumento significativo del co-pagamento a carico dei cittadini, ma di recente sono arrivati segnali di distensione dal governo e dai vertici dell’Aifa, che hanno garantito un approccio mirato con l’obiettivo di non aumentare la compartecipazione per i pazienti. «Registriamo con favore queste indicazioni», commenta Zagaria, «ma resta un problema strutturale: per alcune molecole a prezzo molto basso diventa sempre più difficile mantenere economicamente sostenibili produzi
one e commercializzazione». Un ulteriore elemento di criticità viene dal nuovo sistema di tracciabilità interno, che aggiunge un bollino in carta valori dell’Istituto Poligrafico, aggravando i costi per produzioni a bassissimo margine. La sfida per i prossimi anni si gioca quindi su questo cambio di passo e sul mantenimento delle promesse: Riteniamo importante che la revisione del prontuario segua davvero l’approccio mirato annunciato dalle istituzioni e tenga insieme appropriatezza, sostenibilità industriale e accesso alle cure», conclude Zagaria. «La sostenibilità del Servizio sanitario non può essere perseguita attraverso interventi che producano meno concorrenza, maggiore fragilità della filiera o più spesa a carico dei cittadini». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Sandro Iannaccone Heading: Highlight: 1,19 IN TRE ANNI Secondo le stime di Egualia la sanità pubblica potrebbe risparmiare 1,19 miliardi di euro in tre anni “LO VOGLIO DI MARCA” SOPRATTUTTO AL SUD Nonostante gli equivalenti garantiscano risparmio a parità di efficacia, gli italiani preferiscono spesso pagare di tasca propria il differenziale pur di acquistare il farmaco “di marca”, ma con differenze geografiche. Lo mostra un’indagine SWG-Cittadinanzattiva: se a Trento (45,9%) e in Lombardia (43,5%) l’equivalente vola, in Campania (21,7%) e Calabria (22,5%) l’adozione fatica a decollare. A sorpresa, cresce la sfiducia proprio tra i giovani della Gen Z, abituati a informarsi su internet o via intelligenza artificiale: per cambiare passo serviranno campagne di informazione mirate ed efficaci. Image:BLOOMBERG/GETTY LO STUDIO 1 1 La scadenza di molti brevetti di farmaci di largo impiego e ad alti costi aprirà la concorrenza di equivalenti e biosimilari -tit_org- Brevetti in scadenza per il Ssn un tesoretto da oltre un miliardo -sec_org-
tp:writer§§ SANDRO IANNACCONE
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title§§ Il Vaticano sul fine vita: «No alla resa al suicidio assistito»
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Estratto da pag. 25 di "CORRIERE DELLA SERA" del 07 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-07T03:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Il Vaticano sul fine vita: «No alla resa al suicidio assistito» Monsignor Renzo Pegoraro ROMA «Non esiste alcun diritto all’aiuto al suicidio: piuttosto le cure palliative siano rese davvero accessibili a tutti, magari spendendo meno per le armi». Dopo la legge sul fine vita approvata in Veneto lo scorso 2 settembre e mentre Forza Italia ne propone una regionale in Sicilia, sul tema ieri è intervenuto per il Vaticano, in un’intervista a Avvenire, monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Che ha ribadito la posizione della Santa Sede (e della dottrina cattolica): «No a una “resa” al suicidio assistito. Meglio investire sulle cure palliative, su cui in Italia peraltro c’è già una buona legge. Uno Stato laico non è uno Stato indifferente al malato. Anzi. Ha l’obbligo di prendersene cura e di rispettare la volontà del singolo di non ricevere alcun trattamento». E aggiunge che «l’aiuto al suicidio resta un reato, depenalizzato solo nelle specifiche condizioni individuate dalla sentenza 242/19 della Consulta». E che «dietro molte richieste può esserci la paura del dolore, della disabilità o di diventare un peso per gli altri». Perciò le Regioni «dovrebbero limitarsi a disciplinare le procedure esistenti, prendendo tempo e ascoltando di più le realtà impegnate nelle cure palliative». Ma il punto vero per Pegoraro è un’altro: «Dobbiamo tornare a riflettere, cattolici e laici, sulla grandezza del valore della vita umana e della missione di cura di medici, infermieri e operatori sanitari. La medicina, anche quando non può guarire, deve continuare ad accompagnare, non diventare uno strumento di morte. Viviamo tempi in cui alla vita si dà sempre meno valore e amore. Non la facciamo nascere, non la accogliamo volentieri nel volto di fratelli e sorelle migranti, ci mette in crisi la vita di tanti anziani, non sappiamo bene come far diventare adulti i giovani, educandoli alle cose grandi. La vita appare svilita». Sulle cure palliative arriva a stretto giro, e in una nota, la risposta del governo: «Abbiamo aumentato le risorse. Con la legge di bilancio sono stati stanziati 10 milioni annui in più dal 2024 e ulteriori 10 milioni dal 2025, portando il finanziamento per le cure palliative a 120 milioni l’anno. Inoltre sono state rafforzate le verifiche sul corretto uso delle Regioni delle risorse, con un sistema che sarà del tutto operativo dal 2028. E dal 2026 sono stati previsti altri 20 milioni annui anche per l’assunzione di personale per potenziare le reti di cure palliative: per ridurre il più possibile le difficoltà dei pazienti con gravi patologie e dei loro familiari». Ester Palma © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Ester Palma Heading: Monsignor Renzo Pegoraro Highlight: L’auspicio La Chiesa invita «ad aumentare le cure palliative» Image: -tit_org- Il Vaticano sul fine vita: «No alla resa al suicidio assistito» -sec_org-
tp:writer§§ Ester Palma
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title§§ Cure palliative, Il Vaticano "Il governo stanzi più fondi" La replica: sono aumentati
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/07/2026090702035503551.PDF
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Estratto da pag. 13 di "STAMPA" del 07 Sep 2026
pubDate§§ 2026-09-07T03:36:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ La critica a Palazzo Chigi: “Riduca gli stanziamenti per le armi” Cure palliative, il Vaticano “Il governo stanzi più fondi” La replica: sono aumentati IL CASO FRANCESCO MALFETANO ROMA S ul fine vita il Vaticano alza la voce. Palazzo Chigi, invece, abbassa il volume. Monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, non cambia di un millimetro la posizione della Chiesa sul suicidio assistito ma, in un’intervista ad Avvenire, fa delle richieste che hanno un peso politico: trovare una quadra sulle norme e, soprattutto, destinare più fondi alle cure palliative. «Auspico, in Parlamento, una discussione profonda e seria» è la prima. Una formula prudente, sempre dentro il perimetro tracciato dalla Consulta e dalla convinzione che «non esiste alcun diritto all'aiuto al suicidio», che stavolta lascia intravedere una crepa. Oltretevere sembrano infatti prendere atto che il vuoto normativo non può essere ignorato per sempre. Una legge, anche «imperfetta», potrebbe servire a evitare domani una disciplina «più permissiva e libertaria», oltre ad arginare il rischio di profonde disparità territoriali tra una Regione e l’altra. L’invito al Parlamento «sovrano», quindi, finisce con il suonare più come un’apertura a dei passi in avanti che come un appello usurato. Da anni, infatti, non si decide alcunché, con il risultato che – dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna – il Veneto la scorsa settimana è stata la prima Regione governata dal centrodestra a muoversi da sola. Ora la slavina è dietro l’angolo. In Sicilia, ad esempio, Forza Italia ora si muove per provare a dare attuazione alle sentenze della Consulta. Rispetto a nuovi fondi per le cure palliative, invece, Pegoraro è ancora più incisivo. «Possono essere affrontate» attraverso queste cure, sostiene, la maggior parte «delle situazioni e delle storie personali di chi è gravemente malato». E lo sintetizza in una frase destinata a pesare: «Meno armi e più cure». È qui che le parole del Vaticano diventano scomode per Giorgia Meloni. A Palazzo Chigi, infatti, non si aspettavano questo genere di accuse che – si valuta – hanno anche un potenziale impatto elettorale. Tant’è che ignorando l’auspicio di una norma, la replica arrivata dietro la regia di Alfredo Mantovano si concentra solo sull’accusa di non fare abbastanza per le terapie di supporto. E lo fa con i numeri: 120 milioni annui dal 2025, altri 20 milioni dal 2026 per il personale, nuovi meccanismi di verifica sull'utilizzo delle risorse da parte delle Regioni. Il cortocircuito è servito. Perché se è vero che sul dossier le assonanze del governo con la Chiesa non sono poche, la risposta di Palazzo Chigi non sembra quella di chi ha voglia né di mettere mano al portafogli, né all’impasse parlamentare. Gli alleati, invece, continuano a spingere. Dopo Luca Zaia e dopo il ministro azzurro Paolo Zangrillo, che aveva chiesto l’intervento del Parlamento anche per evitare il «turismo sanitario», a muoversi è di nuovo la capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi: «Mi preme sottolineare che tanto la proposta Zullo-Zanettin quanto gli emendamenti presentati da Forza Italia attribuiscono un ruolo centrale alle cure palliative nell'ambito della proposta di legge sul fine vita». Il problema, per Meloni, è che una vera accelerazione avrebbe un costo politico. «Servirebbe che lasciasse libertà di coscienza ai suoi», ragiona una fonte parlamentare di maggioranza, riferendosi a un’ipotetica ripartenza dei testi fermi da mesi al Senato. «Ma è molto improbabile». Troppi i rischi per la premier. Non solo la frattura ideologica che potrebbe aprirsi in un centrodestra già diviso, ma anche la necessità di non contraddire, a un passo dalla campagna elettorale, il mondo ultra-cattolico delle associazioni pro-life che da tempo dialoga con FdI. Così il Parlamento resta fermo. Al Senato, oltre al testo Zanettin-Zullo, c’è il ddl Bazoli dell’opposizione, già approvato dalla Camera nella scorsa legislatura e tornato a giugno nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità dopo la sospensiva votata dalla maggioranza
. Tutto è paralizzato. E l’attivismo delle Regioni, ragionano ambienti vicini a Meloni, «non aiuta». La legge veneta rischia anzi di «incartare» ulteriormente la partita. Dopo l’«amarezza» espressa dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia e dopo lo stesso invito di Pegoraro a non avere fretta – «Credo che bisognasse prendere più tempo», perché «la fretta non è mai buona consigliera» – a Palazzo Chigi si ragiona infatti sull’opportunità di impugnare la norma. — ---End text--- Author: FRANCESCO MALFETANO Heading: Highlight: S Le tappe della vicenda 1 Fine vita, il sì veneto Il confronto è partito dalla legge regionale più recente, quella approvata lo scorso 2 settembre in Veneto, la prima adottata da una Regione governata dal centrodestra 2 L’attacco del patriarca La reazione del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia (in foto), è stata immediata: «Si affermano modelli culturale e di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile» 3 L’elemento “positivo” Tuttavia il Vaticano ha espresso soddisfazione per quello che è stato definito un «elemento positivo»: il fatto che l’ente pubblico debba fornire un percorso di cure palliative e di sostegno psicologico “ Renzo Pegoraro Pontificia Accademia per la Vita Lo Stato ha l’obbligo di prendersi cura del singolo, ma deve anche rispettare la sua volontà di non ricevere trattamenti Anche dalla Chiesa arriva l’auspicio di una legge nazionale sul fine vita Image:Fine vita Negli ultimi 12 mesi l’associazione Coscioni ha ricevuto 16 mila richieste di informazioni, il 14% in più rispetto all’anno precedente -tit_org- Cure palliative, Il Vaticano “Il governo stanzi più fondi” La replica: sono aumentati -sec_org-
tp:writer§§ Francesco Malfetano
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