title§§ Screening oncologici, il ruolo delle farmacie per aumentare l’adesione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301812105268.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "farmacianews.it" del 12 Aug 2026

Il focus GIMBE evidenzia la bassa adesione agli screening oncologici gratuiti: le farmacie possono favorire prevenzione, accesso ai test e informazione

pubDate§§ 2026-08-13T05:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301812105268.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301812105268.PDF', 'title': 'farmacianews.it'} tp:url§§ https://www.farmacianews.it/allarme-gimbe-oltre-50-mila-tumori-non-intercettati-la-farmacia-puo-invertire-la-rotta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301812105268.PDF tp:ocr§§ I dati della Fondazione GIMBE rivelano che nel 2024 oltre 7,6 milioni di italiani hanno mancato gli screening oncologici gratuiti, con gravissimi ritardi soprattutto nel Mezzogiorno. Di fronte a questo scenario, la rete delle farmacie territoriali si conferma un alleato cruciale per invertire la tendenza, facilitando l'accesso ai test di screening e promuovendo la cultura della prevenzione direttamente al bancoL’ultimo focus della Fondazione GIMBE dipinge un quadro preoccupante sulla prevenzione oncologica in Italia: nel 2024, ben il 54% della popolazione target (più di 7,6 milioni di persone) è rimasta esclusa dai programmi di screening gratuiti previsti dai LEA. La mancata adesione e le inefficienze organizzative regionali hanno impedito di diagnosticare precocemente oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose, compromettendo l’efficacia di terapie tempestive e facendo lievitare drammaticamente i costi a carico del SSN.L’analisi GIMBE, condotta sui dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), evidenzia un profondo divario geografico: se il Nord mostra tassi di adesione incoraggianti, il Mezzogiorno registra numeri drammatici, con la Calabria fanalino di coda in tutti e tre i programmi monitorati (mammella, cervice uterina e colon-retto). A destare particolare preoccupazione è lo screening del colon-retto, che a livello nazionale registra la partecipazione più bassa, fermandosi a un preoccupante 33,3% di adesione media, con picchi negativi estremi del 4,5% proprio in territorio calabrese.In questo scenario di forte frammentazione territoriale, la farmacia di prossimità rappresenta lo snodo fondamentale per superare le barriere d’accesso e incrementare le adesioni, in particolare per lo screening del colon-retto. Quest’ultimo si basa sulla ricerca del sangue occulto nelle feci, un test semplice e non invasivo.Il modello della “Farmacia dei Servizi” ha già dimostrato, in diverse regioni virtuose, come la possibilità di ritirare e riconsegnare il kit per lo screening direttamente nella farmacia sotto casa abbatta drasticamente le resistenze dei cittadini. Evitando code e passaggi burocratici complessi presso le ASL, la capillarità delle farmacie sul territorio, specialmente nei piccoli comuni e nelle aree interne, può fare la differenza nel riportare i pazienti all’interno dei percorsi di prevenzione organizzati e standardizzati dal Servizio Sanitario Nazionale, anche se per innalzare le coperture occorre lavorare ancora su efficaci campagne di comunicazione.Il report GIMBE mette in luce anche un problema di natura culturale: la scarsa conoscenza dei programmi gratuiti e la tendenza a preferire i controlli spontanei, che tuttavia non garantiscono la presa in carico e la continuità assistenziale in caso di positività. Inoltre, con il progressivo ampliamento delle fasce d’età destinatarie degli screening (fino a 74 anni per mammografia e colon-retto) sostenuto dalla Legge di Bilancio 2026, la platea da raggiungere si fa ancora più vasta.Il farmacista, figura professionale di massima fiducia e quotidianamente a contatto con i cittadini, è chiamato a essere un vero e proprio “promotore di salute”. Sfruttando il momento del consiglio o della dispensazione dei farmaci, può informare i pazienti delle fasce target sull’importanza della prevenzione secondaria attraverso gli screening gratuiti, spiegare il funzionamento dei test e indirizzarli correttamente verso i programmi di prevenzione, contribuendo in modo determinante a salvare vite umane.Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment.?Ogni settimana, per supportare la tua crescita professionale. Unisciti a oltre 35.100 professionisti che già ne fanno parte. tp:writer§§ Elena D''Alessandri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301812105268.PDF §---§ title§§ La Sicilia che (non) vorrei: scorciatoie e parole non bastano più link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301679605063.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "livesicilia.it" del 13 Aug 2026

La Sicilia che (non) vorrei. I lettori scrivono a LiveSicilia: "La Sicilia che non vorrei è quella rassegnata all''inefficienza"

pubDate§§ 2026-08-13T05:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301679605063.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301679605063.PDF', 'title': 'livesicilia.it'} tp:url§§ https://livesicilia.it/la-sicilia-che-non-vorrei-scorciatoie-e-parole-non-bastano-piu/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301679605063.PDF tp:ocr§§ La Sicilia che (non) vorrei. Puoi partecipare anche tu. Scrivi a direttore@livesicilia.it. LEGGI QUI. Ci scrivono i lettori.Caro Direttore,innanzitutto desidero ringraziarla per aver rivolto a noi siciliani una domanda così stimolante e necessaria. Trasformare il tema della «Sicilia che non vorrei» nella definizione della Sicilia che invece desideriamo e meritiamo è un doveroso esercizio di responsabilità verso il nostro futuro.Le rispondo da cittadino e da professionista oltre che da rappresentante istituzionale che vive e lavora in questa terra ogni giorno: la Sicilia che non vorrei è quella rassegnata all’inefficienza, che si accontenta delle solite promesse da campagna elettorale e che continua a fare e ragionare sempre allo stesso modo.Nella vita, come nella politica, c’è una regola da cui non si scappa: se non cambia la testa, non cambia niente. Pensare di risolvere i problemi storici della nostra Regione senza un cambio di visione è un’illusione. I cambiamenti veri non si fanno con le parole al vento o le solite scorciatoie, ma con il coraggio di aggiornarsi, studiando, assumendosi responsabilità e guardando avanti. Chi vuole davvero costruire qualcosa cambia passo e cerca soluzioni; chi invece si ostina a difendere il passato finisce soltanto per fare polemica.Stavolta dobbiamo alzare l’asticella e dire chiaramente a chi chiede il nostro voto: “Basta parole, diteci esattamente cosa volete fare per superare quello che non funziona, entro quali scadenze e con quali parametri di verifica”.Se dovessi risponderle indicando 4 pilastri concreti per cancellare la Sicilia che non vorrei, le direi queste: Sanità: basta cure fuori isola e liste d’attesa interminabili. La Sicilia che non vorrei è quella che vede volare via ogni anno oltre 246 milioni di euro (dati ufficiali GIMBE) inviati ad altre Regioni per rimborsare le cure dei nostri concittadini al Nord. La risposta concreta è far funzionare davvero la medicina territoriale con le Case della Comunità operative H24 per alleggerire i Pronto Soccorso, e realizzare un’agenda digitale unica integrata tra sanità pubblica e privato convenzionato per abbattere i tempi d’attesa.Lavoro e Imprese: basta spopolamento e fughe dei giovani. La Sicilia che non vorrei è quella che perde ogni anno circa 15.000 residenti, con quasi 100 mila giovani under 35 andati via negli ultimi anni (dati ISTAT). Invertiamo la rotta azzerando l’IRAP regionale per 5 anni a tutte le aziende che li assumono a tempo indeterminato. E per chi vuole fare impresa: pratiche digitalizzate e risposta garantita entro 30 giorni con l’applicazione stringente del silenzio-assenso (L. 241/90).Fondi Europei e FSC: basta risorse bloccate dalla burocrazia. La Sicilia che non vorrei è quella che non riesce a mettere a terra i finanziamenti. Tra Accordo di Coesione FSC (6,8 miliardi) e programmazione FESR e FSE+, abbiamo oltre 12 miliardi di euro. Affianchiamo alla burocrazia una task force tecnica di ingegneri e project manager per velocizzare le gare e creiamo un portale aperto per monitorare in tempo reale lo stato dei cantieri su strade e infrastrutture.Burocrazia e Nomine: basta corsie preferenziali e discrezionalità. La Sicilia che non vorrei è quella guidata dalle solite logiche di favore. Servono procedure snelle, digitali e tracciabili per garantire parità di diritti a tutti i cittadini. Per le posizioni di vertice della Regione e delle ASP, si proceda unicamente con selezioni pubbliche trasparenti, valutate da commissioni esterne e basate sul merito e sul curriculum.I fatti si potranno misurare su 3 indicatori oggettivi: La riduzione progressiva dei 246 milioni spesi fuori isola per le cure. Il rispetto del termine dei 30 giorni per le autorizzazioni alle imprese. La trasformazione dei 12 miliardi in cantieri reali e collaudati nei tempi.Leggi ancheVorrei una Sicilia per lo sviluppo e la dignità, ma la nostra politica…La Sicilia che (non) vorrei: il dialogo e la cultura come risorseLa Sicilia che vorrei: quella che si vede al microscopioVede, Direttore, superare la Sicilia che non vorrei è possibile: serve solo la volontà politica di cambiare testa, fare le cose bene e rispettare i tempi.Gian Paolo Marcone, Presidente Albo degli Odontoiatri dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Catania tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301679605063.PDF §---§ title§§ La Sicilia che (non) vorrei: basta con le parole link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301678805071.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "livesicilia.it" del 13 Aug 2026

La Sicilia che (non) vorrei. I lettori scrivono a LiveSicilia: "La Sicilia che non vorrei è quella rassegnata all''inefficienza"

pubDate§§ 2026-08-13T05:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301678805071.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301678805071.PDF', 'title': 'livesicilia.it'} tp:url§§ https://livesicilia.it/la-sicilia-che-non-vorrei-scorciatoie-e-parole-non-bastano-piu/?iref=articolo-ultimaora tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301678805071.PDF tp:ocr§§ La Sicilia che (non) vorrei. Puoi partecipare anche tu. Scrivi a direttore@livesicilia.it. LEGGI QUI. Ci scrivono i lettori.Caro Direttore,innanzitutto desidero ringraziarla per aver rivolto a noi siciliani una domanda così stimolante e necessaria. Trasformare il tema della «Sicilia che non vorrei» nella definizione della Sicilia che invece desideriamo e meritiamo è un doveroso esercizio di responsabilità verso il nostro futuro.Le rispondo da cittadino e da professionista oltre che da rappresentante istituzionale che vive e lavora in questa terra ogni giorno: la Sicilia che non vorrei è quella rassegnata all’inefficienza, che si accontenta delle solite promesse da campagna elettorale e che continua a fare e ragionare sempre allo stesso modo.Nella vita, come nella politica, c’è una regola da cui non si scappa: se non cambia la testa, non cambia niente. Pensare di risolvere i problemi storici della nostra Regione senza un cambio di visione è un’illusione. I cambiamenti veri non si fanno con le parole al vento o le solite scorciatoie, ma con il coraggio di aggiornarsi, studiando, assumendosi responsabilità e guardando avanti. Chi vuole davvero costruire qualcosa cambia passo e cerca soluzioni; chi invece si ostina a difendere il passato finisce soltanto per fare polemica.Stavolta dobbiamo alzare l’asticella e dire chiaramente a chi chiede il nostro voto: “Basta parole, diteci esattamente cosa volete fare per superare quello che non funziona, entro quali scadenze e con quali parametri di verifica”.Se dovessi risponderle indicando 4 pilastri concreti per cancellare la Sicilia che non vorrei, le direi queste: Sanità: basta cure fuori isola e liste d’attesa interminabili. La Sicilia che non vorrei è quella che vede volare via ogni anno oltre 246 milioni di euro (dati ufficiali GIMBE) inviati ad altre Regioni per rimborsare le cure dei nostri concittadini al Nord. La risposta concreta è far funzionare davvero la medicina territoriale con le Case della Comunità operative H24 per alleggerire i Pronto Soccorso, e realizzare un’agenda digitale unica integrata tra sanità pubblica e privato convenzionato per abbattere i tempi d’attesa.Lavoro e Imprese: basta spopolamento e fughe dei giovani. La Sicilia che non vorrei è quella che perde ogni anno circa 15.000 residenti, con quasi 100 mila giovani under 35 andati via negli ultimi anni (dati ISTAT). Invertiamo la rotta azzerando l’IRAP regionale per 5 anni a tutte le aziende che li assumono a tempo indeterminato. E per chi vuole fare impresa: pratiche digitalizzate e risposta garantita entro 30 giorni con l’applicazione stringente del silenzio-assenso (L. 241/90).Fondi Europei e FSC: basta risorse bloccate dalla burocrazia. La Sicilia che non vorrei è quella che non riesce a mettere a terra i finanziamenti. Tra Accordo di Coesione FSC (6,8 miliardi) e programmazione FESR e FSE+, abbiamo oltre 12 miliardi di euro. Affianchiamo alla burocrazia una task force tecnica di ingegneri e project manager per velocizzare le gare e creiamo un portale aperto per monitorare in tempo reale lo stato dei cantieri su strade e infrastrutture.Burocrazia e Nomine: basta corsie preferenziali e discrezionalità. La Sicilia che non vorrei è quella guidata dalle solite logiche di favore. Servono procedure snelle, digitali e tracciabili per garantire parità di diritti a tutti i cittadini. Per le posizioni di vertice della Regione e delle ASP, si proceda unicamente con selezioni pubbliche trasparenti, valutate da commissioni esterne e basate sul merito e sul curriculum.I fatti si potranno misurare su 3 indicatori oggettivi: La riduzione progressiva dei 246 milioni spesi fuori isola per le cure. Il rispetto del termine dei 30 giorni per le autorizzazioni alle imprese. La trasformazione dei 12 miliardi in cantieri reali e collaudati nei tempi.Vede, Direttore, superare la Sicilia che non vorrei è possibile: serve solo la volontà politica di cambiare testa, fare le cose be ne e rispettare i tempi.Gian Paolo Marcone, Presidente Albo degli Odontoiatri dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di CataniaQuella frase di FalconeLa riflessione sulla vocazione accogliente della SiciliaCi scrivono i nostri lettoriIl contributo del presidente degli industriali sicilianiTutto quello che c'è da sapereConfartigianato: manca personale qualificato.La campagna di selezione promossa insieme alla Regione SiciliaLa lettera. 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