title§§ Sanità digitale e accessibilità in Italia: le barriere invisibili della primary care
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Estratto da pag. 1 di "lamiafinanza.it" del 18 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-19T00:13:00+00:00
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tp:ocr§§ A firma di Guja Ventura, Head of Operations di International Care Company (ICC)Negli ultimi anni la sanità italiana ha accelerato il proprio percorso di trasformazione digitale. Gli esempi sono molteplici: dal fascicolo Sanitario Elettronico alle piattaforme di assistenza da remoto, dalle prenotazioni online ai nuovi servizi digitali territoriali, solo per citare alcuni dei pilastri di una strategia che punta a rendere il sistema più efficiente e vicino alla comunità. I numeri non fanno che confermarlo. Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, infatti, nel 2025 la spesa per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Stando agli ultimi dati, il 53% degli italiani (undici punti percentuale in più rispetto al 2025), ha consultato almeno una volta il Fascicolo Sanitario Elettronico, segno di una crescente familiarità con gli strumenti digitali della salute[1]. Questa evoluzione si riflette anche nelle modalità di erogazione dell’assistenza: dopo la spinta impressa dalla pandemia, la telemedicina è diventata una componente sempre più rilevante del percorso di cura. Oggi sei cittadini su dieci comunicano con il proprio medico tramite WhatsApp, mentre il 52% dei Medici di Medicina Generale e il 36% dei medici specialisti dichiarano di effettuare televisite. Un’evoluzione che trova riscontro anche nelle strategie delle strutture sanitarie: il 74% identifica infatti la telemedicina come una delle principali priorità di investimento digitale. Resta tuttavia un margine di maturazione, poiché l’utilizzo di piattaforme dedicate è ancora limitato e, in molti casi, le visite a distanza vengono erogate attraverso strumenti non progettati specificamente per l’ambito sanitario.Sul fronte della digitalizzazione, tuttavia, persistono significative differenze territoriali. Un aggiornamento della Fondazione Gimbe sul Fascicolo Sanitario Elettronico ha evidenziato nel 2025 una forte disomogeneità tra le regioni sia nella completezza dei documenti disponibili sia nell’offerta di servizi digitali. L’analisi mostra inoltre che il livello di utilizzo da parte dei cittadini resta mediamente inferiore al 50% in diverse aree del Paese, segnalando una persistente frattura digitale nell’accesso ai servizi sanitari e un consistente divario tra le regioni del nord e quelle del sud[2].La digitalizzazione, tuttavia, non coincide automaticamente con l’accessibilità. Se da un lato aumenta la disponibilità di servizi online, dall’altro emergono nuove forme di esclusione che non dipendono soltanto dalla connessione internet o dalle competenze digitali. L’accessibilità, infatti, non significa semplicemente poter accedere a una piattaforma, ma essere nelle condizioni di comprenderne il funzionamento, orientarsi tra servizi spesso frammentati e completare il proprio percorso di cura senza ostacoli.È qui che emergono le cosiddette “barriere invisibili”: per molte persone – anziani, caregiver, cittadini con disabilità, persone con background migratorio o con una limitata alfabetizzazione sanitaria – le difficoltà iniziano molto prima dell’accesso a una prestazione. Comprendere quale servizio attivare, sapere a chi rivolgersi, gestire un’emergenza familiare o coordinare interlocutori diversi rappresenta una sfida quotidiana che richiede tempo, competenze e supporto.A queste criticità si aggiungono poi le fragilità strutturali del sistema sanitario. L’accessibilità alle cure primarie è infatti ostacolata da lunghe liste di attesa, dalla crescente carenza di medici di medicina generale – nel nostro Paese ne mancano oltre 5.500 e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle regioni più popolose – e dalla frammentazione dei percorsi assistenziali. La progressiva riduzione del numero di medici di famiglia incide inoltre sulla prossimità dell’assistenza: in molte aree interne, montane e rurali, trovare un medico di medicina generale vicino al proprio luogo di residenza è sempre più difficile, con conseguen
ti maggiori tempi e difficoltà negli spostamenti per accedere alle cure. Persistono inoltre barriere linguistiche e culturali, procedure amministrative complesse e orari di accesso spesso poco flessibili, che rendono ancora più difficile orientarsi all’interno del sistema sanitario.Questi fattori si inseriscono in un contesto di evidente sottofinanziamento della sanità pubblica rispetto ad altri Paesi europei: secondo le ultime stime disponibili, la spesa sanitaria italiana (8,4% del Pil) è al di sotto della media Ocse (9,3%) e di quella in particolare di Germania (12,7%), Francia (10,8%) e Regno Unito (9,3%)[3], penalizzando soprattutto anziani, persone fragili, cittadini in situazioni di marginalità socioeconomica e residenti nelle aree più svantaggiate.La questione assume un peso ancora maggiore alla luce delle dinamiche demografiche. Secondo gli ultimi Indicatori Demografici dell’Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 hanno raggiunto i 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione italiana, mentre gli ultraottantacinquenni superano i 2,5 milioni[4]. L’Italia si conferma, così, il Paese più anziano dell’Unione Europea per incidenza della popolazione anziana. Si tratta di una trasformazione strutturale che modifica profondamente la domanda di assistenza. Cresce infatti il numero di persone che necessitano non soltanto di cure sanitarie, ma anche di supporto continuativo, orientamento, accompagnamento e servizi di prossimità.È proprio alla luce di queste trasformazioni che emerge uno dei principali equivoci del dibattito sulla sanità digitale. Ancora oggi l’innovazione viene spesso identificata con la semplice digitalizzazione delle prestazioni: piattaforme online, Fascicolo Sanitario Elettronico, telemedicina e nuovi servizi digitali. In realtà, la primary care contemporanea comprende un insieme molto più ampio di attività che va oltre la dimensione clinica. Significa orientare le persone all’interno del sistema sanitario, coordinare i servizi, supportare i caregiver, gestire le fragilità e garantire continuità lungo tutto il percorso di assistenza. Basti pensare al caso di un lavoratore che vive lontano dai propri genitori anziani. Il problema non consiste soltanto nell’ottenere una visita specialistica, ma nel riuscire a monitorare la situazione, trovare rapidamente risposte affidabili, coordinare eventuali interventi domiciliari e gestire gli imprevisti che possono compromettere il benessere della persona assistita. In questi casi il bisogno è contemporaneamente sanitario, assistenziale e organizzativo.Per questo motivo il concetto stesso di innovazione sanitaria sta cambiando. L’obiettivo non è più soltanto la digitalizzazione delle prestazioni, ma la capacità di costruire ecosistemi integrati di assistenza che semplifichino il rapporto tra cittadini e servizi. In questa prospettiva stanno assumendo un ruolo crescente i modelli che combinano teleassistenza primaria, orientamento ai servizi, supporto internazionale, programmi dedicati ai caregiver, assistenza per la popolazione senior e gestione delle situazioni impreviste che possono influire sulla continuità della cura.L’obiettivo non è sostituire il Servizio sanitario nazionale, ma rafforzarne la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, rendendolo più accessibile attraverso una presa in carico più fluida, tempestiva e coordinata. Il valore di questi servizi risiede proprio nella loro funzione sociale: accompagnare le persone verso il percorso assistenziale più appropriato, migliorando la fruibilità del sistema sanitario e contribuendo a un utilizzo più efficiente delle sue risorse. In questo modo, situazioni a bassa complessità, che spesso si riversano impropriamente sui Pronto Soccorso per mancanza di alternative accessibili o di un orientamento tempestivo – soprattutto nelle ore serali, nei fine settimana o nei territori dove l’assistenza territoriale è meno capillare – possono essere intercettate e gestite in modo più adeguato, alleggerendo la pressione sulle strutture di emergenza e consentendo loro di
concentrarsi sui casi realmente urgenti.Questa evoluzione riguarda sempre più anche il mondo delle imprese. L’invecchiamento della popolazione attiva, l’aumento dei lavoratori impegnati nell’assistenza a familiari fragili e la crescente attenzione al benessere organizzativo stanno trasformando il welfare aziendale. Le aziende non cercano più soltanto prestazioni sanitarie aggiuntive, ma strumenti capaci di supportare concretamente i dipendenti nella gestione della vita quotidiana e delle responsabilità di cura. In questo scenario, il valore della tecnologia non si misura soltanto in termini di efficienza, ma soprattutto nella sua capacità di generare prossimità.Una piattaforma digitale, da sola, non elimina le disuguaglianze. Può farlo soltanto se inserita all’interno di una rete di servizi in grado di accompagnare le persone, orientarle e fornire risposte tempestive ai bisogni che emergono lungo il percorso. In quest’ottica la sfida della sanità digitale italiana, dunque, non può essere unicamente tecnologica. È innanzitutto organizzativa, culturale e relazionale. Perché la vera accessibilità non consiste nel mettere un servizio online e sostituire l’apporto umano al servizio stesso, ma nel garantire che ogni persona possa utilizzarlo con semplicità e ricevere il supporto necessario nel momento in cui ne ha davvero bisogno.[1] https://www.osservatori.net/comunicato/sanita-digitale/sanita-digitale-italia-spesa/[2] https://press.gimbe.org/press/comunicati/comunicato.it-IT.html?id=472&utm[3] https://storagehub.homnya.net/cmsimage/allegati/allegato1763033390.pdf[4] https://www.istat.it/comunicato-stampa/indicatori-demografici-anno-2025/Trendiest Media si posiziona come un’agenzia all’avanguardia nel settore dell’ufficio stampa, della comunicazione e del giornalismo: offre un ampio spettro di servizi mirati a costruire e consolidare l’immagine e la brand reputation di professionisti e aziende nel mercato.We prioritize accuracy and integrity in our content. Here's how we maintain high standards:Our content is carefully reviewed by experienced professionals to ensure accuracy and relevance.Look for the expert-reviewed label to read content you can trust.Author: Trendiest Media Agenzia di Stampa - Partner ContributorTrendiest Media si posiziona come un’agenzia all’avanguardia nel settore dell’ufficio stampa, della comunicazione e del giornalismo: offre un ampio spettro di servizi mirati a costruire e consolidare l’immagine e la brand reputation di professionisti e aziende nel mercato.LA MIA FINANZARispettiamo la tua privacySu questo sito usiamo cookie e tecnologie simili. Alcuni sono necessari al funzionamento delle pagine e sono sempre attivi. Altri — di misurazione del traffico, personalizzazione dei contenuti e pubblicitari, anche di terze parti — li usiamo solo se ci dai il permesso.Puoi accettare tutto o rifiutare tutto: il sito funziona lo stesso. Puoi cambiare idea in qualsiasi momento.Puoi cambiare idea quando vuoi dal collegamento "Consensi" in fondo alla pagina.Cookies policy Informativa privacyScegli una delle due per continuare a leggere.
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title§§ Entro due anni in Piemonte meno medici della media nazionale - Newsnovara.it
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Estratto da pag. 1 di "newsnovara.it" del 19 Aug 2026
L''allarme lanciato da Fondazione Gimbe: tra il 2019 e il 2024 il loro numero si è già ridotto di oltre il 10%
pubDate§§ 2026-08-19T10:49:00+00:00
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tp:ocr§§ Immagine d'archivio di medici e infermieriE' allarme sanità in Piemonte. Entro il 2028 nella regione oltre 430 medici di medicina generale raggiungeranno l'età di pensionamento dei 70 anni.Il numero medio di assistiti per medico di famiglia al 1 gennaio 2025 nell'intera regione è pari a 1.407 (con la media nazionale che è pari a 1.383). E' quanto emerge dall'analisi della Fondazione Gimbe sui medici di medicina generale. Secondo la stima Gimbe, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a un medico ogni 1.200 assistiti, al 1 gennaio 2025 in regione mancano 463 medici.Tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale in regione si sono ridotti del 10,6%. La media nazionale della riduzione è pari al 14,1% e nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili: -50 candidati (-29%) rispetto alle borse finanziate (media Italia +26%).m.d.m.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Sanità, dalla Regione Lazio una campagna di 610mila euro per case della comunità e app sanitaria
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Estratto da pag. 1 di "romatoday.it" del 19 Aug 2026
La campagna informativa sarà affidata a LazioCrea, con l''obiettivo di far conoscere i nuovi servizi ai cittadini di Roma e di tutta la Regione
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tp:ocr§§ Conclusa in buona parte la fase dei tagli del nastro e portata a casa l’intesa con i medici per l’accordo integrativo regionale, la Regione punta a promuovere le case della comunità di Roma e di tutto il Lazio. E lo fa attraverso una campagna di comunicazione affidata a LazioCrea dal valore complessivo di 610mila euro, per far conoscere le nuove strutture sanitarie e la app Lazio per la salute.Una campagna per promuovere le case della comunitàLa decisione è stata messa nero su bianco in una determina a firma della direttrice della Direzione regionale Trasformazione digitale e procurement, Stefania Ricci. È previsto l’affidamento secondo il regime dell’in-house providing (modalità di affidamento diretto di un servizio o di un bene da parte della pubblica amministrazione a una società controllata) a LazioCrea, per un valore complessivo di 610mila euro, iva inclusa. Di cui 305mila per pubblicizzare, a partire da settembre, le case della comunità. E altri 305mila per la campagna dedicata all’app, la cui partenza è prevista il prossimo 19 ottobre. Con l’obiettivo di far conoscere questi servizi ai cittadini.Rivoluzione o "scatole vuote". Cosa sono le case della comunità e come cambiano la sanità a RomaLe case “della discordia”L’inaugurazione in serie delle case della comunità a Roma e nel Lazio, d’altra parte, è stata accompagnata da una serie di polemiche da parte dell’opposizione. L’ultima puntata è stato il consiglio regionale straordinario dello scorso 29 luglio in cui tutte le opposizioni regionali compatte e un lungo elenco di sindaci dell’area metropolitana di Roma e del Lazio hanno attaccato il presidente della Regione, Francesco Rocca: “Taglia nastri, ma le case della comunità sono senza risorse e senza personale”.Accuse a cui il diretto interessato ha risposto così: “Sulle case della comunità per me era prioritario realizzare le strutture, centrando gli obiettivi del Pnrr. Questa era la grande sfida. I dati poi sono certificati e pubblici. Sono piene? Ancora le stiamo riempiendo. Ma era una corsa contro il tempo. Abbiamo fatto di tutto per potenziare il personale con 5mila persone già inserite e altre 4mila che arriveranno nel corso del 2026. Ma 105 strutture rispettano i criteri”.Pochi medici, turni sorteggiati e minacce di trasferimento. Dentro il caos nelle case delle comunità di RomaIl fascicolo sanitario elettronicoQuella per le case della comunità e l’app regionale non è l’unica importante campagna avviata dalla Regione sul fronte sanitario. A giugno è stato disposto lo stanziamento di 300mila euro per promuovere l’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico. Uno strumento a cui i cittadini del Lazio guardano ancora con una certa diffidenza. Stando all’ultimo report di Gimbe dedicato al tema, a usarlo nella Regionr è meno di una persona su 10 (esattamente il 9%). Mentre diversi tra coloro che lo utilizzano hanno segnalato difficoltà e disservizi.Numeri bassi, soprattutto se messi in confronto a percentuali come quella dell’Emilia Romagna, dove l’adesione è al 92%. Per invertire questa tendenza la Regione ha prima arruolato la primaria star di TikTok Solange Fugger (nota sui social come Minerva Salute) e poi ha avviato una maxi campagna informativa.
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/19/2026081903139306390.PDF
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