title§§ La protesta delle supposte link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101648204647.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" del 31 Aug 2026

Flash mob dei sindacati davanti alla regione, il caso in parlamento

pubDate§§ 2026-08-31T08:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101648204647.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101648204647.PDF', 'title': 'MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101648204647.PDF tp:ocr§§ IL TICKET FISSO DI 2,50 EURO SUI FARMACI IN BASILICATA LA PROTESTA DELLE SUPPOSTE Flash mob dei sindacati davanti alla Regione, il caso in Parlamento “Giù le mani dalle tasche dei lucani! La salute è un diritto che deve essere garantito a tutti. La malattia non può essere considerata una colpa. Chiediamo alla Giunta regionale di revocare la delibera, altrimenti chiameremo i lucani ad una grande mobilitazione a difesa del diritto alla salute”. Così Cgil, Cisl e Uil Basilicata e i sindacati dei pensionati Spi Cgil, Cisl Fnp e Uil Pensionati annunciando per oggi “un lash mob contro la scelta della giunta regionale di introdurre il ticket isso di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche. L’appuntamento è a Potenza, alle 10, davanti al Palazzo della Regione Basilicata”, al cui interno, alla stessa ora è prevista la conferenza stampa dell’assessore lucano alla Salute, Cosimo Latronico (Fdi). Per i sindacati, si tratta di “una scelta inaccettabile che peserà ulteriormente sulla spesa dei lucani, già fortemente provati dal caro vita, andando ad incidere specialmente sulle persone vulnerabili e sugli anziani che hanno bisogno di cure costanti. Appropriatezza prescrittiva e maggiore utilizzo di farmaci equivalenti. Questi sono gli strumenti per contenere la spesa farmaceutica, comportamenti e scelte che non dipendono certamente dai pazienti, quanto piuttosto dai soggetti prescrittori, medici ospedalieri, ambulatoriali e medici di famiglia. Ma per raggiungere questi obiettivi, dichiarati chiaramente dall’assessore, che si fa? Si mette un ticket di 2,50 euro a ricetta. Il ticket non può essere il deterrente per ridurre la spesa farmaceutica, scaricando così le proprie responsabilità gestionali sui cittadini, dopo aver utilizzato le risorse del bonus gas e del fondo sociale per coprire il disavanzo di oltre 80 milioni di euro”, concludono i rappresentanti sindacali. IL CASO IN PARLAMENTO “L’introduzione, a partire dal primo settembre, del ticket aggiuntivo di 2,50 euro a ricetta deliberato dalla Regione Basilicata, sommata al caro vita e al caro carburante che penalizza particolarmente una regione interna, può determinare un ulteriore effetto di rinuncia alle cure e di disuguaglianza nell’accesso al diritto alla salute. Il ministro Schillaci nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto dell’autonomia regionale, dovrebbe avviare un approfondimento con la Regione Basilicata al ine di rivedere tale decisione e di valutare misure alternative di ef icientamento della spesa farmaceutica che non gravino sui cittadini”. Lo chiede l’onorevole Enzo Amendola (Pd) in un’interrogazione al ministro della Salute, Orazio Schillaci. “L’introduzione della nuova ‘tassa Bardi-Latronico’, seppur de inito di modesta entità – continua il parlamentare eletto in Basilicata - rappresenta una violazione del principio di universalità del Servizio sanitario nazionale e si inserisce in un contesto sanitario regionale e nazionale già fortemente critico, caratterizzato da liste d’attesa insostenibili, carenza di personale sanitario, chiusura e depotenziamento di servizi territoriali e crescente rinuncia alle cure da parte dei cittadini, come certi icato dagli ultimi rapporti Censis e Gimbe”. Per Amendola, “non è chiaro, ad oggi, quale sia l’ammontare del gettito atteso da tale misura e quale sia la destinazione vincolata di tali risorse, né quali bene ici concreti e misurabili ne deriveranno in termini di riduzione delle liste d’attesa e miglioramento dei servizi e anche di contenimento della spesa sanitaria. Se si registrano sprechi o inef icienze, questi andrebbero contrastati agendo sulla centralizzazione degli acquisti, sulla governance e sull’organizzazione dei servizi, e non scaricando ulteriori costi sui cittadini”, conclude il dem. Così una misura che, nella forma, appare come un intervento di compartecipazione alla spesa sanitaria; nella sostanza, però, apre una questione ben più ampia, che supera i con ini regionali e arriva ino a Roma. A portrcela è anche l’onorevole pentastellato Arnaldo Lomuti, che ha annunciato un’interrogazione al Ministro della Salute per chiedere conto di un meccanismo che, a suo giudizio, inisce per penalizzare proprio i territori più fragili, più anziani e più dispersi. La vicenda lucana, infatti, non è soltanto una scelta amministrativa locale. È il punto di incrocio tra una decisione nazionale sui tetti di spesa farmaceutica e una decisione regionale che rende quella scelta concreta, immediata, misurabile nelle tasche dei cittadini. E quando la politica sanitaria smette di essere una tabella e diventa una moneta chiesta a un pensionato allo sportello della farmacia, il dibattito cambia tono. Il cuore della contestazione sta nella ride inizione dei limiti della spesa farmaceutica. Dal 2024, il tetto della farmaceutica convenzionata — cioè quella dei farmaci ritirati nelle farmacie territoriali — è stato ridotto al 6,80 per cento del fabbisogno sanitario. Parallelamente, il tetto della spesa per acquisti diretti, vale a dire i farmaci acquistati dalle aziende sanitarie, è stato portato all’8,50 per cento. Tradotto in termini politici e sociali, secondo Lomuti, si è ristretto il canale della prossimità e si è allargato quello ospedaliero. Una formula eficace, perché fotografa una trasformazione precisa: meno margine per la farmacia sotto casa, più spazio per la distribuzione legata alle strutture sanitarie. Ma in un Paese uniforme solo sulla carta, questa rimodulazione non pesa ovunque allo stesso modo. La Basilicata è una regione piccola, con una popolazione anziana e molte aree interne. In contesti del genere, la farmacia non è soltanto un luogo di dispensazione del farmaco: è spesso il presidio sanitario più vicino, il volto quotidiano della sanità, il ponte tra cittadino e servizio pubblico. Non stupisce, quindi, che proprio la Basilicata registri il consumo di ricette pro capite più alto d’Italia: quasi sette milioni di ricette in un anno a fronte di poco più di mezzo milione di abitanti. Il dato, però, va letto ino in fondo. Come sottolinea Lomuti, il costo medio per ricetta è inferiore alla media nazionale. In altre parole, non si prescrivono farmaci più cari; si prescrivono più farmaci perché la popolazione è mediamente più anziana e più esposta alla cronicità. È qui che si apre la frattura. Se il tetto è costruito su una percentuale rigida e il ticket è applicato sulla singola ricetta anziché sul valore effettivo della terapia, il rischio è che il sistema colpisca non lo spreco, ma la struttura demogra ica. Lomuti richiama il monitoraggio AIFA sulla spesa 2025 per mettere in evidenza un punto chiave. In Basilicata, la spesa per la convenzionata supera il tetto di circa otto milioni di euro. Gli acquisti diretti, invece, lo superano per oltre quarantaquattro milioni. Una differenza netta: più di cinque volte tanto. Il quadro nazionale rafforza questa lettura. Sempre secondo il comunicato, lo sfondamento degli acquisti diretti s iora i cinque miliardi. Eppure, qui si manifesta quella che il parlamentare de inisce una vera asimmetria: il superamento della spesa per acquisti diretti viene ripianato attraverso il payback a carico delle aziende farmaceutiche; per la convenzionata, invece, la normativa consente alle Regioni di rivalersi sui cittadini attraverso una compartecipazione. È il passaggio politicamente più delicato. Se nel comparto che sfora di più paga l’industria, mentre in quello che sfora di meno può pagare il cittadino, il sistema appare rovesciato rispetto a un intuitivo criterio di equità. È su questo punto che il caso lucano potrebbe assumere un valore nazionale. Perché la domanda, scomoda ma inevitabile, è semplice: chi deve assorbire il peso delle distorsioni del sistema sanitario, il mercato o il malato? Se Roma, nella ricostruzione di Lomuti, ha impostato il meccanismo, Potenza non sarebbe comunque esente da responsabilità. Anzi. Il parlamentare chiarisce che nessuna norma nazionale imponeva alla Regione Basilicata né l’importo di 2,50 euro né la data del primo settembre. Si tratta, dunque, di una scelta politica regionale. Il riferimento è anche simbolico. La Giunta, ricorda Lomuti, aveva azzerato il ticket isso il 1° settembre 2020 con la delibera 496. Oggi lo reintroduce sei anni esatti dopo. Una coincidenza temporale che pesa nel racconto politico, perché suggerisce l’immagine di un passo indietro. Non solo: la Regione ha già coperto 54 milioni di disavanzo sanitario 2025 attingendo per 21 milioni al bonus gas, risorse pensate originariamente per alleggerire le bollette delle famiglie. Da qui l’affondo: prima i fondi destinati all’energia domestica, ora le tasche dei malati. La polemica si innesta su un quadro sanitario che, stando ai dati citati nel comunicato, presenta criticità strutturali. Il monitoraggio ministeriale dei Livelli essenziali di assistenza per il 2023 dichiara la Basilicata inadempiente proprio sull’assistenza distrettuale, con un punteggio di 52 su una soglia di suf icienza issata a 60. È un dettaglio tutt’altro che tecnico. L’assistenza distrettuale è la trama della sanità territoriale: medicina di prossimità, servizi ai cronici, continuità di cura. Se questa rete è debole, il ricorso alla farmacia territoriale diventa ancora più importante. Colpire quel segmento con un ticket isso rischia allora di somigliare a una toppa cucita sul punto già più logoro del tessuto. A questo si aggiunge il dato emerso, secondo quanto riportato da Lomuti, nell’audizione Istat alla Camera del 2026: il 28,6 per cento dei ricoveri dei cittadini lucani avviene fuori regione, percentuale seconda soltanto a quella del Molise. Anche qui il numero dice molto più di quanto sembri. La mobilità sanitaria non è soltanto una statistica; è il termometro della iducia, o della sua assenza, nei servizi disponibili sul territorio. Il punto più forte dell’iniziativa parlamentare annunciata da Lomuti riguarda i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale. La questione è cruciale: quanto pesa davvero la struttura demogra ica di una regione nella distribuzione delle risorse? Se una popolazione è più anziana, più dispersa geogra icamente, più esposta alla cronicità, il inanziamento tiene conto in modo adeguato di questi fattori oppure solo in maniera simbolica? La formula usata dal deputato è destinata a lasciare il segno: il diritto alla salute non può dipendere dall’età media della regione in cui si nasce. È una frase che ha la forza degli slogan politici riusciti, ma anche il merito di riassumere una questione reale. Perché l’universalismo del Servizio sanitario nazionale si misura proprio nelle differenze: non quando tutto è omogeneo, ma quando bisogna compensare le disuguaglianze di partenza. C’è poi un elemento strettamente politico che rende la vicenda ancora più sensibile. Chi governa a Roma e chi governa a Potenza, osserva Lomuti, appartengono alla stessa maggioranza. Per questo, sostiene, non è possibile il tradizionale rimpallo di responsabilità tra centro e periferia. La misura nasce da una cornice nazionale e viene resa esecutiva da una scelta regionale. Due piani distinti, ma comunicanti. È l’aspetto che probabilmente spiega perché il caso Basilicata possa diventare un banco di prova parlamentare. Non si discute soltanto di 2,50 euro a ricetta, cifra che qualcuno potrebbe liquidare come modesta. In realtà, nelle economie fragili, nelle famiglie segnate da terapie continuative, nelle comunità anziane, anche un importo apparentemente contenuto può trasformarsi in una somma pesante, soprattutto se ripetuta nel tempo. Il ticket, in questo senso, è come una goccia che cade sempre nello stesso punto: non fa rumore, ma scava. Il tema non è soltanto se la Basilicata debba o meno reintrodurre il ticket sui farmaci, ma se l’architettura complessiva della spesa farmaceutica sia coerente con la geogra ia sociale del Paese. Se i territori più anziani e periferici usano di più la farmaceutica convenzionata non per eccesso prescrittivo, ma per necessità clinica e organizzativa, allora un tetto uniforme rischia di trasformarsi in una misura diseguale. È qui che la politica sanitaria incontra la sua prova più dif icile: distinguere tra controllo della spesa e trasferimento del costo sui più vulnerabili. Non sempre il rigo re coincide con la giustizia, e non sempre una misura contabile è neutrale. Talvolta somiglia a quelle mappe disegnate da lontano, perfette sulla carta ma incapaci di raccontare le salite, i tornanti, i paesi isolati. L’interrogazione annunciata al Ministro della Salute servirà proprio a veri icare se il Governo intenda correggere questo squilibrio e se nei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale il fattore demogra ico possa inalmente avere un peso reale. La Basilicata, in questo passaggio, è molto più di un caso locale: è uno specchio che rilette le crepe di un sistema chiamato a tenere insieme universalismo, sostenibilità e prossimità. E la domanda, a ben vedere, riguarda tutti: una sanità che chiede di più a chi ha di più bisogno sta ancora rispettando ino in fondo la promessa con cui è nata? LA PROTESTA SPINTA DALLE OPPOSIZIONI “L’introduzione del ticket isso di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche rappresenta la certi icazione del fallimento delle politiche sanitarie del governo regionale guidato da Bardi e dall’assessore Latronico. Per mesi abbiamo ascoltato una narrazione trionfalistica secondo cui la sanità lucana sarebbe stata sulla strada del risanamento e dell’ef icienza. Oggi la realtà racconta una storia completamente diversa: i conti sono fuori controllo e la Giunta, incapace di governare la situazione, sceglie la strada più semplice, quella di chiedere altri sacri ici ai cittadini”. Così, in una dichiarazione, il consigliere regionale lucano Piero Marrese (Basilicata democratica). Per il dem, “la destra che ogni giorno si dichiara contraria alle tasse, quando si trova ad amministrare dimostra ancora una volta di fare l’esatto contrario. Invece di intervenire per eliminare sprechi, inef icienze e ritardi organizzativi, scarica sulle famiglie lucane il costo delle proprie scelte e delle proprie mancanze. Il nuovo ticket sui farmaci - aggiunge - non nasce da una riforma del sistema sanitario, ma dalla necessità di fare cassa per coprire uno sforamento della spesa farmaceutica che la Regione non è stata in grado di prevenire e gestire. Siamo di fronte a una misura che colpisce cittadini già alle prese con l’aumento del costo della vita e con dif icoltà nell’accesso ai servizi sanitari. Anche se sono previste esenzioni per diverse categorie fragili, resta il fatto che la soluzione individuata dal governo regionale consiste nel mettere le mani nelle tasche dei lucani anziché assumersi la responsabilità di una gestione più ef iciente delle risorse pubbliche”. “Questo provvedimento - continua - smentisce, nei fatti, la propaganda della maggioranza. Se davvero la sanità lucana fosse migliorata come sostenuto dall’assessore Latronico, oggi non ci troveremmo ad introdurre nuovi balzelli per riequilibrare i conti. La verità è che il modello BardiLatronico mostra tutti i suoi limiti proprio nel settore più importante per i cittadini: il diritto alla salute. Per queste ragioni considero l’introduzione del ticket sui farmaci non una scelta di programmazione sanitaria, ma il simbolo del fallimento politico e amministrativo della Giunta regionale. I lucani meritano una sanità ef iciente, accessibile e sostenibile, non nuove tasse utilizzate per coprire errori e incapacità di governo”, conclude Marrese. “Chiediamo che la delibera” sul ticket a 2,50 euro sulle ricette “sia sospesa e portata in Consiglio regionale prima della sua entrata in vigore”. Lo chiedono le consigliere regionali della Basilicata del M5S, Alessia Araneo e Viviana Verri. “Dal primo settembre - ricordano le dirigenti pentastellate - i cittadini lucani non esenti pagheranno 2,50 euro per ogni ricetta della farmaceutica convenzionata. La Giunta regionale presenta la misura come un adempimento tecnico, richiesto dai tetti di spesa nazionali e mitigato da un ampio impianto di esenzioni. È una ricostruzione che regge inché non si guardano i numeri, e i numeri sono pubblici: il quadro nazionale impone il rispetto di tetti di spesa, con conseguenze a carico dell’industria farmaceutica in caso di sfondamento; l’introduzione di un ticket a carico dei cittadini, e il suo importo, restano una scelta politica regionale, non un obbligo puntuale imposto da Roma”. L’assessore alla Salute, Cosimo Latronico (FdI) “riferisca in Commissione - aggiungono Araneo e Verri - con dati disaggregati sul gettito atteso, sulla platea effettivamente incisa e sull’impatto sui pazienti cronici non esenti. Chiediamo inoltre che - continuano - il monitoraggio semestrale annunciato dall’assessore sia pubblico e veri icabile, e che alla compartecipazione imposta ai cittadini corrisponda inalmente un piano di riorganizzazione della spesa farmaceutica ospedaliera e della distribuzione diretta: l’unico comparto dove lo scostamento dal tetto nazionale non solo è più ampio in valore assoluto, ma nell’ultimo anno è persino peggiorato nonostante le misure già annunciate. Continuare a coprire i buchi con le risorse dei cittadini, dopo aver già utilizzato quelle del bonus gas, non è governare la sanità: è amministrare il proprio fallimento a spese di chi si cura”, concludono le consigliere regionali M5S. “E’ inacettabile la ricetta” decisa dal centrodestra che governa la Regione Basilicata. Lo sottolinea, in una nota, Christian Giordano, presidente della Provincia di Potenza e coordinatore lucano del Movimento Cinque stelle, in riferimento all’introduzione “di un nuovo costo di 2,50 euro per ogni ricetta farmaceutica”. “Dal primo settembre, purtroppo - ricorda il dirigente pentastellato - i lucani saranno costretti a pagare 2,50 euro per ogni ricetta. Il Governo regionale dovrebbe chiedersi perché sempre più persone rinunciano o rimandano le cure a causa dei costi, delle liste d’attesa e della necessità di rivolgersi alla sanità privata. E invece di dare una risposta a questo problema, introduce un nuovo costo di 2,50 euro per ogni ricetta farmaceutica. È inaccettabile”. Secondo Giordano, “in un momento in cui le famiglie lucane sono già alle prese con il peso sempre maggiore del carburante e con il caro vita, la Regione dovrebbe trovare soluzioni per alleggerire le dif icoltà di cittadini e imprese. Invece fa esattamente il contrario: non trova una soluzione al caro carburante e contemporaneamente introduce un altro costo per chi deve curarsi. La questione non sono soltanto i 2,50 euro. È la iloso ia che c’è dietro questa scelta. Come Movimento 5 Stelle Basilicata - continua - diciamo con chiarezza che questa non è la strada giusta. La salute è un diritto, non una voce di spesa sulla quale far pagare sempre di più i cittadini. Prima di introdurre nuovi ticket, la Regione pensi a ridurre le liste d’attesa, rafforzare il personale, migliorare i servizi territoriali e contrastare davvero gli sprechi. Perché c’è una cosa che non possiamo accettare: che in Basilicata una persona debba rinunciare a curarsi perché non può permetterselo. E se questo sta già accadendo, la risposta della Regione non può essere far pagare ancora di più”, conclude Giordano. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La protesta delle supposte -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101648204647.PDF §---§ title§§ Intelligenza di comunità Al castello startup e innovazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101736104474.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" del 31 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-31T06:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101736104474.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101736104474.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101736104474.PDF tp:ocr§§ Intelligenza di comunità Al castello startup e innovazione MONASTERACE MONASTERACE - Al castello medievale di Monasterace stasera “Intelligenza di Comunità”, dedicata a startup, innovazione, cultura e formazione sull’Intelligenza Artificiale, realizzata nell’ambito di +M.O.R.E. – Monasterace Open Resource Experience. Saranno presenti Nino Cartabellotta (Fondazione Gimbe), Fortunato Varone (direttore generale dipartimento Lavoro e Imprese Produttive della Regione), Cosmano Lombardo e Giorgio Taverniti (Search On Media Group) e Carlo Murdolo, sindaco di Monasterace. Al centro dell’appuntamento ci saranno progetti di imprenditorialità innovativa provenienti da contesti locali, nazionali e internazionali, parte dell’hub connesso al progetto M.O.R.E. e dell’ecosistema sviluppato attorno all’applicazione delle tecnologie emergenti in ambiti come turismo, salute e valorizzazione dei territori. Accanto alla pitch session, “Intelligenza di Comunità” ospiterà talk dedicati all’innovazione, agli investimenti e all’attrattività territoriale. ---End text--- Author: Redazione Heading: MONASTERACE Highlight: Image: -tit_org- Intelligenza di comunità Al castello startup e innovazione -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083101736104474.PDF §---§ title§§ Morta per difterite, le tappe del calvario I genitori si difendono: «Non siamo no-vax» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044403445.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "CORRIERE DELLA SERA" del 31 Aug 2026

Dopo la loro denuncia indagati otto medici

pubDate§§ 2026-08-31T03:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044403445.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044403445.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044403445.PDF tp:ocr§§ Mortaperdifterite, letappedelcalvario Igenitorisidifendono: «Nonsiamono-vax» Dopolalorodenunciaindagatiottomedici Palermo Q uesta mattina il loro legale presenterà un’istanza per chiedere alla Procura di Palermo di ascoltare nuovamente i genitori di Anna Rosa. La loro bambina, 4 anni, è morta di difterite. Una malattia che in Italia è ormai scomparsa. La piccola, però, non era stata vaccinata. E per questo i genitori ora sono indagati per omicidio colposo. Sono stati descritti anche come dei no-vax che non avrebbero immunizzato la figlia perché convinti che il siero potesse provocare l’autismo. «Non è vero, è tutto falso», si difendono. Anzi rilanciano, attaccando apertamente i medici che, a loro dire, non avrebbero fatto il possibile per salvare la figlia. A caldo la mamma, Manuela, aveva reagito con un lungo post, parlando di «medici incompetenti». Preferisce non rilasciare interviste, ma ha denunciato tutti i sanitari che in diversi ospedali di Palermo hanno visitato e curato la figlia. E dopo l’esposto, seppure come atto dovuto, otto medici sono stati iscritti nel registro degli indagati. «I genitori respingono le ricostruzioni che sono passate sui media — spiega il loro legale, Luigi Marrandino —. Non ci stanno a passare per no-vax incuranti della salute dei figli». Anzi, sostengono di non avere nulla contro i vaccini. «Basti dire che loro sono vaccinati e hanno regolarmente vaccinato gli altri loro quattro figli — aggiunge il legale —. La stessa Anna Rosa non è stata vaccinata per un impedimento importante che i genitori spiegheranno quando verranno interrogati dagli inquirenti». Insomma la famiglia ritiene di non avere nulla da rimproverarsi. E soprattutto sostiene di non aver nascosto che la figlia non era immunizzata. «Non è vero — scrivono nella denuncia — che abbiamo tardato nel rendere noto che la bambina non era vaccinata. Lo abbiamo detto sin dal primo ingresso al Pronto soccorso dell’ospedale Cervello. Da dove ci hanno rimandato a casa, dicendo che aveva solo una tonsillite». Se questo è vero si dovrà capire quanto abbia influito. Insomma, se curata per difterite sin dal primo accesso in ospedale Anna Rosa si poteva salvare? In attesa degli sviluppi dell’inchiesta non resta che mettere in fila i fatti. Dopo la visita dal pediatra i genitori vanno in ospedale alle 22.18 del 13 agosto. La bambina ha febbre, mal di gola e vomito. La portano al Pronto soccorso del «Cervello». Qui resta per circa due ore. Quindi viene dimessa con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile». Già al momento del triage, stando alla denuncia, i genitori avrebbero fatto presente che la piccola non si era sottoposta ai cicli di vaccinazione pediatrica. Nonostante ciò non vennero fatti ulteriori accertamenti, ma prescritta solo una terapia farmacologica e dimessa. Tornata a casa Anna Rosa continua a star male. Persistono i sintomi e cresce ancora la febbre. Nella tarda serata del 15 agosto i genitori la riportano al Pronto soccorso del «Cervello». Solo in questo secondo accesso una dottoressa avanza il sospetto che possa trattarsi di difterite. Ha ragione. L’indomani arriva la diagnosi di «sospetta difterite», in attesa della conferma dall’Istituto Superiore di Sanità. A quel punto scattano i relativi protocolli, con isolamento e richiamo del vaccino per il personale sanitario. Anna Rosa, invece, viene intubata e trasferita all’Ospedale dei bambini Di Cristina. Da quel momento i medici tentano di tutto: dalla somministrazione del vaccino, all’emodialisi per ripulire il sangue. Viene anche attaccata all’Ecmo, la macchina per la circolazione extracorporea. Poi il trasferimento in terapia intensiva all’Ospedale Civico, dove muore alle 2.30 del 20 agosto per collasso multiorgano dovuto al batterio della difterite. «Il sospetto dei genitori — dice il legale — è che la bambina possa aver subito cure inadeguate e interventi invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute». Al momento sono indagati solo i sanitari dell’Ospedale dei bambini. Ciò significa che, almeno in questa fase, gl i inquirenti vogliono verificare l’adeguatezza delle cure prestate e non il ritardo nella diagnosi. Qualunque sarà l’esito dell’inchiesta nulla toglie al problema più generale sollevato da questo caso: la Sicilia è all’ultimo posto per copertura vaccinale in età pediatrica. ---End text--- Author: Alfio Sciacca Heading: Palermo Highlight: La scheda Il decesso e le accuse ? Anna Rosa, 4 anni, è morta di difterite lo scorso 20 agosto all’Ospedale Civico di Palermo. La piccola non era stata vaccinata. Per questo i genitori della bambina sono indagati per omicidio colposo La prima diagnosi di tonsillite ? La bambina era stata portata all’ospedale Cervello la notte del 13 agosto. Aveva mal di gola e febbre alta, ma dopo due ore stata dimessa con diagnosi di tonsillite e prescrizione di cura farmacologica Nuovo ricovero: «È difterite» ? La bambina continua a stare male e due giorni dopo i genitori la riportano al Cervello. Solo in questo caso viene fatta la diagnosi di sospetta difterite, poi confermata dall’Istituto superiore di sanità La denuncia, 8 medici indagati ? La piccola viene trasferita all’ospedale Di Cristina e poi al Civico, dove muore la notte del 20 agosto. I genitori presentano una denunciamo e vengono indagati otto medici dell’ospedale Di Cristina La causa Il legale: «Anna Rosa non è stata vaccinata per un impedimento importante» Image:Nosocomio L’ospedale Di Cristina di Palermo, dove la bimba di 4 anni è stata ricoverata prima del trasferimento al Civico dove è morta il 20 agosto -tit_org- Morta per difterite, le tappe del calvario I genitori si difendono: «Non siamo no-vax» -sec_org- tp:writer§§ Alfio Sciacca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044403445.PDF §---§ title§§ Infermieri, troppe mansioni improprie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026303436.PDF description§§

Estratto da pag. 51 di "ITALIA OGGI SETTE" del 31 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-31T03:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026303436.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026303436.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026303436.PDF tp:ocr§§ Infermieri, troppe mansioni improprie Il 94,5% degli infermieri svolge almeno un tipo di attività non infermieristica, soprattutto di carattere amministrativo e ausiliario. Inoltre, fino al 32,6% dell'attività lavorativa di questi professionisti viene assorbito da mansioni non proprie del patrimonio professionale dell'infermiere. Sono alcuni dei dati rilanciati da Coina, il sindacato delle professioni sanitarie, che denuncia un vero e proprio demansionamento strutturale degli infermieri, alla luce della recente sentenza del tribunale di Reggio Calabria, che ha riconosciuto il demansionamento di un'infermiera dell'Asp costretta per anni, a causa della carenza di personale, a svolgere attività proprie degli Oss. ___________© Riproduzione riservata___________ ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Infermieri, troppe mansioni improprie -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026303436.PDF §---§ title§§ Un infermiere ogni 600 detenuti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026103438.PDF description§§

Estratto da pag. 37 di "ITALIA OGGI SETTE" del 31 Aug 2026

Nelle carceril'emergenza sanitaria è diventata strutturale

pubDate§§ 2026-08-31T03:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026103438.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026103438.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026103438.PDF tp:ocr§§ ItaliaOggi fa il punto con Gianpaolo Catanzariti, responsabile Osservatorio carcere Ucpi Un infermiere ogni 600 detenuti Nelle carceri l’emergenza sanitaria è diventata strutturale a sensibilità dell'avvocatura sta cambiando: il processo non finisce con la sentenza. C'è la necessità assoluta di tutelare i diritti umani anche nella fase dell'esecuzione penale», così Gianpaolo Catanzariti, Responsabile dell'Osservatorio Carcere UCPI – Unione Camere Penali Italiane - in merito alla pubblicazione di “Ristretti in Agosto”. Un programma capillare di visite e sopralluoghi che vede impegnati avvocati penalisti, parlamentari e consiglieri regionali in decine di istituti penitenziari da Nord a Sud: da Poggioreale a Secondigliano, da Genova Marassi a Cagliari-Uta, fino ai complessi di Teramo, Pavia e Siracusa. L'iniziativa, giunta al terzo anno consecutivo, nasce dall'esigenza dell'Osservatorio Carcere dell'UCPI di stimolare le 133 Camere Penali territoriali a monitorare le carceri «L proprio nel periodo estivo. Agosto è la fase più critica: mentre il Paese si ferma, il sovraffollamento e le carenze sanitarie si inaspriscono e l'attenzione mediatica scema. «Vediamo persone con patologie gravi attendere mesi per una visita specialistica», sottolinea Catanzariti che definisce l'emergenza sanitaria uno dei veri e propri "buchi neri" informativi. La regionalizzazione della sanità crea gravi difformità territoriali di base, ma tra i detenuti si registrano attese di molti mesi per visite specialistiche di grave urgenza. «Senza dimenticare che a causa del sovraffollamento vediamo detenuti con malattie infettive, come la scabbia, vivere a stretto contatto con chi non è “ stato (ancora) contag giato». Il commento p dell’avvocato è netto: av «L'emergenza non è e più una parentesi ma d una condizione struttuS rale permanente». Cagl tanzariti precisa che g l'iniziativa non ha un intento punitivo verso il personale penitenziario o i medici (i quali lavorano in condizioni di sotto-organico e con turni massacranti). Sul fronte sanitario si registra un rapporto di 1 infermiere ogni 600 detenuti (rispetto a 1 ogni 80-100 di Francia e Spagna) e circa 4.500 aggressioni annuali ai danni degli operatori sanitari. Secondo il Prison Health Framework dell'OMS, un sovraffollamento superiore al 200% annulla l'efficacia dei protocolli di profilassi, con un rischio di esposizione a patogeni (TBC, HIV, Epatiti) quadruplicato e la riemersione di malattie legate al degrado igienico come la scabbia. Infine, le piante organiche denotano forti scoperture: la Polizia Penitenziaria registra una carenza di 2.503 agenti (31.667 impiegati su 34.170 previsti), mentre il personale amministrativo segna un deficit di 849 unità. Il report conclude dimostrando il fallimento delle sole politiche edilizie: tra il 2020 e il 2026, a fronte di un aumento dei detenuti del +25,2% (+13.198 persone), i posti reali disponibili sono diminuiti del 2,1% (-1.001 posti). La relazione poi mette a nudo una grande opportunità mancata: vi sono 20.894 detenuti con una pena residua comri presa tra 0 e 3 anni che e avrebbero i requisiti lea gali per accedere alle misure alternative. Al acontrario, il 60,2% dei ristretti (38.528 persone) viene trattenuto in regime di chiusura totale. C’è quindi anche questo paradosso per cui il 69,4% della popolazione detentiva sta scontando una condanna definitiva, ma c’è un 23,4% che si trova in custodia cautelare (con un 14,3% in attesa del primo giudizio). ---End text--- Author: TERESA OLIVIERI Heading: Highlight: “Ristretti in Agosto” è un programma capillare di visite e sopralluoghi che vede impegnati avvocati penalisti, parlamentari e consiglieri regionali in decine di istituti penitenziari da Nord a Sud: da Poggioreale a Secondigliano, da Genova Marassi a Cagliari-Uta, fino ai complessi di Teramo, Pavia e Siracusa Image:Gianpaolo Catanzariti -tit_org- Un infermiere ogni 600 detenuti -sec_org- tp:writer§§ Teresa Olivieri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102026103438.PDF §---§ title§§ Il Veneto vota sul fine vita La Lega spinge per il sì, Fdi e cattolici non ci stanno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044703444.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "LIBERO" del 31 Aug 2026

Domani la questione in Consiglio regionale. Zaia: «In gioco la libertà della persona». Cl attacca: «Norma già bocciata»

pubDate§§ 2026-08-31T03:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044703444.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044703444.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044703444.PDF tp:ocr§§ Il Veneto vota sul fine vita La Lega spinge per il sì, Fdi e cattolici non ci stanno Domani la questione in Consiglio regionale. Zaia: «In gioco la libertà della persona». Cl attacca: «Norma già bocciata» Che possa essere un giro di boa (per la verità più politico che prescrittivo) è fuor di dubbio: se domani il consiglio regionale del Veneto approvasse la legge di iniziativa popolare “Liberi subito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni di Filomena Gallo e Marco Cappato sul fine vita, sarebbe la prima regione del centrodestra a definire, in un testo puntuale e normativo, le «procedure e i tempi per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito». E qui, il dato, è per l’appunto una questione di equilibrio soprattutto dentro la maggioranza veneta. Primo perché ci son già state altre regioni (la Sardegna, la Toscana e l’Emilia Romagna: tutte e tre in quota “campo largo”, mettiamola così) che hanno legiferato in questo senso, togliendo di fatto la primogenitura territoriale al Veneto; secondo perché il tema è di quelli che fanno discutere, che apparentemente neanche mettono d’accordo e sul quale la libertà di coscienza è sacrosanta tanto quanto il dibattito, pure acceso, interno; e terzo perché un precedente c’è già stato, proprio lì, in quel palazzo Ferro Fini di Venezia che adesso ci riprova ma che allora, era il 2024, si era dovuto arrendere e per un voltafaccia del Pd (ma dopo ci arriviamo). Piccola postilla, che poi tanto piccola non è: l’ordine del giorno sul fine vita in Veneto viene addirittura prima degli accordi quadro sull’Autonomia. E d’accordo sarà solo una faccenda di calendario, va bene sarà un caso, però è sufficientemente indicativo del clima che va per la maggiore. E va, cioè, che il grande sostenitore di questa battaglia è l’ex governatore e ora presidente proprio del consiglio veneto Luca Zaia (Lega): «Non voteremo sulla morte, ma sulla libertà della persona», scrive in una lettera aperta alla vigilia dell’appuntamento, «ciò che accadrà riguarda il rapporto tra libertà individuale e responsabilità delle istituzioni, tra progresso della medicina e limite delle cure, tra diritto, coscienza, dignità e sofferenza. Ci sono momenti nei quali la politica deve avere la forza di rinunciare alla politica» per assumersi «la responsabilità di organizzare procedure chiare». Ché più netto di così era difficile. Anche perché il suo successore, Alberto Stefani, per questa occasione, ha seguito di persona il pacchetto di modifiche ed emendamenti che dovrebbero convincere i dubbiosi della sua maggioranza: dato che sì, è vero, il fronte mica è granito e compatto al 100% (lo stesso capogruppo leghista nel consiglio Riccardo Barbisan ha annunciato di non votare a favore perché «questa disciplina dovrebbe essere prerogativa dello Stato», considerazione condivisibilissima se non fosse che dalla pronuncia sul caso di dj Fabo, e nonostante i richiami della Consulta, il parlamento nazionale se n’è lavato le mani; e anche Fratelli d’Italia ricorda «il voto contrario di due anni fa»), però i numeri tecnicamente ci sono, e l’operazione, questa volta, potrebbe riuscire (sempre che non ci metta lo zampino l’altra parte, quella che ciancia di diritti civili senza mai concretizzarne uno: nel 2024, ci siamo arrivati, gli sforzi di Zaia si son dovuti arrendere per il voto contrario di una consigliera dem, Anna Maria Bigon, che aveva votato persino in dissenso al suo stesso partito). Oggi, nel dibattito in Veneto, entra anche Comunione e liberazione che, citando papa Leone XIV e i vescovi del Triveneto, ricorda che «è il momento di ricomprendere e ribadire che il “compito della comunità civile e del sistema sanitario è assistere e curare, non anticipare la morte”, secondo quella scelta costituzionale che fonda la repubblica stessa e che esclude ogni “diritto a morire”». Dal 2019, cioè dalla sentenza che ha pienamente assolto Cappato per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani e averlo aiutato ad accedere alla dolce morte lì, sono almeno diciotto le persone che hanno chiesto e ottenuto l’autorizzazio ne al suicidio assistito in Italia e che sono state seguite dall’associazione Coscioni. Il voto in Veneto potrebbe non essere immediato, domani si apre la fase della discussione della proposta di legge e sono previsti due giorni di lavoro, che possono diventare tre prima della decisione. Ma vada come andrà, e con la precisazione che sull’argomento ognuno è ovviamente libero di pensarla come gli pare, sarà un banco di prova. ¦ ---End text--- Author: CLAUDIA OSMETTI Heading: Highlight: L’EX GOVERNATORE «Davanti a una materia tanto complessa, nessuno possiede il monopolio dell’etica» LA NOTA DI CL «Il compito della società civile e del servizio sanitario è assistere e curare» Suicidio assistito in Italia: casi, sentenze e norme regionali Con l’Ordinanza n. 207 del 2018 (emessa il 23 ottobre e depositata il 16 novembre 2018), la Corte Costituzionale aveva invitato il Parlamento a legiferare sull’argomento, invito rimasto inascoltato. Dopo questa sentenza, sono state 16 le persone che sono riuscite ad accedere legalmente al suicidio medicalmente assistito attraverso il Servizio Sanitario Nazionale. La pietra miliare in materia di ?ne vita e suicidio medicalmente assistito è la storica sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale, emessa sul cosiddetto “caso Cappato / Dj Fabo”. Con questa decisione, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio (Art. 580 del Codice Penale) non è punibile a patto che il paziente rispetti contemporaneamente quattro precisi requisiti medici e legali: Patologia irreversibile Sofferenze intollerabili Capacità di decidere Trattamenti di sostegno vitale il paziente deve essere affetto da una malattia che non prevede possibilità di guarigione. la patologia deve causare sofferenze ?siche o psicologiche che la persona reputa assolutamente insostenibili. la persona deve essere pienamente capace di intendere e di volere, e di prendere decisioni libere e consapevoli. il paziente deve essere dipendente da trattamenti medici per sopravvivere (es. ventilazione meccanica, nutrizione arti?ciale, o terapie farmacologiche salvavita). Ad oggi, sono tre le regioni italiane che hanno approvato una legge per regolamentare le procedure e i tempi del suicidio medicalmente assistito Toscana prima a introdurre la normativa nel febbraio 2025 Sardegna ha approvato la legge nel settembre 2025 Emilia-Romagna ha approvato il provvedimento il 23 luglio 2026 Image:L’ex governatore veneto Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale -tit_org- Il Veneto vota sul fine vita La Lega spinge per il sì, Fdi e cattolici non ci stanno -sec_org- tp:writer§§ CLAUDIA OSMETTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102044703444.PDF §---§ title§§ Il virus del Nilo torna a fare paura "Il caldo ha accelerato la diffusione" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102042503458.PDF description§§

Estratto da pag. 46 di "STAMPA" del 31 Aug 2026

In Piemonte, dall'inizio del 2026, sono stati registrati 48 casi: un anno fa erano appena 16

pubDate§§ 2026-08-31T03:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102042503458.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102042503458.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102042503458.PDF tp:ocr§§ Il virus del Nilo torna a fare paura “Il caldo ha accelerato la diffusione” In Piemonte, dall’inizio del 2026, sono stati registrati 48 casi: un anno fa erano appena 16 epidemiologi pessimisti sul futuro: “È Possibile un ulteriore incremento, ci stiamo avvicinando al record del 2018” Che il Virus del Nilo sia ormai di casa anche in Piemonte è noto. Che i casi siano in aumento è una rivelazione di questa estate “bollente” monitorata dal Seremi, il Servizio di epidemiologia regionale. La stagione estiva 2026 segna un record per il Piemonte sul fronte del West Nile, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto West Nile. Restando al Piemonte, secondo l'ultimo report del Seremi, aggiornato alla settimana 17-23 agosto, i casi confermati registrati da maggio sono già 48. «Un dato significativo se confrontato con lo stesso periodo dell'anno scorso, quando i contagi si fermavano a quota 16 - spiega la dottoressa Chiara Pasqualini, responsabile del Seremi -. La cifra attuale si avvicina ai 61 casi registrati in un'intera stagione nel 2018, il valore massimo toccato da quando il virus è comparso per la prima volta in Piemonte, nel 2015». Si tratta di casi autoctoni, ovvero infezioni contratte sul nostro territorio, a testimonianza del fatto che il virus è ormai endemico. Le aree più colpite sono state quelle di Novara (16 casi contro i 9 nello stesso periodo del 2025) e Alessandria (9 casi a uno ). Il Novarese detiene un altro record: è la prima provincia del Piemonte dove quest’anno si è iniziato a registrare casi già dai primi di luglio, almeno 15 giorni prima di quanto avvenuto nelle stagioni precedenti. Con il crepuscolo dell’estate, archiviato il problema? Non proprio. «Analizzando i dati storici, le settimane a venire potrebbero registrare un ulteriore aumento dei contagi, ricalcando l'andamento della scorsa stagione, quando il picco si concentrò proprio in questo scorcio di fine stagione - spiega Pasqualini -. È importante ricordare che l'infezione non si trasmette da persona a persona: il contagio avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzare che in precedenza hanno punto uccelli infetti, gli unici serbatoi del virus». Non appena viene diagnosticato un caso, il Seremi attiva il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica per l'indagine epidemiologica volta a individuare i luoghi probabili del contagio e Ipla, che coordina i sopralluoghi e gli interventi mirati di disinfestazione. Da maggio Ipla ha già eseguito 77 interventi di prevenzione e controllo. Completa il quadro la principale misura di prevenzione: in risposta ai risultati della sorveglianza integrata, che unisce ambito umano, veterinario ed entomologico, la Struttura Trasfusionale del Piemonte ha attivato fin dai primi di luglio le misure di sicurezza (prevedono il controllo di tutte le donazioni di sangue ed emocomponenti). «Il caldo intenso, registrato già da fine maggio, ha giocato un ruolo determinante nell'accelerare il ciclo biologico della zanzara comune», precisa Pasqualini. Stando all’Istituto Superiore di Sanità, al 26 agosto 2026 in Italia sono stati segnalati 432 casi confermati di infezione nell’uomo. Notificati 17 decessi, di cui uno relativo a un caso importato. La circolazione del virus è stata finora dimostrata in 66 Province appartenenti a 17 Regioni. Nello stesso periodo sono stati segnalati anche 10 casi di un altro virus, Usutu: 6 in Lombardia e uno rispettivamente in Emilia-Romagna, Marche, Lazio e Piemonte. Numeri che, nei prossimi anni, purtroppo tenderanno ad aumentare.— ---End text--- Author: ALESSANDRO MONDO Heading: epidemiologi pessimisti sul futuro: “È Possibile un ulteriore incremento, ci stiamo avvicinando al record del 2018” Highlight: In tutto il Paese dall’inizio 2026 sono stati accertati e confermati 432 casi Il 10 per cento in Piemonte “ Non si trasmette da uomo a uomo il contagio avviene tramite la puntura degli insetti Image:Per arginare la diffusione in Piemonte è attivo un protocollo che applica le indicazioni del Ministero CHIARA PASQUALINI RESPONSABILE SEREMI -tit_org- Il virus del Nilo torna a fare paura “Il caldo ha accelerato la diffusione” -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRO MONDO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/31/2026083102042503458.PDF §---§