title§§ Legge sul fine vita la strada impervia per arrivarci
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Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-17T03:43:00+00:00
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tp:ocr§§ LEGGE SUL FINE VITA LA STRADA IMPERVIA PER ARRIVARCI ? Il corsivo del giorno C irca un mese fa, all’attrice Sibilla Barbieri fu negata l’assistenza dall’ASL Roma 1 perché non era «attaccata» a macchine per sopravvivere. Era soltanto invasa da metastasi a pancreas, fegato, polmoni, cervello, cuoio capelluto, sterno, pube, stomaco, e tre vertebre della colonna. E soffriva di costanti, insopportabili dolori. Le restavano tre mesi di inferno, che rifiutò con piena consapevolezza e lucidità. Non bastò per essere assistita a morire. E così il figlio l’accompagnò in Svizzera. Questo il quadro della «legge» italiana, anno 2026. Confermato inevitabilmente dalla Corte costituzionale, che pure da anni, dalla sentenza 2019 sul caso Cappato/dj Fabo, tenta di risvegliare il legislatore dal sonno della ragione e dal mostro generato. A questo punto, occorre porsi alcune domande. Appartiene o no a noi, la nostra vita, lungo tutto il suo arco? Quando potremo disporne liberamente, anche per porvi fine, per autonoma e cosciente determinazione personale, pur se non ricorrano quelle sadiche attuali condizioni «di legge» (essere affetti da malattie irreversibili, sofferenze insopportabili e persino, appunto, dipendenti da «sostegni vitali» — macchine — per sopravvivere)? E per farlo serenamente, con i nostri cari vicino, avendo diritto, come cittadini, a essere assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale? Può, uno Stato laico, subordinare la prestazione di questa assistenza a condizioni che con tutta evidenza riflettono una secolare «sovranità dogmatica»? Di questo si tratta, senza ipocrisie. Quale allarme o turbamento della società può derivare dal fatto che una persona, tenendo per mano i suoi cari nel raccoglimento della propria casa, sia aiutata a finire serenamente una vita che non sente più come degna? Quanta strada v’è da compiere, da noi, per giungere ad affermare il diritto della persona a essere assistita nella libera e cosciente scelta di porre fine all’esistenza: per qualsivoglia motivo? Intanto, per migliorare «il presente del futuro» (S. Agostino), guardiamo a Stati meno condizionati da dogmi religiosi, come Paesi Bassi, Belgio, Canada. E soprattutto a quella Costituzione i cui principi fondativi — qui, in primis, gli articoli 2 e 3 — risalgono al «Progetto» della storica Commissione presieduta da Ruini (Meuccio). © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gustavo Ghidini Heading: ? Il corsivo del giorno Highlight: Image: -tit_org- Legge sul fine vita la strada impervia per arrivarci -sec_org-
tp:writer§§ Gustavo Ghidini
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title§§ Salute nelle carceri, una Casa di Comunità a Rebibbia
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Estratto da pag. 36 di "ITALIA OGGI SETTE" del 17 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-17T03:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Salute nelle carceri, una Casa di Comunità a Rebibbia Per potenziare l'assistenza sanitaria negli istituti di pena e garantire il diritto alla cura delle persone private della libertà, il DAP, la Regione Lazio e la ASL Roma 2 hanno siglato all'inizio di agosto 2026 un'intesa per la nascita della «Casa di Comunità di Rebibbia». L'intesa è stata formalizzata dal Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, dal Provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria Giacinto Siciliano e dal Direttore Generale della ASL Roma 2 Francesco Amato, alla presenza del Capo del DAP Stefano Carmine De Michele. La decisione di sottoscrivere questo accordo nasce dalla necessità di dare risposte concrete ed efficaci alla gestione della salute all'interno degli istituti di pena, un ambito da sempre segnato da complesse criticità operative e burocratiche. In ambito penitenziario, l'accesso a prestazioni sanitarie e accertamenti diagnostici richiede tradizionalmente il trasferimento dei detenuti presso i presidi ospedalieri esterni. Questa procedura comporta una serie di complessità oggettive: richiede un impiego intensivo di personale di Polizia Penitenziaria per le attività di scorta, genera rilevanti costi logistici e di trasporto per l'amministrazione e determina inevitabili dilatazioni nei tempi di attesa per l'ottenimento delle visite e delle terapie. Per superare queste difficoltà e garantire il rispetto del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione, le istituzioni hanno scelto di adottare un modello di sanità di prossimità intra-muraria. L'accordo stabilisce che il DAP metta a disposizione in uso gratuito un'area di 450 metri quadrati situata nel fabbricato A della Casa di reclusione di Roma Rebibbia. Contestualmente, la ASL Roma 2 si occuperà dell'adeguamento strutturale, impiantistico e tecnologico dei locali, mentre la Regione Lazio finanzierà l'intera operazione con uno stanziamento di oltre 3,6 milioni di euro, attinto dalle risorse del piano investimenti 2027. L'obiettivo principale è quello di servire in modo omogeneo e integrato tutti e quattro gli istituti penitenziari del comprensorio di Rebibbia, estendendo l'offerta sanitaria sia alle persone private della libertà personale sia al personale operante nella struttura. Dal punto di vista strategico, l'intesa applica al contesto carcerario la filosofia delle Case di Comunità introdotte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per il potenziamento della medicina territoriale. Attraverso questa scelta, si punta a erogare prestazioni di prevenzione, diagnosi e cura direttamente in loco, alleggerendo la pressione sui Pronto Soccorso e sugli ospedali cittadini e riducendo il carico di lavoro per le forze dell'ordine. Come evidenziato dai promotori dell'iniziativa, l'accordo intende così coniugare las necessarie esigenze di sicurezza legate alla privazione della libertà con l'imprescindibile tutela della dignità umana e della salute dei pazienti. Teresa Olivieri ---End text--- Author: Teresa Olivieri Heading: Highlight: Image: -tit_org- Salute nelle carceri, una Casa di Comunità a Rebibbia -sec_org-
tp:writer§§ Teresa Olivieri
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title§§ L'estate difficile della sanità nella trincea degli ospedali
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Estratto da pag. 5 di "L'IDENTITÀ" del 17 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-17T03:43:00+00:00
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tp:ocr§§ I NUMERI DELL’EMERGENZA L'estate difficile della sanità nella trincea degli ospedali I n questo mese di agosto, come sempre, c'è un'Italia che non conosce ferie: è quella dei corridoi illuminati al neon degli ospedali. L’agosto della sanità, fotografia di un cedimento strutturale che le cifre, quest’anno, rendono indiscutibile. Oltre il 58% dei reparti ospedalieri opera in regime di overbooking. Il cuore del problema, nei Pronto Soccorso. Se il deficit cronico di medici d’emergenza e urgenza si attesta su circa 5mila unità, il picco di agosto, tra ferie obbligatorie e assenze, fa precipitare il sistema in una voragine di 7mila camici mancanti. Il risultato? Sette strutture su dieci lavorano con organici ridotti tra il 25% e il 70%. E mentre il personale diminuisce, la domanda esplode: gli accessi sono aumentati del 15-20%, spinti da un caldo implacabile e dall'isolamento dei soggetti fragili. Se il sistema, in qualche modo, regge ancora l’urto, il "merito" va a un paradosso sociale: 135.100 i professionisti di origine straniera a garantire la tenuta degli ospedali. In questo Ferragosto, l’83% di loro ha rinunciato alle ferie per coprire i buchi del Ssn. Sul fronte infermieristico, una situazione altrettanto drammatica. Se gli standard Ue prevedono un operatore ogni 6-8 pazienti, in Italia si è arrivati a punte di un infermiere per 16 pazienti. La carenza nazionale, di almeno 65mila unità, un numero destinato a raddoppiare con l'ondata di pensionamenti prevista. Tutto il carico sugli ospedali, ad agosto la sanità territoriale semplicemente svanisce. Oltre l’80% degli ambulatori specialistici, dei centri diurni e delle strutture di prossimità riduce o chiude le attività. Quando il filtro della medicina di base si allenta, il Pronto Soccorso diventa l'unico terminale possibile, anche per patologie croniche che potrebbero essere gestite a casa. il ministro della Salute, Orazio Schillaci, parla di un "incremento straordinario" di risorse nella Manovra 2026 per abbattere le liste d’attesa e potenziare i Ps. Ma tra le cifre dei decreti e la realtà di chi opera con straordinari e riposi saltati, il divario appare ancora incolmabile. L'agosto 2026 della sanità, così, diventa una scelta di resistenza individuale che maschera un'insufficienza collettiva. Un sistema che spende oltre mezzo miliardo di euro all'anno per "comprare" personale esterno dalle cooperative (i cosiddetti gettonisti) per mettere toppe a un vestito ormai logoro. Una brutta estate come annuncio di un autunno terribile? ---End text--- Author: DAVE HILL CIRIO Heading: Highlight: Image: -tit_org- L'estate difficile della sanità nella trincea degli ospedali -sec_org-
tp:writer§§ DAVE HILL CIRIO
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title§§ La prossima epidemia è qui: si chiama solitudine = Sanità sotto stress e conti in rosso La solitudine è un ' emergenza sociale
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Estratto da pag. 14 di "VERITÀ" del 17 Aug 2026
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tp:ocr§§ La prossima epidemia è qui: si chiama solitudine EMERGENZA SOCIO-SANITARIA SILENZIOSA Sanità sotto stress e conti in rosso La solitudine è un’emergenza sociale L’assenza di relazioni non è esclusivamente un problema per la qualità della vita del singolo individuo. Molti studi iniziano a calcolarne il costo per la collettività: per la sola Spagna ammonta a 25 miliardi di dollari l’anno Z LEGAMI RECISI n C’è un’epidemia silenziosa contro la quale il «distanziamento sociale» peggiora le cose: si chiama solitudine. Da tempo al centro degli allarmi di sociologi e sanitari, ora autorevoli studi cominciano a valutare anche i costi economici dell’impatto sulle nostre società. Ecco i numeri di questo male oscuro. alle pagine 14 e 15 n Dici agosto in città e pensi subito a lui, al Nanni Moretti che, nel film Caro Diario, a bordo della sua Vespa se ne gira solo per gli assolati quartieri di Roma. La Capitale appare semideserta come effettivamente sono molte città italiane in questo periodo in cui tanti sono in vacanza e chi è rimasto a casa, inevitabilmente, fa i conti con un po’ di tranquillità, sì, ma anche di solitudine. Peccato che quest’ultima non sia affatto un fenomeno solo estivo. Anche quando le nostre strade tornano ad essere affollate e lontanissime da quelle vuote solcate da Moretti, infatti, la solitudine continua a colpire; con conseguenze sottovalutate, che vanno ben oltre la sfera privata di chi ne è vittima. A documentarlo, in modo sempre più allarmante, è una vasta mole di ricerche. Per esempio, a febbraio di quest’a nn o Marieke Huysentruyt e Yann Algan dell’École des hautes études commerciales de Paris – più nota come Hec Paris, una delle migliori business school del mondo -, hanno firmato un articolo assai interessante, commentando gli esiti del report Bridging social capital and trust: a research agenda. I due studiosi partono da una premessa: «La solitudine viene solitamente considerata un’esperienza privata, una questione di salute mentale o di benessere individuale». Peccato che così non sia dato che, avvertono Huysentruyt e Algan, c’è «un crescente corpus di prove che dimostra come, quando la fiducia si erode e i legami sociali si indeboliscono, le conseguenze si estendono ben oltre il benessere individuale». E si manifestano a più livelli: «I risultati scolastici ne risentono, la produttività diminuisce, l’impegno civico si indebolisce e la crescita economica rallenta». Come se non bastasse, la solitudine è non di rado anche un indice di diseguaglianza. L’isolamento sociale, infatti, «colpisce in modo sproporzionato i giovani adulti, le persone a basso reddito, le minoranze e coloro che vivono in aree economicamente o geograficamente isolate». Tutte persone, sottolineano ancora Huysentruyt e Algan, che «si trovano ad affrontare barriere strutturali che impediscono loro di instaurare legami significativi al di fuori della propria cerchia sociale immediata». Entrando più nello specifico, c’è da rimanere sbalorditi per i numerosissimi effetti negativi della solitudine sulla salute pubblica. Diversi studi collegano infatti l’isolamento sociale a molteplici patologie croniche, malattie cardiache, malattie polmonari, malattie cardiovascolari, ipertensione, aterosclerosi, ictus e, dulcis in fundo, disturbi metabolici, come l’obesità e le malattie metaboliche. Uno studio pubblicato sull’Am eric an Journal of Public Health nel 2013 aveva perfino messo nero su bianco come «l’isolamento sociale» predica «la mortalità per entrambi i sessi così come il fumo e l’ipertensione». Accostamenti impegnativi che rendono plausibile quanto afferma una nota diffusa nel 2025 dall’Oms, che sempre credibile non è ma che, a questo punto, va presa sul serio quando dice che la solitudine è collegata a circa 100 decessi ogni ora, ovvero più di 871.000 all’anno. Tutto questo, riletto al contrario, dovrebbe trovare riscontri nel fatto che le buone relazioni allunghino la vita. In effetti è così. Una metanalisi pubblicata nel 2010 sulla rivista Plos medicine, considerando 148 studi già pubblicati – per un c a m p
i o n e c o mplessivo di oltre 300.000 persone – aveva rilevato «una probabilità di sopravvivenza aumentata del 50%» per quanto mostravano di avere «relazioni sociali più solide». D’accordo, ma come la solitudine risulta collegata ad un così drastico peggioramento della salute? Hanno provato a spiegarlo, attraverso un’analisi riepilogativa della letteratura pubblicata nel febbraio 2023, gli studiosi Kiffer Card, Cindy Yu, Jocelle Refol, Adam Frost e Pete Bombaci. Secondo costoro, le ragioni di questo drammatico collegamento sono essenzialmente quattro. Anzitutto, le persone con disabilità, problemi di salute mentale o redditi bassi tendono in ragione della loro condizione ad essere socialmente esclusi e a scontare, pertanto, un rischio più alto di una salute peggiore. In secondo luogo, chi non ha una rete sociale sulla quale fare affidamento ha spesso più difficoltà a fissare appuntamenti, a ricordarsi di assumere farmaci o a essere incoraggiato da altri a farsi visitare per un sintomo sospetto. In terza battuta, la solitudine è fortemente associata a stili di vita quali dieta povera, inattività fisica, abusi di sostanze e scarsa cura di sé. Infine, c’è il nostro cervello che affronta la solitudine come uno stress: ma uno stress prolungato, inevitabilmente, logora. Ci si potrebbe ora chiedere quali esattamente siano i costi economici della solitudine. Com’è facile intuire, non esiste un sistema di misurazione universale del fenomeno. Bisogna quindi rifarsi a stime differenti anche per Paesi, ma tutte accomunate da risultati impressionanti. Per esempio, una stima elaborata dal Bankwest Curtin economics centre ha quantificato, per l’Australia, i costi sociali della solitudine in 2 miliardi di dollari. Che, anche se possono apparire molti, sono poca cosa rispetto ai 25,2 miliardi di dollari di costi – sempre per lo stesso fenomeno - che uno studio pubblicato nel 2024 sull’European Journal of Health Economics ha quantificato per la Spagna. La musica non è molto più allegra se si guarda al contesto inglese. Sfogliando il Loneliness monetisation report, pubblicato nel 2020 a cura di Sebastien Peytrignet, S imon Garforth-Bles e Kieran Keohane, si scopre infatti come nel Regno Unito, complessivamente, il costo annuo a persona in termini di benessere, salute e produttività lavorativa associato alla solitudine grave ammonti a circa 9.900 sterline, corrispondenti a circa 11.570 euro. Sarà anche per questo che proprio il Regno Unito il 17 gennaio 2018 è divenuto il primo Paese al mondo ad affrontare l'isolamento sociale come una priorità di salute pubblica, istituendo il ministero della Solitudine e affidandolo, per la prima volta, a Tracey Crouch, allora ministra per lo Sport e la società civile. Vista e considerata l’attenzione del mondo della politica, non solo inglese chiaramente, alla gestione delle finanze è chiaro come il ministero della Solitudine non sia una trovata spot bensì una necessità. In effetti, la solitudine rischia alla lunga di mandare in tilt il sistema sanitario. Se n’è accorto un team di studiosi dell'Università di Exeter, nel sud-ovest dell’Inghilterra, che ha analizzato la relazione tra solitudine, assistenza sanitaria e costi utilizzando i dati di oltre 23.000 adulti partecipanti allo studio Understanding Society. In breve, costoro hanno scoperto come le persone sole non solo soffrono maggiormente di problemi di salute fisica mentale, nonché di depressione, ma fanno un uso maggiore della sanità pubblica, con visite più frequenti dal medico di base, cure ambulatoriali e ricoveri ospedalieri. Chiaramente, tutto questo ha una incidenza maggiore nella popolazione anziana. A questo proposito, appare eloquente uno studio della London School of Economics sugli anziani secondo cui, per ogni sterlina spesa per prevenire la solitudine, se ne potrebbero risparmiare il triplo. Fosse vera anche la metà d’una simile conclusione, varrebbe decisamente già la pena mettersi al lavoro. Per ragioni economiche ma non solo; se davvero si crede al bene comune e all’idea che nessuno debba essere lasciato indietro o, appunto,
solo. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: GIULIANO GUZZO Heading: EMERGENZA SOCIO-SANITARIA SILENZIOSA Z LEGAMI RECISI Highlight: I NUMERI 11.570 Uno studio condotto nel Regno Unito ha calcolato in 11.570 euro il costo annuo a persona associato alla solitudine. 50% Le persone con relazioni sociali solide hanno una probabilità generale di sopravvivenza superiore del 50% rispetto alla media. 871.000 In tutto il mondo sarebbero collegati alla solitudine oltre 871.000 decessi all’anno. Image:plessivo di oltre 300.000 persone – aveva ric m p d c r a r c d n s -tit_org- La prossima epidemia è qui: si chiama solitudine Sanità sotto stress e conti in rosso La solitudine è un ’ emergenza sociale -sec_org-
tp:writer§§ GIULIANO GUZZO
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