title§§ Spesa sanitaria pubblica: Italia sotto la media europea - Il Corriere Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601679705070.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.net" del 06 Sep 2026

BOLOGNA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra…

pubDate§§ 2026-09-06T09:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601679705070.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601679705070.PDF', 'title': 'corrierenazionale.net'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.net/2026/09/06/spesa-sanitaria-pubblica-italia-sotto-la-media-europea/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601679705070.PDF tp:ocr§§ BOLOGNA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato € 36 miliardi. È quanto emerge dall’analisi pubblicata dalla Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. La Fondazione presieduta da nino Cartabellotta ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE.La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026.I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati – chiarisce la Fondazione – va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera).SPESA SANITARIA PUBBLICA IN PERCENTUALE DEL PIL.Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1).SPESA SANITARIA PUBBLICA PRO-CAPITE.Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601679705070.PDF §---§ title§§ Meloni bilancio positivo. Ora la sfida verso il voto. La prova del consenso passa dalla vita reale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090602397500004.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ladiscussione.com" del 06 Sep 2026

Nel discorso di Bari, Giorgia Meloni rivendica i risultati di governo. Le priorità per il futuro: sanità, fisco e piccole imprese.

pubDate§§ 2026-09-05T23:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090602397500004.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090602397500004.PDF', 'title': 'ladiscussione.com'} tp:url§§ https://ladiscussione.com/460298/editoriale/meloni-bari-bilancio-governo-sfide-sanita-imprese-fisco/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090602397500004.PDF tp:ocr§§ Quotidiano fondato da Alcide De GasperiL’esecutivo dovrà concentrarsi nei prossimi mesi sulle questioni che incidono più direttamente sulla quotidianità dei cittadini, come sanità, piccole imprese e riforma fiscaleGiorgia Meloni, nel suo intervento di Bari, ha rivendicato con forza il percorso compiuto dal suo governo. L’entusiasmo e l’orgoglio per i risultati raggiunti sono legittimi. Ma la politica, soprattutto quando si avvicina alla verifica elettorale, deve saper trasformare il bilancio del passato in una prospettiva per il futuro. Il prossimo anno gli italiani torneranno a votare.Ed è proprio qui che si misura la capacità di un governo di affrontare l’ultimo miglio. La solidità dell’esecutivo, il prestigio internazionale conquistato dall’Italia, la crescita dell’occupazione e le misure adottate in questi anni sono elementi importanti e rappresentano risultati che non possono essere ignorati. Ma altrettanto importante sarà dimostrare di saper intervenire sulle questioni che incidono direttamente sulla qualità della vita degli italiani.In agenda di Governo le priorità, a nostro avviso, sono: sanità pubblica, sostegno alle piccole imprese e riforma fiscale. La prima è il tema che più di ogni altro chiama in causa la vita concreta delle persone e il diritto alle cure. Secondo i dati richiamati dalla Fondazione Gimbe, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2 per cento del Pil, contro il 7,1 per cento della media europea e dell’area Ocse. Il divario con gli altri Paesi europei, secondo la Fondazione, vale 36,1 miliardi di euro. Sono numeri che meritano una risposta politica.Anche in questo caso i numeri raccontano una difficoltà da non sottovalutare. Negli ultimi sei anni sono scomparse oltre 111 mila imprese del commercio al dettaglio e, nello stesso arco di tempo, i piccoli esercenti avrebbero perso 16,7 miliardi di euro. Dietro queste cifre ci sono attività che chiudono, famiglie che rinunciano a un progetto imprenditoriale, posti di lavoro che vengono meno e territori che rischiano di perdere servizi e vitalità economica.Il Governo dovrà quindi prepararsi su come sostenere concretamente il piccolo commercio e, più in generale, quella parte del sistema produttivo che costituisce la spina dorsale dell’economia italiana. Meno burocrazia, condizioni più favorevoli per chi investe e strumenti capaci di accompagnare le imprese nei momenti di maggiore difficoltà dovranno essere parte di questa strategia.La pressione fiscale al 43,1 per cento del Pil colloca l’Italia al quinto posto nell’Unione europea. Per famiglie, lavoratori, professionisti e imprese il peso complessivo delle imposte si somma all’aumento dei costi e rende sempre più difficile trovare un equilibrio nei bilanci.Per questo l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale e di costruire un sistema più equo, semplice e comprensibile non può essere considerato un tema secondario.Una riforma fiscale dovrebbe innanzitutto restituire fiducia nel rapporto tra cittadino e Stato. Chi lavora, produce, assume e investe deve poter contare su regole più chiare e su un sistema che non trasformi il fisco in un ostacolo alla crescita.Il governo Meloni ha buone ragioni per rivendicare quanto fatto finora ad iniziare dalla occupazione. L’Italia ha riconquistato peso e autorevolezza nello scenario internazionale. Il lavoro ha dato segnali positivi, con una crescita dei contratti soprattutto a tempo indeterminato; mentre per ridurre il peso e il costo dell’energia sono state adottate misure a sostegno degli automobilisti e, in particolare, dell’autotrasporto.Nel 2027 gli elettori giudicheranno l’Esecutivo sulla base di ciò che è stato fatto, ma anche sulla capacità di indicare una direzione per ciò che ancora deve essere realizzato.Per Giorgia Meloni oggi artefice del Governo longevo che ha dato stabilità al Paese – ed è una grandissima risorsa per tutti – per la maggioranza e per centrodestra, la vita quotidiana sarà la sfida dell’ultim o miglio.Your email address will not be published.Avvertimi via email in caso di risposte al mio commento.Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo.© 2026 - TUTTI I DIRITTI RISERVATI.La Discussione S.r.l. – Piazza Capranica, 78 – 00186 ROMAC.F. e P. IVA 15045971007Registrazione Tribunale di Roma n. 3628 del 15/12/1953La società editrice è iscritta al R.O.C. al n. 33049 tp:writer§§ GIAMPIERO CATONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090602397500004.PDF §---§ title§§ Sanità, quanto (poco) spende l’Italia? Il report GIMBE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601657104840.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "policymakermag.it" del 06 Sep 2026

La sanità pubblica italiana vale il 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE. Per colmare il divario servirebbero 36 miliardi

pubDate§§ 2026-09-06T06:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601657104840.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601657104840.PDF', 'title': 'policymakermag.it'} tp:url§§ https://www.policymakermag.it/primo-piano/sanita-quanto-poco-spende-litalia-il-report-gimbe/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=sanita-quanto-poco-spende-litalia-il-report-gimbe tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601657104840.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si ferma al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE. Per colmare il divario servirebbero oltre 36 miliardi di euro. La nostra sanità continua a perdere terreno nei confronti dell’Europa. Secondo uno studio della Fondazione GIMBE, nel 2025 l’Italia si è collocata al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE per spesa sanitaria pubblica pro capite e scivola all’ultimo posto tra i Paesi del G7. Un dato che si accompagna a un altro numero destinato a far discutere: la spesa sanitaria pubblica vale appena il 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE. Non è soltanto una questione di classifica, dietro i numeri c’è il tema della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e della capacità dello Stato di finanziare un sistema sottoposto a pressioni sempre maggiori. LA SPESA SANITARIA VALE IL 6,2% DEL PIL Nel 2025 è stato destinato alla sanità pubblica il 6,2% del proprio PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024. Il confronto con gli altri Paesi è drammatico ed evidenzia una distanza significativa: la media dei Paesi europei dell’area OCSE e quella dell’intera OCSE si attestano al 7,1%. La differenza non è marginale e diventa ancora più evidente se confrontata con alcuni dei principali partner europei. La Germania, per esempio, investe in sanità pubblica circa l’11% del PIL. Sono complessivamente 14 i Paesi europei dell’area OCSE che nel 2025 hanno destinato alla sanità una quota maggiore della propria ricchezza nazionale rispetto all’Italia. ITALIA 15ª PER SPESA PRO CAPITE La classifica della spesa pubblica sanitaria pro capite fotografa un’altra debolezza del sistema. Siamo fermi a circa 3.952 dollari pro capite a parità di potere d’acquisto, mentre la media OCSE arriva a 4.861 dollari e quella dei Paesi europei dell’area OCSE a 4.965. Il risultato è il 15° posto su 27, una posizione che peggiora rispetto al 2024, quando era 14ª. Il divario con la media europea supera dunque i mille dollari per abitante. Secondo le stime della Fondazione GIMBE, per portare la spesa sanitaria pubblica al livello medio dei Paesi europei dell’area OCSE servirebbero oltre 36 miliardi di euro aggiuntivi. ULTIMI NEL G7 Il confronto con il G7 è ancora più impietoso. Ultimi per spesa sanitaria pubblica pro capite tra le sette principali economie avanzate, il dato assume un peso particolare perché riguarda Paesi con sistemi sanitari e livelli di sviluppo comparabili e arriva in una fase nella quale tutti i sistemi occidentali devono fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della domanda di prestazioni e la crescita dei costi legati all’innovazione tecnologica. IL NODO DELLE RISORSE Il governo ha rivendicato negli ultimi anni l’aumento degli stanziamenti destinati al Servizio sanitario nazionale. Il punto sollevato dal confronto internazionale, però, è un altro: quanto cresce realmente la spesa sanitaria rispetto al PIL e rispetto alla crescita dei costi del sistema? È su questo terreno che si misura la sostenibilità del SSN. Un aumento nominale delle risorse non significa necessariamente un rafforzamento della capacità di spesa se, nello stesso periodo, aumentano inflazione, costo del personale, farmaci, tecnologie e domanda di assistenza. IL RISCHIO DI SPOSTARE LA SPESA SULLE FAMIGLIE Il livello della spesa pubblica deve essere letto anche insieme alla componente privata. Quando il finanziamento pubblico non riesce a tenere il passo con la domanda di salute, una parte dei cittadini finisce per rivolgersi al privato, sostenendo direttamente il costo delle prestazioni. Il risultato può essere una progressiva trasformazione dell’accesso alle cure: chi dispone di maggiori risorse economiche può acquistare più rapidamente una prestazione, mentre chi non può permetterselo rischia di aspettare più a lungo o di rinunciare alle cure. È uno dei nodi che rendono il tema della spesa sanitaria una questione non soltanto economica, ma anche sociale. LA SFIDA PER IL SSN Il dato sulla spesa non basta, da solo, a misurare l’efficienza di un sistema sanitari o. Spendere di più non significa automaticamente garantire servizi migliori, ma il livello delle risorse disponibili condiziona inevitabilmente la possibilità di mantenere personale, strutture, tecnologie e servizi adeguati. Per l’Italia la questione diventa quindi duplice: recuperare il divario di finanziamento con gli altri Paesi europei e utilizzare in modo più efficace le risorse disponibili. Il 15° posto nella classifica europea e l’ultimo nel G7 indicano che la distanza non è più soltanto una questione congiunturale, ma una scelta di politica pubblica che riguarda quale ruolo il Paese intende assegnare alla sanità nei prossimi anni. tp:writer§§ Luca La Gamma guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601657104840.PDF §---§ title§§ Sanità, quanto (poco) spende l’Italia? Il report GIMBE - Policy Maker link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601656804841.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "policymakermag.it" del 06 Sep 2026

La sanità pubblica italiana vale il 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE. Per colmare il divario servirebbero 36 miliardi

pubDate§§ 2026-09-06T06:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601656804841.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601656804841.PDF', 'title': 'policymakermag.it'} tp:url§§ https://www.policymakermag.it/primo-piano/sanita-quanto-poco-spende-litalia-il-report-gimbe/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601656804841.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si ferma al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE. Per colmare il divario servirebbero oltre 36 miliardi di euro.La nostra sanità continua a perdere terreno nei confronti dell’Europa. Secondo uno studio della Fondazione GIMBE, nel 2025 l’Italia si è collocata al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE per spesa sanitaria pubblica pro capite e scivola all’ultimo posto tra i Paesi del G7. Un dato che si accompagna a un altro numero destinato a far discutere: la spesa sanitaria pubblica vale appena il 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE. Non è soltanto una questione di classifica, dietro i numeri c’è il tema della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e della capacità dello Stato di finanziare un sistema sottoposto a pressioni sempre maggiori.LA SPESA SANITARIA VALE IL 6,2% DEL PILNel 2025 è stato destinato alla sanità pubblica il 6,2% del proprio PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024. Il confronto con gli altri Paesi è drammatico ed evidenzia una distanza significativa: la media dei Paesi europei dell’area OCSE e quella dell’intera OCSE si attestano al 7,1%.La differenza non è marginale e diventa ancora più evidente se confrontata con alcuni dei principali partner europei. La Germania, per esempio, investe in sanità pubblica circa l’11% del PIL. Sono complessivamente 14 i Paesi europei dell’area OCSE che nel 2025 hanno destinato alla sanità una quota maggiore della propria ricchezza nazionale rispetto all’Italia.ITALIA 15ª PER SPESA PRO CAPITELa classifica della spesa pubblica sanitaria pro capite fotografa un’altra debolezza del sistema. Siamo fermi a circa 3.952 dollari pro capite a parità di potere d’acquisto, mentre la media OCSE arriva a 4.861 dollari e quella dei Paesi europei dell’area OCSE a 4.965.Il risultato è il 15° posto su 27, una posizione che peggiora rispetto al 2024, quando era 14ª. Il divario con la media europea supera dunque i mille dollari per abitante. Secondo le stime della Fondazione GIMBE, per portare la spesa sanitaria pubblica al livello medio dei Paesi europei dell’area OCSE servirebbero oltre 36 miliardi di euro aggiuntivi.ULTIMI NEL G7Il confronto con il G7 è ancora più impietoso. Ultimi per spesa sanitaria pubblica pro capite tra le sette principali economie avanzate, il dato assume un peso particolare perché riguarda Paesi con sistemi sanitari e livelli di sviluppo comparabili e arriva in una fase nella quale tutti i sistemi occidentali devono fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della domanda di prestazioni e la crescita dei costi legati all’innovazione tecnologica.IL NODO DELLE RISORSEIl governo ha rivendicato negli ultimi anni l’aumento degli stanziamenti destinati al Servizio sanitario nazionale. Il punto sollevato dal confronto internazionale, però, è un altro: quanto cresce realmente la spesa sanitaria rispetto al PIL e rispetto alla crescita dei costi del sistema? È su questo terreno che si misura la sostenibilità del SSN. Un aumento nominale delle risorse non significa necessariamente un rafforzamento della capacità di spesa se, nello stesso periodo, aumentano inflazione, costo del personale, farmaci, tecnologie e domanda di assistenza.IL RISCHIO DI SPOSTARE LA SPESA SULLE FAMIGLIEIl livello della spesa pubblica deve essere letto anche insieme alla componente privata. Quando il finanziamento pubblico non riesce a tenere il passo con la domanda di salute, una parte dei cittadini finisce per rivolgersi al privato, sostenendo direttamente il costo delle prestazioni.Il risultato può essere una progressiva trasformazione dell’accesso alle cure: chi dispone di maggiori risorse economiche può acquistare più rapidamente una prestazione, mentre chi non può permetterselo rischia di aspettare più a lungo o di rinunciare alle cure. È uno dei nodi che rendono il tema della spesa sanitaria una questione non soltanto economica, ma anche sociale.LA SFIDA PER IL SSNIl dato sulla spesa non basta, da solo, a misurare l’efficienza di un sistema sanitario. Spendere di più non significa automaticamente garantire servizi migliori, ma il livello delle risorse disponibili condiziona inevitabilmente la possibilità di mantenere personale, strutture, tecnologie e servizi adeguati. Per l’Italia la questione diventa quindi duplice: recuperare il divario di finanziamento con gli altri Paesi europei e utilizzare in modo più efficace le risorse disponibili. Il 15° posto nella classifica europea e l’ultimo nel G7 indicano che la distanza non è più soltanto una questione congiunturale, ma una scelta di politica pubblica che riguarda quale ruolo il Paese intende assegnare alla sanità nei prossimi anni. tp:writer§§ Luca La Gamma guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/06/2026090601656804841.PDF §---§