title§§ " La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura "
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301738604529.PDF
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Estratto da pag. 15 di "CORRIERE DELL'UMBRIA" del 13 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-13T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ “La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura” di Filippo Costantini * Gentile Direttore, il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target Pnrr, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura aperta non coincide necessariamente con un servizio territoriale efficace. Il monitoraggio Agenas al 31 dicembre 2025 mostrava che, su 1.715 Case programmate, 781 avevano almeno un servizio attivo e solo 66 tutti quelli obbligatori. La riforma va quindi valutata distinguendo struttura, processo ed esito. Il problema manageriale non è aumentare le ore di offerta, ma stabilire quale professionista debba svolgere quale attività, dove e con quale valore aggiunto. Tre criticità sono centrali. Il DM 77 prevede per le Case hub bacini di 40.000-50.000 abitanti, mentre circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 residenti. Nelle aree interne ciò significa aggregare territori vasti, chiedendo spesso di spostarsi proprio ai pazienti anziani, fragili e con multimorbilità. La prossimità deve quindi essere misurata attraverso distanze, tempi di percorrenza, domiciliarità e accessibilità reale.Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso 5.197 Mmg; la fondazione Gimbe stima una carenza superiore a 5.700 medici e 8.180 pensionamenti potenziali entro il 2028. Chiedere agli stessi professionisti ulteriori ore nelle Case della Comunità non crea automaticamente capacità assistenziale: se resta invariata la responsabilità sulla popolazione, molte attività vengono semplicemente differite. Presenza aggiuntiva e capacità aggiuntiva non sono equivalenti. La continuità va tutelata : una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica, Bmj Open, ha rilevato in 18 studi su 22 un’associazione tra maggiore continuità delle cure e minore mortalità. L’Oms Europa nel 2026 ha indicato la continuità relazionale come elemento centrale della primary care. Non è nostalgia per il vecchio medico di famiglia: è una tecnologia organizzativa. Infine, l’Hub & Spoke. In ospedale serve a concentrare casistica, tecnologie e competenze; le cure primarie hanno invece elevata frequenza dei contatti e complessità soprattutto longitudinale. Qui il valore deriva da prossimità, continuità e coordinamento. La Casa della Comunità deve essere un nodo della rete: al centro resta il percorso del paziente. Conclusa la rendicontazione Pnrr, bisogna passare dai Kpi (Key Performance Indicator, o indicatori chiave di prestazione) di presenza ai Kpidi processo ed esito: pazienti cronici inseriti nei Pdta, continuità, accessi evitabili in pronto soccorso, ricoveri evitabili, riammissioni, assistenza domiciliare, presa in carico dopo la dimissione e accessibilità nelle aree interne. Soprattutto, occorre investire nel capitale umano: programmare il personale sulla domanda assistenziale, costruire veri team multiprofessionali e utilizzare il medico dove il suo tempo produce maggiore valore clinico. La medicina generale deve, inoltre, entrare pienamente nell’università attraverso una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Dipartimenti Universitario-Territoriali che integrino università, Ssn e professionisti, trasformando studi Mmg, Aft e Case della Comunità in reti per assistenza, didattica e ricerca real-world. Non serve scegliere tra studio del medico e Casa della Comunità. Serve una rete distribuita di studi, Aft, spoke, hub, domiciliarità, specialistica e ospedale, collegata intorno allo stesso percorso assistenziale. Il Pnrr ha costruito le infrastrutture; ora il successo va misurato attraverso salute prodotta, accessibilità, continuità e appropriatezza, non soltanto edifici aperti e ore coperte. * Vice segretario regionale Umbria Sindacato medici italiani (Smi) ---End text--- Author: Filippo Costantini Heading: Highlight: Image: -tit_org- “ La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura ” -sec_org-
tp:writer§§ Filippo Costantini
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title§§ La sanità territoriale merita ricetta migliore = " La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura "
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Estratto da pag. 15 di "CORRIERE DELL'UMBRIA" del 13 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-13T04:18:00+00:00
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tp:ocr§§ La sanità territoriale merita ricetta migliore “La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura” di Filippo Costantini * a pagina 15 * Vice segretario Smi Umbria di Filippo Costantini * Gentile Direttore, il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target Pnrr, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura aperta non coincide necessariamente con un servizio territoriale efficace. Il monitoraggio Agenas al 31 dicembre 2025 mostrava che, su 1.715 Case programmate, 781 avevano almeno un servizio attivo e solo 66 tutti quelli obbligatori. La riforma va quindi valutata distinguendo struttura, processo ed esito. Il problema manageriale non è aumentare le ore di offerta, ma stabilire quale professionista debba svolgere quale attività, dove e con quale valore aggiunto. Tre criticità sono centrali. Il DM 77 prevede per le Case hub bacini di 40.000-50.000 abitanti, mentre circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 residenti. Nelle aree interne ciò significa aggregare territori vasti, chiedendo spesso di spostarsi proprio ai pazienti anziani, fragili e con multimorbilità. La prossimità deve quindi essere misurata attraverso distanze, tempi di percorrenza, domiciliarità e accessibilità reale.Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso 5.197 Mmg; la fondazione Gimbe stima una carenza superiore a 5.700 medici e 8.180 pensionamenti potenziali entro il 2028. Chiedere agli stessi professionisti ulteriori ore nelle Case della Comunità non crea automaticamente capacità assistenziale: se resta invariata la responsabilità sulla popolazione, molte attività vengono semplicemente differite. Presenza aggiuntiva e capacità aggiuntiva non sono equivalenti. La continuità va tutelata : una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica, Bmj Open, ha rilevato in 18 studi su 22 un’associazione tra maggiore continuità delle cure e minore mortalità. L’Oms Europa nel 2026 ha indicato la continuità relazionale come elemento centrale della primary care. Non è nostalgia per il vecchio medico di famiglia: è una tecnologia organizzativa. Infine, l’Hub & Spoke. In ospedale serve a concentrare casistica, tecnologie e competenze; le cure primarie hanno invece elevata frequenza dei contatti e complessità soprattutto longitudinale. Qui il valore deriva da prossimità, continuità e coordinamento. La Casa della Comunità deve essere un nodo della rete: al centro resta il percorso del paziente. Conclusa la rendicontazione Pnrr, bisogna passare dai Kpi (Key Performance Indicator, o indicatori chiave di prestazione) di presenza ai Kpidi processo ed esito: pazienti cronici inseriti nei Pdta, continuità, accessi evitabili in pronto soccorso, ricoveri evitabili, riammissioni, assistenza domiciliare, presa in carico dopo la dimissione e accessibilità nelle aree interne. Soprattutto, occorre investire nel capitale umano: programmare il personale sulla domanda assistenziale, costruire veri team multiprofessionali e utilizzare il medico dove il suo tempo produce maggiore valore clinico. La medicina generale deve, inoltre, entrare pienamente nell’università attraverso una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Dipartimenti Universitario-Territoriali che integrino università, Ssn e professionisti, trasformando studi Mmg, Aft e Case della Comunità in reti per assistenza, didattica e ricerca real-world. Non serve scegliere tra studio del medico e Casa della Comunità. Serve una rete distribuita di studi, Aft, spoke, hub, domiciliarità, specialistica e ospedale, collegata intorno allo stesso percorso assistenziale. Il Pnrr ha costruito le infrastrutture; ora il successo va misurato attraverso salute prodotta, accessibilità, continuità e appropriatezza, non soltanto edifici aperti e ore coperte. * Vice segretario regionale Umbria Sindacato medici italiani (Smi) ---End text--- Author: Filippo Costantini Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità territoriale merita ricetta migliore “ La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura ” -se
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tp:writer§§ Filippo Costantini
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§---§
title§§ SOS malattìe mentali In aumento le richieste telefoniche
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301734804511.PDF
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Estratto da pag. 4 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 13 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-13T04:17:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ PER LA FONDAZIONE DI LIEGRO serve una rete di servizi più ampia SOS malattie mentali In aumento le richieste telefoniche A nche negli ultimi dodici mesi di attività del servizio della Fondazione don Luigi Di Liegro, impegnata da oltre 25 anni nel sostenere chi lotta con problematiche legate alla salute mentale, il SOSS (il servizio telefonico di supporto, orientamento e sostegno sociale offerto a titolo gratuito dalla Fondazione) ha registrato centinaia di chiamate. Di queste, secondo quanto fatto sapere dalla stessa Fondazione, “il 60% sono richieste che arrivano da un conoscente o parente di chi ha bisogno di aiuto (quasi sempre genitori nei confronti dei figli) e l'età media delle persone per le quali viene chiesto supporto è di 38 anni. Il 15% delle chiamate riguarda richieste di ascolto, magari perché si è soli o in difficoltà. Il 95% delle chiamate giunge dal Lazio”. Dati che, però, danno un'immagine dei bisogni che sta cambiando rispetto allo scorso anno. “Quasi l'80% delle chiamate - spiega Luigina Di Liegro, segretaria della Fondazione Don Luigi Di Liegro ETS - riguarda l'abituale domanda di attività di riabilitazione, ma è da sottolineare anche l'aumento delle richieste di supporto familiare e caregiver. Una crescita testimoniata dal fatto che, se all'inizio del 2025 le richieste di supporto ai genitori erano circa l'8% delle chiamate, ora le stesse hanno raggiunto il 35% già nei primi 6 mesi del 2026, dimostrando quanto sia difficile e complicato per le famiglie affrontare il problema della salute mentale”. Una sfida dal punto di vista sanitario, sociale ed economico cui, per Di Liegro, sarebbe opportuno rispondere supportando queste persone con una rete di servizi sociosanitari sicuramente più ampia e ramificata di quella attuale. “Investire nella salute mentale significa tutelare il benessere della collettività nel suo complesso, e non solo soffermarsi sulla persona con disagio. Il metodo seguito dalla Fondazione Di Liegro prevede attività riabilitative, sportelli di ascolto, gruppi di mutuo aiuto e gruppi multifamiliari e arteterapia, efficace per colmare il gap tra la cura clinica e il benessere collettivo”. Un approccio che persegue una doppia finalità: ridurre il carico assistenziale che grava sui familiari e favorire anche l'inclusione sociale e relazionale dei pazienti e che, proprio per questo, la Fondazione spera sia integrato nel sistema socio-sanitario della Regione Lazio e non rimanga confinato alle ASL di Roma, per essere offerto a tutti i cittadini. A.T. ---End text--- Author: A. T. Heading: Highlight: Image: -tit_org- SOS malattìe mentali In aumento le richieste telefoniche -sec_org-
tp:writer§§ a. t.
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§---§
title§§ Sanità privata e Rsa. Decreto: occasione persa
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301740304514.PDF
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Estratto da pag. 5 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 13 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-13T04:17:00+00:00
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tp:ocr§§ SINDACATI: un’assenza di risposte e misure che pesa Sanità privata e Rsa. Decreto: occasione persa I l Decreto Pa avrebbe dovuto introdurre misure per la sanità privata, ma resta gravemente privo di qualsiasi risposta sul riconoscimento economico e contrattuale dovuto alle circa 300 mila lavoratrici, lavoratori e professionisti della sanità privata e delle Rsa. È un'assenza che pesa perché continuano a non esserci vincoli chiari per chi, da privato intende svolgere un'attività pubblica in un delicato settore come la sanità, ricevendo finanziamenti pubblici che derivano principalmente dalle tasse dei cittadini. Questa situazione non può che chiamare direttamente in causa la responsabilità del ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e del Governo nel suo complesso". Lo dichiarano in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi. "Una delle finalità dichiarate del decreto è proprio quella di potenziare e rendere più efficienti settori di primaria rilevanza come la salute pubblica. Eppure ancora una volta ci si dimentica di chi ogni giorno garantisce una parte essenziale dell'assistenza ai cittadini: donne e uomini che lavorano nella sanità privata e nelle Rsa, spesso prendendosi cura delle persone più anziane, dei pazienti cronici e multicronici e delle fasce più fragili della nostra società, con contratti scaduti da 8 anni nella sanità privata e da 14 anni nelle Rsa", proseguono. "Da tempo - specificano chiediamo che ogni incremento delle risorse pubbliche e ogni aggiornamento delle tariffe destinati alle strutture private accreditate siano vincolati al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Alla mancata risposta del Decreto Pa si aggiunge quanto avvenuto con il Decreto Lavoro, poi convertito in legge, che ha escluso i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate, dalla tutela salariale automatica prevista dopo nove mesi di vacanza contrattuale. Una scelta che rappresenta, nei fatti, un vero e proprio regalo alle imprese del settore". "Non accetteremo che su questa vertenza si spengano i riflettori - concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi - Non servono decreti 'scatole vuote' né dichiarazioni di principio: servono risposte concrete, vincoli precisi e una assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni che autorizzano, accreditano e finanziano questi servizi. Continueremo quindi la mobilitazione e continueremo a intervenire anche durante l'iter di conversione del decreto, chiedendo che venga introdotta una norma chiara che leghi l'aggiornamento tariffario al rinnovo dei contratti e che obblighi le Regioni a convenzionare con il servizio sanitario pubblico solo chi rinnova i contratti di lavoro con le organizzazioni comparativamente più rappresentative e alle stesse vigenze del contratto della sanità pubblica. Chi si prende cura della vita, della salute e della fragilità delle persone non può continuare a farlo senza contratto, senza adeguamenti salariali e senza tutele". Ce.Au. ---End text--- Author: Ce Au Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità privata e Rsa. Decreto: occasione persa -sec_org-
tp:writer§§ Ce Au
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§---§
title§§ Taglio dell'Irpef, contratti, energia Per la manovra servono 30 miliardi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301739404521.PDF
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Estratto da pag. 32 di "CORRIERE DELLA SERA" del 13 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-13T04:18:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301739404521.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Taglio dell’Irpef, contratti, energia Per la manovra servono 30 miliardi Legge di Bilancio P iù potere d’acquisto, più occupazione e meno tasse. Oltre a difesa ed energia. Nonostante la pausa ferragostana il cantiere della prossima manovra economica resta aperto e il governo si prepara al lavoro d’autunno per quella che sarà la quinta e ultima legge di Bilancio dell’esecutivo a guida Meloni. Nonostante il complesso contesto internazionale, il margine di manovra sarà più ampio di quelle precedenti grazie alla flessibilità concessa dall’Europa per le spese in difesa ed energia. Con l’attivazione della clausola di salvaguardia, l’Italia potrà contare su 35 miliardi nel triennio, circa 14 andrebbero alla legge di Bilancio 2027, ma sarebbero anche già destinati alle spese per difesa ed energia. Ne servirebbero almeno altrettanti, viste le richieste arrivate dai suoi colleghi sul tavolo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Si va infatti dai 5 miliardi per la sanità invocati dal ministro Orazio Schillaci per assunzioni e stipendi, ai 4 per il rifinanziamento della Zes per il sud, passando dai 5 miliardi chiesti dal vicepremier e ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini per strade e cantieri. Per rinnovare la tassazione agevolata sui rinnovi contrattuali, la ministra del Lavoro Marina Calderone avrebbe bisogno di 2 miliardi di euro. Ma poi c’è l’ultimo tassello del taglio dell’Irpef per il ceto medio portando dal 43% al 33% l’aliquota per i redditi tra 50 e 60 mila euro: costo di 1,2 miliardi di euro. Un intervento cui per prima la premier Giorgia Meloni non vuole rinunciare: «È quello a cui, in questi anni, abbiamo dedicato la maggior parte delle risorse che avevamo, intendiamo continuare su questa strada». Per le pensioni serviranno 1, 1 miliardi per evitare l’aumento di un mese dell’età pensionabile dal primo gennaio 2027. Arriveranno poi le richieste dei partiti di maggioranza. Con la Lega che tornerà a chiedere un ampliamento della flat tax, suo cavallo di battaglia, mentre Forza Italia punterà sul calo della pressione fiscale con interventi ad hoc, come la detassazione delle tredicesime. Il conto finale per la prossima manovra si avvia quindi a superare i 30 miliardi di euro. C. Vol. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: C. Vol. Heading: Legge di Bilancio Highlight: Image:Mef Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, 59 anni, è parlamentare della Lega -tit_org- Taglio dell’Irpef, contratti, energia Per la manovra servono 30 miliardi -sec_org-
tp:writer§§ C. Vol.
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§---§
title§§ Corsa a congelare gli ovuli record in Francia e Spagna "Italia frenata dai silenzi"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301737804537.PDF
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Estratto da pag. 8 di "REPUBBLICA" del 13 Aug 2026
In un anno la crioconservazione degli ovociti è cresciuta del 44% tutta l'informazione viaggia sui social: non ci sono campagne istituzionali
pubDate§§ 2026-08-13T04:20:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301737804537.PDF
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tp:ocr§§ Corsa a congelare gli ovuli record in Francia e Spagna 'Italia frenata dai silenzi" In un anno la crioconservazione degli ovociti è cresciuta del 44% tutta l'informazione viaggia sui social: non ci sono campagne istituzionali Loro, le ragazze, lo sanno. È altrove che bisogna cercare. Perché la storia del social freezing in Italianon passa, purtroppo, dalla comunicazione ufficiale, da campagne gestite ne ieri ne oggi dai ministeri della Salute, oppure, figuriamoci, da incontri di informazione nelle scuole superiori. No, il social freezing, ossia la possibilità di crioconservare gli ovociti femminili in età giovanile, per poi "scongelarli" quando sarà il tempo e il desiderio di avere un figlio, viaggia, appunto, sui "social". Infatti è Ãé, nella Rete, che le donne si raccontano. Fin dalle prime che dal 2017 - non per esigenze sanitarie ma solamente per preservare la propria fertilità- si sono rivolte a centri privati per farsi prelevare e poi conservare le proprie"uova". E rivelando la propria esperienza si sono trasformate, di fatto, in consigliere delle altre, mentre in Italia la strana dizione social freezing, cosi denominata per differenziarla dal medical freezing - i} congelamento dedicato alle pazienti oncologiche- sembrava qualcosa di strano e remoto. Ecco, dal 2017 a oggi quelle ragazze sono passate da 117 a 1155 con una crescita del più 545%, e tra il 2023 e il 2024, mentre l'informazione restava tra le mura dei congressi scientifici ma correva invece sui social, il loro numero è balzato dalle 802 del 2023 alle 1155 del 2024. «E questi dati del registro dell'Istituto superiore di sanità sono certamente parziali, perché da parte dei centri non c'è l'obbligo di comunicare la crioconservazione degli ovociti, al contrario invece degli interventi di procreazione medicalmente assistita» spiega Laura Rienzi, professoressa associata di Scienze Biomolecolari dell'università di Urbino e presidente di Aife, associazione italiana fertilità che riunisce una rete di centri privati e pubblici. Certo non sono i numeri della Spagna, dove sono ormai lOmila l'anno le ragazze che crioconservano i loro ovociti con il sostegno dello Stato. O i numeri francesi, aggiunge Laura Rienzi, «dove il governo ha deciso che di fronte a una demografia in picchiata era giusto preservare la fertilità femminile, rispettando i nuovi tempi di vita delle donne». Dall'approvazione della legge del 2021 che ha reso la procedura totalmente gratuita tramite la sécurité social per la fascia d'età tra i 29 e i 37 anni, le criconservazioni sono diventate 14mila ma sono oltre 60mila le donne che hanno chiesto consulenze sulla loro fertilità. Il tema è enonne e non sono poche le critiche di chi vede, però. nel social freezing l'espandersi della «legge del desiderio» oltre le frontiere della biologia. Ma anche una sorta di nuovo techno-dominio sul corpo della donna in qualche modo spinto dalle aziendechepernon perdere talenti femminili all'apice della creatività, hanno trasofomato la crioconservazione in benefit. Iniziando a pagare alle proprie dipendenti il congelamento dei gameti. E le prime sono state le multinazionali tech della silicon valley come Apple e Meta. (In Italia da gennaio 2026 il gruppo "OTB" - holding di moda e lusso fondata da Renzo Rosso - finanzia la criconservazione dei gameti alle proprie dipendenti tra i 30 e i 40 anni). Rispetto alle critiche di «nuova colonizzazione sul corpo femminile». Laura Rienzi spiega però che «la verità è diversa». «Oggi le ragazze vivono una contraddizione tra il tempo sociale, inteso come studi, carriera, realizzazione, stabilitàe il tempo della riproduzione. La scienza ci permette di vivere oltre i novant'anni, ma il tempo riproduttivo è rimasto quello di duemila anni fa. è sempre lo stesso, immutabile. E dopo i 35 anni, quando spesso le ragazze e le coppie iniziano a pensare a un figlio, gli ovociti di una donna si deteriorano con una velocità enorme.con rischi di anomalie cromosomiche e di infertilità». Congelarli invece permette invece di posticipare la maternità. «Perché l'utero, adiff
erenza degli ovuli, resta giovane molto più a lungo. Anche se - avverte Rienzi - per evitare poi problemi di gestazione è bene non spingersi troppo in là con l'età». Insomma fino ai fatidici quaranta, ma poco oltre. Nel nostro paese però non dal punto di vista scientifico siamo più o meno all'anno zero. Ilsocialfreezing viene effettuato unica- mente dai centri privati, con costi che dai farmaci per la stimolazione al prelievo posso arrivare anche a 4mila euro. Più l'affitto da pagare ai centri per la conservazione a - 126 gradi dell'ovocita, circa 250 euro l'anno. Ma, soprattutto, manca l'informazione. Lo confermano le tré trentenni fondatrici di "Meggycare", Francesca Bosio, Fanny Nardi eLara Ranzato, piattaforma italiana di social freezing. Scoperta per caso grazie all'incontro con un amico ginecologo la possibilità di congelare i propri ovociti, le tré amiche, dopo aver sperimentato su se stesse il deserto informativo, avendo dragato la Rete per trovare le strutture migliori, hanno deciso di mettere la propria esperienza al servizio di tutte le altre. «Nel 2025 - racconta Francesca Bosio - abbiamo creato la nostra start-up e aiutiamo e ragazze che vogliono intraprendere il social freezing a trovare la strada giusta. Abbia mo centinaia di richieste di consulenza . Pochissime sanno quali sono i costi, le procedure, ma tutte sentono l'ansia del tempo che passa con la paura di non riuscire più a diventare madri». Non possono bastare i social: la conservazione della fertilità femminile in un paese dove non nascono più bambini, è un grande tema di salute pubblica. - M.N.D.L. SU REPUBBLICA ( )ca.sio-( Orlo congela ì ïíééÀ ñ divide
tp:writer§§ m. n.d.l.
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301737804537.PDF
§---§
title§§ Infermieri cercansi fra i pronipoti degli emigranti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/13/2026081301739804525.PDF
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Estratto da pag. 4 di "RIFORMISTA" del 13 Aug 2026
pubDate§§ 2026-08-13T04:18:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Infermieri cercansi fra i pronipoti degli emigranti M.A.M. H a un numero, il 3, e una data, 10 aprile 2026. Da lunedì scorso la delibera ha anche un luogo: l’Ulss 1 Dolomiti. La Regione ha presentato in Prefettura a Belluno la prima sperimentazione veneta per il reclutamento, l’inserimento e la formazione di infermieri provenienti dall’estero. Due i canali. Il primo si rivolge a professionisti già formati, da inserire nel servizio sanitario regionale secondo le regole nazionali sull’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie e le successive procedure di riconoscimento dei titoli. Il secondo, universitario, prevede con l’ateneo di Padova ed eventuali atenei stranieri percorsi integrati per studenti di infermieristica. Il dettaglio politicamente rilevante sta nella geografia. In questa prima fase, gli approfondimenti riguardano il Brasile meridionale e l’Argentina, e la ragione è esplicita: la presenza di comunità venete e bellunesi, di reti associative e istituzionali già attive. L’assessore Gino Gerosa ha motivato anche la scelta del territorio, indicando il legame storico con l’emigrazione veneta, la sede di Feltre del corso di laurea in infermieristica e le progettualità sulla residenzialità. L’inserimento andrà accompagnato da formazione linguistica, affiancamento clinico-organizzativo e tutoraggio, con attenzione agli effetti sul personale già in servizio. Il Veneto sceglie la via della discendenza: cerca gli infermieri dove vivono i pronipoti di chi partì da qui. Una strategia leggibile sul piano dell’integrazione e su quello del consenso, che però si muove in direzione idealmente diversa rispetto a Roma; la cittadinanza per discendenza vede ristretto il perimetro degli oriundi riconosciuti come italiani. Ma il progetto bellunese non passa dalla cittadinanza, passa dai titoli professionali e dalla parentela del passato. La voragine degli organici infermieristici è un problema nazionale, e ogni Regione la tampona con quello che le appare praticabile e utile: qui l’anagrafe dell’emigrazione. ---End text--- Author: m a m Heading: Highlight: Image: -tit_org- Infermieri cercansi fra i pronipoti degli emigranti -sec_org-
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