title§§ Covid, l ' Avvoc a tura di Stato pubblichi la verità sui 100 mln link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870302905.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "FATTO QUOTIDIANO" del 10 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-10T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870302905.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870302905.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870302905.PDF tp:ocr§§ Covid, l’Avvocatura di Stato pubblichi la verità sui 100 mln L a Commissione Covid dovrebbe acquisire e rendere pubbliche le carte della transazione da oltre 100 milioni di euro tra JC Electronics e il Governo e dovrebbe avviare una seria indagine su come si sia arrivati all’accordo. La stessa indagine dovrebbe essere portata avanti, con altri mezzi e fini, dalla Procura di Roma dopo la consegna da parte di Giuseppe Conte di un documento del 2022 riguardante le mascherine della stessa JC. E la stampa tutta dovrebbe cercare di chiarire cosa sia accaduto intorno al pagamento di 100 milioni di soldi pubblici a un privato. L’Avvocatura di Stato, che difendeva in giudizio il Governo contro JC, ha una grossa responsabilità in questa storia. Ora dovrebbe fornire tutte le carte per chiarire come ha difeso le ragioni dei contribuenti in giudizio e perché ha dato parere favorevole alla transazione. Una delle questioni da chiarire è cosa abbia fatto l’Avvocatura del verbale del 15 aprile 2022, quello consegnato da Giuseppe Conte prima ai pm e poi in Commissione la scorsa settimana. Quel verbale (o almeno le relazioni sulle mascherine JC firmate dal Commissariato Covid e basate sui sopralluoghi di settembre 2021 delle Dogane che ne erano il presupposto) è stato trasmesso all’Avvocatura. Bisognerebbe capire che uso ne sia stato fatto nella causa contro JC. Tra settembre 2021 e aprile 2022 l’Agenzia delle MANOVRE Dogane avanzava accuse sulla preIL RUOLO DI FDI sunta difformità tra le mascherine TRA GOVERNO importate da JC e quelle (più performanti) descritte nei certificati E COMMISSIONE prodotti dalla società nel 2020. Le D’INCHIESTA mascherine della JC hanno superato indenni un test di laboratorio delle stesse Dogane nel settembre 2021, ok. Però resta da capire perché nella sentenza del novembre 2024, quella che condanna lo Stato a pagare 203 milioni a JC, non si faccia cenno al verbale di aprile 2022 portato da Conte ai pm né ai sopralluoghi delle Dogane di settembre 2021 sulle mascherine JC. Bisognerebbe poter leggere tutte le carte. Invece il ministro della Salute Orazio Schillaci, alla richiesta del senatore Pd Francesco Boccia di avere la transazione e “gli atti prodromici, seguenti o connessi”, ha risposto picche perché l’Avvocatura dello Stato, gli ha legato le mani. L’Avvocato dello Stato Gabriella Palmieri sostiene che le carte sono segrete e possono essere date solo alla Commissione Covid, non al ministro o a Boccia. Peccato che il presidente della Commissione, Marco Lisei di Fdi, abbia già detto che la transazione, è fuori dal suo perimetro di azione. Si prefigura quindi un muro di gomma perfetto grazie alla Commissione che in teoria dovrebbe fare chiarezza sui fatti ed è stata tramutata in un’arma di propaganda. Abbiamo scoperto solo il 2 luglio, grazie all’interrogazione di Boccia a Schillaci (che non ne sapeva nulla prima) dell’esistenza dell’accordo da 100 milioni. Il titolare della JC, Dario Bianchi, era stato convocato tre volte in Commissione, l’ultima ad aprile 2026, dopo la transazione. E anche allora non aveva detto nulla sui 100 milioni di euro. Questa pochade deve finire per mano di chi l’ha avviata. Il governo Meloni ha rinunciato a difendere le ragioni dei contribuenti per dare nel segreto 100 milioni a un privato. L’Avvocatura ha dato il suo via libera e ora nega le carte all’opposizione. Il presidente della Commissione Covid, Marco Lisei, FDI come Meloni, non ha scelta: deve acquisire e divulgare tutte le carte perché i cittadini hanno diritto di sapere. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:G MANOVRE IL RUOLO DI FDI TRA GOVERNO E COMMISSIONE D’INCHIESTA -tit_org- Covid, l ’ Avvoc a tura di Stato pubblichi la verità sui 100 mln -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870302905.PDF §---§ title§§ San Raffaele, un altro caso 12 coppie persero gli ovuli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870002906.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "REPUBBLICA" del 10 Aug 2026

L'incidente nel centro di Pma a Milano risale allo scorso anno "Si era bruciata la macchina che li conteneva nel congelatore"

pubDate§§ 2026-08-10T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870002906.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870002906.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870002906.PDF tp:ocr§§ San Raffaele, un altro caso 12 coppie persero gli ovuli L’incidente nel centro di Pma a Milano risale allo scorso anno “Si era bruciata la macchina che li conteneva nel congelatore” e ALESSANDRA CORICA uello del 23 luglio, quando a una donna è stato impiantato l’embrione di un’altra coppia, non è stato l’unico problema avvenuto in tempi recenti nel centro di Pma, Procreazione medicalmente assistita, del San Raffaele di Milano. C’è un precedente di circa un anno fa che ha coinvolto 12 coppie. Il quadro appare meno grave di quello del mese scorso, ma comunque l’episodio allunga un’ulteriore ombra sulla struttura che si occupa di fecondazione nell’ospedale privato convenzionato lombardo. Dopo aver prelevato gli ovociti a dodici donne ed averli fecondati con gli spermatozoi maschili, ottenendo quindi degli embrioni, i tecnici del centro li hanno messi dentro piastre che contengono un terreno di coltura, per conservarli e farli crescere e arrivare a uno staQ dio che permette il trasferimento nell’utero delle pazienti. Ebbene, per ammissione dello stesso San Raffaele ad una delle coppie, sentita dal Tgr Lombardia, una “non conformità del terreno di coltura ha compromesso la progressione” degli embrioni. Che quindi non sono stati utilizzati. Il caso ha spinto la struttura a convocare le coppie per nuovi prelievi e a fare una segnalazione di evento avverso al Centro nazionale trapianti. «Si è bruciata la macchina che conteneva nel congelatore gli ovuli — ha raccontato una donna ai microfoni della Rai — al terzo giorno si sono bruciati tutti, i miei e quelli delle altre 11 donne che quel giorno hanno fatto il prelievo». Riguardo alle cause, l’ipotesi principale avanzata dai responsabili del laboratorio è che il terreno di coltura (acquistato da fornitori esterni) avesse dei problemi. Il problema dell’anno scorso non avrebbe riguardato direttamente le tecniche di Pma messe in atto nel laboratorio, ora al centro della bufera dopo la notizia dello scambio tra due provette avvenuto lo scorso 23 luglio, a causa della quale a una donna è stato trasferito l’embrione di un’altra coppia. Un errore umano che ha portato alla chiusura del laboratorio da parte di ministero alla Salute e Regione Lombardia per (almeno) 15 giorni. Le due coppie coinvolte ad oggi sarebbero ancora seguite dall’ospedale e quella che ha ricevuto l’embrione sbagliato (e che poi ha deciso di porre fine all’impianto il giorno dopo) sarebbe già in lista per una nuova procedura, da effettuare prossimamente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: i punti Dallo scambio degli embrioni alla chiusura del centro 1 Lo scorso 23 luglio nel centro di Procreazione medicalmente assistita del San Raffaele di Milano a una donna viene trasferito l’embrione di un’altra coppia: si tratta di un errore umano 2 La segnalazione dell’errore parte subito ai vertici dell’ospedale e l’indomani vengono allertate le autorità sanitarie, che fanno così partire le ispezioni nel centro 3 Dopo una serie di verifiche e controlli, il 6 agosto scorso la Regione Lombardia e il ministero della Salute hanno deciso di chiudere il centro per almeno due settimane visti i problemi rilevati Image:T L’ingresso del San Raffaele a Milano -tit_org- San Raffaele, un altro caso 12 coppie persero gli ovuli -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870002906.PDF §---§ title§§ Per 1,7 milioni di anziani la cura è anche a casa = Cure a casa per 1,7 milioni di anziani ma le ore calano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001868902911.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "SOLE 24 ORE" del 10 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-10T03:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001868902911.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001868902911.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001868902911.PDF tp:ocr§§ dopo il covid Per 1,7 milioni di anziani la cura è anche a casa Valentina Melis —a pag. 4 Cure a casa per 1,7 milioni di anziani ma le ore calano Il bilancio. L’assistenza domiciliare supera il target del Pnrr: raggiunto l’11,3% degli over 65 rispetto al 5% pre Covid. Le ore annue a testa scendono da 18 a 15 Completare la riforma dell’assistenza alle persone anziane avviata con la legge 33/2023 e aumentare l’intensità delle cure fornite a domicilio, puntando più sui servizi che sulle semplici erogazioni monetarie. Sono due sfide che rimangono aperte dopo il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha gettato le basi per azioni innovative e ha raggiunto alcuni degli obiettivi previsti, ma non ha risposto completamente ai bisogni delle persone in età più avanzata. Bisogni destinati a crescere, se si considera che in Italia gli ultraottantenni sono 4,6 milioni, hanno superato il numero dei bambini sotto dieci anni, e potrebbero raddoppiare entro il 2050 (arrivando a rappresentare il 13,6% della popolazione). La dinamica demografica si riflette anche nella spesa pubblica. L’indennità di accompagnamento, ovvero la prestazione economica riconosciuta alle persone affette da invalidità totale, e che quindi hanno bisogno di essere aiutate in tutte le attività della vita quotidiana (551,53 euro al mese nel 2026), aveva un milione di beneficiari nel 2002, ma ne raggiunge oggi 2,18 milioni (fonte Inps). La spesa per questa prestazione, che è erogata a tutti senza distinzione per bisogno assistenziale, ha raggiunto i 15 miliardi annui (lo 0,7% del Pil). L’indennità può essere impiegata per remunerare una badante (almeno per una parte dei costi annui), e non esiste in Italia un incentivo a investirla in servizi. L’assistenza domiciliare Il Pnrr ha portato in dote la legge delega 33/2023, cioè le regole-quadro per riformare l’assistenza agli anziani, basata principalmente sulla semplificazione e sulla integrazione degli interventi e dei servizi sanitari. La riforma attende ancora una serie di provvedimenti attuativi, per i quali l’ultimo decreto Milleproroghe (Dl 200/2025) ha concesso più tempo, con l’obiettivo di arrivare a regime con il nuovo sistema dal 2028. Dopo l’esperienza della pandemia da Covid-19, che ha avuto esiti drammatici per molti anziani ricoverati in istituto, il Pnrr ha destinato quattro miliardi al potenziamento della casa come primo luogo di cura e alla telemedicina. Effettivamente, l’obiettivo di estendere l’assistenza domiciliare integrata (Adi) al 10% della popolazione over 65 è stato raggiunto. Secondo gli ultimi dati disponibili del ministero della Salute, i beneficiari dell’assistenza domiciliare erogata nel territorio da infermieri, medici, terapisti della riabilitazione, sono 1,645 milioni (l’11,3% degli over 65), mentre storicamente, negli anni pre-pandemia, erano 650mila (5%). Ciascun beneficiario, però, fruisce in media di 15 ore di assistenza all’anno, contro le 18 ore erogate nel 2019. Inoltre - fanno sapere i tecnici del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, rete di 60 organizzazioni coinvolte nella tutela degli anziani - gli over 65 seguiti con cure domiciliari di base, cioè con interventi meno intensivi, sono passati dal 41,3% al 58,9% del totale, mentre quelli assistiti con Adi integrata, cioè con una presa in carico continuativa e più di un accesso settimanale, sono scesi dal 58,7% al 41,1 per cento. «Le Regioni spiega Franco Pesaresi, esperto del Patto - hanno esteso il numero degli assistiti, andando però a ridurre l’intensità del servizio. Un numero così ridotto di ore annuali di assistenza significa curare le persone anziane a domicilio soltanto per due-tre settimane dopo l’ospedalizzazione». Il resto delle cure rimane dunque a carico delle famiglie, sia in maniera diretta, sia con il ricorso a persone esterne. Per mantenere i livelli dell’Adi, lo stop al Pnrr non dovrebbe mettere in difficoltà le Regioni, perché al potenziamento dell’assistenza domiciliare sono stati destinati anche fondi nazionali, a partire dal Dl 34/2020. Le dimissioni protette Un punto sul quale il Pnrr ha consentito di fare passi avanti è quello delle dimissioni protette, inserite poi fra i livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps): si tratta di una organizzazione per garantire la continuità delle cure per i pazienti fragili o anziani, al rientro a casa dopo un ricovero in ospedale. «Con uno stanziamento di 66 milioni di euro - spiega ancora Pesaresi - il Pnrr ha consentito di attivare team di operatori che raggiungono a domicilio i pazienti dimessi. Sono state assistite così 50mila persone. È un’azione che prima non esisteva». Sul fronte della telemedicina, cioè visite e assistenza sanitaria tramite strumenti digitali e a distanza, che può essere molto utile agli anziani, il Pnrr non ha determinato una svolta, ma una parte dei fondi è stata impegnata: «L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali - sottolinea Franco Pesaresi - ha appena concluso un appalto finanziato con 150 milioni dal Pnrr, per la presa in carico domiciliare di 60mila anziani ultraottantenni affetti da patologie croniche, tramite telemedicina e sanità digitale, in tutta Italia». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Valentina Melis Heading: Highlight: 3 mld 14,6 mln Per il triennio 2025-2027 È l’ammontare del Fondo per le non autosufficienze nel triennio 2025-2027 Per ogni anno fino al 2027 La quota del Fondo per le non autosufficienze destinata a progetti di vita indipendente Le risorse Vita indipendente La fotografia LA SPESA PUBBLICA PER L’ASSISTENZA LONG TERM CARE Le risorse statali per l’assistenza alle persone non autosufficienti, anno 2024 Valori in miliardi di euro e incidenza % sul Pil 35,3 mld SPESA TOTALE 1,61% 14 mld 15,3 mld Componente sanitaria Indennità di accompagnamento 0,64% 0,70% 5,9 mld Altre prestazioni (gestite perlopiù da enti locali) 0,27% Fonte: elaborazioni Osservatorio Domina su dati del ministero dell’Economia - Ragioneria generale dello Stato I BENEFICIARI DELL’INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO Le persone non autosufficienti beneficiarie dell’indennità di accompagnamento* negli anni 2002-2026 2002 2024 1.063.774 TOTALE FEMMINE MASCHI 2026 2.047.092 2.186.796 1.289.115 757.977 1.367.327 819.469 677.451 386.323 2.000.000 1.500.000 1.000.000 500.000 0 2002 2004 2006 2008 2010 2012 2014 (*) sono escluse le indennità di frequenza per minori di 18 anni. Fonte: Inps 2016 2018 2020 2022 2024 2026 I posti in rsa Forte divario Nord-Sud Si stima che siano oltre 250mila gli anziani in lista d’attesa per avere un posto in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa). L’offerta delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio sanitarie è oggi rappresentata da quasi 13mila strutture, con 426mila posti letto, dei quali 385mila occupati (Istat). Gli ospiti sono per tre quarti anziani. La distribuzione è disomogenea sul territorio: nel Nord Est ci sono 10,5 posti letto ogni mille residenti, nel Sud solo 3,4. Prevale l’offerta privata: la titolarità delle strutture è in carico a enti non profit (45%), a enti privati (25%), a enti pubblici (18%) e a enti religiosi (12%). Image: -tit_org- Per 1,7 milioni di anziani la cura è anche a casa Cure a casa per 1,7 milioni di anziani ma le ore calano -sec_org- tp:writer§§ Valentina Melis guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001868902911.PDF §---§ title§§ Longevity Investimenti, fondi e polizze: ecco come gestire la terza età = Over 50 alla ricerca di buona salute finanziaria link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001872302941.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE" del 10 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-10T03:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001872302941.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001872302941.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001872302941.PDF tp:ocr§§ Longevity Investimenti, fondi e polizze: ecco come gestire la terza età La mappa per superare rischi finanziari e di salute dovuti all’allungamento della vita Marco Barlassina e Rossella Savojardo —a pag. 2-3 Over 50 alla ricerca di buona salute finanziaria Strategie. I macro rischi legati alla longevity sono tre: finanziario, sanitario e di non autosufficienza In Italia l’alta aspettativa di vita alla nascita impone di pensare l’edilizia urbana con riconversioni ad hoc Vivere a lungo, ma con il rischio di sopravvivere alle risorse finanziarie accumulate durante la vita lavorativa. Ossia di ritrovarsi nell’ultima parte della propria esistenza con risparmi non sufficienti a garantire il mantenimento dello stile di vita o, peggio, a far fronte a improvvise spese per la cura o l’assistenza. È la prospettiva reale di una fetta di italiani come conseguenza del generalizzato allungamento della speranza di vita che, secondo dati Istat, a 65 anni è di altri 21,4 anni, e di una pianificazione finanziaria rimasta ancorata a orizzonti temporali superati. Come confermato da una ricerca condotta da Itinerari Previdenziali, il timore che, vivendo a lungo, le proprie riserve economiche possano non essere sufficienti a coprire le spese future, è diffuso. Il 77,5% dei longennial (gli over 50 con vita attiva) intervistati è molto o abbastanza preoccupato, rispettivamente, il 35% e 42,5 per cento. Come prevedibile, il reddito è la variabile che più influisce sulla risposta: il 53,4% di quanti dichiarano redditi netti mensili fino a 1.000 euro è “molto preoccupato” a fronte dell’8,4% di quanti ne dichiarano più di 3.500. Un terzo di esistenza in più La longevity ha dunque importanti risvolti per i singoli, ma non meno di quanti non ne abbia a livello sistemico, per gli equilibri del sistema previdenziale e assistenziale. «Per la prima volta nella storia dell’umanità in appena ottant’anni la popolazione mondiale è passata da due a 8,3 miliardi di persone. Parallelamente, l’aspettativa di vita è salita da 59 ad oltre 84 anni a livello mondiale, regalando di fatto all’umanità un terzo di esistenza in più», spiega Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali. L’Italia si colloca al centro esatto di questa tempesta demografica con un’età mediana di 49 anni, un dato che ci conferisce il primato di nazione più vecchia d’Europa e ci posiziona stabilmente tra le prime tre al mondo. Il tema della longevità ha dunque portata globale, «ma in Italia si scontra con una profonda mancanza di consapevolezza e con l’assenza di infrastrutture adeguate a fronteggiare una situazione irreversibile», dice ancora Brambilla. Perché «il Paese assisterà a una drammatica emergenza abitativa e assistenziale, guidata dal fatto che il 37,1% delle famiglie è attualmente unipersonale e composto in larga parte da over 65 che vivono soli. E questa condizione solleva pesanti interrogativi sulla sostenibilità del sistema assistenziale». I rischi da disinnescare Per garantire la tenuta del sistema, Brambilla individua quindi tre macro-rischi da disinnescare legati alla longevità: quello finanziario, quello sanitario e quello della non autosufficienza. «Il primo rischio riguarda la capacità di mantenere il potere d’acquisto per oltre vent’anni di sopravvivenza dopo l’uscita dal lavoro. A bocce ferme, l’erosione finanziaria rende la sola previdenza pubblica insufficiente, cosa che ha reso urgente l’estensione della previdenza complementare attraverso meccanismi di adesione automatica. Sul fronte assistenziale, emerge invece la necessità di ripensare l’edilizia urbana convertendo le strutture dismesse, come le caserme, in progetti di social housing idonei, oltre che in esperienze di cohousing e di senior living». La svolta con i fondi di assistenza sanitaria Per gli altri due rischi citati, la sostenibilità sanitaria e la gestione del rischio di non autosufficienza, secondo Brambilla una chiave di volta risiede nell’efficacia dei fondi di assistenza sanitaria integrativa. La strategia suggerita prevede di introdurre al loro interno una copertura strutturata per la long term care, incentivando l’estensione anche ai familiari e ai pensionati. «Sebbene dal punto di vista puramente attuariale la gestione della non autosufficienza sarebbe più idonea per i fondi pensione, i fondi sanitari mostrano una straordinaria efficacia d’impatto poiché la loro adesione è resa obbligatoria per via contrattuale dai principali contratti collettivi di lavoro. Attualmente, i lavoratori che versano ai fondi sanitari sono circa 18 milioni, una platea nettamente superiore ai 7,5 milioni di iscritti ai fondi pensione, per un numero complessivo di iscritti alla previdenza complementare che, considerando anche i Pip, ammonta a più di 10 milioni». Con vantaggi che sarebbero rilevanti anche sul fronte dei costi per singolo aderente: «Veicolare le long term care attraverso i fondi sanitari integrativi permetterebbe di applicare il principio dell’obbligatorietà contrattuale, l’unico in grado di abbattere i costi e rendere la prestazione efficace su una platea potenziale di venti milioni di tutelati». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marco Barlassina Heading: Highlight: 14,8 2,5 21,4 83,4 Over 65 Gli ultrasessantacinquenni in Italia, pari al 25,1% della popolazione (dati Istat) Over 85 È il numero degli anziani over 85 in Italia, pari al 4,3% della popolazione (dati Istat) Il record La speranza di vita a 65 anni per gli italiani, secondo il dato provvisorio Istat per il 2025 Per chi nasce oggi La speranza di vita alla nascita degli italiani, dato che rende il Paese tra i più longevi al mondo Milioni Milioni Anni Anni Brambilla (Itinerari Previdenziali): «L’aspettativa di vita ha regalato all’umanità un terzo di esistenza in più» Il nostro Paese con un’età mediana di 49 anni ha il primato di nazione più vecchia d’Europa ed è tra le prime tre al mondo Aspettative di vita e disponibilità finanziarie LA SPERANZA DI VITA, LO STATO DI SALUTE E QUELLO DEL RISPARMIO I numeri al centro del grafico indicano l’aspettativa di vita, divisa per popolazione maschile e femminile, in diversi Paesi europei. In verde invece l’indicazione relativa all’aspettativa di vita in buona salute. Nei diagrammi circolari la percentuale di persone i cui risparmi pensionistici sono inferiori di 10 anni o più rispetto sia all’aspettativa di vita media, sia a una durata di vita attesa pari a 100 anni. SPERANZA DI VITA IN BUONA SALUTE 65 ANNI RISPARMI PENSIONISTICI 70 ANNI 75 ANNI DONNE ITALIA Intervistati che hanno accumulato risparmi che si esauriranno con almeno 10 anni di anticipo rispetto all’aspettativa di vita media attuale del proprio Paese UOMINI 74,9 80 ANNI UOMINI 90 ANNI MEDIA 84 57% LA CAPACITÀ DI SPESA L’evoluzione dello spendibile netto annuo degli over 65 italiani. In miliardi di € 500 85 ANNI 10 anni prima 75,6 75,4 Nel caso in cui l’aspettativa di vita raggiunga i 100 anni (uno scenario sempre più comune per le nuove generazioni) gli intervistati risultano a corto di risparmi con almeno 10 anni di anticipo DONNE A 90 anni 86,9 85,6 95 ANNI 100 ANNI 483,4 464,8 475 450 89% 441,3 438,9 425 Germania Spagna 73,2 73,6 74,3 82,6 54% 84,3 85,8 459,4 87% 400 74,5 74,8 75,2 Francia 76,3 76,3 84,2 59% 76,7 86,3 84,2 70% 86,3 88,2 88 91% 93% 375 390,9 2030 2040 2050 2060 2070 2080 IL PICCO DEL 2050 L’evoluzione della popolazione degli over 65 italiani. In milioni 19 18 Paesi Bassi Svizzera 73,9 74,3 74,8 83,7 59% 85,8 84,8 86% 17 75,1 76,1 76,4 30% 85 86,4 87,6 71% 16 15 EU 27 73,9 74,2 82,7 84,5 86,1 Dati sui risparmi non disponibili 14 2030 2040 2050 2060 2070 2080 Fonti: elab. Il Sole 24 Ore su dati: A. Brambilla, "Longevity Economy. Da Silver a Longevity, la grande economia dei prossimi decenni”, 2026; National Innovation Centre for Ageing (Nica); Fidelity Int., Eurostat 57% 10 anni 77,5% Il divario In apprensione 53,4% La ricerca Gli italiani over 50 che non hanno adeguatamente pianificato per la pensione. Fonte: Nica e Fidelity Fra età e risorse Il divario tra l’aumento dell’aspetta tiva di vita e la preparazione finanziaria Secondo Itinerari Previdenziali Gli over 50 molto o abbastanza preoccupati del longevity risk finanziario Tra i redditi più bassi I “molto preoccupati” tra chi dichiara redditi netti mensili fino a 1.000 euro Impreparati In allerta Image: -tit_org- Longevity Investimenti, fondi e polizze: ecco come gestire la terza età Over 50 alla ricerca di buona salute finanziaria -sec_org- tp:writer§§ Marco Barlassina guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001872302941.PDF §---§ title§§ Intervista a Rosanna Chifari - «C'è una class action contro Pfizer» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870102907.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "VERITÀ" del 10 Aug 2026

La neurologa: «Le prove a supporto sono schiaccianti. Fin dal 2021 abbiamo proposto terapie domiciliari a basso costo, ma hanno scelto la soluzione "tachipirina e attesa"»

pubDate§§ 2026-08-10T03:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870102907.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870102907.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870102907.PDF tp:ocr§§ «C’è una class action contro Pfizer» La neurologa: «Le prove a supporto sono schiaccianti. Fin dal 2021 abbiamo proposto terapie domiciliari a basso costo, ma hanno scelto la soluzione “tachipirina e attesa”» L’INTERVISTA ROSANNA CHIFARI n Dall’ andratuttobene alle carte bollate: il vento del dogma vaccinale non è mai stato così instabile. Cento cittadini italiani hanno deciso di unire le forze in una class action contro il colosso farmaceutico Pfizer. Tra lo «switch» della narrazione globale e il progressivo smantellamento delle linee guida - con i Cdc americani che hanno ormai archiviato le raccomandazioni di massa - la certezza granitica degli anni passati si è sciolta come neve al Sole. Se in Italia i lavori della commissione Covid iniziano a far scricchiolare la versione ufficiale su efficacia e sicurezza, in America lo spettacolo è ancor più rumoroso, con Anthony Fauci, superconsulente scientifico di sette presidentI Usa, incriminato per oltraggio al Congresso. Insomma, mentre la politica e la scienza ufficiale cercano una via d’uscita ammettendo i limiti dei farmaci a mRna, cento italiani chiedono il conto dei danni. Rosanna Chifari è la studiosa che sta traducendo questo clamoroso ravvedimento in prove schiaccianti da portare davanti ai giudici. Chifari è neurologa, membro dell’Am erican Epilepsy Society e accademica del Wabt (World Academy of BioMedical Sciences and Technology) di Parigi, oltre che codirettore scientifico di Ippocrate.org, associazione senza scopo di lucro che ha ottenuto una forte visibilità durante l’emergenza sanitaria per aver promosso le cosiddette «terapie domiciliari precoci». «Sì, insieme con Fabio Grigana abbiamo scritto la prima, vera terapia per il Covid e abbiamo provato a opporci al protocollo di morte “paracetamolo e vigile attesa”. Non esiste una malattia al mondo dove si aspetta che diventi grave per curarla». Come avete provato a promuoverla? «Abbiamo presentato denuncia contro l’ex ministro della salute Roberto Speranza per i mancati trattamenti ospedalieri. Molti cittadini sono deceduti per cure sbagliate, ad esempio ossigeno ad altissima intensità che alla fine bruciava i polmoni. E poi, me lo lasci dire: gli ospedali somministravano i barbiturici. Se io do un barbiturico a un paziente con polmonite, i suo centri respiratori vengono inibiti e quindi ne agevolo la morte. Il meccanismo era: più morti, più panico, più strumentalizzazione. Sulla nostra denuncia sono intervenute ben cinque procure, ma Speranza è ancora al suo posto. Una situazione orwelliana, così come è surreale che in Commissione Covid sieda chi dovrebbe essere giudicato dalla commissione stessa». Giuseppe Conte? «Certo». Ne avete parlato in sede pubblica? «Sì, nel 2021 in Parlamento abbiamo presentato il protocollo di cure. Erano presenti l’ex premio Nobel Luc Montagnier e il papà dei vaccini a mRna, Robert Malone. Ma l’indomani gran parte dei media ci ha ignorati, nonostante avessimo dimostrato di aver guarito oltre 70.000 cittadini». Il Covid si poteva curare anche senza vaccini? «Le nostre terapie erano a base di Fans, cortisonici, azitromicina, eparina e perfino la tanto vituperata ivermectina, liquidata come farmaco per cavalli anche se in realtà è un salvavita. Era una combinazione di terapie a bassissimo costo e di efficacia sicura». Avrebbe funzionato anche con i fragili? «Sui fragili sono state dette molte corbellerie. Io ho trattato ultranovantenni, la mia paziente più anziana aveva 98 anni ed è guarita in una settimana». Le vostre proposte sono arrivate alle orecchie delle autorità sanitarie italiane? «Certo, ma l’informazione è stata manipolata al punto che anche illustri scienziati come Montagnier sono stati indicati all’opinione pubblica come, mi passi il termine, “rincoglioniti”». Vi siete occupati anche di vaccini? «Se proprio vuole chiamarli così, sì. Già nel 2021-2022 a Parigi al congresso mondiale sul Covid, sono stata la prima in assoluto a denunciarne gli effetti neurologici anche gravi, tra cui sclerosi multipla, la Sla, la sclerosi laterale biotrofica, demenze preco ci, Alzheimer, Parkinson». Aifa parla di «soli»29 decessi correlati. «Le segnalazioni dei pochi medici che segnalavano si scontravano contro un muro di gomma». Torniamo alla class action. «È la prima in Italia contro Pfizer. Io sono stata scelta come consulente e ho già depositato la mia relazione, dovremmo partire a settembre-ottobre. Se solo viene accettata dal giudice, la vinciamo. Le prove sono schiaccianti». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MADDALENA LOY Heading: L’INTERVISTA ROSANNA CHIFARI Highlight: Image:ESPERTA La neurologa Rosanna Chifari -tit_org- Intervista a Rosanna Chifari - «C'è una class action contro Pfizer» -sec_org- tp:writer§§ MADDALENA LOY guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001870102907.PDF §---§ title§§ Le 111 verità nascoste di Fauci riscrivono la storia della pandemia = I 111 silenzi di Fauci sono una confessione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001873302939.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "VERITÀ" del 10 Aug 2026

I suoi silenzi al Congresso Usa sono una confessione: la «scienza» Covid era fasulla

pubDate§§ 2026-08-10T03:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001873302939.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001873302939.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001873302939.PDF tp:ocr§§ Le 111 verità nascoste di Fauci riscrivono la storia della pandemia I suoi silenzi al Congresso Usa sono una confessione: la «scienza» Covid era fasulla I 111 silenzi di Fauci sono una confessione L’uomo sul quale si reggeva l’intera vulgata pandemica si è rifiutato di rispondere al Congresso americano. Le pagine del suo diario lo hanno fatto per lui. Rivelando la sua doppia faccia: quello che sosteneva in pubblico era l’opposto di quel che pensava in privato n A nulla valgono i silenzi di Anthony Fauci, l’uomo sul quale si reggeva l’intera vulgata pandemica. Il suo rifiuto di rispondere al Congresso americano vale già come ammissione di colpa. E le pagine del suo diario parlano per lui: pensava l’opposto di tutto quello che sosteneva pubblicamente. a pagina 6 n Un bel tacer non fu mai scritto: frase nata per invitare al silenzio di qualità, evitare pettegolezzi, limitare le scemenze, che diventa un caposaldo giuridico quando si tratta di appellarsi al quinto emendamento per non compromettersi. L’intera vulgata pandemica si reggeva sulla parola di un uomo. Anthony Fauci. Oggi Fauci è al centro di un’inchiesta del Congresso americano parallela a quella della Commissione parlamentare italiana sul Covid. La sua audizione di poche settimane fa è stata surreale: si è avvalso della facoltà di non rispondere 111 volte, come un capomafia qualsiasi, e questo benché, in quanto graziato da Biden, non possa essere inquisito. La «scienza» che per cinque anni ci è stata imposta come indiscutibile ora tace davanti al Congresso. Nel suo diario Fauci ammette, sbugiardando tutte le sue dichiarazioni pubbliche dal 2020 in poi, che il virus era di origine artificiale e non veniva dal salto di specie da pipistrello o pangolino; che aveva finanziato il laboratorio di Wuhan violando la legge americana; che «distanziamento sociale», obbligo di mascherina e sicurezza dei vaccini a mRna erano raccomandazioni senza attendibilità scientifica; che aveva usato il proprio dipartimento per farsi assegnare oltre un milione di dollari in premi pagati dai contribuenti; che aveva falsificato la mortalità del virus dallo zero virgola tre al tre per cento. È il testimone che si autoaccusa. Il suo diario è la sua confessione. E non è una confessione estorta, è una confessione scritta di suo pugno. Il quotidiano La Verità e la trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano sono stati gli unici megafoni della verità. La cosiddetta gestione pandemica non aveva base scientifica. La affermo oggi come l’affermavo nella primavera del 2020. Bastava guardare i dati Istat degli ultimi due mesi del 2019 e del gennaio 2020 per accorgersi che la mortalità italiana non era aumentata rispetto alle normali influenze stagionali. Bastava leggere le prime perizie sierologiche per sapere che il tasso di letalità reale della Sars-CoV-2 era intorno allo zero virgola sette per cento, cioè quello di un’i nf lue nza cattiva, non di una peste bubbonica. Ma Anthony Fauci, allora capo del Niaid americano, decise di gonfiare quel numero a un inesistente tre per cento, e da quel numero falsato discese l’intero apparato normativo che avrebbe distrutto la vita quotidiana di centinaia di milioni di persone in Occidente. La menzogna iniziale è documentata oggi nel suo stesso diario, pubblicato pochi mesi fa e reperibile integralmente su YouTube. Il Italia i dati sono stati falsificati per ordine di circolari che ordinavano di calcolare come morto da Covid i morti di qualsiasi natura con un tampone positivo. La mortalità è stata oggettivamente aumentata non facendo immediatamente le autopsie che avrebbero immediatamente indicato la cura corretta e dando protocolli sbagliati. Sono stati ordini sbagliati che medici hanno eseguito, preferendo l’obbedienza alla scienza e coscienza. Rinchiudere milioni di italiani in casa per mesi era una scelta idiota. Il termine più corretto è criminale. Il sistema immunitario ha bisogno di aria aperta, di luce solare, di movimento. Chiuderlo in un appartamento significa danneggiarlo. Costringere alla sedentarietà una popolazione significa crea re in pochi mesi un aumento drammatico di obesità, di depressione, di malattie cardiovascolari, di disturbi psichiatrici nei bambini e negli adolescenti. In Svizzera e in Germania era raccomandato di uscire almeno due ore al giorno proprio per sostenere il sistema immunitario. In Italia si mandavano i vigili urbani a inseguire i podisti solitari sulle spiagge deserte. In Italia si multavano i padri che passeggiavano con i figli. Era psicosi collettiva orchestrata dallo Stato e applicata per la connivenza dei medici del cosiddetto Comitato medico scientifico, che non dava consigli ai politici ma avvallava i loro ordini e per la connivenza de presidenti degli Ordini dei medici. Il Comitato tecnico scientifico, l’organo che avrebbe dovuto consigliare il governo Conte con la voce della migliore medicina disponibile, ha applaudito ogni decreto restrittivo, ha taciuto sulle terapie domiciliari precoci che salvavano vite con pochi euro di farmaci, mentre imponeva o alla popolazione «tachipirina e vigile attesa», cioè un protocollo che portava migliaia di persone in ospedale quando ormai era troppo tardi. I presidenti degli Ordini dei medici anziché difendere il corpo dei loro iscritti dall’inoculazione di farmaci sperimentali privi di qualsiasi capacità di bloccare la trasmissione della malattia, hanno calpestato anche la libertà terapeutica dei propri iscritti, che è il fondamento stesso della professione, hanno ringhiato contro chiunque osasse dire che le regole erano fesserie. Hanno firmato lettere che obbligavano i colleghi a subire un farmaco genico sperimentale che non f e r m ava l a t r asmissione della malattia, e questo era noto già alla fine del 2021 dai dati israeliani, britannici e islandesi, un farmaco a mRna con effetti collaterali sconosciuti a lungo termine. Quei presidenti degli Ordini che firmarono quelle lettere devono rispondere, in tribunale civile e penale, con il proprio patrimonio personale, dei danni da vaccino subiti dai colleghi che loro obbligarono a inocularsi sotto minaccia di sospensione e radiazione. Miocarditi, pericarditi, trombosi da seno venoso, porpore trombocitopeniche, sindromi autoimmuni insorte dopo la seconda o la terza dose: ogni caso documentato è un capo di responsabilità. Chi ha firmato quelle lettere sapeva. Se non sapeva, era incompetente, e l’incompetenza in medicina è una colpa. Se sapeva ed ha firmato lo stesso, è complicità in lesioni personali gravi. I vari Pregliasco, Lopalco, Bassetti, Galli, C r i s a nti , e Bu r io n i , ospite fisso di Fabio Fazio, hanno ripetuto le fesserie di Fauci. C’è una seconda vigliaccheria che affianca quella dei medici, ed è la vigliaccheria dei giornali. Ogni giorno la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid scopre qualcosa: contratti segretati, verbali del Comitato tecnico scientifico che raccomandavano restrizioni senza uno straccio di evidenza scientifica, mail interne al ministero della Salute che confessano l’inutilità delle misure imposte con la forza dei carabinieri, documenti che dimostrano l’obbligo vaccinale come atto politico e non sanitario. Nulla di tutto questo arriva sulle prime pagine, con la sola eccezione della Verità. Nulla nei tg. Nulla nei talk-show. Le stesse redazioni che per due anni hanno inseguito con il megafono ogni sputo di Fauci, Pregliasco e Burioni, oggi che quegli stessi santoni vengono smentiti in commissione parlamentare fingono di non vedere. Ciò che ci è stato imposto durante il Covid non era Scienza, e solo degli incompetenti o dei corrotti potevano scambiarla per tale. Chi lo ha ripetuto è responsabile moralmente e giuridicamente di quanto è accaduto. Io sono stata radiata per aver detto tutto questo con qualche anno d’anticipo. Oggi lo ammette il diario di Fauci. Domani lo ammetteranno anche i colleghi che oggi tacciono. Nel frattempo sono orgogliosa di non far più parte di un Ordine che ha tradito il giuramento di Ippocrate. E se qualcuno tra i colleghi vaccinati con danni gravi vuole intentare un’azione civile collettiva contro i presidenti che firmarono la lettera dell’obbligo, ha in me una testimone disponibile e una sostenitrice pubblica. I nomi di quei presidenti sono nella firma delle lettere di ingiunzione. I danni sono nei registri Aifa e nei referti ospedalieri. La responsabilità civile e penale personale esiste ancora. Antony Fauci è stato dichiarato colpevole di oltraggio al congresso per le sue 111 non risposte, per i suoi 111 silenzi. Un bel tacer non fu mai scritto, e non è detto che sia sempre impunito. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: SILVANA DE MARI Heading: Highlight: I presidenti degli Ordini dei medici che hanno imposto l’obbligo vaccinale dovrebbero rispondere dei danni col loro patrimonio personale Non c’è soltanto la vigliaccheria dei sanitari ma pure quella dei giornalisti Con poche eccezioni, come «La Verità», non informano su quanto sta uscendo SETTIMANA . SANTA 10 AGOSTO SAN LORENZO 225 - 258 Originario della Spagna, diventò uno dei sette diaconi di Roma, città dove a 33 anni – durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano – morì arso vivo su una graticola di ferro incandescente. È patrono di diaconi, lavoratori del vetro, rosticcieri e bibliotecari. 11 AGOSTO SANTA CHIARA D’ASSISI 1194 - 1253 Al secolo Chiara Scifi, nella disapprovazione della famiglia paterna, a 18 anni seguì Francesco abbandonando ogni ricchezza. Fondò l'ordine delle Clarisse. È patrona di televisione e telecomunicazioni, delle ricamatrici e delle stiratrici, e dei lavandai. 12 AGOSTO SANTA GIOVANNA FRANCESCA FRÉMIOT DE CHANTAL 1572 - 1641 Figlia d’un nobile e moglie d’un barone, rimasta vedova fondò, insieme a san Francesco di Sales, dell'Ordine della Visitazione di Santa Maria. Alla sua morte le monache «Visitandine» avevano 75 case. 13 AGOSTO SANTA FILOMENA DI ROMA 290 CIRCA- 304 Era una ragazzina di circa 14 anni, probabilmente romana, morta martire. Incredibilmente, la sua esistenza è stata ignorata per quasi 1.700 anni. Il suo corpo fu ritrovato solo nel maggio 1802 nelle Catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria. 14 AGOSTO SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE 1894 - 1941 È il santo patrono dei giornalisti cattolici. Nato in una modesta famiglia in una zona polacca, divenne francescano, missionario e giornalista. Internato nel lager di Auschwitz si sacrificò al posto di un padre di famiglia. 15 AGOSTO ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA In questo giorno si festeggia l’Assunzione al Cielo di Maria, andata in Paradiso in anima e corpo. Benché proclamato solamente nel novembre 1950 da Pio XII, esso è alla base, ricordava lo scrittore Vittorio Messori, della «più antica delle feste mariane». 16 AGOSTO SANTO STEFANO D'UNGHERIA 969 - 1038 Consacrato re d’Ungheria nella notte di Natale dell’anno 1000, si ispirò a Adalberto di Praga, santo vescovo di Praga. Suddivise il territorio in diocesi e promosse fortemente la fede chiamando molti ecclesiastici affinché, ogni 10 villaggi, vi fosse una chiesa. [a cura di Giuliano Guzzo] Un bel tacer non fu mai scritto Image:ACQUA IN BOCCA Anthony Fauci durante la sua silente audizione in Congresso -tit_org- Le 111 verità nascoste di Fauci riscrivono la storia della pandemia I 111 silenzi di Fauci sono una confessione -sec_org- tp:writer§§ SILVANA DE MARI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/10/2026081001873302939.PDF §---§