title§§ Liste d'attesa, Margilio chiede tavolo "Utilizzare tutta la capacità assistenziale" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403232207201.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "ATTACCO" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T06:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403232207201.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403232207201.PDF', 'title': 'ATTACCO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403232207201.PDF tp:ocr§§ Aiop liste d'attesa, Margffio chiede tavolo "Utilizzare tutta la capacità assistenziale55 II divario della spesa sanitaria italiana rispetto all'Europa toma ad alimentare il confronto sulla tenuta del sistema e, soprattutto, sulle liste d'attesa. Secondo i dati richiamati dalla Fondazione GIMBE, all'Italia mancherebbero 36 miliardi di euro per raggiungere la media europea della spesa sanitaria in rapporto al Pii: nel 2025 il nostro Paese si fermerebbe al 6,2%, contro una media europea del 7,1%. Un sottofinanziamento che si traduce anche nella difficoltà di garantire prestazioni in tempi adeguati e nella crescita della rinuncia alle cure, che nel 2024 avrebbe interessato 5,8 milioni di italiani.Da qui l'appello di AIOP Puglia alla Regione. "In un contesto di risorse scarse, lasciare inutilizzata una parte della capacità assistenziale già esistente è un lusso cheiISSN eia Puglia non possono più permettersi", sostiene il presidente Fabio Margilio.ll nodo, secondo AIOP, è superare la contrapposizione tra strutture pubbliche e privato accreditato, mettendo a sistema posti letto, tecnologie e professionalità già disponibili. "Quando il pubblico non riesce a garantire una prestazione in tempi ragionevoli-osserva Margilio-chi può paga di tasca propria, mentre chi non può è costretto ad aspettare o rinunciare".La richiesta alla Regione è quindi quella di aprire un tavolo di confronto per misurare la capacità complessiva di risposta del sistema e definire obiettivi, volumi, tariffe e controlli. Una necessità ancora più urgente in una regione alle prese con difficoltà finanziarie, invecchiamento della popolazione e aumento della domanda legata alle cronicità e alla non autosufficienza. "AIOP non chiede privilegi, ma programmazione - conclude Margilio. Al cittadino interessa sapere quando e come potrà curarsi". -tit_org- Liste d’attesa, Margilio chiede tavolo “Utilizzare tutta la capacità assistenziale” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403232207201.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica, l'Italia sempre più indietro: spesa pro capite ultima dei paesi G7 = Sanità pubblica, l'Italia sempre più indietro: spesa pro capite ultima dei paesi G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402028503440.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "DISCUSSIONE" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T02:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402028503440.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402028503440.PDF', 'title': 'DISCUSSIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402028503440.PDF tp:ocr§§ NEL 2025 LA SPESA SANITARIA PUBBLICA ITALIANA SCENDE AL 6,2% DEL PIL. SECONDO LA FONDAZIONE GIMBE, IL DIVARIO CON GLI ALTRI PAESI EUROPEI VALE 36,1 MILIARDI DI EURO Sanità pubblica, l’Italia sempre più indietro: spesa pro capite ultima dei paesi G7 Sanità pubblica, l’Italia sempre più indietro: spesa pro capite ultima dei paesi G7 L’Italia continua a spendere meno degli altri grandi Paesi occidentali per la sanità pubblica e nel 2025 si conferma fanalino di coda del G7 per spesa sanitaria pro capite. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sui dati dell’OECD Health Statistics, aggiornata al 17 luglio 2026, realizzata in vista del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. SPESA SANITÀ ANCORA IN CALO La fotografia restituita dai numeri è netta. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e ben al di sotto della media dell’Ocse e dei Paesi europei, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità una quota maggiore del proprio Pil. La Germania, in particolare, arriva all’11%. Ancora più significativo è il confronto sulla spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 l’Italia ha speso 3.952 dollari per abitante, contro i 4.861 della media Ocse e i 4.965 della media dei Paesi europei. Il nostro Paese si colloca così al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse. Tra gli Stati membri dell’Unione europea, sono 14 quelli che spendono più dell’Italia. Anche la Spagna, con 3.999 dollari pro capite, supera il nostro Paese, mentre la Germania raggiunge quota 8.726 dollari. continua a pagina 3 TAGLI INIZIATI DAL 2011 Secondo Gimbe, il divario non è però un fenomeno recente. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora la distanza è aumentata progressivamente, arrivando a 424 dollari nel 2019 e ampliandosi ulteriormente durante gli anni della pandemia e nel biennio 2023-2024. IL DIVARIO OGGI Nel 2025 il divario con la media dei Paesi europei dell’area Ocse arriva a 1.013 dollari per abitante. Tradotto sulla popolazione italiana, equivale a circa 36,1 miliardi di euro di minore spesa sanitaria pubblica. DI FRONTE AD UNA CRITICITÀ STRUTTURALE “Il sottofinanziamento pubblico“, afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale”. Per Cartabellotta, le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini: liste d’attesa, difficoltà nei pronto soccorso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali e un ricorso sempre maggiore alla sanità privata. Nel 2024, sottolinea GIMBE, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche, quasi una persona su dieci. ITALIA ULTIMA ANCHE NEL G7 Il confronto con le altre grandi economie industrializzate rende ancora più evidente la distanza. Nel 2025 l’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite, con 3.952 dollari, meno della metà degli 8.726 dollari della Germania. L’ESEMPIO INGLESE Gimbe evidenzia in particolare il caso del Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello sanitario Beveridge. Partito nel 2008 con una spesa poco superiore a quella italiana, il Regno Unito ha aumentato in maniera consistente le risorse destinate alla sanità a partire dal 2020, superando Canada e Giappone e avvicinandosi alla Francia. PATTO TRA LE FORZE POLITICHE Per la Fondazione, il confronto dimostra che il finanziamento della sanità non può essere affrontato ogni anno come una semplice trattativa in vista della Manovra. “Serve un patto tra tutte le forze politiche”, sostiene Cartabellotta, per garantire un rifinanziamento progressivo della sanità pubblica accompagnato da riforme strutturali e da una strategia stabile nel tempo. SERVIZIO SANITARIO SEMPRE MENO ACCESSIBILE Il problema, secondo Gimbe, non riguarda soltanto l a quantità di risorse stanziate. Le valutazioni di Ocse, Commissione europea e OMS Europa indicano che il Servizio sanitario nazionale continua a garantire buoni risultati sul fronte degli esiti di salute, ma sta mostrando crescenti difficoltà nell’assicurare prestazioni tempestive, eque e economicamente accessibili, soprattutto alle fasce sociali più fragili. TEMA SUL TAVOLO EUROPEO Il tema è arrivato anche all’attenzione delle istituzioni europee. Secondo Cartabellotta, il Country Report 2026 della Commissione europea collega le criticità del Servizio sanitario nazionale non solo alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Il 10 luglio il Consiglio dell’Unione europea ha inoltre adottato una raccomandazione affinché l’Italia migliori l’accesso tempestivo a cure economicamente sostenibili e affronti le carenze di personale nelle professioni sanitarie chiave. CASE E OSPEDALI DI COMUNITÀ, I NUMERI ANCORA DA VERIFICARE Sul fronte dell’assistenza territoriale, GIMBE solleva infine interrogativi sull’attuazione della riforma finanziata dal PNRR. Al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la Fondazione segnala che non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute, secondo la nota, precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due obiettivi. GIMBE avverte quindi del rischio che le nuove strutture possano trasformarsi in «scatole vuote», con gli edifici realizzati e i target europei raggiunti, ma senza servizi e personale sufficienti a garantire una reale presa in carico dei pazienti. LA SFIDA DELLA LEGGE DI BILANCIO 2027 In vista della prossima Manovra, la Fondazione GIMBE chiede dunque a Governo e Parlamento di considerare il divario accumulato dall’Italia rispetto agli altri Paesi europei e del G7 e di superare la logica della trattativa annuale sul finanziamento della sanità. “La tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale”, sottolinea Cartabellotta. Per Gimbe servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di trasformarle in servizi realmente accessibili, a partire dal personale sanitario e dall’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza. Il rischio, avverte la Fondazione, è che il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale rimanga sempre più formale: chi può permetterselo paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. ---End text--- Author: MAURIZIO PICCININO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità pubblica, l’Italia sempre più indietro: spesa pro capite ultima dei paesi G7 Sanità pubblica, l’Italia sempre più indietro: spesa pro capite ultima dei paesi G7 -sec_org- tp:writer§§ Maurizio Piccinino guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402028503440.PDF §---§ title§§ Aiop: subito un tavolo con i privati accreditati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401782606145.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T04:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401782606145.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401782606145.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401782606145.PDF tp:ocr§§ SANITÀ IL PRESIDENTE MARGILIO: «LA REGIONE APRA AD UN CONFRONTO PER GARANTIRE IL DIRITTO ALLA SALUTE PER I CITTADINI» Aiop: subito un tavolo con i privati accreditati l BARI. «Mettere al centro il diritto alla salute dei cittadini» e «superare le contrapposizioni ideologiche tra sistema pubblico e privati accreditati per garantire il diritto alla salute dei cittadini, fermando la rinuncia alle cure». È quanto chiede Fabio Margilio, presidente della sezione pugliese dell’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) commentando i dati della fondazione Gimbe secondo cui «all’Italia mancano 36 miliardi di euro per raggiungere la media europea della spesa sanitaria rispetto al Prodotto interno lordo». «Lasciare inutilizzata una parte della capacità assistenziale già esistente non è una scelta politica o culturale, ma un lusso che il servizio sanitario nazionale e la Puglia non possono più permettersi», aggiunge evidenziando che «limitare per principio l’apporto del privato accreditato non significa difendere la sanità pubblica, ma spalancare la porta alla sanità a pagamento, compromettendo il principio cardine dell’universalismo». Ricordando che «il servizio sanitario nazionale è composto sia dalle strutture pubbliche sia dalle realtà private accreditate», Margilio si rivolge alla Regione Puglia affinché apra «un tavolo di confronto concreto» partendo «dai bisogni della popolazione, misuriamo la capacità di risposta complessiva tra pubblico e privato accreditato e definiamo insieme obiettivi, volumi, tariffe e controlli». «Ottimizzare la capacità assistenziale già attiva sul territorio è una decisione che possiamo prendere subito», conclude. [Ansa] ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:RSA Una residenza per anziani nel Barese -tit_org- Aiop: subito un tavolo con i privati accreditati -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401782606145.PDF §---§ title§§ Lo stato della Sanità e la narrazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402232201393.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "MESSAGGERO" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T01:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402232201393.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402232201393.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402232201393.PDF tp:ocr§§ L’intervento Lo stato della Sanità e la narrazione C’ è un modo molto semplice per costruire una narrazione: si prende un dato vero, lo si isola dal contesto, lo si accompagna con un titolo allarmistico e lo si trasforma nella rappresentazione dell’intera realtà. È quello che accade, ancora una volta, con l’ultima analisi della Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria italiana. Il messaggio che arriva al cittadino è immediato: l’Italia sarebbe “sempre più lontana dall’Europa”, la sanità pubblica sarebbe ferma al 6,2% del Pil e il divario con gli altri Paesi varrebbe addirittura 36 miliardi di euro. Titoli efficaci. Ma leggendo i numeri emerge una realtà diversa. Partiamo proprio dai 36 miliardi. Non sono soldi tagliati alla sanità. Non sono risorse sottratte dal Governo al Servizio sanitario nazionale. Sono il risultato di un calcolo: si prende la differenza tra la spesa sanitaria media pro capite di alcuni Paesi europei e quella italiana e la si moltiplica per la popolazione. È un parametro di confronto, non un buco di bilancio. In Italia il Servizio sanitario nazionale è finanziato prevalentemente attraverso la fiscalità generale. In Germania e Francia una parte fondamentale del finanziamento passa attraverso assicurazioni sociali obbligatorie. In Svizzera il sistema poggia largamente su assicurazioni private obbligatorie. Il confronto Ocse è legittimo, ma deve essere spiegato per quello che è. Il sottofinanziamento del Ssn è stato attuato dai governi dal 2011 al 2019, il Governo Meloni ha invertito la rotta: nel 2022 il finanziamento era di 126 miliardi di euro, nel 2026 raggiunge circa 142,9 miliardi. Quasi 17 miliardi in più. Tutto il contrario di un taglio alla sanità. Il Documento di finanza pubblica prevede per quest’anno il rapporto tra spesa sanitaria e Pil, sul quale Gimbe costruisce una parte rilevante della propria analisi, al 6,4% nel 2026. Gimbe riporta che è pari al 6.2%: semplicemente perché si riferisce al 2025. Ma non può essere utilizzato per rappresentare come immobile al 6,2% una sanità che nel 2026 vede crescere sia la spesa in valore assoluto sia il suo rapporto con il Pil. Anche perché percentuale sul Pil e quantità di risorse non sono la stessa cosa: una percentuale può diminuire quando il Pil cresce più rapidamente della spesa, anche se alla sanità arrivano più miliardi. Ma non è sempre e solo un problema di risorse. Governo e Ministero della Salute sono intervenuti con riforme strutturali che stanno dando i primi risultati. Da inizio 2026 sono state erogate 1.6 milioni di prestazioni sanitarie in più, con un miglioramento del rispetto dei tempi per visite ed esami diagnostici. Sono dati che non cancellano le criticità, ma dimostrano quanto sia semplicistico stabilire un’equazione automatica tra posizione nella classifica della spesa e qualità di un sistema sanitario. Un dibattito serio sulla sanità deve riconoscere le criticità, ma leggere tutti i numeri e misurare anche ciò che sta cambiando. Non lasciarsi andare a propagande di partito. La sanità italiana ha ancora bisogno di risorse, personale, organizzazione e riforme. E noi continueremo su questa strada. Ma per migliorare il Servizio sanitario nazionale non serve raccontarlo peggio di ciò che è. Serve raccontare la verità dei fatti. * Fi, presidente Commissione Affari sociali della Camera ---End text--- Author: Ugo Cappellacci* Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lo stato della Sanità e la narrazione -sec_org- tp:writer§§ Ugo Cappellacci* guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402232201393.PDF §---§ title§§ Altro che governo del risultati Quattro anni di flop in cifre link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401978903872.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "NOTIZIA GIORNALE" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T02:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401978903872.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401978903872.PDF', 'title': 'NOTIZIA GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401978903872.PDF tp:ocr§§ Altro che governo dei risultati Quattro anni di flop in cifre iniettiamo ili fila tutto. | f Cinque milioni e centomila persone hanË. rinunciato a visite ed esami in un anno, e la Fonda io - ne Cimbe ha rimesso quel numero in fila con gli altri due giorni fa, alla vigilia della legge di bilancio: spesa sanitaria pubblica al 6.2 per cento del Pii nel 2025, ultima fra i paesi del G7, con un divario dalla media europea che Cimbe quantifica in 36,1 miliardi Oggi al porto di Bari Fratelli d'Italia festeggia il record del governo pin longevo della s tu ria repubblicana, e la festa l'ha annunciata Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e coordinatore regionale del partito. Il governo lia giurato il 22 ottobre 2022 e il agosto ha scavalcato il secondo governo Berlusconi. 11 record c'è. Il resto va contato. 11 dossier di ventüttu pagine cün cui il partito ha preparato la serata parte dal lavoro, e sul lavoro ha numeri veri: 24,37 milioni di - cupa li a luglio 2026, un milione in piii rispetto al novembre 2022, con i contralti a tempo indeterminato saliti da 15,25a 16,58 milioni. Poi c'è quello che di quel lavoro arriva a casa. [-'Employment Outlook 2026 dell'Ocse misura i salari reali italiani 6,1 punti sotto i] livello del primo trimestre 2021. il risultato peggiore fra le grandi economie de II Organizzazione, e per l'anno in corso preve do un ulteriore arretra mento del Éï 0 , 9 per cento. Si lavora di più ñ si compra di meno. L'Istat conta 3,7 milioni di perionr in povertà assoluta e 1,28 milioni di minori , il valore più alto dal 2014, mentre' l'Inail ha chiuso il 2025 con 1.093 denunce di infortunio mortale, tré pili dell'anno prima e cinquantadue più del 2023, e con 98.463 malattie professionali, 1º 1,3 percento ¡n più. Un mercato del lavoro che assume ñ impoverisce nello stesso trimestre. Sui conti pubblici il governo rivendica il deficit sceso dall'0,1 per cenlo del 2022 al 3,1 del 202S. equel dato gli appartiene. Sulla crescita la Commissione europea ferma l'Italia allo 0,5 per cento nel 2026, con ¡¡ debito che risale al 139,2 percento del Pii nel 2027. Il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza che di quella crescita doveva essere il motore, è arrivato alla scadenza del 30 giugno cyn i progetti conclusi al 36,7 per cento, quota che crolla al 6,2 se misurata in valore finanziario, e con 24,2 miliardi di spesa destinati a slittare oltre il 2026 secondo la Corte dei conti. Le accise che andavano abolite sono state riallmeate al rialzo sul gasolio. La flat tax fino a centomila euro è sparita dai testi, la legge Fonie - ro è ancora dov'era, e dal 2027 l'età pensionabile sale ancora. perché l'adeguamento alla spe di vita è rimasto in vigore. Anche la contabilità dell'Albania ha smesso di tornare. Al 14 luglio 2026 nel centro di Gjaaer risultavano trasferiti 685 cittadini stranieri e rimpatriati 101, meno di uno su sei, in un progetto che il Tavolo Asilo e Immigrazione, sulla stima del governo, quantifica in oltre 670 milioni fino al 2023. La spesa militare del 2026 tocca intanto il record di 33,9 miliardi, ñ Milëx calcula ¡ð 4Ó8 miliardi ' aumento necessario per arrivare al 5 per cunto del Pii nel 2035. Alla sanità ne mancano trenta sei. Alle armi ne sono stati messi in conto cinquecento. Il blocco navale è rimasco dov'era, nei comizi. Il 22 e 23 marzo 2C26 gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale della giustizia con il 53,7 percento di No e un ' affluenza del 58,9 per cento, ñ nelle quarantotto ore successive hanno lasciato il governo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e la ministra del Turismo Daniela Santa nchè, quarto e quinto membro dell'esecutivo a dimettersi in quattro anni dopo Vittorio Sgarhi, Augusta Montaruli e Gennaro Sangiuliano. Sul caso Almasri il Tribunale dei ministri di Roma aveva scritto nelle carte riprese da Adnkronos che Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano avevano "scientemente ñ volontariamente aiutato" il generale BILANCIO AMARO Sale l'occupazione (maèlavoro povero) e il numero di quanti rinun ciano a curarsi Crescita ai palo e debito alle stelle libico a sottl'arsi alla Corte internazionale. 1¡ 9 ottobre 2025 la Camera lia negato l'autorizzazione a procedere. Processo finito che cominciasse. Da fuori, dove i] record conta meno, il conto è stato fatto lo stesso. Sulla legge sicure ? . » del 2112 e sul decreto del febbraio 2026 sono intervenuti l'Odihr dell'Osce, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa e sei relatori speciali delle Nazioni Unite, e Amnesty International li ha rimessi in fila il 30 giugno. Come ricurda la Fondazione Cimbe, il 10 luglio il Consiglio dell'Unione europea lia raccomandato all'Italia di garantire un accesso più tempestivo a cure economicamente sostenibili e di colmare la ñàãåï7ë di personale sanitario. Reporter senza frontiere ha fatto scivolare l ' Italia dal 49 al 56° posto su ccntottanta nell'indice del 30 aprili;. Il 2 maggio Meloni aveva scritto che il primato di longevità "non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani". Quattro mesi dopo la festa si fa al porto, e a organizzarla è proprio il sottosegretario alla Salute che si sta sgretolando.· -tit_org- Altro che governo del risultati Quattro anni di flop in cifre -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401978903872.PDF §---§ title§§ Sanità, il conto della crisi: in Basilicata sono in 60mila a rinundare a visite ed esami link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403086206877.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "NUOVA DEL SUD" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403086206877.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403086206877.PDF', 'title': 'NUOVA DEL SUD'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403086206877.PDF tp:ocr§§ Sanità, il conto della crisi: in Basilicata sono in 60mila a rinunciare a visite ed esami POTENZA - Il diritto alla salute resta scritto nella Costituzione, ma per una quota crescente di cittadini lucani rischia di trasformarsi in un diritto condizionato dal reddito, dalla disponibilità economica e, soprattutto, dalla possibilità di sopportare liste d’attesa sempre più lunghe. È questa l’immagine che emerge dal nuovo report della Fondazione Gimbe, diffuso alla vigilia del confronto sulla Legge di Bilancio 2027: il Servizio sanitario nazionale continua a perdere terreno e la Basilicata, già alle prese con le difficoltà dell’assistenza territoriale e con una popolazione dispersa in numerosi piccoli comuni (molti con pochi medici di famiglia) avverte in maniera particolarmente pesante le conseguenze della crisi. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2% del Pil, contro il 6,3% dell’anno precedente. Un arretramento che assume un significato ancora più evidente se letto insieme ai dati sulle rinunce alle cure. Nel 2024 sono stati infatti 5,8 milioni gli italiani costretti a rinunciare a visite specialistiche o esami diagnostici, per ragioni economiche oppure a causa di tempi di attesa considerati insostenibili. In Basilicata il dato indicato nei report sulla sanità della Fondazione Gimbe è altrettanto preoccupante: circa 60mila cittadini lucani avrebbero rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie, tra visite specialistiche ed esami diagnostici. Un numero che supera il 10% dell’utenza del Servizio sanitario regionale e che fotografa una vera e propria emergenza sociale. Dietro le statistiche ci sono persone che rinviano controlli, accertamenti e diagnosi, con il rischio che un problema inizialmente affrontabile diventi più grave e complesso. È il paradosso di un sistema che, pur fondato sul principio dell’universalità dell’assistenza, finisce per produrre differenze sempre più marcate tra chi può rivolgersi al privato e chi, invece, è costretto ad attendere o addirittura a rinunciare. Il tema è destinato ad alimentare anche il confronto politico regionale. Le opposizioni considerano il dato delle rinunce alle cure un campanello d’allarme grave e l’ennesima conferma delle difficoltà attraversate dalla sanità lucana. Sullo sfondo restano le liste d’attesa, la carenza di personale, le difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne e la necessità di rafforzare la medicina territoriale. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la Basilicata. Sul piano internazionale l’Italia continua a registrare un significativo ritardo nella spesa sanitaria pro capite. Nel 2025 lo stanziamento medio per cittadino è stato pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 dollari al di sotto della media europea. «Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale e sull’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza». È il richiamo del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che mette in guardia dal rischio di uno svuotamento progressivo del principio universalistico. «Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’articolo 32 della Costituzione». LA NEBBIA SULLE CURE TERRITORIALI A preoccupare è anche lo stato di avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr. Secondo la Fondazione Gimbe, al primo settembre, due mesi dopo la scadenza del 30 giugno 2026, non risulta ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della comunità e 307 Ospedali di comunità. Un nodo particolarmente delicato anche per una regione come la Basilicata, dove la medicina territoriale dovrebbe rappresentare uno degli strumenti principali per garantire assistenza nei piccoli comuni e nelle aree più periferiche. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – avverte Cartabellotta – rimane concreto il rischio che le nuove strutture restino scatole vuote: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».Il rischio, dunque, è che la costruzione o il completamento delle strutture non coincida automaticamente con la disponibilità di medici, infermieri, biologi e altre figure professionali necessarie per renderle effettivamente operative. “INVESTIRE SUL CAPITALE UMANO” Sul tema interviene anche il mondo delle professioni sanitarie. Per la Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi, il report Gimbe conferma l’urgenza di intervenire sul capitale umano del Servizio sanitario nazionale.«I biologi sanitari rappresentano un pilastro insostituibile della medicina di laboratorio, dello screening, della genetica e della ricerca clinica», sottolinea il dottor Antonio Flovilla, di Federbiologi Basilicata. Professionisti che, secondo la categoria, operano quotidianamente in contesti segnati dalla carenza di organico e dal mancato ricambio generazionale.Per garantire prestazioni diagnostiche efficaci e contrastare la crescente rinuncia alle cure, la richiesta è quella di utilizzare le risorse della prossima manovra per sbloccare il tetto di spesa sul personale sanitario, finanziare piani straordinari di assunzione per i biologi nelle strutture pubbliche e convenzionate e valorizzare le competenze specialistiche necessarie anche alla digitalizzazione della rete laboratoristica.Il punto centrale resta però il rapporto tra risorse e servizi effettivamente disponibili. «Sulla spesa sanitaria occorre un’inversione di tendenza», afferma il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. «Il punto, però, non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi». UN MILIARDO PERSONALE, EMERGENZA INFERMIERI La questione del personale sarà uno dei nodi principali della discussione sulla Legge di Bilancio. La richiesta più consistente riguarda circa un miliardo di euro destinato alla prosecuzione del piano straordinario di assunzioni.Gli infermieri rappresentano una delle categorie maggiormente in sofferenza. La Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche stima una carenza di 65mila unità. Al 30 giugno 2026 gli iscritti all’albo erano 464.193, appena 2.880 in più rispetto a dodici mesi prima, mentre l’età media della professione ha raggiunto i 46,6 anni.Anche il confronto internazionale conferma il divario. Secondo i dati richiamati nel dibattito nazionale, l’Italia conta 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media europea di 8,9. Sul fronte retributivo, la media annua si ferma a 32.400 euro, rispetto ai 39.800 della media Ocse.Nel 2025 hanno inoltre lasciato il Paese 5.770 infermieri, diretti soprattutto verso il Regno Unito e la Svizzera. E anche sul territorio nazionale persistono profonde differenze nella disponibilità di personale: si passa dagli 86,2 infermieri ogni diecimila abitanti del Lazio ai 52,2 della Campania.Numeri che riportano al centro una questione fondamentale anche per la Basilicata dove non saranno i 500 nuovi infermieri a risolvere la carenza di organici. La discussione non riguarda più soltanto quanti miliardi destinare al Fondo sanitario nazionale, ma la capacità di trasformare quelle risorse in visite, esami, diagnosi e assistenza concretamente accessibili. Per i 60mila lucani che hanno rinunciato alle cure, infatti, la crisi della sanità non è una percentuale del Pil o una voce della Legge di Bilancio. È una visita che non arriva, un esame rimandato e, sempre più spesso, una scelta obbligata tra pagare di tasca propria o continuare ad as pettare. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: È l’immagine che emerge dal nuovo report della Fondazione Gimbe alla vigilia del confronto sulla Legge di Bilancio 2027: il Servizio sanitario nazionale continua a perdere terreno Image:- Il diritto esta scritto uzione, ma ta crescente Un esame medico ucani rischia arsi in un izionato dal lla disponi -tit_org- Sanità, il conto della crisi: in Basilicata sono in 60mila a rinundare a visite ed esami -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403086206877.PDF §---§ title§§ «Sanità, scuola caro carburanti: uniti e pronti per le soluzioni» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402141700508.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T00:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402141700508.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402141700508.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402141700508.PDF tp:ocr§§ Il senatore pugliese del Pd, Francesco Boccia «Il governo ha fallito, l’alternativa già in campo» «Sanità, scuola caro carburanti: uniti e pronti per le soluzioni» Senatore Francesco Boccia, oggi Meloni domenica Schlein in Puglia: le Politiche si accendono. Il campo largo riuscirà a proporre un'alternativa condivisa, nonostante le distanze tra voi del Pd, M5s e Avs? «L’alternativa è già in campo. Abbiamo costruito testardamente l’unità: nei 16 emendamenti alla scorsa legge di bilancio si vede un’Italia nuova, come nelle piazze, città e regioni che governiamo insieme. La Puglia ne è un esempio. Oggi siamo pronti a governare l’Italia insieme. La destra ha incattivito, diviso e impoverito il Paese, noi vogliamo ricucirlo e farlo crescere. Meloni governa dividendo, noi vogliamo governare unendo». Da quali idee e progetti partità il programma? «Dalle battaglie comuni: sanità e scuola pubblica, liste d’attesa, caro carburanti, politiche energetiche, salario minimo, piano casa, Industria 5.0 e difesa della Costituzione; dalle questioni sociali, alle stesse battaglie fatte contro autonomia differenziata, premierato e riforma della giustizia. E soprattutto da una cosa: costruire una prospettiva e una speranza per i nostri ragazzi». Primarie, è ancora una strada percorribile? In molti all'interno del Pd si stanno schierando verso il “no”, Decaro compreso. Lei che ne pensa? «Con la benzina oltre 2,5 euro al litro, l’inflazione al 3,3%, il carrello della spesa fuori controllo e 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi, davvero la priorità è il dibattito sulle primarie? È un dibattito per addetti ai lavori. E peraltro non sappiamo ancora a causa di questa destra irresponsabile con quale legge elettorale si voterà. Le primarie sono nel Dna del Pd. Dopo aver condiviso il programma di coalizione, se cambia la legge elettorale le faremo ma non ci mettiamo certo oggi a discutere di politicismi che aiutano solo Meloni a nascondere i suoi fallimenti». Le prossime Politiche saranno fondamentali anche per la scelta del prossimo Capo dello Stato. I due schieramenti sono alle prese con alleanze non semplici, vedi il caso Vannacci. Per quanto riguarda voi, con i centristi è possibile ancora un accordo? «Il nostro obiettivo è costruire un’alternativa di governo a questa destra sovranista, nazionalista e conservatrice. Elly Schlein ha scelto il “testardamente unitari” e lavora per allargare la coalizione. Anche con i centristi l’unità è nei fatti: con Italia Viva e +Europa abbiamo votato con Pd, M5S e Avs nello stesso modo per oltre il 95% dei casi e presentiamo risoluzioni, ddl e mozioni comuni, dalla politica interna ed estera alle questioni sociali». La premier Meloni oggi è a Bari per festeggiare il governo più longevo della Repubblica. Un traguardo di cui va dato atto, ma, a suo avviso, che Paese è quattro anni dopo? «Festeggiano a Bari, nel cuore del modello virtuoso pugliese di centrosinistra che ha cambiato la storia di questi vent’anni, dalle giunte Vendola ed Emiliano fino a Decaro. FdI a Bari e in Puglia perde da 25 anni. Vengono a festeggiare i disastri. Bari è sempre stata accogliente: venite tra la gente. Invece si rifugiano nel porto chiuso e presidiato come un fortino. Dopo quattro anni queste cose si fanno in piazza, non in un recinto. A Bari siamo da mille anni accoglienti: siamo pur sempre la terra di San Nicola. Avrebbe avuto il benvenuto di tutti. Lasciano un Paese più povero, diviso e incattivito. Il bilancio non è trionfale. Ricordate il decreto rave? A cosa è servito? A nulla. Poi decreti sicurezza e immigrazione, che hanno introdotto nuovi reati senza risolvere i problemi. Sulla crisi migratoria ha scelto lo scontro in Ue, aumentando i conflitti diplomatici. Il decreto Cutro, la caccia agli scafisti “in tutto il globo terracqueo”, salvo poi riportarne uno in Libia con volo di Stato, e il centro in Albania sono esempi di propaganda. Ci sono poi le riforme costituzionali bocciate dalla Corte o dai cittadini, le promesse tradite sulle accise che andavano “abolite”, la produzione industriale negativa e i l Pil fermo». La maggioranza si sta attorcigliando sulla legge elettorale, lei cosa pensa delle proposte in campo? Favorevole o meno all'ipotesi ballottaggio? «Si aggrappano al potere per nascondere fallimenti e divisioni. Sul ballottaggio litigano tra loro, con Lega e FI contrarie. Sulle finte preferenze li abbiamo smascherati: loro vogliono capilista bloccati, noi preferenze per tutti. Abbiamo proposto no a liste bloccate e nominati, preferenze per tutti, parità di genere con il 50% di capilista donne e senza premier sul simbolo. O in alternativa collegi uninominali per tutti, senza capilista o liste bloccate. Vedremo se la destra avrà il coraggio di votare preferenze o collegi e un netto no alle liste bloccate. Ne dubito: la farsa di Meloni, Salvini e Tajani è finita». Il carrello della spesa vola, i prezzi dei carburanti sono alle stelle. Avete proposte concrete da poter realizzare? «Le proposte ci sono e Elly Schlein le chiede al governo da settimane: intervenire sugli extraprofitti delle società energetiche e sulle accise mobili automatiche, con aiuti mirati a famiglie e imprese più esposte, controlli sui margini e correzione trasparente dei prezzi. Ma non si possono rinviare i problemi degli italiani per le regole elettorali. Se una famiglia paga quasi il 30% in più per il carrello e oltre due euro per un litro di carburante, questa dovrebbe essere la priorità. Caffè +50% in cinque anni, patate +44%: festeggiano la durata? La durata del disastro». Capitolo sanità: le Regioni sono in difficoltà, non è ancora chiaro quale sarà la ripartizione del prossimo fondo. C'è il rischio che il sistema sanitario nazionale possa non riuscire a reggere più il peso? «Il rischio c’è ed è già sotto gli occhi di tutti. I dati della Fondazione Gimbe confermano che nell’ultimo anno 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. Con la spesa sanitaria pubblica al 6,2% del Pil nel 2025, siamo ultimi nel G7. Liste d’attesa, pronto soccorso in difficoltà e carenza di medici: il sottofinanziamento mette a rischio il Servizio sanitario nazionale. Il governo spieghi come affrontarla». Il Pnrr si avvia alla conclusione, sono stati raggiunti gli obiettivi? «Il Pnrr doveva rilanciare l’Italia dopo il Covid. Lo hanno smontato e rimontato male: senza Pnrr saremmo già in recessione. È servito a non sprofondare, non a rilanciare un Paese fermo. Voluto e conquistato dal governo giallorosso per ridurre le diseguaglianze, è stato usato dalla destra per chi era più forte. Sarà ricordato come un’occasione mancata». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Vincenzo DAMIANI Heading: Highlight: ‘ Le primarie sono nel Dna del Pd se cambia la legge elettorale, dopo il programma, le faremo Image: -tit_org- «Sanità, scuola caro carburanti: uniti e pronti per le soluzioni» -sec_org- tp:writer§§ VINCENZO DAMIANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402141700508.PDF §---§ title§§ Pubblico e privato facce della stessa medaglia per una sanità a misura di cittadino link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401739204531.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T03:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401739204531.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401739204531.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DI BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401739204531.PDF tp:ocr§§ Regione Puglia. Il presidente dell’associazione ospedali privati chiede un confronto attivo per una migliore collaborazione Pubblico e privato facce della stessa medaglia per una sanità a misura di cittadino Liste d’attesa, ritardi e disfunzioni di politica e burocrazia e così, tra tavoli, discussioni e confronti non si riesce a rendere una sanità meno affollata e problematica. Ergo bisogna prima di tutto cercare di superare antiche e ben radicate contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato accreditato per garantire il diritto alla salute dei cittadini. E fermare la maledetta rinuncia alle cure». «I dati della Fondazione GIMBE ci ricordano che all’Italia mancano 36 miliardi di euro per raggiungere la media europea della spesa sanitaria rispetto al PIL. In un contesto di risorse scarse, lasciare inutilizzata una parte della capacità assistenziale già esistente non è una scelta politica o culturale, ma un lusso che il servizio sanitario nazionale e la Puglia non possono più permettersi», attacca Fabio Margilio, presidente dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop/Puglia) intervenendo sul dibattito relativo al sottofinanziamento della sanità pubblica e alle criticità dell’assistenza sul territorio. Secondo l’analisi GIMBE, nel 2025 l’Italia destinerà alla sanità pubblica il 6,2% del PIL contro una media europea del 7,1%. Una distanza strutturale che si traduce quotidianamente in liste d’attesa interminabili, pronto soccorso in sofferenza e una preoccupante rinuncia alle cure che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di italiani. «Quando il sistema pubblico non riesce a garantire una prestazione in tempi ragionevoli - sottolinea Margilio - chi ha le possibilità economiche paga di tasca propria, mentre chi non può è costretto ad aspettare o a rinunciare. Limitare per principio l’apporto del privato accreditato non significa difendere la sanità pubblica, ma spalancare la porta alla sanità a pagamento, compromettendo il principio cardine dell’universalismo». Insomma, il servizio sanitario nazionale è composto -come dovrebbero sapere tutti...- sia dalle strutture pubbliche e sia da realtà private accreditate che operano sotto il controllo e regole imposte dalle istituzioni regionali e nazionali. Ospedali, centri di riabilitazione, RSA, laboratori e strutture di diagnostica specialistica dispongono già di risorse, posti letto, tecnologie e professionisti pronti a rispondere ai bisogni della popolazione. E l’Aiop in Puglia non chiede privilegi, ma programmazione a beneficio di chi attende da mesi un intervento chirurgico, una TAC o una terapia riabilitativa interessa unicamente sapere quando e come potrà curarsi. Ecco, dunque, la necessità che la Regione Puglia apra senza altri indugi un , partendo dai bisogni della popolazione per definire obiettivi, volumi, tariffe e controlli. «Colmare il divario economico con l’Europa richiederà tempo e scelte nazionali -conclude Margilio - ma ottimizzare la capacità assistenziale già attiva sul territorio è una decisione che possiamo prendere subito. Mettiamo al centro della sanità il diritto alla salute del cittadino». Antonio De Luigi ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pubblico e privato facce della stessa medaglia per una sanità a misura di cittadino -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401739204531.PDF §---§ title§§ Invece Concita - La salute fra cronaca e politica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402098900944.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "REPUBBLICA" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T01:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402098900944.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402098900944.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402098900944.PDF tp:ocr§§ La salute fra cronaca e politica INVECE CONCITA di CONCITA DE GREGORIO a più rilevante notizia politica italiana di questa settimana non riguarda, incredibilmente, né le primarie del centrosinistra, né il generale Vannacci. Riguarda i tagli alla sanità e le sue conseguenze: una persona su dieci rinuncia alle cure per motivi economici. Il rapporto della fondazione Gimbe è uscito mentre tutta Italia parla della tragedia della famiglia che ha ucciso la figlia disabile e si è uccisa: «Da soli non ce la facciamo». Ecco. Siamo alla vigilia della sessione di bilancio che dovrà stabilire l’investimento in salute per il 2027: il ministro Schillaci è atteso con una risposta. Per ora la spesa sanitaria continua a calare: nel 2025 l’Italia è ultima fra i paesi del G7 e quindicesima tra i paesi Ocse, dietro Slovenia e Polonia. Chiarissime le parole di Nerina Dirindin, economista sanitaria e docente all’Università di Torino, intervistata da Giulia Boero. «È una scelta fatta per penalizzare la sanità pubblica, L sapendo che quella privata ne trae vantaggio». Elenca alcuni problemi. La carenza di personale: dal 2005 «soffriamo di un vincolo di legge» che impone alle Regioni un tetto di spesa nelle assunzioni, ma nessun governo è mai intervenuto. Di conseguenza: si comprano servizi dal privato fino ad arrivare ai medici gettonisti, pagati a cottimo. «È della cultura neoliberista l’idea che la sanità possa essere consegnata al mercato», eppure «tanto sulle politiche sociali quanto su quelle sanitarie il pubblico produce risultati migliori. Non c’è studio che dica il contrario». «Mentre il pubblico è attento all’appropriatezza delle prestazioni il privato tende ad aumentare i volumi ed esclude le persone più fragili». Le liste d’attesa: «Sono trent’anni che esistono norme per evitarle, ma non vengono rispettate». L’esodo. «È molto difficile convincere i laureati a rimanere in Italia e non andare per esempio in Germania dove vengono pagati il 60/70 per cento in più». Ecco su cosa confrontare i programmi elettorali. Tagliare la spesa sanitaria produce morte. ---End text--- Author: CONCITA DE GREGORIO Heading: INVECE CONCITA di CONCITA DE GREGORIO Highlight: I tagli alla spesa sanitaria producono morte Image: -tit_org- Invece Concita - La salute fra cronaca e politica -sec_org- tp:writer§§ Concita De Gregorio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090402098900944.PDF §---§ title§§ «Il sottofinanziamento voluto dal Governo può compromettere il diritto dei cittadini» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403085606875.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "TIRRENO GROSSETO" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T05:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403085606875.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403085606875.PDF', 'title': 'TIRRENO GROSSETO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403085606875.PDF tp:ocr§§ «Il sottofinanziamento voluto dal Governo può compromettere il diritto dei cittadini» Alberto Colombini (Pd): «Certificata la riduzione della spesa pubblica rispetto al Pil» L’intervento ? di Alberto Colombini* O ra è ufficiale: nel 2025 la spesa sanitaria è scesa, in termini reali, al 6,2 percento del Pil. Nel 2024 eravamo al 6,3 per cento. Può sembrare poca cosa, la perdita di un solo decimale, ma per una sanità già gravata da anni di pesante sottofinanziamento si tratta, in realtà, di un arretramento drammatico. Lo afferma Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), organismo indipendente e super partes che, nella sua attività di analisi, non ha mai fatto sconti a nessuno. È significativo, dunque, ricordare le sue parole: «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale». È un giudizio che il Partito Democratico condivide pienamente e che ritiene necessario ribadire con forza, anche alla luce delle conseguenze sempre più evidenti sui bilanci delle Regioni, chiamate a garantire i livelli essenziali di assistenza in condizioni di crescente difficoltà. La Toscana, pur rappresentando un’eccellenza nel panorama sanitario italiano, purtroppo non fa eccezione. È proprio dal drammatico e ormai cronico sottofinanziamento che nascono molte delle difficoltà che ostacolano la piena attuazione della medicina di prossimità, l’abbattimento delle liste di attesa, le necessarie assunzioni e la possibilità di garantire condizioni economiche adeguate agli operatori sanitari, oggi spesso costretti a lavorare in condizioni di sottorganico. Il sottofinanziamento rischia, di fatto, di compromettere in maniera irreversibile la piena attuazione del sistema toscano di tutela della salute dei cittadini. E, in ultima istanza, rischia di spingere sempre più persone verso il privato: una possibilità accessibile soltanto a chi può permettersela e finché le proprie condizioni economiche lo consentono. È così che un diritto universale rischia progressivamente di trasformarsi in una prestazione condizionata dalla capacità di spesa individuale. Il Partito Democratico è seriamente preoccupato dal quadro delineato da Cartabellotta, che arriva a paventare, nel suo intervento, persino rischi per la tenuta sociale e democratica del Paese. Un allarme che non può essere ignorato. Anche le istituzioni europee hanno ormai acceso i riflettori sulla situazione italiana: il 10 luglio di quest’anno l’Italia ha ricevuto una raccomandazione ufficiale relativa alla necessità di garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei propri cittadini. Di fronte a questo scenario, il Partito Democratico farà tutto ciò che è nelle proprie possibilità per contrastare questa deriva, insieme alle forze della coalizione, alle associazioni e, soprattutto, ai cittadini. Al tempo stesso, respingiamo con fermezza le operazioni di sciacallaggio mediatico messe in atto quasi quotidianamente da alcuni esponenti politici locali, che scelgono di speculare sulla sofferenza e sulla preoccupazione delle persone. La situazione che vivono oggi tanti cittadini non può essere trasformata in uno strumento di propaganda politica. Le difficoltà del nostro sistema sanitario hanno cause precise e responsabilità politiche altrettanto precise: non è accettabile che chi ha contribuito a determinare queste condizioni oggi tenti di sfruttarle per alimentare paura e sfiducia. La sanità pubblica non è un terreno di scontro elettorale: è un diritto fondamentale. E difenderla, oggi, significa prima di tutto garantirle le risorse necessarie per continuare a essere davvero universale, accessibile e di qualità. ? *Responsabile sanità Unione comunale Pd ---End text--- Author: Alberto Colombini Heading: L’intervento Highlight: Si rischia «La tenuta democratica del paese» Image:Alberto Colombini responsabile sanità Pd Grosseto -tit_org- «Il sottofinanziamento v oluto dal Governo può compromettere il diritto dei cittadini» -sec_org- tp:writer§§ Alberto Colombini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090403085606875.PDF §---§ title§§ Il suicidio "alla veneta" non sarà la legge nazionale = La "soluzione veneta" sul suicidio assistito non spiana la strada alla legge nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811505282.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "AVVENIRE" del 04 Sep 2026

Ognibene, Picariello e un intervento di Gigli a pagina 6

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811505282.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811505282.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811505282.PDF tp:ocr§§ Il suicidio “alla veneta” non sarà la legge nazionale Ognibene, Picariello e un intervento di Gigli a pagina 6 FINE VITA IN PARLAMENTO La “soluzione veneta” sul suicidio assistito non spiana la strada alla legge nazionale L a fuga in avanti del Veneto sul fine vita, l’apertura di una breccia anche nel centrodestra al “fai-da-te regionale” riapre una timida possibilità sulla adozione di una legge regolatrice nazionale da approvare entro questo scorcio rimanente di legislatura, dopo l’ultimo stop dello scorso giugno. Ci prova, almeno, il relatore – ormai, di fatto, ex – di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, che è tornato a chiedere a nome del suo partito che si muova anche il Parlamento e si «eviti disparità di trattamento e procedure a macchia di leopardo». Perché – ragiona l'esponente azzurro – «è chiaro che il semaforo verde del Veneto darà il via alla richiesta di altre Regioni, anche di centrodestra». Resta oltretutto da capire se, a questo punto, il governo Meloni vorrà impugnare la legge regionale veneta, come fatto nei precedenti casi, alla luce del fatto che si tratta del primo provvedimento di questo tipo varato da un esecutivo regionale della stessa matrice politica, col rischio di aprire una profonda frattura nella coalizione. O se, invece, lascerà correre. Sul piano di una legge nazionale Forza Italia si pone come il partito della mediazione, professando la libertà di coscienza dei suoi parlamentari con GIAN LUIGI GIGLI l’avvento alla guida dei deputati di Stefania Craxi, che ha offerto una proposta nuova sul coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale: che resterebbe fuori dal punto di vista procedurale, come nel vecchio testo del centrodestra, ma l'assistenza dovrebbe essere affidata alla volontarietà dei medici di famiglia. Nei fatti, però, l’unico risultato prodotto da questa nuova proposta è il rinvio sine die della discussione che era stata calendarizzata per l’aula, portando così alla luce una linea ormai prevalente nel centrodestra (o almeno in FdI), sebbene non apertamente dichiarata, che punta a non intervenire affatto sulla materia con una legge che – sostengono alcuni giuristi – finirebbe in ogni caso per aprire un varco alla legalizzazione del suicidio. Il punto di partenza è la sentenza 242 del 2019 con cui la Consulta ha dichiarato parzialmente illegittimo l'articolo 580 del Codice penale (istigazione o aiuto al suicidio), ricavando alcuni rigidi paletti per una depenalizzazioine (non legalizzazione) dell’aiuto al suicidio. Non è punibile in base a quella sentenza chi agevola il proposito di suicidio di un paziente a determinate e rigorose condizioni, ricavate dalla normativa vigente sulle disposizioni anticipate di trattamento. E cioè: che il paziente sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; sia affetto da una patologia irreversibile; provi sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili. Deve inoltre essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Questi i criteri recepiti dall’ormai ex progetto di legge del centrodestra. E che esso sia superato lo dimostra la scomparsa dalla scena dell’altro relatore, Ignazio Zullo, di FdI, che ormai – anche se non ufficialmente – mostra di propendere per la non approvazione di una qualsiasi legge in materia. Allo stato dell’arte, quindi, si discute se sia più opportuno porre un argine alla deriva eutanasica (anche i Radicali non a caso sono favorevoli alla non approvazione della legge) o se l’approvazione di una normativa, ancorché limitata alla depenalizzazione, non crei di fatto un primo passo verso il diritto al suicidio, a oggi escluso con chiarezza più volte da sentenze e ordinanze della Corte costituzionale in materia, a partire da quella-base del 2019 fino alle sette successive (l’ultima di fine luglio). Terreno di confronto possibile, oltre al coinvolgimento dei medici di famiglia, è anche il ricorso alle cure palliative che, come sostiene chi nel centrodestra è favorevole alla legge, andrebbero introdotte come quinto criterio, nel senso che a ogni paziente andrebbe prima pro posto un percorso di “accompagnamento” in grado di prevenire il proposito di suicidio. Ma, allo stato, una riapertura del dialogo che possa portare all’approdo in aula sulla base di un rinnovato accordo nel centrodestra appare lontano. Si dice scettico Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera e intestatario della proposta che nella scorsa legislatura fu approvata da un solo ramo del Parlamento: «Legge delle dichiarazioni, ma uno sbocco concreto non lo vedo». A spingere ancora per una legge è il M5s: per Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, quello del Veneto «è un indubbio passo avanti, ottenuto anche e soprattutto grazie alle opposizioni. Al contrario – osserva – a Roma la maggioranza continua a rimandare con un obiettivo sempre più evidente: lasciare che il tema finisca su un binario morto. Ma non possiamo permetterci un altro passaggio a vuoto». ---End text--- Author: ANGELO PICARIELLO Heading: FINE VITA IN PARLAMENTO Highlight: Lega e Forza Italia schierate per il sì, Fratelli d’Italia compatta sul no: la spaccatura della maggioranza che governa a Venezia come a Roma difficilmente si replicherà in Senato su un provvedimento che resta fermo in Commissione Unendosi in Regione alle opposizioni su un tema etico nodale, una parte del centrodestra ha cambiato lo scenario politico attorno alla norma. Ma non ci sono le condizioni per una svolta Image: -tit_org- Il suicidio “alla veneta" non sarà la legge nazionale La “soluzione veneta” sul suicidio assistito non spiana la strada alla legge nazionale -sec_org- tp:writer§§ ANGELO PICARIELLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811505282.PDF §---§ title§§ «Il compito del Servizio sanitario resta la cura e non l'aiuto a morire» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811205283.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "AVVENIRE" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811205283.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811205283.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811205283.PDF tp:ocr§§ L’INTERVENTO «Il compito del Servizio sanitario resta la cura e non l’aiuto a morire» C on una determinazione degna di miglior causa, Luca Zaia è riuscito a far approvare la legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito (Sma). Lo ha fatto senza esitare a riproporre una legge già bocciata dal precedente Consiglio regionale nel 2024 e a esercitare pressioni sui consiglieri con lettere e discorsi che possono apparire poco consoni al suo attuale ruolo istituzionale di Presidente dell’Assemblea. Il risultato ha certamente un grande rilievo politico, perché identifica una Lega molto diversa da quella che cercava punti di sintonia con la sensibilità dei cattolici. Il rischio politico è che il voto sul suicidio in Veneto possa contribuire al suicidio della Lega stessa. «Aspettavamo l’autonomia, ci date invece l’eutanasia», ricordava un cartello davanti all’Assemblea veneta. La certezza è che il voto di mercoledì rende ancor più sfumate le differenze tra gli schieramenti sui valori di fondo della convivenza civile. Sempre più viene voglia di dire, con Gaber: “Ma cos’è la destra?... Cos’è la sinistra?”. Al di là del dato politico, tuttavia, l’approvazione dei “modelli di legge Coscioni” sul fine vita (nelle Regioni a guida di sinistra e ora, con il Veneto, anche di destra), e l’aggiramento delle leggi con regolamenti (come avvenuto nella Lombardia di centrodestra), pone un interrogativo di ordine etico e giuridico: può una Regione, che è articolazione istituzionale della Repubblica, organizzare per legge un’attività (l’aiuto al suicidio) che per il Codice penale si configura ancora come un reato, anche se limitatamente a un’area di depenalizzazione? La Corte costituzionale, infatti, pur aprendo al Sma, non ha mai riconosciuto l’esistenza di un diritto al suicidarsi, sostenendo invece che «dall’articolo 2 della Costituzione – non diversamente che dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) – discende il dovere dello Stato di tutelare la vita di ogni individuo: non quello – diametralmente opposto – di riconoscere all’individuo la possibilità di ottenere dallo Stato o da terzi un aiuto a morire» (ordinanza 207/2018 e sentenza 242 del 2019, punto 2.2 del Considerato in diritto). Più precisamente, nel riaffermare il valore anche sociale della vita e il dovere dello Stato di tutelarla la Corte ha delineato un’area circoscritta di non punibilità del delitto di aiuto al suicidio, lasciando in vigore l’articolo 580 del Codice penale che lo sanziona, a tutela delle persone più vulnerabili. Proprio perché non costituisce un diritto, il Sma non comporta dovere alcuno da parte del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il compito del Ssn, infatti, è di tutelare la salute come «fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», investendo risorse pubbliche per la promozione, il mantenimento e il recupero della salute fisica e psichica attraverso la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione (legge 833/1978). Sul coinvolgimento del Ssn e sull’attribuzione a esso del ruolo di esecutore della procedura suicidaria l’atteggiamento della Consulta è stato ambiguo, arrivando a una apertura, seppur non cogente, con la sentenza 132/2025 (punto 4.2 del Considerato in diritto), poi ripresa nella sentenza 204/2025, con la quale censurò parzialmente la legge della Regione Toscana. Riprendendo un inciso fuori contesto, la Corte ha operato una forzatura, sostenendo che il paziente a cui sia stato concesso di suicidarsi avrebbe «diritto di essere accompagnato dal Ssn nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i princìpi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l’ausilio nel relativo impiego». Peccato, come ho indicato sopra, che «i principi che regolano il servizio» sanitario lo impegnano sì ad accompagnare il paziente la cui vita volge a termine, ma per la cura della persona, incluse le cure palliative e la terapia del dolore. Resta dunque inevasa la domanda: può il Ssn, seppur limitatamente ai casi in cui l’aiuto al suicidio sia stato eccezionalmente depenalizzato, diventare esecutore di ciò che, ai sensi dell’articolo 580 del Codice penale, continua a considerare un delitto? Può farsene carico senza stravolgere le finalità stesse che hanno portato alla sua istituzione? Può la soppressione della vita umana, trasformata in procedura e in protocollo routinario, essere affidata agli ospedali e al personale sanitario senza pervertire l’ethos su cui si radica la cura, a cominciare dal giuramento di Ippocrate? Non senza una dose di disinvoltura, il presidente della Giunta regionale del Veneto, Alberto Stefani, ha concluso il suo intervento nel dibattito affermando che «il diritto, come la vita, non è negoziabile». Più sommessamente mi limiterei a dire che il diritto ha una sua logica, la cui coerenza interna meriterebbe di essere rispettata. Neurologo ---End text--- Author: GIAN LUIGI GIGLI Heading: Highlight: La sanità pubblica non può farsi carico di un protocollo che la porterebbe a stravolgere le finalità stesse che hanno portato alla sua istituzione Image: -tit_org- «Il compito del Servizio sanitario resta la cura e non l’aiuto a morire» -sec_org- tp:writer§§ GIAN LUIGI GIGLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811205283.PDF §---§ title§§ Fine vita, i complimenti (da sinistra) al Veneto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812705278.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CORRIERE DELLA SERA" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812705278.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812705278.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812705278.PDF tp:ocr§§ Fine vita, i complimenti (da sinistra) al Veneto Ma Pillon protesta I governatori della Sardegna, Alessandra Todde (M5S), e della Toscana, Eugenio Giani (Pd), si complimentano con il collega veneto Alberto Stefani e soprattutto con il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia per aver portato all’approvazione, prima Regione dl centrodestra, la legge sul fine vita. Ma nella Lega c’è chi storce il naso, come l’ex senatore Simone Pillon, da sempre su posizioni vicine al conservatorismo cattolico. «Da umile militante della Lega pongo un problema politico: su 15 consiglieri della Lega in Consiglio regionale solo uno ha votato contro» una norma che definisce «chiaramente contraria alla storia del movimento e soprattutto gravemente contraria alla legge naturale e alla Legge di Dio». Per questo l’ex parlamentare scrive un lungo post sui social per chiedere al segretario Matteo Salvini «di voler promuovere un chiarimento interno sulla linea valoriale del movimento, giusto per capire se si può ancora restare nella Lega e pensare che aborto ed eutanasia siano impensabili e abominevoli violazioni del primo dei diritti umani». Di tutt’altro avviso la deputata europea della Lega Isabella Tovaglieri: «Sul fine vita ci vuole coraggio. Basta tatticismi, il centrodestra segua l’esempio del Veneto. Così possiamo fare la differenza». E il presidente della Lombardia Attilio Fontana osserva: «Noi abbiamo già realizzato un percorso che sostanzialmente ripercorre gli stessi principi che sono stati approvati dalla legge in Veneto». C. Zap. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: c zup Heading: Ma Pillon protesta Highlight: Image:Chi è Simone Pillon, 55 anni, avvocato, ex senatore della Lega -tit_org- Fine vita, i complimenti (da sinistra) al Veneto -sec_org- tp:writer§§ c zup guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812705278.PDF §---§ title§§ La solitudine dei caregiver link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812405279.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "REPUBBLICA" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812405279.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812405279.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812405279.PDF tp:ocr§§ La solitudine dei caregiver a soli non ce la facciamo. Lo hanno scritto Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, prima di togliersi la vita portandosi con sé anche Bianca, la loro bambina disabile, a Pietralata. Nella stessa periferia est di Roma, da sola non ce l’ha fatta neppure la donna uccisa dal figlio sedicenne domenica scorsa, dopo un allarme inascoltato il giorno precedente. Da soli non ce la fanno i caregiver — madri, padri, partner, figlie e figli — che per amore, dovere, necessità, abnegazione, mancanza di alternative, dedicano i loro giorni e le loro notti alla cura di un familiare fragile, anziano o con disabilità. In Italia, secondo l’Istat, oltre 12 milioni di persone prestano assistenza gratuita a chi ne ha bisogno. Di queste, 4,4 milioni sono familiari conviventi. Si tratta di numeri sufficientemente alti perché ognuno di noi abbia sperimentato da vicino, quando non direttamente, quella vertigine. La cura intensiva, se non è condivisa, è un buco nero. Sono risvegli notturni, attenzione continua, parole, gesti, rassicurazioni, pazienza, medicine, frustrazione, lacrime, impotenza e onnipotenza, stanchezza, esasperazione, amore dissennato, desiderio di fuga, indispensabilità. E una domanda che toglie il sonno: se mi succede qualcosa, se mi ammalo, se muoio chi penserà a lui, a lei? Una società può dirsi civile se sa accogliere la fragilità, oltre che la diversità. Wontanara è una parola in lingua susu, diffusa soprattutto in Guinea. È ciò che si dice a qualcuno che ha un grosso problema. Significa siamo insieme, siamo una cosa sola, non preoccuparti perché uniti si supera qualsiasi difficoltà. Insieme il buio fa meno paura, la fragilità è meno fragile, le domande, anche le più angosciose, trovano risposta. Da soli non ce la facciamo, è il messaggio di Luca, Valentina e Bianca; una dichiarazione di resa più che una richiesta di aiuto. Da soli non ce la facciamo è un dato di fatto, l’inevitabilità del nostro essere umani, la denuncia di migliaia di caregiver che sta rimbalzando sui social, l’hashtag di tutti noi. Wontanara in Guinea è l’antidoto alla solitudine. E qui? Lo scorso gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge sui caregiver familiari, che attualmente è in fase di discussione alla Camera. Ci sono voluti dieci anni di proposte di legge e discussioni, per ottenere il riconoscimento di un ruolo e delle difficoltà a esso connesse. Tuttavia il disegno di legge garantisce una tutela economica (fino a 400 euro mensili) esclusivamente ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore di cura settimanali con un reddito massimo di tremila euro annui e un Isee familiare non superiore ai 15mila euro. Già, 91 ore settimanali che, divise per sette, fanno 13 ore al giorno di accudimento di un figlio, di un padre, di un fratello, del partner. Ne restano 11, per andare al lavoro forse (perché 400 euro non bastano), per dormire, per fare la spesa e la pipì, per piangere, per affondare ancora un po’ in quella palude di resistenza, eroismo e disperazione. Nessuno può farcela da solo. Ma la solitudine è anche una questione di possibilità e di reddito. L’assenza di una rete sociale e di uno Stato in grado di farsi carico di chi necessita aiuto è un fallimento collettivo foriero di tragedie individuali. La possibilità di alleviare la solitudine diventa così prerogativa esclusiva di coloro, certo troppo pochi, che possono permettersi, pagando, di affidare la cura a chi ne ha fatto un lavoro o un business. E nella fragilità si allarga ulteriormente la distanza tra chi non ha scelta e chi ha il privilegio di delegare. Viviamo in una società ingiusta che distribuisce malamente il carico della cura. Come la povertà, il genere è un moltiplicatore di solitudine. Le donne, dice l’Istat, rappresentano il 60 per cento dei caregiver familiari. La percentuale, in base ai dati dell’Istituto superiore di sanità, sale all’80-90% in presenza di disabilità gravissime. Wontanara, dunque. Siamo insieme, sei un problema mio. Dovrebbe dirlo lo Stato con un sostegno che non chieda a chi cura 13 ore al gior no di essere anche povero. E dovremmo dirlo tutti noi, al caregiver della porta accanto, prima che la chiuda per sempre. D ---End text--- Author: CLAUDIA DE LILLO Heading: Highlight: Image: -tit_org- La solitudine dei caregiver -sec_org- tp:writer§§ CLAUDIA DE LILLO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401812405279.PDF §---§ title§§ Intervista a Marcello Gemmato - Gemmato: «Stabilità crescita e sanità: ora rafforzare il lavoro» = Gemmato (Salute): «Stabilità, crescita e sanità ora bisogna consolidare il buon lavoro fatto» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817105290.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "RIFORMISTA" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817105290.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817105290.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817105290.PDF tp:ocr§§ IL RECORD Gemmato: «Stabilità crescita e sanità: ora rafforzare il lavoro» Gemmato (Salute): «Stabilità, crescita e sanità ora bisogna consolidare il buon lavoro fatto» Il sottosegretario alla Salute, tra i promotori dell’evento di Bari per celebrare il record di longevità del Governo traccia il bilancio: spread ai minimi, Mezzogiorno in crescita e investimenti della ZES unica Nell’ultimo anno di legislatura le priorità saranno competitività fisco, Pnrr e rafforzamento del Servizio sanitario nazionale O ggi Bari ospita la manifestazione con cui il centrodestra celebra il record di longevità del governo Meloni. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute legge il traguardo soprattutto attraverso i risultati economici e la stabilità raggiunta dal Paese. Dal rilancio del Mezzogiorno alla ZES unica, fino alla sanità, alle liste d’attesa e alla riforma della farmaceutica. a pag. 9 O ggi Bari ospita la manifestazione con cui il centrodestra celebra il record di longevità del governo Meloni. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e tra i principali artefici dell’iniziativa, legge il traguardo soprattutto attraverso i risultati economici e la stabilità raggiunta dal Paese. Dal rilancio del Mezzogiorno alla ZES unica, fino alla sanità, alle liste d’attesa e alla riforma della legislazione farmaceutica, Gemmato indica i dossier sui quali il governo intende concentrare l’ultima parte della legislatura. Quali sono i risultati economici e sociali che secondo lei identificano davvero questa esperienza di governo? «C’è un modo concreto per raccontare cosa significano questi quattro anni di governo: guardare ai risultati raggiunti e alla maggiore stabilità che ha accompagnato questa legislatura. Bari, il 4 settembre, non è la celebrazione di un numero di giorni. È la fotografia di un Paese che si sta riaffermando per credibilità e centralità anche a livello internazionale. Lo spread, che per anni ha misurato la sfiducia verso l’Italia, è sceso a livelli che non si vedevano dal 2008. E accanto alle stime macroeconomiche più positive, c’è un Mezzogiorno che cresce più della media nazionale, una filiera farmaceutica tra le principali in Europa, l’occupazione che torna a crescere. Non sono meriti da rivendicare come una bandiera, sono responsabilità che ci siamo assunti e che continuiamo a portare avanti». Come si può tradurre la stabilità in un aumento della crescita? «Partirei da una premessa: la stabilità crea le condizioni perché vi possa essere crescita. Chi investe ha bisogno di poter contare su un quadro politico stabile e prevedibile, che consenta di programmare le proprie scelte nel medio e lungo periodo. È questa continuità che permette a imprese e investitori di guardare non solo ai prossimi mesi, ma ai prossimi anni. Ed è così che si spiegano numeri come quelli della ZES unica per il Mezzogiorno, che in due anni ha autorizzato oltre 1.300 investimenti per circa 55 miliardi di euro: non è un incentivo isolato che ha funzionato, è un pezzo di un disegno più ampio che ha potuto reggersi proprio perché nessuno lo ha rimesso in discussione ogni sei mesi. La stabilità non è la meta e questo lo stiamo dimostrando da quattro anni a questa parte». Lei ha sottolineato che la scelta di celebrare questo record a Bari deriva anche dai risultati ottenuti dal Mezzogiorno. In quali settori si è maggiormente ridotto il gap con il Nord? «Quando si parla di Sud, in Italia, si è abituati per riflesso a parlare di ritardo. Io preferisco guardare a quello che sta effettivamente cambiando e soprattutto a cosa lo ha reso possibile: politiche nazionali strutturali, pensate per tutto il Mezzogiorno, hanno creato le condizioni perché un territorio come la Puglia potesse crescere. In Puglia il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi anni, con Bari davanti a tutte le altre province, seguita da Lecce e Brindisi, mentre la disoccupazione è scesa in modo sensibile. Le esportazioni crescono, gli investimenti in opere pubbliche sono aumentati di oltre il 13% nell’ultimo anno grazie al PNRR e SVIMEZ cert ifica che oggi il Mezzogiorno cresce più della media nazionale, non meno. Restano ancora alcune criticità, ma la direzione è cambiata, grazie a una regia nazionale che ha finalmente guardato al Sud come priorità». Quali sono i principali dossier economici che il Governo non può permettersi di lasciare incompiuti? «Credo che la parola chiave debba essere continuità. Il Governo ha avuto il merito di riportare stabilità e credibilità nelle scelte economiche e ora deve utilizzare questa fase della legislatura per consolidare il lavoro fatto. Il primo dossier resta quello della crescita, che si riflette nella Manovra 2027, l’ultima prima delle elezioni. Dobbiamo continuare a sostenere imprese, lavoro e investimenti, rafforzando la competitività del sistema produttivo italiano. A questo si aggiungono la riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sui redditi, il rafforzamento delle politiche per il Mezzogiorno e la piena valorizzazione delle risorse del PNRR e dei fondi europei. Il secondo è la sostenibilità della sanità pubblica: proseguire la stagione degli investimenti straordinari al Fondo sanitario nazionale avviata dal Governo Meloni, che in soli tre anni ha aumentato le risorse di 18 miliardi di euro. E poi continuare a lavorare per l’operatività di tutte le Case di comunità; per la valorizzazione del personale sanitario; per un’assistenza di prossimità che sfrutti tutti i presidi territoriali, a partire dalle 20.000 farmacie pubbliche e private convenzionate presenti fin nel più piccolo borgo italiano, in sinergia con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti. Senza dimenticare uno dei dossier a cui tengo di più e che infatti porterà il mio nome: il Testo Unico della legislazione farmaceutica, che riordina oltre 800 norme frammentate in più di 100 diversi provvedimenti, alcune risalenti al 1934 e al 1938. Una semplificazione normativa necessaria per garantire ai cittadini un accesso più rapido alle cure e per difendere una filiera industriale che oggi trascina l’export italiano». Sulla sanità, in vista della legge di Bilancio, quali sono le priorità? «La prima priorità è proseguire nel rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale. Il Governo Meloni ha già impresso una direzione chiara, aumentando progressivamente le risorse destinate alla sanità, ma oggi dobbiamo fare un passo ulteriore: trasformare queste risorse in servizi migliori e più facilmente accessibili. Le priorità sono quindi quelle su cui lavoriamo da tempo: mettere le Regioni nelle condizioni di ridurre le liste d’attesa, rafforzare il personale sanitario, potenziare la medicina territoriale e garantire una maggiore appropriatezza nell’utilizzo delle risorse con un maggior finanziamento del FSN. C’è poi un tema che considero strategico e che riguarda la prevenzione. Investire nella prevenzione significa intervenire prima che la malattia diventi più complessa e onerosa, in primo luogo per il paziente, ma anche per il SSN. La legge di Bilancio 2026 ha già previsto un rafforzamento importante dei programmi di prevenzione e diagnosi precoce e questa deve essere una direzione strutturale. L’obiettivo non è semplicemente spendere di più, ma spendere meglio. Ogni euro destinato alla sanità deve tradursi, per quanto possibile, in una prestazione più tempestiva, in una cura più appropriata e in un servizio più vicino al cittadino». Sulle liste d’attesa avete appena varato il nuovo Piano nazionale 2026-2028. Qual è il risultato concreto e misurabile che vorreste lasciare ai cittadini entro la fine della legislatura? «Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa 2026-2028 va nella direzione di una maggiore trasparenza e tracciabilità: monitorare i tempi, rendere confrontabili i dati e intervenire laddove emergono criticità sono le leve per superare le differenze territoriali e fare in modo che il diritto alla cura non dipenda dal luogo in cui si vive. In questo nuovo sistema tutti devono fare la loro parte, a partire dalle Regioni che sono chiamate a garantire gli standard previsti, così che il cittadino possa avere m aggiore certezza dei tempi». Come si rende di nuovo competitivo il lavoro nella sanità pubblica, soprattutto rispetto al privato e all’estero? «Il personale sanitario è il cuore pulsante del Servizio Sanitario Nazionale. Possiamo costruire nuovi ospedali, investire in tecnologia e digitalizzazione, ma senza medici, infermieri e professionisti sanitari adeguatamente valorizzati nessuna riforma può funzionare. Per questo non basta parlare soltanto di assunzioni. Dobbiamo intervenire sulla valorizzazione professionale, sulle condizioni di lavoro, sulla possibilità di crescita e sulla riduzione del carico burocratico che troppo spesso sottrae tempo alla relazione con il paziente. Il Governo Meloni è già intervenuto sulle retribuzioni e sulle indennità, ma la competitività del lavoro pubblico richiede un’azione più ampia e strutturale. Dobbiamo rendere il SSN un luogo nel quale un giovane professionista possa scegliere di costruire il proprio futuro, senza essere spinto a cercare opportunità altrove. È una sfida che riguarda anche la formazione e la programmazione dei fabbisogni. Non possiamo più permetterci di inseguire le carenze quando si manifestano: dobbiamo anticiparle, programmando oggi i professionisti di cui il nostro sistema avrà bisogno domani». ---End text--- Author: Alessandro Caruso Heading: Highlight: Proprio in Puglia il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi anni, con Bari davanti a tutte le altre province Il primo dossier resta quello della crescita Il secondo è la sostenibilità della sanità pubblica Senza dimenticare il Testo Unico della legislazione farmaceutica Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa 2026-2028 va nella direzione di una maggiore trasparenza e tracciabilità Image: -tit_org- Intervista a Marcello Gemmato - Gemmato: «Stabilità crescita e sanità: ora rafforzare il lavoro» Gemmato (Salute): «Stabilità, crescita e sanità ora bisogna consolidare il buon lavoro fatto» -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Caruso guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817105290.PDF §---§ title§§ Fine vita, in Liguria è stallo sulla legge Bucci: «E il Parlamento che deve agire» = Legge sul fine vita, in Liguria é stallo Bucci: «Materia di Stato, il Parlamento agisca» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811605287.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "SECOLO XIX" del 04 Sep 2026

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811605287.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811605287.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811605287.PDF tp:ocr§§ gli schieramenti in consiglio regionale Fine vita, in Liguria è stallo sulla legge Bucci: «È il Parlamento che deve agire» Legge sul fine vita, in Liguria è stallo Bucci: «Materia di Stato, il Parlamento agisca» Gli schieramenti indicano il voto «in libertà di coscienza» Centrodestra diviso, no di Fratelli d’Italia. Muro di Fn ALESSANDRA ROSSI / PAGINA 4 Alessandra Rossi / GENOVA «R imango convinto che quella sul fine vita sia materia esclusivamente di competenza dello Stato. La Corte costituzionale, in questo senso, ha più volte ribadito il concetto: spetta al Parlamento scrivere la legge». Anche dopo l'approvazione in Veneto del testo che disciplina tempi e procedure per l'accesso al suicidio medicalmente assistito, il governatore Marco Bucci ribadisce la sua posizione: il fine vita non è materia su cui la Regione deve legiferare. «La stessa Corte Costituzionale – sottolinea - ha chiarito che le Regioni non possono fissare "termini procedimentali perentori e rigidi" che finiscano per condizionare il diritto stesso o creare disparità di trattamento tra cittadini di Regioni diverse». Intanto il Veneto è la quarta Regione italiana ad approvare la legge dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna. La prima di centrodestra. In Liguria la strada è in salita: il dibattito in via Fieschi è partito nel 2024, con la proposta firmata dal consigliere Gianni Pastorino, allora vicepresidente della Commissione Salute in Consiglio regionale e oggi capogruppo della Lista Andrea Orlando presidente. La proposta è stata riassunta con l'insediamento del nuovo Consiglio, tornando in Commissione nel novembre 2025. Gli ultimi emendamenti sono stati presentati lo scorso giugno. Da allora tutto è fermo. Per questo Pastorino spinge sull'acceleratore e, con una lettera inviata ieri al presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, chiede l'applicazione dell'articolo 32 del Regolamento interno dell'Assemblea legislativa della Liguria che impone – dopo un periodo di quiescenza della proposta - l'iscrizione al primo ordine del giorno, della prima seduta utile del Consiglio. Così Pastorino auspica di smuovere le acque entro fine mese, con l'obiettivo di chiudere la partita entro l'anno. A sostenerlo c'è la minoranza, con in testa il consigliere Pd Enrico Ioculano, vicepresidente della Commissione Sanità: «L’approvazione della legge sul fine vita da parte del Veneto amministrato dal centrodestra – spiegano entrambi – dimostra che su un tema così delicato è possibile andare oltre gli schieramenti politici. Ci aspettiamo che anche la Liguria faccia la sua parte». Lo auspica anche il vicepresidente del Consiglio regionale, il dem Roberto Arboscello, perché l'assemblea ligure «non può continuare a rimandare una discussione che riguarda la dignità, la libertà e la sofferenza delle persone». Una richiesta che arriva a gran voce anche dal M5S, con il capogruppo Stefano Giordano che sottolinea come «non possiamo accettare che diritti così importanti dipendano dal luogo in cui una persona vive». In Veneto la legge è stata approvata con 32 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti. In Liguria è presto per tirare le somme, ma non troppo per dire che la maggioranza non ha una posizione unitaria sul tema. Per il capogruppo di Forza Italia, Angelo Vaccarezza, «esattamente come accaduto in Veneto, ci sarà totale libertà di votare secondo coscienza. Credo che i voti saranno favorevoli e credo – aggiunge che anche per la Liguria sia arrivato il momento di portare in aula questo provvedimento». La lista Vince Liguria parla di «massima apertura sul tema – spiega il capogruppo Matteo Campora - Leggeremo il testo approvato in Veneto, per valutare con quali termini hanno disciplinato il fine vita. E ci confronteremo anche col testo proposto dalla minoranza, facendo le valutazioni del caso». Anche la Lega si muove «secondo coscienza dei singoli», sostiene la capogruppo Sara Foscolo: «Salvini ha lasciato libertà di coscienza. Non servono slogan né guerre ideologiche, ma una scelta politica seria: mettere al centro la persona e la sua dignità». Sulla l inea della libertà di coscienza individuale si incammina anche Noi Moderati, col capogruppo Giovanni Boitano che però non si sbilancia: «È un tema delicato, su cui stiamo ancora discutendo». A mettersi di traverso è invece Gianmarco Medusei, unico rappresentante in consiglio regionale di Futuro Nazionale di Vannacci, nel Gruppo Misto. Per il consigliere – e prima ancora per il movimento che rappresenta - «va difesa la vita, dal concepimento alla morte naturale». Per questo, in linea col programma dell'ex generale, «voterò contro eutanasia e omicidio del consenziente». Idem per i meloniani: sul fine vita la posizione di Fratelli d’Italia, sostiene il capogruppo in Regione Rocco Invernizzi, «è sempre stata chiara e coerente». Quindi, come accaduto in Veneto, anche in Liguria «i consiglieri dicono no a una legge regionale», ritenendo che debba essere il Parlamento, «a definire un quadro normativo chiaro». Il presidente della Commissione Salute, Marco Frascatore, esponente di Orgoglio Liguria ricalca la linea di FdI e assicura che «nessuna discussione viene rimandata per motivi politici»: è successo in virtù delle sentenze della Corte costituzionale, con «la materia che appariva cambiare in corso d’opera, tanto che gli ultimi emendamenti sono stati presentati a giugno. Come presidente – conclude – garantisco sempre l’esercizio dei diritti di tutti i commissari e il rispetto dei regolamenti». Intanto, secondo i dati forniti dall'associazione Luca Coscioni, sono 26 le persone che hanno ricevuto il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia. Di queste, 18 hanno avuto accesso. Tredici di loro sono state seguite dall'associazione. Delle restanti 8, 3 hanno scelto di non procedere, 2 al momento non possono procedere per ostacoli nell'iter e 3 non hanno potuto procedere perché decedute in attesa dell'iter. Che è lungo, come dimostra il primo caso di suicidio assistito in Liguria, risalente allo scorso febbraio – atteso però per un anno - e riguardante un cinquantaseienne genovese, tetraplegico. È stato la 12esima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso “Cappato/Antoniani”, con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale. Ma, in assenza di medici Asl disponibili a vigilare sulla procedura, al suo fianco c'era il dottor Mario Riccio, anestesista e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby. Il secondo caso in Liguria risale all'aprile scorso. Nel 2025, invece, il ligure Fabrizio aveva chiesto, ma non ottenuto, il via libera: si era quindi recato in Svizzera, accompagnato con un'azione di disobbedienza civile da alcuni volontari e supportato da Marco Cappato stesso. — © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Alessandra Rossi Heading: Highlight: Image:La situazione nelle Regioni Ha una legge che definisce tempi e procedure per l'aiuto medico alla morte volontaria Ha depositato una proposta di legge Non ha una proposta di legge depositata o sta raccogliendo firme Situazione a settembre 2026 -tit_org- Fine vita, in Liguria è stallo sulla legge Bucci: «E il Parlamento che deve agire» Legge sul fine vita, in Liguria é stallo Bucci: «Materia di Stato, il Parlamento agisca» -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRA ROSSI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401811605287.PDF §---§ title§§ Fine vita, Il muro di Meloni = Maggioranza spaccata sul fine vita FdI vuole evitare la legge prima del voto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817005289.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "STAMPA" del 04 Sep 2026

Maggioranzadivisa:Fl insiste, no diFdlall'approvazione diun provvedimento a pochimesi dalvoto Cirio e Fontana: ma la legge nazionale va fatta. Anche la Chiesa spinge: ci siano regole chiare

pubDate§§ 2026-09-04T03:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817005289.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817005289.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817005289.PDF tp:ocr§§ dopo il via libera in veneto, il governo non impugnerà le norme della regione Fine vita, il muro di Meloni Maggioranza divisa: FI insiste, no di FdI all’approvazione di un provvedimento a pochi mesi dal voto Cirio e Fontana: ma la legge nazionale va fatta. Anche la Chiesa spinge: ci siano regole chiare Maggioranza spaccata sul fine vita FdI vuole evitare la legge prima del voto Il governo non si opporrà all’iniziativa veneta, ma il partito di Meloni teme un effetto boomerang alle urne La linea comune di Cirio e del leghista Fontana: “Serve un provvedimento del Parlamento” DI MATTEO, GALEAZZI, RICCI Il salto in avanti del Veneto, prima Regione di centrodestra ad approvare una legge sul suicidio assistito, non sarà la miccia per una presa di posizione a livello nazionale. – PAGINE 2 E 3 TORINO Il salto in avanti del Veneto, prima Regione di centrodestra ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, non sarà la miccia per una svolta a livello nazionale. Al microfono nessun alto dirigente di Fratelli d’Italia e del governo ha voglia di parlare, tanto più alla vigilia dei grandi festeggiamenti della premier Giorgia Meloni per il record di longevità del suo mandato. Ma da via della Scrofa arriva una linea chiara: niente norma, non c’è più tempo, rischiamo che diventi una bandierina elettorale, il tema è troppo delicato. Anche se i più maligni tengono a sottolineare come l’appoggio non sarebbe arrivato comunque (e nemmeno prima, in effetti, è mai arrivato). E anche se l’esecutivo non pare intenzionato ad impugnare la legge tanto voluta da Luca Zaia (almeno a oggi), le altre Regioni di centrodestra non seguiranno il suo esempio: «Serve un provvedimento nazionale», affermano i presidenti del Piemonte, Alberto Cirio (Forza Italia), e della Lombardia, Attilio Fontana (Lega). Era il 2017. Marco Cappato accompagnò dj Fabo in Svizzera, poi si autodenunciò. Nel 2019 arrivò la sentenza della Corte costituzionale, cui ne sono seguite altre sette, che chiese al Parlamento di intervenire. Oggi, siamo ancora all’anno zero. L’ultimo atto si è consumato il 3 giugno, quando il disegno di legge Bazoli (che era il più avanti nell’iter parlamentare tra le varie proposte) è stato rimandato all’esame delle commissioni riunite Giustizia e Sanità di Palazzo Madama, lì dove “giace” anche quello Zullo-Zanettin, del centrodestra. A proporre la questione sospensiva fu Fratelli d’Italia. Ed è proprio il partito della premier il maggiore oppositore ad una legge che regoli il suicidio medicalmente assistito, dove sarebbe il sottosegretario Alfredo Mantovano a giocare il ruolo principale del “sabotatore”. Ora, con la campagna elettorale già in corso e le Politiche sempre più vicine, FdI può continuare a dire «no» e rimandare la discussione alla prossima legislatura. Il presidente della commissione Affari sociali e sanità di Palazzo Madama, Francesco Zaffini, ieri ha sottolineato come il nodo sia «prettamente tecnico, non politico. Se riesco martedì pomeriggio convoco» una seduta. D’altronde esporsi su un tema così delicato, che rischia di far perdere un pezzo di elettorato, diventa sempre più difficile per tutti. Nonostante l’anno scorso un sondaggio di Alessandra Ghisleri su La Stampa evidenziasse come tre italiani su 4 sarebbero stati favorevoli all’eutanasia, che rispetto al suicidio medicalmente assistito fa addirittura un salto in avanti, legalizzando che la somministrazione del farmaco letale sia fatta da un medico e non dal paziente stesso. L’unico partito a fare pressing è Forza Italia, spinto soprattutto dalla presidente di Fininvest Marina Berlusconi, che in questi mesi ha più volte sostenuto la necessità per gli azzurri di distinguersi dagli alleati sul tema dei diritti. Suicidio medicalmente assistito compreso. Tanto che prima dell’estate era nell’aria un grande dibattito sul tema, a Milano, con ospiti politici, società civile, professionisti. Il governatore del Piemonte Alberto Cirio, vicesegretario azzurro e molto vicino alla figlia del fondatore del partito, non intende seguire l’esempio del Veneto: «So no un grande sostenitore dell’autonomia e ho grande rispetto per le leggi che i Consigli regionali intendono proporre ed approvare, ma continuo ad essere convinto che su un tema così delicato non possano esserci normative diverse a seconda delle Regioni in cui ci si trova». Per il presidente azzurro «l’idea di un’Italia in cui il tema della vita e della morte siano disciplinate in modo diverso a seconda dei territori, con norme diverse a seconda che ci si trovi ad Alessandria, a Pavia o a Savona, per fare solo degli esempi, credo proprio sia un’assurdità da evitare in ogni modo». Ma poi arriva il pressing su Roma: «Da tempo quindi non solo auspico, ma chiedo a gran voce un intervento del Parlamento per arrivare a una legge nazionale chiara che nel merito ricalchi i paletti della Corte costituzionale, perché, se da cristiano voglio difendere la vita, dall’altro lato è evidente che non posso restare sordo di fronte alla sofferenza delle persone ed alla loro grido di libertà di poter porre fine al loro dolore». Gli fa eco il governatore lombardo Attilio Fontana: «Noi abbiamo già delle indicazioni funzionali, efficienti ed efficaci sul suicidio medicalmente assistito. Serve una norma nazionale». In Piemonte a novembre l’associazione Luca Coscioni depositerà per la seconda volta la legge di iniziativa popolare, per la quale ha già raccolto oltre 12 mila firme. E il Consiglio regionale dovrà decidere. Lì, il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca ha dichiarato che voterebbe «sì, ma aspettiamo di vedere se il governo impugnerà la norma veneta». Un’iniziativa che, per ora, la premier Meloni non intenderebbe prendere. Un po’ per non aprire una faglia con territorio di centrodestra, un po’ per non sentirsi ribadire dalla Corte costituzionale quanto già detto sul ricorso alla Toscana: le Regioni possono legiferare. — ---End text--- Author: GIULIA RICCI Heading: Highlight: S Le tappe del dibattito 1 La sentenza della Consulta La Corte Costituzionale con la sentenza del 2019 Cappato-Dj Fabo e sancisce che il suicidio medicalmente assistito non è punibile nel caso di patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di decidere. Manca però sul tema una legge nazionale 2 Le firme dell’associazione Coscioni L’associazione Luca Coscioni, in prima linea nella difesa del diritto alla libera scelta, ha promosso un referendum (il quesito è stato bocciati dalla Consulta) e presentato nelle Regioni proposte di legge di iniziativa popolare. Nel 2025 una nuova proposta di legge è stata presentata al Senato 3 Le mosse delle Regioni A fronte delle richieste provenienti dai pazienti malati terminali e dello stallo del dibattito sul fine vita in Parlamento, alla luce della strada tracciata dalla Corte Costituzionale, alcune Regioni si sono dotate di una propria legge: per prime Toscana e Sardegna, poi Emilia-Romagna e Veneto Dentro l’esecutivo Forza Italia (su input di Marina Berlusconi) insiste per una svolta “ Alberto Cirio presidente del Piemonte L’idea che vita e morte siano disciplinate in modo diverso a seconda dei territori è una assurdità da evitare “ Attilio Fontana presidente della Lombardia Noi abbiamo già indicazioni funzionali efficienti ed efficaci sul suicidio assistito Serve una norma nazionale In Parlamento ci sono due provvedimenti fermi. Zaffini (FdI) “Il nodo è tecnico” Image:L’ultimo voto Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale del Veneto, esulta dopo il via libera della legge sul fine vita. A sinistra, una delle iniziative dell’Associazione Coscioni -tit_org- Fine vita, Il muro di Meloni Maggioranza spaccata sul fine vita FdI vuole evitare la legge prima del voto -sec_org- tp:writer§§ Giulia Ricci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/04/2026090401817005289.PDF §---§