title§§ Autonomia: fatto il primo passo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103093206811.PDF description§§

Estratto da pag. 61 di "GIORNALE DI CANTÙ" del 01 Aug 2026

La Camera dei Deputati ha dato il via libera al provvedimento: adesso si apre la fase di definizione delle materie da trasferire. Ecco cosa chiede il Nordovest

pubDate§§ 2026-08-01T05:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103093206811.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103093206811.PDF', 'title': 'GIORNALE DI CANTÙ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103093206811.PDF tp:ocr§§ Autonomia: fatto il primo passo La Camera dei Deputati ha dato il via libera al provvedimento: adesso si apre la fase di definizione delle materie da trasferire. Ecco cosa chiede il Nordovest La Camera dei Deputati ha dato il via libera al provvedimento sull’autonomia differenziata (con 159 voti favorevoli e 109 contrari), aprendo una nuova fase del percorso che consentirà alle Regioni a statuto ordinario di chiedere maggiori competenze nelle materie previste dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Con il voto di Montecitorio si apre ora la fase che porterà al confronto tra il Governo e le singole amministrazioni regionali per la definizione delle intese e delle materie da trasferire (protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità). Lombardia, Piemonte e Liguria sono pronte. Il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, invece, ha preannunciato il ricorso davanti alla Corte costituzionale perché la devoluzione della sanità danneggerebbe il Mezzogiorno, come per altro denunciato durante le audizioni dalla fondazione Gimbe e da altri esperti. «L’autonomia non è un privilegio – afferma il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana – ma uno strumento per rendere l’azione amministrativa più efficiente, e per assumersi maggiori responsabilità. Siamo certi che il confronto con il Governo possa proseguire rapidamente fino alla definizione dei disegni di legge che consentiranno di dare piena attuazione a questo percorso, nell’interesse della Lombardia e dell’intero Paese». Soddisfazione è stata espressa anche dal sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all’Autonomia, Mauro Piazza: «L’approvazione della risoluzione – sottolinea – rappresenta un passaggio fondamentale perché consente di proseguire il confronto con il Governo e di entrare nella fase di definizione dei disegni di legge relativi alle materie oggetto delle pre-intese. La Lombardia continuerà a lavorare con determinazione e spirito di collaborazione affinché questo percorso possa concludersi in tempi rapidi. Nel pieno rispetto del dettato costituzionale e nell’interesse dei cittadini lombardi». «Un passaggio significativo che conferma la solidità del percorso intrapreso dal Piemonte verso l'Autonomia differenziata - dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore all’Autonomia Enrico Bussalino - Ora si apre una fase decisiva, quella della predisposizione delle intese definitive, nella quale sarà possibile tradurre il lavoro svolto finora in strumenti concreti per rafforzare l'efficienza dell'azione amministrativa e valorizzare le competenze regionali. Il nostro obiettivo è dotare il Piemonte di maggiori capacità operative per offrire servizi più efficaci a cittadini, imprese ed enti locali, nel pieno rispetto dei principi di solidarietà e leale collaborazione tra Stato e Regioni. Continueremo a lavorare con il Governo e con il ministro Calderoli affinché questo percorso proceda con rapidità e concretezza, nell'interesse del Piemonte e dell'intero Paese». Il prossimo passaggio sarà la predisposizione dello schema di intesa definitivo, che individuerà nel dettaglio le competenze oggetto del trasferimento e le relative modalità di attuazione. Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, già a febbraio in occasione di un incontro a Roma con il ministro Calderoli, aveva espresso la sua soddisfazione: «Per noi è un grande passo, soprattutto per la sanità e la protezione civile, che sono le due cose che hanno più effetto sul cittadino immediato: potremo disporre dei fondi immediatamente il giorno dopo la calamità: se il presidente si prende la responsabilità di fare la delibera, il decreto, quello che è. Le persone che purtroppo hanno subito un danno, possono avere il rimborso il giorno dopo, ed è incredibile rispetto ai tempi in cui siamo abituati». l e.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Autonomia: fatto il primo passo -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103093206811.PDF §---§ title§§ Autonomia: fatto il primo passo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103172306590.PDF description§§

Estratto da pag. 61 di "GIORNALE DI ERBA" del 01 Aug 2026

La Camera dei Deputati ha dato il via libera al provvedimento: adesso si apre la fase di definizione delle materie da trasferire. Ecco cosa chiede il Nordovest

pubDate§§ 2026-08-01T05:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103172306590.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103172306590.PDF', 'title': 'GIORNALE DI ERBA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103172306590.PDF tp:ocr§§ Autonomia: fatto il primo passo La Camera dei Deputati ha dato il via libera al provvedimento: adesso si apre la fase di definizione delle materie da trasferire. Ecco cosa chiede il Nordovest La Camera dei Deputati ha dato il via libera al provvedimento sull’autonomia differenziata (con 159 voti favorevoli e 109 contrari), aprendo una nuova fase del percorso che consentirà alle Regioni a statuto ordinario di chiedere maggiori competenze nelle materie previste dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Con il voto di Montecitorio si apre ora la fase che porterà al confronto tra il Governo e le singole amministrazioni regionali per la definizione delle intese e delle materie da trasferire (protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità). Lombardia, Piemonte e Liguria sono pronte. Il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, invece, ha preannunciato il ricorso davanti alla Corte costituzionale perché la devoluzione della sanità danneggerebbe il Mezzogiorno, come per altro denunciato durante le audizioni dalla fondazione Gimbe e da altri esperti. «L’autonomia non è un privilegio – afferma il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana – ma uno strumento per rendere l’azione amministrativa più efficiente, e per assumersi maggiori responsabilità. Siamo certi che il confronto con il Governo possa proseguire rapidamente fino alla definizione dei disegni di legge che consentiranno di dare piena attuazione a questo percorso, nell’interesse della Lombardia e dell’intero Paese». Soddisfazione è stata espressa anche dal sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all’Autonomia, Mauro Piazza: «L’approvazione della risoluzione – sottolinea – rappresenta un passaggio fondamentale perché consente di proseguire il confronto con il Governo e di entrare nella fase di definizione dei disegni di legge relativi alle materie oggetto delle pre-intese. La Lombardia continuerà a lavorare con determinazione e spirito di collaborazione affinché questo percorso possa concludersi in tempi rapidi. Nel pieno rispetto del dettato costituzionale e nell’interesse dei cittadini lombardi». «Un passaggio significativo che conferma la solidità del percorso intrapreso dal Piemonte verso l'Autonomia differenziata - dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore all’Autonomia Enrico Bussalino - Ora si apre una fase decisiva, quella della predisposizione delle intese definitive, nella quale sarà possibile tradurre il lavoro svolto finora in strumenti concreti per rafforzare l'efficienza dell'azione amministrativa e valorizzare le competenze regionali. Il nostro obiettivo è dotare il Piemonte di maggiori capacità operative per offrire servizi più efficaci a cittadini, imprese ed enti locali, nel pieno rispetto dei principi di solidarietà e leale collaborazione tra Stato e Regioni. Continueremo a lavorare con il Governo e con il ministro Calderoli affinché questo percorso proceda con rapidità e concretezza, nell'interesse del Piemonte e dell'intero Paese». Il prossimo passaggio sarà la predisposizione dello schema di intesa definitivo, che individuerà nel dettaglio le competenze oggetto del trasferimento e le relative modalità di attuazione. Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, già a febbraio in occasione di un incontro a Roma con il ministro Calderoli, aveva espresso la sua soddisfazione: «Per noi è un grande passo, soprattutto per la sanità e la protezione civile, che sono le due cose che hanno più effetto sul cittadino immediato: potremo disporre dei fondi immediatamente il giorno dopo la calamità: se il presidente si prende la responsabilità di fare la delibera, il decreto, quello che è. Le persone che purtroppo hanno subito un danno, possono avere il rimborso il giorno dopo, ed è incredibile rispetto ai tempi in cui siamo abituati». l e.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Autonomia: fatto il primo passo -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080103172306590.PDF §---§ title§§ Emilia-romagna, legge non necessaria si rischia l'inerzia a colpi di protocolli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772106000.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 01 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-01T04:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772106000.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772106000.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772106000.PDF tp:ocr§§ EMILIA-ROMAGNA, LEGGE NON NECESSARIA SI RISCHIA L’INERZIA A COLPI DI PROTOCOLLI L'intervento L’ Emilia-Romagna non aveva bisogno di una legge sul fine vita. Ha ragione il presidente della Regione, Michele De Pascale, quando in aula ha detto che la Consulta è già intervenuta sul suicidio medicalmente assistito, dando un quadro di riferimento nazionale entro cui è legittimo muoversi. Peccato che la norma regionale approvata il 23 luglio abbia, di fatto, trasformato una limitata causa di non punibilità penale per chi aiuta un suicidio in presenza di condizioni precise (materia che peraltro compete allo Stato, come ha ricordato la stessa Corte costituzionale il giorno successivo) in una prestazione organizzata del Servizio sanitario regionale. Le sentenze della Consulta non hanno mai affermato che il cittadino sia titolare di un diritto costituzionale a ottenere la propria morte. Il Ssn nasce per curare, riabilitare, assistere. E anche se un emendamento della legge regionale ha chiarito che «le modalità di attuazione prevedono l’assistenza del personale sanitario su base volontaria» (art. 7, comma 3), il problema rimane. La Regione con questa legge non esercita semplicemente la sua competenza, ma costruisce un autonomo modello organizzativo destinato a incidere su diritti fondamentali e sulla responsabilità del personale sanitario. Il giudizio dei vescovi emiliano-romagnoli, espresso in una nota il 25 luglio, è molto chiaro: «Procurare la morte contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica». Una conferma di quello che aveva detto il card. Zuppi, anche arcivescovo di Bologna, il 26 gennaio: «Normalmente, chi legittima il suicidio assistito rischia di depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili. La risposta alla sofferenza non è offrire la morte ma garantire forme di sostegno sociale, di assistenza sanitaria e sociosanitaria domiciliare continuativa», per i malati e le famiglie. Come non ricordare Giuseppina, la signora di 67 anni assolta dopo aver chiesto disperatamente perdono in aula, consapevole di aver tolto la vita a sua madre 93enne, gravemente malata di Alzheimer. Come ha scritto Avvenire, «in questa drammatica vicenda emerge tutta la solitudine dei caregiver familiari». Pensiamo anche a quanti si trovano completamente soli e annichiliti dal dolore. È qui che emergono due domande evidenziate dalla palliativista Danila Valenti nell’audizione in Consiglio regionale. La prima, quella di chi chiede le cure palliative, è «aiutatemi a vivere la vita fino alla fine in modo per me dignitoso, con sofferenze sostenibili e con un rinnovato senso della vita nella malattia». La seconda domanda, quella di chi chiede il suicidio medicalmente assistito, è invece: «Aiutatemi perché la sofferenza è diventata insopportabile e priva di senso». Fino a quando non saremo sicuri di aver fatto tutto il possibile per offrire cure palliative adeguate e per non lasciar solo chi soffre o chi è vicino a chi soffre, le due domande, seppur distinte, rimarranno sempre contigue. Dal 2010 abbiamo la legge 38 sulle cure palliative. È attuata come dovrebbe in tutte le Regioni? Le cure palliative ben fatte devono decodificare i bisogni reali, perfino quelli che stanno dietro la domanda “di morte” per poterla trasformare. Se non è così, il rischio dell’automatismo e dell’inerzia è che, non appena espressa la domanda di secondo tipo, si proceda a colpi di protocolli. Lo scorso anno, a Bologna, sulle 5.863 persone seguite con cure palliative, sono state due a chiedere il suicidio medicalmente assistito. Questi dati dimostrano che non è indifferente aiutare, sostenere, alleviare. Ma come essere vicini anche a quelle due persone? Il modo per prendere sul serio questa domanda è portarla davanti al giudizio di una commissione di estranei? Non serve a superare questa distanza neanche quanto è stato introdotto nella legge emiliano-romagnola, all’articolo 6, comma 2: «Ai fini della formazione del parere, il Corec (Comitato regionale per l’etica nella clinica, ndr), qualora vi sia la disponibilità del paziente, può attivare colloqui con il paziente stesso e le persone da lui indicate». Anche qui abbiamo una legge nazionale, la 219/2017 (relatrice Donata Lenzi), che affronta già la questione del “fine vita” mettendo al centro la relazione medico-paziente. È la legge a cui si riferiscono tutte le sentenze della Consulta sul suicidio assistito. Perché non riprenderla in mano per rispondere a quelle domande, senza aprire una porta che può far scivolare il Paese verso la cultura della morte? Potenziamo e utilizziamo le leggi che ci sono (la 38 e la 219) per non lasciare nessuno solo e per mettere a frutto tutto quello che la ricerca medica ha scoperto per alleviare il dolore: quel dolore che può veramente togliere il respiro e far desiderare persino che la vita finisca. Dobbiamo lavorare per questo. © RIPRODUZIONE RISERVATA ELENA UGOLINI ---End text--- Author: ELENA UGOLINI Heading: L'intervento Highlight: Image: -tit_org- Emilia-romagna, legge non necessaria si rischia l’inerzia a colpi di protocolli -sec_org- tp:writer§§ ELENA UGOLINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772106000.PDF §---§ title§§ La sofferenza invisibile La salute mentale non può più aspettare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772606001.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 01 Aug 2026

pubDate§§ 2026-08-01T04:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772606001.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772606001.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772606001.PDF tp:ocr§§ OGNI GIORNO OLTRE 1.700 persone si rivolgano ai Pronto Soccorso italiani per un disturbo psichiatrico La sofferenza invisibile La salute mentale non può più aspettare C i sono ferite che non si vedono, ma che ogni giorno cambiano la vita di migliaia di persone. Sono quelle che colpiscono la mente, spesso nel silenzio, lontano dagli occhi degli altri e, troppo spesso, anche dalle risposte tempestive del sistema di assistenza. Oggi la salute mentale rappresenta una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro tempo, con un impatto soprattutto tra bambini, adolescenti. A ricordarlo è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, evidenziando come ogni giorno oltre 1.700 persone si rivolgano ai Pronto Soccorso italiani per un disturbo psichiatrico. Un dato che racconta solo una parte del problema, perché dietro quei numeri si nascondono ansia, depressione, disagio emotivo e solitudine che spesso emergono soltanto quando la situazione è ormai compromessa, coinvolgendo non solo chi soffre, ma anche le famiglie e le persone più vicine. La vera sfida è riuscire a riconoscere il disagio prima che diventi malattia. Intervenire precocemente significa offrire alle persone un percorso di ascolto, sostegno e cura, evitando che una fragilità si trasformi in una condizione più grave. In questa prospettiva nasce il Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, il primo dopo tredici anni, che punta a rafforzare prevenzione, assistenza territoriale e presa in carico lungo tutto l’ar co della vita. Particolare attenzione viene dedicata ai giovani attraverso una maggiore integrazione tra scuola, famiglie, servizi sociali, medici di medicina generale, pediatri, Case di Comunità e Dipartimenti di Salute Mentale, con l’obiettivo di costruire una rete capace di intercettare tempestivamente i segnali di sofferenza e accompagnare le persone verso un percorso di cura continuo e coordinato. Il rafforzamento dei servizi territoriali sarà accompagnato da nuove risorse destinate al personale e al miglioramento dell’accesso ai percorsi di supporto psicologico e psicoterapeutico, così da ridurre le disuguaglianze tra i territori e garantire risposte più rapide ed efficaci. Un sistema più vicino ai cittadini può contribuire a ridurre i tempi di attesa e favorire interventi realmente tempestivi. La salute mentale riguarda l’intera società. Parlare di questo tema significa abbattere lo stigma che ancora oggi porta molte persone a nascondere il proprio disagio o a chiedere aiuto troppo tardi. Promuovere una cultura dell’ascolto, della prevenzione e della vicinanza è il primo passo per trasformare la cura in un diritto realmente accessibile. Una società si misura anche dalla capacità di prendersi cura delle fragilità più invisibili. Investire nella salute mentale significa costruire comunità più forti, più consapevoli e più umane, dove chiedere aiuto non sia un segno di debolezza, ma il primo passo verso la speranza, la rinascita e una migliore qualità della vita, senza lasciare indietro nessuno. Giovanni Ianni ---End text--- Author: Giovanni lanni Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sofferenza invisibile La salute mentale non può più aspettare -sec_org- tp:writer§§ Giovanni lanni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772606001.PDF §---§ title§§ Cercasi quattrini per il fondo sanitario I calcoli sballati del governo sulla Salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772506004.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "DOMANI" del 01 Aug 2026

l'esecutivo aveva annunciato stanziamenti record, Senza calcolare che sarebbero servitia coprire solo gliaumenti fisiologici Cosi i soldi sono finiti e il dicastero ne cerca altri. L'Italia sotto lamedia Ocse degli investimenti nel settore rispetto al Pil

pubDate§§ 2026-08-01T04:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772506004.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772506004.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772506004.PDF tp:ocr§§ Cercasi quattrini per il fondo sanitario I calcoli sballati del governo sulla Salute ['esecutivoavevaannunciato stanziamentirecord. Senza calcolare che sarebbero servitia coprire solo gliaumentifisiologici Coslisoldisono finiti e il dicastero ne cercaaltri. L'ltalia sotto lamedia Ocse degliinvestimentinel settore rispetto al Pil 11 pellegrinaggio del ministro della Salute Orazio Schillaci nell'ufficio del ministro dellEconomia leghista Giancarlo Giorgerti, per chiedere nuove risorse al Servizio sanitario nazionale, è molto più di un passaggio tecnico invista della prossima legge di Bilancio. Per quattrolunghi anni la narrazione del governo Meloni ha riferito di iniezioni di cifre da record nella sanita pubblica, rivendicando la crescita del Fondosanitarioda125miliardi nel 2022 a circa 143 miliardi, fino agli incrementi promessi per il 2026.Undatoformalmentecorretto, ma incompleto. Perche misura lerisorsein termini no‘minali enon il loroeffettivo potered'acquisto.Oggi, infatti, a fine mandato è lo stesso ministrodella Saluteachiederenuovi stanziamenti per finanziare un piano straordinario di assunzioni, aumentarele retribuzioni di medici e infermieri, rafforzare prevenzione, salute mentale, farmaceutica e dispositivi medici. L’altra parte di verita Laverita è che della storia è stata raccontata solo una parte. Fuori dalla propaganda della destra, il Servizio sanitario nazionale ha dovuto fare i conti con un'esplosione di costi che hanno assorbito una parte rilevantedegliincrementidibilancio. A questo si è aggiunto il ricorso crescente ai cosiddetti “gettonisti”, i medici einfermieri a chiamata, che dipendono da cooperative esterne e private, nellestrutture pubbliche, nonostante lo stop del ministro nel 2024. Un fenomeno nato per garantire la continuita dei servizi nelle strutture in difficoltà e che, secondo I'Anac, ha raggiuntoun costosuperioreal miliardo di euro nel 2025. Insostanza, una partesignificativa degli aumenti annunciati èservita semplicemente a compensare i costi sanitari, senza produrre un corrispondente rafforzamento dei servizi. Le liste di attesa continuano a essere un'emergenza irrisolta, mentre medici einfermieri continuanoa scappare dalle strutture pubbliche a causa di turni insostenibili, stipendi da fame eun clima demergenza perenne. Non è un caso che, mentre si inaugurano le case di comunità, il governo sia stato costretto adaprire canali di reclutamento all'estero, in particolare con l'India, per fronteggiare la cronica carenza di infermieri. L'annuncio è stato fatto dal ministro Schillaci in un'intervista nei giorni scorsi. E così, dopoi medici cubani chiamati arisollevare le sorti della sanità calabrese,eccoarrivarequelli indiani per tappezzare i buchi del sistema nazionale. Il gap Anche il rapporto tra spesa sanitaria e Prodotto interno lordo continua ad alimentare il confronto.I dati di Oecd Health Statistics 2026 certificano che in quasi tutto il mondo sviluppatosi è registrato un aumento strutturale degli investimenti sanitari. L'Italia, invece, è una delle poche eccezioni: nel 2025 la spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata, scende all84 per cento del Pil, sotto 187 per cento registrato nel 2019, cioè prima della pandemia. È undatochevanelladirezione oppostarispetto alla media Ocse. Nel 2025 i 38 paesi membri hanno destinato alla sanità il 94 per cento del Pil, contro188 per cento del 2019. Così, mentre Roma riduce il peso della sanità sull'economia, i principali Daesi europei continuano a investire. Ia Germania passa dall'11,2 per cento all'116 per cento del Pil. La Francia cresce dall'111 per cento all'11,3 per cento. 1l divario emerge ancora più chiaramente osservandolaspesa procapite. Perognicittadino italiano il sisterna sanitario dispone di poco più di 3.400 euro all'anno. In Francia la cifra superai5.000euro, mentre in Germania oltrepassa i 6.200 euro. Come osserva Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazioneaziendalealla facoltà di Economia dell'Universita Cattolica del Sacro Cuoreedirettore di Altems, Alta scuo la di economiaemanagementdei sistemi sanitari: «Non possiamo pensare di spendere una cifra pro capite come quella della Germania, nel momento in cui la dimensione del nostro sistema economico, propriodi capacitadi produzione di reddito, è come minimo il 35 per cento pittbassarispettoaquelladella Germania. Le nostre condizioni economiche ci permettono di spendere di piu? «Ho qualche dubbio. Crescere sulla spesaprocapiteinquestomomentonon è possibile, vista la contingenza: vorrebbe dire spostare importanti pezzi di spesa pubblica daaltri comparti. Egli unici comparti su cui si potrebbeincidere sono quellicheincidono sulla crescita economica: listruzione la ricerca e le pensioni. Non essendo un paese in crescita, toccarequei capitolisarebbe darsi la zappa sui piedi. Purtroppo non siamo né la Francia né la Germania» 1Leparoledell'economista riportano il confronto sul terreno della realta. Ogni miliardo aggiuntivo deve essere finanziato: attraverso nuove entrate, maggioreindebitamento oppure riducendo altri capitoli di spesa. È questa la domanda che il pellegrinaggio di Schillaci al Mef rende impossibile evitare. Perché la questione non è più stabilire se il Servizio sanitario nazionale abbia bisogno di ulteriori finanziamenti. Questo è un dato di fatto. Piuttosto è capire chi sarà disposto ad assu‘mersila responsabilità politica di dire agli italiani dove quei soldi verranno trovati. ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: Image:Medici e infermieri hanno protestato diversevolte in questi 4 anni di governo Meloni: durante il Covid celebrati, poi dimenticati FOTOANSA -tit_org- Cercasi quattrini per il fondo sanitario I calcoli sballati del governo sulla Salute -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772506004.PDF §---§ title§§ Piccoli passi sulla sanità integrativa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772005999.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 01 Aug 2026

La risoluzione della maggioranza non privatizza la sanità ma offre una buona terza via

pubDate§§ 2026-08-01T04:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772005999.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772005999.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772005999.PDF tp:ocr§§ Piccoli passi sulla sanità integrativa La risoluzione della maggioranza non privatizza la sanità ma offre una buona terza via L a politica continua a litigare. I cittadini, nel mentre, hanno già deciso. O, per meglio dire, sono stati costretti a farlo. Da una parte c’è chi vede in ogni fondo sanitario il cavallo di Troia della privatizzazione. Dall’altra chi immagina che il secondo pilastro possa risolvere, da solo, le difficoltà del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Entrambe le posizioni rischiano di mancare il punto. La proposta di risoluzione del presidente della commissione Sanità del Senato, Francesco Zaffini (FdI), prova infatti a partire da una realtà, non da un’ideologia. Gli italiani spendono già circa 70 miliardi di euro all’anno per salute e assistenza. Ma quasi tutta questa spesa resta individuale, frammentata, senza programmazione. Solo una minima parte passa attraverso fondi e forme di intermediazione collettiva. La domanda, allora, non è se il privato debba entrare nella sanità. E’ già entrato. La vera questione è se lo stato debba continuare a ignorarlo oppure governarlo. Non un’alternativa al Ssn, ma un secondo pilastro dichiaratamente complementare: più prevenzione, più assistenza di lungo periodo, più trasparenza, più vigilanza e una platea di beneficiari da ampliare, oggi sbilanciata a favore di lavoratori dipendenti e redditi medio-alti, lasciando ai margini proprio pensionati e categorie più fragili. Il passaggio più interessante, però, è un altro. Il documento chiede di verificare se gli incentivi fiscali destinati alla sanità integrativa producano davvero un beneficio sociale superiore rispetto all’impiego delle stesse risorse nel finanziamento diretto del Ssn. Finalmente una riforma che accetta di farsi giudicare dai risultati e non dagli slogan. Resta poi la politica. Zaffini tende la mano alle opposizioni, ma avverte che, se il confronto resterà impantanato a causa dell’ostruzionismo, la maggioranza è pronta ad approvare la risoluzione da sola già all’inizio della prossima settimana. Sarebbe un peccato. Perché il secondo pilastro sanitario può essere riformato in molti modi, ma difficilmente potrà reggere se continuerà a essere prigioniero delle caricature ideologiche. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Piccoli passi sulla sanità integrativa -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101772005999.PDF §---§ title§§ Osteopati, c'è l'elenco speciale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101766805995.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "ITALIA OGGI" del 01 Aug 2026

Iscrizioni dal 14 settembre. Dopo, sei anni per abilitarsi

pubDate§§ 2026-08-01T04:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101766805995.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101766805995.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101766805995.PDF tp:ocr§§ L’annuncio della Federazione Tsrm e Pstrp. A breve anche le indicazioni sulle domande Osteopati, c’è l’elenco speciale Iscrizioni dal 14 settembre. Dopo, sei anni per abilitarsi n arrivo gli elenchi speciali per gli osteopati. A partire dal 14 settembre, infatti, sarà possibile iscriversi agli elenchi ad esaurimento, elemento necessario per svolgere la professione. Gli iscritti avranno, successivamente, sei anni di tempo per ottenere il riconoscimento definitivo, anche a seguito di un esame di abilitazione. La notizia arriva dalla Federazione delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), ovvero la realtà che gestirà gli elenchi speciali e, poi, l’albo di categoria. Equipollenze. A sbloccare una situazione ferma da anni ci ha pensato il recente dpcm del 25 marzo scorso sulle equipollenze. Il testo, tra le altre cose, ha infatti definito quali siano i requisiti per iscriversi negli elenchi speciali. I requisiti. Saranno ammessi coloro che si sono iscritti e hanno concluso un corso di almeno tre anni in osteopatia entro il 31 agosto 2026 e che siano in possesso di un diploma di scuola secondaria. Il I titolo di studio in osteopatia, ottenuto a seguito di un corso di formazione triennale, deve essere di almeno 2.400 ore di formazione teorica (96 Cfu) o, in alternativa, per coloro che sono in possesso anche di una laurea abilitante all’esercizio di una professione sanitaria, di almeno 1500 ore di formazione teorica (60 Cfu). In entrambi i casi è previsto il possesso di 1.000 ore di tirocinio che può essere compensato da 36 mesi, anche non continuativi, di attività professionale; tale attività può essere considerata se svolta nella finestra che va dalla pubblicazione della legge 3/2018 (riforma delle professioni sanitarie) fino a 24 mesi dopo la pubblicazione del dpcm sulle equipollenze. L’abilitazione. Successivamente all’iscrizione negli elenchi speciali, i professionisti avranno sei anni di tempo per ottenere il riconoscimento definitivo, a seguito di un esame di abilitazione. Le università che hanno aperto il corso di laurea in osteopatia provvederanno a valutare il curriculum dei professionisti e per quelli che non hanno anche la laurea in una professione sanitaria saranno predisposti percorsi per integrare la formazione con misure compensative da attuare prima dell’esame di abilitazione. Fatto questo, potranno iscriversi all’albo professionale, che dovrebbe diventare realtà nel 2027. Gli elenchi speciali. A partire dal 14 settembre, quindi, sarà possibile presentare le domande per iscriversi agli elenchi speciali. Tutti i dettagli saranno forniti dalla Federazione nelle prossime settimane. Un passaggio epocale per la categoria, come sottolineato anche dal presidente della Federazione Tsrm Pstrp, Diego Catania: «Con l’apertura degli elenchi speciali ad esaurimento si chiude un lungo percorso che ha decretato il pieno riconoscimento dell’osteopatia nel Ssn. Ora, il nostro obiettivo è di accompagnare gli osteopati durante questa transizione, garantendo loro le stesse tutele, la stessa dignità e responsabilità riconosciute alle altre professioni sanitarie rappresentate dalla nostra Federazione», le parole di Catania. ______© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: MICHELE DAMIANI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Osteopati, c'è l'elenco speciale -sec_org- tp:writer§§ Michele Damiani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/01/2026080101766805995.PDF §---§