title§§ Costantini (SMI Umbria): “Sanità territoriale non si riforma aumentando ore di apertura, problema è modello” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081101752305676.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agensalute.it" del 11 Aug 2026

Perugia, 11 agosto 2026 – Il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target PNRR, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante,

pubDate§§ 2026-08-11T09:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081101752305676.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081101752305676.PDF', 'title': 'agensalute.it'} tp:url§§ https://agensalute.it/2026/08/11/costantini-smi-umbria-sanita-territoriale-non-si-riforma-aumentando-ore-di-apertura-problema-e-modello/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081101752305676.PDF tp:ocr§§ Perugia, 11 agosto 2026 – Il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target PNRR, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura aperta non coincide necessariamente con un servizio territoriale efficace. Il monitoraggio AGENAS al 31 dicembre 2025 mostrava che, su 1.715 Case programmate, 781 avevano almeno un servizio attivo e solo 66 tutti quelli obbligatori. La riforma va quindi valutata distinguendo struttura, processo ed esito.Il problema manageriale non è aumentare le ore di offerta, ma stabilire quale professionista debba svolgere quale attività, dove e con quale valore aggiunto. Tre criticità sono centrali.Il DM 77 prevede per le Case hub bacini di 40.000-50.000 abitanti, mentre circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 residenti. Nelle aree interne ciò significa aggregare territori vasti, chiedendo spesso di spostarsi proprio ai pazienti anziani, fragili e con multimorbilità. La prossimità deve quindi essere misurata attraverso distanze, tempi di percorrenza, domiciliarità e accessibilità reale.Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso 5.197 MMG; la fondazione GIMBE stima una carenza superiore a 5.700 medici e 8.180 pensionamenti potenziali entro il 2028. Chiedere agli stessi professionisti ulteriori ore nelle Case della Comunità non crea automaticamente capacità assistenziale: se resta invariata la responsabilità sulla popolazione, molte attività vengono semplicemente differite. Presenza aggiuntiva e capacità aggiuntiva non sono equivalenti.La continuità va tutelata: una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica, BMJ Open, ha rilevato in 18 studi su 22 un’associazione tra maggiore continuità delle cure e minore mortalità. L’OMS Europa nel 2026 ha indicato la continuità relazionale come elemento centrale della primary care. Non è nostalgia per il vecchio medico di famiglia: è una tecnologia organizzativa.Infine, l’Hub & Spoke. In ospedale serve a concentrare casistica, tecnologie e competenze; le cure primarie hanno invece elevata frequenza dei contatti e complessità soprattutto longitudinale. Qui il valore deriva da prossimità, continuità e coordinamento. La Casa della Comunità deve essere un nodo della rete: al centro resta il percorso del paziente.Conclusa la rendicontazione PNRR, bisogna passare dai KPI (Key Performance Indicator, o indicatori chiave di prestazione) di presenza ai KPI di processo ed esito: pazienti cronici inseriti nei PDTA, continuità, accessi evitabili in pronto soccorso, ricoveri evitabili, riammissioni, assistenza domiciliare, presa in carico dopo la dimissione e accessibilità nelle aree interne.Soprattutto, occorre investire nel capitale umano: programmare il personale sulla domanda assistenziale, costruire veri team multiprofessionali e utilizzare il medico dove il suo tempo produce maggiore valore clinico. La medicina generale deve, inoltre, entrare pienamente nell’università attraverso una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Dipartimenti Universitario-Territoriali che integrino università, SSN e professionisti, trasformando studi MMG, AFT e Case della Comunità in reti per assistenza, didattica e ricerca real-world.Non serve scegliere tra studio del medico e Casa della Comunità. Serve una rete distribuita di studi, AFT, spoke, hub, domiciliarità, specialistica e ospedale, collegata intorno allo stesso percorso assistenziale. Il PNRR ha costruito le infrastrutture; ora il successo va misurato attraverso salute prodotta, accessibilità, continuità e appropriatezza, non soltanto edifici aperti e ore coperte.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  00189 Roma  |  P.Iva 15302271000  |  Iscrizione ROC n.44645© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081101752305676.PDF §---§ title§§ Sos sanità in Sardegna, cittadini in fila all’alba per accaparrarsi un medico di base: nell’isola mancano 451 professionisti - La Nuova Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081102159201541.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lanuovasardegna.it" del 10 Aug 2026

La Sardegna ha perso il 40% dei camici bianchi: è record nazionale

pubDate§§ 2026-08-11T01:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081102159201541.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081102159201541.PDF', 'title': 'lanuovasardegna.it'} tp:url§§ https://www.lanuovasardegna.it/regione/2026/08/10/news/sos-sanita-cittadini-in-fila-all-alba-per-accaparrarsi-un-medico-di-base-nell-isola-mancano-451-professionisti-i-numeri-dell-emergenza-1.100905289 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081102159201541.PDF tp:ocr§§ Sassari C’è una Sardegna che bivacca di notte per elemosinare il diritto all’assistenza di base. La sedia pieghevole, il thermos del caffè e il numerino stretto nel pugno sono i nuovi ferri del mestiere per sopravvivere al naufragio della sanità territoriale. Succede a Oristano, dove per accaparrarsi uno dei mille posti disponibili col nuovo medico di famiglia si dorme per strada, davanti agli uffici della Asl, sperando che il terminale non vada in tilt. Succede a Macomer, dove la processione dei disperati inizia alle sei del mattino, ore in piedi fuori dall’ambulatorio Ascot, per mendicare una prescrizione.È successo ad Arzachena, vetrina del turismo a cinque stelle, che nel suo retrobottega conta 1.500 cittadini appena rimasti orfani del proprio dottore, dopo il meritato pensionamento. È la geografia di un’isola dove la sanità territoriale è rimasta in riserva fissa, con la spia rossa perennemente accesa, dove all'appello mancano 451 camici bianchi e il diritto alla salute si è trasformato in una lotteria per pochi fortunati.Oristano, Arzachena, Macomer. Tre punti diversi della Sardegna e tre versioni della stessa storia. Non sono incidenti isolati e nemmeno improvvise falle del sistema. Sono gli effetti visibili di una crisi che viene da lontano e che i numeri trasformano da percezione quotidiana in emergenza regionale. La fotografia più impietosa arriva dal report della Fondazione Gimbe. Negli ultimi cinque anni la Sardegna ha perso il 40,3% per cento dei suoi medici di famiglia. È la contrazione più alta registrata in Italia. Quasi un medico su due scomparso nell’arco di un quinquennio, mentre la popolazione invecchia e aumenta il bisogno di un’assistenza sanitaria vicina alle case, soprattutto nei territori più piccoli e lontani dagli ospedali.Il conto degli organici rende ancora meglio la misura del vuoto. Per assicurare una copertura adeguata servirebbero nell’isola circa 1.120 medici di medicina generale. Quelli attualmente in servizio sono 669. Ne mancano all’appello dunque 451.Dietro quei posti vacanti ci sono migliaia di storie molto meno astratte: il pensionato che deve trovare qualcuno per rinnovare una terapia, il malato cronico che perde il professionista che conosceva la sua storia clinica, la famiglia costretta a rivolgersi a un ambulatorio straordinario, il cittadino che deve mettersi in fila all’alba per ottenere ciò che fino a pochi anni fa sembrava la cosa più normale del mondo: avere un medico.Se si considera, in via prudenziale, un bacino medio di 1.200 assistiti per ciascun professionista mancante, il deficit teorico coinvolge circa 600mila mila sardi, oltre un terzo della popolazione dell’isola. La causa principale è conosciuta da anni. La grande ondata di pensionamenti, diventata particolarmente pesante a partire dal 2020, non è stata compensata da un numero sufficiente di nuovi ingressi.Nel frattempo sono aumentati i carichi di lavoro dei professionisti rimasti e la pandemia ha ulteriormente stressato un sistema già fragile. Il risultato è un progressivo svuotamento della medicina territoriale che ha colpito prima i piccoli paesi e le zone interne e che adesso si manifesta con sempre maggiore evidenza anche nei centri più grandi.Per tamponare i vuoti sono arrivati gli Ascot, gli ambulatori straordinari di comunità territoriale. Sono diventati indispensabili in numerose aree dell’isola, ma la loro stessa diffusione racconta la dimensione dell’emergenza: uno strumento nato per garantire assistenza nelle zone rimaste scoperte si trova oggi a sostenere una domanda enorme, fatta non soltanto di visite ma di prescrizioni, certificazioni, terapie e di tutta quella quotidiana attività sanitaria che prima passava dallo studio del medico di famiglia. Così l’eccezione rischia di diventare normalità. Il medico che va in pensione lascia centinaia o più di mille pazienti da ricollocare. Quelli rimasti hanno spesso già raggiunto il proprio massimale. L’Ascot assorbe ciò che può. E i cittadini si mettono in filaNon lasciar e decidere l'algoritmo:scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su GoogleClicca quiSpecialeArcipelago SardegnaSpecialeUna città e le sue storie tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081102159201541.PDF §---§ title§§ Comunicato Stampa – lettera_direttore_smiumbria_costantini – Confsal link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081103149906484.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "sindacatomedicitaliani.it" del 15 Jul 2026

pubDate§§ 2026-08-11T10:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081103149906484.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081103149906484.PDF', 'title': 'sindacatomedicitaliani.it'} tp:url§§ https://sindacatomedicitaliani.it/index.php/2026/08/11/comunicato-stampa-lettera_direttore_smiumbria_costantini/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081103149906484.PDF tp:ocr§§ Gentile Direttore,il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target PNRR, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura aperta non coincide necessariamente con un servizio territoriale efficace. Il monitoraggio AGENAS al 31 dicembre 2025 mostrava che, su 1.715 Case programmate, 781 avevano almeno un servizio attivo e solo 66 tutti quelli obbligatori. La riforma va quindi valutata distinguendo struttura, processo ed esito.Il problema manageriale non è aumentare le ore di offerta, ma stabilire quale professionista debba svolgere quale attività, dove e con quale valore aggiunto. Tre criticità sono centrali.Il DM 77 prevede per le Case hub bacini di 40.000-50.000 abitanti, mentre circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 residenti. Nelle aree interne ciò significa aggregare territori vasti, chiedendo spesso di spostarsi proprio ai pazienti anziani, fragili e con multimorbilità. La prossimità deve quindi essere misurata attraverso distanze, tempi di percorrenza, domiciliarità e accessibilità reale.Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso 5.197 MMG; la fondazione GIMBE stima una carenza superiore a 5.700 medici e 8.180 pensionamenti potenziali entro il 2028. Chiedere agli stessi professionisti ulteriori ore nelle Case della Comunità non crea automaticamente capacità assistenziale: se resta invariata la responsabilità sulla popolazione, molte attività vengono semplicemente differite. Presenza aggiuntiva e capacità aggiuntiva non sono equivalenti.La continuità va tutelata : una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica, BMJ Open, ha rilevato in 18 studi su 22 un’associazione tra maggiore continuità delle cure e minore mortalità. L’OMS Europa nel 2026 ha indicato la continuità relazionale come elemento centrale della primary care. Non è nostalgia per il vecchio medico di famiglia: è una tecnologia organizzativa.Infine, l’Hub & Spoke. In ospedale serve a concentrare casistica, tecnologie e competenze; le cure primarie hanno invece elevata frequenza dei contatti e complessità soprattutto longitudinale. Qui il valore deriva da prossimità, continuità e coordinamento. La Casa della Comunità deve essere un nodo della rete: al centro resta il percorso del paziente.Conclusa la rendicontazione PNRR, bisogna passare dai KPI  (Key Performance Indicator, o indicatori chiave di prestazione) di presenza ai KPI di processo ed esito: pazienti cronici inseriti nei PDTA, continuità, accessi evitabili in pronto soccorso, ricoveri evitabili, riammissioni, assistenza domiciliare, presa in carico dopo la dimissione e accessibilità nelle aree interne.Soprattutto, occorre investire nel capitale umano: programmare il personale sulla domanda assistenziale, costruire veri team multiprofessionali e utilizzare il medico dove il suo tempo produce maggiore valore clinico. La medicina generale deve, inoltre, entrare pienamente nell’università attraverso una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Dipartimenti Universitario-Territoriali che integrino università, SSN e professionisti, trasformando studi MMG, AFT e Case della Comunità in reti per assistenza, didattica e ricerca real-world.Non serve scegliere tra studio del medico e Casa della Comunità. Serve una rete distribuita di studi, AFT, spoke, hub, domiciliarità, specialistica e ospedale, collegata intorno allo stesso percorso assistenziale. Il PNRR ha costruito le infrastrutture; ora il successo va misurato attraverso salute prodotta, accessibilità, continuità e appropriatezza, non soltanto edifici aperti e ore coperte.Perugia, 11 agosto 2026Ufficio Stampa tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/11/2026081103149906484.PDF §---§