title§§ 9Colonne | Santà: paghi chi può link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203182907706.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "9colonne.it" del 02 Sep 2026
Dicono i dati della Fondazione Gimbe che nella classifica della spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia figura al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. Per la salute dei cittadini lo Stato spende il 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore al 7,1% della media europea. Sul fronte della spesa pro-capite, il divario rispetto alla media degli altri Paesi ha superato i 36 miliardi. Il r...
pubDate§§ 2026-09-02T11:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203182907706.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203182907706.PDF', 'title': '9colonne.it'} tp:url§§ https://9colonne.it/629069/santà-paghi-br-chi-può tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203182907706.PDF tp:ocr§§ di Paolo Pagliaro Dicono i dati della Fondazione Gimbe che nella classifica della spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia figura al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. Per la salute dei cittadini lo Stato spende il 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore al 7,1% della media europea. Sul fronte della spesa pro-capite, il divario rispetto alla media degli altri Paesi ha superato i 36 miliardi.Il rapporto tra spesa e prodotto interno lordo oggi è leggermente più alto che nel 2000, ma molto più basso del picco raggiunto dopo la crisi del 2008. Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite degli ultimi 20 anni racconta una storia di progressivo arretramento: l'Italia è sempre rimasta all'ultimo posto tra i paesi del G7. Ciò che è cambiato drasticamente è l'ampiezza del divario: se nel 2008 il distacco era contenuto, oggi è diventato abissale. Il caso più emblematico è il Regno Unito: pur avendo un modello sanitario universalistico simile al nostro, a partire dalla pandemia ha aumentato costantemente la spesa pubblica, superando in pochi anni Canada e Giappone e posizionandosi appena sotto la Francia, mentre l'Italia restava ferma. Un divario già esistente ma gestibile è diventato strutturale e molto ampio.Il servizio sanitario continua a garantire un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili. Chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. (© 9Colonne - citare la fonte) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203182907706.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Accade Ora link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203177007755.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "accadeora.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203177007755.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203177007755.PDF', 'title': 'accadeora.it'} tp:url§§ https://accadeora.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203177007755.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. All Rights Reserved.Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203177007755.PDF §---§ title§§ Sanità: Braga (Pd), Governo nega emergenza mentre Italia si allontana da Europa. Patto politico per risorse e riforme - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181907708.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "agenpress.it" del 02 Sep 2026
15a in Europa per spesa pro-capite: divario di € 36 miliardi. Ultima nel G7. SSN: allarme da Bruxelles
pubDate§§ 2026-09-02T10:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241907428.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241907428.PDF', 'title': 'agenpress.it'} tp:url§§ https://www.agenpress.it/2026/09/02/fondazione-gimbe-spesa-sanitaria-pubblica-nel-2025-litalia-al-62-del-pil-contro-il-71-della-media-ocse-ed-europea/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241907428.PDF tp:ocr§§ Tajani: “Possibili interferenze di Mosca nelle elezioni italiane ed europee”Bengalese accusato di abusi sessuali ai danni di una 13enne, scarcerato dopo 48 ore. Meloni: “Chi lo spiega alla famiglia della ragazzina che quell’uomo...New York. 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Zelensky: “Gli ucraini non saranno mai ciottoli per gli stivali dello zar”Mette Frederiksen a Kyiv: la Danimarca rilancia il sostegno militare all’UcrainaI leader europei a Kiev, Zelensky: “Con gli Stati Uniti lavoriamo a un piano per la pace”Andy Burnham a Kiev nel giorno dell’indipendenza ucraina: Londra apre ai dati sul missile ScalpAntónio Costa a Kiev per l’Indipendenza: “La lotta dell’Ucraina è anche la nostra”15a in Europa per spesa pro-capite: divario di € 36 miliardi. Ultima nel G7. SSN: allarme da BruxellesAgenPress. Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato € 36 miliardi.«Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci».In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione GIMBE ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali.La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. U SA, Svizzera).Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726). «Nel confronto europeo – commenta il Presidente – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale».Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a € 612,4 pro-capite. «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia».Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il Presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso»: nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia. «Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica».In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. «Il campanello d’allarme – chiosa il Presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese».In questo quadro diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle “scatole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».«Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione».Testata Registrata c/o Tribunale di Velletri 15/2002 | Direttore Responsabile: Maria ContiLe foto, video e testi presenti su AgenPress.it provengono anche attraverso la rete Internet: per utilizzo informativo, didattico, scientifico e non a scopo di lucro.Al fine di accettare il libero regime di circolazione e non violare il diritto d'autore o altri diritti esclusivi verranno effettuate le opportune verifiche. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato.CONTATTI: redazione@agenpress.itChi SiamoBoardInserzionistiContattiPrivacy PolicyCookie Policy© 2025 agenpress.it - FONDATA DA MARIA CONTI. All Rights Reserved. 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Estratto da pag. 1 di "agensalute.it" del 02 Sep 2026
Roma, 2 settembre 2026 – “I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe certificano una situazione che denunciamo da tempo: il Servizio sanitario nazionale è sempre
pubDate§§ 2026-09-02T13:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203190607939.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203190607939.PDF', 'title': 'agensalute.it'} tp:url§§ https://agensalute.it/2026/09/02/zambito-pd-italia-ultima-g7-governo-abbandona-sanita-pubblica/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203190607939.PDF tp:ocr§§ Roma, 2 settembre 2026 – “I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe certificano una situazione che denunciamo da tempo: il Servizio sanitario nazionale è sempre più in difficoltà e il Governo continua a non mettere in campo le risorse necessarie per invertire la rotta. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si ferma al 6,2 per cento del Pil, contro una media Ocse del 7,1 per cento, collocando il nostro Paese all’ultimo posto tra quelli del G7. Non è una graduatoria astratta: dietro questi numeri ci sono cittadini che aspettano mesi per una visita, pronto soccorso in affanno, carenza di personale e famiglie costrette a pagare di tasca propria o, sempre più spesso, a rinunciare alle cure”. Lo dichiara la senatrice del Partito Democratico Ylenia Zambito, commentando l’analisi della Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria nei Paesi Ocse.“Il dato più grave – prosegue Zambito – è quello relativo ai 5,8 milioni di persone che nel 2024 hanno rinunciato a esami diagnostici o visite specialistiche. Quando quasi un cittadino su dieci rinuncia a curarsi, viene messo in discussione il principio stesso dell’universalità del nostro Servizio sanitario nazionale. E a pagare di più sono le persone con redditi più bassi e chi vive nei territori dove l’offerta sanitaria è già maggiormente fragile”.“Con la prossima Legge di Bilancio il Governo non può limitarsi ad annunci e cifre nominali: serve una svolta sul finanziamento della sanità pubblica, accompagnata da un piano per il personale, per la riduzione delle liste d’attesa e per il rafforzamento della medicina territoriale. Difendere il Servizio sanitario nazionale significa garantire concretamente il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, indipendentemente dal reddito e dal luogo in cui si vive”, conclude Zambito.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloInformazioni Legali e di CopyrightEditore FaroPress di Fabio Rollo | 00189 Roma | P.Iva 15302271000 | Iscrizione ROC n.44645© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203190607939.PDF §---§ title§§ FONDAZIONE GIMBE * SPESA SANITARIA PUBBLICA: «NEL 2025 L’ITALIA AL 6,2% DEL PIL, CONTRO IL 7,1% DELLA MEDIA OCSE ED EUROPEA» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203226507262.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 02 Sep 2026
Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del
pubDate§§ 2026-09-02T09:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203226507262.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203226507262.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionews/fondazione-gimbe-spesa-sanitaria-pubblica-nel-2025-litalia-al-62-del-pil-contro-il-71-della-media-ocse-ed-europea/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203226507262.PDF tp:ocr§§ Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203226507262.PDF §---§ title§§ PD – PARTITO DEMOCRATICO: «SANITÀ, COALIZIONE PROGRESSISTA RIPARTE DA ANALISI GIMBE SU DEFINANZIAMENTO» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203242007433.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 02 Sep 2026
La Fondazione Gimbe, sulla base dei dati provenienti da OECD Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026, ha fornito un''analisi inequivocabile sulla
pubDate§§ 2026-09-02T10:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203242007433.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203242007433.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionmix/pd-partito-democratico-sanita-coalizione-progressista-riparte-da-analisi-gimbe-su-definanziamento/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203242007433.PDF tp:ocr§§ La Fondazione Gimbe, sulla base dei dati provenienti da OECD Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026, ha fornito un'analisi inequivocabile sulla--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203242007433.PDF §---§ title§§ PD – PARTITO DEMOCRATICO: «SANITÀ, RUTOLO: DATI GIMBE INCHIODANO IL GOVERNO MELONI ALLE RESPONSABILITÀ» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203256307540.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 02 Sep 2026
Mentre il governo celebra il traguardo di essere il più longevo della Repubblica e rivolge l''attenzione verso le riforme elettorali, al di là dei palazzi
pubDate§§ 2026-09-02T11:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203256307540.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203256307540.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionmix/pd-partito-democratico-sanita-rutolo-dati-gimbe-inchiodano-il-governo-meloni-alle-responsabilita/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203256307540.PDF tp:ocr§§ Mentre il governo celebra il traguardo di essere il più longevo della Repubblica e rivolge l'attenzione verso le riforme elettorali, al di là dei palazzi--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203256307540.PDF §---§ title§§ IL SOLE 24 ORE * SALUTE: «FONDAZIONE GIMBE: SALUTE SENZA EQUITÀ L’ITALIA RICHIEDE FONDI E RIFORME» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203266107642.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 02 Sep 2026
«Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su
pubDate§§ 2026-09-02T11:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203266107642.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203266107642.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionmix/sole24/il-sole-24-ore-salute-fondazione-gimbe-salute-senza-equita-litalia-richiede-fondi-e-riforme/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203266107642.PDF tp:ocr§§ «Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203266107642.PDF §---§ title§§ PD – PARTITO DEMOCRATICO: «ZAN: MELONI SI OCCUPI DI SANITÀ AL COLLASSO INVECE DI LEGGE ELETTORALE» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186907730.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 02 Sep 2026
I dati resi pubblici da Gimbe confermano ancora una volta il progressivo smantellamento della sanità pubblica italiana ad opera del governo Meloni. Il
pubDate§§ 2026-09-02T11:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186907730.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186907730.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionmix/pd-partito-democratico-zan-meloni-si-occupi-di-sanita-al-collasso-invece-di-legge-elettorale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186907730.PDF tp:ocr§§ I dati resi pubblici da Gimbe confermano ancora una volta il progressivo smantellamento della sanità pubblica italiana ad opera del governo Meloni. Il--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186907730.PDF §---§ title§§ M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «SANITÀ, QUARTINI (M5S): “MELONI FESTEGGIA, MA GIMBE LA BOCCIA”» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202608011.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 02 Sep 2026
Il deputato del Movimento 5 Stelle Andrea Quartini, membro della Commissione Affari Sociali e Coordinatore del Comitato Salute e Inclusione Sociale del M5S,
pubDate§§ 2026-09-02T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202608011.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202608011.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionmix/m5s-movimento-5-stelle-parlamento-sanita-quartini-m5s-meloni-festeggia-ma-gimbe-la-boccia/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202608011.PDF tp:ocr§§ Il deputato del Movimento 5 Stelle Andrea Quartini, membro della Commissione Affari Sociali e Coordinatore del Comitato Salute e Inclusione Sociale del M5S,--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202608011.PDF §---§ title§§ L'Italia è ultima tra i paesi del G7 per la spesa in sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241707430.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agi.it" del 02 Sep 2026
La spesa in sanità pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 2024 e inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea
pubDate§§ 2026-09-02T10:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241707430.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241707430.PDF', 'title': 'agi.it'} tp:url§§ https://www.agi.it/cronaca/news/2026-09-02/spesa-sanita-italia-38830954/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241707430.PDF tp:ocr§§ AGI - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l'Italia si colloca al quindicesimo posto tra i 27 Paesi europei dell'area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Lo afferma la Fondazione Gimbe."Il sottofinanziamento pubblico della sanità - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci".In vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati sulla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE, utilizzando il dataset OECD Health Statistics aggiornato al 17 luglio 2026. Sono 14 i Paesi europei dell'area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL). La spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media OCSE (4.861 dollari) e 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965 dollari). Tra gli Stati membri dell'Unione europea, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999 dollari) ai 4.774 dollari in più della Germania (8.726 dollari)."Nel confronto europeo - commenta il presidente - l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale".Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019, ed è cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia e poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo. Nel 2025 il divario ha raggiunto i 1.013 dollari per abitante, corrispondenti a 612,4 euro pro-capite secondo i parametri OCSE. "Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'Istat al 1° gennaio 2026 - commenta Cartabellotta - il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia"."Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 - spiega il presidente - restituisce una fotografia impietosa: l'Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso": nel 2025 l'Italia si conferma ultima nel G7, con meno della metà della spesa pro-capite della Germania. Emblematico il caso del Regno Unito, che condivide con l'Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia."Questi dati - commenta Cartabellotta - confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a strappare al Mef per il 2027. Il ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest'anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica".Le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili."Il campanello d'allarme - chiosa il presidente - questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all'equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l'Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese".Diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l'acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target."Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile - commenta Cartabellotta - rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle "scatole vuote": target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati"."Con l'avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 - conclude Cartabellotta - la Fondazione Gimbe chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell'Ue né l'impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei LEA". tp:writer§§ AGI - Agenzia Italia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203241707430.PDF §---§ title§§ SPESA SANITARIA PUBBLICA: NEL 2025 L’ITALIA AL 6,2% DEL PIL – Agipress – Agenzia di stampa nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254707556.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agipress.it" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 02 Sep 2026
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa nettamente inferiore al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei. (ANSA)
pubDate§§ 2026-09-02T08:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114207175.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114207175.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/09/02/la-spesa-sanitaria-scende-al-62-del-pil-italia-ultima-tra-i-paesi-del_a309cc22-2fc6-4afb-a335-905435c8f223.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114207175.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblicaitaliana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passandodal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa nettamenteinferiore al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocsesia quella dei Paesi europei. La distanza da questi ultimi, intermini di spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, èstimata in più di 36 miliardi. Sono le conclusioni a cui giungeun'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avviodel confronto sulla Legge di Bilancio 2027. "Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più unaquestione contabile per addetti ai lavori, ma una criticitàstrutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale ecompromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale", commentail presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Nel dettaglio, la rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse,mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei sisia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblicain rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti daFrancia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesasanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla mediaOcse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. "Nel confronto europeo l'Italia viaggia ormai stabilmentenelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca,Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restanosolo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale", diceancora Cartabellotta. Guardando allo storico, il lavoro Gimbe mostra come ildistacco dell'Italia dagli altri Paesi europei abbia cominciatoad allargarsi nel 2011 e da allora non sia stato più ricomposto. "Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voraginescavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorsepubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore", chiosaCartabellotta che, in vista dell'avvio della discussione sullalegge di bilancio, invita a "cambiare rotta": "servono risorseadeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle inservizi realmente accessibili, investendo anzitutto sulpersonale sanitario e sull'erogazione uniforme dei Lea",conclude. Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114207175.PDF §---§ title§§ La spesa sanitaria scende al 6,2% del Pil, Italia ultima tra i Paesi del G7 - Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231307278.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 02 Sep 2026
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa nettamente inferiore al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei. (ANSA)
pubDate§§ 2026-09-02T09:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231307278.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231307278.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/09/02/la-spesa-sanitaria-scende-al-62-del-pil-italia-ultima-tra-i-paesi-del_a309cc22-2fc6-4afb-a335-905435c8f223.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231307278.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa nettamente inferiore al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei. La distanza da questi ultimi, in termini di spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, è stimata in più di 36 miliardi. Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. "Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale", commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Nel dettaglio, la rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. "Nel confronto europeo l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale", dice ancora Cartabellotta. Guardando allo storico, il lavoro Gimbe mostra come il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei abbia cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non sia stato più ricomposto. "Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore", chiosa Cartabellotta che, in vista dell'avvio della discussione sulla legge di bilancio, invita a "cambiare rotta": "servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei Lea", conclude. Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231307278.PDF §---§ title§§ Italy last in G7 for health spending in relation to GDP says report - General News link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203193907844.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 02 Sep 2026
Italy''s health spending dropped to 6.2% of GDP in 2025 from 6.3% the previous year, putting it in last place in the G7, according to a report released by the GIMBE medical foundation on Wednesday. It said this was well below the average of 7. (ANSA)
pubDate§§ 2026-09-02T12:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203193907844.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203193907844.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/english/news/general_news/2026/09/02/italy-last-in-g7-for-health-spending-in-relation-to-gdp-says-report_c0f9c4e3-e7ba-44c6-a2fd-e5d8dd737df4.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203193907844.PDF tp:ocr§§ Italy's health spending dropped to6.2% of GDP in 2025 from 6.3% the previous year, putting it inlast place in the G7, according to a report released by theGIMBE medical foundation on Wednesday. It said this was well below the average of 7.1% of GDP dedicatedto health spending by the countries of the OECD and the EU. It said an additional 36 billion euros needs to be spent on thepublic health service in Italy a year to bridge the gap. "Underfunding of public healthcare is no longer an accountingissue for insiders, it is a structural problem that has weakenedthe national health service and compromised access to afundamental right," said GIMBE President Nino Cartabellotta. ALL RIGHTS RESERVED © Copyright ANSA tp:writer§§ ANSA English Desk guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203193907844.PDF §---§ title§§ La spesa sanitaria scende al 6,2% del Pil, Italia ultima tra i Paesi del G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203201008027.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 02 Sep 2026
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa nettamente inferiore al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei. (ANSA)
pubDate§§ 2026-09-02T14:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203201008027.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203201008027.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/09/02/la-spesa-sanitaria-scende-al-62-del-pil-italia-ultima-tra-i-paesi-del_a309cc22-2fc6-4afb-a335-905435c8f223.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203201008027.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa nettamente inferiore al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei. La distanza da questi ultimi, in termini di spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, è stimata in più di 36 miliardi. Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. "Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale", commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Nel dettaglio, la rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. "Nel confronto europeo l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale", dice ancora Cartabellotta. Guardando allo storico, il lavoro Gimbe mostra come il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei abbia cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non sia stato più ricomposto. "Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore", chiosa Cartabellotta che, in vista dell'avvio della discussione sulla legge di bilancio, invita a "cambiare rotta": "servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei Lea", conclude. Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203201008027.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Appia News link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254607555.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "appianews.it" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 02 Sep 2026
Radiocor. Economia. Sanita'': Cartabellotta (Gimbe), in manovra prevedere risorse adeguate e riforme.
pubDate§§ 2026-09-02T08:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114307176.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114307176.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/sanita--cartabellotta-gimbe-in-manovra-prevedere-risorse-adeguate-e-riforme-nRC_02092026_1008_227162390.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114307176.PDF tp:ocr§§ Divario di 36 mld per spesa pro capite rispetto a media Ue (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 2 set - 'Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul finanziamento della sanita' si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo.E' ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale e sull'erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza. Altrimenti il diritto alla tutela della salute restera' universale solo sulla carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi puo' paga, chi non puo' aspetta o rinuncia alle cure. Non e' piu' universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell'art. 32 della Costituzione'. Cosi' il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, in vista della legge di bilancio 2027. La base di analisi sono il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026, e il Country Report 2026 della Commissione Ue: nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro capite, l'Italia si colloca al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e ultima tra quelli del G7.La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parita' di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro, rilevano ancora da Gimbe.com-bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 02-09-26 10:08:48 (0227)SAN 5 NNNN SanEuropaItaliaPilPoliticaPolitica EconomicaCongiunturaConsumiIta tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203114307176.PDF §---§ title§§ Sanita': Cartabellotta (Gimbe), in manovra prevedere risorse adeguate e riforme -2- link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203234007193.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 02 Sep 2026
Radiocor. Economia. Sanita'': Cartabellotta (Gimbe), in manovra prevedere risorse adeguate e riforme -2-.
pubDate§§ 2026-09-02T08:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203234007193.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203234007193.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/sanita--cartabellotta-gimbe-in-manovra-prevedere-risorse-adeguate-e-riforme-2-nRC_02092026_1017_241206094.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203234007193.PDF tp:ocr§§ La richiesta: bilancio ufficiale su case e ospedali comunita'(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 2 set - In particolare, nel Report della Commissione Ue 'per la prima volta le criticita' del Servizio sanitario nazionale non vengono piu' lette solo come un problema di tutela della salute ma - avvisa Cartabellotta - sono esplicitamente collegate anche all'equita' sociale e alla ptroduttivita' del Paese. Non a caso lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'Ue ha adottato una raccomandazione formale affinche' l'Italia garantisca un accesso piu' tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni-chiave'.Secondo il presidente Gimbe, il messaggio inviato dall'Europa 'e' inequivocabile: il deterioramento del Ssn non e' piu' solo un problema sanitario ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese'. In questo quadro - rilevano ancora dalla Fondazione - diventa ancora piu' urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: al 1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non e' ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operativita' di almeno 1.038 Case della comunita' e 307 Ospedali di comunita'. 'Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile - commenta infine Cartabellotta - rimane concreto il rischio, piu' volte denunciato dalla Fondazione, che le nuove strutture restino scatole vuote: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati'.com-bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 02-09-26 10:17:10 (0241)SAN 5 NNNN SanEuropaItaliaIstituzioni UeCommissionePoliticaPolitica EconomicaIta tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203234007193.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184207747.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadi.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184207747.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184207747.PDF', 'title': 'cittadi.it'} tp:url§§ https://cittadi.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184207747.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184207747.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Citta di Napoli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199407851.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadinapoli.com" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199407851.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199407851.PDF', 'title': 'cittadinapoli.com'} tp:url§§ https://cittadinapoli.com/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199407851.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di notiziedi.it. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadinapoli.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199407851.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Comunicazione Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203196807877.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "comunicazionenazionale.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203196807877.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203196807877.PDF', 'title': 'comunicazionenazionale.it'} tp:url§§ https://comunicazionenazionale.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203196807877.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, comunicazionenazionale.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 5292 del 2/4/2002 | Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo direzione@forumitalia.info per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203196807877.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Corriere della Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184307748.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredellasardegna.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184307748.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184307748.PDF', 'title': 'corrieredellasardegna.it'} tp:url§§ https://corrieredellasardegna.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184307748.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184307748.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203188907894.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrierediancona.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T13:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203188907894.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203188907894.PDF', 'title': 'corrierediancona.it'} tp:url§§ https://corrierediancona.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203188907894.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203188907894.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Corriere di Palermo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189407895.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredipalermo.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189407895.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse | Corriere Flegreo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209207953.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corriereflegreo.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209207953.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209207953.PDF', 'title': 'corriereflegreo.it'} tp:url§§ https://corriereflegreo.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209207953.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209207953.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203270107666.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedellacalabria.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203270107666.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Cronache del Mezzogiorno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197807867.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedelmezzogiorno.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197807867.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197807867.PDF', 'title': 'cronachedelmezzogiorno.it'} tp:url§§ https://cronachedelmezzogiorno.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197807867.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedelmezzogiorno.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197807867.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Cronache Abruzzo e Molise link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189107892.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachediabruzzoemolise.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). 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In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. 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Estratto da pag. 1 di "cronachedimilano.com" del 02 Sep 2026
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179907800.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Cronache di Trento e Trieste link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254507558.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronacheditrentoetrieste.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254507558.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254507558.PDF', 'title': 'cronacheditrentoetrieste.it'} tp:url§§ https://cronacheditrentoetrieste.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254507558.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254507558.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica, l’Italia è ultima nel G7 per la spesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203239707394.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "dayitalianews.com" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "dire.it" del 02 Sep 2026
I dati Gimbe: "Il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi"
pubDate§§ 2026-09-02T10:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203259507444.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203259507444.PDF', 'title': 'dire.it'} tp:url§§ https://www.dire.it/02-09-2026/1264302-spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-litalia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203259507444.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.In vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento ita liano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. 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Estratto da pag. 1 di "finanza.lastampa.it" del 02 Sep 2026
Il piatto piange in Italia in tema di spesa sanitaria: nel 2025, l’Italia si colloca al 15° posto per spesa sanitaria pro-capite nell''ambito dell''Area OCSE (dati tratti da OECD Health Statistics) ed...
pubDate§§ 2026-09-02T10:32:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203258807457.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203258807457.PDF', 'title': 'finanza.lastampa.it'} tp:url§§ http://finanza.lastampa.it/News/2026/09/02/sanita-pubblica-italia-nelle-retrovie-della-ue-gimbe-serve-patto-bipartisan-/NjlfMjAyNi0wOS0wMl9UTEI tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203258807457.PDF tp:ocr§§ Il piatto piange in Italia in tema di spesa sanitaria: nel 2025, l’Italia si colloca al 15° posto per spesa sanitaria pro-capite nell'ambito dell'Area OCSE (dati tratti da OECD Health Statistics) ed in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti rispetto al 2024 ed inferiore sia alla media OCSE sia a quella UE (entrambe al 7,1%). Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia, fra cui la Germania (11% del PIL) e addirittura la Repubblica Slovacca (6,4% del PIL). "Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine", sottolinea Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, citando il "prezzo" pagato dai cittadini in termini di liste d’attesa, collasso dei pronto soccorso, carenza di medici e disuguaglianze territoriali.In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione GIMBE ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali.Nel 2025 la spesa sanitaria pro-capite è ammontata a 3.952 dollari: un migliaio di dollari in meno sia della media OCSE (4.861 USD) sia della media UE (4.965 dollari). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai 47 dollari in più della Spagna ai 4.774 in più della Germania. "Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale", commenta Cartabellotta.Una netta differenza rispetto al 2011, quando la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 pro-capite nel 2019, contraendosi ancora durante la pandemia e nel periodo immediatamente successivo e raggiungendo nel 2025 la cifra di 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (PPP), pari a circa 612,4 euro pro-capite. Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro."Questi dati confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale", evidenzia Cartabellotta, sollecitando "un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica"."Il campanello d’allarme – prosegue il Presidente della Fondazione GIMBE – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese". tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203258807457.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica, Italia nelle retrovie della UE. GIMBE: "Serve patto bipartisan" - Economia e Finanza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203257807459.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "finanza.repubblica.it" del 02 Sep 2026
Il piatto piange in Italia in tema di spesa sanitaria: nel 2025, l’Italia si colloca al 15° posto per spesa sanitaria pro-capite nell''ambito dell''Area OCSE (dati tratti da OECD Health Statistics) ed
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Estratto da pag. 1 di "firstonline.info" del 02 Sep 2026
La rilevazione della Fondazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l''Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell''area Ocse
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Estratto da pag. 1 di "gazzettadigenova.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203183207693.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203183207693.PDF', 'title': 'gazzettadigenova.it'} tp:url§§ https://gazzettadigenova.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203183207693.PDF tp:ocr§§ -ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203183207693.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Il Corriere di Bologna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186607723.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredibologna.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186607723.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186607723.PDF', 'title': 'ilcorrieredibologna.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredibologna.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186607723.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203186607723.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197407879.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredifirenze.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197407879.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197407879.PDF', 'title': 'ilcorrieredifirenze.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredifirenze.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197407879.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203197407879.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria, Gimbe: Italia ultima nel G7, gap da 36 miliardi con l'Ue | Il Fatto Quotidiano.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181607709.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilfattoquotidiano.it" del 02 Sep 2026
Leggi su Il Fatto Quotidiano.it: Gimbe, spesa sanitaria italiana al 6,2% del Pil, ultima nel G7. Divario di 1.013 dollari pro capite dalla media europea, pari a 36 miliardi.
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Estratto da pag. 1 di "ilfattoquotidiano.it" del 02 Sep 2026
Leggi su Il Fatto Quotidiano.it: Gimbe, spesa sanitaria italiana al 6,2% del Pil, ultima nel G7. Divario di 1.013 dollari pro capite dalla media europea, pari a 36 miliardi.
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Ma per la Fondazione Gimbe il finanziamento “non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra” su quanto riuscirà a strappare il titolare del dicastero al Mef di Giancarlo Giorgetti significa affrontare come emergenza annuale quello che è un problema strutturale. A dirlo è il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, commentando la periodica analisi sul confronto tra la spesa sanitaria dell’Italia e quella del resto dell’Ue, dell’Ocse e degli altri Paesi del G7. “Serve un patto tra tutte le forze politiche”, è l’appello, che indipendentemente dagli avvicendamenti di governo “fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del Ssn, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”. Altrimenti il principio dell’universalismo rischia di restare “universale solo sulla Carta”, mentre nella vita reale l’accesso alle cure dipende sempre più dalla disponibilità economica: “Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’articolo 32 della Costituzione”.Il punto di partenza sono i numeri, che mostrano un’Italia sempre più distante dalla media europea. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è attestata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024. La media dei Paesi Ocse è al 7,1%, così come quella dei Paesi europei dell’area Ocse. Il confronto pro capite è impietoso: in Italia la spesa sanitaria pubblica è stata pari a 3.952 dollari per abitante, contro una media Ocse superiore di 909 dollari e una media dei Paesi europei superiore di 1.013 dollari. Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti registrati dall’Istat al primo gennaio 2026, il divario con i Paesi europei arriva a circa 36,1 miliardi di euro.“L’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7, ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi”, commenta Cartabellotta. Il presidente di Gimbe insiste sul fatto che la questione non possa essere ridotta alla consueta trattativa autunnale. La richiesta è quindi quella di uscire dalla logica della negoziazione annuale attraverso, appunto, un patto tra forze politiche che preveda l’avanzamento parallelo di risorse e riforme, con particolare attenzione al personale e all’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza.Il confronto internazionale, del resto, non riguarda soltanto le classifiche di spesa. L’Italia, sottolinea Gimbe, si colloca dietro 14 Paesi europei dell’Ocse per spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil. Il distacco dalla Germania arriva a quasi cinque punti percentuali: Berlino destina alla spesa sanitaria pubblica circa l’11% del Pil. Francia, Svezia e Regno Unito si collocano anch’essi a circa tre punti dall’Italia. Anche sul fronte della spesa pro capite il nostro Paese è nelle retrovie: davanti all’Italia, nel confronto europeo, ci sono tra gli altri Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna.Il sottofinanziamento finisce per trasferirsi dal bilancio pubblico alle famiglie. Il Servizio sanitario nazionale continua a produrre risultati importanti sul piano degli esiti di salute, a partire dall’elevata aspettativa di vita e dalla bassa mortalità evitabile, ma la capacità di garantire prestazioni tempestive, uniformi e accessibili si sta deteriorando. Il risultato sono l’allungamento delle liste d’attesa, la difficoltà nei pronto soccorso, la carenza di medici e infermieri, gli squilibri territoriali e l’aumento del ricorso alla sanità privata. In sintesi “chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure2. Nel 2024, ricorda Gimbe, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami per difficoltà economiche o altri problemi di accesso.La Commissione europea ha inserito la questione tra le criticità del sistema italiano. Nel Country Report 2026, ricorda Gimbe, i problemi del Ssn vengono collegati non soltanto alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività. E il 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione all’Italia affinché garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni sanitarie chiave.L’opposizione ha subito rilanciato l’allarme. Per Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd, l’analisi Gimbe è “chiarissima” e i dati mostrano che “con il governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso” e di conseguenza “sono cresciute le diseguaglianze sociali e territoriali nella possibilità di curarsi”. Il definanziamento, aggiunge, produce anche effetti sulle strutture e sul personale: “Maggiori difficoltà alle Regioni dove la sanità pubblica è più articolata e presente”, carenze di personale e una “competizione impropria della sanità privata nei confronti delle strutture pubbliche”. “Da qui dobbiamo partire come forze del campo progressista“, conclude.Ancora più netta la reazione di Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo Misto a Palazzo Madama: il sottofinanziamento “sta producendo conseguenze sulla vita delle persone”. De Cristofaro cita poi il fenomeno della rinuncia alle cure e punta il dito contro “liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso, carenza di medici e infermieri” e una sanità “sempre più a pagamento, per chi se la può permettere”. Il rischio è che “il diritto alla salute e alla cura stia diventando un privilegio”.Per Gimbe, dunque, la prossima legge di Bilancio dovrebbe essere l’occasione per interrompere la dinamica del finanziamento deciso anno per anno e costruire un percorso pluriennale. Altrimenti, avverte Cartabellotta, il principio dell’universalismo rischia di restare «universale solo sulla Carta», mentre nella vita reale l’accesso alle cure dipende sempre più dalla disponibilità economica: «Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito». E, conclude, «la negazione dell’articolo 32 della Costituzione». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203178807809.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179607801.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilgiornaleditorino.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179607801.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179607801.PDF', 'title': 'ilgiornaleditorino.it'} tp:url§§ https://ilgiornaleditorino.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179607801.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilgiornaleditorino.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179607801.PDF §---§ title§§ Gimbe, Italia 15esima in Europa su spesa sanitaria pro-capite 2025, ‘divario 36 mld rispetto a media’ - Il Sannio Quotidiano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203265107644.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsannioquotidiano.it" del 02 Sep 2026
Milano, 2 set. (Adnkronos Salute) - "Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia
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La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato i 36 miliardi di euro”. Sono i dati messi in evidenza da un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe in vista della Manovra 2027. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10”.In vista dell’avvio del confronto sulla prossima Legge di Bilancio, Gimbe ha preso in esame i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, “con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali”, si spiega in una nota. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (Ppp). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale ( per esempio Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (come Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (Usa, Svizzera).Nel 2025, analizza dunque Gimbe, in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del Pil, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro-capite nel 2025 in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Ue, 14 investono più dell’Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726). “Nel confronto europeo – commenta Cartabellotta – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”.Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, evidenzia Gimbe. Da allora, tuttavia, “il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è sta to inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile”. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse, secondo l’analisi, raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (Ppp), corrispondenti – sulla base dei parametri Ocse – a 612,4 euro pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat all’1 gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”.Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025, continua il presidente di Gimbe, “restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”. Nel 2025, si legge nel report, l’Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania (8.726). “Emblematico il Regno Unito – aggiungono gli autori del focus – che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia”.In questo contesto le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa “convergono su una lettura apparentemente paradossale – riporta Gimbe – il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili”, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. “Il campanello d’allarme – chiosa Cartabellotta – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”.In questo quadro, rileva la Fondazione, “diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”. Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. “Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”. tp:writer§§ Robot Adnkronos guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203265107644.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe: salute senza equità l’Italia richiede fondi e riforme link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203246707316.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 02 Sep 2026
Dalla Fondazione l’allarme sui 36 miliardi che separano la nostra spesa sanitaria pro capite dalla media dei Paesi Ue
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E’ ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale e sull’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione». Così il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, in vista del dibattito sulla legge di bilancio 2027.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AILe domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AIsulla base del contenuto visualizzato.Il confronto internazionaleLa base di analisi sono il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026, e il Country Report 2026 della Commissione Ue: nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro capite, l’Italia si colloca al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultima tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, rilevano ancora da Gimbe, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro.Loading...Equità in bilicoIn particolare, nel Report della Commissione Ue «per la prima volta le criticità del Servizio sanitario nazionale non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute ma - avvisa Cartabellotta - sono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni-chiave». Secondo il presidente Gimbe, il messaggio inviato dall’Europa «è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese».In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, è l’ulteriore commento, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. “Nebbia” sulle cure territorialiIn questo quadro - rilevano ancora dalla Fondazione - diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: al 1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della comunità e 307 Ospedali di comunità. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibil e - commenta infine Cartabellotta - rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione, che le nuove strutture restino scatole vuote: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùRiproduzione riservata ©ArgomentiItaliaServizio Sanitario Nazionalecommissione UEpaeseUnione EuropeaLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203246707316.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe: salute senza equità l’Italia richiede fondi e riforme - Il Sole 24 ORE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244507410.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 02 Sep 2026
Dalla Fondazione l’allarme sui 36 miliardi che separano la nostra spesa sanitaria pro capite dalla media dei Paesi Ue
pubDate§§ 2026-09-02T10:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244507410.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244507410.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/fondazione-gimbe-salute-senza-equita-l-italia-richiede-fondi-e-riforme-AJdJtG1 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244507410.PDF tp:ocr§§ Ascolta la versione audio dell'articolo2' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.com«Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. E’ ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale e sull’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione». Così il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, in vista del dibattito sulla legge di bilancio 2027.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AILe domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AIsulla base del contenuto visualizzato.Il confronto internazionaleLa base di analisi sono il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026, e il Country Report 2026 della Commissione Ue: nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro capite, l’Italia si colloca al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultima tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, rilevano ancora da Gimbe, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro.Loading...Equità in bilicoIn particolare, nel Report della Commissione Ue «per la prima volta le criticità del Servizio sanitario nazionale non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute ma - avvisa Cartabellotta - sono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni-chiave». Secondo il presidente Gimbe, il messaggio inviato dall’Europa «è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese».In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, è l’ulteriore commento, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. “Nebbia” sulle cure territorialiIn questo quadro - rilevano ancora dalla Fondazione - diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: al 1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della comunità e 307 Ospedali di comunità. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile - commenta infine Cartabellotta - rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione, che le nuove strutture restino scatole vuote: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùRipr oduzione riservata ©ArgomentiItaliaServizio Sanitario Nazionalecommissione UEpaeseUnione EuropeaLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244507410.PDF §---§ title§§ Nel 2025 spesa sanitaria al 6,2% del Pil, Italia ultima fra Paesi G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203207207965.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 02 Sep 2026
Per il Gimbe gli ultimi dati disponibili alimentano tensioni politiche e mettono in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine
pubDate§§ 2026-09-02T13:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203207207965.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203207207965.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/nel-2025-spesa-sanitaria-62percento-pil-italia-ultima-paesi-g7-AJ4otU1 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203207207965.PDF tp:ocr§§ ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSanitàNel 2025 spesa sanitaria al 6,2% del Pil, Italia ultima fra Paesi G7Per il Gimbe gli ultimi dati disponibili alimentano tensioni politiche e mettono in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine2 settembre 2026Aggiungi Il Sole 24 Ore ai preferiti su GooglePORTO ATTRACCATA LA NAVE LIFE SUPPORT DI EMERGENCY CON A BORDO 48 MIGRANTI E 7 CADAVERI AMBULANZA TENDA CROCE ROSSA ITALIANA LA NAVE LIFE SUPPORT DI EMERGENCY ATTRACCATA AL PORTO CON 48 MIGRANTI E 7 CADAVERI 71463' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comAscolta la versione audio dell'articolo3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comNel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale”, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, commentando dopo la pausa estiva l’ultima analisi sulla spesa sanitaria nei Paesi Ocse, realizzata dalla Fondazione in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AILe domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AIsulla base del contenuto visualizzato.In Italia la spesa sanitaria pubblica nel 2025 si è attestata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Un quadro che “alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”, prosegue Cartabellotta.Loading...Schemi di finanziamento diversiL’analisi del Gimbe si basa sul dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio scorso. I confronti riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. Usa, Svizzera).Nella Ue 14 Stati spendono più dell’ItaliaSe da noi la spesa sanitaria pubblica 2025 è pari al 6,2% del Pil, sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano a questa voce una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del Pil) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: ben 909 in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e ben 1.013 dollarui in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùNel 2011 l’inizio del disallineamento Italia-Media UeInsomma, “l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”, puntualizza Cartabellotta. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora il divario si è ampliato, crescendo ancora negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto, corrispondenti a € 612,4 a testa.Riproduzione riservata ©ArgomentiItaliaprodotto interno lordoOCSEUnione EuropeaServizio Sanitario NazionaleLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203207207965.PDF §---§ title§§ Nel 2025 spesa sanitaria al 6,2% del Pil, Italia ultima fra Paesi G7 - Il Sole 24 ORE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211507988.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 02 Sep 2026
Per il Gimbe gli ultimi dati disponibili alimentano tensioni politiche e mettono in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine
pubDate§§ 2026-09-02T13:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211507988.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211507988.PDF', 'title': 'ilsole24ore.com'} tp:url§§ https://www.ilsole24ore.com/art/nel-2025-spesa-sanitaria-62percento-pil-italia-ultima-paesi-g7-AJ4otU1 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211507988.PDF tp:ocr§§ Ascolta la versione audio dell'articolo3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comNel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale”, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, commentando dopo la pausa estiva l’ultima analisi sulla spesa sanitaria nei Paesi Ocse, realizzata dalla Fondazione in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AILe domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AIsulla base del contenuto visualizzato.In Italia la spesa sanitaria pubblica nel 2025 si è attestata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Un quadro che “alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”, prosegue Cartabellotta.Loading...Schemi di finanziamento diversiL’analisi del Gimbe si basa sul dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio scorso. I confronti riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. Usa, Svizzera).Nella Ue 14 Stati spendono più dell’ItaliaSe da noi la spesa sanitaria pubblica 2025 è pari al 6,2% del Pil, sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano a questa voce una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del Pil) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: ben 909 in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e ben 1.013 dollarui in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùNel 2011 l’inizio del disallineamento Italia-Media UeInsomma, “l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”, puntualizza Cartabellotta. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora il divario si è ampliato, crescendo ancora negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013 do llari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto, corrispondenti a € 612,4 a testa.Riproduzione riservata ©ArgomentiItaliaprodotto interno lordoOCSEUnione EuropeaServizio Sanitario NazionaleLoading... tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211507988.PDF §---§ title§§ SSN sottofinanziato, l’Italia sempre più lontana dall’Europa. Report GIMBE link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184707752.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "insalutenews.it" del 02 Sep 2026
Bologna, 2 settembre 2026 - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla
pubDate§§ 2026-09-02T11:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184707752.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184707752.PDF', 'title': 'insalutenews.it'} tp:url§§ https://www.insalutenews.it/in-salute/ssn-sottofinanziato-litalia-sempre-piu-lontana-dalleuropa-report-gimbe/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ssn-sottofinanziato-litalia-sempre-piu-lontana-dalleuropa-report-gimbe tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184707752.PDF tp:ocr§§ Bologna, 2 settembre 2026 – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato € 36 miliardi.“Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”.In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione GIMBE ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali.La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera).Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PILNel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).Spesa sanitaria pubblica pro-capiteDott. Nino CartabellottaNel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).“Nel confronto europeo – commenta il Presidente – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”.Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato infe riore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a € 612,4 pro-capite.“Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”.Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7“Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il Presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”: nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).Emblematico il Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.“Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili.“Il campanello d’allarme – chiosa il Presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”.In questo quadro diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target.“Senza da ti aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle “scatole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”.“Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione”. tp:writer§§ insalutenews.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203184707752.PDF §---§ title§§ Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pro-capite. L’allarme della fondazione Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203262007489.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "italiaoggi.it" del 02 Sep 2026
La spesa sanitaria pubblica italiana è al 6,2% del PIL, ben al di sotto della media Ocse
pubDate§§ 2026-09-02T10:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203262007489.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203262007489.PDF', 'title': 'italiaoggi.it'} tp:url§§ https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/attualita/italia-ultima-nel-g7-per-spesa-sanitaria-pro-capite-lallarme-della-fondazione-gimbe-hxkh0z2t tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203262007489.PDF tp:ocr§§ Quanto a spesa sanitaria pubblica non siamo messi molto bene. Anzi. Il sistema è come il corpo di un malato soto osservazione con sintomi evidenti. Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l'Italia si colloca al 15 posto tra i 27 Paesi europei dell'area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. Lo afferma la Fondazione Gimbe. Certo, non lo fo fa proprio con queste parole, ma con la forza dei numeri e delle analisi. L'analisi della spesa sanitaria in Italia La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci». Sono 14 i Paesi europei dell'area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del Pil) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL). Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia e' pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media Ocse ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell'Unione Europea, 14 investono più dell'Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726). Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia; poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell'area Ocse raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (PPP), corrispondenti - sulla base dei parametri Ocse - a 612,4 pro-capite. «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'ISTAT al 1° gennaio 2026 - commenta Cartabellotta - il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia». Il confronto con i paesi del G7 «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 - spiega il Presidente - restituisce una fotografia impietosa: l'Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso»: nel 2025 l'Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, che condivide con l'Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia (riproduzione riservata) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203262007489.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - News sulla città di Roma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203198007873.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lacittadiroma.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203198007873.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203198007873.PDF', 'title': 'lacittadiroma.it'} tp:url§§ https://lacittadiroma.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203198007873.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203198007873.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria: Italia fanalino di coda nel G7, il report 2025 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203120107110.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lapresse.it" del 02 Sep 2026
La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, ben al di sotto 7,1% della media Ocse. L''analisi e i rischi per il Ssn in tempo di Manovra
pubDate§§ 2026-09-02T08:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203120107110.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203120107110.PDF', 'title': 'lapresse.it'} tp:url§§ https://www.lapresse.it/salute/sanita/2026/09/02/spesa-sanitaria-italia-fanalino-di-coda-nel-g7-il-report-2025/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203120107110.PDF tp:ocr§§ Accesso ArchiviUltima oraHome > Salute > Sanità > Spesa sanitaria: Italia fanalino di coda nel G7, il report 2025La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, ben al di sotto 7,1% della media Ocse. L’analisi e i rischi per il Ssn in tempo di ManovraIn un mondo che fa i conti con la corsa dell’innovazione della salute, il nodo della spesa pubblica si ripropone con una certa regolarità. Ebbene, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15.mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale”, scandisce Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, commentando dopo la pausa estiva l’ultima analisi sulla spesa sanitaria nei Paesi Ocse, realizzata dalla Fondazione in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.Come ormai è bene noto, in Italia la spesa sanitaria pubblica nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ma soprattutto ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Una questione che “alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”, riprende Cartabellotta.Gimbe ha usato il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. Usa, Svizzera).Se da noi la spesa sanitaria pubblica 2025 è pari al 6,2% del Pil, sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano a questa voce una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del Pil) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil).La spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: ben 909 in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e ben 1.013 dollarui in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726). Insomma, “l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”, puntualizza Cartabellotta. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora il divario si è ampliato, crescendo ancora negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile.Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto, corris pondenti a € 612,4 pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat al 1 gennaio 2026 il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro. Una voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”. Insomma, “l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”, afferma il presidente Gimbe.E i risultati si vedono. Se il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, si sta deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili. “Il campanello d’allarme suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso – ricorda Cartabellotta – lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave”.Per Cartabellotta arrivati a questo punto il finanziamento della sanità “non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a strappare al Mef per il 2027. Il ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del Ssn, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.Cosa fare? Gimbe chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’Ue, né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. “Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei Lea”, conclude Cartabellotta. Staremo a vedere.ULTIME NOVITÀP.I. 06723500010 – Copyright: © LaPresse – Tutti i diritti riservatiLa nostra realtàServizi e OffertePartnershipInformazioni e utilityContattiEsteriMilano, Roma, Torino, Firenze, Napoli, Verona, Treviso, Oristano, Messina, Lamezia TermeNew York, Washington, Miami, Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino, Madrid, Varsavia, Praga, Ginevra, Vienna, Casablanca, Tokyo, Hong Kong tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203120107110.PDF §---§ title§§ Gimbe, Italia 15esima in Europa su spesa sanitaria pro-capite 2025, 'divario 36 mld rispetto a media' - La Ragione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203264507658.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "laragione.eu" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "lespresso.it" del 02 Sep 2026
Il presidente Cartabellotta: "Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fen
pubDate§§ 2026-09-02T08:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203237607213.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203237607213.PDF', 'title': 'lespresso.it'} tp:url§§ https://lespresso.it/c/salute/2026/9/2/report-gimbe-sanita-spesa-pubblica-dati-2025/64414 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203237607213.PDF tp:ocr§§ Il presidente Cartabellotta: "Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”I fondi pubblici per la sanità alla prova della Legge di Bilancio. Con quale curriculum si presenta il Ssn alla prova di fine anno? Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si è collocata al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. Cala lievemente il livello della spesa sanitaria pubblica che si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024. Anche in questo caso, un livello inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato i 36 miliardi di euro. Quanto spende lo Stato per ogni cittadino? Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952$: oltre 900$ in meno rispetto alla media Ocse e oltre 1.000$ in meno rispetto alla media dei Paesi europei. Tra gli Stati membri dell’Unione europea, ve ne sono infatti 14 che investono più dell’Italia: Germania in testa con +4.774$. Una parabola discendente, in curva ormai da oltre dieci anni. In particolare, sottolinea la Fondazione, dal 2011 in poi, quando la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora - traccia Gimbe - il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo i 424$ pro-capite nel 2019. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013$ per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto, corrispondenti - sulla base dei parametri Ocse - a 612,4 euro pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat al 1° gennaio 2026 - commenta il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta - il gap complessivo sfiora i 36,1 miliardi di euro. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”. “Nel confronto europeo - continua Cartabellotta - l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”. Il prezzo più alto, secondo Cartabellotta, lo pagano i cittadini. “Liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”. Quanto al nodo delle Case di comunità, rispetto al quale il Sindacato medici italiani (Smi) ha annunciato una mobilitazione nazionale, con azioni legali, manifestazioni e sciopero nazionale contestando l'obbligo di prestazione oraria, Cartabellotta lamenta una mancanza di trasparenza: “Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle “scatole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”. Il tempo scadrà tra poche settimane. Entro ottobre infatti i medici di medicina generale inizieranno a prestare servizio nelle Case di comunità.di Valentina Romagnolidi Gabriele Ragninidi Redazionedi Gabriele RagniniL'E COMMUNITYL'Espresso Media S.p.A Partita IVA 122627409672.2.0 Powered by Men At Code tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203237607213.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Magazine - Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202708012.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "magazine-italia.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T13:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202708012.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202708012.PDF', 'title': 'magazine-italia.it'} tp:url§§ https://magazine-italia.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202708012.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags: tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203202708012.PDF §---§ title§§ Il Ssn perde sempre più terreno: da Bruxelles l’allarme sulle ricadute economiche e sociali. link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203195407827.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "mondoprofessionisti.it" del 02 Sep 2026
15a in Europa per spesa pro-capite: divario di € 36 miliardi rispetto alla media europea. ultima nel g7.
pubDate§§ 2026-09-02T12:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203195407827.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203195407827.PDF', 'title': 'mondoprofessionisti.it'} tp:url§§ https://www.mondoprofessionisti.it/in-breve/il-ssn-perde-sempre-piu-terreno-da-bruxelles-lallarme-sulle-ricadute-economiche-e-sociali/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203195407827.PDF tp:ocr§§ Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato € 36 miliardi.«Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci».In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali.La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera).Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1).Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media Ocse ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). «Nel confronto europeo – commenta il Presidente – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale».Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabil e (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri Ocse – a € 612,4 pro-capite. «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia».Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il Presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso» (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia. «Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica».In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. «Il campanello d’allarme – chiosa il Presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese».In questo quadro diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove s trutture restino delle “scatole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».«Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203195407827.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Notiziario Flegreo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189207897.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziarioflegreo.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T13:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189207897.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189207897.PDF', 'title': 'notiziarioflegreo.it'} tp:url§§ https://notiziarioflegreo.it/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189207897.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203189207897.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Notiziedi.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254407557.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziedi.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "notiziedi.it" Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203254407557.PDF §---§ title§§ Invecchiamento, Istat: nel 2050 un italiano su tre over 65 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203122207095.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "nurse24.it" del 02 Sep 2026
Istat: nel 2050 gli over 65 saranno il 34,5% e 6,6 milioni vivranno soli. Cosa significa per gli infermieri fra pensionamenti e nuove lauree cliniche.
pubDate§§ 2026-09-02T08:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203122207095.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203122207095.PDF', 'title': 'nurse24.it'} tp:url§§ https://www.nurse24.it/infermiere/attualita-infermieri/invecchiamento-istat-2050-over-65-infermieri.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203122207095.PDF tp:ocr§§ attualitàPubblicato il 01.09.26 di Redazione Aggiornato il 02.09.26Le previsioni Istat diffuse il 31 agosto 2026 fissano al 34,5% la quota di over 65 nel 2050 e a 6,6 milioni gli anziani che vivranno soli. La FNOPI affianca quei numeri agli 80mila pensionamenti infermieristici attesi entro il 2035 e chiede un piano sul personale.Invecchiamento, Istat: nel 2050 un italiano su tre over 65L'Istat ha pubblicato il 31 agosto le previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro con base 1° gennaio 2025. I residenti sono oggi 58,9 milioni, scendono a 55 milioni nel 2050 e a 45,8 milioni nel 2080.Il calo svuota la fascia centrale. Chi ha tra 15 e 64 anni passa dal 63,4% al 55,3% entro il 2050, mentre gli over 65 salgono dal 24,7% al 34,5%, più di 18 milioni di persone. Gli ultraottantacinquenni, la fascia che assorbe il carico assistenziale maggiore, vanno dal 4,1% del 2025 al 7% del 2050 e all'8,4% nel 2080. L'età media supera i 51 anni a metà secolo, dai 46,9 anni di oggi.Si assottigliano anche le forze di lavoro: 3,4 milioni di occupati in meno entro il 2050, da 24,8 a 21,4 milioni, nonostante un tasso di attività in crescita dal 66,7% al 71%.Il dato che tocca più da vicino chi assiste riguarda le famiglie. Le persone che vivono sole passano da 10 a 11,6 milioni e arrivano a formare il 42% dei nuclei. Fra loro gli over 65 salgono da 4,6 a 6,6 milioni: nel 2050 saranno il 57% di chi vive solo. Fra le donne sole la quota di over 65 tocca il 71%.La FNOPI ricorda che 2,7 milioni di ultrasettantacinquenni vivono già senza nessuno in casa e che in quella fascia più di una donna su due è sola. Sono le persone che l'infermiere di famiglia e di comunità incontra al domicilio, spesso con più patologie croniche e senza un caregiver stabile accanto.Gli anni guadagnati non sono anni in buona salute. Il Libro bianco sulla cronicità e la non autosufficienza di Peripato e Fondazione Anthem colloca la speranza di vita alla nascita intorno agli 84 anni e quella in buona salute intorno ai 58: oltre venticinque anni di convivenza con cronicità, disabilità e perdita di autonomia.La cronicità assorbe già il 70% della spesa del Servizio sanitario nazionale e regge su 1,1 milioni di caregiver informali, segnala la FNOPI. Il Rapporto Gimbe conta 4,48 milioni di persone che hanno rinunciato a visite o esami nel 2023, di cui quasi 2,5 milioni per motivi economici, 600mila in più rispetto all'anno precedente.Mentre la domanda di assistenza cresce, l'offerta professionale si restringe. L'Italia resta sotto la media europea di infermieri per mille abitanti e la FNOPI stima una carenza di almeno 65mila professionisti.La curva dei pensionamenti fa il resto: 80mila uscite fra il 2026 e il 2035 secondo la Federazione, con un picco nel 2038 di oltre 17.600 pensionamenti in un solo anno. Nello stesso periodo le iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica hanno registrato un calo nell'anno accademico 2025/2026. Il Rapporto Gimbe misura 16,4 laureati ogni 100mila abitanti contro una media Ocse di 44,9. Chi si laurea, però, lavora: il tasso di occupazione a un anno dal titolo si attesta all'89,1%.Il primo strumento messo in campo è formativo. I decreti ministeriali n. 159 del 6 febbraio 2026 e n. 177 del 25 febbraio 2026 istituiscono tre lauree magistrali di area infermieristica a indirizzo clinico: cure primarie e infermieristica di famiglia e di comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive e dell'emergenza. I primi corsi partono dall'anno accademico 2026/2027.Per la FNOPI si tratta di allineare l'Italia agli standard europei di infermieristica specialistica e di aprire una carriera clinica accanto a quella organizzativa e didattica.Le previsioni Istat spostano il baricentro dell'assistenza verso il domicilio, le case della comunità e le struttu re residenziali. Aumentano la valutazione multidimensionale, la presa in carico della cronicità, la gestione dei presìdi a domicilio, il telemonitoraggio e il sostegno ai caregiver familiari, che invecchiano insieme alle persone che assistono.Le previsioni restano previsioni e l'Istat le costruisce su scenari di fecondità, mortalità e migrazioni che possono cambiare. La direzione, però, è la stessa da vent'anni, e la finestra per programmare gli organici coincide con quella in cui va formata la generazione di infermieri che assisterà il Paese del 2050.Devi fare il login per lasciare un commento. Non sei iscritto ?VideoContenuti in esclusiva, approfondimenti e aggiornamenti sulle principali notizie. La raccolta settimanale delle notizie scelte per te.PubblicitàDiventare InfermiereStudentiInfermieriSpecializzazioniLibera ProfessioneOSSIZEOS MEDIA GROUPQuotidiano - Registrato al tribunale di Rimini n.4 del 12/09/13Direttore ResponsabileIZEOS SRL | ROC 26157 REA : RN331812 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203122207095.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - OndAzzurra.com link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181007715.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ondazzurra.com" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T11:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181007715.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181007715.PDF', 'title': 'ondazzurra.com'} tp:url§§ https://www.ondazzurra.com/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181007715.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203181007715.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199207853.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "primopiano24.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni de lla pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica docu mentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itPrimo Piano 24 | direttore editoriale Susy Miraglia Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199207853.PDF §---§ title§§ Sanità, spesa pubblica scesa al 6,2% del Pil. Gimbe: “Italia ultima tra i Paesi del G7” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209507952.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidiano.net" del 02 Sep 2026
In vista del dibattito sulla manovra economica 2027, la Fondazione Gimbe ha fatto un’analisi sui continui tagli al Ssn: “De-finanziamento continuo da 15 anni”. La fotografia in area Ocse
pubDate§§ 2026-09-02T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209507952.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209507952.PDF', 'title': 'quotidiano.net'} tp:url§§ https://www.quotidiano.net/cronaca/sanita-spesa-pubblica-italia-gimbe-ggaj6cdu tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209507952.PDF tp:ocr§§ Opportunità per il dialogo1 € al mese La spesa sanitaria italiana in continuo caloRoma, 2 settembre 2026 – Troppi tagli alla spesa sanitaria, l’Italia diventa fanalino di coda in Europa e tra i Paesi del G7. Tra liste di attesa infinite, ticket in rialzo e cittadini costretti a ricorrere ai privati anche per i controlli di routine, a farne le spese sono i cittadini. I dati del 2005 parlano chiaro: con una spesa sanitaria pubblica intorno al 6,2% del Pil, l’Italia slitta al 15esimo posto tra i Paesi europei dell'area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. E sul fronte della spesa pro-capite, a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro. Lo rende noto Fondazione Gimbe. "Il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci", dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ecco la situazione nel dettaglio. Nel 2005, la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – continua Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine".In vista dell'avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l'obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp).Nell'interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (come in Italia e nel Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (ad esempio in Germania e Francia), assicurazione privata obbligatoria (nel caso di USA e Svizzera).Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell'area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 in meno rispetto alla media OCSE (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Unione Europea, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726).“Nel confronto europeo – commenta il presidente Gimbe – l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa de ll'Est e meridionale”.Fino al 2011, la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019.Il divario cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia. Poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo, e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile.Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell'area OCSE raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia”. “Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il presidente Gimbe – restituisce una fotografia impietosa: l'Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”. Nel 2025 l'Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l'Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia."Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-manovra: una trattativa su quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest'anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale”."Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo – dice Cartabellotta – fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili.“Il campanello d'allarme – chiosa il presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all'equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l'Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale de l Paese”. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all'1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l'acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target."Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle 'scatole vuote': target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”.“Con l'avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione Gimbe chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell'UE né l'impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l'Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo”."È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell'art. 32 della Costituzione”, conclude il numero uno della Fondazione Gimbe.© Riproduzione riservataSocietà soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203209507952.PDF §---§ title§§ Sanità, Gimbe: spesa pubblica scesa al 6,2% del Pil. Italia ultima tra i Paesi del G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211607993.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidiano.net" del 02 Sep 2026
In vista del dibattito sulla manovra economica 2027, la Fondazione Gimbe ha fatto un’analisi sui continui tagli al Ssn: “De-finanziamento continuo da 15 anni”. La fotografia in area Ocse
pubDate§§ 2026-09-02T13:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211607993.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211607993.PDF', 'title': 'quotidiano.net'} tp:url§§ https://www.quotidiano.net/cronaca/sanita-spesa-pubblica-italia-gimbe-ggaj6cdu tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211607993.PDF tp:ocr§§ Opportunità per il dialogo1 € al mese La spesa sanitaria italiana in continuo caloRoma, 2 settembre 2026 – Troppi tagli alla spesa sanitaria, l’Italia diventa fanalino di coda in Europa e tra i Paesi del G7. Tra liste di attesa infinite, ticket in rialzo e cittadini costretti a ricorrere ai privati anche per i controlli di routine, a farne le spese sono i cittadini. I dati del 2005 parlano chiaro: con una spesa sanitaria pubblica intorno al 6,2% del Pil, l’Italia slitta al 15esimo posto tra i Paesi europei dell'area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. E sul fronte della spesa pro-capite, a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro. Lo rende noto Fondazione Gimbe. "Il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci", dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ecco la situazione nel dettaglio. Nel 2005, la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – continua Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine".In vista dell'avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l'obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp).Nell'interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (come in Italia e nel Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (ad esempio in Germania e Francia), assicurazione privata obbligatoria (nel caso di USA e Svizzera).Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell'area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 in meno rispetto alla media OCSE (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Unione Europea, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726).“Nel confronto europeo – commenta il presidente Gimbe – l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa de ll'Est e meridionale”.Fino al 2011, la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019.Il divario cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia. Poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo, e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile.Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell'area OCSE raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia”. “Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il presidente Gimbe – restituisce una fotografia impietosa: l'Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”. Nel 2025 l'Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l'Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia."Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-manovra: una trattativa su quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest'anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale”."Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo – dice Cartabellotta – fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili.“Il campanello d'allarme – chiosa il presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all'equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l'Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale de l Paese”. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all'1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l'acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target."Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle 'scatole vuote': target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”.“Con l'avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione Gimbe chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell'UE né l'impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l'Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo”."È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell'art. 32 della Costituzione”, conclude il numero uno della Fondazione Gimbe.© Riproduzione riservataSocietà soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203211607993.PDF §---§ title§§ Sanità, Gimbe: spesa pubblica scesa al 6,2% del Pil. Italia ultima tra i Paesi del G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203200808029.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidiano.net" del 02 Sep 2026
In vista del dibattito sulla manovra economica 2027, la Fondazione Gimbe ha fatto un’analisi sui continui tagli al Ssn: “De-finanziamento continuo da 15 anni”. La fotografia in area Ocse
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E sul fronte della spesa pro-capite, a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro. Lo rende noto Fondazione Gimbe. "Il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci", dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ecco la situazione nel dettaglio. Nel 2005, la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – continua Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine".In vista dell'avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l'obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp).Nell'interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (come in Italia e nel Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (ad esempio in Germania e Francia), assicurazione privata obbligatoria (nel caso di USA e Svizzera).Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell'area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 in meno rispetto alla media OCSE (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Unione Europea, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726).“Nel confronto europeo – commenta il presidente Gimbe – l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale”.Fino al 2011, la spesa sanitaria pub blica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019.Il divario cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia. Poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo, e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile.Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell'area OCSE raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. 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Nel 2025 l'Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l'Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia."Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-manovra: una trattativa su quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest'anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale”."Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo – dice Cartabellotta – fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili.“Il campanello d'allarme – chiosa il presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all'equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l'Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”. In questo quadro, riferisce la nota della fondaz ione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all'1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l'acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target."Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle 'scatole vuote': target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”.“Con l'avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione Gimbe chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell'UE né l'impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l'Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo”."È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell'art. 32 della Costituzione”, conclude il numero uno della Fondazione Gimbe.© Riproduzione riservataIl tremolio degli arti non è l'unico campanello d'allarme: i segnali da tenere d'occhio sono molti, anche psicologiciGli effetti del calo nutrizionale possono comportare seri danni cardiaci, a fegato e reni, ulcere intestinali e danni permanenti all’apparato..."I disturbi alimentari non sono malattie da automedicare e soprattutto non sono da sottovalutare". Cosi dottor Ettore Corradi. "Se un...Componenti biologiche, psicologiche, familiari e sociali. Sono tutti fattori che possono innescare disturbi alimentari nell’adolescente. L’adolescenza è un periodo particolarmente...L’estate regala le meritate vacanze e più tempo libero per i ragazzi, ma anche insidie nascoste. Aumenta infatti il rischio...Società soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203200808029.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria. Gimbe: Italia sempre più lontana dall’Europa: la pubblica è al 6,2% del Pil contro una media del 7,1%. E questo gap vale 36 miliardi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244607407.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 02 Sep 2026
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana è di 1.013 dollari inferiore alla media dei Paesi europei OCSE: siamo 15esimi su 27 e ultimi nel G7.
pubDate§§ 2026-09-02T10:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244607407.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244607407.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/spesa-sanitaria-gimbe-italia-sempre-pi-lontana-dall-europa-la-pubblica-al-6-2-del-pil-contro-una-media-del-7-1-e-questo-gap-vale-36-miliardi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244607407.PDF tp:ocr§§ Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato € 36 miliardi.“Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”.In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione GIMBE ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali.La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto(PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera).Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1).Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). «Nel confronto europeo – commenta il Presidente – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale».Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa s anitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a € 612,4 pro-capite. «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia».Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il Presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso» (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia. “Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. “Il campanello d’allarme – chiosa il Presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”.In questo quadro diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: al 1° settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle “scatole vuote”: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati».“Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027 – conclude Cartabellotta – la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203244607407.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Radio Napoli Centro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203176807757.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "radionapolicentro.it" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
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Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203176807757.PDF §---§ title§§ L’Italia 15esima in Europa su spesa sanitaria pubblica pro capite - la Repubblica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231407275.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "repubblica.it" del 02 Sep 2026
L’analisi di Fondazione Gimbe: “Siamo ultimi del G7, nel nostro Paese spesa pubblica al 6,2% del Pil contro 7,1% media Ocse”
pubDate§§ 2026-09-02T09:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231407275.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231407275.PDF', 'title': 'repubblica.it'} tp:url§§ https://www.repubblica.it/salute/2026/09/02/news/italia_15esima_europa_spesa_sanitaria_pubblica_pro_capite-425560286/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231407275.PDF tp:ocr§§ Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l'Italia è al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. Si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato i 36 miliardi di euro". Sono i dati messi in evidenza da un'analisi condotta dalla Fondazione Gimbe in vista della Manovra 2027."Il sottofinanziamento pubblico della sanità - dichiara il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l'obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10".Il reportIn vista dell'avvio del confronto sulla prossima Legge di Bilancio, Gimbe ha preso in esame i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, "con l'obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali", si spiega in una nota. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp). Nell'interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale ( per esempio Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (come Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (Usa, Svizzera).Nel 2025 spesa sanitaria al 6,2% del PilNel 2025, analizza dunque Gimbe, in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del Pil, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell'area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell'Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro-capite nel 2025 in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell'Ue, 14 investono più dell'Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726). "Nel confronto europeo - commenta Cartabellotta - l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale". Sanità: Gimbe, “Equiparare Lea e Lep scorciatoia per accelerare attuazione autonomia differenzata” 14 Gennaio 2026Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, evidenzia Gimbe. Da allora, tuttavia, "il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia; poi nel 2023-2024, quando l'incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile".Il divario rispetto alla media dei Paesi europeiNel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell'area Ocse, secondo l'analisi, raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp), corrispondenti - sulla base dei parametri Ocse - a 612,4 euro pro-capite. "Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'Istat all'1 gennaio 2026 - commenta Cartabellotta - il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia".Un divario in crescitaIl trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025, continua il presidente di Gimbe, "restituisce una fotografia impietosa: l'Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso". Nel 2025, si legge nel report, l'Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania (8.726). "Emblematico il Regno Unito - aggiungono gli autori del focus - che condivide con l'Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia".L’equità socialeIn questo contesto le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa "convergono su una lettura apparentemente paradossale - riporta Gimbe - il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili", in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. "Il campanello d'allarme - conclude Cartabellotta - questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all'equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l'Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese". Mancano 5700 medici di famiglia: carenze in 18 regioni 17 Marzo 2026L’appello In questo quadro, rileva la Fondazione, "diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: al 1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità". Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l'acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. "Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile - commenta Cartabellotta - rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle 'scatole vuote': target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territ oriale per cui ci siamo indebitati". tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203231407275.PDF §---§ title§§ Liste d'attesa, via libera al Piano 2026-2028: cambia il modello di governance del sistema link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203179107808.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "sumailombardia.info" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "sumailombardia.info" del 02 Sep 2026
Estratto da pag. 1 di "tag24.it" del 02 Sep 2026
Sanità pubblica, l’Italia è 15esima tra i Paesi europei dell’Ocse e ultima nel G7. GIMBE stima un gap di 36,1 miliardi.
pubDate§§ 2026-09-02T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203208907950.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203208907950.PDF', 'title': 'tag24.it'} tp:url§§ https://www.tag24.it/1404206-sanita-pubblica-italia-spesa-gimbe-gap-36-miliardi tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203208907950.PDF tp:ocr§§ È stata diffusa oggi l’analisi della Fondazione Gimbe sulla sanità pubblica in vista della manovra di Bilancio 2026-2027.Secondo l’osservatorio, che analizza i dati ufficiali dell’Ocse relativi all’anno 2025, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi Ue e ultima tra quelli del G7 con un divario rispetto alla media Ocse per la spesa pro-capite pari al 36 miliardi di euro.La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (Ppp)."Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10".Dichiara il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.I numeri diffusi da Gimbe non sono confortanti. Il dato forse più importante è quello relativo al PIL. Nel 2025 l’Italia ha destinato alla Sanità il 6,2% del PIL nazionale contro il 7,1% della media Ocse dei Paesi Europei. Lo 0,9% in meno. Nel 2024 eravamo al 6,3%, a dimostrazione che nell’ultimo biennio la spesa della sanità pubblica si è ulteriormente ridotta.Ma è quando si va nel dettaglio concreto della spesa pro-capite che il divario appare più evidente. L’Italia, infatti, spende circa 3.952 dollari per abitante contro i 4.965 della media dei Paesi europei dell’Ocse.Circa 1000 dollari in meno per abitante, che corrispondono a 612 euro per abitante. Una cifra che se moltiplicata per i 59 milioni di italiani ci dà la somma del divario tra Italia e paesi europei dell’area Ocse: 36,1 miliardi di euro. Cosa significa? Significa che se l’Italia avesse una spesa pubblica sanitaria pro-capite pari alla media degli altri Paesi europei, sarebbe di circa 36 miliardi più alta. Come ci posizioniamo, allora, rispetto ai partener europei? Nella classifica europea, l’Italia è quindicesima su ventisette Paesi, quindi più o meno a metà classifica dietro a Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, ovvero paesi che fino a pochi anni fa erano dietro l’Italia. Il nostro Paese non è quello che spende meno in assoluto, tuttavia, il confronto si fa impietoso se si guardano i numeri della Germania dove la spesa pro-capite è di 8.726 dollari. In pratica il governo tedesco spende circa 2,2 volte più dell’Italia per abitante.In termini di PIL siamo all’11%.La spesa sanitaria, tuttavia, dipende da una serie di fattori come ad esempio il sistema di finanziamento, i salari o il tipo di prestazioni comprese. L’Italia utilizza prevalentemente la fiscalità generale (le tasse che paghiamo tutti) per finanziare il sistema sanitario, mentre la Germania ha un sistema basato in larga misura sull’assicurazione sociale obbligatoria. Un altro dato sottolineato da Gimbe, infine, è quello del trend storico. L’osservatorio sulla sanità pubblica, infatti, ha evidenziato che dal 2011 (ultimo anno in cui l’Italia era sostanzialmente allineato all’Europa) la spesa sanitaria italiana è andata inesorabilmente calando. Secondo GIMBE, il gap è arrivato a 424 dollari pro capite nel 2019 e si è ulteriormente allargato negli anni successivi, fino a raggiungere i 1.013 dollari nel 2025.In pratica, negli ultimi 15 anni l’Italia non è più riuscita a stare al passo degli altri Stati europei per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica.“È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di o ssigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia".Spiega Cartabellotta.E qui si apre un altro capitolo che è quello della sanità privata a cui sempre più italiani sono costretti a ricorrere, mentre chi non può permetterselo semplicemente rinuncia a curarsi.Nel 2024, secondo Istat, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o accertamenti diagnostici di cui avevano bisogno, pari al 9,9% della popolazione. Le cause sono soprattutto le liste d'attesa e le difficoltà economiche.Il Quotidiano Online dell'Ateneo Niccolò Cusano di RomaQuotidiano telematico. Registrato al n.12/2015 del 21 gennaio 2015 Tribunale di Roma. tp:writer§§ Maria Rita Esposito guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203208907950.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica, Italia nelle retrovie della UE. GIMBE: "Serve patto bipartisan" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203261607485.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "teleborsa.it" del 02 Sep 2026
La spesa sanitaria si attesta al 6,2% del PIL al 15° posto fra i Paesi europei dell''Area OCSE mentre il gap di spesa pro-capite comulata si allarga a oltre 36 miliardi
pubDate§§ 2026-09-02T10:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203261607485.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203261607485.PDF', 'title': 'teleborsa.it'} tp:url§§ https://www.teleborsa.it/DettaglioNews/69_2026-09-02_TLB/Sanit-pubblica-Italia-nelle-retrovie-della-UE-GIMBE-Serve-patto-bipartisan.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203261607485.PDF tp:ocr§§ Home Page / Notizie / Sanità pubblica, Italia nelle retrovie della UE. GIMBE: "Serve patto bipartisan" Sanità pubblica, Italia nelle retrovie della UE. GIMBE: "Serve patto bipartisan" La spesa sanitaria si attesta al 6,2% del PIL al 15° posto fra i Paesi europei dell'Area OCSE mentre il gap di spesa pro-capite comulata si allarga a oltre 36 miliardi Economia, Salute e benessere 02 settembre 2026 - 12.02 Seguici su Google Discover Fonti Preferite (Teleborsa) - Il piatto piange in Italia in tema di spesa sanitaria: nel 2025, l’Italia si colloca al 15° posto per spesa sanitaria pro-capite nell'ambito dell'Area OCSE (dati tratti da OECD Health Statistics) ed in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti rispetto al 2024 ed inferiore sia alla media OCSE sia a quella UE (entrambe al 7,1%). Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia, fra cui la Germania (11% del PIL) e addirittura la Repubblica Slovacca (6,4% del PIL). "Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine", sottolinea Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, citando il "prezzo" pagato dai cittadini in termini di liste d’attesa, collasso dei pronto soccorso, carenza di medici e disuguaglianze territoriali.In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione GIMBE ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali.Nel 2025 la spesa sanitaria pro-capite è ammontata a 3.952 dollari: un migliaio di dollari in meno sia della media OCSE (4.861 USD) sia della media UE (4.965 dollari). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai 47 dollari in più della Spagna ai 4.774 in più della Germania. "Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale", commenta Cartabellotta.Una netta differenza rispetto al 2011, quando la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 pro-capite nel 2019, contraendosi ancora durante la pandemia e nel periodo immediatamente successivo e raggiungendo nel 2025 la cifra di 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto (PPP), pari a circa 612,4 euro pro-capite. Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro."Questi dati confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale", evidenzia Cartabellotta, sollecitando "un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme struttu rali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica"."Il campanello d’allarme – prosegue il Presidente della Fondazione GIMBE – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese". Condividi``` Leggi anche Istruzione, spesa pubblica pari al 4,7% del PIL in UE Digitalizzazione: 1,5 milioni di imprese usano app "Impresa Italia" Turchia, Arabia Saudita e Pakistan firmano patto di difesa collettiva BF, dimissioni di un componente del Comitato Nomine e Remunerazioni tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203261607485.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria al 6,2% del Pil, Italia ultima tra Paesi del G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203251007343.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tgcom24.mediaset.it" del 02 Sep 2026
La spesa sanitaria scende al 6,2% del Pil. Gimbe, "Servono 36 miliardi in più per raggiungere la media europea"
pubDate§§ 2026-09-02T09:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203251007343.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203251007343.PDF', 'title': 'tgcom24.mediaset.it'} tp:url§§ https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/gimbe-spesa-sanitaria-italia-g7_116125161-202602k.shtml tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203251007343.PDF tp:ocr§§ La spesa sanitaria scende al 6,2% del Pil. Gimbe, "Servono 36 miliardi in più per raggiungere la media europea"--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203251007343.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse - Venezia 24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199507852.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "venezia24.com" del 02 Sep 2026
ROMA - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l''Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell''area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia [...]
pubDate§§ 2026-09-02T12:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199507852.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199507852.PDF', 'title': 'venezia24.com'} tp:url§§ https://venezia24.com/spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199507852.PDF tp:ocr§§ ROMA – Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Così in una nota la Fondazione Gimbe. ‘Il sottofinanziamento pubblico della sanità- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci’.IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA È IL 6,2% DEL PILIn vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726) (figura 2). ‘Nel confronto europeo- commenta il presidente- l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale’.AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemi a, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. ‘Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT all’1 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia’. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. ‘Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso’ (figura 4): nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE‘Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica’. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. ‘Il campanello d’allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles.Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del SSN non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese’. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sul la piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. ‘Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati’.‘Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare né la raccomandazione del Consiglio dell’UE né l’impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l’Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell’art. 32 della Costituzione’.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203199507852.PDF §---§ title§§ Sanità Italia ultima nel G7 | la voragine da 36 miliardi che fa tremare il governo segnalata dalla Fondazione Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/02/2026090203247507308.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "zazoom.it" del 02 Sep 2026
L’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica, secondo un’analisi della Fondazione Gimbe.
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