title§§ Sanità pubblica, l’Italia spende il 6,2% del Pil: il divario con l’Europa vale 36 miliardi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402100300090.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "adriaeco.eu" del 04 Sep 2026

Adriaeco:, news di economia dall''Adriatico: Sanità pubblica, l’Italia spende il 6,2% del Pil: il divario con l’Europa vale 36 miliardi

pubDate§§ 2026-09-04T00:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402100300090.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402100300090.PDF', 'title': 'adriaeco.eu'} tp:url§§ https://www.adriaeco.eu/2026/09/04/sanita-pubblica-litalia-spende-il-62-del-pil-il-divario-con-leuropa-vale-36-miliardi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402100300090.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro capite è stata di 3.952 dollari, contro i 4.965 della media dei Paesi europei dell’Ocse. Fondazione Gimbe: il sottofinanziamento non è più solo un problema sanitario, ma una questione di equità e produttivitàLa sanità pubblica italiana si trova sempre più lontana dalla media europea. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica si è fermata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e ben al di sotto del 7,1% registrato sia dalla media Ocse sia dai Paesi europei dell’area Ocse. Un differenziale che, tradotto in risorse destinate a ogni cittadino, diventa un gap di oltre 36 miliardi di euro rispetto alla media europea.È la fotografia scattata dalla Fondazione GIMBE sulla base dei dati OECD Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026, alla vigilia dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. Un’analisi che sposta il tema del finanziamento del Servizio sanitario nazionale dal tradizionale terreno della spesa pubblica a quello più ampio della sostenibilità economica e sociale del Paese.L’Italia nel 2025 si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse per spesa sanitaria pubblica pro capite e all’ultimo posto tra i Paesi del G7. La spesa per abitante, calcolata a parità di potere d’acquisto, è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno della media Ocse, che raggiunge 4.861 dollari, e 1.013 dollari in meno della media dei Paesi europei, pari a 4.965 dollari.Il confronto racconta una distanza che non riguarda soltanto le economie più ricche del continente. Tra gli Stati membri dell’Unione europea, sono infatti 14 quelli che investono più dell’Italia. La Spagna, con 3.999 dollari pro capite, è appena sopra il livello italiano, mentre la Germania arriva a 8.726 dollari, più del doppio.Il dato più significativo, tuttavia, è quello della traiettoria. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora il differenziale si è progressivamente ampliato, arrivando a 424 dollari pro capite nel 2019. La distanza è aumentata ulteriormente durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno incrementato maggiormente le risorse destinate alla sanità, e si è allargata ancora nel biennio 2023-2024 e nel 2025.Il risultato è che nel 2025 il divario rispetto alla media europea raggiunge 1.013 dollari per abitante, pari a 612,4 euro sulla base dei parametri Ocse. Rapportato a una popolazione di quasi 59 milioni di residenti, il differenziale complessivo arriva a circa 36,1 miliardi di euro.“Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale”, afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE.Il problema, nella lettura della Fondazione, è che la riduzione relativa delle risorse non rimane confinata ai bilanci sanitari. Si trasferisce progressivamente sul funzionamento del sistema economico e sulla capacità delle famiglie di sostenere i costi delle prestazioni che il sistema pubblico non riesce a garantire con sufficiente tempestività.Liste d’attesa, pronto soccorso in difficoltà, carenza di medici di famiglia e disuguaglianze territoriali si intrecciano così con l’aumento del ricorso alla spesa privata. Secondo i dati citati da GIMBE, nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a esami diagnostici o visite specialistiche, quasi una persona su dieci.È qui che il tema sanitario assume una dimensione propriamente economica: quando l’accesso alle cure dipende sempre più dalla capacità di spesa individuale, la conseguenza non è soltanto una maggiore pressione sui bilanci familiari, ma anche un potenziale effetto sulla produttività e sulla coesione sociale.Il confronto con il G7 rende ancora più evidente la distanza. L’Italia, con 3.952 dollari di spesa pubblica pro capite, è ultima nel gruppo e meno della metà della Germania, che arriva a 8.726 dollari. Anche il Regno Unito, che come l’Italia adotta un modello sanitario di tipo Beveridge, ha seguito una traiettoria differente: dopo un andamento relativamente contenuto fino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e avvicinandosi ai livelli francesi.Per GIMBE, il confronto internazionale rende quindi insufficiente il tradizionale dibattito che precede ogni legge di bilancio sulla quantità di risorse aggiuntive da destinare alla sanità.“La questione non è quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a portare a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale”, sostiene Cartabellotta, chiedendo un impegno pluriennale per il rifinanziamento della sanità pubblica accompagnato da riforme strutturali.Il tema è diventato nel frattempo anche europeo. Secondo la Fondazione, le valutazioni recenti di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura precisa: il Servizio sanitario nazionale continua a garantire risultati importanti sul piano degli esiti di salute, a partire dall’elevata aspettativa di vita e dalla bassa mortalità evitabile, ma mostra una crescente difficoltà nell’erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili.La Commissione europea, nel Country Report 2026, avrebbe collegato per la prima volta in maniera esplicita le criticità del SSN non soltanto alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. A questo si aggiunge la raccomandazione adottata il 10 luglio dal Consiglio dell’Unione europea affinché l’Italia migliori l’accesso tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni sanitarie chiave.La sanità entra così a pieno titolo nel perimetro delle politiche economiche. Un sistema che non riesce a garantire in modo uniforme cure e prevenzione può infatti generare costi indiretti per famiglie, imprese e sistema pubblico, oltre a rafforzare le disuguaglianze territoriali e sociali.Resta aperto anche il capitolo della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR. Al 1° settembre, segnala GIMBE, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità, mentre il Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target.È un passaggio decisivo perché il tema non riguarda soltanto la realizzazione fisica delle strutture, ma la loro capacità di erogare servizi. Da qui il timore espresso dalla Fondazione che le nuove infrastrutture possano trasformarsi in strutture prive di personale e servizi sufficienti, le cosiddette “scatole vuote”.Per il prossimo ciclo di programmazione, la questione diventa quindi duplice: quante risorse destinare alla sanità e come trasformarle in servizi effettivamente disponibili. Il finanziamento, da solo, non risolve il problema se non è accompagnato da personale, organizzazione e capacità di presa in carico territoriale.È la sfida che arriva sul tavolo della Legge di Bilancio 2027. Per GIMBE, l’obiettivo dovrebbe essere superare la logica della trattativa annuale e costruire un percorso pluriennale nel quale rifinanziamento e riforme procedano insieme, con priorità al personale sanitario e all’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza.La posta in gioco, nella lettura della Fondazione, non è soltanto la tenuta del Servizio sanitario nazionale. È il rapporto tra salute, reddito e sviluppo. Se il diritto alle cure diventa sempre più dipendente dalla capacità di pagare prestazioni private o di attendere tempi incompatibili con i bisogni, il sistema sanitario rischia di trasformarsi da infrastruttura universale del Paese in un fattore ulteriore di selezione sociale.Ed è proprio questa la frattura che i 36 miliardi di euro di divario con la media europea rendono o ggi visibile nei numeri. tp:writer§§ manager guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402100300090.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica, Italia ultima nel G7: spesa al 6,2% del PIL link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401714504268.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "assinews.it" del 04 Sep 2026

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore alla media OCSE ed

pubDate§§ 2026-09-04T03:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401714504268.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401714504268.PDF', 'title': 'assinews.it'} tp:url§§ https://www.assinews.it/09/2026/sanita-pubblica-italia-ultima-nel-g7-spesa-al-62-del-pil/660124306/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401714504268.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore alla media OCSE ed europea, entrambe al 7,1%. In termini di spesa pro-capite a parità di potere d’acquisto (PPP), l’Italia spende 3.952 dollari per abitante, ovvero 909 dollari in meno della media OCSE (4.861 $) e 1.013 dollari in meno della media europea (4.965 $). Questo divario pro-capite, rapportato alla popolazione residente, corrisponde a circa 36 miliardi di euro rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE. Lo ribadisce il presidente della Fondazione GIMBE Cartabellotta nella presentazione della recente analisi sulla spesa pubblica.Con questi valori, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra i Paesi del G7. Sono 14 i Paesi europei che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella italiana: il differenziale va dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Slovacchia (6,4%). Nel confronto pro-capite, l’Italia è preceduta anche da Paesi come Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle sue spalle restano solo alcune nazioni dell’Europa dell’Est e del Sud. Cartabellotta cita il Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.Il sottofinanziamento strutturale ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), alimentando tensioni politiche e mettendo in difficoltà le Regioni, costrette a bilanciare l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con il vincolo di bilancio. Le ricadute più gravi ricadono sui cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali crescenti e aumento del ricorso alla spesa privata. Nel 2024, 5,8 milioni di persone (quasi una su dieci) hanno rinunciato a esami diagnostici o visite specialistiche, con conseguente impoverimento e indebitamento delle famiglie.Per la prima volta, le criticità del SSN non sono lette solo come un problema sanitario, ma sono esplicitamente collegate all’equità sociale e alla produttività del Paese. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, il deterioramento del SSN è indicato come un fattore di rischio per la tenuta economica e sociale dell’Italia. Il 10 luglio 2026, il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave.La richiesta di GIMBE: risorse e riformeIn vista della Legge di Bilancio 2027, la Fondazione GIMBE chiede di interrompere il “teatrino pre-Manovra” e di stipulare un patto politico non negoziabile per rifinanziare progressivamente la sanità pubblica, accompagnando le risorse con riforme strutturali del SSN. Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione, sottolinea che la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Senza un intervento deciso, il diritto alla salute rischia di diventare “universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure”.Un’ulteriore criticità riguarda la riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: al 1° settembre 2026, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Il Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie. GIMBE teme che, senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile, le nuove strutture rischino di restare “sc atole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire la presa in carico territoriale per cui ci si è indebitati.© Riproduzione riservata tp:writer§§ ASSINEWS guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401714504268.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403255907550.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "azinforma.com" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T07:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403255907550.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403255907550.PDF', 'title': 'azinforma.com'} tp:url§§ https://azinforma.com/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403255907550.PDF tp:ocr§§ L’Aquila. Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%.Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale.Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.In vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026.I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera).Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite.Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferior e a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3).Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’.Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.Fonte: Agenzia DireTags: evidenzaFondazione Gimbesanitàsanità abruzzosanità italiaspesa sanitaria tp:writer§§ Redazione AZ Informa guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403255907550.PDF §---§ title§§ Sanità, l’allarme più grave: milioni di italiani rinunciano alle cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403254107504.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrieredisciacca.it" del 04 Sep 2026

Spesa pubblica al minimo, divario con l’Europa in crescita e 5,8 milioni di persone costrette...

pubDate§§ 2026-09-04T07:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403254107504.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403254107504.PDF', 'title': 'corrieredisciacca.it'} tp:url§§ https://www.corrieredisciacca.it/sanita-lallarme-piu-grave-milioni-di-italiani-rinunciano-alle-cure/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403254107504.PDF tp:ocr§§ Apertura Cronaca Italia Sanità, l’allarme più grave: milioni di italiani rinunciano alle cure Giuseppe Recca 04/09/2026 Spesa pubblica al minimo, divario con l’Europa in crescita e 5,8 milioni di persone costrette a rinunciare a visite ed esami.La crisi del Servizio sanitario nazionale oggi ha un volto preciso: la rinuncia alle cure. Con una spesa pubblica ferma al 6,2% del Pil, ben sotto la media Ocse ed europea, l’Italia sprofonda in un sottofinanziamento che da anni erode il diritto alla salute. Secondo Fondazione Gimbe, nel 2024 5,8 milioni di cittadini hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche per motivi economici. Il divario con l’Europa cresce: l’Italia è dietro 14 Paesi, lontana da Germania, Francia e Regno Unito. La spesa pro capite è tra le più basse: 3.952 dollari, oltre 900 in meno della media Ocse. Un gap complessivo di 36,1 miliardi, frutto di 15 anni di risorse insufficienti. Opposizioni e professionisti denunciano un sistema che non regge più, mentre dal Governo arrivano rassicurazioni: il sottosegretario Marcello Gemmato annuncia un aumento del Fondo sanitario, ricordando gli 18 miliardi aggiunti negli ultimi tre anni e i 6,3 miliardi previsti per il 2026. What do you feel about this? 0% Love 0% Funny 0% Wow 0% Sad 0% Angry Navigazione articolo Precedente: Inchiesta Cuffaro: archiviato un intero filone. Cade l’accusa anche per Carmelo PaceSpesa pubblica al minimo, divario con l’Europa in crescita e 5,8 milioni di persone costrette a rinunciare a visite ed esami.La crisi del Servizio sanitario nazionale oggi ha un volto preciso: la rinuncia alle cure. Con una spesa pubblica ferma al 6,2% del Pil, ben sotto la media Ocse ed europea, l’Italia sprofonda in un sottofinanziamento che da anni erode il diritto alla salute. Secondo Fondazione Gimbe, nel 2024 5,8 milioni di cittadini hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche per motivi economici. Il divario con l’Europa cresce: l’Italia è dietro 14 Paesi, lontana da Germania, Francia e Regno Unito. La spesa pro capite è tra le più basse: 3.952 dollari, oltre 900 in meno della media Ocse. Un gap complessivo di 36,1 miliardi, frutto di 15 anni di risorse insufficienti. Opposizioni e professionisti denunciano un sistema che non regge più, mentre dal Governo arrivano rassicurazioni: il sottosegretario Marcello Gemmato annuncia un aumento del Fondo sanitario, ricordando gli 18 miliardi aggiunti negli ultimi tre anni e i 6,3 miliardi previsti per il 2026. What do you feel about this? 0% Love 0% Funny 0% Wow 0% Sad 0% Angry Navigazione articolo Precedente: Inchiesta Cuffaro: archiviato un intero filone. Cade l’accusa anche per Carmelo Pace tp:writer§§ Giuseppe Recca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403254107504.PDF §---§ title§§ Sanità: Zuccarelli, "sottofinanziamento rischia di frenare il recupero della Campania. Non vanificare gli sforzi fatti sui LEA" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403267807685.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ifattidinapoli.it" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T08:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403267807685.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403267807685.PDF', 'title': 'ifattidinapoli.it'} tp:url§§ https://www.ifattidinapoli.it/art_sanit_zuccarelli_sottofinanziamento_rischia_di_frenare_il_recupero_della_campania_non_vanificare_gli_sforzi_fatti.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403267807685.PDF tp:ocr§§ «I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE sul finanziamento della sanità pubblica sono un campanello d'allarme soprattutto per la Campania. La nostra Regione ha compiuto negli ultimi anni uno sforzo importante per recuperare terreno sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Ora questo percorso deve essere consolidato, non messo a rischio da risorse insufficienti».Lo afferma Bruno Zuccarelli, presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, commentando l'analisi della Fondazione GIMBE sulla spesa sanitaria pubblica italiana. Nel 2025, secondo i dati elaborati dalla Fondazione, la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media dei Paesi OCSE ed europei. In termini di spesa pro capite, il divario dell'Italia rispetto alla media europea supera complessivamente i 36 miliardi di euro. Un ritardo che, secondo GIMBE, mette le Regioni di fronte a una pressione crescente: garantire i Livelli essenziali di assistenza mantenendo contemporaneamente l'equilibrio dei conti.«Per la Campania – sottolinea Zuccarelli – questo tema assume un significato particolare. Gli ultimi dati disponibili sui LEA hanno certificato il ritorno della nostra Regione tra quelle adempienti, insieme a Puglia e Sardegna, uniche realtà del Mezzogiorno a raggiungere gli standard previsti. È un risultato che va riconosciuto, ma che non può indurci a pensare che tutti i problemi siano risolti». Secondo Zuccarelli, il rischio è che una carenza strutturale di risorse finisca per pesare soprattutto sui territori che hanno ancora maggiori necessità di recuperare divari accumulati negli anni.«La sanità campana deve continuare a migliorare su accessibilità delle cure, tempi di attesa, assistenza territoriale e capacità di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più complessa. Tutto questo richiede organizzazione e capacità gestionale, ma richiede inevitabilmente anche risorse adeguate e personale».Il presidente dell'Ordine richiama in particolare la situazione dei professionisti sanitari. «Non possiamo pensare di difendere il Servizio sanitario nazionale continuando a chiedere a medici, infermieri e operatori di compensare con il proprio sacrificio ciò che manca sul piano strutturale. Carenza di personale, turni sempre più pesanti e difficoltà nel rendere attrattivo il lavoro nel pubblico sono problemi che rischiano di incidere direttamente sulla qualità e sulla tempestività dell'assistenza».Per Zuccarelli, quindi, il confronto sulla prossima Legge di Bilancio dovrà partire dalla consapevolezza che la spesa sanitaria non può essere considerata soltanto una voce da contenere. «La Campania ha dimostrato che recuperare è possibile. Proprio per questo sarebbe un errore vanificare gli sforzi compiuti. Servono investimenti che consentano alle Regioni di consolidare i risultati raggiunti e, soprattutto, di ridurre quelle disuguaglianze territoriali che ancora oggi fanno sì che il diritto alla salute non sia esercitato allo stesso modo in ogni parte del Paese. Investire nella sanità pubblica – conclude Zuccarelli – significa investire nei professionisti, nelle strutture, nella prevenzione e nell'assistenza territoriale. Ma soprattutto significa evitare che la qualità delle cure dipenda dal luogo nel quale una persona nasce o vive». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403267807685.PDF §---§ title§§ Ignorare il peso dell'embargo Usa sul collasso di Cuba sarebbe disonesto. E il silenzio occidentale è complice link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403160006451.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilfattoquotidiano.it" del 04 Sep 2026

Da modello mondiale a emergenza sanitaria: cosa sta succedendo a Cuba e perché l''Occidente non può chiamarsi fuori

pubDate§§ 2026-09-04T05:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403160006451.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403160006451.PDF', 'title': 'ilfattoquotidiano.it'} tp:url§§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/04/cuba-sistema-sanitario-embargo-collasso-notizie/8495487/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403160006451.PDF tp:ocr§§ Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati di Sara Gandini e Paolo BartoliniAbbiamo ricominciato a parlare di Cuba a causa del ricovero del grande Alessandro Di Battista, che per fortuna ora sta meglio. E immediatamente il dibattito, come spesso accade negli ultimi anni, si è trasformato in una contrapposizione ideologica con schieramenti e tifo da stadio.In quest’epoca fortemente individualista, segnata dalla crisi delle ideologie e delle religioni, gli scontri sui social (su questa e quella tematica) alimentano un senso di identità rigido che, dividendo le persone in amici o nemici, cerca una sua appartenenza netta, priva di sfumature e complessità.Comunque, al di là delle banalizzazioni da social, è innegabile il drammatico collasso del sistema sanitario cubano. Per decenni Cuba ha rappresentato un paradosso che dava fastidio all’Occidente e che molti faticavano ad accettare. Un Paese povero, sottoposto per oltre sessant’anni a un embargo economico soffocante da parte degli Stati Uniti, era riuscito a costruire uno dei sistemi sanitari più efficienti e universalistici del mondo. L’assistenza sanitaria era gratuita. La prevenzione costituiva una priorità nazionale. Leggi Anche “Uccidiamoli lentamente”: la strategia Usa per soffocare Cuba. E la sanità è la prima vittima. L’Onu teme una “Gaza silenziosa” Leggi articoloL’alfabetizzazione aveva raggiunto livelli vicini al 100 per cento.La malnutrizione infantile era stata sostanzialmente eliminata. La formazione universitaria era accessibile a tutti e il numero di medici per abitante era il più alto del pianeta: 8,4 ogni mille abitanti, contro circa 2,6 negli Stati Uniti. Naturalmente Cuba non era, e non è, il paradiso terrestre, ma sul terreno della salute pubblica aveva ottenuto risultati che molti Paesi ricchi non sono mai riusciti a raggiungere.Oggi, però, la situazione è diventata drammatica. Mancano farmaci essenziali, dispositivi medici, anestetici e migliaia di interventi chirurgici vengono rinviati. Le famiglie sono costrette a procurarsi i farmaci attraverso il mercato nero, a prezzi spesso proibitivi. La sopravvivenza dei bambini con tumore, che aveva raggiunto circa l’80 per cento, ora sembra sia scesa intorno al 65 per cento per la carenza di farmaci di prima linea.Le responsabilità sono certamente complesse. Esistono problemi interni e scelte politiche discutibili. Ma ignorare il peso delle sanzioni economiche sarebbe intellettualmente disonesto. Da decenni Cuba vive una condizione che limita fortemente l’accesso a tecnologie, materiali sanitari, componenti industriali, farmaci e strumenti indispensabili per il funzionamento di un moderno sistema sanitario. Quando si colpisce un’economia per decenni, prima o poi il conto arriva anche negli ospedali. E a pagarlo sono i cittadini.Durante la pandemia abbiamo visto medici cubani partire per ogni parte del mondo. Sono arrivati anche in Italia, quando il nostro sistema sanitario era sotto una pressione enorme. Hanno lavorato negli ospedali, nelle terapie intensive, nelle zone più colpite dall’emergenza. Nel 2026 quegli stessi medici operano in ospedali dove spesso manca tutto l’essenziale.E quegli stessi medici continuano anche adesso a venire in Italia perché mancano medici e infermieri, abbiamo liste d’attesa interminabili, perché da noi si preferisce investire in armi che in spesa sanitaria che nel 2025 è scesa al 6,2% del Pil (Dati Gimbe). Siamo ultimi nel G7 per spesa pro capite e spendiamo circa 36 miliardi in meno rispetto alla media dei Paesi europei.Dovremmo avere l’onestà di riconoscere questa contraddizione e di ammettere che la salute non può essere sacrificata per gli interessi geopolitici del potente di turno. Quando la politica internazionale produce questo risultato siamo di fronte a un fallimento morale. E il silenzio dell’Occidente, in questo caso, rischia di renderci complici. Ciò impone, a tutti noi, l’urgenza di un ripensamento radicale delle nostre (cioè del blocco occidentale) responsabilità in questa fase di caos globale e di difficile transizione al mondo multipolare.I doppi standard sono così evidenti da suscitare ribrezzo: embarghi, sanzioni, isolamento e attacchi militari per i paesi non allineati allo standard angloamericano, piccoli rimproveri e zero provvedimenti per quelli che Usa e Ue considerano partner di ferro (anche se stanno commettendo un genocidio in diretta streaming da anni).Cuba resiste a fatica e con la sua tenacia si conferma il simbolo non di un’utopia realizzata o destinata alla vittoria, ma quantomeno di una passione umana che non vuole cedere alla legge del più forte, al principio di competizione che cancella la solidarietà, al Mercato come dio implacabile e indiscutibile. Esistono nel mondo focolai di resistenza al neoliberalismo, vanno sostenuti non solo per motivi politici, ma perché la salute dipende ampiamente dalle condizioni ecologiche e socioeconomiche di una civiltà, dalla sua equità e dalla possibilità di vivere in pace. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403160006451.PDF §---§ title§§ Ignorare il peso dell’embargo Usa sul collasso di Cuba sarebbe disonesto. E il silenzio occidentale è complice link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403079306684.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilfattoquotidiano.it" del 04 Sep 2026

Da modello mondiale a emergenza sanitaria: cosa sta succedendo a Cuba e perché l''Occidente non può chiamarsi fuori

pubDate§§ 2026-09-04T05:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403079306684.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403079306684.PDF', 'title': 'ilfattoquotidiano.it'} tp:url§§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/04/cuba-sistema-sanitario-embargo-collasso-notizie/8495487/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403079306684.PDF tp:ocr§§ Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati di Sara Gandini e Paolo BartoliniAbbiamo ricominciato a parlare di Cuba a causa del ricovero del grande Alessandro Di Battista, che per fortuna ora sta meglio. E immediatamente il dibattito, come spesso accade negli ultimi anni, si è trasformato in una contrapposizione ideologica con schieramenti e tifo da stadio.In quest’epoca fortemente individualista, segnata dalla crisi delle ideologie e delle religioni, gli scontri sui social (su questa e quella tematica) alimentano un senso di identità rigido che, dividendo le persone in amici o nemici, cerca una sua appartenenza netta, priva di sfumature e complessità.Comunque, al di là delle banalizzazioni da social, è innegabile il drammatico collasso del sistema sanitario cubano. Per decenni Cuba ha rappresentato un paradosso che dava fastidio all’Occidente e che molti faticavano ad accettare. Un Paese povero, sottoposto per oltre sessant’anni a un embargo economico soffocante da parte degli Stati Uniti, era riuscito a costruire uno dei sistemi sanitari più efficienti e universalistici del mondo. L’assistenza sanitaria era gratuita. La prevenzione costituiva una priorità nazionale. Leggi Anche “Uccidiamoli lentamente”: la strategia Usa per soffocare Cuba. E la sanità è la prima vittima. L’Onu teme una “Gaza silenziosa” Leggi articoloL’alfabetizzazione aveva raggiunto livelli vicini al 100 per cento.La malnutrizione infantile era stata sostanzialmente eliminata. La formazione universitaria era accessibile a tutti e il numero di medici per abitante era il più alto del pianeta: 8,4 ogni mille abitanti, contro circa 2,6 negli Stati Uniti. Naturalmente Cuba non era, e non è, il paradiso terrestre, ma sul terreno della salute pubblica aveva ottenuto risultati che molti Paesi ricchi non sono mai riusciti a raggiungere.Oggi, però, la situazione è diventata drammatica. Mancano farmaci essenziali, dispositivi medici, anestetici e migliaia di interventi chirurgici vengono rinviati. Le famiglie sono costrette a procurarsi i farmaci attraverso il mercato nero, a prezzi spesso proibitivi. La sopravvivenza dei bambini con tumore, che aveva raggiunto circa l’80 per cento, ora sembra sia scesa intorno al 65 per cento per la carenza di farmaci di prima linea.Le responsabilità sono certamente complesse. Esistono problemi interni e scelte politiche discutibili. Ma ignorare il peso delle sanzioni economiche sarebbe intellettualmente disonesto. Da decenni Cuba vive una condizione che limita fortemente l’accesso a tecnologie, materiali sanitari, componenti industriali, farmaci e strumenti indispensabili per il funzionamento di un moderno sistema sanitario. Quando si colpisce un’economia per decenni, prima o poi il conto arriva anche negli ospedali. E a pagarlo sono i cittadini.Durante la pandemia abbiamo visto medici cubani partire per ogni parte del mondo. Sono arrivati anche in Italia, quando il nostro sistema sanitario era sotto una pressione enorme. Hanno lavorato negli ospedali, nelle terapie intensive, nelle zone più colpite dall’emergenza. Nel 2026 quegli stessi medici operano in ospedali dove spesso manca tutto l’essenziale.E quegli stessi medici continuano anche adesso a venire in Italia perché mancano medici e infermieri, abbiamo liste d’attesa interminabili, perché da noi si preferisce investire in armi che in spesa sanitaria che nel 2025 è scesa al 6,2% del Pil (Dati Gimbe). Siamo ultimi nel G7 per spesa pro capite e spendiamo circa 36 miliardi in meno rispetto alla media dei Paesi europei.Dovremmo avere l’onestà di riconoscere questa contraddizione e di ammettere che la salute non può essere sacrificata per gli interessi geopolitici del potente di turno. Quando la politica internazionale produce questo risultato siamo di fronte a un fallimento morale. E il silenzio dell’Occidente, in questo caso, rischia di renderci complici. Ciò impone, a tutti noi, l’urgenza di un ripensamento radicale delle nostre (cioè del blocco occidentale) responsabilità in questa fase di caos globale e di difficile transizione al mondo multipolare.I doppi standard sono così evidenti da suscitare ribrezzo: embarghi, sanzioni, isolamento e attacchi militari per i paesi non allineati allo standard angloamericano, piccoli rimproveri e zero provvedimenti per quelli che Usa e Ue considerano partner di ferro (anche se stanno commettendo un genocidio in diretta streaming da anni).Cuba resiste a fatica e con la sua tenacia si conferma il simbolo non di un’utopia realizzata o destinata alla vittoria, ma quantomeno di una passione umana che non vuole cedere alla legge del più forte, al principio di competizione che cancella la solidarietà, al Mercato come dio implacabile e indiscutibile. Esistono nel mondo focolai di resistenza al neoliberalismo, vanno sostenuti non solo per motivi politici, ma perché la salute dipende ampiamente dalle condizioni ecologiche e socioeconomiche di una civiltà, dalla sua equità e dalla possibilità di vivere in pace. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403079306684.PDF §---§ title§§ Sanità, scende la spesa: 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403270807591.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilgazzettino.it" del 04 Sep 2026

Dalla relazione annuale emergono rinunce alle cure e una spesa pro capite inferiore a quella di Paesi come Germania e Francia. I dati scatenano un acceso dibattito politico.

pubDate§§ 2026-09-04T07:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403270807591.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403270807591.PDF', 'title': 'ilgazzettino.it'} tp:url§§ https://www.ilgazzettino.it//salute/focus/spesa_sanitaria_italia_gap_europa_gimbe-9743032.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403270807591.PDF tp:ocr§§ Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e il divario tra l'Italia e gli altri Paesi europei si allarga. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è fermata al 6,2% del Pil, in lieve calo rispetto al 6,3% dell'anno precedente e nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei, entrambe pari al 7,1%. Un ritardo che, secondo la Fondazione Gimbe, si traduce in un gap complessivo che sfiora i 36,1 miliardi di euro.L'analisi della Fondazione GimbeÈ il quadro che emerge dall'analisi realizzata dalla Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.«Il sottofinanziamento pubblico» rappresenta «una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini. Il risultato, sottolinea Cartabellotta, è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone».Italia indietro rispetto ai principali Paesi europeiL'analisi Gimbe, realizzata sulla base dei dati Ocse, mostra come negli ultimi anni la distanza tra l'Italia e gli altri Paesi europei sia progressivamente aumentata.Considerando la spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, l'Italia si colloca dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse. Il distacco sfiora i 5 punti percentuali rispetto alla Germania, dove la spesa raggiunge l'11% del Pil, mentre è di circa 3 punti rispetto a Francia, Svezia e Regno Unito.Il divario emerge anche analizzando la spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, ovvero 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei.Secondo l'analisi, la distanza dell'Italia dagli altri Paesi europei ha iniziato ad ampliarsi nel 2011 e da allora non è stata più recuperata.«Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», afferma Cartabellotta.Critiche delle opposizioni e il punto di vista dei mediciI dati hanno provocato un coro di critiche da parte delle opposizioni, che accusano il Governo di non riconoscere la gravità della situazione.«I dati sono incontrovertibili: con il Governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso», afferma in una nota Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd.Sulla stessa linea la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan: «Il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale sta producendo conseguenze sempre più pesanti sulla vita concreta delle persone».Per i professionisti sanitari, tuttavia, i dati Gimbe fotografano soltanto una parte del problema.«Sulla spesa sanitaria occorre un'inversione di tendenza», dichiara Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri.Secondo Di Silverio, però, la questione non riguarda esclusivamente la quantità delle risorse disponibili: «Il punto non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi».Il Governo: «Aumenterà il Fondo sanitario»Dal Governo arrivano intanto rassicurazioni in vista delle prossime scelte sulla sanità e sulla Legge di Bilancio 2027.«Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», afferma il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.Il sottosegretario rivendica le risorse già stanziate: «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, soltanto per quest'anno ci saranno 6,3 miliardi in più».Il confronto sulla prossima manovra si apre quindi con la spesa san itaria pubblica tra i nodi centrali: da una parte il divario evidenziato dalla Fondazione Gimbe rispetto alla media europea e Ocse, dall'altra le rassicurazioni del Governo sull'aumento delle risorse destinate al Fondo sanitario. © RIPRODUZIONE RISERVATA tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403270807591.PDF §---§ title§§ L'intervento/ Lo stato della Sanità e la narrazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402108100012.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilmessaggero.it" del 04 Sep 2026

C’è un modo molto semplice per costruire una narrazione: si prende un dato vero, lo si isola dal contesto, lo si accompagna con un titolo allarmistico e lo si trasforma nella...

pubDate§§ 2026-09-03T23:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402108100012.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402108100012.PDF', 'title': 'ilmessaggero.it'} tp:url§§ https://www.ilmessaggero.it/editoriali/politica/sanita_intervento_stato_editoriale_messaggero-9741881.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402108100012.PDF tp:ocr§§ C’è un modo molto semplice per costruire una narrazione: si prende un dato vero, lo si isola dal contesto, lo si accompagna con un titolo allarmistico e lo si trasforma nella rappresentazione dell’intera realtà. È quello che accade, ancora una volta, con l’ultima analisi della Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria italiana. Il messaggio che arriva al cittadino è immediato: l’Italia sarebbe “sempre più lontana dall’Europa”, la sanità pubblica sarebbe ferma al 6,2% del Pil e il divario con gli altri Paesi varrebbe addirittura 36 miliardi di euro. Titoli efficaci. Ma leggendo i numeri emerge una realtà diversa. Partiamo proprio dai 36 miliardi. Non sono soldi tagliati alla sanità. Non sono risorse sottratte dal Governo al Servizio sanitario nazionale. Sono il risultato di un calcolo: si prende la differenza tra la spesa sanitaria media pro capite di alcuni Paesi europei e quella italiana e la si moltiplica per la popolazione. È un parametro di confronto, non un buco di bilancio. In Italia il Servizio sanitario nazionale è finanziato prevalentemente attraverso la fiscalità generale. In Germania e Francia una parte fondamentale del finanziamento passa attraverso assicurazioni sociali obbligatorie. In Svizzera il sistema poggia largamente su assicurazioni private obbligatorie. Il confronto Ocse è legittimo, ma deve essere spiegato per quello che è. Il sottofinanziamento del Ssn è stato attuato dai governi dal 2011 al 2019, il Governo Meloni ha invertito la rotta: nel 2022 il finanziamento era di 126 miliardi di euro, nel 2026 raggiunge circa 142,9 miliardi. Quasi 17 miliardi in più. Tutto il contrario di un taglio alla sanità. Il Documento di finanza pubblica prevede per quest’anno il rapporto tra spesa sanitaria e Pil, sul quale Gimbe costruisce una parte rilevante della propria analisi, al 6,4% nel 2026. Gimbe riporta che è pari al 6.2%: semplicemente perché si riferisce al 2025. Ma non può essere utilizzato per rappresentare come immobile al 6,2% una sanità che nel 2026 vede crescere sia la spesa in valore assoluto sia il suo rapporto con il Pil. Anche perché percentuale sul Pil e quantità di risorse non sono la stessa cosa: una percentuale può diminuire quando il Pil cresce più rapidamente della spesa, anche se alla sanità arrivano più miliardi. Ma non è sempre e solo un problema di risorse. Governo e Ministero della Salute sono intervenuti con riforme strutturali che stanno dando i primi risultati. Da inizio 2026 sono state erogate 1.6 milioni di prestazioni sanitarie in più, con un miglioramento del rispetto dei tempi per visite ed esami diagnostici. Sono dati che non cancellano le criticità, ma dimostrano quanto sia semplicistico stabilire un’equazione automatica tra posizione nella classifica della spesa e qualità di un sistema sanitario. Un dibattito serio sulla sanità deve riconoscere le criticità, ma leggere tutti i numeri e misurare anche ciò che sta cambiando. Non lasciarsi andare a propagande di partito. La sanità italiana ha ancora bisogno di risorse, personale, organizzazione e riforme. E noi continueremo su questa strada. Ma per migliorare il Servizio sanitario nazionale non serve raccontarlo peggio di ciò che è. Serve raccontare la verità dei fatti. * Fi, presidente Commissione  Affari sociali della Camera © RIPRODUZIONE RISERVATA Apericena - Newsletter Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì Iscriviti e ricevi le notizie via email tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402108100012.PDF §---§ title§§ Sanità, scende la spesa: 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403253807497.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilmessaggero.it" del 04 Sep 2026

Dalla relazione annuale emergono rinunce alle cure e una spesa pro capite inferiore a quella di Paesi come Germania e Francia. I dati scatenano un acceso dibattito politico.

pubDate§§ 2026-09-04T07:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403253807497.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403253807497.PDF', 'title': 'ilmessaggero.it'} tp:url§§ https://www.ilmessaggero.it/salute/focus/spesa_sanitaria_italia_gap_europa_gimbe-9743032.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403253807497.PDF tp:ocr§§ Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e il divario tra l'Italia e gli altri Paesi europei si allarga. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è fermata al 6,2% del Pil, in lieve calo rispetto al 6,3% dell'anno precedente e nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei, entrambe pari al 7,1%. Un ritardo che, secondo la Fondazione Gimbe, si traduce in un gap complessivo che sfiora i 36,1 miliardi di euro. L'analisi della Fondazione Gimbe È il quadro che emerge dall'analisi realizzata dalla Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.«Il sottofinanziamento pubblico» rappresenta «una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini. Il risultato, sottolinea Cartabellotta, è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone». Italia indietro rispetto ai principali Paesi europei L'analisi Gimbe, realizzata sulla base dei dati Ocse, mostra come negli ultimi anni la distanza tra l'Italia e gli altri Paesi europei sia progressivamente aumentata.Considerando la spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, l'Italia si colloca dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse. Il distacco sfiora i 5 punti percentuali rispetto alla Germania, dove la spesa raggiunge l'11% del Pil, mentre è di circa 3 punti rispetto a Francia, Svezia e Regno Unito.Il divario emerge anche analizzando la spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, ovvero 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei.Secondo l'analisi, la distanza dell'Italia dagli altri Paesi europei ha iniziato ad ampliarsi nel 2011 e da allora non è stata più recuperata.«Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», afferma Cartabellotta. Critiche delle opposizioni e il punto di vista dei medici I dati hanno provocato un coro di critiche da parte delle opposizioni, che accusano il Governo di non riconoscere la gravità della situazione.«I dati sono incontrovertibili: con il Governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso», afferma in una nota Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd.Sulla stessa linea la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan: «Il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale sta producendo conseguenze sempre più pesanti sulla vita concreta delle persone».Per i professionisti sanitari, tuttavia, i dati Gimbe fotografano soltanto una parte del problema.«Sulla spesa sanitaria occorre un'inversione di tendenza», dichiara Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri.Secondo Di Silverio, però, la questione non riguarda esclusivamente la quantità delle risorse disponibili: «Il punto non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi». Il Governo: «Aumenterà il Fondo sanitario» Dal Governo arrivano intanto rassicurazioni in vista delle prossime scelte sulla sanità e sulla Legge di Bilancio 2027.«Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», afferma il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.Il sottosegretario rivendica le risorse già stanziate: «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, soltanto per quest'anno ci saranno 6,3 miliardi in più».Il confronto sulla prossima manovra si apre quindi con la spesa sanitaria pubblica tra i nodi centrali: da una parte il divario evidenziato dalla Fondazione Gimbe rispetto alla media europea e Ocse, dall'altra le rassicurazioni del Governo sull'aumento delle risorse de stinate al Fondo sanitario. © RIPRODUZIONE RISERVATA tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403253807497.PDF §---§ title§§ Microbiota, nell’intestino i segnali di tumori e malattie croniche decenni prima di ammalarsi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402949308568.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidiano.net" del 04 Sep 2026

Lo studio dei ricercatori del Policlinco Gemelli di Roma sul meccanismo della metainfiammazione e i pericolosi effetti dei cibi industriali sul sistema immunitario

pubDate§§ 2026-09-04T13:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402949308568.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402949308568.PDF', 'title': 'quotidiano.net'} tp:url§§ https://www.quotidiano.net/salute/news/microbiota-intestinale-metainfiammazione-tumori-malattie-croniche-yvx4mbww tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402949308568.PDF tp:ocr§§ Il microbiota intestinale può predire malattie e tumori decenni primaFavorire la digestione degli alimenti, eliminare le sostanze tossiche, regolare il sistema immunitario, proteggere l’apparato cardiocircolatorio, contribuire alla sintesi di vitamine essenziali e comunicare con il cervello influenzando l’umore e il benessere psicofisico. Sono alcune delle principali attività del microbiota intestinale.Ora, però, uno studio condotto dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma e pubblicato sulla rivista Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, ha scoperto un’altra sua importante funzione. Un meccanismo infiammatorio legato proprio a questo complesso ecosistema di microrganismi, sarebbe in grado di anticipare la comparsa di malattie come il diabete, le patologie cardiovascolari e i tumori, anni o decenni prima che si manifestino.Questo meccanismo si chiama metainfiammazione ed è uno stato infiammatorio cronico, invisibile agli esami di routine, che danneggia progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso.?"Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente – spiega Antonio Gasbarrini, direttore scientifico, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs, professore ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore –. Questo apre prospettive concrete per una medicina realmente anticipatoria, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la intercettiamo prima che arrivi".Secondo i ricercatori, la causa principale all’origine della metainfiammazione è il consumo di cibi ultra-processati, particolarmente ricchi di additivi industriali. "Il loro impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non è un effetto collaterale trascurabile, ma un meccanismo patogenetico primario", sottolinea infatti, Gianluca Ianiro, dirigente medico della Uoc Cemad, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs e ricercatore in gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore.Alla luce di queste evidenze, gli esperti richiamano l’attenzione sull’importanza di includere delle valutazioni standardizzate sul microbiota nella verifica della sicurezza degli additivi alimentari, così da limitare il più possibile la comparsa di stati infiammatori.© Riproduzione riservataTag dell'articoloIn vista del dibattito sulla manovra economica 2027, la Fondazione Gimbe ha fatto un’analisi sui continui tagli al Ssn: “De-finanziamento continuo da 15 anni”. La fotografia in area OcseIl tremolio degli arti non è l'unico campanello d'allarme: i segnali da tenere d'occhio sono molti, anche psicologiciGli effetti del calo nutrizionale possono comportare seri danni cardiaci, a fegato e reni, ulcere intestinali e danni permanenti all’apparato..."I disturbi alimentari non sono malattie da automedicare e soprattutto non sono da sottovalutare". Cosi dottor Ettore Corradi. "Se un...Componenti biologiche, psicologiche, familiari e sociali. Sono tutti fattori che possono innescare disturbi alimentari nell’adolescente. L’adolescenza è un periodo particolarmente...Società soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085 tp:writer§§ Marina Santin guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402949308568.PDF §---§ title§§ Sanità, scende la spesa: 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257907458.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianodipuglia.it" del 04 Sep 2026

Dalla relazione annuale emergono rinunce alle cure e una spesa pro capite inferiore a quella di Paesi come Germania e Francia. I dati scatenano un acceso dibattito politico.

pubDate§§ 2026-09-04T07:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257907458.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257907458.PDF', 'title': 'quotidianodipuglia.it'} tp:url§§ https://www.quotidianodipuglia.it/salute/focus/spesa_sanitaria_italia_gap_europa_gimbe-9743032.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257907458.PDF tp:ocr§§ Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e il divario tra l'Italia e gli altri Paesi europei si allarga. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è fermata al 6,2% del Pil, in lieve calo rispetto al 6,3% dell'anno precedente e nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei, entrambe pari al 7,1%. Un ritardo che, secondo la Fondazione Gimbe, si traduce in un gap complessivo che sfiora i 36,1 miliardi di euro.L'analisi della Fondazione GimbeÈ il quadro che emerge dall'analisi realizzata dalla Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.«Il sottofinanziamento pubblico» rappresenta «una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini. Il risultato, sottolinea Cartabellotta, è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone».Italia indietro rispetto ai principali Paesi europeiL'analisi Gimbe, realizzata sulla base dei dati Ocse, mostra come negli ultimi anni la distanza tra l'Italia e gli altri Paesi europei sia progressivamente aumentata.Considerando la spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, l'Italia si colloca dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse. Il distacco sfiora i 5 punti percentuali rispetto alla Germania, dove la spesa raggiunge l'11% del Pil, mentre è di circa 3 punti rispetto a Francia, Svezia e Regno Unito.Il divario emerge anche analizzando la spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, ovvero 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei.Secondo l'analisi, la distanza dell'Italia dagli altri Paesi europei ha iniziato ad ampliarsi nel 2011 e da allora non è stata più recuperata.«Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», afferma Cartabellotta.Critiche delle opposizioni e il punto di vista dei mediciI dati hanno provocato un coro di critiche da parte delle opposizioni, che accusano il Governo di non riconoscere la gravità della situazione.«I dati sono incontrovertibili: con il Governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso», afferma in una nota Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd.Sulla stessa linea la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan: «Il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale sta producendo conseguenze sempre più pesanti sulla vita concreta delle persone».Per i professionisti sanitari, tuttavia, i dati Gimbe fotografano soltanto una parte del problema.«Sulla spesa sanitaria occorre un'inversione di tendenza», dichiara Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri.Secondo Di Silverio, però, la questione non riguarda esclusivamente la quantità delle risorse disponibili: «Il punto non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi».Il Governo: «Aumenterà il Fondo sanitario»Dal Governo arrivano intanto rassicurazioni in vista delle prossime scelte sulla sanità e sulla Legge di Bilancio 2027.«Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», afferma il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.Il sottosegretario rivendica le risorse già stanziate: «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, soltanto per quest'anno ci saranno 6,3 miliardi in più».Il confronto sulla prossima manovra si apre quindi con la spesa san itaria pubblica tra i nodi centrali: da una parte il divario evidenziato dalla Fondazione Gimbe rispetto alla media europea e Ocse, dall'altra le rassicurazioni del Governo sull'aumento delle risorse destinate al Fondo sanitario. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257907458.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica: i numeri non sono più un allarme, sono una scelta che il Paese deve decidere se continuare a compiere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208607957.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 04 Sep 2026

Gentile Direttore, i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata.

pubDate§§ 2026-09-04T10:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208607957.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208607957.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/sanita-pubblica-i-numeri-non-sono-piu-un-allarme-sono-una-scelta-che-il-paese-deve-decidere-se-continuare-a-compiere/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208607957.PDF tp:ocr§§ Lettere al direttoreGentile Direttore, i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata. Essere ultimi nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite non rappresenta semplicemente una posizione in una classifica internazionale. Significa misurare concretamente la distanza...Gentile Direttore,i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata. Essere ultimi nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite non rappresenta semplicemente una posizione in una classifica internazionale. Significa misurare concretamente la distanza che si è creata tra i bisogni di salute dei cittadini e le risorse che il nostro Paese decide di destinare al Servizio Sanitario Nazionale.Quando milioni di persone arrivano a rinunciare a visite, esami e cure, la questione non riguarda più soltanto l’organizzazione della sanità: riguarda l’effettività di un diritto costituzionale. E dietro questi numeri ci sono anche i lavoratori.Ci sono medici, infermieri, OSS, tecnici, professionisti sanitari, amministrativi e tutto il personale che ogni giorno continua a garantire servizi dentro organizzazioni sempre più sotto pressione, tra carenze di organico, turni difficili, professioni che perdono attrattività e una valorizzazione economica non proporzionata alle responsabilità richieste.Come FIALS Lombardia diciamo con chiarezza che non si può continuare a chiedere al personale di compensare con sacrificio individuale ciò che manca in termini di programmazione, investimenti e risorse pubbliche.Il problema non nasce oggi e sarebbe sbagliato attribuirlo a un solo Governo. È il risultato di scelte stratificate negli anni. Ma proprio per questo oggi serve una responsabilità politica altrettanto chiara: invertire strutturalmente la rotta.Anche in Lombardia, una delle realtà sanitarie più importanti del Paese, dobbiamo interrogarci sul modello che vogliamo costruire. Liste d’attesa, difficoltà di reclutamento, pronto soccorso sotto pressione, medicina territoriale e valorizzazione dei professionisti non possono essere affrontati soltanto attraverso continue riorganizzazioni. Senza persone e senza risorse, nessuna riforma può funzionare.FIALS Lombardia, in coerenza e piena sintonia con la linea politico-sindacale sostenuta dalla FIALS a livello nazionale, ritiene che il confronto sulla politica sanitaria, nazionale e regionale, debba partire da tre priorità inseparabili: più finanziamento pubblico, più personale e una maggiore valorizzazione economica e professionale di chi lavora nel Servizio Sanitario.Perché quando il pubblico arretra non tutti hanno la possibilità di rivolgersi al privato. Ed è proprio lì che una difficoltà sanitaria diventa una disuguaglianza sociale. Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere contemporaneamente due diritti: quello dei cittadini ad essere curati e quello dei lavoratori della sanità ad essere messi nelle condizioni di curare.Come FIALS Lombardia diciamo quindi con chiarezza che il tempo delle analisi deve lasciare spazio alle scelte. Servono più finanziamento pubblico, più personale e una vera valorizzazione economica e professionale di chi lavora nella sanità.Difendere il Servizio Sanitario Nazionale significa difendere insieme due diritti: quello dei cittadini ad essere curati e quello dei lavoratori ad essere messi nelle condizioni di curare.Cordiali saluti,Roberto GentileSegretario Regionale FIALS Lombardia04 Settembre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e la chiarezza con...Gentile Direttore, l'analisi che la Fondazione GIMBE ha diffuso il 2 settembre sulla spesa sanitaria pubblica nei Paesi OCSE svolge, come ogni anno, un servizio utile: mette in fila dati. ..Gentile Direttore, nell’ordinamento dello Stato Italiano le politiche sanitarie e le Politiche sociali fanno capo a due circuiti diversi di gestione e erogazione. Le politiche di contenimento della spesa pubblica...Gentile Direttore,l'ACN stralcio firmato il giugno scorso ha introdotto il debito orario di 6 ore settimanali nelle Case di Comunità (CdC) per la continuità assistenziale diurna ed è in fase...Cloud sanitario: infrastrutture, compliance, GDPR e Risk managementGestione dell'Ipertensione resistente: dalle Linee Guida alle terapie innovativeLeadership Infermieristica 2026: nuovi modelli di responsabilità e autonomiaLeadership Medica 2026: guidare team clinici ad alte prestazioniAI e telemedicina nello studio odontoiatrico: applicazioni concrete e uso protettoSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneLa Lombardia anticipa al 1° settembre la campagna gratuita di immunizzazione anti-VRS per tutti i neonatiAcque trattate in bar e ristoranti. Nas: irregolarità nel 54% dei controlli. Sanzioni per 175mila euroAssistente infermiere. 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Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originatorQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208607957.PDF §---§ title§§ Il sociale e la sanità: due separati in casa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208407959.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 04 Sep 2026

Gentile Direttore, le politiche sanitarie e le Politiche sociali fanno capo a due circuiti diversi di gestione e erogazione.

pubDate§§ 2026-09-04T10:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208407959.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208407959.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/il-sociale-e-la-sanita-due-separati-in-casa/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208407959.PDF tp:ocr§§ Lettere al direttoreGentile Direttore, le politiche sanitarie e le Politiche sociali fanno capo a due circuiti diversi di gestione e erogazione. Le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno ridotto di molto le dotazioni dei Fondi per le Politiche sociali e contenuto quelli per le politiche sanitarie. Mancano strumenti di gestione per l’integrazione e il coordinamento. Superare questa situazione è fondamentale per dare sostenibilità e resilienza alle politiche sanitarie, socio sanitari e sociali.Gentile Direttore,nell’ordinamento dello Stato Italiano le politiche sanitarie e le Politiche sociali fanno capo a due circuiti diversi di gestione e erogazione. Le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno ridotto di molto le dotazioni dei Fondi per le Politiche sociali e contenuto quelli per le politiche sanitarie. Mancano strumenti di gestione per l’integrazione e il coordinamento. Assistiamo ad una dispersione di risorse e di competenze. Abbiamo milioni di volontari, caregiver e badanti. Li vediamo ancora e prevalentemente come erogatori di prestazioni e non come soggetti di co-progettazione e co-gestione. Superare questa situazione è fondamentale per dare sostenibilità e resilienza alle politiche sanitarie, socio sanitari e sociali.Le Linee Guida AGENASIl 28 luglio 2026, AGENAS ha pubblicato le Linee di indirizzo tecniche intitolate “Le équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità”. Il documento fornisce indicazioni operative alle Regioni per attuare il Decreto Ministeriale 77/2022 e la riforma della sanità territoriale legata al PNRR, passando da un lavoro in serie a un modello di squadra integrato.Il testo definisce due livelli principali di collaborazione tra i professionisti sanitari e sociali:Équipe di base: l’unità minima essenziale composta da medici di medicina generale o pediatri di libera scelta e infermieri di famiglia o di comunità.Équipe allargata: include specialisti ambulatoriali, psicologi, biologi, assistenti sociali e altri operatori della salute in base ai bisogni del territorio.Gli obiettivi operativi delle équipe sono la presa in carico del cittadino con una visione globale e multidisciplinare; la definizione di ruoli chiari, compiti e responsabilità di ogni figura professionale; promuovere la prevenzione e l’analisi dei bisogni di salute locali e monitorare i risultati con strumenti di valutazione standardizzati.Gli strumenti indicati come utilizzabili e le operatività organizzative dovrebbero essere la informatizzazione tramite l’adozione di cartelle cliniche sociosanitarie condivise e agende di prenotazione integrate; lo sviluppo di processi clinici tramite l’uso di protocolli operativi comuni, riunioni periodiche di team e audit clinici programmati, Lo sviluppo della prevenzione dando centralità ai profili di comunità e alla co-progettazione del piano di salute personalizzato.Per gestire il monitoraggio e la valutazione si prevede lo sviluppo di indicatori quantitativi basati sui volumi di attività, sulla riduzione dei tempi di attesa e sul calo dei tassi di ricovero ospedaliero evitabile (tutti derivati dai flussi informativi ospedalieri) e tramite lo sviluppo di indicatori qualitativi per monitorare il benessere organizzativo degli operatori e il livello di soddisfazione degli assistiti.Quanto sopra è ancora in una fase di difficile implementazione.Standard del DM77 e implementazione realeI criteri di attivazione regionali per le Case della Comunità previsti dal Ministero della Salute seguono gli standard definiti dal DM 77/2022. Fissano una soglia minima di una struttura hub ogni 40.000-50.000 abitanti, integrando équipe multiprofessionali, accesso unitario e integrazione tra servizi sanitari e sociali.Gli standard organizzativi e strutturali prevedono l’applicazione del modello Hub and Spoke con gli Hub che offrono assistenza 24 ore su 24 con diagnostica di base. Gli Spoke, invece,devono garant ire presidi ambulatoriali a minor intensità per le aree interne o meno densamente abitate.  Sono previsti inoltre procedure e servizi di “accesso unitario” che si sostanziano in un punto unico d’accoglienza fisico per l’orientamento e la presa in carico del cittadino (PUA).L’integrazione professionale avviene invece con la presenza obbligatoria o coordinata di Medici di Medicina Generale, di Pediatri di Famiglia, di Infermieri di Famiglia o di Comunità e di eventuali specialisti (dipendenti ASL o libero – professionisti SUMAI).Nel corso del 2026 (scadenza cruciale per il PNRR, M6), le Regioni attestano l’attivazione fisica e procedurale delle strutture programmate (dopo l’ultima revisione le Case della Comunità a livello nazionale risultano essere 1.038).  L’attenzione si sposta quindi dal semplice completamento dei lavori edili all’effettiva operatività dei servizi e all’integrazione degli organici territoriali.Per visualizzare la mappa interattiva ufficiale e l’infografica delle Case di Comunità in Italia, è possibile consultare la Mappa Interattiva Strutture PNRR Salute di AGENAS. Questo portale permette di esplorare la dislocazione territoriale e i progetti previsti Regione per Regione finanziati dalla Missione 6 del PNRR.Altri strumenti di mappatura e dati nazionali sono disponibili anche tramite il monitoraggio civico di Cittadinanzattiva che offre report di approfondimento e analisi dettagliate sulla dislocazione regionale delle strutture, oppure tramite i report semestrali su GIMBE e i report di ASIQUAS Review. Infine sul portale del Ministero della Salute – PNRR sono disponibili gli aggiornamenti e le infografiche riassuntive sull’avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale.Tabella 1 – Dati di implementazione a giugno 2026 (Fonte GIMBE)Da quanto sopra, fonte AGENAS, le Case di Comunità attive con presenza medica infermieristica sono ad oggi solo 46 a livello nazionale.Tabella 2 – Rimodulazione del numero delle Case di Comunità per anno e % di realizzazione(Elaborazioni su dati Ragioneria dello Stato, Corte dei Conti e ReGIS)Il “sociale” nelle Case di ComunitàLe Linee Guida AGENAS (in coerenza con il D.M. 77/2022) inseriscono la componente sociale come pilastro fondamentale nelle Case di Comunità. L’obiettivo è superare la divisione tra cure sanitarie e interventi sociali, creando équipe multiprofessionali e multidisciplinari per una presa in carico globale della persona.Il modello di integrazione socio-sanitaria si sostanzierà nello sviluppo dei Punti Unici di Accesso (PUA) quali porte d’ingresso unitarie dove il cittadino trova accoglienza, orientamento e prima valutazione del bisogno, con la compresenza di operatori sanitari e sociali; nello sviluppo di équipe multiprofessionali in cui gli assistenti sociali lavorano insieme a medici di medicina generale, a infermieri di famiglia e di comunità, a specialisti e psicologi. Nell’ambito dell’analisi dei bisogni complessi Il Sociale dovrà intervenire non solo sulla non autosufficienza e sulla disabilità, ma anche sulla fragilità sociale ed economica che influenza lo stato di salute.È previsto anche il raccordo delle Case di Comunità con gli Enti locali e i loro servizi sociali per coordinare i piani di assistenza individuali (PAI).  E, Infine, il coinvolgimento delle comunità sviluppando la collaborazione attiva con le reti di volontariato, gli Enti del Terzo Settore e le risorse informali del territorio per la promozione della salute e la lotta alla solitudine.Nelle Case di Comunità, i flussi informativi relativi all’area sociale serviranno a riunire i dati dei Comuni e quelli delle ASL. Questo scambio permetterà di gestire insieme le fragilità e i bisogni complessi. Superando così – questo è l’auspicio – la divisione storica tra banche dati sanitarie e sociali, non risolta né dal Punto Unico di Accesso (PUA) né da sistemi digitali in evoluzione.Come dovranno funzionare i flussi sociali?Punto Unico di Acc esso (PUA): raccoglierà la prima richiesta del cittadino e avvia la condivisione delle informazioni tra assistenti sociali e personale medico.L’integrazione dei dati: assocerà le informazioni sui problemi socio-familiari ai dati sanitari della persona.La cartella sociosanitaria unica è previsto che sia lo strumento digitale dove annotare valutazioni, servizi attivi e diari dei contatti condivisi tra enti diversi.Le criticità e gli obiettivi digitali sono:La rimozione delle barriere tecnologiche determinate dai sistemi informatici dei Comuni (servizi sociali) e delle Regioni (sanità) che non sono interoperabili;Il Sistema Gestionale Digitale Territoriale(SGDT) che deve diventare la piattaforma di riferimento promossa per superare la frammentazione e tracciare i percorsi di cura e assistenza, ma in molte realtà è ancora in implementazione;Il rispetto della privacy che richiede regole precise per il trattamento dei dati personali tra operatori di settori differenti. E siamo ancora lontani da procedure condivise.L’integrazione sociosanitaria e l’ordinamento dello stato italianoL’integrazione socio-sanitaria nell’ordinamento italiano che dichiara di voler unire le cure sanitarie e i servizi sociali trova fondamento nell’Articolo 32 (Tutela della salute) e nell’Articolo 38 (Assistenza sociale) della Costituzione.Il sistema coordina Stato, Regioni e Comuni per rispondere ai bisogni complessi delle persone fragili, come anziani, disabili e malati cronici.I riferimenti costituzionali e normativi sono:Articolo 32 e 38 della Costituzione: La Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti e prevede previdenza e assistenza sociale per i cittadini inabili al lavoro.Legge n. 833/1978: Istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e prevede il raccordo tra attività sanitarie e sociali.Decreto Legislativo n. 502/1992 e n. 229/1999: Riorganizzano il SSN e definiscono i tre livelli di integrazione (istituzionale, gestionale e professionale).Legge n. 328/2000: Riforma i servizi sociali e promuove la rete integrata di interventi sociali e sanitari.Le competenze Istituzionali sono suddivise tra:Stato: fissa i Principi Fondamentali e i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP e LEA) per garantire uguali diritti in tutto il paese.Regioni: gestiscono la programmazione sanitaria e finanziano le prestazioni a ciclo sanitario o ad alta integrazione.Comuni: programmano e gestiscono i servizi sociali territoriali e le prestazioni a prevalente rilievo sociale.Le tipologie di prestazioni sono suddivise tra quelle:a elevata integrazione socio-sanitaria: interventi prevalentemente sanitari con forte supporto sociale (es. cure domiciliari complesse, salute mentale).a rilievo sanitario: prestazioni sanitarie che richiedono interventi di supporto alla persona (es. disabilità gravi).A rilevanza sociale: aiuti sociali che aiutano a prevenire o curare disabilità e disagi (es. assistenza agli anziani non autosufficienti).In Italia, l’integrazione tra sanità e sociale si dovrebbe attuare attraverso strumenti di programmazione, operativi e organizzativi coordinati tra ASL e Comuni. Gli strumenti principali dovrebbero essere i Piani di Zona, i PUA(Punti Unici di Accesso), e le UVI / UVMD (Unità Valutative Multidisciplinari) e le nuove Case della Comunità introdotte dal DM 77/2022.In realtà sappiamo trattarsi di una difficile fase di implementazione: manca il personale medico e infermieristico, mancano accordi credibili con MMG, PLS e SUMAI, L’implementazione delle UVDM è molto lenta e mancano strumenti condivi uniformi per profilare i bisogni semplici e complessi delle persone/pazienti.Il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) è gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma attuato su base territoriale in concorso con le Regioni. Le competenze sociosanitarie dividono il Ministero d ella Salute (cure mediche e Lea) dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (inclusione sociale e Terzo settore), raccordandosi anche con il nuovo RUAS (Registro associazioni della salute).Non esiste una sede di coordinamento istituzionale tra Ministero della Sanità e Ministero delle politiche sociali. A tutti i livelli abbiamo una organizzazione a “silos”. Tutto questo ritarda e impedisce la implementazione anche del DM77 Misure 5 e 6.Gli ETS e la co-progettazione e la co-gestione con le ASL.Nel diritto italiano, gli Enti del Terzo Settore (ETS) sono organizzazioni private senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. La loro forma giuridica può essere quella di Associazioni, Fondazioni, Enti filantropici e Imprese sociali. I loro requisiti chiave sono essere iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Le attività prevalenti connesse a azioni di interesse generale in forma volontaria o gratuita.In Italia gli ETS  iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) sono più di 140.000, con un ritmo di crescita costante di circa 1.000 nuove iscrizioni al mese.Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali non pubblica una tabella fissa con il dettaglio analitico costante di ogni singola Regione sul portale pubblico, ma ripartisce i dati territoriali per ripartizioni geografiche (Nord-Ovest 23,3%, Centro 23,2%, Nord-Est 21,9%, Sud 21,5%, Isole 10,1%).La co-progettazione e la co-gestione di interventi tra enti pubblici (inclusi i settori sanitario e sociale) e gli ETS sono disciplinate principalmente dall’articolo 55 del Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (noto come Codice del Terzo Settore), che ha recepito il principio di sussidiarietà orizzontaleLa co-progettazione e la co-gestione tra gli ETS e le ASL sono strumenti di amministrazione condivisa. Regolate dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), permettono a pubblico e privato sociale di superare la logica della normale gara d’appalto. Si lavora insieme in modo orizzontale per definire e gestire interventi socio-sanitari orientati ai bisogni reali della comunità.L’articolo 55 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore) Impone alle amministrazioni pubbliche di assicurare il coinvolgimento attivo degli Enti del Terzo settore attraverso la co-programmazione e la co-progettazione nei settori della salute, del sociale e delle attività di interesse generale.La Sentenza della Corte Costituzionale n. 131/2020 ha chiarito che la co-progettazione e la co-programmazione sono strumenti fondamentali di “amministrazione condivisa”, alternativi ai normali contratti d’appalto e basati sulla collaborazione paritetica.Il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 72/2021 ha approvato le linee guida specifiche per regolare i rapporti di co-programmazione, co-progettazione e accreditamento tra la pubblica amministrazione e gli ETS.Il quadro normativo e i principi di base sono:Sussidiarietà orizzontale: L’ente pubblico riconosce il valore sociale e civico dell’azione degli ETS.Condivisione, non concorrenza: Non c’è un rapporto cliente-fornitore, ma una partnership basata su obiettivi comuni di interesse generale.Copertura dei costi: Gli ETS hanno diritto al rimborso dei costi reali, inclusi quelli di personale e di gestione indiretta sostenuti per l’attività.Come funziona la co-progettazione e tramite quali strumenti?Avviso pubblico: l’ASL (spesso insieme ai Comuni o agli Ambiti Territoriali Sociali) pubblica un avviso per intercettare bisogni specifici di salute o marginalità.Tavolo di lavoro congiunto: gli ETS selezionati e l’ASL siedono allo stesso tavolo per ideare il servizio nel dettaglio, definire le risorse e stabilire i compiti.Rimodulazione: il progetto è flessibile e può essere aggiustato periodicamente in base alle verifiche sull’andamento delle attività. La Fase della Co-gestione deve a sua volta fornire:Integrazione operativa: nella fase attuativa, il personale clinico/educativo dell’ASL lavora a stretto contatto con gli operatori degli ETS.Presa in carico globale: si realizzano percorsi complessi come il contrasto alla povertà sanitaria, l’assistenza domiciliare integrata, la gestione di centri di salute mentale o dipendenze e le dimissioni protette ospedaliere.Proposte e strumenti di sviluppoRaccomandazioni SIQUAS VRQ, 2012. “La qualità nell’integrazione tra sociale e sanitario”Sono, purtroppo, ancora di grande attualità alcune delle Raccomandazioni Macro di allora, come:Garantire una unicità di governo istituzionale delle politiche sanitarie e sociali integrate individuando, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un Dipartimento che abbia la titolarità delle competenze per l’integrazione sociale e sanitaria, coordinando le azioni del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche SocialiPromuovere il Fascicolo Socio Sanitario ElettronicoIndividuare le tipologie di soggetti dell’integrazione sociale e sanitaria a livello nazionale.Garantire che la definizione delle policy siano basate su metodologie di analisi dei bisogni della popolazione residente fondate sui dati storici e sulle direttrici di cambiamento della domanda di medio e lungo termine (invecchiamento della popolazione, cronicità, disabilità, dipendenze, fragilità, disagio ed emarginazioni sociali).Raccomandazioni Network Italiano “Comunità, Solitudini e salute”, 2026:Le nuove Raccomandazioni, partendo da quelle del 2012 e implementandole hanno individuato le seguenti possibili policy a livello Macro e Meso (Modello di Sir Michael Marmot):Inserire la solitudine e l’isolamento sociale come determinanti di salute nella programmazione sanitaria nazionale e regionale, definendo una cornice normativa e strategica nazionale per la prevenzione e il contrasto attraverso DPCM, documenti di indirizzo interministeriali (Sanità, Lavoro e Politiche Sociali, Istruzione, Ricerca, Ambiente e altri)  e una Strategia nazionale dedicata; promuovendo e realizzando campagne nazionali di comunicazione e sensibilizzazione che presentino la solitudine e l’isolamento come fattori di rischio per la salute e per il benessere delle persone e delle comunità.Le Regioni provvedono alla coincidenza geografica obbligatoria tra Distretti Sociosanitari e Ambiti Territoriali Sociali (ATS), e alla obbligatorietà della definizione del territorio di afferenza di ogni Casa della Comunità. Questo territorio deve essere ulteriormente articolato in Microaree (popolazione compresa tra 4.000 e 10.000 abitanti), individuate come unità minime per la programmazione della salute di comunità e il monitoraggio delle solitudini.Definire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) includendo esplicitamente gli interventi di salute di comunità e contrasto all’isolamento sociale, con riferimento anche ai Fondi FNA e FSE per la copertura finanziaria, prevedendo esenzione totale per persone in povertà ,e definire caratteristiche e costi standard di riferimento degli interventi integrati socio-sanitari di promozione comunitaria, con nomenclatore tariffario nazionale da approvare in Conferenza Stato-Regioni. Una quota delle risorse dei Fondi Sanitari Regionali destinate alla medicina territoriale deve essere vincolata a progetti di prescrizione sociale e supporto alla domiciliarità proattiva.Emanare linee guida nazionali sulla “prescrizione sociale” in collaborazione con ISS, AGENAS, Federazioni Nazionali degli Ordini Professionali, Società Scientifiche, rappresentanti nazionali del Terzo Settore, definendo modelli operativi, standard di qualità e percorsi formativi per gli operatori. Le Linee guida dovranno prevedere modalità standardizzate di registrazione della prescrizione sociale nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0), assi curandone la tracciabilità e l’integrazione nei flussi informativi nazionali (NSIS), al fine di garantirne monitoraggio, valutazione e confrontabilità interregionale secondo gli standard SNOMED-CT.Istituire un Osservatorio nazionale su Solitudine, Isolamento Sociale e Salute di Comunità presso e con il concorso di Ministeri, di Istituti e di Agenzie nazionali, con il compito di raccogliere dati epidemiologici e monitorare l’efficacia degli interventi, garantendo l’accessibilità dei dati a Università e Istituti di Ricerca. L’Osservatorio opererà in raccordo con i flussi NSIS e con i dati aggregati derivanti dal FSE 2.0, garantendo l’utilizzo di dati interoperabili e standardizzati per il monitoraggio degli interventi e dei percorsi di presa in carico.Implementare sistemi di screening della solitudine e dell’isolamento sociale nei punti di contatto territoriali (Case della Comunità, farmacie, ambulatori singoli e associati dei Medici di Medicina Generale, servizi sociali, etc.) delle microaree utilizzando scale validate (UCLA o De Jong Gierveld), con focus prioritario sugli over 65 e sulle popolazioni fragili (giovani, famiglie in povertà, donne sole, etc.) , sviluppando conseguenti progetti integrati di prevenzione attiva, di medicina di iniziativa, di “prescrizione sociale”, di attivazione di sportelli di prossimità.Consolidare e diffondere la figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità come riferimento territoriale stabile per l’individuazione precoce, la presa in carico leggera e il monitoraggio delle persone fragili(con accesso al FSE e agli strumenti informativi territoriali). Introdurre, consolidare e diffondere nuove figure della salute di comunità, professionali (MMG, Infermieri di Famiglia e di Comunità, psicologi, assistenti sociali, educatori e altri) e volontarie (facilitatori, connettori sociali, animatori di punti di comunità e di reti di prossimità), opportunamente formati ad agire anche come operatori di comunità.Garantire una presa in carico globale delle persone vulnerabili, prevedendo l’attivazione diffusa di Punti Unici di Accesso territoriali in collaborazione stabile fra Distretti sociosanitari e Ambiti Territoriali Sociali, nel sistema delle Case della Comunità – Centrali Operative Territoriali e protocolli di dimissione protetta per la continuità assistenziale ospedale-territorio, con particolare tempestività per i pazienti che vivono soli e privi di rete familiare.Istituire tavoli misti permanenti sanità-sociale-Terzo Settore a livello distrettuale per la co-programmazione, co-progettazione e co-produzione degli interventi di contrasto alla solitudine e promozione della salute di comunità, formalizzando accordi secondo il D.Lgs. 117/2017 con definizione di ruoli, risorse e responsabilità.Implementare un modello modulare di valutazione multidimensionale, differenziato per fasce d’età e tipologie di fragilità, dei bisogni, semplici e complessi, da far adottare in tutte le Unita Valutazione Multidimensionale dei Distretti Socio Sanitari, e da tutti gli operatori dei Comuni, delle Case della Comunità, dai servizi di prossimità e condiviso con gli Enti del Terzo Settore, lavorando per processi integrati superando le logiche a silos, con piani e percorsi personalizzati socio-sanitari (vedi PAI, Programmi Assistenziali  Individuali, o PidS, Programmi Individuali di Salute).I modelli di valutazione multidimensionale adottati dovranno essere integrabili con il FSE 2.0 e coerenti con i tracciati informativi NSIS, al fine di assicurare continuità informativa nei percorsi di presa in carico e nelle transitional care gestite dalle COT, Centrali Operative Territoriali.Si ringrazia il collega Andrea Vannucci per i contributi apportati.Giorgio Banchieri,Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, RomaRiferimenti:04 Settembre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione ch e non può più essere rinviata. 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Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 04 Sep 2026

Gentile Direttore, l''analisi che la Fondazione GIMBE ha diffuso il 2 settembre sulla spesa sanitaria pubblica nei Paesi OCSE svolge, come ogni anno, un servizio utile: mette in

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Condivido inoltre la sua conclusione più importante, che il Servizio Sanitario Nazionale mantiene esiti di salute tra i migliori del mondo mentre la sua capacità di garantire prestazioni tempestive ed eque si sta deteriorando. Proprio perché condivido la diagnosi, vorrei proporre – senza alcuno spirito polemico – cinque osservazioni di metodo sulla strada che porta a quella diagnosi. Riguardano un indicatore, la spesa in quota di PIL, che tutti usiamo e che credo meriti di essere adoperato con  cautela, da chiunque lo usi e in qualunque direzione.Prima: il decimale. Il passaggio dal 6,3% al 6,2% viene letto come un calo. Il valore 2025 del database OCSE è però una stima preliminare, soggetta a revisione; il Documento di Finanza Pubblica certifica per lo stesso anno un 6,3% invariato e una spesa cresciuta di 3,2 miliardi in valore assoluto; con i PIL nominali dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio il rapporto non arrotondato passa da 6,29% a 6,26%. In dodici mesi tre fonti istituzionali hanno indicato per il 2025-2026 tre valori diversi — 6,2, 6,3 e 6,6 — perché diverse sono le definizioni del numeratore. Uno scarto di un decimale, quattro volte inferiore alla varianza tra definizioni, non sostiene l’inferenza di una tendenza. La stessa Fondazione, commentando il DFP in aprile, aveva definito il rapporto «stabile».Seconda: i perimetri. L’analisi riconosce, correttamente, che la «spesa pubblica» dei vari Paesi comprende schemi diversi — fiscalità generale, assicurazione sociale, assicurazione privata obbligatoria — ma confronta poi le percentuali come se fossero la stessa grandezza. L’11% tedesco è in gran parte contribuzione assicurativa, con l’assicurazione per la non autosufficienza inclusa nel perimetro. Il confronto omogeneo è quello sulla spesa sanitaria corrente totale: l’Italia è all’8,4% del PIL contro il 9,3% medio OCSE. Il divario si riduce e cambia natura: non un deficit di finanziamento, ma una diversa composizione tra fonti — che è il vero problema italiano, e che l’indicatore public -only non riesce a cogliere.Terza: le parità di potere d’acquisto. Il divario di 36 miliardi nasce da un confronto pro capite in dollari PPP. Le PPP correggono il livello generale dei prezzi, non quello del settore sanitario, che è fatto per due terzi di retribuzioni. Se un’ora di infermiere costa in Italia molto meno che in Germania, quella differenza resta dentro il numero e si legge come «minore spesa» quando è lo stesso servizio pagato meno. Quei 36 miliardi misurano quanto costerebbero i servizi altrui ai loro prezzi, non quante prestazioni mancano ai cittadini italiani.Quarta: la spesa è un input. L’inferenza «meno spesa, quindi meno prestazioni, quindi meno qualità» va verificata sui dati, non presunta. Tra il 2019 e il 2024 la spesa pubblica è cresciuta sensibilmente — la stessa Fondazione riconosce al governo un aumento senza precedenti del Fondo Sanitario — e nello stesso periodo la rinuncia alle cure è passata dal 6,3% al 9,9% della popolazione. Più spesa, meno accesso. Il Country Report 2026 della Commissione europea colloca infatti il problema italiano nel personale, nell’iperprescrizione e nei colli di bottiglia organizzativi, non nel livello della spesa. Il deterioramento è dell’accesso, non degli esiti; e l’accesso è una variabile organizzativa prima che contabile.Quinta: il margine. Nei sistemi ad alto reddito il rendimento della spesa aggiuntiva dipende da dove va . La Germania spende quasi il doppio in quota pubblica e ricovera per condizioni evitabili quasi quattro volte di più; il comparto che in Italia rende di più per euro speso è la medicina generale, che assorbe circa il 5% della spesa e gestisce quasi tutta la cronicità. Allineare l’Italia alla «media europea» non produce, di per sé, un solo ricovero evitato; destinare la risorsa marginale alla capacità organizzata delle cure primarie sì.Queste osservazioni valgono simmetricamente. L’obiezione al «calo di un decimale» è la stessa che va mossa a chi presenta l’aumento del Fondo in euro assoluti come prova di un miglioramento: entrambe sono affermazioni sugli input, e nessuna misura ciò che il sistema produce. Il dibattito sul 6,2 contro 6,3 è esattamente il “copione” che la Fondazione GIMBE dichiara, giustamente, di voler superare.Per superarlo occorre cambiare metrica: dalla quota di PIL che lo Stato spende alla spesa complessiva, pubblica e privata, e al risultato che il sistema produce per ogni unità di risorsa, con esiti e accesso misurati separatamente. È il lavoro che LEDECS, laboratorio indipendente e senza finanziamenti, ha svolto in questi mesi e che sta ora sottoponendo a una rivista scientifica internazionale: un contributo approfondito e articolato sulla metodologia di valutazione dei sistemi sanitari — un protocollo in sei passi per misurare efficacia, efficienza e risultati, applicato a sei sistemi OCSE di diversa architettura e, in profondità, all’Italia — che rende disponibile a chiunque le regole di lettura che qui ho solo accennato. Sarebbe utile — e lo propongo qui pubblicamente — che sulle regole di lettura di questi dati si costruisse un protocollo condiviso tra chi li produce, chi li analizza e chi li usa per decidere. Su questo la Fondazione GIMBE troverebbe in noi un interlocutore convinto.Claudio Alberto Cricelli, Fondatore, Presidente e Direttore scientifico di LEDECS — Laboratorio di Epidemiologia e Demografia, Economia Clinica e Sociale, Firenze, Presidente Emerito Vicario SIMG · Professore a contratto, Università Cattolica del Sacro Cuore04 Settembre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata. Essere ultimi nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite non rappresenta semplicemente...Gentile Direttore,ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e la chiarezza con...Gentile Direttore, nell’ordinamento dello Stato Italiano le politiche sanitarie e le Politiche sociali fanno capo a due circuiti diversi di gestione e erogazione. Le politiche di contenimento della spesa pubblica...Gentile Direttore,l'ACN stralcio firmato il giugno scorso ha introdotto il debito orario di 6 ore settimanali nelle Case di Comunità (CdC) per la continuità assistenziale diurna ed è in fase...Cloud sanitario: infrastrutture, compliance, GDPR e Risk managementGestione dell'Ipertensione resistente: dalle Linee Guida alle terapie innovativeLeadership Infermieristica 2026: nuovi modelli di responsabilità e autonomiaLeadership Medica 2026: guidare team clinici ad alte prestazioniAI e telemedicina nello studio odontoiatrico: applicazioni concrete e uso protettoSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneLa Lombardia anticipa al 1° settembre la campagna gratuita di immunizzazione anti-VRS per tutti i neonatiAcque trattate in bar e ristoranti. Nas: irregolarità nel 54% dei controlli. Sanzioni per 175mila euroAssistente infermiere. Arriva l'ok del Tar: “Nessuna invasione delle competenze degli infermieri”Psoriasi a placche. Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originatorListe d’attesa, cambia il rapporto con il cittadino: Cup unico, richiamata automatica , percorsi di tutela e più trasparenza. Ma se non disdici l’appuntamento paghi anche se sei esente. Ecco cosa prevede il nuovo Piano 2026-2028La Lombardia anticipa al 1° settembre la campagna gratuita di immunizzazione anti-VRS per tutti i neonatiAcque trattate in bar e ristoranti. Nas: irregolarità nel 54% dei controlli. Sanzioni per 175mila euroCaldo, segnali di lenta ritirata dell'ondata: il 7 agosto restano 26 città da bollino rosso, l'8 scendono a 19Comparto Sanità. Firmato il contratto 2025-2027. Aumenti fino a 240 euro per gli infermieri, arriva il capitolo sull'IA e nuove tutele per il personalePsoriasi a placche. Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originatorQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403208507960.PDF §---§ title§§ Dignità del lavoro e sostenibilità della cura: la stessa responsabilità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207407961.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 04 Sep 2026

Gentile Direttore, ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e

pubDate§§ 2026-09-04T10:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207407961.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207407961.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/dignita-del-lavoro-e-sostenibilita-della-cura-la-stessa-responsabilita/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207407961.PDF tp:ocr§§ Lettere al direttoreGentile Direttore, ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e la chiarezza con cui rappresenta il mondo del lavoro...Gentile Direttore,ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e la chiarezza con cui rappresenta il mondo del lavoro.Le sue parole non meritano una replica difensiva, ma un ascolto vero.Condivido pienamente il cuore del suo pensiero: essere non profit non può significare riconoscere meno diritti, meno tutele o un minore valore professionale. La missione sociale appartiene all’organizzazione; chi lavora mette a disposizione competenze, tempo e responsabilità, spesso accanto alle persone più fragili. Non sta facendo volontariato e non può essere chiamato a finanziare il welfare attraverso il sacrificio dei propri diritti.Non vorrei, dunque, mettere un “ma” dopo le parole di Rita. Vorrei aggiungere un “e”: dignità del lavoro e sostenibilità delle imprese. È la realtà che le aziende rappresentate da Conf Salute Healthcare vivono ogni giorno.Sono imprese che assicurano cura e assistenza a persone anziane, disabili, non autosufficienti e con bisogni sanitari complessi. Garantendo continuità dei servizi, sicurezza, formazione, personale qualificato e investimenti, spesso ventiquattro ore su ventiquattro. Lo fanno confrontandosi con la carenza di infermieri e operatori, con l’aumento del costo del lavoro, con requisiti organizzativi sempre più impegnativi e, soprattutto, con tariffe e budget stabiliti dalle istituzioni, che troppo spesso non crescono insieme ai costi reali delle prestazioni.Le imprese non possono determinare liberamente il prezzo dei servizi accreditati, ma sono chiamate ad assorbire ogni aumento. Quando le tariffe non accompagnano i rinnovi contrattuali, la differenza resta interamente sulle loro spalle. E quando questo accade per anni, a essere messi a rischio non sono soltanto i margini economici, ma gli investimenti, l’occupazione e la continuità stessa delle cure.Esiste poi un’altra questione che non possiamo più evitare: le profonde differenze fiscali e competitive tra profit e non profit. Soggetti con forme giuridiche differenti possono erogare le medesime prestazioni, alle stesse persone, nell’ambito dello stesso sistema di accreditamento e assumendosi analoghe responsabilità, ma operando con regimi fiscali e possibilità di accesso alle agevolazioni non equivalenti.Non contestiamo le tutele riconosciute al Terzo settore, la cui funzione è preziosa e merita rispetto. Chiediamo, però, che non venga penalizzata l’impresa soltanto per la propria forma giuridica e che il valore sociale di un servizio sia riconosciuto innanzitutto nella qualità della cura prestata.Anche “profit” descrive una forma d’impresa, non rappresenta un giudizio morale. Molte delle nostre aziende sono realtà familiari, radicate nei territori da generazioni, che reinvestono risorse, assumono persone e garantiscono servizi essenziali anche nelle condizioni più difficili.Alle organizzazioni sindacali non chiediamo comprensione al posto dei diritti. Chiediamo qualcosa di più importante: un’alleanza affinché quei diritti possano essere riconosciuti in modo concreto, stabile e duraturo. Insieme dobbiamo chiedere alle istituzioni tariffe coerenti con il costo reale delle prestazioni, adeguamenti contestuali ai rinnovi dei contratti, pagamenti tempestivi, regole di accreditamento omogenee e una programmazione capace di garantire futuro al lavoro e alle imprese.Né i lavoratori né le aziende possono continuare a essere l’ammortizzatore dello spazio che separa il welfare promesso dalle risorse realmente stanziate. Il non profit non può essere l’alibi per riconoscere meno al lavoro. Allo stesso modo, la natura profit non può diventare l’alibi per chiedere alle imprese di garantire servizi pubblici sotto costo.Il pensiero di Rita apre uno spazio importante di confronto. Conf Salute Healthcare è pronta ad abitarlo con rispetto, responsabilità e spirito costruttivo. Perché tutelare chi cura e rendere sostenibile chi organizza e garantisce la cura non sono due battaglie contrapposte. Sono la stessa responsabilità civile.Luca PallaviciniPresidente Nazionale Conf Salute Healthcare04 Settembre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,i dati pubblicati sulla spesa sanitaria italiana impongono una riflessione che non può più essere rinviata. Essere ultimi nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite non rappresenta semplicemente...Gentile Direttore, l'analisi che la Fondazione GIMBE ha diffuso il 2 settembre sulla spesa sanitaria pubblica nei Paesi OCSE svolge, come ogni anno, un servizio utile: mette in fila dati...Gentile Direttore, nell’ordinamento dello Stato Italiano le politiche sanitarie e le Politiche sociali fanno capo a due circuiti diversi di gestione e erogazione. Le politiche di contenimento della spesa pubblica...Gentile Direttore,l'ACN stralcio firmato il giugno scorso ha introdotto il debito orario di 6 ore settimanali nelle Case di Comunità (CdC) per la continuità assistenziale diurna ed è in fase...Cloud sanitario: infrastrutture, compliance, GDPR e Risk managementGestione dell'Ipertensione resistente: dalle Linee Guida alle terapie innovativeLeadership Infermieristica 2026: nuovi modelli di responsabilità e autonomiaLeadership Medica 2026: guidare team clinici ad alte prestazioniAI e telemedicina nello studio odontoiatrico: applicazioni concrete e uso protettoSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneLa Lombardia anticipa al 1° settembre la campagna gratuita di immunizzazione anti-VRS per tutti i neonatiAcque trattate in bar e ristoranti. Nas: irregolarità nel 54% dei controlli. Sanzioni per 175mila euroAssistente infermiere. Arriva l'ok del Tar: “Nessuna invasione delle competenze degli infermieri”Psoriasi a placche. Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originatorListe d’attesa, cambia il rapporto con il cittadino: Cup unico, richiamata automatica, percorsi di tutela e più trasparenza. Ma se non disdici l’appuntamento paghi anche se sei esente. Ecco cosa prevede il nuovo Piano 2026-2028La Lombardia anticipa al 1° settembre la campagna gratuita di immunizzazione anti-VRS per tutti i neonatiAcque trattate in bar e ristoranti. Nas: irregolarità nel 54% dei controlli. Sanzioni per 175mila euroCaldo, segnali di lenta ritirata dell'ondata: il 7 agosto restano 26 città da bollino rosso, l'8 scendono a 19Comparto Sanità. Firmato il contratto 2025-2027. Aumenti fino a 240 euro per gli infermieri, arriva il capitolo sull'IA e nuove tutele per il personalePsoriasi a placche. Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originatorQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207407961.PDF §---§ title§§ Campania. Zuccarelli (Omceo Napoli): “Sottofinanziamento rischia di frenare il recupero” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207307964.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 04 Sep 2026

Gli ultimi dati sui LEA hanno certificato il ritorno della Campania tra le Regioni adempienti. “La sanità campana deve continuare a migliorare.

pubDate§§ 2026-09-04T10:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207307964.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207307964.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/campania/campania-zuccarelli-omceo-napoli-sottofinanziamento-rischia-di-frenare-il-recupero/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207307964.PDF tp:ocr§§ “I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE sul finanziamento della sanità pubblica sono un campanello d’allarme soprattutto per la Campania. La nostra Regione ha compiuto negli ultimi anni uno sforzo importante per recuperare terreno sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Ora questo percorso deve essere consolidato, non messo a rischio da risorse insufficienti”. Lo afferma in una nota Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, commentando l’analisi della Fondazione GIMBE sulla spesa sanitaria pubblica italiana.“Per la Campania – sottolinea Zuccarelli – questo tema assume un significato particolare. Gli ultimi dati disponibili sui LEA hanno certificato il ritorno della nostra Regione tra quelle adempienti, insieme a Puglia e Sardegna, uniche realtà del Mezzogiorno a raggiungere gli standard previsti. È un risultato che va riconosciuto, ma che non può indurci a pensare che tutti i problemi siano risolti”.Secondo Zuccarelli, il rischio è che una carenza strutturale di risorse finisca per pesare soprattutto sui territori che hanno ancora maggiori necessità di recuperare divari accumulati negli anni. “La sanità campana deve continuare a migliorare su accessibilità delle cure, tempi di attesa, assistenza territoriale e capacità di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più complessa. Tutto questo richiede organizzazione e capacità gestionale, ma richiede inevitabilmente anche risorse adeguate e personale”.Il presidente dell’Ordine richiama in particolare la situazione dei professionisti sanitari. “Non possiamo pensare di difendere il Servizio sanitario nazionale continuando a chiedere a medici, infermieri e operatori di compensare con il proprio sacrificio ciò che manca sul piano strutturale. Carenza di personale, turni sempre più pesanti e difficoltà nel rendere attrattivo il lavoro nel pubblico sono problemi che rischiano di incidere direttamente sulla qualità e sulla tempestività dell’assistenza”.Per Zuccarelli, quindi, il confronto sulla prossima Legge di Bilancio dovrà partire dalla consapevolezza che la spesa sanitaria non può essere considerata soltanto una voce da contenere. “La Campania ha dimostrato che recuperare è possibile. Proprio per questo sarebbe un errore vanificare gli sforzi compiuti. Servono investimenti che consentano alle Regioni di consolidare i risultati raggiunti e, soprattutto, di ridurre quelle disuguaglianze territoriali che ancora oggi fanno sì che il diritto alla salute non sia esercitato allo stesso modo in ogni parte del Paese. Investire nella sanità pubblica – conclude Zuccarelli – significa investire nei professionisti, nelle strutture, nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. Ma soprattutto significa evitare che la qualità delle cure dipenda dal luogo nel quale una persona nasce o vive”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403207307964.PDF §---§ title§§ UIL Pensionati: "Sanità in agonia. L'esodo dal SSN condanna il Lazio al sottoconsumo sanitario" - Rietinvetrina link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403261207495.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "rietinvetrina.it" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T07:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403261207495.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403261207495.PDF', 'title': 'rietinvetrina.it'} tp:url§§ https://www.rietinvetrina.it/uil-pensionati-sanita-in-agonia-lesodo-dal-ssn-condanna-il-lazio-al-sottoconsumo-sanitario/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403261207495.PDF tp:ocr§§ Il Cesenese Nero di Cantina Le Macchie conquista l’oro al Mondial des Vins Extrêmes 2026Costituito il Comitato Poggio Vecchio di Poggio MirtetoEmessi francobolli dedicati alle eccellenze italianeSi chiude con successo la IV del Borgo Master ProjectRieti, ghanese in strada con un machete. DenunciatoDisagi per chi va e viene dalla Sabina: Autostrada A1 bloccata zona Ponzano Romano per un grave incidente stradaleDenunciata una albanese per il reato di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestroIncidente in via Tancia: coinvolti scooter, auto ed un furgoneDepuratore Capradosso, Minoranza: “Servono risposte”PD Rieti: “Quella reatina è la provincia italiana in cui occorre mediamente più tempo per raggiungere una struttura sanitaria”Fine Vita, La Bella (NM): “Legge nazionale unica soluzione. Cdx segua Zaia”Petrella Salto, Bianchini e Di Leginio: “Sindaco e Maggioranza spiegate ai cittadini cosa intendete fare di questi due mezzi comunali?”Forza Italia Rieti: “Grande successo per la visita del Ministro Antonio Tajani nel Reatino”. Emozioni per il ricordo del sen. CicolaniAvv. Alessandro De Sanctis: “Abbiamo candidato la Rieti – Terminillo alla validità europea di Gara non Titolata”Il super test amichevole Sebastiani Rieti – BC Roma termina con la vittoria dei capitolini – LE FOTOUfficialmente riaccesi i riflettori sulla nuova stagione sportiva della Kuden Goshin Ryu di RietiIl pilota reatino Tiziano Rosati ha concluso l’edizione 2026 del Manx Grand Prix con un importante risultatoVIDEO – Clienti in vetrina – Da dove arriva il latte CLAR Rieti? La risposta in due pedalate?VIDEO – La Polizia di Stato contro l’abbandono degli animali nel periodo estivo?VIDEO – Parata 61^ Coppa Carotti?VIDEO – Convegno del Collegio Provinciale Geometri e Geometri Laureati di Rieti: “…Amatrice il paese che non c’e piu…?VIDEO – A TU PER TU – In studio Maurizio Aluffi Direttore di Confartigianato Rieti e Giammaria D’Angeli responsabile filiere e reti d’impresaSEI TU IL REPORTER – Simona: “Nei paesi della Bassa Sabina internet sempre a singhiozzo, dalla Ternana a Passo Corese fino a Terni”SEI TU IL REPORTER – “L’Ente o Comune di competenza può rendere percorribili i marciapiedi di via Salaria per L’Aquila dove scendono gli utenti...SEI TU IL REPORTER – Flavio Massimo: “A Poggio Catino da giorni stiamo senza internet né linea fissa”SEI TU IL REPORTER – “Incuria e sporcizia nelle aree verdi tra viale Maraini e viale Liberato di Benedetto”SEI TU IL REPORTER – “L’ascensore di piazza Cesare Battisti non è funzionante”VIDEO – Clienti in vetrina – Da dove arriva il latte CLAR Rieti? La risposta in due pedalateDue nuovi appuntamenti con “La Rocca della scienza e l’abbazia della conoscenza”Sono iniziate le Osterie dei Pozzi: fino al 9 agosto musica, cibo e divertimentoL’8 agosto al Museo del Presepe a Greccio andrà in scena “Shakespeare uomo Dio-Riccardo III”Ancora un fine settimana all’insegna della musica e del teatro tra Concerviano e Rocca Sinibalda con “La Rocca della scienza e l’abbazia della conoscenza”La UIL Pensionati Lazio, tramite il suo Segretario Generale Oscar Capobianco, lancia un grido d’allarme senza precedenti sullo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, in particolare, sul collasso assistenziale che sta investendo la Regione Lazio e l’area metropolitana di Roma. I dati del Sesto Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, pubblicati in queste ore, rappresentano in tutta la loro inequivocabile crudezza una conferma, uno schiaffo e una sfida. Una conferma di quanto il Sindacato stia denunciando da tempo relativamente al progressivo “assottigliamento” della qualità e della quantità delle prestazioni del SSN che incide negativamente sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questi dat i descrivono il drammatico passaggio da un servizio universalistico a un sistema basato sul censo.“L’Italia è ultima nel G7! È il fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro capite, con un valore che si attesta al 6,3% del PIL, sotto la media OCSE (7,1%) ed europea (6,9%)”, riporta Capobianco, sottolineando un gap di 43 miliardi nel finanziamento pro capite rispetto alla media dei Paesi europei. Non a caso, come UIL, da anni chiediamo ai governi in carica di attivare il MES Sanitario, che valeva 37 miliardi, risorsa con cui avremmo potuto arginare questo disavanzo. Nel Lazio e a Roma tutto questo si sta trasformando in un dramma: il 10,6% delle famiglie è in crisi per le gravi difficoltà a sostenere le spese sanitarie per mancanza di reddito disponibile, generando un drammatico fenomeno di rinuncia totale e silenziosa alle cure. Escludendo la spesa per i farmaci, il rischio relativo di impoverimento per prestazioni specialistiche e diagnostiche nel Lazio (Odds Ratio 1,08) supera la media del Paese. Nella Capitale si concentrano inoltre i tempi di attesa più lunghi della regione, alimentando una mobilità forzata e una privatizzazione strisciante intollerabile. Denunciamo da tempo come le politiche degli ultimi quindici anni abbiano scientificamente ridotto l’efficacia del servizio pubblico. Le liste d’attesa non sono un incidente organizzativo, ma un volano per la privatizzazione: chi non può attendere mesi per una risonanza o una visita oncologica a Roma si vede costretto a pagare di tasca propria nel privato o a indebitarsi. Chi non ha le risorse economiche semplicemente rinuncia, sparendo dalle statistiche e scivolando nel sottoconsumo sanitario.Il recente decreto ministeriale del governo (DL 73/2024), emanato con toni trionfalistici prima della tornata elettorale, si sta rivelando un guscio vuoto. Senza adeguate coperture finanziarie strutturali e in un contesto di gravissima carenza di organico, si rischia di compromettere la qualità stessa delle prestazioni e accelerare la fuga dei professionisti dal pubblico. Le politiche sanitarie che spianano la strada ai colossi privati sono un danno per i più deboli: famiglie monoreddito, giovani, ma soprattutto anziani e persone fragili. Questa disuguaglianza e ingiustizia sociale va combattuta con un rifinanziamento stabile e immediato.Chiediamo alla politica e alle istituzioni competenti di intervenire non più con parole o spot sui social media, ma con i fatti e con reali investimenti strutturali, per modificare l’attuale situazione prima che diventi irreversibile. In questa direzione si muove la proposta del Segretario Generale della UIL Pensionati, Carmelo Barbagallo, che ancora ieri tornava a chiedere al Governo di elevare dal 6,3% al 7,5% del PIL la spesa sanitaria prevista nel Bilancio dello Stato. Questa scelta, oltre a restituire ai cittadini i diritti riconosciuti dalla Costituzione, consentirebbe al nostro Paese di abbandonare l’ultima e squalificante posizione nel G7 per qualità e investimenti nel sistema sanitario. Così nella nota la UIL PensionatiBy 3P Comunicazione Srls P.Iva 01201100573| Sito realizzato da FDesign Centro gestione privacy Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online e per attivare tutte le funzionalità del sito. Cliccando su "Accetto" aderisci alla nostra politica sui cookie.Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookie. Abilita o disabilita i cookie del sito dal pannello sottostante. Alcuni cookie non possono essere disabilitati perchè necessari al funzionamento del sito stesso. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403261207495.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica, Italia perde terreno in Europa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257707460.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 04 Sep 2026

Nel 2025 per spesa sanitaria pubblica pro capite l’Italia è al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultima tra quelli del G7

pubDate§§ 2026-09-04T07:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257707460.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257707460.PDF', 'title': 'tecnicaospedaliera.it'} tp:url§§ https://www.tecnicaospedaliera.it/spesa-sanitaria-pubblica-italia-perde-terreno-in-europa/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257707460.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana scende al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse ed europea. Il Paese è quindicesimo in Europa per spesa pro capite e ultimo tra i Paesi del G7.Nel 2025 l’Italia destina alla sanità pubblica il 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente sotto la media Ocse ed europea, entrambe al 7,1%. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe sui dati Oecd Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026, il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse supera € 36 miliardi.La fotografia conferma una distanza crescente tra l’Italia e gli altri Paesi europei: 14 Paesi dell’area Ocse destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella italiana, con un differenziale che va dai +4,8 punti percentuali della Germania agli +0,2 della Repubblica Slovacca.Figura 1. Spesa sanitaria pubblica nei paesi Ocse in % del Pil (dati Ocse, anno 2025 o più recente disponibile)Spesa pro capite: Italia quindicesimaLa spesa sanitaria pubblica pro capite italiana si ferma a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media Ocse ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei paesi europei ($ 4.965). Tra gli stati membri dell’Ue, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).Figura 2. Spesa sanitaria pubblica nei paesi Ocse in $ pro capite (dati Ocse, anno 2025 o più recente disponibile)«Nel confronto europeo», commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, «l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale».Quindici anni di sottofinanziamentoFino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, crescendo durante la pandemia e negli anni successivi, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo. Nel 2025 il gap raggiunge $ 1.013 per abitante, pari a € 612,4 pro capite secondo i parametri Ocse.Figura 3. Trend spesa pubblica pro capite 2011-2025: Italia vs media paesi europei area Ocse (dati Ocse, anno 2025 o più recente disponibile)«Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat al 1° gennaio 2026 il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia».Ultimi nel G7Il confronto con i Paesi del G7 restituisce un quadro particolarmente critico.«Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso». Nel 2025 l’Italia resta ultima con $ 3.952 pro capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).Figura 4. Trend spesa pubblica 2008-2025 nei paesi del G7 (dati Ocse, anno 2025)Il divario è evidente anche rispetto al Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: dopo un andamento contenuto fino al 2019, dal 2020 Londra ha aumentato in modo consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco sotto la Francia.L’allarme su accesso e liste d’attesaSecondo Cartabellotta, «il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Ssn e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale.Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Lea e quello di mantenere i conti in ordine. Il prezzo più alto, però, lo pagano i cittadini. Liste d’attesa fuori controllo, Pronto Soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata.Le conseguenze sono impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia agli esami diagnostici e alle visite specialistiche. Questo fenomeno nel 2024 ha interessato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci».Il richiamo dell’Unione EuropeaLe valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, ma si deteriora la capacità di offrire prestazioni tempestive, eque e accessibili.«Il campanello d’allarme questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese.Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese».Pnrr e assistenza territorialeResta aperto anche il nodo della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr. Al 1° settembre 2026, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno, non è disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità.«Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino “scatole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».Cosa chiede Gimbe«Questi dati confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al Mef per il 2027. Il ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale.Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del Ssn, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica».«Con l’avvio dei lavori sulla legge di bilancio 2027 la Fondazione Gimbe chiede a governo e Parlamento di non ignorare la raccomandazione del Consiglio dell’Ue e l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica.In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale.Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei Lea.Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universa lismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione». Abbonati a Tecnica Ospedaliera tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403257707460.PDF §---§ title§§ Sanità, allarme Uil Pensionati Lazio: “Sistema in agonia, il Lazio rischia il sottoconsumo sanitario” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403240807371.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "tg24.info" del 04 Sep 2026

Il sindacato rilancia i dati del Sesto Rapporto GIMBE e denuncia liste d’attesa, rinuncia alle cure e fuga dei professionisti dal Servizio sanitario pubblico ROMA – Un sistema sanitario sempre più sotto pressione, con le difficoltà economiche che rischiano di trasformarsi in rinuncia alle cure e le liste d’attesa che spingono una

pubDate§§ 2026-09-04T06:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403240807371.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403240807371.PDF', 'title': 'tg24.info'} tp:url§§ https://tg24.info/2026/09/04/sanita-allarme-uil-pensionati-lazio-sistema-in-agonia-il-lazio-rischia-il-sottoconsumo-sanitario/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403240807371.PDF tp:ocr§§ Il sindacato rilancia i dati del Sesto Rapporto GIMBE e denuncia liste d’attesa, rinuncia alle cure e fuga dei professionisti dal Servizio sanitario pubblico ROMA – Un sistema sanitario sempre più sotto pressione, con le difficoltà economiche che rischiano di trasformarsi in rinuncia alle cure e le liste d’attesa che spingono una--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403240807371.PDF §---§ title§§ Mangialardi (Pd): "Crolla la spesa sanitaria italiana 2025: 6,2% del PIL. La mia proposta di legge alle Camere per portarla almeno alla media Ocse (7,1%)" • Vivere Civitanova notizie per la città e il territorio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403204208057.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "viverecivitanova.it" del 03 Sep 2026

I dati Ocse (elaborazione GIMBE) sulla spesa sanitaria 2025 nel nostro Paese delineano un quadro allarmante. A causa dei tagli operati dal Governo Meloni, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL è ulteriormente diminuito passando dal 6,3% del 2024 al 6,2% del 2025, a fronte di una media Ocse pari al 7,1%. Le proiezioni al 2028 sono ancora più preoccupanti: secondo la Fondazione GIMBE la spesa sanitaria scenderà sotto al 6% (5,94%), mentre secondo Il Sole 24 Ore arriverà fino al 5,6%.

pubDate§§ 2026-09-04T10:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403204208057.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403204208057.PDF', 'title': 'viverecivitanova.it'} tp:url§§ https://www.viverecivitanova.it/2026/09/03/mangialardi-pd-crolla-la-spesa-sanitaria-italiana-2025-62-del-pil-la-mia-proposta-di-legge-alle-camere-per-portarla-almeno-alla-media-ocse-71/153195/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403204208057.PDF tp:ocr§§ I dati Ocse (elaborazione GIMBE) sulla spesa sanitaria 2025 nel nostro Paese delineano un quadro allarmante. A causa dei tagli operati dal Governo Meloni, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL è ulteriormente diminuito passando dal 6,3% del 2024 al 6,2% del 2025, a fronte di una media Ocse pari al 7,1%. Le proiezioni al 2028 sono ancora più preoccupanti: secondo la Fondazione GIMBE la spesa sanitaria scenderà sotto al 6% (5,94%), mentre secondo Il Sole 24 Ore arriverà fino al 5,6%.--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403204208057.PDF §---§ title§§ La spesa sanitaria crolla al 6,2% del PIL. Italia fanalino di coda del G7 secondo il report GIMBE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402943608367.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "viverefermo.it" del 04 Sep 2026

Cala al 6,2% del PIL la spesa sanitaria in Italia secondo gli studi della Fondazione Gimbe. Liste di attesa sempre più lunghe, medici sempre più carenti e cittadini che smettono di curarsi. Il quadro dipinto è un incubo.

pubDate§§ 2026-09-04T12:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402943608367.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402943608367.PDF', 'title': 'viverefermo.it'} tp:url§§ https://www.viverefermo.it/2026/09/04/la-spesa-sanitaria-crolla-al-62-del-pil-italia-fanalino-di-coda-del-g7-secondo-il-report-gimbe/153930 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402943608367.PDF tp:ocr§§ xdi Luca Simonefermo@vivere.itCala al 6,2% del PIL la spesa sanitaria in Italia secondo gli studi della Fondazione Gimbe. Liste di attesa sempre più lunghe, medici sempre più carenti e cittadini che smettono di curarsi. Il quadro dipinto è un incubo.È un quadro desolante quello che emerge dall'ultimo studio della fondazione GIMBE, guidata da Nino Cartabellotta. Secondo i dati, nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro capite il nostro Paese si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi Europei (alle spalle di tutti i grandi partner), e all'ultimo posto tra quelli del G7. Al momento la quota di PIL destinata alla sanità tocca il 6,2%, in calo dello 0,1% rispetto all'anno precedente, un dato nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, che in entrambi i casi tocca il 7,1% del PIL.Sono ben 14 i Paesi europei dell'area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). Nello stesso anno, la spesa sanitaria pubblica pro-capite nel nostro paese è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Ue, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726)."Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10". Un dato quest'ultimo che traccia un quadro agghiacciante dello stato in cui versa il SSN, ormai non più in grado di sopperire ai bisogni dei propri cittadini, e oggetto di costante disinteresse da parte del governo. Situazione perfettamente in linea con questi parametri anche quella delle Marche dove, stando agli ultimi report disponibili, il 10,6% dei cittadini marchigiani ormai rinuncia elle cure.Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, ricorda Gimbe. Da allora, tuttavia, "il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia; poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo. E ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (al netto della pesantissima inflazione)".di Luca Simonefermo@vivere.itCala al 6,2% del PIL la spesa sanitaria in Italia secondo gli studi della Fondazione Gimbe. Liste di attesa sempre più lunghe, medici sempre più carenti e cittadini che smettono di curarsi. Il quadro dipinto è un incubo.È un quadro desolante quello che emerge dall'ultimo studio della fondazione GIMBE, guidata da Nino Cartabellotta. Secondo i dati, nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro capite il nostro Paese si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi Europei (alle spalle di tutti i grandi partner), e all'ultimo posto tra quelli del G7. Al momento la quota di PIL destinata alla sanità tocca il 6,2%, in calo dello 0,1% rispetto all'anno precedente, un dato nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, che in entrambi i casi tocca il 7,1% del PIL.Sono ben 14 i Paesi europei dell'area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). Nello stesso anno, la spesa sanitaria pubblica pro-capite nel nostro paese è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Ue, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726)."Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10". Un dato quest'ultimo che traccia un quadro agghiacciante dello stato in cui versa il SSN, ormai non più in grado di sopperire ai bisogni dei propri cittadini, e oggetto di costante disinteresse da parte del governo. Situazione perfettamente in linea con questi parametri anche quella delle Marche dove, stando agli ultimi report disponibili, il 10,6% dei cittadini marchigiani ormai rinuncia elle cure.Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, ricorda Gimbe. Da allora, tuttavia, "il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia; poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo. E ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (al netto della pesantissima inflazione)".Montegiorgio. E adesso anche le serpiQuando il sogno balla sul palco: Matteo Conti di Montegiorgio...A Fermo arriva il Bim Bum Bam Festival: due giorni di arte,...Fermo Andrea Putzu: non sono l'uomo nero e Tosoni potrà...Tentata rapina a Porto Sant’Elpidio: arrestato un 35ennedi Luca Simonefermo@vivere.itCala al 6,2% del PIL la spesa sanitaria in Italia secondo gli studi della Fondazione Gimbe. Liste di attesa sempre più lunghe, medici sempre più carenti e cittadini che smettono di curarsi. Il quadro dipinto è un incubo.È un quadro desolante quello che emerge dall'ultimo studio della fondazione GIMBE, guidata da Nino Cartabellotta. Secondo i dati, nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro capite il nostro Paese si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi Europei (alle spalle di tutti i grandi partner), e all'ultimo posto tra quelli del G7. Al momento la quota di PIL destinata alla sanità tocca il 6,2%, in calo dello 0,1% rispetto all'anno precedente, un dato nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, che in entrambi i casi tocca il 7,1% del PIL.Sono ben 14 i Paesi europei dell'area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). Nello stesso anno, la spesa sanitaria pubblica pro-capite nel nostro paese è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Ue, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726)."Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10". Un dato quest'ultimo che traccia un quadro agghiacciante dello stato in cui versa il SSN, ormai non più in grado di sopperire ai bisogni dei propri cittadini, e oggetto di costante disinteresse da parte del governo. Situazione perfettamente in linea con questi parametri anche quella delle Marche dove, stando agli ultimi report disponibili, il 10,6% dei cittadini marchigiani ormai rinuncia elle cure.Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, ricorda Gimbe. Da allora, tuttavia, "il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia; poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo. E ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (al netto della pesantissima inflazione)". tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402943608367.PDF §---§